Un peschereccio ne ha salvati 48 ancora in vita, ne mancano all’appello due
Barcone naufragato, immagine di repertorio – Fotogramma Ipa
Naufragio nel Mediterraneo al largo delle coste maltesi. Un barcone si è ribaltato e dieci persone sono morte, ma il bilancio è ancora provvisorio. Da questo pomeriggio un’unità della Guardia Costiera italiana sta cooperando su richiesta dell’autorità maltese a un’operazione di ricerca e soccorso a una posizione a circa 45 miglia nautiche a est/sud est dall’isola di Malta.
L’imbarcazione, partita dalle coste libiche e inizialmente seguita dall’autorità Sar e successivamente da quella maltese, navigava con circa 60 persone a bordo. Dalle ultime informazioni, un peschereccio, presente in zona, avrebbe recuperato finora 48 persone vive. La motovedetta Sar italiana è stata dirottata immediatamente in zona. Le ricerche, coordinate dall’autorità maltese, sono in corso.
Salvati in 32 dopo il naufragio al largo della Libia: «Siamo partiti in 110». L’intervento della Guardia costiera italiana: timori di un’altra strage a Pasqua
L’avvistamento partito dall’aereo Seabird 2 della Ong Sea-Watch, i migranti recuperati da due mercantili e poi l’intervento della Guardia costiera che ha portato i sopravvissuti a Lampedusa
Un barcone di legno partito da Tripoli con 110 persone a bordo, tra cui donne e bambini, si è rovesciato sabato pomeriggio nel Mediterraneo, in zona di soccorso libica. «Siamo partiti in 110», hanno raccontato alcuni dei sopravvissuti giunti al molo Favarolo di Lampedusa, lasciando intendere che una ottantina di persone siano finite in mare prima dell’arrivo dei soccorsi. La motovedetta Cp327 della Guardia costiera, affiancata dalle navi a vela Ievoli Grey e Saavedra Tide, ha recuperato 32 naufraghi di nazionalità egiziana, pakistana e bengalese, rimasti in acqua per diverse ore prima di essere localizzati. Recuperati anche due cadaveri.
Le foto aeree del naufragio e il bilancio ancora incerto dei dispersi – Le immagini aeree scattate al momento dell’allarme hanno ripreso il rovesciamento del barcone, lungo tra i 12 e i 15 metri. I superstiti e le salme sono stati trasferiti a Lampedusa. La ong Mediterranea ha comunicato sui propri canali social che le persone disperse sarebbero «oltre settanta», un bilancio che potrebbe aggravarsi ulteriormente nelle prossime ore con il proseguire delle ricerche. Secondo la ricostruzione di Repubblica, che cita il rapporto dell’aereo Seabird 2 della ong Sea-Watch, impegnato in pattugliamento nel Mediterraneo Centrale, ieri 4 aprile il velivolo ha ricevuto segnalazione da un aereo della Marina Militare francese che stava sorvolando un’imbarcazione in difficoltà. Quando Seabird 2 ha raggiunto la zona, lo scenario era già drammatico: un barcone di legno rovesciato, una quindicina di persone aggrappate allo scafo, altre in acqua e alcuni corpi galleggianti. I mercantili Saavedra Tide e Ievoli Grey, che si trovavano nelle vicinanze, sono intervenuti lanciando zattere di salvataggio e recuperando i sopravvissuti.
Ieri #SeaBird2 si è trovato sulla scena di un naufragio. Alcune persone chiedevano aiuto su una barca capovolta, altre erano in acqua. 32 persone sono state salvate da 2 mercantili e sbarcate stamattina a Lampedusa dalla @guardiacostiera. 71 persone sono disperse. Un’altra strage pic.twitter.com/HZfg1zSdDG
I superstiti a Lampedusa e il conto dei dispersi: sarebbero 71 le persone ancora in mare – Questa mattina la nave Ievoli Grey ha trasferito 32 naufraghi e due salme sulla motovedetta CP327 della Guardia costiera, che li ha poi accompagnati a Lampedusa. I sopravvissuti hanno riferito di essere partiti in 105 dalla costa libica: il che porterebbe a 71 il numero delle persone ancora disperse in mare, un bilancio che resta provvisorio in attesa del completamento delle operazioni di ricerca.
⚫️ Tragico naufragio di #Pasqua: 32 superstiti, due corpi senza vita recuperati, oltre 70 persone disperse.
Ieri pomeriggio un’imbarcazione in legno con ~105 donne, uomini e bambini, salpata da Tajoura in fuga dalla #Libia, si è rovesciata in zona SAR sotto controllo libico. 1/4 pic.twitter.com/mkQCtNXt9s
— Mediterranea Saving Humans (@RescueMed) April 5, 2026
L’allarme congiunto della ong Sea watch e del progetto per il soccorso nel Mediterraneo Alarm phone
Screenshot di un video ricevuto da Alarm Phone in cui un pescatore tunisino trova l’unico sopravvissuto (X/https://alarmphone.org)
“Sono 116 le persone che hanno perso la vita nell’ennesimo naufragio del 2025”. Lo fa sapere l’ong Sea Watch sui propri account social: nella notte del 19 dicembre una barca con 117 persone a bordo sarebbe colata a picco davanti alle coste libiche. Solo un uomo sarebbe sopravvissuto grazie all’intervento di un pescatore tunisino.
La conferma – Sea Watch scrive che le persone migranti erano “partite giovedì scorso (il 18 dicembre, ndr), e lunedì le abbiamo cercate con Seabird. Oggi Alarm phone conferma il naufragio, avvenuto poco dopo la partenza”. Sul suo sito il progetto che supporta le operazioni di soccorso in mare fornisce un’ipotetica ricostruzione di come siano andate le cose. Dalla partenza dalla Libia all’allarme lanciato alla guardia costiera libica, a quella italiana e alle ong competenti.
Il post di Sea Watch su X
La ricostruzione – Alle 14, ora di Roma, del 19 dicembre Alarm Phone riporta di essere stata informata della partenza di “un’imbarcazione da Zuwara la sera (alle 20, ora locale, ndr) del 18 dicembre, con a bordo 117 persone“.
Il progetto che supporta le operazioni di salvataggio comunica di aver “tentato di contattare l’imbarcazione tramite telefono satellitare, senza successo“. Gli attivisti hanno quindi “allertato la guardia costiera e le ong competenti, pur non avendo una posizione Gps“.
Il post di Alarm Phone su X
La guardia costiera italiana, sottolinea Alarm Phone, ha “confermato di aver ricevuto la nostra e-mail, ma hanno immediatamente interrotto la chiamata senza fornire ulteriori informazioni o rassicurazioni“. Nel frattempo, la cosiddetta guardia costiera libica comunicava “di non aver soccorso né intercettato alcuna imbarcazione il 18 o 19 dicembre“.
La paura degli attivisti si è concretizzata la sera del 21 dicembre: “Abbiamo ricevuto informazioni secondo cui alcuni pescatori tunisini avevano trovato un unico sopravvissuto su una barca di legno. L’uomo avrebbe dichiarato di essere partito da Zuwara due giorni prima e di essere l’unico sopravvissuto“. Alarm Phone riporta la sua testimonianza: “Solo poche ore dopo la partenza le condizioni meteorologiche sono peggiorate drasticamente, con venti che raggiungevano i 40 chilometri orari. Era estremamente preoccupato e non siamo riusciti a ottenere un resoconto dettagliato dell’accaduto. Il sopravvissuto sarebbe stato trasferito in un ospedale in Tunisia dai pescatori“.
La rete di Alarm Phone ha provato a verificare le sue dichiarazioni, ma non può confermare del tutto la sua ricostruzione. Rimane il fatto che nessuna imbarcazione proveniente dalla Libia è arrivata all’isola di Lampedusa tra il 18 e il 21 dicembre.
L’ultraleggero Seabird 3 della Sea Watch ha effettuato una ricerca aerea nella zona in cui si ritiene sia avvenuto il naufragio “ma non ha trovato né sopravvissuti né tracce visibili di un recente naufragio“. L’aereo di Frontex Osprey 4 ha pattugliato la stessa area il 20 dicembre, due volte il 21 dicembre e di nuovo il 22 dicembre: “Non sappiamo se Frontex abbia rilevato qualcosa collegato a questa imbarcazione“, scrive Alarm Phone.
Nuova tragedia del mare al largo delle coste della Tunisia.
Almeno quaranta migranti subsahariani, tra cui diversi neonati, hanno perso la vita annegando dopo che la loro imbarcazione di fortuna si è capovolta al largo della costa di Salakta, nel governatorato di Mahdia. Si tratta dell’ennesimo dramma avvenuto nella rotta del Mediterraneo centrale, a quasi una settimana da un’altra tragedia con oltre una decina di vittime, in questo tratto di mare considerato particolarmente pericoloso. Dal 2014 ad oggi proprio in queste acque si contano almeno 32.803 morti o dispersi stando ai dati forniti dall’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni.
A bordo della piccola imbarcazione sovraffollata erano stipate una settantina di persone. A riferirlo è stata la radio locale Mosaique citando il portavoce del tribunale di Mahdia, Walid Chatrbi, secondo il quale una trentina di migranti sono stati tratti in salvo dalle unità della guardia costiera locale. LaProcura della Repubblica tunisina ha aperto un’indagine su quanto accaduto.
Tragedie di questi tipo sono spesso causate in particolare dalle difficili condizioni del mare, ma soprattutto dalla pessima qualità delle stesse imbarcazioni fornite dai trafficanti di uomini, perlopiù natanti o battelli instabili, costruiti quasi interamente con lastre di metallo saldate in tutta fretta prima di essere messe in acqua, tanto da diventare delle vere e bare galleggianti.
La Tunisia, le cui coste si trovano in alcuni punti a meno di 150 chilometri da Lampedusa, è insieme alla vicina Libia uno dei principali punti di partenza dal Nordafrica per i migranti che cercano di raggiungere l’Europa negli ultimi anni. E proprio a Lampedusa nelle ultime ore sono stati registrati almeno sette sbarchi: tre dei quali partiti da Sfax e Sidi Mansourin Tunisia, e gli altri da Zuara, Zwara, Homs e Tripoli in Libia. Complessivamente sono 326 i migranti arrivati con i sette approdi nell’isola – si tratta di egiziani, somali, bengalesi e pachistani – inclusi i 17 sbarcati dalla nave Dattilo che con sette cadaveri a bordo, morti nel naufragio tra il 16 e il 17 ottobre scorsi, e poi recuperati.
Nel 2023, la Tunisia ha firmato un accordo da 255 milioni di euro con l’Unione Europea, quasi la metà dei quali è stata destinata alla lotta all’immigrazione illegale, portando ad un forte calo delle partenze verso l’Italia. Dall’inizio del 2025, secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), 55.976 persone, in aumento del 2% rispetto all’anno precedente, sono sbarcate sulle coste italiane, la stragrande maggioranza (49.792) dalla Libia e la restante (3.947) dalla Tunisia, ricorda l’Afp.
Le autorità tunisine hanno iniziato a smantellare i campi informali per migranti vicino a Sfax all’inizio di aprile, che ospitavano un totale di circa 20.000 persone. Alla fine di marzo, il presidente tunisino Kais Saied ha invitato l’Oim a intensificare gli sforzi per garantire il “rimpatrio volontario” dei migranti irregolari nei loro Paesi.
Le motovedette della guardia costiera e della guardia di finanza hanno sbarcato a Lampedusa i 10 superstiti di un naufragio che sarebbe avvenuto in più riprese e sei cadaveri.
Al largo dell’isolotto di Lampione le motovedette hanno prima soccorso un gommone semi affondato sul quale c’erano 6 uomini e 4 donne.
Subito dopo lo sbarco a molo Favarolo due naufraghi sono stati portati al Poliambulatorio, ma dopo i controlli medici anche loro sono stati condotti all’hotspot. I militari, nel frattempo, sempre nei pressi di Lampione, hanno recuperato 6 cadaveri, tutti di giovani uomini, già portati alla camera mortuaria del cimitero.
I 10 superstiti, una volta giunti nell’hotspot, hanno riferito d’essere partiti domenica notte in 56 da Sfax, in Tunisia, con un gommone. Dopo meno di 24 ore di navigazione, mentre erano in acque internazionali, molti migranti sarebbero caduti in acqua forse a causa del mare agitato. Il gommone ha però proseguito la sua navigazione e oggi pomeriggio, ormai semi affondato, è stato intercettato nelle acque antistanti Lampione dalle motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza che hanno recuperato anche i sei cadaveri.All’appello mancherebbero dunque, secondo le testimonianze dei sopravvissuti, una quarantina di dispersi.
In Turchia una piccola imbarcazione che trasportava migranti si è schiantata contro gli scogli al largo della città costiera di Cesme, nel Mar Egeo
Nuova strage dimigrantinel Mar Mediterraneo. In Turchia un gommone che trasportava migranti si è schiantato contro gli scogli al largo della città costiera di Cesme, nel Mar Egeo, uccidendo le sette persone a bordo. Una persona è stata salvata da un peschereccio che ha poi allertato la guardia costiera. Altre diciotto persone, tra cui alcuni bambini, sono state tratte in salvo sulla piccola isola di Karaada, vicino a Cesme.
Il gommone ha urtato gli scogli – Un elicottero, quattro imbarcazioni della guardia costiera e una squadra di sommozzatori sono stati coinvolti nell’operazione di ricerca e soccorso. Una persona risulta ancora dispersa. “Continueremo la nostra lotta ininterrotta contro gli organizzatori del traffico di migranti che causano la morte di neonati, bambini e persone innocenti vendendo speranza“, ha twittato il ministro degli Interni Ali Yerlikaya.
Sulla rotta centrale – Intanto, con la finestra meteo favorevole, che durerà per tutto luglio, aumenta il numero di barche e barchini sulla rotta centrale del Mediterraneo, tra Nordafrica e Italia. La nave ong ieri OceanViking ha salvato 93 persone, incluse 4 donne e 3 bambini, da un barcone di legno a due ponti. Durante il salvataggio, alcuni uomini mascherati sono arrivati con un gommone, si sono imbarcati sulla barca con i sopravvissuti ancora a bordo, scatenando il panico. In molti si sono tuffati in mare. Mentre i soccorritori tentavano di recuperare i naufraghi, i due uomini hanno assicurato la barca con delle cime e l’hanno portata via.
Bugün İzmir Çeşme ilçesinde saat 10:47'de Çeşme Karaada üzerinde bir grup düzensiz göçmen olduğu, bölgede bulunan balıkçı teknesi tarafından 1 düzensiz göçmenin denizden alındığı ve denizde… pic.twitter.com/Tloqvi8XpO
Solo in due sono sopravvissuti. Erano tutti rifugiati sudanesi
Nuovo naufragio nel canale di mare fra Sfax e Lampedusa. Un barchino in ferro stracarico di persone si è inabissato, portando con sé decine di persone. Tredici corpi sono stati recuperati dalla Garde Nationale, ma almeno ventisette risultano dispersi. Solo in due si sono salvati.
Terrorizzati, stremati, alle autorità hanno raccontato che a bordo di quella carretta, mal assemblata con diversi pezzi di latta saldati insieme, erano quarantadue in tutto. Tutti sudanesi, riconosciuti come rifugiati dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite ma rimasti comunque senza alcun tipo di assistenza in Tunisia. E come i migranti subsahariani regolarmente vittime di minacce, violenze e abusi sistematici.
Un incubo che per chiunque abbia la pelle nera è iniziato il 25 febbraio scorso, quando il presidente tunisino Kais Saied ha bollato i migranti subsahariani come “persone non grate” perché strumento di un presunto “piano di sostituzione etnica” mirato a “cambiare l’identità araba del Paese”. E non diverso trattamento subisce chi arriva dal centro Africa o dalla zona del Corno. In molti – denuncia da tempo la rete Refugees in Tunisia – sono stati deportati al confine fra l’Algeria e la Libia e abbandonati nel deserto.
Stando a quanto comunicato dal portavoce del tribunale di Monastir, Farid Ben Jha, le ricerche sarebbero ancora in corso, mentre sull’accaduto sarebbe strato aperto un fascicolo.
Con l’ennesimo naufragio, cresce ancora il numero delle vittime nel Mediterraneo diventato tagliola per chi tenta di attraversarlo. Il 26 gennaio scorso – ha fatto sapere l’Oim – le vittime accertate avevano già raggiunto quota cento, il doppio rispetto all’anno scorso. I dispersi – hanno calcolato reti civiche e associazioni – sarebbero oltre trecento. Un bilancio tragico che adesso si aggrava. E conferma un trend che ha già fatto laureare quella rotta come una delle più letali del mondo. Nel 2023 più di 2.270 persone, il 60% in più rispetto all’anno precedente, hanno perso la vita nel Mediterraneo.