Le quattro squadre italiane qualificate in Champions League conoscono già le fasce per il sorteggio: Inter, Napoli, Roma e Como saranno tutte in slot diversi.
Inter, Napoli, Roma e Como sono le quattro italiane qualificate per la prossima Champions League e hanno già la certezza della fascia in cui capiteranno al momento del sorteggio del percorso. Nella lista di tutte le partecipanti mancano solo 7 squadre che verranno decise attraverso ai playoff, ma quelle provenienti dalla Serie A hanno già il loro slot assicurato che non dovrebbe cambiare. Con l’introduzione del nuovo format nel 2024/25 non c’è più la fase a gironi, sostituita da quella con girone unico dove ognuna delle qualificate ha il suo percorso con otto avversarie diverse prima di accedere alla fase a eliminazione diretta.
Le fasce delle italiane in Champions – La Serie A ha emesso il suo ultimo verdetto mandando Inter, Napoli, Roma e Como in ChampionsLeague nel corso dell’ultima serata che ha riservato grandi sorprese. Al momento dei sorteggi ogni club conoscerà il suo percorso all’interno della fase campionato e le fasce sono pressoché decise, con una divisione abbastanza netta: i nerazzurri sono gli unici in prima fascia, i giallorossi andranno in seconda, i partenopei in terza e la squadra di Fabregas,qualificata per la prima volta alle coppe europee, finirà in quarta fascia.
Ognuna di loro affronterà otto avversarie, due per ogni fascia, e i punti ottenuti durante la prima fase verranno conteggiati all’interno della classifica generale che determinerà le squadre direttamente qualificate agli ottavi di finale e quelle che invece dovranno attraversare gli spareggi per accedere alla fase a eliminazione diretta. Mancano ancora sette squadre che arriveranno dai playoff che finiranno ad agosto, poi nel giorno del sorteggio le italiane conosceranno il proprio destino. Ma gli slot sono praticamente assegnati e, a differenza degli anni passati, le quattro provenienti dalla Serie A si troveranno tutte in fasce diverse.
Il Como è in Champions ma deve rientrare nei rigidi parametri Uefa tra stadio, giovani e bilancio. Il rischio è quello di avere una rosa ridotta.
Il Como è in Champions League e il merito di questa impresa è della società, capace di investire tantissimo nell’ultimo mercato estivo prima di questa stagione, ma anche del suo allenatore, Cesc Fabregas, bravo a far prendere giocatori funzionali al suo gioco anche se con prezzi elevati. Nelle ultime sessioni di mercato, la strategia della società si è evoluta: non solo parametri zero di grande nome ed esperienza, ma investimenti pesanti su giovani talenti internazionali dal grandissimo potenziale, pagati a prezzo d’oro.
Nel complesso, la spesa è stata impressionante: nella prima stagione circa 97,7 milioni di euro investiti mentre nella seconda sono stati superati i 107 milioni di euro di investimenti (toccando quota 114-126 milioni complessivi contando bonus e riscatti invernali). Nel mezzo però il Como è stato contestato per non aver assolutamente investito sugli italiani in prima squadra salvo qualche elemento proveniente dalla squadra Primavera. Ma in vista della Champions il Como ora dovrà rientrare in alcuni paletti rigidissimi previsti dalla Uefa: dallo stadioal fair play finanziario fino ai giovani italiani e del vivaio in rosa.
La criticità del Como relativa allo stadio in Champions – Dal punto di vista dello stadio, per ospitare la Champions, serve la Categoria 4 Uefa. Il Como ha portato il suo stadio a circa 12.000 posti, un numero che supera il requisito minimo UEFA per la Champions League (fissato a 8.000 posti). Sotto questo aspetto il Como è a norma ma il problema delle tribune tubolari rappresenta la criticità maggiore. La Uefa non ammette le strutture metalliche/tubolari provvisorie e concede deroghe rarissimamente. Il Como dovrà lavorare a tempo di record per sostituire le sezioni provvisorie (come i distinti o porzioni delle curve) con strutture fisse o conformi. In questi giorni i lavori stanno andando avanti e in maniera spedita proprio per ovviare a queste criticità.
Ma non è tutto. Saranno necessari interventi stringenti su postazioni media, aree hospitality, illuminazione per l’alta definizione televisiva, tornelli e zone di sicurezza per il filtraggio dei tifosi ospiti. Se i lavori non dovessero terminare in tempo, il Como dovrebbe indicare uno stadio alternativo come il Meazza di Milano o il Gewiss Stadium di Bergamo, ma la dirigenza è fortemente ottimista e determinata a giocare in casa.
I paletti economici da rispettare dopo il rosso in bilancio – Dal punto di vista finanziario invece, il Como, con l’ingresso in Europa, entra automaticamente sotto il monitoraggio del Club Financial Control Body della Uefa. In poche parole, la Uefa impone regole severe per evitare il doping finanziario, note come le norme sulla sostenibilità finanziaria (che hanno sostituito il vecchio Fair Play Finanziario ndr).
Da questo punto di vista la Uefa stabilisce che la somma di stipendi lordi di calciatori e allenatori, ammortamenti dei cartellini dei giocatori e commissioni agli agenti, non può superare il 70% dei ricavi totali del club come i ricavi commerciali, diritti TV, biglietteria e plusvalenze. La qualificazione in Champions garantisce al Como una base iniziale stimata intorno ai 35 milioni di euro che alzerà il fatturato permettendo un margine di spesa più ampio per gli stipendi.
Ma allora cosa succederà? Il Como ha chiuso il bilancio 2024/25 (prima stagione in Serie A) con una perdita molto elevata: circa 105 milioni nel bilancio separato e 132 milioni a livello consolidato di gruppo. I ricavi sono ancora bassi rispetto agli investimenti di squadra, staff e infrastrutture. Da questo punto di vista il Como potrebbe fare come Rome Aston Villa firmando un Settlement Agreement con la Uefa, ovvero un piano pluriennale (3-4 anni)per equilibrare i conti con target di riduzione delle perdite e controllo dei costi. Il rischio è di incorrere in multe o del divieto di tesserare nuovi giocatori.
La rosa e i giovani da inserire – La rosa, ecco, un altro punto sul programma del Como per la Champions. La lista A prevista in Champions può contenere al massimo 25 giocatori ma non si possono iscrivere più di 17 giocatori “liberi” (cioè senza vincoli di provenienza o nazionalità, inclusi gli stranieri). I restanti 8 posti della lista sono riservati esclusivamente ai giocatori formati localmente e sono divisi in due categorie da 4: calciatori di qualsiasi nazionalità che, tra i 15 e i 21 anni, sono stati tesserati con il Como per almeno 3 stagioni intere o 36 mesi e calciatori che, tra i 15 e i 21 anni, hanno militato per 3 anni in qualsiasi altro club italiano ad esempio cresciuti nei vivai di Inter, Juve, Atalanta, e altre. Al momento il Como non rientra in questi parametri e dovrà dunque adeguarsi per non trovarsi a giocare la Champions con una rosa ridotta all’osso formata da 21 o 22 giocatori al massimo anziché 25.
Maurizio Sarri è di fatto il nuovo allenatore dell’Atalanta. Il tecnico toscano firmerà un triennale non appena avrà risolto il contratto con la Lazio, che lascia dopo essere tornato solo la scorsa estate: l’annuncio del nuovo accordo è atteso per l’inizio della prossima settimana. Prenderà il posto di Raffaele Palladino, che lascia la Dea dopo averla ereditata da Juric a stagione inoltrata. Entro il weekend, poi, arriverà anche la firma di Cristiano Giuntoli come nuovo direttore sportivo dei bergamaschi.
Che cosa succederà ora? – Sarri è legato ai biancocelesti da un contratto biennale. Dopo la richiesta del tecnico di un faccia a faccia con il presidente Claudio Lotito, nelle ultime ore le parti si sono venute incontro per risolvere la questione in tempi rapidi ed evitare ulteriori giorni di tensioni. La situazione si è sbloccata anche grazie a Gennaro Gattuso, che ha trovato un accordo con la Lazio e prenderà il posto di Sarri. Il sostituto di Raffaele Palladino sulla panchina nerazzurra è atteso invece a Bergamo entro giovedì. Alla Dea ritroverà Cristiano Giuntoli,direttore sportivo del Napoli anche nel periodo di Sarri alla guida dei partenopei. Senza un accordo, il tecnico toscanosarebbe rimasto alla Lazio fino al 30 giugno e avrebbe poi presentato le dimissioni. Lotito valuterà comunque di chiedergli i danni a causa delle sue ultime parole: “A Formello è un ambiente difficile. Evidentemente chi ci ha lavorato ha incontrato i miei stessi problemi, se l’epilogo è stato lo stesso“, aveva detto Sarri. Gattuso è avvisato.
Il saluto finale – Dopo la partita contro il Pisa, Sarri ha salutato la Lazio: “Non mi sono pentito di essere tornato perché è stata una stagione formativa, che mi ha cambiato e reso più empatico con i giocatori“. Decisiva per incrinare un rapporto mai amichevole tra Sarri e Lotito la questione mercato: “Dopo la sessione estiva bloccata, la società mi aveva detto che sarebbe stata fatta una campagna acquisti importante a gennaio e avrei avuto voce in capitolo. Non è andata così. A Formello puoi sbattere i pugni quanto vuoi, ma non ti ascolta nessuno“. Nonostante le difficoltà, Sarri è rimasto al timone della Lazio: “Ho mantenuto la promessa col popolo biancoceleste di arrivare fino a giugno“, ha detto. Sabato sera avava poi aggiunto: “Ora non sono contento, ho perplessità andare avanti, così come il presidente avrà le sue, ma ci sono altri due anni di contratto. O si trova un accordo veloce per risolverlo oppure va rispettato“. Una frase di circostanza, per evitare di gettare ulteriore benzina sul fuoco prima di un addio già scritto da tempo.