Compare nel registro degli indagati anche per presunta corruzione nell’indagine sulla ex vice premier albanese Belinda Balluku, accusata di “violazioni in gare d’appalto”. L’ex ds rossonero interrogato in Procura per sei ore
Igli Tare, 52 anni. Getty
Estate turbolenta per Igli Tare. Dopo il licenziamento dal Milan, per lui potrebbero profilarsi anche guai giudiziari in Albania, suo paese d’origine, dove è finito sotto inchiesta. Secondo fonti presso la Procura speciale albanese contro la criminalità organizzata e la corruzione (Spak), l’ex ds rossonero sarebbe sospettato di presunto “riciclaggio” nell’ambito dell’indagine contro l’ex vice premier albanese Belinda Balluku, accusata inizialmente di “violazioni in gare d’appalto“. Oggi la Procura ha fatto sapere di aver iscritto Tare nel registro degli indagati anche per “corruzione“.
OPERAZIONE – Il presunto collegamento tra Tare e Balluku riguarderebbe una villa sulla costa ionica albanese, in un complesso turistico. L’abitazione sarebbe stata offerta all’ex vice premier, come tangente per un appalto concesso a un’impresa edile quando era dirigente della società di controllo del traffico aereo Albcontrol. Per far perdere le tracce dell’operazione, la villa è stata registrata a nome di Igli Tare il quale, secondo gli investigatori, avrebbe stipulato “un fittizio contratto d’affitto con l’ex capogabinetto di Balluku“. La Procura sostiene che de facto l’abitazione sarebbe dell’ex vice premier, che in questi anni ne avrebbe fatto uso insieme alla sua famiglia. Tare è stato sottoposto a un interrogatorio in Procura, che ha lasciato dopo circa sei ore senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti.
Tutte le squadre del comando provinciale dei vigili del fuoco sono impegnate nelle operazioni di spegnimento
Cagliari – Numerosi incendi di sterpaglie e vegetazione alimentati dal forte maestrale: impegnate su diversi fronti tutte le squadre dei Vigili del fuoco del comando provinciale.
Dalle ore 14 di oggi 3 giugno si è registrato un notevole incremento delle richieste di soccorso per incendi di vegetazione nel territorio di competenza del Comando di Cagliari. Alle ore 16 richieste pervenute erano già 15.
Le squadre sono intervenute nei territori di Narcao, Villasimius, Quartu Sant’Elena (con quattro distinti interventi),Assemini, Torre degli Ulivi, Carbonia, Barumini, Uta, Elmas, Monserrato, Sestu e in due diverse aree della città di Cagliari. Gli operatori stanno lavorando in condizioni particolarmente difficili a causa del forte maestrale. Sul posto sono stati impiegati mezzi APS (Autopompa Serbatoio), veicoli fuoristrada dotati di modulo antincendio e autobotti. Le operazioni sono coordinate dal funzionario di guardia, che si sta spostando sugli scenari più complessi, dove maggiore è il rischio di coinvolgimento di persone e strutture.
Tra gli interventi più rilevanti si segnala quello nel territorio di Sestu, nei pressi della SP2, dove le squadre intervenute sono riuscite a impedire che le fiamme coinvolgessero diverse aziende minacciate dall’incendio.
A Elmas si è reso necessario l’allontanamento precauzionale delle persone presenti all’interno dell’Istituto Tecnico Agrario “Duca degli Abruzzi”, a causa dell’intenso fumo che aveva invaso l’edificio. La struttura non è stata interessata dalle fiamme.
A Capitana le squadre dei Vigili del Fuoco hanno evitato il coinvolgimento di alcune abitazioni private. Nel corso dell’intervento è stata soccorsa una donna che, nel tentativo di proteggere la sua proprietà, aveva inalato del fumo. La stessa è stata affidata alle cure del personale sanitario.
Attualmente continuano a pervenire alla Sala Operativa del Comando dei Vigili del Fuoco di viale Marconi richieste di intervento per incendi di vegetazione, che si aggiungono alle ordinarie attività di soccorso.
L’intenso fumo sprigionato dagli incendi ha avuto ripercussioni anche sulla viabilità. È stata infatti disposta la chiusura della strada statale 130 (ora riaperta) nel tratto compreso tra Cagliari, Elmas e Assemini. Problemi anche sulla statale 554, in prossimità dell’innesto con la statale 131, nel territorio di Sestu.
In diversi interventi hanno collaborato anche squadre di volontariato inviate dalla Protezione Civile Regionale e personale del Corpo forestale.
Tel Aviv riafferma necessità del disarmo di Hezbollah, Beirut insiste per rispetto integrità territoriale e confini
Un casco blu ucciso in Libano, l’accordo per il cessate il fuoco tra Israele e Libano non regge. Nella notte italiana è stata raggiunta un’intesa per una tregua ma nella giornata di oggi, giovedì 4 giugno, continuano i raid e gli attacchi dell’Idf. Nelle prime ore di oggi è stata annunciata la morte di un casco blu dell’Onu nel sud del Libano. La conferma è arrivata dall’Unifil, che ha riportato come il peacekeeper della missione delle Nazioni Unite nel Paese sia morto a causa delle gravi ferite provocate da colpi di mortaio nei pressi di Majayoun.
Altri due caschi blu sono rimasti feriti nell’attacco e sono attualmente ricoverati presso una struttura medica all’interno della base della missione, ha proseguito l’Unifil, secondo cui il militare deceduto era stato trasferito d’urgenza in elicottero in un ospedale di Beirut dopo l’incidente, avvenuto nella tarda serata di ieri, ma è morto per le ferite riportate.
La missione, che non ha precisato la nazionalità della vittima, ha annunciato l’apertura di un’indagine per chiarire le circostanze dell’accaduto, sottolineando di aver registrato negli ultimi tempi un numero crescente di attacchi. “La violenza deve cessare”, si legge nella nota in cui si invitano tutte le parti a rispettare gli obblighi previsti dal diritto internazionale e a garantire la sicurezza del personale e delle strutture delle Nazioni Unite.
L’accordo per il cessate il fuoco – Nella notte italiana era stato raggiunto un primo accordo per il cessate il fuoco tra Israele e Libano. “A seguito delle negoziazioni guidate dagli Stati Uniti, Israele e Libano hanno concordato l’attuazione di un cessate il fuoco. Il cessate il fuoco è subordinato a una completa cessazione del fuoco di Hezbollah e all’evacuazione di tutti gli esponenti di Hezbollah dal Settore Sud del fiume Litani“, si legge in una dichiarazionae congiunta di Stati Uniti, Israele e Libano.
L’accordo prevede la creazione di “zone pilota” sotto il controllo esclusivo dell’esercito libanese. Nella dichiarazione si annuncia che i prossimi colloqui tra Israele e Libano si terranno dal 22 giugno. Israele ha “riaffermato che la sua sicurezza e il rispetto della sua integrità territoriale possono essere raggiunti solo attraverso il disarmo di Hezbollah e lo smantellamento della sua infrastruttura in tutto il Libano“.
Mentre Beirut ha sottolineato la necessità del reciproco rispetto dei confini riconosciuti a livello internazionale, l’urgente necessità di una piena attuazione della cessazione delle ostilità, sottolineando i principi di integrità territoriale e piena sovranità statale“.
Il Libano e Israele hanno inoltre ribadito di non nutrire alcuna intenzione ostile l’uno verso l’altro e di essere impegnati a “proseguire i negoziati diretti per rafforzare la fiducia“. “Gli Stati Uniti hanno ribadito la loro intenzione di sostenere le Forze Armate libanesi, con l’obiettivo di migliorarne le capacità e consentire l’effettivo esercizio della sovranità su tutto il territorio libanese“. Il Libano, a sua volta, si è “impegnato a rafforzare le capacità delle Forze Armate libanesi, con il sostegno degli Stati Uniti, per esercitare un controllo effettivo su tutto il territorio nazionale“. Nella dichiarazione, Israele ha ribadito che “la sua sicurezza e il rispetto della sua integrità territoriale possono essere raggiunti solo attraverso il disarmo di Hezbollah e lo smantellamento delle sue infrastrutture in tutto il Libano“.
I nuovi raid e la minaccia di Hezbollah – Nonostante la tregua,Israele ha colpito diverse localita’ del Libano meridionale con i droni, nonostante il cessate il fuoco appena firmato. Lo riporta l’Agenzia di Stampa Nazionale libanese, aggiungendo che uno degli attacchi ha causato vittime. L’Idf ha riferito di aver condotto un’operazione contro un deposito di esplosivi di Hezbollah. Le Forze di Difesa Israeliane hanno dichiarato inoltre di aver utilizzato sei tonnellate di esplosivo per distruggere oltre 20 siti terroristici nell’area.
Un importante funzionario di Hezbollah ha minacciato Israele affermando che, se le Forze di Difesa Israeliane riprendessero gli attacchi a Beirut, l’organizzazione islamista lancerebbe rappresaglie contro città del centro di Israele come Haifa e Tel Aviv.
In un’intervista al quotidiano qatarino Al Araby, il vice capo del consiglio politico di Hezbollah, Mahmoud Kamati, ha dichiarato: “L’equiparazione di Dahiyeh agli insediamenti nel nord non può essere accettata in alcun modo”. “Non è possibile che gli spari verso nord cessino in cambio della cessazione degli attacchi a Dahiyeh“, ha aggiunto. “Fin dall’inizio, la campagna è in pieno svolgimento e l’orizzonte è aperto”.
Katz: “Messo in sicurezza nord, per ora operazioni continuano” – Israele continuerà per il momento le sue operazioni nel Libano meridionale. I residenti libanesi che hanno dovuto abbandonare le proprie case non potranno farvi ritorno. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa Israel Katz, aggiungendo che le truppe rimarranno nella zona di sicurezza nel Libano meridionale, compresa l’area del castello di Beaufort, la fortezza conquistata da Israele sabato, e che Israele continuerà a “smantellare le infrastrutture terroristiche nell’area“.
Il ministro ha poi commentato l’annuncio del presidente Trump sull’attuazione del cessate il fuoco in Libano, affermando che “i membri dell’opposizione dovrebbero scusarsi e riconoscere i grandi risultati ottenuti finora in Libano, sia sul campo che a livello politico. La dichiarazione di ieri tra Israele e il governo libanese a Washington – con la mediazione e l’impegno degli Stati Uniti – riflette la realtà che abbiamo creato finora in Libano. Una realtà che può portare a un accordo di pace con lo Stato libanese. Abbiamo promesso sicurezza agli abitanti del nord e l’abbiamo mantenuta“.
Secondo Katz, la dichiarazione include un’affermazione inequivocabile per il disarmo di Hezbollah, l’allontanamento dei terroristi di Hezbollah dal sud del Litani, la continua presenza delle Forze di Difesa Israeliane nella zona di sicurezza e la libertà d’azione di Israele.
Ben-Gvir dice no: “Un errore” – Il Ministro della Sicurezza Nazionale israeliana Itamar Ben-Gvir ha dichiarato che “il cessate il fuoco con il Libano è un grave errore e un’illusione dei consiglieri che stanno trascinando il primo ministro verso decisioni sbagliate. Lo Stato libanese è un partner di Hezbollah. Ci sono ministri nel suo governo nominati da Hezbollah e parenti di membri di Hezbollah prestano servizio nell’esercito libanese“.
“Ci sono momenti in cui bisogna saper dire ‘no’ anche al presidente degli Stati Uniti, e se non lo facciamo, ci troveremo ad affrontare Hezbollah la prossima volta, quando sarà molto più forte e pericoloso. Chiedo che si tenga una discussione in gabinetto e si voti sulla decisione di cessare il fuoco“.
Ambasciatore Israele in Usa: “Uniti contro Iran” – L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha rilasciato una dichiarazione sull’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Libano, affermando che “in definitiva, America, Israele e Libano sono uniti nell’obiettivo di tenere l’Iran fuori dai giochi“. Secondo Leiter, “gli iraniani vogliono continuare a seminare distruzione e caos in tutto il Medio Oriente, ma il Libano e Israele sono uniti sotto l’egida degli Stati Uniti per tenere fuori l’Iran”.
Leiter ha concluso: “Speriamo di riuscirci, perché abbiamo questa forza quando agiamo insieme“. In un post pubblicato su X, ha scritto: “Se Hezbollah pensa che l’esito dei colloqui gli garantisca l’immunità, si sbaglia“.
Gaza, otto morti in raid israeliani – Nella Striscia di Gaza intanto otto persone sarebbero rimaste uccise in seguito a raid delle Forze di Difesa Israeliane a Gaza City. Lo riportano i media israeliani, citando la Protezione Civile di Gaza, secondo cui sette persone sono state uccise in attacchi contro appartamenti nelle zone settentrionali e meridionali della città, mentre un’altra persona è stata uccisa in un attacco al campo profughi di Shati.