Dopo 10 stagioni l’allenatore spagnolo lascia il Manchester City. Sarà “ambasciatore del club” inglese
Pep Guardiola
La fine di un’era adesso è ufficiale: Pep Guardiola da lunedì non sarà più l’allenatore del Manchester City. L’annuncio del club, che precede di un paio d’ore la conferenza stampa già programmata per parlare della sfida con l’Aston Villa, trasformerà l’ultima giornata di campionato in un grande saluto all’allenatore che ha trasformato il club in una potenza del calcio mondiale, conquistando 20 trofei nelle sue 10 stagioni al timone, comprese quest’anno l’FA Cup e la Carabao Cup. “Non c’è una ragione specifica perché vado via ora: dentro di me, però, sento che è arrivato il momento di salutare” ha raccontato al sito del club. Pep non lascia il mondo City: rimarrà come Global Ambassador del City Football Group, ruolo in cui dovrà dare, recita il comunicato del club, “consigli tecnici ai club del gruppo, lavorando su progetti specifici e collaborazioni”. Il City ha ufficializzato che la nuova sezione dello stadio, da inaugurare domenica, porterà il suo nome. Resta, in ogni caso, la fine di un’era.
LE PAROLE – “Ricordo che quando sono arrivato la prima intervista l’ho fatta con Noel Gallagher – ha raccontato Pep al sito del club, in una sorta di lettera d’addio -. E quando sono uscito ho pensato che sarebbe stata divertente. Beh, lo è stato di sicuro. Non chiedetemi perché vado via: niente è eterno, se lo fosse sarei ancora qui. Di eterno rimarranno le sensazioni, la gente, i ricordi, l’amore che ho per il Manchester City. Questa città è costruita sul lavoro duro e lo si vede in tutto: io l’ho capito, e l’hanno capito anche le mie squadre. Anche noi abbiamo lavorato, sofferto, combattuto. E abbiamo fatto le cose a modo nostro. Con la città, con i giocatori che sono stati eccezionali e che magari non lo sanno ma stanno lasciando un segno. È arrivato il momento per me di lasciare. Ma siate felici, in fondo gli Oasis sono tornati insieme. Grazie per avermi dato fiducia, per avermi spinto, per avermi amato. Noel, avevo ragione: è stato incredibilmente divertente”.
IL GRAZIE – Tutta la parte blu di Manchester è pronta a dire grazie a Pep, per quello che ha fatto per il club in questi 10 anni in cui è diventato uno dei più importanti d’Inghilterra e d’Europa. Il grazie del City arriva dalle parole del presidente Khaldoon Al Mubarak: “Negli ultimi dieci anni – dice al sito del club – onestà e fiducia sono state le fondamenta con cui abbiamo affrontato ogni situazione, sempre sapendo che insieme a Pep avremmo trovato la risposta giusta. Oggi, la risposta giusta è che Pep chiuda il suo viaggio come allenatore del Manchester City. Ci sono stati altri momenti in cui avrebbe potuto dire basta, che ne aveva avuto abbastanza. In qualche modo, Pep ha sempre trovato nuova energia e continuato, trovando sempre modi diversi e innovativi per continuare a vincere. Il risultato è che il club ha un decennio di ricordi e successi per cui essergli sempre grato. E più di quello, l’evoluzione del club con lui al timone è qualcosa da cui non si torna indietro”.
LA NUOVA ERA – Domenica con l’Aston Villa sarà l’ultimo atto di Guardiola allenatore del City, l’ultima frase di un libro lungo 10 anni, un volume pieno di pagine indimenticabili, di vittorie e di successi che vanno oltre i numeri (i 20 trofei) o i traguardi (Il treble del 2023, la stagione dei 100 punti, quella del Domestic Treble). Guardiola a Manchester non ha scritto solo 10 anni di storia del City, ma ha avuto un impatto enorme su tutto il calcio inglese. E dalla vetta di quella Premier che ha vinto sei volte, sul calcio in generale. Lascia il City da leggenda, non solo a Manchester ma in tutto il calcio. Lascia un club pronto a voltare pagina, pronto a costruire la nuova era di successi, con Enzo Maresca già scelto come erede. Il tecnico italiano non dovrà essere il nuovo Guardiola: dovrà ripartire da quegli standard altissimi che Pep ha creato. Quelli che in 10 anni hanno trasformato il City nel punto di riferimento del calcio in Europa.
Pep Guardiola to step down after incredible decade as City Manager 🩵
Con un comunicato il club ha annunciato di aver avviato un’indagine interna sulle notizie che circolano sui social. Diffusi gli screenshot dei messaggi tra il calciatore e la ragazzina
Il Bournemouth ha rilasciato un comunicato ufficiale in cui annuncia che Alex Jimenez, ex Milan, non sarà convocato per il prossimo match di premier a causa delle notizie che stanno circolando sui social. Le notizie fanno riferimento ad uno scambio di messaggi che il calciatore 21enne ha avuto con una ragazza minorenne (pare 15 anni) con l’intenzione di adescarla. Circolano immagini di screenshot attribuiti al calciatore.
Bournemouth player Alex Jimenez’s messages with a 15-year-old girl have surfaced:
Jimenez avrebbe cercato di convincere la ragazza a un appuntamento. In particolare lei scrive: “Non conta che io abbia 15 anni?” e lui risponde “certo che mi importa ma mi piacciono le ragazze giovani. Non sono mai stato con una ragazza di 15 anni“. La diffusione degli screenshot ha provocato un’ondata di indignazione e il club inglese ha ritenuto meglio fermare Jimenez in attesa di chiarimenti. “L’AFC Bournemouth è a conoscenza dei post che circolano sui social media riguardanti il terzino destro Álex Jiménez. Il club comprende la gravità della questione e ha avviato un’indagine. Di conseguenza, Alex non sarà incluso nella rosa per la partita di Premier League di domani contro il Fulham e il club non rilascerà ulteriori commenti al momento“.
Lo spogliatoio del Real Madrid sembra essere diventato una polveriera. Secondo quanto riportato da Marca, i due centrocampisti avrebbero litigato sia mercoledì che giovedì. Il rifiuto dell’uruguaiano di stringere la mano al francese avrebbe fatto degenerare la situazione: dalla rissa che ha coinvolto più persone è uscito peggio proprio Valverde. Convocata una riunione d’emergenza dal club: “Procedimento disciplinare“
Le scorie di un’altra stagione deludente si stanno facendo sentire in casa Real Madrid. Giorni agitati nella settimana di un Clasico in cui il Barcellona potrebbe diventare campione di Spagna festeggiando davanti ai rivali di sempre.Marca ha riportato la notizia di una rissa scoppiata tra Aurelien Tchouameni e Federico Valverde negli spogliatoial termine dell’allenamento del giovedì. Lo scontro sarebbe stato molto duro, con molti compagni intervenuti per separare i due contendenti. Valverde avrebbe avuto la peggio, subendo un colpo al viso che ha causato un taglio e un viaggio in ospedaleper applicare dei punti di sutura. A quanto pare però, secondo la ricostruzione della testata madrilena, la ferita non sarebbe stata causata da un colpo diretto di Tchouameni (una caduta?). Tuttavia, il Real Madrid ha informato che il giocatore ha riportato un trauma cranico.
Le tensioni in allenamento e la riunione d’emergenza della società – I due centrocampisti avevano avuto dei battibecchi già nella giornata di mercoledì 6 maggio, acuiti poi dalla mancata stretta di mano, il giorno seguente, dell’uruguaiano nei confronti del francese. Durante la seduta i contrasti duri e ripetuti di Valverde avrebbero fatto perdere le staffe all’ex Monaco, che ha reagito negli spogliatoi al termine dell’allenamento. “Non era mai successo nulla di simile a Valdebebas“, è il commento registrato da Marca. Subito è stata convocata una riunione d’emergenza da José Angel Sanchez, braccio destro di Florentino Perez, per aprire un procedimento disciplinare nei confronti dei due giocatori e capire cos’era successo esattamente:a nessun giocatore è stato concesso il permesso di lasciare il centro sportivo durante l’incontro. L’episodio rischia di aver scoperchiato il vaso di Pandora delle divisioni interne che, a quanto pare, starebbero lacerando il Real Madrid.
Il comunicato del Real Madrid – Il Real Madrid ha poi diramato un comunicato: “Il Real Madrid comunica che, a seguito degli episodi verificatisi questa mattina durante l’allenamento della prima squadra, ha deciso di avviare un procedimento disciplinare nei confronti dei giocatori Federico Valverde e Aurélien Tchouameni. Il club fornirà aggiornamenti sull’esito di entrambi i procedimenti una volta completate le relative procedure interne“.
COMUNICADO OFICIAL.07/05/2026 El Real Madrid C. F. comunica que, tras los hechos que se han producido esta mañana en el entrenamiento del primer equipo, ha decidido abrir sendos expedientes disciplinarios a nuestros jugadores Federico Valverde y Aurélien Tchouameni. El club informará en su momento de las resoluciones de ambos expedientes, una vez hayan concluido los procedimientos internos correspondientes.
Traduzione: Google COMUNICATO UFFICIALE. 07/05/2026 Il Real Madrid C.F. comunica che, a seguito degli eventi verificatisi questa mattina durante l’allenamento della prima squadra, ha deciso di avviare un procedimento disciplinare nei confronti dei giocatori Federico Valverde e Aurélien Tchouameni. La società comunicherà l’esito di entrambi i procedimenti a tempo debito, una volta completate le relative procedure interne.
Valverde, il bollettino medico – Il Real Madrid ha reso note le condizioni di Federico Valverde. “A seguito degli esami effettuati oggi sul nostro giocatore Fede Valverde dallo staff medico del Real Madrid, gli è stato diagnosticato un trauma cranico. Valverde è a casa in buone condizioni e dovrà rimanere a riposo per 10-14 giorni, come indicato dai protocolli medici per questa diagnosi“.
PARTE MÉDICO.07/05/2026 Tras las pruebas realizadas hoy a nuestro jugador Fede Valverde por los Servicios Médicos del Real Madrid se le ha diagnosticado un traumatismo craneoencefálico. Valverde se encuentra en su domicilio en buen estado y deberá permanecer en reposo entre 10 y 14 días, tal como marcan los protocolos médicos para este diagnóstico.
Traduzione: Google REFERTO MEDICO. 07/05/2026 A seguito degli esami effettuati oggi sul nostro giocatore Fede Valverde dallo staff medico del Real Madrid, è stata diagnosticata una lesione alla testa. Valverde si trova a casa in buone condizioni e dovrà riposare per 10-14 giorni, come previsto dai protocolli medici per questa diagnosi.
Le dichiarazioni di Valverde sui social– Federico Valverde ha poi dato la sua versione dei fatti tramite Instagram. “Ieri ho avuto un alterco con un compagno di squadra a seguito di un’azione di gioco in allenamento, dove la stanchezza della competizione e la frustrazione hanno ingigantito la situazione. In uno spogliatoio normale, queste cose possono succedere e vengono risolte internamente senza diventare di dominio pubblico. Chiaramente, c’è qualcuno dietro a tutto questo, che sta diffondendo la storia rapidamente, e, in una stagione senza trofei in cui il Real Madrid è sempre sotto esame, tutto è stato ingigantito. Oggi abbiamo avuto un altro diverbio. Durante la discussione, ho sbattuto accidentalmente la testa contro un tavolo, procurandomi un piccolo taglio sulla fronte che ha richiesto una visita di routine in ospedale. In nessun momento il mio compagno mi ha colpito e nemmeno io ho colpito lui, anche se capisco che sia più facile credere che siamo venuti alle mani o che sia stato intenzionale, ma non è andata così. Sento che la mia rabbia per la situazione, la mia frustrazione nel vedere alcuni di noi arrivare alla fine della stagione con le ultime forze, demoralizzati, è arrivata al punto da aver litigato con un compagno di squadra. Mi dispiace. Mi dispiace davvero perché questa situazione mi ferisce, questo momento che stiamo vivendo mi fa soffrire. Il Real Madrid è una delle cose più importanti della mia vita e non posso esserne indifferente. Il risultato è un accumulo di cose che culminano in una lite insensata, danneggiando la mia immagine e aprendo la strada alla possibilità che inventino, diffamino e abbelliscano un incidente. Non ho dubbi che qualsiasi disaccordo possiamo avere fuori dal campo cessi di esistere in campo, e se dovrò difenderlo dentro uno stadio, sarò il primo a farlo. Non avevo intenzione di parlare fino alla fine della stagione. Siamo stati eliminati dalla Champions League e ho tenuto per me la rabbia e il risentimento. Abbiamo sprecato un altro anno e non ero nella posizione di pubblicare sui social media quando l’unica faccia che potevo mostrare era quella del campo, e sento di averlo fatto. Ecco perché sono io quello più rattristato e addolorato per questa situazione che mi impedisce di giocare la prossima partita per via di decisioni mediche. Ho sempre dato il massimo, fino alla fine, e mi fa più male di chiunque altro non poterlo fare. Sono a disposizione della società e dei miei compagni di squadra per collaborare a qualsiasi decisione ritengano necessaria. Grazie”.
08 maggio 2026
Real Madrid, il comunicato dopo la rissa tra Valverde e Tchouameni: multa da mezzo milione
Il Real Madrid ha chiuso ufficialmente il procedimento disciplinare aperto nei confronti di Federico Valverde e Aurelien Tchouameni dopo la rissa avvenuta in allenamento a pochi giorni dal Clásico. Attraverso un comunicato, il club haconfermato che entrambi i giocatori hanno mostrato “totale pentimento”per quanto accaduto, scusandosi tra loro, con la squadra, lo staff e i tifosi. La società ha deciso di infliggere una multa da 500mila euro a testa, chiudendo così definitivamente il caso interno.
Si chiude con una pesante sanzione economica il caso che aveva scosso l’ambiente madridista nelle ore precedenti al Clásico. Attraverso una nota ufficiale, il Real Madrid ha comunicato l’esito del procedimento disciplinare avviato nei confronti di Federico Valverde e Aurelien Tchouameni dopo lo scontro avvenuto durante un allenamento. Nel comunicato il club spiega che i due centrocampisti si sono presentati davanti all’istruttore incaricato dell’indagine interna, mostrando pieno pentimento per quanto successo. Entrambi hanno chiesto scusa reciprocamente e hanno esteso le proprie scuse anche alla società, ai compagni di squadra, allo staff tecnico e ai tifosi. Inoltre, si sono messi a disposizione del club accettando qualsiasi decisione disciplinare. Il Real Madrid ha quindi deciso di infliggere una multa di 500mila euro a entrambi i giocatori, dichiarando conclusi i procedimenti interni. Una scelta forte da parte della società, che ha voluto chiudere rapidamente una vicenda diventata particolarmente delicata anche per le conseguenze fisiche riportate da Valverde dopo l’episodio (trauma cranico e uno stop di 10-14 giorni).
COMUNICADO OFICIAL.08/05/2026 El Real Madrid C. F. comunica que, tras los hechos que motivaron la apertura en el día de ayer de un expediente disciplinario a nuestros jugadores Federico Valverde y Aurélien Tchouaméni, ambos han comparecido hoy ante el instructor del expediente. Durante dicha comparecencia, los jugadores han mostrado su total arrepentimiento por lo sucedido y se han disculpado entre ellos. Asimismo, han trasladado sus disculpas al club, a sus compañeros, al cuerpo técnico y a la afición, y ambos se han puesto a disposición del Real Madrid para aceptar la sanción que el club estimara oportuna.Ante tales circunstancias, el Real Madrid ha resuelto imponer una sanción económica de quinientos mil euros a cada jugador, concluyendo así los procedimientos internos correspondientes
Il comunicato del Real Madrid – “Il Real Madrid comunica che, a seguito dei fatti che ieri hanno portato all’apertura di un procedimento disciplinare nei confronti dei nostri giocatori Federico Valverde e Aurelien Tchouameni, entrambi sono comparsi oggi davanti all’istruttore incaricato del caso. Durante l’audizione, i giocatori hanno mostrato totale pentimento per quanto accaduto e si sono scusati tra loro. Inoltre, hanno rivolto le proprie scuse al club, ai compagni di squadra, allo staff tecnico e ai tifosi, mettendosi a disposizione del Real Madrid per accettare la sanzione ritenuta opportuna dalla società. Alla luce di queste circostanze, il Real Madrid ha deciso di imporre una sanzione economica di 500mila euro a ciascun giocatore, chiudendo così i relativi procedimenti interni“.
Le scuse di Tchouameni: “È inaccettabile” – Tramite un messaggio pubblicato sul proprio profilo Instagram, Tchouameni ha commentato quanto accaduto con Valverdein allenamento e la successiva sanzione: “Quello che è successo questa settimana in allenamento è inaccettabile. Lo scrivo pensando all’esempio che siamo chiamati a dare ai giovani, sia nel calcio che a scuola. Non importa chi abbia ragione o torto, dovremmo sempre cercare la soluzione più calma per risolvere un conflitto.
Prima di tutto, mi dispiace per l’immagine che abbiamo dato del club. So che i tifosi, lo staff, i miei compagni, la dirigenza, tutti sono profondamente delusi da come si è sviluppata questa stagione. Ma la frustrazione non può giustificare tutto. Questi episodi, anche se possono accadere in qualsiasi spogliatoio, non sono degni del Real Madrid. Soprattutto perché il Real Madrid è il club di cui si parla di più al mondo”, ha aggiunto il centrocampista francese. “Internet ama inventare le storie più assurde per creare clamore, quindi non credete a tutto quello che viene detto o alle false ricostruzioni. Adesso non è più il momento di capire chi ha fatto cosa, chi ha detto cosa o chi avesse ragione o torto. Riconosco la sanzione del club e la accetto. Restiamo una famiglia, anche con qualche divergenza ogni tanto, ma dobbiamo sempre mettere i nostri obiettivi davanti a tutto il resto. Mi sono già scusato con il gruppo e voglio estendere le mie scuse anche a tutti i madridisti. Ora è il momento di andare avanti: tutta la nostra attenzione è rivolta al Clásico e alla parte finale della stagione, per riportare il club dove merita di stare“.
Le dichiarazioni di Valverde sui social – Nella giornata di ieri, Federico Valverde aveva dato la sua versione dei fatti tramite Instagram. “Ieri ho avuto un alterco con un compagno di squadra a seguito di un’azione di gioco in allenamento, dove la stanchezza della competizione e la frustrazione hanno ingigantito la situazione. In uno spogliatoio normale, queste cose possono succedere e vengono risolte internamente senza diventare di dominio pubblico. Chiaramente, c’è qualcuno dietro a tutto questo, che sta diffondendo la storia rapidamente, e, in una stagione senza trofei in cui il Real Madrid è sempre sotto esame, tutto è stato ingigantito. Oggi abbiamo avuto un altro diverbio. Durante la discussione, ho sbattuto accidentalmente la testa contro un tavolo, procurandomi un piccolo taglio sulla fronte che ha richiesto una visita di routine in ospedale. In nessun momento il mio compagno mi ha colpito e nemmeno io ho colpito lui, anche se capisco che sia più facile credere che siamo venuti alle mani o che sia stato intenzionale, ma non è andata così. Sento che la mia rabbia per la situazione, la mia frustrazione nel vedere alcuni di noi arrivare alla fine della stagione con le ultime forze, demoralizzati, è arrivata al punto da aver litigato con un compagno di squadra. Mi dispiace. Mi dispiace davvero perché questa situazione mi ferisce, questo momento che stiamo vivendo mi fa soffrire. Il Real Madrid è una delle cose più importanti della mia vita e non posso esserne indifferente.
Il risultato è un accumulo di cose che culminano in una lite insensata, danneggiando la mia immagine e aprendo la strada alla possibilità che inventino, diffamino e abbelliscano un incidente. Non ho dubbi che qualsiasi disaccordo possiamo avere fuori dal campo cessi di esistere in campo, e se dovrò difenderlo dentro uno stadio, sarò il primo a farlo. Non avevo intenzione di parlare fino alla fine della stagione. Siamo stati eliminati dalla Champions League e ho tenuto per me la rabbia e il risentimento. Abbiamo sprecato un altro anno e non ero nella posizione di pubblicare sui social media quando l’unica faccia che potevo mostrare era quella del campo, e sento di averlo fatto. Ecco perché sono io quello più rattristato e addolorato per questa situazione che mi impedisce di giocare la prossima partita per via di decisioni mediche. Ho sempre dato il massimo, fino alla fine, e mi fa più male di chiunque altro non poterlo fare. Sono a disposizione della società e dei miei compagni di squadra per collaborare a qualsiasi decisione ritengano necessaria. Grazie“.
Dalla conquista dell’Europa al ruolo di grande delusa del calcio inglese. Il Chelsea sta vivendo una delle fasi più difficili della sua storia recente, con numeri che raccontano una crisi profonda e apparentemente senza via d’uscita. L’ultimo dato è emblematico:sei sconfitte consecutiveche allontanano sempre di più i Blues dalle zone europee. Una situazione impensabile fino a pochi anni fa, quando il club londinese dominava la scena internazionale sotto la guida di Thomas Tuchel, oggi commissario tecnico dell’Inghilterra.
Chelsea, che crisi: tutti i numeri di un fallimento – L’esonero del tecnico tedesco, avvenuto il 7 settembre 2022 con la squadra ancora in corsa per un piazzamento Champions, ha segnato l’inizio di una lunga discesa. Da quel momento, il rendimento del Chelsea è crollato drasticamente: la media punti è passata da 1,94 a 1,26 a partita, trasformando una squadra da vertice in una formazione da metà classifica. Nonostante l’unico acuto rappresentato dalla vittoria del Mondiale per club contro il Paris Saint-Germain, il bilancio complessivo resta estremamente negativo. Nella classifica aggregata di Premier League dal post-Tuchel, il Chelsea occupa addirittura il 12° posto, dietro non solo alle big storiche ma anche a club di livello inferiore.
Panchina ballerina . La continua instabilità tecnica ha aggravato la situazione. Dopo Tuchel, sulla panchina dei Blues si sono alternati Graham Potter, Bruno Saltor, Frank Lampard (in versione ad interim), Mauricio Pochettino e Enzo Maresca. Un turnover continuo che ha impedito qualsiasi forma di continuità tattica e progettuale. Nel frattempo, i numeri peggiori continuano ad accumularsi. La stagione 2022-23 si è chiusa con appena 44 punti,il peggior risultato del club nell’era Premier. Uno dei dati che fotografano perfettamente la dimensione del crollo. Oggi il Chelsea rappresenta un paradosso: una società capace di investire come le grandi potenze europee, ma con risultati da squadra di bassa classifica. Una crisi che, senza un’inversione di rotta netta, rischia di prolungarsi ancora a lungo.
Il caso riguarda calciatori con doppia cittadinanza e potrebbe coinvolgere 133 partite, per le quali si rischia che venga disposta la ripetizione.
Un clamoroso caso passaporti sta agitando il mondo del calcio olandese, con la Eredivisie – il massimo campionato del Paese – che rischierebbe addirittura di non essere portato a termine. Come riportato da ESPN, circa 25 giocatori sono rimasti coinvolti in una crisi nata dalla confusione sulla doppia nazionalità e senza precedenti nei Paesi Bassi.
Lunedì prossimo, una sentenza del tribunale di Utrecht nel caso tra il club che ha dato il via a tutto — il NAC Breda— e la KNVB (la Federcalcio dei Paesi Bassi) potrebbe stravolgere il mondo del pallone olandese. Se il giudice dovesse dare ragione al NAC, la federazione rischierebbe un caos nel calendario e la possibile ripetizione di almeno 133 partite.
Ma di cosa stiamo parlando? Come si è arrivati a questo punto? Al centro della vicenda ci sono giocatori indonesiani, surinamesi e capoverdiani che hanno accettato di rappresentare questi Paesi a livello di Nazionale senza immaginare le conseguenze. Il giorno dopo la sconfitta per 6-0 del NAC Breda contro il Go Ahead Eagles dello scorso 15 marzo, i conduttori del podcast “De Derde Helft” hanno analizzato la partita. Durante la discussione, l’opinionista Rogier Jacobs ha lanciato una provocazione: «Il NAC Breda potrebbe ancora vincere questa partita».
Jacobs ha spiegato che il Go Ahead potrebbe aver schierato un giocatore non convocabile, Dean James, dopo che il terzino aveva accettato nel marzo 2025 la convocazione dell’Indonesia. «Se sei un calciatore olandese con radici indonesiane, puoi scegliere di giocare per l’Indonesia. Ottieni un passaporto, ma quello che molti non sanno è che in alcuni casi perdi la cittadinanza olandese».
«Se un giocatore rinuncia alla cittadinanza olandese, entra in una giurisdizione diversa: diventa a tutti gli effetti uno straniero», ha spiegato la professoressa di diritto sportivo Marjan Olfers. «E quindi deve avere un permesso di lavoro per poter giocare». James avrebbe però continuato a giocare senza questo permesso, risultando quindi non convocabile. «Se il NAC lo scopre e presenta ricorso, la partita potrebbe essere assegnata a loro», aveva detto Jacobs. E così è stato: quattro giorni dopo la pubblicazione del podcast, il NAC ha presentato un reclamo alla KNVB.
Dall’Indonesia a Capo Verde, l’effetto domino delle Nazionali – Indonesia, Suriname e Capo Verde — ex colonie o Paesi con forti legami migratori con i Paesi Bassi — avevano da tempo iniziato a rafforzare le proprie Nazionali con giocatori cresciuti in Olanda. Ma secondo la legge olandese, chi acquisisce volontariamente un’altra cittadinanza perde automaticamente quella olandese.
Questo ha creato un problema enorme: molti giocatori, accettando la doppia nazionalità, hanno perso lo status di cittadini dell’Unione europea. E Paesi come l’Indonesia non riconoscono la doppia cittadinanza, rendendo questi calciatori extracomunitari e quindi soggetti all’obbligo di permesso di lavoro. Per ottenerlo, nei Paesi Bassi un giocatore sopra i 21 anni deve guadagnare almeno 608mila euro l’anno (circa la metà per gli under 21). Una soglia che ha escluso diversi calciatori, alcuni dei quali hanno continuato a giocare senza rendersene conto.
Già nel 2025 il tema era emerso, ma era stato sottovalutato. «Abbiamo lanciato un allarme, ma è stato ignorato», ha spiegato Evgeniy Levchenko, presidente del sindacato calciatori VVCS.
Alcuni club, come l’Ajax, avevano già affrontato la questione. Il portiere Maarten Paes, passato nel 2026 dall’FC Dallas all’Ajax, è stato trattato fin da subito come extracomunitario, con richiesta di permesso di lavoro. Ma fuori dai grandi club — come Feyenoord, PSV Eindhoven e Ajax — le competenze legali sono più limitate.
Alcuni giocatori ammettono le proprie responsabilità. «Se lo avessi saputo, ci avrei pensato meglio», ha detto LucianoSlagveer. «Se è vero che ho perso il passaporto olandese, allora la colpa è anche mia». «Do la colpa solo a me stesso», ha aggiuntoTim Geypens dell’FC Emmen. «Avrei dovuto informarmi meglio».
Altri non sono d’accordo. «Noi giochiamo solo per il nostro Paese», ha detto Justin Hubner del Fortuna Sittard. Un agente ha aggiunto che le federazioni hanno contattato direttamente i giocatori, senza coinvolgere club o procuratori.
Cosa potrebbe succedere adesso – Dopo la pausa per le nazionali di marzo, diversi club hanno messo temporaneamente fuori rosa i giocatori coinvolti. Alcuni, come i surinamesi, sono poi tornati in campo grazie a permessi temporanei.
Nel frattempo, la Federcalcio olandese e l’Eredivisie hanno respinto la richiesta del NAC Breda di rigiocare la partita, sostenendo che né il giocatore né il club erano consapevoli dell’irregolarità. Tuttavia, diversi legali ritengono che il NAC abbia buone possibilità di vincere in appello.
Il rischio è enorme: se il ricorso venisse accolto, altri club potrebbero impugnare i risultati di tutte le 133 partite coinvolte, compromettendo l’intera stagione. «Potrebbe significare che il campionato non si concluda», ha dichiarato Marianne van Leeuwen per la KNVB.
Il NAC sostiene invece che il ricorso riguarda solo una partita e che il rischio di effetto domino sia esagerato. Il giudice si è riservato la decisione, attesa per lunedì, mentre le autorità calcistiche lavorano con il governo per trovare una soluzione definitiva al caso passaporti. Nel frattempo, i giocatori restano sospesi tra identità e carriera. «Vorrei riavere la cittadinanza olandese, ma anche continuare a giocare per il Suriname», ha detto il portiere dell’FC Groningen Etienne Vaessen. «Serve trovare una via di mezzo».
La gara tra i campioni continentali di Europa e Sudamerica si sarebbe dovuta disputare a Doha, in Qatar. Il conflitto tra Usa e Iran, unito alle difficoltà della federazione sudamericana a trovare una data utile per lo spostamento, hanno fatto propendere per l’annullamento
E il primo torneo internazionale è saltato per l’attacco degli Usa e di Israele all’Iran. La Finalissima, co-organizzata da Uefa e Conmebol tra i campioni continentali di Europa e Sudamerica, è stata cancellata per l’impossibilità di raggiungere un accordo con l’Argentina su una data alternativa a quella del 27 marzo, a Doha, in Qatar, come era previsto dal calendario.
NO ARGENTINA – Nessuna delle opzioni proposte dall’Uefa si è rivelata accettabile per la federazione argentina che, in fondo, preferiva non giocare. Il ct Scaloni avrebbe evitato l’impegno a prescindere dagli eventi, ricordando l’1-6 inflitto dalla Spagna alla sua nazionale prima di Russia 2018. Inoltre, l’Afa, la Federcalcio di Buenos Aires, pretendeva l’incasso totale come se la partita fosse ancora giocata in Qatar (dove erano stato venduti 80mila biglietti). La Spagna ha cercato in tutti i modi di giocare accettando tutte le opzioni, ma invano.
Tre opzioni – La prima opzione prevedeva di disputare la partita al Bernabeu nella data prevista, con una divisione equa dei tifosi presenti, ma l’Argentina ha rifiutato. La seconda opzione prevedeva una sfida andata e ritorno: una partita al Bernabeu il 27 marzo e l’altra a Buenos Aires durante una finestra internazionale prima dell’Europeo e della Copa America 2028. Anche questa opzione è stata respinta. Infine, l’Uefa ha chiesto all’Argentina l’impegno a disputare la partita il 27 marzo, o il 30 marzo, se si fosse trovata una sede neutrale in Europa (erano stati presi contatti anche per San Siro), ma anche questa proposta è stata respinta. L‘Argentina, che si è detta indisponibile anche per il 31 marzo, ha proposto di giocare la partita dopo il Mondiale, ma, non essendoci date disponibili in Spagna, anche questa opzione è stata scartata.
Ringraziamenti – L’Uefa ha ringraziato il Real Madrid per la disponibilità manifestata, e il Qatar che avrebbe ospitato la partita, e ha cancellato l’evento che sarebbe giunto alla seconda edizione, dopo la prima vinta a Wembley dall’Argentina sull’Italia (3-0).
CALCIO, PREMIER LEAGUE – Clamoroso esonero del tecnico portoghese da parte dei Red Devils. Dopo il pareggio contro il Leeds, Amorim aveva rilasciato forti dichiarazioni: “Sono qui per fare il manager, non solo l’allenatore dello United”. La dirigenza aveva invece idee diverse: “Abbiamo deciso a malincuore che era giunto il momento di cambiare”. A Manchester si cerca quindi un nuovo allenatore.
Manchester United head coach Ruben Amorim has won 24 and lost 21 of his 62 games in charge
Dopoquello di Enzo Maresca dal Chelsea, un altro clamoroso divorzio tecnico agita il nuovo anno della Premier League. Perché il Manchester United ha deciso di esonerare Rúben Amorim, affidando per il momento la direzione della prima squadra a Darren Fletcher. Il tecnico portoghese paga sicuramente l’incostanza di risultati, coi Red Devils comunque attualmente al 6° posto della classifica e a solitre punti dalla zona Champions, ma molto probabilmente pure le dichiarazioni rilasciate nel post-partita della sfida pareggiata contro il Leeds. Amorim aveva infatti voluto ribadire il proprio ruolo nel club di Manchester, gettando quasi un guanto di sfida verso la proprietà: “Sono qui per fare il manager dello United, non semplicemente l’allenatore“.
Idea che, a quanto pare, non è proprio piaciuta e non risulta più condivisa dalla dirigenza dei Red Devils, visto lo scarno comunicato ufficiale con cui il club ha annunciato la decisione di cambiare allenatore. “Col Manchester United attualmente al 6° posto in Premier League, il club ha deciso a malincuore che era giunto il momento più adatto per un cambiamento. Ciò garantirà alla squadra le migliori opportunità per chiudere il più in alto possibile il campionato”. Fletcher avrà il compito di “traghettare” lo United nei prossimi giorni, a cominciare dalla trasferta di Premier contro il Burnely, in programma mercoledì 7 gennaio, ma la società ha già iniziato a guardarsi intorno per ingaggiare un nuovo allenatore.Amorim chiude invece la sua avventura a Manchester.
Il tecnico portoghese era arrivato a Carrington nel novembre 2024, portando il club fino alla finale di Europa League della scorsa stagione, persa contro il Tottenham. In totale aveva guidato lo United per63 partite ufficiali, ottenendo 24 vittorie a fronte di 18 pareggi e 21 sconfitte (dati OPTA). “Il club desidera ringraziare Rúben per il suo contributo e gli augura il meglio per il futuro“, si legge nel comunicato ufficiale. Secondo quanto riportato da vari media britannici, la dirigenza dello United – in particolare il direttore sportivo Jason Wilcox – aveva già deciso di esonerare Amorim dopo le sue dichiarazioni nel post-partita di Leeds, salvo poi prendersi una notte per riflettere con maggiore lucidità. Le tensioni tra manager e club erano nate tempo fa e riguardavano soprattutto le potenziali richieste di mercato: Amorim avrebbe voluto diversi giocatori per rinverdire il suo ormai celebre 3-4-2-1, ma lo United non aveva intenzione di accontentarlo.
Il 21 novembre è in programma il voto sull’introduzione di un salary cap, una mossa che rischia di portare allo scontro con il sindacato dei giocatori.
La Premier League potrebbe trovarsi in guerra con i propri giocatori se decidesse di andare avanti con i piani per introdurre un nuovo “salary cap”.
Secondo quanto riportato da The Times, la Professional Footballers’ Association (PFA) incontrerà la prossima settimana i capitani di tutti i 20 club della massima serie, prima del voto sul cosiddetto “anchoring” nella prossima riunione degli azionisti della Premier League, prevista per il 21 novembre.
Manchester United e Manchester City si sono già espresse contro la proposta dell’anchoring, che limiterebbe la spesa a cinque volte l’importo versato dalla Premier League in premi e diritti televisivi al club classificato ultimo. Per fare un esempio, in base alla stagione 2023/24, quando lo Sheffield United si era piazzato al 20° posto ricevendo 109,5 milioni di sterline, il limite massimo sarebbe quindi di 550 milioni di sterline.
Ma la PFA ha anche minacciato un’azione legale qualora la Premier League votasse a favore di tale misura, avendo già ottenuto il sostegno di diversi giocatori di primo piano e di alcuni tra gli agenti più influenti del calcio inglese.
Secondo il Times, il sindacato dei calciatori avrebbe inoltre già avviato colloqui con membri di spicco della Nazionale inglese, ma l’incontro della prossima settimana potrebbe rivelarsi ancora più significativo, poiché coinvolgerà anche i capitani di club considerati più favorevoli all’anchoring. Quando le società avevano votato per la prima volta sulla questione lo scorso anno, l’Arsenal, attuale capolista della Premier League, figurava tra i 16 club che avevano dato parere positivo all’esplorazione di questa opzione.
Se queste nuove misure venissero approvate il prossimo 21 novembre, alcuni club le violerebbero immediatamente, trovandosi costretti a ridurre le spese con un impatto diretto sui calciatori, rappresentati dal sindacato PFA. Secondo l’associazione, la Premier League non avrebbe rispettato le procedure di consultazione previste, e per questo la PFA ha già fatto sapere che impugnerà legalmente le nuove norme, qualora entrassero in vigore.
Gli oppositori del salary cap sostengono che danneggerebbe la competitività internazionale delle squadre inglesi. Quasi la metà dei club di Premier League partecipa quest’anno alle coppe europee: imporre volontariamente un limite interno verrebbe interpretato da molti come un atto di autolesionismo economico.
Maheta Molango, amministratore delegato del sindacato dei calciatori inglesi, ha inoltre ricordato che il dibattito sul tetto agli stipendi si alimenta anche di un sentimento popolare: molti tifosi pensano che nel calcio moderno circoli troppo denaro. Tuttavia, ha sottolineato, la percezione è falsata dagli stipendi delle star della Premier League, che non rappresentano la realtà della maggior parte dei giocatori professionisti, spesso attivi in League One o Two, con carriere brevi e contratti precari.
Tra agli atleti coinvolti nell’inchiesta della Procura di Istanbul, ben 27 atleti appartenenti a Besiktas, Galatasaray e Trabzonspor. Manette a Murat Özkaya, presidente dell’Eyüpspor. L’accusa è abuso d’ufficio e manipolazione sportiva dei risultati delle partite
Diciannove persone arrestate e oltre mille calciatori di varie serie sospesi. È il bilancio – con ogni probabilità non definitivo – dello scandalo scoperto in Turchia e legato alle scommesse illegali nel calcio. Secondo quanto riferito dalle autorità di Istanbul, tra le persone finite in manette ci sono sedici arbitri e dirigenti di club, come Murat Özkaya, presidente dell’Eyüpspor, e Fatih Saraç, ex presidente del Kasımpaşa. In totale sono stati emessi mandati di arresto per ventuno persone coinvolte nel sistema illegale di scommesse sulle partite di calcio della Super Lig, la massima serie turca.
L’inchiesta : L’accusa per gli arrestati – nell’inchiesta avviata dalla Procura di Istanbul – è di abuso d’ufficio e manipolazione sportiva dei risultati delle partite in uno scenario che tenderebbe a essere molto più esteso. La Federcalcio turca (Tff) ha sospeso 1.024 giocatori professionisti e semiprofessionisti, di cui ventisette appartenenti a club prestigiosi come Besiktas, Galatasaray e Trabzonspor, che militano nella Super Lig, equivalente alla Serie A italiana. Gli atleti avrebbero scommesso su partite di calcio e in alcuni casi avrebbero anche influenzato o alterato con le loro prestazioni i risultati sul campo.
Arbitri: Di più, su 571 arbitri in attività in Turchia, 371 sarebbero titolari di conti presso società di scommesse e 152 avrebbero effettuato puntate su partite: per questi ultimi è già scattata la sospensione sine die. Preso atto dello sviluppo delle indagini, la Fintech Papara Elektronik Para A.O., ovvero la principale piattaforma usata per i pagamenti nel gioco delle scommesse, è stata messa sotto osservazione dalle autorità e la sua autorizzazione operativa è stata revocata.
Sanzioni: Le sanzioni previste dalla Federcalcio turca per gli arbitri coinvolti oscillano dagli otto a dodici mesi di sospensione, pur se non è ancora chiaro se i direttori di gara abbiano scommesso anche sulle partite da loro dirette. Intanto, le indagini proseguono e c’è il rischio che altre figure importanti del calcio turco possano essere coinvolte.