E’ ben gradito un’applauso!!! Grazie
09 ottobre 2026
| Il caso: Crans-Montana, da chiarire il rimborso di 1,5 milioni per le cure dei feriti italiani |
| La cifra riguarda le spese ospedaliere sostenute in Svizzera per 12 cittadini – Berna deve ancora decidere come affrontare il rimborso tra i due Paesi |

A nove mesi dal terribile rogo nel bar Constellation di Crans-Montana, uno dei nodi resta chi debba sostenere i costi delle cure prestate ai feriti italiani. Secondo la RTS, ammontano a circa 1,5 milioni di franchi. E l’Italia, già si sapeva, non intende rimborsarli.
Due questioni diverse – La cifra riguarda le spese ospedaliere per 12 cittadini italiani curati in Svizzera dopo l’incendio. In base alle regole internazionali che disciplinano le cure transfrontaliere, di norma i costi sono regolati attraverso gli enti competenti dei due Paesi e ricadono sul Paese di residenza del paziente. Ma il Governo italiano aveva già comunicato in aprile di non voler sostenere questa spesa.
È importante distinguere il dossier dalla polemica sulle copie delle fatture arrivate alle famiglie dei feriti italiani. Copie, lo ricordiamo, informative. La questione della copertura dei costi negli ospedali aveva comunque alimentato la polemica tra Svizzera e Italia. Sin da subito, era stato detto che le spese mediche sarebbero state a carico del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati (Servizio LAV) nella misura in cui non fossero coperte dalle assicurazioni, come previsto dai regolamenti europei e stabilito dagli accordi bilaterali. L’assistenza reciproca in materia di prestazioni è infatti sancita nell’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’UE. Ma Parmelin – nel mese di maggio – aveva dichiarato che a Berna si sarebbero chinati sulla questione. «Ricordo che è un regolamento che applichiamo da anni con tutti i Paesi dell’Unione Europea. Ma siamo pronti a mostrare apertura e a trovare un accordo». La regolamentazione prevede una possibilità di deroga, infatti. «Una clausola che può permettere, se gli Stati sono d’accordo, un’eccezione, e il Consiglio federale sta analizzando questa opzione». Giorgia Meloni aveva parlato di «soluzione accettabile» qualora «nemmeno un euro uscirà dalle casse dello Stato italiano» o del suo sistema sanitario pubblico. Appellandosi, di fatto, al Regolamento 883/2004 dell’Unione Europea, che al paragrafo 3 dell’articolo 35 stabilisce che gli Stati membri possono «rinunciare al rimborso fra le istituzioni che rientrano nella loro sfera di competenza», in questo caso per le cure prestate ai cittadini. Nel dibattito era entrato anche il principio di reciprocità: l’Italia non avrebbe chiesto il rimborso per due cittadini svizzeri curati a lungo all’ospedale Niguarda di Milano. «Il Consiglio federale, e questo è l’impegno che ho preso, esaminerà questa eccezione nel regolamento per vedere cosa si può fare e trovare una soluzione», aveva assicura Guy Parmelin.
La questione ha suscitato malumori a Palazzo federale: da un lato il timore che una soluzione speciale crei un precedente o sollevi interrogativi di parità di trattamento; dall’altro l’argomento che, di fronte a una tragedia di questa portata, sia possibile cercare un accordo fuori dall’applicazione automatica delle procedure ordinarie.
Il Consiglio federale deve ancora decidere – La nuova informazione riferita dalla RTS è l’entità complessiva delle cure: circa 1,5 milioni di franchi per i 12 pazienti italiani, con il rifiuto di Roma di rimborsare la somma. La consigliera nazionale Céline Weber (PVL/Vaud) chiede che gli accordi vengano rispettati; Laurence Fehlmann Rielle (PS/Ginevra) ritiene invece che la Svizzera dovrebbe compiere un gesto, considerate le circostanze eccezionali.
La tavola rotonda – Sono state designate le persone, fra cui la municipale di Lugano Karin Valenzano Rossi (PLR), che formeranno la tavola rotonda dedicata alla gestione delle conseguenze dell’incendio di Crans-Montana. Un gruppo di riflessione aiuterà la presidenza a elaborare proposte di soluzione. Tutte le vittime e i loro cari, così come gli assicuratori, avranno l‘opportunità di esprimersi sulle proposte nelle diverse fasi del processo, ha spiegato ieri in una nota l’Ufficio federale di giustizia (UFG).
La tavola rotonda, presieduta dall’ex consigliere di Stato neocastellano Laurent Kurth, ha come scopo la ricerca di soluzioni extragiudiziali per le vittime dell’incendio, coinvolgendo i loro cari, gli assicuratori interessati, le persone eventualmente tenute a versare prestazioni e le autorità. Una simile procedura dovrebbe permettere di accelerare i lavori, evitando le lungaggini di procedimento giudiziari che potrebbero durare anni.
I partecipanti faranno valere il punto di vista delle vittime e dei loro cari e rappresenteranno altre persone e istituzioni che possono contribuire a una soluzione transattiva extragiudiziale. Un gruppo di riflessione, composto da rappresentanti degli uffici federali, delle associazioni di categoria del settore delle assicurazioni private e sociali, della fondazione Beloved e da una professoressa universitaria, metterà le proprie competenze specialistiche a disposizione della tavola rotonda e contribuirà all’elaborazione di una soluzione transattiva extragiudiziale.
La prima seduta della tavola rotonda – composta da 20 persone – si terrà probabilmente nel corso dell’autunno. Si articolerà in quattro gruppi: i rappresentanti delle vittime e delle organizzazioni di assistenza alle vittime, i rappresentanti delle autorità, i rappresentanti delle assicurazioni di responsabilità civile e i rappresentanti delle assicurazioni sociali.
La Confederazione potrà partecipare agli accordi con un contributo massimo di 20 milioni di franchi.

