L’ex portiere austriaco è deceduto questa mattina in un incidente in corrispondenza di un passaggio a livello senza barriere
Mondo del calcio in lutto. Alexander Manninger, ex portiere della nazionale austriaca e della Juventus, con la quale vinse uno scudetto nel 2012, è morto all’età di 48 anni in un grave incidente stradale mentre era alla guida della sua auto. Secondo quanto riportato dai media austriaci, l’incidente mortale è avvenuto intorno alle 8:20 di questa mattina, in corrispondenza di un passaggio a livello senza barriere. L’auto di Manninger, un minivan Volkswagen, si è scontrata con un treno in transito. Nonostante i soccorsi siano arrivati prontamente sul posto per l’ex portiere non c’è stato nulla da fare. I circa 25 passeggeri del treno locale e il macchinista sono rimasti illesi. Le circostanze dell’incidente sono ancora da chiarire, com’è da verificare se il segnale rosso in corrispondenza del passaggio a livello fosse attivo. “Grazie alle caratteristiche del veicolo è possibile analizzare con precisione i dati elettronici e, di conseguenza, il comportamento di guida del conducente“, avrebbe fatto sapere il perito Gerhard Kronreif che sta indagando sull’incidente per conto della Procura.
Carriera – Manninger ha debuttato nel Salisburgo diventando il primo austriaco a trasferirsi all’Arsenal. Con i Gunners ha disputato 39 partite, vincendo campionato, FA Cup e due Charity Shield. Sbarcato in Italia nel 2001 ha vestito le maglie di Fiorentina,Bologna, Brescia, Siena, Torino e Juventus, prima del passaggio all’Augusta e del ritiro dopo un anno a Liverpool. Ha indossato 33 volte anche la maglia di numero 1 della nazionale austriaca.
Il saluto della juventus – Il cordoglio della Juventus: “Arrivato a Torino nell’estate del 2008, ha vestito il bianconero per quattro stagioni, dimostrando come il ruolo del portiere non sia fatto solo di parate, ma di carisma, affidabilità e silenzioso spirito di sacrificio. In un’epoca segnata dalla presenza monumentale di Gigi Buffon, Manninger ha saputo farsi trovare pronto ogni volta che è stato chiamato in causa, diventando un punto di riferimento assoluto per lo spogliatoio e una garanzia tra i pali. Oggi salutiamo non solo un grande atleta, ma un uomo dai valori rari: umiltà, dedizione e una serietà professionale fuori dal comune“. Un messaggio anche da parte di Giorgio Chiellini: “Oggi è un giorno tristissimo, ci saluta un compagno di squadra esemplare e una persona di grande valore. Ciao Alex, riposa in pace. Un pensiero forte alla tua famiglia“.
Oggi è un giorno tristissimo. Se n'è andato non solo un grande atleta, ma un uomo dai valori rari: umiltà, dedizione e una serietà professionale fuori dal comune.
Juventus esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Alex Manninger e si stringe alla famiglia in questo… pic.twitter.com/lLZnKs4tvg
Il Torino – Ha espresso cordoglio e vicinanza alla famiglia del portiere anche il Torino. In granata Manninger ha disputato la stagione 2002-2003. “Il presidente Urbano Cairo e tutto il Torino Football Club, addolorati per la tristissima notizia, esprimono il profondo cordoglio e l’affettuosa vicinanza alla famiglia Manninger nel ricordo di Alex Manninger, ex portiere con un’esperienza al Toro nella stagione 2002/2003, tragicamente scomparso oggi in un incidente stradale in Austria”, si legge nel messaggio pubblicato sui profili ufficiali del club.
Il Presidente Urbano Cairo e tutto il Torino Football Club, addolorati per la tristissima notizia, esprimono il profondo cordoglio e l'affettuosa vicinanza alla famiglia Manninger nel ricordo di Alex Manninger, ex portiere con un'esperienza al Toro nella stagione 2002/2003,… pic.twitter.com/1jc321n7l6
Lingua originale: tedesco Google Austria Wien piange la morte di Alexander Manninger. Il nostro ex portiere di squadra è tragicamente scomparso oggi all’età di soli 48 anni. I nostri pensieri sono con la famiglia di Alexander e i suoi amici. Riposa in pace.
Austria Wien trauert um Alexander Manninger.
Der ehemalige Team-Torhüter ist heute im Alter von nur 48 Jahren tragisch ums Leben gekommen.
Unsere Gedanken sind bei Alexanders Familie und seinen Freunden.
Ad annunciarne la scomparsa è stato l’ex attaccante di Lazio e Napoli
Bruno Giordano – Ipa/Fotogramma
Lutto per Bruno Giordano. Oggi, martedì 14 aprile, l’ex attaccante di Lazio e Napoli ha annunciato la morte della moglie Susanna con una storia pubblicata sul proprio profilo Instagram: “Con profondo dolore annunciamo la scomparsa di Susanna, moglie e madre eccezionale, per sempre nei nostri cuori“.
“Ringraziamo tutti per la vostra affettuosa vicinanza“, ha scritto Giordano, firmando il messaggio anche da parte di Marco e Rocco, i figli avuti con Susanna, “per chi volesse darle l’ultimo saluto i funerali si terranno venerdì mattina alle ore 11 alla chiesa San Pio X di Piazza della Balduina, Roma“.
La Lazio ha pubblicato un messaggio di cordoglio sui propri canali ufficiali: “La S.S. Lazio esprime il proprio profondo cordoglio all’ex bomber biancoceleste Bruno Giordano per la scomparsa della moglie“.
Paterno, furbo, rivoluzionario: ha vinto 36 trofei alla guida di 8 squadre tra cui l’Uefa con lo Shakhtar, lanciato centinaia di calciatori ad alto livello, inventato la match analysis
Mircea Lucescu
E’ morto questa sera poco dopo le 19 Mircea Lucescu. Aveva 80 anni. Fatale un infarto dal quale non si era più ripreso nonostante i ripetuti tentativi dei medici. Era ricoverato da una settimana ma da oltre 24 ore era in coma indotto. (Gabriel Safta)
La misura della grandezza di Mircea Lucescu sta qui: oggi tutti parlano di match analysis, lui se l’è inventata. La faceva già in Romania, ai tempi di Ceausescu, coi mezzi dell’epoca. Si faceva prestare dalla scuola più vicina gli otto studenti migliori e li piazzava ognuno in un settore dello stadio col compito di annotare ogni quarto d’ora le posizioni dei calciatori. Il giorno dopo metteva insieme i foglietti, si faceva un’idea precisa della partita e il giorno dopo spiegava alla sua Dinamo Bucarest come aveva giocato. Con la tecnologia poi le cose cambiarono e quando arrivò in Italia a Pisa nel 1990, prima ancora che punte e terzini, al presidente Anconetani chiese un videoregistratore. Tutte queste cose ce le raccontava in un freddo venerdì sera mentre mangiava ostriche in un ristorante italiano a Donetsk. Si fece attendere un quarto d’ora: ritardo giustificato, il venerdì all’opera c’è il balletto. Era anche piccato perché era riuscito a vederlo solo in tv, prima gli era toccata un’incombenza meno artistica: rifilare un 4-1 nel derby al Metalurg.
In panca a 80 anni – Mircea Lucescu è stato il Nikola Tesla del calcio, un genio non convenzionale che ha inventato per sé e per gli altri. Un rivoluzionario furbo, un visionario che non si limitava all’ordinario ma sapeva vedere oltre. Per lui potrebbero parlare il palmares, 36 trofeialzati alla guida di 8 squadre diverse, oppure le centinaia di calciatori lanciati dal calcio che conta, lo spettacolo che ha saputo mettere in scena o l’ultimo atto d’amore che a pochi mesi da un problema respiratorio da ricovero l’ha portato a 80 anni sulla panchina di una Romania male in affare a tentare la qualificazione al Mondiale. Ma più di tutti parla una statua, la sua, che faceva bella mostra di sé a Donetsk davanti alla Donbass Arena, a poche centinaia di metri da quella di Lenin nella piazza principale. Quanti uomini di calcio ne hanno una in vita o nel corso della carriera? Magari te la fanno dopo, di sicuro non te la fanno se non lasci un segno, e Lucescu lo ha sempre lasciato. Da calciatore era un’ala sinistra senza soste, addominali scolpiti quando non erano richiesti. Fece vincere la scarpa d’oro a Georgescu coi suoi cross alla Dinamo, poi il terremoto a Bucarest lo lasciò senza casa e se ne andò a Hunedoara, in Transilvania, dove oltre a giocare allenava, scriveva editoriali sui giornali e a tempo perso compose pure l’inno della squadra. Lì iniziò a portare il suo calcio non convenzionale in panchina.
Le idee – Il Lucescu-pensiero partiva da un assioma: se tutti fanno una cosa in un modo, non vuol dire che sia la maniera migliore di farla. In Romania i campionati doveva vincerli lo Steaua del figlio di Ceausescu? Lui con la Dinamo faceva il calcio migliore coi ragazzi presi dalle campagne, al punto che il dittatore a un certo punto gli diede la nazionale per rivitalizzarla. Nel calcio italiano degli anni 80-90 ti salvavi con catenaccio e mediani killer?Lui parlava di possesso palla e spaziature, e faceva giocare i piedi buoni e non i fabbri. In Ucraina da trent’anni vigeva la dittatura tattica di Lobanovski, due marcatori e il libero?Lui ribaltò il calcio del colonnello, annegò gli attacchi sovietici nelle paludi del fuorigioco e abbatté la superiorità che tutti davano per scontata della Dinamo Kiev: finì che per 12 anni la squadra da battere diventò il suo Shakhtar. Se gli parlavi di 4-3-3 e compagnia, storceva il naso: “Non alleno schemi, ma idee”. “Lucescu cambia ruolo ai giocatori“, dicevano, ma non era vero: Lucescu allenava i calciatori a capire il loro sport. Mkhitaryan, per esempio, avrebbe gli stessi tempi di inserimento se non avesse passato mesi a chiudere quelli degli altri perché in allenamento a Donetsk faceva il terzino o il mediano? Quando gli chiedevi lumi, ti citava un esempio: “Con il Brescia siamo 1-1 in casa della Juve, palla a Nappi al limite, i difensori addosso, lui prova a dribblare, perde palla e loro fanno gol in contropiede. Nappi fa così perché è un attaccante, se avesse fatto anche il difensore avrebbe saputo cosa fare”.
CULTURA E PALLONE – Per insegnare principi, Lucescu metteva paletti. Dai suoi voleva in primis educazione a tutti i livelli, compresi igiene e cultura, poi dedizione e disciplina. In ogni trasferta portava a spese sue i suoi calciatori a vedere un monumento, un museo, un pezzo di storia locale, anche a costo di saltare la rifinitura. Senza guida, la faceva lui in tutte le otto lingue che parlava. “Sono ragazzi fortunati, girano il mondo, non possono vedere solo stadi e hotel. Se tuo figlio ti chiede cos’hai visto a Roma, a Parigi, cosa gli rispondi?“. Era contento se si sposavano giovani perché “un marito è maturo e un fidanzato forse“. Non metteva multe, parlava e si spiegava. Però se doveva fare una guerra di principio la faceva: al Brescia fece esordire nell’Anglo-italiano il sedicenne Pirlo che combinò un paio di pasticci, e in spogliatoio per proteggere un bimbo in cui aveva visto il futuro litigò a brutto muso con il leader del presente, Luzardi.
Il tempo della rivoluzione – Nel turbocalcio attuale che arrivi oggi e sei scarso se non alzi una coppa domani,Lucescu sembrava un mammuth tra gli elefanti. Le sue non erano rivoluzioni-sofficino, da scaldare e praticare, avevano dei tempi: “A un allenatore servono minimo tre mesi per trasmettere idee, automatismi, geometrie. A volte ne occorrono di più, anche sei”. Lo disse quando nel 1998 prese l’Inter da Simoni, in una Pinetina che traboccava di talento e partiti di spogliatoio: dopo tre mesi le idee non attecchirono e si dimise. Gli andò bene quando trovò presidenti visionari come lui. Gino Corioni a Brescia per esempio, con lui ha fatto plusvalenze eccellenti e ha ammirato al Rigamonti il sinistro di Hagi, uno dei più belli di sempre.
Brasile d’Ucraina – Il capolavoro l’ha fatto con Rinat Akhmetov,magnate ucraino dell’acciaio con un sogno alla Fitzcarraldo: portare un calcio poetico e vincente nell’Europa di confine, a Donetsk. A Lucescu ha dato carta bianca, gli ha fatto sistemare a piacimento un centro sportivo grosso come un paese e ha sposato in toto la sua filosofia, compresa un’altra delle sue regole: il sistema dev’essere impermeabile al mercato, se ne vendo uno devo averne in casa un altro già pronto. “Ci sono due modi per vincere: coi soldi o coi giovani. Coi soldi vinci finché durano i soldi, nel secondo caso continui”. Nacque così il Brasile d’Ucraina. Lucescu è sempre stato affascinato dal pallone verdeoro, fin da quando giocava e ai Mondiali del 70 scambiò la maglia con Pelé. Allo Shakhtar iniziò a prenderne a dozzine, giovanissimi, ci provò pure col sedicenne Neymar.
Per loro in deroga alle consuetudini sovietiche ammise la Playstation nella sala degli scacchi e il churrasco in riva al lago del centro sportivo. Era il suo capolavoro: un circo dei miracoli che in una dozzina di anni ha portato a Donetsk una Coppa Uefa (“Ma tu sai quant’è difficile vincere con una squadra dell’est in questo calcio?“) e ha fatto tremare le big. Il sogno di Akhmedov e Lucescu l’hanno fatto crollare solo i mortai della guerra civile. Stessa cosa a Kiev, dove una sera si svegliò pensando che ci fossero i fuochi d’artificio ma invece erano i missili russi: usò i suoi buoni uffici per far uscire i suoi ragazzi dal paese con le famiglie, poi lo fece lui, in macchina. Alla Dinamo qualche anno prima l’avevano chiamato quasi per gioco: “Pensavo volessero dei consigli in amicizia, mi hanno offerto la squadra“. Era come se Sacchi andasse all’Inter o Guardiola al Real, spaccò la nazione. Non se ne curò, e vinse anche qui. A un certo punto avevano in cassa una ventina di milioni e gli chiesero chi comprare, e lui: “Fateci una palestra nuova, prendete un bus per le giovanili, sono quelli gli acquisti che restano“.
L’amore per l’italia – Lucescu da uomo d’arte era fine comunicatore e amava l’Italia. Aveva una casa sul lago di Garda dove tornava volentieri, gli piaceva il nostro cibo e se ne faceva arrivare da ogni latitudine. Con Ronaldo all’Inter aveva messo su un piccolo commercio: lui gli dava delle arance rosse che gli arrivavano direttamente dalla Sicilia, il Fenomeno ricambiava con bottiglie di birra brasiliana. Gli piaceva la vita sregolata? Amen. “Perché lo fai, Ronie?“, gli disse un giorno. “Mister, la vita è una“, la risposta. Gli brillavano gli occhi se gli citavi il carneade Ilsinho, diceva che aveva il miglior dribbling del mondo e sorrideva come un padre quando raccontava che non ha mai sfondato perché a ogni pausa tornava dal Brasile con 7 chili di zavorra. Interrompeva le interviste per chiederti le ultime sulla politica in Italia o se quella pizzeria vicino allo stadio a Brescia c’è ancora, ti mandava una canzone romena e poi ti chiamava per spiegartela. Non amava il Var perché barattava la giustizia con le emozioni,non credeva all’Arabia come non aveva creduto dieci anni prima alla Cina, gli piaceva più la Serie B che la Serie A perché “è il campionato degli allenatori, non vince per forza chi ha i soldi“. In barba al conferenzastampese, dei singoli parlava eccome: “Simeone compensa i piedi con l’intelligenza, sarà un grande allenatore“, “A Calhanoglu date tempo di capire l’Italia e vedrete“, “Douglas Costa è meglio di James”, “Zabarnyi e Mikolenko non li conosci, ma tra due anni potranno giocare titolari in qualsiasi squadra“, “Fernandinho è come Pirlo”, “Tra Witsel e Pogba la differenza è l’età”, “Mkhitaryan con la testa che ha gioca finché vuole“. All’inizio pareva esagerasse ma col senno di poi aveva quasi sempre ragione. Uno abituato a vedere oltre come fa a non prenderci con le profezie?
A dare la notizia sui social la sorella, l’ex ginnasta azzurra Martina Centofanti: “Sei stata il pilastro e il centro del nostro amore”
Grave lutto per l’ex terzino dell’Inter Felice Centofanti che ha perso la figlia Giorgia, nata con una disabilità. A dare la triste notizia la sorella, l’ex ginnasta azzurra Martina Centofanti sui social: “Abbiamo sempre ritenuto opportuno preservare la tua storia, la nostra storia, perché così delicata e preziosa da essere custodita con cura. Vorremmo ora però provare in qualche modo a renderti onore, per quello che sei stata per noi. Ogni giorno e dal primo momento sei stata la forza più grande che la tua famiglia abbia avuto. Il pilastro e il centro del nostro amore, un qualcosa di talmente grande che impossibile da spiegare a parole“.
Il messaggio continua: “Il tuo sorriso ha illuminato ogni momento, ci bastava immaginarlo per sentirci vivi ed improvvisamente anche le cose che sembravano impossibili diventavano più semplici da affrontare e, pensando a te, sarà così per sempre. Ogni attimo passato insieme è stato essenziale per riempire il cuore di amore incondizionato, consapevoli del fatto che ogni minuto fosse prezioso ed unico e ricordandoci ogni giorno di quanto la vita vada apprezzata e vissuta a pieno”.
L’ex difensore, campione europeo con l’Italia under 21 nel 1994, era stato costretto a ritirarsi nel 2006 dopo essere stato colpito da un aneurisma cerebrale. L’annuncio sui social di Alessandro Battisti, direttore sportivo del Chieti: “Non ci sono parole. Mi mancherai”
Gianluca Cherubini con la maglia della Reggiana (Foto da Facebook)
Nuovo lutto per il calcio italiano. È morto all’età di 52 anni Gianluca Cherubini, ex difensore e allenatore, che durante la sua carriera ha vestito diverse maglie, tra cui quelle della Roma, della Reggiana e del Vicenza, vincendo anche un Europeo con la nazionale italiana under 21.Cherubini si è spento mercoledì 1° aprile, a causa della malattia contro cui combatteva da tempo.
L’inizio della carriera – Nato a Roma il 28 febbraio del 1974, Cherubini ha iniziato a farsi notare nei vivai di Lodigiani e Monza, prima di iniziare la sua carriera professionistica con la Reggiana, debuttando in Serie B nel 1992 e vivendo con i granata il salto in Serie A nelle due stagioni successive. Nel 1994 è tra i convocati dell’Italia under 21 vittoriosa nel campionato europeo di categoria, e l’anno successivo arriva il passaggio in prestito alla Roma, dove ha collezionato 5 presenze in campionato oltre ad apparizioni in Coppa Italia e Coppa Uefa.
Gli infortuni e l’aneurisma – Rientrato alla Reggiana, ha affrontato un’annata segnata dagli infortuni prima di legarsi a lungo al club emiliano tra Serie B e C. In questo periodo si segnala solo una breve parentesi di sei mesi al Vicenza nel 2000, dove ha contribuito alla promozione in serie A. Nel 2002 si è trasferito al Chieti in C1: rimasta iconica la sua rete nel derby contro il Pescara del marzo 2003, festeggiata con una corsa sfrenata sotto la curva teatina. Dopo un’esperienza alla Torres, è passato al Giulianova; qui, il 13 aprile 2006 durante un match contro il Novara, è stato colpito da un aneurisma cerebrale. Il grave malore lo ha costretto a un primo ritiro forzato, interrotto solo due anni dopo per un breve e sorprendente ritorno in campo, ancora con il Chieti in Serie D. Dopo aver appeso le scarpette al chiodo, Cherubini ha intrapreso la carriera da allenatore partendo come vice di Giampiero Maini alla Stella Polare.
Il cordoglio sui social – Ad annunciare la notizia della sua scomparsa è stato l’amico Alessandro Battisti, ex capitano e ora direttore sportivo del Chieti, con un post sui social: “Non ci sono parole, una vita a 220 chilometri all’ora, sempre sull’orlo del burrone. Mi mancherai“. Cordoglio sui social anche dall’account della Reggiana: “AC Reggiana si unisce a tutta la famiglia granata nel dolore per la scomparsa all’età di 52 anni di Gianluca Cherubini, ex-calciatore che ha militato nel club tra il 1992 e il 2002, disputando 150 gare come centrocampista tra Serie A, Serie B e Serie C. La società porge le più sentite condoglianze alla famiglia Cherubini“.
La bimba è scomparsa a seguito di una malattia con la quale combatteva da tempo
A soli 10 anni è morta Nina Rivetti, figlia del vice presidente del Modena calcio Silvio Rivetti e nipote del presidente Carlo Rivetti (fondatore di Stone Island). La bimba è scomparsa a seguito di una malattia con la quale combatteva da tempo e i funerali si terranno a Milano, dove viveva con la famiglia.
L’annuncio della scomparsa – Un lutto che colpisce profondamente anche Modena e tutto il club gialloblù, che ne ha dato notizia: “Con il cuore spezzato comunichiamo il gravissimo lutto che ha colpito in queste ore la famiglia Rivetti e tutto il Modena FC. La piccola e amatissima Nina, di soli 10 anni, figlia di Silvio, vicepresidente del Modena FC, e di mamma Eva, e sorella di Sveva e Luce, è volata in cielo lasciando un vuoto incolmabile in tutti coloro che l’hanno amata.
In segno di lutto, tutti gli impegni pubblici del Modena FC previsti per questa settimana sono annullati e il Modena Store resterà chiuso nella giornata di martedì 31 marzo”.
La società ha anche annullato tutti gli impegni pubblici in programma per il Modena questa settimana e annunciato la chiusura dello Store per la giornata del 31 marzo, in segno di lutto.
Lutto in casa Modena, il cordoglio dell’Inter: “Ci stringiamo intorno alla famiglia Rivetti”
Il calcio è in lutto per la scomparsa della piccola Nina, nipotina di 10 anni del presidente del Modena, Carlo Rivetti
Il calcio è in lutto per la scomparsa della piccola Nina, nipotina di 10 anni del presidente del Modena, Carlo Rivetti. Al cordoglio generale si è unita anche l’Inter che, con un comunicato diffuso sui propri canali social, ha espresso vicinanza alla famiglia:
“FC Internazionale Milano esprime il proprio profondo cordoglio per la scomparsa della piccola Nina. Tutto il Club si stringe attorno alla famiglia Rivetti e al Modena FC in questo momento di lutto“.
FC Internazionale Milano esprime il proprio profondo cordoglio per la scomparsa della piccola Nina. Tutto il Club si stringe attorno alla famiglia Rivetti e al Modena FC in questo momento di lutto.
Morto a 79 anni, dal Bologna al Napoli nel ’75 il trasferimento record
Giuseppe Savoldi (Gorlago, 21 gennaio 1947 – Bergamo, 26 marzo 2026) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano, di ruolo attaccante. Tra i centravanti italiani più prolifici della sua generazione, marcò 168 reti su 405 presenze in Serie A. Miglior marcatore della Serie A 1972-1973 con 17 reti e, per 3 volte, della Coppa Italia, vanta il maggior numero di presenze nei primi dieci marcatori stagionali di serie A
Centosessantotto gol in serie A e due miliardi di lire di valutazione.
Vita e carriera di Beppe Savoldi, centravanti di gran caratura a Bologna prima e Napoli poi negli anni ’70 – morto oggi nella sua Bergamo – non si pesavano solo con i numeri.
Nel repertorio, reti di testa, rovesciate, senso del gol per la gioia dei tifosi di un altro calcio. Eppure, quel trasferimento dal rossoblù ai partenopei segnò un passaggio di epoca, facendo scalpore.
Era il 1975, Ferlaino acquistò il numero 9,capocannoniere della serie A due anni prima: il prezzo pagato fu un miliardo e 400 milioni di lire in contanti, più uno scambio di giocatori dal valore di 600 milioni. La valutazione totale gli valse una definizione per sempre: ‘mister 2 miliardi‘.
Savoldi insomma, prima delle buste esagerate di Farina per Paolo Rossi o delle ipervalutazioni moderne, portò il calcio in un futuro di super-ricchi, suo malgrado. Ma la cifra calcistica del ragazzo nato a Gorlago nel 1947 era fatta di una pasta antica.
Ala sinistra negli inizi giovanili, Savoldi fu da subito impiegato da centravanti, sfruttando il sinistro e la capacità di elevazione ereditata dai primi anni sportivi nella pallacanestro. A 18 anni l’esordio con l’Atalanta. Gli anni splendenti sono però quelli in maglia rossoblù. A Bologna, Savoldi approda nel 1968, e saranno sette campionati di ribalta assoluta. In duecento presenze in A segna 85 reti, saranno 140 totali comprese le coppe: baffo e ricciolo inconfondibile, sotto le Torri conquista due Coppe Italia e tocca quota 17 reti nel campionato ’72-’73, capocannoniere pari merito con Paolo Pulici e Gianni Rivera.
E’ la consacrazione che lo rende pezzo pregiato del calciomercato. Corrado Ferlaino decide di far saltare il banco, ripetendo l’operazione dei suoi predecessori napoletani 23 anni prima, quando pagarono Jeppson 105 milioni. I tempi sono cambiati, l’inflazione corre, ma i 2 miliardi per Savoldi fanno comunque scalpore lontano da Napoli e provocano proteste in città, in anni di crisi, austerity ed epidemie.
Poi, l’entusiasmo dei tifosi è tale che gli abbonamenti sono da record, e il club incassa 3 miliardi: alla prima stagione sotto la guida di Luis Vinicio, Savoldi conquista subito tutti, tranne la nazionale che lo fa esordire in quella stagione, ma gli riserverà solo quattro presenze: ma col club sono 14 gol in campionato, le sue reti trascinano la squadra alla conquista della Coppa Italia.
E comincia una seconda storia d’amore. A Napoli, Savoldi scoprirà anche una vocazione canora, e incide un singolo di successo, ‘La favola dei calciatori‘. Dopo quattro campionati napoletani, il ritorno per una stagione a Bologna e il fine carriera all’Atalanta. Appesi gli scarpini, un po’ di panchine in serie C, fino al 2022.
Gli ultimi mesi la sua nuova lotta era contro una malattia, e oggi ad annunciarne la scomparsa è il figlio Gianluca, anche lui ex calciatore e tecnico. “Se ne è andato in altra dimensione il nostro grande Beppe“, il suo messaggio social, sotto la foto di un Savoldi sorridente che abbraccia la moglie nel giardino di casa. “I suoi luoghi, la sua casa e i suoi affetti lo hanno accompagnato fino all’ultimo momento lasciandoci custodi dei valori e dell’amore che hanno sempre costituito la cifra del suo percorso terreno. Siamo molto fieri di tutto cio, pur travolti dal dolore. Ringraziamo i medici e gli infermieri del Papà Giovanni XXIIl e dell’lstituto Beato Palazzolo di Bergamo che hanno avuto cura di lui pur tra le sue amate mura domestiche“.
La nazionale, prima della semifinale play off stasera a Bergamo contro l’Irlanda del Nord, renderà omaggio alla memoria dell’ex bomber. Lo ricorda il Napoli, lo piange il Bologna, rievocando “l’idolo di una generazione di tifosi” e “bomber simbolo degli anni Settanta, fortissimo di testa e in acrobazia, una sentenza con il sinistro, quasi sempre in doppia cifra: il primo nostro Beppegol“.>
Il cordoglio di Lazio e Juventus, dove è stato allenatore
Igor Tudor – Ipa
Grave lutto per l’ex tecnico di Lazio e Juventus, Igor Tudor, attualmente alla guida del Tottenham. Il padre Marco è morto durante il match contro il Nottingham Forest.
Sui social arriva il cordoglio della Lazio e della Juventus. “La S.S. Lazio esprime il proprio profondo cordoglio all’ex allenatore biancoceleste Igor Tudor per la scomparsa del padre“, scrive sui social il club biancoceleste.
La S.S. Lazio esprime il proprio profondo cordoglio all'ex allenatore biancoceleste Igor Tudor per la scomparsa del padre
Il magnate indonesiano del tabacco è morto a Singapore. Era stato inserito da Forbes al 149° posto tra le persone più ricche al mondo con un patrimonio stimato in circa 18 miliardi di dollari. Aveva acquisito la squadra nel 2019
Michael Bambang Hartrono
Il Como calcio è in lutto per la morte del patron Michael Bambang Hartrono, 86 anni e azionista di riferimento del club lariano insieme al fratello Robert Budi. Il magnate indonesiano del tabacco è morto a Singapore, come riporta il ‘Jakarta Globe‘, che cita un portavoce della PT Djarum, azienda produttrice di sigarette. Era stato inserito da Forbes al 149° posto tra le persone più ricche al mondo con un patrimonio stimato in circa 18 miliardi di dollari. Aveva acquisito il Como nel 2019.
“La società Como 1907 è profondamente addolorata per la scomparsa di Michael Bambang Hartono. Il Club esprime le più sincere condoglianze alla famiglia Hartono e a tutto il Djarum Group. Sotto la guida della famiglia, il Club ha aperto un nuovo capitolo della sua storia, e per questo la società lo ricorda con gratitudine e rispetto“, scrive il club sul suo sito.
Le parole d’amore e stima del grande campione di calcio per sua madre
Roberto Baggio con la moglie e la madre, foto da Instagram
È un giorno di lutto nella famiglia Baggio, oggi, 24 gennaio, è morta la mamma di Roberto nonché nonna dei figli del campione di calcio, Valentina, Leonardo e Mattia.
“Cara Mamma, il tuo amore mi ha dato la forza di scuotere l’universo. Il mio debito di gratitudine verso te e papà non finirà con questa vita!”, ha scritto Roberto in un post su Instagram. Le parole sono state accompagnate da una bellissima foto della signora Matilde in compagnia di Roberto e della moglie Andreina Fabbi.
Il lutto che ha colpito la famiglia del Divin Codino ha suscitato moltissime reazioni nel mondo del calcio, ma anche tra i suoi fan.
Tra Roberto e la madre c’era un rapporto di profondo amore e stima. Spesso ha ricordato come fosse stata lei ad accompagnarlo al primo provino al Vicenza quando aveva solo 13 anni. Lei gli fu vicina anche nel 1985 quando ebbe un importante infortunio per cui pensò di dover lasciare la sua carriera.
Nel messaggio per la mamma, Roberto ha ricordato anche il padre, Florindo, morto nel 2020. “Era l’uomo più importante della mia vita”, aveva detto l’ex campione.
70 anni è scomparso l’ex difensore Nazzareno Canuti, soprannominato ‘Nazza’. Cresciuto nel vivaio dell’Inter, vinse lo scudetto del 1980 e due Coppe Italia. Successivamente si trasferì al Milan in Serie B nella stagione 1982/83 prima di chiudere la carriera con Genoa, Catania e Solbiatese
Il mondo del calcio italiano piange Nazzareno Canuti. È morto a 70 anni l’ex difensore, centrale e terzino, impegnato in carriera tra gli anni Settanta e Ottanta. Soprannominato ‘Nazza’ e cresciuto nel vivaio dell’Inter, proprio in nerazzurro ha vinto due Coppe Italia (1978 e 1982) e lo scudetto del 1980 con Bersellini in panchina. Tifosissimo interista e sceso in campo 183 volte in sette stagioni con la maglia da lui più amata, Canuti è stato uno dei giocatori che ha rappresentato entrambe le squadre di Milano: nella stagione 1982/83, infatti, fu prestato al Milan all’epoca impegnato in Serie B. Gli ultimi anni della carriera li trascorse invece con Genoa, Catania e Solbiatese. Dopo il ritiro non proseguì l’avventura nel mondo del calcio, ma fu rappresentante e poi dirigente della Sony. Tantissimi i messaggi di cordoglio in memoria di Nazzareno Canuti.
Ci ha lasciato Nazzareno Canuti. Prodotto del Settore Giovanile, in nerazzurro 183 presenze e 7 stagioni. Con l’Inter ha vinto due Coppe Italia e il campionato del 1979-80 onorando sempre la maglia con orgoglio, dedizione e spirito di sacrificio.
Un tifoso dell’FC Sion è deceduto due giorni dopo essere precipitato dalla gradinata nord dello stadio del capoluogo vallesano nel corso della partita di mercoledì scorso contro il Winterthur. Lo riferisce oggi una nota della polizia cantonale
Keystone-SDA
L’uomo, un 36enne svizzero, è caduto per ragioni al momento ignote nel vano delle scale ovest attorno alle 21.45, con l’incontro in pieno svolgimento.
L’organizzazione cantonale di soccorso ha prestato le prime cure sul posto. Il malcapitato è quindi stato trasportato all’Ospedale di Sion, dove è spirato venerdì.
I primi elementi dell’indagine permettono di escludere l’intervento di terzi. Per stabilire le esatte circostanze dei fatti il ministero pubblico del Vallese centrale ha aperto un’inchiesta
Il dramma si è consumato nella serata di ieri. Il calciatore amatoriale della Parabita City Riccardo Chetta è stato stroncato da un infarto sotto gli occhi dei compagni. Inutili i soccorsi
COLLEPASSO – Una serata dedicata allo sport e alla condivisione si è trasformata in un dramma che scuote l’intera comunità di Parabita e Collepasso. Riccardo Chetta, 39 anni, originario di Parabita, ha perso la vita ieri sera a causa di un improvviso malore mentre si trovava sul campo sportivo di Collepasso per una sessione di allenamento.
Il malore improvviso – Erano circa le 22 e sul rettangolo di gioco era in corso l’allenamento della Parabita City, associazione sportiva dilettantistica amatoriale di cui Chetta era membro attivo. All’improvviso, l’uomo si è accasciato al suolo, perdendo i sensi davanti ai compagni di squadra. La gravità della situazione è apparsa subito evidente, e i presenti hanno immediatamente allertato i soccorsi.
Inutili i tentativi di rianimazione – Sul posto è intervenuta d’urgenza un’ambulanza del 118. Gli operatori sanitari hanno tentato disperatamente di rianimare il 39enne per oltre mezz’ora, mettendo in atto tutte le manovre di primo soccorso previste in questi casi. Purtroppo, ogni sforzo è risultato vano: il cuore di Riccardo ha smesso di battere, e i medici non hanno potuto far altro che constatarne il decesso per arresto cardiocircolatorio.
L’intervento delle autorità – Sul luogo della tragedia sono giunti anche i carabinieri della stazione locale, che hanno provveduto a informare il magistrato di turno. Ottenuto inizialmente nulla osta, intorno alle 23, la salma è stata trasferita presso l’abitazione della famiglia, a Parabita.
Successivamente nel corso della giornata di venerdì l’autorità giudiziaria ha disposto l’autopsia sul corpo di Chetta e la salma è stata portata presso la camera mortuaria dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Così anche i funerali, già previsti per domani, sabato 17 gennaio, sono stati ora rinviati a data da destinarsi.
Una vita spezzata: il dolore della famiglia – La notizia, diffusa inizialmente dal portale Infocollepasso.it (sul quale si possono reperire ulteriori informazioni sulla vicenda), ha lasciato attonite le due comunità. Riccardo Chetta lascia la moglie Ilaria e due figli piccoli, di soli 6 e 3 anni. Un dolore immenso che colpisce anche i genitori, Gianfranco e Silvana, e l’intera società sportiva.
Sono giorni tristi in casa Atalanta. Il club di Bergamo è stato infatti colpito da due lutti ravvicinati e proprio nelle giornate legate alle festività natalizie. Per questo motivo, infatti, i nerazzurri hanno annullato la cena di Natale prevista per il 17 dicembre. Nelle ultime ore sono morti prima Eugenio Perico, bergamasco ex calciatore nerazzurro ed ex Ascoli, e poi Ivan Pasalic, il padre del centrocampista croato e bandiera del club.
Mario Pasalic
LUTTO PER PASALIC – Grande dolore per l’Atalantae per Mario Pasalice la sua famiglia. È scomparso il padre del giocatore, una tragica notizia che ha spinto la società a cancellare la festa di Natale programmata per mercoledì 17 dicembre in segno di lutto e partecipazione al dolore del giocatore.
La Dea ha diffuso una nota ufficiale in merito che riportiamo di seguito.
“La famiglia Percassi, quella Pagliuca, la dirigenza, mister Raffaele Palladino e il suo staff, i compagni di squadra, i dipendenti e collaboratori tutti si stringono affettuosamente attorno a Mario Pasalic per la scomparsa dell’adorato papà. Il club ha voluto trasferire al calciatore “i sensi della più profonda vicinanza e del più caloroso affetto in questo momento di profondo dolore”, estendendo le condoglianze a tutta la famiglia Pasalic.
ADDIO A PERICO – Poche ore prima c’era stato un altro lutto. A 74 anni si era spento Eugenio Perico, ex calciatore nerazzurro e allenatore del settore giovanile atalantino, con cui ottenne quattro titoli tricolori nella categoria Giovanissimi Nazionali.
Un tifoso del Charlton Athletic è morto durante la partita contro il Portsmouth, sospesa al 12° minuto del primo tempo. Club, giocatori e avversari esprimono cordoglio e vicinanza alla famiglia.
Un tragico episodio ha scosso il mondo del calcio inglese: un tifoso del Charlton Athletic è morto a seguito di un’emergenza medica mentre si trovava allo stadio, costringendo la sospensione della partita di campionato EFL contro il Portsmouth al The Valley.
La gara, iniziata all’ora di pranzo, è stata interrotta al 12° minuto per consentire ai soccorritori di prestare le prime cure al tifoso, ma purtroppo ogni tentativo di salvarlo si è rivelato vano. Al momento della sospensione, il punteggio era 0-0.
Charlton Athletic are devastated to report that a supporter has passed away following a medical emergency at The Valley today.
Everyone at the club sends their heartfelt condolences to the supporter’s family and friends at this incredibly difficult time.#cafc
Il Charlton Athletic, attraverso un comunicato ufficiale, ha espresso il proprio dolore definendo l’accaduto “devastante” e ha ringraziato il personale dello stadio e i soccorritori che si sono immediatamente attivati. Il club ha inoltre rivolto un pensiero ai tifosi presenti sugli spalti, ai giocatori e allo staff del Portsmouth per la comprensione dimostrata in una circostanza così drammatica. “Tutti i membri del club esprimono le loro più sentite condoglianze alla famiglia e agli amici del tifoso in questo momento incredibilmente difficile”, si legge nella nota.
Anche il capitano dei “Addicks”, Greg Docherty, ha reso omaggio alla vittima tramite un post su X, definendo la notizia “assolutamente devastante” e affermando che i pensieri di tutti i giocatori sono rivolti alla famiglia e agli amici del tifoso, accompagnando il messaggio con un cuore spezzato.
Il Portsmouth ha condiviso lo stesso dolore, pubblicando un comunicato sul proprio sito ufficiale: “Siamo devastati da quanto accaduto. I nostri pensieri e le più sentite condoglianze vanno alla famiglia e agli amici del tifoso in questo momento estremamente difficile”. Anche l’EFL, attraverso il proprio profilo X, ha espresso cordoglio alla famiglia, agli amici e a tutti i membri del Charlton Athletic, ricordando l’accaduto come un momento di grande tristezza per tutta la comunità calcistica.
Al momento non sono state comunicate le nuove date per il recupero della partita, che rimane sospesa in attesa di ulteriori decisioni. La tragedia ha unito tifosi, giocatori e club in un momento di dolore condiviso, ricordando quanto la passione per il calcio possa essere interrotta da eventi imprevisti e drammatici.
La tragedia durante una partita del campionato serbo: il 44enne Mladen Zizovic ha accusato un malore durante il primo tempo del match tra Radnicki e Mladost Lucani. I giocatori hanno ricevuto la notizia del decesso mentre erano ancora in campo
La disperazione dei giocatori in campo
Dramma in diretta durante una partita del massimo campionato di calcio serbo. Mladen Zizovic, allenatore del Radnicki, è morto a causa di un attacco cardiaco che lo ha colpito mentre era in corso il match contro il Mladost Lucani.
Serbia, morto l’allenatore Mladen Zizovic – Il 44enne allenatore bosniaco ha avuto un malore a metà del primo tempo ed è stato subito soccorso, venendo poi trasportato in ospedale. Nonostante l’immediato intervento dei soccorsi e il trasporto d’urgenza in ospedale, per il tecnico non c’è stato nulla da fare. La notizia del decesso, confermata poco più tardi, ha portato all’immediata sospensione della partita. Le immagini provenienti dallo stadio hanno mostrato scene strazianti di giocatori che crollano in campo e membri degli staff in lacrime, increduli per la tragedia.
La tragica notizia del decesso è stata immediatamente confermata dalla Federcalcio serba, che ha espresso il proprio cordoglio con un comunicato: “La Federazione conferma con profonda tristezza e incredulità la notizia della morte improvvisa dell’allenatore del Radnicki 1923, Mladen Zizovic, durante la partita del campionato serbo tra Mladost e Radnicki 1923 a Lucani“.
Traduzione Google: Tragedia a Lucani, Mladen Žižović è scomparso… Lo stratega del Rogatica è crollato al 22° minuto della partita tra Mladost del Lucani e Radnički del Kragujevac, dopodiché è stato portato via in ambulanza, ma purtroppo non c’è stato modo di salvarlo… La partita è stata inizialmente ripresa, ma è stata ufficialmente interrotta verso la fine del primo tempo, quando è stata annunciata la tragica notizia. I giocatori di entrambe le squadre sono caduti in campo in lacrime, increduli. Questa è stata la terza partita di Žižović in panchina per il Kragujevac…
Tragedija u Lučanima, preminuo je Mladen Žižović… Strateg iz Rogatice se srušio u 22. minutu utakmice između Mladosti iz Lučana i Radničkog iz Kragujevca, posle čega je odvežen sanitetskim kolima, ali nažalost nije bilo spasa… Utakmica je prvobitno bila nastavljena, ali je i… pic.twitter.com/yx4Q6Dz7mP
Mladen Zizovic era una figura molto rispettata nel calcio balcanico. Da calciatore aveva vestito le maglie di diversi club, tra cui Zrinjski Mostar e Banja Luka, collezionando anche quattro presenze con la nazionale della Bosnia ed Erzegovina. Dopo aver lasciato il calcio giocato aveva intrapreso la carriera da allenatore, sedendo sulle panchine di Radnik Bijeljina e Zrinjski. Dallo scorso luglio era approdato su quella del Radnički 1923.
Fu mentore di Allegri e Gasperini. Un uomo che sapeva tutto del mondo del pallone
Giovanni Galeone (Napoli, 25 gennaio 1941 – Udine, 2 novembre 2025) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano, di ruolo centrocampista. Come allenatore ha ottenuto 4 promozioni in Serie A, due con il Pescara, una con l’Udinese e una con il Perugia.
Si è spento oggi all’età di 84 anni Giovanni Galeone, uno degli allenatori più carismatici e innovativi del calcio italiano. Nato a Napoli il 25 gennaio 1941, aveva legato il suo nome a piazze importanti come Pescara, Udinese, Napoli e Cremonese, diventando negli anni un punto di riferimento per intere generazioni di tecnici. Galeone è stato capace di portare quattro squadre in Serie A, imponendo uno stile di gioco offensivo e coraggioso che lo rese un simbolo del calcio “bello”. Dietro la sua panchina sono cresciuti allenatori come Massimiliano Allegri e Gian Piero Gasperini, che più volte lo hanno definito un vero maestro di idee e di vita.
Nel corso della sua carriera ha totalizzato 155 panchine in Serie A, lasciando ovunque il segno per personalità, ironia e visione tattica. Il mondo del calcio lo ricorda oggi con affetto e riconoscenza. Con lui se ne va un uomo che ha saputo unire risultati e poesia, competenza e umanità.
Il vice presidente dell’Inter ha pubblicato una carrellata di immagini con il padre
“Mi hai aspettato per l’ultimo abbraccio, l’ultima carezza sulla mano, l’ultimo bacio…sarai presente in tutti i momenti della mia vita. La mia anima soffre, ma sarai nel mio cuore per sempre”. A scrivere le commoventi parole è il vice presidente dell’Inter, Javier Zanetti, in un post dedicato a suo papà Rodolfo, morto nelle scorse ore. Zanetti ha pubblicato una carrellata di immagini con suo papà per dirgli addio.
La notizia della scomparsa di Rodolfo Zanetti era stata divulgata proprio dal club nerazzurro che aveva espresso la sua vicinanza alla famiglia.
“L’Inter esprime il proprio cordoglio e si stringe attorno al vice presidente Javier Zanetti per la scomparsa del padre Rodolfo. A lui l’abbraccio di tutta la famiglia nerazzurra e della proprietà”, si legge nella nota.
Traduzione: Mi hai aspettato per l’ultimo abbraccio, l’ultima carezza sulla mano, l’ultimo bacio… Sarai presente in tutti i momenti della mia vita. Mi fa male l’anima, ma sarai nel mio cuore per sempre. Mi mancherai tanto vecchio caro!!!!
“Grazie per avermi insegnato tutto quello che so. Ti sarò sempre grato e ti apprezzo. La vita non sarà più la stessa“. Lo scrive sui suoi social Romelu Lukaku, annunciando la morte del padre Roger.
“Proteggendomi e guidandomi come nessun altro potrebbe fare. Il dolore e le lacrime scendono alla grande, ma Dio mi darà la forza di rimettermi in sesto – scrive -. Grazie di tutto, Roger Menama Lukaku Vieux Roy (per i suoi amici). Mon Papa“.
Traduzione completa da Instagram: Grazie per avermi insegnato tutto quello che so. Ti sarò sempre grato e ti apprezzo. La vita non sarà più la stessa. Proteggermi e guidarmi come nessun altro potrebbe fare. Non sarò più la stessa Il dolore e le lacrime scendono alla grande Ma Dio mi darà la forza di rimettermi in sesto Grazie di tutto Roger Menama Lukaku Vieux Roy (per i suoi amici)
Un giovane Romelu Lukaku (sinistra) con suo papà Roger (destra). Il padre è scomparso all’età di 58 anni – Credit Foto Twitter
Roger Lukaku, padre del calciatore Romelu in forza al Napoli, se ne è andato nella sua casa di Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, all’età di 58 anni. Non sono ancora noti i motivi della scomparsa. Romelu e la dedica su Instagram: “Grazie per avermi insegnato tutto”.
“Grazie per avermi insegnato tutto quello che so, ti sarò per sempre grato”, si apre così la dedica di Romelu Lukaku al padre Roger, scomparso oggi all’età di 58 anni. Le notizie delle ultime ore sono state confermate dai messaggi lasciati dall’attaccante sui social e che confermano il lutto che ha colpito il giocatore del Napoli.
Roger Lukaku, ex calciatore, se ne è andato nella sua casa di Kinshasa,nella Repubblica Democratica del Congo, anche se non sono ancora noti i motivi della scomparsa. Lukaku ha deciso di ricordare il padre su Instagram cancellando tutti post e lasciando una loro foto insieme di tanti anni fa, insieme a un messaggio toccante: “Grazie per avermi insegnato tutto ciò che so. Ti sarò per sempre grato. La vita non sarà più la stessa. Proteggimi e guidami come nessun altro può fare. Io non sarò più lo stesso. Il dolore e le lacrime scendono. Ma Dio mi darà la forza di tornare“.
Lutto nel mondo del calcio per la scomparsa del padre del vice presidente dell’Inter
Javier Zanetti con il papà Rodolfo in una foto apparsa sulla pagina Instagram dell’ex calciatore nerazzurro
Lutto nel mondo del calcio e in particolare all’interno del club nerazzurro per la scomparsa di Rodolfo Zanetti, padre di Javier, ex capitano e attuale vice presidente dell’Inter. A renderlo noto è stato il club con un comunicato stampa diffuso in mattinata.
“L’Inter esprime il proprio cordoglio e si stringe attorno al vice presidente Javier Zanetti per la scomparsa del padre Rodolfo. A lui l’abbraccio di tutta la famiglia nerazzurra e della proprietà”, si legge nella nota.
Il messaggio del club
L’Inter si stringe attorno a Zanetti per la scomparsa del padre Rodolfo: il messaggio del club
È scomparso il papà del vicepresidente nerazzurro. Il messaggio di cordoglio dell’Inter
Javier Zanetti
Un momento di dolore ha colpito tutta la famiglia nerazzurra. Rodolfo, il papà del vicepresidente nerazzurro Javier Zanetti, è scomparso nelle scorse ore. Con un messaggio postato sui social, il club nerazzurro esprime il proprio cordoglio.
“L’Inter esprime il proprio cordoglio e si stringe attorno al Vice President Javier Zanetti per la scomparsa del padre Rodolfo. A lui va l’abbraccio di tutta la famiglia nerazzurra e della Proprietà“, si legge nel messaggio postato dall’Inter.
L’Inter esprime il proprio cordoglio e si stringe attorno al Vice President Javier Zanetti per la scomparsa del padre Rodolfo. A lui va l’abbraccio di tutta la famiglia nerazzurra e della Proprietà.
Traduzio Instragram: Ci dispiace comunicare la scomparsa di Rodolfo “Pichon” Zanetti, padre di Javier e Sergio. In questo momento difficile e difficile accompagniamo la famiglia Zanetti. Le nostre condoglianze a Sergio, Javier, sua moglie Paula e ai loro figli Sol, Ignacio e Tomas. Il C.A. Workshop è con voi.
Tristeza. Lo confirmaron Talleres de Escalada y el Inter de Italia en sus redes sociales. Tenía 93 años.
Murió Rodolfo “Pichón” Zanetti, el papá de Javier “Pupi” Zanetti.
Talleres de Escalada informó esta mañana una triste noticia: fallecióRodolfo “Pichón” Zanetti, el padre del Pupi Javier Zenetti. Tenía 93 años.
“Es un día muy triste para toda la familia de Talleres. Lamentamos comunicar el fallecimiento de Rodolfo “Pichon” Zanetti, padre de Javier y Sergio. Nuestras condolencias en este difícil y duro momento a la familia Zanetti. El C.A.Talleres está con ustedes“, expresó el club en sus redes sociales.
Traduzione aGoogle : Il Talleres de Escalada ha annunciato questa mattina una triste notizia: Rodolfo “Pichón” Zanetti, padre di Pupi Javier Zenetti, è scomparso. Aveva 93 anni. “Questo è un giorno molto triste per tutta la famiglia del Talleres. Ci dispiace annunciare la scomparsa di Rodolfo “Pichón” Zanetti, padre di Javier e Sergio. Le nostre condoglianze vanno alla famiglia Zanetti in questo momento difficile e difficile. Il C.A. Talleres è con voi”, ha dichiarato il club sui suoi social media.
Il giovane, cresciuto nelle giovanili dei Gunners, non ce l’ha fatta: l’incidente sabato scorso con il suo Chichester City, poi il coma farmacologico e un intervento, ma le lesioni erano troppo gravi. Cordoglio del club: “Siamo devastati”
Billy Vigar, 21 anni, ex calciatore delle giovanili dell’Arsenal, è morto a seguito di una grave lesione cerebrale riportata sabato scorso durante una partita con il suo Chichester City. L’incidente è avvenuto all’inizio della sfida contro il Wingate & Finchley, nell’Isthmian Premier Division, settima serie. Secondo le ricostruzioni inglesi, il ragazzo avrebbe battuto la testa contro una superficie dura a bordocampo. Il club ha spiegato in una nota che “Vigar era stato indotto in coma farmacologico e martedì aveva subito un intervento chirurgico per aumentare le possibilità di recupero, ma la lesione si è rivelata troppo grave. La sua famiglia è devastata che questo sia accaduto mentre giocava allo sport che amava“. “Siamo devastati nell’apprendere che Billy Vigar ci ha lasciati“, ha dichiarato la Federazione calcistica inglese (FA). “Le nostre più sentite condoglianze vanno alla sua famiglia, agli amici, ai suoi cari e a tutto il Chichester City FC in questo momento incredibilmente difficile”.
Traduzione: arsenal Tutti all’Arsenal sono devastati dalla notizia scioccante che l’ex diplomato dell’accademia Billy Vigar è morto. Tutti i nostri pensieri vanno alla sua famiglia e ai suoi cari in questo momento. Riposa in pace, Billy
Chi era Vigar – Vigar era entrato nell’academy dell’Arsenal nel 2017, a 14 anni, firmando da professionista nel 2022. Aveva poi giocato in prestito al Derby, dove aveva militato nella squadra Under 21, e all’Eastbourne Borough, prima di passare a parametro zero all’Hastings United nel luglio 2024. Si era poi unito al Chichester prima dell’inizio di questa stagione. Profondo cordoglio anche da parte della sua ex-squadra: “Tutti all’Arsenal sono devastati dalla scioccante notizia della scomparsa di Billy Vigar, cresciuto nella nostra academy. I nostri pensieri vanno alla sua famiglia e ai suoi cari in questo momento. Riposa in pace, Billy“.
Brutta notizia che sconvolge nuovamente il calcio portoghese dopo la tragica morte dell’attaccante del Liverpool Diogo Jota. Il Paese lusitano è di nuovo in lutto per la scomparsa, avvenuta quest’oggi all’età di 53 anni, di Jorge Costa, direttore sportivo del Porto del quale ha difeso i colori anche da calciatore coprendo il ruolo di capitano e vincendo la Champions League del 2004 con José Mourinho allenatore.Costa, ricoverato in terapia intensiva presso l’ospedale Sao Joao di Porto, è spirato nel primo pomeriggio per un arresto cardiorespiratorio, riporta il sito ufficiale dei Dragoes.
Costa è stato colto da un malore intorno all’ora di pranzo a Olival, nel centro sportivo d’allenamento biancoblu: immediatamente soccorso dall’equipe medica del club con un defibrillatore, è stato poi ricoverato senza successo. Dopo aver svolto un’intervista con una tv locale, racconta il quotidiano A Bola, Costa si è sentito male ed ha perso conoscenza. Le sue condizioni sono apparse subito molto gravi. “Per tutta la sua vita, Jorge Costa ha incarnato, dentro e fuori dal campo, i valori che definiscono l’FC Porto: dedizione, leadership, passione e un incrollabile spirito di conquista. Ha influenzato generazioni di tifosi ed è diventato un simbolo importante del Porto. L’eredità di Jorge Costa vivrà per sempre nella memoria di tutti i tifosi del Porto“, il ricordo della squadra da lui tanto amata.
E’ morto a 47 anni dopo aver combattuto a lungo contro una terribile malattia. Tra il Duemila e il 2005 è stato una colonna del Calcio Padova. Viveva all’ombra del Santo dove aveva trovato la serenità e l’affetto della gente
Paolo Antonioli
Per cinque lunghi anni, tra il Duemila e il 2005 è stato il capitano del Calcio Padova. Un difensore di spessore sia tecnico che morale, un uomo spogliatoio.All’età di 47 anni è morto Paolo Antonioli. Da tempo stava combattendo contro un male che alla fine gli ha portato via ogni forza. Persona dalla rara umanità, l’ex biancoscudato lascia nello strazio tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo ed apprezzarne le qualità professionali, ma soprattutto umane. Ha girato mezza Italia nella sua carriera e ovunque è andato ha riscosso grandi consensi. Ora tutti lo piangono per una morte così precoce che lascia un vuoto enorme tra sportivi, addetti ai lavori e soprattutto i suoi affetti più cari. Ad annunciare il grave lutto è stata oggi 30 luglio la moglie Elena Vezzù, da tutti conosciuta come speaker radiofonica con lo pseudonimo di Lady Helen.
Antonioli è nato a Mantova nel 1977. Padova è diventata la sua seconda casa. Con gli scarpini ai piedi ha militato con lo Spezia, Vis Pesaro, Padova, Frosinone, Gallipoli, Lanciano, Alma Juventus Fano e Abano. Poi ha intrapreso la carriera dell’allenatore guidando l’Albignasego, il Plateola e il Monselice. Non appena si è sparsa la notizia del lutto, sono stati innumerevoli gli attestati di vicinanza pervenuti alla moglie da decine di squadre di calcio di tutta Italia. All’ombra del Santo Antonioli ha indossatola la maglia biancoscudata, nel ruolo difensore, per 137 occasioni dalla stagione 2000/2001, alla stagione 2004/20025 realizzando 3 reti.
Paolo Antonioli in uno scontro ravvicinato con Camoranesi
Un punto di riferimento per lo sport nonantolano, ma anche per altre squadre del circondario. Con il gemello Carmine 600 gol in due
Lutto nel calcio modenese. È morto Antonio Gargano
“È con profonda tristezza che abbiamo appreso la notizia della tragica scomparsa di Antonio Gargano. Tutto il G.S. La Pieve Nonantola si stringe al profondo dolore del fratello Carmine Gargano e di tutti i familiari”.
Così la Società Calcistica Nonantolana ha annunciato oggi la scomparsa di Antonio Gargano, 45 anni. Il decesso è sopraggiunto per un infarto improvviso nel corso della notte.
Gargano è stato un punto di riferimento per quasi trent’anni nel calcio dilettantistico modenese, vestendo non solo la maglia de La Pieve Nonantola, ma anche quelle di Modenese, Vignolese, Solarese, Virtus Campogalliano e altre ancora.
Nella sua carriera ha totalizzato circa 300 gol, segnando un record insieme al fratello gemello Carmine: lo scorso anno i due attaccanti avevano infatti tagliato il traguardo delle 600 reti.
Il messaggio su Instagram dell’ex portiere giallorosso
Dramma familiare per Julio Sergio, ex portiere della Roma. Enzo, figlio 15enne dell’ex calciatore, è morto oggi 27 luglio dopo una lunga malattia. Enzo Bertagnoli era stato colpito da un tumore cerebrale diagnosticato nel 2020. L’ex calciatore ha annunciato il decesso sul proprio profilo Instagram. La situazione del ragazzo era apparsa disperata nelle ultime ore: “Ho appena visitato Enzo… la situazione è la stessa di cui stiamo parlando da giorni: irreversibile“, aveva scritto oggi Julio Sergio. “È ancora in coma indotto, con sedazione (che regoliamo secondo necessità), catetere per l’ossigeno e, cosa più importante in questo momento, è in pace, circondato da noi genitori, dalla famiglia, da voi… Non è a disagio né sente dolore“.
Il dramma di Julio Sergio – Nelle ultime settimane, Julio Sergio aveva raccontato anche sui social la battaglia di Enzo contro il tumore cerebrale. Il ragazzo era stato operato due anni fa, diventando in seguito anche testimonial di una campagna di sensibilizzazione in Brasile. Iniziativa che aveva trovato, tra gli altri, anche il sostegno di leggende come Buffon, Totti e Cristiano Ronaldo. Solo pochi giorni fa, era diventato virale un video in cui il portiere si mostrava con i capelli rasati in segno di vicinanza a Enzo, prima di un nuovo ciclo di chemio.
Il piccolo, di 14 mesi, era stato ricoverato qualche giorno fa per un virus, poi la situazione si è aggravata. Il centrocampista è subito volato a casa. La squadra ha lasciato Roccaraso, annullata l’amichevole con la Cavese
Tragedia in casa Bari. Il centrocampista Matthias Verreth è stato raggiunto d’improvviso, oggi all’ora di pranzo, dalla notizia della morte del suo secondogenito. Si chiamava Elliot Charles e aveva 14 mesi. La tragedia è accaduta in Belgio, dove risiede la famiglia di Verreth: il piccolo era stato ricoverato un paio di giorni fa per un presunto virus, poi la situazione sarebbe precipitata fino alla morte del bambino. Il centrocampista, 27 anni, appena arrivato al Bari da svincolato dopo il forzato addio al Brescia, è scoppiato in lacrime mentre era a pranzo con il resto della squadra. La comitiva di Caserta infatti si era concessa mezza giornata di riposo, dopo 10 giorni di fatiche nel ritiro di Roccaraso. L’unica cosa certa è che lo stesso presidente del Bari Luigi De Laurentiis ha accompagnato in macchina Verreth all’aeroporto di Fiumicino, per consentirgli di raggiungere al più presto il suo Paese.
Chiusura in anticipo – In attesa di conoscere le cause che hanno provocato la tragedia, gli uomini di Fabio Casertavisibilmente sconvolti da quanto accaduto si apprestano a lasciare il ritiro di Roccaraso con due giorni di anticipo rispetto al previsto: salta pertanto il test di martedì con la Cavese.
L’ex difensore aveva 64 anni: aveva indossato anche le maglie di Perugia, Verona e Siena
Un tragico lutto scuote il mondo del calcio. All’età di 64 anni è morto Celeste Pin. L’ex storico difensore della Fiorentina è stato trovato senza vita nella sua abitazione di Firenze sulle colline sopra Careggi. In carriera aveva vestito anche le maglie di Perugia, Veronae Siena e dopo il ritiro a metà degli anni Novanta era rimasto nel mondo del calcio dedicandosi alle giovanili di diversi club nel ruolo di dirigente sportivo.
L’allarme è stato dato poco dopo l’ora di pranzo da un parente. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e la polizia. L’ex calciatore, che in Serie A aveva totalizzato complessivamente 263 partite, delle quali 200 in maglia viola, era rimasto legato a Firenze. Tra i suoi compagni di squadra anche l’attuale allenatore della Fiorentina Stefano Pioli.
IL CORDOGLIO DELLA FIORENTINA – Il Presidente Commisso, sua moglie Catherine, il Direttore Generale Alessandro Ferrari, il Direttore Sportivo Daniele Pradè, Mister Pioli e tutta la Fiorentina, si uniscono al dolore della famiglia Pin ed esprimono le più sentite condoglianze per la scomparsa di Celeste. Oltre ad aver indossato i colori viola per lunghi anni come calciatore, Celeste è rimasto sempre un tifoso della Fiorentina e non ha mai fatto mancare la propria vicinanza e il proprio sostegno in tutte le occasioni sia pubbliche che private ed è per questo che rimarrà, per sempre, nella storia gigliata.
Il Presidente Commisso, sua moglie Catherine, il Direttore Generale Alessandro Ferrari, il Direttore Sportivo Daniele Pradè, Mister Pioli e tutta la Fiorentina, si uniscono al dolore della famiglia Pin ed esprimono le più sentite condoglianze per la scomparsa di Celeste💜 pic.twitter.com/vDVWfCu5Dg
IL CORDOGLIO DEL VERONA – Il Presidente Esecutivo del Verona Italo Zanzi e tutto il club “si uniscono con dolore alla famiglia Pin ed esprimono profondo cordoglio per la scomparsa di Celeste. Il difensore ha difeso i colori gialloblù per quattro stagioni, dal 1991 al 1995“
Aveva 28 anni, viaggiava con il fratello, anch’egli deceduto nello schianto. Nazionale portoghese, si era sposato appena 10 giorni fa. Lascia tre figli
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Lutto nel mondo del calcio. Il giocatore del Liverpool Diogo Jota è morto in incidente stradale avvenuto in Spagna. Nazionale portoghese, aveva 28 anni e si era sposato appena 10 giorni fa, il 22 giugno, con la fidanzata, Rute Cardoso. I due si erano conosciuti al liceo e avevano 3 figli. Due maschi e una bambina, quest’ultima nata lo scorso novembre.
Nell’incidente è morto anche il fratello di Diogo Jota – L’incidente è avvenuto a Zamora, nel nord della Spagna. In base ai primi accertamenti, la Lamborghini su cui Jota viaggiava con il fratello, 26enne giocatore del Penafiel anch’egli deceduto nello schianto, avrebbe subito lo scoppio di un pneumatico durante un sorpasso, uscendo di strada e prendendo fuoco. Diogo Jota in Spagna stava trascorrendo un periodo di vacanza, in attesa dell’inizio della preparazione con il Liverpool in vista della prossima stagione.
La federazione del Portogallo: “Diogo noto per la sua allegria contagiosa” – “Diogo Jota era molto più di un giocatore fantastico – così in una nota il presidente della Federcalcio portoghese Tiago Craveiro -. Una persona straordinaria, rispettata da tutti i suoi compagni e avversari, dotato di un’allegria contagiosa e un punto di riferimento nella comunità stessa. La scomparsa di Diogo e del fratello André Silva rappresenta una perdita irreparabile per il calcio portoghese e faremo tutto il possibile per onorare la loro eredità ogni giorno”.
Diogo Jota nel giorno del suo matrimonio
Liverpool: “Perdita inimmaginabile” – “Il club è stato informato che il 28enne è deceduto a seguito di un incidente stradale in Spagna insieme a suo fratello Andre. Il Liverpool FC non farà ulteriori commenti in questo momento e richiederà il rispetto della privacy della famiglia, degli amici, dei compagni di squadra e dello staff di Diogo e Andre mentre cercano di fare i conti con una perdita inimmaginabile“, è la nota del Liverpool.
L’incidente è avvenuto durante il primo tempo supplementare tra Portogallo e Spagna: lo spettatore è deceduto dopo in volo di circa otto metri, cadendo dal settore centrale alla tribuna stampa
I tifosi sugli spalti durante la finale di Nations League tra Spagna e Portogallo (Foto LaPresse)
Un tifoso ha perso la vita durante la finale di Nations League tra Portogallo e Spagna giocata nella serata di domenica 8 giugno a Monaco di Baviera, in Germania.
Tragedia durante la finale di Nations League: tifoso cade dagli spalti e muore – La tragedia è stata confermata anche dall’Uefa: uno spettatore è morto dopo essere caduto dagli spalti durante il primo tempo supplementare, dal settore centrale dell’impianto è precipitato nella tribuna stampa del settore inferiore.Paramedici e polizia sono intervenuti sul posto per prestare soccorso al tifoso. Un portavoce della Uefa ha dichiarato che si è verificata un‘”emergenza medica” e ha confermato che un tifoso è “purtroppo“ morto durante la partita. I rappresentanti di entrambe le squadre hanno espresso le loro condoglianze dopo la partita, vinta dal Portogallo per 5-3 ai rigori dopo che la partita era terminata 2-2.
Il ct della Spagna Luis de la Fuente ha rilasciato una dichiarazione per esprimere le sue condoglianze ai tifosi durante la conferenza stampa post-partita: “Voglio esprimere le mie più sentite condoglianze perché un tifoso è morto. Ci ricorda cosa è importante nella vita“. Un rappresentante della squadra portoghese ha rilasciato analoghe dichiarazioni di condoglianze, affermando che la morte “getta un’ombra sulla nostra vittoria odierna“. Anche il commissario tecnico del Portogallo, Roberto Martinez, ha espresso gli stessi sentimenti, affermando che si tratta di una “notizia estremamente triste“. La caduta, avvenuta da un’altezza di circa otto metri, non ha lasciato scampo al tifoso, le cui generalità non sono ancora state rese note. La dinamica è ancora da chiarire.
Lutto nel mondo nerazzurro: scomparso Ernesto Pellegrini nel giorno della finale di Champions dell’Inter
Ernesto Pellegrini (Milano, 14 dicembre 1940 – Milano, 31 maggio 2025) è stato un imprenditore e dirigente sportivo italiano, noto per esser stato il presidente dell’Inter dal 1984 al 1995.
Lutto nel mondo nerazzurro nel giorno dell’attesa finale di Champions League tra PSG e Inter. Nella giornata di oggi è venuto a mancare Ernesto Pellegrini, imprenditore e storico presidente dell’Inter dal 1984 al 1995. Aveva 84 anni. A dare il triste annuncio è il Corriere della Sera.
“Proprio il giorno di un evento speciale della tua Inter Ernesto te ne sei voluto andare. Gli hai voluto tanto bene“, il commovente messaggio di Aldo Serena su X.
Una giornata speciale per i colori nerazzurri viene segnata da una notizia che colpisce profondamente l’ambiente interista
La città è in fermento. Migliaia di tifosi nerazzurri si sono riversati a Monaco, mentre a Milano sono andati esauriti in poche ore i biglietti per assistere alla finale di Champions League nei maxischermi installati in diverse zone. L’Inter si prepara all’appuntamento più importante della stagione, quello contro il Paris Saint-Germain, in una sfida che riporta i nerazzurri sul palcoscenico europeo più prestigioso dopo la finale del 2023. La squadra di Inzaghi ha vissuto l’avvicinamento con concentrazione, sospinta da un entusiasmo crescente e da un clima carico di speranze ma anche di ansia per le notizie che giungevano sul futuro dell’allenatore.
Una data cerchiata da tempo – La finale è da settimane il punto focale del mondo interista. L’attenzione si è concentrata non solo sugli aspetti tattici, ma anche sulla storia, sulla tradizione e sull’importanza emotiva che questo tipo di appuntamenti ha per la tifoseria. L’ultima volta che l’Inter ha vinto la Champions risale al 2010, in quella storica notte di Madrid con José Mourinho in panchina. La possibilità di riportare a casa il trofeo ha fatto riaffiorare ricordi, nomi e volti che hanno fatto la storia del club. In queste ore, i social si sono riempiti di immagini e messaggi rivolti al passato glorioso, come se il presente fosse legato a doppio filo con ciò che è stato.
Una notizia che scuote l’ambiente – In un giorno così atteso, una notizia ha improvvisamente cambiato il tono dell’intera giornata nerazzurra. È morto Ernesto Pellegrini, ex presidente dell’Inter, alla guida del club tra il 1984 e il 1995. Aveva 84 anni. L’annuncio è stato dato dal Corriere della Sera. Pellegrini ha segnato un’epoca per l’Inter, portando in bacheca lo Scudetto dei record nel 1989, la Supercoppa Italiana nel 1989 e due Coppe UEFA nel 1991 e nel 1994. Sotto la sua gestione sono passati nomi come Matthäus, Brehme, Klinsmann, Bergomi, Zenga, e tanti altri simboli di una generazione. La coincidenza con la finale rende il ricordo ancora più intenso.
È stato il diciassettesimo presidente della storia del Club, che ha guidato dal 1984 al 1995
Ci ha lasciato il Presidente Ernesto Pellegrini. Per undici anni ha guidato l’Inter con saggezza, onore e determinazione, lasciando una impronta indelebile nella storia del nostro Club. FC Internazionale Milano e tutto il popolo nerazzurro si stringono attorno ai suoi familiari.
Ci sono colpi di fulmine inevitabili, fatti apposta per far scattare la scintilla di un amore duraturo, eterno, totale. Per Ernesto Pellegrini fu un affollato Inter-Juventus: 4 aprile 1954. Aveva 14 anni e la quantità di spettatori a San Siro quasi gli impedirono di scorgere quello che accadeva in campo. Un peccato, perché sul terreno di gioco i nerazzurri si imposero per 6-0, con una doppietta di quel meraviglioso giocatore che era Nacka Skoglund.
Ernesto Pellegrini, nato a Milano nel 1940, seguiva con gli occhi pieni di gioia le mosse del fuoriclasse svedese anche per le strade di Milano: lo osservava in Piazza dei Mercanti, dove Skoglund andava a farsi lucidare le scarpe. Rapito da tanta classe splendente, il giovane Ernesto maturò una passione e ammirazione infinite: “Ero innamorato dei colori nerazzurri, orgoglioso. E sognavo: un giorno…”.
Figlio di contadini, lavoratore intraprendente: nel 1965 si mise in proprio, iniziando un’avventura imprenditoriale che ora dà lavoro a migliaia persone. Una storia di successo e di determinazione, di dedizione. Il richiamo dell’Inter era forte, fortissimo. Nel 1984, quando ne ebbe l’opportunità, Pellegrini realizzò il suo sogno che cullava da quando era bambino, dai tempi di Skoglund: diventare il presidente dell’Inter.
Rilevò la società da Fraizzoli, con una stretta di mano, diventando il diciassettesimo presidente della storia nerazzurra. Undici anni, fino al 1995, prima di passare il testimone a Massimo Moratti. Undici anni con lo Scudetto dei record del 1989, la Supercoppa Italiana, le due Coppe Uefa (1991 e 1994).
L’Inter dei tedeschi: prima Rummenigge, poi Matthäus, Brehme, Klinsmann. L’Inter di Trapattoni, con Zenga-Bergomi-Ferri-Berti, insomma con quella formazione che possiamo ancora recitare a memoria, con Serenza-Diaz a chiudere l’11 e la filastrocca, oltre alle azioni di gioco, tramutate sempre in gol.
Non solo campo, non solo lavoro. La voglia di restituire, di dare agli altri: la Fondazione Pellegrini, il ristorante Ruben, azioni concrete per dare da mangiare alle persone in difficoltà. Per dare dignità.
Nel 2020 l’Inter lo ha introdotto nella Hall of Fame del Club, consegnandogli il Premio Speciale. Un riconoscimento alla passione, alla dedizione, alla bontà di una persona che ha segnato la storia, non solo dell’Inter.