Un perturbazione porta da oggi precipitazioni abbondanti specie al Nord-Ovest e Isole Maggiori
Neve in arrivo – (Ipa)
Gli amanti del bianco Natale saranno accontentati. Almeno in alcune zone d’Italia, dove una perturbazione porta neve e maltempo invernale a causa di un vortice alimentato da correnti più fredde orientali.
Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, conferma che il tempo durante le feste mostrerà una spiccata dinamicità. Gli effetti di questo peggioramento meteo si avranno fin da oggi, lunedì 22 dicembre, con precipitazioni abbondanti specie al Nord-Ovest e Isole Maggiori. Attenzione perché sulle Alpi Occidentali avremo copiose nevicate con accumuli anche di 100-120 centimetri di neve fresca in sole 24 ore nella zona di Artesina e Prato Nevoso (Alpi Marittime). Un fenomeno davvero importante come non si vedeva da anni in questa zona.
Tra martedì 23 e venerdì 26 sul Mediterraneo centro-occidentale resterà intrappolata un’area di bassa pressione con maltempo diffuso sull’Italia. Oltre a piogge sparse un po’ ovunque e a venti sostenuti dai quadranti orientali (SE-E-ENE-NE), avremo anche il ritorno della neve a quote relativamente basse sull’Appennino settentrionale. Da segnalare anche una burrascosa Bora a Trieste.
Questo vortice nel Mediterraneo infatti verrà alimentato costantemente da fredde correnti da Est con un inevitabile calo termico e abbassamento della quota neve su alcune zone. Sui rilievi al confine tra Liguria, Emilia e Toscana, si osserveranno nevicate oltre i 700-800 metri con accumuli oltre i 1000 metri di quota.
Sarà inveceun bianchissimo Natale in tutte le aree sopra i 1000-1200 metri sul Piemonte occidentale e meridionale e in Valle d’Aosta. Anzi, attenzione se dovete muovervi verso queste zone, perché oltre i 1200-1300 metri di quota gli accumuli supereranno facilmente i 150 centimetri. Sorprese anche a Cuneo città.
Dal nulla al troppo, tipico di questi ultimi anni, tipico comportamento del riscaldamento globale.
NEL DETTAGLIO
Lunedì 22.Al Nord: maltempo al Nord-Ovest. Neve oltre i 1300 metri.Al Centro: asciutto, ma con cielo molto nuvoloso.Al Sud: rovesci sui settori ionici.
Martedì 23. Al Nord: piogge sparse al Nordovest e in Emilia. Neve su Ovest Alpi. Al Centro: maltempo sulle Tirreniche. Al Sud: piuttosto instabile.
Mercoledì 24. Al Nord: piogge diffuse, neve in montagna. Al Centro: instabile su tirreniche e Marche. Al Sud: piogge in Campania, meglio altrove.
Tendenza: torna l’alta pressione, ma farà via via più freddo.
Migliaia di segnalazioni a partire dalle 10 al sito Downdetector
Tim down dalla mattinata di oggi, lunedì 22 dicembre. Problemi con la sono stati segnalati al portale Downdetector a partire dalle 10 dove sono arrivate oltre 6.000 segnalazioni da tutta Italia.
Da Milano a Santa Maria di Leuca gli utenti lamentano disservizi di cui oltre la metà per problemi alla linea internet da rete fissa. Segnalati anche malfunzionamenti della rete mobile. “Non va ne linea casa ne linea cellulare, non funziona la segnalazione guasto da sito e da app e non funziona il 187“, riferisce sconfortato uno degli utenti.
A Nunspeet era prevista una sfilata di luci. Ancora poche e incerte le informazioni sull’episodio
I soccorsi sul posto (foto X)
A Nunspeet, nella provincia centrorientale della Gheldria (Paesi Bassi), un’auto è finita contro una folla. Sono almeno 9 le persone rimaste ferite, di cui tre gravi. La polizia fino a questo momento esclude un gesto volontario.
Il post della polizia dei Paesi Bassi orientali, provincia della Gheldria (foto X)
L’auto sulla folla durante la parata natalizia – “Non sembra frutto di un atto volontario”, ha riferito la polizia locale sul suo profilo X, lasciando intendere che si tratti dunque di un incidente. Anche i principali quotidiani olandesi, tra cui il De Telegraaf, riportano questa ricostruzione. Ma le indagini degli inquirenti sono ancora all’inizio.
L’allarme è scattato poco prima delle 19 all’incrocio tra Oenenburgweg ed Elburgerweg. Il gruppo di persone investito stava aspettando il passaggio della parata natalizia che ogni anno tocca i quattro villaggi circostanti con una sfilata di luci. Alla guida dell’auto, a quanto pare, c’era una donna di 56 anni che ha riportato ferite lievi. A causa dell’incidente, la parata è stata interrotta.
Sui social è intervenuto anche Geert Wilders, il presidente del gruppo parlamentare Pvv alla Camera dei deputati olandese: “Forza a Nunspeet, ai feriti e ai servizi di emergenza“.
Le condizioni poste dalla AFC, la confederazione asiatica che avrebbe ospitato la partita, non hanno permesso di arrivare a un sì. È uscito anche un comunicato congiunto tra Serie A e il governo della Western Australia
L’Optus Stadium di Perth
Milan-Como non si giocherà a Perth. La lunga trattativa delle scorse settimane, arrivata vicina alla chiusura, è saltata. Il Milan e la Lega hanno fatto di tutto per portare in porto questa idea, che nasceva con logiche commerciali e di valorizzazione della Serie A in Australia. Le condizioni poste dalla AFC, la confederazione asiatica che avrebbe ospitato la partita, però non hanno permesso di arrivare a un sì. È logico che, molto oltre l’aspetto di campo, questa sia stata una grande partita politica, con interessi divergenti sul tema delle partite di campionato da giocare in un’altra nazione o in un altro continente.
A sorpresa – Il finale stupisceperché Lega, Milan e Como avevano accettato alcune condizioni non semplici, come la scelta dell’arbitro, da individuare tra i direttori di gara della federazione asiatica, e questioni di naming sull’uso di nome e logo della Lega Serie A. Inoltre, giovedì scorso, il presidente di Lega Simonelli si era sbilanciato prima della semifinale di Supercoppa tra Milan e Napoli, dichiarando che la partita si sarebbe giocata in Australia: “Milan-Como si giocherà a Perth l’8 febbraio. L’incontro con Infantino è stato molto cordiale – aveva detto Simonelli -. Avevamo una serie di dubbi sulle condizioni poste per giocare la partita a Perth. Soprattutto ci è stato imposto di avere arbitri stranieri (Var compreso, ndr), mentre noi abbiamo una grande fiducia nei nostri direttori di gara. Abbiamo parlato con Collina (presidente della Commissione Arbitrale della FIFA, ndr), che ci ha dato ampie garanzie sulla qualità di questi arbitri. Ha in mente uno o più direttori di gara di altissimo livello. Noi accetteremo questa condizione, poi ci sono altre cose da mettere a posto”. Qui sono subentrati gli ostacoli decisivi. La Afc, nel suo dialogo con la federcalcio australiana, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di rispettare le normative e i regolamenti per le competizioni. Si è aperto quindi un tema di garanzie ed eventuali penali, che avrebbe coinvolto anche il Governo dell’Australia Occidentale (Western Australia), figura chiave nell’organizzazione della partita. Chi avrebbe risposto in caso di sanzioni? Con poco tempo a disposizione e un numero crescente di problematiche, si è deciso di soprassedere. Quanto al ruolo di Collina, da ambienti Fifa si apprende che l’incontro con Simonelli è stato un colloquio rapido e informale, quindi senza alcun tipo di garanzia, avvenuto in Qatar a margine dell’Intercontinentale tra Psg e Flamengo.
Il comunicato – La decisione è stata poi ufficializzata e spiegata attraverso un comunicato congiunto redatto dalla Serie A e il governo della Western Australia. “I piani per ospitare a Perth la prima partita ufficiale di un Campionato europeo fuori dai confini nazionali sono stati annullati – si legge nella nota – in seguito all’accordo condiviso tra la Lega Calcio Serie A e il governo del Western Australia. Entrambe le parti hanno preso questa decisione a causa dei rischi finanziari che non è stato possibile contenere, delle condizioni di approvazione onerose e delle complicazioni dell’ultimo minuto al di fuori del loro controllo. La partita proposta sarebbe stata la prima volta in cui una gara di Campionato europeo di alto livello, valevole per l’assegnazione di punti, sarebbe stata giocata al di fuori dei confini nazionali, rappresentando un’opportunità unica per la Western Australia di scrivere la storia del calcio internazionale“. Rita Saffioti, Tesoriere dell’Australia Occidentale, ha fatto capire quale sia stata la questione centrale: “È deludente, ma è la decisione giusta. Non eravamo disposti a esporre la Western Australia a un livello di rischio inaccettabile. Abbiamo fatto tutto il possibile per portarlo a termine, ma la politica calcistica, le questioni legali e la burocrazia sono stati un ostacolo“.
Le parole di Simonelli – Nel comunicato si leggono anche le parole di Ezio Simonelli, Presidente della Lega Calcio Serie A. “Nonostante la Lega Calcio Serie A avesse seguito puntualmente e correttamente il complesso iter autorizzativo, durato diversi mesi, attraverso l’approvazione dei Club partecipanti, dell’Assemblea di Lega Calcio Serie A, del Consiglio Federale FIGC, dell’UEFA Executive Committee, della Federazione Australiana, e avesse accettato perfino condizioni sportive assai poco condivisibili imposte dalla Asian Football Confederation (AFC), a fronte di un’escalation di ulteriori e inaccettabili richieste sopraggiunte nelle ultime ore da parte dell’AFC nei confronti della Federazione Australiana e di conseguenza del Governo della Western Australia e della Lega Calcio Serie A, è diventato impossibile disputare la partita Milan-Como a Perth il prossimo 8 febbraio. Nell’esprimere rammarico per l’epilogo di questo progetto, continuiamo ad essere fermamente convinti che questa conclusione sia un’occasione persa nel progetto di crescita del calcio italiano a livello internazionale, che priva peraltro i tantissimi tifosi della Serie A all’estero di vivere il sogno di assistere dal vivo a una partita della loro squadra del cuore”.
Aveva 74 anni, inglese con origini italiane. Ecco come è nato il brano natalizio che lui non voleva fosse pubblicato
Christopher Anton Rea (Middlesbrough, 4 marzo 1951 – Berkshire, 22 dicembre 2025) è stato un cantante e chitarrista britannico.
Il musicista e cantante inglese Chris Rea, reso popolare nel mondo dalla suaDriving home for Christmas è morto a 74 anni appena tre giorni prima di Natale, dopo una breve malattia. In una dichiarazione a nome della moglie e delle due figlie, la famiglia ha affermato: “È con immensa tristezza che annunciamo la morte del nostro amato Chris. È mancato serenamente in ospedale questa mattina, dopo una breve malattia, circondato dalla sua famiglia. La musica di Chris ha creato la colonna sonora di molte vite e la sua eredità continuerà a vivere attraverso le canzoni che lascerà dietro di sé”.
Papà italiano, Camillo Rea, originario di Arpino, provincia di Frosinone, e mamma irlandese, Chris Rea è nato nel Middlesbrough nel nord dello Yorkshire da una famiglia che possedeva un chiosco di gelati. Iniziò a cantare e suonare la chitarra all’inizio degli anni Settanta in una band chiamata Magdalene, che vinse un importante concorso nazionale nel 1975 senza però ottenere un contratto.
Rea ottenne la fama nella seconda metà degli anni ’70 e ’80 con canzoni come Fool (If You Think It’s Over) e Let’s Dance. Il suo album di debutto, intitolatoWhatever Happened To Benny Santini?, un riferimento al nome d’arte che la sua etichetta discografica voleva che adottasse, uscì nel 1978. Il suo primo album ha raggiunto il primo posto in classifica nel 1989 conThe Road to Hell, e anche l’album Auberge, pubblicato nel 1991 è arrivato ai primi posti. Brani più melodici e personali come Josephine (1985) e On the Beach (1986) gli hanno dato popolarità.
Ma è stata la hit natalizia Driving Home for Christmas, pubblicata per la prima volta nel 1986, a consegnargli il successo più duraturo. L’ispirazione per la canzone, come ricostruisce la BBC, risale a un momento difficile per il musicista: era il 1978, il suo contratto discografico era scaduto e si era separato dal suo manager. La casa discografica si era rifiutata di pagargli il biglietto del treno per andare da Londra a casa sua a Middlesbrough e gli avevano ritirato la patente, così sua moglie andò a prenderlo con la sua vecchia Austin Mini. Sulla via del ritorno, iniziò a nevicare e rimasero bloccati nel traffico. Rea raccontava: “Guardavo gli altri automobilisti, che sembravano tutti così tristi. Scherzando, iniziai a cantare ‘Stiamo guidando verso casa per Natale…’, poi, ogni volta che i lampioni illuminavano l’interno dell’auto, mi mettevo a scrivere il testo”. In realtà però poi Rea non avrebbe voluto pubblicarla perché si stava facendo una carriera con la sua slide guitar. “Non avevo bisogno di una canzone natalizia a quel punto – aveva raccontato – Feci tutto il possibile per convincerli a non pubblicare quel disco. Per fortuna invece lo fecero!“. Era il Natale del 1986, 39 anni dopo la sua canzone è tornata la scorsa settimana al numero 30 nella classifica britannica. Oltre al repertorio natalizio, Rea ha lasciato un catalogo vasto e variegato, che spazia dal rock melodico al blues più puro, influenzando generazioni di musicisti.
Chris ha conosciuto la moglie Joan quando aveva 16 anni a Middlesbrough. La coppia ha avuto due figlie: Josephine, nata il 16 settembre 1983, e Julia Christina, nata il 18 marzo 1989.
Metcalf, ricevitore di Pittsburgh, colpisce un tifoso di Detroit
Metcalf colpisce il tifoso
La star discute con il tifoso e gli molla un pugno. Succede nella domenica della National Football League e in una delle partite di cartello, quella tra i Detroit Lions e i Pittsburgh Steelers. Il protagonista dell’episodio è DK Metcalf, ricevitore degli Steelers e stella dell’attacco del team. Le telecamere della Cbs documentano lo scambio ravvicinato con un tifoso di Detroit nel corso del secondo quarto della partita.
Il fan, che indossa una parrucca blu, si sporge dalla balaustra. Il tifoso e Metcalf hanno un scambio verbale ravvicinato prima che il giocatore sferri un destro al volto dello spettatore. Il tifoso, quasi incredulo, alza le braccia per segnalare l’episodio mentre il wide receiver di Pittsburgh si allontana e riprende il proprio posto tra i compagni. Per lui, durante il match, nessun provvedimento disciplinare.
Tutti illesi i ragazzi della storica squadra veneta
La Sc Padovani, storica squadra di ciclismo, è stata vittima di un gravissimo episodio mentre era in allenamento sulle strade della provincia di Verona: “Una soleggiata mattinata di allenamento invernale, con il gruppo della Sc Padovani Polo Cherry Bank che si allena su strada seguito dallo staff in ammiraglia” si legge nel comunicato del team. “All’improvviso una autovettura di colore scuro affianca i ragazzi in bicicletta, il conducente abbassa il finestrino ed esplode due colpi di pistola contro gli atleti. I ragazzi hanno appena il tempo di abbassarsi per lo spavento, poi l’auto scappa via senza lasciare alcuna traccia di sé“. Questo il racconto riportato sul sito e sui social del team: “Shock e sgomento l’hanno fatta da padrone ieri al training camp pre-natalizio della formazione padovana dopo quanto accaduto nella tarda mattinata mentre il gruppo diretto dai DS Dimitri Konychev, Matteo Paiola, Franco Lampugnani e Biagio Conte era impegnato in allenamento in Val d’Adige. Il programma prevedeva delle sessioni in doppia fila, così la rosa è stata suddivisa in due gruppo di 7 atleti ciascuno impegnati lungo la SS12 nei pressi di Dolcè e seguiti da vicino dalle tre ammiraglie del team – prosegue la nota -. In una fase di trasferimento, mentre l’ammiraglia aveva allungato per attendere gli atleti al punto di ritorno, è avvenuto il terribile agguato.
Testimonianze e immagini raccolte – Un episodio che ha scioccato atleti, staff e dirigenti e che avrebbe potuto avere dei risvolti ben più gravi; una volta rientrati al quartier generale stabilito in questi giorni al Veronello Resort, la società ha provveduto a raccogliere tutte le testimonianze e le immagini che documentano l’accaduto per depositare denuncia alle autorità”. “Siamo sollevati che tutti i ragazzi siano sani e salvi dopo quanto successo ieri. Si tratta di una vicenda terribile che ci auguriamo non si ripeta mai più: la strada è la palestra dei nostri ragazzi e, come società, abbiamo provveduto ad adottare tutte le misure del caso per farli pedalare in sicurezza. Purtroppo, di fronte alla follia di certi soggetti, non possiamo davvero fare nulla“, le parole del presidente, Galdino Peruzzo.
Non il primo episodio – “Quanto è successo ieri in Val d’Adige, peraltro, non è l’unico episodio di aggressione da parte di automobilisti agli atleti della Padovani impegnati in allenamento in queste settimane – prosegue il presidente Peruzzo -. Va ricordato che anche nello scorso mese di settembre Marco Palomba era stato investito da un pirata della strada, è necessario sensibilizzare tutti coloro che si mettono al volante ad una cultura di maggiore rispetto. La zona del Lago di Garda è una delle più ospitali e adatte per allenarsi in questo periodo. Ogni giorno tracciamo con cura e attenzione i percorsi di allenamento per evitare le principali arterie di comunicazione e gli orari di maggior traffico, non a caso ci eravamo spostati in Val d’Adige, su una strada scorrevole e piuttosto ampia che di sabato è libera dal traffico pesante. I nostri atleti indossano del vestiario visibile e hanno sulle proprie bici le luci per farsi notare dagli automobilisti. Abbiamo seguito i ragazzi dal primo all’ultimo chilometro, ogni tanto con l’ammiraglia diamo la possibilità agli autisti di sorpassare, però serve maggior rispetto” ha aggiunto il ds Dimitri Konychev.
Articolo di alessandro54, realizzato con il supporto di ChatGPT, AI di OpenAI.
Incanto Quartet
Le Incanto Quartet sono un quartetto vocale italiano nato dall’incontro di quattro soprani di formazione classica con la comune passione per la musica lirica e il repertorio pop-crossover. Il progetto fonde la tecnica lirica con brani del repertorio contemporaneo, creando uno stile che attinge alla grande tradizione vocale italiana ma che parla anche al pubblico moderno.
🎤 Le voci del quartetto
📍 Rossella Ruini – Originaria di Firenze, Rossella è un soprano dal timbro lirico ricco e versatile, capace di spaziare dal repertorio classico ai brani più moderni. Nel corso della sua formazione e carriera ha lavorato con figure di rilievo come Nino Rota, Ennio Morricone e Pino Daniele, partecipando anche a produzioni liriche e musicali e prestando la voce in contesti cinematografici e televisivi.
📍 Laura Celletti – “La Ciociara” del gruppo, con una voce da lirico leggero dal colore timbrico profondo.Laureata al Conservatorio, ha affrontato repertorio sacro, cameristico e opere di Mozart e Rossini. Ha anche portato la musica italiana oltre confine, rappresentando il Belcanto in sedi istituzionali, e si dedica anche all’insegnamento.
📍 Francesca Romana Tiddi – Soprano dal timbro più scuro e potente, Francesca ha una solida carriera lirica alle spalle, con ruoli principali in opere come Cavalleria Rusticana, Boheme e Tosca. Ha interpretato importanti produzioni in spazi prestigiosi, dal Festival Pucciniano al Teatro Verdi di Trieste.
📍 Claudia Coticelli – La “voce dark” del quartetto, partenopea di nascita e temperamento. Claudia combina il repertorio lirico con passioni più popolari e moderne, con esperienze anche nel mondo televisivo (tra cui The Voice Italia). La sua voce è un ponte naturale tra classico e moderno.
📜 Storia e percorso artistico – Le quattro artiste si sono conosciute alla fine del 2010 come componente di un precedente quartetto soprano chiamato Div4s. Con quella formazione hanno girato il mondo esibendosi in Europa, Russia, Emirati Arabi, Cina e più volte accanto ad artisti di fama internazionale come Andrea Bocelli, Michael Bolton, SealeJames Blunt.
Nel maggio 2013 il gruppo ha deciso di dare vita a un nuovo progetto artistico con un’identità propria, Incanto Quartet, abbandonando il nome precedente. Da allora si sono esibite in teatri, sale da concerto e rassegne in Italia e all’estero, proponendo concerti dal titolo come L’Opera incontra il Pop, in cui le voci liriche si coniugano con sonorità moderne e melodie del repertorio internazionale e italiano.
🎶 Stile e repertorio – La cifra artistica delle Incanto Quartet sta nel crossover ponderato: non si tratta di pop leggero cantato con tecnica lirica, né di opera tradizionale eseguita con rigore accademico. Il risultato è un equilibrio musicale in cui:
learie operisticheconservano rispetto per la loro origine;
i classici italiani e internazionali vengono ri-arrangiati con gusto;
i brani pop vengono interpretati con sensibilità vocale e armonie elaborate.
Questo approccio ha permesso al quartetto di raggiungere un pubblico eterogeneo: dagli appassionati di lirica ai fruitori di musica leggera, fino a chi ama le sonorità eleganti e sofisticate, ma non dogmatiche.
🌍 Attività dal vivo – Le Incanto Quartet si sono esibite in numerose città italiane (Roma, Firenze, Milano, Taormina, Siena) e in molte piazze internazionali (Mosca, New York, Doha e altri centri europei) con tournée e apparizioni in contesti importanti.
Un esempio recente della loro attività dal vivo è il Concerto di Natale al Teatro Cilea di Reggio Calabria nel dicembre 2024, accompagnate dall’Orchestra del Conservatorio Cilea, dove hanno presentato un programma che ha abbracciato melodie classiche e moderne con grande partecipazione del pubblico.
⭐ Valutazione artistica – Le Incanto Quartet offrono una proposta raffinata e coerente, dove la tecnica lirica viene valorizzata senza sacrificare l’accessibilità. La loro impressione sul palco è quella di un ensemble solido, con affiatamento maturato in anni di concerti e tournée. La varietà delle esperienze individuali delle cantanti arricchisce la performance complessiva, dando al pubblico una gamma di colori vocali e interpretativi difficilmente riscontrabile in formazioni omogenee.
🎼 Conclusione – Le Incanto Quartet rappresentano un progetto musicale che valorizza la grande tradizione vocale italiana e la tramuta in un linguaggio contemporaneo e coinvolgente. Per chi ama l’eleganza del canto lirico ma desidera un’esperienza che attraversi epoche, stili e emozioni diverse, il quartetto resta una proposta di alta qualità artistica e squisita musicalità.
Secondo quanto riportato da Motorsport Magazin, la Mercedes avrebbe trovato un modo per aggirare il regolamento tecnico sulle power unit
F1 2026, subito discussioni sulle power unit
La nuova era di monoposto di Formula 1 non ha neanche acceso i motori, ma potrebbero essere già nati i primi fronti all’interno del paddock. Secondo quanto ha riportato la testata tedesca Motorsport Magazin, c’è una disputa tra i produttori di power unit sull’interpretazione del nuovo ciclo e che si concentra sul rapporto di compressione dei cilindri: la Mercedes, e forse anche la Red Bull (che dal 2026 si metterà “in proprio” con l’aiuto di Ford), avrebbe trovato il modo di aggirare quanto previsto dal punto 5.4.3 del regolamento tecnico, aumentando il rapporto in pista ma facendolo rientrare nei parametri consentiti a motore spento. Ferrari, Audi e Honda avrebbero già sollecitato la Federazione a intervenire e sarebbero già pronti a protestare a Melbourne, invocando il punto 1.5 del regolamento tecnico in cui si rimarca che le vetture devono essere pienamente conformi in ogni momento della competizione.
Nel regolamento tecnico si sottolinea che “nessun cilindro del motore può avere un rapporto di compressione geometrico superiore a 16.0. La procedura per misurare questo valore sarà specificata da ciascun produttore di power unit in base al documento guida FIA-F1-DOC-C042 e eseguita a temperatura ambiente“. Un portavoce della Federazione ha dichiarato alla testata tedesca che “la dilatazione termica può influenzare le dimensioni a temperatura di esercizio, ma le normative attuali non richiedono misurazioni a temperature elevate. La questione continuerà a essere discussa nei forum tecnici con i produttori di motori. La FIA esamina costantemente tali questioni per garantire equità e chiarezza. In futuro potrebbero essere prese in considerazione modifiche ai regolamenti o alle procedure di misurazione“.
Cos’è il rapporto di compressione – Il rapporto di compressione è uno dei parametri più importanti di un motore termico e descrive il rapporto tra il volume massimo e minimo all’interno del singolo cilindro in base alla posizione del pistone durante la sua corsa. Messa in altri termini, è un indicatore di quanto il motore riesce a comprimere la miscela di aria-carburante. A parità di condizioni,quanto più alto è il rapporto di compressione, tanto più il motore lavora in una finestra migliore dal punto di vista dell’efficienza. Il risultato è una maggiore potenza utile ottenuta dallo stesso quantitativo di benzina oppure una riduzione dei consumi a parità di cavalli, sottoponendo però i componenti meccanici a pressioni, temperature e quindi stress più intensi.
Con i regolamenti 2026,la Federazione ha ridotto il rapporto di compressione da 18 a 16, al fine di limitare le prestazioni del motore termico a fronte della potenza triplicata della parte elettrica. Come giustamente osserva Christian Menath su Motorsport Magazin, però, la norma presenta alcune problematiche affini ai test di flessibilità delle ali, risiedenti nella difficoltà a replicare in fase di verifica le esatte condizioni di utilizzo. Quando il motore è operativo, infatti, le bielle, l’albero, i pistoni e in generale i componenti interni raggiungono temperature elevate, andando incontro a deformazioni termiche che ne alterano le dimensioni e potenzialmente anche i leveraggi e il rapporto di compressione, sebbene venga difficile immaginare la modalità con cui qualcuno possa avere sfruttato tutto questo.
Gli scenari – È bene ribadire che si tratta di un’indiscrezione da confermare, che però i team non hanno smentito e anzi la Federazione ha commentato.Un altro segnale arriva dalla nuova versione del regolamento tecnico rilasciata a dicembre, dove all’articolo 5.4.3 inerente al rapporto di compressione è stato aggiunto che la procedura per la sua misurazione “deve essere approvata dal Dipartimento Tecnico della FIA e inclusa nel dossier di omologazione del produttore di power unit”. Qualora un produttore di power unit avesse effettivamente trovato un sistema per aggirare il regolamento, avrebbe certamente un vantaggio competitivo non solo in termini di potenza ma di efficienza, con guadagni nel tempo sul giro.
Recuperare per la concorrenza non sarebbe semplice. Da regolamento, infatti, l’albero motore non sarà più modificabile dopo il 2026, mentre la camera di combustione, i pistoni e le bielle potranno essere aggiornati una sola volta nel 2027 e poi ancora nel 2029. Il tutto a meno che un motorista non risulti conforme all’ADUO, le opportunità di sviluppo extra assegnate a chi verrà riscontrato un ritardo di potenza del motore termico da quello più performante in griglia del 3%, pari a circa una quindicina di cavalli. Viceversa, se la FIA riscontrasse effettivamente questo meccanismo e lo ritenesse irregolare, sarebbero i team coinvolti a trovarsi in difficoltà.
Al centro del verdetto un canone risalente al 1998
Potrebbe essere messa la parola fine ad un contenzioso che dura da parecchi anni. La Corte di Cassazione ha sciolto i suoi dubbi e è espressa a favore di Tim sul ricorso per la restituzione di un canone da oltre 1 miliardo di euro, versato nel 1998 allo Stato italiano.
La decisione dei giudici – Tim ha fatto sapere di aver ricevuto una comunicazione, nella giornata di sabato 20 dicembre, in merito alla sentenza della Corte di Cassazione che conferma la restituzione del canone concessorio preteso per il 1998, chiudendo così un contenzioso durato oltre 20 anni. La sentenza dei giudici “rigetta infatti il ricorso presentato dalla presidenza del Consiglio dei ministri e conferma in via definitiva la decisione della Corte d’appello di Roma dell’aprile 2024“, si legge in una nota. La somma dovuta è pari al canone originario, di poco superiore a 500 milioni di euro, più la rivalutazione e gli interessi maturati, per un totale di poco superiore a 1 miliardo di euro.
Dietro il verdetto c’è una lunga storia di ricorsi. Nel 2024 la Corte d’appello di Roma aveva dato ragione al gruppo ma lo Stato si era nuovamente appellato alla Cassazione. A maggio, la Corte suprema italiana aveva rinviato la decisione finale sul caso, per fare ulteriori accertamenti e stabilire se la richiesta iniziale di Tim fosse stata presentata al tribunale competente. L’origine del contenzioso invece risale al 1998, l’anno successivo alla liberalizzazione del settore quando la Finanziaria per l’anno successivo stabilì il pagamento del contributo obbligatorio agli operatori di tlc calcolato in base al fatturato, in sostituzione del canone di concessione ormai inapplicabile. Al gruppo furono chiesti 528,7 milioni di euro: 385,9 milioni relativi a Telecom Italia e 142,8 milioni all’allora Telecom Italia Mobile (Tim).
Le Strange Kind of Women non sono un’operazione nostalgica né una trovata da palcoscenico. Sono, prima di tutto, una band che suona, e che affronta uno dei repertori più difficili della storia del rock: quello dei Deep Purple dell’epoca d’oro. E già questo basta a distinguerle da molte formazioni tributo nate e consumate in fretta.
Attive da oltre un decennio, le Strange Kind of Women hanno costruito la propria credibilità sul palco, non in studio. Nessuna discografia ufficiale, nessun disco dal vivo da vendere: una scelta che, oggi, suona quasi anacronistica ma coerente. È il pubblico, concerto dopo concerto, a decretarne il valore. Esattamente come si faceva una volta.
Il punto di forza è l’equilibrio tra fedeltà e personalità. I brani dei Deep Purple vengono eseguiti rispettando struttura, dinamiche e spirito originale, senza modernizzazioni forzate. L’Hammond è centrale, la chitarra dialoga con le tastiere come impone la tradizione, la sezione ritmica lavora compatta e con swing, evitando l’approccio meccanico tipico di molte cover band.
La voce affronta l’eredità di Ian Gillan con intelligenza: niente caricature, niente imitazioni esasperate, ma interpretazione controllata e rispetto delle tensioni originali. È una scelta matura, che privilegia la resa complessiva del brano piuttosto che l’effetto immediato.
La formazione — composta da musiciste esperte e riconosciute — è stabile e affiatata. Questo si sente soprattutto nei pezzi più lunghi e complessi, dove il gruppo respira insieme e dimostra di conoscere davvero il linguaggio dei Deep Purple, non solo le note. Child in Time, Lazy o Burnnon lasciano spazio all’improvvisazione dilettantesca: o li sai suonare, o è meglio evitarli.
Le Strange Kind of Women hanno suonato e suonano anche in Italia, oltre a essere molto richieste all’estero, soprattutto nei paesi dove la cultura rock è ancora presa sul serio. Non cercano il grande evento mediatico, ma il concerto vero, nei club e nei teatri, davanti a un pubblico che sa ascoltare.
In definitiva, le Strange Kind of Women rappresentano un tributo fatto con coscienza storica.Non riscrivono la storia dei Deep Purple, ma la tengono viva, con rispetto e competenza. In tempi di revival superficiali, è un approccio raro e, proprio per questo, prezioso.
Le Strange Kind of Women nascono in Italia intorno al 2010, dall’idea di alcune musiciste con una formazione solida e una passione autentica per l’hard rock degli anni Settanta. Fin dall’inizio il progetto è chiaro: rendere omaggio ai Deep Purple senza stravolgerli, prendendo come riferimento soprattutto la formazione classica Mark II (Blackmore, Gillan, Lord, Glover, Paice).
La scelta di essere una band interamente femminile non nasce come operazione di immagine, ma come fatto naturale:musiciste che si trovano, provano, studiano i dischi e salgono sul palco. Il nome stesso, Strange Kind of Women, è un richiamo diretto a uno dei brani simbolo dei Deep Purple, e anche una dichiarazione di carattere.
I primi anni sono di gavetta vera: locali, festival, palchi piccoli e medi, con un repertorio impegnativo che non concede scorciatoie. Brani come Child in Time, Burn, Speed King o Lazy mettono subito alla prova chiunque, e il pubblico rock — quello che conosce i dischi — non perdona. Proprio questo confronto continuo contribuisce a far crescere il gruppo.
Con il tempo arrivano riconoscimenti e inviti anche all’estero, soprattutto in Germania,Austria e Svizzera, paesi dove la cultura del tributo è presa sul serio e il pubblico è esigente. Le Strange Kind of Women si costruiscono così una reputazione basata su:
fedeltà agli arrangiamenti originali,
rispetto per il suono Hammond–chitarra tipico dei Purple,
un approccio da concerto “anni ’70”, più che da spettacolo moderno.
Nel corso degli anni ci sono stati cambi di formazione, come succede in tutti i gruppi longevi, ma il progetto è rimasto coerente: niente mode, niente contaminazioni inutili, solo rock suonato come una volta.
In sintesi: una band che ha fatto della continuità, dello studio e del palco la propria storia, mantenendo vivo un repertorio che appartiene alla grande tradizione del rock duro europeo.
I membri della bandStrange Kind of Women sono ben noti e consolidati, e non si tratta di nomi casuali ma di musiciste attive e riconosciute nel panorama rock/strumentale italiano ed europeo.
Questa formazione è quella che ha suonato più spesso dal vivo e rappresenta l’identità moderna delle Strange Kind of Women:
Alteria – voce (frontwoman)
Eliana Cargnelutti – chitarra e cori (fondatrice del progetto)
Paola Zadra – basso
Margherita Gruden – organo Hammond / tastiere
Chiara Cotugno – batteria
Tutte e cinque sono musiciste professioniste con ruoli di rilievo nei loro strumenti, con esperienza anche in altri contesti musicali oltre alla tribute band.
📌 Note su alcuni componenti
Eliana Cargnelutti è particolarmente apprezzata come chitarrista rock/blues a livello internazionale e ha guidato il progetto fin dall’inizio, portandolo anche su palchi europei prestigiosi.
Alteria, oltre a essere cantante della tribute band, è anche una voce nota nella scena rock italiana.
In passato, in alcune registrazioni e video promozionali altri nomi sono apparsi (come Valentina Bartoli alle tastiere o Paola Caridi alla batteria), ma l’organico principale è quello sopra riportato.
🎤 Perché è significativo – Il fatto che la formazione sia costante e composta da professioniste affermate conferisce al progetto una credibilità che va oltre la semplice cover band. Queste musiciste non si limitano a eseguire canzoni celebri: affrontano repertori tecnicamente impegnativi, con strumenti e arrangiamenti fedeli agli originali dei Deep Purple.
👩🎤🎸Ecco una breve biografia dei membri principali delle Strange Kind of Women, la tribute band italiana dei Deep Purple, con i profili più solidi e noti della formazione tradizionale del gruppo — quello che è stabile da anni nei live e nelle esibizioni internazionali
🎙️ Alteria – Voce: Una delle voci rock più apprezzate in Italia. Alteria non è solo cantante della band, ma è nota anche per il suo percorso come frontwoman di progetti rock alternativi. La sua esperienza e presenza sul palco danno alla tribute band l’energia e l’impatto di una vera rock performance.
🎸 Eliana Cargnelutti – Chitarra & Fondatrice: È la leader e chitarrista fondatrice del progetto Strange Kind of Women, nonché musicista con solidi crediti nel blues-rock italiano e internazionale. Lasua visione ha dato vita alla band e la sua chitarra è al centro del sound, con riff e assoli costruiti sul modello dei Deep Purple classici.
🎹 Margherita Gruden – Hammond & Tastiere: Responsabile delle parti di tastiera e del caratteristico suono Hammond che è essenziale nella musica dei Deep Purple. Gruden porta un tocco tecnico e classico, fondamentale per riprodurre l’atmosfera vintage dei brani originali.
🎸 Paola Zadra – Basso: Una bassista con esperienza, Paola porta solidità ritmica e precisione alle fondamenta del gruppo. Ha lavorato anche con altri artisti riconosciuti della scena italiana, dimostrando versatilità oltre al ruolo nella tribute band.
🥁 Chiara Cotugno – Batteria : La batterista del gruppo, Chiara, è una musicista tecnica e potente, capace di sostenere con forza i ritmi serrati e dinamici dei brani hard rock che caratterizzano il repertorio dei Purple.
🎧 Nota sulla formazione e variazioni: Nel corso degli anni, in alcune registrazioni video live o show del passato, possono essere comparse altre musiciste (ad esempio alla batteria o alle tastiere) nei primi periodi del progetto. Questo non toglie però che la line-up sopra elencata rappresenta la linea consolidata negli ultimi anni e quella che ha portato le Strange Kind of Women sui palchi europei più importanti
Il calciatore del Bologna ha riportato un infortunio nel corso della semifinale di Supercoppa Italiana: gli esami hanno evidenziato una frattura angolata della clavicola sinistra, sarà operato.
Quaranta minuti, tanto è durata la semifinale di Supercoppa Italiana per Federico Bernardeschi. A porre fine al suo Bologna-Inter è stato un infortunio occorsogli nelle battute finali del primo tempo.
Il numero 10 rossoblù, si è fatto male a seguito di un contrasto con Bonny e, nonostante l’immediato intervento dello staff medico, è stato costretto ad alzare bandiera bianca e a chiedere il cambio.
All’indomani della sfida, disputata a Riad, in Arabia Saudita, Bernardeschi si è sottoposto ad esami strumentali che hanno evidenziato una frattura alla clavicola: necessario un intervento, con il numero 10 del Bologna che dovrà fermarsi per oltre un mese e mezzo.
L’INFORTUNIO DI BERNARDESCHI –Bernardeschi si è infortunato al minuto 38’ di Bologna-Inter. L’attaccante rossoblù, dopo un contrasto con Bonny, è caduto male a terra e fin da subito le sue condizioni sono parse abbastanza serie.Il compagno di squadra Orsolini infatti, si è immediatamente rivolto alla panchina chiedendo un cambio, mimando il gesto di un problema alla spalla.
LE CONDIZIONI DI BERNARDESCHI – Dopo essere rimasto a terra per qualche minuto, Bernardeschi ha dato in un primo momento la sensazione di voler proseguire, salvo poi doversi arrendere. A fermarlo è stato dunque un infortunio alla spalla sinistra, che si è tenuto anche al momento dell’uscita del cambio.
L’ENTITA’ DELL’INFORTUNIO: IL COMUNICATOI test ai quali si è sottoposto Bernardeschi hanno stabilito l’esatta entità dell’infortunio riportato.“Gli esami cui è stato sottoposto Federico Bernardeschi hanno evidenziato una frattura angolata della clavicola sinistra“.
Il capitolo previdenza irrompe nuovamente in Senato. Il maxi-emendamento riscritto dalla maggioranza riduce le risorse per alcune categorie
l dossier pensioni ha rischiato di bloccare l’iter della manovra 2026 in Senato. Nelle scorse ore la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato in fretta e furia a Palazzo Chigi un vertice per invitare i leader della maggioranza a “darsi una calmata“. L’esecutivo ha riscritto quindi l’emendamento omnibus su imprese e previdenza, criticato soprattutto dalla Lega. Ma il nuovo testo contiene dei tagli che potrebbero incidire sulla vita di molti lavoratori.
Tagli sui lavoratori precoci e usuranti – Il ministro dell’Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti è andato in Senato per seguire da vicino i lavori della commissione Bilancio, presieduta dal meloniano Nicola Calandrini. “Alle dimissioni ci penso tutte le mattine, che sarebbe la cosa più bella da fare per me personalmente. Però siccome è la 29ma legge di bilancio che faccio, so perfettamente come funziona, so perfettamente che sono cose molto naturali. Alla fine a me interessa il prodotto finale, non il prodotto che presento io“, ha affermatoGiorgetti parlando con i cronisti in Senato.
L’obiettivo della maggioranza è quello di portare il testo in aula entro lunedì 22 dicembre. E il centrodestra prova ad accelerare con le votazioni sugli emendamenti. Nella riscrittura dell’emendamento omnibus del governo spunta però un ulteriore taglio, rispetto a quello già previsto, al limite di spesa per il riconoscimento del trattamento pensionistico anticipato per i lavoratori precoci, ovvero quelli che hanno almeno 12 mesi di contributi maturati prima del compimento del diciannovesimo anno di età.
In particolare si prevede che resta la riduzione di 20 milioni per il 2027, 60 milioni per il 2028,90 milioni non più a decorrere dal 2029 ma per gli anni dal 2029 al 2032 mentre per il 2033 la riduzione sarà di 140 milioni di euro e 190 milioni dal 2034. La riduzione, esplicita già nel testo della legge di bilancio messo a punto dal governo “è effettuata in considerazione dell’attività di monitoraggio prevista a legislazione vigente”, si legge nella relazione tecnica. Inoltre con l’emendamento si inserisce, relativamente alla pensione anticipata dei lavori usuranti, la riduzione a decorrere dal 2033 di 40 milioni di euro annui del fondo ad hoc, con “conseguente corrispondente decremento degli importi” previsti a copertura del decreto legislativo che disciplina l’accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti.
Stop alla previdenza complementare sulle pensioni anticipate – Con il nuovo testo messo a punto dal governo salta la possibilità di cumulare la rendita dei fondi complementari per accedere alla pensione anticipata di vecchiaia con almeno 20 anni di contributi. La norma, in vigore da quest’anno, consentiva di cumulare la rendita del fondo complementare per raggiungere la soglia minima dell’assegno pensionistico necessaria per accedere alla pensione di vecchiaia. Con la nuova misura immaginata dal governo viene stimato un risparmio sulla spesa pensionistica crescente da 12,6 milioni nel 2026 a 130,8 milioni nel 2035.
E all’interno della maggioranza c’è chi ha provato a motivare il dietrofront del governo sul tema. “Era un esperimento che agli occhi del famoso tecnico zelante dava origine a futuri oneri perché incrementando la previdenza complementare avrebbe portato più persone ad ottenere i requisiti secondo quel tipo di parametro e quindi se tu lo disattivi il problema non si pone più per il futuro“, ha spiegato il relatore della Legain Senato Claudio Borghi. “Non pensiamo che sia una cosa sbagliata però quel sistema là, faremo una norma ad hoc“.
La centrale unica di risposta Nue 112 e la sala operativa regionale presso la centrale operativa della Protezione civile a Palmanova non hanno ricevuto segnalazioni di danni a persone o a cose
CLAUT (PORDENONE) – La terra torna a tremare in Friuli con una scossa di terremoto di magnitudo 3.1 della scala Richter con epicentro a Claut ma sentita da Belluno a Udine.
La scossa è stata stata registrata ieri sera verso le 21.45 nel Pordenone
Secondo le rilevazioni effettuate dai tecnici dell’Ogs-Crs per la Protezione civile della Regione Friuli Venezia Giulia, il sisma è avvenuto a 12 km di profondità, con epicentro nell’abitato di Claut, in alta Valcellina.
La centrale unica di risposta Nue 112 e la sala operativa regionale presso la centrale operativa della Protezione civile a Palmanova non hanno ricevuto richieste di informazioni né segnalazioni di danni a persone o a cose.
La sala operativa regionale non ha inoltre ricevuto informazioni di danni da parte dei Comuni e dei Comandi provinciali dei vigili del fuoco. Il sisma è stato comunque avvertito in una zona piuttosto ampia, compresa la pedemontana pordenonese, una parte della provincia di Belluno e di Udine.
Sono giorni tristi in casa Atalanta. Il club di Bergamo è stato infatti colpito da due lutti ravvicinati e proprio nelle giornate legate alle festività natalizie. Per questo motivo, infatti, i nerazzurri hanno annullato la cena di Natale prevista per il 17 dicembre. Nelle ultime ore sono morti prima Eugenio Perico, bergamasco ex calciatore nerazzurro ed ex Ascoli, e poi Ivan Pasalic, il padre del centrocampista croato e bandiera del club.
Mario Pasalic
LUTTO PER PASALIC – Grande dolore per l’Atalantae per Mario Pasalice la sua famiglia. È scomparso il padre del giocatore, una tragica notizia che ha spinto la società a cancellare la festa di Natale programmata per mercoledì 17 dicembre in segno di lutto e partecipazione al dolore del giocatore.
La Dea ha diffuso una nota ufficiale in merito che riportiamo di seguito.
“La famiglia Percassi, quella Pagliuca, la dirigenza, mister Raffaele Palladino e il suo staff, i compagni di squadra, i dipendenti e collaboratori tutti si stringono affettuosamente attorno a Mario Pasalic per la scomparsa dell’adorato papà. Il club ha voluto trasferire al calciatore “i sensi della più profonda vicinanza e del più caloroso affetto in questo momento di profondo dolore”, estendendo le condoglianze a tutta la famiglia Pasalic.
ADDIO A PERICO – Poche ore prima c’era stato un altro lutto. A 74 anni si era spento Eugenio Perico, ex calciatore nerazzurro e allenatore del settore giovanile atalantino, con cui ottenne quattro titoli tricolori nella categoria Giovanissimi Nazionali.
Santa Clara-Sporting, rigore dopo 13′ minuti di VAR: proteste ufficiali e accuse pesanti del Benfica e del presidente Rui Costa.
Putiferio di polemiche in Portogallo. La vittoria rocambolesca dello Sporting Lisbona sul Santa Clara nella Coppa nazionale ha provocato le reazioni indignate dei rivali del Benfica di Rui Costa e José Mourinho.L’epilogo della sfida è stato effettivamente clamoroso, con un controllo VAR durato addirittura 10 minuti. Questo per arrivare al calcio di rigore per lo Sporting, che poi si è imposto ai supplementari.
Cosa è successo tra Santa Clara e Sporting Lisbona, controllo VAR infinito – Il risultato era di 2-1 per il Santa Clara quando, durante un’azione offensiva dello Sporting, si è verificato l’episodio da moviola. Tiago Duarte ha leggermente toccato il volto di Hjulmand durante una mischia. Gli arbitri al VAR, dopo un lunghissimo controllo di 8 minuti, hanno deciso di invitare il collega in campo a visionare le immagini sul monitor a bordo campo. E così, dopo ulteriori 3 minuti, è arrivata la sanzione del rigore per la squadra biancoverde. Un contatto davvero minimo quello che ha portato a questa decisione e che ha fatto infuriare il Santa Clara che, dopo aver incassato il pareggio, si è arreso ai supplementari.
🚨🚨 𝗡𝗢𝗨𝗩𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗣𝗢𝗟𝗘́𝗠𝗜𝗤𝗨𝗘 𝗔𝗨 𝗣𝗢𝗥𝗧𝗨𝗚𝗔𝗟 !!! 🇵🇹😳
Un arbitre a pris 10 MINUTES à la VAR pour siffler ce penalty TRÈS DISCUTABLE au Sporting CP ce soir en Coupe du Portugal…
Lingua originale: francese. Traduzione di Google Un arbitro ha impiegato 10 minuti utilizzando il VAR prima di assegnare quel rigore altamente discutibile allo Sporting CP stasera in Coppa del Portogallo… I Lions si sono qualificati per il turno successivo.
Polemiche infinite in Portogallo – Polemiche infinite con il presidente del Santa Clara Bruno Vicintin che si è sfogato anche sui social: “Sono molto orgoglioso della nostra squadra. Pur con una rosa mista e giocatori provenienti dall’Under 23, abbiamo giocato una grande partita e avevamo tutto per ottenere una vittoria storica contro i campioni nazionali. Purtroppo, ancora una volta il nostro arbitraggio e ora il VAR sono diventati protagonisti, e né noi né lo Sporting ne siamo responsabili. Io e tutti al Santa Clara , per mio ordine, rimarremo in silenzio, perché temo che se dicessi la mia, il nostro club potrebbe subire danni ancora maggiori di quanto non sia già stato. Espulsioni, obbligo di giocare 3 volte in 6 giorni, ecc. Conosco la rabbia dei nostri tifosi, ma questa è la posizione che causerà il minor danno al Santa Clara rispetto a quanto già fatto!“.
Rui Costa e il Benfica all’attacco – Non sono rimasti in silenzio invece al Benfica,rivali storici dello Sporting. Già il presidente ed ex calciatore di Fiorentina e Milan Rui Costa, in occasione di un intervento con i soci ha iniziato così: “Mi scuso per questo leggero ritardo, ma ero fuori a guardare l’ennesimo scandalo del calcio portoghese e aspettavo che l’arbitro assegnasse un rigore. Ma poiché la festa di oggi è nostra, e solo nostra, concentriamoci su noi stessi…“.
Mais um episódio escandaloso.
O que se passou neste jogo da Taça de Portugal nos Açores é inqualificável e inaceitável para a credibilidade do futebol português. 12 minutos para encontrarem um penálti para beneficiar a mesma equipa de sempre, vez após vez.
Lingua originale: portoghese. Traduzione di Google Un altro episodio scandaloso. Quanto accaduto in questa partita di Coppa del Portogallo alle Azzorre è imperdonabile e inaccettabile per la credibilità del calcio portoghese. Dodici minuti per trovare un rigore a favore della stessa squadra di sempre, ogni volta. Nello stesso stadio dove l’anno scorso un rigore netto e lampante contro lo Sporting non ha nemmeno meritato l’attenzione del VAR, e dove, quest’anno, hanno vinto con un calcio d’angolo fantasma. Fenomeni che accadono sempre quando lo Sporting non vince. Qualcuno deve essere ritenuto responsabile per questo discredito totale che sta rovinando il calcio portoghese. Questa densità nel calendario è inutile se le competizioni vengono decise prima ancora di iniziare.
Presa di posizione ufficiale da parte del club biancorosso, che non ha lesinato accuse: “Un altro episodio scandaloso. Quello che è successo in questa partita di Coppa del Portogallo nelle Azzorre è imperdonabile e inaccettabile per la credibilità del calcio portoghese. Dodici minuti per cercare un rigore che andrebbe a beneficio della stessa squadra abituale, più e più volte, Nello stesso stadio dove l’anno scorso una punizione netta ed evidente contro lo Sporting non ha nemmeno attirato l’attenzione del VAR, e dove, in questa stagione, hanno vinto con un calcio d’angolo fantasma. Fenomeni che accadono sempre quando lo Sporting non vince“.
Parole che pesano come macigni e che sono il preludio a possibili iniziative forti: “Qualcuno deve essere ritenuto responsabile di questo discredito assoluto che sta rovinando il calcio portoghese. Questa densità nel calendario non ha senso se le competizioni sono decise prima che inizino“.
Il pomo della discordia è stato un “ma basta” urlato da Antonio ai milanisti dopo alcune polemiche. Da lì, tensione soprattutto tra Max e Oriali. A fine partita il tecnico rossonero è filato dritto negli spogliatoi senza salutare Conte
Allegri indica minaccioso verso la panchina del Napoli
Il pomo della discordia è stato un “ma basta” urlato da Conte ai milanisti dopo alcune polemiche. Da lì, scintille, soprattutto tra Allegri e Oriali,braccio destro di Antonio. Tra loro diversi screzi per tutta la partita. Max ha derubricato il tutto con “cose di campo”, ma ciò che ha colpito di più è statala stretta di mano mancata tra i due tecnici.
Niente streta di mano – A fine partita Allegri, sconfitto 2-0 ed eliminato in semifinale di Supercoppa dal Napoli, è filato dritto negli spogliatoi senza salutare Conte. L’allenatore degli azzurri, rimasto in campo per salutare gli avversari, ha stretto la mano a Marco Landucci, storico vice di Allegri, e ai giocatori milanisti. Lui e Max non si sono incrociati. Il clima si è acceso dopo mezz’ora di partita: al 29′ Rabiot ha scalciato da terra Politano, rimasto a terra dolorante, quindi i compagni e la panchina del Napoli hanno invocato il rosso per il francese. L’arbitro Zufferli non ha estratto neanche il giallo, come già fatto in precedenza con Hojlund per un intervento in ritardo su Maignan. Per questo Conte e Oriali si sono innervositi. Da lì in poi una serie di scaramucce e di frasi di botta e risposta tra le due panchine. Fino alla stretta di mano mancata.
19 dicembre 2025
Napoli, durissimo comunicato di accuse ad Allegri: “Aggressione fuori controllo a Oriali”
La società tricolore torna sullo scontro tra il tecnico del Milan e il dirigente degli azzurri: “Insulti pesanti e reiterati: con 33 telecamere è impossibile non riscontrare quanto accaduto”
Massimiliano Allegri – Lele Oriali
L’accusa è stata lanciata senza mezzi termini. All’indomani della vittoria in semifinale di Supercoppa italiana sul Milan, il Napoli si è lamentato pubblicamente del comportamento di Massimiliano Allegri, colpevole – secondo il club azzurro – di aver insultato Lele Oriali nel corso della partita. “La Ssc Napoli condanna con fermezza l’atteggiamento dell’allenatore del Milan, Massimiliano Allegri che, durante la semifinale di Supercoppa italiana, alla presenza di decine di persone a bordocampo e in diretta televisiva, ha pesantemente insultato Gabriele Oriali con termini offensivi e reiterati. Auspichiamo che tale aggressione, totalmente fuori controllo, non passi inosservata, a maggior ragione perché, con 33 telecamere impegnate nella produzione dell’evento, è impossibile non riscontrare quanto avvenuto” si legge nella nota.
Tensione – In effetti, nel corso della sfida, più volte si è percepita una certa tensione tra le due panchine, con Conte che verso la fine ha chiesto a tutti di smetterla. Peraltro, al fischio finale, non c’è stato alcun saluto tra gli allenatori, quantomeno immortalato dalle telecamere. L’episodio che ha scaturito tutto è un fallo di Rabiot alla mezz’ora su Politano, con il francese che ha scalciato da terra l’avversario, senza ricevere neanche un cartellino. Per questo motivo, quando Zufferli ha messo fine all’incontro, Conte ha salutato Landucci e altri calciatori del Milan, senza arrivare a contatto con Allegri. A ogni modo, nessuno dei due allenatori ha fatto riferimento a quanto accaduto davanti ai microfoni.
Mancato oggi alla Rsa di Castenedolo, aveva compiuto 83 anni ad ottobre. Entrò nella storia grazie alla leggendaria vittoria della Milano-Sanremo del 1970
Michele Dancelli (Castenedolo, 8 maggio 1942 – Castenedolo, 18 dicembre 2025) è stato un ciclista su strada e pistard italiano. Professionista dal settembre 1963 al 1974, è stato vincitore della Milano-Sanremo del 1970, di tre Giri dell’Appennino e di due Trofei Laigueglia.
Il ciclismo bresciano perde uno dei suoi grandi protagonisti.Michele Dancelli, che aveva compiuto 83 anni lo scorso 15 ottobre, è morto nel pomeriggio di oggi, 18 dicembre, alla Rsa di Castenedolo, dove era ricoverato da tempo. Castenedolese classe 1942, grinta da vendere e una lunga serie di vittorie collezionate nel ciclismo. Ciclista professionista dal 1963 al 1974, ha collezionato circa ottanta vittorie, tra cui due titoli di campione italiano, undici tappe al Giro d’Italia, una Milano-Sanremo – un’impresa leggendaria dopo oltre 70 chilometri di fuga solitaria, in avanscoperta fin dai primi chilometri, solo contro i grandi campioni dell’epoca, da Merckx a Gimondi – e una Freccia Vallone.
Nel suo palmarès figurano anche due medaglie di bronzo ai Campionati del mondo, conquistate a Imola nel 1968 e a Zolder nel 1969.
Simonelli scioglie gli ultimi dubbi e ufficializza la disputa del match a Perth a febbraio: tutti i dettagli
Presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli
I dubbi sono definitivamente sciolti: Milan-Como, valida per la 24ª giornata di Serie A, si giocherà a Perth, in Australia, il prossimo 8 febbraio. Lo ha confermato il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, prima della semifinale di Supercoppa Italiana a Riyad tra ilMilan e il Napoli.
Le parole di Simonelli – “Si giocherà lì come da programma – le paroledi Simonelli a Mediaset – con Infantino ci siamo incontrati in modo cordiale e avevamo dei dubbi soprattutto sugli arbitri perché ce li avevano imposti stranieri. Collina mi ha dato garanzie sugli arbitri asiatici, ha dei fischietti di qualità da segnalare per la partita. Noi accetteremo questa condizione, poi metteremo a punto il resto“.
Come funziona il prelievo senza PIN e perché le banche stanno abbandonando i codici segreti.
Basta PIN al Bancomat: il nuovo sistema di prelievo ultra-rapido è già attivo – greenstyle.it
Prelevare denaro dallo sportello senza inserire alcun codice. Sembra una scena da film, ma è già realtà. Sempre più istituti bancari stanno adottando il prelievo senza PIN, un sistema basato su biometria e riconoscimento facciale, pensato per eliminare del tutto i codici numerici. Il processo è più veloce, riduce il rischio di errori e aumenta la sicurezza. Non serve ricordare nulla: basta un dito, uno sguardo, o il telefono in tasca. Il sistema riconosce l’utente in automatico e autorizza il ritiro. Tutto questo grazie all’integrazione tra app bancarie, sportelli evoluti e autenticazione biometrica, che rappresentano una delle trasformazioni più profonde nel rapporto tra clienti e banche. Non è solo questione di comodità, ma anche di fiducia: meno passaggi, meno vulnerabilità.
Perché il prelievo senza PIN è più sicuro (e più veloce) dei sistemi tradizionali – Il PIN, fino a pochi anni fa considerato essenziale per proteggere i propri soldi, sta perdendo terreno. Non perché sia stato violato, ma perché esistono oggi sistemi più affidabili e meno esposti a furti o dimenticanze. Uno dei vantaggi principali del prelievo senza PIN è l’uso di dati biometrici, cioè elementi unici come l’impronta digitale, la mappa facciale o la retina. Difficili da replicare, impossibili da dimenticare, non osservabili da chi ci sta accanto allo sportello. In alcuni casi, il sistema utilizza anche la geolocalizzazione dello smartphone, per confermare che l’utente sia davvero vicino all’ATM, aggiungendo un ulteriore livello di protezione.
Perché il prelievo senza PIN è più sicuro (e più veloce) dei sistemi tradizionali – greenstyle.it
Funziona così: si accede all’app della banca, si seleziona l’opzione di prelievo contactless, si avvicina lo smartphone al lettore dello sportello e si autentica l’operazione con il volto o l’impronta. Il denaro esce, nessun codice inserito, nessun tastierino premuto. Il vantaggio è evidente soprattutto per le persone anziane o per chi soffre di difficoltà cognitive: non dover ricordare numeri o gestire sequenze ripetitive riduce gli errori e migliora l’accessibilità.
Dal punto di vista tecnico, le informazioni biometriche non vengono inviate in rete, ma restano memorizzate localmente sul dispositivo dell’utente o su sistemi crittografati. Questo riduce il rischio di attacchi informatici e rende la procedura più sicura di quanto molti credano. Le banche stanno anche sviluppando interfacce più intuitive, con schermi che guidano passo passo anche chi usa il sistema per la prima volta. In futuro, si prevede l’introduzione di prelievi vocali o tramite gesture, per rendere il tutto ancora più fluido. Il punto è chiaro:il PIN non è più centrale, e questo sta cambiando l’intera esperienza bancaria.
L’evoluzione delle banche passa dalla biometria (e non riguarda solo i prelievi) – Il prelievo senza PIN è solo una parte di una trasformazione più ampia. Gli istituti di credito stanno spostando sempre più operazioni su tecnologie che riconoscono la persona, non il codice. Pagamenti, accesso ai conti, trasferimenti: tutto si muove verso un modello in cui l’identità biologica sostituisce l’autenticazione numerica. È un passaggio che sta già avvenendo nei paesi asiatici, in alcune aree degli Stati Uniti, e ora anche in Italia, con i primi bancomat contactless e le app bancarie che integrano Face ID, impronte digitali e riconoscimento vocale.
La diffusione di questi strumenti è legata anche a un cambiamento culturale. Oggi gli utenti vogliono velocità, semplicità e sicurezza, ma senza sentirsi sotto controllo. Ecco perché molti sistemi biometrici non registrano mai l’intero volto, ma solo tratti specifici criptati, che non possono essere utilizzati per altri scopi. La sfida delle banche è bilanciare la protezione dei dati con l’efficienza. E mentre il prelievo tradizionale continua a essere supportato, la tendenza è chiara: chi ha uno smartphone moderno e una buona app può già dimenticarsi del PIN.
L’aspetto più interessante è che tutto questo non riguarda solo i clienti più giovani o esperti, ma coinvolge anche fasce più ampie della popolazione. Le banche stanno puntando a formare i clienti, con tutorial, guide e demo presso gli sportelli, per mostrare che il cambiamento è alla portata di tutti. In parallelo, si lavora anche sulla sostenibilità del sistema: meno carta, meno plastica, meno consumo di materiali.Meno sprechi, più sicurezza.
Il prelievo senza PIN è insomma un tassello di una nuova relazione tra persona e banca. Una relazione più personale, meno macchinosa, che si basa sul riconoscimento reciproco. Non servono più numeri. Serve esserci, con il proprio volto, la propria voce, o un tocco del dito.
Migliaia di agricoltori a Bruxelles contro i tagli alla Pac e l’accordo Ue-Mercosur. La protesta è stata segnata da tensioni e scontri con la polizia
Foto per gentile concessione di Ophelie Monhonval
Centinaia di trattori e migliaia di agricoltori hanno invaso oggi Bruxelles per una grande mobilitazione europea contro i tagli alla Politica agricola comune (Pac) e contro gli accordi di libero scambiotra Unione europea e Mercosur. Alla protesta hanno partecipato circa 7.300-8.000 manifestanti e un migliaio di mezzi agricoli provenienti da diversi Paesi Ue, mentre nella capitale belga era in corso il vertice dei capi di Stato e di governo.
Le ragioni della protesta – In prima linea per l’Italia Coldiretti, Confagricoltura, Cia-Agricoltori Italiani, Copa-Cogeca e numerose associazioni di produttori e lavoratori del settore. Il corteo è partito in mattinata dal quartiere di Schaerbeek, a nord di Bruxelles, per poi dirigersi verso il quartiere europeo.
“Siamo a Bruxelles con migliaia di agricoltori per ribadire la centralità dell’agricoltura e dell’agroalimentare nel prossimo bilancio europeo – ha dichiarato Ettore Prandini, presidente di Coldiretti – La scelta della Commissione guidata da Ursula von der Leyen è invece quella di tagliare 90 miliardi al settore, con effetti pesantissimi anche per l’Italia”.
Al centro delle contestazioni anche l’accordo Ue-Mercosur: “Siamo favorevoli all’internazionalizzazione, ma servono regole eque – ha aggiunto Prandini – Non è accettabile importare prodotti che non rispettano gli stessi standard imposti agli agricoltori europei“.
Gli scontri con la polizia e il blocco delle strade – La manifestazione avrebbe dovuto concludersi a Place du Luxembourg, davanti al Parlamento europeo, con un punto stampa. La tappa è però stata annullata dagli organizzatori dopo che la piazza è diventata teatro di scontri tra alcuni gruppi violenti e le forze dell’ordine, con vetrine danneggiate e incendi. Gli agricoltori hanno deciso di allontanarsi per non essere associati agli atti di violenza.
🚨 UN TRACTEUR FORCE LE BARRAGE POLICIER À BRUXELLES !
La tension monte devant les institutions européennes où agriculteurs majoritairement belges et français sont mobilisés.
Nel corso della giornata la tensione è salita nel quartiere europeo: la polizia è intervenuta con idranti e fumogeni, mentre da parte dei manifestanti sono stati lanciati oggetti, ortaggi e petardi. Centinaia di trattori hanno occupato “Rue de la Loi” e le strade attorno alle istituzioni europee; secondo l’emittente belga Rtbf, circa 400 mezzi si sono poi diretti verso il raccordo per bloccare la circolazione in direzione della provincia dello Hainaut.
La posizione del governo italiano – E in serata è arrivata anche la posizione del governo sull’accordo contestato: “Il governo italiano, come già dichiarato in Parlamento dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ‘ribadito anche al presidente del Brasile‘ Inacio Lula da Silva, è “pronto” a sottoscrivere l’accordo commerciale tra l’Ue e il Mercosur “non appena verranno fornite le risposte necessarie agli agricoltori, che dipendono dalle decisioni della Commissione Europea e possono essere definite in tempi brevi” riporta una nota di Palazzo Chigi.
La novità lanciata dall’Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) per contrastare il telemarketing illecito: da gennaio 2026 gli utenti potranno distinguere i servizi davvero utili, come la banca o l’operatore telefonico, da truffe e chiamate promozionali
Nuova “mossa” contro il telemarketing illegale e le telefonate moleste. Se sullo schermo vedremo comparire un numero con tre cifre, vorrà dire che dall’altra parte della cornetta c’è la nostra banca, l’assicurazione, il gestore telefonico o energetico,che magari ci stanno contattando per un problema. Una piccola rivoluzione lanciata dall’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom), che punta a limitare le chiamate promozionali dei call center, permettendo agli utenti di distinguerle facilmente da quelle realmente utili.
I numeri a tre cifre – Il nuovo piano dovrebbe partire dall’inizio del 2026, come spiegato a Repubblica da Laura Aria, una commissaria di Agcom,con i numeri a tre cifre, già utilizzati per l’assistenza clienti o i servizi gratuiti, che compariranno anche nei messaggi oltre che per le telefonate: “Oggi invece le aziende possono usare questi numeri brevi solo per ricevere telefonate; ma non come identificativo chiamante. Questa situazione ha creato grande incertezza. L’utente non può sapere se a chiamare sia davvero il proprio operatore o la banca, ad esempio, invece di un truffatore o di un call center illecito“.
I numeri brevi, non essendo replicabili all’estero, permettono di contrastare il fenomeno dello spoofing telefonico, uno stratagemma che consente di modificare, tramite specifici software, il numero che compare a chi riceve la chiamata. Il 17 dicembre l’Agcom ha aperto una consultazione pubblica di 45 giorni per raccogliere osservazioni da operatori e soggetti interessati, con le aziende che potranno iniziare a utilizzare i numeri brevi a partire dai primi giorni del 2026.
Il telemarketing illegale – Si tratta dell’ennesima misura introdotta negli ultimi mesi per contrastare il telemarketing illegale: a novembreera scattato il blocco per le chiamate da numeri mobili dall’estero camuffate da numeri italiani, mentre adagostoera toccato ai fissi. Dati alla mano, il risultato è stato drastico: le telefonate con numerazione mobile italiana provenienti dall’estero sono crollate da oltre 34 milioni al giorno a poco più di 7 milioni, molte delle quali riconducibili a clienti in roaming e non a call center. Dall’introduzione dei blocchi le chiamate moleste si sono spostate sui numeri con prefissi stranieri, più facilmente riconoscibili per gli utenti, che dal prossimo anno potranno anche contare anche sui numeri “certificati” a tre cifre.
Oms: “Cominciata 4 settimane prima con 90% casi causati dalla nuova variante, vaccino resta miglior difesa”
“Una stagione precoce e intensa” quella dell’influenza di quest’anno, che si sta diffondendo nella Regione Europea “prima del solito, con un nuovo ceppo virale dominante che sta mettendo sotto pressione i sistemi sanitari di alcuni Paesi“. A confermarlo è l’ufficio regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l’Europa. Oltre la metà della regione si trova nella morsa del ‘super virus‘, secondo i dati diffusi oggi.La stagione influenzale è iniziata circa 4 settimane prima rispetto alle stagioni precedenti, e almeno 27 dei 38 Paesi della Regione europea dell’Oms che hanno comunicato i dati stanno ora registrando un’attività influenzale elevata o molto elevata. In 6 Paesi – Irlanda, Kirghizistan, Montenegro, Serbia, Slovenia e Regno Unito – più della metà dei pazienti sottoposti a test per sindrome simil-influenzale è risultata positiva all’influenza in questa fase della stagione.
Il nuovo ceppo – “L’influenza arriva ogni inverno, ma quest’anno è un po’ diverso“, osserva Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell’Oms Europa. “Un nuovo ceppo, il sottoclade K dell’influenza A H3N2, sta causando infezioni, sebbene non vi siano prove che causi una malattia più grave. Questa nuova variante dell’influenza stagionale rappresenta ora fino al 90% di tutti i casi confermati nella regione europea. Ciò dimostra come anche una piccola variazione genetica nel virus influenzale possa esercitare un’enorme pressione sui nostri sistemi sanitari, poiché le persone non hanno un’immunità consolidata” contro il nuovo ceppo.
L’Oms Europa invita a vaccinarsi ed evidenzia che, “sebbene non possa prevenire l’infezione, i primi dati provenienti dal Regno Unito confermano che l’attuale vaccino antinfluenzale stagionale riduce il rischio di gravi conseguenze per la salute causate dal virus A H3N2. La vaccinazione rimane la misura preventiva più importante” contro le complicanze. Lo è “particolarmente per i soggetti a più alto rischio, inclusi gli anziani, le persone con patologie pregresse, le donne in gravidanza e i bambini. Anche gli operatori sanitari sono un gruppo prioritario per la vaccinazione, al fine di proteggere la propria salute e quella dei loro pazienti“.
Quando ci sarà il picco – Come in altre stagioni, i bambini in età scolare sono“i principali motori della diffusione nella comunità“. Mentre gli adulti di età pari o superiore a 65 anni costituiscono “la maggior parte dei casi gravi che richiedono il ricovero ospedaliero“, evidenziando la priorità di questi gruppi per la vaccinazione. I casi, avverte l’Oms Europa, continueranno ad aumentare fino al picco della stagione influenzale, “probabilmente tra fine dicembre e inizio gennaio“. La maggior parte delle persone guarirà dall’influenza spontaneamente. Ma “le persone con sintomi gravi o altre patologie dovrebbero consultare un medico“, avverte l’ufficio regionale dell’agenzia Onu per la salute, ribadendo “le misure comprovate per limitare la trasmissione e salvare vite umane“, cioè in primis la vaccinazione. “Vaccinarsi è la migliore difesa soprattutto per i gruppi ad alto rischio e gli operatori sanitari, che dovrebbero anche seguire le misure di prevenzione delle infezioni e indossare una mascherina quando necessario”.
Come frenare la diffusione dell’influenza? – L’Oms Europa raccomanda di “restare a casa se non ci si sente bene. In caso di sintomi respiratori, indossare una mascherina in pubblico per evitare di trasmettere il virus ad altri. E quando si starnutisce o tossisce, coprire bocca e naso“. Altre misure utili da applicare: lavarsi regolarmente le mani e aprire frequentemente finestre e porte per migliorare il flusso d’aria negli ambienti interni.
“L’attuale stagione influenzale, sebbene grave, non rappresenta il livello di emergenza globale che abbiamo affrontato durante la pandemia di Covid-19 – riflette Kluge – I nostri sistemi sanitari hanno decenni di esperienza nella gestione dell’influenza, disponiamo di vaccini sicuri che vengono aggiornati annualmente e abbiamo un chiaro manuale di misure protettive efficaci. Se utilizziamo gli strumenti comprovati che già abbiamo – vaccinazioni, comportamenti attenti alla salute e sistemi sanitari pubblici solidi per proteggere i più vulnerabili – allora supereremo questa prevedibile tempesta stagionale. È inoltre fondamentale, nell’attuale clima di disinformazione, cercare informazioni credibili da fonti attendibili come le agenzie sanitarie nazionali e l’Oms. In una stagione influenzale difficile, informazioni affidabili basate su prove scientifiche possono salvare vite umane“.
L’azienda italiana ha messo sul tavolo 289 milioni. Ma dietro la chiusura dell’accordo ci sarebbe stato un incontro con il ministro Urso
Stabilimento produttivo di Riello a Legnago (foto Google Maps)
Presto si ricostituirà un polo italiano della climatizzazione. Ariston group ha infatti annunciato di aver raggiunto un accordo con l’americana Carrier global corporation per l’acquisizione di Riello group. L’operazione da 289 milioni, fondi propri, sarà chiusa entro i primi sei mesi del 2026. Ma dietro l’accordo si sono mescolati affari e geopolitica.
Il nuovo polo – Ariston e Riello andranno a costituire un nuovo colosso nel settore caldaie e bruciatori. La prima nel 2024 ha fatturato 2,6 miliardi di euro di ricavi e ha venduto 7,3 milioni di prodotti. I numeri sono quelli di una multinazionale che dà lavoro a più di 10mila persone in tutto il mondo. Alla guida del gruppo c’è la famiglia Merloni, Paolo è presidente esecutivo della holding con sede nei Paesi Bassi, che detiene il 59 per cento delle azioni.
Riello, fondata nel 1922 a Legnago (Verona), spera di chiudere il 2025 con 400 milioni di ricavi. Dopo la parentesi americana, l’azienda tornerà sotto il controllo italiano portando in dote ad Ariston 1.150 dipendenti, la metà in Italia, e stabilimenti sparsi per il mondo: oltre a Legnago e Volpago, in Veneto, ci sono gli impianti di Torun (Polonia), di Shanghai e di Mississauga (Canada).
Le trattative – Riello era finita nel mirino delle cinesi Haier e Midea, interessate a entrare nel mercato italiano e non solo con un’azienda già conosciuta dagli utenti e con una sua rete sul territorio. A convincere gli americani non è stata l’offerta fatta da Ariston: quella dei rivali era ben più allettante.
Secondo voci di corridoio, a far tendere gli americani verso la proposta italiana sarebbe stato piuttosto il peso “geopolitico” dell’operazione. Il 16 dicembre ci sarebbe stato un incontro riservato tra il ministro delle Imprese Adolfo Urso e i vertici di Carrier. L’azienda americana avrebbe compreso che la cessione del gruppo Riello rappresentava un dossier delicato per Roma esponendo l’operazione a un ipotetico esercizio del golden power.
Per il governo, le aziende cinesi avrebbero potuto utilizzare Riello per introdurre nel mercato italiano ed europeo prodotti realizzati in Asia, aggirando così i dazi e le nuove normative ambientali.
I piani di Ariston – “Riello rappresenta con orgoglio un’icona italiana centenaria”, ha commentato il presidente esecutivo di Ariston group, Paolo Merloni, all’annuncio dell’accordo. L’acquisizione di Riello è solo una delle tappe del programma di espansione del gruppo che avviato un piano di investimenti da 500 milioni in Italia al 2028.
Il perfezionamento dell’operazione è previsto entro la prima metà del 2026
Campari Group cede amaro Averna e mirto Zedda Piras per 100 milioni di euro a Illva Saronno Holding, proprietaria, tra gli altri, dell’iconico Disaronno e degli storici vini siciliani Florio e Duca di Salaparuta. È quanto si legge in una notain cui si spiega che questa transazione rappresenta un altro passo significativo nell’attuazione della strategia di razionalizzazione del portafoglio per rafforzare il focus sui core brand contribuendo alla semplificazione del business e alla riduzione della leva finanziaria.Campari Group si rifocalizza sul brand prioritario Braulio nella categoria degli amari.
La transazione prevede la creazione di una società di nuova costituzione (‘NewCo’) a cui verranno conferiti i business di Averna e Zedda Piras, inclusi la proprietà intellettuale, il magazzino di prodotti finiti, alcuni dipendenti, gli stabilimenti produttivi di Caltanissetta in Sicilia (per Averna), e Alghero in Sardegna (per Zedda Piras).
Il corrispettivo totale dell’operazione è pari a 100 milioni di euro per il 100% di NewCo e del magazzino dei prodotti finiti detenuto da Campari Group. Il perfezionamento dell’operazione è previsto entro la prima metà del 2026.
Perché Campari vende: “meno etichette, più focus” – Campari incassa e, soprattutto, semplifica: l’operazione è presentata come un ulteriore passo della strategia di razionalizzazione del portafoglio per rafforzare il focus sui core brand, semplificare il business e contribuire alla riduzione della leva finanziaria.
Non a caso, nella categoria degli amari il gruppo segnala un rifocalizzarsi su Braulio come brand prioritario: una scelta che arriva dopo settimane di indiscrezioni su una possibile vendita “in blocco” di tre marchi storici (Averna, Braulio e Zedda Piras). Ora, invece, escono due etichette e Braulio resta.
Il dossier rientra nel riposizionamento più ampio annunciato dal gruppo negli ultimi mesi: Campari ha più volte indicato la necessità di sfoltire un portafoglio arrivato a decine di brand, concentrandosi su quelli con maggiore potenziale di crescita e redditività.
Averna e Zedda Piras – Averna, uno tra i più iconici amari di Sicilia, è stato creato nel 1868 e acquisito da Campari Group nel 2014 tramite l’acquisizione di Fratelli Averna S.p.A., il proprietario dei marchi Averna, Braulio, Limoncetta e Frattina. Il Gruppo ha successivamente ceduto Limoncetta e Frattina. Il marchio Braulio rimane nel portafoglio di Campari Group, escluso dal perimetro della cessione, in linea con l’obiettivo di rafforzare il focus e l’impegno sulla sua crescita come unico amaro del portafoglio. L’Italia costituisce il mercato principale per Averna, rappresentando circa il 30% delle vendite nette, seguito da Germania, Stati Uniti e Austria, che insieme rappresentano circa l’85% delle vendite nette. Zedda Piras, creato nel diciannovesimo secolo e un importante contributore nella diffusione del liquore di mirto in Italia, fu acquisito nel 2002 da Campari Group assieme a Sella&Mosca S.p.A., proprietaria, tra gli altri, dei vini Sella&Mosca, Caytai e Chateau Lamargue. Il Gruppo ha successivamente ceduto i vini Sella&Mosca, Catai e Chateau Lamargue. La maggior parte delle vendite nette di Zedda Piras è concentrata in Italia.
Deluse le attese in campionato e Copa Libertadores il tecnico è stato sollevato dall’incarico
Davide Ancelotti
Il club del Rio de Janiero è arrivato infatti al sesto posto, a ben 16 punti dai campioni del Flamengo, ed è stato eliminato dalla Liga de Quito dell’Ecuador agli ottavi di finale dell’ultima Copa Libertadores. In un comunicato ufficiale il Botafogo ha spiegato che la decisione è stata presa dopo una serie di riunioni nella giornata di mercoledì e non ha ancora annunciato un sostituto.
Lingua originale: portoghese. Traduzione di Google COMUNICATO UFFICIALE Davide Ancelotti non è più l’allenatore del Botafogo. Il Botafogo annuncia che Davide Ancelotti non è più l’allenatore della prima squadra. Anche il preparatore atletico Luca Guerra e gli assistenti Luis Tevenet e Andrew Mangan se ne vanno. La decisione è stata presa dopo gli incontri di questo mercoledì (17). Il Club ringrazia Ancelotti per la professionalità e l’impegno dimostrati durante il suo periodo alla guida della squadra e come membro della famiglia Botafogo. Il Botafogo gli augura il meglio per il futuro. Il nuovo staff tecnico sarà annunciato a breve.
NOTA OFICIAL
Davide Ancelotti não é mais o técnico do Botafogo.
O Botafogo informa que Davide Ancelotti não é mais o técnico da equipe principal. O preparador físico Luca Guerra e os auxiliares Luis Tevenet e Andrew Mangan também estão de saída. A decisão foi tomada após… pic.twitter.com/odSXlMXdSc
Ancelotti è entrato a far parte del club dopo che il proprietario della squadra, John Textor, ha licenziato Renato Paiva per l’eliminazione della squadra agli ottavi di finale del Mondiale per club, lo scorso luglio.
Il tecnico italiano vanta oltre dieci anni di esperienza accanto al padre, con ruoli in club come Bayern Monaco, Napoli, Everton e Real Madrid, ed è attualmente anche membro dello staff della Nazionale brasiliana.
Tragedia in Ecuador: assassinato il calciatore Mario Pineida: freddato da sicari in un agguato a Guayaquil
Una tragedia scuote il calcio sudamericano e getta un’ombra inquietante sulla spirale di violenza che sta travolgendo l’Ecuador.Mario Pineida, trentatreenne difensore del Barcelona Sporting Club ed ex nazionale,è stato brutalmente assassinato nel pomeriggio in un attacco armato che ha tutte le caratteristiche di un’esecuzione mirata. La notizia ha fatto rapidamente il giro del Paese, lasciando attoniti tifosi e addetti ai lavori.
La dinamica dell’agguato: colpi mortali fuori da un negozio – Il dramma si è consumato intorno alle 16:30 locali nel quartiere Samanes 4, nella zona nord di Guayaquil. Secondo le prime ricostruzioni fornite dalla Polizia Nazionale, che ha immediatamente isolato la scena del crimine avviando le indagini, Pineida si trovava all’esterno di una macelleria quando è scattata la trappola.Un commando di sicari armati ha aperto il fuoco contro di lui e un’altra persona: per il calciatore non c’è stato nulla da fare, è morto sul colpo crivellato dai proiettili, mentre la seconda vittima dell’agguato è rimasta ferita. La conferma ufficiale dell’identità è arrivata poco dopo direttamente dal Ministero dell’Interno.
Il dolore del Barcelona SC e l’emergenza sicurezza – Pineida era un volto noto e rispettato del calcio locale, un laterale sinistro di grande esperienza con diverse presenze anche con la maglia della “Tricolor“.Il suo club, il Barcelona SC, ha reagito con sgomento diffondendo una nota in cui esprime profondo cordoglio e invita i tifosi a unirsi in preghiera per la famiglia. Questo omicidio non è purtroppo un caso isolato, ma l’ennesimo capitolo di una sanguinosa escalation criminale che negli ultimi mesi sta mettendo in ginocchio il Paese, colpendo sempre più frequentemente figure pubbliche e sportivi, ormai bersagli in un clima di totale insicurezza.
Traduzione: È arrivato nel 2016. Ha fatto la storia per sempre. 💛2 titoli. 2 semifinali di Libertadores. Con artiglio, consegna e amore per il giallo. Mario, si è guadagnato di essere parte eterna della storia dell’Idolo. Per tutto e di più, ti ricorderemo sempre Marito
La Lega denuncia una “manina” nella manovra ma nei casi peggiori anche chi aveva già fatto i conti rischia di restare al lavoro quasi quattro anni in più
Nel maxi-emendamento alla Legge di Bilancio 2026, depositato in Commissione Bilancio al Senato, il governo mette mano a tre snodi delicati del sistema previdenziale disegnando un futuro in cui uscire dal lavoro prima della vecchiaia diventa più difficile (o comunque più lento).
Oggi la pensione anticipata ordinaria si ottiene, in estrema sintesi, con un numero molto alto di contributi versati (42 anni e 10 mesi per gli uomini, un anno in meno per le donne), senza un’età minima. Raggiunto quel traguardo, però, non si prende l’assegno subito: c’è una “finestra” di decorrenza, cioè un tempo di attesa prima che parta materialmente la pensione.
Il maxi-emendamento interviene proprio qui: la finestra resta di 3 mesi per chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2031, ma poi si allunga progressivamente. Dal 2032 e 2033 diventerebbe di 4 mesi, nel 2034 di 5 mesi, e dal 2035 arriverebbe a 6 mesi. Tradotto: anche quando hai già “fatto i conti” e raggiunto i contributi necessari, potresti dover aspettare fino a mezzo anno per vedere il primo assegno.
Il riscatto della laurea vale meno – L’altra stretta riguarda il riscatto dei periodi universitari: uno strumento che permette, pagando un importo, di trasformare anni di studio in contributi utili per la pensione. La novità è che dal 2031 una parte di quei mesi riscattati non verrebbe più conteggiata solo per maturare il diritto alla pensione anticipata (non per calcolare l’importo dell’assegno).
Il taglio sarebbe progressivo: 6 mesi “sterilizzati” nel 2031, 12 mesi nel 2032, 18 mesi nel 2033, 24 mesi nel 2034 e fino a 30 mesi dal 2035. In pratica, dal 2035 un riscatto di tre anni potrebbe contare, per anticipare l’uscita, come se valesse appena sei mesi.
Quasi quattro anni in più – È questo incrocio – finestra più lunga e riscatto che pesa meno e adeguamenti legati alla speranza di vita – a far esplodere le simulazioni più dure rilanciate dai sindacati: nei casi peggiori, tra contributi “aggiuntivi” da maturare e mesi di attesa, si potrebbe restare al lavoro (o comunque senza pensione) fino a un totale vicino ai 47 anni di contributi a fronte dei 42 anni e 10 mesi previsti nel 2026. Quasi quattro anni in più.
L’effetto della manovra Meloni sulle pensioni
Si tratta di una misura retroattiva “con profili di incostituzionalità, che rompe in modo evidente il principio di affidamento – spiega Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali della Cgil nazionale – lo Stato cambia le regole a partita già giocata, penalizzando soprattutto i giovani, chi ha carriere medio-alte con ingresso tardivo nel mercato del lavoro e chi ha investito risorse significative nel riscatto della laurea”.
Tfr dei neoassunti: più spinta verso la previdenza complementare – Nel pacchetto entra anche una misura diversa, che riguarda i giovani al primo impiego: dal 1° luglio 2026, per i lavoratori del settore privato assunti per la prima volta, il Tfr maturando verrebbe destinato automaticamente a un fondo pensione individuato dai contratti collettivi, salvo rinuncia entro 60 giorni. In sostanza: se non scegli, si va verso la previdenza complementare; se vuoi tenerti il Tfr in azienda (o scegliere un altro fondo), devi comunicarlo.
Perché è una questione politica (oltre che tecnica) – Dal punto di vista del governo, l’obiettivo è contenere la spesa nel medio-lungo periodo e gestire un sistema che invecchia. Ma le opposizioni e i sindacati contestano l’impostazione: la Cgil parla di irrigidimento strutturale e solleva dubbi sulla retroattività della penalizzazione per chi ha già pagato il riscatto della laurea confidando in regole diverse.
Il calendario parlamentare è serrato: l’esame in Aula al Senato è atteso a partire dal 22 dicembre, con una corsa finale per chiudere entro fine anno. Nel frattempo, le norme restano “in discussione”: potranno essere ritoccate, riscritte o (in teoria) stralciate.
L’origine del “pasticcio” – Secondo il senatore leghista Claudio Borghi l’origine del “pasticcio” sta nella necessità di coprire i costi che potrebbero derivare dalla norma sulla previdenza complementare, contenuta sempre nell’emendamento dell’esecutivo al disegno di legge Bilancio. “L’aumento delle persone che potranno usare la previdenza complementare per usufruire dello scivolo del 64+25 aumenta e quindi lo Stato ha un’uscita di soldi. Quindi si tratta di una clausola di salvaguardia. Ma invece di andare a pescare su finestre e riscatto della laurea, si prendono coperture alternative, come l’Iva oppure l’Irap” conclude Borghi.
Da diversi minuti Vodafone ha iniziato ad avere problemi in Italia, con le prime segnalazioni pervenute a downdetector e anche alla nostra redazione mezz’ora fa. E l’operatore rosso non sembra essere l’unico a riscontrare malfunzionamenti questa mattina: anche Fastweb – che con Vodafone condivide la medesima proprietà – risulta down, così come ho. Mobile, MVNO in capo a Vodafone.
Dai primi commenti emersi in rete pare che gli utenti lamentino l’impossibilità ad accedere al web da rete fissa, non sono pochi nemmeno coloro che non hanno alcun segnale. I clienti di ho. Mobile risultano prevalentemente offline sia su fisso che su mobile.
Come sempre, sono le grandi città a riscontrare i problemi maggiori, da nord a sud dello stivale. Le segnalazioni giungono prevalentemente da Torino, Milano, Bologna, Firenze, Perugia, Roma, Napoli e Bari.Il down di ho. Mobile si concentra invece più al centro-nord, con Milano, Perugia, Roma, Bologna e soprattutto l’area della Romagna tra Rimini e Forlì.
Riportiamo il comunicato appena inviatoci da Vodafone:Vodafone conferma che è in corso un disservizio temporaneo causato da due guasti alla rete Fibercop nelle zone di Rimini e Forlì con disagi per i clienti di rete fissa e mobile. I tecnici sono al lavoro per ripristinare i servizi nel minor tempo possibile. Ci scusiamo con i clienti coinvolti e provvederemo ad aggiornare tempestivamente sull’avanzamento dei lavori.
Ancora una volta il maltempo mette in ginocchioMarano. Un violento temporale abbattutosi sulla città ha provocato danni ingenti, riportando alla luce criticità ormai croniche del territorio.Decine gli interventi dei vigili del fuoco, chiamati a operare senza sosta per auto finite nei tombini divelti dalla forza dell’acqua e per alberi crollati in diverse zone del comune. Particolarmente colpita la zona della Cesina, parte collinare della città, dove la caduta di alberi ha creato disagi alla circolazione e momenti di paura tra i residenti. Ma la situazione non è stata migliore lungo i principali corsi cittadini: strade completamente allagate, traffico in tilt e fiumi d’acqua che hanno trascinato rifiuti di ogni genere.
La spazzatura, trascinata dalla pioggia, si è riversata ovunque, finendo anche all’interno di numerosi esercizi commerciali. Al corso Umberto e al corso Mediterraneo diversi negozi sono stati invasi dall’acqua,causando danni a strutture e merci. I commercianti parlano dell’ennesimo episodio che si ripete puntualmente a ogni temporale.