Ricaricare la tua auto elettrica direttamente in un distributore di benzina? Presto sarà realtà. Un nuovo protocollo siglato tra Motus-EeUnem, con il supporto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), punta a rivoluzionare la mobilità elettrica in Italia.
Ma non è tutto: in arrivo anche una nuova legge sui carburanti, che prevede la chiusura degli impianti obsoleti e l’installazione di colonnine di ricarica nei distributori ancora attivi.
Ecco cosa cambierà per automobilisti e aziende.
Colonnine nei distributori: un passo verso la mobilità elettrica – L’accordo tra Motus-Ee Unem ha un obiettivo chiaro:integrare le colonnine di ricarica nelle stazioni di servizioper rendere la transizione elettrica più accessibile e veloce.
Cosa prevede il protocollo?
Installazione di colonnine di ricarica nelle stazioni di serviziogià esistenti.
Chiusura dei distributori obsoletiper ottimizzare la rete energetica.
Collaborazione con il governoper creare un quadro normativo che incentivi la mobilità elettrica.
Eventi informativi per gli automobilisti, così da favorire la conoscenza delle nuove tecnologie.
Obiettivo? Rendere la ricarica elettrica semplice, veloce e alla portata di tutti.
Il protocollo rientra nel nuovo disegno di legge sui carburanti, che arriverà a breve in Consiglio dei Ministri. Secondo Massimo Bitonci, sottosegretario del Mimit, l’iter parlamentare dovrebbe concludersi entro fine anno.
Perché questa svolta è importante?
Più punti di ricarica: meno ansia da autonomia per i guidatori di auto elettriche.
Riduzione dell’inquinamento e delle emissioni di CO₂.
Un’Italia più competitiva nella mobilità del futuro.
Lo Spid diventa a pagamento: Aruba è il primo provider a chiedere 6 euro all’anno
Aruba ha annunciato che il suoservizio Spid, finora gratuito, diventerà a pagamento a partire da maggio 2025. Gli utenti che desiderano rinnovare la propria identità digitale dovranno dunque pagare un canone annuale di 5,98 euro. La notizia è stata confermata dalla stessa azienda attraverso una comunicazione ufficiale inviata ai clienti via email.
Secondo quanto dichiarato da Aruba, l’introduzione di un costo per il rinnovo del servizio Spidè motivata dalla necessità di garantirne la sostenibilità economica e di supportarne l’evoluzione tecnologica. Questa decisione si inserisce in un contesto più ampio che riguarda il futuro dello Spid in Italia e il suo possibile passaggio a un modello a pagamento da parte di tutti i gestori.
L’ipotesi di uno Spid a pagamento si era già fatta strada a causa della mancanza di fondi governativi promessi nel 2023. Il governo aveva infatti previsto un finanziamento di 40 milioni di euro per sostenere il sistema per altri due anni, ma tale stanziamento non è mai stato finalizzato. Questo ha portato i gestori privati, come Aruba, a cercare soluzioni alternative per coprire i costi di gestione del servizio.
Alessio Butti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, ha più volte espresso una preferenza per la Carta d’Identità Elettronica (Cie)rispetto allo Spid, considerandola una soluzione più adatta per la digitalizzazione dell’identità a livello europeo. Il mancato finanziamento dello Spid potrebbe quindi essere interpretato come un segnale della volontà del governo di favorire la diffusione della Cie, spingendo gradualmente gli utenti verso questa alternativa.
Allo stato attuale si tratta comunque di speculazioni e la stessa decisione di Aruba, almeno ufficialmente, non è collegata ai fondi governativi. L’azienda ha sottolineato che il servizio è stato gratuito per sette anni e che il nuovo modello di pagamento si rende necessario per garantire la continuità e l’efficienza del sistema.
L’annuncio di Aruba solleva comunque interrogativi sul futuro dell’identità digitale in Italia e sulla possibilità che anche altri provider Spid possano seguire la stessa strada. Se il governo non dovesse intervenire con nuovi finanziamenti, è probabile che il servizio diventi a pagamento per tutti gli utenti, modificando radicalmente lo scenario attuale e spingendo sempre più cittadini verso l’adozione della Cie.
Al momento, non sono state annunciate variazioni per altri gestori di Spid, ma la decisione di Aruba potrebbe rappresentare un precedente significativo.
È bene comunque sottolineare la differenza tra i due servizi. Spid fa riferimento all’Agid(Agenzia per l’Italia Digitale), mentre Cie al ministero dell’Interno. L’infrastruttura nel primo caso è gestita dagli IdP (Identity Provider) che sono entità private o pubbliche, mentre nel secondo caso dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS).
I fornitori tecnologici (IdP) di Spid sono quindi più di uno, mentre quello di Cie è uno soltanto, IPZS. Ciò significa che è possibile avere una credenziale Spid per ogni IdP (quindi anche più di uno sullo stesso smartphone) mentre è possibile avere (ovviamente) una sola Cie.
Quest’ultima può essere richiesta solo in Comune, in presenza, anche perché è necessario rilasciare le impronte digitali del soggetto richiedente.
Lo Spid si può richiedere invece agli sportelli degli IdP (ad esempio quelli di Poste Italiane), oppure online in diverse modalità (con riconoscimento in call conference, con firma digitale, mediante Cie, solo per citarne alcuni).
Il costo di Spid varia in base all’IdP e alla modalità di riconoscimento (se in self-service con firma digitale o CIE, ad esempio, solitamente il costo è nullo), mentre il costo di CIE è 16.79 euro, a cui sommare i costi di segreteria decisi dal singolo Comune.
Entrambi i sistemi sono pronti per entrare nel wallet digitale europeo, un sistema comune di identità digitale già da tempo oggetto di dibattito, con posizioni non sempre convergenti rispettivamente alla tecnologia da utilizzare, agli appalti da assegnare, alle regole da definire.
In ogni caso, la palla passa adesso al governo Italiano, che dovrà decidere se finanziare nuovamente lo Spid o se se la transizione verso un modello a pagamento diventerà inevitabile.
La chiamata di emergenza alle tre del mattino. Cinque le persone più gravi portate in ospedale in codice giallo: hanno respirato monossido di carbonio
Diciotto persone sono state soccorse alle tre del mattino perché hanno respirato monossido di carbonio in un agriturismo a Motta de’ Conti, piccolo centro del Vercellese quasi al confine con la Lombardia.
Il 118 riferisce che cinque persone sono state portate tra gli ospedali di Vercelli e di Casale con codice giallo, mentre le altre risultano codici verdi. L’agriturismo in cui si è verificato l’episodio è la Tenuta del Vecchio Mulino, un complesso agricolo recuperato e trasformato in hotel con centro benessere immerso nella campagna.
Come riconoscere l’avvelenamento da CO – Il monossido di carbonio (CO) è un gas inodore e incolore emesso dai motori a benzina, fornelli, stufe, generatori, lampade a gas, oppure che brucino carbone o legno. L’esposizione a monossido di carbonio può provocare perdita di coscienza e morte. I sintomi più comuni dell’avvelenamento da CO sono mal di testa, vertigini, debolezza, nausea, vomito, dolori al petto e stato confusionale. Persone addormentate o in stato di ubriachezza possono morire prima di avere i sintomi.
Le autorità stanno indagando sulle cause della fuga di gas, probabilmente legata al malfunzionamento di un impianto di riscaldamento.
Il Santo Padre è stato portato al Policlinico Gemelli di Roma per “necessari accertamenti”. Da giorni ha una bronchite che gli causa difficoltà nel respiro
Papa Francesco mentre annuncia l’interruzione dell’omelia. Screenshot da video
Papa Francesco è stato ricoverato in ospedale oggi, 14 febbraio. Il Santo Padre si trova al Policlinico Gemelli di Roma.
Papa Francesco ricoverato in ospedale – Il ricovero del Papa è avvenuto al termine delle udienze. La sala stampa vaticana precisa che si è reso necessario per eseguire “accertamenti diagnostici e per proseguire in ambiente ospedaliero le cure per la bronchite tutt’ora in corso“.
I primi accertamenti dovrebbero essere eseguiti già nelle prime ore dal ricovero. Il Pontefice dovrebbe essere ricoverato al decimo piano come accaduto le precedenti volte.
L’ultimo ricovero di Papa Francesco all’ospedale Gemelli di Roma risale a giugno del 2023 per un intervento all’intestino. Si era comunque recato in ospedale per dei controlli sia a novembre 2023 sia a febbraio 2024.
L’omelia di Papa Francesco interrotta per “difficoltà nel respiro” – Da giorni Papa Francesco, 88 anni compiuti a dicembre, ha la bronchite. Domenica scorsa, 9 febbraio, ha interrotto la lettura dell’omelia alla messa per il giubileo delle forze armate, di polizia e di sicurezza in piazza San Pietro a Roma. Bergoglio si è scusato e ha chiesto al maestro di continuare la lettura: “Ho difficoltà nel respiro”.
Nei giorni scorsi Papa Francesco è anche caduto in casa, nella residenza di Santa Marta, riportando una contusione all’avambraccio destro. Per fortuna la caduta non ha comportato fratture o conseguenze serie. A inizio dicembre, il Papa aveva avuto un altro incidente domestico ed era apparso in udienza con un vistoso livido sul collo. Il Vaticano, in quell’occasione, aveva fatto sapere che l’anziano Pontefice aveva battuto il mento sul comodino.
Il corteo composto da una delegazione da Lazio, Emilia Romagna e Toscana
La protesta dei trattori – foto Adnkronos
Torna a Roma la protesta dei trattori, questa è la prima del 2025. Sono stati 23 i trattori arrivati da Torrimpietra nella Capitale. Una parte del corteo, composto da una delegazione di mezzi da Lazio, Emilia Romagna e Toscana, si è prima fermato a Piazza Irnerio e, poi, ha ripreso la via Aurelia per raggiungere gli altri mezzi che si erano fermati al parcheggio di Pam Panorama.
La delegazione è guidata da Salvatore Fais, socio fondatore di Agricoltori italiani. “Sua santità mi aspetta“, si legge su un trattore che manifesta l’intenzione di portare il messaggio al Papa in occasione del Giubileo. Su un altro mezzo è attaccato un cartello con su scritto “ci volevate schiavi, ci trovate ribelli, difesa dell’agricoltura italiana“.
Per evitare che si congestionasse eccessivamente il traffico si era deciso che dentro la città entrasse solo una parte della delegazione. Davanti ai mezzi alcuni agricoltori a piedi guidano il corteo, scortato della forze dell’ordine. Al termine della manifestazione i trattori hanno fatto rientro a Torrimpietra.
Le motivazioni – “Non abbiamo ottenuto nulla dal governo” attacca, parlando con l’Adnkronos Fais. “Le motivazioni sono le stesse dell’anno scorso. L’agricoltura è penalizzata rispetto alle multinazionali e penalizzata dalla burocrazia, costi di produzione alti, nessun intervento sul grano, il problema alluvioni su cui bisogna intervenire…“.
Le richieste dei trattori restano dunque le stesse, altro che dazi: “I dazi non ci preoccupano perché il prodotto italiano è pregiato e ha mercato, il problema semmai è il mercato interno nazionale, il made in Italy costa troppo e va ritrovato il giusto equilibrio tra produttore e grande distribuzione organizzata“, sottolinea Fais.
La vittima aveva 49 anni. C’è anche un ferito, portato in ospedale in codice rosso. Il mezzo pesante stava transitando nella corsia opposta alla comitiva di sportivi quando si è verificato l’incidente
Foto vigili del fuoco pubblicata da SalernoToday
Un uomo di49 anni è morto oggi, 1° febbraio, in un incidente stradale a Salerno. L’uomo era in bicicletta ed è stato travolto dal carico perso da un camion che transitava in direzione opposta.
Incidente a Salerno, camion perde il carico: ciclista muore travolto – L’incidente è avvenuto in via Fra’ Generoso, all’incrocio con la strada che conduce al Castello Arechi.
Secondo quanto ricostruito finora, un camion in transito ha perso parte del carico di ecoballe che hanno un gruppo di ciclisti sulla corsia opposta. Sono intervenuti i vigili del Fuoco, il 118, la polizia stradale e la municipale. Le squadre dei vigili con un’autogru hanno sollevato il carico, ma per uno dei ciclisti non c’è stato nulla da fare. Aveva 49 anni. Un altro ciclista è rimasto ferito in modo grave ed è stato trasportato d’urgenza in ospedale a Salerno.
La sentenza definitiva della Corte europea dei diritti umani. Concessi a Roma due anni di tempo per “sviluppare una strategia globale per affrontare la situazione”
Le autorità italiane mettono a rischio la vita degli abitanti della Terra dei Fuochi, l’area campana coinvolta nei decenni scorsi nell’interramento di rifiuti tossici. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l’Italia che, pur riconoscendo la situazione, non ha preso le dovute misure. La Cedu ha stabilito che l’Italia deve introdurre, senza indugio misure generali in grado di affrontare in modo adeguato il fenomeno dell’inquinamento in questione. La sentenza è definitiva.
“Lo Stato italiano non ha risposto alla gravità della situazione con la diligenza e la rapidità richieste, nonostante fosse a conoscenza del problema da molti anni“, ha scritto la Corte. I giudici hanno concesso all’unanimità all’Italia due anni di tempo per “sviluppare una strategia globale per affrontare la situazione, istituire un meccanismo di monitoraggio indipendente e una piattaforma di informazione pubblica“.
Il caso era stato portato davanti alla corte da 41 cittadini italiani residenti nelle province di Caserta e Napoli e cinque organizzazioni con sede in Campania. Riguarda lo scarico, l’interramento e l’incenerimento di rifiuti, spesso effettuati da gruppi criminali organizzati, in alcune zone della Terra dei Fuochi, dove vivono circa 2,9 milioni di persone. Nell’area interessata è stato osservato un aumento dei tassi di cancro e dell’inquinamento delle falde acquifere.
Invocando gli articoli 2 (Diritto alla vita) e 8 (Diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, i ricorrenti sostenevano, in particolare, che le autorità italiane erano a conoscenza dello scarico, dell’interramento e dell’incenerimento illegali di rifiuti pericolosi sul loro territorio, ma che non hanno adottato alcuna misura per proteggerli, né hanno fornito loro alcuna informazione al riguardo.
MARINA DI MASSA – Momenti di grande paura nella tarda serata di ieri, 28 gennaio 2025, a Marina di Massa dove la nave Guang Rong, battente bandiera cipriota, a causa del maltempo, si è arenata nei pressi del pontile.
Il cargo, lungo poco più di 100 metri, adibito al trasporto di pietrame granulato, era alla fonda nella rada di Marina di Carrara quando la forza dei marosi ha fatto arare l’ancora e pericolosamente scarrocciare l’unità verso la costa. L’intensità del vento e delle correnti marine hanno spinto la nave verso terra fino a farla urtare con la parte poppiera contro la testata del pontile di Massa. Sul posto è intervenuto immediatamente il personale della Capitaneria di porto di Marina di Carrara sotto il coordinamento del Centro regionale di soccorso marittimo della Guardia Costiera di Livorno che ha disposto l’invio in zona di un elicottero del nucleo aereo di Sarzana e l’allertamento dei rimorchiatori.
La prima azione di soccorso è stata rivolta a mettere in salvo le persone a bordo: l’equipaggio della nave, composto da 12 persone di varia nazionalità, per la maggior parte ucraini, è stato quindi trasferito in sicurezza a terra. La Giardia Costiera ha fatto sapere che l’elicottero Nemo è rimasto in volo durante la notte per monitorare la situazione, anche sotto il profilo ambientale, mentre da terra le operazioni sono costantemente seguite dalla Guardia Costiera di Marina di Carrara, dal prefetto, dal sindaco e dalle altre forze di polizia e dei Vigili del fuoco intervenuti. Dalle prime luci del mattino di oggi, 29 gennaio 2025, fanno sapere dalla Direzione Marittima di Livorno, è presente sul posto anche il Nucleo Subacquei della Guardia Costiera con sede a Genova per l’ispezione dello scafo e saranno valutati tutti gli aspetti legati alla messa in sicurezza e alle successive operazioni di rimozione dell’unità.
Il sindaco di Massa Francesco Persiani ha scritto sui social: “Purtroppo una parte del pontile è già crollata. La zona intorno al pontile è stata delimitata. Vi invitiamo a rispettare le barriere di sicurezza e a non avvicinarvi al pontile. Vi terremo aggiornati sugli sviluppi.”
Scatta la denuncia: “Muro attenzionato da tempo, con una grossa crepa che lo attraversava da anni”
Genova.Dopo la notte di pioggia, Genova inizia a fare i conti con il dissesto. Dopo le frane nell’entroterra, infatti, arrivano le prime notizie di criticità che riguardano il territorio più prettamente urbano. Questa mattina, infatti, poco dopo le 7, un grosso muraglione è crollato in via 5 Santi al Lagaccio.
Il crollo ha interessato anche una tubatura del gas che passava li interrata e che quindi è stata di fatto spezzata. Immediata è scattata l’emergenza con i vigili del fuoco arrivati sul posto con più squadre. Primo intervento quello per individuare la fuga di gas per fermarla, successivamente si interverrà sul distacco di fango e pietre.
Gli uomini stanno scavando per escludere la presenza di persone al di sotto delle macerie. Sul posto le escavatrici dei vigili del fuoco pronte a intervenire una volta superata la criticità del gas. Nel frattempo sono giunte sul posto le unità cinofile per il rintracciamento di eventuali dispersi, cosa al momento esclusa dalle telecamere a raggi infrarossi. In arrivo da Torino una unità Usar con i droni.
Secondo le prime informazioni la frana avrebbecoinvolto l’accesso ai civici 1 e 3. La tubatura del gas potrebbe essere relativa al primo civico, mentre nel frattempo è stata disposta l’evacuazione di una persona residente in un appartamento sotto la frana. Al momento sul posto anche la protezione civile: è da capire quanto la rottura possa impattare sulla vivibilità degli appartamenti interessati, per valutare eventuali nuovi provvedimenti precauzionali.
Sul posto anche il consigliere municipale Massimiliano Lucente che sottolinea come: “Quel muro fosse attenzionato da anni – spiega – C’era una grossa crepa da cima a fondo e dei vetrini che avrebbero dovuto essere verificati per prevenire. Ma oramai sappiamo che finché non crolla tutto nessuno fa niente”.
Una denuncia che trova conferma nella voce di una residente del posto: “Erano già stati fatti degli accertamenti, il muro presentava crepe e segni di cedimento evidenti. Sono stati mandate foto e filmati, ma è rimasto tutto fermo e senza provvedimenti. Oggi il crollo, che si poteva evitare”
La tac avrebbe rilevato un’emorragia cerebrale. I medici hanno tentato di operarlo, ma il quadro clinico era ormai compromesso. Il piccolo Nicolò abitava con i genitori a Torrazza Piemonte
Un bambino di nove anni residente a Torrazza Piemonte, in provincia di Torino, è morto in ospedale dopo aver accusato un malore in una palestra di Chivasso. La tragedia è avvenuta venerdì pomeriggio. Nicolò Cazzamani, questo il nome del bimbo, si stava allenando insieme ai suoi compagni di minibasket.
Il malore e i soccorsi – Inizialmente avrebbe avuto dei conati di vomito, nulla di troppo preoccupante per un bambino di nove anni. Poi però Nicolò si è accasciato a terra. È stato soccorso dalla mamma di un suo compagno di squadra, di professione medico, dal suo allenatore e dai dirigenti presenti. Quindi è stato trasportato in ambulanza in ospedale a Chivasso e poi trasferito d’urgenza in elisoccorso all’ospedale Regina Margherita di Torino, dove è arrivato in condizioni disperate e una tac ha evidenziato la presenza di un’emorragia cerebrale. I medici hanno tentato di operarlo, ma il quadro clinico era ormai compromesso. Nicolò si è spento sabato mattina.
Il bimbo abitava con i genitori a Torrazza Piemonte. La società sportiva ha annullato tutte le competizioni a cui avrebbe dovuto partecipare in questo weekend. “Non ci sono parole per descrivere cosa stiamo provando in queste ore“, si legge in un post pubblicato su Facebook dalla Pallacanestro Chivasso. “Gli staff tecnici, dirigenziali, i giocatori si stringono intorno ai genitori e alla famiglia di Nicolò. Porteremo il tuo sorriso sempre in campo con noi. Ciao Nicolò“.
“Mal di pancia e conati, poi è caduto a terra nello spogliatoio” – “Nicolò – racconta Roberto Viasco, vicepresidente della società sportiva – ha cominciato ad accusare mal di pancia, aveva anche dei conati e così gli allenatori lo hanno accompagnato nello spogliatoio. Qui è caduto a terra, privo di coscienza. È da ieri sera che ho davanti agli occhi il suo viso mentre lo portavano via in barella. Siamo tutti quanti distrutti per una tragedia che ha colpito noi e la famiglia di Nicolò. Ci stringiamo con tutto il cuore a loro, non troviamo le parole che riescano a esprimere il nostro cordoglio e la nostra tristezza“.
Il funerale sarà celebrato martedì 28 gennaio. “L’amministrazione e tutta la comunità si stringe intorno alla famiglia – scrive il Comune di Torrazza Piemonte su Facebook -. Una notizia che nessuno di noi avrebbe voluto sentire. Il tuo sorriso Nicolò resterà per sempre negli occhi e nel cuore di tutti noi che abbiamo avuto la fortuna immensa di conoscerti“.
Sulla piattaforma, che si trova tra Vasto e Termoli, c’era una dozzina di operai: sono stati immediatamente evacuati
Foto di repertorio (Fonte: ChietiToday)
Un incendio è divampato sulla piattaforma petrolifera “Campo Rospo Mare“, al largo della costa tra Vasto e Termoli. L’incedente è avvenuto attorno alle ore 14 di oggi e ha richiesto l’intervento della motovedetta della Guardia costiera di Termoli, in provincia di Campobasso, con i vigili del fuoco a bordo. “Ancora non si conoscono le caratteristiche del rogo“, ha dichiarato il comandante della Capitaneria di porto Giuseppe Panico, che coordina l’operazione. “Non ci sono rischi per la sicurezza delle persone“, ha dichiarato Panico, aggiungendo che “sarà necessario qualche ora per un bilancio più completo“. Le fiamme sono state completamente domate alle 16.30, stando a quanto riferito dal comandante della Capitaneria di porto di Termoli.
Scoppiato l’incendio sulla piattaforma petrolifera: “Bisognerà capire le cause del rogo” – Dopo lo scoppio dell’incendio, c’è stata l’evacuazione immediata dei 19 lavoratori presenti sull’impianto. Tutto il personale operativo è stato messo in sicurezza Le autorità portuali di Termoli hanno confermato che non ci sono feriti tra il personale evacuato. L’allarme è stato lanciato dalla società Energean, che gestisce l’impianto, poco dopo le 14. Una densa colonna di fumo è visibile anche dalla costa.
“Siamo stati allertati – dice Panico – alle 14.25. Con 5 mezzi navali, arrivati anche da Vasto, tra cui due motovedette, e con i vigili del fuoco a bordo, abbiamo raggiunto la piattaforma. I 19 operai che erano al lavoro sono stati evacuati, trasbordati su mezzi della società Energean che gestisce l’impianto e sono stati messi in salvo. Nessun problema per loro. Intervenuto anche un elicottero della Capitaneria di Pescara per monitorare la situazione a livello ambientale: dalle prime verifiche non ci sarebbe alcuna compromissione a livello ambientale. Il fuoco è stato domato grazie a un lavoro corale e all’impianto antincendio esistente sulla piattaforma e che si è attivato immediatamente. Adesso bisognerà capire le cause del rogo“.
Campo Rospo Mare, operativo dal 1982 e sviluppato con 31 pozzi, è uno degli impianti offshore più importanti dell’Adriatico, con una produzione giornaliera di circa 2.500 barili di greggio. Stando a quanto si legge dal sito della società che detiene il 100 per cento dell’impianto, Energean si è accordata con Eni per acquisire le quote di quest’ultima (in attesa dell’approvazione delle autorità italiane). Il giacimento è costituito da 3 piattaforme, denominate RSMA, RSMB e RSMC e da una nave galleggiante di stoccaggio e scarico (Alba Marina) per lo stoccaggio temporaneo della produzione.
Energean ha dichiarato che sono in corso verifiche per quantificare l’entità del danno e comprendere le cause dell’incendio. Sull’incendio verranno aperte le indagini delle autorità competenti.
Rallentamenti fino a 25 minuti per 10 treni regionali e 13 treni alta velocità
Folla stazione centrale, treni in tilt. Adesso. Ale. Rov.
La circolazione ferroviaria è rimasta rallentata nel Nodo di Milano in prossimità di Milano Rogoredo per la presenza di persone non autorizzate in prossimità della sede ferroviaria. A comunicarlo, alle 17 di lunedì, è Rete ferroviaria italiana (Rfi).
Questa situazione ha comportando ritardi a diversi treni, che arrivano fino a 25 minuti. L’intervento della polizia ferroviaria ha risolto la situazione nel giro di circa 40 minuti. L’inconveniente ha provocato rallentamenti per 10 treni regionali e 13 treni alta velocità.
Rallentamenti sulla Bologna Milano dell’alta velocità – Durante la giornata c’erano stati disagi sulla linea alta velocità Bologna-Milano per un guasto a un convoglio. La circolazione è tornata regolare dopo un inconveniente tecnico a un treno tra Melegnano e Rogoredo. Tre treniAlta Velocità hanno riportato ritardi fino a 40 minuti.
Guasto a un passaggio a livello – Nel pomeriggio di lunedì si è verificato anche un guasto a un passaggio a livello, come riportato sul sito di Trenord, “nella stazione di Ponte in Valtellina, che ha richiesto un intervento di ripristino da parte dei gestori della rete. Si sono registrati ritardi fino a 30 minuti“. La circolazione ferroviaria si è normalizzata attorno alle 18 ma i treni da Milano Centrale per la Valtellina hanno faticato a smaltire il ritardo.
Il periodo nero per la circolazione ferroviaria – Sono giorni difficili per la circolazione ferroviaria in Italia, tra cantieri aperti e guasti. Una situazione che secondo il ministero dei Trasporti e delle infrastrutture e il Gruppo Fs sarebbe aggravata anche da un tentativo di sabotaggio: per questo motivo è stato presentato un esposto “presso le autorità competenti“.
Fs ha fatto sapere di aver pianificato ”una serie di misure a garanzia della funzionalità della rete”. E assicura che ”sta fornendo tutti gli elementi utili alle autorità competenti in merito ai guasti e alle anomalie registrate nei giorni scorsi. Al fine di limitare il ripetersi di tali anomalie l’azienda ha già pianificato una serie di azioni a protezione dell’infrastruttura e a garanzia della funzionalità“.
In particolare il gruppo sta mettendo in campo ”centinaia di operativi” al fine di intensificare “la sicurezza e la vigilanza nelle stazioni“e “nei punti nevralgici dell’infrastruttura“. È stato previsto un “incremento delle telecamere di sicurezza” e “del presidio di tecnici di Rfi e Trenitalia per rendere più tempestivo l’intervento in caso di nuove anomalie“.
istituita per sensibilizzare contro ogni forma di bullismo e discriminazione’
Murales a Roma per Willy Monteiro Duarte – Agenzia Fotogramma / Ipa
Istituita dal Parlamento nel 2024 per sensibilizzare contro ogni forma di bullismo e discriminazione oggi, 20 gennaio, si celebra la Giornata del Rispetto. La data non è casuale: è il giorno di nascita di Willy Monteiro Duarte “brutalmente assassinato” nel 2020, ricorda il presidente Sergio Mattarella in una nota, “nel tentativo di difendere un amico in difficoltà“.
Il presidente Mattarella: “Il rispetto è l’antidoto contro l’odio” – La giornata, spiega il presidente della Repubblica, “intende contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica circa la necessità di prevenire e contrastare i fenomeni del bullismo e del cyberbullismo“. Il rispetto, sottolinea il Capo dello Stato, “è valore universale in ogni dimensione. Rispetto verso sé stessi, rispetto verso gli altri, rispetto verso il pianeta: rappresentano il primo passo per una società vivibile, che assume i criteri della solidarietà, della coesione sociale, della reciproca accoglienza, della sostenibilità. Sono principi costituzionali che animano e rendono autentica la nostra democrazia“.
Il rispetto, prosegue ancora Mattarella “è antidoto contro l’odio, la discriminazione, la violenza e la prepotenza che tendono, talvolta, a riproporsi come segno di affermazione, laddove corrispondono, invece, a manifestazione di fragilità e incertezze. Famiglie, insegnanti, agenzie educative, hanno tutte un ruolo nella promozione del valore del rispetto, specie tra i giovani, per renderli donne e uomini capaci di costruire comunità solide e unite“. “Rispetto – si legge ancora nella nota – è segno di maturità: significa scegliere di godere della propria libertà appieno, in armonia con gli altri e con sé stessi, in un contesto che garantisce diritti e responsabilità di ciascuno. Essere rispettosi è esercizio di libertà“.
Il ministro Valditara: “Una scuola costituzionale educa al rispetto di ognuno” – Anche Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito, ha ricordato l’importanza della giornata di oggi con un messaggio su X. “Istituita per sensibilizzare contro ogni forma di bullismo e discriminazione, in memoria di Willy Monteiro Duarte“, questa ricorrenza “ci ricorda che una scuola costituzionale educa al rispetto verso ogni persona valorizzando la dignità di ogni essere umano. Le nuove Linee Guida per l’educazione civica pongono al centro questi valori per formare cittadini consapevoli e responsabili“.
L’inconveniente tecnico si è verificato tra Finale Ligure e Savona, con ripercussioni sul traffico ferroviario non solo in Liguria
Ancora un inizio di giornata difficile per i pendolari della Liguria. Dalle ore 6.45 di lunedì 20 gennaio 2025 sulla linea Ventimiglia-Genova la circolazione è sospesa tra Finale Ligure e Savona per un inconveniente tecnico alla linea elettrica.
In corso l’intervento dei tecnici. I treni Intercity e Regionali – spiega Trenitalia – possono registrare ritardi e subire limitazioni di percorso.
Il treno Ic 653 Ventimiglia (4.45) – Milano Centrale (9.00), con un ritardo pregresso di 48 minuti per un inconveniente tecnico alla linea tra Loano e Finale Ligure, è fermo dalle ore 6.49 nei pressi di Savona.
Il treno Ic 503 Torino Porta Nuova (6.05) – Savona (8.56) oggi termina la corsa a Genova Piazza Principe. I passeggeri possono proseguire il viaggio a cura del personale di assistenza clienti di Trenitalia.
Il treno Ic 505 Ventimiglia (6.37) – La Spezia Centrale (10.15) è fermo dalle ore 7.42 ad Albenga.
Per conoscere l’andamento del proprio treno e le soluzioni di viaggio dalla stazione di interesse Trenitalia suggerisce di utilizzare il servizio Cerca Treno.
Lunedì 20 gennaio 2025
Ferrovie: Guasto alla linea elettrica tra Finale e Savona
Un guasto sta provocando forti ritardi sulla linea ferroviaria Ventimiglia-Genova.
Dalle 6.45 di questa mattina si è verificata la disalimentazione della linea elettrica tra Finale Ligure e Savona.
La circolazione è temporaneamente sospesa per permettere ai tecnici di RFI di riparare il guasto.
Disagi per i viaggiatori fermi in attesa di poter riprendere il viaggio.
I treni Intercity e Regionali possono registrare ritardi e subire limitazioni di percorso o cancellazioni.
Il treno IC 653 Ventimiglia (4:45) – Milano Centrale (9:00), con un ritardo pregresso di 48 minuti per un inconveniente tecnico alla linea tra Loano e Finale Ligure, è fermo dalle ore 6:49 tra Finale Ligure e Savona.
Il treno IC 658 Livorno Centrale (5:15) – Milano Centrale (10:00) oggi ferma anche a Ronco Scrivia e Arquata Scrivia.
Il treno IC 503 Torino Porta Nuova (6:05) – Savona (8:56) oggi termina la corsa a Genova Piazza Principe. I passeggeri possono proseguire il viaggio a cura del personale di Assistenza clienti di Trenitalia.
Il treno IC 505 Ventimiglia (6:37) – La Spezia Centrale (10:15) è fermo dalle ore 7:42 ad Albenga.
Il treno IC 633 Milano Centrale (7:10) –Ventimiglia (10:54) oggi termina la corsa a Genova Piazza Principe. I passeggeri possono proseguire il viaggio conil treno IC 659 Milano Centrale (9:10) – Ventimiglia (13:02), cheoggi ferma anche a Diano.
Il treno IC 631 Ventimiglia (9:10) – Milano Centrale (12:55) oggi termina la corsa a Genova Piazza Principe. I passeggeri possono proseguire il viaggio con il treno IC 745 Ventimiglia (10:59) – Milano Centrale (14:55).
Il treno IC 515 Savona (11:00) – Torino Porta Nuova (14:10) oggi ha origine da Genova Piazza Principe. I passeggeri in partenza da Savona possono utilizzare il treno IC 745 Ventimiglia (10:59) – Milano Centrale (14:55) fino a Genova Piazza Principe, dove trovano proseguimento con i primi treni utili a cura del personale di Assistenza clienti di Trenitalia.
Il 18 gennaio 2017 una valanga distrugge l’Hotel Rigopiano nel comune di Farindola, in provincia di Pescara, provocando la morte di 29 persone
Otto anni fa la tragedia di Rigopiano.Era il 18 gennaio 2017 quando un hotel di lusso costruito ai piedi del Gran Sasso venne travolto alle 16:48 da una valanga innescata dai terremoti che scuotevano il centro Italia. La struttura, isolata da una violenta nevicata, andò distrutta. L’impatto fu così devastante che l’edificio fu spostato di parecchi metri. Quel giorno c’erano 40 persone (28 ospiti, di cui 4 bambini, e 12 dipendenti): solo in 11 sono sopravvissuti.
La tragedia dell’Hotel Rigopiano – Ancora oggi restano molti interrogativi e sentenze che fanno discutere. Oltre al dolore per la perdita delle vite umane, la tragedia di Rigopiano ha sollevato interrogativi sulle responsabilità e sulle eventuali negligenze che potrebbero aver contribuito al disastro. Le indagini e il processo che ne è seguito hanno cercato di fare luce sulla catena di eventi che hanno portato alla tragedia, al fine di accertare le responsabilità e garantire giustizia alle vittime e ai loro familiari.
Nel procedimento giudiziario la Cassazione ha parzialmente riformato, lo scorso 3 dicembre, le decisioni dei processi precedenti, disponendo un nuovo giudizio di appello per alcune delle posizioni coinvolte e confermando altre condanne.
I giudici di legittimità hanno disposto un nuovo processo d’appello per sei dirigenti del Servizio di Protezione civile della Regione Abruzzo, che erano stati assolti nei primi due gradi di giudizio, in relazione alla mancanza di una carta valanghe. Appello bis anche per l’ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, per i dirigenti della Provincia Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio e per il tecnico comunale di Farindola, Enrico Colangeli.Lacchetta in primo e secondo grado era stato condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione, mentre D’Incecco e Di Blasio erano stati condannati,entrambi, a 3 anni e 4 mesi. Colangeli, invece, dopo l’assoluzione in primo grado, era stato condannato in appello a 2 anni e 8 mesi.
Tra le condanne confermate in Cassazione quella dell’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, con una pena a un anno e otto mesi per falso e omissioni di atti d’ufficio.
Oggi si terrà una cerimonia con la presentazione del Giardino della Memoria, dedicato alle vittime della tragedia, questi i loro nomi: Valentina Cicioni, Marco Tanda, Jessica Tinari, Foresta Tobia, Bianca Iudicone, Stefano Feniello, Marina Serraiocco, Domenico Di Michelangelo, Piero Di Pietro, Rosa Barbara Nobilio, Sebastiano Di Carlo, Nadia Acconciamessa, Sara Angelozzi, Claudio Baldini, Luciano Caporale, Silvana Angelucci, Marco Vagnarelli, Paola Tomassini, Linda Salzetta, Alessandro Giancaterino, Cecilia Martella, Emanuele Bonifazi, Luana Biferi, Marinella Colangeli, Alessandro Riccetti, Ilaria Di Biase, Roberto Del Rosso, Gabriele D’Angelo, Dame Faye.
I tecnici sono al lavoro per ripristinare la piena funzionalità della linea, ma i disagi per gli utenti non cessano
Ancora una giornata di disagi per chi ha scelto di muoversi in treno. Nella giornata di oggi un guasto ha mandato in tilt la linea ferroviaria dell’alta velocità, Roma-Napoli. Trenitalia ha avvisato che la circolazione è rallentata in direzione Napoli e i treni “possono registrare un maggior tempo di percorrenza fino a 20 minuti“. I tecnici sono al lavoro per risolvere l’inconveniente.
È l’ennesimo problema dopo che coinvolge il comparto ferroviario dopo i guasti nei giorni scorsi su entrambe le direttrici, Roma-Firenze e Roma-Napoli. Disservizi che sono sfociati pure in polemica politica e in un esposto presentato da Fs che ha lanciato il sospetto del sabotaggio: “Gli orari in cui si sono verificati alcuni problemi (non può essere un caso che si tratti di quelli più complicati per la circolazione ferroviaria, con ricadute pesanti su tutta la rete), il tipo di guasti e la loro frequenza stanno destando più di qualche interrogativo“, spiegano nel documento. L’esposto è stato trasmesso alla Digos della Questura capitolina, che si appresta a inviare un’informativa a piazzale Clodio.
Cinque le persone coinvolte: per tre di loro non c’è stato nulla da fare, altre due sono state elitrasportate in ospedale. L’incidente è avvenuto sulle alpi piemontesi, al confine con la Svizzera
Una valanga si è staccata nel primo pomeriggio di oggi, domenica 12 gennaio, nel territorio comunale di Trasquera, nel Verbano-Cusio-Ossola e ha travolto cinque persone.Tre di loro, secondo quanto riferito dai soccorritori, sono morte. Le altre due sono state elitrasportate in ospedale.
L’allarme è stato lanciato da uno scialpinista che ha visto la valanga colpire tre persone. Sul posto sono intervenuti immediatamente l’elisoccorso del 118, proveniente da Borgosesia, e quello della guardia di finanza
La zona è quella di Punta Valgrande, montagna delle Alpi Lepontine, situata al confine tra Svizzera e Italia.
La valanga si è staccata lungo il crinale est di Punta Valgrande, cima di 2850 metri. Immediatamente sono partitre le ricerche con l’Artva, l’apparecchio di ricerca in valanga. Nell’area delle Alpi Lepontine Nord, secondo il bollettino dell’Arpa, sopra ai 2100 metri di quota il rischio valanghe era di livello3, cioè ‘marcato‘.
La zona dove si è verificato l’incidente (Google Maps)
I due feriti hanno allertato i soccorsi – Le due persone che sono state trasportate in ospedale dopo la valanga, avvenuta nella zona di Punta Valgrande, sono illese ma sotto choc, dopo aver assistito all’incidente. Anche loro, secondo quanto riferito, avrebbero immediatamente allertato i soccorsi. Non è al momento chiaro se facessero parte dello stesso gruppo delle vittime.
“Quella zona è a più di duemila metri, non c’è niente da fare se non con gli sci fuori pista. Lassù si sale solo con le ciaspole o con l’elicottero” ha detto all’Ansa Geremia Magliocco, sindaco di Trasquera, comune del Verbano-Cusio-Ossola.
A causare il decesso dei tre sci alpinisti, a quanto si apprende, sarebbero stati i traumi riportati durante il trascinamento verso valle all’interno della massa nevosa per svariate centinaia di metri. Al momento le salme non sono ancora state recuperate in attesa dell’autorizzazione del magistrato.
La circolazione è stata sospesa sulle linee Milano-Genova, Milano-Venezia e Milano-Bologna: lo stop è stato innescato “verifiche tecniche alla linea elettrica nel nodo di Milano”. Ancora non è chiaro quando la situazione tornerà alla normalità
Caos alla stazione Centrale di Milano. Nella mattina di oggi, sabato 11 gennaio, è stata sospesa la circolazione ferroviaria sulle linee Milano-Genova, Milano-Venezia e Milano-Bologna per verifiche tecniche alla linea elettrica nel nodo di Milano.
Milano, sospesa la circolazione dei treni – Uno “stop” confermato attraverso una nota da Fs: “I treni registrano ritardi e cancellazioni. La circolazione è regolare sulla linea Milano – Torino. È in corso l’intervento dei tecnici di RFI. Ulteriori informazioni sulla circolazione sono disponibili sui siti web di Rfi e delle imprese ferroviarie“. La circolazione dei treni, nel dettaglio, è stata sospesa intorno alle 7.30 sulle linee Milano-Genova, Milano-Venezia e Milano-Bologna, funzionano solo i collegamenti con Torino e con Chiasso. Lo stop è stato innescato da “verifiche tecniche alla linea elettrica nel nodo di Milano“, ma non è ancora chiaro a cosa sia dovuto. Rfi, interpellata da MilanoToday, ha riferito di un generico “problema tecnico in corso di accertamento“.
I tecnici di Rfi sono al lavoro, per il momento non è chiaro quando la situazione tornerà alla normalità. Al momento sono stati cancellati quattro treni ad alta velocità, sia Frecciarossa che Italo, mentre altri 13 hanno ritardi fino a 120 minuti. Diversi i disagi per i viaggiatori, bloccati in stazione in attesa di capire se e quando i treni torneranno a circolare regolarmente.
Renzi ironizza: “Salvini è tornato al ministero” – Tra le “vittime” della sospensione anche Matteo Renzi, oggi atteso a Firenze, che su X ha colto l’occasione per lanciare una frecciatina al leader della Lega: “” treni da Milano sono bloccati per un guasto e hanno più di un’ora di ritardo. Si vede che Salvini è rientrato a tempo pieno al Ministero. Il nostro incontro di oggi, allora, inizia alle 12 e non alle 11“.
Mattarella si congratula con Meloni. La premier: “Grazie a chi ha contribuito al suo ritorno”
Cecilia Sala è tornata in Italia dall’Iran dopo essere stata liberata oggi 8 gennaio 2025. L’aereo decollato da Teheran con la giornalista, arrestata il 19 dicembre scorso e detenuta in isolamento nel carcere di Evin, è atterrato a Ciampino alle 16.10 circa. Sala, attesa dai genitori arrivati a Ciampino, sarà accolta anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro degli Esteri Antonio Tajani.
A quanto si apprende, a prendere la giornalista a Teheran è andato personalmente il direttore dell’Aise Giovanni Caravelli.
È in volo l'aereo che riporta a casa Cecilia Sala da Teheran. Grazie a un intenso lavoro sui canali diplomatici e di intelligence, la nostra connazionale è stata rilasciata dalle autorità iraniane e sta rientrando in Italia. Ho informato personalmente i genitori della giornalista…
Meloni: “Grazie a chi ha contribuito al suo ritorno” – “Grazie a un intenso lavoro sui canali diplomatici e di intelligence, la nostra connazionale è stata rilasciata dalle autorità iraniane e sta rientrando in Italia“, si legge in una nota della presidenza del Consiglio. La presidente del Consiglio ha espresso “gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito a rendere possibile il ritorno di Cecilia Sala, permettendole di riabbracciare i suoi familiari e colleghi“, si legge ancora nella nota di Palazzo Chigi in cui si sottolinea che la premier “ha informato personalmente i genitori della giornalista nel corso di una telefonata avvenuta pochi minuti fa“.
Mattarella si congratula con Meloni – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso alla premier i complimenti per il ritorno di Cecilia Sala in Italia. Successivamente, ha telefonato alla mamma della giornalista, che aveva incontrato nei giorni successivi all’arresto.
Tajani: “Criticati per silenzio ma senza parlare troppo si ottengono risultati positivi” – “Diplomazia e lavoro di squadra: Cecilia Sala sta tornando a casa!“, scrive sul social Xil ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dopo la notizia della scarcerazione. Poi al Tg1 aggiunge: ”Grazie alla nostra diplomazia e ai nostri Servizi abbiamo ottenuto un risultato importantissimo. Siamo riusciti a portare a casa anche questa giornalista. Ci siamo impegnati tantissimo, siamo rimasti in silenzio, a volte prendendoci anche qualche critica, ma abbiamo sempre lavorato sottotraccia per cercare di ottenere i risultati. E i risultati sono arrivati. Senza parlare troppo si ottengono i risultati positivi e ci siamo riusciti“.
Governo e maggioranza – “Esprimo profonda e commossa gratitudine al governo e alla nostra diplomazia per l’impegno straordinario che ha permesso di ottenere, in tempi rapidissimi, un risultato davvero eccezionale. A Cecilia Sala e alla sua famiglia giunga il mio abbraccio e quello del Senato della Repubblica“, scrive sui social, Ignazio La Russa presidente del Senato. “Accogliamo con gioia e sollievo la notizia del ritorno a casa di Cecilia Sala. Esprimo un ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito alla sua liberazione: dalle autorità italiane, impegnate con determinazione, al personale diplomatico e a quanti hanno collaborato per giungere a questo risultato. A Cecilia Sala va il nostro abbraccio, con l’augurio che possa presto ritrovare serenità accanto ai suoi cari“: così il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.
“Cecilia Sala liberata, è in viaggio per l’Italia, bentornata“, scrive il vicepremier in un messaggio sui social. “Abbiamo il cuore e il morale alle stelle“, dice all’Adnkronos Carlo Nordio, ministro della Giustizia.
Applausi bipartisan in Aula Senato e Camera per liberazione Sala – Un lungo applauso bipartisan ha accolto nell’Aula del Senato la notizia della liberazione di Cecilia Sala in Iran. “Con grande gioia annuncio che la giornalista Cecilia Sala è stata liberata ed è in viaggio verso l’Italia“, ha detto la presidente di turno, Mariolina Castellone. Per il governo è intervenuta la sottosegretaria agli Esteri, Maria Tripodi “Grazie alla nostra diplomazia, alla nostra intelligence e alla leadership esercitata dalla nostra presidente del Consiglio“, ha detto l’esponente dell’esecutivo.
Compagno di Cecilia Sala: “Gran lavoro italiano” – “Cecilia è libera. Un gran lavoro italiano. Grazie a tutti“. Lo scrive su Instragram Daniele Raineri, giornalista e compagno di Cecilia Sala, postando il video del goal di Fabio Grosso ai mondiali 2006 Italia-Germania.
Mercoledì 08 gennaio 2025
Cecilia Sala è libera, il padre: “Orgoglioso di lei, dal governo un lavoro eccezionale”
La giornalista arrestata a dicembre in Iran è stata rilasciata. Palazzo Chigi: “La premier Meloni ha informato personalmente i genitori”
Finito l’incubo per Cecilia Sala. La giornalista arrestata a dicembre in Iran è stata rilasciata e sta tornando in Italia oggi 8 gennaio a bordo di un aereo dell’Aeronautica militare. Lo rende noto Palazzo Chigi.
È in volo l'aereo che riporta a casa Cecilia Sala da Teheran. Grazie a un intenso lavoro sui canali diplomatici e di intelligence, la nostra connazionale è stata rilasciata dalle autorità iraniane e sta rientrando in Italia. Ho informato personalmente i genitori della giornalista…
Cecilia Sala era stata arrestata lo scorso 19 dicembre per “violazione delle leggi della Repubblica Islamica“. Questa la formula usata dal ministero degli Esteri iraniano. “Grazie a un intenso lavoro sui canali diplomatici e di intelligence, la nostra connazionale è stata rilasciata dalle autorità iraniane e sta rientrando in Italia“, fanno sapere da Palazzo Chigi.
L’arresto di Cecilia Sala e i giorni in cella – Dopo l’arresto, la giornalista è stata portata nel carcere di Evin. Una detenzione andata avanti in durissime condizioni: ha telefonato alla sua famiglia il 1° gennaio e ha detto di dormire sul pavimento della cella con solamente due coperte. All’interno non c’era nemmeno una brandina e le luci erano sempre accese. Ha raccontato di essere stata privata dei suoi occhiali da vista. Sala si trovava in un regime di isolamento completo e da quanto è emerso non avrebbe ricevuto il pacco consegnato dall’ambasciata alle autorità del carcere iraniano, che conteneva alcuni articoli per l’igiene, quattro libri, sigarette, un panettone e una mascherina per coprire gli occhi. Dal giorno dell’arresto si è messa in moto la macchina diplomatica per il suo rilascio. Trattative difficili e nell’ambito delle quali era stato chiesto il silenzio stampa.
Il caso di Cecilia Sala si era intrecciato con quello dell’ingegnere iraniano Mohammad Abedini Najafabadi, arrestato tre giorni prima della giornalista all’aeroporto di Malpensa, su mandato americano e che gli Stati Uniti chiedono all’Italia di estradare. Per il tecnico 38enne, il prossimo 15 gennaio, è stata fissata l’udienza davanti alla Corte d’Appello di Milano per discutere la richiesta dei domiciliari avanzata dalla difesa e su cui la Procura generale ha dato parere negativo ritenendo che non vi siano le garanzie per contrastare il pericolo di fuga. Dal canto suo l’Iran ha sempre smentito un collegamento tra le due vicende, respingendo l’ipotesi di una “ritorsione“. Meloni aveva affrontato il caso Sala anche nel faccia a faccia avuto con Donald Trump.
Scarcerata Cecilia Sala, Palazzo Chigi:“Intenso lavoro diplomazia e intelligence” – La notizia della scarcerazione di Cecilia Sala è stata data da Palazzo Chigi con una nota. Nessun dettaglio, al momento su come si sia arrivati alla liberazione e su cosa accadrà adesso.
Questa la nota integrale: “È decollato pochi minuti fa, da Teheran, l’aereo che riporta a casa la giornalista Cecilia Sala. Grazie a un intenso lavoro sui canali diplomatici e di intelligence, la nostra connazionale è stata rilasciata dalle autorità iraniane e sta rientrando in Italia. Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, esprime gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito a rendere possibile il ritorno di Cecilia, permettendole di riabbracciare i suoi familiari e colleghi. Il Presidente ha informato personalmente i genitori della giornalista nel corso di una telefonata avvenuta pochi minuti fa“.
“Diplomazia e lavoro di squadra: Cecilia Sala sta tornando a casa!“, scrive su X il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Il padre di Cecilia Sala: “Orgoglioso di lei, lavoro eccezionale del governo” – “Sono orgoglioso di lei“, ha detto Renato Sala all’Ansa parlando della figlia. “Ho pianto soltanto tre volte nella mia vita. Credo che il governo del nostro Paese abbia fatto un lavoro eccezionale. Se mi sente la voce rotta, non vedevo l’orizzonte, è stato un lavoro di coordinamento straordinario. Confidavo nella forza di Cecilia“, ha aggiunto.
“Cecilia è libera. Un gran lavoro italiano. Grazie a tutti“, ha scritto su Instagram Daniele Raineri, giornalista e compagno di Cecilia Sala, in viaggia verso l’Italia, postando il video del goal di Fabio Grosso ai mondiali 2006 Italia-Germania.
Dati in aumento rispetto al 2024, cosa dice il Dipartimento della Pubblica sicurezza
Nessun morto ma tanti feriti nella notte di Capodanno 2025. Questo quanto emerge dai dati elaborati dal Dipartimento della Pubblica sicurezza. Il dato complessivo relativo ai feriti, che si è assestato a 309 (di cui 69 ricoverati), evidenzia un incremento rispetto al precedente anno(274 feriti e 49 ricoveri). Questo fine anno si sono registrati 12 ferimenti da colpi d’arma da fuoco, in linea rispetto ai dati del 2024 (12).
In relazione alla gravità delle lesioni riportate, il Dipartimento registra una diminuzione nel numero di feriti con prognosi inferiore o uguale a 40 giorni (221 a confronto dei 242 dello scorso anno). Per quanto riguarda i feriti gravi, con prognosi superiore a 40 giorni, si registra un aumento rispetto allo scorso anno (34 a fronte dei 27 del 2024).
In aumento anche i minori feriti: quest’anno sono stati 90 a fronte dei 64 dello scorso anno.
E sono in aumento, rispetto all’anno precedente, anche i dati relativi agli arresti e alle denunce riferiti al mese di dicembre del 2024. A dicembre 2024 gli arrestati sono stati 88, a fronte dei 50 del 2023, mentre le persone denunciate sono state 386 a fronte delle 304 dell’anno precedente.
Quanto ai materiali sequestrati si tratta di: 21 strumenti lanciarazzi (473 lo scorso anno); 43 armi comuni da sparo (7 lo scorso anno); 6.332 munizioni (23 lo scorso anno); 1.214 kg di polvere da sparo (836 lo scorso anno); 64.416 kg di manufatti appartenenti alla IV e V categoria Tulps (12.490 lo scorso anno); 52.489 kg di manufatti recanti la marcatura “Ce” (41.775 lo scorso anno); 31.247 kg di prodotti comunque non riconosciuti e cioè non ricompresi nelle categorie Tulps o “Ce” perché illegali,non correttamente etichettati, non conformi alle norme Ce, non rispondenti ai decreti di riconoscimento e classificazione, abusivi e/o altro (3.475 lo scorso anno); 612.537 di parti di articoli pirotecnici di varia natura (162.678 lo scorso anno); 7 detonatori (186 lo scorso anno); 2.183 capsule innescanti (3.521 lo scorso anno).
In tutta Italia aumentano gli interventi di soccorso
Due persone sono state ferite da colpi di proiettile a Napoli durante i festeggiamenti di Capodanno: si tratta di una ragazza di 23 anni, curata in ospedale dopo essere stata colpita di striscio al braccio destro da un proiettile vagante e già dimessa. Più gravi le condizioni di un turista arabo di 28 anni raggiunto da un proiettile alla spalla sinistra mentre era in strada con altri amici in zona San Carlo Arena: si trova ancora ricoverato per la perforazione di un polmone e la frattura di una costola. Sempre nel Napoletano un proiettile ha entrato dalla finestra in un appartamento, bucando persiana e vetri, aGiugliano.
Complessivamente nel capoluogo campano sono 36 le persone rimaste ferite dall’esplosione di artifizi pirotecnici, tra cui 8 minorenni feriti e un bimbo di appena due anni che ha riportato ustioni al torace e al braccio sinistro. Sempre nel Napoletano c’è chi ha approfittato del frastuono dei petardi per tentare un furto, poi fallito per l’intervento del proprietario dell’azienda.
Ad Anconaun petardo è scoppiato sul volto di un cameriere che era uscito da un ristorante per fare gli auguri ai clienti poco dopo la mezzanotte. Il 43enne ha avuto una guancia squarciata fino ai denti. È stato soccorso dal 118 e da una ambulanza della Croce Rossa. Non è chiaro chi abbia lanciato involontariamente contro il cameriere il petardo, un magnum a fontana, e da quale parte provenisse.
Anche a Barialcuni colpi di pistola esplosi nella notte di Capodanno hanno ferito un ragazzo.
Nel Bresciano un uomo di 46 anni ha perso la mano per l’esplosione di un petardo particolarmente potente: secondo una prima ricostruzione il 46enne era in compagnia di alcuni amici a Sarezzo e stavano facendo scoppiare petardi e botti per festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Sempre nel Bresciano un uomo di 42 anni è stato ucciso nella notte di Capodanno aProvaglio d’Iseo, in provincia di Brescia, con una coltellata al petto.
Nel Perugino una donna di 55 anni, Monia Massoli, è morta nel tardo pomeriggio di martedì 31 dicembre lungo la strada provinciale 375, alle porte di Marsciano, dopo essere stata investita da un automobilista 33enne mentre in sella alla sua bici stava andando al lavoro in un ristorante della zona.
Il fatto più grave registrato fino ad ora è successo a Villa Verucchio, nel Riminese dove un uomo ha accoltellato alcune persone in strada prima di essere ucciso dai Carabinieri.
In tutta Italia sono stati 882 stanotte gli interventi dei vigili del fuoco per incendi riconducibili ai festeggiamenti di Capodanno, 179 in più rispetto allo scorso anno. Il numero maggiore di interventi in Lombardia (142). Nel casertano si sono registrati molti incendi di auto, balconi e terrazzi a causa dello scoppio dei botti.
Gli altri interventi sono stati in Emilia Romagna 109, Veneto e Trentino Alto Adige 103, Campania 99,Lazio 70, Toscana 70, Piemonte 65, Liguria 61, Puglia 40, Friuli 38 Venezia Giulia 38, Marche 26, Sicilia 25, Calabria 13, Umbria 8, Abruzzo 7, Basilicata 3, Molise 3, Sardegna 0.
Un cittadino egiziano ha iniziato ad accoltellare le persone che si trovavano in strada
Un cittadino egiziano è stato ucciso da un carabiniere a Villa Verucchio nel Riminese dopo che l’uomo, intorno alle 22:30, ha accoltellato in strada quattro persone. Il primo a essere aggredito è stato un 18enne che stava acquistando sigarette a un distributore automatico. Il giovane, ferito alle spalle, è stato raggiunto da amici e soccorso.
Villa Verucchio, accoltellato mentre prende le sigarette – I ragazzi hanno cominciato a scappare inseguiti dal feritore che, tornato sui suoi passi, avrebbe aggredito anche una coppia d’anziani e una ragazza. Quando i Carabinieri hanno tentato di fermarlo avrebbe tentato d’accoltellare uno dei militari intervenuti, che ha sparato uccidendolo.
Non è chiaro perché il cittadino egiziano abbia iniziato a colpire, armato di coltello, tra le persone che si trovavano in strada in per festeggiare il Capodanno.
Butta il coltello, poi gli spari – Come spiega Tommaso Torri su Riminitoday, all’arrivo della pattuglia dei Carabinieri – intervenuti sul posto per fare fronte alla situazione e cercare di fermare l’uomo – uno dei militari avrebbe esploso un colpo di avvertimento in aria. Intimando più volte l’alt. I carabinieri hanno continuato a ripetere “butta il coltello, butta il coltello” ma secondo le prime informazioni il giovane si sarebbe scagliato contro le divise e un militare dell’Arma non ha potuto fare altro che esplodere alcuni colpi di pistola, uccidendolo sul colpo.
Poi, continuando il nordafricano ad avvicinarsi verso di lui in maniera minacciosa e brandendo il coltello, sarebbe stato esploso il colpo fatale.
Le persone aggredite sono state soccorse dai sanitari del 118. Tre dei feriti sono stati portati all’ospedale ‘Bufalini’ di Cesena, un altro all’ospedale ‘Infermi‘ di Rimini. Nessuno risulta in pericolo di vita. Sul posto anche il magistrato di turno
L’ex ministro dell’agricoltura e sindaco di Roma deve scontare una condanna in via definitiva a un anno e 10 mesi. Stava svolgendo lavori socialmente utili presso la struttura gestita da suor Paola D’Auria
Gianni Alemanno ha passato la notte di Capodanno nel carcere romano di Rebibbia dopo essere stato raggiunto da un provvedimento di revoca dei servizi sociali che erano stati concessi dal tribunale di Sorveglianza. L’ex ministro dell’agricoltura e sindaco di Roma deve scontare una condanna in via definitiva a un anno e 10 mesi per l’accusa di traffico di influenze illecite in uno dei filoni della maxi inchiesta capitolina Mondo di Mezzo.
La decisione del tribunale sarebbe legata, in base a quanto si apprende, a trasgressioni nel rispetto della pena alternativa. Alemanno aveva ottenuto di svolgere lavori socialmente utili presso il villaggio “Solidarietà e Speranza” di suor Paola D’Auria che opera per aiutare ragazze madri,famiglie disagiate e vittime di violenze. Alemanno aveva il divieto di uscire dalla sua abitazione prima delle 7 del mattino, rincasare entro le 21 e non accompagnarsi a pregiudicati. Disposizioni che avrebbe invece violato. Alle ultime europee aveva cercato di rientrare in politica dopo aver fondato con Marco Rizzo il movimento Indipendenza
Il fumo in arrivo da Villa Borghese ha causato la chiusura di due stazioni della linea A. Un minore, rimasto intossicato, è stato trasportato in codice rosso al Bambino Gesù
Un’alta colonna di fumo, visibile nel tardo pomeriggio anche a molta distanza. Ed un odore forte di bruciato, così intenso da costringere l’Atac a prendere provvedimenti.
Chiuse due fermate della metro A – A Villa Borghese, nel pomeriggio del 29 dicembre, è divampato un incendio. Le fiamme hanno sprigionato un denso fumo che ha causato, poco dopo le ore 18, la contemporanea chiusura di due stazioni metropolitane della linea A: Flaminio e Spagna. Sul posto dell’incendio sono intervenuti i vigili del fuoco.
La sala operativa del comando di Roma ha infatti inviato intorno alle 18,40 a piazzale Flaminio le squadre della centrale, un autocarro ed un autobotte. Sul posto per domare l’incendio anche il capoturno provinciale. Le fiamme si sono sviluppate in un capanno in viale Giorgio Washington. Il locale conteneva attrezzature a servizio dei lavori della metropolitana.
Perché il fumo è arrivato nelle stazioni – Sono in corso aggiornamenti sulle dinamiche dell’incidente. Il denso fumo venutosi a formare si è incanalato molto probabilmente all’interno degli aeratori che collegano anche la fermata metro di Spagna, intasando le gallerie dove transitavano i passeggeri, facendo scattare l’allarme antincendio. Al momento le fiamme sono state spente. I passeggeri, spaventati, sono stati fatti uscire e le fermate restano momentaneamente chiuse.Non risultano feriti ma un ragazzo di 16 anni, a causa del denso fumo, è rimasto intossicato ed è stato prelevato dall’ ambulanza all’uscita della metro Flaminio e trasportato in codice rosso al bambino Gesù. Sul posto sono presenti anche le forze dell’ordine.
Era attesa a Roma il 20 dicembre. Lo comunica la Farnesina. Era lì per svolgere servizi giornalistici
La giornalista italiana Cecilia Sala è stata arrestata in Iran. Era lì per svolgere servizi giornalistici quando è stata fermata il 19 dicembre scorso dalle autorità di polizia di Teheran. Lo ha reso noto la Farnesina, precisando che su disposizione del ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, l’ambasciata e il consolato d’Italia a Teheran stanno seguendo il caso con la massima attenzione sin dal suo inizio.
In coordinamento con la presidenza del Consiglio, la Farnesina ha lavorato con le autorità iraniane per chiarire la situazione legale di Cecilia Sala e per verificare le condizioni della sua detenzione. Oggi l’ambasciatrice d’Italia in Iran Paola Amadei, ha effettuato una visita consolare per verificare le condizioni e lo stato di detenzione della giornalista romana Cecilia Sala che ha anche avuto la possibilità di effettuare due telefonate con i parenti.
Chora Media, la Podcast company italiana per la quale la giornalista realizza ‘Stories’, sottolinea che “il motivo del suo arresto non è ancora stato formalizzato“. Cecilia Sala, che lavora anche per Il Foglio, era partita da Roma -dove è nata e cresciuta – per l’Iran il 12 dicembre con “regolare visto giornalistico e le tutele di una giornalista in trasferta“, precisa Chora Media, precisando che Sala aveva fatto una serie di interviste e realizzato tre puntate del podcast ‘Stories‘. Il suo rientro a Roma era previsto per il 20 dicembre, ma la mattina del 19, dopo uno scambio di messaggi, il suo telefono è diventato muto.
Chora Media evidenzia come, conoscendo l’estrema puntualità di Cecilia Sala nell’inviare le registrazioni, sia subito scattato l’allarme e “insieme al suo compagno, il giornalista del Post Daniele Ranieri, abbiamo allertato l’Unità di Crisi della Farnesina“. Sono stati anche chiamati i suoi contatti iraniani, ma nessuno sapeva dove fosse finita. La mattina di venerdì non si è imbarcata sul voto di ritorno e poche ore più tardi Cecilia Sala ha chiamato sua madre e le ha detto che era stata arrestata, portata in carcere e che aveva avuto il permesso di fare una breve telefonata, prosegue la Podcast company italiana, secondo la quale da quel momento è “cominciata l’attività delle autorità italiane, in cui riponiamo tutta la nostra fiducia e con cui siamo in costante contatto per capire cosa sia successo e per riportarla a casa“.
A denunciare tutto, Mariarosaria Stanziano (Rori, ndr.) dirigente scolastica dell’Istituto nel difficile rione Conocal di Ponticelli, periferia orientale della città.
Una dose di razzismo anche nel periodi diNatale. Il bersaglio? Ancora una volta i napoletani. Ci troviamo a Venezia. Qui, sabato 21 dicembre, venti ragazzi dell’Istituto statale di istruzione superiore «Archimede» di Napoli, hanno partecipato a un evento natalizio organizzato in un albergo di Venezia che prevedeva come dress code quello di indossare un abito ottocentesco.
Una serata, preceduta da una passeggiata in abito storico per le strade di Venezia durante la quale sono stati rivolti «ai miei ragazzi assurdi cori razzisti, discriminatori e omofobi, di una crudeltà e cattiveria assurda e ingiustificata, solo perché indossavano gli abiti storici o perché si sentiva l’accento napoletano». Qualche esempio? «Gay di m… andate a scoparvi a casa vostra», «non vi vogliamo in Veneto» o «Terroni», «napoletani di m****», e persino «T****, non vi vogliamo».
La denuncia – A denunciare tutto, Mariarosaria Stanziano (Rori, ndr.) dirigente scolastica dell’Istituto nel difficile rione Conocal di Ponticelli, periferia orientale della città.
«Insulti razzisti e omofobi contro i miei studenti in gita a Venezia per un ballo storico in abiti d’epoca. Gli hanno detto ‘napoletani e terroni di merda, tornate a casa vostra‘.
Le ragazzine vestite da dame apostrofate con epiteti volgari: tr*ie, non vi vogliamo. Siamo andati via scioccati. Noi siamo andati a Venezia per fare una esperienza culturale, pagato B&B e consumato nelle pasticcerie e gelaterie locali. I nostri studenti sono tutti bravi ragazzi, perché devono aver vissuto questa esperienza così mortificante? Non ci era mai capitato ai balli precedenti, né a Parigi né Roma e Sicilia», ha spiegato la preside a Fanpage.
La rabbia della preside – Stanziano spiega di aver «già informato dell’accaduto l’assessore alla Scuola della Regione Campania, Lucia Fortini» e di voler scrivere una lettera aperta al sindaco di Venezia e al governatore della Regione Veneto per informarli del trattamento ricevuto: «I ‘nostri ragazzi’ che conoscono il Conocal e il Bronx di Ponticelli hanno danzato con dame e cavalieri provenienti da Associazioni di Danza storica di tutta Italia e si sono seduti a cena in un hotel 5 stelle con argenteria e servizi d’epoca, per me è stato un enorme motivo di orgoglio. Nulla può cancellare e distruggere questo, nemmeno la cattiveria, l’ottuso pregiudizio, l’odioso razzismo e l’inconcepibile omofobia di ragazzi, uomini e donne che non hanno esitato ad apostrofare dei ragazzini tra i 14 e 18 anni, che hanno l’unica colpa di essere nati a sud dell’Italia e che hanno l’accento di un dialetto-lingua diverso».
La Nme – New Media Enterprise ha comunicato l’interruzione della produzione dal 23 dicembre 2024 e dell’attività lavorativa giornalistica dal 31 dicembre 20
Natale amaro per i giornalisti e le giornaliste di Metro, il quotidiano freepress nato quasi 25 anni fa. Proprio oggi, la vigilia di Natale, la Nme – New Media Enterprisein liquidazione ha comunicato al comitato di redazione “l’interruzione della produzione dal 23 dicembre 2024 e dell’attività lavorativa giornalistica dal 31 dicembre 2024″. È quanto si legge in un comunicato del Comitato di redazione (Cdr) della testata, nel quale si sottolinea il “cinico tempismo” dell’annuncio dato proprio a ridosso delle festività natalizie.
Metro, il giornale gratuito distribuito nei dispenser alle fermate degli autobus e della metro, era in crisi da tempo. Aveva cambiato più volte proprietà, provato a ridurre le testate locali e il personale, ma nulla di tutto questo è riuscito a risollevarne le sorti. Così siamo arrivati ad assistere a questo “brutto finale“, come lo ha definito il Cdr.
Il comunicato del Cdr – “L’esperienza di Metro in questi quasi 25 anni è stata incredibilmente libera, senza vincoli né imposizioni che non fossero il rispetto delle lettrici e dei lettori che prendevano, a loro volta liberamente, le copie dai dispenser“, scrive il Cdr ripercorrendo la storia del quotidiano. Nell’ultimo periodo però “le giornaliste e i giornalisti di Metro hanno vissuto anni di crescente precarietà, hanno accettato responsabilmente ammortizzatori sociali sempre più pesanti senza far mai mancare il proprio impegno professionale per garantire la massima qualità possibile dell’informazione. Sino all’ultimo si sono fatti carico delle conseguenze dei tagli e della crisi. E ora, giusto alla vigilia di Natale, si ritrovano insieme alle loro famiglie a fare i conti con l’amara assenza di qualsiasi prospettiva lavorativa“. Proprio “un brutto finale“.
Una fuga di gas a causa della tragedia. C’è stato un boato, poi un incendio e l’edificio è andato distrutto. I soccorritori lavorano a mani nude per rimuovere i detriti
Un forte boato, poi le fiamme e le macerie. Nella tarda serata del 21 dicembre c’è stata un’esplosione in una villetta a Sassi, nel comune di Molazzana (Lucca). Il corpo senza vita di un uomo, presumibilmente il proprietario, è stato individuato dopo ore di ricerche. Dispersa la moglie.
La casa è situata in una zona isolata, fuori dal paese, ed è stata acquistata alcuni anni fa da una coppia.
Secondo una prima ricostruzione, ci sarebbe stata una fuga di gas quindi un incendio e lo scoppio. Sul posto sono accorsi vigili del fuoco, sanitari, soccorso alpino e carabinieri. Le squadre del 115 hanno domato le fiamme ed è iniziata la ricerca dei dispersi. I soccorritori hanno lavorato a mani nude per togliere i detriti. Oltre alle squadre ordinarie sono state attivate anche le squadre di specialisti Usar (Urban Search and Rescue).
Il sindaco: “Uno scoppio, poi le fiamme alte e la casa è collassata” – “È stata una grossa tragedia. La coppia proprietaria dell’abitazione, originaria di un paese asiatico, aveva acquistato la casa qualche anno fa. Erano due persone ben volute in paese“, dice il sindaco di Molazzana, Andrea Talani, dopo essersi recato sul posto dell’esplosione. “Intorno a mezzanotte – ha poi raccontato Talani – c’e’ stata una grossa deflagrazione con fiamme alte e poco dopo la casa è collassata“.
Crolla una villetta, si scava tra le macerie in cerca dei dispersi
Una fuga di gas con ogni probabilità a causa della tragedia. C’è stato un boato, poi un incendio e l’edificio è andato distrutto. I soccorritori lavorano a mani nude per rimuovere i detriti
Un forte boato, poi le fiamme e le macerie. Nella notte tra il 21 e il 22 dicembre c’è stata un’esplosione in una villetta a Sassi, nel comune di Molazzana (Lucca). Si teme che dentro ci fossero due persone, attualmente date per disperse.
Secondo una prima ricostruzione, ci sarebbe stata una fuga di gas quindi un incendio e lo scoppio. Sul posto sono accorsi vigili del fuoco, sanitari, soccorso alpino e carabinieri. Le squadre del 115 hanno domato le fiamme ed è iniziata la ricerca dei dispersi. I soccorritori lavorano a mani nude per togliere i detriti. Oltre alle squadre ordinarie sono state attivate anche le squadre di specialisti Usar (Urban Search and Rescue).
La casa è situata in una zona isolata, fuori dal paese: è stata acquistata alcuni anni fa da una coppia. Sul posto anche il sindaco Andrea Talani.
L’incidente avvenuto nello stabilimento in provincia di Firenze: allertati tutti gli ospedali della zona. Il Comune: “Non avvicinatevi all’area dell’esplosione, chiudete porte e finestre”. Stop ai treni, chiusa l’uscita dell’A1
Una violenta esplosione si è verificata in una raffineria di Calenzano, in provincia di Firenze. Il forte boato, sentito in tutta la zona, poco dopo le 10 di oggi, lunedì 9 dicembre: una fitta colonna di fumo si è alzata sopra lo stabilimento ed è visibile anche dai comuni vicini. Il bilancio, ancora in evoluzione, è di due morti,nove feriti e tre dispersi.
Esplosione a Calenzano: (Firenze): il boato, poi la nube di fumo – L’allarme è scattato intorno alle 10:20, con il numero di emergenza che è stato tempestato di chiamate da parte dei cittadini allarmati. Da quanto si apprende dai vigili del fuoco, l’esplosione sarebbe avvenuta nel deposito Eni in via Gattinella e avrebbe provocato nelle vicinanze la rottura dei vetri di alcuni edifici industriali. La zona interessata sarebbe quella definita punto di carico dove le autobotti effettuano il rifornimento di carburante. Sul posto, come confermato dal presidente della Toscana Giani, sono intervenuti i sanitari, i vigili del fuoco e le forze dell’ordine: “Allertati tutti gli ospedali e pronto soccorso del territorio a seguito dell’esplosione avvenuta nello stabilimento Eni a Calenzano“. Il primo bilancio è di un morto e sette feriti, come confermato dal governatore sui social: “Al momento la situazione dei feriti trasportati nei nostri ospedali, in continua evoluzione: 2 codici verdi a Careggi, 1 codice rosso ustionato a Careggi, 1 codice giallo per trauma cranico a Careggi, 1 codice rosso al Centro Grandi Ustioni di Pisa, 2 codici gialli all’ospedale di Prato“.
“Eni conferma che questa mattina è divampato un incendio presso il deposito di carburanti a Calenzano (Firenze)– si legge in una nota – e che i Vigili del Fuoco stanno operando per domare le fiamme che sono confinate alla zona pensiline di carico e non interessano in alcun modo il parco serbatoi. Sono in corso di immediata verifica gli impatti e le cause“. Dopo il forte boato si è subito levata una nuvola di fumo altissima sulla città. Anche l’aeroporto di Peretola è stato sovrastato da una densissima nuvola di fumo nera. Intanto il policlinico di Careggi ha attivato il piano di massiccio afflusso, in caso di arrivo di numerosi feriti. Il piano, come si apprende dall’Aou, comporta il blocco dell’attività ordinaria dell’ospedale e spazi riservati al pronto soccorso.
“Non avvicinatevi all’area dell’esplosione, chiudete porte e finestre“
Anche il Comune di Calenzano ha pubblicato sui social un messaggio rivolto alla popolazione: “Si è verificata un’esplosione nell’area Eni nei pressi del campo sportivo (via del Pescinale). L’area dell’incidente è circoscritta. Al momento sono in corso le verifiche del caso. Invitiamo la popolazione a non avvicinarsi all’area interessata. Ai residenti in zona raccomandiamo di tenere chiuse porte e finestre e spegnere eventuali impianti di climatizzazione“.
Anche la sindaca di Firenze, Sara Funaro, sta seguendo la situazione in prima persona:” È avvenuta un’esplosione in un deposito a Calenzano (Firenze). La colonna di fumo è visibile anche dai comuni vicini. Sul posto il sistema regionale di emergenza sanitaria, i vigili del fuoco e le forze dell’ordine. Monitoriamo la situazione insieme alla Città Metropolitana“.
Chiusa l’uscita dell’A1 – L’uscita di Calenzano dell’A1 è chiusa in entrambe le direzioni a causa dell’incendio che si è sviluppato nella raffineria. Autostrade sul proprio sito invita ad utilizzare i caselli di Scandicci o di Barberino del Mugello per uscire dall’A1. Anche la circolazione ferroviaria è sospesa sulle linee convenzionale Firenze-Bologna e Firenze-Prato-Pistoia per l’intervento dei Vigili del Fuoco e delle Forze dell’Ordine a seguito dell’esplosione avvenuta al di fuori della sede ferroviaria in località Calenzano. Lo rende noto il sito Infomobilità di Rfi: i treni subiranno limitazioni e cancellazioni.
Vigili del fuoco al lavoro, si cercano possibili dispersi
Una palazzina di due piani è crollata a Sessa Aurunca, in provincia di Caserta. Secondo le prime informazioni dei Vigili del Fuoco, quattro persone sarebbero state estratte vive dalle macerie. Diverse squadre dei pompieri sono ancora al lavoro poiché, secondo alcune testimonianze, potrebbero esserci dei dispersi sotto i resti della palazzina.
Sul posto, con i carabinieri e il 118, i Vigili del Fuoco di Caserta che hanno salvato, liberando dalle macerie, due uomini che erano nei pressi della palazzina quando è avvenuto il crollo. Altre due persone, non coinvolte nel crollo, sarebbero state aiutate ad allontanarsi. I pompieri continuano comunque a scavare tra le macerie, anche se allo stato viene ritenuta remota l’ipotesi di eventuali dispersi, anche perché la palazzina, come accertato dai carabinieri della Compagnia di Sessa Aurunca, risultava disabitata.
Disagi si registrano inoltre per alcune persone che vivevano nelle abitazioni attigue alla palazzina, che sono rimaste bloccate a causa del crollo; i vigili del fuoco stanno lavorando per farli uscire.