Rientrati dall’Uganda dopo tre mesi ai confini del Congo dove il virus è attivo avevano manifestato sintomi compatibili
Non hanno l’Ebola i due italiani ricoverati all’ospedale Sacco di Milano “con sintomatologia febbrile” dopo essere rientrati dall’Uganda. I due cooperanti –un uomo di 31 anni residente a Bulgarograsso (Como), con febbre, nausea e vomito, e una donna di 33 anni residente a Lurate Caccivio (Como), che ha manifestato febbre alta, brividi, cefalea, nausea, vomito e stato confusionale – di rientro dopo tre mesi in una zona dell’Uganda al confine con il Congo per prestare aiuto alle popolazioni locali, sono stati sottoposti oggi ad accertamenti risultati poi negativi.
Bertolaso: “Negativi anche alla malaria” – “Gli esami virologici eseguiti presso il laboratorio di riferimento dell’ospedale Sacco di Milano hanno dato esito negativo“, ha comunicato l’assessore regionale della Lombardia al Welfare, Guido Bertolaso. I pazienti sono risultati negativi anche ai test per malaria e per i principali virus respiratori attualmente monitorati.
“Le condizioni cliniche dei due soggetti restano sotto osservazione da parte degli specialisti infettivologi. Alla luce dei primi risultati diagnostici – continua Bertolaso – tra le ipotesi attualmente considerate vi è quella di un’infezione di origine batterica a carico dell’apparato gastroenterico. È stata infatti riscontrata positività alla Shigella in entrambi i soggetti“.
Sono in corso ulteriori approfondimenti microbiologici e colturali. “Al momento non sussistono elementi di allarme per la salute pubblica. Se questa mattina fossero state rispettate le corrette tempistiche e procedure – conclude l’assessore – si sarebbe potuta evitare l’attivazione di un allarme mediatico che ha comportato un notevole dispiego di risorse e attività operative”.
La nota del ministero della Salute – “I test per Ebola effettuati oggi al ‘Sacco’ di Milano su due persone rientrate nelle scorse ore dall’Uganda sono negativi. I due sono stati sottoposti, a titolo precauzionale, a valutazione clinica specialistica nell’ambito delle attività di monitoraggio con riferimento all’epidemia di malattia da Ebola che si è sviluppata nella Repubblica Democratica del Congo“, conferma il ministero della Salute che, attraverso il Dipartimento della Prevenzione, è in contatto con la Regione Lombardia.
Il ministero della Salute “sta anche partecipando al Comitato operativo della Protezione civile nell’ambito delle attività di coordinamento e monitoraggio in corso. Il ministero continuerà a fornire aggiornamenti ufficiali sulla base dell’evoluzione del quadro epidemiologico. Il rischio in Italia resta molto basso“.
Nuovi casi in Uganda – L’Uganda ha confermato due nuovi casi, portando a sette il totale da quando l’epidemia è stata rilevata anche in questo Paese dell’Africa orientale, il 15 maggio. “I due nuovi casi confermati– ha informato il ministero della Salute dell’Uganda – sono operatori sanitari ugandesi che lavorano in una struttura privata a Kampala“, la Capitale del Paese. “Entrambi i pazienti sono stati ricoverati nell’unità di trattamento designata“.
La situazione in Congo – Intanto, nella Repubblica Democratica del Congo i casi sospetti di Ebola hanno ormai superato quota 900, secondo l’ultimo aggiornamento diffuso dal ministero della Sanità del Paese. Secondo i dati al 23 maggio, il focolaio da virus Bundibugyo risulta attivo in 3 province: Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu. Sul totale di 904 casi sospetti cumulativi, distribuiti in 11 zone sanitarie del Paese attualmente colpite dal virus, quelli finora confermati in laboratorio sono 101. I decessi sospetti secondo il rapporto sono 119. E al momento sono stati identificati 1.817 contatti, anche se il tasso di monitoraggio resta ancora basso (20%).
I numeri delle infezioni sospette sono dunque in crescita, “con l’intensificarsi delle attività di sorveglianza nella risposta all’epidemia“, evidenzia in un post su X il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus che avverte anche delle difficoltà in cui ci si sta muovendo. “Nella provincia di Ituri, epicentro dell’epidemia, quasi 5 milioni di persone vivono in una situazione di conflitto in corso. Oggi, 1 persona su 4 ha bisogno di assistenza umanitaria e 1 su 5 è sfollata internamente. La violenza sta costringendo le persone a fuggire, compresi gli operatori sanitari e umanitari. Ciò sta ostacolando gravemente gli sforzi per intensificare il tracciamento dei contatti e identificare le infezioni in tempo utile per fornire assistenza. L’insicurezza persistente e la paura alimentano inoltre la sfiducia all’interno delle comunità“.
In questo momento, continua il Dg Oms“i partner umanitari e sanitari mantengono una presenza in tutto l’Ituri, anche in alcune delle aree più difficili da raggiungere e più insicure“. E la situazione è complicata anche dal fatto che “le comunità si trovano ad affrontare non solo la minaccia dell’Ebola, ma anche una vasta gamma di malattie“. I partner sul campo stanno supportando l’erogazione di diversi servizi: assistenza sanitaria materna, riproduttiva, neonatale, dell’infanzia e dell’adolescenza – elenca – trattamento della malnutrizione acuta grave con complicanza, servizi di salute mentale, cura delle ferite e supporto per le vittime di violenza sessuale, forniture mediche, vaccinazioni di routine, servizi sanitari comunitari. Fornire un pacchetto completo di servizi è essenziale, non solo per soddisfare i bisogni sanitari urgenti, ma anche per costruire la fiducia che è fondamentale per una risposta efficace ad Ebola”.
Intanto il virus si estende in Congo, dove i casi sospetti hanno superato quota 900, e in Uganda, dove il totale di casi confermati è salito a sette
L’ospedale Sacco di Milano – (Ipa)
All’ospedale Sacco di Milano accertamenti in corso su due italiani “con sintomatologia febbrile” rientrati dall’Uganda, Paese in cui al momento sono stati confermati sette casi di Ebola. Si tratta didue cooperanti, entrambi trentenni, appartententi a due diverse famiglie che hanno trascorso tre mesi in una zona al confine con il Congo per prestare aiuto alle popolazioni locali.
Bertolaso: “Per la donna l’ipotesi è di malaria” – A spiegare il quadro è stato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso. “Sette cittadini italiani, componenti di due famiglie diverse, sono rientrati dall’Uganda, da una zona che si trova non lontano dal confine con il Congo e il Ruanda. Sono rientrati dopo una permanenza in quei territori di circa 3 mesi“, ha spiegato in conferenza stampa. “Sono dei cooperanti, dei volontari che si sono recati in quei territori per prestare il loro aiuto a favore di popolazioni che sicuramente vivono in condizioni molto più difficili e problematiche delle nostre. Rientrati in Italia, 24 ore fa, due di questi cittadini durante la notte hanno manifestato una sintomatologia di febbre, in un caso molto alta con nausea, vomito, diarrea, e anche una leggera sintomatologia di carattere neurologico. Pensiamo – ha continuat Bertolaso – con i colleghi dell’ospedale Sacco di Milano che probabilmente la causa più possibile“, in uno dei due casi, “sia quella di una malaria, magari anche malaria cerebrale, che è purtroppo una delle condizioni più serie di chi viene colpito da questa malattia”. Questo caso nello specifico riguarda “una ragazza trentenne, madre. La figlia, proprio nel corso della loro permanenza in Uganda, ha sviluppato la malaria. Quindi c’è anche un precedente nel nucleo familiare che ci fa pensare che possa essere questa la causa di una sintomatologia così seria da parte di questa signora“.
L’altro caso, ha proseguito, “riguarda il componente di un’altra famiglia, un uomo di 31 anni, che invece ha una temperatura corporea leggermente superiore” alla norma, “37,5-38 gradi, con sintomi vaghi di problematiche di tipo intestinale che potrebbero essere legati a un fenomeno gastroenterico derivante da un cambio di territorio o quant’altro. Però – ha chiarito l‘assessore – poiché provengono da una zona che è interessata in questo momento dall’epidemia di Ebola” da virus Bundibugyo in corso nella Repubblica Democratica del Congo con casi anche in Uganda, “ovviamente è scattato immediatamente quello che è il nostro meccanismo di vigilanza e di sorveglianza“.
Se i due italiani sono positivi scatterà il protocollo aerei – “Al momento” per i due cooperanti con sintomi rientrati ieri dall’Uganda “non stiamo parlando di casi, ma solo di sospetti e li stiamo verificando. Noi abbiamo avvisato il ministero che si sta attivando anche per” l’eventuale “rintraccio dei voli e quindi per tutti i protocolli di sicurezza aerei“. A spiegarlo è stato Danilo Cereda, direttore Unità operativa Prevenzione della Direzione generale Welfare della Regione Lombardia, durante una conferenza stampa per fornire informazioni relative agli accertamenti infettivologici in corso sui due pazienti.
Gli esami sono già in corso, ha assicurato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso, “li conosceremo nel tardo pomeriggio di oggi. Poi, se saranno negativi finirà tutto lì. Se ci dovesse essere in questi due casi un’eventuale positività” a Ebola, “è chiaro che adotteremo tutte quelle che sono le ulteriori misure che sono previste dalla nostra checklist, l’elenco delle iniziative da adottare in presenza di un caso confermato di Ebola. Ma questo lo vedremo nel momento in cui conosceremo i risultati. Per la diagnosi di malaria ci mettiamo per fortuna 10 minuti“, quindi se dovesse trattarsi di questo l’esito si avrebbe davvero rapidamente.
“Se guardiamo alle azioni adottate a livello europeo dai diversi Paesi membri dell’Ue, l’Italia è fra i Paesi più attenti che hanno emanato delle direttive e delle procedure fra le più restrittive – ha tenuto a precisare Bertolaso – Quindi dal punto di vista nazionale il meccanismo di sorveglianza, controllo e vigilanza è attivo e funziona bene e siamo fra quelli in prima linea nel controllare ed intervenire nel caso dovessero esserci situazioni ascrivibili a questa epidemia in corso in Africa“.
Che rischi correrebbero le persone che condividono un volo con eventuali casi? “Per Ebola, il rischio di trasmissione riguarda il contatto con fluidi biologici – ha precisato Cereda – Per questo ci sono dei protocolli adottati nei pazienti sintomatici per la tutela degli operatori rispetto ai fluidi biologici. Da questo punto di vista, ove nel caso fossero positivi, il ministero della Salute è già pronto ad attivare i protocolli aerei per quello che riguarda la sanità aerea. Però non siamo ancora in quella tipologia di situazione. Nel caso, il ministero attiverà tutto il percorso”. Il periodo di incubazione è di “21 giorni“, ha ricordato Bertolaso. “Quindi sappiamo che la persona va monitorata” per questo arco di tempo “dal momento in cui potrebbe essere entrata in contatto con il virus“.
La nota del ministero della Salute – Il ministero della Salute comunica in una nota, “con riferimento all’epidemia di malattia da virus Bundibugyo-Bvc che si è sviluppata nella Repubblica Democratica del Congo, che sono attualmente in corso approfondimenti sanitari relativi ad alcuni soggetti rientrati nelle scorse ore dall’Uganda e sottoposti, a titolo precauzionale, a valutazione clinica specialistica presso strutture ospedaliere ad alta specializzazione. In particolare, due persone con sintomatologia febbrile sono state trasferite presso il Sacco di Milano, struttura dotata dei più elevati livelli di biocontenimento e di gestione delle malattie infettive ad alto rischio, dove saranno eseguiti gli accertamenti diagnostici previsti dai protocolli nazionali e internazionali. Le altre persone appartenenti ai nuclei familiari coinvolti – si legge – sono sottoposte a sorveglianza sanitaria e monitoraggio da parte delle autorità competenti. Il ministero della Salute, attraverso il Dipartimento della Prevenzione, è in contatto con la Regione Lombardia che si è subito attivata“.
“Il ministero monitora costantemente l’evolversi della situazione relativa al virus Ebola in stretto raccordo con le Regioni, l’Istituto superiore di sanità, le strutture ospedaliere di riferimento, le autorità sanitarie nazionali e tutti gli enti coinvolti“, prosegue la nota da Lungotevere Ripa. “Proprio nella giornata di ieri – sottolinea il dicastero – il Dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute ha partecipato alla riunione dell’Hsc–Health Security Committee della Commissione europea e ha organizzato un punto di coordinamento nazionale dedicato alla situazione Ebola, con la partecipazione dei rappresentanti dei ministeri degli Affari esteri, della Difesa e dell’Interno, dell’Unità di crisi, dell’Istituto superiore di sanità, del Consiglio superiore di Sanità, del Coordinamento interregionale prevenzione, dell’Istituto Spallanzani” di Roma, “dell’ospedale Sacco di Milano e del Policlinico San Matteo di Pavia“.
“Il sistema nazionale di preparazione e risposta alle emergenze infettive è pienamente operativo e tutte le procedure previste per la gestione di eventuali casi sospetti risultano attivate“, assicura il ministero della Salute che “continuerà a fornire aggiornamenti ufficiali sulla base dell’evoluzione del quadro epidemiologico e degli esiti diagnostici in corso. Il rischio in Italia resta molto basso“, si conferma nella nota.
Nuovi casi in Uganda – L’Ugandaha confermato due nuovi casi, portando a sette il totale da quando l’epidemia è stata rilevata anche in questo Paese dell’Africa orientale, il 15 maggio. “I due nuovi casi confermati – ha informato il ministero della Salute dell’Uganda – sono operatori sanitari ugandesi che lavorano in una struttura privata a Kampala“, la Capitale del Paese. “Entrambi i pazienti sono stati ricoverati nell’unità di trattamento designata“.
La situazione in Congo – Intanto, nella Repubblica Democratica del Congo i casi sospetti di Ebola hanno ormai superato quota 900, secondo l’ultimo aggiornamento diffuso dal ministero della Sanità del Paese. Secondo i dati al 23 maggio, il focolaio da virus Bundibugyo risulta attivo in 3 province: Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu. Sul totale di 904 casi sospetti cumulativi, distribuiti in 11 zone sanitarie del Paese attualmente colpite dal virus, quelli finora confermati in laboratorio sono 101.I decessi sospetti secondo il rapporto sono 119.E al momento sono stati identificati 1.817 contatti, anche se il tasso di monitoraggio resta ancora basso (20%).
I numeri delle infezioni sospette sono dunque in crescita, “con l’intensificarsi delle attività di sorveglianza nella risposta all’epidemia“, evidenzia in un post su X il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus che avverte anche delle difficoltà in cui ci si sta muovendo. “Nella provincia di Ituri, epicentro dell’epidemia, quasi 5 milioni di persone vivono in una situazione di conflitto in corso. Oggi, 1 persona su 4 ha bisogno di assistenza umanitaria e 1 su 5 è sfollata internamente. La violenza sta costringendo le persone a fuggire, compresi gli operatori sanitari e umanitari. Ciò sta ostacolando gravemente gli sforzi per intensificare il tracciamento dei contatti e identificare le infezioni in tempo utile per fornire assistenza. L’insicurezza persistente e la paura alimentano inoltre la sfiducia all’interno delle comunità“.
In questo momento, continua il Dg Oms “i partner umanitari e sanitari mantengono una presenza in tutto l’Ituri, anche in alcune delle aree più difficili da raggiungere e più insicure“. E la situazione è complicata anche dal fatto che “le comunità si trovano ad affrontare non solo la minaccia dell’Ebola, ma anche una vasta gamma di malattie“. I partner sul campo stanno supportando l’erogazione di diversi servizi:assistenza sanitaria materna, riproduttiva, neonatale, dell’infanzia e dell’adolescenza – elenca – trattamento della malnutrizione acuta grave con complicanza, servizi di salute mentale, cura delle ferite e supporto per le vittime di violenza sessuale, forniture mediche, vaccinazioni di routine, servizi sanitari comunitari. Fornire un pacchetto completo di servizi è essenziale, non solo per soddisfare i bisogni sanitari urgenti, ma anche per costruire la fiducia che è fondamentale per una risposta efficace ad Ebola“.
Sui 2 cooperanti ‘risultati nel pomeriggio, se positivi scatterà protocollo aerei’
Il punto in Lombardia, ‘ma al momento si parla di sospetti che si stanno verificando, Paese in prima linea su sorveglianza’
“Al momento” per i due cooperanti con sintomi rientrati ieri dall’Uganda “non stiamo parlando di casi, ma solo di sospetti e li stiamo verificando. Noi abbiamo avvisato il ministero che si sta attivando anche per” l’eventuale “rintraccio dei voli e quindi per tutti i protocolli di sicurezza aerei“. A spiegarlo è stato Danilo Cereda, direttore Unità operativa Prevenzione della Direzione generale Welfare della Regione Lombardia, durante una conferenza stampa per fornire informazioni relative agli accertamenti infettivologici in corso sui due pazienti. Gli esami sono già in corso, ha assicurato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso, “li conosceremo nel tardo pomeriggio di oggi. Poi, se saranno negativi finirà tutto lì. Se ci dovesse essere in questi due casi un’eventuale positività” a Ebola, “è chiaro che adotteremo tutte quelle che sono le ulteriori misure che sono previste dalla nostra checklist, l’elenco delle iniziative da adottare in presenza di un caso confermato di Ebola. Ma questo lo vedremo nel momento in cui conosceremo i risultati. Per la diagnosi di malaria ci mettiamo per fortuna 10 minuti“, quindi se dovesse trattarsi di questo l’esito si avrebbe davvero rapidamente.
“Se guardiamo alle azioni adottate a livello europeo dai diversi Paesi membri dell’Ue, l’Italia è fra i Paesi più attenti che hanno emanato delle direttive e delle procedure fra le più restrittive – ha tenuto a precisare Bertolaso – Quindi dal punto di vista nazionale il meccanismo di sorveglianza, controllo e vigilanza è attivo e funziona bene e siamo fra quelli in prima linea nel controllare ed intervenire nel caso dovessero esserci situazioni ascrivibili a questa epidemia in corso in Africa“.
Che rischi correrebbero le persone che condividono un volo con eventuali casi? “Per Ebola, il rischio di trasmissione riguarda il contatto con fluidi biologici – ha precisato Cereda – Per questo ci sono dei protocolli adottati nei pazienti sintomatici per la tutela degli operatori rispetto ai fluidi biologici. Da questo punto di vista, ove nel caso fossero positivi, il ministero della Salute è già pronto ad attivare i protocolli aerei per quello che riguarda la sanità aerea. Però non siamo ancora in quella tipologia di situazione. Nel caso, il ministero attiverà tutto il percorso“. Il periodo di incubazione è di “21 giorni“, ha ricordato Bertolaso. “Quindi sappiamo che la persona va monitorata” per questo arco di tempo “dal momento in cui potrebbe essere entrata in contatto con il virus“.
Dopo lo sprofondo col Cagliari, Cardinale si è trattenuto a Milano e ha preso subito le prime decisioni forti: rivoluzione di una portata mai vista. Il comunicato di RedBird: “Fallimento inequivocabile”
Da sinistra: Ibra, Moncada, Tare, Allegri e Furlani. Ap
Terremoto doveva essere, e terremoto è stato. Dopo lo sprofondo di domenica sera, Gerry Cardinale si è trattenuto a Milano per avviare una rivoluzione aziendale che, in questa ampiezza, in casa rossonera non si era mai vista. Che la posizione di buona parte del management e dell’allenatore fosse molto precaria, era stato chiaro sin dal dopogara col Cagliari: poco fa è stata comunicata la decisione a tutti gli interessati. Massimiliano Allegri, Giorgio Furlani, Igli Tare e Geoffrey Moncadasono fuori dal Milan. L’addio alla Champions proprio all’ultima curva ovviamente ha influito sulla portata dei provvedimenti: se domenica sera fosse finita bene, qualcuno magari avrebbe anche potuto salvarsi.
Questo il comunicato ufficiale comparso sul sito del club espressamente a nome di RedBird Capital Partners. “Dopo la delusione della scorsa stagione, il mandato definito dalla proprietà per il Club era chiaro: tornare in Champions League e costruire le basi per vincere e rimanere con continuità ai vertici della Serie A. Per gran parte della stagione siamo rimasti nelle prime due posizioni del campionato, con la concreta possibilità di competere per lo Scudetto. Il finale di stagione, però, è stato ben al di sotto del livello mostrato fino a quel momento e la deludente sconfitta di ieri sera ha trasformato questa stagione in un fallimento inequivocabile. È ora tempo di cambiamento e di una profonda riorganizzazione dell’area sportiva del Club. Con effetto immediato, si conclude il percorso in AC Milan dell’Amministratore Delegato Giorgio Furlani, del Direttore Sportivo Igli Tare, dell’Head Coach Massimiliano Allegri e del Direttore Tecnico Geoffrey Moncada. A ciascuno di loro va il nostro ringraziamento per il lavoro svolto e la dedizione dimostrata durante la permanenza nel Club. Ulteriori annunci relativi alle nuove nomine verranno comunicati non appena definiti, con l’obiettivo di avere una struttura pronta in vista della prossima stagione“. Come si può notare, la nota non si limita a esporre i provvedimenti, ma li motiva con termini perentori. Su tutti, “fallimento inequivocabile“.
I motivi – Lascia dunque l’amministratore delegato Furlani, che in termini finanziari ha sicuramente assolto il suo compito garantendo bilanci col segno più, ma agli occhi di Cardinale è evidentemente colpevole di aver avallato scelte di mercato improduttive. I famosi “soldi spesi male” sottolineati dal numero uno di RedBird nell’intervista di qualche giorno fa alla Gazzetta. Furlani era entrato nel Cda rossonero nel 2018, diventando poi l’a.d. del club a dicembre 2022 subentrando a Gazidis. Lascia Igli Tare, dead man walking già da diverse settimane in via Aldo Rossi (sarebbe stata separazione anche in caso di Champions): un direttore sportivo arrivato soltanto la scorsa estate, con la consapevolezza di non essere stato la prima scelta. Lascia Geoffrey Moncada, responsabile dello scouting e, formalmente, direttore tecnico del club. Una qualifica che gli era stata assegnata dopo l’addio di Maldini e Massara, nel famoso “gruppo di lavoro” voluto da Cardinale dove non c’era una vera e propria area sportiva: scelta che non aveva pagato. E infine, ma non certo ultimo, lascia Massimiliano Allegri, colpevole del tracollo totale della squadra. Arrivato la scorsa estate per aprire un ciclo a medio-lungo termine, ha fallito l’unico, vero obiettivo stagionale.
Dopo la delusione della scorsa stagione, il mandato definito dalla proprietà per il Club era chiaro: tornare in Champions League e costruire le basi per vincere e rimanere con continuità ai vertici della Serie A.
Per gran parte della stagione siamo rimasti nelle prime due posizioni del campionato, con la concreta possibilità di competere per lo Scudetto. Il finale di stagione, però, è stato ben al di sotto del livello mostrato fino a quel momento e la deludente sconfitta di ieri sera ha trasformato questa stagione in un fallimento inequivocabile.
È ora tempo di cambiamento e di una profonda riorganizzazione dell’area sportiva del Club. Con effetto immediato, si conclude il percorso in AC Milan dell’Amministratore Delegato Giorgio Furlani, del Direttore Sportivo Igli Tare, dell’Head Coach Massimiliano Allegri e del Direttore Tecnico Geoffrey Moncada. A ciascuno di loro va il nostro ringraziamento per il lavoro svolto e la dedizione dimostrata durante la permanenza nel Club.
Ulteriori annunci relativi alle nuove nomine verranno comunicati non appena definiti, con l’obiettivo di avere una struttura pronta in vista della prossima stagione.
Sono stati strattonati e malmenati durante un controllo: prognosi sino a cinque giorni. Fp Cgil sul piede di guerra: “Serve più personale
Tre ispettori del lavoro dell’Ispettorato d’area metropolitana di Firenze sono stati aggrediti, malmenati e strattonati durante un controllo ispettivo in un cantiere diScandicci nel corso del quale era stato reperito personale a nero.
A raccontare l’evento è la Fp Cgil.
I funzionari, nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali, hanno riportato prognosi sino a 5 giorni ed evidenti conseguenze traumatiche. “Non è il primo episodio di aggressione a danno di ispettrici e ispettori del lavoro – spiega il sindacato – oppure questo governo nonché i vertici dell’ispettorato, come le scorse volte, non hanno speso nemmeno una parola di solidarietà nei confronti del personale. La carenza d’organico dell’ispettorato del lavoro, in questi momenti, si rivela nella sua drammaticità. Quando i funzionari eseguono i controlli, vengono percepiti come nemici, e tutto ciò è l’emblema di un fallimento dello Stato che all’articolo 1 della nostra Costituzione indica il lavoro come base fondamentale della Repubblica, un lavoro che dovrebbe essere regolare, sicuro, tutelato dagli organi di controllo. La situazione di irregolarità è endemica anche in Toscana: dagli ultimi dati disponibili il 65,5%, oltre 6 imprese su 10, sono risultate irregolari. Un fenomeno diffuso che coinvolge tutti i settori produttivi e che richiede un’azione di controllo strutturale e continuativa. Il personale dell’Ispettorato è sempre più solo, poco conosciuto e dimenticato anche dalla politica, pur svolgendo il compito fondamentale su cui dovrebbe basarsi il nostro Stato”.
Mirella Dato della segreteria Fp Cgil Toscana commenta: “Continuiamo a denunciare lo svuotamento dell’Ispettorato. Il personale è insufficiente, isolato, esposto a rischi crescenti. Chiediamo con forza il rafforzamento dell’organico e misure concrete per tutelare l’ente nella sua funzione e nella sua immagine. Non si può pretendere legalità sul lavoro se chi controlla viene lasciato solo e attaccato. È urgente potenziare il rafforzamento e il coordinamento tra gli organi di controllo per rendere le ispezioni più efficaci e tempestive”.
Giovanni Golino, della segreteria Fp Cgil Firenze aggiunge: “Quello che è accaduto a Scandicci è inaccettabile e non è un caso isolato. Lo Stato non può tollerare che chi applica la legge venga aggredito nell’esercizio delle proprie funzioni e poi lasciato senza una parola di solidarietà istituzionale. L’Ispettorato del lavoro è un presidio di legalità previsto dalla Costituzione e dalla normativa Ilo. Se vogliamo un lavoro regolare e sicuro, è dovere dello Stato garantire organico adeguato, risorse e protezione a chi svolge questo compito. Il silenzio di governo e vertici è un segnale grave che va interrotto subito.”
Infine Micaela Cappellini, ispettrice del lavoro e coordinatrice Fp Cgil Toscana per Inl: “Il nostro compito deriva da un mandato costituzionale e internazionale. L’Ilo riconosce l’ispezione del lavoro come elemento essenziale per l’effettività dei diritti. Ogni aggressione è un’aggressione allo Stato. Serve più personale, in modo che le ispezioni siano effettuate su tutto il territorio toscano e in tutti i settori produttivi per garantire parità di condizioni alle aziende corrette e più diritti ai lavoratori”.
La Fp Cgil Toscana esprime piena solidarietà ai colleghi aggrediti e chiede al governo e ai vertici dell’ispettorato un cambio di passo immediato su organico, sicurezza e riconoscimento del ruolo dell’ispettorato del lavoro.