
Sei anni lontani dal lavoro, altri 3 per provare a rilevare l’azienda, macchinari comprati all’asta con il proprio Tfr, poi sabotaggi, un incendio e tante difficoltà. Ma dopo una strada impervia che sembrava irta di spine, i 12 operai di Screen Sud ce l’hanno fatta. Ora la fabbrica di Acerra è di loro proprietà, fattura 2 milioni all’anno e va a gonfie vele. L’hanno acquistata con la liquidazione di 15 anni di lavoro, sborsando anche l’anticipo di mobilità, e con l’aiuto di LegaCoop.
“Non posso spiegarlo, non trovo le parole – racconta Raffaele Silvestro, presidente della cooperativa ed ex responsabile commerciale della vecchia società fallita – ti alzi da casa tua e vieni a casa tua. Trovi più energie in tutto quello che fai perché lo fai per te. È un’esperienza unica”. Gli operai- titolari della propria azienda (si chiamano workers buyout, operai di un’impresa in crisi che la salvano, rilevandola con le proprie forze), lavorano in un capannone di 1.800 metri quadri nella zona Asi di Acerra, su due turni. Dalle 6 alle 22 qui le luci sono accese, le macchine in funzione e anche le braccia degli operai. La stanchezza lascia il posto ai sorrisi, ai caffè bevuti insieme al distributore, anche alle 10 di sera, con la schiena spezzata. Hanno dai 36 ai 50 anni non ancora compiuti. continua a leggere


