Violenza sulle donne


manifestazioni in tutta Italia. “Riprendiamoci la libertà”

articolo: http://www.repubblica.it/cronaca/2017/09/30/news/_riprendiamoci_la_liberta_manifestazioni_nelle_piazze_d_italia_contro_la_violenza_sulle_donne-176956640/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P5-S1.6-T1

Oltre 100 iniziative organizzate dalla CGIL per firmare l’appello “Avete tolto il senso alle parole”: si chiede alle istituzioni un cambiamento sul linguaggio usato per il genere femminile che spesso contiene pregiudizi e insulti velati.

“Riprendiamoci la libertà”. Un desiderio, una necessità e anche lo slogan della manifestazione a sostegno delle donne, organizzata oggi dalla CGIL, con oltre 100 iniziative in tutte le regioni italiane. La leader del sindacato, Susanna Camusso, ha partecipato alla manifestazione di Roma, in piazza Madonna di Loreto. 

Tantissime le donne presenti, ma anche gli uomini, che hanno firmato l’appello “Avete tolto il senso alle parole”, per chiedere alle istituzioni – dalla politica alla scuola, dai media alla magistratura – un cambiamento sul linguaggio che riguarda la violenza di genere. Soprattutto da quando, anche attraverso i social, sono aumentati i commenti che offendono le donne per quello che indossano o per i modi di vivere. Tra i firmatari dell’appello, che per ora sono circa 12.000, molti personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo.

I dati relativi alla violenza sulle donne parlano chiaro: il nostro Paese è ancora lontano da una soluzione del problema. L’anno scorso sono state uccise 116 donne, praticamente una ogni tre giorni, e il 92% dei killer è un uomo. Si sono verificati 13.000 maltrattamenti in famiglia, e non si contano ormai i casi di stalking, nonostante il numero verde 1522 che offre assistenza a chi si sente perseguitata. Nel 60% dei casi di donne picchiate, il responsabile è un marito, un padre, un compagno. “Vi abbiamo chiesto ‘Se non ora quando?’ e poi ‘Non una di meno’, ma le cose non sono cambiate”, hanno detto dal palco della piazza. 

“Il giornalismo, quando deve raccontare di uomini torturati, usa appunto la parola ‘tortura’ senza usare giri di parole. E quando invece si parla di stupri, perché bisogna conoscere i particolari di chi lo ha subìto? Perché si deve sapere come una donna era vestita, le strade che frequenta o altre informazioni del genere, che ci umiliano? Basta con i dettagli morbosi. Non se ne poteva più dell’idea che ci sia bisogno dei particolari per descrivere la violenza, perché non si ha il coraggio di discutere della ragione percui gli uomini la esercitano?” ha chiesto Camusso, che poi ha aggiunto: “Basta con i silenzi assordanti, deve cambiare il modo in cui si discute, la sensibilità e come si applicano le leggi. A volte sembra sia più importante chi sia lo stupratore e non cosa abbia subìto la donna”.

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