L’artista, 83 anni, avrebbe dovuto esibirsi domani sera al Teatro Verdi di Salerno. Al suo posto ci sarà Enrico Brignano a volte il fisico richieda una pausa
Roberto Vecchioni
Roberto Vecchioninon sta bene e per questo è stato annullato il suo concerto a Salerno. Il cantautore avrebbe dovuto esibirsi, infatti, domani sera, venerdì 25 settembre al Teatro Verdi di Salerno, appuntamento nel quale all’artista avrebbe dovuto essere conferito il Premio “Grandi Protagonisti dello Spettacolo“. Ma “purtroppo – scrivono gli organizzatori – il concerto non potrà aver luogo a causa di improvvisi e importanti motivi di salute. La direzione organizzativa del Premio Charlot, nell’inviare al Maestro Vecchioni i più calorosi ed affettuosi auguri di una rapida e completa guarigione, ha prontamente ridefinito il programma della serata del 25 settembre”. Al suo posto ci sarà Enrico Brignano e la sua Montecarlo Big Band.
Vecchioni ha voluto, però, rassicurare i fan pubblicando un messaggio sul suo profilo ufficiale Instagram in cui spiega la necessità di prendersi un momento di riposo. “Sono veramente dispiaciuto di non poter essere a Salerno per il Premio Charlot. Come tutti sanno amo la vostra città e il suo teatro. Purtroppo alla mia età succede che a volte il fisico richieda una pausa che mi auguro sia più breve possibile. Spero infatti di tornare presto in un’altra occasione per incontrare il vostro meraviglioso pubblico. Un abbraccio e buon premio“.
Nei mesi scorsi il cantautore di Sogna ragazzo sogna e Luci a San Siro, 83 anni, aveva raccontato a Repubblicail difficile periodo che lo ha tenuto lontano dalle scene: “Sono stato tanto in ospedale, i mesi sospesi sono catastrofici; per riprendersi ci vuole un casino di tempo. Avevo cominciato il disco e l’ho lasciato a metà. Fino a 82 anni era andata bene, due tumorini. Ho un carattere forte, adesso è più difficile”.
La Guardia di Finanza ha sequestrato i crediti d’imposta a due società riconducibili all’imprenditore. E oggi il Tribunale Figc ha confermato la nuova penalizzazione
La Guardia di Finanza ha sequestrato crediti d’imposta per quasi 153 milioni di euro a due società edili riconducibili ad Alfredo Guerri, imprenditore e patron della Juve Stabia, nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Napoli su presunte irregolarità nella generazione di crediti legati al Superbonus 110%. I militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo impeditivo emesso dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura, Sezione II, reati contro la Pubblica amministrazione. Le due società, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbero riconducibili a un unico centro di interessi.
Le accuse – Secondo gli inquirenti, tra il 2021 e il 2024 le società avrebbero generato illecitamente crediti d’imposta formalmente riferiti a interventi edilizi agevolati dal Superbonus 110%. Le verifiche sulla documentazione tecnica e i sopralluoghi effettuati in 64 cantieri avrebbero evidenziato che i lavori indicati nelle pratiche non erano stati realizzati, oppure erano stati eseguiti solo in parte o non completati, nonostante quanto attestato nelle asseverazioni. Una volta generati, i crediti sarebbero stati immessi nel circuito delle cessioni previsto dalla normativa sul Superbonus e successivamente monetizzati attraverso trasferimenti a soggetti acquirenti operanti su tutto il territorio nazionale. In questo modo, secondo l’ipotesi investigativa, crediti collegati a lavori mai realizzati o eseguiti soltanto parzialmente avrebbero assunto una veste formalmente regolare, consentendone l’utilizzo in compensazione o l’ulteriore cessione. Il gip ha disposto il sequestro dei crediti ritenuti illecitamente generati e ancora presenti nei cassetti fiscali, per un valore complessivo di 152.959.525,45 euro. Il provvedimento punta a impedirne l’ulteriore circolazione, cessione o compensazione, evitando un possibile ulteriore pregiudizio per l’Erario. Gli accertamenti hanno incrociato la documentazione relativa agli interventicon le verifiche effettuate direttamente nei cantieri, facendo emergere, secondo gli investigatori, discrepanze tra quanto dichiarato nelle pratiche e lo stato effettivo delle opere.
Il club – La Juve Stabia è estranea all’indagine: il procedimento riguarda esclusivamente le attività delle due società edilizie riconducibili a Guerri. Sul fronte calcistico, tuttavia, il terremoto giudiziario ha già prodotto una prima conseguenza: la fine dell’era Guerri al vertice del club, appena due mesi dopo il suo arrivo. La società resta sotto amministrazione giudiziaria e, a seguito del provvedimento della gip del Tribunale di Napoli Nord Caterina Anna Arpino, l’amministratore giudiziario di Domus, Giovanni Montaperto, ha indicato il nuovo Consiglio di amministrazione. Alla presidenza è stato nominato Alfonso Morrone, con Salvatore Scarpa e Mario Ferrara nel nuovo Cda. Per le Vespe si apre così un’ulteriore fase di incertezza, con la nuova governance chiamata a garantire lacontinuità del club mentre prosegue la vicenda giudiziaria che ha travolto il suo ormai ex patron.
Due punti di penalizzazione – Come se non bastasse, oggi è arrivata la conferma dal Tribunale Figc di una nuova penalizzazione in classifica. “Il Tribunale Federale Nazionale ha sanzionato con 2 punti di penalizzazione in classifica, da scontare nella corrente stagione sportiva, la SS Juve Stabia(Serie B)per non aver prodotto, in relazione alla cessione perfezionatasi il 17 aprile scorso, alla neocostituita Stabia Capital Srl, del 100% del capitale della società sportiva, la documentazione relativa ai requisiti di onorabilità e di solidità finanziaria, unitamente alla copia dell’atto dal quale è conseguita l’acquisizione del 17 aprile 2026“. I due punti si aggiungono alla precedente penalizzazione sempre di due punti, con la quale la squadra aveva già iniziato il campionato: con il club quindi che si trova in ultima posizione con un solo punto in classifica.
Approvata la delega al Governo sul nucleare sostenibile. Entro dodici mesi dovranno essere definiti i nuovi strumenti normativi per impianti, sicurezza, scorie e ricerca. Il testo guarda anche ai piccoli reattori modulari e alla fusione
La legge approvata oggi conferisce una delega al Governo, da esercitare entro dodici mesi, per disciplinare l’intero ciclo di vita dell’energia nucleare: dalla realizzazione e dall’esercizio degli impianti alla loro dismissione, dalla sicurezza alla gestione dei rifiuti radioattivi.
Dai nuovi reattori alla gestione delle scorie – Tra gli obiettivi indicati dal provvedimento, ci sono le norme per la realizzazione di nuovi impianti nucleari, comprese le tecnologie avanzate e i piccoli reattori modulari, oltre alla ricerca sulla fusione. Previsti anche un riordino delle competenze in materia di sicurezza nucleare e nuovi procedimenti autorizzativi.
Un capitolo riguarda il combustibile esaurito e i rifiuti radioattivi, mentre per la localizzazione degli impianti il testo prevede il coinvolgimento dei territorie deiComuni interessati, oltre alla possibilità di misure compensative. Sono previste inoltre garanzie finanziarie e assicurative per il ciclo di vita degli impianti.
Una nuova legge dopo il referendum che chiuse le centrali – È il passaggio legislativo più organico verso il ritorno del nucleare in Italia dopo la chiusura delle centrali e il referendum del 1987. La nuova legge costruisce una cornice normativa necessaria per un eventuale nuovo programma nucleare.
Il Governo lega il progetto alla decarbonizzazione, alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla riduzione della dipendenza energetica, mentre nel dibattito parlamentare le opposizioni hanno sollevato questioni relative a costi, tempi, tecnologie, sicurezza, gestione delle scorie e rapporto con le fonti rinnovabili.
Quando arriverà il primo nucleare? – Per i primi reattori operativi, il ministro Pichetto Fratin aveva indicato come obiettivo il 2034-2035, ma non si tratta di una scadenza.
Il prossimo passaggio sarà ora quello dei decreti legislativi delegati: è attraverso questi provvedimenti che il Governo dovrà trasformare la delega approvata in una disciplina concreta.
Meloni: promessa mantenuta, scelta coraggiosa e di buon senso – “Oggi il Parlamento ha approvato invia definitiva la legge sul nucleare. Dopo quasi quarant’anni, l’Italia torna ad avere un quadro di regole per produrre energia nucleare. Una scelta coraggiosa e di buon senso. Oggi importiamo elettricità prodotta dalle centrali nucleari di nazioni vicine, ma non possiamo produrla noi. Questa legge serve a cambiare le cose“. Lo afferma sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, spiegando che “ora il Governo scriverà le norme attuative su sicurezza, autorizzazioni, gestione dei rifiuti e rapporto con i territori. Era un impegno preso con gli italiani. Un altro impegno che abbiamo mantenuto“.