L’ex giocatore della Juventus e l’ex presidente della Fifa erano già stati scagionati in primo grado
Michel Platini e Sepp Blatter – Ipa/Fotogramma
Michel Platini e Sepp Blatter assolti.Oggi, martedì 25 marzo, l’ex giocatore della Juventus e l’ex presidente della Fifa sono stati nuovamente assolti in appello dai tribunali svizzeri nel caso di frode che li ha riguardati. Proprio come accadutoin primo grado, quando nel 2022 la Corte d’appello straordinaria del Tribunale penale federale non accolse le richieste della Procura, ovvero 20 mesi di pena detentiva con sospensione condizionale per ciascuno degli imputati. Dopo quasi dieci anni di procedura, si è scritto quindi un nuovo capitolo della saga giudiziaria diPlatini e Blatter, che non è detto che sia finita. La Procura potrà infatti presentare un ricorso in Cassazione presso il Tribunale federale svizzero.
Il processo – Per quattro giorni Michel Platini, 69 anni, e Sepp Blatter, 89 anni, sono comparsi nuovamente di fronte ai giudici con l’accusa di aver “ottenuto illegalmente, a danno della Fifa, un pagamento di 2 milioni di franchi svizzeri (circa 1,8 milioni di euro, ndr) a favore di Michel Platini“. Sia l’accusa sia la difesa concordano su un punto: il tre volte vincitore del Pallone d’Oro è stato consulente di Sepp Blatter tra il 1998 e il 2002, durante il primo mandato di quest’ultimo come presidente della Fifa, e i due hanno firmato un contratto nel 1999, concordando una remunerazione annuale di 300.000 franchi svizzeri, interamente pagata dalla Fifa.
Ma nel gennaio 2011 l’ex centrocampista, nel frattempo divenuto presidente della Uefa (2007-2015), “rivendicò una richiesta di risarcimento di 2 milioni di franchi svizzeri“, definita dall’accusa una “fattura falsa“. Blatter e Platini sostengono di aver concordato fin dall’inizio uno stipendio annuo di un milione di franchi svizzeri, tramite un ‘gentlemen agreement‘, orale e senza testimoni, e che le finanze della Fifa non consentivano il pagamento immediato a Platini.
Il club non ha rispettato le norme sulla multiproprietà stabilite dall’organo di governo del calcio mondiale per il torneo di questa estate.
I giocatori del Club Leon – (Photo by Leopoldo Smith/Getty Images)
La FIFA ha ufficialmente escluso i messicani del Club León dal prossimo Mondiale per Club, a causa della violazione delle norme sulle multiproprietà. Lo ha annunciato la stessa Federcalcio internazionale, in una nota.
«A seguito dell’apertura di procedimenti disciplinari nei confronti del CF Pachuca e del Club León, il presidente della Commissione Disciplinare della FIFA ha deciso di deferire il caso direttamente alla Commissione d’Appello della FIFA, in conformità con l’articolo 56, paragrafo 3, del Codice Disciplinare della FIFA – si legge nella nota – Dopo aver valutato tutte le prove disponibili, il presidente della Commissione d’Appello della FIFA ha stabilito che il CF Pachuca e il Club León non hanno rispettato i criteri relativi alla multiproprietà di club, come definiti dall’articolo 10, paragrafo 1, del Regolamento della FIFA per la Coppa del Mondo per Club 2025. In conformità con l’articolo 10, paragrafo 4, dello stesso regolamento, la FIFA ha deciso che il Club León sarà escluso dalla competizione, con il club sostituto che verrà annunciato a tempo debito».
Una decisione che era stata in parte anticipata dal Pachuca, l’altra squadra messicana coinvolta. «Pochi momenti fa siamo stati notificati dalla FIFA che una delle due squadre, Pachuca o León, partecipanti al Mondiale per Club 2025, sarà esclusa dalla competizione. I motivi di questa decisione non ci sono stati comunicati».
La ragione è quindi da ricondurre alla violazione delle norme sulla multiproprietà. Entrambi i club appartengono al Gruppo Pachuca e non hanno evidentemente dimostrato l’indipendenza richiesta dalla FIFA per poter prendere parte alla manifestazione. Nessuna di queste due squadre è presente in uno dei gironi di Inter e Juventus. Il Pachuca avrebbe tuttavia potuto potenzialmente incontrare i bianconeri agli ottavi di finale e i nerazzurri ai quarti, mentre il León sarebbe stato un avversario solamente in caso di semifinale.
«Siamo in disaccordo con questa decisione, che impugneremo fino all’ultima istanza e davanti al più alto tribunale sportivo, poiché tutte le prove e la documentazione che attestano la nostra indipendenza amministrativa e sportiva sono state presentate in modo tempestivo e trasparente», ha sottolineato ancora il Pachuca nella nota.
«Sarà il Segretario Generale dell’organismo a decidere quale di questi due club non parteciperà. Nel nostro caso, difenderemo ciò che è stato conquistato sul campo in modo giusto, professionale e nel pieno rispetto delle regole della competizione», ha concluso il club messicano.
Chi sostituirà il Club León al Mondiale per Club? Cosa dice il regolamento
Con l’esclusione del Club León, è caccia alla squadra che sostituirà i messicani in quota Concacaf per prendere parte alla competizione..
La FIFA ha ufficializzatoquesto pomeriggio l’esclusione dei messicani del Club León dal nuovo Mondiale per Club a 32 squadre. Una decisione che è stata presa a seguito di una violazione delle norme in tema di multiproprietà, come sottolineato dall’organo di governo del calcio mondiale in una nota.
All’interno del comunicato, la FIFA ha sottolineato anche a breve sarà annunciato il club che rimpiazzerà i messicani. L’organo presieduto da Gianni Infantino non ha specificato con quali modalità, anche se è possibile farsi un’idea della procedura tramite il regolamento ufficiale della competizione.
«Se la Commissione Disciplinare della FIFA decide che due o più club non soddisfano i criteri definiti nel paragrafo 1 (dell’articolo 10 sulla multiproprietà, ndr), il segretariato generale della FIFA determinerà quale club potrà essere ammesso alla competizione e come sostituire un club non ammesso, in conformità con i seguenti principi», si legge nell’articolo 10 del documento.
«A tal fine, si terrà conto, in particolare, del rispettivo ranking dei club interessati e della quota applicabile per confederazione e/o associazione membro a cui i club sono affiliati», conclude l’articolo 10.4. Guardando alle quote per ogni Confederazione, è verosimile che il nuovo club arriverà dalla Concacaf,la Confederazione del Centro America.
Nuova squadra Mondiale per Club? Chi potrebbe sostituire il Club León
Questo il ranking attuale (in grassetto le partecipanti come vincitrici della Concacaf Champions League):
CF Monterrey (Messico) – 52 punti
Club León (Messico) – 47 punti
América (Messico) – 44 punti
Philadelphia Union (USA) – 41 punti
Cruz Azul (Messico) – 39 punti
Columbus Crew (USA) – 37 punti
CF Pachuca (Messico) – 34 punti
Tigres UANL (Messico) – 32 punti
Seattle Sounders FC (USA) – 28 punti
Los Angeles (USA) – 25 punti
Pumas UNAM (Messico) – 24 punti
New York City (USA) – 19 punti
New England (USA) – 19 punti
Atlanta United (USA) – 13 punti
Alajuelense (Costa Rica) – 13 punti
Considerando la graduatoria e l’esclusione del Leòn, la prima squadra potenzialmente disponibile a livello di ranking sarebbe l’America. Tuttavia, stante la norma che prevede la partecipazione di massimo due club dello stesso Paese (a meno che tre o più squadre non abbiano conquistato il trofeo continentale), è probabile che tutte le formazioni messicane e quelle statunitensi (oltre ai Seattle Sounders c’è l’Inter Miami, presente come invitata) non vadano conteggiate.
Se così fosse, la prima squadra in graduatoria di un Paese differente sarebbe l’Alajuelense, club del Costa Rica che aveva presentato – tra le altre cose – il ricorso per chiedere la squalifica di una tra Pachuca e Club León, proprio sulla base delle norme legate alla multiproprietà.
In totale sembra che siano coinvolti sei giocatori, tre dei quali sono arrivati a essere convocati nelle varie selezioni inglesi.
(Photo by Catherine Ivill/Getty Images)
Manchester City e Manchester United potrebbero ben presto doversi difendere da un’accusa formale di frode sull’età di alcuni calciatori presenti nelle rispettive Academy. A riportarlo è il quotidiano britannico, The Telegraph.
Si tratta di una questione che è tornata in auge visto il reperimento di nuove prove fotografiche che dimostrerebbe come sei calciatori, la cui identità è stata posta sotto anonimato per tutelare quelli che per il momento sono dei minori, abbiano in realtà un’età superiore a quella dichiarata dai due club. È bene sottolineare come le generalità dei calciatori vengano fornite alle società da parte delle famiglie degli atleti.
Si tratta di un caso di cui erano già a conoscenza sia la Football Association(la Federcalcio inglese) che la Premier League, e anche City e United, ma recentemente sono apparse prove fotografiche che farebbero pensare che i calciatori abbiano una età maggiore rispetto a quella dichiarata. È bene specificare che, al momento, non ci sono prove a sufficienza che indichino che i due club fossero a conoscenza di questa possibile frode.
Inoltre, di questi sei giovani calciatori, tre sono già approdati alle varie selezioni della nazionale inglese e sono sul territorio britannico ormai da diversi anni, tanto da frequentare le scuole britanniche, ovviamente secondo le età dichiarate. Sempre secondo il The Telegraph, nessuno di questi calciatori è stato sottoposto a test scientifici specifici che avrebbero potuto fornire un’indicazione sulla loro età reale o sulla possibilità che siano maggiorenni, come è stato addirittura supposto in queste ultime ore da più parti.
Secondo il Nationality and Borders Act 2022, tali test possono essere eseguiti su coloro che sono «soggetti al controllo dell’immigrazione» al momento dell’ingresso nel Regno Unito. Secondo le linee guida pubblicate dal Ministero dell’Interno a novembre, ciò include coloro i quali «non dispongono di prove sufficienti per dimostrare la loro età e la cui affermazione di essere minorenni è messa in dubbio o coloro che dichiarano di essere adulti ma sono sospettati di essere minorenni». Secondo invece il regolamento FIFA, le società sono quasi completamente bloccate dall’ingaggiare giovani che hanno cambiato Paese, a meno che i loro genitori o tutori legali non si siano trasferiti per motivi non legati al calcio.
Sulla questione lo Unitedha pubblicato un comunicato, che recita: «Siamo impegnati a gestire tutti gli aspetti della nostra academy nel rispetto delle regole e dei regolamenti stabiliti dagli organi di governo, compresi il reclutamento e la registrazione dei giocatori. Prendiamo molto sul serio le nostre responsabilità per il benessere e la tutela dei giocatori. Anzi, siamo orgogliosi della reputazione che ci siamo costruiti nel considerare i partecipanti ai nostri programmi innanzitutto come bambini, piuttosto che come giocatori. Il nostro processo di reclutamento si concentra fermamente sul potenziale futuro piuttosto che sulle prestazioni attuali o sullo sviluppo fisico».
Il City, invece, ha fatto sapere al quotidiano The Telegraph che è fiducioso di aver seguito tutti gli obblighi legali e normativi stabiliti dalle agenzie statutarie. Una fonte ha affermato che non è insolito che i migliori e più grandi giovani giocatori competano diversi anni con ragazzi di età superiore e che non sarebbe accettabile sottoporre a test dell’età i bambini in base alla loro origine geografica, oltre a essere impraticabile testare tutti i giocatori dell’academy.
Nessun commento da FA e Premier League, che però hanno fatto sapere di affidarsi agli approfondimenti in corso da parte del Ministero dell’Internoriguardo all’età di un giocatore dell’accademia quando esaminano le domande di registrazione. Inoltre, la stessa fonte ha fatto sapere che non era appropriato per la FA o la Premier richiedere un’ulteriore valutazione dell’età per i giocatori soggetti a controlli sull’immigrazione, poiché ciò minerebbe il ruolo principale del Ministero dell’Interno. Infatti, quest’ultimo può intraprendere azioni contro chiunque sia sospettato di aver commesso una frode sull’immigrazione in passato.
La decisione rappresenta un punto di svolta nella lotta alle infiltrazioni criminali nel mondo del tifo organizzato.
(Foto: Valerio Pennicino/Getty Images)
La Cassazione ha confermato l’esistenza del reato di associazione a delinquere per gli ultras della Juventus imputati nel processo Last Banner. La decisione è arrivata nella serata di ieri e si tratta della prima volta che questo reato viene riconosciuto per vicende legate alla tifoseria organizzata.
Il processo Last Banner è stato celebrato a Torino dopo un’inchiesta della Digos sulle pressioni esercitate sulla Juventus dalla curva durante la stagione calcistica 2018/19 per non perdere una serie di privilegi. Gli imputati di cui si è occupata la Cassazione sono stati cinque, tra i quali c’erano esponenti dei Drughi.
I giudici hanno respinto i ricorsi delle difese e hanno annullato con rinvio solo una porzione della sentenza della Corte d’appello subalpina: sarà necessario chiarire (anche dal punto di vista giuridico) dei fatti legati alla richiesta di 25 biglietti gratuiti per lo stadio.
Le condanne confermate dalla Suprema Corte riguardano:
Dino Mocciola: 8 anni di carcere
Salvatore Cava: 4 anni e 7 mesi
Sergio Genre: 4 anni e 6 mesi
Umberto Toia: 4 anni e 3 mesi
Giuseppe Franzo: 3 anni e 11 mesi
Gli imputati, esponenti di spicco dei Drughi, erano accusati a vario titolo di associazione a delinquere ed estorsione. La decisione rappresenta un punto di svolta nella lotta alle infiltrazioni criminali nel mondo del tifo organizzato, riconoscendo la natura associativa di comportamenti che vanno ben oltre la semplice passione sportiva.
Con questa sentenza, viene ribadito che gli stadi non possono essere zone franche dove comportamenti estorsivi e criminali vengono tollerati, segnando un importante passo avanti nella lotta per un tifo più sano e rispettoso delle regole.
La maxi-coreografia in Curva Fiesole contro la Juventus costa una multa alla Fiorentina.
E’ questa la decisione del Giudice Sportivo dopo la partita dell’Artemio Franchi, valida per la 29esima giornata della Serie A 2024/25, vinta per 3-0 dalla formazione viola.
Quel “Juve M***a” a caratteri cubitali esposto dai tifosi gigliati ha fatto il giro del web ed è stata riportata anche dai media stranieri, dividendo l’opinione pubblica tra chi l’ha vista come una goliardata e chi invece l’ha condannata per il chiaro insulto.
SCATTA LA MULTA – Il Giudice Sportivo ha valutato e preso una decisione: multa di 50mila eurocon diffida per la Fiorentina, per l’esposizione della coreografia, per cori beceri e per il lancio di tre fumogeni. Nessuna chiusura per il settore incriminato, non viene fatta menzione di eventuali supplementi di indagine.
LA MOTIVAZIONE– Questo il testo del comunicato ufficiale del Giudice Sportivo:
Ammenda di € 50.000,00 con diffida: alla Soc. FIORENTINA per avere suoi sostenitori posizionati nel settore denominato “Curva Ferrovia”, prima dell’inizio della gara, esposto una coreografia contenente un’espressione oltraggiosa nei confronti della squadra avversaria; per avere inoltre sui sostenitori, nel corso della gara, intonato cori beceri nei confronti di calciatori e tifosi della squadra avversaria; per avere, infine, lanciato tre fumogeni nel settore occupato dai sostenitori della squadra avversaria; sanzione attenuata ex art. 29, comma 1 lett. b) CGS.
JUVENTUS INFASTIDITA– In mattinata era emersa attraverso indiscrezioni stampa il fastidio della Juventus, che si sarebbe messa in contatto con FIGC e Lega Serie A per chiarire la vicenda e con la Questura di Firenze per individuare i responsabili affinché potessero essere presi provvedimenti.
La decisione del Tribunale Federale Nazionale dopo le segnalazioni della Covisoc per violazioni amministrative
E alla fine l’esclusione è arrivata. Il Tribunale Federale Nazionale ha sanzionato il Taranto (girone C di Serie C) con l’esclusione dal campionato, con 3 punti di penalizzazione in classifica da scontare nella prima stagione sportiva utile. Il Tfn ha inoltre sanzionato con 6 punti di penalizzazione da scontare nella stagione in corso la Lucchese (girone B di Serie C) e con 4 punti di penalizzazione il Messina (girone C di Serie C) e la Triestina (Girone A di Serie C). Le quattro società, con i rispettivi legali rappresentanti e dirigenti, erano state deferite lo scorso 3 marzo a seguito di segnalazioni della Covisoc per una serie di violazioni di natura amministrativa.
la classifica – Questa la classifica del girone C dopo l‘esclusione del Taranto: Cerignola punti 60; Avellino 55; Monopoli 49; Benevento 46; Potenza 44; Crotone 43; Catania (-1), Trapani, Picerno e Giugliano 38; Sorrento 35; Cavese e Juventus Next Gen 33; Foggia 30; Altamura 29; Latina 27; Casertana 22; Messina (-4) 15; Turris 5 (-11).
venerdì 7 marzo 2025
Violazioni amministrative: Taranto escluso dal campionato, 6 punti di penalizzazione per la Lucchese, 4 per Messina e Triestina
Le quattro società, iscritte al campionato di Serie C, erano state deferite su segnalazione della Co.Vi.So.C.. Il Taranto sanzionato anche con 3 punti di penalizzazione in classifica da scontare nella prima stagione sportiva utile
Il Tribunale Federale Nazionale ha sanzionato il Taranto (Girone C di Serie C) con l’esclusione dall’attuale campionato di competenza nonché con 3 punti di penalizzazione in classifica da scontare nella prima stagione sportiva utile. Il TFN ha inoltre sanzionato con 6 punti di penalizzazione in classifica da scontare nella corrente stagione sportiva la Lucchese (Girone B di Serie C) e con 4 punti di penalizzazione il Messina (Girone C di Serie C) e la Triestina (Girone A di Serie C).
Le quattro società, con i rispettivi legali rappresentanti e dirigenti, erano state deferite lo scorso 3 marzo a seguito di segnalazioni della Co.Vi.So.C. per una serie di violazioni di natura amministrativa.
In seguito a un accertamento da parte dei vigili udinesi si è scoperto che la vettura del portiere era priva di immatricolazione e assicurazione
Maduka Okoye
È stato sorpreso alla guida di un veicolo con targa straniera – una Mercedes – senza essere in possesso in quel momento del titolo di guida. A seguito di ulteriori accertamenti è emerso inoltre che il mezzo non era né immatricolato e nemmeno assicurato, avendo le targhe perso validità nello stato di immatricolazione. Il veicolo è stato così posto sotto sequestro da parte degli agenti della Polizia locale di Udine. È l’ultima disavventura toccata al portiere dell’Udinese, Maduka Okoye, negli ultimi mesi ai box per un infortunio al polso e da qualche giorno di nuovo in gruppo con i compagni, pronto a provare a riprendersi il suo posto tra i pali della formazione di Runjaic.
I problemi dell’ultimo periodo – Non è un periodo fortunato per Okoye. Infortunio a parte (ormai superato), lo scorso mese di ottobre il finestrino della sua auto era stato sfondato dai ladri, che si erano impossessati di un borsello con all’interno 150 euro. Il giocatore aveva denunciato il fatto ai carabinieri. I rapporti con la giustizia non sono però terminati con quell’episodio. Il giocatore risulta indagato dalla Procura della Repubblica cittadina – assieme ad altri soggetti – in relazione a un flusso anomalo di scommesse relativo a Lazio – Udinese, giocata l’11 marzo 2024.
Altro sequestro – Okoye non è il solo a cui è stato sequestrato il veicolo da parte della Polizia locale. La scorsa settimana gli agenti hanno denunciato un cittadino tunisino di 28 anni, residente in Piemonte, per guida senza patente, reiterata nel biennio. Nella circostanza è stato fermato in zona stazione alla guida di un furgone con targa polacca. Il soggetto prima ha sostenuto di aver dimenticato la patente sul posto di lavoro, ma da successivi controlli si è accertato che il documento non era mai stato conseguito. Inoltre, per la stessa violazione era già stato sanzionato alcuni mesi fa. Oltre alla denuncia è scattato quindi il sequestro.
Il bianconero, accusato di aver pronunciato la frase blasfema nella sfida coi nerazzurri dell’andata, non ci sarebbe l’audio e la Procura non aveva ricevuto denunce. Per Martinez, ora prende sempre più corpo l’ipotesi patteggiamento
La notizia dell’apertura di un fascicolo sullabestemmia di Lautaro, con annesso ritrovamento dell’audio, non ha lasciato indifferenti i tifosi nerazzurri, visto pure che di mezzo c’è una rivale storica come la Juventus. Ieri è rimbalzato sui social il caso Cambiaso, relativo non alla sfida dell’Allianz come Lautaro, ma a quella dell’andata. Anche allora il labiale del giocatore rivelava una frase blasfema, ma senza audio – come da regolamento – il Giudice Sportivo non era potuto intervenire squalificandolo per una giornata: mancava infatti la certezza assoluta di quanto detto (il dubbio, tanto per essere chiari, è tra dio e zio). La stessa cosa, giusto per fare capire che non è una questione tra i due club, era accaduta la scorsa stagione a Cristante in Roma-Juve. E la stessa trafila era stata inizialmente seguita per Lautaro: niente audio, niente squalifica.
I fatti – Che cosa è successo allora per far prendere al caso dell’interista una strada diversa? Da quanto ricostruito la Procura federale ha avviato l’indagine dopo una denuncia di terzi (si parla di un’associazione di tifosi juventini), a cui erano allegati dei video con l’audio della tanto discussa bestemmia. In casi come questo la Procura Figc ha l’obbligo di aprire un procedimento, per accertare se i video siano reali e non fake (con i programmi di intelligenza artificiale di oggi, non è un’ipotesi così remota) e dunque se sia stato commesso un illecito. La differenza sostanziale con la vicenda Cambiaso è proprio qui: nel caso dello juventino la Procura non ha ricevuto denunce e, come sempre accaduto, non aveva quindi aperto indagini. Tornando a Lautaro, prende sempre più corpo l’ipotesi patteggiamento. Nel caso in cui ci si accordi prima del deferimento, il Codice di giustizia sportiva prevede una sanzione dimezzata: dato che parliamo di una giornata di squalifica, patteggiare significherebbe essere puniti con una multa. Se invece Lautaro tenesse il punto (“Non ho mai bestemmiato“) comparirà davanti al Tribunale federale nazionale con il rischio – altissimo – di una giornata di stop.
Il comunicato della Uefa dopo il ritorno dei playoff di Champions League contro il Manchester City vinto 3-1 dai Blancos: cosa è successo
La UEFA ha reso noto che ilReal Madrid è stato sanzionato per gli episodi verificatisi durante la partita di ritorno dei playoff di Champions League al Santiago Bernabéu contro il Manchester City: chiusura parziale degli spalti, con sospensione della pena per un periodo di due anni, sempre che non si verifichi un evento analogo. Se ciò accadesse, la chiusura parziale del Bernabéu diventerebbe realtà. Inoltre, la Commissione d’appello della UEFA ha infiltto al Real Madrid una multa di 30.000 euro.
Real Madrid punito ai sensi dell’articolo 14.2 del Regolamento Disciplinare Uefa – Nella lettera della UEFA non viene specificato il motivo della sanzione nei confronti del Real Madrid. Si fa riferimento solo all‘articolo 14.2 del Regolamento Disciplinare UEFA, che recita: “Se uno o più sostenitori di un’associazione o di un club membro adottano il comportamento descritto al punto 1, l’associazione o il club membro responsabile viene sanzionato con almeno la chiusura parziale dello stadio”.
Il punto 1 dell’articolo 14 recita: “Chiunque rientri nel campo di applicazione dell’articolo 3 (che definisce chi è soggetto alle norme disciplinari) e insulti la dignità umana di una persona o di un gruppo di persone per qualsiasi motivo, incluso il colore della pelle, la razza, la religione, l’origine etnica, il genere o l’orientamento sessuale , incorre in una sospensione della durata di almeno dieci partite o per un periodo di tempo specificato, o in qualsiasi altra sanzione appropriata”.
Real Madrid: “Chiusura parziale sospesa per un periodo di prova di due anni dalla presente delibera” – Durante la partita non si sono sentiti cori offensivi, almeno non in massa, a parte quelli dedicati a Pep Guardiolada parte del pubblico del Bernabéu. Tuttavia, la UEFA non specifica nel suo testo il motivo della sanzione, che stabilisce la chiusura parziale come segue: “Ordina la chiusura parziale dello stadio del Real Madrid CF (vale a dire, almeno 500 posti adiacenti) durante la prossima partita che il Real Madrid CF giocherà come club ospitante, a causa del comportamento discriminatorio dei suoi tifosi. La presente chiusura parziale dello stadio è sospesa per un periodo di prova di due anni, a partire dalla data della presente delibera“. Per quanto riguarda la sospensione della pena, la UEFA ha spiegato che “le misure disciplinari durante un periodo di prova non hanno effetto immediato, ma possono essere applicate se ‘un’altra infrazione di natura simile viene commessa durante il periodo di prova’ (articolo 26.3) del Regolamento Disciplinare UEFA)”.
A Chiné non basta il labiale per procedere. I nerazzurri sono sicuri che l’attaccante non abbia proferito espressioni blasfeme nel dopopartita con la Juve
Lautaro Martinez. Getty
Lautaro è ancora nel mirino della Procura della Figc. Dopo la sconfitta contro la Juve all’Allianz, infatti, l’attaccante argentino era finito nel mirino per una presunta bestemmia. Al momento a Via Campania hanno ricevuto solamente il video con il labiale, ma il pm Giuseppe Chinè deve avere la certezza che Lautaro non abbia mai pronunciato una frase simile. Da qui, la ricerca dell’audio. Un eventuale giudizio, comunque, non inciderà sulla sfida scudetto contro il Napoli di sabato prossimo. Questione di tempi: l’inchiesta ordinaria non prevede tempi brevi per questo tipo di cose.
la smentita pubblica – L’Inter si dice tranquilla e serena, tant’è che dopo la vittoria contro il Genoa ne Lautaro ne ha parlato pubblicamente: “Non ho mai bestemmiato, quanto è successo mi ha dato fastidio. Cerco di imparare e trasmettere rispetto anche ai miei figli. Chi mi conosce sa che persona e che padre sono. Mi sento tranquillissimo“.
Sarebbe una retrocessione storica per il Manchester City, il quale rischia una penalizzazione pesantissima.
Sul Manchester City pendono 115 capi d’accusa legati al Fair Play Finanziario, e nelle prossime settimane arriverà il verdetto finale che determinerà il futuro del club. La stagione è già complessa per la squadra di Pep Guardiola, ma la sentenza potrebbe aggravare ulteriormente la situazione.
Secondo alcune indiscrezioni provenienti dall’Inghilterra, il Manchester City rischia una penalizzazione compresa tra 60 e 100 punti in classifica, una sanzione che comporterebbe automaticamente la retrocessione in seconda divisione (la Championship). Con almeno 115 accuse a suo carico, il club attende con trepidazione l’esito del processo, che potrebbe portare a conseguenze significative e terrificanti.
Le possibili sanzioni variano dalla penalizzazione in classifica al blocco del mercato, fino all’espulsione o alla retrocessione dalla Premier League.
A differenza di Everton e Nottingham Forest, penalizzati nella stagione 2023-24 per violazioni delle “Regole sui Profitti e la Sostenibilità” (Profitability and Sustainability Rules, PSR) – un regolamento interno alla Premier League – il caso del Manchester City è più complesso. Se il club venisse ritenuto colpevole di aver infranto le norme del Fair Play Finanziario, regolamento stabilito dalla UEFA, la punizione potrebbe essere ben più severa.
Daniele Rugani, difensore di proprietà della Juventus e ora in prestito all’Ajax, in Olanda, è stato condannato oggi da un giudice di Torino per guida in stato di ebbrezza.
L’episodio risale al 21 luglio 2023, quando il calciatore è stato sottoposto all’alcol test dalla polizia stradale dopo un incidente autonomo, senza conseguenze, su un raccordo alle porte di Torino.
Secondo quanto riferisce l’ANSA, i valori di alcol nel sangue sono risultati superiori al limite consentito.
Il giudice di Torino ha deciso Rugani di aggiungere alla pena di 6 mesi di arresto e alla multa di 2 mila euro con la condizionale anche la revoca della patente e la confisca dell’auto, una Maserati.
L’inchiesta è quella che ha portato la procura a chiedere il rinvio a giudizio di una decina di persone tra le quali anche gli ex vertici della Juve nell’ambito dell’indagine “Prisma”.
Il gup di Roma ha accolto la costituzione di parte civile dei circa 200 azionisti, della Consob, del Codacons, del Fondo Libico e dell’Associazione Consumatori nel procedimento in corso nei confronti degli ex vertici della Juventus, per il caso plusvalenze che ha portato – a livello sportivo – a sanzioni per il club bianconero nella stagione 2022/23.
I giudici hanno contestualmente respinto la costituzione di parte civile contro l’attuale assetto societario della Juventus di tutti coloro che avevano formulato tale richiesta ai sensi della Legge 231. L’inchiesta è quella che ha portato la procura, lo scorso 17 luglio, a chiedere il rinvio a giudizio di una decina di persone tra le quali anche gli ex vertici della Juventus nell’ambito dell’indagine “Prisma” arrivata nella Capitale da Torino.
La trasmissione dell’inchiesta a Roma era arrivata dopo la decisione dello scorso 6 settembre dei giudici della Quinta sezione della Cassazione che hanno dichiarato l’incompetenza territoriale di Torino ordinando la trasmissione degli atti ai pm romani del gruppo, coordinato dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini. A occuparsi dell’indagine i pm Giorgio Orano e Lorenzo Del Giudice.
Nell’inchiesta sono coinvolti, tra gli altri, l’ex presidente Andrea Agnelli, l’ex vice Pavel Nedved, Fabio Paratici e Maurizio Arrivabene. Le accuse, a vario titolo, sono quelle di aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza e false fatturazioni. In particolare, secondo l’accusa, si ipotizza o plusvalenze fittizie e manovre sugli stipendi dei calciatori durante la pandemia da Covid-19.
Lunedì 10 febbraio 2025
Processo Juventus, terza udienza a Roma: si decide sulle parti civili
Il gup Anna Maria Gavoni renderà nota la sua decisione sulla richiesta di 200 soggetti di costituirsi parte civile durante il processo.
Maurizio Arrivabene, Pavel Nedved e Andra Agnelli (Foto: Simone Arveda/Getty Images)
E’ prevista per questa mattina, presso il tribunale di Roma, la terza udienza del processo nei confronti della Juventus e alcuni dei suoi ex dirigenti in merito all’inchiesta Prisma. Come ormai noto da tempo, sono in tutto una decina gli indagati, fra cui l’ex presidente Andrea Agnelli, l’ex vice Pavel Nedved (ora direttore sportivo dell’Al Shabab in Arabia Saudita), Fabio Paratici e Maurizio Arrivabene.
Ilgup Anna Maria Gavonirenderà nota la sua decisione sulla richiesta di 200 soggetti di costituirsi parte civile durante il processo nei confronti della vecchia gestione del club bianconero. Si va dalla Consob agli azionisti, passando per associazioni di consumatori e fondi diinvestimento.
Le accuse, a vario titolo, contestate nell’inchiesta Prisma sono quelle di aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza e false fatturazioni. La trasmissione degli atti a Roma era stata decisa dalla Corte di Cassazione che aveva dichiarato l’incompetenza territoriale di Torino.
Rocco Commisso durante la presentazione del Viola Park Credit Foto Getty Images
Rocco Commisso, proprietario della Fiorentina, è il grande protagonista del contenzioso fra la NASL, la vecchia seconda divisione del calcio statunitense di cui era presidente, e la coppia formata dalla MLS e dalla Federcalcio statunitense (USSF). Come riporta il sito Front Office Sports, nella giornata di lunedì è andato in scena il giorno numero nove del processo che vede Commisso sul banco degli imputati per aver usato account anonimi su Twitter (il social network ora rinominato X dal nuovo proprietario Elon Musk), ma comunque riconducibili a lui.
Il tutto nasce dalla scelta, avvenuta nel settembre 2017, della US Soccer di non rinnovare la licenza alla NASL come seconda divisione del calcio statunitense. Detto di Commisso che era il presidente di quella lega, lo stesso patron della Fiorentina era, e lo è ancora oggi formalmente, ilnumero uno della franchigia dei New York Cosmos, che dal 2021 però non partecipa a nessun campionato nazionale.
Da allora, attraverso l’account Global Soccer Fan, ecco che Commisso ha attaccato la MLS e la Federcalcio statunitense nella persone di Don Garber, Commissioner del massimo campionato USA, e il presidente del calcio statunitense Sunil Gulati. In più di un tweet i due sono stati paragonati ad Harvey Weinstein, il produttore di Hoolywood pluricondannato per violenza sessuale ai danni di attrici e altre donne dello spettacolo, e al noto truffatore legato allo Schema Ponzi, Bernie Madoff.
Gli inquirenti hanno scoperto che l’account anonimo Global Soccer Fan era riconducibile chiaramente a Commisso, quando quest’ultimo ha avviato una causa contro MLS e la USSF per danni economici dovuti alla decisione di non rinnovare la licenza alla NASL come seconda divisione del calcio USA. Una mossa che ha di fatto portato al fallimento di questa e quindi dei piani di Commisso per il calcio statunitense e dei suoi NY Cosmos. Una causa che il fondatore dell’impero Mediacom ha intentato per vedersi riconoscere170 milioni di dollari di danni.
Durante l’udienza di lunedì, Commisso ha ammesso di aver scritto di suo pugno i tweet contro il commissioner della MLS e il presidente della USSF. E inoltre, è stato aggiunto fra i messaggi pubblicati anche quello contro la dirigente sportiva Kathy Carter.
Commisso, infine, durante la sua testimonianza, ha voluto esprimere il proprio rammarico per le sue azioni: “Non mi sento bene per quello che ho fatto, perché non è da me. Ho smesso di usare l’account Twitter. Non ho fatto nessun tweet negli ultimi cinque o sei anni e sono felice di aver smesso con tutti i social media“.
Il calciatore resta sottoposto a libertà vigilata. Non potrà lasciare il Belgio
Radja Nainggolan – (Foto LaPresse)
Dopo una notte passata in carcereRadja Nainggolan, l’ex calciatore di Cagliari, Roma e Inter, è stato “rilasciato con condizioni“. Questo sta a significare che il fermo non è stato trasformato in arresto.
L’ex nazionale belga però è formalmente indagato per partecipazione ad un’organizzazione criminale dedita al traffico di stupefacenti che importava cocaina dall’America Latina all’Europa, attraverso il porto d’Anversa. Lo ha stabilito il gip di Bruxelles al termine di un lungo interrogatorio.
La linea difensiva – I suoi legali continuano a ribadire che l’ex nazionale belga non è indagato per droga ma che gli sarebbe stato chiesto un semplice chiarimento sulle somme di denaro prestate a conoscenti. “Si tratta di soldi che ha dato a persone che voleva aiutare finanziariamente perché è un uomo gioviale. Dobbiamo ora determinare se queste persone hanno utilizzato questi soldi illegalmente. Forse è stato ingenuo, ma non ha mai avuto intenzione di aiutare persone provenienti da un certo background“.
Il calciatore resta comunque sottoposto a libertà vigilata ma non è ancora chiaro se avrà l’obbligo di firma o se sarà controllato a distanza con un braccialetto elettronico
L’ex calciatore di Roma, Inter e Cagliari è finito in manette in Belgio. È accusato di traffico internazionale di stupefacenti
Radja Nainggolan con la maglia della Roma – (Foto LaPresse)
Grossi guai per Radja Nainggolan. L’ex calciatore di Cagliari, Roma, Inter e Spal è stato arrestato in Belgio con l’accusa di traffico internazionale di stupefacenti. Il giocatore belga, 36 anni, sarebbe attualmente sotto interrogatorio, come riferito dai colleghi di BruxellesToday.
Belgio, arrestato Radja Nainggolan – Nella mattinata sono state effettuate 30 perquisizioni tra Anversa e Bruxelles. Il procuratore Julien Moinil ha spiegato: “L’inchiesta si basa su presunti fatti di importazione di cocaina dall’America del Sud all’Europa via il porto d’Anversa, e la distribuzione in Belgio“. La procura di Bruxelles ha confermato lunedì mattina che l’ex centrocampista della nazionale, attualmente tesserato in un club di Serie B del suo Paese, è stato “privato della libertà” per il suo presunto coinvolgimento in un’indagine per traffico di droga.
“L’arresto di Nainggolan fa parte di un’indagine più ampia sulla criminalità organizzata, incentrata sulla distribuzione di cocaina in Belgio – si legge nel comunicato della procura -. Al momento gli interrogatori sono ancora in corso. Nel rispetto della presunzione di innocenza, non verranno fornite ulteriori informazioni“. Stamattina Nainggolan era atteso agli allenamenti del Lokeren-Temse, suo attuale club, e quando non è stato visto arrivare in molti si sono chiesti cosa stesse succedendo. Poi la notizia dell’arresto ha chiarito ogni dubbio. Non si tratta del primo problema di Nainggolan con le autorità del suo Paese. Nell’agosto del 2021 era stato fermato dalla polizia di Anversa, che gli aveva ritirato la patente per guida in stato d’ebbrezza e alta velocità. Alcuni mesi dopo invece era arrivato l’arresto, sempre ad opera della polizia, che aveva colto il calciatore alla guida senza il documento valido.
La carriera tra Belgio e Serie A – Genio e sregolatezza. Croce e delizia. La personalità di Nainggolan è sempre stata eccentrica, ma le sue doti in campo sono sempre state indiscutibili. Un “gladiatore” con lampi di genio fin dagli esordi nelle giovanili del Beerschot, squadra di Anversa poi fallita nel 2013. Nel 2005 l’arrivo in Italia, dove ha trascorso gran parte della sua carriera, indossando le maglie di Piacenza, Cagliari, Spal, Roma e Inter. Il mediano era poi rientrato in Belgio nel 2021 per militare nell’Anversa, dal quale sarebbe stato espulso due anni dopo per cattiva condotta. “Galeotta” in quel caso una sigarettaelettronica fumata in panchina, l’ennesimo episodio spiacevole che costrinse il club belga a sospendere il centrocampista. Rimasto senza contratto, la scorsa settimana Nainggolan aveva firmato per il Lokeren, squadra che milita nella serie B belga, segnando pure un gol nella sua partita d’esordio.
Cos’è e cosa rischia la società di De Laurentiis per la violazione del codice. L’avvocato Grassani: “Rispettate le norme“
Il Napoli ha presentato e poi ritirato il ricorso contro l’elezione di Ezio Simonelli come presidente della Lega Serie A e per questo motivo, avendo violato la clausola compromissoria, rischia una penalizzazione di tre punti. Non è escluso che questa situazione possa incidere sul voto per completare la governance della Lega, a cominciare dal rinnovo alla carica di ad di Luigi De Siervo.
Che cos’è la clausola compromissoria? – Secondo quanto stabilito dall’articolo 30 dello Statuto della FIGC, intitolato “Efficacia dei provvedimenti federali, vincolo di giustizia e clausola compromissoria“:
I tesserati, le società affiliate e tutti i soggetti e organismiche svolgono attività agonistica, tecnica, organizzativa, decisionale o che hanno comunque un impatto sull’ordinamento federale, sono obbligati a rispettare lo Statuto della FIGCe tutte le altre norme federali e internazionali cui la FIGC è affiliata.
In virtù dell’appartenenza all’ordinamento sportivo federale o dei vincoli assunti con il rapporto associativo, i soggetti sopra indicati accettano l’efficacia vincolante di qualsiasi provvedimento adottato dalla FIGC, dalla FIFA, dalla UEFA e dai loro organi o delegati, in merito a questioni relative all’attività federale, comprese le vertenze tecniche, disciplinari ed economiche.
Le controversie tra i soggetti di cui al primo comma, o tra questi e la FIGC, per le quali non sono previsti o sono stati esauriti i gradi di giustizia federale interni (come indicato dallo Statuto del CONI), devono essere deferite, su richiesta della parte interessata, esclusivamente al Collegio di Garanzia dello Sport presso il CONI. Questo avviene secondo quanto previsto dallo Statuto, dai regolamenti e dagli atti attuativi federali. Tuttavia, non sono ammesse al Collegio di Garanzia dello Sport le controversie decise tramite lodo arbitrale in base alle clausole compromissorie previste da accordi collettivi o di categoria, o da regolamenti federali relativi a rapporti patrimoniali. Inoltre, non sono competenza del Collegio le controversie risolte definitivamente dagli organi di giustizia sportiva federale riguardanti l’omologazione di risultati sportivi o sanzioni pecuniarie inferiori a 10.000 euro, nonché sanzioni come la squalifica o inibizione dei tesserati inferiori a 90 giorni o 12 turni di campionato, la perdita di gara, l’obbligo di disputare partite a porte chiuse o con settori senza spettatori, o la squalifica del campo per meno di 90 giorni o sei partite interne.
Salvo il diritto di ricorrere agli organi giurisdizionali statali per la nullità dei lodi arbitrali, il Consiglio Federale può, per motivi di opportunità, autorizzare il ricorso alla giurisdizione statale, derogando al vincolo di giustizia. Qualsiasi comportamento che violi gli obblighi di cui al presente articolo, o che tenti di eludere il vincolo di giustizia, comporta sanzioni disciplinari secondo le norme federali.
In deroga a quanto disposto nei commi precedenti, è possibile presentare ricorso alla Giunta Nazionale del CONI contro i provvedimenti di revoca o di diniego dell’affiliazione, entro un termine perentorio di 60 giorni dalla notifica del provvedimento.
In ogni caso, è obbligatorio osservare i Principi di Giustizia Sportiva emanati dal CONI, nonché le norme statutarie e regolamentari federali che ne derivano.
Cosa rischia il Napoli? – Il Napoli, presentando e poi ritirando per mezzo del presidente De Laurentiis, il ricorso contro l’elezione di Simonelli avrebbe violato il “vincolo di giustizia” nel Codice di Giustizia Sportiva all’articolo 34.
“I soggetti tenuti all’osservanza del vincolo di giustizia di cui all’art. 30, comma 2 dello Statuto, ove pongano in essere comportamenti comunque diretti alla elusione o alla violazione del predetto obbligo, incorrono nell’applicazione di sanzioni non inferiori: alla penalizzazione di almeno tre punti in classifica per le società; alla inibizione o squalifica non inferiore a sei mesi per i calciatori e per gli allenatori nonché ad un anno per tutte le altre persone fisiche“. A queste sanzioni andrebbe poi aggiunta un’ammenda da 20mila a 50milaeuro.
L’avvocato Grassani: “Rispettate le norme dello sport” – “Il Napoli e il suo presidente, hanno agito con assoluta trasparenza, correttezza e rispetto delle norme dell’ordinamento sportivo. Diverse interpretazioni non meritano commento“. Così l’avvocato Mattia Grassani, legale del Napoli, a radio Crc, sulla questione di un paventato procedimento compreso penalizzazione del Napoli per violazione della clausola compromissoria per un presunto ricorso avanzato contro l’elezione di Ezio Simonelli, come nuovo presidente della Lega Serie A.
Nuovo capitolo nella vicenda giudiziaria che coinvolge il Manchester City e per la quale i campioni in carica della Premier League rischiano anche la retrocessione.
Si è conclusa oggi l’udienza dei Cityzensper le 115 violazioni al Fair Play Finanziario inglese di cui sono accusati da parte della Premier League.
A riferirlo è il Daily Mail. Le argomentazioni conclusive del caso, aperto il 16 settembre scorso presso l’International Dispute Resolution Centre di Londra e portato avanti con il massimo riserbo, sono state presentate venerdì scorso a una commissione indipendente. LE ACCUSE NEL DETTAGLIO– La Premier League ha accusato il Manchester City di multiple violazioni alle regole finanziarie e di non aver collaborato ad una successiva indagine. Nel dettaglio, i Cityzens sono accusati di80 violazioni delle regole finanziarie tra il 2009 e il 2018 e di altre 35 per non aver collaborato a un’indagine della Premier League.
La Premier League ha presentato le accuse nel 2023, ma c’è stata una lunga attesa affinché il caso si svolgesse davanti a una commissione indipendente. Il City è accusato di non aver fornito informazioni finanziarie accurate tra il 2009 e il 2018, comprese le entrate dagli sponsor e i dettagli sugli stipendi di dirigenti e giocatori. Altre accuse, invece riguardano la violazione delle norme sulla sostenibilità finanziaria della UEFA e della Premier League. LA POSIZIONE DEL MANCHESTER CITY – Il City nega fermamente qualunque illecito.
COSA RISCHIA IL MANCHESTER CITY – Qualora tuttavia il City dovesse essere ritenuto colpevole di alcune delle accuse più gravi, riporta il Daily Mail, potrebbe essere colpito con enormi sanzioni pecuniarie. Ma non solo, la squadra allenata da Pep Guardiola rischia anche detrazioni di punti o addirittura la retrocessione in Championship, la seconda divisione inglese.
QUANDO ARRIVA LA SENTENZA – E’ altamente probabile, evidenzia la stampa britannica, che in assenza di un accordo qualunque sia la sentenza una delle due parti ricorrerà in appello. Di conseguenza, la decisione finale potrebbe arrivare anche alla fine del prossimo anno (2025), portando avanti questo dannoso limbo. I PRECEDENTI EVERTON E NOTTINGHAM FOREST– Nel corso della scorsa stagione, l’Everton e il Nottingham Forest hanno subito detrazioni di punti per violazione delle regole di profitto e sostenibilità del campionato.
Diversi direttori di gara italiani sono stati sanzionati dall’Agenzia delle Entrate per mancati versamenti fiscali sui compensi UEFA tra il 2018 e il 2022
La Procura federale della FIGC ha aperto da alcuni giorni un’indagine sull’evasione fiscale degli arbitri. Diversi direttori di gara italiani, tra cui anche Daniele Orsato e Gianluca Rocchi (entrambi ritirati, con il secondo che ora ricopre l’incarico di designatore), sono stati sanzionati dall’Agenzia delle Entrate per mancati versamenti fiscali sui compensi UEFA tra il 2018 e il 2022.
L’impulso – come anticipato da La Repubblica – è arrivato da un esposto diretto al procuratore generale dello Sport, Ugo Taucer. La denuncia contestava appunto le violazioni del Codice di giustizia sportiva e del regolamento dell’Associazione italiani arbitri. Dopo aver analizzato l’esposto, Taucer ha invitato la procura FIGC ad aprire il procedimento, come da sua prerogativa in base allo Statuto del Coni.
La procura dovrà ora analizzare gli atti sui casi di evasione fiscale accertati dalla Guardia di finanza, che riguarderebbero una cinquantina di arbitri. Le contestazioni riguardavano soldi guadagnati all’estero su cui non sono state pagate le tasse. Gli avvisi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, emessi a metà 2024, hanno spinto quasi tutti i coinvolti a sanare la loro posizione tramite il ravvedimento operoso, beneficiando così di sanzioni ridotte.
Una volta chiuse le indagini, che appunto saranno brevi, la Procura FIGC deciderà se far partire i deferimenti. Potrebbero essere contestati l’articolo 4 del Codice di giustizia sportiva, che rimanda ai principi di «lealtà, correttezza e probità», così come l’articolo 42 del regolamento AIA, che agli arbitri richiede un comportamento improntato «ai principi di lealtà, trasparenza, rettitudine e della comune morale, a difesa della credibilità ed immagine dell’AIA». In base alle norme, gli arbitri coinvolti rischiano una sanzione che può andare dalla semplice ammenda fino alla squalifica o inibizione.
Lunedì, 02 dicembre 2024
Gravina, chiuse le indagini sul presidente della Figc: è accusato di appropriazione indebita
La notizia arriva a ridosso della votazione per il rinnovo dei vertici della federazione. Nel mirino dei pm ci sono i diritti della Lega Pro e uno scambio di libri antichi. Il presidente sotto inchiesta anche per autoriciclaggio
Tecnicamente manca ancora la richiesta di rinvio a giudizio e l’udienza preliminare che, se reggeranno le accuse della procura di Roma, potrebbe costare a Gravina un posto riservato nel banco degli imputati. Da un punto di vista elettorale è una corsa contro il tempo. Ma dalle parti di piazzale Clodio la giustizia fa il suo corso a prescindere. Tutto per una compravendita di libri pregiati e antichi, di cui Gravina è cultore e collezionista.
Secondo il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, il numero uno del calcio italiano avrebbe mascherato dietro quell’affare un guadagno illecito.
Nel 2018, quando era ai vertici della Lega Pro, Gravina avrebbe ottenuto una ricompensa personale per aver conferito a un colosso del settore, la Isg, l’incarico di migliorare gli standard qualitativi della piattaforma di distribuzione degli eventi sportivi della Lega Pro e di progettare sistemi contro la pirateria. In giuridichese si parla di “appropriazione indebita in danno della Lega Pro mediante la sottoscrizione di un contratto di consulenza con la società inglese Isg a valori di gran lunga superiori a quello effettivo”.
Per aver affidato quella consulenza avrebbe dunque intascato del denaro, circa 200.000 euro, e poi lo avrebbe cercato di nascondere.
Due reati. Per scoprire il primo, i pm hanno seguito il denaro scoprendo che Gravina, tramite un paio di società che si sono rimpallate l’incarico, ha trovato un acquirente che in fine non ha finalizzato l’affare permettendo al presidente di guadagnare il “prezzo d’opzione”.
Si tratta di un’azienda inglese, la Ginko investment limited, “riconducibile all’imprenditore italiano Giovanni Prandi, leader della Assist group, in rapporti personali e commerciali con Figc/Gabriele Gravina”. La Ginko ha poi concluso l’affare con la Isg.
Il secondo reato ipotizzato riguarda invece il riciclaggio: avrebbe destinato la somma per pagare le rate di un mutuo per un appartamento a Milano. Una ricostruzione contro la quale gli avvocati che assistono Gravina, Leo Mercurioe Fabio Viglione, si sono sempre battuti. Ricordando anche che l’indagine Gravina è nata da un’attività non autorizzata di Pasquale Striano, il finanziere della Dna che accedeva abusivamente alle banche dati dell’Antimafia. Avrebbe iniziato a indagare dopo essersi incontrato con “persone vicine a Claudio Lotito, il quale aveva avuto ragioni di contrasto con il presidente della Figc, Gabriele Gravina”, ricordano gli atti sul finanziere spione.
La disputa tra Boban e il Milan è terminata: il croato vince in Cassazione contro il Club di Via Aldo Rossi. Maxi risarcimento per lui.
Zvonimir Boban
Nel panorama calcistico internazionale, non sono rare le figure emblematiche che, dopo aver lasciato il campo, proseguono a influenzare il mondo dello sport dalle posizioni dirigenziali. Una di queste leggende è Zvonimir Boban, ex stella del Milan e figura centrale in una disputa legale che ha tenuto banco per mesi, coinvolgendo non solo gli addetti ai lavori ma anche i tifosi.
La storia tra Boban e il club milanese, un tempo pervasa da trionfi e reciproca stima, ha preso una piega inaspettata con il licenziamento dell’ex calciatore da parte della società, portando a una battaglia giudiziaria che solleva interrogativi sul futuro delle relazioni tra leggende sportive e le società per cui hanno brillato.
Il licenziamento controverso – La vicenda ha origine nel marzo del 2020, quando Zvonimir Boban è stato licenziato per giusta causa dal Milan, all’epoca sotto la guida dell’amministratore delegato Ivan Gazidis e di proprietà del fondo Elliott. Boban, all’epoca ricoprendo un ruolo dirigenziale, ha percepito il suo licenziamento come ingiusto, decidendo di contestare la decisione in tribunale. La disputa legale che ne è conseguita ha rivelato le complessità e le tensioni interne che possono emergere nella gestione dei club calcistici.
La battaglia legale e il verdetto: maxi risarcimento all’ex rossonero – Inizialmente, il tribunale di primo grado ha preso posizione a favore di Boban, condannando il Milan a risarcirlo con una somma sostanziale di 5,375 milioni di euro, una decisione prontamente adempiuta dal club. Tuttavia, l’epilogo della vicenda era tutt’altro che scritto. Durante il processo di appello, il tribunale ha rivisto la sentenza, escludendo la quota di 1,25 milioni di euro previsti per danni d’immagine. Questa modifica ha obbligato Boban a restituire tale somma al Milan, aggiungendo un ulteriore strato di complessità al caso. Il capitolo finale di questa intricata saga giudiziaria è stato scritto dalla Cassazione, che ha confermato il verdetto d’appello, chiudendo definitivamente la disputa, ma lasciando aperte riflessioni sull’impatto di questi eventi sul legame tra Boban e il club.
Oltre il contenzioso – Al di là dei tribunali e delle sentenze, la figura di Zvonimir Boban rimane quella di una leggenda del calcio, sia per i suoi successi in campo che per le sue competenze manageriali. Dopo il Milan, Boban ha assunto un ruolo significativo alla UEFA, sebbene anche questa esperienza si sia conclusa a seguito di divergenze. Oggi, la sua voce è ascoltata con attenzione dagli appassionati di calcio grazie al ruolo di opinionista a Sky, dimostrando come, nonostante le vicissitudini, il contributo di Boban allo sport resti indiscusso. La saga legale con il Milan potrà anche essere giunta al termine, ma il dibattito sull’eredità di questa vicenda e sulle relazioni fra ex giocatori, dirigenti e le società di appartenenza è destinato a proseguire.
Calcio e violenza a cerro Maggiore. Punizione esemplare del giudice sportivo
Ahinoi, nemmeno il candido orizzonte dell’oratorio è immune da turpitudini d’una scena che dovrebbe insegnare calcio e rispetto. Siamo a Cerro Maggiore, là dove l’erba calcistica spesso si mescola alla polvere dell’amicizia e del fair play. Ma domenica 10 novembre, sul campo dei cerresi, è andata in scena una pagina buia del calcio dilettantistico.
Al minuto quindici del secondo tempo, durante l’incontro tra Oratorio Cerro MaggioreeSan Luigi Pogliano, l’arbitro Luca Panetti di Legnano, dopo reiterate proteste, ha deciso per l’espulsione dell’allenatore del Cerro. A quella notifica, come per una vampata d’irrazionale furore, il tecnico ha perso la bussola: prima uno schiaffo, poi un calcio basso, vile e doloroso, contro il giovane direttore di gara, che, preso alla sprovvista, ha dovuto indietreggiare.
Non bastasse il primo impeto, l’allenatore ha cercato di colpire ancora l’arbitro, senza però riuscirvi grazie all’intervento dei giocatori, che hanno improvvisato una linea difensiva degna di miglior causa. La gara, com’era inevitabile, è stata sospesa. Negli spogliatoi, tuttavia, il mister ha rincarato la dose, tentando nuovamente l’aggressione e proferendo insulti che sanno più di strada che di sport.
Non poteva che essere severa la mano del giudice sportivo.Il tecnico è stato squalificato fino al 17 novembre 2027, ben tre anni lontano dai campi di gioco: una punizione esemplare, che non risarcisce l’onore ferito del calcio, ma lancia un messaggio chiaro. Alla società A.S.D. Oratorio Cerro Maggiore è stata inoltre inflitta un’ammenda di 100 euro, con l’obbligo di coprire eventuali spese mediche per il danno arrecato al direttore di gara.
A Cerro Maggiore, la partita doveva essere occasione di festa, aggregazione e, perché no, di rivalità sana tra dilettanti. Invece, si è trasformata in una rissa verbale e fisica degna di peggior cronaca. Non è solo l’allenatore a uscire sconfitto: il suo gesto getta un’ombra sul senso stesso di un calcio che dovrebbe educare, non alimentare pulsioni violente.
Il tecnico cerrese ha perso molto di più di una partita: ha perso l’opportunità di essere guida, esempio, maestro. E il calcio, in questo frammento di Terza Categoria, si scopre più fragile e amaro. Che il campo torni presto a essere campo e non arena, e che episodi come questo restino un’eccezione da dimenticare.
L’ex centrocampista di Juventus e Inter al centro di un’inchiesta per violenza sessuale: una donna ha denunciato lui e alcuni compagni del Colo Colo.
La Procura di Santiago del Cile, e in particolare la Fiscalía Metropolitana Oriente, organo investigativo del Governo del Cile, ha aperto un’indagine a seguito di una denuncia per un presunto reato di violenza sessuale che vedrebbe coinvolti alcuni calciatori di Colo Colo, tra cui Arturo Vidal.
L’episodio sarebbe accaduto in occasione di una festa privata, organizzata dai giocatori dela formazione cilena, che stavano festeggiando il compleanno di un membro della squadra.
Le autorità non escludono che altri calciatori possano essere implicati nel caso, attualmente oggetto di indagine da parte del personale specializzato dell’OS9 e del Laboratorio di Criminalistica dei Carabineros (Labocar).
Nonostante la gravità delle accuse, la Fiscalía ha confermato che, fino a questo momento, non ci sono calciatori né detenuti né fermati in relazione a questo caso.
COSA È SUCCESSO – Secondo le informazioni iniziali fornite daRadio ADN, i fatti sarebbero avvenuti in un bar situato nella località di Vitacura, nella Regione Metropolitana,
La presunta vittima, ha chiamato la famiglia per farsi venire a prendere, non sentendosi bene e dunque non essendo in grado di rientrare autonomamente.
Come riporta La Repubblica, la donna non si reggeva in piedi, forse sotto l’effetto di alcol o droga. A sporgere denuncia per aggressione sessuale è stata la sorella.
In base alle informazioni preliminari riportate da Radio ADN, le persone che si trovavano con la vittima nel bar si sarebbero nascoste all’interno del locale all’arrivo delle autorità, per poi darsi alla fuga.
VIDAL COINVOLTO? – Stando a Teletrece, Arturo Vidal era presente sul luogo al momento dell’accaduto.
L’ex centrocampista di Juventus eInter è anche stato fermato dopo aver tentato di fuggire insieme ad alcuni compagni a un posto di blocco.
Per La Repubblica, un’altra ragazza sostiene di essere stata invitata all’evento, di aver visto la ragazza, di aver parlato con la sorella che ha poi denunciati i giocatori e ma che “Vidal non si è mai avvicinato alla presunta vittima”.
FERMATO E RILASCIATO – In evidente stato di ebbrezza, Arturo Vidal è stato l’unico a essere portato alla stazione di polizia, dove è stato trattenuto, prima di essere rilasciato.Il colonnello Gerardo Aravena ha precisato che Vidal “per un controllo dell’identità nell’ambito dei primi accertamenti“.Inoltre ha confermato che la denuncia riguarda effetivamente “giocatori del Colo-Colo“, tra cui Vidal.“Le altre persone sono state sottoposte a un controllo preventivo dell’identità sul posto, sono state registrate e probabilmente saranno convocate per rendere dichiarazioni”.
L’INDAGINE IN CORSO – L’indagine in corso è volta a chiarire le circostanze dell’episodio e a determinare le responsabilità di tutti i soggetti coinvolti, suscitando un notevole interesse pubblico e mediatico.Il caso, ancora in fase iniziale di accertamenti, è gestito da personale specializzato, con le autorità impegnate nella raccolta delle prove necessarie per far luce sui fatti denunciati e attribuire eventuali responsabilità.
Lo stupro sarebbe avvenuto la settimana scorsa a Stoccolma, ma per ora le informazioni disponibili sono poche: lui ha respinto ogni accusa
Secondo diversi giornali svedesi il calciatore francese Kylian Mbappé, uno dei più forti e famosi al mondo, è indagato per un presunto stupro nei confronti di una donna avvenuto a Stoccolma una settimana fa, durante una breve vacanza di Mbappé in Svezia.
La procura di Stoccolmaha annunciato di aver aperto un’indagine preliminare per un sospetto stupro avvenuto nell’hotel della città dove la settimana scorsa ha alloggiato il calciatore francese insieme al suo entourage, ma non ha confermato se l’indagine riguardi proprio Mbappé. I due tabloid svedesi che più stanno scrivendo del caso, Aftonbladet edExpressen, sostengono che la persona sospettata di avere compiuto lo stupro sia lui. Nel pomeriggio di martedì lo ha scritto anche la tv pubblica svedese sul suo sito, citando fonti proprie.
Al momento non si sa molto sull’accusa. La settimana scorsa Mbappé sarebbe andato a Stoccolma con un gruppo di amici e sarebbe stato tra le altre cose a cenare in un ristorante di lusso e poi in una discoteca, prima di tornare all’hotel. Aftonbladet scrive che giovedì 10 ottobre Mbappé avrebbe prenotato il locale intero e che avrebbe organizzato una festa privata con i suoi amici e una trentina di donne. Né i giornali svedesi né la procura di Stoccolma hanno diffuso dettagli sulla donna o sulla presunta dinamica degli eventi.
Mbappé ha invece commentato la notizia online, scrivendo su X che si tratterebbe genericamente di una «fake news». Un suo portavoce ha detto all’agenzia di stampa francese AFPche le accuse della procura di Stoccolma «sono completamente false».
Mbappé ha 25 anni e da pochi mesi è stato acquistato dalla squadra di calcio spagnola del Real Madrid. È considerato uno dei migliori calciatori al mondo: ha vinto per sette volte la Ligue 1, il principale campionato francese, e nel 2018 fu decisivo per la vittoria della nazionale francese ai Mondiali.
La decisione del Tribunale di Teramo a sei anni dai fatti per una vicenda denunciata da due ragazze che avevano 16 e 14 anni e mezzo all’epoca
Il primo posto in classifica col suo Padova, il gol che ha deciso il derby col Vicenza: un periodo d’oro secondo gli standard di un calciatore. Che però potrebbe trasformarsi in un incubo per il 21enne Michael Liguori, attaccante dei veneti. Ieri il tribunale di Teramo lo ha condannato in primo grado a 3 anni e 4 mesi per violenza sessuale.
liguori farà ricorso – I fatti risalgono al 2018, quando Liguori era appena uscito dal settore giovanile del Pescara per tentare l’avventura al Notaresco, in Serie D. Assieme a un amico, anch’egli a processo e condannato in primo grado alla stessa pena, aveva dato appuntamento a due ragazze per una serata ad Alba Adriatica. Secondo l’accusa, i due avrebbero abusato delle due minorenni, all’epoca dei fatti di 16 e di 14 anni e mezzo. Dopo quella serata le due ragazze hanno presentato denuncia e da lì sono partite le indagini che hanno portato alla sentenza, trapelata nella serata di ieri dal momento che il club veneto aveva mantenuto un rigidissimo riserbo sulla questione. L’avvocato Mauro Gionno, legale di Liguori e pure dell’amico, ha annunciato il ricorso, sostenendo che non c’è stata alcuna violenza e tantomeno alcuna minaccia quella sera. “Sì, faremo ricorso una volta lette le motivazioni, in quanto questa sentenza è del tutto inaccettabile e siamo certi di poter dimostrare l’innocenza di Michael e dell’altro mio assistito“.
chi è liguori – Almeno sul campo un grande avvio di stagione per l’ala destra mancina del Padova, l’elemento più talentuoso dellarosa di Andreoletti. Finora, in otto partite disputate nel Girone A di Serie C, ha realizzato quattro reti e sfornato quattro assist. Lo scorso anno ha chiuso a quota 11 centri. In biancorosso è arrivato nel 2022 dopo tante esperienze tra Serie D e C: Recanatese, Catania,Campobasso. Tra l’altro, l’attaccante ha perso il padre all’età di 7 anni ed è sempre stato un sostegno per la madre operaia in fabbrica. Ora dovrà affrontare una battaglia altrettanto difficile.
Il calciatore islandese è stato assolto in primo grado dall’accusa di cattiva condotta sessuale
Dopola sentenza arrivata dal tribunale distrettuale di Reykjavikche ha giudicato in primo grado Albert Gudmundsson innocente, arrivano anche le prime parole del calciatore islandese. “Innocente!” esclama attraverso una storia postata su Instagram l’attaccante della Fiorentina. “Questa è la chiara conclusione della Corte distrettuale di Reykjavik nella sentenza resa oggi – continua l’ex Genoa -. Pur essendo sempre fiduciosi in un esito positivo del caso, la sentenza arriva con un certo sollievo. È stato un anno difficile, onestamente, e non facile da affrontare mentalmente, ma ho imparato che la mia famiglia e i miei amici sono tutto per me e sarò loro per sempre grato. Infine, vorrei esprimere che non appoggerò mai alcuna forma di violenza“.
“Come padre di due figli – conclude Gudmundsson -, tra cui una figlia piccola, e con tre sorelle più giovani, spero sinceramente che questo caso non causi alcun danno ad altre donne che sono vere vittime di violenza. Ora posso andare avanti con la mia vita e concentrarmi su ciò che so fare meglio. Con amore, Albert“.
La posizione del fantasista brasiliano Paquetà accusato di scommesse illegali è sempre più pericolante, rischia la squalifica a vita
La carriera di Paquetà, talentuoso fantasista brasiliano del West Ham e della Nazionale brasiliana, è a rischio. Il giocatore, che ha vestito anche la maglia del Milan per una stagione nel 2019 mettendo a referto 36 presenze, è accusato di scommesse illegali in rifermento ad alcune sfide sospette del West Ham giocate tra il 2022 e il 2023.
La sua posizione però si sta complicando perché la FA avrebbe accusato adesso Paquetà anche di ostacolo alle indagini, oltre che della mancata collaborazione già imputata al calciatore nei mesi scorsi. Il problema risiede tutto nel suo telefono, la Federazione Inglese lo aveva infatti setacciato negli scorsi mesi per capire se in quel dispositivo ci fossero delle prove, poi ha ridato il telefono al giocatore che però lo ha buttato. Ora la Fa lo ha richiesto per una nuova analisi ma il dispositivo non c’è più e quindi potrebbe essere un danno alle indagini.
Le accuse sono pesanti, la posizione di Paquetà sembra sempre più in bilico e le ipotesi di una punizione sono diverse. La più dura sarebbe quella della squalifica a vita, un vero e proprio incubo per il brasiliano che per ora continua regolarmente a scendere in campo, sono sette le presenze in Premier League e due in Nazionale in questo inizio stagione.
Offesa a coreano Hwang di Wolves in amichevole estiva del Como
(ANSA) – Roma, 07ottobre 2024
La Fifa ha squalificato per 10 giornate, ridotte a cinque, il difensore di proprietà del Como Marco Curto, ora al Cesena in prestito, per “comportamento discriminatorio” nei confronti dell’attaccante sudcoreano dei Wolverhampton Hwang Hee-chan. L’episodio risale allo scorso luglio quando Curto, nel corso di una amichevole del club lariano a Marbella (Spagna) nel corso di un parapiglia successivo ad uno scontro di gioco – secondo i media britannici – avrebbe detto ad un compagno di squadra: “Ignoralo, pensa di essere Jackie Chan“. (ANSA).
Il corpo senza vita del 43enne è stato trovato all’interno di un albergo nel centro del capoluogo sardo, con una ferita alla testa
Andrea Capone con la maglia del Cagliari – (Foto LaPresse)
L’ex calciatore del Cagliari, Andrea Capone, 43 anni, è stato trovato senza vita in un d’albergo nel centro del capoluogo sardo. Il corpo è stato rinvenuto nella mattina di oggi, domenica 29 settembre, a Palazzo Tirso: secondo le prime informazioni aveva una profonda ferita alla testa.
Trovato morto l’ex calciatore Andrea Capone – Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e la polizia: la pista più accreditata in questo momento sembra quella della caduta accidentale, forse dalle scale, ma le indagini sono ancora in corso. Le forze dell’ordine stanno effettuando gli accertamenti per chiarire la causa della morte.Capone era cresciuto nelle giovanili del Cagliari, con cui ha raggiunto la Serie A, e ha giocato nel Sora, Treviso, Vicenza, Grosseto e Salernitana, e nella nazionale italiana under 20 nel 2001. Il prossimo gennaio avrebbe compiuto 44 anni.
Alvaro Morata e Rodri sono finiti sotto inchiesta da parte della Uefa per quanto accaduto a Euro 2024. Ecco cosa è successo.
Il mondo del calcio si trova di nuovo al centro dell’attenzione, questa volta per un motivo che va oltre le prestazioni sportive sul campo. Rodri e Alvaro Morata, campioni d’Europa con la nazionale spagnola, sono infatti sotto indagine dalla Commissione etica e disciplinare federale. Al centro della controversia, una frase proferita dai due giocatori nei momenti di festa seguiti alla vittoria in finale contro l’Inghilterra a Euro 2024, tenutasi a Madrid. “Gibilterra è spagnola,” hanno dichiarato, suscitando non poco clamore e attirando su di sé l’attenzione non solo della Federazione di calcio, ma anche delle autorità politiche.
Inizio dell’indagine – Dalle sedi UEFA di Nyon – scrive la Gazzetta dello Sport – giunge la notizia che un ispettore della commissione etica e disciplinare è stato assegnato per valutare le possibili violazioni alle norme di condotta da parte di Rodri e Alvaro Morata. La contestazione nasce da dichiarazioni fatte dai giocatori durante i festeggiamenti per la vittoria della Spagna all’Euro 2024. La frase che ha scatenato le polemiche, “Gibilterra è spagnola”, è stata oggetto di denuncia sia da parte della Federazione che dal governo di Gibilterra, piccolo territorio situato sul confine meridionale della Spagna ma sotto sovranità britannica da più di tre secoli
Contesto geopolitico e sportivo – Gibilterra, situata all’estremo sud della penisola iberica, rappresenta da secoli un punto di attrito tra Regno Unitoe Spagna. La questione della sovranità – spiega la rosea – su questo lembo di terra ha toccato diversi aspetti delle relazioni tra i due Paesi, spesso filtrando anche nel mondo dello sport. La decisione dei due calciatori spagnoli di inserire questo tema delicato nei festeggiamenti post-vittoria ha acceso nuovi riflettori sulla disputa, provocando una reazione ufficiale che ora coinvolge le istanze disciplinari europee del calcio.
Morata iniciando cánticos de Gibraltar es español. La cabra de las celebraciones
Aurelio De Laurentiis (Foto: LLUIS GENE/AFP via Getty Images)
I fatti risalgono al marzo scorso quando il club di Aurelio De Laurentiis non mandò nessun tesserato da intervistare alla piattaforma streaming a margine delle sfide contro Torino e Barcellona.
A fine maggio scorso il Tribunale Federale Nazionale ha comminato una multa di 165mila euro al Napoli per non aver permesso a DAZN di intervistare uno dei suoi tesserati in occasione delle sfide contro Torino e Barcellona dell’8 e 12 marzo.
Contro questa decisione è arrivato prontamente il ricorso del club partenopeoche però ha dovuto soccombere davanti alla Corte d’Appello della FIGC composta dal presidente Mario Luigi Torsello e dai due componenti Diego Sabatino e Daniele Maffeis. Inoltre, il club del patron Aurelio De Laurentiis è stato sanzionato con una multa di 230mila euro da riconoscere alla Lega Serie A.
All’epoca dei fatti, De Laurentiis aveva annunciato di aver chiuso i rapporti con DAZN e che calciatori e staff avrebbero parlato solamente con Sky e Rai. In tal senso, va comunque registrata anche una successiva sfuriata contro la pay-tv di Comcast, in relazione alla scelta di fare seguire la squadra a un corrispondente che secondo De Laurentiis non sarebbe stato tifoso del Napoli.
La rabbia nei confronti di DAZN, invece, nasceva dalla programmazione della partita contro l’Atalanta fissata per sabato 30 marzo alle 12:30, vigilia di Pasqua. Il presidente azzurro avrebbe voluto spostarla a lunedì, in quanto l’allora tecnico Calzona avrebbe potuto preparare il match solo in due giorni per via degli impegni con la nazionale della Slovacchia. De Laurentiis si era sfogato al Maradona nel post-partita: «Chi sono? Sky o DAZN? DAZN non ha il diritto di fare niente! Quindi andatevene a fare in c**o. Fuori dai c******i».
Il regolamento della Serie A prevede che i club da contratto si impegnino ad assicurare che i propri calciatori «più rappresentativi e che abbiano avuto le migliori prestazioni nell’Evento, nonché il proprio allenatore, partecipino alle Interviste – a favore dei Licenziatari dei Pacchetti che detengono tale diritto – secondo le modalità stabilite dagli applicabili regolamenti della Lega Serie A oltre l’impegno ad assicurare la puntualità delle Interviste. Per questo motivo, in caso di violazioni del contratto sono previste delle sanzioni specifiche nei confronti delle società».