Archivi del giorno: 27 settembre 2020

Referendum in Svizzera,


Referendum in Svizzera, vince il No: cittadini Ue e frontalieri potranno continuare a circolare

articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/09/27/news/svizzera_referendum_frontalieri_lbera_circolazione_unione_europea-2686841

Le prime proiezioni indicano i contrari oltre il 63 per cento, ma il risultato si ribalta in Canton Ticino. La proposta della destra populista per modificare la Costituzione

La Svizzera dice ‘No‘ alla proposta della destra populista di modificare la Costituzione in modo da dare accesso preferenziale alle persone con cittadinanza svizzera a occupazione, previdenza sociale e sussidi: questo avrebbe implicato l’abolizione degli accordi di libera circolazione con l’Ue (l’area Schengen), con conseguenze per i lavoratori transfrontalieri italiani e non solo. Le prime proiezioni del voto che si è svolto oggi – e che si è chiuso a mezzogiorno – danno i No oltre il 63 per cento. ma non è così nel Canton Ticino, quello più vicino all’Italia dove da sempre ci sono frizioni con i lavoratori che ogni giorno passano il confine: qui il Sì è in vantaggio.

La proposta era stata presentata dal populista Partito popolare svizzero (Svp). I cittadini erano chiamati a esprimersi anche su altri temi: sul congedo retribuito di paternità avrebbe vinto il sì; gli svizzeri avrebbero detto invece no a maggiori deduzioni fiscali per i figli; incerti gli esiti della votazione sull’acquisto di aerei da combattimento fino a 6 miliardi di franchi entro il 2030 e sulla modifica della legge sulla caccia dei lupi per mantenere bassa la loro popolazione.

Tamponi, un vademecum per effettuarli nelle varie regioni d’Italia


articolo: https://www.repubblica.it/cronaca/2020/09/26/news/dossier_tamponi-268495071/?ref=RHPPTP-BH-I268567441-C12-P5-S3.4-T1

Regole diverse da una zona all’altra del paese. Test rapidi che si aggiungono a quelli tradizionali. Laboratori privati che si affiancano a quelli pubblici, a volte in affanno. Una guida per orientarsi fra gli esami che, con la riapertura delle scuole e l’arrivo dell’influenza, diventeranno sempre più compagni della nostra vita quotidiana

Sarà un autunno fondato sui tamponi. Dovranno farli gli studenti al primo sintomo di febbre. Dovranno farli i loro familiari e le persone che gli sono state accanto. Dovranno farli anche molti adulti, chi per ragioni di lavoro e chi perché manifesta i segni dell’influenza.
Solo per la scuola, si prevede un milione di test al mese, circa un terzo del totale che viene effettuato oggi. In aggiunta ai tamponi molecolari tradizionali (bastoncino in gola o nel naso e analisi in laboratorio che richiede ore o giorni), gradualmente verranno schierati sempre di più i test antigenici rapidi (bastoncino in gola, analisi immediata, risultato nel giro di un quarto d’ora), che sono leggermente meno precisi ma permetteranno di ridurre le attese, un problema importante.

Il prelievo viene fatto a casa se si sta male. Per gli altri sono previsti dei gazebo (variamente chiamati drive in, drive through o hot spot) dove mettersi in fila con la propria auto. Rispetto al passato, quando i tamponi erano una risorsa davvero scarsa e venivano dispensati solo dal pubblico per dare priorità a chi ne aveva più bisogno, oggi i tamponi vengono eseguiti anche da alcuni laboratori privati. I test, sempre più, stanno diventando uno degli ingredienti della nostra vita semi-normale accanto al coronavirus.
Le Regioni, sia pur a macchia di leopardo, si sono date un gran da fare per munirsi dei kit per diagnosticare la presenza di Sars-Cov-2. Rispetto a marzo, quando facevamo circa 30mila tamponi al giorno, oggi la nostra capacità raggiunge i 100mila. È in parte questo il motivo per cui, a parità di casi positivi, oggi l’epidemia riesce a essere contenuta meglio e fa meno vittime.

Ma non serve a nulla spingere sull’acceleratore dei test, se poi i risultati arrivano troppo tardi e i casi sospetti non rispettano l’isolamento. Il tampone infatti non ha un valore solo individuale, ma collettivo. Serve a chi sta poco bene per capire se è veramente infetto. Ma serve anche alla società per evitare che un contagiato porti in giro il virus. Una persona che non viene testata perché non sa a chi rivolgersi, non riceve la prescrizione dal suo medico, ottiene il referto dopo vari giorni, non viene controllata ed esce di casa prima che sia certificata come negativa, rende inutile lo sforzo di chi al tampone si sottopone e di chi lavora per analizzarlo.

LOMBARDIA

Punti prelievo dedicati agli studenti, ma c’è chi torna in classe prima del risultato – La media è di 20 mila al giorno. Ma le richieste sono in crescita: solo nelle prime tre settimane di settembre – anche in vista della ripresa delle scuole – sono stati fatti più di 30 mila test a bambini e ragazzi sotto i 18 anni. Con 439 positività riscontrate, e 43 classi fermate dal virus in tutta la regione. La corsa ai tamponi per il Sars-Cov-2 in Lombardia accelera: i laboratori regionali nelle ultime settimane hanno dovuto aumentare ulteriormente la loro capacità di processare le analisi (se ne possono fare, sostengono dalla Regione Lombardia, fino a 25 mila al giorno) per far fronte alle richieste. Che in questo periodo vengono soprattutto dalle famiglie, terrorizzate dall’ipotesi che il proprio bambino, a scuola, possa contagiarsi.
Gli studenti – Finora in Lombardia sono stati fatti, dall’1 al 18 settembre, 30.257 tamponi molecolari a bambini e ragazzi: l’1,45 per cento è risultato positivo. Per accorciare i tempi la Regione ha elaborato un protocollo che prevede la possibilità per le famiglie di far fare il test ai bambini senza prenotazione, in punti prelievi ad hoc, aperti dal lunedì al sabato dalle 9 alle 14 (solo a Milano ce ne sono 14 in funzione). Necessario, però, un modulo di autocertificazione, che deve essere vidimato dalla scuola – se il bambino inizia a presentare sintomi riconducibili alla Covid-19 durante le lezioni – o dal pediatra di famiglia, se il piccolo comincia a stare male a casa. Il referto dovrebbe essere consegnato entro le 23 della giornata stessa al pediatra di famiglia: se il bambino è positivo al virus, scatta l’isolamento anche per i compagni di classe e gli insegnanti che hanno avuto contatti con lui nelle 48 ore precedenti. Se è negativo, il pediatra invierà un attestato alla scuola in cui certifica che il piccolo non ha contratto il nuovo coronavirus.
Gli adulti – Possono fare il tampone gratuitamente negli ospedali pubblici o privati convenzionati con il sistema sanitario lombardo. Oppure a pagamento nei laboratori privati. L’analisi a carico del sistema sanitario regionale può essere fatta solo se disposta dalle Ats (le ex Asl) nell’ambito dell’attività di “contact tracing”, o su richiesta del medico di famiglia, che lo richiede se il paziente sintomi “sospetti”: dopo la richiesta, l’analisi viene poi prenotata dall’Ats stessa. Il tampone viene anche fatto in fase di pre-ricovero in tutti gli ospedali regionali, sia pubblici sia privati. Nelle rsa viene fatto a tutti i nuovi ospiti: dopo l’analisi, anche se negativi gli anziani fanno comunque una quarantena preventiva di 14 giorni prima di essere spostati nei reparti comuni. Nel caso dei laboratori privati, invece, il tampone può essere fatto direttamente dal paziente, che prenota anche senza l’impegnativa del medico.
Laboratori, tempi e costi – L’analisi viene eseguita in tutti gli ospedali pubblici e privati convenzionati, e in moltissimi laboratori privati a pagamento: solo su Milano e provincia, i punti prelievi accreditati per fare i tamponi sono una cinquantina. I tempi variano molto: nel caso del pubblico, di solito il tampone viene fatto entro 48-72 ore dalla segnalazione da parte del medico di base o dell’Ats. I referti però possono arrivare anche sei o sette giorni dopo il prelievo: di qui le proteste di molti, costretti alla quarantena in attesa dell’esito. Quarantena che, hanno denunciato le autorità sanitarie lombarde, troppo spesso viene però violata: solo nei primi tre giorni dalla ripresa delle scuole, a Milano sono stati riscontrati una decina di studenti positivi al virus. La circostanza ha determinato l’isolamento di altrettante classi: peccato, però, che almeno nella metà dei casi gli studenti positivi fossero andati a lezione nonostante avessero fatto un tampone il cui referto non era ancora stato notificato, violando quindi l’isolamento. Anche i costi per fare l’analisi sono variabili: nel caso del sistema pubblico, il paziente non paga niente e la Regione rimborsa all’ospedale un costo standard pari a 62,89 euro. Nei laboratori privati, invece, i costi variano da laboratorio a laboratorio, tutti a carico del paziente: si va da un minimo di 70 euro a oltre 120.  continua a leggere

Covid in Italia, Sileri: «Ora arriva anche l’influenza,……….


Covid in Italia, Sileri: «Ora arriva anche l’influenza, la situazione si complica. Ai primi sintomi fate i test»

articolo: https://www.corriere.it/politica/20_settembre_26/sileri-bene-aspettare-ora-arriva-anche-l-influenza-7c7b8ed0-003e-11eb-a637-26d219cb3ec9.shtml

Il viceministro della Salute: «Dobbiamo evitare che le persone siano costrette a casa per giorni a causa di un raffreddore. E per farlo bisogna triplicare i tamponi e i test, e usare quelli rapidi»

«No e sono d’accordo con gli scienziati. Io avevo detto sì all’aumento degli spettatori ma solo con un rispetto rigidissimo delle regole e con la garanzia di controlli rigorosi: mille persone in uno stadio sono poche, ma anche così va fatto rispettare il distanziamento, va indossata la mascherina e ovunque vanno vietati gli assembramenti, all’interno e all’esterno degli impianti. Un’apertura con più pubblico è certamente auspicabile ma con molta gradualità, quindi è bene aspettare e vedere come evolve l’epidemia».

Da viceministro della Salute ma anche da medico, lei cosa prevede?

«Io credo che ci sarà un aumento dei contagi: entro i primi 10 giorni di ottobre potremo vedere gli effetti dell’apertura delle scuole, ma se riusciremo a tenere sotto controlli i focolai e l’aumento sarà graduale, il sistema sanitario non sarà sotto pressione. Non bisogna mollare la presa, con la stagione invernale arriveranno anche le sindromi influenzali e dobbiamo stare attenti a non intasare i pronto soccorso».

Come distinguere un raffreddore dai sintomi di infezione da Covid-19?

«Tamponi e test rapidi. Ne stiamo facendo molti ma dobbiamo triplicarli: dobbiamo migliorare e aumentare la diagnostica. E ai primi sintomi sospetti restare a casa e chiedere di fare i test: in questa situazione è sbagliato pensare “è solo un raffreddore”».