Il Chievo, dopo aver ricevuto le motivazioni con cui il Collegio di Garanzia del Coni ha rigettato il suo ricorso, ha deciso di rivolgersi al Tar.
Il Chievo Verona, difeso dall’avvocato, professore, Bernardo Giorgio Mattarella ha depositato ricorso al Tar. Il club del presidente Campedelli, pertanto, dà seguito a quanto preannunciato e continua la sua battaglia fuori dall’alveo sportivo. I legali del club veneto sono del parere di riuscire a sovvertire il giudizio anche dopo le dure motivazioni espresse dal Collegio di Garanzia del Coni.
«L’A.C. ChievoVerona al fine di difendere i propri diritti e ribadendo di aver sempre operato in linea con le normative vigenti e federali per l’iscrizione al campionato di Serie B 2021/22, comunica di aver depositato in data odierna il ricorso al TAR del Lazio a firma del Professore e Avvocato Bernardo Giorgio Mattarella, dell’Avvocato Daniele Ripamonti e dell’Avvocato Flavio Iacovone, per impugnarela decisionedel Collegio di Garanzia del CONI».
Il club bianconero rinsalda le sue finanze per attutire l’impatto della pandemia sui conti
Un’iniezione di risorse da (potenziali) 400 milioni. La Juventus va avanti nell’iter dell’aumento di capitale annunciato a fine giugno che il club conta di realizzare «entro la fine del 2021». La società bianconera ha stipulato un accordo di pre-underwriting con Goldman Sachs International, J.P. Morgan AG, Mediobanca – Banca di Credito Finanziario Spa e UniCreditCorporate & Investment Banking in qualità di Joint Global Coordinators.
Gli istituti si sono impegnati a stipulare un accordo di garanziaper la sottoscrizione e la liberazione delle azioni di nuova emissione che non dovessero essere sottoscritte al termine dell’asta dei diritti inoptati. Exor, l’azionista a maggioranza del club con il 63,8%, si è già impegnato a sottoscrivere la porzione di aumento di capitale di propria pertinenza.
Il rafforzamento patrimoniale si è reso necessario per attutire l’impatto della pandemia sui conti del club che sono stati stimanti, per i tre esercizi 2019/22, in 320 milioni di euro, tra effetti economici negativi diretti ed indiretti. Così il Cda della società bianconera, lo scorso 30 giugno, ha dato il via libera all’aumento di capitale per sostenere il piano di sviluppo 2019/24.
Il Collegio di garanzia del Coni ha rigettato il ricorso della società veronese, sotterrata da debiti tributari oltre i 23 milioni di euro. Potrà essere riammesso il Cosenza. Escluse anche Casertana, Sambenedettese, Novara e Carpi. Si salva la Paganese
Il presidente del Chievo Luca Campedelli
Il Chievo non c’è più. Il Collegio di garanzia del Coni ha rigettato il ricorso della società veronese contro la mancata iscrizione al campionato di Serie B. Un giudizio devastante, che cancella dalla geografia dei campionati professionistici la favola dei ciuchi volanti. Non è bastata nemmeno la consulenza di BernardoGiorgio Mattarella, il figlio del presidente della Repubblica e il parere pro veritate fornito dal Maurizio Leo, uno dei maggiori esperti di diritto tributario in Italia. Ripartirà – forse – dai dilettanti, da capire se potrà accedere alla Serie D o se invece dovrà ricominciare dalla terza categoria.
Il Chievo scompare sotto una montagnadi debiti: solo quelli tributari superavano i 23 milioni di euro allo scorso 30 giugno. Un sistema che andava avanti da tempo: troppo, per non diventare letale. Soprattutto senza i ricavi della Serie A a fare da contrappeso a una situazione insostenibile. Si chiude nel modo peggiore la storia delle cenerentola arrivata al ballo dei grandi, con il culmine dei preliminari di Champions giocati nell’agosto del 2006, grazie a Calciopoli e alla riscrittura delle classifiche. La Federcalcio, nel Consiglio federale di martedì che dovrà completare gli organici dei campionati, riammetterà il Cosenza, che così tornerà a giocare in Serie B dopo la retrocessione di maggio.
Il Chievo non è l’unica. Il Collegio di garanzia del Coni ha rigettato anche i ricorsi di Casertana (impresentabile davvero, senza nemmeno la fideiussione per l’iscrizione), Sambenedettese, Novara e Carpi, contro la mancata ammissione alla prossima Serie C. Anche loro saranno sostituite. Sperano Lucchese, Pistoiese, Arezzo, Siena, Fidelis Andria, Latina, Fano, Picerno e Cavese. Si è salvata invece la Paganese, il cui ricorso è stato accolto. Per tutte le società escluse, possibile il ricorso al Tar. Ma praticamente impossibile tornare in organico.
La Federcalcio a fine mese aprirà la guerra alle multiproprietà nel calcio. Anche chi ha già due club dovrà cedere il controllo di uno dei due entro la prossima stagione, come ha dovuto fare Lotito: in ballo i pugliesi e il Mantova di Setti, proprietario anche del Verona
ROMA – Mai più altri casi Salernitana. La trattativa con Lotito per permettere l’iscrizione del club in Serie A e garantire il trasferimento di proprietà ha confermato al presidente della Figc Gravina quello che ha sempre pensato: le multiproprietà sono una bomba innescata che rischia di far saltare il sistema del calcio professionistico in Italia. Da maggio, è negata a chiunque la possibilità di avere due squadre, evitando quindi nuovi casi. Il problema è che due mine inesplose sono rimaste nel sistema: il Bari di Aurelio De Laurentiis, proprietario anche del Napoli, e il Mantova di Maurizio Setti, che ha già l’Hellas Verona. Club ancora in Serie C, ma a fortissimo rischio di trasformarsi in una Salernitana bis entro qualche anno. Per questo, entro fine mese arriverà una sorta di ultimatum a vendere.
Il rispetto dello Statuto – L’idea di Gravina è semplice: applicare le norme dello Statuto della Federcalcio (Art. 7 comma 7) secondo cui “Non sono ammesse partecipazioni, gestioni o situazioni di controllo, in via diretta o indiretta, in più società del settore professionistico da parte del medesimo soggetto“. Con l’ex presidente Giancarlo Abete le Noif – norme organizzative interne alla Figc – furono modificate per consentire a Lotito di non dover vendere la Salernitana acquisita tra i dilettanti e promossa poi tra i professionisti. Un’anomalia, visto che le Noif sono norme secondarie rispetto allo Statuto federale. Da fine aprile è arrivata la prima stretta: “Non si può più avere più di una società nel mondo del calcio, professionistico o dilettantistico“, spiegò Gravina. All’epoca però la Figc si preoccupò di “Salvaguardare ovviamente i diritti già acquisiti“. Ma il caso Salernitana ha cambiato anche questa prospettiva.
DeLa dovrà vendere il Bari – Dal Consiglio federale del prossimo 27 luglio, anche la possibilità mantenere due squadre professionistiche già acquistate, di fatto una “deroga” dallo Statuto, dovrebbe scomparire. Una questione delicatissima per due club di Serie C: il Bari di De Laurentiis e il Mantova di Setti. La Figc non può ovviamente espropriare i club. Ma non può correre il rischio che la prossima estate due squadre dello stesso proprietario si ritrovino nuovamente nello stesso campionato (e potrebbe accadere). Per questo, concederà un margine ragionevole di tempo per eliminare le doppie proprietà – o anche semplici partecipazioni societarie – in club professionistici. Le due categorie di distacco lasciano una finestra sufficiente per una transizione dolce nei tempi ma improrogabile nei modi. Questa stagione servirà come “cuscinetto“, poi De Laurentiis o Setti dovranno scegliere tra Bari e Napoli, Tra Verona e Mantova. Lotito ha suggerito una strada: quella del trust. La Federcalcio ha posto le condizioni: il trust può servire solo come soluzione tampone per guadagnare tempo prima di una cessione definitiva. L’epoca delle multiproprietà, ormai, è davvero finita.
L’Antitrust ha avviato un’istruttoria su alcune clausole dell’accordo fra Tim e Dazn per verificare se si tratta di intesa restrittiva della concorrenza
L’Autorità Antitrust batte un colpo sulla vicenda Tim-Dazn e decide di aprire un’istruttoria sull’accordo che vede interessati Tim e Dazn dopo che la piattaforma streaming si è aggiudicata per il triennio 2021-24 i diritti di trasmissione della Serie A (7 partite alla settimana in esclusiva e 3 in co-esclusiva con Sky) a fronte di un esborso di 840 milioni di euro annui (di cui 340 garantiti da Tim in base, appunto, all’accordo fra le parti).
La possibile intesa restrittiva – L’Agcm ha deciso quindi di vederci chiaro nell’intesa fraTelecom Italia -1,71%e Dazn che, scrive l’Agcm in una nota, potrebbe configurarsi come «restrittiva della concorrenza con riferimento alle clausole dell’accordo che limitano commercialmente Dazn nell’offerta di servizi televisivi a pagamento, con l’effetto, fra l’altro, di ridurre la sua capacità di proporre sconti agli utenti finali e di ostacolare gli altri operatori di telecomunicazioni dall’intraprendere eventuali iniziative commerciali».
Le segnalazioni da telco e Sky – L’intervento di Antitrust arriva a seguito di segnalazioni che hanno preso avvio sin dal 21 febbraio 2021, si legge nel testo del provvedimento dell’Autorità presieduta da Roberto Rustichelli. È da allora che «diversi operatori di TLC quali Vodafone Italia S.p.A., Wind Tre S.p.A., Fastweb S.p.A. e da ultimo, in data 22 giugno 2021, Sky Italia S.r.l.» hanno «depositato note in cui evidenziavano possibili effetti restrittivi della concorrenza riconducibili all’accordo fra Tim e Dazn, sviluppando considerazioni sostanzialmente analoghe fra loro». Da Sky il ricorso è partito dopo il rifiuto da parte di Dazn di un’offerta di 500 milioni di euro a stagione per poter trasmettere le 7 partite in esclusiva in pancia alla piattaforma.
Il rischio rafforzamento di Tim – Due le principali criticità evidenziate dai ricorrenti. La prima «consiste nella centralizzazione di un contenuto editoriale non replicabile, ad alto valore per i consumatori, quale è il campionato di calcio di Serie A, sulla sola Piattaforma Internet e nella sua commercializzazione in esclusiva da parte della sola Tim. Ciò rafforzerebbe ulteriormente la posizione da quest’ultima detenuta nel mercato del broadband e dell’ultra broadband, posto che sarebbe l’unica telco che potrà includere tale contenuto nelle proprie offerte triple play e l’unico soggetto che può offrire sconti ai consumatori e che potrà far installare l’app di Dazn sui suoi dispositivi, quale in particolare la TIM Box». È anche a seguito di questo, scrive Agcm che Dazn ha interrotto qualsiasi tipo di negoziazione «per svariate tipologie di collaborazione con gli operatori di telecomunicazione».
Florentino Pérez (Presidente Real Madrid) – Joan Laporta ( Presidente Barcellona)
La crisi colpisce duro il calcio mondiale e mentre in Italia ci si interroga su fino adove la Figc si possa spingere nel dare copertura ai club in difficoltà con il pagamento degli stipendi (l’Inter ma non solo), altrove non si fanno problemi a mettere le mani nei conti dello Stato pur di salvaguardare il bilancio 2021 delle squadre. Succede in Spagna, ad esempio, dove Barcellona e Real Madrid stanno facendo incetta di prestiti, pubblici e privati, per non dover tagliare senza pietà. Il Barça, alle prese con un difficile rinnovo di contratto di Messi, ha realizzato una doppietta nell’arco di un paio di giorni: 500 milioni di euro da Goldman Sachs come prestito a lungo termine e la richiesta di aderire alla moratoria disposta dal Governo spagnolo per chi nei mesi scorsi ha preso i soldi dalla cassa Covid e ora deve restituirli. Una storia che, se spostata in Italia, finirebbe dritta in Parlamento tra urla e polemiche e che riguarda anche il Real Madrid.
Calciomercato 2021 a rischio per Barcellona e Real Madrid? – Le due regine della Liga hannoun debito di 300 milioni di euro complessivi – 200 i madrileni e 100 i catalani– con il Credito Oficial e hanno completato l’iter per posticipare (spalmando in molti anni) il rimborso del prestito alle casse dello Stato.
Nulla di illegale, per carità, essendo una misura approvata per dare sostegno alle imprese spagnole per cercare di uscire dalla crisi Covid e il calcio, in quanto industria, non ha regole diverse dalle altre imprese.
Il capolavoro, però, potrebbe essere completo se Barcellona e Real Madrid dimostreranno di avere i conti in rosso (molto prevedibile) e un fatturato in calo di almeno il 30%; condizioni grazie alle quali il debito potrà essere in futuro ridotto trasformandosi in parte in aiuto a fondo perduto.
Bilancio Barcellona e Real Madrid 2021, che ne pensa la Uefa? – Chissà cosa ne pensa la Uefa, sempre molto attenta a garantire pari condizioni per tutti in Europa. E chissà cosa ne pensano le società italiane, inglesi, francesi e tedesche alle prese con l’austerity per non saltare in aria. Perché mentre con una mano le due regine di Spagna chiedono soldi al Governo, con l’altra progettano un mercato d’assalto, da centinaia di milioni di euro. “Pagar pantalones” si dice in spagnolo. Il significato è chiaro a tutti.
Rinnovare il contratto al fuoriclasse, ma andare incontro anche ai parametri di Liga e Uefa. Il presidente cede giocatori considerati ‘zavorra‘, cerca l’accordo con i senatori per spalmare il monte ingaggi, inizia un braccio di ferro con Dembélè per non perderlo a parametro zero e con i superpagati Umtiti e Pjanic
BARCELLONA –Aaa compratori cercasi. O anche semplici interessati a portarsi via, per giunta gratis, gli esuberi di una rosa pensata male e costruita peggio dal presidente Josep Maria Bartomeu. Joan Laporta è con le spalle al muro. Dopo essere riuscito a convincere Lionel Messi a chiudere la propria carriera all’ombra del Camp Nou, presentadogli un progetto sportivo convincente, il presidente blaugrana sta facendo i salti mortali per evitare di perdere quanto di buono fatto sinora a causa dell’evidente difficoltà che sta incontrando il club catalano a mettere nero su bianco un contratto che possa andar bene non solo al fuoriclasse argentino, ma anche e soprattutto alla Liga e alla Uefa. Javier Tebas, che non ha ancora digerito che il Barça sia uno dei principali attori della Superliga, ha già mandato a dire al Barça che “non faremo sconti a nessuno“.
La preoccupazione di Laporta – Situazione di stallo che ha costretto Laporta a rinunciare al suo proverbiale buonumore. Cosciente della gravità del momento (“la situazione è addirittura peggiore di quanto pensassimo“), il numero uno della società catalana ha sostituito la sua sempre ottimista espressione da guascone senza età con una versione più seria. E così – un po’ come se D’Artagnan fosse costretto ad assumere l’insostenibile, per lui, discrezione di Athos o solennità di Aramis – ogni volta che viene sorpreso per strada da un microfono, ‘Jan’ non può proprio fare a meno di misurare le parole, scommettendo il più delle volte sull’en train de e il gerundio giusto: “Stiamo preparando”, “stiamo studiando“, “stiamo trovando la soluzione migliore“. E la verità è che non ci voleva di certo un genio dell’economia per capire che, prima di comprare e rinnovare, il Barça avesse bisogno di incassare e risparmiare. Vendere e, se necessario, regalare.
Cedere aogni costo – I primi ad andar via sono stati Jean Claire Todibo e Konrad de la Fuente che hanno portato nelle casse blaugrana una decina di milioni di euro. Subito dopo è stata la volta di Matheus Fernandes, l’oggetto misterioso della rosa di Ronald Koeman: mai presentato, mai visto in campo. Il club è riuscito a convincerlo che sarebbe stato meglio per tutti stringersi la mano per l’ultima volta e prendere strade diverse. Soluzione pacifica che, però, néSamuel Umtiti né Miralem Pjanichanno intenzione di accettare. Sebbene abbiano molto più mercato dello sconosciuto mediano brasiliano, sia il centrale francese che il centrocampista bosniaco non hanno la benché minima intenzione di rendere la vita facile al club catalano, anche perché sanno bene che non riuscirebbero a convincere nessuno a garantirgli lo stesso ingaggio percepito in questo momento in riva al Mediterraneo: 16 milioni (8 netti) di buone ragione per restare al Barcellona o, quantomeno, ricevere un piccolo grande incentivo per togliere il disturbo.
Braccio di ferro con Dembélé – Ieri, intanto, è andato via anche Francisco Trincao che giocherà per un anno in prestito al Wolverhampton mentre, nei prossimi giorni, sarà la volta di Junior Firpo che firmerà il suo nuovo contratto con il Leeds che, di fronte allo sgomento generale, si è detto disposto a pagare 15 milioni di euro per il suo cartellino. Nella stessa situazione di Umtiti e Pjanic potrebbe finire anche Ousmane Dembélé. All’attaccante francese rimane un solo anno di contratto e, per questo motivo, Laporta gli ha fatto sapere che o rinnova o va via subito o rimarrà in tribuna per i prossimi dodici mesi. C’è un’altro fronte, poi, sul quale Laporta sta combattendo un’altra battaglia vitale, quella del riadeguamento dei contratti dei senatori. Il presidente è già arrivato a un accordo con Gerard Piqué e si aspetta di ricevere la stessa disponibilità da Sergio Busquets, Jordi Alba (invitato, anche, cortesemente ad andar via) e Sergi Roberto che, nei piani della cupola blaugrana, dovrebbero accettare di ridursi il proprio ingaggio e spalmarlo in maniera tale da dare una boccata d’ossigeno, sul breve periodo, alle disastrate casse del proprio club.
Pjanic, situazione paradossale – “Faremo di tutto per convincere Leo a restare“. Forse Laporta non sapeva ancora, in campagna elettorale, quanto sarebbe stato difficile mantenere la sua promessa. O, forse, lo sapeva e, adesso, sta provando a sfruttare l’affaire Messi per affrancarsi da quelle che considera zavorre, sia tecnico-tattiche che economiche, ribaltando la situazione e provando a metterli con le spalle al muro, facendogli capire che, per colpa loro, il Barcellona non può rinnovare il contratto al calciatore più forte della sua storia. Resta da capire se il suo pressing sortirà gli effetti desiderati. Soprattutto sulle coscienze di Umtiti e Pjanic, perché è facile immaginare che gli altri capitani seguiranno i passi di Piqué. Certo è che se qualcuno avesse detto all’ex regista della Juventus che, oggi, si fosse ritrovato in questa situazione, non ci avrebbe creduto. E non solo lui.
Il presidente del Cagliari chiede certezze sulla prossima stagione: “Non ci permettono di fare calcio, non sappiamo ancora quando riapriranno gli stadi“. I club oggi voteranno la proposta di giocare il prossimo campionato senza partite in contemporanea: “Dazn ci proietta nel futuro ma questo passaggio sarà a fortissimo rischio per noi e i tifosi“
«Il sistema è al collasso, non siamo stati considerati nei ristori e non abbiamo garanzie su quando riapriranno gli stadi». Tommaso Giulini, presidente del Cagliari, milanese con origini (e interessi economici) in Sardegna, lancia il suo allarme. Oggi è convocata l’assemblea di Lega che deve decidere, fra l’altro, sul campionato spezzatino ed eleggere un consigliere indipendente.
Presidente Giulini, pensate a forme clamorose di protesta? – «Dovremo avere il coraggio di non scendere in campo alla prima di campionato. Non è possibile che non ci sia permesso di fare calcio. Si rischia di far scappare imprenditori seri che ci mettono denaro, passione, non vedono un briciolo di sostegno dal governo e non hanno garanzie che da agosto si riaprano gli stadi. Non abbiamo ricevuto aiuti a fronte di perdite enormi. Abbiamo 300 mila addetti, 30 milioni di tifosi, la Serie A garantisce un gettito fiscale da un miliardo. I mancati introiti del ticketing sono più del 50% delle perdite dell’ultima stagione».
La Figc ha già ottenuto la riapertura dell’Olimpico per l’Europeo. –«La preoccupazione principale di Gravina dovrebbe essere far riaprire gli stadi di Serie A, più che quello che farà la Nazionale agli Europei. I club sono super indebitati e noi sosteniamo anche le categorie inferiori».
Intanto in Lega non c’è accordo su nulla. A partire dalla riforma dei campionati. – «Il problema sono gli interessi differenti tra grandi, medie e neo promosse. A noi come Cagliari interessa avere un campionato con più squadre possibili. I grandi hanno invece interesse ad avere meno club per giocare più partite europee: serve buon senso e sintesi tra le parti. La Francia ha votato il ritorno a 18 squadre: è il numero congruo per migliorare l’appetibilità del campionato, ma a quel punto con massimo una retrocessione, più un’altra squadra che spareggia con la seconda di B o la vincente di un play-off di B».
Cosa pensa del passaggio da Sky a Dazn? – «Non è stato facile abbandonare un partner storico come Sky. Dazn ci dà l’opportunità di proiettarci nel futuro, ma servirà un periodo di adattamento a fortissimo rischio per noi e gli appassionati di calcio. Spero riesca in questo interim a garantire un servizio di livello».
Vuol dire che voterete lo spezzatino? 10 gare in 10 slot diversi? – «Potrebbe essere una scelta prudente se fosse motivata dall’esigenza di distribuire meglio i carichi sulla Rete, ma non credo sia solo questo il motivo, pertanto bisogna capire se sia una soluzione fattibile o meno. Confido che venga salvata la contemporaneità nelle ultime tre giornate. Quest’anno abbiamo addirittura assistito allo slittamento a fine campionato di Lazio-Torino per aspettare il giudizio del Coni, contro qualsiasi basilare principio di salvaguardia della regolarità del campionato».
A proposito di Lazio: oggi Lotito non potrà votare a nome della Salernitana. – «Un proprietario con due squadre è una situazione totalmente anomala e credo non accettabile, per la Serie A».
Cosa è stato il progetto Superlega? – «Un tentativo maldestro che avrebbe ucciso i medi e piccoli club».
Non è assurda la cifra che i club spendono per gli agenti? –«Montagne di soldi che escono dal sistema: 15, 20 milioni all’anno ai procuratori, quantità ingiustificate rispetto al servizio che offrono. Ma servirebbe una riforma europea, per non rischiare di favorire chi quei compensi li paga. Il Cagliari, se capitano situazioni ricattatorie, mette gli agenti in blacklist».
Cosa propone per la Lega? – «Credo che dovremmo tutti fidarci maggiormente dei manager che abbiamo scelto in Lega, lasciarli lavorare in autonomia nell’ambito delle deleghe di cui dispongono con una maggiore presa di responsabilità. E giudicarne l’operato a fine mandato. Inoltre dovremmo completare la nostra governance con un consigliere indipendente di alto profilo che possa supportare Dal Pino e De Siervo nel definire a breve col governo il cruciale tema della riapertura in sicurezza degli stadi».
A proposito di stadi: Cagliari, Roma, Fiorentina inseguono il sogno del nuovo impianto – «Altro tema essenziale di cui deve occuparsi il governo. Va bene la nuova legge Draghi sulle infrastrutture, ma non è ancora sufficiente: in Italia per fare uno stadio devi passare per decine di commissioni, bisogna semplificare. A noi la burocrazia è già costata 3 milioni, quasi 4. E se cambiassimo iter li butteremmo via. Servirebbero contributi a fondo perduto per gli stadi. Come credo sia stato fatto a Bologna e Firenze».
Il tribunale di Madrid ha sottoposto una domanda pregiudiziale nel contenzioso che vede la Superlega opposta a Uefa e Fifa per la violazione delle regole europee sulla concorrenza. L’interpretazione sarà vincolante per il giudice nazionale e per tutti gli altri giudici della UE.
Il tribunale di Madrid ha sottoposto una domanda pregiudiziale alla Corte di giustizia europea nel contenzioso che vede la Superlega opposta a Uefa e Fifa per la violazione delle regole europee sulla concorrenza. L’interpretazione della Corte sarà determinante per la decisione del giudice spagnolo e per tutti gli altri tribunali che si dovranno pronunciare sul tema.
Interpretazione vincolante – Ricordiamo cheJuventus, Barcellona e Real Madrid,i tre club rimasti a difesa del progetto Superlega, si sono rivolte per contestare la presunta violazione da parte diUefa e Fifadelle norme sulla concorrenza stabilite dall’Unione Europea, rifacendosi al pronunciamento del tribunale commerciale di Madrid delle scorse settimane. La Corte dovrà dare interpretazione delle norme rilevanti nella procedura, e questa sarà vincolante per il giudice nazionale e per tutti gli altri giudici dell’Unione Europea che si troveranno ad affrontare una questione analoga nel futuro. Il rischio di una disputa legale tra i club della Superlega e la Uefa è dunque sempre più concreto e le conseguenze rischiano di essere pesantissime.
Uefa: “Difenderemo con forza la nostra posizione” – “La Uefa prende atto dell’annuncio da parte della Corte di Giustizia dell’Ue del riferimento da parte di un Tribunale di Madrid sulla cosiddetta Superlega, nonostante il ritiro di nove dei suoi club fondatori. La Uefa ha fiducia nella sua posizione e la difenderà con forza“. E’ quanto scrive in una nota l’organo di autogoverno del calcio europeo in merito alla richiesta del Tribunale di Madrid che ha sottoposto una domanda pregiudiziale alla Corte di giustizia europea nel contenzioso che vede la Superlega opposta a Uefa e Fifa per la violazione delle regole europee sulla concorrenza.
Dalla Spagna: “I club sono ancora dentro al progetto” – Una marcia indietro simulata. Secondo El Confidencial i nove club che – su pressione dei tifosi e per evitare sanzoni dall’Uefa – hanno fatto un passo indietro non sono realmente usciti dal progetto. Il quotidiano spagnolo ha pubblicato un documento sottoscritto da tutti i club che hanno aderito al progetto. Documento firmato il 17 aprile, due giorni prima dell’annuncio della Superlega, da tutti i club. Olltre ai tre che non hanno abbandonato l’idea di partecipare a una competizione d’élite (Real Madrid, Barcellona e Juventus), ci sono gli altri scissionisti: Manchester United, Arsenal, Chelsea, Tottenham, Manchester City, Liverpool, Atlético de Madrid, Inter e Milan. Tutte le società, si legge, hanno lo stesso numero di azioni: “I fondatori hanno deciso di essere proprietari congiuntamente e in egual modo la European Super League Company SL, una società a responsabilità limitata che possiederà e gestirà la Superlega direttamente” . L’idea della competizione per pochi sembrava tramontata dopo le minacce di Uefa e Fifa e la sollevazione popolare inglese che ha innescato l’uscita dei club della Premier League. Secondo El Confindencial nessuna delle nove squadre che avevano fatto marcia indietro ha venduto la propria partecipazione, ossia le azioni della società chiamata a gestire la Superlega. L’accordo con gli investitori è quindi in vigore, non è stato risolto. Di più: nessuno dei club ha nemmeno tentato di risolverlo. Quindi la conclusione è: tutte e nove le società sono ancora dentro a pieno titolo. Dalle scuse alla marcia indietro il passo è stato breve, anche se somiglia a un passo falso.
Per omesso versamento dell’Iva per il Catania nel 2015 e 2017
Beni per oltre un milione di euro sono stati sequestrati dalla guardia di finanza a Pietro Lo Monaco che, in qualità di legale rappresentante pro tempore del Calcio Catania, avrebbe omesso il versamento dell’Iva negli 2015 e 2017.
Il provvedimento è stato emesso dal Gip su richiesta della Procura. Le indagini del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza, che hanno consentito il sequestro di 640.000 euro, sempre per omesso versamento dell’Iva, sono state avviate dopo una segnalazione della locale Direzione provinciale dell’Agenzia delle entrate.
Dagli accertamenti è emerso che Lo Monaco, all’epoca dei fatti rappresentate legale del Calcio Catania, ha omesso di versare, per conto della società sportiva, l’imposta relativa agli anni 2015 e 2017, per un importo di oltre un milione di euro.
A seguito di un processo di due diligence e con una comune visione a lungo termine del progetto – apprende l’ANSA – è stata finalizzata oggi un’operazione di finanziamento a livello di azionariato con fondi gestiti da Oaktree Capital Management, L.P.: con questo finanziamento, l’azionista continuerà a sostenere FC Internazionale Milano, con l’obiettivo di superare le difficoltà e le opportunità perse durante il periodo di Covid. (ANSA).
Il club nerazzurro potrà contare su 275 milioni di euro concessi dal fondo americano, con Zhang che resterà al comando
Milano 20 maggio 2021
È ufficiale, l’Inter potrà contare sul finanziamento da 275 milioni di euro, concesso dal fondo americano Oaktree. A diffondere la notizia, lo stesso club nerazzurro mediante una nota all’Ansa. Zhang potrà così saldare gli oneri e rimanere al comando dell’Inter.
LA NOTA – “A seguito di un processo di due diligence e con una comune visione a lungo termine del progetto, è stata finalizzata oggi un’operazione di finanziamento a livello di azionariato con fondi gestiti da Oaktree Capital Management, L.P.. Con questo finanziamento, l’azionista continuerà a sostenere FC Internazionale Milano, con l’obiettivo di superare le difficoltà e le opportunità perse durante il periodo di Covid“.
Suning non lascia, due uomini del fondo americano entreranno nel cda
I soldi ci sono. L’Inter sta per chiudere il finanziamento da 275 milioni con il fondo statunitense Oaktree. Un prestito secco, da ripagare nei prossimi tre anni, che nell’immediato mette in sicurezza le casse del club. Non cambia la compagine societaria. Suning resta proprietario con il 68 per cento delle quote e, per il momento, Lion Rock rimane al 31 per cento, ai piccoli azionisti il resto. Non ci saranno annunci, l’ufficialità però è attesa tra oggi e domani. A incassare il prestito non è direttamente l’Inter, ma Great Horizon, la controllante del club. Dei 275 milioni in arrivo dal fondo americano 200 verranno versati alla società nerazzurra. In garanzia Suning ha girato a Oaktree le azioni dell’Inter: se il debito non sarà ripagato il club finirà nelle mani degli statunitensi.
Quello di Nanchino è però un gruppo strutturato e nel suo azionariato figura il governo cinese. Inoltre Suning è all’Inter da sei anni e ha sempre fatto fronte agli impegni finanziari. Oaktree è già in affari con la multinazionale cinese e detiene una quota dei due bond da 375 milioni emessi dall’Inter e sempre onorati dalla famiglia Zhang che altrimenti non avrebbe più credibilità sui mercati internazionali: il prestito dimostra invece la fiducia degli investitori nel gruppo.
Oaktree però ha chiesto di inserire due uomini nel consiglio di amministrazione dell’Inter. Il primo dovrebbe essere il notaio Carlo Marchetti, professore associato di diritto comparato presso l’Università degli Studi di Milano. Per l’altro posto si parla di Federico Ghizzoni, ex amministratore delegato di Unicredit, da sempre tifoso interista. Due figure di garanzia per il fondo Oaktree. Dovrebbero uscire i consiglieri di Lion Rock.L’operazione finanziamento dà ossigeno alle casse societarie e permette alla famiglia Zhang di mantenere il controllo dell’Inter. Il prossimo passo sarà incontrare l’allenatore e tutta la dirigenza. Va pianificato il futuro e in base a quanto Zhang prospetterà Conte deciderà. Ogni ipotesi resta aperta, la volontà non è quella di rompere ma devono esserci le condizioni giuste per continuare.
Il tecnico porterà al tavolo della discussione i risultati ottenuti, il lavoro fatto per valorizzare la rosa e ribadirà la volontà di continuare a vincere. Servono però garanzie. I 200 milioni in arrivo non saranno destinati al mercato, da condurre in autofinanziamento, ma garantiranno una gestione senza tensioni per la prossima stagione. Il meeting è in agenda nei prossimi giorni, possibile sia entro domenica. Il futuro è tutto nelle mani di Steven Zhang.
Oaktree Capital Management nota semplicemente come Oaktree è una società statunitense di gestione patrimoniale specializzata in strategie di investimento alternative. Oaktree, fondata nel 1995, è il più grande investitore di “titoli in difficoltà” al mondo ed è uno dei maggiori investitori di credito al mondo, è quotata alla Borsa di New York (NYSE: OAK) e ha sede a Los Angeles, con uffici aggiuntivi a New York, Londra e Hong Kong e uffici ad Amsterdam, Stamford, Francoforte sul Meno, Lussemburgo, Parigi, Pechino, Seoul, Shanghai, Singapore e Tokyo.
La società, al 31 marzo 2021, gestisce 153 miliardi di dollari di asset in gestione per la sua clientela che comprende 73 dei 100 maggiori piani pensionistici statunitensi, nonché fondi pubblici, fondazioni, società societarie e assicurative, fondi di dotazione e fondi sovrani.
Il Consiglio della federcalcio ha deliberato il rinvio dei pagamenti di un mese per i club assecondando in parte la richiesta delle società. Si potranno quindi retribuire gli emolumenti di marzo a giugno, e non a maggio. Lotito dovrà vendere la Salernitana entro il 25 giugno
Il Consiglio della Federcalcio, riunito a Roma, ha deliberato il rinvio del pagamento degli stipendi di un mese per i club di Serie A, assecondando in parte la richiesta delle società. I club potranno quindi retribuire gli emolumenti di marzo a giugno, e non a maggio.
Agevolazioni per club colpiti dal Covid – La richiesta dei club di A è stata accolta e accettata dalla Figc: le mensilità saranno posticipate di un mese per agevolare le società, colpite dal Covid-19, e potranno essere versate entro giugno, assecondando così in parte la richiesta dei club, che inizialmente avevano proposto lo slittamento di sei mesi. Gravina, presidente della Figc, aveva già aperto all’accordo che oggi è stato sancito.
Lotito e la cessione della Salernitana – Claudio Lotito avrà tempo fino al 25 giugno per vendere la Salernitana, promossa in serie A. Pena la non ammissione al campionato. Lo ha stabilito oggi il consiglio federale, riconoscendo all’attuale proprietà del club campano 14 giorni in più per definire la cessione rispetto a quanto previsto dall’articolo 16 bis delle Noif che vieta il possedimento di più di una società in capo allo stesso soggetto. Lotito è già proprietario della Lazio.
La tv satellitare rinuncia in parte al ricorso contro l’assegnazione dei diritti a Dazn. Le squadre vogliono ritardare il pagamento di 4 mensilità e sperano di tagliarne 2.
I problemi di liquidità che stanno affliggendo i club compattato la Lega di A. Su suggerimento dell’Inter, società che più di ogni altra è costretta a fronteggiare l’emergenza stipendi, i presidenti hanno votato all’unanimità la delibera da portare lunedì in Consiglio federale.
I club chiedono di differire le scadenze relative al versamento di 4 mensilità: in pratica spostare il pagamento di marzo dal 30 maggio al 24 giugno, aprile dal 28 giugno al 31 luglio e far slittare gli stipendi di maggio e giugno al 31 dicembre. Non solo: i presidenti hanno deciso di coinvolgere l’Assocalciatori per trattare lo scabrosotema del taglio di due salari. Trattativa che sarà tutt’altro che semplice considerando che non tutti i giocatori sono iscritti al sindacato e già lo scorso anno la richiesta dei club era caduta nel vuoto.
L’assemblea si è protratta a tarda serata: l’offerta da 87,5 milioni annui presentata da Sky per il pacchetto 2, relativo a tre gare in co-esclusiva, scadeva a mezzanotte. I vertici della Lega hanno tentato di convincere la tv satellitare a ritirare il ricorso contro l’assegnazione a Dazn. Sky ha replicato con una lettera cedendo auna rinuncia parzialesenza togliersi la possibilità di un futuro nuovo ricorso. Alla fine con 16 voti favorevoli e due soli astenuti (Lazio e Napoli) Sky si è aggiudicata il pacchetto delle tre partite.
L’assemblea di Lega ha votato all’unanimità la proposta avanzata dall’Inter e che verrà presentata al Consiglio Federale di lunedì
Torino, 14 maggio 2021
Sempre più pesante la crisi economica che attanaglia i club della Serie A, al punto che ieri – in assemblea di Lega – è passata la linea dell’Inter. I club chiederanno alla Figc di allentare le tempistiche delle scadenze del 31 maggio e 30 giugno, valide per l’iscrizione al prossimo campionato e relative alle ultime quattro mensilità della stagione 2020-21. L’ipotesi è quella di spostare le scadenze al 31 dicembre di quest’anno con una contemporanea dilazione semestrale dei controlli sul rispetto delle scadenze.
Taglio netto di due mensilità – Ma non è tutto: i club hanno deciso di avviare una trattativa con l’Aic, il sindacato calciatori, per chiedere addirittura il taglio netto di due mensilità. In un primo tempo la posizione nerazzurra era sostenuta da Benevento, Cagliari,Genoa, SampdoriaeCrotone, ma dopo alcune ore di discussione tutti i club – anche quelli con problemi meno pressanti – hanno deciso di appoggiare questa linea che certifica un successo diplomatico dell’Inter e come l’unanimità, anche in ambiente tradizionalmente rissoso come quello della Lega di Serie A, si trovi in fretta quando di mezzo ci sono interessi economici comuni. La richiesta verrà formulata alla Figc nel Consiglio Federale convocato per lunedì 17 maggio.
L’imprenditore modenese è indagato dalla procura bolognese per appropriazione indebita e autoriciclaggio
Maurizio Setti
Maxi sequestro preventivoda 6,5 milioni di euro al patron dell’Hellas Verona Football Club S.p.A, il modenese Maurizio Setti. Il provvedimento del Gip Sandro Pecorella è stato eseguito dai militari della Guardia di finanzadi Bologna. L’imprenditore, originario di Carpi, è indagato per appropriazione indebita e autoriciclaggio. Il sequestro del «tesoretto» arriva al termine di una complessa indagine avviata dalla Guardia di finanza alla fine del 2020 e coordinata dai pm bolognesi Francesco Caleca (Procuratore aggiunto) ed Elena Caruso (sostituto procuratore).
L’avvio degli accertamenti – Il provvedimento cautelare eseguito scaturisce dagli accertamenti del nucleo di polizia economico-finanziaria di Bologna sulle vicende di due società rientranti, nel recente passato, nella catena di controllo della società calcistica, nei confronti delle quali erano state emesse sentenze di fallimento successivamente revocate, all’inizio di quest’anno, in sede di reclamo. All’esito di approfonditi riscontri, che hanno consentito di ricostruire, minuziosamente, flussi finanziari e operazioni societarie stratificatesi nel tempo, è emerso che la partecipazione detenuta dalle due società nella Hellas Verona era stata oggetto, negli anni, di vorticose operazioni di cessione infragruppoe rivalutazioni (anche grazie al coinvolgimento di società estere) che ne avevano strumentalmente e ingiustificatamente incrementato il valore.
L’autoriciclaggioI militari scavando nella documentazione contabilehanno inoltre individuato unasofisticata operazione di autoriciclaggio per ben 6,5 milioni di euro, importo illecitamente sottratto dall’indagato alle casse della societàcalcistica sfruttando il suo doppio ruolo di amministratore e socio unico. Somme queste che sono state quindi impiegate, indebitamente, per portare a compimento un articolato piano di ristrutturazionedi una delle due società bolognesi per scongiurarne il fallimento, dal quale sarebbe potuto derivare lo spossessamento della società di calcio, vale a dire dell’unico, vero asset produttivo dell’intera catena di controllo sopra menzionata.
Il «maquillage contabile» – Per gli investigatori, «attraverso una vera e propria operazione di “maquillage contabile”, si legge in una nota della Finanza, «Setti avrebbe cercato di celare l’origine delittuosa delle somme di cui si era appropriato indicandone in diversi documenti bancari e contabili la provenienza da una distribuzione di “dividendi”, sebbene si trattasse, in realtà, di una disponibilità finanziaria accantonata in bilancio quale “riserva di versamenti soci in conto futuro aumento di capitale”, di per sé non distribuibile».
L’Uefa ha aperto una inchiesta disciplinare contro Real Madrid, Barcellona e Juventus in merito all’adesione al progetto della Superlega. L’organismo europeo ha nominato “ispettori etici e disciplinari” responsabili dello svolgimento di questa indagine“, in connessione con il progetto della Superlega.
“Ulteriori informazioni su questo argomento verranno comunicate a tempo debito“, ha aggiunto la UEFA, senza specificare di quale “potenziale violazione del quadro giuridico UEFA” sono accusati i tre club.
Il “lodo Juventus” consente al club bianconero di risparmiare circa 90 milioni sugli ingaggi. Ma qual è la reale portata di questo intervento sul bilancio della società? Lo abbiamo calcolato tenendo conto anche delle potenziali perdite da qui a fine stagione, ipotizzando poi cosa accadrebbe se le altre big di A adottassero un provvedimento simile
Dopo i colloqui interni dei giorni scorsi, i giocatorie l’allenatore della Juventus hanno definito un accordo con la società perrinunciare al pagamento di 4 mensilità(marzo, aprile, maggio e giugno) aiutando così il club a risparmiare circa 90 milioni di euroin questo periodo di crisi economica legata all’emergenza coronavirus
COME FUNZIONA L’ACCORDO – Un accordo, per ora unico nel panorama calcistico italiano, frutto di un’intesa individuale tra i tesserati e il club, che prevede che45 giorni circa di stipendio vengano completamente “tagliati”, mentre i restanti due mesi e mezzo di stipendio verranno “recuperati” nella prossima stagione sportiva. Nel caso in cui la stagione dovesse riprendere, infatti, le integrazioni sarebbero liquidate dopo il primo lugliosenza avere un impatto sul bilancio al 30 giugno 2020.
COME E’ STATO POSSIBILE RAGGIUNGERE L’ACCORDO – La Juventus ha cominciato a lavorare subito su questa opzione “approfittando” anche della quarantena. A favorire l’intesa hanno contribuito la presenza di una proprietà da sempre della società, ma anche quella di alcuni leader dello spogliatoio (da Chiellini a Buffon a Bonucci) da anni nella Juventus, con prospettive di rimanere a lungo nel club e che hanno sviluppato un forte senso di appartenenza e responsabilità
COSA SUCCEDE CON EVENTUALI ACCORDI COLLETTIVI – Detto che si tratta di un accordo per ora unico in Italia, l’Assocalciatori, che si riunisce domani, non può “obbligare” i propri tesserati a seguire un accordo collettivo. Qualsiasi intesa potrà essere ratificata club per club, in maniera individuale.
La Juventus ha anticipato questo accordo, ma questo, teoricamente, non impedisce all’AIC di trovare comunque un accordo collettivo come traccia di lavoro da seguire per Figc, Leghe e club.
I BENEFICI DELL’ACCORDO – L’accordo è di sicuro una boccata d’ossigeno per il bilancio della Juventus, che arriverà a “risparmiare” circa 90 milioni sugli ingaggi, a prescindere dalle trattative individuali che poi è possibile che in qualche modo rifondino i giocatori (da luglio in poi) di quanto lasciato in questa stagione sportiva. In ogni caso, è come se oggi la Juventus avesse incassato 90 milioni.Ma basta per salvare il bilancio della stagione?
IL “LODO JUVE” ESTESO ALLE ALTRE BIG DI A – La nostra analisi parte da quella del dato lordo relativo al monte-ingaggi delle “big”. Utilizziamo i dati relativi alla stagione 2018/2019, sapendo che quelli attuali cambiano di poco (sono certamente più alti), ma sono numeri che ci servono giusto per avere un’idea dell’incidenza che avrebbe una simile operazione sui bilanci.
La Juventus sfonda il muro dei 300 milioni di euro, l’Inter nella passata stagione si avvicinava allasoglia dei 200 (superata in quella in corso). Monte-ingaggi simili per Milan (185 mln) e Roma (184), poi Napoli (135) e, unica sotto i 100 milioni complessivi, la Lazio (86)
Momento più nero che bianco per la Juventus: non solo la squadra stenta in campo ma anche la società è in difficoltà con i conti.
Notizie Juventus: è crisi nera, chiesto ai calciatori di rimandare pagamento dello stipendio
La Juventus arranca. In campo, dove i bianconeri rischiano l’esclusione dalla Champions League, ma anche in società.La crisi economica dovuta alla pandemia coronavirus coinvolge tutti, anche la Juventus.
Il club bianconero sicuramente non è stato aiutato dall’eliminazione agli ottavi di finale in Champions League. Come un anno fa, la Juve avrebbe chiesto alla squadra un sacrificio per gli stipendi.
Il club non ha nelle casse il denaro per pagare i calciatore ed avrebbe chiesto loro di rimandare il pagamento al prossimo esercizio 2021/2022.
La società vorrebbe spalmare almeno parzialmente le ultime quattro mensilità di questa stagione: marzo, aprile, maggio e giugno.
Juventus salvata dai calciatori? – Come un anno fa la decisione spetterà ai calciatori. I bianconeri lo scorso anno avevano accettato dopo la pandemia, ora dovrebbero di nuovo andare incontro alle necessità della società del presidente Andrea Agnelli. L’anno scorso risultò determinante l’opera di mediazione da parte dei senatori Buffon e Chiellini, il cui futuro a Torino in questo momento non è certo. La Juventus sta poi cercando di fare cassa sul mercato in uscita. Per questo motivo in estate sono previste diverse cessioni.
Il rinvio all’1 dicembre del pagamento degli stipendi, deciso dalla Figc nell’ultimo consiglio federale, ha permesso di respirare alle casse dei club di Serie A. Ma il termine ultimo per versare quanto dovuto ai giocatori si avvicina: entro martedì i club dovranno adoperarsi per pagare gli stipendi, anche per evitare il rischio penalizzazione.
Come riportato dalla Gazzetta dello Sport (qui l’articolo completo), sarebbero cinque le società a non avere ancora versato quanto dovuto: Napoli, Lazio, Benevento, Sampdoria e Genoa. Tuttavia, la stessa Gazzetta dello Sport sul proprio sito ha aggiunto che le due squadre genovesi avrebbero già pagato gli stipendi, in anticipo rispetto alla scadenza.
C’è chi, come il Napoli, ha previsto di utilizzare fino all’ultimo giorno disponibile, decidendo di pagare martedì prossimo quando scadrà il termine per i pagamenti.
Una situazione comunque non semplice per tutti i club, tanto che, tra coloro che sono al passo con i pagamenti nella stagione in corso, c’è anche chi in realtà deve ancora saldare degli arretrati.
Metà delle società di A e B non hanno ancora pagato. Il Consiglio federale non concederà rinvii: resta la scadenza del 16 febbraio per versare gli stipendi di novembre e dicembre, a meno di accordi con i calciatori. I nerazzurri devono pagare luglio e agosto
Il grido d’allarme dei club di A è destinato a rimanere inascoltato. Dopo che le 20 società di A in una riunione di Lega avevano discusso della necessità di chiedere al presidente federale Gravina la dilazione del termine del 16 febbraio come scadenza per il versamento degli stipendi di novembre e dicembre, il consiglio federale non concederà rinvii. Gabriele Gravina ha registrato con attenzione le esigenze dei presidenti, con le casse esangui dopo la crisi post Covid («Finora il danno causato dalla pandemia è attorno ai 700 milioni ma se gli stadi continuassero a rimanere chiusi supererebbe il miliardo e 200 milioni» ha dichiarato lunedì l’ad Luigi De Siervo).
Il presidente federale ne ha discusso a lungo con Beppe Marotta, rappresentante di un’Inter, colpita più di altre big dalla congiuntura economica, prima della sfida dei nerazzurri con la Roma. Ma alla fine, poiché la Lega non ha inviato richiesta formale in via Allegri il tema non sarà affrontato nel consiglio di venerdì 29. Del resto Gravina non intende penalizzare quelle società che si sono dimostrate puntuali nell’adempiere ai propri obblighi: pertanto ogni dilazione è demandata alla singola trattativa fra una società e i propri giocatori, oppure con l’Assocalciatori. La serie B e la Lega Pro chiedono che le loro iscritte, previo accordo con i giocatori, ottengano lo spostamento della scadenza di un mese. Le società di A addirittura vorrebbero uno slittamento a fine maggio.
Metà serie A e B non ha ancora pagato – Contando insieme le società di A e B, metà di loro sono in linea con le scadenze. Restando nella serie maggiore sono meno della metà le società in sofferenza. Molte si stanno mettendo in pari in questi giorni: ad esempio, la Samp precisa di aver già pagato gli stipendi di ottobre e che il 29 gennaio pagherà quelli di novembre e dicembre. Invece l’Inter entro il 16 febbraio ha l’obbligo di versare le mensilità di luglio e agosto, ma per novembre e dicembre, nonostante la linea sia che la società si impegnerà a rispettare le scadenze, non si esclude che giungano a un nuovo accordo con i giocatori per ottenere un rinvio. L’Aic osserva, alla finestra. Poiché il termine è ancora lontano, il sindacato presieduto da Umberto Calcagno non ha ancora ricevuto segnalazioni di particolare preoccupazione da parte degli affiliati. Va da sé che la concessione già fatta ai club di pagare solo la parte netta dell’ingaggio(senza contributi e imposte) favorisce le società in crisi di liquidità. Il pallone è sgonfio, la povertà di trasferimenti in questa finestra di mercato lo testimonia. Non resta che attendere l’iniezione di risorse dei fondi di private equity per ridare ossigeno a un movimento al collasso.
Il consiglio federale della FIGC (la Federazione Italiana Giuoco Calcio) ha approvatoformalmente la possibilità che le società calcistiche e i calciatori si accordino per ritardare il pagamento degli stipendi, dato il momento di difficoltà economica che molte squadre stanno vivendo per i mancati introiti causati dalla pandemia da coronavirus. La decisione varrà per i club dei tre campionati professionistici: Serie A, B e C.
La prossima scadenza sarebbe dovuta essere il 16 febbraio e le società italiane avrebbero dovuto pagare gli stipendi di ottobre, novembre e dicembre (solo novembre e dicembre per quelle di Serie B e C). I nuovi accordi permetteranno invece di far slittare questi pagamenti fino al 31 maggio, ma varranno solo per gli stipendi dei calciatori che accetteranno e firmeranno le proposte delle società entro il 16 febbraio: le squadre dovranno invece pagare regolarmente lo stipendio a chi non vorrà mettersi d’accordo.
Non servirà quindi raggiungere un accordo collettivo con tutti i giocatori della squadra: in questo modo le società potranno risparmiare anche solo su una parte degli stipendi, e intanto capire quali saranno i ricavi nel prossimo periodo. Avere più tempo a disposizione potrebbe essere importante, perché al momento non sono ancora stati raggiunti gli accordi per la vendita dei diritti televisivi del triennio 2021-2024 (l’attuale contratto scadrà a giugno), cioè la fonte di ricavo più consistente per le squadre.
Al momento si sa solo che sono state presentate quattro offerte alla Serie A (da parte di Sky, Dazn, Mediapro ed Eurosport), ma non si conosce il loro valore. Secondo Repubblica, già la prossima settimana potrebbe essere raggiunto un accordo, che garantirebbe a tutti i club di Serie A diversi milioni, ma solo a partire da giugno.
Delle difficoltà economiche delle società calcistiche a causa dell’emergenza sanitaria si parla già da molti mesi, e a marzo del 2020 alcune squadre avevano stipulato degli accordi con i calciatori per ridurre gli stipendi e risparmiare diversi milioni. Negli ultimi tempi invece è stato spesso citato il caso dell’Inter, che doveva ancora versare gli stipendi di luglio e agosto e cheda giovedì28 gennaio sembrerebbe essersi messa in regola.
L’accusa era stata lanciata dai giornali svedesi: Uefa e Fifa non consentono ai giocatori di avere interessi finanziari in aziende di questo genere. Rischia una multa o una sospensione
Fresco di rinnovo di contratto fino al 30 giugno 2022, adesso Zlatan Ibrahimovic trema. L’Uefa ha, infatti, aperto un’indagine disciplinare sull’attaccante svedese: «In conformità con l’Articolo 31 (4) del Regolamento Disciplinare Uefa (DR), un Ispettore Etico è stato nominato oggi per condurre un’indagine su una potenziale violazione del Regolamento Uefa da parte di Zlatan Ibrahimovic per aver un presunto interesse finanziario in una società di scommesse», si legge su comunicato della massima competizione continentale. Per concludere: «Ulteriori informazioni su questo argomento saranno rese disponibili a tempo debito».
Lo scossone per l’attaccante rossonero era arrivato dalla Svezia. Il quotidiano Aftonbladet aveva riportato una presunta violazione, da parte di Ibra, del codice etico Fifa e Uefa in quanto co-proprietario del marchio di scommesse sportive Bethard.com, con sede a Malta. In sostanza, i due massimi organi calcistici non consentono ai giocatori che partecipano alle loro competizioni di avere interessi finanziari nelle aziende di questo genere. Che Ibrahimovic possieda ancora quote di Bethard sarebbe stato confermato al giornale svedese dall’amministratore delegato dell’azienda, Erik Skarp. Da ulteriori verifiche emergerebbe che la società Unknown AB di Zlatan deterrebbe circa il 10% delle azioni di Gameday Group PLC, che a sua volta è l’unico azionista di Bethard. Le possibili sanzioni, nel caso fosse confermato l’illecito, vanno da una multa di circa 100mila euro fino all’eventuale sospensioneda tutte le attività legate al calcio per un massimo di tre anni.
La contromossa a poche ore dalla definizione del nuovo bando per le 3 partite rimaste da assegnare
In vista dell’Assemblea di Lega che dovrà fissare il bando per assegnare le restanti tre partite di Serie A, Sky il grande sconfitto del primo bando, che ha assegnato a Dazn 10 partite a settimana di cui 7 in esclusiva, ha piazzato la sua contromossa. Depositando al tribunale di Milano un ricorso ex articolo 700 cdp, contro il bando per i diritti tv già assegnati.
Cosa vuol dire? L’articolo 700 regola il procedimento cautelare d’urgenza, e materialmente dovrebbe servire a impugnare l’assegnazione a Dazn dei diritti per il triennio 2021/24 perché non assegnato contestualmente alle 3 partite restanti: per questo – visto che oggi la Lega dovrebbe discutere il nuovo bando per le 3 gare – si renderebbe necessaria la tutela d’urgenza. Ovviamente, il ricorso punta sulla Legge Melandri e sulla sua interpretazione: la Lega aveva fornito un’interpretazione differente seguendo alcuni pareri legali richiesti proprio nel merito del bando.
Vale la pena ricordare che, secondo un consulente legale della lega, l’avvocato Toffoletto, l’offerta di Sky era inammissibile in quanto presentata inserendo anche alcune note all’interno della proposta, che invece doveva contenere soltanto la cifra messa sul piatto.
A poco più di 48 ore dall’annuncio della sua nascita la Superlega si sfalda. Nella notte la marcia indietro dei 6 club inglesi e dell’Inter. Poi anche dell’Atletico Madrid. Ultrà della Juve: ‘Non infangare la nostra storia, vergognati!’ (nella foto lo striscione allo Juventus Stadium). Il titolo bianconero crolla in Borsa. L’Ue: ‘Vince il buon senso, no al calcio per pochi‘. Il presidente dell’Uefa: ‘Ora ricostruire l’unità‘. Boris Johnson: ‘Il risultato giusto per i tifosi‘
Alcuni striscioni , contro il progetto superlega, apparsi fuori dallo stadio Allianz Juventus, Torino 21 aprile. ANSA/TINO ROMANO
Un atto di sfiducia per la gestione della trattativa con i fondi e sui diritti tv. Ma il presidente resta al suo posto: per detronizzarlo in Lega servono 14 voti
Sette club di Serie A hanno chiesto formalmente le dimissioni del presidente di Lega Paolo Dal Pino. Come rivelato dal Sole 24 ore, le società scontente sono Atalanta, Fiorentina, Inter, Juventus, Lazio, Napoli e Verona: si sono rivolte allo studio legale Chiomenti e hanno inviato due lettere: una per chiedere un passo indietro a Dal Pino, l’altra – quella dello studio legale – per muovere una serie di rilievi sulla sua gestione. Le lamentele riguardano le mosse di Dal Pino nella gestione dei fondi e i ritardi nell’assegnazione dei diritti tv: un pacchetto (quello per le tre partite in co-esclusiva) risulta ancora da assegnare, dopo che l’offerta di Sky è stata ritenuta troppo bassa.
Ma le sette società hanno anche inviato una seconda lettera, firmata da loro, più sintetica, sempre all’indirizzo di Dal Pino. L’intento, dichiarato, è quello di “rilevare, a seguito delle diverse contestazioni da noi sollevate in merito al suo operato, in qualità di presidente della Lega Serie A, che tutto ciò ha comportato la nostra ferma e improrogabile necessità di manifestarle anche la nostra irrevocabile sfiducia in relazione alla carica da lei rivestita e alla conduzione della gestione della Lega cui apparteniamo e che riteniamo rappresentare, a diverso titolo, in modo significativo. Auspichiamo quindi che tutto quanto sopra venga da lei valutato al fine di trarne le doverose conseguenze affinché la Lega possa proseguire con diversa guida”.
Insomma, una vera dichiarazione di sfiducia. Ma il regolamento della Lega è chiarissimo: per poter portare ai voti una richiesta di sfiducia servono 8 voti. Quindi, ad oggi, al gruppo ne manca uno. Per poi passare in Assemblea – dove partecipano tutti e 20 i club – servono 14 voti. Insomma, le “sette sorelle” hanno bisogno di trovare altre sette società che votino la sfiducia a Dal Pino. Eletto, è bene ricordarlo, non più tardi di 3 mesi fa con 14 voti a favore e 6 nulli.
Nonostante le notizie filtrate in mattinata, però, Dal Pino stesso smentisce che possa rassegnare le dimissioni. Insomma, la partita è appena iniziata. E dopo la frattura sulla guerra per l’ingresso dei fondi e per l’assegnazione dei diritti tv, si annuncia un nuovo fronte tra i vertici del calcio italiano.
Novità sul fronte societario in casa Inter: spunta una nuova pista dagli Stati Uniti. Ecco tutti i dettagli
Nonostantel’Inter viaggi a vele spiegate in campionatoverso la conquista dello scudetto, continua l’incertezza nel club in merito al futuro societario. Spunta però una nuova pista, svelata da Milano Finanza, che racconta come il futuro della società di viale della Liberazione, possa essere presto made in USA: “Starebbe infatti prendendo forma l’opzione rappresentata da una Spac che sta ultimando la raccolta (si parla di almeno un miliardo di dollari) negli Stati Uniti per essere poi quotata a Wall Street.
Del resto, oltreoceano questi veicoli di investimento fioccheggiano. Solo nel primo trimestre ne sono stati promossi 297 per una dotazione di 97 miliardi di dollari. Dietro questa Spac che studia il dossier Inter ci sarebbe un imprenditore statunitense pronto a scommettere forte sul soccer come fatto da altri suoi connazionali. Benché l’investimento nel calcio italiano non sia un momento così redditizio.
La strategia sul 31% – L’azionista Suning sta studiando l’emissione di un nuovo Bondda circa 250 milioni da usare in parte per rifinanziare il debito da 375 milioni (di cui 75 emessi a luglio 2020) già in essere e in scadenza 2022. Una mossa che farebbe sì crescere il debito societario, ma allo stesso tempo risolverebbe eventuali problemi di liquidità prospettati dalle agenzie di rating.
Quanto incassato dal Bond verrebbe in parte utilizzato per provare l’assalto al restante 31% del capitale societari oggi in mano al fondo Lion Rock Capital, che da mesi sta valutando l’uscita dall’Inter. Contestualmente, sul fronte finanziario, continuano a studiare le mosse del club nerazzurro i fondi Fortress, Oaktree e Bain. Che potrebbero intervenire acquisendo la quota di minoranza di Lion Rock partecipando all’emissione del Bond. Non è da escludere che intanto possa arrivare da Goldman Sachs un prestito bridge da 80 milioni. Il tutto in vista della possibile definizione del riassetto proprietario che potrebbe concretizzarsi a giugno“, conclude il quotidiano.
La Federcalcio pubblica quanto è stato corrisposto dai club nel 2020 agli agenti sportivi sotto forma di compensi, in calo del 26% rispetto al 2019: quasi 21 milioni dai bianconeri e 19,2 dai giallorossi, poi Milan (14,3), Napoli (12,1, più che raddoppiati), Fiorentina (9,7) e Inter (9, in netto calo, dai 31,8 milioni del 2019)
ROMA – Centotrentotto milioni di euro: ecco a quanto ammontano le spese per i procuratori da parte dei club di Serie A. Lo rende noto la Figc che, in base all’articolo 8 sulla trasparenza, pubblica quanto hanno corrisposto agli agenti sportivi sotto forma di compensi (non solo per operazioni come acquisti o cessioni del giocatore, ma anche ad esempio per rinnovi di contratto) dall’1 gennaio 2020 al 31 dicembre 2020 le società, squadra per squadra. Una cifra che è in netto calo rispetto al 2019 quando le società di Serie A avevano speso 187 milioni di euro, ovvero con una flessione di circa il 26%.
Da Juve, Roma, Milan e Napoli le maggiori spese per procuratori – La spesa media è di 6,9 mln, con le big a fare la parte del leone (le prime quattro della lista hanno speso da sole circa 66 dei 138 milioni complessivi): è la Juventus con quasi 21 milioni (20,8, ma erano stati 44,3 nel 2019) ad aver sborsato di più per le commissioni degli agenti, seguita da Roma (19,2), Milan (14,3), Napoli (12,1, più che raddoppiati rispetto ai 5,2 milioni dell’anno precedente), Fiorentina (9,7) e Inter (9, in netto calo, dai 31,8 milioni di euro del 2019). Tre le big l’Atalanta ha versato circa 6 milioni, mezzo milione in più della Lazio. A spendere meno sono le tre neopromosse: Benevento, con poco più di un milione di euro, Crotone (962.427 euro) e Spezia, fanalino di coda con 876.132 euro.
Altri 11,5 milioni versati dai calciatori agli agenti – Inoltre, la Figc ha reso noto che “i calciatori professionisti tesserati in favore di Club appartenenti alla Lega Nazionale Professionisti Serie A a titolo di servizi resi da Procuratori Sportivi” hanno versato ulteriori 11,5 milioni di euro ai procuratori (13,6 milioni nella passata stagione).
Sette club si astengono, si farà una nuova asta per pacchetto 2
Fumata nera in Lega Serie A per l’assegnazione dell’ultimo pacchetto dei diritti tv per il campionato 2021/24. Sette società (Juve, Inter, Napoli, Lazio, Atalanta, Verona e Fiorentina) si sono astenute al momento del voto sulla offerta di Sky per trasmettere tre gare a giornata in co-esclusiva con Dazn: servirà quindi un nuovo bando.
La piattaforma fondata da Blavatnik offrirà 7 partite in esclusiva e le altre 3 in co-esclusiva. Spegnerà entro giugno il canale sul bouquet Sky. L’accesso alla smart tv tramite l’app e l’abbonamento mensile con accesso a due dispositivi. L’accordo con Tim
Alla fine la spunta Dazn: la piattaforma di streaming online (e on demand) riconducibile al magnate ucrainoLen Blavatnik.
Dazn si è aggiudicata i diritti tvdella serie A per il prossimo triennio, dal 2021 al 2024, per 7 partite in esclusiva (pacchetto 1) per ogni turno di campionato e 3 in co-esclusiva (pacchetto 3).
Per il pacchetto 2, contenente la co-esclusiva delle altre tre gare, proseguiranno i colloqui tra la Lega e Sky (che ha offerto 70 milioni a stagione) fino a lunedì 29 marzo, quando l’offerta scadrà in base a quanto previsto nel bando. Ma come vedere le partite del massimo campionato di calcio comodamente sul divano? Ci sono ancora alcuni interrogativi, ma proviamo a dissiparli.
L’offerta delle partite verrebbe «splittata» per fasce orarie e su più giorni come adesso? – Questa impostazione non cambierà. Gli operatori hanno bisogno di massimizzare l’offerta intercettando la raccolta pubblicitaria più ampia possibile trainata da una base abbonati che inevitabilmente crescerà per Dazn rispetto ad ora. È un format condiviso con la Lega Calcio. Ci saranno poche sovrapposizioni tra i match, solo ed inevitabilmente nella fascia pomeridiana domenicale delle 15.
Come abbonarsi a Dazn? Qual è il canone mensile? Sarà suscettibile di un rialzo? – Al momento l’utente paga un canone mensile di 9,99 euro. Non è possibile acquistare un solo match anche se non è escluso che ciò possa avvenire in futuro con la formula dei micropagamenti ancora poco usata nel mondo dei diritti televisivi. Si tratta di un prezzo suscettibile di un rialzo. Non sono ancora chiare la strategie di posizionamento di Dazn ma avendo ampliato l’offerta crescerà certo la domanda di spettatori ma ciò ad un costo nettamente più alto. D’altronde l’esborso per la piattaforma streaming sarà di 840 milioni all’anno. L’agenzia Bloomberg ha svelato poco tempo fa che Dazn ha un accordo con Tim che si farebbe carico del 40% del corrispettivo annuale per un importo di circa 340 milioni all’anno. La cifra non è stata ufficializzata ma neanche smentita.
Gli abbonati Tim avranno una corsia preferenziale? – Sì, Tim avendo un accordo di partnership per la distribuzione dei diritti tv lo rafforza e diventa l’unica tlc a poter distribuire le partite della serie A. Le partite saranno disponibili per gli abbonati alla piattaforma Tim Vision. Ma saranno proposte anche offerte cosiddette «bundle» — partite di calcio serie A più abbonamento a Internet ad alta velocità — al momento allo studio del dipartimento marketing di Tim.
Come vedere le partite? – Sul sito di Dazn registrandosi con un account che dà un accesso contemporaneo a due dispositivi. O tramite l’app Dazn accessibile su tutti i device Ios e Android. E da tutti i possessori di una smart tv. Verrà invece spento a giugno il canale Dazn sulla piattaforma satellitare Sky. La procedura di abbonamento è semplice: si va su http://www.dazn.com (oppure si scarica l’app su Smart TV, smartphone, tablet e console di gioco); si crea un account, inserendo nome, cognome, indirizzo email e si sceglie la password che desideri. Si aggiunge un metodo di pagamento, scegliendo tra carta di credito, carta di debito, iTunes, PayPal, Amazon App, Google Pay .
Se ho un abbonamento a Sky Calcio che cosa posso fare? – Al momento non è ancora chiaro. Sky potrebbe fare ricorso contro questa aggiudicazione e potrebbe, ma non è detto che avvenga, aggiudicarsi le altre 3 partite in co-esclusiva. Ma è presumibile che i due operatori attiveranno accordi di collaborazione come è avvenuto finora in cui gli abbonati Dazn avevano un canale dedicato sulla piattaforma Sky e potevano integrare l’offerta con un pacchetto dell’emittente del gruppo Comcast.
Per la connettività è possibile fare dei test presso la propria utenza? – È la stessa azienda a fornire le indicazioni utili per chi vuole accedere al servizio, indicando il numero di Mbps, o megabit per secondo, necessari per godersi i contenuti dell’emittente senza ritardi o i temutissimi «blocchi». Per quanto riguarda la connettività il 99% delle famiglie italiane sono raggiunte da connessioni a banda larga, di cui il 68,5% può contare su almeno 30 megabit al secondo in download e il 36,8% vola a 100 megabit al secondo. Il requisito minimo per vedere Dazn in maniera soddisfacente è otto megabit al secondo. Un test facilmente riscontrabile con il proprio operatore tlc.
Chi è Sir Leonard Valentinovich Blavatnik, – Sir Leonard Valentinovich Blavatnik ucraino (Odessa, 14 giugno 1957), è un imprenditore e filantropo statunitense britannico di origine ebraica e nato nell’Ucraina sovietica. Ha fatto fortuna attraverso investimenti diversificati in una miriade di società con la sua conglomerata Access Industries. Ė tra l’altro proprietario di DAZN.
A maggio 2020, Blavatnik era il 4° uomo più ricco del Regno Unito. Nel febbraio 2021 la rivista americana Forbes lo ha indicato come la 22a persona più ricca del mondo, con un patrimonio netto stimato di 31,7 miliardi di dollari. Nel 2017, Blavatnik ha ricevuto un cavalierato per i servizi alla filantropia.
Affidati i diritti per il triennio 2021/2024 alla società che fa capo al miliardario Blavatnik: 10 partite a giornata, di cui 7 in esclusiva. Anche la Roma e il Bologna nel gruppo guidato da Inter, Juventus, Lazio, Milan e Napoli. A Sky potrebbe andare il secondo pacchetto di tre partite in co-esclusiva. Ma la trattativa prosegue
ROMA – Sedici club favorevoli. La Serie A passa a Dazn e Tim. L’assemblea che riunisce le società del campionato, dopo mesi di discussioni e spaccature, ha deciso di affidare i diritti televisivi delle partite per il triennio 2021/2024 all’operatore streaming del gruppo Access Industry, che fa capo al miliardario Len Blavatnik. Dazn avrà la possibilità di trasmettere tutte e 10 le partite di ogni giornata, di cui 7 in esclusiva.
Il pacchetto di tre partite e l’incognita Mediaset – A favore di questa soluzione hanno votato: Atalanta, Benevento, Bologna, Cagliari, Fiorentina, Verona, Inter, Juventus, Lazio, Milan, Napoli, Parma, Roma, Spezia, Torino e Udinese. A Sky, partner della Serie A da 18 anni, potrebbe andare il secondo pacchetto: 3 partite in co-esclusiva. Sul punto le trattative proseguiranno fino a lunedì, quando è probabile che l’assemblea della Lega di serie A si riunirà nuovamente. Le tre partite potrebbero far gola anche a Mediaset. Non si esclude che, in ogni caso, Sky possa fare ricorso.
Niente accordo, a sei giorni dalla data ultima per accettare le proposte delle tv: il Torino passa con le grandi e vota “sì”, mentre il Cagliari ha abbadonato l’Assemblea. Lo stallo sul voto a Sky.
La rivoluzione può attendere. A sei giorni dalla scadenza delle offerte, la Serie A non è ancora riuscita ad approvare l’offerta di Dazn e Tim per i diritti tv del campionato per il triennio 2021/24. La notizia è che qualcuno ha cambiato bandiera: il Torino, da sempre oppositore della tv in streaming col gruppo degli astenuti, stavolta ha votato a favore. Come l’ultima volta, però, è rimasto fuori il Cagliari, che al momento del voto ha abbandonato. Conteggio finale: 11 voti a favore e 8 astenuti. I 14 che servono per l’approvazione sono ancora lontani. Ci sono volute più di tre ore, dopo la lunga consulenza di due esperti di telecomunicazioni sulla qualità del segnale: una spiegazione tecnica invocata da Ferrero e Preziosi, poi i primi ad annoiarsi e a chiedere di interrompere.
Determinante la posizione della Roma e del Bologna, che hanno tenuto il punto, consolidando intorno a sé il gruppo degli oppositori, nonostante qualche pressione nelle ultime ore per fare loro cambiare sponda e chiudere finalmente la partita. Su un punto i club all’opposizione non mollano: bisogna coinvolgere Sky almeno per le 3 partite in co-esclusiva (l’offerta di Dazn prevede l’esclusiva su 7 partite a giornata e 3 in co-esclusiva). E su questo punto è saltata oggi la possibilità di trovare un accordo intorno all’offerta della tv satellitare: il gruppo delle “grandi” infatti, guidato da Juventus, Lazio, Napoli e Inter, non hanno accettato di mettere ai voti la proposta di Sky. Il braccio di ferro quindi continua. Servirà una nuova votazione prima del 29 marzo, per evitare di mandare in fumo le offerte delle tv.
Un mandato per contattare il fondo angloamericano Elliott è stato affidato a uno studio legale dalla società americana World Lab Technologies, che fa capo al cinquantacinquenne uomo d’affari moldavo, Alexandr Jucov
MILANO – Un mandato per l’eventuale offerta di acquisto del Milan dal fondo angloamericano Elliott è stato affidato a uno studio legale dalla società americana World Lab Technologies, che fa capo a un cinquantacinquenne uomo d’affari moldavo, Alexandr Jucov. Si tratta della stessa società che a settembre aveva manifestato interesse per l’acquisto di Tik Tok, inviando a ByteDance, la società cinese proprietaria del social network, una presunta offerta di 50 miliardi di dollari. Da Elliott, il fondo angloamericano controllato dalla famiglia Singer e proprietario del Milan, non filtrano commenti ufficiali sulla potenziale proposta di acquisto del club, ma si rileva ufficiosamente freddezza. La notizia della manifestazione di interesse di Jucov è stata divulgata attraverso il seguente comunicato del legale coinvolto, l’avvocato Felice Raimondo.
Il mandato allo studio legale di contattare Elliott – “Gli studi legali gestiti dagli avvocati Felice Raimondo, Gianluca Frate ed il Dott. Mauro Gagliardi – titolare del Marriotts Legal Service – hanno ricevuto il mandato per gestire in Italia l’attività di consulenza e assistenza stragiudiziale in merito alla possibile acquisizione della società calcistica AC Milan spa da parte del fondo di investimento World Lab Technologies inc., facente capo al sig. Alexandr Jucov. WLT è un fondo con una rilevantissima capacità economica che si occupa di investire in energie rinnovabili, infrastrutture, tecnologia e sport. L’attività legale al di fuori dell’Italia è affidata allo studio Baker McKenzie. Maggiori dettagli verranno forniti in seguito, nell’eventualità in cui il sig. Jucov raggiunga un’intesa di massima con il fondo Elliott. Da parte degli studi legali Raimondo-Frate-Marriotts non verranno rilasciate ulteriori dichiarazioni”.
Interessi in Europa, Usa e Asia – Sul fondo World Lab Technologies le informazioni ufficiali sono scarne: “Fondato dal suo CEO, il signor Alexandr Jucov, importante uomo d’affari originario della Moldova, classe 1965, il fondo World Lab Technologies è impegnato nel finanziamento della ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie nelle aree critiche e in rapida crescita della generazione di energia rinnovabile, soluzioni di stoccaggio dell’energia, mobilità sostenibile, logistica e progetti infrastrutturali con impatto positivo sullo sviluppo sociale e regionale. La ricerca sulle nuove tecnologie sarà un obiettivo primario della Corporation, coinvolgendo sia le principali istituzioni regionali all’interno della Cee che in collaborazione con i centri globali di ricerca e sviluppo e con le università negli Stati Uniti, in Europa e in Asia”.
Pesa l’impatto del Covid sui conti della società bianconera. La flessione è stata netta: i ricavi sono passati dai 322,3 della precedente semestrale ai 258,3 di questa, cresciuti i costi
Oltre 113 milioni di perdita con previsioni sui prossimi esercizi tutt’altro che rosee e che potrebbero portare “ad operazioni di cessione di diritti alle prestazioni sportive di calciatori“. L’approvazione della Relazione Finanziaria Semestrale da parte del Consiglio di Amministrazione della Juventus ha reso nota la situazione economica della società bianconera. Dati semestrali di un bilancio che sarà chiuso il 30 giugno e che deve necessariamente tenere conto anche, ma non solo, degli effetti della pandemia sul mondo del calcio. La flessione è stata netta: i ricavi sono infatti passati dai 322,3 della precedente semestrale ai 258,3 di questa, con un incremento dei costi passati da 260,9 a 263,4 milioni di euro. Dati che possono essere riassunti in 113,7 milioni di euro di perdita: un incremento di63,4 milioni rispetto ai 50,3 del primo semestre del precedente esercizio.
Fondamentale, per interpretare al meglio i dati, considerare la forte stagionalità determinata essenzialmente dalla partecipazione alla Champions League, dal calendario degli eventi sportivi e dalla campagna trasferimenti.
L’impatto del Covid – Forte l’impatto causato dalla pandemia e dalle misure restrittive, che hanno di fatto annullato le entrate provenienti dalla vendita di biglietti e abbonamenti. Se si esclude Juventus-Sampdoria, prima giornata del campionato disputata davanti a 1000 spettatori, le misure di contenimento hanno costretto anche i negozi della Continassa e il J Museum, incidendo anche sulla vendita del merchandising. Altro aspetto da evidenziare è lo slittamento di una parte dei ricavi da diritti tv all’esercizio attualmente in corso, dovuto al protrarsi delle competizioni nazionali e internazionali fino al mese di agosto. “Il protrarsi della pandemia – si legge nel comunicato – ha generato un rilevante impatto negativo sui ricavi quantificabile in 50 milioni di euro” mentre l’impatto sui costi “non è viceversa risultato significativo”. I ricavi sono diminuiti, i costi no anche per la comparsa di una nuova voce, la sicurezza sanitaria e i dispositivi di protezione.
Il futuro – L’unica voce che è confortante, dovuta ai flussi positivi della gestione operativa (+16,2 milioni, originati anche da una tempistica particolarmente favorevole di incassi e esborsi) e dagli incassi legati alle campagne trasferimenti (+46,2 milioni netti), è l’indebitamento finanziario netto. Al 31 dicembre 2020 ammonta infatti a 357,8 milioni contro i 385,2 milioni al 30 giugno 2020, con un miglioramento di 27,4 milioni. Tuttavia anche l’esercizio 2020/2021 è previsto in perdita: “Nonostante il difficile contesto generale, gli amministratori hanno valutato che non sussistano significative incertezze con riferimento all’utilizzo del presupposto della continuità aziendale – è la conclusione del comunicato -. Nel formulare tali conclusioni, si sono tenute in considerazione sia la patrimonializzazione del Gruppo (al 31 dicembre 2020 il patrimonio netto di Gruppo ammonta a € 125,5 milioni), sia la capacità di far fronte ai propri impegni finanziari mediante la liquidità ottenuta con finanziamenti a medio termine e/o utilizzando gli affidamenti bancari disponibili. Inoltre, senza pregiudizio per la prosecuzione dell’attività sociale, Juventus – pur in un contesto influenzato dalla ridotta liquidità del sistema conseguente al perdurare della crisi – potrebbe far ricorso ad operazioni di cessione di diritti alle prestazioni sportive di calciatori“.