E’ ben gradito un’applauso!!! Grazie
06 agosto 2026
| Francesco Guccini, addio al cantastorie di vita quotidiana. Aveva 86 anni |
| articolo di Rita Celi https://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2026/08/06/news/francesco_guccini_morto_canzoni_86_anni-425515240/?ref=RHLF-BG-P1-S1-F-r35678 |
| sottotitolo |

Il Maestrone se n’è andato. Francesco Guccini, 86 anni, è morto questa mattina a Pavana, circondato dall’affetto della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei familiari. La famiglia informa che “nel rispetto delle sue volontà le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata” e chiede che “in questo momento di dolore possa essere vissuto nella più stretta intimità”, ringraziando “tutti coloro che si uniranno al suo lutto con affetto, discrezione e rispetto”.
“Sto bene qua in Appennino, con questo cielo, questa aria, questo silenzio“ aveva detto un mese fa a Repubblica parlando del ritorno al cinema del film-concerto Fra la via Emilia e il West che nel 1984 radunò migliaia di fan in piazza Maggiore a Bologna. All’epoca suonarono grandi amici e colleghi, Lucio Dalla, Paolo Conte, Nomadi con Augusto Daolio, Pierangelo Bertoli, per festeggiare i vent’anni di carriera di Francesco Guccini.
Da allora ne sono passati altri quaranta e il Maestrone non ha mai smesso di dire la sua, in musica (18 album) o parole, tra romanzi, racconti e storie. Una decina d’anni fa aveva annunciato che avrebbe smesso di cantare, non ne aveva più voglia. “Non ho neanche più i calli sui polpastrelli, la chitarra non potrei suonarla” aveva spiegato a Gino Castaldo, “una volta dietro il palco ho canticchiato con gli amici ma niente di più, di fatto non mi manca, non ho voglia di tornare a cantare su un palco, anche se è stata una parte così importante della mia vita“. Per poi aggiungere, qualche anno dopo: “Mi manca il prima e il dopo, soprattutto il dopo quando si andava a mangiare, mi mancano i musicisti e mi manca la botta, l’urlo della gente, anche se durava secondi, ma la tensione no, quella era una sofferenza“.
Messa da parte la musica, si era dedicato a tempo pieno alla scrittura nel borgo in cui ormai viveva da oltre vent’anni, Pàvana, località dell’Appennino pistoiese al confine con il territorio bolognese. “Sono arrivato a Pàvana che ero proprio un bambino appena nato” aveva raccontato a Luca Valtorta in occasione dei suoi 80 anni, “e ci sono stato per i primi cinque anni di vita. Qui ho imparato a parlare e a camminare: ho avuto una specie di imprinting da questo mondo che adesso non esiste più e che ho raccontato nel mio romanzo, Tralummescuro, una civiltà che sta scomparendo, anzi che è scomparsa. Ma a questa io sono legato… qui siamo praticamente circondati dall’Emilia“.
Nel 2022, presentando a Firenze il suo libro Tre cene (L’ultima invero è un pranzo) aveva confessato al pubblico anche i suoi problemi di salute. “Purtroppo mi son beccato la maculopatia bilaterale, in tutti e due gli occhi” aveva spiegato il cantautore. “Ci vedo a camminare ma fino a un certo punto e quindi non riesco più a leggere”.
Nato a Modena il 14 giugno 1940, a causa della guerra trascorre i primi anni nel paese dei nonni paterni, Pàvana appunto. Studia a Modena, nel ’61 si trasferisce con la famiglia a Bologna e dopo il servizio militare decide di tornare all’università, Facoltà di Magistero con indirizzo in Materie Letterarie.
Ma qualche anno dopo la musica prende il sopravvento, inizia a imporsi come autore per l’Equipe 84 (L’antisociale, Auschwitz, E’ dall’amore che nasce l’uomo), per I Nomadi (Noi non ci saremo, Dio è morto, Per fare un uomo e molti altri) e per Caterina Caselli. Il primo album è del 1967, Folk Beat n°1, a nome Francesco (senza il cognome Guccini) che contiene la sua versione di Noi non ci saremo e Auschwitz (La canzone del bambino nel vento), oltre a Statale 17, Il Sociale e l’Antisociale e Canzone per un’amica (In morte di S.F.).
Il salto artistico arriva nel 1972 con Radici che comprende anche Piccola città, Incontro, Canzone dei dodici mesi, Canzone della bambina portoghese, Il vecchio e il bambino e La locomotiva, il brano con cui per molti anni ha chiuso ogni suo concerto.
Ma arriva anche il successo commerciale nel 1976 con Via Paolo Fabbri 43 che contiene L’avvelenata e Piccola storia ignobile in cui racconta il dramma dell’aborto. Due anni dopo è la volta di Amerigo e di Eskimo. Nel 1979 esce Album Concerto, un live realizzato con i Nomadi e registrato al Kiwi di Piumazzo e al Club ‘77 di Pàvana. Nel 1984 segue il live Fra la via Emilia e il West, registrazione del concerto in piazza Maggiore a Bologna, ristampato di recente per il 40esimo anniversario.
Nel 1989 esordisce come scrittore con Cròniche epafàniche, il suo primo romanzo. Nel 2012 pubblica L’ultima Thule, canzoni incise a Pàvana nel Mulino dei nonni, con cui dichiara di volersi congedare dalla sua professione di cantautore.
Nel marzo 2013 esce La mia Thule il doc che, attraverso immagini e interviste a Guccini e alla band, racconta i momenti salienti che hanno caratterizzato la registrazione dell’ultimo disco. Ma dieci anni dopo esce a sorpresa Canzoni da intorto, seguito nel 2023 dall’album Canzoni da osteria, poi usciti insieme in una raccolta.
Nel novembre 2024 Guccini, benché poco avvezzo all’uso dei social ha chiesto al suo staff di eliminare il suo account su X: “Elon Musk – ha spiegato il cantautore – ha delle idee che sono lontane anni luce dalle mie. Non ho alcun interesse a comunicare su una piattaforma che contribuisce a plasmare narrazioni e a manipolare pensieri politici. Continuerò a vivere serenamente nella mia Pàvana – ha poi aggiunto – credo che nessuno sentirà la mia mancanza su X“.





























