Alpi Apuane. Le ruspe cancellano i monti


Alpi Apuane. Le ruspe cancellano i monti

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A Lucca due giorni di seminario dedicato alla costruzioni di un alternativa economica per le Alpi Apuane, montagne duramente devastate dall’escavazione del marmo e del carbonato di calcio. Oggi in un giorno di scava una quantità di materiale che solo pochi decenni fa si estraeva in 3 mesi, oggi alle cave lavorano poche centinaia di persone in tutto il comprensorio delle Apuane è residuale.

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Le regole sono ancora ferme all’antico regime: nonostante alcuni severi pronunciamenti della Corte Costituzionale, il comune di Massa regola le concessioni usando ancora  le leggi  precedenti all’unità d’Italia (per l’esattezza una legge estense del 1846). Una situazione normativa intollerabile, quando la famiglia saudita Bin Laden (sì, quella) sta trattando l’acquisto del 50% del gruppo Marmi Carrara, il più importante estrattore. Una notizia che ci pone di fronte alla situazione per quello che è: sulle Apuane abbiamo rinunciato alla nostra sovranità sul nostro territorio nazionale, il cui letterale sbriciolamento verrà deciso molto, ma molto lontano dai nostri confini. E mentre gli interessi speculativi sauditi sono accolti a braccia aperte, il Coordinamento imprese lapidee del Parco delle Apuane ha dichiarato una guerra santa contro il Piano Paesistico Regionale della Toscana, voluto dall’assessore Anna Marson (che è stata oggetto di pesanti attacchi personali).

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Il perché di una reazione così violenta lo ha chiarito bene l’urbanista Paolo Baldeschi: «Ma qual è il peccato mortale del Piano? La colpa è di cercare di frenare il taglio delle vette al di sopra dei 1200 metri e di limitare l’estrazione all’interno del Parco delle Apuane, facendo salve le concessioni esistenti, ciò che ha provocato la netta contrarietà del Presidente del Parco, (vicepresidente uscente, già segretario del Pd di Fivizzano), evidentemente più sensibile agli interessi dei cavatori che a quelli dell’ente da lui presieduto». D’altro canto, continua Baldeschi, «il Coordinamento dimentica di dar conto delle inadempienze sistematiche delle aziende impegnate nelle attività estrattive: la mancanza di raccolta delle acque a piè di taglio, l’assenza o il mancato utilizzo degli impianti di depurazione spesso esistenti solo sulla carta, i rifiuti abbandonati nelle cave dismesse, la mancata attuazione dei piani di ripristino, una diffusa e impunita inosservanza di regolamenti e prescrizioni. Si dimentica, altresì, dell’inquinamento delle falde, delle sorgenti e dei torrenti, della diffusione di polveri sottili, degli innumerevoli danni ambientale e paesaggistici».

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Da una parte gli interessi dell’industria del marmo e una politica locale ad essi legata mani e piedi, dall’altra un movimento di opinione che guadagna terreno grazie alla forza delle proprie ragioni: nel mezzo un’opinione pubblica disorientata dall’eterna propaganda di chi oppone le ragioni dell’economia e del lavoro alle ragioni dell’ambiente. La sfida è quella di far comprendere che questa opposizione è un clamoroso falso, alimentato ad arte da chi ha interesse nella perpetuazione dell’attuale economia di rapina. Sabato scorso è tornato a riunirsi a Casola, in Lunigiana, il movimento Salviamo le Apuane, e martedì prossimo si occuperà dello stesso tema la Rete dei Comitati, convocata a Firenze. L’obiettivo non è solo quello di fermare la distruzione delle Apuane, ma anche e soprattutto dire che un’altra economia apuana è possibile, e che è tempo di mettere a punto un Piano Alternativo di Sviluppo per le Alpi Apuane. Il messaggio è quello contenuto nella Carta delle Apuane, redatta nel 2010: «Le Apuane sono sottoposte ad un regime monocolturale che mortifica ed impedisce uno sviluppo economico potenzialmente notevole: si afferma dunque che la monocoltura della cava è incompatibile con lo sviluppo economico ed occupazionale del territorio … Le Apuane possono diventare il cuore di un modello economico diverso, più equo e più fertile, che rifacendosi alle ricchissime quantità di risorse naturali, antropiche, idrogeologiche e paesistiche di questa catena, unica nel Mediterraneo e in Europa, possa estendersi alle colline e alle città costiere, nonché ai parchi limitrofi (Cinque Terre, Appennino, Magra, San Rossore) fino a costituire un formidabile complesso sociale ed economico, oltre la crisi e la bolla finanziaria». Con le Apuane, insomma, si può anche mangiare: se non ci divoriamo le Apuane –

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Rolling Stones, Fiammata e boato al via il concerto


Rolling Stones, Fiammata e boato al via il concerto

The Rolling Stones in concert in Rome Jeep Renegade on stage al Circo Massimo con i Rolling Stones

Tutto sembra essere pronto per dare il via al concerto dei Rolling Stones, stasera alle 21 al Circo Massimo a Roma. Si parla di un’affluenza di settantamila persone, pronte a cantare le canzoni della band e regalarsi questo spettacolo unico e indimenticabile
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“Ciao Roma, ciao Italia!” urla Mick Jagger. E la band cavalca l’entusiasmo tenendo alto il ritmo con Let’s Spend The Night Togetheter. Ancora Mick: “Che bello stare a Roma di nuovo! Che posto meraviglioso il Circo Massimo!” (…) Ed è bello credere che alla fine tanta gioia, incorniciata in tanta bellezza, si sia insinuata anche sotto la scorza dura di Mick Jagger, Keith Richards, Ron Wood e Charlie Watts, fino a scalfire le loro maschere di rocker vissuti pericolosamente. Per riesumare quel briciolo di candore capace di rendere diversa e speciale, anche per gli Stones, questa tappa del 14 On Fire tour.

Si è concluso il concerto evento. Telegiornali, stampa e web sono letteralmente impazziti per l’arrivo dei Rolling Stones nella Capitale per fare tappa con il loro tour mondiale. Una sola data già indicata come “storica”. Esserci è un dovere per un fan della band. Chi voleva esserci e non ha potuto presenziare cercava le immagini o i video su Internet e malediva l’occasione mancata. Coloro che invece hanno comprato il biglietto per essersi, sicuramente lo conserveranno come cimelio, ricordo di questa serata storica. Generazioni di giovani e meno giovani, pronti a cantare gli stessi brani, con ricordi diversi, attimi di vita completamente differente con decenni a separarli e una band ad unirli sotto lo stesso cielo.

Picchi – 20 giugno 1935


ARMANDO PICCHI

Picchi

Il 20 Giugno 1935 nacque Armando Picchi ex storico capitano della grande F.C. Internazionale Milano degli anni ’60.

Scomparve il 27 maggio 1971 all’età di 35 anni per le conseguenze di una forma di amiloidosi. Il giorno dei funerali, che si svolsero in forma pubblica nonostante il volere contrario della famiglia, l’intera cittadinanza di Livorno si fermò a rendergli onore. I negozi rimasero chiusi dalle 17.30 alle 19.00 in ricordo di Armandino.

Nel giugno dello stesso anno venne istituito alla sua memoria il Trofeo Nazionale di Lega Armando Picchi

Nel 1990 gli venne intitolato lo stadio comunale di Livorno. Sempre nella città toscana, sua città natale, è attiva la squadra dilettantistica dell’Armando Picchi Calcio.

Giocatore: Esordì nel Livorno nella stagione 1954-1955 nel ruolo di mezzala. L’allenatore Mario Magnozzi decise poi di spostarlo in difesa come terzino destro, ottenendo rapidamente il posto da titolare. Rimase al Livorno per cinque stagioni, giocando 105 partite con 5 gol all’attivo.

Nel 1959 fu ingaggiato dalla SPAL, allora militante in Serie A. Con la squadra di Paolo Mazza si classificò al quinto posto della classifica. Al termine della stagione l’Inter lo acquistò col pagamento di 24 milioni, oltre alla cessione definitiva di Oscar Massei, Enzo Matteucci e Ambrogio Valadè. Nella squadra nerazzurra iniziò a giocare da terzino destro, ruolo che aveva ricoperto nella SPAL. Al termine della stagione 1961-1962, Herrera lo spostò al centro come libero, ruolo del quale in breve tempo divenne uno dei massimi interpreti. Dopo la partenza di Bruno Bolchi divenne il capitano della squadra. Con la Grande Inter vinse tre scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe intercontinentali.

Venne ceduto al Varese al termine della stagione 1966-1967, dopo aver giocato in nerazzurro 257 partite complessive con 2 gol segnati.

Nazionale: Esordì con la Nazionale italiana a Genova il 4 novembre 1964 in Italia-Finlandia 6-1, subito dopo essere diventato campione del mondo di club con l’Inter. Sotto la gestione Edmondo Fabbri non ebbe grande spazio e non venne convocato per il Mondiale del 1966.

Sotto la gestione Valcareggi, peraltro coadiuvato da Helenio Herrera, venne chiamato per tutte le partite delle qualificazioni agli Europei del 1968. Il 6 aprile 1968, durante Italia-Bulgaria, subì la frattura del bacino e fu quindi impossibilitato a partecipare alla manifestazione. Quello fu il suo ultimo incontro con la maglia azzurra, dopo aver collezionato 12 presenze.

Allenatore: Cominciò da allenatore-giocatore nel Varese nella stagione 1968-1969, e per un punto la squadra retrocesse in Serie B. L’anno successivo, ritiratosi definitivamente dall’attività agonistica, subentrò a Aldo Puccinelli alla guida del Livorno. Picchi prese la squadra in piena zona retrocessione e chiuse al nono posto.
Lasciata la squadra labronica, venne chiamato a 35 anni alla guida della Juventus. La prematura scomparsa pose fine alla sua esperienza sulla panchina bianconera.

 

80 anni di Paperino


 

Paperino  ha appena compiuto 80 anni, avendo esordito al cinema il 9 giugno 1934.

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Nel mondo conta 22 nomi diversi ” Arabia: Bottouda ; Bulgaria: Patoka Donald; Cina: Tang Lao Ya; Danimarca: Anders And; Estonia : Piilupart Donald; Finlandia; Aku Ankka; Francia: Donald Duck; Germania: Schnatterich/Donald Duck; Grecia: Ntonalt Ntak; Indonesia: Donal Bedek; Islanda: Andres Ond; Olanda: Donald Duck; Portogallo: Pato Donald; Repubblica Ceca: Ksa’cerDonald; Russia: Donald Dark; Slovacchia: Ujo Donald/Ka’cer Donald; Spagna: El Pato Donald; Stati Uniti: Donald Duck; Svezia: Kalle Anka; Turchia: Donald; Ungheria: Donald Kacsa.

Per il  suo esordio nel cinema si trattava del cortometraggio musicale ” The wise little hen” tradotto ” La gallinella selvaggia

Paperino è un personaggio sfortunato ma simpatico, Lavativo, ma generoso. Per qualcuno rappresenta il bambino chi si nasconde dietro ognuno di noi.

Famiglia: Le sorelle di zio Paperone, Matilda de’ Paperoni, madre adottiva di Gastone, e Ortensia de’ Paperoni, madre di Paperino; Della Duck, madre di Qui,Quo e Qua nonché sorella gemella di Paperino; Quackmore Duck, padre di paperino e figlio di Nonna Papera; Gustavo Paperone, padre adottivo di Gastone; Old “Scotty” McDuck, padre di Paperone. Questo è lo schema dei rapporti famigliari tra Paperino e gli altri parenti di Paperopoli secodo Carl Backs, il suo più grande disegnatore.

Nel 1995 è stato dato il nome di Donald Duck a un asteroide  (Asteroide 12410). Paperino vanta anche una stella  sulla Walk of Fame di Los Angeles

Gigi Radice


Luigi Radice, detto Gigi (Cesano Maderno, 15 gennaio 1935), è un ex allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, promotore negli anni settanta del pressing a tutto campo.

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Giocatore

Come giocatore, Luigi Radice ha giocato con Milan, Triestina e Padova, in posizione di terzino sinistro durante gli anni cinquanta e sessanta. Cresciuto nelle giovanili del Milan e passato in prima squadra con poca fortuna (19 presenze in tre stagioni pur condite da due scudetti), Radice passò dapprima agli alabardati poi al Padova dove si meritò il richiamo a Milano, dove fu uno dei protagonisti dello scudetto 1961/1962 e della vittoria in Coppa dei Campioni nella stagione successiva. Fu costretto ad abbandonare la carriera di calciatore a seguito di un grave infortunio al ginocchio

Allenatore

Luigi Radice ha iniziato e finito ad allenare a Monza (nel 1966/67 la prima esperienza, nel 1998 l’ultima) ma ebbe la sua più grande soddisfazione nella stagione 1975-76: al 2013 è l’unico allenatore capace di vincere lo scudetto con la squadra del Torino dopo la tragedia di Superga e nello stesso anno gli è stato assegnato il premio Seminatore d’Oro quale miglior allenatore dell’anno

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Quel Toro era una squadra moderna, che s’ispirava con metodo e chiarezza alla scuola Olandese. Il modello Ajax, espressione del calcio totale, nuova luce e visione in europa

Nella stagione 1980-1981 si fece carico di guidare il Bologna FC 1909 nella delicata stagione della penalizzazione di 5 punti che seguì lo Scandalo del calcio italiano del 1980; la penalizzazione fu lasciata alle spalle in un batter d’occhio e fu l’allenatore che riuscì a vincere a Torino contro la Juventus (goal di Adelmo Paris dopo un fallo su Eneas de Camargo); vittoria che quella sera portò virtualmente vista la penalizzazione il Bologna in testa alla classifica.

Il tecnico lombardo ha guidato anche altre squadre prestigiose del panorama italiano come il Milan (1981-82). Nel 1983 viene chiamato dal presidente Antonio Matarrese sulla panchina del Bari, in Serie B, subentrando al tecnico Enrico Catuzzi e guidando i biancorossi nelle restanti 13 gare di campionato. Successivamente allena l’Inter (1983-84), di nuovo il Torino (dal 1984 al 1989), la Roma (1989-90), il Cagliari e la Fiorentina (dal 1991 al 1993) dove alla seconda stagione, trova l’esonero: lascia la squadra, dopo 14 giornate di campionato. Senza di lui i viola troveranno in quello stesso torneo una retrocessione. Radice fu assunto dai Cecchi Gori dopo l’esonero di Lazaroni e portò i viola ad una tranquilla salvezza, al dodicesimo posto. Nella stagione successiva i viola ebbero un inizio scoppiettante, tanto da arrivare a Natale alla seconda posizione, nonostante un pesantissimo ko (3-7) inflitto loro dal Milan: dopo il clamoroso 0-1 del 3 gennaio 1993 ad opera dell’Atalanta, vi fu una lite furibonda tra lui e Vittorio Cecchi Gori (all’epoca vicepresidente) con tanto (si dice) di spinta al tecnico. Alla fine vi fu il clamoroso esonero, confermato da Cecchi Gori in diretta al processo del Lunedì.

Radice ha guidato per la prima volta nella storia il Cesena alla promozione in serie A ottenuta al termine della stagione 1972-73.

Nel 2004 ha ricevuto la civica benemerenza di Cesano Maderno, città nella quale è nato e ha mosso i primi passi della carriera calcistica.

Gigi Radice malato di Alzheimer

da: http://www.infotoro.it

Il suo stato di salute non è dei migliori, anzi. La malattia sta avanzando senza pietà ma lui sta cercando opporre resistenza con la sua dura scorza. Ma la demenza senile degenerativa invalidante sta prendendo sempre di più il sopravvento ed è ormai in stato avanzato. Il processo degenerativo che colpisce chi è affetto dal morbo pregiudica progressivamente le cellule cerebrali, rendendo a poco a poco l’individuo che ne è affetto incapace di una vita normale e provocandone alla fine la morte. Gigi Radice, 77 anni compiuti meno di un mese fa, cercherà di opporsi ad oltranza ma difficilmente riuscirà a vincere contro questo nemico subdolo ed invisibile. Dopo aver sconfitto tantissimi avversari sul rettangolo verde, ora dovrà per forza di cose alzare bandiera bianca. Speriamo il più tardi possibile. In bocca al lupo mister!

Si allunga la lista ……………..


 

Si allunga la lista degli assenti illustri ai prossimi Mondiali di calcio che scatteranno giovedì 12 giugno in Brasile: riassumiamo i nomi:

Falcao, Van De Vaart, Valdes, Montolivo, Walcott, GundoganThiago Alcantara, ma anche la Francia dovrà rinunciare al suo giocatore più rappresentativo, perciò alla ista va aggiunto anche Ribery.

News 07 giugno:  Si allunga ulteriormente la lista, dopo l’amichevole di ieri contro l’Armenia la Germania deve rinunciare a Marco Reus, l’attaccante del Borussia Dortmunt  ha rimediato una distorsione alla caviglia sinistra. Gli esami hanno evidenziato una brutta distorsione con lesione parziale dei legamenti. Al suo posto il ct. Low ha chiamato il giocatore della Sampdoria, Shkdroan Mustafi.

La corruzione ………………………..


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Enrico Berlinguer


Enrico Berlinguer

 
Enrico Berlinguer nacque a Sassari il 25 Maggio 1922 –  famiglia agiata di media borghesia, figlio di  Mario Berlinguer, un avvocato repubblicano. 
– Cugino di Francesco Cossiga 26 Luglio 1928 – 17 agosto 2010
– dal 1943 Iscritto al Partito Comunista Italiano, e ne organizzò la sessione di Sassarese
– Nell’estate del 1946 Berlinguer fu il capo della delegazione di quindici elementi appartenenti al Fronte della Gioventù (di cui era segretario) che visitò l’Unione Sovietica, e in quell’occasione fu ricevuto in un breve incontro da Stalin. Allora il viaggio in URSS era considerato un doveroso passaggio per tutti i giovani dirigenti del PCI, ma nel 1957 fu proprio Berlinguer ad abolire l’obbligatorietà di tale visita[13
– Nominato nel 1949 segretario della rinata Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI).
– Nel 1956, si esaurì non senza amarezza l’esperienza nella FGCI
– Dopo un anno e mezzo di incarichi periferici, Berlinguer tornò a Roma, cooptato nella Segreteria nazionale e successivamente dirottato all’organizzazione subentrando ad Amendola.
– Nonostante il paziente lavoro interno di cucitura, nel 1966 Berlinguer venne allontanato dal centro del Partito Comunista e mandato nell’apparato periferico diventando il responsabile regionale del partito nel Lazio.
– Venne eletto per la prima volta deputato nel 1968, per il collegio elettorale di Roma
– Eletto segretario nazionale del PCI, nelle condizioni di emergenza per la malattia di Longo, che dovette prima delegare e poi definitivamente dimettersi nel 1972
– Negli anni in cui Berlinguer fu segretario il PCI raggiunse il suo massimo storico, il 34,4% del 1976. il PCI raccolse, dopo anni di lotte sociali, dal ’68-’69, il frutto di uno spostamento a sinistra del paese ed insieme il consenso, per la linea politica ispirata al dialogo con tutte le grandi forze politiche.

Dal 29 maggio 2012 …………


 

Dal 29 maggio 2012 tante ferite ancora aperte

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A distanza di due anni dal 29 maggio 2012, quando la terra tornò a tremare per due volte, sono ancora tante le ferite ancora aperte provocate dal terremoto. Ricostruzione lenta, fondi che arrivano con il contagocce e 700 persone ancora sfollate. Quella mattina le due botte furono le più dure per il Mantovano. Mantova città fu colpita nei suoi monumenti : la Camera degli Sposi lesionata, il campanile di Santa Barbara crollato.

MANTOVA. Snervata dalla prima scossa, estirpata quattro ore dopo, quando alle 13 di quel maladetto 29 maggio la terra era tornata a tremare: a distanza di due anni il campanile di Santa Barbara è ancora lì a ricordarci di ferite lasciate aperte, dello sfregio che quella nube di polvere e detriti ha rappresentato per Mantova, delle troppe case ancora inagibili, dell’eccessiva lentezza nella ricostruzione, dei fondi statali che arrivano con il gontagocce.

Gli anniversari del terremoto del 2012 sono due. Il primo è caduto il 20 maggio, giorno in cui la terra tremò per la prima volta seminando morte, distruzione e paura tra l’Emilia e il Mantovano. Il secondo è oggi, 29 maggio. Quando le scosse furono due: una alle 9 e l’altra alle 12.55. Magnitudo 5.8 e 5.4 e la sensazione di essere stati catapultati in un incubo che sembrava non finire mai.

Quelle due scosse, furono le botte più dure per il territorio mantovano, perché l’epicentro si avvicinò fino a lambire la provincia: da Finale Emilia a Mirandola, là dove la Bassa mantovana inizia a diventare Emilia. Così oggi è ancora il tempo della memoria, perché dimenticare non si deve. Perché due anni sembrano lunghi a passare, ma non sono bastati per lasciarsi tutto alle spalle.

Da Moglia a San Giacomo passando per Quistello e San Giovanni del Dosso: circa 700 le persone ancora sfollate in provincia. Metà dei fondi promessi devono ancora da arrivare, 50 chiese e 5 municipi da riaprire mentre nei 41 Comuni colpiti la ricostruzione procede a rilento, strozzata dalla burocrazia. Molti i centri storici ancora ingessati gli edifici, non solo religiosi, inagibili, scuole provvisorie e municipi tutt’ora chiusi.

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Sono poi ancora 50 su 169 le chiese mantovane ferite e per 5 si tratta di interventi talmente importanti che la diocesi non sa proprio dove reperire i fondi necessari. Di qui l’appello lanciato nei giorni scorsi dal vescovo Busti a parlamentari e amministratori locali per denunciare la grave insufficienza di finanziamenti per il restauro degli edifici di culto. Le 5 chiese che richiedono interventi complessivi per 15 milioni sono quelle di Moglia, Quistello, San Giovanni del Dosso, Quingentole e Bondeno di Gonzaga.

Intanto in città il Comune ha speso poco più di 7 milioni 100mila euro per mettere in sicurezza e riaprire al pubblico Palazzo della Ragione, Palazzo Te, Palazzo dell’Accademia e la biblioteca Teresiana, le scuole Nievo, don Mazzolari, Pomponazzo e Calvi, lo stadio Martelli e la palestra Boni e per iniziare i lavori di recupero del Palazzo del Podestà. E se infine la Camera degli Sposi riaprirà a fine giugno per poi tornare off limits da ottobre, per quanto concerne invece il campanile di Santa Barbara come è noto è stata siglata l’intesa tra i Beni culturali (Direzione regionale e le due sovrintendenze di Brescia e Mantova) e la Diocesi per procedere ai restauri. L’obiettivo è il 2015.

“Domenica si è votato a Mirandola, uno dei paesi colpiti dal sisma in Emilia-Romagna, cui il Movimento5Stelle ha donato 425 mila euro. Per carità, non volevamo nulla in cambio, ma i cittadini di Mirandola un esame di coscienza dovrebbero farselo”, recita un post di una simpatizzante delusa, evidentemente, dalla vittoria del PD.1

 Suzzara (MN) – Terremoto – Recupero lanterna campanile (23.06.2012)

Champions League – Heysel 29 anni dopo……..


Champions League – Heysel 29 anni dopo, abbiamo perso tutti

Ventinovesimo anniversario della tragedia dell’Heysel, dove trovarono la morte 39 tifosi, di cui 32 italiani. Il mondo del calcio, dall’Italia all’Inghilterra, si stringe attorno al ricordo di quelle vittime innocenti e s’interroga sulla legittimità di disputare manifestazioni sportive al cospetto di eventi tragici.

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Liverpool FC remembers the 39 football fans who died at Heysel Stadium 29 years ago today. In Memoria e Amicizia, in Memory and Friendship.

( Liverpool FC ricorda i 39 tifosi morti a Stadio Heysel 29 anni fa oggi. In Memoria e Amicizia, di memoria e amicizia).

Sono le 18,30 del 29 maggio 1985 e la situazione allo stadio Heysel di Bruxelles – dove è in programma la finale di Coppa Campioni tra Liverpool e Juventus – è completamente fuori controllo. Come sottolineerà l’impeccabile Bruno Pizzul in cronaca “non sussistono i più elementari principi di ordine pubblico”. Già, l’intervento delle autorità belghe è a dir poco tardivo e inadeguato nonostante alla vigilia della partita la gendarmeria avesse dichiarato lo stato d’assedio in città e millantato cavalli di frisia di medievale memoria. Le recinzioni tra le tifoserie sono fragili, gli spalti fatiscenti, la birra tra i tifosi del Liverpool, i famigerati hooligans, scorre a fiumi: l’elettricità nell’aria lì lì per deflagrare. E infatti gli hooligans inseguono i tifosi bianconeri fino all’estremità degli spalti, inducendo alla fuga persino i gendarmi; presi dal panico i tifosi italiani si ammassano nell’angolo più lontano e basso del famigerato Settore Z, schiacciati l’uno sull’altro contro un muro. Quel muro in seguito crollerà e a salvarsi saranno solo i tifosi intrappolati perché quelli rimasti schiacciati troveranno la morte. Saranno 39 le vittime.

A 29 anni di distanza la tragedia dell’Heysel resta una ferita apertissima perché alloraabbiamo perso tutti” come ha riassunto lucidamente il portiere di quel Liverpool Bruce Grobbelaar. A distanza di 29 anni continua senza sosta il dibattito sulla legittimità di quella partita. Aveva senso giocare? Chi è favorevole invoca le possibile tragiche conseguenze di una difficoltosa evacuazione dei tifosi, chi è contrario invoca il buon senso al cospetto dell’illogicità di uno spettacolo che deve continuare ad ogni costo, anche di fronte ai morti: vinsero i primi e la Uefa avrebbe sparso il verbo del show must go on a ogni latitudine. Non continuarono invece – a giocarele squadre inglesi perchè furono squalificate per cinque anni dalle competizioni europee, mentre dei venticinque tifosi del Liverpool imputati per la strage, solo cinque di loro furono poi condannati a cinque anni di reclusione, gli altri assolti per mancanza di prove.

La vittoria della Juventus e i successivi festeggiamenti dei giocatori insieme a tifosi, visti ora, paiono surreali e tremendamente stridenti con l’orrore e la morte in tribuna; ma da Platini a Tardelli, a Tacconi tutti i protagonisti di allora hanno avuto modo di dissociarsi dalll’esultanza seguita allla strage e, anni dopo, le parole di Marco Tardelli risultano eloquenti: “Non l’ho mai sentita ‘mia’ come Coppa quella del 1985; una sconfitta per il calcio, lo sport e non solo. Chiedo scusa a tutti”.

Brescia – piazza della Loggia


28 Maggio 1974
La strage di piazza della Loggia è stato un attentato terroristico compiuto il 28 maggio 1974 a Brescia, nella centrale piazza della Loggia. Una bomba nascosta in un cestino portarifiuti fu fatta esplodere mentre era in corso una manifestazione contro il terrorismo neofascista indetta dai sindacati e dal Comitato Antifascista con la presenza del sindacalista della CISL Franco Castrezzati, dell’on. del PCI Adelio Terraroli e del segretario della camera del lavoro di Brescia Gianni Panella. L’attentato provocò la morte di otto persone e il ferimento di altre centodue.

Declassificazione degli atti

Con una direttiva del 22 aprile 2014, tutti i fascicoli relativi a questa strage non sono più coperti dal segreto di Stato e sono perciò liberamente consultabili da tutti.

La prima istruttoria della magistratura portò alla condanna nel 1979 di alcuni esponenti dell’estrema destra bresciana. Nel giudizio di secondo grado, nel 1982, le condanne del giudizio di primo grado vennero commutate in assoluzioni, le quali a loro volta vennero confermate nel 1985 dalla Corte di Cassazione.

Il 16 novembre 2010 la Corte D’Assise ha emesso la sentenza di primo grado della terza istruttoria, assolvendo tutti gli imputati con la formula dubitativa di cui all’art. 530 comma 2 c.p.p.

Il 14 aprile 2012 la Corte d’Assise d’Appello conferma l’assoluzione per tutti gli imputati, condannando le parti civili al rimborso delle spese processuali. Il 21 febbraio 2014 la Corte di Cassazione annulla le assoluzioni di Maggi e Tramonte e conferma quelle di Zorzi e Delfino.

 

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Caro condizionatore


Caro condizionatore ma quanto mi costi?

Consumi. Col ritorno del caldo siamo tutti pronti ad accendere i condizionatori. Ma quanto ci costerà sulla bolletta della luce? L’Osservatorio SuperMoney ha calcolato il consumo e la spesa medi per una famiglia, una giovane coppia e un single – compresi fra gli 80 e i 120 euro per l’intero trimestre estivo – e ha raccolto in una breve guida i consigli per risparmiare. Innanzitutto occorre acquistare il modello più adatto: “Prediligete un modello di classe A o superiore (magari approfittando degli ecoincentivi), proporzionato alla metratura della casa. Meglio i modelli da parete (mono o multisplit) rispetto ai monoblocco portatili” che sprecano di meno, dice la guida. Secondo consiglio, razionalizzare il consumo: occhio a tenere acceso solo poche ore il condizionatore, ad aprire il meno possibile le finestre e a usare la funzione deumidificatore. Durante le ore di accensione, inoltre, “è meglio impostare la temperatura non oltre i 6-7° in meno rispetto a quella esterna”. Terzo consiglio: occhio al gestore. Secondo l’Osservatorio, che ha confrontato le migliori offerte per tutti e tre i profili, i prezzi più convenienti sarebbero offerti da Enel Energia, Edison e Trenta.

ENEA: DIFFERENZE TRA “CLASSI”
Consumi. Tra un condizionatore di classe A o uno di classe C, il consumo cala di oltre il 30%. A dirlo è un esperto dell’Enea, Andrea Calabrese. Un esempio: un condizionatore in una stanza di circa 20 m?, in funzione per 6 ore al giorno per quattro mesi, consuma circa 560 kwh. Per climatizzare 40 m? per 8 ore al giorno e per 3 mesi, un condizionatore di classe A incide per 160 euro. Un modello di classe B tra i 160 e 180 euro. Un modello di classe C tra i 180 e 190 mentre uno di classe D può costare anche 200 euro.

Metronews 27 Maggio 2014

Svolta epocale: in Italia addio alle comproprietà


Svolta epocale: in Italia addio alle comproprietà

Lo ha deciso e annunciato il Consiglio federale della FIGC: non saranno più permesse le compartecipazioni tra società nel nostro calcio. Resta la possibilità di rinnovare di un altro anno quelle ancora in essere.

L’istituto delle compartecipazioni tre società (meglio note come comproprietà) è stato abrogato oggi dal consiglio federale FIGC, Giancarlo Abete, durante la conferenza stampa di chiusura lavori in via Allegri. Dalla prossima finestra di mercato non sarà più possibile acquistare giocatori in comproprietà: “resta la possibilità di rinnovare di un anno quelle ancora in essere ma l’Istituto viene meno e resta fino a esaurimento.

La decisione è stata presa oggi nonostante in Lega Serie A non ci fosse l’unanimità e alcuni club non si erano manifestati favorevoli. Il numero uno di via Allegri ci tiene a precisare quindi che ” non è stata una proposta della Lega ma una proposta diretta da parte della FIGC. Nei prossimi mesi appronteremo un censimento della situazione in essere”. 

Il consiglio ha anche approvato i termini del tesseramento in ambito professionistico per la stagione 2014/15. Il calcio mercato sarà aperto da Martedì 1 Luglio a Lunedì 1 settembre, mentre  la finestra invernale sarà aperta da Lunedì 5 gennaio a Lunedì 2 Febbraio. In entrambi i casi la finestra si chiuderà alle ore 23.

Operaia suicida, protesta a Nola


 

Operaia suicida, protesta a Nola

ANSA – NOLA (NAPOLI), 27 Maggio 2014
 Alcuni esponenti del Comitato di lotta cassaintegrati e licenziati dello stabilimento Fiat di Pomigliano si sono stesi sull’asfalto stamani, davanti al polo logistico del Lingotto a Nola, dipingendosi addome e braccia con vernice rossa e mimando la morte. I manifestanti hanno voluto così ricordare gli operai in CIG che si sono tolti la vita in questi mesi, ultima Maria Baratto che si è uccisa la scorsa settimana nella sua casa di Acerra. Il suo cadavere è stato trovato quattro giorni dopo.

27 Maggio 1964 ……


La festa del Prater 50 anni fa la notte in cui l’Inter diventò Grande

coppacampioni64[1]

 1962-63, 1964-65, 1965-66 Campione d’Italia
1963-64, 1964-65 Coppa dei Campioni
1964-65 Coppa Intercontinentale
 
Sono passati 50 anni da quel  mercoledì 27 maggio 1964 la notte di Inter – Real Madrid 3 – 1 . La notte della prima coppa Campioni nerazzurra, la partita che trasformò l’Inter nella Grande Inter di Angel Moratti.
Ricordiamo la Rosa 1963 – 1964
Scan 1
1 – Scorti; 2 – Sarti; 3 – Bugatti; 4 – Zaglio; 5 – Masiero; 6 – Facchetti; 7 – Guarneri; 8 – Codognato; 9 – Landini; 10 – Picchi; 11 – Szymaniak; 12 – Tagnin; 13 – Burgnich; 14 – Ciccolo; 15 – Dalla Casa ( Massagiatore); 16 – Suarez; 17 – Corso; 18 – Mazzola; 19 – Milani; 20 – Herrera (allenatore); 21 – Jair; 22 – Cappellini; 23 – Di Giacomo; 24 – Petroni; ne cerchi Angelo Moratti
 
squadracoppacampioni64[1]
 
Formazioni :
Inter: Sarti, Burnich, Facchetti, Tagnin, Guarneri, Picchi, Mazzola, Milani, Suarez, Corso.
Real Madrid: Josè Vincent, Isidoro Sanchez, Pachin, Lucent Muller, Josè Santamaria, Ignacio Zoco, Amancio Amaro, Felo, Alfredo di Stefano, Ferenc Puskas, Francisco Gento
Marcatori: 43′ Mazzola, 17′ s.t. Milani, 24′  s.t. Felo, 31 s.t. Mazola
 
Classifica marcatori  Coppa Campioni 1963/64
7 reti: S. Mazzola (inter); F. Puskas (Real Madrid); V. Kovacevic  (Partizan Belgrado);
6 reti: R. Wosab; F. Brungs (Borussia D.);
5 reti: A. Di Stefano (Real Madrid); R. Kucera, J. Jelinek (Dukla Praga); Metin O. (Galatasaray); P. Kerkhoffs (PSV);
4 reti: Jair(Inter); M. Galic ( Partizan Belgrado,); J. Altafini (Milan); L. Cossou (Monaco); Eusebio (Benfica); F. Konietzka (Borussia D.); M. Theis (Jeunesse Esch); B. Theunissen (PSV)
 
invece questa è la formazione che è nella storia e Noi interisti ricordiamo:  Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Milani, ( Peirò, Domenghini)  Suarez, Corso.
allenatore :  Helenio Herrera
Presidente: Angelo Moratti
 

Per non dimenticare:

La Storia della Coppa dei Campioni dell’ Inter 2009-2010
ChampionsLeague2010[1]

 BAYERN MONACO-INTER 0-2

Marcatori: 35′ e 25′ st Milito

Bayern Monaco: 22 Butt; 21 Lahm, 5 Van Buyten, 6 Demichelis, 28 Badstuber; 10 Robben, 17 Van Bommel, 31 Schweinsteiger, 8 Altintop (18′ st Klose); 25 Muller; 11 Olic (29′ st Gomez)
A disposizione: 1 Rensing, 13 Goerlitz, 26 Contento, 23 Pranjic, 44 Tymoshchuk
Allenatore: Louis Van Gaal

Inter: 12 Julio Cesar; 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 26 Chivu (23′ st Stankovic); 4 Zanetti, 19 Cambiasso; 27 Pandev (34′ st Muntari), 10 Sneijder, 9 Eto’o; 22 Milito (46′ Materazzi)
A disposizione: 1 Toldo, 2 Cordoba, 17 Mariga, 45 Balotelli
Allenatore: José Mourinho

Dichiarazione redditi – Governo Renzi


Dichiarazione redditi dei componenti del Governo Renzi

– Redditi dichiarati  – Fonte: Il Sole 24 ore
Federica Guidi  114.796 reddito da ministro – 298.703 reddito 2012
Da 298.708 euro lordi nel 2012 a 114.796 lordi (oltre alla diaria mensile di 3.503 euro) nel 2014 con l’arrivo della nomina a ministro dello Sviluppo economico: per il ministro Federica Guidi il reddito quest’anno sarà pressoché dimezzato rispetto a quello degli anni precedenti. È quanto emerge dalla scheda trasparenza pubblicata sul sito del ministero. Nel 2012 Guidi ha pagato un imposta netta di 121.582 euro. Ha diversi fabbricati a Castel Nuovo Rangone e Forte dei Marmi ma non possiede auto né altri beni mobili registrati come aeromobili e imbarcazioni da diporto.
Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/p58Z3y
 
Maurizio Lupi – 282.499 reddito 2012
Nessun corrispettivo per l’incarico da ministro per Maurizio Lupi che, secondo quanto emerge dalla scheda trasparenza, opta per il reddito da deputato. Nel complesso nella dichiarazione dei redditi 2012 il reddito imponibile lordo è di 282.499 euro con un’imposta lorda di 114.645 euro. Il ministro delle Infrastrutture non è proprietario di immobili mentre possiede una Fiat 500 del 2008.
Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/38kCwD
 
Pier Carlo Padoan   114.769 reddito da ministro –  216.000 reddito 2013
Nel 2013, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan come vice segretario e capo economista dell’Ocse ha percepito circa 216.000 euro, un reddito – come spiega il ministro nella dichiarazione online – non soggetto a tassazione italiana (era residente all’estero e dipendente di un’ organizzazione internazionale). Il ministro ha un appartamento e un box di proprietà a Roma, una Mercedes e – si legge – non possiede titoli o attività finanziarie. Il compenso annuo lordo da ministro é di 114.769 euro.
Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/HdGlo9
 
Dario Franceschini –  200.861 reddito
Il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini ha dichiarato un imponibile di 200.861 euro, di essere titolare di un pacchetto di azioni della Cassa di Risparmio di Ferrara, di possedere due automobili e una moto Bmw.
Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/B02Pmt
 
Giugliano Poletti – 114.796 reddito da ministro – 192.623 reddito 2012
Per il suo incarico di ministro del Lavoro Giuliano Poletti percepisce un’indennità annuale lorda di 114.796,68 euro, corrispondente a un netto annuale pari a 65.883,84 e a uno stipendio netto mensile di 5.490 euro. È quanto si legge sulla scheda trasparenza della posizione patrimoniale e reddituale pubblicata sul sito del ministero. A tale somma va aggiunta una diaria di 129,68 euro (fissa) e una giornaliera di 224,89 (variabile) pagabile fino a un massimo di 15 giorni di permanenza a Roma. Nel 2012 il reddito imponibile dichiarato é stato pari a 192.623 euro (con imposta pari a 75.998 euro). Poletti dichiara di possedere un fabbricato a Mordano (abitazione principale) con terreni per 10.000 metri quadri, una Peugeot 207 del 2007, un camper del 2006 e una roulotte del 1986
Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/QK7trP
 
Matteo Renzi  –  114.796 reddito da presidente del consiglio 
– 145.272 reddito 2012 come sindaco di Firenze
 Ammonta a 114.796,68 euro lordi l’anno lo stipendio da presidente del Consiglio percepito da Matteo Renzi e dagli altri ministri. Insomma la metà dei 240 mila euro del tetto dello stipendio dei supermanager pubblici. Ma a parte questo c’è da registrare un altro paragone negativo: quello con i redditi percepiti precedentemente all’incarico di governo. Renzi da sindaco di Firenze, nel 2012, ha guadagnato 145.272 euro. Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/xIzW7h
 
Federica Mogherini  – 103.287 reddito 2012
È di 103.287 euro il reddito lordo percepito nel 2012 dal ministro degli Esteri, Federica Mogherini. È quanto emerge dalla denuncia dei redditi pubblicata sul sito della Farnesina. Il ministro é proprietario di un appartamento a Roma di 140 metri quadrati e di un posto auto, di un appartamento a Santa Marinella di 50 metri quadrati e della nuda proprietà di un appartamento a Parigi di 26 metri quadrati. Mogherini ha un’auto ‘Kia Riò, immatricolata nel 2005. Quest’anno il ministro dovrebbe
Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/rpG8mm
 
Maurizio Martina – 102.382 reddito 2012
Un reddito imponibile di 102.383,52 euro riferito al 2012, un appartamento in comproprietà con la moglie (al 50%), una Nissan Qashqai del 2008. È il profilo patrimoniale del ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina tracciato dalla scheda trasparenza messa online sul sito del ministero.
Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/VoRWEG
 
Angelino Alfano  106.616 reddito 2012
 Alfano é proprietario di due fabbricati ad Agrigento e ha la comproprietà di un terreno agricolo e un fabbricato rurale a Sant’Angelo Muxaro (Ag). Il ministro ha tre auto: una Daewoo Matiz del 1999, una Fiat Panda del 2005 e una Renault Twizy elettrica del 2012.
Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/76atxn
 
Marianna Madia reddito 98.471
Il ministro per la Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, che nel 2012 era parlamentare, percepiva uno stipendio di 98.471 euro. Per lei, così come per il ministro Maria Elena Boschi, e altri sottosegretari, vale la legge secondo cui chi è parlamentare percepisce solo lo stipendio della Camera di appartenenza e non quello da membro del governo. Madia attesta un fabbricato a Mordano con terreni di 10.000 metri quadri e un box a Roma, oltre alla nuda proprietà di altri tre (di due, al 50%). Poco interessata a motori e macchine di lusso, l’unica vettura intestata alla ministra é una Fiat Panda del 2009.
Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/qiGUcl
 
Maria Elena Boschi – 76.259 dichiarazione 2013
La ministra delle Riforme, Maria Elena Boschi – che, in quanto parlamentare, non percepisce stipendio come titolare del dicastero per il divieto di cumulo – nel 2013 ha dichiarato 76.259 euro. non risulta proprietaria di alcun immobile ma di una Mercedes Classe B del 2011, e di alcune azioni.
Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/wLAJRz
 
Maria Carmela Lanzetta – 119.479 reddito 2012
Ha perso poco, invece, il ministro per gli Affari Regionali, Maria Carmela Lanzetta, che nel 2012 ha guadagnato 119.479 euro, grazie soprattutto a una Farmacia. La Fiat Panda è l’auto posseduta dal ministro Lanzetta, che però ha in garage anche una Mitsubishi Pajero del 2002 e un’ Alfa 147 del 2008. Più articolato il patrimonio immobiliare di Lanzetta: possiede due case (categoria A2) ed una casa popolare (A4) a Roma; a Monasterace (Rc), dove era sindaco, possiede due case di tipo economico (A3). Si aggiunge la proprietà al 50%, sempre a Monasterace, di quattro case e un magazzino. Infine il ministro possiede percentuali tra il 3,8 e il 16,66 di altre tre case e cinque magazzini e box a Monasterace, Mammola (Rc) e Roma.
Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/jdEC6m

Agnese Landin – Moglie di Matteo Renzi – Viene pubblicata anche la dichiarazione della moglie del premier, Agnese Landini: il suo reddito è stato nel 2012 di 8.162 euro. Fra le proprietà di Renzi ci sono una casa da 12,5 vani (dove risiede) e un fabbricato di 57 metri quadrati a Pontassieve, in comproprietà al 50% con la moglie Agnese. E il 22,5% di un fabbricato di 17 vani e di un terreno a Rignano sull’Arno. Il premier non è proprietario di auto. Mentre la signora Agnese è titolare di una Volkswagen Sharan del 2009.

Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/xIzW7h

 

Recensioni Antivirus


Avast! Premier 2014

scatola-avast[1]PRO: Installazione veloce, interfaccia asciutta, basso impatto sul sistema

CONTRO: protezione sotto la media, manca il Parental Control

VERDETTO: Avast! Premier è una suite di protezione poco costosa che offre protezione discreta, ma non è all’altezza dei concorrenti.

Il software pericoloso può raggiungere il nostro PC in molti modi e Avast! vuole eliminare la minaccia con la suite Avast! Premier. Questo programma ha tutto quello che ci si aspetta da un antivirus, e vi aggiunge uno strumento per la distruzione dei dati, un browser sicuro e persino una sandbox – un ambiente virtuale per esaminare software potenzialmente pericolosi. La licenza per un PC costa (salvo sconti e promozioni) 50 euro per un anno di protezione, ma si risparmia qualcosa se si compra subito un pacchetto triennale.

Norton 360 2014

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PRO: solida protezione antivirus, applicazione mobile inclusa, impostazioni semplici, interfaccia intuitiva

CONTRO:  scansione completa pesante, poche protezioni per la privacy

VERDETTO: Norton 360 2014 offre una protezione forte contro malware e altre minaccia, tanto sul PC quanto sullo smartphone

€ 50,77 amazon Italia

Le qualità di Norton 360 ne fanno una tra le migliori suite di protezione in circolazione, grazie al solido sistema antivirus, ai controlli dedicati ai genitori e ad altre funzioni aggiuntive. Costa 80 euro l’anno per 3 PC, salvo sconti e promozioni; non è il prezzo più basso sul mercato, ma considerate le sue qualità un buon affare. 

Kaspersky Internet Security 2014

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PRO: Installazione facile e veloce, interfaccia semplice, possibilità di bloccare i videogiochi per adulti, protezione eccezionale.

CONTRO: impatto sulle prestazioni rilevante, scarsi controlli della privacy, manca la componente mobile.

VERDETTO: Kaspersky Internet Security 2014 conferma l’ottima tradizione dei prodotti precedenti.

Dai keylogger ai trojan, il panorama di possibili minacce informatiche è ampio e variegato, e per questo esiste un florido mercato dedicato ai software di protezione. Kaspersky Internet Security 2014 è uno di questi: a 70 euro l’anno (per un solo PC) offre alcune nuove funzioni rispetto al passato, ma ha qualche difetto che non gli permette di svettare sulla concorrenza. 

 

Apple bucata……..


Apple bucata clamorosamente, iPhone rubati e sbloccati

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Per sbloccare un iPhone rubato basta una visita su doulci.net, un sito realizzato da una coppia di hacker che affermano di aver violato la sicurezza di Apple rendendola sostanzialmente carta straccia. Lo racconta De Telegraaf, che indica come responsabile un team in parte olandese e in parte marocchino.

I criminali affermano di aver trovato un’enorme falla in iCloud, e sfruttandola avrebbero già sbloccato decine di migliaia di Iphone e altri dispositivi rubati. Lo stesso exploit in teoria permette anche di accedere direttamente a tutti i 400.000 account iCloud esistenti.

I due autori comunicano via Twitter con gli account AquaXetine e MerrukTechnolog, che tra l’altro accolgono i ringraziamenti di molti che hanno appunto potuto sbloccare e usare dispositivi iOS di dubbia origine. I due hanno messo in piedi quello che chiamano “il primo server Cloud alternativo al mondo”, e ovviamente lo presentano come un servizio dedicato solo a chi ha sfortunatamente perso i propri dati di accesso e non ha più modo di recuperarlo. A occhio e croce però gli utenti di Doulci sono di tutt’altro tipo.

Il servizio non è ancora del tutto attivo mentre scriviamo ma sembra proprio che l’attività sia già più che in fermento, visto che sono già circa 30.000 gli iPhone sbloccati. Un sacco di gente sbadata a quanto pare, che si affida a questo servizio per ingannare il dispositivo facendogli credere di esser collegato a un autentico server Apple: a questo punto lo sblocco è relativamente semplice, ma anche la lettura di messaggi, posta elettronica e dati personali.  

Usare Doulci tra l’altro è di una semplicità disarmante: basta modificare il file hosts e completare pochi altri passaggi elementari. Gli hacker hanno affermato anche di aver avvisato Apple del problema a marzo, ma i pochi aggiornamenti usciti da allora non hanno risolto il problema. Vedremo se questo nuovo servizio metterà un po’ di fretta ai tecnici di Cupertino; e pensare che una delle caratteristiche di iOS 7 erano le migliori funzioni “antifurto”. 

 

Frana in Veneto, morto un operaio


Frana in Veneto, morto l’operaio disperso

Operaio sotto frana: si spera bolla d'aria per disperso

E’ morto l’operaio rimasto sepolto da una frana di terra stamani a Valdobbiadene mentre con un cugino, salvato dai pompieri, stava eseguendo uno scavo in un vigneto. Il corpo di Roberto Michielon, 47 anni, di Pederobba (Treviso), è stato individuato poco fa dai vigili del fuoco. Il suo collega, Ivan Michielon, (39), probabilmente cugino della vittima, è stato portato al pronto soccorso con lesioni da schiacciamento agli arti inferiori. Non è in pericolo di vita.

 

Trieste – Faro Vittoria


Trieste Faro Vittoria

GRANDE GUERRA: A TRIESTE RIAPRE IL FARO DELLA VITTORIAGRANDE GUERRA: A TRIESTE RIAPRE IL FARO DELLA VITTORIA

Grande Guerra: 26/4 riapre a pubblico Faro Vittoria Trieste GRANDE GUERRA: A TRIESTE RIAPRE IL FARO DELLA VITTORIA

(ANSA) – TRIESTE, 26 APR – Tutto esaurito a Trieste per la riapertura del Faro della Vittoria.   Alle 16 del 26 aprile , un’ora dopo l’avvio delle visite, erano già stati staccati i biglietti (la visita è gratuita) per 160 visitatori.  Molti dovranno tornare perché le visite vengono compiute a piccoli gruppi: in cima al Faro si può salire a piedi,  lungo una stretta scala, o con un ascensore capace di massimo quattro persone. Prima delle 15 c’era in attesa già una lunga fila di persone.

 

 

 

 

Storia del Vinile


GRAMMOFONO

1) Il grammofono (o fonografo) fu ideato dal francese Charles Cros nel 1877, ma il primo apparecchio effettivamente funzionante fu realizzato dall’americano Thomas Alva Edison circa 8 mesi dopo, e brevettato dallo stesso il 19 febbraio 1878, mentre il disco orizzontale fu presentato da Emile Berliner a Filadelfia (USA), il 18 maggio 1888.

2) Il primo disco prodotto a scopo commerciale venne inciso nel 1895.

VINILE
3) Il primo juke-box in assoluto, il “Multiphone”, fu brevettato nel 1905 da John C. Dunton di Gran Rapids, Michigan (USA). Il primo modello interamente elettronico fu fabbricato dalla Automatic Musical Instruments Co., nel 1927. Dopo la seconda guerra mondiale, fu la Wurlitzer che dettò legge nel campo dei juke-box. Solo nel 1946, il “Wurlitzer 1015” fu venduto in 56000 esemplari. Nel 1950, con l’avvento dei singoli a 45 giri, il design dei juke-box subì una sostanziale rivoluzione ed i modelli di questa epoca sono i più ricercati dai collezionisti.

4) Il 78 giri nacque poco prima del 1900. Il primo 33 giri o “long playing” fu realizzato dalla Columbia Records il 21 giugno 1948 mentre, un anno più tardi (1949), la RCA rispose dando alla luce il primo singolo a 45 giri. Quasi paradossalmente però, prima di questi ultimi due fu inventato il “picture disc”, ossia un disco dove, al posto del comune microsolco di vinile nero, vi è riportata un’immagine, foto o disegno che sia, su carta sigillata dal vinile trasparente sul quale sono incisi i solchi. Era infatti il 6 maggio 1946 quando un giovane imprenditore 36enne di Detroit, Michigan (USA), Tom Saffady presentò per la prima volta al pubblico, sotto l’etichetta “Vogue”, i primi singoli a 78 giri in vinile con splendide illustrazioni a colori. Per quel che è dato di sapere, i collezionisti Paolo De Angelis di Torino e Roberto Parenti di Cesena sono gli unici due fortunati italiani ad essere in possesso di circa 90 esemplari di queste meravigliose e preziosissime rarità discografiche.

GIRADISCHI

DATI TECNICI SUL VINILE

1) Il materiale dove viene inciso il microsolco è cloruro di polivinile, comunemente da tutti chiamato semplicemente “vinile”.

2) Il sistema per la produzione dei dischi si basa fondamentalmente sulla riproduzione tramite impronta di uno stampo del disco stesso su di uno strato di vinile.

3) Il master può essere analogico (su nastro magnetico) o digitale (Dat o CD). Da questi, con il transfer, si ottiene la matrice, dalla quale poi si ricaveranno gli stampatori, passando per la fase della galvanica. Uno stampatore ha una vita media di circa 1000 dischi. Durante il 3° ed ultimo passaggio viene realizzato il disco vero e proprio. Applicati alla pressa i 2 stampatori (lato A e lato B), dopo qualche pressata di prova, il disco è pronto per essere ascoltato.

4) La macchina che fa l’incisione, il cosiddetto “tornio”, ha un piatto che pesa 50 kg., e la sola testina costa 50 milioni.

5) Per stampare un disco occorrono 24 secondi. Il pistone della pressa imprime 120 atmosfere di pressione, cioè 120 quintali tra sopra e sotto. Per stampare un disco di 100 grammi, si deve scaldare e raffreddare un quintale di pressa. Le etichette (o “label”) devono essere incollate al disco: per farlo si sfrutta la porosità della carta, quando la stampa arriva a 180° c. l’etichetta rimane appiccicata e non viene più via. Con un vinile pesante di 180 gr., il tempo nel quale la pressa rimane ferma per lasciare l’impronta è più lungo rispetto al disco normale ed il solco, rimanendo più tempo in temperatura, prende meglio le informazioni. In fase di ascolto poi, maggiore è il peso del disco, più questo rimane planare sul piatto creando meno difetti. Per ottenere una pressa per dischi da 180 gr., è sufficiente abbassare le forme dove viene montato lo stampatore; pressando a 140 atmosfere, avendo più spazio ed aumentando il materiale il disco diventa più spesso.

6) Per fare un disco in vinile è necessaria all’incirca l’energia per fare 10 CD. Per ogni disco, stampato in 24″, occorrono 100 lire di corrente e 400 lire di materiale. Il materiale per realizzare il CD costa leggermente di più, ma se per questi bastano 12-13 grammi, per una pastiglia di vinile necessitano 120 grammi di materiale. Inoltre per stampare 1000 dischi occorrono circa 8 ore, lo stesso tempo sufficiente a realizzare 3500 compact disc.

 

 

 

Storia della Festa del Lavoro – 1 Maggio


La Festa del lavoro o Festa dei lavoratori

1 maggioviene celebrata il 1º maggio di ogni anno in molti Paesi del mondo per ricordare l’impegno del movimento sindacale e i traguardi raggiunti dai lavoratori in campo economico e sociale.

La festa ricorda le battaglie operaie, in particolare quelle volte alla conquista di un diritto ben preciso: l’orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore (in Italia con il r.d.l. n. 692/1923). Tali battaglie portarono alla promulgazione di una legge che fu approvata nel 1867 nell’Illinois (USA). La Prima Internazionale richiese poi che legislazioni simili fossero introdotte anche in Europa.

 ” R.D.L = regio decreto-legge – Nell’ordinamento italiano il regio decreto-legge (r.d.l.) era un atto avente forza di legge adottato dal Consiglio dei ministri e promulgato dal re durante il Regno d’Italia. Le necessità politiche ed amministrative del Governo avevano indotto lo stesso sin dall’Unità d’Italia ad emanare con regio decreto norme giuridiche di competenza del potere legislativo. Non essendo tale facoltà contemplata da nessuna legge, restava molto controversa la giurisprudenza in merito all’efficacia giuridica delle relative disposizioni, prima che venissero ratificate dal Parlamento. Solo nel 1926 venne approvata una legge (legge 31 gennaio 1926, n. 100) che regolamentava la facoltà del potere esecutivo di emanare norme giuridiche. L’articolo 3 di tale legge stabiliva che con decreto regio, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, si poteva in casi straordinari e nei quali ragioni di urgente ed assoluta necessità lo esigevano, emanare decreti aventi valore di legge a condizione che lo stesso decreto fosse presentato ad una delle due camere, per la conversione, entro la terza seduta dopo la pubblicazione. Il decreto-legge che entro due anni dalla sua pubblicazione non fosse stato convertito in legge, non era più in vigore dal giorno della scadenza di tale termine. I regi decreti legge non abrogati da successive disposizioni e compatibili con la Costituzione repubblicana restano in vigore anche nell’ordinamento della Repubblica Italiana.”

La sua origine risale a una manifestazione organizzata a New York il 5 settembre 1882 dai Knights of Labor, un’associazione fondata nel 1869. Due anni dopo, nel 1884, in un’analoga manifestazione i Knights of Labor approvarono una risoluzione affinché l’evento avesse una cadenza annuale. Altre organizzazioni sindacali affiliate all’Internazionale dei lavoratori – vicine ai movimenti socialisti ed anarchici – suggerirono come data della festività il primo maggio.

Ma a far cadere definitivamente la scelta su questa data furono i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago (USA) e conosciuti come rivolta di Haymarket. Il 3 maggio i lavoratori in sciopero di Chicago si ritrovarono all’ingresso della fabbrica di macchine agricole McCormick. La polizia, chiamata a reprimere l’assembramento, sparò sui manifestanti uccidendone due e ferendone diversi altri. Per protestare contro la brutalità delle forze dell’ordine gli anarchici locali organizzarono una manifestazione da tenersi nell’Haymarket square, la piazza che normalmente ospitava il mercato delle macchine agricole. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio quando la polizia sparò nuovamente sui manifestanti provocando numerose vittime, anche tra i suoi.

L’11 novembre del 1887 a Chicago (USA), quattro operai, quattro organizzatori sindacali e quattro anarchici furono impiccati per aver organizzato il 1º maggio dell’anno precedente lo sciopero e una manifestazione per le otto ore di lavoro.

Il 20 agosto fu emessa la sentenza del tribunale: August Spies, Michael Schwab, Samuel Fielden, Albert R. Parsons, Adolph Fischer, George Engel e Louis Lingg furono condannati a morte; Oscar W. Neebe a reclusione per 15 anni. Otto uomini condannati per essere anarchici, e sette di loro condannati a morte. Le ultime parole pronunciate furono: Spies: “Salute, verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte!” Fischer: “Hoch die Anarchie! (Viva l’anarchia!)” Engel: “Urrà per l’anarchia!” Parsons, la cui agonia fu terribile, riuscì appena a parlare, perché il boia strinse immediatamente il laccio e fece cadere la trappola. Le sue ultime parole furono queste: “Lasciate che si senta la voce del popolo!”

L’allora presidente Grover Cleveland ritenne che la festa del primo maggio avrebbe potuto costituire un’opportunità per commemorare questi episodi. Successivamente, temendo che la commemorazione potesse risultare troppo a favore del nascente socialismo, stornò l’oggetto della festività sull’antica organizzazione dei Cavalieri del lavoro. Pochi giorni dopo il sacrificio dei Martiri di Chicago, i lavoratori di Chicago tennero un’imponente manifestazione di lutto, a prova che le idee socialiste non erano affatto morte.

La data del primo maggio fu adottata in Canada nel 1894 sebbene il concetto di festa del lavoro sia in questo caso riferito a precedenti marce di lavoratori tenute a Toronto e Ottawa nel 1872.

In Europa la festività del primo maggio fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889 e ratificata in Italia due anni dopo. La rivista La Rivendicazione, pubblicata a Forlì, cominciava così l’articolo Pel primo Maggio, uscito il 26 aprile 1890: “Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d’ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento”.

Il 1º maggio 1955 papa Pio XII istituì la festa di San Giuseppe lavoratore, perché tale data potesse essere condivisa a pieno titolo anche dai lavoratori cattolici.

 

 

 

 

La strage dei minatori italiani ……………


Il 20 aprile 1914 a Ludlow, in Colorado, un numero mai chiarito di persone, fra cui donne e bambini, viene ucciso nella repressione di uno sciopero dei minatori locali, molti dei quali italiani. Nessuno dei responsabili verrà punito.

Le guardie private autrici delle strage insieme alla milizia civile erano state inviate dalla Colorado Fuel and Iron company guidata da John D. Rockefeller Jr. Per riabilitare la sua immagine compromessa dall’accaduto Rockfeller cominciò un’ intensa attività benefica.  

“QUANTI ITALIANI CONOSCEVANO IL “PIANO ALABARDA”?


“QUANTI ITALIANI CONOSCEVANO IL “PIANO ALABARDA”?
 Articolo - Cossiga
 (20 maggio 2004) – Corriere della Sera

Rivelazione di Cossiga: avremmo lasciato Trieste all’ Urss
«ALABARDA» Il piano segreto per il passaggio di potere a Mosca

E’ difficile guardare avanti con lucidità se non si ha consapevolezza di ciò che abbiamo appena lasciato alle nostre spalle. Vale per la vita quotidiana dei singoli, come per la vita dei popoli, dove la Storia passata diventa linfa per il (possibile) progresso futuro. Cerca di dare un contributo in questo senso Victor Zaslavsky con il suo Lo stalinismo e la sinistra italiana (edito da Mondadori), partendo da documenti già noti o inediti sui rapporti tra Stalin e Pci togliattiano e sull’ influenza che l’ Unione Sovietica ebbe anche sul Psi di Nenni; e lanciando un’ accusa collettiva: «In Italia l’ egemonia di una cultura politica di stampo stalinista ha creato le decennali difficoltà di costruire un ampio consenso antitotalitario».

Aggiunge lo storico, nato in Unione Sovietica da una famiglia di «vecchi bolscevichi che non vollero mai riconoscere la macchina totalitaria del regime»: «Mentre ha compiuto il proprio dovere nel fare i conti con il fascismo, la storiografia italiana è però finora venuta meno all’ impegno di fare i conti con lo stalinismo». Una tesi. Apprezzata ieri, durante la presentazione del libro nella Sala Spadolini del Senato, dal presidente di Palazzo Madama Marcello Pera («Tutti i popoli europei hanno pagine che non vogliono rileggere; invece dobbiamo riaprire tutte le pagine, anche quelle sgradite e sgradevoli») e dal leader repubblicano Giorgio La Malfa.

Una tesi, però, ribaltata a sorpresa da Francesco Cossiga, che finisce con il fare una sostanziale difesa del comunismo e anche dello stalinismo: «Dittatura? In fondo anche il regime liberaldemocratico del nostro Paese è frutto di una dittatura, quella della borghesia. Inoltre, senza l’ Urss non si sarebbe vinta la guerra, non avremmo sconfitto Hitler». Sottolineando l’ importanza strategica del patto Molotov-Ribbentrop e rifiutando l’ uguaglianza revisionista tra lager e gulag («il nazismo è stato il male assoluto, il comunismo ha comunque indicato orizzonti di libertà»), Cossiga poi parla in forza delle informazioni cui ha avuto accesso per i suoi ruoli nella vita repubblicana: ministro degli Interni, presidente del Consiglio e capo dello Stato.
E regala una rivelazione:
«Quando entrò in agonia il maresciallo Tito, la Nato proclamò lo stato di allerta giallo, il primo stadio. Ma una eventuale invasione sovietica della Jugoslavia, dovuta a una richiesta interna, a una frantumazione della Jugoslavia, non avrebbe avuto alcuna reazione da parte dell’ Alleanza atlantica, perché i sovietici avrebbero ripreso quello che gli spettava in base a Yalta.
Detto questo, oggi posso aggiungere che in Italia esisteva un piano che si chiamava “Alabarda”. Noi pensavamo che i sovietici avrebbero invaso la piccola striscia della Venezia Giulia e sapevamo benissimo che non potevamo chiedere all’ Alleanza atlantica di provocare una ritorsione nucleare per difendere Trieste. E il piano prevedeva che, appena le truppe sovietiche fossero entrate in Jugoslavia, le unità militari avrebbero dovuto sgombrare Trieste e la Venezia Giulia; sarebbero rimasti il prefetto, il questore, la polizia e i carabinieri per mantenere l’ ordine e la sicurezza pubblica finché le truppe sovietiche non avessero deciso di sostituirsi in queste funzioni». Per gli storici si apre una nuova pista. Ed Emanuele Macaluso, una vita dedicata al Pci dall’ età di 17 anni e un sicilianissimo umorismo («cosa sarebbe successo se avessi pronunciato io il discorso di Cossiga?»), vuole indicarne un’ altra: «Zaslavsky sostiene una cosa inesatta quando attribuisce a Togliatti la responsabilità dell’ esistenza di una sorta di forza armata del Partito comunista. Il Pci non ha mai avuto una struttura armata, c’ erano solo alcuni membri della Resistenza che avrebbero voluto continuare un’ azione paramilitare: ma erano in netto contrasto con la linea di Togliatti. Il Pci si mosse sempre nel rispetto della democrazia». Né, continua Macaluso, si può incolpare l’ allora leader del partito di non aver sciolto i nodi con lo stalinismo: «Di questo, piuttosto, è responsabile la mia generazione, che negli anni ‘ 70 – dopo i fatti di Ungheria e di Praga – non seppe fare una scelta drastica. Ai suoi tempi, Togliatti non poteva farlo; Berlinguer ed io sì».

 

Terremoto in Slovenia – 22 aprile 2014


TERREMOTO A TRIESTE: 4.7 DI MAGNITUDO. EPICENTRO IN SLOVENIA..PER IL MOMENTO NON SI REGITRANO DANNI.

Una scossa di terremoto abbastanza forte si è fatta sentire a Trieste e in generale è stata avvertita in Friuli e in Veneto. Si tratta di una scossa di 4.7 della scala Richter che ha colpito alle 10.58 al confine con la Slovenia. L’epicentro sarebbe a 30 km a est di San Dorligo della Valle, a 3 km da S. di Pivka in Slovenia.

Terremoto in Slovenia

Simone Cristicchi “Affari di Famiglia”


Simone Cristicchi  ” Affari di Famiglia ” 
Magazzino 18
Testo del brano : Magazzino 18
Siamo partiti in un giorno di pioggia, cacciati via dalla nostra terra
che un tempo si chiamava Italia, e uscì sconfitta dalla guerra.
Hanno scambiato le nostre radici con un futuro di scarpe strette,
e mi ricordo, faceva freddo l’inverno del quarantasette…
E per le strade un canto di morte, come di mille martelli impazziti,
le nostre vite imballate alla meglio, i nostri cuori ammutoliti
siamo saliti sulla nave bianca, come l’inizio di un’avventura,
con una goccia di speranza, dicevi “Non aver paura!”.E mi ricordo di un uomo gigante, della sua immensa tenerezza
capace di sbriciolare montagne, a lui bastava una carezza.
Ma la sua forza, la forza di un padre, giorno per giorno si consumava,
fermo davanti alla finestra, fissava un punto nel vuoto, diceva:

Ah…come si fa? A morire di malinconia per una terra che non è più mia,
che male fa, aver lasciato il mio cuore dall’altra parte del mare…

Sono venuto a cercare mio padre in una specie di cimitero,
tra masserizie abbandonate e mille facce in bianco e nero,
tracce di gente spazzata via dall’uragano del destino,
quel che rimane di un esodo, ora, riposa in questo magazzino.
E siamo scesi dalla nave bianca, i bambini, le donne, gli anziani,
ci chiamavano “fascisti”, eravamo solo italiani,
italiani dimenticati in qualche angolo della memoria,
come una pagina strappata dal grande libro della storia…

Ah…come si fa? A morire di malinconia per una vita che non è più mia,
che male fa, se ancora cerco il mio cuore dall’altra parte del mare…

Quando domani in viaggio arriverai sul mio paese,
carezzami ti prego il campanile, la chiesa, la mia casetta.
Fermati un momentino, soltanto un momento,
sopra le tombe del vecchio cimitero,
e digli ai morti, digli, ti prego,
che no dimentighemo.

Nel Cd c’è anche il brano dedicato a Laura Antonelli

Laura Antonelli

 
Nata a Pola (ora Croazia) il 28 novembre 1941. Famiglia di sfollati, profuga a Venezia, poi a Napoli, poi a Camaldoli.
Un lifting le procurò un reazione allergica che le deturpò i lineamenti.
Ha avuto problemi e fu arrestata per droga, e condannata a 3 anni e 6  mesi, poi l’assoluzione in appello perché era per uso personale e non era una spacciatrice.
Nel 2006 la Corte D’appello di Perugia condannò il ministero della Giustizia e versare un risarcimento di 108 mila euro (150 mila con interessi) per danni alla salute e di immagine patiti a causa “dell’ irragionevole durata del processo”.
Ma causa della sua generosità che la spinse ad aiutare chiunque i soldi finirono  ben presto.
Oggi vive a Ladispoli in un piccolo appartamento, prende una pensione di 300 euro mensili, e il Tribunale ha stabilito che non può occuparsi direttamente dei suoi affari. 

http://youtu.be/6PUp0n7Cx0A

Rai Replay


Rai Replay.

Gigi Meroni


Gigi Meroni
 
Nato: 24 Febbraio 1943     Como
Giovanili:
19?? – 1960 Libertas San Bartolomeo –
1960 – 1961 Como
 
1960 – 1961 Como
1962 – 1964 Genoa
1964 – 1967 Torino
Tratto da Wikipedia
La sera del 15 ottobre 1967, dopo l’incontro contro la Sampdoria dominato e vinto dai granata per 4-2 nonostante la sua espulsione dal campo, Meroni fu convinto dall’amico e compagno di squadra Fabrizio Poletti ad abbandonare l’usuale ritiro post-partita prima del termine. Non avendo con sé le chiavi di casa, Meroni si diresse verso il bar che di solito frequentava per telefonare alla sua compagna. Attraversò avventatamente con Poletti Corso Re Umberto nei pressi del civico 46: percorse la prima metà della carreggiata, fermandosi in mezzo alla strada e aspettando il momento buono per passare nell’intenso traffico.

Dalla loro destra sopraggiunse un’automobile. Meroni e Poletti fecero un passo indietro e furono investiti da una Fiat 124 Coupé proveniente dalla direzione opposta, che dopo l’urto si fermò lungo il marciapiede. Poletti fu colpito di striscio, mentre Meroni, investito alla gamba sinistra, fu sbalzato in aria dall’impatto e cadde a terra nell’altra corsia. Fu travolto da una Lancia Appia, che ne trascinò il corpo per 50 metri. Meroni fu portato all’ospedale Mauriziano da un passante, Giuseppe Messina, perché l’ambulanza rimase imbottigliata nel traffico post-partita. Arrivò al nosocomio con le gambe e il bacino fratturati, e con un grave trauma cranico. Morì poche ore dopo, alle 22.40.

La Fiat 124 Coupé era guidata da Attilio Romero, un diciannovenne neopatentato, di buona famiglia e figlio di un medico agiato. Dopo l’incidente, si presentò spontaneamente alla Polizia che lo interrogò fino a tarda notte. Fu rilasciato e tornò a casa: abitava proprio in Corso Re Umberto, a soli 13 numeri civici di distanza dalla mansarda di Meroni.Romero nel giugno 2000 divenne presidente del Torino.

Più di 20.000 persone parteciparono ai funerali di Meroni e il lutto scosse la città. Dal carcere Le Nuove di Torino alcuni detenuti fecero una colletta per mandare fiori. La stampa sembrò per un attimo perdonargli la bizzarrie che gli aveva contestato in vita (i capelli lunghi, la barba incolta, le calze abbassate), ma la Diocesi di Torino si oppose al funerale religioso di un “peccatore pubblico” e criticò aspramente don Francesco Ferraudo, cappellano del Torino calcio, che lo celebrò comunque. Meroni infatti conviveva con Cristiana Uderstadt, una ragazza di origine polacca figlia di giostrai, che era ancora formalmente sposata con un regista romano, sebbene in attesa di annullamento del matrimonio da parte della Sacra Rota, in un’epoca in cui in Italia non era stato ancora introdotto il divorzio.

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Monumento in granito rosso eretto nel 2007 dal Comune di Torino (quarantennale della morte) nel luogo dove venne investito Gigi Meroni

Tratto dal sito:  http://www.gigimeroni.com/storia.html

Con i granata allenati da Nereo Rocco l’ala numero 7 si fa immediatamente apprezzare per le sue giocate, i suoi dribbling e i suoi goal che, anche se pochi (nel Toro 24), sono ricordati nelle migliori cineteche del calcio.
Al “calciatore-beat” (uno dei suoi tanti soprannomi) non piace tirare rigori, ha bisogno di azioni, di agonismo. È un lottatore, l’artista del gol impossibile, dei dribbling disegnati su tela dalla mano di un genio, il giocatore più atterrato in area di rigore dai terzini innervositi dalle sue finte ubriacanti, ma anche quello che fa segnare tanto i compagni. Lo sa bene Combin, suo grande amico, scaricato da Juventus e Varese perché “finito” e rinato nel Torino grazie a Meroni, l’ala che gli passa la palla sempre nel momento giusto. Per gli altri giocatori granata, Gigi è una persona su cui si poteva contare, un amico capace, nonostante la sua sregolatezza, di essere un elemento fondamentale per un gruppo compatto e affiatato.

Un elemento di queste caratteristiche sarebbe l’orgoglio di ogni tifoso, ma il personaggio di Gigi non si ferma solo all’immagine del calciatore, è molto, molto di più.
Meroni ascolta i Beatles e la musica jazz, dipinge quadri legge libri e scrive poesie. Convive nella “mansarda di Piazza Vittorio” insieme a Cristiana, la “bella tra le belle” dei Luna Park della quale si innamorò follemente tanto da presentarsi al matrimonio imposto dai genitori di lei per cercare di fermare la cerimonia.
“Mister mezzo miliardo”. Così lo chiamano i giornalisti quando il giovane Agnelli cerca di portare l’ennesimo campione alla Juventus sborsando una cifra per quei tempi era impensabile. Ma una vera e propria rivolta dei tifosi del Toro impedisce il suo trasferimento. I giovani tifosi si identificavano in Meroni, il loro “calimero”  (soprannome che non ha mai amato) per via dei capelli lunghi e dei basettoni, un esempio da seguire in campo e nella vita degli anni che precedono il ’68.
Quando Edmondo Fabbri lo chiama in nazionale gli impone la condizione di tagliarsi i capelli. Lui che disegna i vestiti che indossa sui modelli di quelli dei Beatles, che passeggia per Como portando al guinzaglio una gallina, che si traveste da giornalista e chiede alla gente cosa pensa di Meroni, la giovane ala destra del Torino, e ride se la risposta è che non lo conoscono, non avrebbe potuto rinnegare il suo ego e rifiuta la convocazione.

 

Adriano Olivetti


Olivetti

Adriano Olivetti Ivrea 1 Aprile 1901   Aigle,  27 febbraio 1960 è stato un  imprenditore, ingegnere e politico italiano, figlio di Camillo Olivetti (fondatore della  Ing C. Olivetti & C, la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere e Luisa Revel e fratello dell’ industriale Massimo Olivetti. Uomo di grande e singolare rilievo nella storia italiana del secondo dopoguerra, si distinse per i suoi innovativi progetti industriali basati sul principio secondo cui il profitto aziendale deve essere reinvestito a beneficio della comunità.

Lettera 22- 2

Lettera 22

Adriano Olivetti e la fabbrica

Adriano Olivetti riuscì a creare nel dopoguerra italiano un’esperienza di fabbrica nuova ed unica al mondo in un periodo storico in cui si fronteggiavano due grandi potenze: capitalismo e comunismo. Olivetti credeva che fosse possibile creare un equilibrio tra solidarietà sociale e profitto, tanto che l’organizzazione del lavoro comprendeva un’idea di felicità collettiva che generava efficienza.

Gli operai vivevano in condizioni migliori rispetto alle altre grandi fabbriche italiane: ricevevano salari più alti, vi erano asili e abitazioni vicino alla fabbrica che rispettavano la bellezza dell’ambiente, i dipendenti godevano di convenzioni. Anche all’interno della fabbrica l’ambiente era diverso: durante le pause i dipendenti potevano servirsi delle biblioteche, ascoltare concerti, seguire dibattiti, e non c’era una divisione netta tra ingegneri e operai, in modo che conoscenze e competenze fossero alla portata di tutti.

L’azienda accoglieva anche artisti, scrittori, disegnatori e poeti, poiché l’imprenditore Adriano Olivetti riteneva che la fabbrica non avesse bisogno solo di tecnici ma anche di persone in grado di arricchire il lavoro con creatività e sensibilità. Adriano Olivetti credeva nell’idea di comunità, unica via da seguire per superare la divisione tra industria e agricoltura, ma soprattutto tra produzione e cultura. L’idea, infatti, era quella di creare una fondazione composta da diverse forze vive della comunità: azionisti, enti pubblici, università e rappresentanze dei lavoratori, in modo da eliminare le differenze economiche, ideologiche e politiche. Il suo sogno era di riuscire ad ampliare il progetto a livello nazionale, in modo che quello della comunità fosse il fine ultimo.

Adriano Olivetti è riuscito a superare l’idea di utopia impossibile da realizzare, creando un progetto che sapesse realizzare i sogni della collettività.

Cristina Brivonese


Il Comune di Genova

Il Municipio VI Genova Medio Ponente

Il Centro Civico Cornigliano

presentano

la mostra di pittura di Cristina Brivonese

IN RIVIERA… E UN PO’ SOTT’ACQUA

dal 15 al 29 marzo 2013

presso il Centro Civico Cornigliano

Viale Narisano, 14 – Genova

Inaugurazione

Venerdì 15 Marzo – ore 17:00

orario visita mostra

dal lunedì al venerdì 9 – 19; sabato 9 – 13; domenica chiuso

info: 010.557.8205

http://municipiovi.prossimafermatagenova.it/riquadro/centro-civico-cornigliano

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IL COMUNE DI GENOVA

Il Municipio VI Genova Medio Ponente

Il Centro Civico Cornigliano in Villa Spinola Narisano

presentano la mostra di pittura di

Cristina Brivonese

IN RIVIERA… E UN PO’ SOTT’ACQUA

dal 15 al 29 marzo 2013

presso il Centro Civico Cornigliano

Viale Narisano, 14 – Genova

Inaugurazione

Venerdì 15 Marzo – ore 17:00

Cristina Brivonese nata a Rovigno (Istria), ha iniziato a dipingere frequentando corsi di pittura, e lezioni private con maestri professionisti, ha partecipato a numerose manifestazioni promosse dalle circoscrizioni dell’area genovese, ed è sempre presente a incontri culturali della realtà ligure. Nel 2004 si è aggiudicata il 1° premio e la coppa della regione Liguria presso l’Ascar.

I soggetti proposti da Cristina Brivonese rivelano sempre un’estrema vitalità e ricchezza cromatica, un colore che è sempre intenso ed espressivo. *Lina La Guardia*

I suoi dipinti trovano immediate e pur analitiche soluzioni in una “imagerie” che si realizza con un imprinting gestuale sensibile e vigoroso, nell’uso mirato e brioso della tavolozza cromatica intrisa di toni soavi ed emozionali. Un codice stilistico limpido e spontaneo, un’oculata “verve” osservativa in ambito naturalistico. *Giannina Scorza*

Un piacere di dipingere di Cristina Brivonese va di pari passo con la gioia del riguardante una felice e valida armonia di colori, specie nei fiori e negli alberi ed è un luminoso percorso, quando si svincola dalla rappresentazione realistica. *Dario Ferin*

Brivonese si distingue nei suoi dipinti per la spontaneità e la solarità dei soggetti dal colorismo squillante e sempre legati alla loro terrestre concretezza. *Gianni Daccomi*

Le opere della Brivonese sono la rappresentazione di una realtà oggettivamente colta nella sua verità e nascono dall’assiduo, contatto con la materia della sua ispirazione, una sinfonia di colori, luci, euritmici tocchi, in una sapiente orchestrazione. *Bruno Petinati*

Il suo studio della pittura a olio e l’emozione che il fenomeno luminoso suscita nel suo intimo, le tele catturano gli attimi fuggevoli di una natura disseminata di luce e di esplosione di colore.

*Barbaro Rotta*

La mostra è visitabile dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 19:00

il sabato dalle 9:00 alle 13:00 – domenica e festivi chiuso

INGRESSO GRATUITO

INFO: 010.557.8205

http://municipiovi.prossimafermatagenova.it/riquadro/centro-civico-cornigliano