Chernobyl, i luoghi dell’abbandono: cosa resta 33 anni dopo il disastro


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Il disastro di Černobyl’ è stato il più grave incidente mai verificatosi in una centrale nucleare. È uno dei due incidenti classificati come catastrofici con il livello 7 e massimo della scala INES dell’IAEA, insieme all’incidente avvenuto nella centrale di Fukushima Dai-ichinel marzo 2011

articolo: https://video.repubblica.it/mondo/chernobyl-i-luoghi-dell-abbandono-cosa-resta-33-anni-dopo-il-disastro/332841/333437?ref=RHPPBT-BS-I220012994-C12-P1-S3.4-T1

Tavole ancora imbandite, oggetti personali e fotografie, documenti privati e suppellettili, testimonianze di vite spezzate, segnate per sempre dalla tragedia. È quello che resta a 33 anni dal disastro nucleare di Chernobyl , avvenuto il 26 aprile 1986.
La Zona di Esclusione, così è chiamata l’area di 30 km attorno al reattore, presidiata militarmente e a cui si accede solo grazie a particolari permessi, appare oggi come un girone infernale: dai villaggi più perimetrali come Zalissya e Kopachi, di cui restano solo le abitazioni con i tetti e i pavimenti divelti, le attrezzature agricole e qualche macchinario abbandonato, fino al cuore di Chernobyl, l’area delle centrali nucleari e dei radar sovietici come l’imponente ”Duga” ancora in piedi. Si arriva poi a Pripyat, l’unica area veramente disabitata, nelle altre soggiornano addetti ai lavori e militari per brevi periodi di tempo e su turnazione. Questa cittadina, che ospitava all’epoca 50mila persone, era ricca e fiorente. Chiamata anche ‘la città dei bambini’, qui avevano trovato la loro dimora i dipendenti delle centrali nucleari e le loro famiglie.

La Storia Siamo Noi L’incidente di Chernobyl a cura di Gianni Minoli

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