Gonzalo Plata, uno dei giocatori coinvolti nella vicenda
Tre giocatori, tra cui il sedicenne talento (già acquistato dal Chelsea) sono stati pescati in compagnia di ballerine seminude. Altri 5, invece, sono stati avvistati in un’altra discoteca. La Federcalcio per ora non ha commentato la vicenda
La nazionale di calcio dell’Ecuador è nella bufera dopo la diffusione di un video, fatta dal quotidiano ‘La Data‘, che ritrae alcuni giocatori in un night club diNew York alla vigilia della sfida con l’Italia persa 2-0. Nel filmato si riconoscono Gonzalo Plata, attaccante dell’Al-Sadd, Robert Arboleda, difensore del San Paolo e il 16enne Kendri Paez, centrocampista dell’Indipendiente Del Valle, in compagnia di alcune ballerine seminude.
Plata recidivo: nel 2022 gli fu ritirata la patente per un incidente dopo una festa – In particolare nel video si vede Arboleda mostrare con effusione un rotolo di banconote mentre una coppia di ragazze semisvestite balla accanto a lui. La telecamera fa una panoramica e si concentra su Paez, che si copre il volto, cercando di non essere ripreso. Plata, appare più tranquillo e osserva la situazione. Plata non è nuovo a situazioni del genere. L’8 dicembre 2022 fu coinvolto in un incidente stradale in Spagna a causa della guida in stato di ebbrezza dopo aver preso parte a una festa. E per questo fu gli fu ritirata per due anni la patente.
Il 16enne Paez non sarebbe dovuto entrare nel locale – Il video ha suscitato polemiche sui social network con commenti sull’illegalità di Paez a frequentare questi locali poiché è ammesso l’ingresso solo a chi ha almeno 21 anni. Paez, talento purissimo, messosi in luce ai Mondiali Under 17 e Under 20, è già di proprietà del Chelsea che lo ha acquistato a giugno lasciandolo in prestito all’Indipendiente fino al 2025, quando compirà 18 anni.
Altri 5 giocatori ripresi in una discoteca – Oltre a loro sono stati ripresi in un altro video altri 5 giocatori (Jeremy Sarmiento, José Cifuentes, Moisés Caicedo, Jhon Yeboah e William Pacho) che scherzano mentre risuonano le note dell’inno ecuadoriano all’interno di una discoteca di New York. E’ probabile che il tutto sia avvenuto venerdì sera, 22 marzo, visto che i giocatori si erano allenati la mattina e poi avevano avuto il pomeriggio libero. La Federcalcio ecuadoriana per ora non ha commentato la vicenda.
È stato uno dei calciatori rossoneri più amati degli anni Sessanta
È morto Ambrogio Pelagalli, ex calciatore del Milan e con un passato anche nella Roma, seppur breve. Si è spento all’età di 84 anni: è stato uno dei calciatori rossoneri più amati degli anni Sessanta.
La carriera di Pelagalli – Cresciuto calcisticamente nel Dagrada Manzoni, settore giovanile collegato a quello del Milan. A soli 14 anni firma il suo primo contratto con il club rossonero (dal 1959 al 1966), insieme all’allora compagno di squadra Giovanni Trapattoni, suo grande amico anche fuori dal campo. Pelagalli ha collezionato 235 presenze in Serie A, totalizzando 6 gol. In Serie B, invece, ne ha disputate 139. Ha giocato in diverse zone di campo, nel Milan spesso a centrocampo al fianco di Gianni Rivera. All’occorrenza anche in difesa.In carriera ha vestito anche le maglie di Atalanta e Roma. Terminata la carriera di calciatore, ha intrapreso quella di allenatore.
Quando Pelagalli fece il portiere durante Roma-Milan – Nell’unica stagione con la maglia giallorossa, quella 1967-68, si è reso protagonista in un ruolo del tutto differente da quello a cui era abituato, quello di portiere e proprio contro il suo ex club, il Milan. Nella partita del 5 maggio 1968, infatti, l’espulsione di Ginulfi lo costringe a vestire i panni del portiere. Pelagalli riesce a rendersi efficace, con una serie di parate incredibili che consentono alla Roma di impattare la gara. Al termine della stagione, torna a Bergamo.
Andrea Abodi (Giovanni Pasquino / Deepbluemedia / Insidefoto)
Le parole del ministro dello Sport e giovani: «Noi continuamo a pensare che San Siro debba ospitare le partite degli Europei 2032, ma attualmente non potrebbe farlo».
“Noi continuamo a pensare che San Siro debba ospitare le partite degli Europei 2032, ma attualmente non potrebbe farlo. Per come è ora, San Siro non è in grado di ospitare gli Europei del 2032”, visto che le norme UEFA richiedono un livello molto alto per quanto riguarda le strutture. Lo ha detto il ministro dello Sport e giovani, Andrea Abodi, intervenuto a margine della tavola rotonda “Impianti ed infrastrutture sportive: attori e processi– L’esperienza delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026” organizzata dallo studio legale ADVANT Nctm nella sua sede a Milano.
“La scelta dei cinque stadi per Euro 2032 avverrà nel 2026. Stiamo cercando di mettere in campo ulteriori strumenti finanziari da inserire eventualmente in una nuova norma. Gli investimenti al momento non sembrano arrivare in doppia cifra, abbiamo nove-dieci progetti di stadi che stanno andando avanti con grande sofferenza. Milano nelle attuali condizioni non sarebbe in grado di ospitare il torneo. Si sta lavorando moltissimo per ospitare la finale di Champions League del 2027, il percorso da fare è tanto e si sta provando ad accelerare”.
“Il tema dello sport in Italia non si limita alle sole infrastrutture, che comunque vanno migliorate visto che l’età media è di 50-60 anni e sono lontanissime dagli standard europei e mondiali. C’è una norma del 2021, nata però nel 2013, per semplificare la burocrazia per la costruzione di impianti sportivi. I fatti però dicono che sfruttando la legge stadi non è stato realizzato nemmeno uno stadio. Si tratta di una norma che comunque ha dato delle regole per snellire le procedure. Io mi pongo come obiettivo quello di rifare la norma per ridare un senso unitario e una spinta propulsiva. Si integrerà la vecchia Melandri per i diritti tv insieme ad una nuova norma per gli impianti sportivi”.
Il Manchester United rischierà di essere escluso dall’Europa la prossima stagione dopo che la UEFA ha mantenuto il divieto ai club sotto la stessa proprietà di competere tra loro.Cosa dice il regolamento UEFA sulle multi-proprietà?
Mentre i club sotto la stessa proprietà possono giocare in Europa se partecipano a competizioni diverse, rimane in vigore il divieto per i club di prendere parte alla stessa competizione.
Ed è qui che il recente crollo del Nizza nella Ligue 1 francese potrebbe finire per impedire allo United di giocare in qualsiasi competizione la prossima stagione. Il Nizza è interamente di proprietà del gruppo Ineos di Sir Jim Ratcliffe, mentre il miliardario della petrolchimica ha confermato che gli sarà “delegata la responsabilità per la gestione delle operazioni calcistiche dello United” come parte del suo acquisto di azioni di minoranza dai Glazers.
Manchester United e Nizza non possono ‘stare’ nella stessa competizione – Solo il mese scorso, Ratcliffe affermò che gli era stato detto dalla UEFA che “non c’erano circostanze” in cui la sua proprietà del Nizza avrebbe impedito al ManUtd di giocare in Europa.
Ma la UEFA ha ora confermato che esiste un divieto totale per i club sotto la stessa proprietà di prendere parte alla stessa competizione, nonostante una revisione del suo regolamento. Alla richiesta di confermare la situazione, un’esponente della UEFA ha dichiarato a SunSport:
“È corretto che Manchester United e Nizza non possano giocare nella stessa competizione.Potrebbero giocare in competizioni diverse, poiché non esiste più il ‘feeding’ tra le competizioni.”
Lo United, sesto in classifica, sembra destinato a un posto in Europa League la prossima stagione, anche se i club inglesi guadagnano un posto extra in Champions League grazie alle loro prestazioni in Europa in questa stagione. Ma la forma scioccante di Nizza nel 2024 potrebbe complicare enormemente la situazione. Sembravano certi di un posto in Champions League alla fine di gennaio, prima di una serie horror di una sola vittoria su sette che li ha portati al quinto posto. Se United e Nizza finissero nelle loro posizioni attuali, entrambi i club si qualificherebbero per l’Europa League.
Precedenza Nizza – Comunque, secondo le regole, il Nizza avrebbe la precedenza in quanto il club “si è classificato al primo posto nel campionato nazionale”. Ciò cambierebbe se lo United vincesse la FA Cup, il che darebbe loro la precedenza e manderebbe invece il Nizza alla Conference League.
Allo stesso modo, se sia lo United che il Nizza dovessero qualificarsi per la Champions League, chi finirà più in alto nella competizione nazionale otterrebbe il posto, mentre l’altro perderebbe l’Europa. A meno che il Nizza non arrivi quarto, il che è sufficiente solo per gli spareggi di Champions League, in cui lo United otterrebbe il posto. Se entrambi i club finissero nella stessa posizione a livello nazionale e si qualificassero per la stessa competizione, allora lo United avrebbe la precedenza a causa della posizione dell’Inghilterra in cima alla “lista di accesso” quinquennale della Uefa.
Ma, a seconda dei vincitori della coppa nazionale di ciascun paese, rimane uno scenario in cui United e Nizza si qualificano ciascuna per la Conference League, ma la squadra francese prende il posto a causa di una posizione più alta in campionato, lasciando lo United senza nulla. La UEFA sta eliminando la tradizionale fase a gironi delle tre competizioni dalla prossima stagione, sostituendola con tre campionati unici, con i club eliminati da ognuno di essi fuori dall’Europa.
Resta inteso che qualsiasi problema se sia il Manchester City che il Girona, attualmente terzo nella Liga, si qualificassero per la Champions League, verrebbe risolto se il club catalano perdesse la sua rappresentanza nel consiglio del City Football Club.
Fonte The Sun – Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com
Le fiamme sono divampate tra Limbiate, Cesate e Solaro
I vigili del fuoco al lavoro per domare le fiamme
Sono servite due ore di lavoro serrato da parte di oltre 20 vigili del fuoco provenienti da diversi distaccamenti per domare l’incendio che si è sviluppato questa mattina nel Parco delle Groane, ai confini tra Limbiate, Cesate e Solaro. L’incendio boschivo è partito intorno alle 11 di questa mattina in territorio di Cesate, ai margini della XIV strada, a sud della zona industriale di Corso Europa di Solaro. Sul posto sono state inviate diverse squadre di Vigili del fuoco partite dai comandi di Monza, Lazzate, Desio, Saronno, Garbagnate. Anche il Parco delle Groane ha attivato i volontari del servizio antincendio boschivo e le Gev.
Dopo circa 2 ore,l’incendio è stato circoscritto e spento. Subito dopo sono partiti i lavori di bonifica a cura delle squadre di volontari del Parco delle Groane. L’area interessata dall’incendio è di circa 30mila metri quadri, a bruciare è stata soprattutto vegetazione bassa di sottobosco. Sulle origini non ci sono dati ufficiali ma sono in molti a puntare il dito sulla presenza di spacciatori e tossicodipendenti che potrebbero avere appiccato le fiamme.
Le scuole di ogni ordine e grado di Trani resteranno chiuse oggi a causa di un allarme bomba scattato, intorno alle sei di questa mattina, nella stazione ferroviaria dove all’interno di una valigetta lasciata incustodita, è stato trovato un biglietto che annunciava la presenza di un ordigno in un istituto scolastico non precisato della città.
La presenza della piccola valigia, notata da chi aspettava i treni, ha fatto scattare l’allarme e i controlli. Il sindaco della città, Amedeo Bottaro, ha così deciso la sospensione delle lezioni. “A causa di un allarme bomba in una scuola non precisata, tutte le scuole cittadine di ogni ordine e grado resteranno chiuse nella giornata odierna“, è la comunicazione postata sui canali social ufficiali del Comune.
A lavoro ci sono i carabinieri e gli agenti della polizia ferroviaria che stanno accertando la fondatezza dell’allarme.
Attualmente sono fermi il treno Freccia rossa Lecce – Milano delle 5:55, il treno Alta velocità Bari – Milano delle 6:35, e gli Intercity Torino- Lecce delle 20:50, Milano – Lecce delle 21:15 e il Milano – Lecce delle 21:50. Trenitalia invita inoltre, a consultare il proprio sito per gli aggiornamenti. Il Comune fa sapere invece, che sono in corso le bonifiche nelle scuole per “consentire l’accesso nei plessi” degli studenti e delle studentesse al termine delle attività delle forze dell’ordine che stanno compiendo verifiche sul biglietto a quadretti scritto a mano e in stampatello con la penna blu e firmato in arabo. Analisi saranno eseguite anche sui filmati delle telecamere di sicurezza della stazione.
Lo schianto nella notte nel tratto autostradale tra Modena Sud e Valsamoggia. In azione i soccorsi e la polizia stradale
Un incidente che ha coinvolto un pullman FlixBus si è verificato nella notte, intorno alle 3, in A1, tra Modena Sud e Valsamoggia, al chilometro 174 in direzione sud. Il bilancio è drammatico: un passeggero del mezzo, giovane congolese di 19 anni, è morto. Sei i feriti.
Il mezzo era partito da Milano con direzione Roma. Una delle persone soccorse dal 118 è stato portato in ospedale in condizioni ritenute gravi. La prima ricostruzione della dinamica indica che l’autobus ha fatto tutto da solo, perdendo il controllo e finendo contro il guard rail sul lato destro della carreggiata, per motivi da accertare.
La squadra dei Vigili del Fuoco di Vignola è intervenuta per liberare dalla cabina alcune persone rimaste incastrate e fornire illuminazione e supporto logistico al 118 accorso con eliambulanza, automedica e quattro ambulanze e alle varie pattuglie della Stradale di Bologna Sud.
Il tratto autostradale interessato dall’incidente è rimasto chiuso per tutta la durata delle operazioni di soccorso, ora rimangono lunghe code. E’ stato organizzato un trasporto per le altre persone fino ad un’area di servizio dove poi è arrivato un bus sostitutivo.
Nella foto L’ Istituto Comprensivo Statale Adelaide Ristori
Sindaco e dirigente dell’istituto denunciano la gravità del fatto
Si è messo a discutere con un insegnante della figlia, proprio davanti all’ingresso della scuola. Poi, forse non soddisfatto delle risposte, l’ha colpito con uno schiaffo al volto.
È accaduto venerdì scorso in una scuola media di Massa (Massa Carrara), davanti a testimoni. Sul posto è intervenuta nel giro di pochi minuti una pattuglia dei carabinieri, che ha raccolto la versione del padre della studentessa e dello stesso insegnante: nonostante il colpo ricevuto,l’uomo ha preferito non ricorrere alle cure del 118. Al momento non avrebbe ancora presentato denuncia.
Sulla vicenda, intanto, arrivano le parole della dirigente dell’istituto in cui si è consumata l’aggressione («La scuola condanna ogni forma di violenza») e quelle del sindaco di Massa, Francesco Persiani: «Da parte mia e dell’amministrazione come prima cosa voglio esprimere la solidarietà al professore vittima dell’aggressione — ha detto — La vicenda naturalmente sarà chiarita da chi di dovere ma è chiaro che non vorremmo assistere mai a episodi del genere. La solidarietà dell’amministrazione non va solo all’insegnante coinvolto in prima persona ma all’interno corpo docente». Accertamenti sono comunque ancora in corso da parte dei carabinieri per ricostruire le cause della lite.
Preside picchiato per una sospensione dal compagno della madre di un allievo
La vittima è il dirigente dell’istituto paritario San Gabriele, in via della Giustiniana
Picchiato dal compagno della madre di uno studente per colpa di una sospensione non gradita. E’ accaduto al preside dell’istituto paritario San Gabriele, in via della Giustiniana a Roma. Raimondo Pietroletti è stato medicato con dieci giorni di prognosi. I fatti sono avvenuti il 15 marzo e secondo quanto emerso l’uomo non accettava il fatto che il ragazzo avesse preso una nota e poi anche la sospensione, a quanto pare dopo aver preso a parolacce un insegnante, e per questo motivo ha fatto irruzione nell’ufficio in cui il preside stava lavorando con alcuni collaboratori. Prima lo ha minacciato, intimandogli di annullare il provvedimento disciplinare, e poi, quando Pietroletti lo ha invitato a calmarsi, si è scagliato contro il dirigente.
“L’hanno massacrato“, raccontano i genitori degli alunni dell’istituto. Una “gravissima aggressione“, si legge nella comunicazione che il Consiglio d’amministrazione dell’istituto ha inviato ai genitori degli iscritti, per informarli dell’accaduto. Un pestaggio che, oltretutto, sarebbe avvenuto sotto gli occhi del figlio piccolo dell’aggressore, che l’uomo aveva portato con sé in quella che è sembrata una vera e propria spedizione punitiva. “Piangevano sia il dirigente, mentre veniva massacrato di botte, sia il bambino. Alcune insegnanti hanno chiamato il personale scolastico, che ha allertato i soccorsi e la polizia“, racconta un genitore.
E’ accaduto durante una partita di calcio al campo sportivo di Mezzano, nel Ravennate. Il mister ha sostituito il ragazzo per un problema ad una scarpa che gli si sfilava
Non ha gradito la sostituzione di suo figlio, undicenne giocatore di calcio della categoria Pulcini e così, entrato in campo insieme alla moglie, prima ha preso a male parole l’allenatore e un suo collaboratore e poi ha rifilato al tecnico una testata cercando – caduto a terra per il colpo subito – anche di prenderlo a calci.
L’episodio – riporta la stampa locale – è andato in scena sabato al campo sportivo di Mezzano, frazione di Ravenna, teatro della sfida, nella categoria ‘Pulcini‘ tra la squadra locale e il Cervia.
I fatti risalgono all’ultimo minuto del primo tempo quando il ‘mister‘ del Mezzano, un 22enne alla sua prima esperienza in panchina, ha sostituito uno dei suoi ragazzi, per un problema ad una scarpa che gli si sfilava. Nelle gare dei ‘Pulcini‘ si possono fare cambi ‘volanti‘ – quindi gli atleti possono uscire e rientrare a gara in corso – e l’allenatore, così ha raccontato lui stesso alla stampa ravennate, avrebbe rimesso in campo il giocatore nel secondo tempo.
Invece, visto il figlio sostituito il padre dopo avere raggiunto la panchina, avrebbe rivolto parole offensive a un collaboratore dell’allenatore, intento a sistemare la scarpa del ragazzino, mentre la madre avrebbe detto “diverse cose” allo stesso tecnico. “A quel punto – sono le sue parole –il marito è tornato verso di me e mi ha colpito con una testata. Io sono caduto per terra e il padre, prima di essere bloccato, ha cercato di colpirmi con dei calci“.
Andato in Pronto Soccorso, l’allenatore del Mezzano non ha escluso l’intenzione di sporgere denuncia contro il genitore. “Una volta letto il referto ho l’intenzione di presentare denuncia. E’ un episodio troppo grave – ha raccontato ancora ai quotidiani -: penso di avere un dito rotto e ovviamente sono in uno stato di agitazione credo comprensibile“. La dirigenza delMezzano, sempre a quanto riferito dall’allenatore avrebbe ipotizzato una sospensione a tempo indeterminato dei figli della coppia per motivi di opportunità.
Le vittime sono Gianni Boscolo Scarmanati, 64 anni, la moglie 59enne Luisella Veronese e il figlio 27enne Davide. Il decesso è avvenuto a causa del fumo
Tre persone della stessa famiglia sono morte in un incendio scoppiato nella notte in un’abitazione a Sottomarina di Chioggia (Venezia). Le vittime sono Gianni Boscolo Scarmanati,64 anni, la moglie 59enne Luisella Veronese e il figlio 27enne Davide. Un altro figlio della coppia non era in casa.
I tre dormivano al piano di sopra e sarebbero morti a causa del fumo, provocato dall’incendio divampato al piano terra, per cause ancora da accertare, verso mezzanotte e mezza. Sul posto le squadre dei vigili del fuoco di Chioggia e Cavarzere e l’autoscala di Mestre, al lavoro fino alle prime luci dell’alba. L’abitazione è sotto sequestro per consentire le indagini.
L’allarme – L’incendio ha coinvolto il piano terra dell’abitazione affiancata ad altre e disposta su tre livelli. L’allarme è stato dato da alcuni giovani che hanno visto le fiamme uscire dall’abitazione e si sono prodigati anche con una scala per provare a mettere in salvo le persone.
I vigili del fuoco hanno spento le fiamme, che hanno riguardato un locale al solo piano terra, mentre il fumo si è incanalato nel vano scala, saturando tutta l’abitazione.
Il fumo letale – I pompieri, entrati della casa con gli autorespiratori, hanno trovato al secondo piano le persone prive di vita come accertato dai sanitari del Suem. Le fiamme al piano terra sono state completamente spente e l’immobile dopo la bonifica è stato posto sotto sequestro dai vigili del fuoco. Le operazioni di soccorso sono terminate poco prima dell’alba.
Il pilota spagnolo approfitta del ko della Red Bull dell’olandese e trionfa a Melbourne precedendo il compagno di squadra, sul podio anche la McLaren
Buongiorno Italia. Doppietta Ferrari a Melbourne. Carlos Sainz vince davanti a Charles Leclerc. Sul podio l’arancione, la McLaren di Lando Norrisdavanti a quella di Oscar Piastri. Due rosse davanti a tutti non si vedevano da queste parti dal 2004: ed erano Schumacher e Barrichello. Perché il vincitore seriale, Max Verstappen, non c’è: ritirato al 4° giro per un guaio tecnico al freno posteriore destro. Carlos lo aveva passato poco prima. “Incredibile. Forza, grazie Ferrari” dice lo spagnolo, piangendo sotto la bandiera a scacchi.
Il podio: Leclerc, Sainz e Norris (afp)
Sainz, terza vittoria in carriera – Due settimane fa era su un letto di ospedale a Gedda, operato di appendicite d’urgenza, veniva sostituito da Oliver Bearman. Neanche era certo di poter esserci in Australia. Invece: “Smooth operator, smooth operator” canta Sainz in radio. Il suo soprannome, da Sade. Perché è uno che arriva all’obiettivo, piano e dolcemente. “Ho gestito, ma gara dura, felice e orgoglioso di tutta la squadra, contento anche di aver vinto davanti a Charles. Tutto questo dimostra com’è incredibile la vita”.
Successo numero 3 in carriera, Sainz fu l’unico a vincere contro la Red Bull l’anno scorso, a Singapore. Papà Sainz, commosso, lo abbraccia. E così tutta la squadra, che lo assale con energiche carezze. Carlos: “Sto bene, solo gli ultimi giri un po’ lunghi, mi mancava un po’ di allenamento e forza. Gara pulita, ho potuto gestire gomme e me stesso. Sono felicissimo, dopo tutto quello che è successo quest’anno, è iniziato con la notizia del non rinnovo, poi subito un podio, poi appendicite e adesso la vittoria. Sono felicissimo, la vita è incredibile. Dimostra che quando fai le cose bene, si può fare. Alla squadra abbiamo dato indicazioni precise dove dovevamo migliorare, il team ha lavorato bene, ci ha dato una macchina per spingere, e quando hai una macchina così buona puoi vincere. Un gran passo avanti”.
Leclerc: “Meglio di così non poteva andare” – Leclerc sperava di più, qui aveva vinto dominando nel 2022 con una macchina che definì “una bestia” ma le sue qualifiche non sono andate al meglio, sbagliando all’ultima fase e classificandosi 5° al via. La penalità a Perez sulla Red Bull di tre posizioni, ha fatto avanzare il monegasco alla quarta piazza sotto i semafori. “Bella sensazione, soprattutto per la squadra, bello riprodurre le emozioni della doppietta che non c’era da Bahrain 2022, bravissimo Carlos. Meglio di così non poteva andare”. All’ultimo si prende la soddisfazione del giro veloce. Carlos scatta un selfie con lui e tutta la squadra.
I freni mettono ko Verstappen – Che la Ferrari fosse competitiva si era capito da inizio stagione, anche se ancora indietro alla Red Bull. A Melbourne c’erano stati indizi da subito, che la rossa avesse un’occasione contro una blu più in difficoltà. Quella di Max, dopo una pole straordinaria, si ritira. Aveva cambiato il motore prima delle qualifiche, per precauzione, Verstappen lo aveva danneggiato nelle libere sui cordoli. Anche la blu, ogni tanto, raramente, ha problemi di affidabilità. “Un problema di surriscaldamento dei freni, la macchina è diventata molto difficile da guidare. Peccato perché avevo buone sensazioni. Era sempre attivo il freno posteriore destro. Purtroppo può succedere”, ammette l’alieno Max. Il suo compagno, Checo Perez, è 5°: a 56 secondi.
La Mercedes di Russell (afp)
Ritiro anche per Hamilton – Male le Mercedes: fuori anche Lewis Hamilton (al 17°) per un guaio alla power unit. Sarà proprio il 7 volte campione del mondo a sostituireSainz in Ferrari nel 2025. George Russell si schianta a muro all’ultimo giro mentre insegue Fernando Alonso per il sesto posto. E provoca l’uscita della vettura di sicurezza virtuale. Sta bene George. Sta benissimo la rossa. Una nuova alba? Il boss di Maranello, Fred Vasseur. festeggia ma chiede anche di tenere i piedi per terra: “Non possiamo sapere se avremmo vinto lo stesso se ci fosse stato Max in gara, ma il nostro passo è stato forte da subito, uno dei week end più puliti negli ultimi 12 mesi, molto costanti in tutte le sessioni. Dobbiamo costruire il resto della stagione partendo da qui, la grande differenza è che la macchina è più comprensibile per noi e per i piloti e si può migliorare durante il week end. Il percorso è ancora molto lungo, già a Suzuka sarà diverso. Non dobbiamo pensare che siamo arrivati e trarre conclusioni, si riparte da qui”. Si riparte benissimo.
Il provvedimento rientra nelle domeniche ecologiche nel calendario fissato dal Campidoglio come disposto dall’ordinanza del sindaco
Stop alle auto domani a Roma. Domenica 24 marzo infatti, ci sarà il blocco del traffico della domenica ecologica. Quinto e ultimo stop alla circolazione della stagione invernale della Capitale ai veicoli più inquinanti e per tutti i veicoli a motore nella nuova Ztl “Fascia Verde”.
Gli orari del blocco del traffico – Come da ordinanza del sindaco, lo stop alla circolazione sarà in vigore dalle 7:30 alle 12:30 e poi dalle 16:30 alle 20:30. Il blocco servirà per ridurre l’inquinamento in città.
Le deroghe al provvedimento – Come accaduto in passato, i veicoli elettrici o ibridi e quelli monofuel a metano o gpl non saranno interessati dal provvedimento così come i veicoli bi-fuel (con doppio sistema di alimentazione benzina-gpl o benzina-metano) anche trasformati ma solo se marcianti a gpl o metano e omologati in classe Euro 3 e successive. Esenti anche i veicoli a benzina classe Euro 6, i ciclomotori (50cc) con motore a 4 tempi di classe Euro 2 e successive e i motocicli a 4 tempi di classe Euro 3 e successive. Tutte le deroghe previste per altre categorie di veicoli sono specificate nell’ordinanza consultabile sul sito di Roma Capitale.
Riscaldamenti – Anche se l’inverno sembra che quest’anno non sia mai arrivato, sull’intero territorio comunale, tra le misure volte al contenimento delle emissioni inquinanti, restano ferme le disposizioni dell’ordinanza sindacale del 31 ottobre scorso sull’utilizzo degli impianti di riscaldamento domestico per un massimo di 11 ore giornaliere e una temperatura di non oltre i 19°C (+2°C di tolleranza).
I veicoli esentati dal blocco del traffico
1 – veicoli a trazione elettrica e ibridi;
2 – veicoli alimentati a metano, a gpl e veicoli Bi-Fuel (benzina / GPL o metano), anche trasformati, marcianti con alimentazione a GPL o metano;
3 – autoveicoli ad accensione comandata (benzina) ‘Euro 6’;
4 – ciclomotori a 2 ruote con motore 4 tempi ‘Euro 2’ e successivi;
5 – motocicli a 4 tempi ‘Euro 3″ e successivi;
6 – veicoli adibiti a servizio di polizia e sicurezza, emergenza anche sociale, ivi compreso il soccorso, anche stradale, e il trasporto salme;
7 – veicoli adibiti a servizi manutentivi di Pronto Intervento e pubblica utilità (come ad es. acqua, luce, gas, telefono, ascensori, impianti di sicurezza, impianti di regolazione del traffico. Impianti ferroviari, impianti di riscaldamento e di climatizzazione) che risultino individuabili o con adeguato contrassegno o con certificazione del datore di lavoro;
8 – veicoli adibiti al trasporto, smaltimento rifiuti e tutela igienico-ambientale, alla gestione emergenziale del verde, alla Protezione civile e agli interventi di urgente ripristino del decoro urbano;
9 – autoveicoli per il trasporto collettivo pubblico e privato;
10 – veicoli regolamentati ai sensi delle D.A.C. n. 66/2014 e n. 55/2018;
11 – taxi e autovetture in servizio di noleggio con conducente, dotati di concessioni comunali;
12 – autoveicoli adibiti a car sharing, car pooling, servizi Piano Spostamenti Casa Lavoro (PSCL) attivati sulla base di appositi provvedimenti del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare o dell’Amministrazione capitolina;
13 – veicoli con targa C.D., S.C.V. e C.V.;
14 – veicoli muniti del contrassegno per persone invalide previsto dal D.P.R. 503 del 24 luglio 1996;
15. autoveicoli impiegati dai medici e veterinari in visita domiciliare urgente, muniti del contrassegno rilasciato dal rispettivo Ordine: autoveicoli impiegati da paramedici in servizio di assistenza domiciliare con attestazione rilasciata dalla struttura pubblica o privata di appartenenza;
16 – autoveicoli utilizzati per il trasporto di persone sottoposte a terapie indispensabili e indifferibili o trattamenti sanitari per la cura di malattie gravi, in grado di esibire la relativa certificazione medica e autoveicoli utilizzati per il trasporto di persone finalizzato all’effettuazione di accertamenti o trattamenti sanitari connessi al Covid 19;
17 – autoveicoli adibiti al trasporto di persone sottoposte a misure di sicurezza;
18 – autoveicoli adibiti al trasporto di merci deperibili, alla distribuzione di stampa periodica e di invii postali; 19. Veicoli aventi massa massima non superiore a 3,5 tonnellate, adibiti al trasporto di medicinali e/o trasporto di materiale sanitario di uso urgente e indifferibile adeguatamente certificato, nonché al trasporto di valori;
20 – veicoli utilizzati per il trasporto di persone che partecipano a cerimonie religiose programmate antecedentemente alla data della presente Ordinanza, cerimonie nuziali o funebri, purché i conducenti siano in possesso di appositi inviti o attestazioni rilasciate dai ministri officianti;
21 – veicoli degli operatori dell’informazione quotidiana in servizio, muniti del tesserino di riconoscimento e con attestazione della redazione, o adibiti al trasporto di materiali a supporto del servizio di riprese televisive (es. strumenti di ripresa, gruppi elettrogeni, ponti radio etc.) relative ai telegiornali;
22 – veicoli utilizzati dai controllori del traffico aereo in servizio di turno presso l’aeroporto di Ciampino e Fiumicino, previa esibizione di apposita attestazione rilasciata da Enav S.p.A.;
23 – autoveicoli e motoveicoli a due ruote utilizzati da lavoratori con turni lavorativi o domicilio/sede di lavoro tali da impedire la fruizione dei mezzi di trasporto pubblico, con apposita certificazione del datore di lavoro;
24 – automezzi adibiti ai lavori nei cantieri delle linee metropolitane in costruzione;
25 – veicoli o mezzi d’opera che effettuano traslochi per i quali sono state precedentemente rilasciate autorizzazioni per l’occupazione di suolo pubblico dagli uffici competenti;
26 – veicoli di imprese che eseguono lavori per conto di Roma Capitale o per conto di Aziende di sottoservizi, forniti di adeguata documentazione dell’Ente per cui lavorano o che eseguono interventi programmati con autorizzazione della regia;
27 – veicoli utilizzati per la realizzazione delle iniziative promosse o patrocinate da Roma Capitale forniti di apposita documentazione rilasciata dai Settori competenti o di contrassegni rilasciati dall’organizzazione;
28 – veicoli utilizzati nell’organizzazione di manifestazioni per le quali sono stati precedentemente rilasciati atti concessori di occupazione suolo pubblico, forniti di apposita documentazione rilasciata dai Settori competenti;
29 – veicoli dei commercianti ambulanti dei mercati domenicali, unicamente utilizzati per l’attività lavorativa, limitatamente al percorso strettamente necessario da e per il proprio domicilio;
30 – veicoli dei Sacerdoti e dei Ministri di culto di qualsiasi confessione per le funzioni del proprio ministero;
31 – veicoli delle Associazioni o Società sportive appartenenti a Federazioni affiliate al CONI o altre Federazioni riconosciute ufficialmente, o utilizzati da iscritti alle stesse con dichiarazione del Presidente indicante luogo e orario della manifestazione sportiva nella quale l’iscritto è direttamente impegnato;
32 – autoveicoli utilizzati da coloro i quali sono tenuti obbligatoriamente all’ottemperanza di sentenze e decreti del Tribunale sia penale che civile forniti di adeguata attestazione;
33 – veicoli utilizzati per interventi di urgenza dai funzionari UNEP e dagli Ufficiali giudiziari della Corte d’Appello di Roma, debitamente forniti di apposita certificazione della Presidenza della stessa Corte di Appello;
34 – autoveicoli in uso ai soggetti operanti in ambito cinetelevisivo e audiovisivo per lo svolgimento di riprese cinematografiche. audiovisive e fotografiche per le quali siano stati precedentemente rilasciati i relativi atti concessori di occupazione del suolo pubblico da parte del Dipartimento Attività Culturali.
Il giorno dopo nel luogo dell’attentato vittime e famigliari si raccolgono nel dolore. Comunicate le identità di 29 vittime, da una reginetta di bellezza a una giovane coppia
MOSCA – Un sottile refolo di fumo si solleva ancora dal tetto del Crocus City Hall, all’indomani della tragedia nella quale hanno perso la vita 133 persone. I soccorritori rimuovono le macerie del tetto crollato della sala concerti. Avanzano spegnendo gli ultimi focolai dell’incendio e l’odore acre del fumo raggiunge la colonna di auto ferme sulla tangenziale. Accanto le pattuglie sfrecciano a sirene spiegate. Il frastuono copre il rumore degli elicotteri sempre in volo.
Sulle strade, nella metro e nei luoghi pubblici i cartelli pubblicitari riportano tutti lo stesso messaggio: “skorbim”, piangiamo. Il Paese affronta il dolore con un dignitoso silenzio, interrotto di tanto in tanto da un bollettino aggiornato delle vittime. In giornata il Comitato investigativo ha pubblicato le prime immagini dell’interno di quella che fino a ieri era la sala concerti del Crocus City Hall: un groviglio di lamiere piegate dalle fiamme. Lo scheletro irriconoscibile di quello che resta del centro commerciale si staglia sullo sfondo del cielo grigio.
Sulla facciata del Crocus City Hall, sotto i segni dell’incendio si distingue ancora il nome del cantante lirico sovietico a cui era dedicata la sala concerti, Muslim Magomaev. Nel parcheggio che separa la strada dall’edificio ci sono un centinaio di auto abbandonate dalle persone in fuga. Sull’asfalto umido, le bottigliette d’acqua distribuite con i primi soccorsi. I camion dei pompieri, le auto della polizia e le gru della protezione civile sono allineati vicino all’ingresso principale.
Ai media e ai visitatori la polizia ha destinato un’area sgombra del parcheggio, vicino all’ingresso della metropolitana. È proprio lì, lungo una transenna di metallo, che da ieri mattina le persone hanno iniziato spontaneamente a deporre fiori, candele e peluche in memoria delle vittime. Solo alcuni si lasciano andare al pianto. I più si limitano a contemplare le lamiere contorte, in silenzio, ingoiando il dolore.
A pochi metri, alcune persone sono in attesa di poter recuperare le loro auto. L’agente di polizia spiega loro che non sarà possibile neanche avvicinarsi «per almeno un paio di giorni»: sono in corso delle indagini.
Uno di loro, Roman, ci spiega che era nella sala all’inizio dell’attacco, ma che non ha visto né gli attentatori, né le vittime: è stato tra i primi a uscire. «Ho capito subito di cosa si trattava, sono un militare – chiarisce – Ho sentito raffiche brevi, significa che è gente che con le armi ci sa fare». La conversazione è interrotta dal poliziotto.
Anche Pavel e Maragrita Bunov erano in sala quando è cominciato l’attacco, ma ci hanno messo un po’ a capire che non si trattava di effetti speciali per il concerto. Sono riusciti a fuggire verso l’alto, attraverso le uscite antincendio, «grazie alla prontezza di una guardia giurata» che seguiva gli spostamenti degli attentatori attraverso le telecamere di sorveglianza. «Siamo corsi ad abbracciare i nostri figli», dice Margarita mentre stringe in mano il tagliando del guardaroba.
Le vittime – Non tutti sono stati così fortunati. In serata Mosca ha comunicato la lista dei primi 29 corpi riconosciuti. Tra di loro c’è anche Maksim Verbenin, 25enne, immobilizzato sulla sedia a rotelle. Nel cadere sotto i colpi degli attentatori ha coperto con il corpo la fidanzata Natalja miracolosamente viva. C’è anche Ekaterina Novoselova, 42 anni, ex reginetta di bellezza. E ancora: Natalia Zudina, 44 anni, laureata in Economia. Pavel Okishev, 34 anni, era con sua moglie, la fotografa Irina Okisheva, 33 anni: entrambi sono stati uccisi nell’attacco.
La 61 enne Elena ha raccontato di aver visto un giovane strappare l’arma a uno degli attentatori. «Ci ha dato l’opportunità di attraversare tutti il palco, attraverso l’uscita di emergenza siamo corsi in strada. Ha salvato molte persone…», ha detto Elena al canale Baza Telegram. “Splotitsa”, unirsi, compattarsi. È la parola più pronunciata intorno al memoriale. Molti sono tornati per riprendere le loro cose e per rendere omaggio a chi non ce l’ha fatta.
Altri sono vivi semplicemente perché si sono attardati prima di entrare in sala. Anastasia Radionova, moscovita, è una fan del gruppo che doveva suonare. Quando ha sentito gli spari si è prima nascosta sotto un tavolino del bar, poi è fuggita con altri spettatori in un locale di servizio. Da lì tutti insieme sono fuggiti rompendo una vetrata. La cognata invece è stata trascinata dalla folla nell’ascensore, dove è rimasta bloccata a lungo.
Olga Muraviova ha raccontato una storia simile. Una volta in strada con il marito ha tentato invano di fermare qualche auto di passaggio per farsi aiutare: «Non so perché si sono comportati così».
La città ha però mostrato da subito il suo lato più solidale: sono già settecento i donatori di sangue che dalla notte dell’attacco si sono rivolti alle cliniche della regione. Sul posto sono attivi gruppi di volontari pronti a fornire supporto psicologico. Tra la folla compaiono le t-shirt della ong filogovernativa Molodaja Gvardia. Per la maggior parte dei presenti però di fronte alla tragedia «non è il momento di fare politica».
Nel primo pomeriggio si è abbattuta nella zona ovest della città
Una forte grandinata si è abbattuta nel pomeriggio sui quartieri della zona ovest di Milano. I chicchi di ghiaccio, accompagnati dal vento, hanno provocato danni alle auto in sosta ma non si registrano al momento gravi problemi. Particolarmente colpite, come testimoniano i video postati in tempo reale sui social, le zone tra piazzale Cantore e piazzale Brescia. Nel resto della città c’è stata una pioggia abbondante e improvvisa, durata però solo mezz’ora. Una violenta grandinata è stata segnalata anche a Rozzano, Buccinasco e ad Arconate.
Aleksander Ceferin (Foto: PATRICIA DE MELO MOREIRA/AFP via Getty Images)
La Federcalcio europea ha modificato il regolamento a seguito dell’introduzione del nuovo format per Champions, Europa League e Conference League.
La rivoluzione del format delle coppe europee a partire dalla stagione 2024/25 è ormai nota. Tra regolamento, premi distribuiti e numero di partite, sono tante le cose che cambieranno a partire dal prossimo anno. I nuovi format portano con sé dei cambiamenti anche per quanto riguarda un altro aspetto molto dibattuto di questi tempi: la multiproprietà.
Sono sempre di più i gruppi che acquistano club sparsi per il mondo con l’obiettivo di creare sinergie e sviluppare dei modelli sostenibili. Tante le storie che coinvolgono anche società di alto livello, come il Manchester City (con il City Football Group), il Milan(con RedBird, che controlla anche il Tolosa), il Chelsea, che fa parte dello stesso gruppo dello Strasburgo o il Lipsia, nella galassia Red Bull.
Nuove regole multiproprietà UEFA – Cosa dice l’articolo 5 – La UEFA ha sempre posto particolare attenzione a queste realtà, in particolare in caso di partecipazione alle coppe europee da parte di squadre che fanno parte dello stesso gruppo. L’articolo 5 del regolamento sulla Champions League recita infatti: «Per garantire l’integrità delle competizioni UEFA per club (vale a dire UEFA Champions League, UEFA Europa League e UEFA Europa Conference League), si applicano i seguenti criteri:
Nessun club che partecipa a una competizione UEFA per club può, direttamente o indirettamente:
detenere o negoziare titoli o azioni di qualsiasi altro club che partecipa a una competizione UEFA per club;
essere socio di qualsiasi altro club che partecipa a una competizione UEFA per club;
essere coinvolto a qualsiasi titolo nella gestione, amministrazione e/o prestazione sportiva di qualsiasi altro club che partecipa a una competizione UEFA per club;
avere qualsiasi potere nella gestione, amministrazione e/o prestazione sportiva di qualsiasi altro club che partecipa a una competizione UEFA per club.
Nessuno può essere coinvolto simultaneamente, direttamente o indirettamente, a qualsiasi titolo nella gestione, amministrazione e/o prestazione sportiva di più di un club che partecipa a una competizione UEFA per club.
Nessuna persona fisica o giuridica può avere il controllo o l’influenza su più di un club che partecipa a una competizione UEFA per club, tale controllo o influenza essendo definiti in questo contesto come:
detenere la maggioranza dei diritti di voto degli azionisti;
avere il diritto di nominare o revocare la maggioranza dei membri dell’organo di amministrazione, direzione o controllo del club;
essere azionista e controllare da solo la maggioranza dei diritti di voto degli azionisti in virtù di un accordo stipulato con altri azionisti del club;
poter esercitare con qualsiasi mezzo un’influenza determinante nel processo decisionale del club».
Al comma 2 dello stesso articolo, si specifica invece che «se due o più club non soddisfano i criteri volti a garantire l’integrità della competizione, solo uno di loro può essere ammesso a una competizione UEFA per club, secondo i seguenti criteri (applicabili in ordine decrescente):
il club che si qualifica per merito sportivo alla più prestigiosa competizione UEFA per club (ovvero, in ordine decrescente: UEFA Champions League, UEFA Europa League o UEFA Europa Conference League);
il club che si è classificato in posizione migliore nel campionato nazionale dando accesso alla relativa competizione UEFA per club;
il club la cui federazione è classificata più in alto nelle liste d’accesso».
Il comma 3 sottolinea che «le società non ammesse sono sostituite», e dunque che «una società che non è ammessa alla competizione viene sostituita dalla squadra successiva meglio classificata nel massimo campionato nazionale della stessa federazione, a condizione che la nuova società soddisfi i criteri di ammissione».
Nuove regole multiproprietà UEFA – La novità con il cambio format – Fino a questo punto l’articolo 5 è rimasto inalterato, mentre è cambiato il comma 4. Nella versione del regolamento in vigore fino a questa stagione, il testo recitava: «Questo articolo non è applicabile se uno dei casi elencati al paragrafo 5.01 si verifica tra un club qualificato direttamente alla fase a gironi della UEFA Champions League e uno qualificato per una qualsiasi fase della UEFA Europa Conference League».
In sostanza, l’impossibilità per due squadre ammesse alle due diverse competizioni di scontrarsi nel loro cammino europeo “eliminava” i problemi legati alla multiproprietà. La stessa cosa non poteva dirsi per due club controllati dallo stesso azionista e presenti – per esempio – uno in Champions e uno in Europa League. Questo perché l’incrocio tra le competizioni (le terze classificate in Champions scalavano in Europa League) poneva il rischio di una sfida tra i club della medesima proprietà.
Con il nuovo format delle coppe europee, i passaggi da una competizione UEFA per club all’altra sono stati eliminati. Da qui, l’aggiunta del comma 5 che specifica: «Questo articolo non è applicabile se si verifica uno dei casi elencati al Paragrafo 5.01 tra:
un club che si qualifica (in conformità con l’Articolo 3) per la UEFA Champions League e accede direttamente alla fase a gironi e un club che si qualifica per la UEFA Europa League o UEFA Conference League;
un club che si qualifica (in conformità con l’Articolo 3) per la UEFA Champions League e accede direttamente ai playoff (percorso campioni o percorso lega) o al terzo turno di qualificazione del percorso lega o per la UEFA Europa League e accede direttamente alla fase a gironi e un club che si qualifica per la UEFA Conference League».
In sostanza, data l’eliminazione dei passaggi da una coppa europea all’altra all’interno della stessa stagione, la multiproprietà sarà tollerata anche per club che prenderanno parte a competizioni “attigue”, come la Champions e l’Europa League o l’Europa League e la Conference League.
Giuseppe Marotta (Foto: Marco Luzzani/Getty Images)
Il dirigente è legato alla società nerazzurra da un contratto che scade il 30 giugno 2027. Il contratto tra l’Inter e Marotta, arrivato in nerazzurro nel 2018, è stato rinnovato lo scorso novembre.
«Quando terminerà il mio contratto con l’Inter e lascerò il club, mi occuperò solo dei giovani». Lo ha annunciato l’amministratore delegato dell’Inter, Giuseppe Marotta parlando nel corso di un convegno a Varese, come riportato dal sito di Sky Sport.
«Il settore giovanile», ha spiegato il dirigente, «è il patrimonio più grande di una società, soprattutto dal punto di vista umano. Sono sempre più convinto che lo sport per i giovani dovrebbe essere gratuito per coinvolgere anche le famiglie povere, quelle in cui si nascondono i campioni».
Marotta è legato alla società nerazzurra da un contratto che scade il 30 giugno 2027. Il contratto tra l’Inter e il dirigente di Varese, arrivato in nerazzurro nel 2018, è stato rinnovato lo scorso novembre.
Inter, l’AD Giuseppe Marotta rinnova il proprio contratto fino al 2027
L’ufficialità arriverà nelle prossime ore, ma la conferma arriva direttamente dal Consiglio di Amministrazione che si è tenuto nella giornata di oggi.
Giuseppe Marotta (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)
A poche ore dal derby d’Italia in programma domenica sera a Torino, novità importanti in casa Inter. Il club nerazzurro, infatti, ha rinnovato il contratto con l’amministratore delegato Giuseppe Marotta fino al 2027. Il dirigente proseguirà dunque il proprio lavoro nel club della famiglia Zhang ancora per tre stagioni (oltre a quella attuale).
L’ufficialità arriverà nelle prossime ore, ma la conferma arriva direttamente dal Consiglio di Amministrazione che si è tenuto nella giornata di oggi. Il dirigente varesino, classe 1957, è arrivato in nerazzurro nel dicembre del 2018 dopo 10 anni di Juventus. L’Inter lo blinda fino al 2027, proprio a poche ore dalla sfida di Torino contro i bianconeri.
Inter rinnovo Marotta – Lo stipendio fino a oggi – Non è chiaro quanto guadagnerà Marotta con il rinnovo di contratto. Le cifre del suo stipendio non sono mai state ufficiali, ma secondo alcune indiscrezioni con l’intesa precedente l’amministratore delegato nerazzurro aveva un ingaggio da 1,5 milioni di euro netti a stagione più bonus consistenti.
Gli sversamenti che da decenni vengono dalle miniere abbandonate di Montevecchio, ad Arbus, nel sud della Sardegna, sono una costante e arrivano al mare senza che si sia provveduto negli anni a bonificare la zona in prossimità della costa. Ma da qualche giorno il corso di acqua rossastra, che porta con sé residui di lavorazione da sottoterra, ha raggiunto dimensioni che fanno gridare gli ambientalisti al disastro: ambientale e anche economico, considerato che siamo a ridosso della stagione turistica per la Marina di Arbus. Nel video si vede la ‘marea rossa’ che dalle miniere arriva prepotentemente fino al mare, con il suo carico di veleni, e causando un danno al paesaggio intorno. Il complesso di Montevecchio, nei suoi oltre 140 anni di attività, ha prodotto più di 1.700.000tonnellate di piombometallo e più di 1.200.000 tonnellate di zinco metallo oltre ad argento, bismuto, antimonio, rame, cadmio e germanio. (a cura di Francesca Zoccheddu)
Andrea Agnelli (Foto: Valerio Pennicino/Getty Images)
In contestazione c’è la decisione con la quale la giustizia sportiva ha dichiarato in parte inammissibile e in parte infondato il ricorso di Agnelli contro la condanna a 10 mesi di inibizione.
E’ stato presentato oggi al TAR del Lazio il ricorso amministrativo con il quale l’ex presidente della Juventus, Andrea Agnelli, contesta la decisione del Collegio di garanzia dello sport presso il Coni sul cosiddetto caso “manovra stipendi”.
In contestazione c’è la decisione – il cui dispositivo è stato depositato il 19 gennaio scorso – con la quale l’organo della giustizia sportiva ha dichiarato in parte inammissibile e in parte infondato il ricorso di Agnelli contro la decisione della Corte Federale di Appello della FIGC.
Decisione con la quale, in parziale accoglimento del reclamo contro la decisione del Tribunale federale nazionale del luglio 2023, è stata riformata la decisione di primo grado con la condanna dello stesso Andrea Agnelli alla sanzione dell’inibizione della durata di 10 mesi e dell’ammenda di 40mila euro.
Il ricorso amministrativo è stato affidato alla prima sezione ter; si attende adesso la fissazione dell’udienza di merito (l’impugnativa non prevede alcuna istanza cautelare).
Steven Zhang (Foto: ALBERTO PIZZOLI/AFP via Getty Images)
Nei mesi scorsi la China Construction Bank Asia aveva attivato le procedure per rendere esecutiva in Italia la sentenza che obbliga il presidente dell’Inter a ripagare la cifra.
La Corte d’Appello di Milano ha accolto il ricorso di China Construction Bank Asia Corporation (CCBA), decidendo di riconoscere la sentenza del Tribunale di Hong Kong legata alla causa per i 320 milioni di euro non pagati da Steven Zhang, presidente dell’Inter (vicenda in cui il club nerazzurro non è coinvolto). Nei mesi scorsi, infatti, l’istituto bancario aveva attivato le procedure per rendere la sentenza esecutiva in Italia, in particolare con la richiesta di riconoscimento della sentenza nel nostro Paese.
Una causa davanti alla Corte d’Appello avviata nell’aprile 2023 la cui sentenza è stata ufficialmente depositata nei giorni scorsi e che ha visto i giudici dare ragione ai creditori di Zhang. In particolare, nella sentenza si legge che la quota che deve essere ripagata è pari a 255 milioni di dollari più interessi per 2,6 milioni fino al 2 agosto 2021 e poi interessi annui pari al 13% sui 255 milioni di cui sopra dal 3 agosto 2021 fino alla data del pagamento (circa 30 milioni annui), in base a quanto spiegato dal Tribunale di Hong Kong nella sentenza del luglio 2022 e passata in giudicato nel settembre 2022.
La difesa di Zhang ha provato a puntare sulle “macroscopiche anomalie” della sentenza di Hong Kong, oltre a diversi temi su cui ha sollevato eccezioni: tuttavia, la Corte d’Appello non ha accolto nessuna delle tesi portate avanti dalla difesa. In particolare, ad esempio, sulla competenza territoriale della stessa Corte d’Appello i giudici hanno spiegato che i creditori di Zhang non hanno al momento “indicato né quali beni del resistente intende aggredire, né ove, in ipotesi, detti beni si trovino, ma è altresì vero che la presenza degli stessi nel territorio della Corte milanese la si desume dal ruolo e dalla carica” dello stesso Zhang, ovverosia presidente dell’Inter (dal club traspare comunque serenità sulla vicenda). “Tale circostanza, che ovviamente implica la proprietà delle relative quote societarie, appare sufficiente per ritenere correttamente radicata avanti a questa autorità giudiziaria l’azione” proposta dai creditori.
“Sussistendo pertanto tutti i presupposti di cui all’art. 64 L. 218/95 […], la domanda deve essere accolta. Le spese di lite, liquidate con il ricorso ai criteri della causa di valore indeterminabile di bassa complessità e con esclusione della fase istruttoria, non svoltasi, devono essere poste a carico della resistente”, conclude la Corte d’Appello, indicando le spese in complessivi 6.946 euro oltre spese forfettarie (15%), iva e Cpa.
A Milano intanto va verso la conclusione anche l’altro procedimento avviato da China Construction Bank nei confronti di Zhang, ovverosia quello in cui viene richiesto l’annullamento della delibera con cui l’assemblea degli azionisti nerazzurri nel 2018 ha approvato la composizione del CdA sottolineando come a Zhang non spetti alcun emolumento in quanto presidente. Il club nerazzurro, tra le righe del bilancio al 30 giugno 2023, aveva spiegato: “Sulla base delle informazioni disponibili, la Società ritiene di avere validi motivi per ottenere il rigetto delle domande delle controparti”. La prossima udienza al Tribunale Ordinario di Milano è fissata per il 10 aprile 2024 e potrebbe anche arrivare la sentenza.
Il Tar del Lazio, a cui l’ex dirigente della Juventus si è rivolto, ha sentenziato un «difetto di giurisdizione» rimandando indietro il procedimento a un tribunale ordinario.
Nella giornata di ieri il TAR del Lazio ha sottolineato un «difetto di giurisdizione» in merito al ricorso presentato da Antonio Giraudo, ex amministratore delegato della Juventus radiato dalla FIGC dopo il caso Calciopoli. Ed è proprio su questa decisione che i legali di Giraudo hanno presentato un esposto al TAR.
Come riporta l’edizione odierna di Tuttosport, il pronunciamento di ieri del TAR porta i legali di Giraudo, che sono comunque in attesa della documentazione completa, a doversi rivolgere a un tribunale ordinario, ma da cui questo procedimento già viene, senza mai essere stato trattato nel merito. «C’è un chiaro difetto logico in questa decisione, che non può essere valutata in alcun modo condivisibile – ha commentato di Amedeo Rosboch, avvocato di Giraudo –. La vicenda deriva già da una causa che era stata radicata davanti a un giudice del lavoro, iter al termine del quale era stato rilevato il difetto del giudice ordinario».
«C’è un dato che reputo incredibile – ha continuato il legale –, tutte le cause portate avanti dal dottor Giraudo in questi anni si sono puntualmente concluse con sole sentenze di inammissibilità, senza che alcun giudice sia mai voluto entrare nel merito». Ma, nelle intenzioni degli avvocati di Giraudo, non c’è solo la vicenda legata alla radiazione. Uno degli obiettivi del pool, che conta anche Jean-Louis Dupont a cui si deve la celeberrima sentenza Bosman, è infatti quello di scardinare i principi della Legge 280 del 17 ottobre 2003, che disciplina la giustizia sportiva secondo il criterio di specificità dello sport, rispetto ai principi del diritto comunitario.
Ma dopo la sentenza del TAR del Lazio, cosa possono fare i legali di Giraudo? Ci sono due strade diverse: la prima porta all’impugnazione davanti al Consiglio di Stato. La seconda, invece, a radicare nuovamente la causa dinnanzi al giudice ordinario, come “suggerito” dallo stesso TAR. Questa volta con spalle più larghe in virtù della sentenza della Corte di Giustizia Europea che, in merito a un caso di pattinaggio, lo scorso dicembre si è espressa in maniera chiara sull’incompatibilità con l’ordinamento europeo di organi disciplinari le cui decisioni non possano essere appellate presso la giustizia ordinaria. E ci sarebbe anche una sorta di terza via, ovvero quella che conduce a entrambe le strade citate.
Tra i feriti ci sono anche dei bambini. Terroristi in fuga. Washington aveva avvertito Mosca del rischio attacchi dello Stato islamico. Kiev: ‘Noi estranei’
Mosca è tornata a vivere i peggiori incubi degli attacchi terroristici ceceni degli anni ’90 quando stasera un gruppo di uomini armati, in tenuta mimetica, ha fatto irruzione in una sala da concerti a nord-ovest del centro aprendo il fuoco senza pietà sugli spettatori.
Secondo alcune testimonianze, gli assalitori avrebbero lanciato anche granate o bottiglie incendiarie e poco dopo l’intero edificio si è trasformato in un rogo. Oltre 60 morti e 145 feriti, tra cui alcuni bambini, è il bilancio ancora provvisorio fornito dai servizi di sicurezza interni russi, Fsb. Le autorità hanno aperto un’inchiesta per terrorismo e qualche ora dopo l’Isis ha rivendicato l’attacco. Miliziani dello Stato islamico, si legge in un messaggio sul canale Telegram del gruppo jihadista, “hanno attaccato un grande raduno (…) alla periferia di Mosca” e poi si sono “ritirati sani e salvi nelle loro basi“.
Il presidente russo Vladimir Putin per il momento si è limitato ad augurare una pronta guarigione a tutte le persone rimaste ferite nell’attacco terroristico, riporta l’agenzia di stampa Tass. Putin, inoltre, è stato informato sullo stato di avanzamento delle indagini dai capi dei servizi di sicurezza interni russi (Fsb), del ministero degli Interni, della Commissione investigativa e della Guardia nazionale russa. Circa due settimane fa l’Fsb aveva detto di avere eliminato una cellula della branca afghana dell’Isis che pianificava un attacco armato nella capitale. L’attacco di questa sera è avvenuto nel quartiere di Krasnogorsk, fuori e dentro la sala da concerti Crocus City Hall, la più grande di Mosca con una capacità di oltre 6mila persone, dove stava per esibirsi la rock band Picnic. Un centinaio di persone sono state tratte in salvo da dentro la sala o dal tetto, dove si erano rifugiate e che poi in parte è crollato a causa delle fiamme. Per spegnere l’incendio sono stati fatti alzare in volo alcuni elicotteri. L’ambasciata italiana si è immediatamente attivata per verificare l’eventuale presenza di italiani, che al momento non risulta. In un video si vedono gli assalitori – almeno quattro, altri parlano di cinque – che si avvicinano armi in pugno verso l’entrata della sala da concerti, situata nel salone di un centro commerciale, e sparano a sangue freddo su alcune persone che cercano di ripararsi in un angolo. In un altro video, rilanciato da Novaja Gazeta Europa, si vedono decine di persone accalcarsi verso l’uscita dell’edificio per sfuggire all’attacco, mentre intorno si riconoscono ben visibili decine di corpi raggiunti dai colpi d’arma da fuoco.
Secondo informazioni non confermate, 4 dei 5 assalitori sarebbero riusciti a scappare dopo la strage. Ria Novosti ha pubblicato una foto della vettura usata dagli assalitori per lasciare il luogo della strage: una Renault Symbol bianca. Tutti gli eventi di massa e di intrattenimento in Russia sono stati cancellati per i prossimi giorni, mentre sono stati rafforzati i controlli di sicurezza sui mezzi di trasporto pubblici e negli aeroporti. La premier Giorgia Meloni ha espresso la “ferma e totale condanna del governo italiano per questo efferato atto di terrorismo“, affermando che “l’orrore del massacro di civili innocenti a Mosca è inaccettabile“.
Anche l‘Unione europea ha condannato l’assalto, e la Casa Bianca ha detto che i suoi “pensieri sono per le vittime del terribile attacco“. Secondo il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale, John Kirby, “non c’è alcun segno al momento del coinvolgimento dell’Ucraina o di ucraini nella sparatoria a Mosca“. “Se gli Stati Uniti hanno o avevano dati affidabili al riguardo – ha risposto la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova – questi dati devono essere immediatamente condivisi con la parte russa. E se non hanno informazioni, la Casa Bianca non ha il diritto di pronunciare assoluzioni nei confronti di nessuno“. Lo scorso 7 marzo l’ambasciata americana a Mosca aveva messo in guardia i propri cittadini per possibili attentati terroristici nelle 48 ore successive, specie ad eventi affollati come concerti musicali.
E la Cnn, citando “fonti informate“, ha detto che gli Usa avevano avvertito la Russia del rischio di attacchi da parte dell’Isis.
Anche la presidenza ucraina ha negato qualsiasi coinvolgimento, così come ha fatto il Corpo dei Volontari Russi (Rdk), una delle unità paramilitari inquadrate nelle forze di Kiev che nelle ultime settimane hanno rivendicato diversi tentativi di infiltrazione nelle regioni russe frontaliere di Belgorod e Kursk.
Ad alzare però subito i toni ci ha pensato l’ex presidente e attuale vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, il falco Dmitry Medvedev: “Se fosse accertato che dietro ci sono terroristi del regime di Kiev, dovranno essere tutti trovati e uccisi senza pietà, compresi i leader dello Stato che ha commesso tali atrocità“, ha minacciato sul suo canale Telegram. Mentre da Kiev l’Intelligence del ministero della Difesa ha parlato dell’attacco come di “una provocazione deliberata da parte del regime di Putin“. L’allarme dell’ambasciata americana era stato lanciato dopo che, il giorno prima, l’Fsb aveva detto di aver sventato un attacco con armi da fuoco contro i fedeli di una sinagoga nella capitale.
L’intelligence russa aveva precisato che l’attentato era stato pianificato da una cellula del Wilayat Khorasan, la branca afghana dell’Isis, apparsa per la prima volta nel 2014, che si pone come obiettivo la fondazione di un nuovo califfato che riunisca vari Paesi asiatici, tra cui l’Afghanistan, il Pakistan, l’Iran, ma anche alcune ex repubbliche sovietiche, come il Turkmenistan, il Tagikistan e l’Uzbekistan.
Mattarella, ferma condanna per orrore del crudele attentato – “Il crudele attentato terroristico consumato a Mosca invoca la più ferma condanna. Orrore ed esecrazione debbono accompagnare la violenza contro tutte le innocenti vittime civili. Combattere ogni forma di terrorismo deve essere un impegno comune a tutta la comunità internazionale“. Lo scrive in una nota il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Meloni, massacro civili innocenti a Mosca è inaccettabile – “L‘orrore del massacro di civili innocenti a Mosca è inaccettabile. Ferma e totale condanna del Governo italiano a questo efferato atto di terrorismo. Esprimo la piena solidarietà alle persone colpite e ai familiari delle vittime“. Lo scrive in una nota la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
La condanna di Onu, Ue e Usa – Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, condanna “nel modo più forte possibile” l’attentato a Mosca. Lo riferisce il suo portavoce.
“L’Ue è scioccata e inorridita dalle notizie di un attacco terroristico nel municipio Crocus di Mosca” e “condanna qualsiasi attacco contro i civili“. Lo scrive su X il portavoce per la Politica estera dell’Ue, Peter Stano. “I nostri pensieri vanno a tutti i cittadini russi colpiti”, aggiunge.
Gli americani a Mosca restino dove sono dopo la sparatoria in una sala da concerti: lo ha raccomandato il portavoce del consiglio per la Sicurezza nazionale Usa John Kirby, definendo “orribili” le immagini dell’accaduto e assicurando che “i nostri pensieri sono per le vittime“.
Acerbi-Juan Jesus, ascoltato in Procura Figc l’interista
Il centrale dell’Inter, accompagnato dal legale del club, ha sottolineato di non aver usato il termine “negro”, ma di aver detto “Ti faccio nero” al difensore brasiliano del Napoli
E’avvenuta questa mattina l’udienza di Francesco Acerbicon il procuratore federale Giuseppe Chiné, in merito all’accusa mossa da Juan Jesus di aver rivolto un termine razzista all’avversario nel corso di Inter-Napoli.
La difesa – Già professatosi innocente nei giorni scorsi, il centrale nerazzurro ha mantenuto la stessa linea: avrebbe detto – asserisce – “Ti faccio nero” al difensore brasiliano del Napoli, non utilizzando il termine “negro“.
L’udienza – Acerbi era accompagnato nell‘udienza, avvenuta in videoconferenza, dall’avvocato interista Angelo Capellini e dall’amministratore delegato Beppe Marotta. Nei prossimi giorni dovrebbe già arrivare la sentenza, visto che il procuratore federale ha deciso di non ascoltare altre testimonianze, né da parte dei giocatori presenti sul terreno di gioco, né dell’arbitro La Penna, la cui versione dei fatti è stata chiarita attraverso il referto consegnato a fine gara.
Cosa rischia Acerbi – Qualora Chiné dovesse ritenere Acerbi colpevole ci sarebbe per lui unasqualifica di minimo dieci turni, a meno di attenuanti riconosciute, oppure per un periodo di tempo da stabilire. A rischio sia la presenza negli Europei che la prosecuzione della carriera in nerazzurro, anche se il giocatore ha un altro anno di contratto.
Il centrocampista ucraino non ha gradito le congratulazioni dei nerazzurri al gol dell’ex compagno contro la Serbia. E lo ha sottolineato accusandolo senza mezzi termini e pubblicando immagini dei bombardamenti nel proprio Paese
Il conflitto tra Ucraina e Russia tocca la Serie A da vicino, coinvolgendo due dei suoi protagonisti. Ruslan Malinovskyi, centrocampista ucraino del Genoa, non ha gradito il ‘pugnetto‘ di congratulazioni con cui la sua ex squadra, l’Atalanta, ha celebrato il gol del suo fantasista,Aleksej Miranchuk, segnato nella sfida (finita 4-0) tra la Russia e la Serbia, retweettando sul proprio profilo social il post della Federcalcio russa.
Malinovskyi: “Miranchuk contribuente del terrorismo russo” – Il centrocampista ucraino, ceduto lo scorso agosto dai nerazzurri al Marsiglia e ora in prestito al Genoa, ha reagito piccato pubblicando delle immagini di bombardamenti in Ucraina corredati dalla frase, rivolta evidentemente all’ex compagno: “Non ti ricorda niente? Forse Kharkiv? Champions League? M?“. Parole a cui ha fatto seguito una grave accusa: “Un buon contribuente del terrorismo russo. Ogni giorno per due anni“. E via con altre 4 immagini del territorio ucraino distrutto dalle bombe.
Il post di Malinovskyi e i tifosi dell’Atalanta – Parole che non sono piaciute alla maggior parte dei tifosi dell’Atalanta, che hanno commentato stizziti, non comprendendo tutto questo astio nei confronti dell’ex compagno di squadra. Soprattutto ricordando che quando giocavano assieme avevano mandato anche un messaggio di pace ai rispettivi Paesi con un abbraccio testimoniato da Pessina.
In cinque hanno aperto il fuoco e lanciato una granata facendo scoppiare un enorme incendio. Crollata una parte del tetto della sala concerti. Cremlino: “E’ terrorismo“. Usa: “Kiev non è coinvolta“. Podolyak: “Noi non c’entriamo“. Tajani: “Non ho notizie di italiani coinvolti“
E’ di almeno 40 morti e 100 feriti il bilancio dell’attentato alla Crocus City Hall, la più grande sala di concerti a Mosca, dove almeno cinque uomini armati e in mimetica sono entrati e hanno iniziato a sparare. Lo riferiscono media locali, specificando che la sala ha una capienza di circa 6.200 persone e che tutti i biglietti della serata erano stati venduti. Nella sala concerti, secondo i media, anche bambini. Il complesso è stato semidistrutto da un vasto incendio.
Il presidente russo Vladimir Putin è stato immediatamente informato. “Il presidente ha già dato tutte le istruzioni necessarie”, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. ”E’ stato un attacco terroristico”, ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova.
La Russia risponderà ”alla morte con la morte”, ha dichiarato il vice presidente del Consiglio nazionale di sicurezza russo Dmitry Medvedev in un messaggio pubblicato sul suo canale Telegram. E ”se verrà accertato che ci sono i terroristi del regime di Kiev’‘ dietro all’attacco al Crocus City Hall di Mosca, ”è impossibile rispondere in modo diverso”. ”I terroristi comprendono solo il terrore come ritorsione”, ha affermato l’ex presidente russo.
L’attacco – L’agenzia di stampa Tass scrive che gli aggressori avrebbero usato delle mitragliatrici. La Ria Novosti afferma che gli uomini armati hanno anche “lanciato una granata o una bomba incendiaria facendo scoppiare un incendio“.
Il canale Telegram 112, legato alle forze di sicurezza, ha pubblicato un video di uno degli spettatori che parla di un incendio. Secondo il canale Telegram “Attenzione Mosca“, riferisce il sito Meduza, il tetto della sala concerti del Crocus è crollato causa dell’incendio. Le fiamme sono visibili su vari video circolati sui social. Altri video dall’interno del Crocus mostrano corpi a terra.
La Tass riferisce dell’arrivo sul posto degli agenti delle forze speciali degli Omon. All’interno della sala, dove si stava svolgendo un concerto del gruppo Picnic. Nessuno dei musicisti è rimasto colpito. Il canale Telegram Baza parla di un centinaio di persone rimaste intrappolate dall’incendio. Il governatore della regione di Mosca, Andrei Vorobyov, si trova sul posto.
Una cinquantina di ambulanze sono arrivate al Crocus secondo Ria Novosti. “Ho visto gente buttarsi a terra per sfuggire alla sparatoria e, poi, restare fermi per 15-20 minuti, poi, hanno cominciato a strisciare verso l’uscita. Molti sono riusciti a uscire” ha riferito un giornalista presente, citato da Ria Novosti.
Trovata auto con esplosivo nel parcheggio – Un’auto imbottita di esplosivo è stata trovata nel parcheggio del Crocus City Hall, preso d’assalto da uomini armati. Lo riporta il canale 112 di Telegram spiegando che l’area dove si trova la vettura è stata transennata.
Fermati 5 dipendenti della sala concerti – Cinque dipendenti del Crocus City Hall sono stati fermati dalla polizia russa e vengono interrogati. Lo riporta il canale Telegram Shot.
Mosca a Washington: “Condivida informazioni su attacco se ne ha” – La Russia ha chiesto agli Stati Uniti di condividere, se ne ha, le informazioni in loro possesso sull’attacco terroristico al Crocus City Hall. L’appello arriva dalla portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova. “Se gli Stati Uniti hanno o avevano dati attendibili su quanto accaduto, allora devono immediatamente trasferirli alla parte russa“, ha scritto Zakharova sul suo canale Telegram. Il suo intervento segue quello del consigliere per la sicurezza della Casa Bianca Kirby, che aveva affermato che non si hanno indicazioni sul fatto che l’Ucraina o gli ucraini stiano coinvolti nell’attacco a Mosca.
Casa Bianca: “Kiev non è coinvolta” – ”Non ci sono indicazioni che l’Ucraina o gli ucraini siano coinvolti nell’attacco a Mosca” contro la più grande sala concerti della capitale russa. Lo ha dichiarato il portavoce del consiglio per la Sicurezza nazionale Usa John Kirby. ”Stiamo esaminando l’accaduto, ma vorrei evitare in questo momento qualsiasi collegamento con l’Ucraina’‘, ha detto Kirby, dicendo che ‘‘c’è bisogno di tempo e di acquisire informazioni”. ”Ci sono persone a Mosca e in Russia che si oppongono al modo in cui Putin governa il Paese, ma non credo che, in questo momento, che possiamo stabilire un collegamento tra l’attacco e le motivazioni politiche” aggiunge.
Ucraina: “Noi non c’entriamo” – ”L’Ucraina non ha nulla a che vedere con l’attacco terroristico al Crocus’‘ City Hall a Mosca. E’ quanto ha dichiarato il Consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak. L’intelligence militare ucraina afferma che l’attacco di questa sera alla sala concerti Crocus è una provocazione organizzata dal regime di Putin, che la comunità internazionale aveva anticipato.
“Questa è una consapevole provocazione dei servizi speciali di Putin per la quale eravamo stati avvertiti dalla comunità internazionale. Il tiranno del Cremlino ha cominciato così la sua carriera e ora vuole concluderla nello stesso modo: commettendo crimini verso i suoi cittadini“, ha detto Andrii Yusov, rappresentante dell’intelligence militare ucraina, a Ukrainska Pravda. Yusov si riferisce all’allerta per possibili attentati diramata due settimane fa dall’ambasciata americana a Mosca.
Cancellati tutti gli eventi pubblici a Mosca – Tutti gli eventi pubblici, sportivi e culturali sono stati annullati a Mosca per il weekend, dopo l’attacco armato alla sala da concerti Crocus. L’annuncio del sindaco della capitale russa, Sergey Sobyanin, mentre sono state rafforzate le misure di sicurezza negli aeroporti e le stazioni ferroviarie di Mosca.
Tajani: “Al momento non ho notizie di italiani coinvolti nell’attacco Mosca’ – ‘Al momento non abbiamo notizie di italiani coinvolti nell’attacco a Mosca’‘, dove uomini armati hanno assaltato il Crocus City Hall. Lo ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani al Tg1. ”Stiamo seguendo minuto per minuto ciò che accade, sia attraverso l’ambasciata, sia attraverso l’unità di crisi”, ha spiegato Tajani, dicendo di aver ”informato la presidente del Consiglio”.
A Mosca, ha ricordato Tajani, ci sono 2.700 italiani iscritti all’Aire, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero. Tajani ha espresso, poi, una ”ferma condanna da parte dell’Italia e vicinanza alle famiglie delle vittime innocenti” dell’attentato al Crocus City Hall. ”Il governo condanna con fermezza ogni atto terroristico e siamo vicini alle famiglie delle vittime”, ha aggiunto Tajani.
Malumori per le nuove regole imposte dalla Federcalcio francese che vietano ai giocatori di digiunare per la festa sacra musulmana quando si allenano in nazionale
Per la prima volta in modo ufficiale, la Federazione calcistica francese (Fff) ha istituito un “quadro generale” che regola la pratica del digiuno del Ramadan all’interno delle squadre nazionali, in nome del “principio di laicità“.
Ciò significa che i giocatori di fede musulmana sono tenuti ad adattarsi al ritmo della propria squadra: gli allenamenti non subiranno interruzioni e i pasti vengono come al solito consumati in gruppo all’interno della base d’allenamento di Clairefontaine.
Il centrocampista del Lione si rifiuta di mangiare e lascia il ritiro – Una decisione che non è piaciuta a molti, secondo quanto riferito da un agente di vari giocatori citato dalla testata sportiva Espn. “Credono che la loro religione non sia rispettata e che nemmeno loro siano rispettati“, ha riferito la fonte.
In particolare, il giovane centrocampista del Lione Mahamadou Diawara, convocato dall’under 19 della Francia, si è rifiutato di mangiare e, determinato nel rispettare i precetti del Ramadan, ha lasciato il ritiro venendo quindi sostituito in squadra da Dehmaine Tabibou Assoumani del Nantes. “Alcuni non vogliono fare storie, ma Mahamadou non era contento, così se n’è andato”, ha commentato a Espn l’agente.
La consistente presenza di atleti di fede musulmana nel calcio francese rende la questione particolarmente delicata. Il presidente della Federazione, Philippe Diallo, in un’intervista a Le Figaroha dato conto della vicenda spiegando che le nuove norme introdotte “assicurano che la religione non interferisca con un atleta“. Quest’anno, il Ramadan è iniziato tra il 10 e l’11 marzo e terminerà il prossimo 10 aprile.
Incendio verso le 9.15 di oggi, 22 marzo 2024, alla Max Stand (allestimenti per fiere) in via Liguria, zona industriale di Saonara (IL VIDEO). Le fiamme sono divampate in un capannone di proprietà della ditta Kaltec affittato alla Max Stand: nello stabile erano in corso lavori di manutenzione con l’utilizzo della fiamma ossidrica. Adiacente al capannone si trova la sede di un’azienda che produce e commercializza pneumatici. Alta colonnna di fumo nero, pregna di agenti inquinanti, visibile a decine di chilometri di distanza.
Nessuna persona è rimasta ferita. L’area è stata transennata. Il sindaco ha invitato i cittadini a non aprire le finestre. Ai bambini delle scuole è stato proibito di fare merenda e attività all’aperto.
I vigili del fuoco arrivati da Padova, Piove di Sacco, Mira, Treviso, Rovigo, Vicenza e Verona con tre autopompe, sei autobotti tra cui tre cisterne chilolitriche, due autoscale, il carro NBCR (nucleare biologico chimico radiologico) e oltre 35 operatori stanno intervenendo per circoscrivere le fiamme. Una parte del tetto del capannone è già crollata.
Secondo i dati dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia il sisma ha avuto ipocentro a 64 chilometri di profondità ed epicentro a circa 50 chilometri da Corfù
Terremoto all’alba in mare davanti alla costa del Salento, tra Leuca e l’isola di Corfù, in Grecia. Una violenta scossa di magnitudo 4.6 della scala Richter con ipocentro a 64 chilometri di profondità ed epicentro a circa 50 chilometri dall’isola greca di Corfu, è stata avvertita alle 6.20 in Puglia, in particolare in gran parte della provincia di Lecce.
Decine e decine di telefonate di cittadini allarmati sono state inoltrate ai centralini dei vigili del fuoco di Ugento. Il terremoto è stato avvertito, soprattutto, ai piani alti delle abitazioni. Numerosi i messaggi postati sui social network.
La pagina SuperMeteo.it è stata presa d’assalto da tanti utenti che hanno raccontato la propria esperienza, al loro risveglio. La scossa è stata avvertita, seppur con intensità differente, in tutta la provincia. “Io l’ho sentita a casa mia (Muro Leccese) – si legge – primo piano, movimento sussultorio”. Ancora: “Io ho sentito muovere il letto, ho avuto paura che ci fosse qualcuno in casa”. “Io ho sentito vibrare gli oggetti che erano sul comodino…adesso capisco! (Soleto)”. E c’è chi credeva fosse un sogno: “Allora non ho sognato, ero ancora a letto e l’ho avvertita a Cavallino”.
Segnalazioni anche dai comuni di Gallipoli, Porto Cesareo, Maglie, Giurdignano, Aradeo, Supersano, Racale, Copertino ma anche dal capoluogo salentino dove scrive un utente “si sono avvertite due scosse in pochi istanti”. Alcuni hanno rispolverato il terremoto del 20 febbraio del 1743 che in Salento si rivelò simile ad uno tsunami: 150 persero la vita nel solo comune di Nardò e la violentissima scossa provocò anche la caduta di case e chiese da Lecce a Brindisi.
Paura, ricordi ma anche ironia: un cittadino scrive “di aver sentito la scossa al 37esimo piano di un palazzo a Giurdignano”. Fortunatamente, nonostante le molteplici segnalazioni, non si sono registrati danni a persone e cose. Il sisma, oltre che in Italia, è stato avvertito anche in Albania, Grecia, Serbia, Kosovo, Bulgaria e Bosnia-Erzegovina.
L’incidente all’alba, in quel momento il convoglio procedeva a bassa velocità
Lo scontro tra un treno e un carrello usato per le operazione di manutenzione sui binari è avvenuto questa mattina intorno alle 5 a Treviglio, lungo la linea Bergamo-Treviglio e Bergamo-Milano via Pioltello.
L’incidente sta causando disagi, cancellazioni e rallentamenti sulla linea. I passeggeri che erano a bordo del treno sono stati evacuati, ma non ci sarebbero feriti: il treno, in quel tratto, procedeva a velocità molto bassa. Sul posto 118, vigili del fuoco e polizia.
La dinamica dell’incidente è in fase di accertamento: bisognerà capire perché il carrello di ispezione si trovasse sui binari.
Dopo la condanna per stupro in Italia, il Tribunale Supremo brasiliano ha confermato che la pena sarà scontata in un carcere paulista. L’ex attaccante prelevato dalla polizia in Brasile
Robinho è stato arrestato. L’ex attaccante del Milan inizia a scontare la pena di 9 anni di carcere dopo la condanna per lo stupro di una donna albanese, episodio avvenuto in Italia nel 2013. Il brasiliano era già stato condannato in tutte le istanze della giustizia italiana fino alla Corte di Cassazione. Mercoledì scorso il Tribunale Supremo di Giustizia brasiliano aveva deciso – con 9 voti a 2 – che l’ex calciatore avrebbe dovuto scontare la pena nel suo Paese. La costituzione brasiliana infatti proibisce l’estradizione dei suoi cittadini all’estero: se condannati, devono essere arrestati in Brasile per delitti commessi fuori dai suoi confini.
INFERNO ROBINHO – La Giustizia Federale di Santos ha ricevuto la lettera del Tribunale Supremo nel pomeriggio e ha emesso il mandato di arresto nella prima serata. L’ex giocatore è stato portato presso la sede della Polizia Federale della città qualche ora dopo. Robinho ha come dimora un lussuoso condominio a Guarujá, comune che si trova in un isola vicina a Santos, nello stato di San Paolo: lì gli agenti della polizia brasiliana l’hanno prelevato. L’ex giocatore sarà sottoposto a un’udienza di custodia, a un esame forense e poi sarà mandato in prigione.
RICORSO ROBINHO – Gli avvocati dell’ex calciatore hanno cercato di ribaltare la decisione con un atto di habeas corpus presso il Supremo Tribunale Federale(STF), massima istanza giuridica del Brasile, equivalente alla Corte di Cassazione in Italia, in modo che Robinho potesse attendere il processo d’appello in libertà. Il ministro Luiz Fux, responsabile dell’analisi dell’ingiunzione, l’ha negata. La difesa di Robinho proverà ora a presentare dei ricorsi, contestando i punti della sentenza. Ma questo processo richiederà molto più tempo. Salvo sorprese, Robinho nel frattempo sarà in cella.