Foto da Facebook Pazzi per il meteo goriziano & storm chasing relative al Friuli Occidentale
Come da previsioni, nella giornata di lunedì 21 luglio 2025, il maltempo ha colpito il Friuli con numerosi temporali che si sono sviluppati fin dal mattino nel Pordenonese, estendendosi poi verso est in provincia di Udine e Gorizia.
Alcuni di questi fenomeni si sono rivelati intensi, con grandinate e raffiche di vento che hanno raggiunto punte di 100-110 km/h in pianura e fino a 136 km/h sul Monte Rest, in provincia di Pordenone. Le precipitazioni più abbondanti si sono concentrate sulle Prealpi Carniche, con accumuli di 80-90 mm di pioggia, mentre in bassa Carnia, alta pianura orientale e Prealpi Giulie si sono registrati fino a 40-50 mm. Nelle altre zone, le piogge sono state meno intense.
Evoluzione meteo nelle prossime ore – Nelle prossime ore serali e notturne l’afflusso in quota da ovest di masse d’aria progressivamente più fresche provocherà ancora marcata instabilità, con probabili temporali sparsi su tutta la regione, che localmente potranno essere ancora forti, accompagnati da grandinate e raffiche di vento.
Sulla costa e sul Golfo di Trieste, al passaggio dei temporali, potrebbero verificarsi repentini cambi di direzione e di intensità del vento, con brusco passaggio di direzione da sudovest a nordovest. Nella seconda parte della notte e fino al mattino di martedì è probabile ancora moderata instabilità con rovesci e temporali sparsi, specie su pianura e costa. Martedì mattina possibile presenza di Bora moderata sulla costa.
Danni e interventi in corso – Dal primo pomeriggio di oggi, la Sala Operativa Regionale ha ricevuto diverse segnalazioni di caduta alberi in località quali Caneva, Arba, Roveredo in Piano, Rive d’Arcano, Clauzetto, Sequals, Sacile, Polcenigo, Pinzano, Montereale Valcellina e Budoia. Segnalato un albero caduto anche in viale Cadore a Udine.
Sulla SR117 è stato istituito il senso unico alternato per albero sulla carreggiata tra il cimitero di Gorizia e il semaforo di Savogna mentre la Strada provinciale 512 tra le frazioni di Cavazzo Carnico Somplago e Mena è chiusa per caduta massi e i vigili del fuoco sono già sul posto. Al Numero Unico Emergenze 112 sono arrivate circa 30 chiamate, soprattutto dalla zona pedemontana. Durante l’evento sono stati rilevati oltre 10.000 fulmini (dato aggiornato alle 17:00).
Protezione civile al lavoro – Dalle ore 12:00 sono impegnati oltre 50 volontarie una ventina di mezzi per le attività di soccorso e monitoraggio, a supporto dei gruppi comunali di Protezione Civile.
1 – Addio all’ora legale, e benvenutaora solare. Questo weekend, e più precisamente nella notte tra sabato 25 e domenica 26 ottobre, gli italiani dovranno spostare le lancette indietro di un’ora. Questo passaggio, come quello inverso, non è mai indolore e ha effetti negativi su salute, energia, bollette, ambiente e tasche dei cittadini, al punto che gia oltre 350mila italiani hanno firmato la petizione online per rendere permanente l’ora legale tutto l’anno.
Lo afferma la Societa Italiana di Medicina Ambientale (Sima) che assieme a Consumerismo No Profit ha avviato una raccolta firme per chiedere al Governo l’ora legale permanente.
2 – I rischi per la salute – «Il passaggio ora legale/ora solare e viceversa determina ripercussioni negative sulla salute umana – spiega il presidente Sima, Alessandro Miani – Si altera la ritmicita circadiana, ossia l’orologio biologico del nostro organismo che, in assenza di segnali provenienti dall’ambiente esterno, completa il proprio ciclo in circa 24 ore. Il mancato rispetto di questi ritmi naturali ha effetti sulla pressione arteriosa e la frequenza cardiaca: diversi studi hanno attestato una correlazione tra cambio di orario e patologie cardiache, con l’Universita di Stoccolma che ha riportato un’incidenza del +4% di attacchi cardiaci nella settimana successiva all’introduzione dell’ora solare. Si registrano poi problemi del sonno in una consistente fetta di popolazione, con conseguenze negative su concentrazione e umore e quindi su rendimento scolastico, efficienza sul lavoro, relazioni personali, ecc».
Altri studi hanno poi certificato una correlazione tra il passaggio da ora legale a ora solare e l’incremento di incidentalità stradale e sul lavoro: ad esempio nei periodi di ora legale e stata registrata una diminuzione fino al -13% degli incidenti a danno di pedoni connessa all’aumento della visibilita lungo le strade nelle ore serali. Mentre una ricerca condotta in Australia ha perfino riscontrato un aumento dei suicidi nelle prime settimane di cambiamento dell’orario. Senza parlare delle possibili conseguenze sulla criminalita: con l’ora solare si allungano le ore di buio serali, quelle in cui si concentrano furti, rapine e altri reati», conclude Miani.
3 – I consigli per aiutare l’organismo ad adattarsi – Con il passaggio dall’ora legale all’ora solare «il nostro organismo sarà chiamato a riadattare i propri ritmi biologici». Un cambio che «per molti rappresenta solo un’ora di sonno in più, ma che può comunque influire sul benessere generale, in particolare sulla qualità del sonno, sull’umore e sulla concentrazione». Lo spiega l’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Firenze, che alla vigilia dello switch fornisce alcuni consigli per ‘assorbire’ l’effetto-fuso.
«Il cambio d’ora – illustrano i medici fiorentini in una nota – ha l’effetto di un piccolo jet lag: il nostro corpo deve sincronizzarsi nuovamente con il ciclo luce-buio e con le abitudini quotidiane. E’ un adattamento che, per quanto lieve, può farsi sentire soprattutto in chi soffre già di disturbi del sonno, negli anziani e in chi ha orari di lavoro irregolari. Per aiutare il nostro organismo a riadattarsi – suggeriscono – bastano pochi accorgimenti: anticipare leggermente i propri orari nei giorni precedenti, esporsi alla luce naturale nelle ore centrali della giornata e mantenere una regolarità nei pasti e nel sonno. Si tratta di un equilibrio che si recupera in pochi giorni, ma che richiede rispetto dei propri ritmi naturali».
Le analisi hanno confermato la positività per salmonella non tifoidea in 19 casi, mentre per gli altri gli esami sono ancora in corso
In provincia di Reggio Emilia è allerta salmonella. Il dipartimento di sanità pubblica della Regione ha reso noto di aver ricevuto oltre 50 segnalazioni di sospette tossinfezioni alimentari nelle ultime tre settimane. La maggior parte delle persone presentava febbre associata a sintomi gastrointestinali (come diarrea, febbre, crampi addominali, nausea, vomito). Solo per tre pazienti è stato necessario il ricovero in ospedale, mentre in tutti gli altri casi l’infezione si è risolta in pochi giorni. L’Ausl locale spiega che le analisi hanno confermato la positività per salmonella non tifoidea in 19 casi, mentre per gli altri gli esami sono ancora in corso.
Allarme salmonella a Reggio Emilia, le persone coinvolte avevano mangiato in esercizi pubblici – Al momento non è chiaro cosa abbiano mangiato le persone rimaste intossicate, ma c’è un indizio non trascurabile: la maggior parte di loro, spiega infatti il dipartimento di sanità, nei giorni precedenti all’insorgenza dei sintomi ha consumato almeno un pasto anche “in pubblici esercizi della provincia di Reggio Emilia“. Quali siano i locali dove abbiano pranzato o cenato è per ora ignoto. Sul punto l‘Ausl fa sapere che “gli esiti analitici delle indagini ambientali e alimentari sono ancora in corso“.
Infezione da salmonella: come evitare i rischi– I casi registrati sono di salmonella Cnon tifoidea. La salmonellosi è un’infezione dell’apparato digerente provocata da un gruppo di batteri della famiglia Enterobacteriaceae, del genere Salmonella. Come spiega l’istituto superiore di sanità si trasmette per via oro-fecale, “attraverso l’ingestione di cibi o bevande contaminate o per contatto, attraverso la manipolazione di oggetti o piccoli animali in cui siano presenti le salmonelle“.
La salmonella non tifoidea è in particolare responsabile di oltre il 50% del totale delle infezioni gastrointestinale. Per evitare di correre rischi è fondamentale cuocere sempre bene i cibi, soprattutto se parliamo di pollo, carne di maiale e uova, e stare attenti all’igiene delle mani e delle superfici. Altre misure raccomandate sono il consumo di latte esclusivamente pastorizzato, il lavaggio accurato di frutta e verdura e la separazione degli alimenti crudi da quelli cotti.
La terra ha tremato alle 14:40 di venerdì. La scossa è stata percepita distintamente anche in provincia di Napoli
credits: Global Quake
La terra torna a tremare in Campania. Una forte scossa di terremoto si è verificata alle 14:40 di oggi, venerdì 24 ottobre, con epicentro localizzato in provincia di Avellino, a 16 chilometri di profondità. La magnitudo, inizialmente stimata compresa tra 3.4 e 3.9, è stata rivista dall’Ingv a 3.6.
Earthquake alert system
La scossa sismica è stata avvertita distintamente in alcune zone della provincia di Napoli e di Caserta, senza contare la provincia di Salerno, più vicina all’avellinese. Il sisma non avrebbe ragioni vulcaniche non essendo legato né al Vesuvio, né ai Campi Flegrei.
Vari esponenti di Forza Italia hanno criticato con durezza l’innalzamento delle tasse sugli affitti brevi inserito nellalegge di bilancio, il provvedimento con cui il governo decide come spendere i soldi nell’anno successivo: «Una misura iniqua», l’ha definita il deputato Alessandro Cattaneo. Anche il leader della Lega Matteo Salvini l’ha contestata: «Non mi sembra che sia un modo per aiutare il consumo interno e la domanda interna», ha detto. Pure Fratelli d’Italia, anche se con toni più pacati, ha chiesto delle correzioni.
Insomma tutti i partiti di governo hanno disconosciuto una norma che i loro leader avevano votato pochi giorni prima. C’entra ovviamente una certa dose di ipocrisia e di opportunismo politico. Ma in buona parte, quando i ministri sembrano scoprire l’effettivo contenuto della legge di bilancio solo dopo averla votata, è perché è successo davvero così: in Consiglio dei ministri hanno approvato un testo di cui conoscevano approssimativamente le norme principali, e poco o nulla del resto.
Venerdì 17 ottobre, durante la conferenza stampa tenuta al termine del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini avevano presentato sommariamente icontenuti della legge di bilancio, dicendosi tutti molto soddisfatti e orgogliosi per il testo appena promosso. Poche ore dopo sono iniziati i bisticci: prima sulla tassa alle banche, poi sugli affitti brevi. Tra gli altri, infine, anche il ministro della Difesa Guido Crosetto ha riconosciuto alcune storture del testo che aveva da poco votato.
Ci sono riflessioni che occorre fare sulla manovra? Probabilmente si, come ogni volta, per ogni manovra, perché come sempre ci sono cose che diventano chiare solo quando si leggono tutte le norme e si scorrono tutti i capitoli. I capitoli veri e non le tante bozze che sento…
Non è una novità. Successe l’anno scorso – e sono solo alcuni esempi – con l’innalzamento delcanone RAI (riportato a 90 euro all’anno dopo una temporanea riduzione nel 2024), con l’estensione della cosiddetta “digital tax”alle piccole e medie imprese, con l’aumento delle tasse sulle criptovalute: tutte norme votate in Consiglio dei ministri insieme alle altre contenute nella legge di bilancio, e tutte disconosciute pochi giorni dopo dagli stessi partiti che avevano esaltato i pregi di quella legge di bilancio.
Non succede solo con questo governo, anzi: è una prassi ormai consolidata, che in alcuni anni o circostanze è diventata particolarmente grottesca. Di solito il ministero dell’Economia inizia a lavorare alla redazione della legge finanziaria a partire da settembre (anche se, per certi aspetti, si potrebbe dire che l’allestimento della legge di bilancio è un lavoro che dura tutto l’anno, per quanto a intensità variabile). I funzionari del ministero, a seconda delle varie indicazioni che ricevono, iniziano a elaborare grafici e simulazioni, a stimare l’effetto che certe misure avrebbero sul bilancio dello Stato. Ma non è un lavoro lineare.
Spesso alcune misure vengono annunciate solo per fini propagandistici. Altre volte il governo fa in modo di rendere pubbliche certe intenzioni anche per valutare l’effetto che avrebbero sull’opinione pubblica o sulle categorie più direttamente interessate. E poi, man mano che ci si avvicina alla fine di settembre, il contesto si definisce meglio. Ma è un esercizio spesso caotico: perché alcune norme sono collegate tra loro, e toglierne una implica anche modificarne un’altra, e questa modifica a sua volta impone una revisione di alcune previsioni già fatte, e così via.
Forza Italia dice no ad una misura che danneggerebbe i piccoli proprietari di immobili. pic.twitter.com/xKAz52Hrte
Poi bisogna tenere conto dei confronti più o meno riservati che il ministero dell’Economia ha con la presidenza della Repubblica, e soprattutto con le istituzioni che svolgono un po’ il ruolo di controllori, come la Banca d’Italia o l’Ufficio parlamentare di bilancio, e ovviamente con la Commissione Europea. Infine bisogna attendere che l’ISTAT, l’istituto nazionale di statistica,aggiorni le previsioni sulla crescita per l’anno in corso: di solito lo fa tra fine settembre e inizio ottobre, e anche da quei dati dipende la pianificazione della spesa del governo.
A quel punto comincia la redazione effettiva della legge di bilancio, che deve avvenire in tempi rapidi nel rispetto di scadenze ben precise: entro il 15 ottobre il governo deve inviare alla Commissione Europea il Documento programmatico di bilancio (DPB), con le linee guida essenziali e i saldi di spesa della manovra (come viene anche chiamata la legge di bilancio); entro il 20 ottobre il disegno di legge di bilancio va approvato dal Consiglio dei ministri e inviato al parlamento.
Il grosso del lavoro, però, viene svolto dal ministero dell’Economia, in coordinamento con la presidenza del Consiglio. Gli altri ministeri vengono consultati per le norme di loro diretto interesse, e coinvolti solo marginalmente sul resto. A seconda dell’indirizzo seguito dal ministro dell’Economia, poi, possono esserci riunioni coi responsabili dei vari partiti di maggioranza, più o meno formali. Ma alla fine è il ministro stesso, con pochi collaboratori fidati, a lavorare sulle singole voci della legge di bilancio.
Tutto avviene in un contesto convulso: con le varie categorie, i sindacati, le lobby, che fanno pressioni sul governo per ottenere qualcosa, e la presidente del Consiglio che valuta quali diqueste richieste accogliere, imponendo al ministro dell’Economia correzioni in corso d’opera, con un effetto domino che poi impone di effettuare aggiustamenti. Se si riduce una tassa a una certa categoria magari bisogna alzarla a un’altra, oppure bisogna tagliare i fondi per un progetto, e così via.
Si arriva così, tra tensioni e baruffe, e nella generale incertezza, al Consiglio dei ministri decisivo. Quasi sempre in questa sede è il ministro dell’Economia che, su invito della o del presidente del Consiglio, illustra la manovra: però entra nel dettaglio solo delle misure rilevanti dal punto di vista finanziario o politico, e il resto si dà per assodato. Anzi, spesso il testo che viene approvato non è neppure completo, e tutti sanno che stanno in sostanza delegando il ministro dell’Economia a sistemare le ultime questioni irrisolte o quelle marginali. Poi, quando le prime bozze della legge di bilancio iniziano a circolare, puntualmente vengono scoperte alcune norme che generano polemiche (dai giornalisti, dagli esperti dei vari settori o dai parlamentari stessi). E lì che inizia il gioco delle parti della politica.
Quest’anno, per dire, il governo ha tenuto le ultime riunioni coi sindacati e con le imprese tra il 10 e il 13 ottobre: anche per via di quegli incontri si è deciso di modificare alcuni aspetti della legge di bilancio. Ne è stata anche aumentata la portata, da 16 a 18 miliardi di euro: una scelta che ha consentito al governo di accogliere alcune istanze delle varie categorie, ma che ha costretto il ministro dell’Economia a trovare maggiori risorse economiche.
Così venerdì 17 ottobre, in Consiglio dei ministri, quasi tutti i membri del governo – tranne Giorgetti e un paio d’altri – si sono trovati per la prima volta conun testo di 110 pagine e 137 articoli pieno di numeri e riferimenti ad altre norme, in un lessico burocratico piuttosto inafferrabile (cose tipo: «così come previsto dall’articolo 1, comma 797, della legge 30 dicembre 2020, n. 178»; oppure: «all’articolo 4 del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, sono apportate le seguenti modificazioni»). È inevitabile che abbiano votato senza leggere, o quasi.
Ovviamente ciascun governo ha le sue prassi, più o meno virtuose. Giorgetti ha adottato un metodo tutto suo, tenendo i partiti quanto più possibile all’oscuro dalle sue decisioni, ignorandone spesso le sollecitazioni, e lasciando anche a deputati e senatori scarsissimi margini di spesa per chiedere misure di natura elettorale o clientelare. È stata la sua grande esperienza politica a suggerirgli di inserire consapevolmente nella legge di bilancio alcune norme su cui sapeva che si sarebbero concentrate le critiche dei partiti della sua stessa maggioranza, così da poterle usare come oggetto di scambio per vincere le loro resistenze su altre questioni. Vari indizi lasciano intendere che anche sulla questione degli affitti brevi sia andata un po’ così.
Altre volte, più semplicemente, il governo si accorge di aver sbagliato. Successe per esempio nel dicembre del 2022. Il governo inserì nella legge di bilancio una normache limitava l’utilizzo dei pagamenti elettronici, per poi accorgersi – grazie a una segnalazione arrivata da funzionari del precedente governo Draghi – che quella norma violava un’indicazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e rischiava dunque difar perdere all’Italia una parte dei finanziamenti europei connessi. Il governo dovette cancellare la misura in modo un po’ precipitoso.
In ogni caso, se c’è una certa leggerezza nell’approvare la prima bozza della legge di bilancio è anche perché è risaputo che poi il parlamento, su indicazioni o su pressioni del governo stesso, interverrà nelle settimane seguenti per modificare il testo, che deve essere infine approvato in via definitiva da Camera e Senato entro la fine dell’anno (e anche qui negli ultimi anni sonosuccesse cose strane e problematiche).
Lo ha fatto in un modo non molto visibile, ma intanto la pressione fiscale resterà alta anche con questa legge di bilancio
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la presentazione della legge di bilancio per il 2026, il 17 ottobre del 2025 (Roberto Monaldo/LaPresse)
I partiti al governo – Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia – ci sono arrivati con la promessa di ridurre le tasse, e dicono spesso che lo stanno facendo con successo.Ma non è proprio così. Dal 2023 infatti il carico fiscale è notevolmente aumentato, e contribuirà a tenerlo alto anche la legge di bilancio che il governo ha appena presentato in parlamento, che la dovrà discutere e approvare entro la fine dell’anno. Prevede per quest’anno una pressione fiscale ai massimi degli ultimi dieci anni. La prospettiva non migliora nel prossimo biennio.
La pressione fiscale alta non è frutto soltanto dell’azione di questo governo: in Italia è alta da sempre, serve tra le altre cose a finanziare uno stato sociale tra i più generosi d’Europa per pensioni e sanità. Non è un bene o un male di per sé, è semplicemente una caratteristica come un’altra del sistema economico (anche se qualcosa si potrebbe dire sulla qualità della spesa pubblica italiana). Guardando il suo andamento nel tempo, però, si capisce cosa hanno deciso al riguardo i diversi governi.
La pressione fiscale si misura con la somma di determinate imposte: quelle indirette (tra cui l’IVA sui consumi) e dirette (come l’IRPEF sui redditi), le imposte in conto capitale (come quelle sulla successione), i contributi sociali (come quelli che finanziano le pensioni e i congedi parentali). Dalla pressione fiscale sono escluse alcune voci residuali, come le cosiddette “altre entrate” e le “entrate in conto capitale non tributarie”: sommandole si ottiene il valore delle entrate totali, cioè quanto incassa davvero lo Stato dalle tasse. In poche parole: la pressione fiscale è l’indicatore da guardare per vedere l’andamento delle tasse su cui può davvero agire il governo (per esempio abbassando l’IRPEF o l’IVA, e via così); le entrate totali danno un quadro più realistico considerando tutto quanto, anche cosa è fuori dal potere del governo.
Le entrate totali sono dunque sempre più alte della pressione fiscale, ma i due valori hanno sostanzialmente lo stesso andamento. Si usa metterli in rapporto al PIL, cioè alla dimensione dell’economia.
Il governo di Giorgia Meloni è entrato in carica a ottobre del 2022 e, come si vede dal grafico, da allora le entrate totali e la pressione fiscale sono aumentate rispettivamente di 1 punto e di 1,3 punti percentuali di PIL: ai valori di oggi significa che sono più alte di circa 28 e 22 miliardi di euro. Nel secondo trimestre di quest’anno, l’ultimo per cui sono disponibili i dati, i due indicatori sono arrivati ai massimi degli ultimi dieci anni, al 42,8 e al 47,6 per cento. Sono valori vicino a quelli raggiunti durante il governo di Mario Monti, il governo nato per mettere a posto i conti pubblici in un momento di grande difficoltà economica, nel 2011, e diventato poi simbolo delle politiche di “austerità”.
Come si vede dal grafico, anche durante il secondo governo di Giuseppe Conte ci fu una pressione fiscale alta: ma quel governo fu penalizzato dagli anni della pandemia, che sballarono tutti i valori per via del grande calo del PIL.
Secondo le previsioni del governo di Meloni nel 2025 la pressione fiscale si chiuderà al 42,8 per cento del PIL, in aumento rispetto al 42,5 del 2024, e il valore più alto dal 2015. Nel 2026 il disegno di legge presentato prevede che rimarrà stabile al 42,8 per cento. Secondo i calcoli dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani la pressione fiscale aumenterà ancora al 42,9 per cento nel 2027, per poi scendere al 42,7 nel 2028. Un andamento simile lo avranno le entrate totali. Questo significa che quasi la metà di ciò che produce l’economia finisce allo Stato.
I dati comunque non vengono presentati in maniera trasparente dal governo, perché fa un uso piuttosto estensivo delle voci di bilancio residuali, che restano quindi fuori dall’indicatore della pressione fiscale e lo falsano. La cosa viene denunciata da molte istituzioni ed esperti dall’anno scorso, quando fu impossibile capire se le tasse sarebbero aumentate o meno quest’anno.
A prescindere dal metodo a questo punto però potreste chiedervi: ma com’è possibile che la pressione fiscale sia aumentata così tanto mentre il governo dice di ridurre le tasse? Perché da una parte i dati dicono che erano da dieci anni che in Italia non si pagava un ammontare di tasse così alto; dall’altra è vero che il governo ha fatto alcune cose per ridurle.
Partiamo dagli interventi del governo. Ci sono effettivamente alcuni aumenti delle imposte: rinnegando anni di battaglie, il governo ha aumentato le accise sui carburanti e prevede un altro aumento per il prossimo anno; ha rimodulato il sistema di bonus fiscali a svantaggio dei redditi più alti; e vuole imporre per l’anno prossimo alcune tasse a banche e assicurazioni.
Ma i provvedimenti fiscali più significativi sono state due riduzioni. Il governo ha reso innanzitutto permanente il cosiddetto “taglio del cuneo fiscale”, cioè uno sconto sulle tasse dei lavoratori dipendenti che era stato introdotto dal governo di Mario Draghi per compensare l’aumento del costo della vita. Il passaggio dal regime transitorio a quello permanente è stato comunque un pasticcio, e dall’inizio dell’anno lo sconto è diminuito per diverse categorie di lavoratori, che hanno visto ridursi lo stipendio netto mensile.
Il governo ha poi ridotto le aliquote IRPEF, cioè le percentuali che si applicano agli scaglioni di reddito delle persone fisiche per stabilire quante imposte sono dovute. Nel 2022 le aliquote erano 4 mentre ora sono 3, ed è stata ridotta di due punti percentuali quella per i redditi sotto i 28mila euro. Il disegno di legge di bilancio per l’anno prossimo prevede una riduzione ulteriore dell’aliquota del secondo scaglione, che per i redditi tra i 28 e i 50mila euro passerà dal 35 al 33 per cento.
Seppure i due interventi di riduzione delle imposte appena menzionati siano in teoria consistenti, non hanno avuto l’effetto di ridurre il carico fiscale complessivo. Anzi.
Da quando si è insediato il governo di Meloni paghiamo materialmente più tasse per colpa di un meccanismo chiamatofiscal drag, o drenaggio fiscale, che esiste nei sistemi fiscali progressivi quando c’è un’inflazione elevata, come l’aumento generale del livello dei prezzi che si è visto negli ultimi quattro anni. Il sistema italiano è per l’appunto progressivo: significa che più si guadagna e più si paga una quota più alta di tasse, per il principio costituzionale che chi ha un reddito più alto deve contribuire in misura maggiore al fabbisogno dello Stato.
Quando aumenta il costo della vita si innescano anche aumenti delle retribuzioni per tentare di tenere il passo dei prezzi. Non è un problema di per sé, anzi, gli stipendi devono aumentare per adeguarsi gradualmente a una vita più cara: da gennaio del 2021 a gennaio del 2025 i prezzisono aumentati complessivamente del 16 per cento, mentre leretribuzioni di poco più dell’8 per cento, la metà, ma l’andamento è positivo.
Il problema c’è quando questi aumenti avvengono in un sistema fiscale progressivo che non si adegua al nuovo livello di redditi, o non si adegua abbastanza: gli aumenti di stipendio spesso portano a sforare la soglia entro cui si ha diritto a bonus o detrazioni, o quella dello scaglione successivo in cui si pagano aliquote più alte (solo per la parte di reddito che sfora). Il drenaggio fiscale è proprio questo: in caso di inflazione comporta un tradimento del principio dell’equità del sistema fiscale, perché porta a pagare più tasse senza aver avuto davvero un miglioramento della propria situazione economica. Non solo si pagano più imposte sul reddito, ma con l’aumento generale dei prezzi si paga anche più IVA (che viene calcolata in percentuale del prezzo dei prodotti).
Deriva da questo fenomeno l’aumento delle entrate e della pressione fiscale in questi anni di governo di Meloni, che è stato avvantaggiato da un eccezionale aumento delle entrate senza aver dovuto imporre evidenti – e impopolari – aumenti delle tasse. Anzi, con questi soldi è riuscito anche a introdurre e propagandare alcune riduzioni delle imposte, che però nella pratica non hanno compensato il drenaggio fiscale.
Una stima di lavoce.info indica in 17 miliardi di euro l’aumento delle imposte incassate dallo Stato nel solo 2024 a causa del drenaggio fiscale. Un’altra stima dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio dice che proprio i due grandi interventi fiscali spiegati qui sopra non solo non hanno provocato una compensazione del drenaggio fiscale, ma lo hanno peggiorato per circa 300 milioni di euro all’anno.
Allarme della Cgia di Mestre: pressione fiscale reale è al 48%! Oltre alla marea di tasse, i contribuenti subiscono anche il salasso degli aumenti di luce, acqua, gas, pedaggi autostradali, servizi postali, trasporti. Basta trattare gli italiani come bancomat! CHOC FISCALE SUBITO pic.twitter.com/DqVKtji30z
È stata una scelta precisa del governo, che ha deciso di non “restituire” al sistema i proventi del drenaggio fiscale, per esempio adeguando in misura appropriata le soglie di accesso ai bonus o gli scaglioni dell’IRPEF. Con tutti questi soldi in più ha deciso invece di mettere a posto i conti pubblici. Secondo il governo la pressione fiscale sarebbe aumentata perché è aumentata la gente al lavoro, e quindi le persone che pagano le tasse. Lo hanno detto più volte Meloni e il suo ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ma non è vero, e sono stati smentiti categoricamente dagli economisti.
Villarreal-Barcellona non si giocherà a Miami, l’Uefa applaude. E la Fifa deve ancora dare l’ok alla serie A
L’Optus Stadium di Perth, 61.266 posti, è l’impianto designato per Milan-Como
Salta Villarreal-Barcellona a Miami e sia la Uefa che il commissario europeo per lo Sport applaudono. Sul tavolo, ora, resta Milan-Como in Australia, nel fine settimana dell’8 febbraio 2026. Resta anche e soprattutto sul tavolo della Fifa, che deve ancora dare l’ok. Effetto domino, ipotizza qualcuno del nutrito fronte dei “no“ alla storica prima gara di campionato all’estero. La Liga, martedì sera, ha ufficializzato il dietrofront: “A seguito di colloqui con l’organizzatore della partita di Miami, quest’ultimo ha annunciato la sua decisione di annullare l’evento a causa dell’incertezza generata nelle ultime settimane in Spagna“. Ha vinto il “no“, in pratica.
Il partito al quale si è accostata anche la Uefa che “accoglie con favore la decisione. La nostra posizione riguardo alle partite dei campionati nazionali disputate all’estero resta chiara. Il nostro presidente ha già affermato che devono essere giocate nella nazione corrispondente, qualsiasi altra soluzione priverebbe i tifosi più fedeli e introdurrebbe potenzialmente elementi di distorsione nelle competizioni“. Ceferin aveva comunque, obtorto collo, autorizzato l’espatrio. Aggiungendo: “Deplorevole dover rinunciare a queste due partite, questa decisione è eccezionale e non deve essere considerata un precedente“. Glenn Micallef, commissario europeo per lo Sport, ha poi messo il carico sullo stop della Liga: “Una vittoria per i tifosi, i giocatori e per le tradizioni che rendono speciale il calcio europeo. Confido che la Serie A rifletta su questo aspetto. Mantenere il nostro gioco radicato in Europa rafforza tutti“. La Lega Serie A resta sempre più isolata, insieme a Milan e Como. Dopo il comunicato dei lariani (“sacrificio necessario“) e la risposta della curva (“la nostra fede non viaggia in business class, non accettiamo lezioni di sacrificio, esortiamo chiunque a non essere complice di questa pagliacciata“), ha parlato il direttore sportivo Ludi: “Se sarà limitata a una partita spot, comprendo chi si pone dei dubbi“.
I dubbi se li è posti il Codacons che ha deciso “di diffidare nuovamente Ac Milan, ribadendo la necessità di tutelare gli abbonati. L’erogazione di un voucher pari a 1/19 del costo dell’abbonamento non è conforme alla normativa vigente in materia di tutela dei consumatori, che prevede invece il rimborso in denaro in caso di mancata prestazione“. I dubbi se li è posti l’associazione italiana calciatori, per voce del presidente Umberto Calcagno: “Il problema non è la partita in sé, anche se viene giocata a 28.000 chilometri di distanza, con fusi orari e cambi di temperatura duri da affrontare. Resta il dubbio se sia questo il modello da inseguire“. Per l’ad della Lega Luigi De Siervo la risposta è affermativa. Vedasi il battibecco a distanza con Adrien Rabiot che ha definito “folle” la trasferta australiana: “Guadagna milioni ed è pagato per giocare a calcio. Dovrebbe avere più rispetto per il suo datore di lavoro, il Milan, che ha spinto perché questa partita si giocasse all’estero“. Ora, palla alla Fifa.
1 – La prima bozza della legge di bilancio2026, composta da 137 articoli, arriverà in Parlamento nei prossimi giorni. I provvedimenti confermano molte delle misure già anticipate dopo il Consiglio dei ministri: si parte dal taglio dell’aliquotaIrpef intermedia, passando per una nuova rottamazione dellecartelle, fino alla stretta sugli affitti brevi e l’aumento delle accise sulle sigarette.
La manovra contiene anche un pacchetto di misure a sostegno delle famiglie, un intervento sul congedo parentale e l’introduzione della “Carta Valore” per i diciottenni.
2 –Riforma Irpef e buste paga più leggere – Dal 2026, l’aliquota Irpef nella seconda fascia di reddito (28.000-50.000 euro) scenderà dal 35% al 33%. Un taglio che potrà far risparmiare fino a 440 euro l’anno per chi si colloca intorno ai 50.000 euro di reddito. Anche chi supera tale soglia potrà beneficiare di un vantaggio, ma in misura ridotta, poiché lo sconto verrà compensato da una riduzione delle detrazioni, ad eccezione di quelle sanitarie.
3 – Detassazione per straordinari, festivi e lavoro notturno – Per i lavoratori dipendenti con reddito fino a 40.000 euro, nel 2026 sarà applicata una flat tax del 15% su straordinari, turni e lavoro festivo. Il beneficio massimo sarà di 1.500 euro l’anno. Resteranno fuori i lavoratori delle strutture turistico-alberghiere, per i quali è previsto un trattamento differenziato.
4 – Rottamazione quater, la quinta sanatoria fiscale – Torna la possibilità di sanare i debiti con il fisco contratti tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. Il contribuente potrà scegliere se pagare tutto in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2026 oppure optare per un piano in 54 rate bimestrali, che si estenderà fino al 2035. Le prime tre scadenze sono fissate tra luglio e novembre 2026.
5 – Famiglie numerose, Isee e congedi: più sostegno – Importanti modifiche riguardano l’Isee, il congedo parentale e le agevolazioni per le famiglie. Viene alzata a 91.500 euro (dagli attuali 52.500) la soglia per l’esclusione della prima casa dal calcolo dell’Isee per accedere a strumenti come l’assegno di inclusione. Inoltre, il congedo parentale potrà essere utilizzato fino ai 14 anni del figlio (prima era 12), mentre i giorni disponibili in caso di malattia dei figli tra 3 e 14 anni raddoppiano da 5 a 10.
6 –Bonus mamme e priorità per il part time – Alle madri lavoratrici con almeno due figli e reddito fino a 40.000 euro sarà riconosciuto un contributo mensile di 60 euro non imponibile (contro i 40 euro previsti per il 2025), valido fino al decimo anno di età del secondo figlio. Inoltre, chi ha almeno tre figli avrà priorità nella richiesta di passaggio da tempo pieno a part time. Agevolazioni anche per i datori di lavoro che assumono madri con almeno tre figli, con una decontribuzione totale fino a 8.000 euro.
7 – Arriva la «Carta valore» per i neodiplomati – Dal 2027 sarà attivata la Carta Valore, una carta elettronica destinata a chi si diploma entro l’anno del compimento dei 19 anni. Il credito potrà essere speso in attività culturali: libri, cinema, teatro, musica, corsi di lingue o strumenti musicali. Il fondo annuale previsto è di 180 milioni di euro.
8 –Affitti brevi, stop alla cedolare ridotta – Dal 2026, la tassazione sugli affitti brevi sarà uniformata al 26% per tutti. Viene eliminata la cedolare secca al 21% per il primo immobile, e la stessa aliquota del 26% sarà applicata anche a chi gestisce piattaforme o attività di intermediazione immobiliare.
9 –Aumentano le accise sulle sigarette e il gasolio – Fumare costerà di più: le accise sui tabacchi aumenteranno progressivamente, passando da 29,5 euro ogni 1000 sigarette a 32 euro nel 2026, fino a raggiungere 38,5 euro nel 2028. Per la benzina è previsto un taglio dell’accisa, mentre sul gasolio l’accisa aumenterà per riequilibrare le entrate e disincentivare l’uso del diesel.
10 –Fisco e innovazione: stretta su stablecoin e criptovalute – Dal 2026 i proventi derivanti da stablecoin denominate in euro saranno tassati al 26%, al posto dell’attuale 33%. Sarà inoltre istituito un Tavolo permanente di controllo sulle cripto-attività, che coinvolgerà il Mef, la Consob, la Banca d’Italia e altri organismi, per garantire uno sviluppo legale e ordinato del settore.
11 –Aumentano le pensioni minime – Per i pensionati in difficoltà economica è previsto un aumento delle minime: 20 euro in più al mese, che equivalgono a 260 euro all’anno. Un segnale, seppur modesto, di attenzione verso le fasce più deboli.
12 –Più fondi per Ape sociale e borse di studio – Aumentano gli stanziamenti per l’Ape sociale, con una dotazione aggiuntiva di 170 milioni nel 2026 e 320 milioni nel 2027. Crescono anche i fondi per le borse di studio universitarie: dal 2026, saranno disponibili 250 milioni di euro in più l’anno per garantire il diritto allo studio, anche nell’ambito della definizione dei nuovi livelli essenziali delle prestazioni (Lep).
La guardia degli Heat sarebbe coinvolta in presunte scommesse illegali, mentre l’ex stella Nba e ora coach di Portland in partite illegali di poker con elementi della criminalità organizzata. L’Fbi: “Operazione storica”
La Nba si sveglia con un vero e proprio tsunami che rischia di avere conseguenze devastanti. Nella mattinata di giovedì, infatti, l’FBI ha condotto un’operazione mirata a sgominare un giro di scommesse clandestine e di partite truccate di poker e nella rete sono finiti nomi importanti della Nazional Basketball League: la guardia degli Heat Terry Rozier, sul quale da tempo giravano voci riguardo a un suo possibile coinvolgimento, il tecnico dei Portland Trail Blazers Chauncey Billups e l’ex giocatore Damon Jones, l’anello che unisce le due indagini.
PIU’ DI 30 ARRESTI – Rozier, che era con la squadra a Orlando ma non ha preso parte all’incontro perso dagli Heat contro i Magic, è stato arrestato poche ore dopo il ritorno della squadra in hotel, Billups, invece, è stato prelevato dagli agenti Fbi a Portland. “Un’operazione storica, partita anni fa e che ha coinvolto enti diversi in 11 stati – dice in una conferenza stampa in scena a New York il direttore del FBI Kash Patel – con attualmente più di 30 persone arrestate”. Intrecci davvero incredibili tra personaggi dello sport, criminalità organizzata e famiglie mafiose. Nel filone sulle scommesse illegali spunta naturalmente il nome di Terry Rozier, segnalato dai bookmaker per diverse scommesse sospette nella partita contro i Pelicans del 23 marzo 2023, quando indossava la maglia degli Hornets, un match nel quale il giocatore adesso con gli Heat era rimasto in campo solo 10’ minuti prima di uscire a causa di quello che sosteneva essere un problema a un piede“.
POKER COI MAFIOSI – Sei persone sono finite in manette per l’inchiesta legata alle scommesse che il procuratore federale per il Distretto di New York Joseph Nocella Jr. ha definito “Uno di più sfacciati atti di corruzione da quando le scommesse sportive sono diventate legali”. Molto complessa invece l’indagine, chiamata “Royal Flush”, che riguarda il giro di partite truccate di poker che sarebbe partita addirittura nel 2019. Le autorità statunitensi descrivono quello che assomiglia molto a un copione holliwoodiano con storiche famiglie mafiose newyorchesi, i Gambino, i Bonanno e i Genovese che avrebbero organizzato negli anni partite, da New York, agli Hamptons, fino ad arrivare a Las Vegas e Miami, attirando grazie alla presenza di nomi molto noti come Chauncey Billups e Damon Jones, ricchi giocatori, definiti negli atti “pesci” che venivano puntualmente ripuliti attraverso una serie di sofisticati trucchi in partite dall’esito quindi già programmato. I membri delle famiglie mafiose provvedevano anche al recupero dei “crediti” da parte delle vittime attraverso intimidazione, minacce e anche violenze, per poi dividere i proventi anche con gli ex giocatori Nba, Billups e Jones, (definiti, sempre negli atti, “Face cards”) che quindi, secondo le autorità federali, erano chiaramente a conoscenza dei crimini commessi. “La Nba, che ha già allontanato Rozier e Billups dai rispettivi team, ha cooperato con noi” chiude Joseph Nocella Jr. che ha anche sottolineato come in questa operazione i grandi gruppi di scommesse legali sarebbero solamente la parte lesa. Davvero un fulmine che piomba sulla Nba proprio all’inizio di una stagione che si annuncia decisamente interessante.
Nucleare in Italia: ma il referendum non contava nulla?
Articolo di alessandro54, realizzato con l’ausilio di ChatGPT, AI di OpenAI.
Il governo torna a parlare di centrali e incentivi, ma gli italiani avevano già detto “no
⚖️ Due referendum, due “no” inequivocabili
Nel corso della nostra storia recente, l’Italia ha già respinto il nucleare per ben due volte. La prima nel 1987, dopo la tragedia di Chernobyl: il voto popolare portò alla chiusura delle centrali allora attive (Caorso, Trino Vercellese, Latina e Garigliano). La seconda nel 2011, dopo il disastro di Fukushima, quando oltre il 94% dei votanti disse no alla ripresa del programma nucleare.
Due “no” netti, limpidi, che avrebbero dovuto chiudere la questione per sempre. E invece, a distanza di anni, qualcuno sembra voler riaprire il coperchio di un tema che il popolo aveva già archiviato.
⚙️ Il piano del governo e la voce di Squeri (FI) – In questi giorni, l’onorevole Luca Squeri (Forza Italia) ha dichiarato: “Servono degli incentivi, entro dieci anni pronta la prima centrale.”
Un’affermazione che suona più come una decisione già presa che come un invito al confronto. Il governo parla di nuove tecnologie nucleari, come i reattori modulari di piccola taglia (SMR), presentati come più sicuri e meno inquinanti. Ma dietro la promessa di modernità resta un fatto semplice: il popolo italiano non è mai stato interpellato su questa “nuova” via nucleare.
🗣️ Il rispetto del voto – Un referendum non è un sondaggio, è la voce del popolo sovrano. E quella voce, nel 1987 e nel 2011, fu chiarissima. Ignorarla oggi, anche in nome del progresso o dell’efficienza energetica, significa mettere da parte un principio fondamentale: il rispetto per la volontà popolare.
Come si diceva una volta: “La politica cambia, ma la parola data al popolo resta.”
🧭 Una scelta che merita una nuova consultazione : Prima di parlare di cantieri e incentivi, bisognerebbe ridare la parola agli italiani. Non con slogan o tavoli tecnici, ma con un nuovo referendum. Perché, che piaccia o no, la nostra Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo — e non agli annunci televisivi.
🔚 Conclusione : Che il nucleare di oggi sia davvero più sicuro o conveniente, lo dirà il tempo. Ma prima del tempo, dovrebbero parlare i cittadini. E se davvero si vuole tornare al nucleare, che sia il popolo a deciderlo, non un decreto.
Nuova tragedia del mare al largo delle coste della Tunisia.
Almeno quaranta migranti subsahariani, tra cui diversi neonati, hanno perso la vita annegando dopo che la loro imbarcazione di fortuna si è capovolta al largo della costa di Salakta, nel governatorato di Mahdia. Si tratta dell’ennesimo dramma avvenuto nella rotta del Mediterraneo centrale, a quasi una settimana da un’altra tragedia con oltre una decina di vittime, in questo tratto di mare considerato particolarmente pericoloso. Dal 2014 ad oggi proprio in queste acque si contano almeno 32.803 morti o dispersi stando ai dati forniti dall’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni.
A bordo della piccola imbarcazione sovraffollata erano stipate una settantina di persone. A riferirlo è stata la radio locale Mosaique citando il portavoce del tribunale di Mahdia, Walid Chatrbi, secondo il quale una trentina di migranti sono stati tratti in salvo dalle unità della guardia costiera locale. LaProcura della Repubblica tunisina ha aperto un’indagine su quanto accaduto.
Tragedie di questi tipo sono spesso causate in particolare dalle difficili condizioni del mare, ma soprattutto dalla pessima qualità delle stesse imbarcazioni fornite dai trafficanti di uomini, perlopiù natanti o battelli instabili, costruiti quasi interamente con lastre di metallo saldate in tutta fretta prima di essere messe in acqua, tanto da diventare delle vere e bare galleggianti.
La Tunisia, le cui coste si trovano in alcuni punti a meno di 150 chilometri da Lampedusa, è insieme alla vicina Libia uno dei principali punti di partenza dal Nordafrica per i migranti che cercano di raggiungere l’Europa negli ultimi anni. E proprio a Lampedusa nelle ultime ore sono stati registrati almeno sette sbarchi: tre dei quali partiti da Sfax e Sidi Mansourin Tunisia, e gli altri da Zuara, Zwara, Homs e Tripoli in Libia. Complessivamente sono 326 i migranti arrivati con i sette approdi nell’isola – si tratta di egiziani, somali, bengalesi e pachistani – inclusi i 17 sbarcati dalla nave Dattilo che con sette cadaveri a bordo, morti nel naufragio tra il 16 e il 17 ottobre scorsi, e poi recuperati.
Nel 2023, la Tunisia ha firmato un accordo da 255 milioni di euro con l’Unione Europea, quasi la metà dei quali è stata destinata alla lotta all’immigrazione illegale, portando ad un forte calo delle partenze verso l’Italia. Dall’inizio del 2025, secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), 55.976 persone, in aumento del 2% rispetto all’anno precedente, sono sbarcate sulle coste italiane, la stragrande maggioranza (49.792) dalla Libia e la restante (3.947) dalla Tunisia, ricorda l’Afp.
Le autorità tunisine hanno iniziato a smantellare i campi informali per migranti vicino a Sfax all’inizio di aprile, che ospitavano un totale di circa 20.000 persone. Alla fine di marzo, il presidente tunisino Kais Saied ha invitato l’Oim a intensificare gli sforzi per garantire il “rimpatrio volontario” dei migranti irregolari nei loro Paesi.
Articolo di alessandro54, realizzato con l’ausilio di ChatGPT, AI di OpenAI.
A parte il Presidente Mattarella, che non manca mai di ricordare l’importanza della sicurezza e della dignità del lavoro, le altre cariche istituzionali sembrano assenti. Dove sono? Possibile che davanti a tante tragedie, settimana dopo settimana, si scelga il silenzio?
E non faccio distinzioni politiche: la responsabilità è di tutti. Anche i sindacati, un tempo voce forte e punto di riferimento dei lavoratori, oggi appaiono troppo remissivi, quasi timorosi di disturbare. Ma di fronte a chi muore per portare a casa lo stipendio, non bastano le parole di circostanza o le commemorazioni.
Sarebbe ora di muoversi davvero, di tornare a chiedere con forza i nostri diritti, come si faceva una volta, quando il lavoro era un valore sacro e la sicurezza una battaglia quotidiana, non un tema da convegno.
Serve rispetto, serve impegno, serve coraggio. Perché dietro ogni numero, ogni “incidente”, c’è una vita spezzata e una famiglia che non potrà più tornare alla normalità.
La visita al sito del Bois du Cazier insieme ai reali del Belgio
Marcinelle (Belgi, 21 ott. (askanews) – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarellaha incontrato i familiari delle vittime della tragedia di Marcinelle, visitando il sito di Bois du Cazier insieme ai reali del Belgio, dove l’8 agosto 1956 si consumò una delle più gravi tragedie minerarie della storia, quando nella miniera di carbone si sviluppò un incendio che causò una strage: morirono 262 minatori, 136 erano italiani.
Il capo dello Stato, nella seconda tappa della sua visita in Belgio, ha partecipato a una cerimonia commemorativa per le vittime e ha deposto una corona, prima di incontrare anche alcuni minatori superstiti di quella tragedia. Il “ricordo di quella tragedia è perenne”, ha detto Mattarella durante la sua visita, sottolineando che deve essere però “un monito per la storia del nostro lavoro”.
E proprio nella giornata in cui si sono aperti alla Camera gli Stati generali della Salute e sicurezza sul lavoro, il capo dello Stato, nel suo messaggio di saluto, ha invitato a una “alleanza” tra istituzioni, imprese, lavoratori e parti sociali per interrompere quella che ha definito una “sequela quotidiana” di incidenti e decessi sul lavoro.
Una proposta trasversale presentata al Parlamento europeo da Pd-Fdi e Fi ha chiesto di dedicare l’8 agosto, giorno della tragedia di Marcinelle, alla giornata europea della memoria per le vittime sul lavoro.
Il Bologna FC ha diffuso una nota ufficiale in cui informa che l’allenatore Vincenzo Italiano è stato ricoverato al Policlinico Sant’Orsola-Malpighi a causa di una polmonite a verosimile eziologia batterica, non collegata al Covid.
L’allenatore rossoblù si trova nel reparto di pneumologia, diretto dal professor Stefano Nava, dove è stato necessario iniziare una terapia antibiotica specifica.
Ricovero di cinque giorni e condizioni in miglioramento – Secondo quanto comunicato dal club, Italiano resterà circa cinque giorni in regime di ricovero ospedaliero, durante i quali sarà costantemente monitorato dallo staff medico del Sant’Orsola. Le condizioni cliniche del tecnico sono descritte come “in lento miglioramento”, segno che la terapia sta dando i primi effetti positivi.
“La situazione è sotto controllo – si legge nella nota – e seguiranno aggiornamenti nei prossimi giorni in base all’evoluzione del quadro clinico.”
Il messaggio del club: “A Vincenzo i migliori auguri di pronta guarigione” – Il Bologna FC 1909 ha voluto rivolgere un pensiero affettuoso al proprio allenatore:
“A Vincenzo vanno i migliori auguri di pronta guarigione da parte di tutto il Club.”
Un messaggio semplice ma sentito, che testimonia la vicinanza della società, dello staff e della squadra a Italiano, arrivato in estate sulla panchina rossoblù e protagonista di un ottimo inizio di stagione.
L’équipe del professor Nava e la gestione del caso – Il reparto di pneumologia del Sant’Orsola, diretto dal professor Stefano Nava, è uno dei centri di riferimento nazionali per le malattie respiratorie e infettive. La decisione di ricoverare l’allenatore è stata presa per garantire un monitoraggio costante della risposta alla terapia antibiotica e ridurre i tempi di recupero.
Fonti interne all’ospedale confermano che le condizioni del tecnico non destano particolare preoccupazione e che il decorso clinico si sta svolgendo regolarmente.
La squadra e i tifosi gli dedicano un pensiero – Nelle ultime ore, molti tifosi rossoblù hanno espresso messaggi di sostegno sui social, augurando una pronta guarigione al tecnico. Anche alcuni giocatori hanno condiviso storie e post con l’hashtag #ForzaVincenzo, a testimonianza del clima di affetto che circonda l’allenatore.
In attesa del suo rientro, gli allenamenti proseguono regolarmente sotto la supervisione dello staff tecnico, che continuerà a seguire il programma stabilito da Italiano.
L’auspicio del club: “Tornerà presto con noi” – Dalla società trapela ottimismo: “Il mister è forte e sta reagendo bene – spiegano fonti interne –. L’obiettivo è che possa tornare presto sul campo, ma senza affrettare i tempi.” Tutti a Casteldebole, dai dirigenti ai giocatori, si sono stretti attorno a lui, con l’auspicio di rivederlo presto a guidare la squadra.
Il Bologna conferma che verranno forniti nuovi aggiornamenti nei prossimi giorni, in base all’evoluzione delle condizioni cliniche e ai tempi di recupero stimati dai medici.
Il messaggio del capo dello Stato per la seconda edizione degli stati generali sulla salute e sicurezza sul lavoro in corso alla Camera
“Un lavoro non è vero se non è anche sicuro. La garanzia dell’attuazione di questo principio richiede l’impegno congiunto di istituzioni, imprese, lavoratori e parti sociali un’alleanza capace di superare le differenze per perseguire obiettivi condivisi, servono un’alleanza per la sicurezza sui luoghi di lavoro, sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori non sono ammesse scorciatoie“. A dirlo il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato alla seconda edizione degli stati generali sulla salute e sicurezza sul lavoro in corso alla Camera.
“Obiettivi – aggiunge – che devono guidare ogni scelta e ogni politica del lavoro. Auspico che da queste giornate emergano impegni concreti a questo scopo. Strategie di sviluppo e competitività del nostro paese non passano dall’allentamento delle tutele dei lavoratori“.
Il capo dello Stato aggiunge: “La seconda edizione degli stati generali sulla salute e sicurezza sul lavoro rappresenta l’occasione per riaffermare con rinnovata determinazione l’impegno a non arrendersi di fronte a incidenti e decessi sul lavoro. E una sequela quotidiana che ci richiama drammaticamente ogni giorno a quanto sia urgente intervenire. La tutela dei lavoratori costituisce la prima forma di giustizia nel lavoro parte integrante del diritto di ogni donna e uomo, svolgere un’attività, dignitosa e protetta, un lavoro non è vero se non è anche sicuro“.
C’erano stati già momenti di tensione durante la gara nel palazzetto di Rieti durante il match
Ucciso l’autista del pullman dei tifosi per una rissa tra ultrà. Colpito in pieno volto da un sasso. Alla fine della partita di A2 con Rieti il bus del tifosi del Pistoia è stato assaltato sulla superstrada Rieti-Terni, all’altezza di Contigliano, appena fuori Rieti, con un fitto lancio di sassi e mattoni.Uno ha colpito e ucciso l’autista. Probabilmente il secondo autista che affiancava l’uomo che stava guidando per tornare in Toscana. Una volta arrivati i soccorsi, si è tentato per più di un’ora di rianimare l’uomo. Tentativi che alla fine sono risultati vani, con l’uomo che è stato dichiarato morto.
Chi era sul mezzo dice: “Abbiamo sentito un forte boato, l’uomo alla guida è stato in grado di fermare il pullman nonostante uno dei sassi abbia colpito il vetro e frantumato il parabrezza proprio di fronte a lui”.
Il pullman era stato scortato all’uscita, poi le forze dell’ordine sono tornate indietro non appena il mezzo ha raggiunto la superstrada.
Nel palazzetto c’erano stati momenti di tensione: al PalaSojourner, nel corso della pausa tra secondo e terzo quarto ci sono stati disordini che avevano richiesto l’intervento di Polizia e Carabinieri, oltre che la sicurezza, per riportare la calma sugli spalti.
La nota del Pistoia – In una nota il club si dice sconcertato: “Il Pistoia Basket 2000 ha appreso con sgomento la notizia della morte di uno dei due autisti in servizio su un pullman che trasportava i tifosi biancorossi di ritorno dalla trasferta di Rieti. Alla luce delle prime notizie emerse, e in attesa dei riscontri ufficiali della magistratura, la Società si dichiara sconcertata per la dinamica che ha provocato l’incidente. Il presidente Joseph David e tutto il Club si stringono attorno alla famiglia dell’autista e partecipano al dolore dei suoi cari”.
Il sindaco Tomasi – Anche il sindaco della città Alessandro Tomasi è allibito: “Un atto criminale che ci lascia increduli, l’assalto a colpi di sassi contro il pullman dei tifosi del Pistoia Basket. Ci stringiamo intorno ai familiari dell’autista che è stato ucciso. Il nostro pensiero è per loro. Siamo in contatto con i pistoiesi che erano sul pullman e con le autorità che stanno svolgendo le indagini”.
I vigili del fuoco al lavoro per ore. Indagini in corso per chiarire le cause
Un vasto incendio è divampato nella notte all’interno di un autodemolitore in viale delle Industrie a Monza, coinvolgendo numerose automobili dismesse.
Le fiamme si sono propagate intorno alle 22.20 per cause ancora da accertare.Diverse esplosioni si sono susseguite per ore, mentre una densa colonna di fumo era visibile a chilometri di distanza. Al momento non risultano persone ferite o intossicate.
Sul posto sono intervenute le squadre dei vigili del fuoco del comando di Monza e Brianza, con due autopompe serbatoio, tre autobotti e un’autoscala. Le operazioni di spegnimento sono proseguite per tutta la notte.
Presenti anche polizia di Stato, carabinieri, guardia di finanza e i tecnici dell’Arpa, impegnati nei rilievi per valutare l’impatto ambientale del rogo. Sono in corso accertamenti per stabilire le cause dell’incendio e verificare l’eventuale origine dolosa.
I giocatori della Liga si fermano in campo per protestare contro la decisione di spostare Villarreal-Barcellona a Miami. Un segnale che riguarda da vicino anche il calcio italiano.
I calciatori spagnoli hanno deciso di ribellarsi alla scelta della Liga di esportare il campionato oltre oceano. Il caso è esploso dopo l’annuncio che Villarreal-Barcellona del 21 dicembre si giocherà a Miami, in Florida. L’Associazione dei calciatori (AFE) ha risposto annunciando una protesta simbolica in tutte le gare della nona giornata: al fischio d’inizio, i giocatori resteranno immobili per alcuni secondi.
Il gesto è già stato messo in pratica nell’anticipo tra Real Oviedo ed Espanyol, con il calcio d’inizio ritardato di circa 20 secondi — un momento però deliberatamente oscurato dalle televisioni. La vicenda solleva un tema destinato ad arrivare anche in Italia, perché la Serie A ha deciso di disputare in Australia la sfida tra Milan e Como in programma a febbraio.
AFE: “Respingiamo in modo categorico un progetto che non ha l’approvazione dei veri protagonisti“ Questo il comunicato della AFE a sostegno dei calciatori della Liga:
L’Associazione dei Calciatori Spagnoli (AFE), con il sostegno dei capitani della Prima Divisione, annuncia che, durante tutte le partite corrispondenti alla nona giornata del Campionato Nazionale di Liga di Prima Divisione di Spagna, all’inizio di ogni incontro, i calciatori realizzeranno una protesta simbolica come forma di rivendicazione per la mancanza di trasparenza, dialogo e coerenza da parte della LALIGA in merito alla possibilità di disputare una partita del campionato negli Stati Uniti.Il sindacato ha deciso di escludere dall’iniziativa, pur condividendone la posizione di fondo e i punti critici, i calciatori di FC Barcelona e Villarreal CF, club promotori del progetto, per evitare che l’azione di protesta possa essere interpretata come una misura contro una squadra in particolare.Di fronte ai continui rifiuti e alle proposte irrealistiche della LALIGA, l’Associazione dei Calciatori Spagnoli respinge in modo categorico un progetto che non ha l’approvazione dei veri protagonisti del nostro sport e chiede alla Lega la creazione di un tavolo di negoziazione in cui siano condivise tutte le informazioni e analizzate le caratteristiche eccezionali del progetto, siano considerate le necessità e le preoccupazioni dei calciatori, e sia garantita la tutela dei loro diritti lavorativi e il rispetto della normativa vigente.
I giocatori restano immobili in campo, la protesta del calcio spagnolo contro la partita a Miami
Tutte le squadre della Liga protestano per la scelta di giocare Villarreal-Barcellona a Miami: i giocatori si fermano per 20 secondi, ma in tv si vede tutt’altro.
Tutta la Liga ha preso una posizione durissima dopo la decisione di disputareVillarreal-Barcellona a Miami il prossimo dicembre. La scelta non è piaciuta ai calciatori e neanche al loro sindacato, tanto che in tutte le partite che si giocheranno in questo weekend verrà ripetuta una protesta per far sentire la propria voce: i giocatori delle squadre in campo resteranno completamente immobili per i primi 20 secondi della gara.
È accaduto per la prima volta in Real Oviedo–Espanyol, la sfida che apre la giornata, e succederà anche in tutte le altre come annunciato nel pomeriggio dal sindacato spagnolo dei giocatori. L’iniziativa è sostenuta da tutti i capitani delle squadre che fanno parte del massimo campionato della Spagnaperché tutti si sono schierati contro lo slittamento dell’incontro a Miami.
📄 COMUNICADO | AFE ANUNCIA UNA ACCIÓN DE PROTESTA AL INICIO DE LOS PARTIDOS DE LA 9ª JORNADA DE LALIGA
La protesta delle squadre spagnole – La scelta è veramente forte e alla prima occasione utile le 20 squadre della Liga hanno deciso di esprimere il loro pensiero nel modo più chiaro possibile. I capitani si sono coalizzati e per questo in tutte le partite di questo turno andrà in scena un’iniziativa mai vista prima: i giocatori resteranno fermi dopo il fischio dell’arbitro per 15/20 secondi, per poi cominciare a giocare normalmente. Nessuno ha preso bene la scelta di disputare Villarrea-Barcellona a Miami il prossimo 20 dicembre e tutti i giocatori sono preoccupati. Non hanno appoggiato l’iniziativa e chiedono di incontrare i vertici della lega per discuterne.
La UEFA ha dato il via libera eccezionalmente per giocare la partita all’estero come successo anche per Milan-Como che verrà slittata invece in Australia all’inizio di febbraio, ma al contrario della Spagna in Italia non ci saranno iniziative di nessun tipo dato che squadre e giocatori sembrano aver accettato l’iniziativa.
LaLiga decide no mostrar los primeros 25 segundos del partido Oviedo – Espanyol con esta toma aérea continua. Se evita mostrar la protesta de los jugadores por el encuentro Villarreal – Barcelona de Miami. pic.twitter.com/59gxNoyJ9y
La risposta delle emittenti televisive – La protesta messa in atto nella gara d’apertura di questa giornata della Liga, e che verrà ripetuta sistematicamente per tutte le altre partite previste per questo weekend, ha fatto inalberare i vertici del campionato. Oltretutto è stata vista soltanto dal pubblico che era presente allo stadio perché quando i giocatori di Oviedo ed Espanyol sono rimasti fermi le telecamere hanno inquadrato lo stadio: in tutta risposta è partita una ripresa aerea dell’impianto che non ha dato spazio alla protesta, ma comunque tanti tifosi hanno condiviso sui social le immagini di ciò che stava accadendo.
Rapina al Louvre di Parigi: tutto in 7 minuti, rubati i gioielli di Napoleone. Panico fra i visitatori: «Correvano e battevano contro le porte di vetro»
Rapina al Louvre, oggi: tre persone incappucciate hanno rubato nove pezzi della collezione di gioielli di Napoleone
PARIGI – Rapina e panico questa mattina al Louvre, il museo più visitato del mondo, nel cuore di Parigi. Rubati nove pezzi della collezione di gioielli di Napoleone e dell’imperatrice. Non ci sono stati feriti, ma alcuni testimoni raccontano che la polizia correva vicino alla piramide e cercava di entrare nel Louvre dalle porte laterali in vetro, ma erano chiuse a chiave e impossibili da aprire. All’interno «tutti correvano e davano colpi sulle porte vetrate per uscire». Alla fine, polizia e gendarmi sono riusciti a riportare la calma, ma ormai i banditi erano fuggiti, a bordo di scooter T-Max Yamaha in direzione dell’autostrada A6 verso Lione.
Secondo la prima ricostruzione fornita dalla radio Europe 1, tra le 9 e 30 e le 9 e 40 i banditi con il volto coperto hanno dato l’assalto al museo dal lato della Senna, dove sono in corso dei lavori. Hanno messo un montacarichi accanto a una sala della galleria di Apollo dove sono conservati gioielli, poi hanno aperto le finestre usando delle motoseghe e due uomini sono entrati, mentre un terzo è rimasto appostato fuori.
I ladri hanno rubato collana, spilla, diadema e altri gioielli di Napoleone, esposti nelle vetrine dedicate ai sovrani francesi. Secondo una fonte interna al Louvre citata dal Parisien, il famoso Régent, il diamante più grande della collezione con un peso di oltre 140 carati, non è stato sottratto. Il danno è ancora da valutare, e si teme che i gioielli vengano immediatamente smontati e che l’oro venga fuso, come era successo un mese fa con le pepite d’oro rubate al museo di Storia naturale.
La ministra della Cultura, Rachida Dati, è andata immediatamente sul posto. Il ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, parla di una «rapina importante, sono stati rubati gioielli di inestimabile valore nel corso di un’operazione durata sette minuti». Secondo il ministro, appena nominato nel governo Lecornu dopo anni come prefetto di polizia di Parigi, si tratta «evidentemente di una banda che aveva fatto dei sopralluoghi».
Uno dei gioielli rubati sarebbe stato ritrovato all’esterno del museo. Si tratterebbe dalla corona dell’imperatrice Eugenia, che è stata gravemente danneggiata. Il ministro dell’Interno riconosce che esiste una «grande vulnerabilità nei musei francesi». «Stiamo facendo tutto il possibile per trovare i responsabili il più rapidamente possibile e sono fiducioso che ci riusciremo, usando i video di sorveglianza e incrociando i dati con casi simili, cercando di restringere le maglie della rete». Il museo resterà chiuso per tutta la giornata.
domenica 19 ottobre 2025
Rapina in pieno giorno al Louvre: rubati 9 pezzi dalla collezione di gioielli di Napoleone
Irapinatori avrebbero agito in orario di apertura, dopo l’arrivo dei primi visitatori, per poi fuggire in scooter. La ministra della Cultura sul posto insieme alla polizia
Il museo parigino del Louvre è stato rapinato nella mattinata di oggi, domenica 19 ottobre. Lo ha confermato con un post su X la ministra della Cultura francese, Rachida Dati: “Questa mattina si è verificata una rapina all’apertura al museo del Louvre. Non si sono registrati feriti. Io sono presente sul posto insieme al personale del museo e alla polizia. Le indagini sono in corso“.
Un braquage a eu lieu ce matin à l’ouverture du @MuseeLouvre. Pas de blessés à déplorer. Je suis sur place aux cotés des équipes du musée et de la police. Constatations en cours.
Sottratti i gioielli di Napoleone: “Rapinatori fuggiti in scooter” – Il complesso resterà chiuso per l’intera giornata di domenica “per motivi eccezionali“, ha comunicato il museo. Secondo il quotidiano francese Le Figaro, i rapinatori avrebbero agito tra le 9:30 e le 9:40, dopo l’arrivo dei primi visitatori.
⚠️🇫🇷 Le musée du Louvre restera fermé aujourd'hui pour raisons exceptionnelles. ∴ ⚠️🌍 The Musée du Louvre will remain closed today for exceptional reasons. pic.twitter.com/bFY1hRaW5k
Le Parisienscrive che i rapinatori avrebbero sottratto 9 pezzi dalla collezione di gioielli di Napoleone e dell’imperatrice, tra cui una collana, una spilla e un diadema, per un valore complessivo ancora da valutare.
Non risulterebbe rubato il famoso diamante Regent, il più grande della collezione con un peso di oltre 140 carati.
I malviventi, tre uomini incappucciati, secondo il quotidiano francese sarebbero riusciti a raggiungere la sala della Galleria di Apollo – dove sono custoditi i gioielli – prendendo un montacarichi all’interno del museo. Dopodiché sarebbero fuggiti a bordo di uno scooter TMax in direzione dell’autostrada A6.
“La polizia stava correndo vicino alla piramide e stava cercando di entrare nel Louvre attraverso le porte laterali di vetro, ma erano chiuse a chiave e impossibili da aprire“, racconta un testimone al quotidiano. “All’interno, tutti correvano e bussavano alle porte a vetri per uscire“.
Sono previste più di 2.700 manifestazioni negli Stati Uniti in tutti i 50 stati, mentre i manifestanti chiedono limiti al potere presidenziale
Un manifestante tiene un cartello che promuove l’imminente raduno e marcia No Kings Twin Cities a Minneapolis il 12 ottobre 2025. Fotografia: James Petermeier/Zuma Press Wire/Shutterstock
Si prevede che milioni di persone scenderanno in piazza sabato in più di 2.700 località in tutta l’America, dalle piccole città alle grandi città, per protestare contro l’ amministrazione Trump .
No Kings, la coalizione dietro la manifestazione di massa di giugno, invita nuovamente la gente a scendere in piazza per inviare il semplice messaggio che Donald Trump non è un re, contrastando quello che considerano un crescente autoritarismo.
Diverse città statunitensi hanno ora una presenza militarizzata sul territorio, la maggior parte contro la volontà dei leader locali. Trump ha promesso di reprimere il dissenso nell’ambito di una campagna di ritorsione in corso. Tuttavia, gli organizzatori affermano di aspettarsi una delle più grandi, se non la più grande, giornata di protesta nella storia degli Stati Uniti.
Migliaia di persone si uniscono alle proteste di No Kings negli Stati Uniti
Cosa sono le proteste No Kings? – Una coalizione di gruppi di sinistra sta nuovamente guidando una giornata di manifestazioni di massa in tutti gli Stati Uniti per protestare contro l’amministrazione Trump. La coalizione aveva già guidato una precedente giornata di protesta “No Kings” a giugno, richiamando milioni di persone in piazza per protestare contro il presidente lo stesso giorno in cui Trump ha tenuto una parata militare a Washington.
Le proteste sono state chiamate No Kings per sottolineare che l’America non ha governanti assoluti, un segnale in controtendenza rispetto al crescente autoritarismo di Trump.
“‘NO KINGS’ è più di un semplice slogan; è il fondamento su cui è stata costruita la nostra nazione“, afferma un sito web dedicato alle proteste, nokings.org . “Nato nelle strade, gridato da milioni di persone, portato su manifesti e cori, riecheggia dagli isolati cittadini alle piazze rurali, unendo le persone di tutto il Paese per combattere insieme la dittatura“.
Dove stanno accadendo? – Gli organizzatori affermano che sono previste oltre 2.500 proteste in tutto il Paese, nelle città più grandi e nei piccoli centri, e in tutti i 50 stati. Fa parte di un modello distribuito in cui le persone protestano nelle proprie comunità piuttosto che recarsi nei grandi centri urbani per dimostrare che il malcontento nei confronti di Trump esiste in ogni angolo degli Stati Uniti.
Per la giornata di azione del 18 ottobre, gli organizzatori hanno individuato diverse città di riferimento: Washington DC; San Francisco; San Diego; Atlanta; New York City; Houston, Texas; Honolulu; Boston; Kansas City, Missouri; Bozeman, Montana; Chicago e New Orleans.
Le proteste iniziano in orari diversi a seconda del luogo. Il sito web di No Kings contiene una mappa con i dettagli per ogni luogo.
Perché gli organizzatori chiedono ai manifestanti di indossare il giallo? – Gli organizzatori hanno chiesto ai manifestanti di No Kings di indossare il giallo per segnalare la loro unità in modo visivamente evidente e per allinearsi ad altri movimenti pro-democrazia in Ucraina, Hong Kong e Corea del Sud.
Come affermano gli organizzatori: “Il giallo è il nostro segnale comune, luminoso, audace e impossibile da ignorare, un promemoria che il potere dell’America appartiene al nostro popolo, non ai re“.
Chi ha organizzato le proteste? – Oltre 200 organizzazioni hanno aderito come partner alle proteste.
Indivisible , l’organizzazione progressista con sezioni in tutti gli Stati Uniti, è uno dei principali organizzatori. L’American Civil Liberties Union è un partner, così come l’organizzazione di advocacy Public Citizen.Sindacati come l’American Federation of Teachers e il SEIU fanno parte della coalizione. Il nuovo movimento di protesta 50501, nato all’inizio di quest’anno come appello a manifestare in tutti i 50 stati in un solo giorno, è un partner. Altri partner includono Human Rights Campaign, MoveOn, United We Dream, la League of Conservation Voters, Common Defense e altri ancora.
Home of the Brave, un gruppo affiliato al critico di Trump George Conway che si descrive come una “comunità di americani che si rifiutano di essere messi a tacere“, ha annunciato una campagna pubblicitaria da 1 milione di dollari per promuovere i raduni.
Quante persone hanno partecipato alle ultime proteste di No Kings? E quante sono previste per questo fine settimana? – Diversi milioni di persone si sono presentate alle proteste di giugno, anche se i numeri variano a seconda della fonte.
Il Crowd Counting Consortium di Harvard, che utilizza dati pubblicamente disponibili per stimare le dimensioni delle folle politiche, ha affermato che l’evento di giugno è stato “probabilmente la seconda più grande manifestazione in un solo giorno da quando Donald Trump è entrato in carica nel gennaio 2017“, seconda solo alla Marcia delle donne del 2017.
Il consorzio di Harvard ha stimato che tra i 2 e i 4,8 milioni di persone abbiano partecipato a oltre 2.150 azioni il 14 giugno, sebbene il gruppo affermi di non essere stato in grado di confermare i dati relativi al 18% dei luoghi di protesta, quasi tutti in piccole città. Si è trattato di un’affluenza significativamente maggiore rispetto alla protesta “Hands Off” di aprile, il primo grande giorno di protesta del secondo mandato di Trump.
Un’altra stima , elaborata dal giornalista di dati G. Elliott Morris della newsletter di Substack Strength in Numbers, ha calcolato un’affluenza tra i 4 e i 6 milioni. Per dare un contesto, la Marcia delle Donne del 2017 ha attirato una partecipazione stimata tra i 3,3 e i 5,6 milioni di persone.
Finora, il 2025 ha visto “molte più proteste” rispetto allo stesso periodo del 2017, ha osservato il consorzio.
Gli organizzatori prevedono che milioni di persone parteciperanno alle proteste del 18 ottobre. Sono state accettate più località per ospitare eventi rispetto alla giornata di mobilitazione di giugno, e gli organizzatori si aspettano di vedere un numero complessivo di persone in piazza maggiore rispetto a giugno.
Perché proprio ora? Quali sono i messaggi degli organizzatori? – La coalizione No Kings ha citato i “crescenti eccessi autoritari e la corruzione” di Trump come motivazione delle proteste, tra cui l’aumento delle deportazioni, lo smantellamento dell’assistenza sanitaria, la manipolazione delle mappe elettorali e la svendita delle famiglie per i miliardari.
Il movimento si descrive come pro-democrazia e pro-lavoratori e rifiuta la “politica dell’uomo forte“, promettendo di lottare finché “non otterremo la rappresentanza che meritiamo“.
La coalizione sta evidenziando quelle che considera alcune delle principali preoccupazioni riguardo alla seconda amministrazione Trump: Trump sta usando i soldi dei contribuenti per accaparrarsi il potere, inviando le forze federali a prendere il controllo delle città degli Stati Uniti; Trump ha affermato di voler ottenere un terzo mandato e “si sta già comportando come un monarca“; l’amministrazione Trump ha portato il suo programma troppo oltre, sfidando i tribunali e tagliando i servizi, mentre deporta persone senza un giusto processo.
“Che siate indignati per gli attacchi ai diritti civili, i costi alle stelle, i rapimenti e le sparizioni, la distruzione dei servizi essenziali o l’attacco alla libertà di parola, questo momento è per voi“, si legge sul sito web di No Kings . “Che siate in lotta da anni o che siate semplicemente stufi e pronti ad agire, questo momento è per voi”.
L’obiettivo è quello di “costruire un rifiuto nazionale massiccio, visibile e non violento di questa crisi” e dimostrare che la maggior parte delle persone sta agendo per fermare Trump.
Cosa hanno detto finora Trump e il partito repubblicano sulle proteste? – Lo stesso Trump non si è pronunciato sulle proteste del 18 ottobre. Dopo quelle di giugno, però, ha dichiarato: “Non mi sento un re, devo attraversare l’inferno per far approvare le cose”.
Altri importanti esponenti repubblicani hanno attribuito alle proteste la responsabilità di aver prolungato la chiusura del governo, definendole antiamericane. Alcuni membri del gabinetto di Trump hanno ribadito infondate affermazioni secondo cui i democratici non accetteranno un accordo di bilancio per mantenere aperto il governo, per timore di reazioni negative da parte della loro base alle proteste.
“‘No Kings’ significa niente stipendi, niente stipendi e niente governo“, ha affermato il Segretario al Tesoro, Scott Bessent. Sean Duffy, Segretario ai Trasporti, ha affermato che non sono i leader democratici a gestire la situazione al Senato, ma i manifestanti. Ha anche ripetuto un ritornello comune e falso: i manifestanti vengono pagati.
Leah Greenberg, co-fondatrice di Indivisible, ha scritto su Bluesky riguardo ai commenti di Duffy: “Ecco cosa succede quando perdi completamente il controllo del messaggio e ti fai prendere dal panico“.
Il presidente della Camera, Mike Johnson, ha affermato che le proteste saranno animate dall'”ala pro-Hamas” dei democratici e dal “popolo antifa“.
“Stanno uscendo tutti“, ha detto Johnson. “Alcuni democratici della Camera stanno vendendo magliette per l’evento, e ci hanno detto che non potranno riaprire il governo prima di quel comizio perché non possono affrontare la loro base rabbiosa. Voglio dire, questa è una cosa seria che danneggia persone reali… Sono al di là delle parole”.
Anche Tom Emmer, membro del Congresso del Minnesota, ha definito le proteste “una manifestazione di odio per l’America” e ha affermato che i democratici erano in debito con “l’ala terroristica del loro partito“.
La coalizione No Kings ha affermato che Johnson stava “finendo le scuse per tenere chiuso il governo” e ha deciso di attaccare “milioni di americani che si stanno unendo pacificamente per dire che l’America appartiene al suo popolo, non ai re“.
Cos’è la regola del 3,5% in caso di protesta? – Quest’anno, organizzatori e manifestanti si sono ripetutamente basati su ricerche che dimostravano che se il 3,5% della popolazione protesta in modo non violento contro un regime, il regime stesso fallirà. Questa teoria è stata soprannominata la “regola del 3,5%”.
Le politologhe Erica Chenoweth e Maria Stephan hanno creato un database di campagne di resistenza civile dal 1900 al 2006, analizzando se i movimenti non violenti o violenti avessero maggiori probabilità di successo e se ci fosse un punto di svolta in termini di dimensioni affinché le proteste espellessero effettivamente il partito o la persona al potere. I risultati hanno mostrato che le campagne non violente erano spesso molto più grandi e avevano il doppio delle probabilità di successo rispetto ai movimenti violenti. Erano più rappresentative della popolazione e, hanno scoperto, una partecipazione attiva e sostenuta del 3,5% di una popolazione significava il successo di un movimento, con pochissime eccezioni specifiche.
Negli Stati Uniti, il 3,5% della popolazione rappresenterebbe più di 11 milioni di persone. Finora, queste giornate di mobilitazione di massa non hanno raggiunto questa soglia, sebbene non sia un numero magico. Chenoweth ha osservato nel 2020 che la cifra era una “statistica descrittiva” derivata da movimenti storici, “non necessariamente prescrittiva“, il che significa che non è necessariamente una garanzia per organizzarsi, come alcuni stanno esplicitamente facendo ora.
Anche se il numero esatto non è magico, i principi fondamentali alla base della statistica sono veri: una resistenza prolungata, di massa e non violenta può rovesciare i governi.
Esistono piani di sicurezza? – Le proteste del 18 ottobre giungono mentre Trump sta reprimendo il dissenso, prendendo di mira gli immigrati che hanno partecipato alle proteste e attaccando i pilastri della società civile che ritiene ostacolino il suo programma. Si verificano anche in un contesto di crescenti episodi di violenza politica.
In risposta alle domande sulla presenza di funzionari addetti all’immigrazione nei luoghi delle proteste, il vicesegretario per la sicurezza interna Tricia McLaughlin ha dichiarato: “Come ogni giorno, le forze dell’ordine del DHS faranno rispettare le leggi della nostra nazione“.
In Texas, il governatore Greg Abbott ha dichiarato che dispiegherà le truppe della guardia nazionale ad Austin, la capitale, anche se ci saranno proteste in città e paesi in tutto lo stato.
La coalizione No Kings è impegnata in azioni non violente. Sul suo sito web, la coalizione afferma di aspettarsi che tutti i partecipanti alle proteste “cerchino di ridurre qualsiasi potenziale scontro con coloro che non sono d’accordo con i nostri valori e di agire nel rispetto della legge durante questi eventi“.
Il gruppo ha visto decine di migliaia di partecipanti partecipare a chiamate di pianificazione della sicurezza. Gli eventi saranno dotati di responsabili della sicurezza e di addetti alla sicurezza che garantiranno che i partecipanti possano esercitare i propri diritti in sicurezza.
La coalizione ha anche affermato che distribuirà delle tessere o dei codici “conosci i tuoi diritti” da scaricare, in modo che i partecipanti sappiano come difendersi in caso di problemi.
La conferma del club bianconero: possibile sanzione ma con un «importo presumibilmente non rilevante».
I conti della Juventus sono sotto analisi della UEFA per un potenziale sforamento dei criteri del Fair Play Finanziario. Lo ha confermato lo stesso club bianconero, nel fascicolo legato al bilancio al 30 giugno 2025.
«Per l’anno solare 2024 il Gruppo ha rispettato su base consolidata lo Squad Cost Ratio (il limite del parametro era pari, per il 2024, all’80%). Il Gruppo prevede inoltre, sulla base delle attuali stime di ricavi e costi correlati al calcolo di tale parametro ed in assenza di eventi non ricorrenti, di poter rispettare tale parametro anche per l’anno solare 2025 (per il 2025 il limite massimo di tale parametro scende al 70% – livello richiesto a regime, valido anche per i prossimi esercizi)», si legge nel bilancio del club bianconero.
«Con riferimento al parametro della Football Earning Rule, in data 18 settembre, come d’uso in situazioni analoghe per le società partecipanti alle competizioni UEFA, il Gruppo ha ricevuto da UEFA la comunicazione di apertura di un procedimento per il potenziale sforamento dello stesso per il triennio 2022/2023-2024/2025. L’esito di tale procedimento – che terrà conto anche delle prospettive di andamento per l’anno in corso e per gli anni futuri dell’insieme dei parametri economico-finanziari UEFA – è atteso per la primavera del 2026 e potrebbe dare origine ad una possibile sanzione economica (allo stato attuale di difficile quantificazione, ma di importo presumibilmente non rilevante) oltre che a possibili restrizioni sportive (quali, ad esempio, restrizioni alla registrazione di nuovi calciatori nelle liste delle competizioni UEFA)».
«Si segnala infine, per completezza, che il parametro dell’Overdue Payables è sempre stato rispettato dal Gruppo e si prevede che venga rispettato anche in futuro».
«In relazione a quanto sopra, si segnala che, in data 28 luglio 2023, la Prima Camera dello UEFA Club Financial Control Body ha assunto la decisione con la quale ha definitivamente chiuso il procedimento avviato in data 1° dicembre 2022 volto alla verifica del rispetto del framework regolamentare UEFA da parte di Juventus. La decisione ha comportato, inter alia, l’esclusione di Juventus dalla UEFA Conference League della stagione sportiva 2023/2024; inoltre, per effetto della decisione, Juventus (i) è stata obbligata al pagamento di un contributo economico di € 10 milioni, interamente stanziato nell’esercizio 2022/2023, di cui € 2 milioni versati a settembre 2023, € 4 milioni versati a settembre 2024 ed i restanti € 4 milioni trattenuti a settembre 2024 dagli introiti della partecipazione alla UEFA Champions League nella stagione sportiva 2024/2025; e (ii) potrebbe essere tenuta al pagamento di un ulteriore contributo economico condizionale di € 10 milioni nel caso in cui i bilanci di Juventus al 30 giugno 2023, 2024 e 2025 presentassero significative violazioni delle CL&FS. Alla data della presente relazione finanziaria annuale non sono state rilevate dai revisori di Juventus e/o dalla UEFA significative violazioni delle CL&FS», conclude la Juventus.
Juventus, i conti del bilancio 2025 tra fatturato, costi e debiti: tutte le cifre
Tutti i dati dell’esercizio chiuso al 30 giugno 2025 per il club bianconero: i dettagli del bilancio legato alla scorsa stagione..
La Juventus ha chiuso il bilancio al 30 giugno 2025 con un rosso pari a 58,1 milioni di euro, un risultato in netto miglioramento rispetto all’esercizio 2023/24, che si era chiuso in perdita per 199,2milioni. Il club bianconero ha infatti svelato tutte le cifre del bilancio scorso, rendendo noto il fascicolo di bilancio al 30 giugno 2024.
Il fatturato della società bianconera è stato pari a 529,6 milioni di euro (contro i 394,5 milioni di euro relativi all’esercizio chiuso il 30 giugno 2024), mentre i costi sono diminuiti scendendo a quota 559,6 milioni (569,9 milioni nel 2023/24).
Juventus bilancio 2025 – I ricavi – Complessivamente, laJuventusnella stagione 2024/25 ha registrato 529,6 milioni di euro di ricavi, rispetto ai 394,5 milioni del 2023/24, complice in particolare il ritorno nelle coppe europee nella passata stagione. La voce più corposa è quella relativa ai ricavi da diritti tvche, complice la partecipazione alla Champions League e al Mondiale per Club, sono passati da 99,7 a 177,4 milioni di euro, di cui 67,5 milioni dalla Champions League, 27 milioni dal Mondiale per Club e 81,2 milioni dalla Serie A. In aumento anche i ricavi da stadio, saliti da 57,7 a 65,4 milioni di euro, mentre i ricavi commerciali e da sponsor sono calati passando da 160,5 a 115,9 milioni di euro, a causa soprattutto dell’accordo firmato solo a maggio con Jeep e Visit Detroit come sponsor di maglia.
I ricavi da gestione dei diritti da calciatori sono stati pari a 109,7 milioni di euro, in particolare legati a plusvalenze per 89,7 milioni di euro di cui tra le principali:
22,3 milioni per la cessione di Soulé alla Roma;
13,7 milioniper la cessione di Hujsen al Bournemouth;
13,2 milioni per la cessione di Fagioli alla Fiorentina;
12,3 milioni per la cessione di Iling-Junior all’Aston Villa;
9,3 milioniper la cessione di Rovella alla Lazio.
Tra le altre voci, il club bianconero ha incassato 6,9 milioni tra bonus e sell-on fee per l’operazione Hujsen, mentre gli infortuni dei vari Bremer, Cabal, Rugani e Perin hanno comportato indennizzi per 7,1 milioni.
Questi i ricavi voce per voce:
Ricavi da gara: 65,4 milioni di euro (57,7 milioni di euro nel 2023/24);
Ricavi commerciali: 115,9 milioni di euro (160,5 milioni di euro nel 2023/24);
Ricavi da diritti tv: 177,4 milioni di euro (99,7 milioni di euro nel 2023/24);
Ricavi da gestione calciatori: 109,7 milioni di euro di cui 89,7 milioni dalle plusvalenze (34,1 milioni di euro, di cui 22,8 milioni di plusvalenze nel 2023/24);
Altri ricavi: 61,2 milioni di euro (42,5 milioni di euro nel 2023/24);
TOTALE: 529,6 milioni di euro (394,5 milioni di euro nel 2023/24).
Juventus bilancio 2025 – I costi – I costi a bilancio per la Juventus sono diminuiti nel 2024/25 a 559,6 milioni di euro rispetto ai 569,9 milioni di euro del 2023/24. Nel dettaglio, la maggior parte dei costi è legata a salari e stipendi del personale, a quota 244 milioni di euro (in calo rispetto ai 264 milioni di euro del 2023/24) di cui 220 milioni come compensi al personale tesserato (239 milioni nel 2023/24). In particolare, le retribzuoni per il personale tesserato sono state pari a 155,9 milioni di euro, rispetto ai 165,4 milioni del 2023/24.
Tra le altre voci, gli ammortamenti, le svalutazioni e gli accantonamenti sono calati a 153,9 milioni di euro rispetto ai 169,8 milioni di euro del 2023/24, di cui 124,9 milioni di ammortamenti e svalutazioni legati ai calciatori (139,1 milioni nel 2023/24). Tra le svalutazioni, in particolare, pesano quelle legate a Daniloper la risoluzione consensuale dell’accordo e per l’adeguamento del valore di Douglas Luiz (svalutazione di 4,5 milioni).
Per quanto riguarda gli altri costi, gli accantonamenti sono stati pari a 17,3 milioni (di cui 16,4 milioni per l’esonero di Thiago Motta e dello staff), mentre gli oneri da gestione dei diritti dei calciatori sono passati da 22,2 a 43,7 milioni di euro di cui 20,5 milioni come oneri accessori non capitalizzati (di cui 2,5 milioni per KoloMuani e 1,9 milioni per Pogba), mentre i costi per i prestiti dei calciatori sono stati pari a 16,2 milioni (di cui 6,9 milioni per Conceicao, 3,8 milioni per RenatoVeiga e 2,8 milioni per Kalulu).
Questi i costi voce per voce nella stagione 2024/25:
Costi per materiali, forniture e altri approvvigionamenti: 4,6 milioni di euro (4,3 milioni nel 2023/24);
Costi per servizi: 95,0 milioni di euro (81,1 milioni nel 2023/24);
Costi per prodotti per la vendita: 1,6 milioni di euro (14,4 milioni di euro nel 2023/24);
Costi per il personale: 244 milioni di euro di cui 220 milioni per i tesserati (264 milioni di euro, di cui 239 milioni per i tesserati nel 2023/24);
Ammortamenti e svalutazioni: 153,9 milioni di euro di cui 124,9 per i giocatori (169,8 milioni di euro, di cui 139,1 per i giocatori nel 2023/24);
Costi da gestione diritti calciatori: 43,7 milioni di euro (22,0 milioni nel 2023/24);
Altri costi: 16,8 milioni di euro (14,3 milioni di euro nel 2023/24);
TOTALE: 559,6 milioni di euro (569,9 milioni di euro nel 2023/24).
Juventus bilancio 2025 – Risultato netto – La differenza tra fatturato e costi è stata così pari a -29,9 milioni di euro (rispetto al -175,4 milioni di euro del 2023/24). Il risultato ante imposte è stato negativo per 50 milioni di euro circa (con un impatto da 26,6 milioni di oneri finanziari), rispetto al -196 milioni del 2023/24, mentre il risultato netto è stato negativo per 58,1 milioni di euro contro il rosso di 199,2 milioni del 2023/24.
Juventus bilancio 2025 – Debiti e patrimonio netto – Il patrimonio netto consolidato al 30 giugno 2025 per il club bianconero risultava positivo per 13,2 milioni, rispetto ai 40,2 milioni del 30 giugno 2024, grazie anche ai 30 milioni di euro versati da Exor nel corso della stagione come anticipo del futuro aumento di capitale che sarà votato dall’assemblea degli azionisti del prossimo 7 novembre.
Infine, sul fronte debiti, le passività complessive sono passate da 638,6 milioni a 762,1 milioni di euro di cui 244 milioni come debiti da factoring (di cui 145 in scadenza al 2027) e 224,4 milioni verso società calcistiche (a fronte di crediti per 105,1 milioni dalle società) mentre l’indebitamento finanziario netto è invece pari a -280,2 milioni di euro (post IFRS 16, mentre pre IFRS 16 è -271,8), rispetto al -242,8 milioni del 30 giugno 2024 (post IFRS 16, mentre pre IFRS 16 era -231,5 milioni).
Ace Frehley, membro fondatore e primo chitarrista solista del gruppo rock statunitense dei Kiss, tra i più famosi degli anni Settanta e Ottanta, è morto a 74 anni. La notizia è stata data dalla sua famiglia. A fine settembre Frehley aveva dovuto annullare un concerto a causa di una caduta nella sua abitazione di Morristown, in New Jersey, ed era stato poi ricoverato in ospedale.
Frehley cominciò a suonare nei Kiss nel 1972, dopo aver trovato un annuncio con cui Paul Stanley, un giovane cantante di New York, cercava un chitarrista solista per mettere su una band. La formazione fu poi completata dal bassista Gene Simmons e dal batterista Peter Criss.
Come gli altri membri della band, Frehley si fece notare per le movenze da rockstar molto accentuate e per il trucco (bianco e argentato) con cui decorava il viso. I riff di chitarra melodici, incisivi e molto riconoscibili che riusciva a creare facevano spesso la fortuna delle canzoni dei Kiss, con cui suonò fino al 1982. In quel decennio pubblicarono 11 dischi che vendettero moltissimo, e diventò una delle rockstar più famose al mondo. Fondò poi un suo gruppo, i Frehley’s Comet, prima di tornare a far parte della band che aveva fondato, tra il 1996 e il 2002.
Il giornalista ha presentato denuncia in seguito all’esplosione avvenuta davanti alla sua abitazione: “Chi è stato? Impossibile dirlo adesso”. L’indagine: ordigno lasciato tra due vasi
Sigfrido Ranucci – Fotogramma /Ipa
Sigfrido Ranucci ha “ricostruito con i carabinieri quanto è successo ieri. C’è una lista infinita di minacce, di varia natura, che ho ricevuto e di cui ho sempre informato l’autorità giudiziaria e di cui i ragazzi della mia scorta hanno sempre fatto rapporto. Io comunque mi sento tranquillo nel senso che lo Stato e le istituzioni mi sono sempre state vicine in questi mesi. Quello di stanotte è stato un salto di qualità preoccupante perché proprio davanti casa, dove l’anno scorso erano stati trovati dei proiettili“. A dirlo il giornalista e conduttore di Report, lasciando gli uffici della Compagnia Carabinieri Trionfale dove ha presentato denuncia in seguito all’esplosione, avvenuta la scorsa notte, che ha distrutto la sua auto parcheggiata davanti casa a Campo Ascolano, comune di Pomezia, alle porte di Roma.
Racconta il giornalista: “Ho sentito un boato tremendo, erano le 22.17. Sono riusciti a sentirlo anche i carabinieri attraverso l’audio di alcune persone, che erano in zona, e che stavano registrando con il telefono in quel momento”.
In merito al rafforzamento del livello di protezione Ranucci conferma il passaggio alla macchina blindata. Chi è stato? “È impossibile dirlo in questo momento: si tratta un contesto abbastanza allargato ed è su quello che sono state fatte le segnalazioni in questi mesi”, spiega il giornalista.
L’indagine: ordigno lasciato tra due vasi – E’ stato lasciato tra due vasi esterni, presumibilmente con la miccia accesa, l’ordigno rudimentale che questa notte è esploso davanti all’abitazione del giornalista. Un ordigno dunque che non sarebbe stato azionato a distanza né con un timer. Gli inquirenti che lavorano alle indagini stanno cercando eventuali telecamere che possano aver ripreso elementi utili a ricostruire chi ha posizionato l’ordigno
Bomba distrugge le auto di Sigfrido Ranucci, un chilo di esplosivo piazzato sotto casa. Piantedosi: “Rafforzata la protezione”
C’è stato un forte boato, poi le fiamme. Il giornalista vive sotto scorta da tempo per le molte minacce ricevute per le sue inchieste con Report
Attentato davanti casa di Sigfrido Ranucci. A sinistra foto LaPresse. A destra frame da video Report
Paura per il giornalista e conduttore della trasmissione tv Report, Sigfrido Ranucci. Nella serata del 16 ottobre, poco dopo le 22, davanti alla sua abitazione a Campo Ascolano, frazione del comune di Pomezia (Roma), un’esplosione ha distrutto la sua automobile e quella di sua figlia. Le vetture erano parcheggiate una accanto all’altra. Un ordigno rudimentale era piazzato, secondo le prime informazioni, tra il cancello e i mezzi della famiglia Ranucci. C’era quasi un chilo di esplosivo. A dare la notizia è stato lo stesso Ranucci intervenendo a Rainews24 e le immagini del dopo esplosione sono state diffuse sul profilo X di Report. Non ci sono feriti, ma la figlia del giornalista era passata dal luogo dove è avvenuto lo scoppio poco prima: “Poteva ucciderla“.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri e gli investigatori della Digos, che hanno avviato i rilievi tecnici. Sull’episodio indaga l’antimafia di Roma. Al momento il pm della Dda Carlo Villani – coordinato dall’aggiunto Ilaria Calò – procede per danneggiamento con l’aggravante del metodo mafioso in attesa di ricevere le prime informative dalle forze dell’ordine intervenute. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha disposto il rafforzamento delle misure di protezione per Ranucci.
Report: “Esplosione potente, poteva uccidere” – In un post pubblicato sul profilo X della trasmissione Report si legge: “Questa notte un ordigno è stato piazzato sotto l’auto del giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. L’auto è saltata in aria, danneggiando anche l’altra auto di famiglia e la casa accanto. La potenza dell’esplosione è stata tale per cui avrebbe potuto uccidere chi fosse passato in quel momento”.
Questa notte un ordigno è stato piazzato sotto l’auto del giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. L'auto è saltata in aria, danneggiando anche l’altra auto di famiglia e la casa accanto. Sul posto carabinieri, Digos, vigili del fuoco e scientifica. La Procura di… pic.twitter.com/KmDycbpgq1
Ranucci: “Mia figlia passata lì poco prima” – Al momento dell’esplosione il giornalista era a casa. La figlia, venti minuti prima, aveva parcheggiato la sua macchina accanto a quella del padre. Poi il boato.
“L’ordigno – racconta lo stesso Ranucci a Rainews – era tra il cancello di casa e le auto. L’esplosione ha distrutto la mia auto e quella di mia figlia, che era vicino. È stata molto forte. Da quello che mi dicono gli artificieri, pensano fosse un ordigno rudimentale con un chilo di esplosivo. Io ero rientrato da una ventina di minuti, poi mia figlia, poi sarebbe passato mio figlio. Potenzialmente avrebbe potuto uccidere una persona”.
Ranucci già in passato ha subito minacce e intimidazioni, tutte denunciate. Il giornalista è impegnato in queste settimane nella preparazione della nuova stagione di Report, al via il 26 ottobre su Raitre. “Non so dire – aggiunge Ranucci – se c’è un collegamento. In passato sì, abbiamo avuto minacce di varia natura. Abbiamo anche trovato qui dei proiettili, poi qualcuno ci seguiva. Sono tutti episodi denunciati“.
I vicini di casa di Ranucci: “Abbiamo sentito un boato…” – “Intorno alle 22.20 abbiamo sentito un boato. Pensavamo fossero i ragazzini che qui fanno i botti di Natale, ma la deflagrazione era davvero troppo forte. Noi abitiamo in fondo alla via e abbiamo sentito le pareti tremare. Mia zia, che abita invece proprio qui accanto, ci ha raccontato di una esplosione forte, che ha fatto cascare i quadri. La paura è stata tanta“, racconta all’Adnkronos una vicina di casa di Sigfrido Ranucci.
“Sappiamo chi vive qui – continua la donna – ma non ho pensato a una bomba, anche perché mai ci sono stati episodi simili. La mia impressione iniziale anzi è stata di una macchina elettrica esplosa. In strada era pieno di gente, chi non poteva scendere era affacciato alle finestre. L’atmosfera era davvero concitata“.
Piantedosi: “Rafforzata la protezione per Ranucci” – ”Piena solidarietà a Sigfrido Ranucci e alla sua famiglia per il grave attentato di cui è stato vittima. Un gesto vigliacco e gravissimo che rappresenta un attacco non solo alla persona ma alla libertà di stampa e ai valori fondamentali della nostra democrazia. Ci sarà il massimo impegno delle forze di polizia per accertare rapidamente gli autori. Ho dato mandato di rafforzare al massimo ogni misura a sua protezione”, dice il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.
Meloni: “Libertà e indipendenza dell’informazione sono valori irrinunciabili” – Vicinanza a Ranucci è stata espressa da colleghi, sindacati e dalle massime cariche dello Stato a iniziare da Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio manifesta “piena solidarietà al giornalista Sigfrido Ranucci e la più ferma condanna per il grave atto intimidatorio da lui subito. La libertà e l’indipendenza dell’informazione sono valori irrinunciabili delle nostre democrazie, che continueremo a difendere“.
Esprimo piena solidarietà al giornalista Sigfrido Ranucci e la più ferma condanna per il grave atto intimidatorio da lui subito. La libertà e l'indipendenza dell'informazione sono valori irrinunciabili delle nostre democrazie, che continueremo a difendere.
“Un gesto gravissimo, vile, inaccettabile. Un ordigno ha fatto esplodere l’auto di Sigfrido Ranucci, davanti alla sua abitazione. Per fortuna nessuno è rimasto ferito, ma resta la gravità estrema di un atto che colpisce non solo un giornalista, ma la libertà stessa di informare e di esprimersi. A lui e alla sua famiglia la mia piena solidarietà e vicinanza“, scrive Guido Crosetto sul profilo X del ministero della Difesa.
“Quanto successo a Pomezia è di una gravità inaudita e inaccettabile. Totale solidarietà a Sigfrido Ranucci e alla sua famiglia”, le parole del vicepremier Matteo Salvini sui social.
Di “grave atto intimidatorio” parla anche l’altro vicepremier Antonio Tajani che esprime “piena solidarietà” a Ranucci e alla sua famiglia. “Non esiste motivazione che possa giustificare questa violenza“, aggiunge.
”La nostra piena solidarietà a Sigfrido Ranucci e alla sua famiglia per l’attentato incendiario di questa notte. C’è viva preoccupazione per quanto successo: un gesto profondamente inquietante perché quando si attacca un giornalista si attacca la democrazia”, sottolinea la Giunta esecutiva centrale dell’Anm.
La Rai: “Respingiamo con forza ogni minaccia“ – L‘ad Rai Giampaolo Rossi e l’intera azienda “si stringono al fianco di Sigfrido Ranucci ed esprimono massima solidarietà per il grave e vile attentato intimidatorio“. “Il ruolo della Rai e di chi opera al suo interno è quello di garantire dialogo, pluralismo e rispetto nel racconto quotidiano del nostro tempo – si legge in una nota -. La Rai respinge con forza e determinazione ogni minaccia contro chi svolge il proprio lavoro nel Servizio Pubblico. L’essenza vitale della nostra democrazia è la libertà informativa che la Rai garantisce e che i suoi giornalisti rappresentano“.
Usigrai: “Attentato ci riporta agli anni più bui”. – “Un attentato spaventoso che ci riporta indietro agli anni più bui. Siamo vicini a Sigfrido Ranucci alla sua famiglia dopo che nella notte la sua auto è esplosa davanti a casa. Pochi minuti prima era passata lì davanti la figlia“. A sottolinearlo è l’esecutivo dell’Usigrai. “Siamo certi che né Sigfrido né i colleghi di Report si lasceranno intimorire. Saremo sempre al loro fianco – continua l’Usigrai – affinché possano continuare liberamente il loro lavoro d’inchiesta. Abbiamo denunciato in questi mesi come la Rai abbia ridotto lo spazio a disposizione di Report e sopratutto il clima d’odio e insofferenza per le inchieste della redazione. In prima serata su Rai1 si è arrivati addirittura – da parte della seconda carica dello Stato – a definire i colleghi di Report ‘calunniatori seriali’, senza che né il conduttore né l’azienda prendessero le distanze. Una campagna d’odio contro il giornalismo d’inchiesta che deve finire“.
Maggiori criticità nel territorio dei comuni di Sestu, Quartu Sant’Elena, e Selargius.
Sono oltre cinquanta gli interventi dei Vigili del fuoco a causa dell’andata di maltempo che dal pomeriggio di ieri ha imperversato l’hinterland cagliaritano.
Dal pomeriggio di ieri, mercoledì 15 ottobre, sono stati svolti oltre cinquanta interventi dei Vigili del fuoco per le richieste di soccorso dovute alle forti piogge che hanno imperversato l’hinterland cagliaritano.
Le squadre di pronto intervento della centrale operativa del Comando hanno operato per soccorrere alcuni automobilisti in difficoltà, rimasti bloccati all’interno delle autovetture a causa delle strade allagate, per tombini scoperchiati e detriti che hanno invaso le carreggiate.
Altri interventi svolti per allagamenti, per la messa in sicurezza di abitazioni e di alcune attività commerciali.
Gli interventi di soccorso sono proseguiti nella notte per lo svuotamento di scantinati e vani ascensori allagati e per la messa in sicurezza di condomini.
Maggiori criticità nel territorio dei comuni di Sestu, Quartu Sant’Elena, e Selargius
La Corte Costituzionale ha rilevato che il Collegio regionale di garanzia (che è un organo dello Stato) è andato oltre La Consulta: il collegio di garanzia elettorale ha esorbitato i suoi poteri, la decisione spetta al tribunale civile. Respinto il ricorso della Regione su conflitto attribuzioni
La Consulta salva la Todde e boccia il ricorso della regione sul conflitto di attribuzioni.
Per la Corte costituzionale il Collegio di garanzia elettorale non aveva il potere di dichiarare decaduta Alessandra Todde dalla carica di presidente della Regione Sardegna. A stabilirlo è la Consulta, con la sentenza numero 148 pubblicata oggi. La pronuncia, pubblicata oggi, riguarda l’ordinanza-ingiunzione emessa il 20 dicembre 2024 dal Collegio regionale di garanzia elettorale presso la Corte d’appello di Cagliari. Secondo la Corte costituzionale, il Collegio ha ecceduto i propri poteri quando ha disposto la trasmissione dell’atto al Consiglio regionale per l’adozione del provvedimento di decadenza della presidente. Tale decisione, hanno spiegato i giudici, non rientrava tra le competenze dell’organo statale.
La Consulta ha ricordato che i Collegi regionali di garanzia elettorale, istituiti dalla legge 515 del 1993 per vigilare sulle spese elettorali, sono organi dello Stato che operano in autonomia per garantire la trasparenza del voto.In Sardegna, la loro competenza è stata recepita da una legge regionale del 2013, che richiama le norme nazionali sulle cause di ineleggibilità. Tuttavia, la Corte ha precisato che le irregolarità contestate a Todde – come la mancata nomina di un mandatario elettorale e alcune difformità nel rendiconto delle spese – non rientrano tra le cause di decadenza previste dalla legge.
Di conseguenza, nel dichiarare la decadenza della presidente eletta, il Collegio ha invaso l’ambito di autonomia della Regione Sardegna, violando le sue prerogative costituzionali. La Corte ha inoltre sottolineato che la questione della possibile riqualificazione dei fatti resta aperta e dovrà essere affrontata dal giudice civile, competente a esaminare l’opposizione all’ordinanza.
Nel caso specifico, il Tribunale di Cagliari, con sentenza del 28 maggio 2025, aveva già confermato la sanzione pecuniaria imposta a Todde, senza tuttavia disporre la decadenza. La decisione della Consulta chiarisce ora che quel giudizio resta valido, ma limitato alla multa.
Con una seconda sentenza, la numero 149, depositata anch’essa oggi, la Corte ha poi dichiarato inammissibile un altro conflitto di attribuzione sollevato dalla Regione contro lo Stato e il Tribunale di Cagliari. Secondo la Consulta, la Regione non era parte del giudizio da cui è scaturita la sentenza impugnata e non può quindi considerarsi lesa nelle proprie prerogative. Le osservazioni del giudice civile, che aveva escluso un potere di intervento del Consiglio regionale, sono state considerate meri passaggi argomentativi, privi di effetti vincolanti.
Tensione intorno a Piazza Primo Maggio dove un gruppo di manifestanti ha cercato di sfondare il primo cordone di sicurezza. C’è stato un fitto lancio di oggetti ai quali la polizia ha risposto azionando gli idranti
Due ore di corteo pacifico, con 8.000 persone coinvolte, poi gli incidenti intorno a Piazza Primo Maggio. Un gruppo di manifestanti Pro Pal ha provato a forzare il blocco delle forze dell’ordine per dirigersi verso lo stadio, dove si gioca la partita tra Italia e Israele, provocando dei disordini. C’è stato un fitto lancio di oggetti – bottiglie, sassi, persino qualche cartello stradale divelto – ai quali la polizia in assetto antisommossa ha risposto azionando gli idranti. I facinorosi hanno sfondato il primo cordone di sicurezza, predisposto dall’organizzazione della manifestazione, ma non sono riusciti a superare la barriera dei celerini. Sono scoppiate alcune bombe carta. Gli scontri però continuano. Sono arrivati anche i blindati per rinforzare il blocco degli agenti, che hanno sparato anche i lacrimogeni per disperdere la folla.Un operatore televisivo sarebbe rimasto ferito al volto da un sasso. E altri partecipanti al corteo sarebbero rimasti contusi. Operati anche alcuni fermi da parte della polizia. Le persone coinvolte negli scontri sarebbero circa 200. Nei disordini è rimasto ferito un giornalista. Colpito alla testa da un sasso è stato trasportato d’urgenza in ospedale ma non sarebbe in pericolo di vita.
fischi all’inno israeliano – Allo stadio Friuli, peraltro semivuoto, l’atmosfera è invece tranquilla: ai fischi di parte di un gruppo di tifosi all’inno israeliano il resto del pubblico ha risposto con applausi.
Anche a Monza, Lodi, Bergamo, Pavia e Cremona Arpa ha registrato il superamento dei valori massimi di Pm10 nei giorni scorsi: stop per alcune categorie di veicoli
Non piove, si accumulano le sostanze inquinanti nell’aria e in Lombardia scattano le misure temporanee antismog: da oggi in tutti i comuni delle province di Monza, Lodi, Milano, Bergamo, Pavia e Cremona – dove i dati di Arpa hanno certificato il superamento consecutivo del valore limite riferito alla media giornaliera di Pm10 nei giorni scorsi – sono in vigore il divieto di utilizzo degli impianti termici alimentati a biomassa legnosa fino a tre stelle comprese e di spandimento dei liquami zootecnici (salvo iniezione e interramento immediato).
A queste misure si aggiunge la riduzione di 1°C delle temperature massime nelle abitazioni e il divieto di qualsiasi tipo di combustione all’aperto.
È inoltre attivo, nei Comuni con più di 30mila abitanti e in quelli che hanno aderito su base volontaria, il divieto di circolazione dei veicoli fino a euro 1 benzina e fino a euro 4 diesel compresi, anche se dotati di Fap (filtro antiparticolato) efficace o aderenti al servizio Move-In.
Nei prossimi giorni, in base all’evoluzione della situazione meteorologica, si valuterà se si presenteranno le condizioni necessari per l’eventuale revoca delle misure adottate.
In ogni caso, ricordano da Regione Lombardia, “sul sito www.infoaria.regione.lombardia.it sono riportate tutte le informazioni relative alle misure temporanee per il miglioramento della qualità dell’aria. Il sito prevede anche un servizio di notifiche per essere informati tempestivamente sull’attivazione delle misure temporanee. L’alert può essere attivato previa registrazione”.
Al momento, il bollettino meteo dell’Arpa regionale prevede per tutta la settimana “condizioni di cielo generalmente soleggiato sui settori meridionali della Lombardia, da nuvoloso a molto nuvoloso su quelli settentrionali, occasionalmente associati a pioviggini, specie nelle ore pomeridiane o nel corso di giovedì 16”. Per quanto riguarda la ventilazione, sarà “generalmente debole e in pianura assumerà una direzione orientale o variabile”.
Ci sono almeno dieci feriti: si tratta di colleghi delle vittime e di poliziotti. L’ipotesi è che sia stato un gesto intenzionale da parte di uno degli occupanti dell’immobile
Tre carabinieri uccisi, tredici persone ferite e un casolare ridotto in macerie: è il bilancio drammatico dell’esplosione avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 ottobre a Castel D’Azzano, in provincia di Verona. La deflagrazione ha colpito in pieno un edificio rurale a due piani, proprio mentre era in corso una perquisizione legata a una procedura di sgombero forzato, condotta da polizia, carabinieri e vigili del fuoco.
Secondo le prime ipotesi, non si sarebbe trattato di un incidente. L’esplosione potrebbe essere stata provocata intenzionalmente dagli stessi occupanti dell’immobile: tre fratelli che vivevano nel casolare da tempo. Due di loro — un uomo e una donna, rimasti feriti — sono già stati fermati, mentre il terzo sarebbe riuscito ad allontanarsi prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.
Esplosione durante lo sgombero di un’abitazione: morti 3 carabinieri – Carabinieri, polizia e vigili del fuoco stavano eseguendo una perquisizione nell’ambito di uno sgombero coattivo (azione forzata in caso di occupazioni abusive) del casolare, abitato da tre fratelli. La casa era satura di gas e l’esplosione, innescata dall’apertura della porta d’ingresso, ha investito le forze dell’ordine al momento dell’irruzione.
In pochi attimi tutto si è sbriciolato. Tre carabinieri sono morti. Ci sono anche tredici feriti. Il boato ha svegliato i residenti e in pochi minuti sui social in tanti hanno lasciato un messaggio chiedendo cosa fosse accaduto.
I vigili del fuoco si sono attivati immediatamente, ma per i carabinieri non c’è stato nulla da fare. Le squadre del 115 sono intervenute sia per domare le fiamme divampate dopo lo scoppio sia per la ricerca dei feriti. Una delle vittime è stata estratta dalle macerie.
Lo sgombero “a rischio” e i tentativi già falliti – Secondo quanto si apprende l’immobile era un casolare agricolo fatiscente già occupato in passato da braccianti. I tre fratelli avrebbero dovuto lasciarlo da tempo. C’erano stati vari tentativi di sgombero, andati a vuoto anche perché a quanto pare i tre avevano minacciato di farsi saltare in aria. Considerando l’intervento “a rischio” erano stati inviati sul posto militari dei reparti speciali di Padova e Mestre, supportati dagli agenti di polizia delle unità operative di primo intervento. In affiancamento c’erano vigili del fuoco e squadre di soccorso dell’ospedale.
“Nel casolare abitavano tre fratelli. Sembra che avessero da tempo delle bombole depositate e abbiano fatto saturare il sottotetto per farlo esplodere. Il tutto è accaduto stanotte alle 3.15 circa“, dice a Rainews24 Antonello Panuccio, vicesindaco di Castel d’Azzano.
“Una tragedia incredibile – commenta il procuratore capo di Verona, Raffaele Tito, giunto sul posto -. Dovevamo eseguire un decreto di perquisizione, si cercavano anche delle bottiglie molotov. Carabinieri e polizia hanno cercato di agire in massima sicurezza e con tutte le attrezzature necessarie. Ma l’esito è stato inaspettato e molto doloroso“.
Chi sono i carabinieri morti nell’esplosione nel Veronese oggi – Nel crollo del casolare sono rimasti uccisi, come detto, tre carabinieri. Secondo quanto reso noto dal sindacato Sim, due prestavano servizio a Padova e uno a Mestre. I tre militari appartenevano alle forze speciali mobilitate per lo sgombero. I feriti sono tredici tra carabinieri, polizia e vigili del fuoco.
“Di fronte a una simile tragedia, non è il momento delle polemiche né delle strumentalizzazioni, ma del silenzio, del rispetto e della vicinanza concreta. Nel ricordo rimangono tre carabinieri valorosi, solari e sempre disponibili“, si legge in una nota.
Piantedosi: “Bilancio drammatico” – Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a Uno Mattina ha parlato di “bilancio terribile, molto doloroso, drammatico“. Poi ha spiegato: “Era un’operazione congiunta di polizia, al momento dell’accesso dell’appartamento i testimoni raccontano di aver sentito odore di gas e qualche istante dopo c’è stata l’esplosione“. La tragedia “segna la difficoltà, la complessità, la potenziale pericolosità di questo lavoro: dietro certe operazioni si celano delle insidie anche perché si ha a che fare con persone di difficile collocazione. È possibile – continua il titolare del Viminale – che qualcuno dall’interno abbia attivato una bombola di gas creando i presupposti per la deflagrazione: le due persone titolari dell’appartamento si sarebbero allontanate, una delle due – una donna – sarebbe ferita“.
Le temperature scenderanno di circa 2 gradi nelle zone occidentali e fino a 3-4 gradi in quelle orientali, segnando così la fine dell’anomalia termica che ha accompagnato l’inizio di ottobre
Sul Mediterraneo occidentale si sta formando una vasta area di maltempo che, nelle prossime 72-96 ore, si sposterà lentamente verso Est, portando piogge e temporali su buona parte del Sud e del Centro Italia. Le prime regioni a essere interessate saranno le due Isole maggiori, Sicilia e Sardegna, dove sono attesi rovesci anche intensi, seguite dalla Calabria e da parte del versante adriatico.
Con l’arrivo del peggioramento, le temperature scenderanno gradualmente nel corso della settimana: di circa 2 gradi nelle zone occidentali e fino a 3-4 gradi in quelle orientali, segnando così la fine dell’anomalia termica che ha accompagnato l’inizio di ottobre.
Un mix di correnti fredde e umide – La situazione è determinata dalla confluenza di infiltrazioni atlantiche da ovest e correnti più fredde di origine continentale da est, che si incontrano nel bacino del Mediterraneo sotto un anticiclone centrato sul Regno Unito. Dalle immagini satellitari si distinguono almeno tre minimi di pressione: uno sul Mare di Alboran, un altro sulle Baleari e un terzo, ormai in fase di esaurimento, sul Mar Libico.
La situazione meteo
Nel corso dei prossimi giorni, il flusso di correnti fredde da est tenderà a intensificarsi, alimentando un’unica circolazione depressionaria che si muoverà verso la Penisola. Le regioni meridionali saranno le più penalizzate, con temporali anche di forte intensità su Sicilia, Sardegna e Calabria.
A Sharm firmata la pace. ‘Al via la fase 2 per Gaza’. Trump ai leader: ‘Oggi abbiamo cambiato la storia’
articolo:
Spunta un ruolo per Hamas. Il presidente Usa: ‘Un giorno incredibile per il Medio Oriente, ci sono voluti tre mila anni per arrivare fin qui. I primi passi i più difficili, ora pace durevole’. A novembre un vertice al Cairo sulla ricostruzione
Donald Trump lo ufficializza al summit di Sharm el-Sheikh dove sotto la regia di Usa ed Egitto una trentina di leader, soprattutto di Paesi arabi ed europei, prendono l’impegno di costruire un nuovo futuro di pace per il Medio Oriente. Intenzioni che verranno messe alla prova dei fatti sin da subito, sui primi scogli come il mantenimento della sicurezza nella Striscia, dove il presidente statunitense ha aperto a un ruolo per Hamas come forza di polizia palestinese: “Vogliono porre fine ai problemi e lo hanno detto apertamente, e abbiamo dato loro l’approvazione per un periodo di tempo“.
Il Board per l’amministrazione transitoria è un altro dei temi che ha dominato i colloqui sul Mar Rosso, e a guadagnarsi la prima nomination di Trump è l’egiziano Abdel Fattah al-Sisi, padrone di casa che ha dato a tutti appuntamento a novembre al Cairo per una conferenza sulla ricostruzione.
L’Italia vuole essere in prima fila su questo dossier, inevitabilmente legato a doppio filo con la stabilizzazione di Gaza, con il governo pronto a “implementare la presenza” dei carabinieri se verrà approvata una risoluzione Onu che lo richiederà, come chiarisce Meloni al termine della giornata. La premier affronta questi temi nelle riunioni con gli altri leader nell’attesa dell’arrivo a Sharm di Trump, atterrato oltre tre ore più tardi del previsto per la sua visita in Israele. È lui l’inevitabile protagonista: saluta uno ad uno i leader su un palco con una grande scritta “Peace 2025“, e tiene il discorso introduttivo alla cerimonia di firma dell’accordo, che serve a sugellare in mondovisione un’intesa per il cessate il fuoco a Gaza che nelle ore precedenti ha iniziato a essere implementato.
Una superflua dimostrazione plastica di come il destino di questa partita geopolitica dipenda in prima battuta dalle mosse di Washington, anche se il presidente Usa ringrazia in modo particolare chi ha agito da mediatore nella lunga trattativa ospitata nelle scorse settimane sempre a Sharm: al-Sisi (che ha insignito The Donald con il Collare del Nilo, massima onorificenza egiziana), ma anche l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani.
Trump avrebbe voluto portare con sé a Sharm anche Benjamin Netanyahu. Da Israele chiama al-Sisi per suggerire, e la presidenza egiziana annuncia la partecipazione sia del primo ministro israeliano sia del presidente dell’Anp Abu Mazen. Ma nel giro di un’ora il viaggio è cancellato, “a causa dell’inizio della festività di Simchat Torah“, la stessa in cui si consumò la strage del 7 ottobre. Dietro le quinte, in ore concitate, Erdogan e il premier iracheno Muhammad Sudani minacciano di lasciare il summit se sarà presente Netanyahu.
Piccoli grandi segnali che non mancano gli ostacoli geopolitici. Per superarli, il piano di Trump è allargare gli Accordi di Abramo ad altri Paesi arabi, come l’Iran, che ha risposto ‘no grazie‘ all’invito al vertice. “La mano dell’amicizia e della cooperazione è sempre aperta“, il messaggio a Teheran di Trump. Fra le sue prossime mosse, la composizione del Board chiamato a guidare la transizione a Gaza.
“Tutti vogliono farne parte, meglio così“, sorride il presidente americano, che non nasconde i dubbi su Tony Blair: “L’ho sempre apprezzato ma voglio scoprire se è una scelta accettabile per tutti“. Anche l’Italia vuole giocarsi le sue carte, anche se, avverte Meloni, “questo è il tempo del lavoro, non della prima fila“. Emmanuel Macron assicura che la Francia avrà un “ruolo tutto particolare” al fianco dell’Autorità palestinese nel governo di Gaza, e annuncia di aver già avviato la pianificazione di una “conferenza umanitaria per Gaza” che Parigi “co-organizzerà“.
Una piazza degli Ostaggi gremita a Tel Aviv segue in diretta il rilascio. Trump in Israele, parla alla Knesset
Il rilascio degli ostaggi – (Afp)
Hamas ha rilasciato anche gli altri 13 ostaggi poco prima delle 10: ora sono tutti liberi i 20 rapiti ancora in vita. L’annuncio è stato accolto da un boato nella piazza degli Ostaggi a Tel Aviv dove una folla segue in diretta il rilascio.
Hamas aveva pubblicato la lista dei 20 ostaggi ancora in vita. I primi sette sono stati liberati oggi lunedì 13 ottobre poco dopo le 7. Si tratta di: Gali e Ziv Berman, Matan Angrest, Alon Ohel, Omri Miran, Eitan Mor e Guy Gilboa-Dallal.
12 minuti fa – Idf: “Non ci sono più ostaggi israeliani in vita prigionieri di Hamas“ – “E‘ ufficiale: non ci sono più ostaggi israeliani in vita prigionieri di Hamas“. Lo scrivono in un post su X le Idf.
12 minuti fa – Idf: “I 13 ostaggi presi in consegna, in viaggio verso Israele“ Gli ultimi 13 ostaggi sono stati trasferiti alle Forze della difesa israeliana (Idf) dalla Croce Rossa e stanno attualmente in viaggio verso Israele. Lo ha riferito l’Idf con un post su ‘X‘ spiegando che il secondo e ultimo gruppo di ex ostaggi ancora in vita sarà ora condotto alla base militare di Re’im. Qui potranno riunirsi con i loro cari, per la prima volta in oltre due anni, prima di sottoporsi a controlli medici.
L‘Idf ha quindi chiesto alla popolazione di agire responsabilmente e con sensibilità, di rispettare la privacy degli ostaggi di ritorno e di affidarsi esclusivamente alle informazioni ufficiali.
13 minuti fa – Colloquio Netanyahu-Trump, presenti anche Witkoff e Kushner Il premier israeliano Benjamin Netanyahu sta incontrando nel suo ufficio alla Knesset il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, prima dell’atteso intervento in aula di quest’ultimo. Lo riferiscono i media israeliani. Presenti all’incontro anche l’inviato di Trump, Steve Witkoff, e il genero del tycoon, Jared Kushner.
13 minuti fa – Media: “I 13 ostaggi del secondo gruppo in buone condizioni” I 13 del secondo gruppo di ostaggi liberati dopo la lunga prigionia nella Striscia di Gaza sono “in buone condizioni“. Lo ha detto una fonte della Croce rossa al Times of Israel dopo che le forze israeliane hanno confermato di aver avuto notizia dalla Croce Rossa della consegna del gruppo di 13 ostaggi a Khan Yunis, nel sud della Striscia.
13 minuti fa – Media: “Trump potrebbe incontrare ostaggi rilasciati in ospedale Sheba“ Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump potrebbe incontrare gli ostaggi liberati oggi dalla Striscia di Gaza, gli ultimi ancora in vita, presso lo Sheba Medical Center di Tel Hashomer in Israele. Lo riportano i media israeliani spiegando che l’ospedale si sta preparando all’eventualità che Trump si rechi in visita.
Se ciò avvenisse, nota Ynet, gli impegni di Trump previsti per oggi slitterebbero, compreso il summit di pace in programma a Sharm el-Sheikh, in Egitto.
34 minuti fa – Militari israeliani confermano: “Con Croce rossa secondo gruppo ostaggi liberati“ I militari israeliani confermano è con la Croce Rossa il secondo gruppo di ostaggi israeliani vivi, liberati dopo la lunga prigionia nella Striscia di Gaza. Su X, precisano che i 13 vengono ora consegnati alle forze israeliane nella Striscia di Gaza.
35 minuti fa – Meloni: “Giornata storica, ostaggi sono stati liberati, risultato straordinario“ “Oggi è una giornata storica. Gli ostaggi sono stati liberati: un risultato straordinario, frutto della determinazione della diplomazia internazionale e dell’attuazione della prima parte del Piano di pace del Presidente americano Donald Trump“. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, su X.
“Ora si apre una nuova fase: consolidare il cessate il fuoco e dare piena attuazione all’accordo per costruire un futuro di pace e stabilità duratura. L’Italia continuerà a sostenere con convinzione questo percorso, nella consapevolezza che la pace si costruisce con i fatti, non con le parole“, conclude.
35 minuti fa – Hamas: “Consegnati tutti gli ostaggi vivi“ Sono stati liberati tutti gli ostaggi israeliani vivi. Lo conferma Hamas, come riporta la Bbc, dopo il rilascio al termine della lunga prigionia nella Striscia di Gaza. Hamas, riferisce la rete britannica, precisa che i corpi degli ostaggi deceduti verranno consegnati successivamente.
In precedenza i militari israeliani avevano confermato l’arrivo in Israele di un primo gruppo di sette ostaggi israeliani liberati e poi i media israeliani hanno riferito del rilascio di un secondo gruppo di 13 ostaggi.
36 minuti fa – Trump: “La guerra è finita, Hamas rispetterà l’accordo“ “Questo è un giorno meraviglioso, mai visto un giorno così. La guerra è finita, Hamas rispetterà l’accordo“. Lo ha detto Donald Trump prima del suo intervento alla Knesset, secondo quanto riferiscono i media israeliani.
36 minuti fa – Witkoff: “Giornata impossibile senza Trump“ “Sono profondamente grato allo spirito indomito del presidente Trump. Questa giornata non sarebbe stata possibile senza di lui“. Così in un post su X l’inviato di Donald Trump, Steve Witkoff, dopo il rilascio di venti ostaggi al termine della lunga prigionia nella Striscia di Gaza.
“Mi chiedevo se sarei mai riuscito ad assistere a questa giornata – ha scritto Witkoff – E’ estremamente gratificante sapere che così tante famiglie potranno finalmente avere a casa i loro cari. Oggi venti famiglie vengono risparmiate dal dolore insopportabile del non sapere se si potranno mai riabbracciare i propri cari“.
E ha aggiunto nel post in cui ricorda anche il figlio Andrew: “Anche in questo momento di sollievo e felicità, il mio cuore soffre per coloro i cui cari non torneranno vivi a casa. E’ un dovere riportare a casa i loro corpi e un atto di dignità“.
37 minuti fa – Corpi ostaggi deceduti consegnati alla Croce rossa nel pomeriggio I corpi degli ostaggi deceduti durante la prigionia di Hamas nella Striscia di Gaza saranno consegnati alla Croce Rossa questo pomeriggio. Lo riporta il canale saudita Al-Hadath senza chiarire quanti corpi saranno trasferiti. Israele ha confermato la morte di almeno 26 ostaggi e Hamas ha affermato che potrebbe avere difficoltà a localizzare alcuni dei loro corpi.
59 minuti fa – Trump a Netanyahu e Herzog: “E’ il vostro giorno migliore“ “E’ una giornata fantastica. Forse il vostro giorno migliore“. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump al presidente israeliano Isaac Herzog e al primo ministro Benjamin Netanyahu mentre camminavano sulla pista dell’aeroporto Ben Gurion a Tel Aviv. “Questa è storia“, ha risposto Netanyahu, come si vede in un video diffuso dal suo ufficio.
L‘ambasciatore israeliano a Washington, Yehiel Leiter, ha poi scritto su ‘X‘ che Trump all’aeroporto gli ha detto: “Sai che tuo figlio ti sta guardando con un sorriso, lo sai, vero?“. E a quel punto ‘‘il mio cuore è scoppiato”, ha scritto l’ambasciatore. Il figlio di Leiter, il maggiore riservista Moshe Yedidia Leiter, è stato ucciso nei combattimenti nella Striscia di Gaza nel 2023.
Oggi10:14 – Trump arrivato alla Knesset Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è arrivato alla Knesset, dove è atteso un suo intervento dopo un incontro con i parenti degli ostaggi liberati dopo la prigionia nella Striscia di Gaza. L’ultimo presidente degli Stati Uniti a intervenire alla Knesset fu George W. Bush nel 2008.
Oggi10:13 – Herzog a Trump: “Grazie per ritorno ostaggi, per futuro di pace“ Il presidente israeliano, Isaac Herzog, dà il benvenuto in Israele anche via X al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dopo aver accolto il tycoon all’arrivo all’aeroporto di Ben Gurion insieme al premier israeliano, Benjamin Netanyahu. “Donald Trump, benvenuto in Israele – si legge in un post in cui pubblica una foto della stretta di mano con Trump all’arrivo nel Paese – Gli israeliani vi accolgono con molto affetto e tanta gratitudine. Grazie per tutto quello che avete fatto per riportare a casa i nostri ostaggi! Grazie per il vostro impegno per un futuro migliore di pace nella nostra regione! Dio benedica Israele! Dio benedica l’America“.
Oggi10:07 – Cina dopo rilascio ostaggi: “Ora cessate fuoco duraturo il prima possibile” La Cina plaude alla liberazione degli ostaggi israeliani dopo la lunga prigionia nella Striscia di Gaza. La Repubblica Popolare “accoglie con favore e sostiene tutti gli sforzi per il ritorno della pace e una riduzione della crisi umanitaria“, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian. La “priorità” è “un cessate il fuoco totale e duraturo il prima possibile“, ha rimarcato, insistendo sulla soluzione dei due stati.
Intanto il presidente americano Donald Trump è atterrato in Israele. “La guerra è finita – ha detto ieri – Cessate il fuoco reggerà“. L’accordo di pace per Gaza “potrebbe essere la cosa più importante a cui abbia mai preso parte, il mio più grande successo“, ha dichiarato inoltre nel corso di un’intervista telefonica rilasciata ad Axios mentre si trovava a bordo dell’Air Force One. In vista del discorso che farà alla Knesset, il Parlamento israeliano, Trump ha detto che invierà un messaggio di “amore e pace per l’eternità“.