Nei giorni scorsi l’allenatore aveva riferito di sentirsi debilitato dopo un virus aggressivo. Un elicottero è atterrato nel centro sportivo del club per velocizzare le operazioni
Vincent Kompany
Momenti di preoccupazione in casa Bayern Monaco per le condizioni di Vincent Kompany. L’allenatore belga sarebbe stato trasportato in un ospedale della città bavarese, assistito da un medico del servizio di emergenza. Poco prima, un elicottero sarebbe atterrato all’interno del centro sportivo del club, episodio che ha contribuito ad alimentare l’apprensione sulle sue condizioni di salute. Kompany aveva già accusato problemi fisici nei giorni scorsi, a causa di un’infezione virale che lo aveva debilitato. I primi sintomi sarebbero comparsi in occasione della vittoria per 6-1 contro il Lipsia, partita dopo la quale il tecnico non aveva preso parte alle interviste. Successivamente, aveva saltato anche gli allenamenti di lunedì e martedì per sottoporsi a ulteriori accertamenti.
Virus aggressivo – L’assenza si era estesa pure agli impegni con la stampa alla vigilia della sfida contro l’Arsenal, con il vice Aaron Danks a sostituirlo in conferenza. In quell’occasione, lo staff aveva sottolineato la necessità di concedere al tecnico il tempo necessario per recuperare, senza forzare il rientro. Nonostante i problemi accusati nei giorni precedenti, Kompany era poi tornato regolarmente in panchina contro i Gunners. Nel dopogara, lo stesso allenatore aveva raccontato di aver contratto un virus particolarmente aggressivo, ammettendo di aver sottovalutato inizialmente i segnali del proprio organismo. Una situazione che lo aveva costretto, a un certo punto, a fermarsi.
Il comunicato del bayern – Il Bayern ha aggiornato sulle condizioni del tecnico sui propri canali ufficiali: “Vincent Kompany sotto assistenza medica. Ha dovuto ricorrere a cure mediche in seguito a un malore accusato durante l’allenamento della squadra amatoriale dell’Fc Bayern. L’allenatore della prima squadra stava assistendo alla seduta della seconda formazione. Kompany sarà sottoposto ad accertamenti approfonditi in ospedale e rimarrà sotto assistenza medica. Per il momento, la gestione degli allenamenti e delle attività legate alle partite sarà affidata al suo staff tecnico”. L’ipotesi, altamente probabile, è che possa saltare la partita fuori casa contro il Friburgo di domenica.
La protesta degli autotrasportatori ha bloccato Atessa, Melfi e Pomigliano mentre Mirafiori e Cassino sono già in cassa integrazione
La produzione di auto e furgoni da parte di Stellantis si è di fatto completamente fermata in Italia. Lo sciopero degli autotrasportatori contro il caro gasolio ha provocato prima il blocco degli stabilimenti di Atessa e Melfi e poi anche della fabbrica di Pomigliano d’Arco, che si è fermata ieri giovedì 22 e non lavorerà anche oggi venerdì 23.
A questo si aggiungono gli stop alla produzione già programmati e in corso a Mirafiori (Torino) e a Cassino, dove le linee di assemblaggio resteranno inattive fino alla fine di ottobre. La situazione di fermo produttivo ha coinvolto quindi tutti i cinque principali poli produttivi italiani del gruppo guidato da Antonio Filosa in una concomitanza di eventi senza precedenti recenti, anche se le cause delle interruzioni sono differenti e dipendono in buona parte anche da ragioni esterne all’azienda.
La crisi delle forniture legata alla protesta dei trasportatori ha progressivamente colpito gli stabilimenti Stellantis nel corso della settimana. Il primo a fermarsi è stato Atessa, in Abruzzo, dove vengono prodotti i veicoli commerciali Fiat Ducato, Peugeot Boxer, Citroën Jumper e Opel Movano. Da lunedì 19 la mancanza di componenti ha costretto l’azienda a cancellare diversi turni, perdendo oltre 800 furgoni al giorno e arrivando a ricorrere alla cassa integrazione per le sospensioni di ieri giovedì 22.
Successivamente la protesta ha messo in difficoltà anche Melfi, in Basilicata, dove Stellantis ha disposto lo stop produttivo per il 22, 23 e 26 ottobre. Infine, secondo quanto confermato dal gruppo, le difficoltà logistiche hanno coinvolto anche Pomigliano d’Arco, in Campania, dove vengono assemblate Fiat Pandina e Alfa Romeo Tonale. Un portavoce dell’azienda ha spiegato che la società è al lavoro per riavviare le attività.
Cassino, produzione ferma fino al 30 ottobre: lavorati solo cinque giorni – La situazione particolare di momentaneo blocco generale della produzione si deve però anche a fattori interni a Stellantis. A Cassino, nel Lazio la società ha comunicato giovedì 22 ai sindacati che le linee di Lastratura, Verniciatura e Montaggio resteranno ferme fino al 30 ottobre, prorogando ulteriormente la sospensione delle attività. Non ripartirà quindi nemmeno lunedì 26 ottobre la produzione di Alfa Romeo Giulia e Stelvio e Maserati Grecale. All’interno della fabbrica continuerà a operare soltanto il reparto Presse e Plastica, che realizza componenti destinati anche ad altri stabilimenti del gruppo.
Le giornate effettivamente lavorate nello stabilimento nel mese di ottobre sono state appena cinque. Fonti sindacali riferiscono inoltre che l’assemblaggio delle Alfa Romeo è stato concentrato nel cosiddetto Capannone 0, dove verrebbero prodotte manualmente circa dieci vetture al giorno. Per Maserati Grecale, invece, la produzione avrebbe raggiunto le 100 unità giornaliere, ma soltanto per una settimana.
Mirafiori, la Fiat 500 sarà ferma fino alla fine di ottobre – Anche a Torino la situazione è complicata. Lo stabilimento Stellantis di Mirafiori è fermo dal 19 ottobre e non riprenderà la produzione prima del 30 ottobre per una sospensione programmata di due settimane. Lo stop riguarda la produzione automobilistica del sito torinese, dove viene assemblata la Fiat 500 ibrida, modello sul quale Stellantis puntava molto per sostenere il rilancio della fabbrica. La domanda si è però rivelata insufficiente a garantire la piena saturazione delle linee.
La fermata coincide con la discussione che si è aperta sull’ipotetica assegnazione di un secondo modello a Mirafiori, una delle richieste principali dei sindacati e delle istituzioni locali. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha recentemente ribadito la disponibilità del governo a sostenere il rilancio industriale dello stabilimento.
Futuro di Cassino con il piano Maserati. Problemi anche in Francia – Per Cassino il prossimo appuntamento decisivo sarà a dicembre, quando Stellantis dovrebbe presentare il piano industriale per Maserati e per lo stabilimento. L’attesa riguarda soprattutto i futuri modelli e il ruolo che la fabbrica laziale potrà avere nella strategia del gruppo per Alfa Romeo e Maserati. Nel frattempo, però, aumentano le preoccupazioni anche tra le aziende dell’indotto. Alcune imprese specializzate nella realizzazione di stampi e linee produttive per l’automotive hanno recentemente rinnovato gli ammortizzatori sociali e dichiarano di non aver ancora ricevuto progetti relativi a nuovi modelli.
In questo quadro, alle difficoltà di Stellantis in Italia si aggiungono quelle in Francia, dove la filiera delle batterie fatica a tenere il passo della domanda e ha obbligato Stellantis a fermare da giovedì 22 lo stabilimento francese di Rennes e da venerdì 23 quello di Sochaux per la carenza di batterie destinate alle versioni elettriche a lunga autonomia.
Rennes, dove viene prodotta la Citroën C5 Aircross, e Sochaux, dove sono assemblate le Peugeot 3008 e 5008, saranno ferme fino al 30 ottobre. Il gruppo ha spiegato che la domanda delle versioni Long Range supera l’attuale disponibilità delle batterie fornite da Automotive Cells Company (Acc), la joint venture di Stellantis con Mercedes-Benz e TotalEnergies.
Il governo interviene sul caro gasolio, ma le fabbriche restano in difficoltà – Tornando alla protesta degli autotrasportatori, il governo Meloni è intervenuto giovedì 22 approvando un decreto che prevede ulteriori 106 milioni di euro di crediti d’imposta per il settore, portando a 540 milioni le risorse complessive. L’intervento ha contribuito a sbloccare alcune delle proteste, con la rimozione dei presidi in Sicilia e la sospensione dei blocchi in Calabria, mentre in Campania sono in corso le operazioni per ripristinare la circolazione.
Per Stellantis resta ancora da verificare quando le forniture potranno tornare regolari e consentire una duratura ripresa delle attività negli stabilimenti colpiti. Il risultato è che, almeno per alcuni giorni, la produzione automobilistica e dei veicoli commerciali di Stellantis in Italia si trova in una condizione di sostanziale paralisi, proprio mentre il gruppo cerca di rilanciare le attività europee e recuperare redditività.
Terremoto in Sicilia, sciame sismico nel mar Tirreno Meridionale e allerta maremoto: scossa più forte di magnitudo 5, a Palermo evacuate scuole e uffici
Le tre scosse di terremoto più forti di magnitudo 5, 3.6 e 4.3 si sono verificate a distanza di pochi minuti, rispettivamente alle 12:19, 11:56 e alle 11:51. Sentite anche Milazzo e fino a Messina, Catanzaro e Reggio Calabria
Terremoto nel Mar Tirreno 23 ottobre – (Ingv Terremoti)
Uno sciame sismico si sta verificando nel mar Tirreno Meridionale. Le scosse più forti di magnitudo 5, 3.6 e 4.3 si sono verificate a distanza di pochi minuti, rispettivamente alle 12:19, 11:56 e alle 11:51, come riporta l’Ingv sui propri canali ufficiali. Un’ora prima c’era stato un altro sisma sempre nella stessa zona di magnitudo 3.3 alle 11:04. E poi ancora una quinta è stata registrata alle 12.41, con magnitudo 3.2, e alle 13:08 di magnitudo 2.9.
Il sisma – in particolare la seconda scossa – è stata avvertita distintamente a Palermo, Milazzo e nei comuni della costa e fino a Messina, come scrivono molti utenti sui social. “E’ stata forte ed è durata tanto“, si legge in alcuni commenti. Diversi i cittadini scesi in strada a Trapani, dove il sisma è stato avvertito nettamente. A scopo precauzionale èstato sgomberato anche il Palazzo di giustizia. Segnalazioni anche da Acireale e addirittura da Catanzaro eReggio Calabria, anche se sentita più lieve.
E’ stata diramata un’allerta maremoto di livello arancione dopo lo sciame sismico con scosse di magnitudo fino a 5 che hanno interessato il Tirreno Meridionale. Il capo della Protezione civile siciliana, Salvo Cocina, ha disposto l’immediato stato di allerta e la “pronta operatività” per i Comuni interessati e per le strutture operative, con l’invito alla popolazione delle aree costiere interessate ad attenersi alle indicazioni ufficiali.
“Stiamo seguendo con la massima attenzione l’evolversi della situazione, in costante raccordo con tutte le strutture competenti. Al momento non ci vengono segnalati danni a persone o cose, ma riteniamo doveroso adottare ogni misura utile a garantire la sicurezza dei cittadini. L’eventuale evacuazione di alcune strutture pubbliche è una scelta esclusivamente precauzionale, dettata dalla necessità di agire con tempestività e prudenza“. A dirlo è il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, dopo lo sciame sismico registrato nel Tirreno meridionale e avvertito anche in città.
Il sindaco raccomanda alla cittadinanza, e in particolare a chi frequenta il litorale, di “non uscire in mare e di attenersi alle indicazioni delle autorità competenti“. Lagalla si è già messo in contatto con la Capitaneria di porto per assumere tutte le precauzioni necessarie a tutela della sicurezza della popolazione e degli operatori del mare.
Alcune scuole e alcuni uffici comunali, come il Polo tecnico, sono stati evacuati a scopo precauzionale. Al momento, però, non si registrano danni o feriti, come confermato all’Adnkronos dall’assessore comunale di Palermo alla Protezione civile, Piero Alongi. “Nessuna segnalazione di danni al momento, solo qualche telefonata per avere informazioni“, fanno sapere all’Adnkronos dal Comando generale dei vigili del fuoco.
Paura anche alle Isole Eolie. “Abbiamo avuto dei crolli di costoni ad Alicudi e Filicudi, qui stiamo verificando se sia stata interessata anche qualche strada comunale. Altri cedimenti si sono registrati nella parte ovest di Lipari. Non dovrebbero essere interessati i centri abitati ma sono in corso le verifiche“, ha detto all’Adnkronos Riccardo Gullo, sindaco di Lipari, dopo lo sciame sismico registrato nel Tirreno meridionale e avvertito in diversi comuni della Sicilia
L’epicentro è stato registrato a Nagqu, nel Tibet settentrionale, a una profondità di 10 km
Soccorsi in Tibet – (Ipa)
Il terremoto di magnitudo 7.0 che ha colpito la regione cinese del Tibet ha causato almeno 16 morti e 46 feriti, secondo gli ultimi aggiornamenti. Il sisma si è verificato ieri alle 22.33 e ha provocato il crollo di oltre 300 abitazioni. L’emittente China Central Television (Cctv), citando funzionari locali, ha riferito che i feriti sono 46, di cui 11 in gravi condizioni, e che 339 abitazioni sono crollate o hanno subito danni. Secondo l’Istituto geologico statunitense (Usgs), l’epicentro è stato localizzato in una zona montuosa a circa 190 chilometri a est-nordest di Nagqu e a 390 chilometri a nordest di Lhasa, il capoluogo della regione. Il sisma si è verificato a una profondità superficiale di circa 10 chilometri.
Il sisma, il più forte a colpire la Cina da gennaio 2024, è stato distintamente avvertito nell’area, ha reso noto il CENC. L’epicentro si è localizzato a circa 400 km da Lhasa, capitale del Tibet.
Come spiega la Cnn, la Cina ha già fatto esperienza di forti terremoti, in particolare nelle regioni sud-occidentali del Paese, dove la placca tettonica eurasiatica incontra quella indiana:una collisione imponente che ha dato origine all’imponente catena dell’Himalaya e al vasto altopiano tibetano.
Il Ministero degli Esteri si è attivato per ottenere informazioni sul fermo di alcune attiviste italiane nel villaggio di al-Bweib, a sud di Hebron, in Cisgiordania, mentre accompagnavano agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive. Le connazionali sono state fermate oggi dalle Forze di difesa israeliane (IDF) insieme ad altri attivisti internazionali.
Non appena informati dell’accaduto, l’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv e il Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme sono entrati in contatto con le Autorità israeliane, chiedendo chiarimenti urgenti sulle circostanze del fermo e sulla situazione delle connazionali. La Farnesina al momento ha ottenuto conferma che le italiane si trovano presso una stazione di polizia. Le autorità israeliane confermano la presenza di 4 cittadine italiane.
L’Ambasciata a Tel Aviv e il Consolato Generale a Gerusalemme, in stretto raccordo con la Farnesina, continuano a seguire la vicenda in costante contatto con le Autorità israeliane per favorirne una pronta risoluzione.
Protesta autotrasportatori contro il carovita: gli aggiornamenti di venerdì 23 ottobre. Rimossi i presidi a Napoli, in Campania e Calabria; continua invece la protesta dei pescherecci a Termoli.
La protesta degli autotrasportatori si è sbloccata e in Campania la distribuzione di carburante è in via di normalizzazione. Dopo i giorni di presidi e blocchi che hanno messo in difficoltà la grande distribuzione e lasciato a secco molti distributori, nelle ultime ore le autobotti sono tornate a rifornire alcune pompe di benzina e gasolio. E proprio lì si registrano lunghe code: gli automobilisti si affollano ai distributori appena riforniti, mentre la disponibilità resta ancora disomogenea.
Alle prime luci di oggi, venerdì 23 ottobre, è stato sciolto il presidio dei camionisti nella zona orientale di Napoli, dove sorgono le raffinerie. Sono stati rimossi anche i blocchi sull’A1 e sull’A30, tra Napoli, Caserta e Salerno. In Calabria i presidi ancora attivi stanno progressivamente smobilitando.
La ripresa dei rifornimenti segue l’intervento del governo, con il decreto aiuti annunciato dalla premier Giorgia Meloni, e l’incontro tenuto nelle ultime ore in Prefettura a Napoli tra il prefetto Michele di Bari e i titolari delle aziende che trasportano carburante. Un passaggio che ha prodotto effetti immediati sulla distribuzione in città e nella regione.
La situazione, però, non è ancora tornata alla normalità: serviranno giorni perché carburanti e derrate alimentari siano nuovamente disponibili ovunque. Intanto, nel resto del Sud restano tensioni legate al costo del gasolio: a Termoli, sul basso Adriatico, i pescherecci sono fermi.
11:14 – Anche in Calabria rimossi i presidi degli autotrasportatori: situazione in graduale ripresa: La protesta degli autotrasportatori si sta sbloccando anche in Calabria: i manifestanti stanno progressivamente rimuovendo gli ultimi blocchi e presidi rimasti attivi nella regione, dopo la sospensione della protesta decisa da Fedralog. In Calabria, già nella giornata di ieri, sono riprese le consegne di merci nei supermercati, soprattutto di frutta, verdura e pesce, anche se le disponibilità sono ancora a macchia di leopardo. In Calabria, inoltre, a differenza della Campania – dove si registrano lunghe code ai distributori di benzina – non si registrano particolari difficoltà per l’approvvigionamento di carburante. In attesa del tavolo con il ministro dei Trasporti Salvini del prossimo 27 ottobre, gli autotrasportatori si dicono pronti a riprendere le proteste in caso di risposte non adeguate.
11:04 – Arrivano le autobotti per riempire i distributori di benzina, è ressa alle pompe: Napoli, arrivano le autobotti a rifornire di benzina i distributori in zona Cavalleggeri d’Aosta, periferia Occidentale. E ovviamente un attimo dopo l’operazione è ressa di scooter e auto in attesa del pieno dopo giorni di scarsità di carburante. Analoghe scene si stanno ripetendo anche in provincia di Napoli. Nella giornata di oggi, assicurano i gestori, la distribuzione dovrebbe raggiungere tutti i punti vendita sul territorio dell’area metropolitana di Napoli.
10:14 – Lunedì i tassisti in protesta al Ministero dell’Economia a Roma: si rischia lo stop dei taxi: Dopo il blocco degli autotrasportatori, si rischia anche quello dei tassisti, che hanno annunciato, per lunedì 26 ottobre, una manifestazione di protesta davanti alla sede del Ministero dell’Economia a Roma. “Chi conosce itTaxi sa che non abbiamo mai ceduto a proteste ideologiche, ma oggi siamo di fronte a un’emergenza economica non più sostenibile” ha scritto oggi Loreno Bittarelli, presidente di itTaxi, in un editoriale sull’Economista. “Con le tariffe amministrate dai Comuni, non possiamo scaricare sui clienti i rincari record di benzina e gasolio: i costi li pagano interamente i lavoratori, i cui margini sono azzerati. Saremo in piazza a piedi, fuori turno e senza vetture, per far sentire la nostra voce senza creare disagi ai cittadini” ha concluso Bittarelli.
Immagine di repertorio
09:50 – Lusetti (Confcommercio): “Danni per milioni di euro, ci vorrà una settimana per ripartire”: “Dall’inizio della protesta non era uscito nessun camion dai nostri depositi. Non abbiamo neanche ricevuto la merce dalle quattro Regioni coinvolte, e cioè Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Adesso siamo al 70% di operatività, con alcuni blocchi che continuano a Nola e ad Avellino, ma crediamo che nel giro di poche ore tutto si normalizzerà” ha spiegato Mauro Lusetti, vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conad, in una intervista a Repubblica. Secondo Lusetti, i danni sono ancora da quantificare con precisione, ma ammonterebbero a “diversi milioni di euro distribuiti su tutta la filiera“. Secondo il vicepresidente di Confcommercio, inoltre, ci vorranno “dai tre ai sette giorni” affinché la situazione possa tornare alla normalità.
09:19 – Il Governo ieri ha stanziato 175 milioni di euro per gli autotrasportatori: Per correre ai ripari e tentare di fermare la protesta degli autotrasportatori che ha paralizzato il Sud Italia e ha rischiato di estendersi anche al resto del Paese, il Governo ha varato un pacchetto di aiuti. Con un decreto legge varato d’urgenza, infatti, il Consiglio dei ministri – presieduto dalla premier Giorgia Meloni – ha stanziato 175 milioni di euro destinati agli autotrasportatori, all’agricoltura e alla pesca. “Il governo ascolta chi manifesta pacificamente” ha detto la premier Meloni, annunciando, però, il pugno duro contro coloro che hanno effettuato i blocchi stradali, considerati dal Governo illegali.
08:57 – Ancora furti di carburante dalle auto in sosta tra Napoli e provincia: tre denunciati: Nella notte, come è accaduto purtroppo anche nei giorni scorsi, si sono registrati ancora casi di furti di carburante dalle auto in sosta. A Napoli, nel quartiere Pianura, periferia Ovest della città, i carabinieri hanno denunciato un uomo di 35 anni, sorpreso in via Emilio Notte a forzare il serbatoio di una vettura: con sé, l’uomo aveva un tubo di gomma, una tenaglia e una tanica di plastica. In provincia, a Castellammare di Stabia, i carabinieri hanno denunciato un 22enne e una 25enne del posto che avevano tentato di aspirare benzina da un’automobile parcheggiata in strada
08:41 – Napoli-Capodichino, anche oggi problemi di carburante all’aeroporto: Anche oggi problemi di carburante all’aeroporto di Napoli-Capodichino: un nuovo Notam, il numero A5678/26, segnala una disponibilità limitata di Jet A1 per le scorte ridotte. L’avviso, valido in via stimata dalle 17.01 di ieri alle 13 di oggi, chiede ai piloti di ridurre la domanda di rifornimento locale, se operativamente possibile.
Le compagnie sono invitate a valutare il cosiddetto “tankering”, cioè l’imbarco di carburante in eccesso nello scalo di partenza, oppure a pianificare scali intermedi per fare rifornimento altrove. Al momento il Notamnon indica cancellazioni o ritardi, ma l’invito alla prudenza riguarda tutti i voli in arrivo e in partenza dallo scalo partenopeo.
08:28 – La situazione delle spedizioni postali e corrieri è in miglioramento in tutto il Sud Italia, dice Poste: Dopo giorni di caos, le spedizioni nel Sud Italia stanno tornando gradualmente alla normalità. Con la progressiva rimozione dei blocchi stradali, Poste Italiane comunica che le consegne sono ripartite, anche se «non è ancora possibile garantire la piena regolarità» di ritiri e consegne di pacchi e corrispondenza su tutto il territorio.
Per recuperare gli arretrati restano temporaneamente sospesi ritiro e accettazione di pacchi e corriere espresso non universali da e per Sicilia, Calabria, Puglia, Campania e Basilicata, mentre prosegue l’accettazione dei pacchi universali con Poste Delivery Standard e International Standard. Il quadro è in miglioramento anche per molti corrieri privati, impegnati a smaltire i ritardi accumulati. Aggiornamenti su poste.it.
08:23 – Il ministro Lollobrigida: “Lavoratori perbene usati da chi vuole il caos”: A proposito della protesta degli autotrasportatori nel Sud Italia, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, in una intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha dichiarato: “Forse certe organizzazioni usano il caos per ridefinire le competenze territoriali attribuendosi un ruolo economico per indebolire la tenuta dello Stato“. “In questo momento ci sono studenti, agricoltori e autotrasportatori perbene – ha aggiunto il ministro Lollobrigida – utilizzati come massa critica per iniziative illegali che non possono essere tollerate“.
08:21 – Ressa per caricare le autocisterne di carburante, entro oggi distributori riforniti a Napoli e provincia: La. concertazione nella notte ha dato i suoi frutti: le autocisterne di carburante stanno caricando – spiega a Fanpage una fonte che opera nel settore «ovviamente c’è un super affollamento, ci vorrà un po’ di pazienza ma saranno evase tutte le consegne nella giornata di oggi». Se ne deduce quindi che entro oggi i distributori di Napoli città e del resto della provincia torneranno ad erogare carburante.
07:55 – Sciolto il presidio dei camionisti a Napoli Est, riforniti alcuni distributori: A Napoli i camionisti hanno sciolto il presidio che da qualche giorno avevano instaurato nella zona delle raffinerie, alla periferia orientale della città, permettendo così che, sin dalle prime luci della giornata odierna, alcuni distributori di carburante potessero essere riforniti. Ieri, per evitare di essere identificati dalle forze dell’ordine, proprio nella zona Est di Napoli i camionisti si sono mossi in un corteo lento, che ha bloccato la circolazione. Nel pomeriggio di ieri, però, un lungo incontro tra il prefetto di Napoli Michele di Bari e i titolari delle ditte di distribuzione di carburante ha permesso che la situazione, almeno temporaneamente, uscisse dall’impasse.
Tra le categorie colpite dal caro carburanti c’è anche quella dei pescatori che hanno protestato. Ma sono in arrivo aiuti sia dallo Stato che dalla Regione
La protesta dei pescherecci
La protesta sul caro gasolio si estende anche alla pesca. In numerosi porti italiani pescherecci fermi e sirene spiegate. La mobilitazione, nata autonomamente nelle marinerie e con epicentro nell’Alto Adriatico, denuncia una crisi che mette a rischio la sostenibilità economica del settore. A pesare è soprattutto il costo del carburante che, in alcuni casi, supera il 60% dei costi operativi.
Per Achille Ghenda, di Confcooperative Agroalimentare e Pesca, “la situazione rischia di peggiorare con il passare del tempo. Se prima della crisi un’imbarcazione spendeva circa 500 euro al giorno di carburante per una battuta di pesca, oggi con i prezzi attuali del carburante siamo arrivati a molto più del doppio”.
Sul piano nazionale in queste ore il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto-legge con disposizioni urgenti e misure di sostegno ai settori dell’autotrasporto, dell’agricoltura e della pesca. Aiuti che ammontano a 175 milioni di euro. Dei quali 10 milioni alla pesca.
Sul piano regionale, spiega Ghenda, attendiamo i ristori messi a disposizione dai fondi europei proprio per lenire i costi del carburante. La prima tranche, che coprirebbe da marzo a giugno, dovrebbe arrivare entro fine anno, mentre quella che coprirebbe i mesi da luglio a dicembre nei primi mesi del prossimo anno. Sono circa 300 le imprese ittiche che operano in Friuli Venezia Giulia e che si occupano di pesca e di acquacoltura. Per loro il contributo varierà da un minimo di mille euro fino a un massimo di circa 40 mila euro, a seconda del tipo di pesca e di imbarcazione. Dai ristori, invece, almeno per ora, resterebbero fuori le cooperative.
Chiedono al Governo di intervenire per sbloccare la loro vertenza
Tre operai hanno occupato una struttura di produzione dell’Eurallumina di Portovesme a 60 metri d’altezza. Si tratta di un gesto di protesta nei confronti del Governo – come spiegano – per lanciare un appello allo sblocco della loro vertenza. L’impianto, di proprietà della multinazionale russa Rusal, produce ossido di alluminio, ma è fermo da tempo, nonostante l’esistenza di un piano di rilancio. Il progetto stenta a decollare anche a causa della situazione internazionale che coinvolge le aziende russe che operano nei paesi europei.
La protesta – La decisione di asserragliarsi sulla struttura è arrivata durante durante il sit-in e l’assemblea organizzati stamani davanti allo stabilimento, indetti dalle segreterie territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil. La protesta arriva alla vigilia del vertice convocato per domani al ministero delle Imprese e del Made in Italy.
"Ora basta", protesta a 60 metri d'altezza per gli operai a Portovesme https://t.co/KAG6IWsRmA.
Cléa Ménier si è accasciata in campo per un arresto cardiaco dopo uno scontro di gioco. Inutili i soccorsi: la Federazione apre un’indagine sulle dinamiche dell’incidente
Il rugby francese è a lutto per la morte, a soli 17 anni, di Cléa Ménier. Il tragico incidente, secondo quanto ricostruito dai media locali, è avvenuto sabato scorso. La giovane giocatrice dell’Union du Bassin Marmandais durante la partita con l’Agen ha subito un violento colpo alla testa ed è andata in arresto cardiocircolatorio.
“Sarà fatto tutto il possibile per comprendere le circostanze di quanto accaduto e sarà attivato un servizio di supporto psicologico per sostenere tutte le persone colpite da questa tragedia e accompagnarle in questi momenti particolarmente dolorosi“, si legge nella nota della Federazione di rugby francese (FFR).
“Siamo sotto shock, sprofondati in una profonda tristezza. Questa è una terribile prova per il nostro club. La affronteremo insieme, uniti e solidali, prendendoci cura gli uni degli altri“, si legge nel messaggio con cui il club francese ha espresso il suo cordoglio, facendo le condoglianze alla famiglia.
Depositate le motivazioni della sentenza con cui il Tribunale di Treviso aveva chiuso il processo di primo grado sul dramma dell’operaio 23enne di Montebelluna che, nell’aprile del 2021, era stato ucciso da un carico di 15 quintali di materiale edile staccatosi da una gru. «I piani di sicurezza sarebbero stati idonei. Se si fossero stati delimitati i corridoi di passaggio in cantiere la tragedia si sarebbe potuta evitare»
Mattia Battistetti
Un infortunio mortale non causato da deficit strutturali nei modelli organizzativi o da documenti prevenzionali inadeguati, bensì da un vizio di esecuzione sul campo e dall’omessa vigilanza nelle fasi operative di carico e movimentazione. È questo il perno attorno a cui ruotano le motivazioni della sentenza, pubblicate lo scorso 14 settembre dal giudice monocratico del Tribunale di Treviso, Alice Dal Molin, sul processo per la morte di Mattia Battistetti, il ventitreenne di Montebelluna travolto e ucciso il 29 aprile 2021 da un pesante carico di ponteggi sganciatosi da una gru nel cantiere edile di via Kepler.
Il dispositivo traccia un solco netto tra le responsabilità dei vertici delle aziende coinvolte e la gestione del rischio in fase di cantiere, spiegando le ragioni del proscioglimento dei vertici societari e la contestuale condanna ad un anno e sei mesi di reclusione (con sospensione della pena e non menzione nel casellario) inflitta a tre figure operative.
Il passaggio chiave nelle motivazioni della sentenza che era stata pronunciata, fra mille polemiche, lo scorso 18 marzo, individua con precisione il nesso di causalità tra le omissioni in cantiere e la morte di Mattia Battistetti. Nelle carte emerge chiaramente come la tragedia si sarebbe potuta evitare se le disposizioni di sicurezza fossero state applicate sul campo e non limitate a un mero adempimento formale. In particolare, il giudice sottolinea come i Piani di sicurezza prevedessero la necessità di tracciare e delimitare specifici «corridoi di passaggio» e zone interdette ai lavoratori durante le manovre di sollevamento dei carichi pesanti. Tuttavia tali prescrizioni sono «rimaste puramente sulla carta», senza mai tradursi in una concreta delimitazione dell’area di lavoro o in una segnaletica idonea. I cartelli di avviso e la delimitazione fisica delle zone di pericolo, nota il giudice, sono stati posizionati soltanto ex post, ovvero «dopo che la tragedia si era ormai consumata». Se quei percorsi protetti e quelle zone di rispetto fossero stati concretamente tracciati e fatti rispettare, l’operaio non si sarebbe trovato nel raggio d’azione del carico al momento del cedimento dell’imbracatura.
È proprio questa distinzione tra il piano formale e la condotta pratica a giustificare la sentenza. Sono infatti stati assolti «per non aver commesso il fatto» e «perché il fatto non costituisce reato» Bruno Salvadori (difeso dall’avvocato Andrea Gritti), 59 anni di Mogliano, al vertice della Essebi (ditta incaricata del montaggio della gru), Gianantonio Bordignon(difeso dall’avvocato Piero Barolo), 58 anni di Volpago del Montello, titolare dell’impresa esecutrice e responsabile dei lavori, e Andrea Gasparetto (difeso dall’avvocato Giuseppe Basso), 46 anni di Istrana, legale rappresentante della Altedil di Trevignano, la ditta da cui dipendeva il giovane operaio.
A carico dei datori di lavoro non è emersa alcuna colpa: le motivazioni evidenziano come «la documentazione prevenzionale (Pos e PiMUS) predisposta dalle imprese fosse pienamente idonea, conforme alla normativa vigente e priva di lacune strutturali idonee a determinare l’evento». Riguardo alla posizione della ditta incaricata del montaggio dell’impianto di sollevamento le carte rimarcano che «nessun difetto di installazione, cedimento meccanico o vizio strutturale originario del macchinario è risultato essere causa diretta o indiretta del collasso del carico». I titolari, viene precisato, avevano legittimamente delegato la sorveglianza diretta sul cantiere a figure tecniche qualificate, motivo per cui «nessun profilo di colpa per omissione di controllo può essere mosso ai soggetti apicali».
Un quadro del tutto opposto riguarda invece i tre imputati riconosciuti colpevoli di omicidio colposo in concorso: Marco Rossi (difeso dall’avvocato Nicolò Barolo), 43 anni di Montebelluna, dipendente della ditta Bordignon delegato per la sicurezza e responsabile del servizio di prevenzione e protezione (Rspp), Gabriele Sernagiotto (difeso dall’avvocato Alberto Mascotto), 63 anni di Montebelluna, coordinatore della sicurezza in fase esecutiva (Cse), e Loris Durante (difeso dall’avvocato Elena Benvegnù), 46 anni di Volpago, l’operatore addetto alla manovra della gru. A Durante viene addebitata una condotta caratterizzata da «un’inescusabile imperizia nell’imbracatura e nel successivo sollevamento del materiale, eseguito in condizioni operative non idonee e prive delle adeguate distanze di sicurezza dalle zone di stazionamento dei lavoratori». Il manovratore ha infatti azionato la gru «senza accertarsi in modo visivo e preventivo della perfetta stabilità del carico e della completa liberazione dell’area sottostante dalla presenza di operatori».
Parallelamente, la condanna nei confronti di Rossi e Sernagiottosi fonda sul mancato adempimento del rispettivo obbligo di garanzia e controllo. Nelle motivazioni, il giudice sottolinea «un’omessa e continuativa vigilanza sull’osservanza concreta delle procedure di cantiere», rimarcando come da parte dei preposti e dei responsabili si sia verificata «una colpevole tolleranza di comportamenti e consuetudini di lavoro difformi dalle prescrizioni contenute nei Piani di sicurezza». Una mancata sovrintendenza che ha reso inefficaci le tutele previste sulla carta, determinando il tragico esito dell’infortunio.
Ai familiari di Mattia Battistetti e in particolare la madre Monica, il papà Giuseppe e la sorella Anna – che in primo grado si erano costruiti come parte civile e a cui erano stati riconosciuti a titolo di provvisionale complessivamente 290mila euro – stanno valutando se presentare appello davanti alla Corte d’Appello di Venezia.
Erick Thohir ha avuto un ruolo anche nell’acquisizione del Como da parte della proprietà indonesiana. A raccontarlo è Mirwan Suwarso, presidente del club lariano, che in una lunga intervista rilasciata a un programma indonesiano, ospite di Hanif Thamrin, ha svelato un retroscena finora poco conosciuto, dedicando inoltre parole di grande apprezzamento all’ex presidente dell’Inter. Parlando della della rapida crescita del Como, passato in pochi anni dalla Serie D alla Champions League, Suwarso ha spiegato che proprio l’esperienza maturata da Thohir nel calcio italiano fu importante nelle fasi iniziali dell’operazione.
“A darmi una mano per arrivare qui è stato anche Erick. All’epoca aveva l’Inter. Nel suo gruppo c’era una persona che si chiama Susi. Quando volevamo acquistare il Como, sono stati loro ad aiutarci, a presentarci gli avvocati. Tutto passava dal gruppo di Susi”, ha raccontato Suwarso. Il presidente del Como riconosce quindi a Thohir e ai suoi collaboratori un ruolo nelle prime fasi dell’acquisizione della società: “Conoscevano davvero molto bene il calcio italiano“. Suwarso ha poi ricordato anche la situazione economica che Thohir trovò al momento del suo ingresso nell’Inter: “Io ho visto personalmente che Erick aveva ereditato problemi enormi all’Inter, a partire da un debito molto grande“. Il confronto con la precedente gestione di Massimo Moratti è diretto: “Prima, sotto Moratti, l’Inter era stata soprattutto un progetto di ambizione, più che un progetto imprenditoriale. – C’erano debiti con gli agenti ancora da pagare, debiti con i giocatori: erano tantissimi“. Secondo Suwarso, il lavoro di Thohir e dei suoi collaboratori si concentrò innanzitutto sul riordino dei conti: “Sono entrati e hanno rimesso in ordine la contabilità. Quanto tempo è rimasto Erick all’Inter? Non ricordo, qualche anno: tre o quattro, quattro-sei anni, più o meno“.
“Un lavoro straordinario, poi qualcun altro ha ricevuto i riconoscimenti” – Suwarso ritiene che il contributo dell’imprenditore indonesiano alla successiva crescita dell’Inter meriti maggiore considerazione. “Sono passati da perdite di centinaia di milioni di dollari all’anno a un utile. La prima volta che l’Inter tornava in utile dopo quanto? Undici, dodici anni.Secondo me è stato un lavoro straordinario – E dopo sono riusciti a vendere ottenendo un multiplo molto positivo per loro. Dal punto di vista imprenditoriale, questa per me è una definizione di successo“. Il presidente del Como ha poi aggiunto: “Loro hanno seguito il percorso opposto: prima hanno sistemato le cose. Poi magari è stato qualcun altro a ricevere il riconoscimento per i successi. Ma dal punto di vista del business, ho grande rispetto per quello che hanno Ma dal punto di vista del business, ho grande rispetto per quello che hanno fatto“. Va però precisato che il ricordo di Suwarso sul ritorno immediato all’utile non coincide con i bilanci consolidati ufficiali dell’Inter. Nell’esercizio 2015/16 il club registrava ancora una perdita di circa 59,6 milioni di euro, mentre il primo utile netto dopo quindici anni è arrivato nella stagione 2024/25, con un risultato positivo di 35,4 milioni.
“L’Inter è abituata a giocare sempre al massimo” – Suwarso ha parlato anche delle difficoltà che il Como sta affrontando dopo la qualificazione in Champions League.La crescita sportiva ha portato nuove opportunità, ma anche la necessità di rendere sostenibili gli investimenti e rispettare i vincoli economici. “Dobbiamo ridurre le uscite se i ricavi non aumentano. Devo portare avanti due cose contemporaneamente: diminuire i costi e aumentare le entrate. E nel frattempo dobbiamo mantenere competitiva la squadra“, ha spiegato. Un altro ostacolo riguarda la gestione delle energie fisiche e soprattutto mentali: “Stiamo scoprendo adesso quanto sia difficile giocare ogni tre giorni. Non soltanto per la preparazione delle partite, ma soprattutto per la tenuta mentale dei giocatori“. Suwarso ha preso proprio l’Inter come termine di paragone: “Una partita contro il Lipsia porta un’intensità emotiva altissima. Poi mantenere lo stesso livello nella partita successiva non è semplice. Puoi dire ai giocatori quello che vuoi, ma la capacità mentale di una persona ha dei limiti”. Infine, il confronto con i nerazzurri: “Una squadra come l’Inter probabilmente è già abituata a funzionare costantemente a quel livello, sempre alla massima velocità. Noi stiamo ancora imparando“.La qualificazione alla Champions ha quindi aperto una nuova fase per il Como,ma anche imposto sfide inedite: “Potremmo dover cambiare parecchi giocatori per rispettare il fair play finanziario. E l’anno prossimo sarà ancora più difficile”.