Da sabato 10 al 25 via Paolo Sarpi e dintorni diventeranno il cuore dei festeggiamenti: a casa o per strada, ecco quali sono le tradizioni
La tradizione non cambia: anche in Cina a Capodanno si indossano le mutande rosse. Nel suo bar, nel cuore di Chinatown, Lorenzo dà l’impressione di conoscere tutti. A 13 anni si è trasferito a Milano da Wenzhou, provincia cinese dello Zhejiang. Oggi ne ha compiuti 31 e tra un caffè e l’altro racconta che pure lì, esattamente come in Italia, durante il Capodanno si usa l’intimo rosso. «Chi è nato nell’anno del drago, ad esempio, oggi metterà boxer o calzini color fuoco. La scelta è sua. L’importante è che porti fortuna» sorride. Per i tanti cinesi di Via Paolo Sarpi — 42.910 a Milano secondo l’Istat — l’ultimo dell’anno si festeggia due volte. Prima quello occidentale, poi quello proprio del colosso asiatico. La data del Capodanno cinese, però, non è fissa: dipende dalle fasi lunari tra il 20 gennaio e il 20 febbraio e stando al calendario di Pechino questa è la volta del drago verde in legno. L’animale più importante tra tutti i segni dello zodiaco. I nomi degli anni vengono creati partendo dal primo segno zodiacale combinato con i cinque elementi: metallo, acqua, fuoco, legno, terra.
«I cinesi sono considerati figli del drago, l’abito imperiale cinese ha un disegno del drago, simbolo di potenza, indipendenza ed equilibrio» racconta Lorenzo. Che invece è del segno del gallo. Da domani al 25 lanterne e Hong Bao — bustarelle rosse che contengono soldi — popoleranno le case cinesi.Anche ai padri orientali piace regalare la strenna ai figli per augurargli un inizio pieno di fortuna. Sulle porte delle loro case, invece, fissano i caratteri “fu” che significano letteralmente “felicità”. In quest’atmosfera alcune famiglie giocano a carte e mangiano semi di frutta per ingannare il tempo prima dei festeggiamenti. Altre si sono buttate nella preparazione della Nian Gao, la torta cinese tipica delle festività, fatta con farina, riso e zucchero di canna. Altre ancora, invece, hanno riposto tutta la loro speranza nel pesce. Come la famiglia di Paolo, ottico simbolo di Via Sarpi, in Italia da 27 anni che spiega: «In lingua cinese “yu” significa pesce ma anche abbondanza. Mangiarlo a Capodanno vuol dire augurarsi un anno pieno di soldi».
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A seconda della regione di provenienza, però, anche la cucina è diversa. C’è chi fa i ravioli e riunisce la famiglia per cucinarli insieme, chi ama il tofu, chi il coniglio e il maiale e chi invece preferisce di gran lunga gli gnocchi rotondi di riso. Gli auguri della mezzanotte, poi, nel caso degli originari dello Zhejiang, sono accompagnati da preghiere buddiste talmente lunghe da durare fino al mattino successivo.
Sulla parata i pareri sono discordanti. In un ristorante a gestione familiare verso la fine di Chinatown, non ricordano neanche la data esatta. E quando gli viene fatto presente — quest’anno sarà domenica — zia e nipote ridacchiano. «È una tradizione a cui sono legati più gli italiani di noi». Sono i turisti e i curiosi che ogni anno assistono alla sfilata a fare numero. Addirittura, la presenza sempre più elevata di persone, costringerà la parata di domenica — un’esibizione musicale con balli e acrobazie — a partire dall’Arco della Pace. Paolo Sarpi ormai è troppo stretta. I protagonisti? Centinaia di artisti e figuranti che sfilano accompagnati da un grande drago di cartapesta. «Di solito, al passaggio del dragone davanti al bar lasciamo una Hong Bao per chi si è preso la briga di organizzare». Lorenzo anche quest’anno lavorerà. Capodanno cinese o capodanno occidentale poco cambia. «Per me è il momento di fare il mio dovere, anche durante i periodi festivi. Ci sarà tempo per festeggiare. Quando sarò più grande».
Ma nel cuore della Chinatown milanese c’è preoccupazione per le nuove generazioni. «Chi è nato qui dà sempre meno importanza alle tradizioni. I più piccoli sembrano non capire il bisogno di tramandarle». Nonostante l’entusiasmo il racconto non riesce a coinvolgere i ragazzini. Peccato. Tra pulizie della casa per eliminare la sfortuna e i fuochi d’artificio per scacciare gli spiriti maligni ci si poteva prender gusto.
Il rendering sul possibile stadio del Milan a San Donato
I comitati contrari annunciano la raccolta di firme per arrivare al voto popolare. “I cittadini devono potersi esprimere su una decisione che cambierà per sempre la loro vita”
I No Stadio si muovono per mettere i bastoni tra le ruote al matrimonio tra il Milan e il Comune di San Donato: annunciano che promuoveranno un referendum sul nuovo stadio che la squadra vuole costruire fuori da Milano abbandonando San Siro.
La strada della consultazione pubblica, puntando sull’aumento del traffico che il pallone necessariamente porterebbe nella cittadina, era già stata tentata dai comitati milanesi contrari all’abbattimento del Meazza. Ma non c’è stato perché nel frattempo il progetto di smantellare San Siro è naufragato per il veto sull’abbattimento. Ora anche a San Donato ambientalisti e gruppi di sinistra provano a fermare i piani del Milan. Il Comitato No Stadio ha presentato stamattina in conferenza stampa il quesito di un referendum consultivo che invita la cittadinanza a esprimersi con un sì o con un no sulla costruzione dell’impianto rossonero. “Volete voi, cittadine e cittadini di San Donato Milanese, che sul territorio comunale di San Donato Milanese venga realizzato un intervento a carattere sportivo e commerciale che includa l’insediamento di un nuovo stadio di calcio?“.
Questo è il quesito – sostenuto da 120 firme autenticate di residenti sandonatesi e corredato dal timbro dell’ufficio protocollo del Comune di San Donato Milanese che ne attesta il regolare deposito – con cui prende formalmente il via l’iter referendario che permetterà ai cittadini di esprimersi sul progetto stadio del Milan. “Abbiamo l’esigenza di cominciare un vero percorso partecipativo in una decisione così impattante che potrebbe cambiare per sempre l’aspetto del nostro territorio e la qualità della vita dei nostri cittadini“, spiega all’agenzia Agi la referente del Comitato Iris Balestri.
Arrivarci però non sarà breve. Il collegio dei garanti del Comune di San Donato che valuterà l’ammissibilità del referendum è in fase di definizione. Per il comitato promotore “l’attuale amministrazione non ha il mandato politico per fare lo stadio dato che l’opera non era nel suo programma elettorale“, e “abbiamo già raccolto 1.300 firme per una petizione popolare che chiede che lo stadio non venga costruito e stiamo continuando a raccoglierne“.
Il Comune di San Donato nel frattempo ha preventivamente annunciato un programma di sei assemblee pubbliche sul progetto stadio nell’area San Francesco. Ma per i contrari è “una iniziativa di facciata“, di fatto “senza partecipazione al processo decisionale ma con la sola possibilità di fare proposte migliorative”.
L’Italia affronterà Israele, Belgio e Francia nella Nations League. Lo ha stabilito il sorteggio della Uefa, a Parigi. L’Italia di Spalletti era inserita nella prima fascia della Lega A. Si parte il 5-7 dicembre con le prime gare del girone, le prime due classificate andranno ai quarti di finale in programma il 20-25 marzo 2025, mentre le Final Four si terranno il 4-8 giugno 2025. Le terze di ogni gruppo giocano un playoff con le seconde dei gruppi di Serie B per restare in Serie A. Le quarte di ogni gruppo retrocedono in Serie B. All’attivo dell’Italia, due terzi posti consecutivi conquistati nel 2021 e nel 2023.
LEGA A DI NATIONS LEAGUE
Gruppo 1: Croazia, Portogallo, Polonia, Scozia.
Gruppo 2:Italia, Belgio, Francia, Israele.
Gruppo 3: Olanda, Ungheria, Germania, Bosnia-Erzegovina.
Gruppo 4: Spagna, Danimarca, Svizzera, Serbia.
LEGA B DI NATIONS LEAGUE
Gruppo 1: Repubblica Ceca, Ucraina, Albania, Georgia.
Gruppo 2: Inghilterra, Finlandia, Repubblica d’Irlanda, Kazakistan.
Gruppo 3: Austria, Norvegia, Slovenia, Grecia.
Gruppo 4: Galles, Islanda, Montenegro, Turchia.
LEGA C DI NATIONS LEAGUE
Gruppo 1: Svezia, Azerbaigian, Slovacchia, Estonia.
Gruppo 2: Romania, Kosovo, Cipro, Lituania/Gibilterra.
Gruppo 3: Lussemburgo, Bulgaria, Irlanda del Nord, Bielorussia.
Gruppo 4: Armenia, Isole Far Oer, Macedonia del Nord, Lettonia.
LEGA D DI NATIONS LEAGUE
Gruppo 1: Lituania/Gibilterra, San Marino, Liechtenstein.
Gruppo 2: Moldavia, Malta, Andorra.
Quali sono le date della Nations League 2024/25? Di seguito, il calendario con tutti gli appuntamenti che porteranno alla fase finale:
Sorteggio fase a leghe: 8 febbraio 2024
Prima giornata: 5-7 settembre 2024
Seconda giornata: 8-10 settembre 2024
Terza giornata: 10-12 ottobre 2024
Quarta giornata: 13-15 ottobre 2024
Quinta giornata: 14-16 novembre 2024
Sesta giornata: 17-19 novembre 2024
Sorteggio spareggi per la fase a eliminazione diretta: novembre 2024
Spareggi per la fase a eliminazione diretta: 20-25 marzo 2025
Quarti di finale Lega A: 20-25 marzo 2025
Fase finale: 4-8 giugno 2025
Regolamento sorteggio Nations League – Le novità – Cosa cambierà per la Nations League 2024/25? La UEFA Nations League verrà ampliata con un nuovo turno a eliminazione diretta che si giocherà a marzo 2025, creando continuità tra la fase a gironi che termina a novembre e le finals di giugno.
Le prime e le seconde classificate dei gironi della Lega A parteciperanno ai quarti di finale con gare di andata e ritorno. Le vincitrici di questi incontri si qualificano per le finals a quattro squadre. Le quarte classificate delle Leghe A e B retrocedono direttamente nelle Leghe B e C. Le due quarte classificate con meno punti della Lega C retrocedono invece in Lega D.
Le vincitrici dei quattro gironi delle Leghe B e C, oltre alle due vincitrici dei gironi della Lega D, vengono promosse direttamente nelle Leghe A, B e C. Le terze classificate della Lega A e le seconde classificate della Lega B, nonché le terze classificate della Lega B e le seconde classificate della Lega C, disputeranno gli spareggi promozione/retrocessione con gare di andata e ritorno.
Sono anche previsti spareggi tra le due migliori quarte classificatedella Lega C e le due seconde classificate della Lega D. L’ampliamento della UEFA Nations League nella sosta nazionali di marzo riguarderà solo un numero selezionato di squadre, mentre le altre saranno già pronte a iniziare le qualificazioni europee.
Solo in due sono sopravvissuti. Erano tutti rifugiati sudanesi
Nuovo naufragio nel canale di mare fra Sfax e Lampedusa. Un barchino in ferro stracarico di persone si è inabissato, portando con sé decine di persone. Tredici corpi sono stati recuperati dalla Garde Nationale, ma almeno ventisette risultano dispersi. Solo in due si sono salvati.
Terrorizzati, stremati, alle autorità hanno raccontato che a bordo di quella carretta, mal assemblata con diversi pezzi di latta saldati insieme, erano quarantadue in tutto. Tutti sudanesi, riconosciuti come rifugiati dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite ma rimasti comunque senza alcun tipo di assistenza in Tunisia. E come i migranti subsahariani regolarmente vittime di minacce, violenze e abusi sistematici.
Un incubo che per chiunque abbia la pelle nera è iniziato il 25 febbraio scorso, quando il presidente tunisino Kais Saied ha bollato i migranti subsahariani come “persone non grate” perché strumento di un presunto “piano di sostituzione etnica” mirato a “cambiare l’identità araba del Paese”. E non diverso trattamento subisce chi arriva dal centro Africa o dalla zona del Corno. In molti – denuncia da tempo la rete Refugees in Tunisia – sono stati deportati al confine fra l’Algeria e la Libia e abbandonati nel deserto.
Stando a quanto comunicato dal portavoce del tribunale di Monastir, Farid Ben Jha, le ricerche sarebbero ancora in corso, mentre sull’accaduto sarebbe strato aperto un fascicolo.
Con l’ennesimo naufragio, cresce ancora il numero delle vittime nel Mediterraneo diventato tagliola per chi tenta di attraversarlo. Il 26 gennaio scorso – ha fatto sapere l’Oim – le vittime accertate avevano già raggiunto quota cento, il doppio rispetto all’anno scorso. I dispersi – hanno calcolato reti civiche e associazioni – sarebbero oltre trecento. Un bilancio tragico che adesso si aggrava. E conferma un trend che ha già fatto laureare quella rotta come una delle più letali del mondo. Nel 2023 più di 2.270 persone, il 60% in più rispetto all’anno precedente, hanno perso la vita nel Mediterraneo.
Cliffside Collapse Forces Evacuation of Seaside Apartment in Isla Vista| Emergency Response Underway –Il crollo della scogliera costringe l’evacuazione di un appartamento sul mare a Isla Vista| Risposta all’emergenza in corso – NEWS9 Live
A Isla Vista, nella contea di Santa Barbara in California, il complesso residenziale fronte mare “Isla Vista” è stato evacuato a causa del cedimento di una scogliera provocato da giorni di piogge eccezionali. Il Dipartimento locale dei Vigili del Fuoco ha evacuato quattro abitazioni, costringendo oltre 45 residenti a lasciare le proprie case per diverse ore. Le immagini catturate dal drone dei Vigili del Fuoco mostrano il patio che frana pericolosamente verso l’oceano.
La società dovrà pagare un’ammenda di 1.500 euro per “espressioni discriminatorie per motivi di razza all’indirizzo di un calciatore della società avversaria”
Cori razzisti a Legnano:società multata e prossima gara interna senza spettatori. Mano pesante del giudice sportivo contro l’Ac Legnano che paga alcuni cori discriminatori nei confronti di un tesserato di colore del Crema, contro cui la società ha giocato il 4 febbraio (campionato di serie D). Una partita carica di tensione, finita 0-2.
Nello specifico, come si legge nel comunicato del Giudice Sportivo, “per avere nel corso del secondo tempo, alcuni propri sostenitori rivolto espressioni discriminatorie per motivi di razza all’indirizzo di un calciatore della società avversaria”.
C’è da dire che la curva del Legnano, per protesta nei confronti della società, da inizio anno è vuota e quindi i cori razzisti non sono venuti dagli ultras. Anzi, non si sono sentiti cori organizzati: è probabile che qualcuno dei tifosi presenti, singolarmente, si sia lasciato andare a commenti di questo tenore. In ogni caso alla società legnanese ètoccata un’ammenda di 1.500 euro e “una gara da disputare con il settore riservato alla tifoseria locale privo di spettatori“.
Forse le due vittime, di nazionalità italiana, sarebbero famigliari
Due persone sono morte in uncamperandato a fuoco aFerrara, in un parcheggio. È successo nel tardo pomeriggio, nei pressi del Decathlon in via Ferraresi. Le cause di quanto avvenuto sono al vaglio della polizia e dei vigili del fuoco. Le vittime sono madre e figlio e non sono italiani.
«C’è stata un’esplosione» – All’interno del mezzo pare ci fossero due bombole di Gpl e qualcuno ha riferito di un’esplosione. I due morti sarebbero due familiari, di nazionalità italiana ma ancora in corso di identificazione. Sul posto anche il 118 ed è stata informata la Procura. La squadra mobile insieme alle volanti sta sentendo eventuali testimoni e verificando se ci sono telecamere in zona
Intervento dei Vigli Del Fuoco in Via Gratosoglio a seguito di sversamento sostanze chimiche in ex tintoria abbandonata (Ansa/Andrea Fasani)
L’aria nei dintorni di un ex tintoria in via Gratosoglio è diventata irrespirabile. Intervenuti sul posto cinque mezzi dei vigili del fuoco per evitare il diffondersi dei miasmi
È stato impedito di uscire ai residente che abitano vicino a un’ex tintoria in via Gratosoglio, a Milano, a causa dello sversamento di alcuni fusti di sostanze chimiche, tra cui ammoniaca, acido muriatico e acqua ossigenata. L’aria nell’edificio è diventata irrespirabile e i vigili del fuoco sono intervenuti con cinque mezzi per limitare il diffondersi delle sostanze.
Sul posto anche il Nucleo nucleare biologico chimico radiologico (Nbcr). A livello precauzionale, spiegano i pompieri, viene impedito agli abitanti della zona di uscire dalle proprie abitazioni. Per questo motivo è stata attivata anche l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, che sta contrastando il livello di saturazione dell’aria.
La polizia di Stato e la polizia locale stanno indagando per accertare le cause dello sversamento. Secondo i primi accertamenti, sarebbe stata confermata la miscelazione di due o più sostanze chimiche, al momento in fase di analisi, avvenuta in modo improprio da parte di ignoti.
L’area è dismessa e adiacente ad abitazioni. Ai residenti è stato consigliato di mantenere i serramenti chiusi. Secondo gli esperti dei vigili del fuoco, non vi sarebbero pericoli per la pubblica incolumità, fatta eccezione per disturbi olfattivi.
I portoghesi avevano già ricevuto 20 milioni, pagati dal Lille ma arrivati dal Milan: ora però chiedono al TAS che il club francese paghi 45 milioni.
Il lungo caso legato a Rafael Leao si prepara a un nuovo capitolo. Come riportato dal quotidiano portoghese Record, infatti, il prossimo 26 marzo andrà in scena una nuova udienza davanti al TAS di Losanna sullo scontro legale che ha al centro la rescissione unilaterale del contratto coi portoghesi da parte dell’attaccante, oggi al Milan, avvenuta nell’estate 2018, con il passaggio poi del giocatore al Lille.
Il processo torna ora al TAS, dopo due decisioni favorevoli allo Sporting: nel 2020 il tribunale portoghese aveva condannato Leao a pagare 16,5 milioni di euro a titolo di risarcimento mentre nel 2022 la FIFA ha sentenziato che i francesi avrebbero dovuto pagare la cifra insieme al giocatore.
Lo Sporting lo scorso giugno ha ricevuto un pagamento dal Lille pari a 19,7 milioni, una cifra che arriva in seguito al rinnovo di contratto di Leao con il Milan. Nel bilancio al 30 giugno 2023 del club rossonero infatti si legge che «nel corso del mese di maggio 2023 la Società e Losc Lille hanno raggiunto un accordo per la rinegoziazione dei termini della Sell on Fee a favore del Lille relativa alla futura possibile cessione del calciatore Rafael Leao. L’accordo è da considerarsi modificativo ed integrativo di quello stipulato nell’estate del 2019 tra i due club in relazione all’acquisto del tesserato Leao».
Contestualmente, si può notare che il costo storico di Leao al Milan è cresciuto di poco più di 20 milioni di euro, portando il dato complessivo a 49,5 milioni di euro. In sostanza, il club rossonero ha versato questi 20 milioni al Lille, ottenendo in cambio la rimozione della clausola che prevedeva il versamento di una percentuale sulla rivendita al club francese. Il Lille ha sostanzialmente incassato in anticipo i soldi che sarebbero arrivati da un’eventuale futura rivendita del giocatore, utilizzando la somma per pagare la multa allo SportingLisbona, per la quale era responsabile in solido.
Lo Sporting Lisbona, tuttavia, non si è accontentato della cifra ricevuto. I portoghesi nei mesi scorsi avevano sottolineato che il club continuerà a chiedere al Lille «il pagamento di un risarcimento dell’importo minimo di 45.292.516 euro, nell’ambito della risoluzione unilaterale del contratto di lavoro». La cifra di 45 milioni è relativa alla somma prevista allora nella clausola di rescissione di Leao. Ora ad esprimersi sulla situazione sarà il TAS di Losanna, dopo l’udienza che quindi andrà in scena il prossimo 26 marzo.
Dal Giovedì Grasso in poi, un ciclone, in avvicinamento dall’Atlantico, ci traghetterà verso una fase pienamente autunnale con tanta pioggia e vento
È confermato: dopo 20 giornate dominate dall’alta pressione subtropicale, arriva il Ciclone Pulcinella con forte maltempo per tutto il Carnevale. Le ultime piogge significative in Italia sono state registrate tra il 17 ed il 20 gennaio. Da allora, la potenza di Zeus, l’anticiclone subtropicale disteso su gran parte dell’Europa meridionale, ha portato giornate primaverili con massime fino a 24-26 gradi in Piemonte e Valle d’Aosta (complici i venti di Foehn) e picchi di 25°C diffusi sulle Isole Maggiori.
In alta montagna valori tipici di giugno – In tutto questo contesto anticiclonico non sono mancate le nebbie in Val Padana e forti inversioni termiche, con periodi più caldi in montagna che in pianura: lo zero termico ha infatti raggiunto a più riprese la quota di 3.500 metri, valore tipico di fine giugno.
Dal Giovedì Grasso la fase pienamente autunnale – Ma tutto questo è quasi alle spalle, un ricordo sbiadito. Dal Giovedì Grasso in poi, un ciclone, in avvicinamento dall’Atlantico, ci traghetterà verso una fase pienamente autunnale con tanta pioggia e vento. Questo ciclone, prenderà un nome carnevalesco, ‘Pulcinella’, vista la coincidenza temporale della sua azione con il periodo dei coriandoli: inizierà a far sentire i propri effetti dal Giovedì grasso e colpirà lo Stivale fino al Martedì grasso.
Il ciclone Pulcinella – Insomma, la simpatica maschera napoletana Pulcinella, travestita da ‘Ciclone’ colpirà il nostro Paese con pioggia, vento e neve. Il vento principale sarà lo Scirocco quindi ci attendiamo temperature ancora miti, con la neve che cadrà solo sulle Alpi oltre i 1.500 metri; sugli Appennini la neve sarà ancora un miraggio, purtroppo la pioggia cadrà anche sulle cime più alte.
Il caldo ancora per oggi – Prima di entrare sotto le spire di Pulcinella, però, vivremo ancora qualche ora di alta pressione: in particolare oggi prevediamo momenti soleggiati a carattere sparso in un contesto molto variabile. Al centro-sud il sole accompagnerà la giornata con massime fino a 23 gradi in Sicilia, 20 gradi in Calabria, Sardegna e Puglia.
Il weekend di Carnevale – Nella giornata del Giovedì Grasso inizieremo a sentire gli effetti dell’avvicinamento del Ciclone Pulcinella: sono previste deboli piogge sul Nord-Ovest, in particolare dalla tarda serata, precedute però da un anticipo instabile pomeridiano in Liguria ed Alta Toscana. Il clou del peggioramento è previsto però venerdì e, soprattutto, nel weekend di Carnevale come abbiamo ricordato più volte negli ultimi giorni: sarà dunque un ‘Segreto di Pulcinella’, come si dice in gergo per indicare qualcosa che ormai è diventato di pubblico dominio nonostante i tentativi di tenerlo nascosto. Nessun segreto e nessuno scherzo di carnevale: ombrelli aperti e ormeggi serrati da Giovedì Grasso a Martedì Grasso.
Nel dettaglio
Mercoledì 7 – Al nord: nubi basse; pioviggine in Liguria e sul Friuli. Al centro: nuvoloso sulle tirreniche con possibile pioviggine, più stabile sulle adriatiche. Al sud: poche nubi con massime ancora oltre la media del periodo.
Giovedì 8 – Al nord: cielo spesso coperto, piogge deboli in serata al Nord Ovest. Al centro: nuvoloso sulle tirreniche con possibili piovaschi (ma solo al mattino), poi tutto sole. Al sud: soleggiato.
Venerdì 9 – Al nord: piogge via via più diffuse. Al centro: piogge in arrivo su Toscana e Umbria. Al sud: soleggiato, qualche nube in più in Campania.
Tendenza: weekend con il ciclone Pulcinella e maltempo generale.
Aveva lavorato per diversi programmi del Gruppo, tra cui ‘Pomeriggio 5’ e ‘Fuori dal Coro’
Carlotta Dessì, giornalista Mediaset, è morta a 35 anni a causa di una grave malattia. Aveva lavorato per diversi programmi del Gruppo, tra cui Pomeriggio 5 e Fuori dal Coro, la trasmissione condotta da Mario Giordano per la quale la cronista aveva recentemente condotto alcune inchieste. La notizia è stata data dalla direzione e tutta la redazione di Tgcom24 “che si stringono alla famiglia Dessì con profondo dolore”.
Sarda con orgoglio, giornalista poi – Originaria di Cagliari, la giornalista aveva scoperto di essere malata ad agosto, si definiva “sarda con orgoglio, giornalista poi”, da anni viveva a Milano. In pochi mesi le sue condizioni erano precipitate nonostante le cure immediate. Prima di andare a lavorare a Mediaset, aveva lavorato a Sky tg24. Nel 2020 era stata premiata con Premio Giustolisi intitolato alla memoria di Franco Giustolisi, uno dei più importanti giornalisti d’inchiesta italiani con una menzione speciale, insieme ad altri colleghi, per il lavoro sul campo fatto in tempo di Covid.
“Non bisogna arrendersi” – L’ultima apparizione era stata lo scorso dicembre, nel programma di Giordano su Rete4 subito dopo essere stata dimessa dall’ospedale. “Bisogna lottare, non bisogna arrendersi. Una cosa è certa. Non sono sola. Non lo sono mai stata dal primo giorno in cui ho scoperto la mia malattia, 4 mesi fa, in una caldissima estate milanese. Da quel giorno la mia vita è cambiata. È cambiata per me, per la mia famiglia, per il mio compagno“, disse quella volta, mandando un messaggio di forza e di tenacia a tutti i telespettatori.
Barbara D’Urso: “Piccola Carlottina. Sono molto triste” – Tra le reazioni dei colleghi quella di Barbara D’Urso con cui aveva lavorato a Mediaset, Giuseppe Brindisi conduttore di Zona bianca e Il diario del giorno su Rete 4.
Piccola Carlottina… Per anni e anni sei stata la mia inviata a pomeriggio5… Negli ultimi mesi ci siamo sentite e scritte tante volte… E tutte e due pensavamo che ce l’avresti fatta… Sono molto triste e ti voglio tanto benehttps://t.co/zWhFuDCQNk
Sanremo 2024, la prima serata: Loredana Berté in cima alla top five. Mengoni, omaggio ad Anna Marchesini. L’appello pacifista di Dargen D’Amico, e i Ricchi e poveri fanno ballare tutti
In diretta dal teatro Ariston la (lunghissima) prima serata: sul palco salgono tutti e trenta gli artisti in gara. Highlights: Annalisa superpop, le lacrime di Big Mama, il blues rock di Loredana Berté, lo sketch di Fiorello sull’intelligenza artificiale
A condurre il Festival per la quinta volta Amadeus, affiancato da Marco Mengoni, vincitore della scorsa edizione. In conferenza stampa conduttore e coconduttore cantano “Bella ciao”
Terminata la prima serata del festival con l’esibizione di tutti i 30 cantanti che hanno presentatole canzoni in gara. I brani sono stati votati solo dalla giuria della sala stampa, tv e web. All’esito del risultato complessivo della votazione è stata stilata una classifica delle 30 canzoni eseguite nella serata, Amadeus e Marco Mengonihanno comunicato al pubblico le prime 5 posizioni in classifica.
I voti alle esibizioni dei trenta artisti in gara al festival
Trenta artisti in gara perla prima seratadel 74esimo Festival di Sanremo, il quinto consecutivo per Amadeus, in diretta su Rai 1. In base alla scaletta annunciata da Amadeus e Marco Mengoni, co-conduttore della serata, si comincia con Clarae si finisce con Il Tre: si faranno le ore piccole e sarà una prova di forza per il pubblico di affezionati. Ecco i voti assegnati da Ernesto Assante al termine di ogni esibizione.
Difficile maltrattare una ragazza che canta molto bene e sa stare altrettanto bene sul palco, e che propone un brano ben costruito, con un buon ritornello e una dinamica piacevole. Ma diciamo che non va oltre la sufficienza, se dobbiamo parlare di originalità. Tutto al di sopra della media, ma forse non è abbastanza.
Fa molta attenzione ai capelli sulla fronte appena sale sul palco, probabilmente per nervosismo, ma ha un pezzo che gli permette si sollevarsi e svolazzare su una melodia accattivante con un testo piacevolmente carico di ‘pentimento’ d’amore. L’arrangiamento è bello e il pezzo ha una sua grande dignità
Accolta con gli applausi che merita a prescindere, fa battere le mani del pubblico con il reggae/latino, ha classe da vendere e una canzone che ‘parla’ con poesia e chiarezza. È la Mannoia di sempre, quella che il pubblico ama, quella che frequenta la canzone con sapienza e profondità
D’accordo, l’idea di ‘stile’ è relativa, e magari quello dei La Sad per loro ha un senso. Ma il miscuglio di punk, abito nero elegante, scheletro alla Kriminal rende la banda in scena poco credibile. Non si capisce molto perché la canzone sia in gara, se non ovviamente per il sostegno a “Telefono amico”. Ma in giro c’è di meglio. Anche nel look
Canta con un cuoricino in mano ed è chiaro che parla all’immensa platea degli innamorati. E canta con una precisione tale da sembrare in playback. Pezzo completamente nel suo stile, riconoscibile e potente, non particolarmente sorprendente ma decisamente ben costruito e ben arrangiato. Crescerà nei prossimi ascolti
Se fosse solo per la musica il pezzo meriterebbe al massimo una solida sufficienza, il tormentone di Ghali non brilla per originalità. Ma il testo, invece, da un senso al tutto, raccontando la realtà senza mezzi termini. Pezzo ‘politico’, dunque, ma sul ritmo della dance. Non proprio ‘balla e difendi’ da centro sociale, ma c’è persino l’eco della guerra a Gaza. E non è poco
No, non ci aspettavamo novità ma conferme dai Negramaro. Perché per confermare il livello eccellente della propria storia la band salentina ha messo insieme il meglio delle sue anime, quella melodica, quella passionale, quella meravigliosamente ‘antica’ e italiana, quella generazionalmente rock e internazionale. Bravi e basta
Sullo stesso giro di accordi saranno state scritte almeno quarantamila canzoni. Ma il super-iper-mega-ultra tormentone di Annalisa sarà, al di là di quello che ognuno può liberamente pensare del brano, uno di quelli che ascolteremo, volontariamente o no, più di ogni altro. Vincitrice troppo annunciata, vincerà il suo Festival comunque vada, ma potrebbe puntare più in alto
Ennio Morricone – “Le note non sono più importanti ormai, è importante quello che il compositore le fa diventare” dice Morricone in chiusura dello spot che annuncia il bellissimo documentario di Giuseppe Tornatore dedicato al grande musicista italiano. Quindi ascoltate le canzoni di Sanremo e pensateci su
Pezzo che conferma lo status di Mahmood, che è uno degli artisti italiani che pensa, scrive e interpreta come un’artista internazionale. Pezzo perfettamente contemporaneo, anche nelle soluzioni gergali del testo, con un bellissimo equilibrio tra componente melodica e ritmica, tra canzone e tormentone
Bella canzone, grande interpretazione, ottima performance con il balletto alle sue spalle. D’accordo, abbiamo un debole per lui, ma anche Diodato, come Negramaro e Mannoia non ha bisogno di altro che essere sé stesso. Certo, si potrebbe dire che manca di originalità, ma le belle canzoni possono anche averne, perché sfuggono al tempo e alle regole
“Prima ti dicono basta, sei pazza e poi ti fanno santa”. Grande Berté, che si racconta senza filtri. Onore al merito, alla sua franchezza, alla sua potenza, alla sua personalità, al fatto che si presenti al Festival non avendo “bisogno di chi mi perdona”. Non è esattamente un brano memorabile, ma lei è l’ultima diva alternativa della canzone italiana, merita rispetto e affetto, perché non molla mai
Lo stile oggi si chiama ‘urban’, perché non è hip hop, canzone, pop, elettronica, dance, ma una fusione di tutto questo. E Geolier, con immenso successo, lo rappresenta bene, cantando in ‘neolingua’, che è napoletano, ma potrebbe essere inglese o turco, andrebbe bene lo stesso, E’ bravo, piace, andrà bene, anche con questo brano, che “stimola ma non stordisce”…
Melodia e tempo lento, per una ballata ‘sanremese’ ben costruita, che in anni meno ‘concorrenziali’ avrebbe probabilmente vinto. Alessandra Amoroso esordisce al Festival mettendoci del suo meglio
“Facciamo una canzone dance con un pizzico di elettropop, i violini degli arrangiamenti classici della disco music, con delle strofe pop, e un testo da tormentone che la gente può imparare a memoria in tre secondi”. Questo è probabile si siano detti i fratelli Fiordispino, Davide Petrella e Francesco Catitti prima di scrivere la canzone. Ci sono riusciti
Non un brano destinato a passare alla storia, probabilmente pensato per resistere al massimo qualche mese nelle classifiche di streaming. Peccato, perché Angelina Mango sembra avere migliore personalità e migliori speranze. Per ora ci si diverte, ma non abbastanza.
Bisogna prendere atto del fatto che Ignazio, Gianluca e Piero, i tre ‘ex bambini’ de Il Volo sono enormemente cresciuti e sono usciti alla grande dal loro cliché, hanno conquistato maturità, stile, personalità. E lo dimostrano sul palco del Festival con una canzone ‘pennellata’ sulla loro nuova anima. Bravi
È bellissimo vedere BigMama conquistare il palco di Sanremo, con la sua personalità, le sue parole, le sue idee, tutta se stessa. E la canzone racconta la sua crescita, quanto è cambiata nello stile, meno ‘rabbioso’, provocatorio, e più maturo, e quanto certamente è cambiata nella vita
Giocano la carta del tormentone in salsa dance e francamente avrebbero potuto farne a meno. Ma sono sempre amatissimi dal pubblico, sanno ancora cantare bene, hanno energia e passione, sono simpatici e bravi e alla fine siamo stati contenti di vederli sul palco.
Canta in maniera diversa, non gioca solo di potenza, prova a dare una dimensione diversa a quello che fa, e gioca anche lei con lo schema del tormentone. Ma la canzone non è esattamente memorabile
Diciamolo, non è una canzone che metteremmo in autoplay nel nostro smartphone, ma è impossibile dire che non sono bravi, anzi bravissimi. Grandi voci, che insieme stanno bene nella loro diversità. E si vede che si divertono insieme e che sanno fare il loro mestiere meglio di moltissimi altri. Quindi complimenti
“Questa città sembra una competizione, restiamo qua, fermi a guardare la nostra generazione”. Sono veri, sono così, sono un collettivo e non una band, suonano una musica che non aspira al paradiso dell’arte, ma all’immediatezza di uno foto su Instagram. Prendeteli per quello che sono e divertitevi
Dopo aver fatto stadi pieni e dischi di successo, approda a Sanremo Gazzelle come cantautore della nuova generazione. Fa la sua bella figura con una canzone elegante e bella
Voto 4 alla canzone 7 per il proclama pacifista finale
(ansa)
Non mi viene un buon motivo per consigliare l’ascolto della canzone di Dargen D’Amico. E quindi per ora il voto è basso, ma mi sembra difficile che possa migliorare. Poi, dato che lui è meglio delle canzoni che canta, si riscatta con un invito alla pace chiaro e limpido, usando al meglio il palco del Festival
Pezzo scontato, metà melodico e metà tormentone, ma talmente ‘indeciso’ da non pendere da un lato o dall’altro. Sembra troppo già sentito e lascia il tempo che trova
Il pezzo comincia sottotono, poi svolta, cresce, cambia suono, cambia atmosfera, si arricchisce, in un bel crescendo esce dal prevedibile e si dimostra per quello che è, ovvero uno dei migliori pezzi della serata
Uno dei campioni italiani di tormentone esce dal territorio familiare del reggaeton e gioca con l’elettronica per offrire un testo da ‘doppia lettura’, canzone d’amore e confessione introspettiva. E se la cava con grande dignità
La citazione dei Blur di “Song 2” è certamente voluta e rende ancora più divertente e piacevole il pezzo di Alfa, che confonde gli strumenti dell’orchestra ma se la cava benissimo con un pezzo che potrebbe avere un buon successo
Un pezzo dedicato alle fragilità psicologiche e personali, in un formato pop/rap nel quale Il Tre si sente completamente a suo agio. Canta all’1.50 e questo non aiuta ad apprezzare la canzone. Potrebbe migliorare nelle serate successive, perché Il Tre non è maleoto
Sfuma l’intesa sul sesso senza consenso. Italia per il sì, sul fronte del no Francia e Germania. “La battaglia continua”
Un’occasione sprecata. Di più:una vergogna. È forte l’amarezza nel fronte italiano per l’accordo raggiunto ieri dalle istituzioni europee sulla direttiva che intende combattere la violenza sulle donne.
Quando le relatrici presentano ai media l’intesa tra il Parlamento e il Consiglio dell’Ue indicano il bicchiere mezzo pieno. Ovvero norme più severe sulla violenza informatica e un migliore sostegno alle vittime. Un elenco più lungo di circostanze aggravanti, compresi i crimini contro una figura pubblica, l’intento di punire le vittime per le loro caratteristiche personali e quello di preservare l’“onore”. E norme contro le mutilazioni genitali e i matrimoni forzati.
Non passa l’iniziativa italiana – Ma l’illusione dura poco. Le stesse relatrici devono ammettere che non è passato l’elemento chiave, ispirato al modello spagnolo del «solo sí es sí»: il rapporto sessuale non consensuale è stupro. Su questo punto si era giocata la partita e si erano moltiplicati gli appelli anche in Italia, con una lettera indirizzata alla premier Meloni da una ventina di deputati dell’opposizione su iniziativa di Laura Boldrini, e con una petizione dell’associazione Differenza donna.
Le relatrici hanno evidenziato come l’articolo 36 obblighi gli Stati membri a sensibilizzare l’opinione pubblica proprio sulla definizione di stupro come sesso senza consenso. Ma è una magra consolazione.
Niente maggioranza: no anche da Francia e Germania – La turco-svedese Evin Incir, relatrice di S&D per il Parlamento europeo, a Repubblica spiega come a pesare sia stato il mancato raggiungimento di una maggioranza qualificata nel Consiglio dell’Ue, mentre il Parlamento spingeva per una posizione più progressista: «Alcuni Stati hanno scelto di stare dalla parte sbagliata della storia. Paesi come Spagna, Italia, Svezia, Finlandia, Belgio e Poloniaci hanno sostenuto, mentre è clamoroso che insieme all’Ungheria si siano ritrovati sul fronte del no la Francia del liberale Macron e la Germania, dove i liberali hanno messo il veto». Eve Geddiedi Amnesty International denuncia inoltre l’omissione, dai gruppi più a rischio violenza, delle donne Lgbtqia+, di quelle in condizione di irregolarità o che svolgono lavoro sessuale.
La delusione dell’Italia – Sono profondamente deluse anche alcune figure italiane che più si erano spese nelle scorse settimane. Come l’eurodeputata del Pd Pina Picierno, che parla di una «occasione storica sprecata» e della vittoria di «interessi nazionali che affondano nelle radici in una cultura reazionaria», e ci spiega che i negoziati sono durati pochissimo, appena due ore: «Amareggia la decisione di non recepire l’articolo 5 sul reato di stupro. Se fosse passata, ogni Stato membro avrebbe rischiato la procedura di infrazione in caso di mancato rispetto della direttiva. Ma anche i reati di violenza online escono ridimensionati, perché saranno considerati tali solo quando produrranno un grave danno sulla vittima. Spiace che il governo italiano non sia riuscito a esercitare in modo efficace il proprio peso negoziale. Speriamo allora che adesso possa fare una legge in Italia. Siamo riusciti però ad ottenere almeno una clausola di revisione entro 5 anni».
Sabbadini: “Una vergogna” – Linda Laura Sabbadini, già direttrice centrale dell’Istat, la definisce «una vergogna»: «Questa nuova versione è un arretramento grave rispetto alla proposta del Parlamento europeo. Non deve passare nella votazione in Parlamento di aprile». Sabbadini cita la questione dello stupro, la debolezza sulla violenza cyber e anche il mancato riconoscimento delle molestie sessuali sul lavoro: «Che cosa dobbiamo fare di una direttiva che vuole “sensibilizzare”? Le donne devono far sentire la loro voce. Allarghiamo la protesta nel nostro e negli altri Paesi. Facciamo sì che la si rimandi alla prossima legislatura. Sono ormai 80mila le firme alla petizione di Differenza donna. Non molliamo. Perché indietro non si deve tornare»
Raffica di segnalazioni a metà giornata. Disagi anche per gli utenti Ho e Poste Mobile
Milano, 06 febbraio 2024
Problemi sulla rete Vodafone, soprattutto per quanto riguarda il traffico dati. È quanto denunciano diversi utenti in tutta Italia intorno a metà giornata. Disservizi rilevati ampiamente anche dal sito downdetector, che registra un picco di segnalazioni a partire dalle 13 circa. La maggior parte proprio riguardo ai problemi di navigazione.
A essere coinvolti sono anche gli utenti di Ho e PosteMobile. Moltissime le segnalazioni di difficoltà sulla rete per i clienti dei due operatori, che si appoggiano entrambi proprio sulla rete Vodafone.
È sempre downdetector a fornire una mappa in tempo reale delle segnalazioni arrivate. I disagi si registrano in tutta Italia, con una maggiore concentrazione nel Centro-Nord per quanto riguarda gli utenti Vodafone.
I Balarì a Bagolino, i Mascarun di legno a Schignano, il “Gagèt col sò uchèt” a Crema, i carri più grandi a Cantù. Danze, cortei, dolci tipici e falò. Ecco le feste più folcloristiche della regione
Il Carnevale da sempre è la festa più divertente, trasgressiva, pazza dell’anno. Feste, scherzi, sfilate in maschera, carri allegorici, dolci tipici e tradizioni contadine si intrecciano con secoli di storia.
Sfilano le maschere più conosciute come Meneghin con la moglie Ceccasimbolo della città di Milano. Brighella e Arlecchino nel Bergamasco, e le maschere della tradizione come quelle di legno del Carnevale di Schignano che affonda le sue radici nel medioevo, e quelle che coprono i volti dei Balarì del Carnevale Bagosso(nella foto), antico di 500 anni. Ecco i carnevali storici più folcloristici, coinvolgenti della Lombardia che di generazione in generazione si tramandano nel tempo e valgono più di una sola visita.
Il carnevale di Bagolino, tra i più celebri e antichi in Lombardia
Coloratissime manifestazioni, anche ‘on ice’ o sui laghi. Tra parate, riti, clownerie, costumi d’epoca e falò, risottate e tante ‘chiacchiere’. Gli appuntamenti in ognuna delle 12 province lombarde
Il Carnevale è una delle festività più attese in Italia, e ogni città prepara eventi unici per celebrare questa tradizione coloratissima, all’insegna del trasformismo e del divertimento, quando ‘ogni scherzo vale’, come insegna la tradizione.
Ecco una guida completa ai Carnevali che si terranno nelle località della Lombardia, offrendo divertimento per tutta la famiglia.
L’annuncio dell’ex leader dei Forconi Danilo Calvani: “Non ci saranno blocchi, ma sicuramente disagi”
I trattori si preparano a invadere anche la Capitale. “Porteremo la protesta a Roma. Nei prossimi giorni ammasseremo i trattori fuori dalla città. Non ci saranno blocchi, ma sicuramente disagi: ci aspettiamo migliaia di adesioni da tutta Italia“. È quanto dichiarato all’Ansa del leader della rivolta degli agricoltori Danilo Calvani. “Tra domani e dopodomani comunicheremo le date e i luoghi. Nei giorni successivi cominceremo a spostare i mezzi. Poi, abbiamo la volontà di fare una manifestazione – senza mezzi – a Roma nei giorni successivi. Il Governo non ci ascolta e le sigle non ci rappresentano più“.
Un annuncio che l’ex leader dei Forconi ha ribadito anche ai manifestanti che hanno presidiato le strade della provincia di Crotone. Calvani ha infatti promesso agli agricoltori calabresi che “non manca molto per decidere di andare a Roma” ed ha ricordato che “la nostra è una protesta certamente diversa rispetto a quella di Bruxelles, sempre pacifica, perché fatta da brava gente“.
La protesta alle porte della Capitale Dopo l’assedio a Bruxelles, la protesta si è estesa a macchia di leopardo in tutto il Vecchio Continente: Olanda, Francia, Germania, Romania, Ucraina, Polonia, Spagna ma anche l’Italia. La Lombardia, la Calabria, la Toscana, l’Umbria e naturalmente il Lazio. Proprio alle porte della Capitale gli agricoltori hanno fatto sentire la loro voce invadendo pacificamente – già dal finire dello scorso mese di gennaio – prima l’autostrada A1, nell’area del viterbese e poi le strade di Cassino, in provincia di Frosinone. Proprio nel frusinate nella giornata di giovedì 1 febbraio, in oltre 150 hanno sfilato lungo la Casilina e nel centro di Cassino per protestare contro l’aumento di carburante e beni primari.
Protesta sino a Valmontone – Da Frosinone alla provincia sud Roma gli agricoltori hanno varcato i confini della provincia di Roma scendendo in piazza venerdì anche a Valmontone trovando la solidarietà della consigliera regionale del Lazio Eleonora Mattia: “I trattori che hanno sfilato sul nostro territorio ci ricordano che è dovere delle Istituzioni, a tutti i livelli, sostenere questo comparto, che, oltre a rendere celebre il Made in Italy nel mondo, è strategico nel processo della transizione ecologica, i cui costi non possono essere scaricati solo sugli agricoltori e, a cascata, sui consumatori. Il rischio è di creare una frattura controproducente tra produttività e tutela dei redditi, da un lato, e sostenibilità ambientale e tracciabilità delle materie prime, dall’altro, contro l’invasione dei prodotti esteri che non rispondono agli standard di qualità dell’Ue. La Regione intervenga, proseguendo con gli investimenti di fondi Ue destinati alla riconversione sostenibile dell’agricoltura, e tuteli le eccellenze agroalimentari del Lazio quale elemento identitario dei nostri territori, instaurando subito un tavolo”.
La protesta degli agricoltori a Valmontone
Le ragioni delle proteste – Le radici delle proteste si intersecano, talvolta sono simili altre profondamente diverse. I rappresentanti dell’agricoltura industriale lamentano maggiori oneri finanziari, standard ambientali troppo onerosi a fronte di costi più elevati per carburante, pesticidi e fertilizzanti. Nel loro mirino è finito il Green Deal, il patto ambientale proposto da Bruxelles che chiedeva (anche) all’agricoltura una svolta in termini di sostenibilità e proponeva di distribuire diversamente i sussidi della Politica agricola comune. Nonostante il “patto verde” abbia finito per essere ampiamente annacquato dal Parlamento europeo, il settore è rimasto ancorato ai motivi del malcontento.
In Germania gli agricoltori sono in piazza da dicembre, dopo che il governo aveva tagliato sussidi e benefici agricoli vecchi di decenni, per risparmiare in un anno circa 900 milioni di euro sui 17 miliardi di tagli previsti dall’intera manovra finanziaria. A supportarli sono intervenute le forze di estrema destra, dall’Afd (in testa nei sondaggi), ai neonazisti del movimento Terza via. La pressione è stata tale che il cancelliere Olaf Scholz ha deciso di ammorbidire i piani, rendendo graduali i tagli ai benefici.
Una protesta che dal Centro Europa è arrivata anche nei Paesi del Mediterraneo, compresa Roma che – come annunciato dal leader della protesta calabrese – vedrà presto manifestare gli agricoltori anche nelle piazze dell’Urbe.
Il campione d’Europa ’68 si è sottoposto a metà dicembre a un delicato intervento: “Temevo di non poter passare le feste con la famiglia, ma mi sono dovuto ricredere“
Ricky Albertosi, ex portiere del Milan e campione d’Europa nel ’68 con l’Italia, si è dovuto sottoporre a metà dicembre a un’operazione al cuore, per scompenso cardiaco associato ad un’insufficienza della valvola mitrale. L’intervento è andato benissimo, come racconta lui stesso. “In passato avevo avuto due infarti, da lì ho iniziato ad avvertire sempre più una sensazione d’affanno anche solo a camminare, facevo molta fatica. Mio nipote mi ha suggerito di rivolgermi al prof. Castriota perché un nome riconosciuto anche all’estero per interventi eccezionali. In seguito alla prima visita mi hanno messo un defibrillatore, ma dopo qualche tempo in cui sono stato monitorato mi hanno detto che era importante eseguire l’operazione”.
METODICA INNOVATIVA – Da qui l’intervento al Maria Cecilia Hospital a Cotignola (Ravenna), attraverso la metodica MitraClip. Ancora Albertosi: “Il primo pensiero è stato “non passerò le feste in famiglia” e invece mi sono dovuto ricredere. È stata una cosa meravigliosa: il 16 dicembre sono stato ricoverato e 2 giorni dopo ero già a casa e mi sono goduto il Natale in famiglia! Ho reagito bene, mi sentivo benissimo“.
Una telefonata minatoria ha annunciato la presenza di un ordigno. Isolata la zona
Evacuata villa Nobel a Sanremo, dove era in corso un party per il 74º festival della canzone italiana, promosso dalle radio Mediaset, un evento intitolato “Oltre il Festival”. Era in corso una cena, e secondo le ricostruzioni raccolte da Repubblicada testimoni diretti, agenti di polizia sono entrati nella location e hanno invitato con discrezione i partecipanti ad abbandonare la villa. In seguito, la via Aurelia è stata bloccata all’altezza di corso Cavallotti, isolando tutta la zona. L’evacuzione è scattata in seguito ad una telefonata anonima che annunciava la presenza di una bomba.
All’evento erano presenti quasi tutti i protagonisti della gara canora. La dimora storica di Alfred Nobel è stata quindi abbandonata da circa un centinaio di persone che si trovavano all’interno del giardino d’inverno dove era in corso il party. Al momento non sono stati comunicati i motivi che hanno portato all’intervento della polizia, ma è indubbio che tutti i cantanti invitati abbiano ormai abbandonato la zona insieme alle tante persone che si trovavano alla cena.
Il via libera dovrebbe arrivare a fine marzo quando si terrà la riunione annuale dell’IFAB e dovrebbe punire le proteste e i falli tattici.
L’aggiornamento delle regole del calcio è sempre un dibattito in continua evoluzione. E dopo l’introduzione del VAR, l’altro macrotema che si sta affrontando riguarda quelle delleespulsioni a tempo, una vera e propria rivoluzione per il mondo del pallone. Una discussione iniziata diversi mesi fa e che potrebbe avvicinarsi a un punto di svolta.
Le espulsione a tempo sono da anni ormai al centro del calcio giovanile e amatoriale inglese e gallese, e proprio dal Regno Unito potrebbe partire la sperimentazione sul campo di questa nuova regola nel calcioprofessionistico. Infatti, come riporta il quotidiano inglese The Times, la Football Association sta prendendo in seria considerazione di sperimentare l’espulsione a tempo in FA Cup.
La casistica dovrebbe riguardare non solo le proteste, ma anche i cosiddetti “falli tattici“, cosa che non è stata mai sperimentata nemmeno nel calcio amatoriale e giovanile. Il via libera dovrebbe arrivare nel mese di marzo, dopo la riunione annuale dell’IFAB, l’organo indipendente predisposto per l’introduzione o l’aggiornamento delle regole del calcio.
Questa novità potrebbe essere introdotta già a partire dallaprossima stagionein FA Cup, sia maschile che femminile, anche se la FA dovrà studiare i protocolli di applicazione del regolamento prima di dare il via libera alla novità. Alcuni dettagli sono già definitivi: l’espulsione temporanea dovrebbe durare un massimo di 10 minuti e, come detto, punire le proteste plateali e il falli tattici. Un esempio portato in tal senso è l’iconica trattenuta di Chiellini aSaka durante la finale di EURO 2020 a Wembley fra Inghilterra e Italia.
Inoltre, nel corso della riunione annuale dell’IFAB, si valuterà l’introduzione di una regola proveniente dal rugby che permetterà esclusivamente al capitano di potersi rivolgere all’arbitro, così da far in modo di limitare al massimo le proteste e quegli accerchiamenti di calciatori intorno al direttore di gara. Si va inoltre verso la conferma dell’annuncio allo stadio da parte dell’arbitro delle decisioni prese dopo consulto video del VAR, come già visto nel Mondiale femminile.
Infine, i delegati dell’IFAB dovrebbero anche ricevere un rapporto sul nuovo sistema del fuorigioco semiautomatico utilizzato durante la Coppa del Mondo per club in Arabia Saudita a dicembre, vinta dal Manchester City. La FIFA ha utilizzato la tecnologia, che include un microchip nel pallone, per inviare un messaggio quasi istantaneo all’orologio degli assistenti per rilevare una posizione difuorigioco superiore ai 50 cm, così di dare la garanzia di poter alzare immediatamente la bandierina. Il fuorigioco semiautomatico nella versione attuale, che è già in vigore in Serie A, sarà introdotto ufficialmente anche in Premier League a partire dalla stagione 2024/25.
E’ successo a Gargallo, in provincia di Novara. Al termine della partita tra il Gozzano e il Città di Baveno (Vco). L’arbitro ha lasciato il campo di gioco scortato dai carabinieri
Un arbitro di soli 15 anni è stato colpito al volto dal padre di un calciatore al termine di una partita del campionato regionale Under 14. A dare la notizia è il Corriere di Novara nell’edizione oggi in edicola. L’episodio è avvenuto sabato pomeriggio a Gargallo, nell’Alto Novarese. Al termine della partita tra il Gozzano e il Città di Baveno (Vco), il padre di un giocatore della squadra di casa, approfittando del fatto che il cancello era rimasto aperto, si è introdotto nella zona adiacente agli spogliatoi colpendo poi al volto un giovanissimo arbitro della Sezione Aia di Novara.
L’arbitro ha chiamato i Carabinieri per poter lasciare il campo in sicurezza – L’arbitro ha chiamato i Carabinieri per poter lasciare il campo in sicurezza. Sul posto è arrivata una pattuglia del nucleo Radiomobile di Arona che ha identificato lo schiaffeggiatore. L’arbitro si è recato al pronto soccorso dove gli è stata diagnosticata una contusione alla zona mandibolare, con prognosi di 5 giorni.
Non ci sono vittime né feriti, in casa c’erano due persone rimaste illese. Gli abitanti hanno raccontato del rumore e della caduta delle macerie
Esplosione in un appartamento, poco dopo le 11 di lunedì 5 febbraio, a Corsico, nell’hinterland milanese. Fortunatamente non ci sono state vittime né feriti: illese le due persone che si trovavano all’interno. Sul posto si sono precipitati i vigili del fuoco, le ambulanze del 118 e i carabinieri. L’esplosione è avvenuta in via Montello all’angolo con via Fratelli di Dio.
Gli abitanti hanno raccontato di un forte boato, poi hanno sentito il rumore delle macerie. L’appartamento coinvolto, completamente sventrato, si trova al sesto piano. Al momento dell’esplosione nell’appartamento si trovavano due persone, che sono rimaste completamenteillese. Secondo le prime informazioni, gli investigatori sospettano possa essersi trattato di una fuga di gas.
Tifosi interisti, dopo la mezzanotte, hanno lanciato bombe carta verso i mezzi delle forze dell’ordine e i pullman dei tifosi juventini, causando il danneggiamento di un veicolo della polizia
Al termine della partita di ieri sera a San Siro tra Inter e Juventus, verso mezzanotte e mezza, i pullman dei club di tifosi bianconeri sono stati scortati dalle forze dell’ordine all’esterno del parcheggio ospiti dello stadio Meazza a Milano e, giunti in via Harar, all’altezza di via Pinerolo, sono stati oggetto di un fitto lancio di bottiglie da parte di tifosi interisti che hanno agito a volto coperto. Gli aggressori hanno anche lanciato delle bombe carta in direzione dei mezzi delle forze dell’ordine e dei pullman stessi, causando il danneggiamento di un veicolo del Reparto Mobile della Polizia di Stato. La Questura di Milano ha immediatamente inviato contingenti, a supporto delle forze dell’ordine impegnate nella scorta tifosi, che hanno bloccato 50 tifosi interisti in via Pinerolo rinvenendo, altresì, bastoni, cinture e tirapugni in un’area verde nei pressi di via Ippodromo. Tutti i 50 tifosi nerazzurri sono stati accompagnati in Questura: due di loro, un 22enne e un 24enne, sono stati arrestati e 48 sono stati denunciati per resistenza e violenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato. Il Questore Petronzi, dopo quello già emesso a un tifoso juventino prima dell’inizio della partita, ha emesso un Daspo nei confronti di tutti i 50 supporters interisti.
Un incendio ha colpito alle 6.20 un trasformatore nelle centrale elettrica di Terna a San Damaso, Modena. Essendo l’impianto ad altissima tensione, ovvero 380mila volt, prima dell’intervento si è resa necessaria la disalimentazione per lo spegnimento della centrale stessa. Sul posto, oltre al personale di Terna, anche due squadre dei vigili del fuoco da Modena.
«Guarda quanto sangue, si uccidono». Nel video, diventato subito virale, una donna che guarda atterrita dalla finestra commenta così le botte tra tifosi nel pre partita Giulianova-Teramo, il super derby d’Abruzzo tra le due città rivali nel campionato d’Eccellenza e da sempre nella provincia teramana. La gara poi è stata vinta dal Giulianova per 1-0. Prima del fischio d’inizio ci sono stati scontri tra frange delle due tifoserie in via Cupa, a Giulianova. Ferito un maresciallo dei carabinieri colpito da una sassata alla testa: è stato ricoverato.
È accaduto durante Lentigione- Carpi. Il difensore si è accasciato a terra dopo uno scontro di gioco ed è stato trasportato al Maggiore di Parma.
Lentigione, momenti di grande paura domenica pomeriggio perMinel Sabotic, difensore in forza al Lentigione e passato anche dalla Reggiana. Il giovane centrale classe 1994, oggi in forza alla formazione rivierasca di mister Beretti, si è accasciato a terra nei minuti di recupero dopo uno scontro aereo con un avversario in occasione della gara interna col Carpi (terminata 0-1) e ha perso conoscenza.
Allarmati, compagni e avversari hanno immediatamente chiamato i soccorsi. Saboticnon dava segni di vita e si è temuto il peggio; il giocatore è stato trasportato in ambulanza all’ospedale Maggiore di Parma.
La società Lentigione, a fine gara, è rimasta in silenzio stampa ma in serata ha tranquillizzato sulle condizioni del proprio tesserato: «in seguito agli accertamenti svolti all’ospedale Maggiore di Parma, il calciatore Minel Sabotic non ha riscontrato alcuna anomalia ed è regolarmente sveglio e cosciente. Ti aspettiamo in campo Minel».
Un concetto espresso anche dal tecnico carpigiano Cristian Serpini, che non si è goduto pienamente la vittoria: «Quello che è accaduto – ha precisato – fa passare in secondo piano l’aspetto sportivo».
Scontri tra tifosi nel pomeriggio di sabato 3 febbraio prima del match Perugia-Rimini allo stadio Renato Curi. Secondo quanto è stato possibile apprendere, gli ultrà delle due tifoserie sarebbero venuti alle mani dopo il lancio di un petardo da parte di un tifoso del Rimini. Lo scontro, in cui i due gruppi di ultrà si sono picchiati, si è verificato durante l’accesso allo stadio nella zona della sopraelevata. I poliziotti della questura, presenti in forze come per ogni partita del Perugia, sono immediatamente intervenuti e nel giro di poco tempo, sono riusciti a separare e allontanare i due gruppi di ultrà. Le riprese poi verranno vagliate anche in un secondo momento per identificare e attribuire eventuali responsabilità che potrebbero portare il questore, come sempre accade in questi casi, all’emissione di un Daspo.
Aveva 89 anni. Soprannominato Uccellino per la leggerezza con cui superava gli avversari, giocò in viola dal 1958 al 1967 entrando nella storia del club. Con il Milan conquistò scudetto e coppa dei Campioni
Si stacca un’altra figurina dall’album della memoria, questa era bionda e valeva tanto. Nella stagione che ci sta portando via molti grandi calciatori del passato, l’ottantanovenne Kurt Hamrinrappresenta un momento di altissima densità e classe: è stato un attaccante fenomenale, un’ala destra guizzante che sapeva tirare da ogni posizione, col destro e col sinistro, segnando montagne di gol: addirittura 190 in serie A, dove soltanto otto campioni nella storia hanno saputo fare meglio.
Il Presidente Commisso, la sua Famiglia, la Dirigenza e tutta la Fiorentina si uniscono al dolore della famiglia e dell'intero mondo del calcio per la scomparsa di Kurt Hamrin, leggenda del calcio e della Fiorentina, di cui detiene il record di gol segnati in maglia viola💜 pic.twitter.com/W1mK4HUkLy
Bandiera della Fiorentina – Kurt Hamrin è legato soprattutto alle imprese con le maglie della Svezia, della Fiorentinae del Milan, tra la fine degli anni Cinquanta e i Sessanta ruggenti. Per intanto, si sappia di quando arrivò nientemeno che in finale di Coppa Rimet, cioè il mondiale, contro il meraviglioso Pelé: era il 1958, e l’Uccellino già volava. Questo era infatti il soprannome di Hamrin, per via di una struttura atletica assai agile ma non fragile, e per la sua leggerezza di gioco che lo rendeva spesso imprendibile per i difensori avversari.
Agnelli lo portò alla Juve – Prima di accostare la sublime grandezza di quel Brasile (ma anche la Svezia, all’epoca, non scherzava), il leggiadro Kurt aveva rischiato di diventare un’icona juventina quando l’avvocato Agnelli lo vide giocare e lo volle. Narra la leggenda che glielo avesse segnalato un minatore, con una lettera appassionata. Sia come sia, Hamrin a Torino fu bloccato dagli infortuni ma anche – dicono i maligni – dalla gelosia di Boniperti, che pensava di poter essere intralciato dal biondino. Il quale venne così ceduto al Padova e poi alla Fiorentina, la squadra della sua vita, la maglia per la quale soltanto Batistuta ha saputo segnare di più.
Ci ha lasciati Kurt Hamrin, protagonista di successi indimenticabili nella storia rossonera. Tutto l'#ACMilan si unisce al cordoglio della sua famiglia in questo momento di dolore.
We grieve the passing of Kurt Hamrin, an unforgettable pillar of Rossonero history. All of AC… pic.twitter.com/63gTNP2Yrs
Al Milan scudetto e Coppa dei Campioni – A Firenze, Hamrin non ha vinto lo scudetto (ma, tra le altre cose, una Coppa delle Coppe e due Coppe Italia), arrivando due volte secondo e facendosi desiderare da mezzo calcio mercato: lo voleva l’Inter, lo voleva il Torino, ma fu il Milan a spuntarla nel 1967, quando l’Uccellino aveva già 33 anni. Con i rossoneri, Hamrin riconquistò la Coppa delle Coppe (doppietta in finale contro l’Amburgo nel 1968), ma soprattutto raggiunse lo scudetto e la Coppa del Campioni nel 1969. Il finale di carriera si svolse tra Napoli e Stoccolma, quietamente.
A Coverciano insegnava calcio ai bambini – Kurt Hamrin amava molto l’Italia, e decise di vivere a Coverciano con la moglie (50 anni di matrimonio festeggiati già nel 2005) e con i cinque figli. Per tanto tempo ha insegnato calcio ai bambini e ai ragazzi della Settignanese, e ha vissuto una vita assolutamente normale, quella vita che aveva iniziato come operaio e poi come tipografo, e chiuso come commerciante di ceramiche prima che il mercato cinese lo obbligasse alla chiusura. Anche lui, il biondo Kurt, in fondo era una porcellana delicata e lucente.
Vigili sul fuoco al lavoro in via Stucchi, dove è scoppiato il rogo
Il fuoco è divampato sabato intorno alle 13. Sul posto sono arrivate tre autopompe, due autobotti, un’autoscala e un carro soccorso
Un grave incendio è scoppiato sabato intorno alle 13 a Cornate d’Adda, in provincia di Monza. A fuoco un’azienda per la lavorazione del legno situata in via Stucchi 70, nella zona industriale del comune. Sul sito dell’Agenzia regionale di emergenza urgenza si legge che un uomo di 52 anni è rimasto coinvolgo nel rogo, ma non è chiaro se sia rimasto ferito.
Sul posto sono intervenuti diversi mezzi dei vigili del fuoco di Monza e Milano. Al lavoro per spegnere il fuoco ci sono circa 30 pompieri arrivati con tre autopompe, due autobotti, un’autoscala, un carro soccorso e la vettura del funzionario di guardia. Sul posto anche carabinieri, la polizia locale e le ambulanze inviate dal 118.
La Regione non ha aggiornato la black list dei veicoli senza la deroga per Area B. Risultato: le auto passano sotto gli occhi elettronici senza che venga rilevata la non conformità
L’emergenza smog continua. Per il settimo giorno di fila si sono registrati valori del Pm10 sopra la soglia di guardia, oltre i 50 microgrammi per metro cubo. Intanto il rispetto e i controlli sul provvedimento regionale che da ieri vieta la circolazione dei veicoli più inquinanti rimangono un’incognita. A Milano le centraline Arpa hanno segnalato di nuovo l’allarme: 58 microgrammi per metro cubo di Pm10 in viale Marche, 54 a Città Studi, 63 in via Senato e 53 al Verziere. Nel capoluogo lombardo e in tutti i Comuni sopra i 30 mila abitanti della provincia, da ieri, non possono circolare i diesel fino agli Euro 4, fino a quando i valori delle polveri sottili non saranno rientrati, per due giorni consecutivi, sotto la soglia limite.
Ma quale sia la reale efficacia del provvedimento è difficile a dirsi. Le misure temporanee di primo livello dispongono, infatti, lo stop alla circolazione, dalle 7,30 alle 19,30 dei veicoli Euro 0 e 1 a benzina, Gpl e metano, e degli Euro 2, 3 e 4 diesel. In più, le limitazioni valgono anche per gli autoveicoli che hanno aderito al Move-In. Prendendo il caso di Milano, l’Area B, anche in assenza del blocco temporaneo, vieta già l’ingresso in città ai veicoli diesel fino agli euro 4, fatta eccezione per gli automobilisti muniti di apposita deroga o della scatola nera contachilometri. In questi giorni di emergenza, però, neppure con il Move-In si potrebbe entrare. Il condizionale è d’obbligo in questo caso, perché le telecamere della grande Ztl non sono state aggiornate dalla Regione con la lettura del blocco per il Move-In. Il sistema, infatti, legge le targhe in divieto escludendo chi è in deroga. Per le misure temporanee, però, servirebbe un ulteriore aggiornamento del software direttamente collegato a quello regionale che gestisce il sistema delle scatole nere. Dunque, gli occhi elettronici non stanno sanzionando chi entra in Area B con il Move-In. I controlli sono lasciati alle pattuglie di polizia locale, ma non sono stati previsti potenziamenti di forze dell’ordine in occasione delle limitazioni temporanee.
Intanto, Palazzo Marino rilancia sugli effetti delle misure di Area C e di Area B. Secondo l’ultimo report di Amat, a dicembre 2023, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, si è registrato un calo di veicoli in Area B del 7,08%, che si accentua dal lunedì al venerdì (-10,41 per cento). Per Area C, la diminuzione è del6,40 per cento, che sale al meno 6,54 per cento) se si contano solo i giorni lavorativi. L’analisi riguarda solo l’orario di attivazione delle telecamere, dalle 7,30 alle 19,30. Anche il parco auto di Milano sta cambiando: i veicoli diesel, considerati maggiormente inquinanti, che entrano nella Ztl, sono diminuiti dell’8% dall’ottobre 2022 al giugno 2023 (passando dal 40% al 32%). Sono invece aumentate le auto elettriche e ibride che complessivamente passano dal 10% al 16%. Nello stesso arco temporale sono state rilevate anche modifiche nella classe Euro dei veicoli diesel: i diesel Euro 4 sono passati dall’8% al 4% e gli Euro 5 dal 26% al 16%. Un trend di positivo aumento si registra per i parcheggi di interscambio: più 4,78% di accessi, con picchi nelle giornate di sabato (+32,89%) e domenica (+24,97%). Del più 6,64 per cento cresce l’utilizzo dei mezzi pubblici, con percentuali superiori al venti per cento nel weekend.
«Sono dati molto positivi che ci mostrano un netto miglioramento rispetto al dicembre dell’anno scorso. Detto ciò — spiega l’assessora alla Mobilità, Arianna Censi — Area B è stata concepita con un orizzonte temporale di dieci anni e per misurarne l’efficacia a lungo termine è necessario aspettare che i dati si consolidino del tempo».
Carl Weathers (a destra) con Sylvester Stallone in ‘Rocky
L’attore ed ex sportivo aveva 76 anni. Tra le sue ultime apparizioni, la serie Disney+ ‘The Mandalorian’. Il retroscena di quel primo provino con Sylvester Stallone
Carl Weathers, il difensore della NFL di football americano, diventato attore, che ha recitato in Rocky nel ruolo di Apollo Creed è morto all’età di 76 anni. Tra gli altri suoi film: Predator del 1987 con Arnold Schwarzenegger e, più di recente, la serie The Mandalorian.
“È morto in pace nel sonno“, ha fatto sapere la famiglia: “È stato un essere umano straordinario che ha vissuto una vita straordinaria. I suoi contributi al cinema, la televisione, le arti e lo sport hanno lasciato un segno indelebile attraverso le generazioni“.
Dallo sport al cinema – L’attore, che era nato a New Orleans il 14 gennaio del 1948, prima di dedicarsi al mondo del cinema, ha praticato svariate discipline sportive, affermandosi anche come giocatore professionista di football, sia americano che canadese. Weathers, ha avuto una carriera come attore durata 50 anni. In totale è comparso in 75 fra film e serie tv, fra i quali anche la fortunata serie tv Una mamma per amica eil film Un tipo imprevedibile di Adam Sandler.
Più di recente era stato candidato a un Emmy per la serie spinoff di Disney+Guerre Stellari,The Mandalorian, dove vestiva i panni dell’alto magistrato Greef Kargae. Della serie aveva anche diretto un paio di episodi della seconda e terza stagione. Aveva inoltre dato la voce a Combat Carl in Toy Story e aveva continuato a dare vita a questo personaggio nello speciale tv Toy Story of Terror! e recitato in una versione romanzata di se stesso nella serie Arrested Development.
Il match con Ivan Drago – Ma il ruolo che l’ha portato alla notorietà è stato quello di Apollo Creed, campione del mondo in carica dei pesi massimi di boxe: Weathers lo ha interpretato dal primo Rocky del 1976. L’attore aveva poi ripreso la parte in RockyII tre anni dopo per un rematch con Rocky Balboa (Sylvester Stallone) e nel RockyIII del 1982 per concludere nel 1985 col quarto film della serie in cui viene ucciso sul ring dal peso massimo russo Ivan Drago (un cattivissimo Dolph Lundgren). La legacy del personaggio dura ancora: Michael B. Jordan interpreta la parte di suo figlio nella serie dei film Creed, il cui quarto episodio dovrebbe uscire prossimamente.
L’altro Apollo Creed – Inizialmente la parte di Apollo era stata affidata a Ken Norton, un vero pugile. “Tre giorni prima delle riprese, però, Norton rinunciò al ruolo per partecipare a un programma tv nonostante io lo implorassi di restare“, raccontò qualche anno fa Sly: “Erano le otto di sera e in quel momento entrò Carl Weathers. Quando lo vidi restai senza parole, era davvero imponente sia fisicamente che dal punto di vista vocale. Iniziò il suo provino e recitò bene le sue battute. Poi si alzò e cominciò a dare di boxe con me. Mi diede due o tre colpi in testa e io mi dissi: ‘Cavolo, a questo tipo non frega proprio niente di avere la parte!‘”. Ma, il racconto fatto da Weathers rivela che alla base di tutto, ci fu un grosso equivoco.
Il retroscena del provino per Rocky – L’attore, durante il provino era convinto che Sylvester Stallone, fosse solo lo sceneggiatore del film: “Mi sono presentato per questo provino carico a palla – raccontava Weathers – ero molto sicuro di me e ho iniziato a provare la parte con Stallone. Tutti lo hanno presentato solo come lo sceneggiatore e all’inizio non ero molto a mio agio a provare con lui. Non pensavo di aver dato una buona impressione, ero convinto di aver mandato all’aria tutta l’audizione e visibilmente arrabbiato dico allo sceneggiatore: ‘Sai, avrei voluto provare con un vero attore, penso che tu abbia rovinato tutto’.
Stallone racconta che Carl Weathers, molto contrariato, si rivolse al regista del film, John Avildsen: “Renderei meglio se ci fosse un vero attore a fare il provino con me’”. E Avildsen: “Beh Carl, questo è Rocky, è lui che ha scritto la sceneggiatura”. E, a quel punto, Carl commentò ridendo: “Speriamo che migliori!”. E Stallone fu convinto: “Vi prego prendetelo, è un grande“, disse. E Carl Weathers, non solo ottenne la parte in Rocky ma, anni dopo, Stallone si pentì del destino riservato ad Apollo Creed. Un personaggio rimasto nella storia del cinema.