È malato da tempo. Zangrillo: “Sta combattendo”. Gli inizi come pizzaiolo in Olanda, gli affari di Ibrahimovic, Pogba, De Ligt e l’opposizione alla Fifa
Mino Raiola, all’anagrafe Carmine Raiola (Nocera Inferiore, 4 novembre 1967), è un procuratore sportivo italiano
Mino Raiola è ricoverato in gravissime condizioni e lotta per la vita. Il noto procuratore di calcio è malato da tempo. Aveva subito un intervento lo scorso gennaio e nelle ultime settimane si era aggravato. Nelle ultime ore si è diffusa la notizia della sua morte, smentita da Alberto Zangrillo, primario dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione del San Raffaele. “Sono indignato dalle telefonate di pseudo giornalisti che speculano sulla vita di un uomo che sta combattendo”. Sul profilo ufficiale di Raiola intanto è comparso un messaggio: “Per la seconda volta in 4 mesi mi hanno dato per morto, sembra sia anche in grado di resuscitare”.
LA CARRIERA – Nato a Nocera Inferiore, è cresciuto in Olanda dove ha lavorato nella pizzeria di famiglia prima di intraprendere la carriera di procuratore sportivo, inizialmente con le deleghe di alcuni calciatori olandesi come Bergkamp e Jonk e poi allargando sempre più la sua sfera fino a diventare uno degli agenti più potenti e temuti del calcio globale. Da Ibrahimovic a Robinho, da Pogba a Balotelli, da Lukaku a De Ligt, solo per citare alcuni dei trasferimenti principali con l’intermediazione di Raiola, che nel 2020 arrivò a guadagnare 85 milioni di dollari secondo Forbes. Negli ultimi anni Raiola, assieme a Mendes, Barnett e Manasseh, ha creato un’associazione di super procuratori in aperto contrasto con la Fifa e il suo proposito di riformare la categoria.
Il Consiglio Federale ha approvato l’impianto di norme relative alle Licenze Nazionali presentato dal presidente della FIGC Gabriele Gravina, valide per l’iscrizione ai prossimi campionati che prevede il rispetto di un parametro, tra gli altri, quale l’indice di liquidità.
La Federcalcio ha imposto un valore di 0,5 per la Lega Serie A e di 0,7 per la Lega Serie B e la Lega Pro. «E’ un indice di liquidità ammissivo a 0,5 per la Lega di Serie A con soli due correttivi che sono quelli storici, senza ulteriori variazioni richieste dalla Serie A», ha commentato il presidente della FIGC Gravina a margine del Consiglio Federale.
«I correttivi tengono conto sia della parte relativa al patrimonio sia di quella relativa al rapporto costi-ricavi del mondo lavoro allargato. La Lega di A ha votato contro e chiedeva lo 0,4 con alcuni correttivi che non abbiamo ritenuto accettabili», ha aggiunto Gravina sottolineando i contrasti con il massimo campionato italiano. La Serie B, invece, si è astenuta dal voto sull’indice di liquidità.
Ricordiamo che nel 2015 l’indice di liquidità era stato introdotto dalla Federcalcio tra i vari criteri all’interno del sistema di controlli economico-finanziari. All’interno delle NOIF (le Norme Organizzative Interne Federali), viene spiegato che «l’indicatore di liquidità (AC/PC), utilizzato per determinare l’eventuale carenza finanziaria, è calcolato attraverso il rapporto AC/PC tra le Attività Correnti (AC) e le Passività Correnti (PC)».
Fino ad ora il mancato rispetto dell’indice di liquidità comportava un blocco del mercato per i club di Serie A, con l’impossibilità di mettere a segno nuovi acquisti. Non si trattava, tuttavia, di una decisione definitiva. Infatti, il provvedimento era revocabile in caso di intervento dell’azionista di maggioranza o degli azionisti in generale, che potevano riportare in positivo l’indicatore mettendo mano al portafoglio tramite:
versamenti in conto futuro aumento di capitale;
aumento di capitale integralmente sottoscritto e versato e da effettuarsi esclusivamente in denaro;
finanziamenti postergati ed infruttiferi dei soci;
Aurelio De Laurentiis e Andrea Agnelli (Photo by FILIPPO MONTEFORTE/AFP via Getty Images)
26 Aprile 2022
La Procura della FIGC non si arrende sul caso plusvalenze. Secondo quanto riportato dal sito del quotidiano Il Tempo, nellagiornata di oggi è stato depositato l’appello alla Corte Federale d’Appello, che dovrà quindi esprimersi sulla sentenza di assoluzione totale emessa dal Tribunale Federale Nazionale, che aveva prosciolto tutti i dirigenti e le società coinvolte.
Il Tribunale aveva contestato in via principale il metodo utilizzato per la determinazione del valore dei calciatori, ma la Procura FIGC ora passa al contrattacco, contestando punto per punto le motivazioni che hanno portato all’assoluzione e chiede di riesaminare tutti i casi, nessuno escluso. Da Agnelli a De Laurentiis, dagli altri dirigenti juventini ai vari club coinvolti, ci sarà un secondo round.
«Il primo e, forse, più grave motivo di erroneità della decisione gravata è la mancanza assoluta di ragioni, nell’ambito del corpo motivazionale, per le quali il giudice di primo grado abbia ritenuto di discostarsi e, per certi versi, disapplicare completamente i principi ampiamente enucleati in materia dalla Giustizia Sportiva di questa Federazione», si legge nel reclamo presentato oggi dal Procuratore federaleGiuseppe Chiné e dal Procuratore aggiunto Giorgio Ricciardi.
Secondo la Procura, «risulta evidente come il Tribunale nel caso di specie abbia – nonostante il dichiarato sospetto sorto su alcune operazioni – omesso completamente l’esame di tutti gli elementi e i dati documentali offerti nel deferimento e nella relazione di indagine, in particolare riguardo a quei plurimi elementi gravi, precisi e concordanti che rendono evidente la strumentalizzazione e l’uso improprio che le società coinvolte hanno fatto della propria libertà di contrarre, abusando delle plusvalenze realizzate sulle vendite dei diritti e omettendo la svalutazione dei diritti acquistati», recita il documento.
Viene anche contestata la bocciatura del metodo scelto per analizzare le operazioni. Secondo la Procura il «Tribunale sostiene che i parametri utilizzati siano significativi ed espressione del valore del diritto, ma che la Procura non avrebbe stabilito, per ciascun parametro, l’incidenza rispetto al valore totale attribuito così inficiando il processo valutativo. Dunque, il Tribunale riconosce che si possa procedere alla valutazione dei diritti de quibus, ma nel contempo ritiene che, ai parametri utilizzati, debbano essere associati pesi percentuali».
Sulla base di queste e di altre motivazioni, il reclamo si conclude con la richiesta che «codesta Onorevole Corte Federale di Appello, in riforma della decisione del Tribunale Federale Nazionale n. 128/TFN-SD del 22.04.2022, in relazione alle violazioni contestate nell’atto di deferimento n. 7506/233pf21-22/GC/GR/blp del 1° aprile 2022, Voglia affermare la responsabilità dei deferiti per tutte le violazioni agli stessi ascritte e, per l’effetto, comminare agli stessi le sanzioni richieste da questa Procura dinanzi al Giudice di primo grado o, in subordine, quelle ritenute di giustizia da Codesta Onorevole Corte».
Plusvalenze, le motivazioni: «Non c’è modo per valutare calciatori»
Il logo della FIGC (Photo credit should read TIZIANA FABI/AFP via Getty Images)
Il Tribunale Nazionale della Figc ha prosciolto tutti i dirigenti e i club coinvolti nell’indagine sulle plusvalenze perché non può esistere«“il” metodo di valutazione del valore del corrispettivo di cessione/acquisizione delle prestazioni sportive di un calciatore. Tale valore è dato e nasce in un libero mercato, peraltro caratterizzato dalla necessità della contemporanea concorde volontà delle due società e del calciatore interessato». È quanto spiegato dallo stesso Tribunale FIGC nelle motivazioni per cui è arrivato al proscioglimento di tutti i soggetti deferiti.
«Il Collegio ritiene, anzitutto, di dover riconoscere lo sforzo acquisitivo, valutativo e argomentativo speso nel presente procedimento dalla Procura Federale, che ha elaborato un proprio metodo di valutazione andando poi a confrontare l’importo individuato quale corrispettivo “giusto” per ogni singolo calciatore interessato dalle acquisizioni/cessioni oggetto del procedimento con quanto risultante dal sito Transfermarkt».
Il Tribunale poi però «ritiene, in primo luogo, che solo poche delle cessioni esaminate dalla Procura Federale presentino quelle caratteristiche dalla stessa individuate quali sintomi di operazioni “sviate” e finanziariamente “fittizie”. Indubbiamente, tali cessioni destavano e destano sospetto, che tuttavia non attinge la soglia della ragionevole certezza, data da indizi gravi, concordanti e plurimi, così come già ritenuto in passato (cfr. C.U. n. 10/TFN- SD- 2018/2019)».
«Infatti, e ciò vale per tutte le cessioni oggetto di deferimento e non solo per quelle meritevoli di sospetto, il metodo di valutazione adottato dalla Procura Federale può essere ritenuto “un” metodo di valutazione, ma non “il” metodo di valutazione», spiega il Tribunale. Che poi sull’utilizzo di Transfermarkt spiega che «il confronto con le valutazioni presenti nel sito Transfermarkt (per quanto utilizzate in talune perizie o richiamate in alcuni contratti per volontà convenzionale delle parti contraenti) non può corroborare quel metodo, atteso che trattasi di un sito privato (peraltro non unico), privo di riconoscimento ufficiale anche e soprattutto da parte degli organismi calcistici internazionali e nazionali, influenzato da valutazioni di soggetti privati meri utenti del sito stesso. Emblematico, a tale proposito, è il caso del calciatore Gianluca Caprari, citato dalla difesa della Delfino Pescara 1936 Spa, la cui valutazione sul sito, alla luce di una mail inviata dal di lui agente sportivo, nel volgere di breve termine è stata consistentemente elevata».
«In sostanza, il Tribunale ritiene che non esista o sia concretamente irrealizzabile “il” metodo di valutazione del valore del corrispettivo di cessione/acquisizione delle prestazioni sportive di un calciatore. Tale valore è dato e nasce in un libero mercato, peraltro caratterizzato dalla necessità della contemporanea concorde volontà delle due società e del calciatore interessato», è il centro della decisione del Tribunale. Anche perché spiega lo stesso presidente Carlo Sica, non è un caso che «nella stessa Relazione dell’attività inquirente si faccia riferimento alla difficoltà di individuazione del fair value perché non assistito da un adeguato livello di elaborazione scientifica, tanto che nell’individuare o, meglio, nell’indicare il valore del diritto sul mercato di riferimento, la Procura Federale non può esimersi dal riconoscere di essersi rifatta ai parametri individuati da “Dottrina e prassi” (v. Relazione, cit., pag. 21), ma a parametri che, per quanto definiti oggettivi, non tengono conto (perché è sostanzialmente impossibile individuarle) della soggettività delle situazioni delle società cedenti e cessionarie, nonché della valutazione prospettica della seconda rispetto all’acquisto».
«Il valore di mercato di un diritto alle prestazioni di un calciatore rappresenta il valore pagato dalla società acquirente al termine di una contrattazione libera, reale ed effettiva di quel diritto sul mercato di riferimento; e il libero mercato non può essere guidato da un metodo valutativo (quale che esso sia) che individui e determini il giusto valore di ogni singola cessione. Non foss’altro perché, in tal caso, il libero mercato non esisterebbe più per la fissazione di corrispettivi di cessione sostanzialmente predeterminati da quel metodo di valutazione».
«Una volta ritenuto non utilizzabile il metodo di valutazione posto dalla Procura Federale a fondamento del deferimento e in assenza di una disposizione generale regolatrice, consegue che le cessioni oggetto del deferimento stesso non possono costituire illecito disciplinare», conclude il Tribunale FIGC.
Trattativa avanzata sulla base di 1,1 miliardi di euro, già svolta la due diligence sui conti. Lo stadio, il nuovo Milanello e il Lille gli obiettivi dietro la proposta d’acquisto del club rossonero
MILANO — Passato in una sola turbolenta annata, nel 2017-2018, dalla storica proprietà italiana di Berlusconi a quella opaca del cinese Yonghong Li fino a quella americana del fondo Elliott di Paul Singer, inedita e di stampo prettamente finanziario, ora il Milan, nemmeno quattro anni dopo i continui ribaltoni al vertice, può andare incontro a un’altra rivoluzione. Diventare arabo. I tifosi lo hanno scoperto a poche ore dalla partita col Genoa, la prima del ciclo delle ultime sei di campionato in cui la squadra si gioca lo scudetto che interromperebbe un digiuno lungo 11 anni, ma anche a tre giorni dal derby della semifinale di ritorno di Coppa Italia, trofeo che il club italiano più titolato in campo internazionale non vince dal 2003. La notizia sullo stato avanzato delle trattative col fondo del Bahrain Investcorp, sulla base di 1,1 miliardi di euro, è arrivata dalla Francia, dalla quale erano già rimbalzate negli anni scorsi le indiscrezioni sull’interessamento di Bernard Arnault, padrone del gigante del lusso Lvmh, che le aveva poi smentite. La crisi finanziaria mondiale, sotto la pandemia, ha in seguito congelato ogni ulteriore accostamento di nuovi potenziali acquirenti, americani, russi e arabi.
La due diligence e il Lille – Ma adesso che l’economia sembra entrata nella fase del post Covid, che quasi mezza Serie A è diventata americana e che in Premier League il Newcastle ha la targa saudita, nessuna vera smentita ha ancora fatto seguito all’inchiesta del quotidiano sportivo francese L’Equipe, che nell’occuparsi della situazione del Lille, campione uscente della Ligue 1, ha scoperto il nome di Investcorp: il fondo del Bahrain punterebbe al doppio acquisto, sia del Milan sia del Lille. Si sono via via aggiunte autorevoli conferme sulla trattativa Investcorp-Milan: quelle di Reuters, Forbes, Financial TimeseBloomberg, che parla anche del supporto all’operazione del fondo sovrano degli Emirati Arabi Uniti. L’esclusiva sulla trattativa, iniziata l’1 aprile, sarebbe di due settimane. A Repubblica risulta che nelle scorse settimane si sia già svolta la due diligence sui conti, propedeutica all’accordo.
Il bilancio risanato – L’assenza di commenti ufficiali da parte del fondo Elliott – e anche di Investcorp – è una consuetudine consolidata: era accaduto anche in passato, di fronte ad analoghe indiscrezioni. Negli ambienti economici il mantra sul ruolo a termine della proprietà americana era un ritornello fin dal luglio 2018, quando il colosso finanziario di Paul Singer rilevò il club da Yonghong Li, debitore insolvente: “Il fondo Elliott, per sua natura, prima o poi venderà“. Più prima che poi, pare adesso, il che è certamente inatteso per le tempistiche, non per la sostanza. Il Milan resta in effetti tra i marchi calcistici più importanti del mondo e lo è a maggior ragione grazie al rilancio sportivo, col secondo posto dello scorso campionato e il ritorno in Champions League dopo sette anni di esilio. Anche la prossima edizione della Champions è già prenotata, indipendentemente dall’esito della corsa scudetto.
Elliott ha risanato i conti, il bilancio si sta a poco a poco aggiustando e avvicinando al pareggio, i ricavi commerciali sono aumentati del 40%, gli ultimi 6 mesi hanno fatto registrare un attivo, la crescita del fatturato ha riportato il Milan tra i primi 20 club al mondo (al diciannovesimo posto) e la partecipazione bis alla Champions può garantire l’ulteriore scalata. Non c’è dunque migliore momento per attirare gli investitori, visto che la società ha riacquistato valore e pare sempre più indirizzata verso l’ulteriore valorizzazione.
Un affare immobiliare: lo stadio e il nuovo Milanello – Il nodo, oltre al prezzo d’acquisto che non si è discostato mai molto dal fatidico miliardo, è sempre stato il nuovo stadio, non a caso il chiodo fisso del Milan, che in consorzio con l’Inter lo vuole costruire a San Siro, abbattendo l’attuale Meazza, e si è appena scontrato col sindaco Sala sul dibattito pubblico e sull’allungamento dei tempi della burocrazia, minacciando il trasloco a Sesto San Giovanni. L’aspetto immobiliaristico della vicenda non va trascurato, perché nelle scorse settimane, come Repubblica può rivelare, si è fatta strada anche l’ipotesi del trasloco dell’intero quartiere generale milanista da Milanello a un’altra area di San Siro. Per ora si tratta di progetti in embrione, ma c’è un particolare non secondario, nella storia del fondo arabo che punta all’acquisto della società: i suoi crescenti investimenti immobiliari. continua a leggere
Chi è Investcorp, il fondo arabo che guarda al Milan
Nelle pagine della sua edizione odierna, il quotidiano francese L’Equipe ha scritto di un interesse da parte del fondo mediorientale Investcorp nei confronti del Milan – club controllato dal fondo Elliott – e del Lille, società della Ligue 1 francese anch’essa legata a Elliott in passato. Il quotidiano parla di contatti, senza approfondire oltre la questione.
Ma chi è Investcorp? Di cosa si occupa? Investcorp è un gestore globale di prodotti di investimento alternativi, sia per clienti privati che istituzionali. Fondata nel 1982, l’azienda ha sedi in diverse città e diversi Stati del mondo, tra cui New York, Londra, il Bahrain, Abu Dhabi ,Riad , Doha , MumbaieSingapore. Le attività principali dell’azienda riguardano private equity, immobiliare, investimenti a ritorno assoluto, infrastrutture, gestione del credito e capitale strategico.
Chi è Investcorp: La storia del fondo – La storia del fondo prende il via nel 1982, con operazioni nel private equity, fungendo da ponte tra il Golfo e il resto del mondo con una forte filosofia di servizio che richiedeva investimenti deal-by-deal. In quattro decenni, «abbiamo imparato da ogni affare e ciclo di mercato per costruire relazioni con i clienti che hanno attraversato generazioni, offrendo un portafoglio di investimenti diversificato e veramente globale», sottolinea Investcorp.
L’azienda può vantare 37,6 miliardi di dollari di asset in gestione. Asset che sono diversificati in tre continenti diversi, sei classi di attività e numerose linee di prodotti. «Con le nostre classi di attività diversificate e offerte di prodotti – sottolinea la società –, Investcorp è anche il più grande gestore patrimoniale alternativo del Medio Oriente».
Chi è Investcorp: Le figure di spicco – Tra le figure di riferimento della società c’è sicuramente Mohammed Bin Mahfoodh Alardhi,presidente esecutivo e alla guida delle attività della società dal 2015. Un gradino più in basso sono presenti invece iCo-Chief Executive Officer, Rishi KapooreHazem Ben-Gacem.
Il primo si occupa della gestione del business del private equity in Nordamerica e in India, oltre che – a livello globale – di gestione del credito, real estate e capitale strategico. Il secondo, invece, vanta un’esperienza trentennale nel private equity tra Nordamerica, Europa, Medio Oriente e Asia.
Lo scrive l’Equipe: Merlyn Partners, di cui Elliott è uno dei principali creditori, è il fondo proprietario del francesi. All’orizzonte, poi, ci sarebbe un acquirente per entrambe le società
Milan e Lille hanno lo stesso proprietario? All’argomento, come scrive l’Equipe, è particolarmente interessata la Uefa. Il fondo proprietario della squadra francese, infatti, è Merlyn Partners (fondo di investimenti del Lussemburgo), di cui Elliott – che detiene la maggioranza del Milan – è uno dei principali creditori. In questo modo, secondo il giornale francese, Elliott eserciterebbe indirettamente il suo potere decisione anche sul Lille. L’articolo 5 del regolamento vieta che la stessa proprietà detenga due club che partecipino a competizioni Uefa per club, da qui l’interessamento dell’organismo europeo.
“Milan in contatto con Investcorp, che vorrebbe acquistare la proprietà” – Sempre l’Equipe lancia poi l’indiscrezione: il Milan sarebbe in contatto con il fondo d’investimento mediorientale Investcorp, che vorrebbe acquistare sia la società rossonera sia il Lille. Investcorp è stato fondato nel 1982 per permettere alle ricche famiglie del Medio Oriente di investire sui mercati e sui progetti di sviluppo. La sede del fondo si trova in Bahrain.
Milan e Lille: tanti intrecci di mercato – Con queste premesse, forse, si può capire meglio perché negli ultimi anni il Milan ha acquistato così tanto dal Lille, diventata quasi una succursale rossonera. L’estate scorsa è arrivato il portiere Mike Maignan, prima era stato preso sempre dal Lille anche Rafael Leao. Ed è vicinissimo un altro giocatore della squadra del nord della Francia, ossia il difensore Botman. E ci sono altre voci su Renato Sanches e Lang, anche loro al momento al Lille.
Domani salta la partita contro il Latina, la classifica del girone C viene rivoluzionata
Fine dei giochi. Il Calcio Catanianon disputerà le ultime quattro partite della stagione regolare e il club viene cancellato dalla C. Questo il comunicato del presidente del Tribunale etneo, dott. Francesco Mannino, emesso dopo pranzo: “Trattandosi di vicenda di particolare interesse sociale, si comunica che in data odierna il Tribunale di Catania – sezione fallimentare – ha disposto la cessazione dell’esercizio provvisorio del ramo caratteristico di azienda calcistico della Calcio Catania s.p.a.“. La Federcalcio, con il comunicato ufficiale n° 214/A, ha deliberato “di revocare l’affiliazione alla fallita società Calcio Catania S.p.A., con svincolo del parco tesserati“.
NULLA DA FARE – Dopo il rinvio del giorno prima, nel corso di una notte lunghissima e di enorme tensione, il direttore dell’area sportiva rossazzurra, Maurizio Pellegrino aveva cercato, con i suoi collaboratori, di racimolare una cifra pari a 35 mila euro per permettere ai curatori di disporre della somma utile per disputare la partita con il Latina, in programma domani. Gara che è saltata nonostante all’ultimo istante alcuni imprenditori avessero garantito delle somme a fondo perduto, pescando dal proprio patrimonio. Sgomento nel quartier generale di Torre del Grifo, dove l’allenatore Baldini, la squadra, gli altri dirigenti attendevano dalle 9 di stamane segnali dal Tribunale.
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Serie C caos: annullata la vendita del Catania, il club rischia l’esclusione
Il Tribunale ha respinto la cessione al romano Mancini e ha chiesto alla Lega Pro di farsi carico delle spese delle ultime partite. Ma c’è il no di Ghirelli
Il Catania rischia di vedere cancellati 75 anni di storia. Il club, dichiarato fallito il 22 dicembre, si è visto annullare la cessione al romano Benedetto Mancini. Quindi, per portare a termine il campionato, il Tribunale ha chiesto alla Lega Pro di farsi carico delle spese necessarie per disputare le ultime partite.
SITUAZIONE DRAMMATICA – Ma la Lega presieduta da Francesco Ghirelli ha già detto di non poterlo fare, per non creare disparità di trattamento con gli altri club. In Tribunale, quindi, ora si sta cercando di vedere se è possibile prorogare l’esercizio provvisorio, attualmente in scadenza il 19 aprile, almeno fino al 26 e quindi fino alla chiusura della stagione regolare per non veder stravolta la classifica del girone C. Se così non fosse, il Catania rischia di essere escluso subito dal campionato.
E’ stato approvato in Commissione l’emendamento presentato dall’On. Rossi e dall’On. Lotti durante l’esame del Dl Energia, a sostegno della proroga della sospensione fino al 31 luglio di alcuni tributi e contributi per le associazioni e società sportive dilettantistiche e professionistiche.
Ad annunciarlo, con soddisfazione, la sottosegretaria allo Sport Valentina Vezzali: «Accolgo con favore l’approvazione in Commissione dell’emendamento presentato dall’On. Rossi e dall’On. Lotti durante l’esame del DL Energia, a sostegno della proroga della sospensione fino al 31 luglio di alcuni tributi e contributi per le associazioni e società sportive dilettantistiche e professionistiche», si legge in una nota.
«Abbiamo lavorato insieme e condiviso infine un testo che da una parte lo rende economicamente sostenibile ma, dall’altra, rappresenta un ulteriore concreto aiuto per un mondo fortemente piegato dalla pandemia», prosegue il comunicato.
«Provvedimento che va in linea con il lavoro del tavolo istituzionale che sta adoperandosi per trovare soluzioni immediate e tangibili utilizzando norme in vigore senza pesare troppo nei bilanci dello Stato», conclude Valentina Vezzali.
La Liga si prepara a dare il là a una piccola rivoluzione in ambito media: l’emittente GOL trasmetterà per la prima volta una partita su TikTok. L’incontro di venerdì 15 aprile tra Real Sociedad e Real Betis andrà in onda in Spagna in formato verticale e in chiaro attraverso il profilo ufficiale dell’emittente televisiva su TikTok (@goltelevision).
Questa iniziativa è stata possibile grazie a un accordo tra MEDIAPRO, LaLiga e TikTok, che proietta l’impegno per l’innovazione e l’adattamento dei contenuti ai nuovi formati di consumo digitale. MEDIAPRO produrrà la prima partita di calcio in Spagna in formato verticale e LaLiga Santander diventa il primo grande campionato europeo a offrire una partita in questo formato attraverso la piattaforma video.
MEDIAPRO schiererà alla Reale Arena di San Sebastián un dispositivo speciale che avrà una Mobile Unit 4K e più di 30 professionisti al lavoro per una produzione esclusiva del match in formato verticale, un’esperienza nativa per TikTok che includerà l’adattamento di tutte le grafiche e una personalizzazione della trasmissione progettata per dispositivi mobili e nuovi segmenti di pubblico.
La trasmissione su TikTok per il territorio spagnolo inizierà alle 20:30 con il riscaldamento di entrambe le squadre e l’anteprima del match, che offrirà tutti i dettagli di una sfida tra due storiche squadre della Liga che stanno lottando per entrare in Europa. I fan avranno l’opportunità di interagire con Nacho HernáezeCarla Gabiáno partecipare alla trasmissione in live chat, oltre a godersi una delle migliori partite della Liga Santander, vivendo un’esperienza diversa grazie all’interattività e alle funzionalità offerte da TikTok. continua a leggere
I rapporti tra club e Nazionali sull’utilizzo dei calciatori nelle varie finestre stagionali dedicate a qualificazioni e tornei vari sono sempre stati al centro delle discussioni tra tifosi e addetti ai lavori. Le polemiche si accendono in particolar modo nelle fasi più delicate della stagione, quando tra stanchezza e infortuni le società sperano di poter riavere indietro i giocatori più integri possibili.
Un tema discusso ciclicamente in Italia, e in modo particolare quest’anno a seguito dell’esclusione della Nazionale dai Mondiali in Qatar. Tra il mancato rinvio di un turno di Serie A per consentire a Mancini di preparare i playoff e il ritorno anticipato di alcuni calciatori nelle rispettive squadre, sono stati diversi i punti di contrasto.
Va tuttavia ricordato che le società calcistiche ottengono degli indennizzi dalla UEFA per consentire ai propri giocatori di rispondere alle chiamate delle rispettive Nazionali. Si tratta di cifre esigue in rapporto al giro d’affari di un top club, ma comunque un aspetto interessante da indagare. Quanto incassano, dunque, le società dalla UEFA per “prestare” i propri calciatori alle Nazionali?
Ricavi club dalle Nazionali – La classifica per Paesi : Da un documento pubblicato dalla UEFA si evince che tra il 2018 e il 2020 le società aderenti al “Club Participation Benefits programme” hanno incassato un totale di 200 milioni e 450mila euro. Il report specifica le cifre incassate nel complesso dai club di ogni Federazione e singolarmente. Partendo da una divisione per Paesi, l’Inghilterra è quella che ha ricavato più di tutti: poco più di 47 milioni di euro.
Al secondo posto i club della Germania, mentre sul terzo gradino del podio si trova proprio l’Italia. Di seguito la top 5 dei ricavi delle società per Paesi (insieme i club appartenenti a questi Paesi portano a casa quasi il 63% delle risorse totali):
1 – Inghilterra – 47.010.899,79 euro
2 – Germania – 27.787.100,02 euro
3 – Italia – 27.520.218,27 euro
4 – Spagna – 14.626.276,61 euro
5 – Francia – 9.133.144,01 euro
Ricavi club dalle Nazionali – La top 10 europea : Spostando l’attenzione sulle singole società, i ricavi maggiori spettano al Chelsea, che porta a casa oltre 5 milioni di euro per i giocatori “prestati alle Nazionali”. In top 10 considerando tutte le società troviamo anche due italiane: la Juventus – che si posiziona sul podio – e l’Atalanta, che si trova invece in settima posizione. Questa la g.00raduatoria:
01 – Chelsea – 5.099.795,04 euro
02 – Manchester City – 4.547.254,96 euro
03 – Juventus – 3.836.596,10 euro
04 – Bayern Monaco – 3.746.812,32 euro
05 – Dortmund – 3.265.240,14 euro
06 – Manchester United – 3.103.590,21 euro
07 – Atalanta – 2.933.614,03 euro
08 – Barcellona – 2.850.056,77 euro
09 – Gladbach – 2.849.576,57 euro
10 – Liverpool – 2.741.484,71 euro
Ricavi club dalle Nazionali – La graduatoria delle società in Italia : Infine, un focus sui club italiani, che vanno dalla Serie A fino addirittura alle categorie della LND. Come detto le società del nostro Paese incassano nel complesso oltre 27,5 milioni di euro. La Juventus è la società che ricava di più – oltre 3,8 milioni – seguita dall’Atalantae dal Napoli. Cifre simili anche per l’Inter, mentre più distante chiude la top 5 ilSassuolo. Ecco la classifica considerando chi ha incassato più di mezzo milione di euro:
“I club italiani avranno da lavorare di più rispetto alle squadre degli altri paesi per rientrare nei paletti delle nuove regole economico-finanziarie dell’UEFA. E lo dovranno fare da subito”. Lo ha detto Andrea Traverso, Director Financial Sustainability and Research dell’UEFA, intervenuto in conferenza stampa per spiegare le novità legate al nuovo regolamento UEFA Licenze per Club e Sostenibilità Finanziaria che andrà a sostituire il Fair Play Finanziario.
“Rispetto al passato le regole, che sono state approvate con consenso di tutti gli stakeholder, sono sicuramente più stringenti e complesse. Oltre alla regola del pareggio bilancio che è stata corretta e che non si focalizza solo sul conto economico ma pone un accento sullo stato patrimoniale e sul livello di indebitamento dei club, si aggiunge anche la denominata “squad cost rule” sui costi di gestione della squadra. Le due regole combinate insieme sono particolarmente impegnative nel senso che i club dovranno senza ombra di dubbio correggere e adeguare la propria strategia in modo tale da rispettare queste norme nel periodo di 3 anni”.
“La pandemia ha dato un colpo durissimo al calcio e in particolare a chi aveva difficoltà prima. Il mercato italiano avrà più da lavorare rispetto alle squadre di altri paesi e dovranno farlo da subito: bisogna adattare le strategie immediatamente. I contratti coi calciatori bloccano i costi per un periodo di 2/5 anni, è un bene che quando entreranno in trattazioni con calciatori lo faranno in questa ottica. “Quante squadre violerebbero oggi le norme? Prima della pandemia, a livello europeo la media legata al rapporto costi-ricavi era sotto il tetto del 70%, intorno a 67%. Significa che la maggioranza del club erano perfettamente all’interno, ma questo avveniva prima della pandemia, se guardiamo i dati legati alla stagione 2020/21 la situazione è senza dubbio peggiorata”.
“Prima l’elemento centrale era la regola centrale era quella legata al break-even, chi la violava violava tutto il regolamento. Il nuovo elemento centrale riguarda invece i costi delle squadre: ci sono vari modi per aggirare le norme, ma facendolo si violerebbero anche la legge dei singoli paesi. Crediamo che il deterrente sia molto più alto rispetto al passato, anche sul tema fair value. D’altronde la nostra capacità investigativa è limitata, non siamo la polizia ma crediamo che stia diventando più difficile aggirare le norme. Anche sul fair value abbiamo provato a correggere alcune cose, abbiamo anche preso in considerazione alcune esperienze al TAS in diversi ricorsi per migliorare le norme. La differenza è che prima prendevamo in considerazione solo le transazioni con parti correlate, quindi dovevamo verificare prima che fossero effettivamente parti correlate e poi analizzare il fair value: con le nuove regole andremo a valutare tutte le transazioni al fair value, indipendentemente che sia o meno da parte correlate, ci semplifica il lavoro”.
“Fondamentalmente l’approccio cambia più di tanto. Prima c’era la break-even rule, ora c’è la regola sui ‘football earnings’, che è più flessibile visto che passiamo da una perdita accettabile di 30 milioni nel triennio a 60 milioni, con la differenza fondamentale che ora chiediamo a tutti i club di coprire la perdita con equity. Un club ricco che spende oltre i limiti nei primi anni di implementazione graduale riceverà solo sanzioni finanziarie, ma poi entreranno in vigore anche quelle sportive: si va dal divieto di utilizzare un singolo giocatore nelle coppe alla limitazioni nelle liste, fino alle penalizzazioni in punti e all’esclusione”.
“Non è ancora stata approvata, invece, la sanzione legata alla possibile retrocessione tra le varie competizioni, ne stiamo ancora discutendo. I top club potranno fare quello che vogliono? Non sono d’accordo, i deterrenti ci sono e da un certo punto in poi riceveranno sanzioni talmente forti che credo desisteranno dal cercare di superare i limiti. L’obiettivo vogliamo sia la sostenibilità del sistema, non l’equilibrio competitivo e per questo abbiamo cambiato anche nome: il nome Fair Play Finanziario poteva dare l’impressione che l’obiettivo fosse l’equilibrio competitivo, ma con sole regole finanziarie è impossibile da raggiungere, servono altre misure. Nei prossimi anni ragioneremo anche sull’equilibrio competitivo, ma è un tema davvero complesso”, ha concluso Traverso.
Da oggi solo con un rapporto equo tra spese e entrate si potrà partecipare al campionato. Per i critici un attacco a Lotito. Ma si trattano dei correttivi. Al Consiglio anche Lorenzo Casini, ma ancora non può votare
ROMA16 marzo 2022
C’è una questione urgente che agita i club di Serie A, e sarà oggi sul tavolo del consiglio della Federcalcio. Si chiama indice di liquidità: fino a oggi serviva solo a limitare il mercato agli spendaccioni, da oggi invece solo chi rientrerà nelle sue maglie potrà iscriversi al campionato di Serie A.
Per impedirlo, i club hanno eletto Lorenzo Casini presidente, espressione dell’ala più contraria al presidente della Federcalcio Gabriele Gravina. Che, di contro, ritiene l’indice di liquidità la sua riforma principe: la mossa con cui dare stabilità al movimento ed impedire ai club di contrarre nuovi debiti, che – solo come esempio – pesano sui bilanci di Juve, Inter e Roma per oltre un miliardo di euro.
Un’esposizione aggravata dalla pandemia, certo, ma precedente e di molto al 2020: così il calcio è in una situazione pre fallimentare. E una legge dello stato – la 91 del 1981 – impone alla Figc di garantirne l’equilibrio finanziario.
Ma cos’è l’indice di liquidità? È il rapporto tra attivi e passivi a breve delle società. Ed è temutissimo, perché per sbloccare l’indice ci sono solo due possibilità: la cessione di giocatori o un’iniezione di capitale dell’azionista. Insomma, o si vende, o si versano soldi freschi. A gennaio poteva fare mercato solo chi aveva l’indice di liquidità a 0,6: gli attivi insomma dovevano coprire almeno il 60% delle spese, e l’indice ha bloccatogli affari di molti club.
Con gli stessi parametri, almeno tre squadre oggi farebbero fatica a iscriversi al campionato: la Lazioe il Genoa, fuori per 28 e 32 milioni, e la Samp. Ma molte di più avrebbero problemi: almeno 6 club sono a rischio.continua a leggere
Le istituzioni inglesi hanno sanzionato Abramovich bloccando i suoi asset, tra cui il club londinese, che però ha chiesto ai ministri di agevolare la vendita. Secondo il ‘Daily Mail’, senza entrate economiche la società avrebbe un’autonomia di due settimane. Intanto lo United pensa a Tuchel
RomanAbramovich
“Allentare le sanzioni o presto rischieremo il fallimento“. E’ il grido d’allarme che il Chelsea ha rivolto al governo inglese, dopo che i ministri britannici hanno optato per il pugno duro nei confronti di RomanAbramovich, inserito nell’elenco degli oligarchi russi puniti dall’esecutivo di Boris Johnson per i loro legami con Vladimir Putin.
“Autonomia di 17 giorni” – Dopo l’annuncio del proprietario russo di cedere il club (dopo 19 anni e 21 trofei in bacheca), si erano già fatti avanti dei possibili nuovi acquirenti con il miliardario turco Muhsin Bayrak in pole position per rilevare i Blues. Da Londra però è arrivata la doccia fredda per Abramovich: bloccati tutti i suoi asset, tra cui ovviamente anche il Chelsea e di fatto la relativa cessione. Non solo, perché attualmente il club del tecnico Tuchel non potrà beneficiare di alcun tipo di entrata economica, dalla vendita dei biglietti ai trasferimenti dei calciatori, fino anche al normale merchandising. Secondo uno studio del ‘Daily Mai‘, secondo cui “il Chelsea chiederà al governo britannico di allentare le sanzioni perché è emerso che potrebbero fallire in poco più di quindici giorni mentre i ministri considerano l’idea di forzare la vendita da 3 miliardi di sterline del club senza Roman Abramovich“. Per il popolare tabloid britannico infatti “con i giocatori che costano quasi 28 milioni di sterline al mese e i conti più recenti con riserve di 16 milioni di sterline, il club brucerebbe questi soldi in 17 giorni perché ora è vietato raccogliere fondi“. continua a leggere
La società, che si sta avvicinando alla sostenibilità totale e al pareggio tra spese e ricavi richiesti, ha l’obiettivo di non essere punita. Anche alla luce del percorso intrapreso negli ultimi due anni e indicato come priorità dal fondo americano della famiglia Singer, proprietario del club
Milano, 10 marzo 2022
È arrivata l’attesa convocazione del Milan a Nyon, sede dell’Uefa, per la discussione sul fair-play finanziario e sul settlement agreement, il patteggiamento del percorso per il completo risanamento dei conti. L’ad Ivan Gazidis e il portfolio manager del fondo Elliott, Giorgio Furlani, consigliere del club, si trovano in Svizzera, dove venerdì proseguirà il confronto col Cfcb, l’organismo finanziario di controllo dell’ente di governo del calcio europeo. All’audizione seguirà il giudizio sul rientro del Milan nei parametri del Ffp.
La società, che si sta gradualmente avvicinando alla sostenibilità totale e al pareggio tra spese e ricavi richiesti dall’Uefa, ha l’obiettivo di evitare sanzioni, anche alla luce del percorso virtuoso intrapreso negli ultimi due anni e indicato come priorità dal fondo americano della famiglia Singer, proprietario del club. Il club venne punito nel 2019 con l’esclusione per una stagione dalle coppe (nello specifico dall’Europa League): dopo la bocciatura del voluntary agreement chiesto nel novembre 2017 dall’allora ad Marco Fassone, scattò infatti il castigo per le irregolarità nei conti del triennio 2014-2017, periodo che intrecciava sia l’ultima fase della proprietà Fininvest sia la prima di Yonghong Li, il misterioso imprenditore cinese al quale Silvio Berlusconi aveva venduto la società nell’aprile 2017. continua leggere
Le audizioni di Inter, Roma e Juventus – Dopo il Milan sono attesi dall’audizione a Nyon col Cbcf dell’Uefa sull’attuale Ffp un trentina di club europei, tra i quali Inter, Roma e Juventus. Nel frattempo il nuovo Ffp dovrebbe essere dunque messo a punto, per entrare in vigore nella prossima stagione. Dall’appuntamento col rinnovato fair-play finanziario il Milan, come ha dichiarato Furlani durante il convegno londinese, non intende farsi cogliere impreparato: “Da quando abbiamo assunto la proprietà, abbiamo stabilizzato la barca. Ciò che abbiamo trovato era una situazione disastrosa: si andava verso la bancarotta come cassa, con scarsi ricavi ed eccesso di costi. Abbiamo dovuto ridurre i costi e ridurre la rosa. Il Milan fino a quel momento aveva vissuto da un certo punto di vista come se fosse ancora negli anni Ottanta”. Il nodo, per Elliott, rimane il nuovo stadio: “Quando abbiamo mostrato l’opzione stadio a New York, ci dicevano di non preoccuparci: erano convinti che Milano non fosse una città come Roma, sfortunatamente non era così”. continua leggere
Il comunicato della Juventus. Concluse le indagini della Procura federale della Figc. Comunicazione inviata, tra le altre, a Napoli, Genoa, Empoli e Sampdoria
La Procura federale della Figc ha notificato a undici società la comunicazione di conclusione delle indagini relative alle cosiddette plusvalenze. Lo rende noto con un comunicato laJuventus, tra i club di Serie A coinvolti insieme aNapoli, Sampdoria, Genoa, Empoli. Della B sono interessate Pisa e Parma, della Lega Pro Pescara e Pro Vercelli. Oltre a due società che non più iscritte ai campionati: Novara e Chievo. Le società hanno due settimane di tempo per accedere agli atti e preparare le proprie difese.
È stata la Juventus ad aver comunicato in una nota di aver ricevuto questa sera (lunedì, ndr), insieme ad altre 10 società, una comunicazione di conclusione delle indagini dalla Procura federale presso la Figc “in ordine alla valutazione degli effetti di taluni trasferimenti dei diritti alle prestazioni di calciatori sui bilanci e alla contabilizzazione di plusvalenze, in seguito alla segnalazione della Covisoc, per l’ipotizzata violazione dell’articolo 31, comma 1, e degli articoli 6 e 4 del Codice di Giustizia Sportiva“. continua a leggere
Riassumendo le società coinvolte:
Serie A: Juventus, Napoli, Sampdoria, Genoa, Empoli
Serie B: Pisa, Parma
Lega Pro: Pescara, Pro Vercelli
Oltre a due società che non più iscritte ai campionati: Novara e Chievo.
L’annuncio del club nerazzurro. Al gruppo di imprenditori capitanato da Stephen Pagliuca il 55% delle quote. Agli attuali proprietari resta la gestione sportiva. Antonio Percassi: “Un’opportunità per crescere ancora”
L’Atalanta è americana, come in Serie A hanno patron a stelle e strisce Milan, Roma, Fiorentina, Genoa, Spezia e Venezia. Dopo le voci delle ultime ore, la società bergamasca ha annunciato il raggiumento dell’accordo con una nota sul proprio sito ufficiale. “L’Atalanta – si legge – annuncia la sottoscrizione di un accordo di partnership tra la famiglia Percassi e un gruppo di investitori capitanati da Stephen Pagliuca, managing partner e co-owner dei Boston Celtics, oltre che co-chairman di Bain Capital, uno dei principali fondi di investimento al mondo“.
L’accordo prevede l’ingresso dei nuovi investitori con una quota complessiva del 55% nel capitale sociale de La Dea Srl (“La Dea“). La famiglia Percassimanterrà la quota del 45%. La Dea è la sub-holding della famiglia Percassi detentrice di circa l’86% del capitale sociale dell’Atalanta. La famiglia Percassi rimarrà il principale singolo azionista e la governance sarà espressione di una partnership paritetica: Antonio e Luca Percassi continueranno a ricoprire la carica rispettivamente di presidente e ad, mentre Stephen Pagliuca verrà nominato co-chairman. continua a leggere
COMUNICATO ATALANTA BC
Accordo di partnership per la Società
PARTNERSHIP TRA IL GRUPPO PERCASSI E UN GRUPPO DI INVESTITORI PER UN CO-INVESTIMENTO NELL’ATALANTA
ANTONIO PERCASSI PRESIDENTE E LUCA PERCASSI AMMINISTRATORE DELEGATO, STEPHEN PAGLIUCA CO-CHAIRMAN
Atalanta Bergamasca Calcio S.p.A. (“Atalanta” o il “Club”) annuncia la sottoscrizione di un accordo di Partnership tra la famiglia Percassi e un gruppo di investitori capitanati da Stephen Pagliuca, Managing Partner e Co-owner dei Boston Celtics, oltre che Co-chairman di Bain Capital, uno dei principali fondi di investimento al mondo.
L’accordo prevede l’ingresso dei nuovi investitori con una quota complessiva del 55% nel capitale sociale de La Dea Srl (“La Dea”). La famiglia Percassi manterrà la quota del 45%. La Dea è la sub-holding della famiglia Percassi detentrice di circa l’86% del capitale sociale dell’Atalanta.
La famiglia Percassi rimarrà il principale singolo azionista e la governance sarà espressione di una partnership paritetica: Antonio e Luca Percassi continueranno a ricoprire la carica rispettivamente di Presidente e Amministratore Delegato dell’Atalanta, mentre Stephen Pagliuca verrà nominato Co-chairman del Club.
Il gruppo di nuovi investitori comprende professionisti di primo piano con una profonda esperienza nel settore del calcio e dello sport in genere. Anche per questo, la partnership si pone l’obiettivo di rafforzare la società e la squadra, con l’intento di conseguire un ulteriore miglioramento dei risultati sportivi ed economici – oltre a quelli ragguardevoli – sin qui raggiunti.
L’impegno è quello di garantire al Club un futuro ancora più internazionale, aumentando la notorietà del brand al di fuori dei confini europei, ampliando la rete di talenti a cui l’Atalanta ha accesso ed aprendo le porte a nuove opportunità di collaborazioni commerciali oltre che all’utilizzo di tecnologie innovative per la gestione – sportiva e finanziaria – del Club.
Tutto ciò nella dichiarata volontà di non allentare comunque mai il forte radicamento dell’Atalanta nel territorio bergamasco e lo stretto legame con la propria tifoseria.
Antonio Percassi, Presidente dell’Atalanta, ha dichiarato: “Abbiamo colto, con la mia famiglia, questa opportunità, con l’obiettivo di far crescere la nostra squadra scegliendo di rimanere legati al Club, che in oltre dieci anni abbiamo portato a risultati che forse nessuno si sarebbe aspettato da una squadra di provincia. L’Atalanta, nelle cui file militavo negli anni ’60 è nel mio cuore così come è nel cuore di migliaia di tifosi che la supportano. Ci attendono grandi sfide e la mia convinzione è che la Partnership con investitori di così alto profilo non potrà che accelerare il nostro percorso di crescita“.
Stephen Pagliuca, futuro co-chairman dell’Atalanta, ha così commentato: “Siamo estremamente felici di entrare in partnership con la famiglia Percassi e di essere di supporto per il futuro sviluppo del club. L’Atalanta e i Boston Celtics condividono gli stessi valori sportivi: spirito di squadra ed un legame unico con le proprie tifoserie e comunità. Riteniamo che la famiglia Percassi abbia costruito basi solidissime su cui lavorare insieme per un rafforzamento globale del marchio, con l’obiettivo di favorire una ulteriore diversificazione e crescita dei ricavi, permettendo al club di diventare sempre piu’ competitivo su scala italiana e internazionale“.
La famiglia Percassi è stata assistita da BofA Securities in qualità di advisor finanziario, dallo Studio Gatti Pavesi Bianchi Ludovici in qualità di advisor legale e da Deloitte in qualità di business advisor.
Il gruppo di investitori è stato assistito da Legance e Kirkland & Ellis in qualità di advisor legali, Alvarez & Marsal come advisor commerciale e finanziario e Pirola, Zei, Pennuto & Partners come advisor fiscale.
I soci sono legati al fondo Bain Capital, ma si impegnano personalmente. Antonio e Luca con il 45% rimangono presidente e amministratore delegato
Atalanta in orbita Usa: per entrare ancora più stabilmente nel futuro. Si spiega così, dopo una trattativa avviata già un paio di mesi fa che ha avuto un’importante accelerazione negli ultimi venti giorni, la cessione di un pacchetto di quote, che sarebbe del 55%, ad un nucleo di imprenditori statunitensi, con una importante componente italo-americana. Cessione imminente: closing previsto entro la prossima settimana, non si può escludere che avvenga già lunedì. Ma la gestione della società sarà ancora saldamente nelle mani della famiglia Percassi. Agli attuali azionisti di maggioranza, tornati a capo della società quasi 12 anni fa, resterà il 45% del pacchetto: e questa è la prova più eloquente di come l’anima bergamasca sarà ancora prevalente e motivata a progettare un domani sempre più ambizioso. I nuovi soci per primi hanno compreso che il miracolo atalantino non va snaturato.
CHIUSURA IMMINENTE – In queste ore decisive i patti di riservatezza (con ingenti penali) hanno imposto un silenzio assoluto sulle cifre della trattativa, ma si può ipotizzare che il deal avvenga sulla base di una valutazione complessiva del club oscillante fra i 400 e i 500 milioni di euro. La rosa di Gasperini ha quotazioni di mercato importanti, ma sono gli asset del centro sportivo di Zingonia e del Gewiss Stadium a far lievitare i termini dell’operazione. Due simboli del legame della famiglia con la città, che non ha però scoraggiato gli acquirenti. Su chi acquisterà il 55% delle quote societarie c’è ancora un velo di mistero, ma vari indizi portano ad almeno tre imprenditori, legati al fondo statunitense Bain Capital, che però investiranno in prima persona nell’acquisizione delle quote dell’Atalanta. Da escludere dunque operazioni speculative da collegare al fondo, anche se gli uomini d’affari si sono avvalsi degli strumenti finanziari della suddetta società d’investimenti. continua a leggere
Il presidente Dal Pino in una lettera al sottosegretario allo sport Valentina Vezzali: “Le presenze ridotte nelle prossime due giornate complicano una situazione già difficile per un settore penalizzato”
Il presidente della lega di Serie A Paolo Dal Pino
Milano,13 gennaio 2022
“Auspico il tuo autorevole intervento per sensibilizzare il premier e il Consiglio dei ministri” a intervenire con “misure di effettivo e concreto sostegno delle nostre società che sono al lumicino della resistenza gestionale e che rischiano di gettare la spugna“. Si conclude così una lettera riservata, inviata dal presidente della Lega di serie A, Paolo Dal Pino al sottosegretario allo sport Valentina Vezzali e per conoscenza al presidente della Figc, Gabriele Gravina.
LE RICHIESTE – Nella missiva – visionata dall’AGI – si fa riferimento innanzitutto alle decisioni assunte dall’assemblea dei presidenti della Lega di serie A l’8 gennaio di limitare le presenze negli stadi per le prossime due giornate. “La decisione non è stata facile considerate le gravi perdite che essa determinerà in termini di incassi – si rimarca nella lettera -. Perdite che – si legge ancora – si aggiungeranno a quelle, gravissime, già patite nell’intero corso di questa pandemia dai nostri club con riferimento sia alla contrazione dei ricavi sia alle onerose spese sostenute per porre in essere tutte le vigenti procedure di sicurezza di accesso allo stadio. Perdite che, contrariamente ad altri settori d’impresa, hanno ricevuto ristori assolutamente minimali, inadeguati, e comunque in palese disparità di trattamento con riferimento, ad esempio, al settore cultura e spettacolo al quale apparteniamo“.
SOSTEGNI – La Lega di serie A chiede dunque un sostegno a tutto il settore. “Le società sportive auspicano che questo atto di ampia disponibilità, assunto con unanime senso di grande responsabilità, determini nel governo l’attenzione che merita un settore quale quello del calcio di vertice che, numeri alla mano, ha – per le decine di milioni di appassionati – un ruolo economico portante nel sistema imprenditoriale italiano, in termini di fatturato e di produzione di contribuzioni erariali dirette ed indirette, che merita – per la sopravvivenza sua e dei suoi 300mila addetti – aiuti concreti in termini tanto di ristori quanto di individuazione di strumenti deflattivi che consentano l’assolvimento degli obblighi tributari e contributivi con procedure di rateizzazione coerenti alle effettive possibilità delle società, e di misure finanziarie straordinarie a sostegno del sistema calcio”. continua a leggere
Intesa da 6 milioni netti l’anno più bonus che porteranno il croato a guadagnarne quasi 7. Annuncio dopola Supercoppa o dopo l’Atalanta
Milano,10 gennaio 2022
Marcelo Brozovic, 29 anni – Getty Images
Che cosa manca? La penna e l’annuncio, solo questo. Il resto è praticamente tutto fatto: l’Inter e Marcelo Brozovic si stanno per risposare. L’accordo per il rinnovo è raggiunto, i lavori sono pronti per la consegna, adesso è soltanto il momento dell’attesa. La quadratura del cerchio è stata trovata con una base fissa da 6 milioni netti a stagione fino al 2026, più bonus sostanziosi che porteranno il croato a guadagnare una cifra vicina ai 7 milioni. L’annuncio ci sarà dopo la Supercoppa, al massimo subito dopo la partita di domenica contro l’Atalanta: non si andrà oltre. E arriverà con il timbro di Steven Zhang, ovviamente.
COME IL TORO – Il lavoro preparatorio, invece, è stato opera del d.s.Piero Ausilio e dell’a.d. Beppe Marotta. È stato lungo: non si è mai arrivati realmente vicini alla rottura, perché la disponibilità di entrambe le parti era chiara fin dai primi passi. Ma, almeno all’inizio della trattativa, l’Inter non era sicura di riuscire a raggiungere il traguardo. Troppe le variabili incontrollabili, a fronte di un Brozovic che – per voce del papà Ivan – era partito da una richiesta di 8 milioni netti a stagione. continua a leggere
Il difensore dell’Inter ha citato in giudizio l’agenzia che lo assisteva fino a poco tempo fa per arricchimento illecito. Il caso sarà discusso dal Tribunale di Amsterdam a febbraio. Ora l’olandese è assistito da Mino Raiola
Stefan de Vrij ha citato in giudizio la Seg (Sports Entertainment Group), che lo assisteva fino a poco tempo fa, e ha chiesto un risarcimento per arricchimento illecito.Il caso sarà discusso dal Tribunale di Amsterdam a febbraio. Questo è quanto riporta il quotidiano olandese «De Telegraaf». Non si è fatta attendere la controreplica di Kees Vos, il direttore della Seg, che considera tutto questo «una ridicola iniziativa» del difensore dell’Inter, arrivato in nerazzurro dalla Lazio a parametro zero nell’estate 2018. Sempre secondo Vos «de Vrij guadagna cinque volte di più a Milano rispetto a prima e si è lasciato sussurrare da terzi che non avremmo dovuto guadagnare nulla ed è arrivato a crederci». Infine, ai tempi del passaggio all’Inter la Seg non aveva nessun accordo con il calciatore e de Vrij era a conoscenza di tutto questo: «Ma comunque non eravamo tenuti a informarlo», hanno fatto sapere.
Da dove nasce questa diatriba? Secondo il difensore, la Seg quando si è seduta intorno a un tavolo a trattare con l’Inter, invece di rappresentarlo,ha trovato un accordo con il club di viale Liberazione, guadagnandoci 7,5 milioni di euro dal trasferimento. Ma per far scattare questo bonus, de Vrij con il suo contratto di cinque anni non avrebbe dovuto superare la cifra di 50 milioni di euro. Da ricordare che l’olandese firmò con l’Inter un contratto quinquennale da 37,5 milioni di euro. Naturalmente, appena ne è venuto a conoscenza (dopo un anno e mezzo dal suo trasferimento), de Vrij è andato su tutte le furie. Ed è per questo che ha citato in causa la Seg chiedendo la differenza tra il suo stipendio attuale di 37,5 milioni di euro e lo stipendio massimo di 50 milioni di euro, inclusi parte dei guadagni dei vari bonus della Seg stessa, che all’epoca avrebbe inserito una percentuale, fissata al 7,5%, su una possibile rivendita. Arrivando a una richiesta totale di 22 milioni. continua a leggere
La serie A resta a 20 squadre. Lunedì l’ufficialità
I trustee incaricati di cedere le quote societarie della Salernitana hanno accettato l’offerta di Danilo Iervolino, scongiurando in extremis l’incubo esclusione che sarebbe scattata se entro il 31 dicembre non fossero arrivate offerte per l’acquisto del club. L’imprenditore napoletano, fondatore dell’Università Telematica Unipegaso, si appresta a diventare il nuovo proprietario della società granata. L’ufficialità arriverà nella giornata di lunedì, al termine delle verifiche bancarie ma – da quanto si apprende – si è deciso di puntare su di lui per il futuro della Salernitana.
Il nome di Iervolino era spuntato fuori nelle ultime 48 ore: in giornata l’imprenditore campano ha presentato un’offerta con annessa caparra del 5%. continua a leggere
Una lettera dell’ad della Lega De Siervo evidenzia i problemi legati all’indice di liquidità di Bologna, Cagliari, Empoli, Genoa, Sassuolo e del club di Lotito, che paradossalmente sta peggio della Salernitana
Il calciomercato invernale sta per iniziare – prenderà il via ufficialmente il 3 gennaio – ma non per tutti. Al momento ci sono ben sei club, sui venti della serie A, che non possono entrare sul cosiddetto mercato di riparazione per una seria ragione normativa: il mancato rispetto dell’indice di liquidità, il parametro che secondo le Noif – le norme organizzative interne della Figc – rivela la capacità di fare fronte agli impegni finanziari a breve termine. È la Lazio di Lotito, che l’estate scorsa si ritrovò bloccata per la stessa ragione all’inizio del mercato estivo, la società di più alta classifica tra quelle per ora bocciate. Le fanno compagnia in ordine alfabetico Bologna, Cagliari, Empoli, Genoa e Sassuolo. Per tutte c’è la possibilità di rientrare al più presto nei parametri: o con qualche cessione di calciatori prima di procedere a un acquisto (sarebbe questo il caso del Sassuolo, che ha appena ceduto all’Atalanta Boga per 22 milioni di euro più bonus) oppure con l’immissione di denaro nelle casse, per ripristinare appunto il corretto indice di liquidità, il rapporto tra attività correnti e passività correnti, la cui soglia tollerata è di 0,8.
Lazio in difficoltà, ma non la Salernitana – A mettere in luce i sei club in difficoltà – tra i quali per ironia della sorte non c’è la Salernitana già di Lotito, in febbrile attesa di un salvataggio entro il 31 dicembre per evitare l’esclusione dal campionato – è stata la lettera spedita a tutti e venti gli associati dall’amministratore delegato della Lega di A, Luigi De Siervo. Il quale, indicando “a seguito delle interlocuzioni formali con la Figc” le quattordici società “conformi con l’indice di liquidità: Atalanta Fiorentina, Hellas Verona, Internazionale, Juventus, Milan, Napoli, Roma, Sampdoria, Spezia, Salernitana, Torino, Udinese, Venezia“, rivela appunto per esclusione quelle che virtuose non sono ancora state. De Siervo certifica inoltre che tutte le società sono in regola col pagamento degli stipendi della scorsa stagione, come da verifica della società di revisione Deloitte & Touche S.p.A., ma non può fornire analoga garanzia per la stagione in corso. continua a leggere
Il Catania è fallitoma stasera dovrà comunque scendere in campo contro il Monopoli per la gara del campionato di serie C in programma alle 21 al Massimino. Con la sentenza 263 pubblicata oggi, il Tribunale di Catania – sezione fallimentare ha accolto l’istanza della procura della Repubblica, statuendo il fallimento del Calcio Catania spa e autorizzando l’esercizio provvisorio dell’impresa sino al 2 gennaio del 2022, con l’incarico a tre curatori: i dottori commercialisti Giucastro e D’Arrigo, già componenti del collegio di Ctu nominato dal Tribunale fallimentare, e l’avvocato Basile.
Lo stato di insolvenza del club ha indotto il Tribunale a dichiarare il fallimento. Adesso sarà compito dei curatori individuare le disponibilità economiche necessarie per portare a termine la stagione sportiva 2021/22. Il Calcio Catania ha 30 giorni per impugnare la sentenza di fallimento, con reclamo alla corte d’Appello.
Il consiglio federale della Figc conferma che il termine ultimo rimane il 31 dicembre: solo in presenza di offerte valide ci saranno altri 45 giorni per completare l’operazione
Foto dalla Gazzetta dello sport
La Salernitana dovrà essere venduta entro il 31 dicembre o sarà esclusa dal campionato. La richiesta di proroga per consentire ai campani di terminare la stagione, decisa dall’assemblea di Lega determinata a concludere il campionato in 20, non è nemmeno stata messa all’ordine del giorno. Non è stata cioè oggetto di una votazione. Il presidente Gravinanon è andato oltre alla presa in esame dell’atto costitutivo del trust e il conseguente impegno che il trust ha preso con la Figc. «Non abbiamo assunto nessuna delibera, mi sono semplicemente limitato a leggere il contenuto di un atto notarile che prevedeva l’esclusione della Salernitana in caso di mancata cessione delle quote, ci sono anche le firme dei disponenti e dei trustee» ha dichiarato Gravina. «Ieri uno dei disponenti (Mezzaroma, ndr) ha richiesto una proroga che però non è prevista nell’atto notarile. Auguriamo alla Salernitana di trovare un acquirente nei prossimi dieci giorni altrimenti c’è l’atto notarile che parla chiaro». In pratica la Federazione intende proseguire sulla linea di rispetto della tenuta del sistema e nei confronti della città di Salerno che venerdì in occasione della partita dell’Inter ha chiesto a gran voce un intervento delle istituzioni calcistiche per uscire da una posizione equivoca. Il Consiglio federale all’unanimità ha preso atto perciò di rispettare quanto contenuto nell’atto costitutivo del trust: alla discussione non ha partecipato Lotito, uscito dalla stanza. continua a leggere
Una struttura più piccola rispetto al Meazza, sostenibile dal punto di vista energetico e capace, con installazioni tecnologiche, di ‘indossare’ i colori e i simboli di Inter e Milan a seconda del club che gioca in casa. Scomparse le due torri destinate a uffici e hotel resta la parte destinata ai negozi. Dovrebbe essere inaugurata per la stagione nel 2026-2027
Un nuovo stadio per Milano: la Cattedrale di Populous
Il nuovo San Siro sarà una Cattedrale. Alla fine, Inter e Milan hanno deciso: il nuovo stadio, che puntano a inaugurare per la stagione 2026-2027, sarà disegnato dallo studio di architettura internazionale di Populous. Un progetto, ispirato al Duomo e alla Galleria, che da mesi era in lizza con i Due anelli di Milano firmati dal consorzio Manica-Cmr-Sportium, e che adesso è stato designato ufficialmente come vincitore.
Il percorso non è ancora concluso. E, anzi, dopo aver conquistato il primo via libera della giunta comunale di Milano (la dichiarazione di pubblico interesse è arrivata lo scorso novembre), il 2022 sarà un anno decisivo per lo stadio. E non solo perché, tra richieste di dibattiti e di referendum, ricorsi al Tar e alla Corte dei conti annunciati, i comitati contrari all’abbattimento del vecchio Meazza hanno promesso battaglia. Ma, adesso, le squadre hanno fatto un ulteriore passo in avanti. Ed è proprio ripartendo dal disegno della Cattedrale, che dovrà prendere forma il progetto esecutivo del nuovo impianto. Con un’unica certezza: a febbraio del 2026, la cerimonia di inaugurazione dei Giochi invernali di Milano-Cortinasi svolgerà nell’attuale impianto. Un’uscita di scena in grande stile per la Scala del calcio. continua a leggere
L’ad nerazzurro ha minacciato un esposto alla Procura Federale per le dichiarazioni del collega viola sulla questione stipendi
Beppe Marotta
Joe Barone
Chi c’era assicura che i toni sono stati decisamente alti e cheBeppe Marotta si sia scaldato non poco. Ieri nell’Assemblea della Lega di Serie A in cui si doveva discutere della possibile esclusione della Salernitana è invece andato in scena un pesante scontro verbale tra l’amministratore delegato dell’Inter eil collega della Fiorentina Joe Barone. Quando si è affrontata l’altra questione all’ordine del giorno (tema che verrà discusso martedì prosismo in Figc), vale a dire il possibile rinvio del termine delle verifiche federali sul corretto pagamento di stipendi, imposte e contributi fissato al 16 febbraio (con i club, tutti, che non ritengono necessario spostare la scadenza) è scoppiata la scintilla.
Perché? Perché il dirigente dell’Inter ha detto di non tollerare più le dichiarazioni (pregresse) e le illazioni (ribadite nella stessa riunione in Lega) di Barone (e del patron viola Commisso) sul tema della dilazione degli stipendidella passata stagione (l’Inter ha pagato regolarmente tutte le mensilità, usufruendo di un posticipo dei pagamenti concesso a tutti i club). Accuse che Marotta ha definito intollerabili, lasciando intendere di aver pronto un esposto alla Procura Federale per tutelare il club nerazzurro.
Anche l’ultima indiscrezione di Nicola Volpi come prossimo presidente nerazzurro non trova alcuna conferma, ma le voci di un interessamento arabo non cessano. Intanto la dirigenza interista è impegnata a rifinanziare i vecchi debiti. Un nuovo bond da 410 milioni sarà collocato a gennaio
Il contatore delle voci sul passaggio dell’Inter al fondo saudita Pif si aggiorna quotidianamente. Per tutta la giornata di ieri è circolata l’indiscrezione, smentita da ogni parte come tutte le precedenti, secondo cui non solo il club sarebbe a un passo dal passare in mani arabe, ma dopo il passaggio il nuovo presidente sarebbe Nicola Volpi.
Nicola Volpi e i sauditi – La suggestione, per verosimiglianza, è di quelle che fanno scattare tutti gli allarmi. Uomo di finanza, fondatore e socio del fondo Permira, dal 2014 al 2018 nel cda della società nerazzurra e grandissimo tifoso interista, Volpi ha infatti portato gli investitori sauditi nel capitale di Pagani, casa automobilistica di super lusso che produce fra l’altro la Huayra nerazzurra su cui Steven Zhang si spostava a Milano quando ci viveva. Tutto realistico, quindi. Ma che una voce sia costruita per sembrare vera, non significa lo sia. Anzi. Non c’è alcuna evidenza che Pif in questo momento sia interessato all’Inter. Amanda Staveley, direttrice del club inglese Newcastle – quello sì acquistato dal fondo sovrano – ha chiarito che a Rihad di comprare l’Inter non ci pensano nemmeno. Ma questo non è bastato a silenziare i rumors.
Ironia in via Liberazione – Alla sede del club in via Liberazione a Milano un tempo il gossip (così veniva bollato da quelle parti) sull’imminente cessione del club veniva accolte con stupore. Poi si è passati al fastidio. Ora le reazioni sono per lo più divertite. Fantasticare di prìncipi arabi e immaginare un calciomercato da Mille e una notte è una distrazione piacevole dalla vera priorità del management nerazzurro, meno esotica e molto più concreta: rifinanziare i bond da 375 milioni emessi cinque anni fa, che si avviano a scadenza. L’Inter avrebbe voluto collocarli sul mercato entro la fine di dicembre ma, a differenza dei mercati dei prodotti di consumo che sotto Natale esplodono, per quelli finanziari le ultime settimane dell’anno non sono tradizionalmente periodo di grandi operazioni.
Appuntamento a gennaio – L’Inter, assistita da Golman Sachs, venderà il proprio debito a gennaio, quando i volumi degli investimenti dovrebbero tornare a salire. Emetterà nuovi titoli per 410 milioni: i 375 da restituire ai precedenti creditori, più altri 50 di un prestito oggi in essere che a sua volta andrà rifinanziato, meno qualcosa che è già stato reso. La scadenza del nuovo bond sarà di nuovo quinquennale. Sempre a gennaio l’Inter tornerà anche sul mercato dei calciatori, su cui non sono attese spese pazze, ma qualcosa si farà. In ogni caso il club, grazie al lavoro fatto dai due amministratori delegati Beppe Marotta (Sport) e Alessandro Antonello (Corporate), è finanziariamente abbastanza solido da arrivare senza scossoni fino alla fine della stagione, qualsiasi sarà il risultato sportivo. Una prospettiva molto più rosea rispetto a quella che la stessa proprietà si prefigurava dodici mesi fa.
Gli impegni di Suning – Alla fine del 2020 Suning fece circolare nel mondo degli investitori istituzionali (fondi & co.) un teaser. Un documento con cui la proprietà cinese dell’Inter cercava capitale, dicendosi pronta a cedere anche quote del club. Alla fine la soluzione che si è individuata non ha invece spostato una sola azione: il finanziamento da 275 milioni del maxi-fondo Oaktree, concesso lo scorso maggio, non ha modificato l’assetto azionario: Suning controlla tramite una società veicolo il 68 per cento delle azioni, il fondo Lion Rock Capital il 31, e il resto i piccoli soci. Non è noto il dettaglio della struttura del contratto fra Suning e Oaktree ma è probabile che il debito, che no grava sul club ma sulla lussemburghese proprietaria del pacchetto di maggioranza, vada rimborsato in più tranche in tempi definiti, con una “maxi rata” finale nel 2024. Se Suning non onorerà gli impegni, il controllo dell’Inter potrebbe passare al fondo come successo con il Milan, finito in pancia a Elliott per l’inadempienza del cinese Yonghong Li.
Fin qui il quadro noto. Resta però una domanda: chi mette in giro le voci sull’interesse del fondo saudita per l’Inter? In passato era successo che indiscrezioni sul possibile fallimento del club nerazzurro originassero dal mondo delle banche d’affari. Un’attività di disturbo a cui la stessa società è riuscita a opporsi con efficacia. Questa volta il giro sembra essere più tortuoso. A rilanciare le frequentissime suggestioni sullo sbarco dei sauditi alla Pinetina sono account Twitter di “insider” più o meno credibili, che si professano in qualche modo vicini agli affari della famiglia reale saudita. Spesso però gli insider arabi rimandano a fonti para-giornalistiche europee, soprattutto italiane, non di rado siti di tifosi interisti che sognano un calciomercato in entrata a otto zeri, che a loro volta citano fonti arabe. Una giostra sempre in moto, che alla fine di ogni giro riporta al punto di partenza.
Ma a chi giova il profluvio di voci? Nella logica complottista del tifoso, di ogni colore, ogni voce che riguarda la propria squadra di calcio sarebbe fatta circolare da presunti nemici determinati a “destabilizzare”. In caso di voci di fallimento, il meccanismo potrebbe avere una sua teorica efficacia: il perfido nemico del club mette in giro la voce di un’imminente bancarotta e di conseguenza i calciatori smettono di giocare serenamente, o addirittura migrano altrove. Ma questo caso è molto diverso. Il fatto che si continui a sostenere che il ricchissimo fondo sovrano di un Paese produttore di petrolio sia interessato all’Inter non porta alcun danno alla società, né a chi ne detiene la proprietà.
L’Inter oggi non è formalmente in vendita.La famiglia Zhang ha più volte ribadito di volere anzi restare in controllo, per portare avanti il percorso che ha portato la squadra a vincere lo scudetto dopo oltre un decennio. Ma dopo l’ok preliminare da parte del Comune di Milano al progetto del nuovo stadio in condominio col Milan, che dovrebbe fare incrementare il valore dei due club milanesi, l’autorevole agenzia Bloomberg è tornata a riferire che Zhang sarebbe in cerca di nuovi soci. Questa volta però per vie carsiche, senza teaser e presentazioni ufficiali. Per chi è in cerca di finanziatori, il fatto che circoli la voce di un interesse saudita non può certo essere uno svantaggio.
Pensate di essere proprietari di un appartamento, e che nei bar del paese si diffonda il pettegolezzo secondo cui un ricchissimo e noto imprenditore sia determinato ad acquistarlo. La voce avrebbe due effetti: dare una grande pubblicità all’appartamento (e a voi che lo possedete) e comportare un probabile incremento del valore dell’immobile, nel momento in cui questo venga messo in vendita. Questo significa che sia stato Zhang a mettere in giro la voce dell’interesse dei sauditi per l’Inter? Ovviamente no, l’ipotesi sarebbe altrettanto complottistica di quella secondo cui sarebbero misteriosi “destabilizzatori”. Ma non è detto che Zhang debba dispiacersi del fatto che la voce circoli.
Multe a pioggia e sospensioni condizionali da parte dell’organo di controllo dell’Uefa: salvo il Besiktas, rischia l’Aek Atene
Otto club sono stati sanzionati dalla Uefa per violazioni relative alfair-play finanziario. La nuova prima sezione dell’Organo di controllo finanziario dei club (Cfcb) ha annunciato che:
Astana (Kazakistan),
Cluj (Romania),
Cska Sofia (Bulgaria),
Mons Calpe (Gibilterra),
Porto (Portogallo),
Real Betis (Spagna),
Santa Clara (Portogallo),
Sporting Lisbona (Portogallo)
non hanno rispettato il requisito “nessun debito scaduto“.
In bilico l’Aek Atene, salvo il Besiktas – Astanae Cluj sono stati multati rispettivamente di 150.000 e 200.000 euro mentre tutti gli altri club sono stati sanzionati con un contributo finanziario incondizionato e con l’esclusione condizionale dalla prossima competizione Uefa per club alla quale dovessero qualificarsi nelle prossime tre stagioni (2022-23, 2023-24 e 2024-25), a meno che non dimostrino entro il 31 gennaio 2022 di aver pagato le somme dovute. Queste le sanzioni inflitte: 75 mila euro per il Cska Sofia e il Santa Clara, 15 mila euro per il Mons Calpe, 300 mila euro per il Porto, 250 mila euro per il Betis e lo Sporting. La prima sezione del Cfcb ha inoltre riscontrato chela società greca dell’Aek Atene non ha rispettato diversi requisiti in materia di licenze per club e fair play finanziario e ha concluso con la società un accordo transattivo. L’Aek ha accettato di pagare un contributo finanziario incondizionato di 1,5 milioni di euro e sarà soggetto a un’ulteriore trattenuta del 10% del premio in denaro offerto dalla Uefa per la partecipazione alla prossima competizione europea alla quale dovesse qualificarsi. Tale trattenuta non avrà luogo, e l’Aek sarà escluso, se una futura verifica di conformità riscontrerà violazioni simili. Si salva invece il Besiktas: il club turco ha rispettato le condizioni imposte dal Tas il 25 giugno scorso per aver violato il requisito “nessun debito scaduto” nella stagione 2020-21. Di conseguenza, non avrà effetto la sanzione condizionale che prevedeva la trattenuta del 15% del premio in denaro offerto dalla Uefa.
Le indagini della Procura di Torino sulla Juventus si estendono alla cessione di Cristiano Ronaldo e c’è un settimo indagato, l’avvocato Cesare Gabasio, da gennaio 2021 segretario generale («general counsel») e direttore dell’ufficio legale del club. L’aumento di capitale da 400 milioni di euro prosegue con difficoltà. La Juventus ha detto che c’è il rischio che le banche garanti della sottoscrizione dell’eventuale inoptato nell’aumento considerino il decreto di perquisizione e l’indagine come «presupposti per l’esercizio del diritto di recesso» dal contratto di garanzia. Se questo avvenisse, l’aumento di capitale rischierebbe di non essere sottoscritto per una quota fino a 145 milioni e sarebbe a rischio «la continuità aziendale».
Le intercettazioni su Ronaldo: «Se salta fuori abbiam…ci saltano alla gola tutto sul bilancio i revisori è tutto». È una delle intercettazioni contenute nel nuovo decreto di perquisizioni effettuate ieri, giovedì 2 dicembre, nella sede della Juventus. La conversazione telefonica, intercettata il 23 settembre, è tra il direttore sportivo Federico Cherubini e segretario generale e capo dell’ufficio legale, Cesare Gabasio, che dopo la perquisizione tra gli indagati nell’inchiesta della Procura torinese sulle plusvalenze sospette per 282 milioni di euro negli ultimi tre bilanci della Juventus. Il riferimento è ai rapporti tra la Juventus e Ronaldo. Dalle carte emerge che «occorre ricercare acquisire documentazione contabile, extracontabile bancaria e corrispondenza e messaggistica (anche su supporto informatico) afferente alla cessione del calciatore al Manchester». L’estate scorsa Ronaldo è stato ceduto al club inglese per 15 milioni di euro.
«Il decreto di perquisizione di ieri (2 dicembre) non modifica le ipotesi investigative del precedente provvedimento notificato venerdì scorso, ma specifica la presunta esistenza di documentazione della quale, al momento, non risulta il rinvenimento» affermano l’avvocato Maurizio Bellacosa (studio legale Severino) che difende la Juventus, e l’avvocato Davide Sangiorgio che difende gli indagati della società.
Una «carta famosa che non deve esistere»: Di una intercettazione che parla di una «carta famosa che non deve esistere teoricamente» si parla già nel decreto di perquisizione del 26 novembre. Con le perquisizioni di ieri la Guardia di finanza è stata incaricata di recuperare la documentazione «contabile ed extracontabile».continua a leggere
In 5 anni quasi raddoppiato, da 381 a 739 milioni, il peso del calciomercato, ma con pochi contanti. Il Genoa ha chiuso affari per 123 milioni con i bianconeri e 78 con l’Inter
Roma — Il calcio italiano è un sistema che vive regolarmente al di sopra delle proprie possibilità, spendendo ogni anno quasi un miliardo più di quanto guadagna. Ma nel silenzio delle proprie istituzioni, ha ideato un sistema che permettesse di non affondare: lo scambio supervalutato di giocatori fantasma. O quasi. Nel 2015, la Serie A fatturava 2,2 miliardi e le plusvalenze – 381 milioni – rappresentavano il 17% della produzione. Cinque anni dopo sono raddoppiate, arrivando a 739 milioni, mentre i ricavi sono aumentati di neanche un terzo. Colpa di tutti: il Napoli ha pagato 20 dei 71 milioni per Osimhendando al Lille giovani oggi ai margini del calcio professionistico e un terzo portiere arrivato sull’orlo della “pensione”.
Anche nella Juventus l’impatto dei ricavi è cresciuto vertiginosamente in due anni: dal 2018 al 2020, il periodo sotto indagine, gli effetti prodotti dalle cessioni sono cresciuti del 70%. Una delle società con cui la Juventus ha messo in atto un flusso piuttosto continuo è il Genoa: tra le due sono circolati circa 123 milioni di euro in trasferimenti. In realtà soltanto 25 sono andati a ingrassare i conti correnti. Il resto era valore nominale scambiato, un pari e patta. Difficile anche sostenere che a muovere questi affari fossero interessi sportivi: i 74 milioni spesi per prendere giocatori dal Genoa hanno fruttato alla Juve la miseria di 14 presenze in campionato: 12 di Perin, 2 di Zanimacchia. Curioso il caso di Romero, preso versando 26 milioni ai rossoblù, ceduto per 16 (con minusvalenza di 5) all’Atalanta che lo rivende subito per 55 milioni al Tottenham dell’ex ds juventino Paratici.continua a leggere
Il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori parla di “un vero e proprio vaso di Pandora”
Pesantissime accuse pendono sul club più titolato d’Italia, la Juventus, dopo che la Procura di Torino ha ufficialmente aperto un’inchiesta che coinvolge l’intero vertice bianconero (daAgnelli al vice-presidente Pavel Nedved) indagati per falso in bilancio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Lo sottolinea in una nota il Codacons, specificando che si tratta di “un vero e proprio vaso di Pandora, considerando che negli ultimi anni molte operazioni che hanno coinvolto il club bianconero avevano fatto storcere il naso agli appassionati di calcio ed agli opinionisti”.
“Sotto accusa ci sarebbero in particolare le plusvalenze nel calciomercato e i compensi ai procuratori iscritti nei bilanci di tre stagioni sportive, da quella conclusa il 30 giugno 2019 all’ultima, terminata il 30 giugno di quest’anno. In totale – sottolinea l’associazione dei consumatori – ci sono plusvalenze per 282 milioni di euro in tre anni ‘connotate da valori fraudolentemente maggiorati’, secondo la Procura; sulla questione era già aperta un’indagine della Consob, la Commissione che vigila sulle società quotate, cominciata il 12 luglio scorso“.
“L’impianto accusatorio è molto grave e getta una luce sinistra sugli ultimi campionati di calcio anche perché, come sappiamo, vi è stato un vero e proprio predominio bianconero negli ultimi anni, terminato nell’anno passato – afferma il presidente Codacons, Marco Donzelli – Se la Juventus dovesse essersi illegittimamente avvantaggiata sui club rivali con operazioni di questo tipo allora verrebbe meno la regolarità degli ultimi campionati di calcio e, come conseguenza, la Federazione e l’Authority per la concorrenza del mercato dovranno intervenire e sanzionare i responsabili. Al di là delle responsabilità individuali, il club non potrà andare esente da punizione. Per questo e a tutela di migliaia di tifosi, presenteremo un esposto all’Antitrust ed alla Procura Federale chiedendo la retrocessione del club bianconero in Serie B e la revoca degli ultimi scudetti vinti con l’ombra di queste operazioni potenzialmente illecite“.
Caso plusvalenze Juve, spunta anche il filone degli agenti
Dalle intercettazioni dell’indagine Prisma emergono elementi anche sui rapporti tra il club bianconero e i procuratori
Non solo plusvalenze, l’indagine Prisma che coinvolge la Juventus si allarga anche agli agenti dei calciatori. Come riporta La Gazzetta dello Sport, gli inquirenti starebbero lavorando anche sulle “prestazioni rese da alcuni agenti coinvolti nelle rispettive intermediazioni”, come si legge nel comunicato di venerdì della Procura, che potrebbero aver avuto mandati fittizi per alcune operazioni. Secondo l’accusa, dalle intercettazioni emerge il fondato sospetto che alcuni agenti siano stati pagati per delle operazioni di mercato inesistentie che la Juventus abbia fatto uso ricorrente di intermediari o agenti “di fiducia”.
Tra gli agenti a libro paga del club bianconero, spiccano soprattutto i nomi di Jorge Mendes e Mino Raiola. Coinvolto anche Cristiano Ronaldo, che viene citato nel decreto di perquisizione per una scrittura privata relativa ai rapporti economici fra il portoghese la Juve che la Guardia di Finanza, su indicazione della procura di Torino, ha ricevuto l’incarico di cercare e recuperare durante le perquisizioni nelle sedi del club.
Raiola invece, che per l’affare De Ligt ha intascato 10,5 milioni di ‘oneri accessori’, è finito sotto la lente degli inquirenti soprattutto per il trasferimento diFranco Tongya, coinvolto in un’operazione di scambio col Marsiglia che la Procura definisce “a specchio”, quindi senza movimento di denaro.
IL COMUNICATO UFFICIALE Juventus Football Club S.p.A. (“Juventus” o la “Società”) prende atto dell’avvio di indagini da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino nei confronti della Società nonché di alcuni suoi esponenti attuali (Andrea Agnelli, Pavel Nedved e Stefano Cerrato) e passati in merito alla voce “Proventi da gestione diritti calciatori” iscritta nei bilanci al 30 giugno 2019, 2020 e 2021 per i reati di cui all’art. 2622 cod. civ. (False comunicazioni sociali delle società quotate) e all’art. 8 del D.Lgs. n. 74/2000 (Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti) e, per quanto attiene alla Società, per l’illecito previsto dagli artt. 5 (Responsabilità dell’ente) e 25-ter (Reati societari) del D.Lgs. n. 231/2001. Si rammenta che la Società è attualmente soggetta a una verifica ispettiva da parte della Consob ai sensi dell’art. 115, comma 1, lett. c), del D.Lgs. n. 58/1998, anch’essa avente ad oggetto la voce “Proventi da gestione diritti calciatori”, come descritto nel prospetto informativo relativo all’aumento di capitale in opzione, pubblicato in data 24 novembre 2021, e nella relazione finanziaria annuale consolidata al 30 giugno 2021.
Come doveroso, Juventus sta collaborando con gli inquirenti e con la Consob e confida di chiarire ogni aspetto di interesse degli stessi, ritenendo di aver operato nel rispetto delle leggi e delle norme che disciplinano la redazione delle relazioni finanziarie, in conformità ai principi contabili e in linea con la prassi internazionale della football industry e le condizioni di mercato.
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In relazione all’aumento di capitale in opzione, deliberato dall’Assemblea degli Azionisti in data 29 ottobre 2021, si conferma la tempistica resa nota con comunicato del 22 novembre 2021 e l’avvio dell’offerta in opzione e della negoziazione dei diritti di opzione a partire dal 29 novembre 2021.