Frana in Veneto, morto un operaio


Frana in Veneto, morto l’operaio disperso

Operaio sotto frana: si spera bolla d'aria per disperso

E’ morto l’operaio rimasto sepolto da una frana di terra stamani a Valdobbiadene mentre con un cugino, salvato dai pompieri, stava eseguendo uno scavo in un vigneto. Il corpo di Roberto Michielon, 47 anni, di Pederobba (Treviso), è stato individuato poco fa dai vigili del fuoco. Il suo collega, Ivan Michielon, (39), probabilmente cugino della vittima, è stato portato al pronto soccorso con lesioni da schiacciamento agli arti inferiori. Non è in pericolo di vita.

 

Trieste – Faro Vittoria


Trieste Faro Vittoria

GRANDE GUERRA: A TRIESTE RIAPRE IL FARO DELLA VITTORIAGRANDE GUERRA: A TRIESTE RIAPRE IL FARO DELLA VITTORIA

Grande Guerra: 26/4 riapre a pubblico Faro Vittoria Trieste GRANDE GUERRA: A TRIESTE RIAPRE IL FARO DELLA VITTORIA

(ANSA) – TRIESTE, 26 APR – Tutto esaurito a Trieste per la riapertura del Faro della Vittoria.   Alle 16 del 26 aprile , un’ora dopo l’avvio delle visite, erano già stati staccati i biglietti (la visita è gratuita) per 160 visitatori.  Molti dovranno tornare perché le visite vengono compiute a piccoli gruppi: in cima al Faro si può salire a piedi,  lungo una stretta scala, o con un ascensore capace di massimo quattro persone. Prima delle 15 c’era in attesa già una lunga fila di persone.

 

 

 

 

Storia della Festa del Lavoro – 1 Maggio


La Festa del lavoro o Festa dei lavoratori

1 maggioviene celebrata il 1º maggio di ogni anno in molti Paesi del mondo per ricordare l’impegno del movimento sindacale e i traguardi raggiunti dai lavoratori in campo economico e sociale.

La festa ricorda le battaglie operaie, in particolare quelle volte alla conquista di un diritto ben preciso: l’orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore (in Italia con il r.d.l. n. 692/1923). Tali battaglie portarono alla promulgazione di una legge che fu approvata nel 1867 nell’Illinois (USA). La Prima Internazionale richiese poi che legislazioni simili fossero introdotte anche in Europa.

 ” R.D.L = regio decreto-legge – Nell’ordinamento italiano il regio decreto-legge (r.d.l.) era un atto avente forza di legge adottato dal Consiglio dei ministri e promulgato dal re durante il Regno d’Italia. Le necessità politiche ed amministrative del Governo avevano indotto lo stesso sin dall’Unità d’Italia ad emanare con regio decreto norme giuridiche di competenza del potere legislativo. Non essendo tale facoltà contemplata da nessuna legge, restava molto controversa la giurisprudenza in merito all’efficacia giuridica delle relative disposizioni, prima che venissero ratificate dal Parlamento. Solo nel 1926 venne approvata una legge (legge 31 gennaio 1926, n. 100) che regolamentava la facoltà del potere esecutivo di emanare norme giuridiche. L’articolo 3 di tale legge stabiliva che con decreto regio, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, si poteva in casi straordinari e nei quali ragioni di urgente ed assoluta necessità lo esigevano, emanare decreti aventi valore di legge a condizione che lo stesso decreto fosse presentato ad una delle due camere, per la conversione, entro la terza seduta dopo la pubblicazione. Il decreto-legge che entro due anni dalla sua pubblicazione non fosse stato convertito in legge, non era più in vigore dal giorno della scadenza di tale termine. I regi decreti legge non abrogati da successive disposizioni e compatibili con la Costituzione repubblicana restano in vigore anche nell’ordinamento della Repubblica Italiana.”

La sua origine risale a una manifestazione organizzata a New York il 5 settembre 1882 dai Knights of Labor, un’associazione fondata nel 1869. Due anni dopo, nel 1884, in un’analoga manifestazione i Knights of Labor approvarono una risoluzione affinché l’evento avesse una cadenza annuale. Altre organizzazioni sindacali affiliate all’Internazionale dei lavoratori – vicine ai movimenti socialisti ed anarchici – suggerirono come data della festività il primo maggio.

Ma a far cadere definitivamente la scelta su questa data furono i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago (USA) e conosciuti come rivolta di Haymarket. Il 3 maggio i lavoratori in sciopero di Chicago si ritrovarono all’ingresso della fabbrica di macchine agricole McCormick. La polizia, chiamata a reprimere l’assembramento, sparò sui manifestanti uccidendone due e ferendone diversi altri. Per protestare contro la brutalità delle forze dell’ordine gli anarchici locali organizzarono una manifestazione da tenersi nell’Haymarket square, la piazza che normalmente ospitava il mercato delle macchine agricole. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio quando la polizia sparò nuovamente sui manifestanti provocando numerose vittime, anche tra i suoi.

L’11 novembre del 1887 a Chicago (USA), quattro operai, quattro organizzatori sindacali e quattro anarchici furono impiccati per aver organizzato il 1º maggio dell’anno precedente lo sciopero e una manifestazione per le otto ore di lavoro.

Il 20 agosto fu emessa la sentenza del tribunale: August Spies, Michael Schwab, Samuel Fielden, Albert R. Parsons, Adolph Fischer, George Engel e Louis Lingg furono condannati a morte; Oscar W. Neebe a reclusione per 15 anni. Otto uomini condannati per essere anarchici, e sette di loro condannati a morte. Le ultime parole pronunciate furono: Spies: “Salute, verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte!” Fischer: “Hoch die Anarchie! (Viva l’anarchia!)” Engel: “Urrà per l’anarchia!” Parsons, la cui agonia fu terribile, riuscì appena a parlare, perché il boia strinse immediatamente il laccio e fece cadere la trappola. Le sue ultime parole furono queste: “Lasciate che si senta la voce del popolo!”

L’allora presidente Grover Cleveland ritenne che la festa del primo maggio avrebbe potuto costituire un’opportunità per commemorare questi episodi. Successivamente, temendo che la commemorazione potesse risultare troppo a favore del nascente socialismo, stornò l’oggetto della festività sull’antica organizzazione dei Cavalieri del lavoro. Pochi giorni dopo il sacrificio dei Martiri di Chicago, i lavoratori di Chicago tennero un’imponente manifestazione di lutto, a prova che le idee socialiste non erano affatto morte.

La data del primo maggio fu adottata in Canada nel 1894 sebbene il concetto di festa del lavoro sia in questo caso riferito a precedenti marce di lavoratori tenute a Toronto e Ottawa nel 1872.

In Europa la festività del primo maggio fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889 e ratificata in Italia due anni dopo. La rivista La Rivendicazione, pubblicata a Forlì, cominciava così l’articolo Pel primo Maggio, uscito il 26 aprile 1890: “Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d’ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento”.

Il 1º maggio 1955 papa Pio XII istituì la festa di San Giuseppe lavoratore, perché tale data potesse essere condivisa a pieno titolo anche dai lavoratori cattolici.

 

 

 

 

“QUANTI ITALIANI CONOSCEVANO IL “PIANO ALABARDA”?


“QUANTI ITALIANI CONOSCEVANO IL “PIANO ALABARDA”?
 Articolo - Cossiga
 (20 maggio 2004) – Corriere della Sera

Rivelazione di Cossiga: avremmo lasciato Trieste all’ Urss
«ALABARDA» Il piano segreto per il passaggio di potere a Mosca

E’ difficile guardare avanti con lucidità se non si ha consapevolezza di ciò che abbiamo appena lasciato alle nostre spalle. Vale per la vita quotidiana dei singoli, come per la vita dei popoli, dove la Storia passata diventa linfa per il (possibile) progresso futuro. Cerca di dare un contributo in questo senso Victor Zaslavsky con il suo Lo stalinismo e la sinistra italiana (edito da Mondadori), partendo da documenti già noti o inediti sui rapporti tra Stalin e Pci togliattiano e sull’ influenza che l’ Unione Sovietica ebbe anche sul Psi di Nenni; e lanciando un’ accusa collettiva: «In Italia l’ egemonia di una cultura politica di stampo stalinista ha creato le decennali difficoltà di costruire un ampio consenso antitotalitario».

Aggiunge lo storico, nato in Unione Sovietica da una famiglia di «vecchi bolscevichi che non vollero mai riconoscere la macchina totalitaria del regime»: «Mentre ha compiuto il proprio dovere nel fare i conti con il fascismo, la storiografia italiana è però finora venuta meno all’ impegno di fare i conti con lo stalinismo». Una tesi. Apprezzata ieri, durante la presentazione del libro nella Sala Spadolini del Senato, dal presidente di Palazzo Madama Marcello Pera («Tutti i popoli europei hanno pagine che non vogliono rileggere; invece dobbiamo riaprire tutte le pagine, anche quelle sgradite e sgradevoli») e dal leader repubblicano Giorgio La Malfa.

Una tesi, però, ribaltata a sorpresa da Francesco Cossiga, che finisce con il fare una sostanziale difesa del comunismo e anche dello stalinismo: «Dittatura? In fondo anche il regime liberaldemocratico del nostro Paese è frutto di una dittatura, quella della borghesia. Inoltre, senza l’ Urss non si sarebbe vinta la guerra, non avremmo sconfitto Hitler». Sottolineando l’ importanza strategica del patto Molotov-Ribbentrop e rifiutando l’ uguaglianza revisionista tra lager e gulag («il nazismo è stato il male assoluto, il comunismo ha comunque indicato orizzonti di libertà»), Cossiga poi parla in forza delle informazioni cui ha avuto accesso per i suoi ruoli nella vita repubblicana: ministro degli Interni, presidente del Consiglio e capo dello Stato.
E regala una rivelazione:
«Quando entrò in agonia il maresciallo Tito, la Nato proclamò lo stato di allerta giallo, il primo stadio. Ma una eventuale invasione sovietica della Jugoslavia, dovuta a una richiesta interna, a una frantumazione della Jugoslavia, non avrebbe avuto alcuna reazione da parte dell’ Alleanza atlantica, perché i sovietici avrebbero ripreso quello che gli spettava in base a Yalta.
Detto questo, oggi posso aggiungere che in Italia esisteva un piano che si chiamava “Alabarda”. Noi pensavamo che i sovietici avrebbero invaso la piccola striscia della Venezia Giulia e sapevamo benissimo che non potevamo chiedere all’ Alleanza atlantica di provocare una ritorsione nucleare per difendere Trieste. E il piano prevedeva che, appena le truppe sovietiche fossero entrate in Jugoslavia, le unità militari avrebbero dovuto sgombrare Trieste e la Venezia Giulia; sarebbero rimasti il prefetto, il questore, la polizia e i carabinieri per mantenere l’ ordine e la sicurezza pubblica finché le truppe sovietiche non avessero deciso di sostituirsi in queste funzioni». Per gli storici si apre una nuova pista. Ed Emanuele Macaluso, una vita dedicata al Pci dall’ età di 17 anni e un sicilianissimo umorismo («cosa sarebbe successo se avessi pronunciato io il discorso di Cossiga?»), vuole indicarne un’ altra: «Zaslavsky sostiene una cosa inesatta quando attribuisce a Togliatti la responsabilità dell’ esistenza di una sorta di forza armata del Partito comunista. Il Pci non ha mai avuto una struttura armata, c’ erano solo alcuni membri della Resistenza che avrebbero voluto continuare un’ azione paramilitare: ma erano in netto contrasto con la linea di Togliatti. Il Pci si mosse sempre nel rispetto della democrazia». Né, continua Macaluso, si può incolpare l’ allora leader del partito di non aver sciolto i nodi con lo stalinismo: «Di questo, piuttosto, è responsabile la mia generazione, che negli anni ‘ 70 – dopo i fatti di Ungheria e di Praga – non seppe fare una scelta drastica. Ai suoi tempi, Togliatti non poteva farlo; Berlinguer ed io sì».

 

Terremoto in Slovenia – 22 aprile 2014


TERREMOTO A TRIESTE: 4.7 DI MAGNITUDO. EPICENTRO IN SLOVENIA..PER IL MOMENTO NON SI REGITRANO DANNI.

Una scossa di terremoto abbastanza forte si è fatta sentire a Trieste e in generale è stata avvertita in Friuli e in Veneto. Si tratta di una scossa di 4.7 della scala Richter che ha colpito alle 10.58 al confine con la Slovenia. L’epicentro sarebbe a 30 km a est di San Dorligo della Valle, a 3 km da S. di Pivka in Slovenia.

Terremoto in Slovenia

Simone Cristicchi “Affari di Famiglia”


Simone Cristicchi  ” Affari di Famiglia ” 
Magazzino 18
Testo del brano : Magazzino 18
Siamo partiti in un giorno di pioggia, cacciati via dalla nostra terra
che un tempo si chiamava Italia, e uscì sconfitta dalla guerra.
Hanno scambiato le nostre radici con un futuro di scarpe strette,
e mi ricordo, faceva freddo l’inverno del quarantasette…
E per le strade un canto di morte, come di mille martelli impazziti,
le nostre vite imballate alla meglio, i nostri cuori ammutoliti
siamo saliti sulla nave bianca, come l’inizio di un’avventura,
con una goccia di speranza, dicevi “Non aver paura!”.E mi ricordo di un uomo gigante, della sua immensa tenerezza
capace di sbriciolare montagne, a lui bastava una carezza.
Ma la sua forza, la forza di un padre, giorno per giorno si consumava,
fermo davanti alla finestra, fissava un punto nel vuoto, diceva:

Ah…come si fa? A morire di malinconia per una terra che non è più mia,
che male fa, aver lasciato il mio cuore dall’altra parte del mare…

Sono venuto a cercare mio padre in una specie di cimitero,
tra masserizie abbandonate e mille facce in bianco e nero,
tracce di gente spazzata via dall’uragano del destino,
quel che rimane di un esodo, ora, riposa in questo magazzino.
E siamo scesi dalla nave bianca, i bambini, le donne, gli anziani,
ci chiamavano “fascisti”, eravamo solo italiani,
italiani dimenticati in qualche angolo della memoria,
come una pagina strappata dal grande libro della storia…

Ah…come si fa? A morire di malinconia per una vita che non è più mia,
che male fa, se ancora cerco il mio cuore dall’altra parte del mare…

Quando domani in viaggio arriverai sul mio paese,
carezzami ti prego il campanile, la chiesa, la mia casetta.
Fermati un momentino, soltanto un momento,
sopra le tombe del vecchio cimitero,
e digli ai morti, digli, ti prego,
che no dimentighemo.

Nel Cd c’è anche il brano dedicato a Laura Antonelli

Laura Antonelli

 
Nata a Pola (ora Croazia) il 28 novembre 1941. Famiglia di sfollati, profuga a Venezia, poi a Napoli, poi a Camaldoli.
Un lifting le procurò un reazione allergica che le deturpò i lineamenti.
Ha avuto problemi e fu arrestata per droga, e condannata a 3 anni e 6  mesi, poi l’assoluzione in appello perché era per uso personale e non era una spacciatrice.
Nel 2006 la Corte D’appello di Perugia condannò il ministero della Giustizia e versare un risarcimento di 108 mila euro (150 mila con interessi) per danni alla salute e di immagine patiti a causa “dell’ irragionevole durata del processo”.
Ma causa della sua generosità che la spinse ad aiutare chiunque i soldi finirono  ben presto.
Oggi vive a Ladispoli in un piccolo appartamento, prende una pensione di 300 euro mensili, e il Tribunale ha stabilito che non può occuparsi direttamente dei suoi affari. 

http://youtu.be/6PUp0n7Cx0A

Adriano Olivetti


Olivetti

Adriano Olivetti Ivrea 1 Aprile 1901   Aigle,  27 febbraio 1960 è stato un  imprenditore, ingegnere e politico italiano, figlio di Camillo Olivetti (fondatore della  Ing C. Olivetti & C, la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere e Luisa Revel e fratello dell’ industriale Massimo Olivetti. Uomo di grande e singolare rilievo nella storia italiana del secondo dopoguerra, si distinse per i suoi innovativi progetti industriali basati sul principio secondo cui il profitto aziendale deve essere reinvestito a beneficio della comunità.

Lettera 22- 2

Lettera 22

Adriano Olivetti e la fabbrica

Adriano Olivetti riuscì a creare nel dopoguerra italiano un’esperienza di fabbrica nuova ed unica al mondo in un periodo storico in cui si fronteggiavano due grandi potenze: capitalismo e comunismo. Olivetti credeva che fosse possibile creare un equilibrio tra solidarietà sociale e profitto, tanto che l’organizzazione del lavoro comprendeva un’idea di felicità collettiva che generava efficienza.

Gli operai vivevano in condizioni migliori rispetto alle altre grandi fabbriche italiane: ricevevano salari più alti, vi erano asili e abitazioni vicino alla fabbrica che rispettavano la bellezza dell’ambiente, i dipendenti godevano di convenzioni. Anche all’interno della fabbrica l’ambiente era diverso: durante le pause i dipendenti potevano servirsi delle biblioteche, ascoltare concerti, seguire dibattiti, e non c’era una divisione netta tra ingegneri e operai, in modo che conoscenze e competenze fossero alla portata di tutti.

L’azienda accoglieva anche artisti, scrittori, disegnatori e poeti, poiché l’imprenditore Adriano Olivetti riteneva che la fabbrica non avesse bisogno solo di tecnici ma anche di persone in grado di arricchire il lavoro con creatività e sensibilità. Adriano Olivetti credeva nell’idea di comunità, unica via da seguire per superare la divisione tra industria e agricoltura, ma soprattutto tra produzione e cultura. L’idea, infatti, era quella di creare una fondazione composta da diverse forze vive della comunità: azionisti, enti pubblici, università e rappresentanze dei lavoratori, in modo da eliminare le differenze economiche, ideologiche e politiche. Il suo sogno era di riuscire ad ampliare il progetto a livello nazionale, in modo che quello della comunità fosse il fine ultimo.

Adriano Olivetti è riuscito a superare l’idea di utopia impossibile da realizzare, creando un progetto che sapesse realizzare i sogni della collettività.

Suzzara – Terremoto 2012


Mantova, il campanile di Suzzara

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Il distacco della cupola (Foto Pnt)

Salvata la cupola della chiesa di Suzzara

VIDEO: http://youtu.be/8Tu023KZkUg

http://video.repubblica.it/dossier/terremoto-emilia-20-maggio/suzzara-smontato-e-coperto-il-campanile-lesionato/99795/98173

 La cupola era stata aggiunta nel 1500, costruita con materiale incongruo rispetto al resto della torre.

Con un’operazione chiururgica a 40 metri d’altezza, i vigili del fuoco hanno salvato la cupola della chiesa dell’Immacolata di Suzzara. Un intervento mai tentato prima. La cupola, del peso di 27 tonnellate, non perso un frammento.

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SUZZARA, SALVATO IL CAMPANILE DELL’IMMACOLATA.

«Grazie a persone estremamente preparate siamo riusciti a portare a termine un’impresa senza precedenti» è del comandante della squadra Saf di Varese la frase che riassume una giornata che Suzzara non dimenticherà facilmente. L’operazione di distacco della cupola del campanile della chiesa Immacolata di piazza Garibaldi è stata un grande successo. Ci sono voluti quattro giorni di preparazione, un lavoro di cesello minuzioso, culminato nell’intervento della gigantesca gru della ditta “Vernazza” arrivata da Genova e sei vigili del fuoco varesotti che hanno lavorato sotto il sole cocente a 37 metri d’altezza più due a terra che hanno coordinato per scongiurare il pericolo che la cupola si rompesse: quello che in città nessuno voleva . In circa 20 minuti le 27 tonnellate di cupola con il suo pennacchio in marmo sono state definitivamente staccate dai pilastri in mattoni fasciati e portata a terra tra gli applausi dei cittadini che da via Baracca a piazza Garibaldi, da ieri mattina sono rimasti con il naso all’insù per seguire le varie fasi del complicato intervento.

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Con la cupola a terra, vigili del fuoco, gruisti, il sindaco Wainer Melli, l’assessore al patrimonio e Protezione civile Giulio Davoglio con i funzionari dell’ufficio tecnico Marco Bianchi e Ilaria Biancheria hanno posato per una foto ricordo. La cupola non sarà più rimontata. Al suo posto verrà posata una piattaforma in cemento. Il pezzo di campanile resterà a futura memoria del terremoto 2012 di Suzzara. Il parroco Egidio Faglioni ha già annunciato che la cupola, trasformata in monumento, verrà posizionata in un’ area a ricordo dell’evento.

Una giornata intensa ma decisiva. Alle imbracature della cupola e alla fasciatura dei 16 pilastri che la sorreggevano, nel pomeriggio di ieri sono state fissate travi in legno a croce sulle otto finestre ed è stato messo in sicurezza il pinnacolo in marmo con la croce. A complicare la situazione c’è stato anche il vento che ha rallentato il sollevamento della cupola. Alle 19.32 la gru ha iniziato a tirare le corde: piccoli tocchi di leva che hanno portato al definitivo di stacco con la caduta di piccoli pezzi di pietra e un po’ di calcinaccio. Niente se si considera che in caso di insuccesso la cupola poteva cadere al suolo o danneggiare il tetto della chiesa. Tutto è filato liscio fino alle 20.52 quando la cupola è stata adagiata sul terrapieno in via Largo don Lino Borselli, sul fianco della chiesa (mauro pinotti)

GUARDA LE FOTO

IL DALAI LAMA DONA ALTRI 50MILA DOLLARI.

“Non è giusto venire a mani vuote in un posto colpito da questo disastro. Per questo motivo donerò altri 50.000 dollari a queste popolazioni”. Lo ha detto il Dalai Lama al campo Friuli, dove ha anche ricevuto un’anziana sfollata, costretta a muoversi con una stampella. Già al momento dell’annuncio della visita a Mirandola, lo staff del Dalai Lama aveva reso nota una prima donazione di 50.000 dollari alla Croce Rossa dell’Emilia-Romagna per le operazioni di soccorso.

“Dovete essere determinati, solo questo vi aiuterà a costruire una nuova casa e a tornare a guardare al futuro”. E’ l’esortazione del Dalai Lama alla folla che lo ha accolto nella sua visita a Mirandola. “Ho visto case e industrie distrutte arrivando qui. E’ un disastro. Ho pregato per voi da quando ho saputo del terremoto e mi trovavo a Udine _ ha detto rivolgendosi agli sfollati del campo Friuli _ Appena ho avuto l’occasione sono venuto qui. Vedendo questa distruzione ho provato profondo dispiacere. In passato ho visitato altri posti dove ci sono stati disastri naturali e ho sempre convinto le persone a pensare al futuro”.

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Continassagate “Scandalo” Catastale tra il comune di Torino e Juventus


Continassagate, “scandalo” catastale tra comune di Torino e Juventus

Post di Stefano Maria Meconi data: novembre – 15 – 2012

Torino – La rete, si sa, è un veicolo straordinario per le rivoluzioni e per informare quando i mezzi di informazione non assolvono al compito suddetto. Da qualche giorno, stanno progressivamente aumentando su Twitter gli utenti che parlano del cosiddetto #continassagate, e che vedrebbe coinvolti l’amministrazione comunale di Torino e la società sportiva Juventus.

La Continassa, per i poco informati – o per i non torinesi – è l’area adiacente al nuovissimo Juventus Stadium, con la quale la squadra torinese ha aperto una sorta di restaurazione, in termini fiscali e di risultati sul campo, e che la società sportiva, che condivide i vertici con la Fiat, ha deciso di sottoporre a grandi lavori per la creazione di attività commerciali parallele a quelle sportive nello Stadium.

Nulla di male, se non fosse che la Continassa è di proprietà demaniale, e che con una delibera in consiglio comunale votata a larghissima maggioranza (24 favorevoli, 7 contrari, 8 astenuti), sia stata ceduta in gestione alla F.C. Juventus per la somma, non ancora definitiva e chiarita da ambo le parti coinvolte, di 20 milioni di euro. Venti milioni per un terreno che l’esponente in consiglio del Movimento 5 Stelle ha quantificato in 350.000 metri quadrati, mentre fonti vicine alla Juventus affermano essere la metà, 180.000 metri quadrati.
La polemica sorge allorché il prezzo che la società sportiva verserà alle casse torinesi, secondo i dati riportati dal consigliere Vittorio Bertola, sembra decisamente sproporzionato: 0,57 euro per metro quadrato all’anno, per una gestione che durerà 99 anni, e che di fatto vincolerà vita natural durante la Continassa ai progetti, sportivi e commerciali – campi di allenamento, appartamenti, cinema, negozi e quant’altro – della Juventus.

Le solite fonti vicine ai neo-campioni d’Italia fanno sapere che il terreno ceduto dal comune sarà invece di 180.000 metri quadrati, al prezzo non definitivo di 10,2 milioni di euro – si prevede una nuova perizia nel giro di qualche settimana, dopo un ennesimo voto consiliare che non ha mancato di scatenare ulteriori polemiche – e quindi con un rapporto metro quadrato/anno di 0,60 euro, non dissimile dalle stime portate in discussione da Bertola.

Il #continassagate, che non ha mancato di scatenare anche la reazione scandalizzata dell’opinionista Oscar Giannino, rischia di divenire un boomerang per la Juventus, che già, almeno in quanto a certe decisioni arbitrali vagamente discutibili, non gode di una buona fama nel pubblico, e per Piero Fassino, attuale sindaco della prima capitale d’Italia, che potrebbe forse aspirare a incarichi governativi se la coalizione di centro-sinistra si imponesse nelle politiche della primavera 2013.

Stefano Maria Meconi

Rovignesi al Borgo Antico – YouTube


Muamba, infarto in campo: la disperazione in campo e sugli spalti.


Muamba

18.03.2012 14:18 di Daniele Mari  Fonte: FCINTER1908.IT
 
Tutto il mondo del calcio si è stretto intorno a Fabrice Muamba, lo sfortunato centrocampista del Bolton che ieri ha accusato un arresto cardiaco in campo durante il match contro il Tottenham.
Video : http://youtu.be/P_5uxCB6vvs
In questo video si vedono le prime immagini di Muamba accasciato al suolo e poi la disperazione tra gli altri giocatori e sugli spalti, anche perché la tv inglese già da tempo ha deciso per scelta di non mostrare o indugiare su immagini shock.

Naufragio Costa Concordia


http://video.repubblica.it/edizione/firenze/la-capitaneria-in-molti-si-sono-buttati-in-mare/85710/84099 Il diario di quella notte alla Capitaneria  /   leggi    "Guardava la Concordia affondare" /    ordinanza

http://video.repubblica.it/dossier/naufragio-giglio-costa-concordia/ex-speaker-della-costa-sulla-concordia-scarsa-sicurezza/86035/84424

Calcioscommesse


19 dicembre 2011 da Repubblica.it

Calcioscommesse, l’arresto di Cristiano Doni

L’operazione, coordinata dalla procura di Cremona, costituisce la seconda tranche dell’inchiesta “Last bet” che a giugno scorso ha portato in carcere 16 persone tra cui l’ex giocatore della Nazionale, Beppe Signori. Sotto inchiesta anche tre partite di serie A. La procura sportiva già al lavoro. Su ogni partita investiti 1,5 milioni di euro. Nel video, le immagini dell’arresto dell’ex capitano dell’Atalanta Cristiano Doni, che avrebbe tentato la fuga….

Video:

http://video.repubblica.it/dossier/calcioscommesse-2011/calcioscommesse-l-arresto-di-cristiano-doni/84104/82494

Mentre l’Italia affonda………


Mentre l’Italia affonda economicamente ed è sommersa dall’acqua in varie città e Regioni,   Genova con 7 morti – Qualche settimana fa le 5 Terre – oggi  Napoli  1 morto e il Piemonte con allerta per il Pò  i nostri politici non fanno altro che preoccuparsi a farsi la guerra sui numeri dei parlamentari a favore o contro  non ho letto o sentito nessun commento  sull’accaduto tranne da parte di Napolitano.

Nei giorni precedenti con  già prevvisto il rishio alluvione il Nostro Pressidente del Consiglio nel corso del G20 a detto: L’attacco ai nostri titoli è “una moda passeggera, in Italia i ristoranti sono pieni e la vita che si fa è quella di un paese benestante”.

Io mi chiedo come fa un paese “BENESTANTE”  avere nel 2011 problemi di gravi alluvioni causa il dissesto idrologico del paese? causato da incuria  vedi Napoli? 

Nubifragio a Genova, 7 morti


Venerdì 4 novembre 2011 – Fonte: Repubblica.it

Nubifragio a Genova, 7 morti
tra le vittime anche due bimbi

Da mezzanotte alle 13 sono piovuti sulla città 300 millimetri d’acqua, pari a un terzo della quantità che cade mediamente in un anno. Esondati i torrenti Fereggiano, Bisagno e Sturla. La protezione civile consiglia di ripararsi ai piani alti dei palazzi. Ancora diversi dispersi e il bilancio dei morti è provvisorio.

Nubifragio a Genova, 7 morti tra le vittime anche due bimbi

GENOVA – Genova è allagata, invasa da acqua e fango, in ginocchio. Il torrente Fereggiano ne ha uccisi sette. Una ragazza di 19 anni schiacciata dalle auto travolte dall’acqua, una mamma con le sue due figlie, annegati in uno scantinato allagato in zona Marassi. Poi altri tre adulti. Oltre al Fereggiano, sono usciti dagli argini anche i torrenti Bisagno e Sturla, nelle zone di San Fruttuoso e Sturla.

http://video.corriere.it/fiume-dentro-genova/442c4df0-06f4-11e1-b2db-bf661a45e1f2

http://video.corriere.it/genova-uomo-trascinato-acqua/0bfdb03a-0709-11e1-b2db-bf661a45e1f2

Tragedia Simoncelli, incidente choc in Malesia


24 ottobre 2011 Fonte: Repubblica.it

Tragedia Simoncelli
incidente choc in Malesia

Secondo giro, SuperSic scivola senza conseguenze ma viene colpito in testa dalla moto di Edwards e Valentino che lo seguono. Schianto tremendo, perde il casco e rimane immobile in pista. Mistero sulle sue condizioni per una lunga ora. Poi l’annuncio ufficiale: il pilota è deceduto per traumi “alla testa, al collo e al torace”

 La salma domani in Italia, giovedì i funerali. Il “dottore” smentisce le voci di un suo ritiro. E scoppia il caso sicurezza

Tragedia Simoncelli  incidente choc in Malesia
SEPANG – Fermo, in mezzo alla pista. Simoncelli è stato appena colpito dalla moto di Edwards e di Rossi, perde il casco che rotola via come una palla. Sono queste le immagini choc del secondo giro del Gp della Malesia che gettano nello sconforto.Poi una lunga, infinita, tremenda attesa, lunga 50 minuti, senza notizie ufficiali, senza nulla. Fra la disperazione di parenti, amici e colleghi nei box. Poi arriva la conferma: Simoncelli, il 24enne amico di tutti non c’è più. Nessuno osava dirlo ma lo pensavano tutti perché chi conosce le gare sa che quando non ci sono notizie è sempre un brutto segno. Solo dopo mezz’ora infatti un medico è uscito dalla clinica dicendo che SuperSic è arrivato in arresto cardiovascocircolatorio. E che “stanno lavorando”, e che “il pilota ha il segno di una gomma sul collo”. Così quello che tutti immaginavano fin da subito, purtroppo, inizia a diventare realtà.

Sicurezza sul lavoro


17 ottobre 2011 Fonte: Repubblica.it

Sicurezza sul lavoro
La Ue mette in mora l’Italia

Con una lunga e dettagliata lettera Bruxelles segnala l’apertura di un procedimento contro il nostro Paese

L’Italia non rispetta le direttive europee in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro. Con una lunga e dettagliata lettera di “messa in mora”, recapitata il 30 settembre scorso al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, la Commissione europea ha aperto un procedimento di infrazione contro l’Italia. Facendo a pezzi, in sei punti, il Testo Unico sulla sicurezza, proprio nella parte riformata dal decreto Sacconi il 3 agosto 2009. Si scopre così che la tanto contestata norma “salva manager”, quella che deresponsabilizza i datori di lavoro nel caso di incidente e che il ministro del Welfare Maurizio Sacconi disse pubblicamente  –  sull’onda dei processi Thyssen e Eternit – di aver stralciato, è in vigore. Mimetizzata dentro una complessa ragnatela di articoli e commi, ma ancora lì nel Testo Unico.

Tutto nasce dalla petizione di un operaio metalmeccanico di Firenze,  Marco Bazzoni. A novembre del 2009, a titolo individuale  e senza organizzazioni alle spalle, ha scritto alla Commissione europea, convinto che il decreto Sacconi appena approvato violasse alcune disposizioni dell’Ue. La Commissione ha dichiarato ricevibile la petizione a marzo del 2010. Poi i tecnici che si occupano di affari sociali e lavoro per mesi hanno passato al setaccio il Testo Unico, parlando anche con i funzionari del ministero del Welfare. A settembre di quest’anno, è stata decisa “la costituzione in mora” contro l’Italia <Per ritrovare la “salvamanager” bisogna fare le acrobazie da un articolo all’altro del nuovo Testo Unico. Il presupposto di partenza è che i datori di lavoro e i dirigenti possono delegare e subdelegare specifiche funzioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro (art. 18), mantenendo comunque l’obbligo di vigilare sul delegato. Obbligo che si considera pienamente assolto (art. 16 comma 3) in caso di adozione e ed efficace attuazione del modello di verifica e controllo. Eccolo il passaggio che ha insospettito la Commissione. A valutare se i dirigenti abbiano correttamente vigilato e siano da ritenere non penalmente responsabili in caso di incidente, a valutare cioè se il modello di verifica e controllo sull’operato dei delegati alla sicurezza sia stato efficace, non è un soggetto terzo come l’Ispettorato del Lavoro, e nemmeno un giudice in sede di accertamento penale, com’è stato fino a prima della riforma. E’ un organismo paritetico (art 51), costituito proprio da associazioni di datori di lavoro, quindi con un obiettività di giudizio quantomeno limitata. Una “salvamanager” più complicata e leggermente depotenziata rispetto a quella inserita nella bozza del decreto Sacconi, che aveva efficacia retroattiva applicandosi ai processi in corso, ma comunque considerata un escamotage dalla Commissione a vantaggio dei capi delle aziende. E non è l’unico profilo di irregolarità ravvisato nel Testo Unico.

La normativa italiana sarebbe in contrasto con la direttiva europea  –  si legge nella lettera di messa in mora  –  anche per l’obbligo di disporre di una valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute durante il lavoro per i datori che occupano fino a 10 dipendenti e per la proroga dei termini impartiti per la redazione del documento di valutazione dei rischi per le nuove imprese o per modifiche sostanziali apportate ad imprese esistenti. Il Testo Unico (art 28) concede infatti al datore di lavoro ben 90 giorni dall’inizio dell’attività per elaborare il documento sulla valutazione del rischio. Troppi, secondo la Commissione.

Le altre quattro contestazioni riguardano l’obbligo di valutazione del rischio di stress legato al lavoro, l’applicazione della normativa su sicurezza e salute per le cooperative sociali e le organizzazioni di volontariato della protezione civile, le disposizioni di prevenzione incendi per gli alberghi con oltre 15 posti letto, esistenti in data aprile 1994. Adesso il governo italiano ha due mesi di tempo per trasmettere alla Commissione le proprie osservazioni. Dopodiché, in caso di chiarimenti non sufficienti, avrà un po’ di tempo (si parla di altri due mesi) per modificare il Testo Unico ed evitare il ricorso per inadempimento alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con relative possibili e onerose sanzioni.

Ennesime morti sul lavaro…….


14 ottobre 2011 Fonte Corriere della Sera

Lavoro tragico : Ieri due morti

Due morti ieri in altrettante tragedie sul lavoro in Lombardia. Il ribaltamento del rullo schiacciasassi che stava moanovrando è costato la vota a un operaio che ieri mattina stava lavorando a Montano Lucino, in un cantiere stradale.Si tratta di A.G. S., di 42 anni, dipendente della ditta Ronzoni.

Un morto anche a Orzivecchi, nella bassa bresciana: A.D., 35 anni, è stato risucchiato dal cardano del trattore che stava sistemendo.

Commento: questa notizia è stata pubblicata dal Corriere della Sera a pag 13 della cronaca di Milano, oramai le “morti bianche”, A parte qualche caso ecclatante non fanno più notizia.

Censimento on line, grande flop Sito bloccato e proteste in rete


09 ottobre 2011 Fonte: l’Unità

Censimento on line, grande flop Sito bloccato e proteste in rete

«Complimenti vivissimi! Dopo avere sbandierato l’obbligo di compilare il censimento, possibilmente il 9/10 e preferibilmente on-line, da bravo cittadino mi sono seduto stamani davanti al computer per compilare on-line, il questionario e, dopo un’ora di tentativi di connettermi al sito e aprire il modulo, è comparso un messaggio, chissà perchè in inglese visto che siamo in Italia, che mi dice che il servizio di compilazione on-line al momento non è disponibile». Lo scrive in una nota all’Ansa l’ex consigliere comunale di Bologna Nicolò Rocco di Torrepadula.

In effetti altri tentativi di altre persone hanno avuto lo stesso esito: «Ho provato allora – prosegue Rocco – a chiamare il numero verde 800.069.701 per avere assistenza ma, dopo essere riuscito a trovare la linea libera, cosa tutt’altro che facile, una sbrodolata di parole, 95% inutili, mi ha detto semplicemente che nessun operatore era al momento disponibile e di richiamare più tardi o mandare una mail a: infocens2011 istat.it, cosa che sto facendo. Se la buona riuscita di questo censimento si vede da questo inizio, che definirei tragicomico, auguri per il prosieguo! Già il censimento in sè è una rottura di scatole e una perdita notevole di tempo, in più si aggiungono tutte queste difficoltà: siete sicuri di avere adottato le giuste procedure?? Il pastore sardo che vive in un nuraghe del Sulcis o un contadino dei monti della Sila o un nonnetto di 96 anni dell’Alto Adige come pensate che possano riuscire in questa impresa? Auguri !! Un cittadino molto, molto, inca….to». (ANSA). COM-MR 09-OTT-11 12:24 NNN

Auto sotto il pullman del Torino Due morti, illesi i giocatori


10 ottobre 2011 Fonte: L’Unità

Auto sotto il pullman del Torino Due morti, illesi i giocatori

Rientro tragico ieri sera per il Torino Calcio, capolista in serie B. Alla barriera di Santena, a due passi ormai dal capoluogo piemontese, il pullman dei granata è stato coinvolto in un tamponamento a catena, che è costato la vita a due giovani, mentre un terzo si trova in condizioni molto critiche al Cto del capoluogo piemontese.

 Nessun ferito tra giocatori e componenti della società, che aveva appena archiviato la quinta vittoria consecutiva fuori casa, segnando un piccolo record. Lo shock è stato forte (e la memoria corre al ricordo del Grande Torino che fu falciato dalla tragedia di Superga).

Secondo le prime ricostruzioni il pullman del Torino Calcio si trovava in prossimità del Telepass, , quando un camion ha tamponato una Bmw che è andata ad incastrarsi sotto il motore del pullman prendendo fuoco. A domare le fiamme e a chiamare i soccorsi sono stati proprio i granata, mentre il conducente del camion, che più tardi sarebbe risultato rubato, si è dato alla fuga.

Sulla Bmw viaggiavano tre ragazzi di 24, 35 e 31 anni, che stavano rientrando da una gita al mare. Dalla macchina, ridotta ad un ammasso di ferraglia è stato estratto vivo solo il più giovane dei tre, che ora versa in condizioni critiche.

Foto e ricordi : mostra su Anna Frank


10 ottobre 2011 Fonte: Corriere della sera

Allestita fino al 22 ottobre in Provincia. Podestà: l’antisemitismo va sdradicato

Foto e ricordi: mostra su Anna Frank

 

Fotografie, riproduzioni di documenti. Sopratuttto: citazioni che sono tratte dallo stesso diario. Il diario di Anna Frank, la cui storia è raccontata nella mostra ospitata a Palazzo Isimbardi, sede della Provincia che ha promosso l’evento. Lo ha fatto in collaborazione con il Consolato generale dei Paesi Bassidi Milano e con la Anna Frank House di Amsterdam, in Olanda.

“L’antisemitismo”, dice il presidente della Provincia Guido Podestà, “èuna malabestia che continua a risorgere e che invece va definitivamente sradicato dall’umanità con il fondamentale contributo dei giovani”.

  All’inaugurazione della mostra c’erano anche Win Kok, presidente della Fondazione Anna Frank, già ministro delle Finanze  e premier, e Nico Kamp, console onorario del Regno dei Paesi Bassi a Firenze; i genitori di Kamp vennero deportati ad Auschwitz sullo stesso treno della famiglia Frank.

La rassegna,che come informa la Provincia ha ingresso libero ed è aperta fino al 22 ottobre, ripercorre la vita di Anna Frank vuole introdurre a una “rilettura della Shoah inquadrata in un’ottica biografica” grazie al supporto, per l’appunto, di un ricco apparato iconografico, riproduzione  documentarie  e citazioni tratte dal dierio personale della ragazza. L’allestimento, che è suddiviso in modo cronologico, scandisce i momenti che dall’evento del nazismo portano fino alla dopoguerra. La rassegna fotografica si sviluppa intorno a 34 pannelli in polipropilene  a colori (dimensioni di 100 cem. per 200) con testo italiano-inglese e riproduzione fotografiche.

 Dove
» Milano – Palazzo Isimbardi
via Vivaio , 1
20122 Milano  (MI)
Contatti
prenotazioni
telefono: 800 883311
Orari
orario: 09.00>13.00 14.00>18.00; 9 ott aperto
chiuso il: sab dom

prenotazione obbligatoria: si
ingresso: libero con prenotazione

Informazioni Aggiuntive:
La mostra è suddivisa in cinque periodi ordinati cronologicamente – evidenziati anche graficamente da diversi colori di fondo dei pannelli – che consentono l’approfondimento di altrettante tematiche:
– 1929-1933: i primi quattro anni di vita di Anne, l’ascesa del Partito Nazionalsocialista in Germania. Temi: il nazionalismo e la ricerca del capro espiatorio;
– 1933-1939: la fuga in Olanda della famiglia Frank. L’espulsione degli ebrei dalla Germania e la loro persecuzione. Tema: la “pulizia etnica”;
– 1939-1942: l’inizio della persecuzione degli ebrei. Tema: il coraggio civile;
– 1942-1945: il periodo di clandestinità dei Frank nell’alloggio segreto, il diario di Anne e la deportazione. Tema: la Shoah;
dal 1945 a oggi: le reazioni alla pubblicazione del diario e la società del dopoguerra. 
 

 

 

 

Camusso: “La classe dirigente è responsabile del degrado del Paese


Camusso: “La classe dirigente è responsabile del degrado del Paese”
In una intervista al quotidiano ‘la Repubblica’, il Segretario Generale della CGIL afferma che “l’Italia non è un’azienda” per questo “servirebbe un po’ di umiltà: mettersi al servizio, semmai, e non a capo di qualcosa”. Ma purtroppo i provvedimenti del governo “puntano solo alla propaganda”

Susanna Camusso, Segretario Generale della CGIL, dice che Luca di Montezemolo non lo voterebbe proprio.

“C’è un problema di democrazia se per candidarsi alla presidenza del Consiglio bisogna avere almeno 30 milioni di reddito l’anno. E poi basta con questa strana idea che il Paese sia come un’azienda. Servirebbe un po’ di umiltà: mettersi al servizio, semmai, e non a capo di qualcosa. Lo dico ai tanti, compreso il Pd, che discutono solo di formule e leadership e mai di cosa fare. È un vezzo diventato ormai insopportabile.

Per quanto riguarda l’inserzione di Diego Della Valle, da una parte c’è un grido d’allarme per dove siamo arrivati. Ma dall’altra non mi convince la tesi secondo la quale tutti i politici sarebbero uguali, senza distinzione di responsabilità tra chi governa e chi no. E’ un approccio che finisce per alimentare l’antipolitica, l’illusione che si possa fare a meno della politica. Certo, si può cercare di abbellire come si vuole il proprio messaggio. Che comunque resta lo stesso: tutti a casa!.

Io vorrei dire che il tema da affrontare è quello della crisi della classe dirigente italiana. Perché c’è una responsabilità di tutta la classe dirigente se il Paese è potuto degradare a questi livelli. Ma dov’è stata finora la nostra classe dirigente? Non si accorgeva di cosa stava accadendo?.

Anche i leader sindacali fanno parte della classe dirigente. E non è un caso che questo governo e questa Confindustria abbiano cercato e ottenutole divisioni tra i sindacati. Non hanno forse firmato una serie di accordi separati?.

Io non assolvo nessuno. Però in tante situazioni ci siamo trovati in totale solitudine: quando tre anni fa chiedevamo misure per uscire dalla crisi; quando abbiamo denunciato la deriva del linguaggio e la cultura che stava producendo. Come quello della Lega e quello del presidente del Consiglio. Il tema della secessione e quello delle donne. E poi, gli attacchi alla magistratura, l’asservimento delle authority. Può bastare?.

La crisi italiana è anche la crisi della sua classe dirigente. E, d’altra parte, come potrebbe non essere così se ci sono voluti tre anni perché le imprese, come tanti altri, capissero dove stiamo finendo? Si è scelto il terreno della svalorizzazione del lavoro, della terziarizzazione, della finanziarizzazione. Bene, ci saranno straordinarie responsabilità del governo, ma ce ne sono tantissime anche del mondo delle imprese. L’idea del “piccolo è bello”, per esempio, non nasce proprio dal nulla.

Insomma, non è Berlusconi il colpevole di tutto. Anche se ci ha messo in abbondanza del suo. E sua è la responsabilità di aver eletto a ideologia la divisione del Paese, l’individualismo, la carità pelosa che ha rotto qualsiasi forma di solidarietà.

II governo ha rinviato ancora il pacchetto di misure per lo sviluppo. Saranno a costo zero, hanno detto. Ci possano anche essere misure a costo zero – pensi solo a una vera lotta all’evasione fiscale – ma non credo che questo governo abbia in mente provvedimenti che vadano oltre la pura propaganda. Purtroppo”.

È morto Steve Jobs


06 ottobre 201 da Corriere.it

Addio a Steve Jobs, il genio della Apple

L’uomo Era malato di tumore al pancreas. L’annuncio sulla home page della società di Cupertino
 
http://video.corriere.it/morto-steve-jobs-mondo-lutto/b1001606-efdd-11e0-afdf-a2af759d2c3b

MILANO – È morto Steve Jobs, il patron e fondatore della Apple e figura di primo piano dell’hi-tech internazionale. Aveva 56 anni ed era da tempo malato di un tumore al pancreas. L’annuncio è stato dato dalla stessa società di informatica. «Apple ha perso un genio creativo e visionario e il mondo ha perso un formidabile essere umano»: è quanto si legge sulla home page della Apple dove campeggia una foto in bianco e nero di Steve Jobs con l’anno della nascita e quello della morte: 1955-2011. «Quelli di noi che hanno avuto la fortuna di conoscerlo abbastanza e di lavorare con lui – si legge  ancora sul sito – hanno perso un caro amico e un mentore ispiratore. Steve lascia una società che solo lui avrebbe potuto costruire e il suo spirito sarà  sempre il fondamento di Apple». «Nessuna parola – ha datto Tim Cook, amministratore delegato di Apple dopo l’addio di Jobs l’estate scorsa – può adeguatamente esprimere la nostra tristezza per la morte di Steve o la nostra gratitudine per l’opportunità di aver lavorato con lui. Onoreremo la sua memoria dedicandoci a continuare il lavoro che lui amava così tanto».

LA NOTIZIA SUI MEDIA AMERICANI – La morte di Steve Jobs ha fatto irruzione sui notiziari tv e sui siti dei media americani, scalzando drasticamente Sarah Palin e la sua rinuncia alla corsa per la Casa Bianca. Il sito del New York Times titola a tutto schermo: «Steve Jobs, il visionario della Apple, muore a 56 anni» e sotto una foto con un Iphone. Il Washington Post: «Muore Steve Jobs, il pioniere della tecnologia». La Cnn, sopra una foto della sua ultima creatura, l’Ipad, il titolo «Muore il fondatore della Apple». Sulla stessa linea tutte le tv che sono mobilitate con le telecamere puntate sullo stato maggiore di Cupertino, nella Silicon Valley, in California, dove è ancora giorno. Infine l’Huffington Post, presenta il titolo piu« eclatante»: solo due parole a caratteri cubitali «Rip, Steve» (dove Rip sta per «Rest In Peace» cioè Riposa in pace).

Quanti rischi si corrono con Tac ecc……


03 ottobre 2011 da Corriere.it

Quanti rischi si corrono con TAC Radiografie e risonanze magnetiche?

http://video.corriere.it/quanto-si-rischia-le-radiografie/1eaf74bc-eaa7-11e0-ae06-4da866778017

“Ci sono differenze notevolissime. Ma i potenziali danni vanno sempre valutati in base all’utilità dell’esame”

Quanti raggi invia al nostro corpo una radiografia del torace? E quanti una Tac? E una risonanza magnetica? Le differenze sono molto maggiori rispetto a quanto si possa credere. “Il calcolo della quantità dsi raggi che investono il nostro corpo per un esame radiologico” sottolinea nel video il Dottor Guido Pedroli, responsabile della fisica sanitaria dello Ieo e già presidente della Associazione Italiana Fisica Medica, ” va sempre valutato in rapporto all’appropriatezza dell’indagine. Non basta dire che una Tac “vale” mille radiografie”: bisogna vedere se quella Tac fa o no la differenza per  la guarigione del malato. Nel qual caso il rischio che comporta può essererrilevant5e rispetto ai benefici che comporta, e, naturalmente, viceversa”.

CGIL lavorare in sicurezza è un dovere civile


CGIL  lavorare in sicurezza è un dovere civile

L’idea di diffondere la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro anche attraverso il teatro continua a piacerci.

L’occasione è data da “Giorni rubati”, uno spettacolo scritto e interpretato da Giammarco Mereu, ex operaio vittima di un grave incidente sul lavoro.

La rappresentazione teatrale trae spunto dal terribile infortunio subito dal giovane operaio, che nel 2006 venne investito dal cancello del cantiere dove lavorava. Un peso di seicento chili che gli ha spezzato la schiena, costringendolo per sempre su una sedia a rotelle. La costrizione fisica non gli ha però impedito di usare il pensiero; la sua mente ha ideato e permesso di portare in scena “Giorni rubati”, che è il racconto di quella terribile esperienza e delle conseguenze che ha avuto sulla sua vita.

 La Segreteria Regionale CGIL Lombardia

 Il Dip. Reg. Salute e Sicurezza 

 
dal 4 al 9 ottobre 2011
produzione Rossolevante
GIORNI RUBATI
testo Gianmarco Mereu
regia
Silvia Cattoi e Juri Piroddi
 
con Gianmarco Mereu Giancarlo Brioni, Silvia Cattoi, Juri Piroddi
drammaturgia collettiva
musiche di scena eseguite dal vivo dal Maestro Giancarlo Brioni
costumi Francesca Pischedda
video Fabio Fiandrini
foto Lara Depau, Antonia Dettori, Pietro Basoccu

Norma «anti-blog», la Rete si mobilita


il comma 29 nel ddl intercettazioni

Norma «anti-blog», la Rete si mobilita

Multe per migliaia di euro per chi non rettifica
Proteste bipartisan: da Cassinelli (Pdl) a Di Pietro (Idv)

MILANO- La chiamano «norma liberticida». I più agguerriti anche «misura fascista». Sta di fatto che il comma 29 del Ddl Alfano sulle intercettazioni, sta già facendo discutere. Anche molto. Già perché equipara i blog ai siti di informazione. E prevede una multa di 12 mila euro per la mancata rettifica entro 48 ore. Ma il web non ci sta. Il tam tam è già cominciato. E dalla piazza virtuale si è passati a quella reale. Giovedì una manifestazione a Roma, in piazza del Pantheon.

L’ITER– Insomma il governo ci riprova. Insieme con il Ddl intercettazioni rispunta anche le norma che fece arrabbiare gli internauti (e non solo) nel 2010. Basterà una richiesta dalla persona citata dal blog e avrà diritto alla rettifica senza che la «testata» possa replicare a sua volta. In caso di inadempienza si incorre in una multa che può arrivare a 12 mila euro. Ora per essere approvato, il disegno di legge deve passare l’iter parlamentare, partendo dalla Camera. Si comincia a discutere martedì. La maggioranza punta a un’approvazione rapida, ma l’opposizione già storce il naso.

LE PROTESTE – Ma il comma 29 dell’articol0 3 sta scatenando feroci proteste sul web. Gruppi Facebook, Twitter, blog. Tutti insieme chiedono l’abolozione. «Questo è un ricatto», o peggio: «Vogliono imbavagliare tutti». «Loro attaccano noi, noi attaccheremo loro. Restiamo in attesa di nuove informazioni dal Palazzo. Agiremo di conseguenza», minaccia un altro utente. Ma anche questa volta, il dissenso sembra essere bipartisan. In prima linea c’è il deputato del Pdl Roberto Cassinelli. Proprio lui ripresenterà l’emendamento scritto appunto nel 2010 con alcuni blogger italiani. Ma chiarisce: «Non c’è nessuna volontà di soffocare la libertà della rete, ma forse poca sensibilità nei confronti del fenomeno col quale vogliamo rapportarci». Non è della stesso parere Antonio Di Pietro che dal suo blog attacca: « È un insulto alla libertà e alla democrazia, è una misura fascista». Gli fa eco l’ex ministro Paolo Gentiloni: « L’unica conseguenza di una tale assurdità giuridica sarebbe il blocco di fatto di siti, blog e social network».

«NORME VUOTE»– Antonino Polimeni, avvocato specializzato in diritto dell’informatica, spiega che la norma «così scritta è inapplicabile». Per molte ragioni, ma prima di tutto perché «l’email non ha alcun valore legale. Anzi». Secondo l’avvocato, la legge «serve solo a mettere pressione alla popolazione, nel senso più ampio». Diverso il discorso per le testate giornalistiche, «cambierà tutto». Visto che avendo «una redazione fisica, la notifica potrà arrivare anche con posta certificata».

Ricorso Articolo 71 legge Brunetta


ALLA CONSULTA LA LEGGE BRUNETTA SULLE MALATTIE

Giudice del lavoro di Livorno solleva la questione di legittimità della norma quando prevede la decurtazione dello stipendio per i primi 10 giorni di malattia dei dipendenti pubblici.

“Di fatto la malattia diventa un ‘lusso’ che il lavoratore non potrà più permettersi e ciò appare in contrasto con l’articolo 36 della Costituzione che prevede che sia garantita una retribuzione proporzionata ed in ogni caso sufficiente a garantire un’esistenza libera e dignitosa”. Il giudice del lavoro di Livorno Jacqueline Monica Magi ha sollevato con un’ordinanza la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 71 della legge 133/2008, la legge cosiddetta Brunetta, che prevede per i dipendenti pubblici una decurtazione dello stipendio per i primi 10 giorni di malattia.

L’ordinanza è del 5 agosto ma è stata resa nota oggi da Unicobas della Toscana che tramite l’avvocato Claudio Altini assiste 50 tra docenti e lavoratori Ata della provincia di Livorno, alcuni dei quali avevano avuto una riduzione della busta paga dopo periodi di malattia, che hanno fatto ricorso al tribunale, sollevando eccezione di costituzionalità poi accolta. Secondo il segretario toscano di Unicobas Claudio Galatolo, “è la prima pronuncia in Italia. E’ la dimostrazione che lottare per i propri diritti alla fine paga”.

Per il giudice la norma presenta profili di incostituzionalità con riferimento agli articoli 3, 32, 36 e 38 della Costituzione. In particolare, riguardo all’articolo 3, nell’ordinanza si rileva “un’illegittima disparità di trattamento nel rapporto di lavoro dei lavoratori del settore pubblico rispetto a quelli del settore privato”. Sul “diritto alla salute” di cui all’articolo 32 la norma “crea di fatto un abbassamento della tutela della salute del lavoratore che, spinto dalle necessità economiche, viene di fatto indotto a lavorare aggravando il proprio stato di malattia, creando così un vulnus a se stesso e al Paese”. Con riferimento all’articolo 36 in sostanza con la decurtazione il guadagno, “dati gli stipendi che percepiscono ad oggi i lavoratori del comparto pubblico, diventa tale da non garantire al lavoratore una vita dignitosa”. “Privare durante la malattia un lavoratore di parte dello stipendio e della retribuzione globale di fatto – scrive infine il giudice con riferimento all’articolo 38 – integra esattamente quel far venire meno i mezzi di mantenimento e assistenza al cittadino in quel momento inabile al lavoro”.