I quattro sono deceduti per un glioblastoma di IV grado, che solitamente ha un’incidenza di 4 casi ogni 100mila persone. Casi simili anche in Emilia-Romagna
Quattro pompieri in servizio ad Arezzo, tutti deceduti a causa dello stesso tumore cerebrale raro. Una coincidenza che ha fatto sorgere nei familiari più di un dubbio, e che ha portato la Direzione centrale per la Salute del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco ad aprire un’indagine interna. Il sospetto, riporta Il Messaggero, è che ci possa essere un collegamento tra le malattie contratte dai quattro vigili del fuoco e i materiali utilizzati durante le operazioni di spegnimento delle fiamme.
La malattia rara e i sospetti sulle tute – Glioblastoma di IV grado, una malattia con un’incidenza di circa 4 casi ogni 100mila abitanti e che ad Arezzo, o meglio nella caserma dei vigili del fuoco della città toscana, conta già 4 decessi su un totale di 200 persone. Tre residenti ad Arezzo, uno umbro ma che aveva lavorato proprio nella città della Toscana meridionale. Principali sospettate, se si dovesse verificare la correlazione tra il tumore e la professione dei quattro, sono le sostanze perfluoroalchilice, dette Pfas,che sono presenti nelle tute ignifughe e nelle schiume antincendio utilizzare dai pompieri. Casi simili sono stati segnalati anche in diverse zone dell’Emilia-Romagna, dove alcune università (insieme ad altri atenei toscani) condurranno delle analisi per studiare approfonditamente gli effetti delle sostanze Pfas sulla salute umana.
L’insulto è stato scritto davanti la scuola del figlio di Carlo Calenda che, attraverso i propri canali social, ha subito replicato
“Calenda infame”. L’insulto, rivolto al leader di Azione ed ex candidato sindaco di Roma, non è stato scritto su un muro qualsiasi della città.
Il commento di Carlo Calenda – Il travertino su cui l’offesa è stata disegnato è quello che si trova davanti ad un luogo che, il parlamentare, ha immediatamente riconosciuto. “Questa scritta è comparsa davanti all’ingresso della scuola di mio figlio” ha fatto sapere Carlo Calenda, postando la relativa foto sul proprio canale Instagram.
La reazione del politico non si è esaurita così. Nel commentare lo scatto, Caltenda ha aggiunto: “Vorrei segnalare all’infame vigliacco che l’ha fatta che io lavoro a corso Vittorio Emanuele II, 21. Vado in ufficio a piedi e non ho la scorta – ha precisato il leader di Azione – Può serenamente venire a dirmi in faccia ciò che pensa”.
Le reazioni al post – L’immagine, pubblicata intorno alle 11.30, ha già ricevuto migliaia di reazioni. Tra i commenti più apprezzati, con quasi 700 like, figura quello di Roberto Saviano che ha espresso la propria solidarietà. Tra i commenti anche quello di Cristina Comencini: “Ci devono solo provare” ha dichiarato la regista che è anche la madre del leader di Azione. Tra i primi a commentare il capogruppo di Azione e segretario romano Alessio D’Amato. “Desidero esprimere, a nome della comunità romana di Azione, la solidarietà al segretario Carlo Calenda per il gesto vile, fatto peraltro davanti alla scuola del figlio – ha scritto D’Amato – Non fermeranno certo l’impegno per un’Europa libera e forte, anzi gli sforzi saranno raddoppiati”.
Lancio di oggetti e fumogeni in campo e la partita viene sospesa. Anche perché un calciatore è stato colpito da una bottiglietta. E’ successo nel derby tra Fasanoe Brindisi al Curlo. Al 38′ del secondo tempo, con il Fasano in vantaggio per 2-0, i sostenitori del Brindisi(sono in 180) hanno iniziato a contestare la propria squadra, che sembra ormai condannata all’Eccellenza.
Lancio di oggetti e fumogeni, una bottiglietta ha colpito il difensore del Fasano Onraita. E da qui la decisione di Artini di Firenze di sospendere la partita, nonostante il tentativo della squadra biancazzurra di conciliare col proprio pubblico.
La partita è poi ripresa dopo circa mezzora di fermo. Ma anche in questo caso lancio di oggetti in campo: l’arbitro, così, decide di fischiare la fine definitivamente.
Nel post-gara alcuni sostenitori ospiti sono riusciti a sfondare il cancello che delimita la zona del settore a loro riservato e si sono riversati per strada. E’ intervenuta la Polizia.
Un messaggio sul cellulare che ci avvisa di una grossa spesa fatta dal nostro conto Intesa Sanpaolo e un numero da chiamare per bloccare subito il pagamento, ecco la “nuova” truffa. Naturalmente la vera Intesa Sanpaolo non c’entra nulla, ma si tratta di phishing: messaggi esca, via sms, email o WhatsApp per rubare le nostre informazioni e accedere ai nostri conti.
Come funziona la truffa della finta Intesa Sanpaolo – Tutto comincia con il solito messaggio che sembra arrivare dalla nostra banca. É un caso di smishing, phishing attraverso gli sms invece che le e-mail.
Nel messaggio, che spesso compare proprio nella chat reale con la nostra banca grazie alla tecnica dello spoofing, la finta banca comunica che un pagamento molto corposo è stato appena effettuato dal nostro conto corrente. Un pagamento di cui noi, naturalmente, non sappiamo nulla.
Nei messaggi di phishing ci sono sempre link da cliccare o numeri di telefono da chiamare, come in questo caso: la finta banca dice di telefonare per verificare il pagamento.
Attenzione!Non clicchiamo mai su nessun link e non richiamiamo mai, la nostra banca non ci chiederebbe mai così i nostri dati o la verifica di un pagamento.
La finta chiamata WhatsApp – Alla vittima che cade nel tranello e chiama il numero indicato nel messaggio risponde, naturalmente, uno dei truffatori.
La prima cosa che ci viene chiesta è se usiamo l’app della banca, perché attraverso i canali ufficiali del nostro istituto di credito possiamo facilmente vedere tutti i reali movimenti del nostro conto e renderci conto immediatamente di una truffa.
A quel punto il truffatore fa una cosa che nessuna banca farebbe mai: una videochiamata WhatsApp che, ci assicura, è una chiamata per fare unaverifica di sicurezza.
Al malcapitato che dovesse accettare la videochiamata, in cui naturalmente non vedrà nessuno, i cybercriminali chiedono di condividere lo schermo dello smartphone. É così che guidano la vittima fino a farle fare un bonifico in loro favore, facendolo passare per la revoca di quell’ingente pagamento di cui ci avevano avvisato nel messaggio, o fino a carpire le sue credenziali per accedere al conto corrente.
Cosa fare per non cadere nella truffa – A volte può essere difficile riconoscere una truffa, perché le chiamate, le mail o i messaggi sembrano provenire proprio dalla nostra banca o da un numero che abbiamo salvato in rubrica!
Ma possiamo difenderci dalle truffe con qualche semplice accorgimento:
Non clicchiamomai su link contenuti nelle e-mail o negli sms, perché ci porteranno su un sito clone dove ci verrà chiesto di inserire i nostri dati
Non rispondiamo mai ad un sms o al telefono a chi ci chiede password o qualsiasi altra credenziale di sicurezza dei nostri conti. La nostra banca non userà mai queste modalità per contattarci
Non forniamo mai dati sensibilicome il PIN della carta, i numeri di conto o codici OTP, la nostra banca non ne ha bisogno
In caso di dubbio, riagganciamo e contattiamo i numeri ufficialidel servizio clienti o direttamente la nostra filiale.
Molti utenti non hanno potuto finalizzare le transazioni sia online sia con i pos
Pagamenti rifiutati oggi, 9 marzo, per centinaia di possessori di carte di credito del circuito Mastercard. Disagi sono stati segnalati sia per le transazioni online sia per quelle con i pos.
Mastercard down oggi 9 marzo – “Pagamento rifiutato” è il messaggio visualizzato da molti utenti. Le segnalazioni sono arrivate da tutto il mondo, Italia inclusa. Secondo il sito downdetector il picco dei disagi si è avuto intorno alle 10. Sembra siano soprattutto acquirenti in Regno Unito, Giappone e Australia a essersi imbattuti nell’intoppo.
A Roma.Ragazza,’frasi sessiste, fa male.Poteva essere mio padre’
Un’arbitra di 16 anni è stata insultata sul campo di calcio dell’Achillea Talenti a Roma, mentre dirigeva una partita tra la squadra di casa e la Grifone Gialloverde, dal padre di uno dei calciatori ospiti: “Questa è femmina, non capisce un c… – si sente tra l’altro in un video finito sui social – Poi dice che uno è sessista, che fa il sessismo. – Ma come fa una femmina… non s’è mai vista…“. La vicenda, avvenuta lo scorso 23 febbraio, è stata raccontata dall’edizione romana del Corriere della Sera. L’uomo aveva iniziato una sorta di telecronaca in diretta YouTube della partita che stava seguendo, criticando in modo acceso le decisioni dell’arbitra. Sugli spalti però, vicino a lui, c’era il padre di un giocatore dell’Achillea che ha sentito tutto e ha registrato gli insulti, fino a che non ha affrontato l’altro padre sgridandolo per il linguaggio inaccettabile. Poi ha pubblicato sui social una clip con le frasi più offensive: “Non ho pensato alle conseguenze, ho solo pensato che certi atteggiamenti vanno mostrati – ha detto – così da far capire a tutti che non ci si può passare sopra. Io ho una figlia, e non posso non pensare che se lei ascoltasse certi insulti ne uscirebbe devastata“. L’altro, riporta sempre il quotidiano, ha chiesto poi scusa con un post. Il Corriere ha inoltre intervistato la giovane arbitra, che studia in un liceo classico della Capitale: “Ho provato rabbia, amarezza e delusione – dice – Tuttavia non ne sono rimasta sorpresa. Nei campi capita di tutto a me e ai miei colleghi maschi, impari a lasciare correre. Di certo questa volta gli insulti hanno colpito maggiormente perché espliciti e di natura sessista, soprattutto provenendo da un signore che potrebbe essere mio padre”.
La gara, inizialmente in programma alle 21, è posticipata a data da destinarsi a causa della scomparsa del dottor Carles Minarro Garcia: lo ha comunicato il club sui propri social
Barcellona-Osasuna non si gioca ed è rinviata a data da destinarsi. La decisione è stata presa dalla Liga in accordo coi due club a causa della morte improvvisa di Carles Miñarro Garcia, medico sociale del club blaugrana. Questo il testo del comunicato diffuso dal Barcellona pochi minuti prima delle 21, quando era previsto il fischio d’inizio della gara: “La Giunta Direttiva e tutti i dipendenti del club desiderano esprimere le loro più sincere condoglianze alla famiglia e agli amici del dottor Carles Miñarro Garcia e condividere i loro sentimenti in questo momento difficile“.
CHI ERA Carles Miñarro Garcia – La scomparsa del dottore a poche ore dall’inizio della gara ha evidentemente scosso i giocatori blaugrana, che hanno subito spinto per il rinvio. Carles Miñarro Garcia aveva 40 anni ed era entrato nello staff della prima squadra in questa stagione, proveniente dalla formazione di futsal del club.
Contrasse il virus ad aprile del 2020, nel pieno della prima ondata
La Repubblica Firenze questa mattina riporta che il Tribunale di Firenze ha respinto la richiesta di risarcimento avanzata dalla moglie di Giandomenico Iannucci, il primo medico deceduto per Covid in Toscana.
Come spiega il quotidiano, quello del dottor Iannucci, che operava come medico di famiglia tra Scarperia e San Piero, non può essere considerato un infortunio sul lavoro, nonostante il fatto che la malattia fu contratta in occasione dello svolgimento delle proprie mansioni.
Nel riassumere la vicenda processuale, Repubblica spiega che per i giudici non si può parlare di infortunio sul lavoro, poiché mancano i requisiti della “violenza esterna” e “dell’evento traumatico” che determina una lesione esterna riscontrabile: nel caso del dottor Iannucci, i sintomi della malattia si erano manifestati dopo qualche giorno.
Inoltre, in quanto medico di famiglia, e quindi libero professionista, il dottor Iannucci non rientrava nelle coperture introdotte dal Governo a tutela dei sanitari impegnati, a quei tempi, in una lotta serrata contro il virus, ed era quindi coperto solo ed esclusivamente da assicurazione privata.
La decisione ha lasciato molta amarezza nella famiglia del medico, che per mezzo del proprio legale ha già annunciato di star valutando il ricorso: Repubblica spiega che in Italia diversi casi simili sono stati risolti in maniera contraria a quanto fatto dal tribunale di Firenze, e quindi la speranza è di ribaltare l’esito del primo grado.
Il celebre attore, due volte premio Oscar, è deceduto per problemi di cuore una settimana circa dopo che lei sarebbe deceduta per un’infezione da Hantavirus
Gene Hackman aveva l’Alzheimer in una fase avanzata ed è morto per una combinazione di ipertensione e una grave malattia cardiaca, probabilmente il 18 febbraio. Il celebre attore americano è stato ritrovato ormai deceduto, insieme alla moglie, il 26 febbraio scorso: i loro corpi sono stati trovati in stanze diverse della loro casa di Santa Fe, in New Mexico.
La moglie, Betsy Arakawa, 65 anni, sarebbe morta a causa di un sindrome polmonare da hantavirus, un virus che si trasmette all’uomo attraverso il contatto con roditori infetti. Non c’erano segni di trauma e la morte è arrivata per cause naturali.
La ricostruzione – Non una scena da film giallo ma dell’orrore, una tragedia che ha combinato malattie e solitudine di una coppia che negli ultimi tempi aveva deciso di vivere isolata, senza contatti da mesi e mesi anche con familiari e parenti. Le cause del duplice decesso scoperto il 26 febbraio, che fin dall’inizio era stato definito “sospetto“, sono state rese note nel corso di una conferenza stampa venerdì 7 marzo a Santa Fe dallo sceriffo della contea, Adan Mendoza, dal capo dei vigili del fuoco della locale caserma, Brian Moya, e dai funzionari dell’Ufficio dell’investigatore medico e del Dipartimento della salute del New Mexico.
L’attore Gene Hackman, 95 anni, due volte premio Oscar, e la pianista classica Betsy Arakawa sono stati trovati il 26 febbraio in stanze separate della loro casa: nessuno dei due mostrava segni di traumi esterni e subito lo sceriffo aveva escluso la pista dell’omicidio. Anche un avvelenamento da monossido di carbonio, causato da una fuga di gas, è stato escluso rapidamente dalle indagini tecniche e dagli accertamenti medico-legali.
L’autopsia di Hackman ha mostrato incipienti segni del morbo di Alzheimer e il medico legale Heather Jarrell hanno spiegato che “potrebbe non aver saputo che la moglie era morta” mentre era sopravvissuto nella loro casa per almeno una settimana a causa della demenza. La dottoressa Jarrell ha detto che è difficile sapere molto sullo stato mentale del leggendario attore prima o dopo la morte della moglie, ma ha rivelato che era in un “pessimo stato di salute” e che non c’era cibo nel suo stomaco. Non era disidratato al momento della morte.
Almeno una settimana prima di quella che si ritiene essere la data del decesso di Gene Hackman, la moglie è morta di sindrome polmonare da hantavirus, una grave malattia respiratoria causata dagli hantavirus, una famiglia di virus trasmessi all’uomo attraverso il contatto con roditori infetti. I sintomi dell’hantavirus compaiono in genere da una a otto settimane dopo l’esposizione; i primi sintomi possono assomigliare o essere confusi con l’influenza. La malattia può progredire rapidamente e provocare gravi crisi respiratorie, abbassamento della pressione sanguigna e insufficienza d’organo. L’autopsia dell’attore non ha mostrato segni di infezione da hantavirus.
Nel pomeriggio dell’11 febbraio, Betsy Arakawa, ha reso noto lo sceriffo Mendoza, è stata filmata dalle telecamere di sorveglianza mentre faceva acquisti presso una parafarmacia della catena Cvs, un mercato locale e un negozio di cibo per animali a Santa Fe. Le e-mail sul suo computer della moglie non sono state aperte dopo quella data. “Non ci sono state altre comunicazioni in uscita da parte sua o attività note dopo l’11 febbraio, informazioni sul telefono cellulare“, ha precisato lo sceriffo, affermando che l’ultima conversazione è stata con un massaggiatore in quella data e che questo è l’ultimo giorno in cui Betsy ha comunicato con qualcuno al di fuori della sua casa. “Stiamo lavorando con la polizia federale per ottenere le informazioni” dai due telefoni sequestrati durante la perquisizione dopo il ritrovamento dei due cadaveri “ma la nostra indagine mostra che tutte le ultime comunicazioni e attività conosciute sono ferme all’11 febbraio“.
Uno dei tre cani della coppia, un mix di Kelpie australiano di nome Zinnia, è stato trovato morto in una gabbia posta in una stanza adiacente al bagno in cui è stato scoperto il corpo di Betsy Hackman. Zinnia era stata sottoposta a un intervento chirurgico di recente e i veterinari hanno dichiarato di ritenere che questo spieghi il motivo per cui la cucciola era tenuta in gabbia e lontana dagli altri due animali presenti in casa, i due pastori tedeschi della coppia, ritrovati invece vivi. L’indagine sulla morte della coppia è iniziata il 26 febbraio con la scoperta degli Hackman e del loro cane nella residenza in maniera causale da due addetti alla manutenzione della casa. I rapporti della polizia indicano che Gene Hackman non parlava con le figlie da mesi e che Betsy aveva interrotto le telefonate settimanali con l’anziana madre residente alle Hawaii senza fornire alcuna giustificazione.
Cos’è l’hantavirus – “Probabilmente da virus Sin Nombre (scoperto nel 1993 a seguito di un focolaio nella regione dei Four Corners, al confine fra Arizona, Colorado e New Mexico). L’infezione, acquisita tramite inalazione di aerosol di escrementi di topi, può causare una grave sindrome polmonare, caratterizzata da un alto tasso di letalità, ed è endemica in alcune zone degli Stati Uniti“. Lo spiega su Facebook l’infettivologo Gianni Rezza, già direttore della Prevenzione del ministero della Salute e oggi professore di Igiene all’Università Vita-Salute S. Raffaele di Milano.
Il virus Sin Nombre è la causa più comune della sindrome polmonare da hantavirus nel Nord America. Il virus Sin Nombre (famiglia hantavirus) viene trasmesso principalmente dal topo cervo orientale. Gli hantavirus sono presenti in tutto il mondo nei roditori selvatici, che li eliminano per tutta la vita nella saliva, nelle urine e nelle feci. La trasmissione si verifica fra roditori. La trasmissione agli umani avviene attraverso l’inalazione di aerosol provenienti dagli escrementi dei roditori o, raramente, attraverso morsi di roditori. La trasmissione interumana può verificarsi con il virus delle Ande. Le infezioni acquisite sia per via naturale che in laboratorio stanno diventando sempre più diffuse.
Le fiamme sono divampate nel pomeriggio di venerdì
L’incendio (Vvff)
Incendio a una fabbrica di materassi a Gorla Minore (Varese), in via Ambrogio Colombo. Le fiamme, visibili anche a una certa distanza, sono divampate venerdì 7 marzo nel pomeriggio, e hanno interessato un capannone con materiali altamente infiammabili. Sul posto varie squadre dei vigili del fuoco del comando di Varese, ma anche da Como e Milano.
Le squadre stanno eseguendo le operazioni di spegnimento e lavorano per limitare i danni ed evitare che l’incendio si propaghi alle attività vicine, nonché per mettere in sicurezza l’area. Nessuno sarebbe rimasto ferito, da quanto si apprende. Dopo circa un’ora, la situazione è migliorata nel retro dell’azienda, dove era scoppiato il focolaio più consistente.
Le fiamme dal tetto – L’incendio si sarebbe propagato dal tetto ai locali sottostanti. Il fatto che la ditta produca materassi rende l’incendio più difficile da spegnere, per via delle materie di produzione presenti, infiammabili.
La giornata dell’8 marzo viene comunemente chiamata “Festa della donna”. È più corretto però chiamarla col suo nome ufficiale, Giornata internazionale della donna, visto che oltre che una celebrazione dell’importanza dei diritti delle donne e delle conquiste sociali,politiche ed economiche ottenute, è soprattutto una ricorrenza in cui si richiama l’attenzione sulle disuguaglianze di genere ancora esistenti, sugli stereotipi e le discriminazioni, sulla violenza, sui carenti diritti riproduttivi, e così via.
Non è sempre stata l’8 marzo. La Giornata internazionale della donna fu celebrata per la prima volta il 28 febbraio 1909 negli Stati Uniti su iniziativa del Partito socialista americano. Erano anni di grande fermento negli ambienti femminili, in cui l’oppressione e la disuguaglianza stavano spingendo le donne a diventare più esplicite e attive nella campagna per il cambiamento: l’anno prima, nel 1908, 15mila donne avevano marciato per New York chiedendo orari di lavoro ridotti, una paga migliore e, soprattutto, diritto di voto.
Nel 1910 l’iniziativa della Giornata internazionale della donna fu ripetuta e in estate la questione fu portata all’attenzione dell’VIII Congresso dell’Internazionale socialista, organizzato a Copenaghen. In quell’occasione Clara Zetkin, politica del Partito socialdemocratico in Germania, propose di istituire ufficialmente una Giornata internazionale della donna, da festeggiare ogni anno lo stesso giorno: non fu però trovato l’accordo per decidere la data.
Negli Stati Uniti venne mantenuta l’ultima domenica di febbraio, mentre in altri stati come Germania, Danimarca e Svizzera, la Giornata della donna fu legata all’anniversario di particolari eventi storici e fu celebrata tra il 18 e il 19 marzo del 1911. Altri paesi organizzarono negli anni seguenti le loro feste della donna.
Negli anni si sono diffuse leggende e storie infondate sulla nascita della Giornata internazionale della donna. Una delle più comuni è quella secondo cui fu istituita per ricordare un incendio che uccise centinaia di operaie di una fabbrica di camicie a New York l’8 marzo 1908. Quest’incendio non avvenne mai, in realtà: ce ne fu uno il 25 marzo del 1911 nel quale morirono 140 persone, soprattutto donne immigrate italiane e dell’Europa dell’Est, ma non fu davvero all’origine della festività, anche se l’episodio divenne uno dei simboli della campagna in favore dei diritti delle operaie. Allo stesso modo non è vero – come sostiene un’altra versione – che la Giornata internazionale della donna viene celebrata per ricordare la dura repressione di una manifestazione sindacale di operaie tessili organizzata sempre a New York nel 1857.
La prima festa della donna a essere celebrata un 8 marzo fu quella del 1914, forse perché quell’anno era una domenica. Nel 1917 ci fu invece un’altra manifestazione, sempre l’8 marzo, nella quale le donne della capitale dell’impero zarista russo, San Pietroburgo, protestarono per chiedere la fine della Prima guerra mondiale. Quattro giorni dopo lo zar abdicò – l’Impero attraversava da tempo una profondissima crisi – e il governo provvisorio concesse alle donne il diritto di voto: quella delle donne di San Pietroburgo fu una delle prime e più importanti manifestazioni della Rivoluzione di febbraio (perché, per il calendario giuliano all’epoca in vigore in Russia, avvenne il 23 febbraio). Dopo la rivoluzione bolscevica, nel 1922 Vladimir Lenin istituì l’8 marzo come festività ufficiale.
In Italia fino agli anni Settanta l’8 marzo è sempre stato considerato una festa di sinistra, strettamente legata al partito socialista e al partito comunista: per questa ragione durante i vent’anni di regime fascista la festa della donna non fu mai particolarmente considerata o celebrata. Nel 1946, appena finita la guerra, si festeggiò la Giornata internazionale della donna per la prima volta, anche se la Democrazia Cristiana era piuttosto ostile alle celebrazioni. L’Italia è tra l’altro uno dei pochissimi paesi in cui c’è l’usanzadi regalare la mimosaalle donne l’8 marzo, un fiore diffuso proprio in questo periodo e particolarmente caro agli ambienti partigiani.
La Giornata internazionale della donna è poi stata ufficialmente fissata per l’8 marzo dalle Nazioni Unite solo nel 1975. Dal 1996 in poi ogni anno ha un tema specifico: il primo fu “Celebrare il passato, pianificare il futuro”, seguito nel 1997 da “Donne al tavolo della pace”, nel 1998 da “Donne e diritti umani”, nel 1999 da “Un mondo libero dalla violenza contro le donne”. Per il 2025 il tema scelto è “Per TUTTE le donne e le ragazze: diritti. Uguaglianza. Empowerment”. Nel 1999 le Nazioni Unite hanno poi istituito la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne il 25 novembre.
Negli ultimi anni l’8 marzo ha perso la connotazione celebrativa che aveva avuto per molto tempo e ha recuperato il suo senso politico. In decine di paesi del mondo i movimenti femministi organizzano uno sciopero sociale e politico, e non solo uno sciopero dal lavoro classicamente inteso: un’astensione da ogni attività anche di cura, formale o informale, gratuita o retribuita, uno sciopero dal consumo, dai ruoli imposti dagli stereotipi di genere, contro la violenza maschile e contro tutte le forme di violenza di genere.
Anche in Italia le mobilitazioni delle donne sono tornate a essere più sentite: per esempio erano state eccezionalmente partecipate lemanifestazionicontro la violenza sulle donne a novembre del 2023, poco dopo ilfemminicidio di Giulia Cecchettin.
“Ogni femminicidio, ogni discriminazione, ogni maltrattamento, sono un’aggressione all’intera società”, recita il messaggio del capo dello Stato. “Occorre continuare con l’opera di repressione e di prevenzione. Ma, contemporaneamente, bisogna proseguire con un’azione educativa”. E ancora: “Impegnarsi per non porre le donne di fronte al dilemma di scegliere tra famiglia e professione”
Da Hiroshima, dove si trova per la terza e ultima tappa della sua visita di Stato in Giappone, il capo dello Stato Sergio Mattarella non ha mancato di portare il suo messaggio in occasione della Giornata internazionale della donna. “Particolare attenzione va ancora risposta nel fronteggiare la piaga – vergognosa e inaccettabile – della violenza contro le donne“, ha scritto Mattarella. “Ogni femminicidio, ogni discriminazione, ogni maltrattamento, sono un’aggressione all’intera società. Occorre continuare con l’opera di repressione e di prevenzione. Ma, contemporaneamente, bisogna proseguire con un’azione educativa, a partire dalle generazioni più giovani, che promuova una cultura di effettiva parità sradicando stereotipi, pregiudizi e abitudini consolidate“.
“Donne non debbano scegliere tra famiglia e lavoro” – “In un momento delicato per la vita della comunità internazionale, desidero rivolgere” “un saluto e un pensiero di gratitudine a tutte le italiane e a tutte le donne che lavorano in Italia e contribuiscono al benessere nazionale“, prosegue il messaggio del presidente della Repubblica. “Abbiamo acquisito negli ultimi decenni piena consapevolezza che la politiche per la parità di genere, un diritto sancito dalla nostra Costituzione, non si sono risolte solamente in un vantaggio per le donne, ma hanno apportato benefici, ricchezza, frutti positivi per l’intera collettività“. “Un grande impegno“, ha aggiunto, “va perseguito per politiche familiari inclusive che favoriscano la libera determinazione: una donna non deve essere mai posta di fronte al dilemma di scegliere tra famiglia e professione“.
Manifestazioni 8 marzo, in migliaia a Roma per il corteo di “Non Una di Meno”.
“Lotto, boicotto, sciopero” è lo slogan della dimostrazione che ha sfilato per le vie della Capitale, per quello che l’organizzazione definisce un grido collettivo contro “la violenza patriarcale, la guerra e la povertà”. Le organizzatrici: “Siamo più di 20mila”. Ai giardini di Piazza Vittorio un flash mob con quattro attiviste legate alla cancellata. A Fiumicino muri tappezzati di frasi sui diritti delle donne
IL CORTEO A ROMA– Sono migliaia le persone che si sono radunate a Roma per il corteo di “Non Una di Meno” che ha sfilato per le vie del centro di Roma con lo slogan: “Lotto, boicotto, sciopero“. Il percorso si è snodato per via Merulana, via Labicana e piazza del Colosseo fino all’arrivo al Circo Massimo, poi un presidio a Largo Argentina. “Siamo belle, siamo potenti, e siamo più di 20 mila“, hanno detto le organizzatrici
UN GRIDO COLLETTIVO– Una manifestazione che – in occasione della Giornata Internazionale dei diritti delle donne – vuole essere un grido collettivo contro “la violenza patriarcale, la guerra e la povertà“. “Vogliamo riversare nelle piazze delle città la nostra rabbia, con tutto l’amore e la cura per il nostro debordante corpo collettivo“, spiega “Non Una Di Meno“
IL FLASH MOB – Il corteo è iniziato con un flash mob con quattro attiviste legate alla cancellata nei giardini di Piazza Vittorio, con il volto coperto e con delle scritte sul petto (contro la violenza e lo sfruttamento delle donne) sotto un cartello con la scritta “Cosa fai?“
GLI SLOGAN – Presenti bandiere e cartelli a favore delle donne di Palestina e un cartello che recita “Siete fortunati che vogliamo uguaglianza non vendetta”. Su un cartellone è riprodotto uno sceriffo con la pistola con il volto del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara. Sotto uno striscione con scritto “Liberiamoci da violenza e oppressione” e bandiere della Palestina
“SIAMO UNA MAREA IN TUTTO IL MONDO” – “Siamo marea in tutto il mondo. In Argentina contro Milei. Negli Stati Uniti contro Trump e Musk. Siamo ovunque. Siamo contro Meloni Macron, contro chi vuole spendere soldi in armi e riarmare l’Europa“, affermano le organizzatrici dal megafono
IL RICORDO DI GIULIA CECCHETTIN – “Siamo tutte antifasciste, siamo tutte transfemministe“, è uno dei cori gridati dalle partecipanti al corteo. Poi nello spezzone degli studenti anche il ricordo di Giulia Cecchettin: “Giulia è viva e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai“
LA SOLIDARIETÀ AL QUARTICCIOLO– Al corteo anche interventi contro il decreto Caivano in solidarietà ai movimenti e alla manifestazione di sabato al Quarticciolo: “Ai problemi non si può rispondere con la polizia, quello di Quarticciolo è il vero modello con un doposcuola, un ambulatorio, è solo insieme che possiamo sconfiggere la violenza, continuiamo a lottare insieme: Quarticciolo alza la voce, grazie per chi c’era sabato in piazza“
IL MINUTO DI RUMORE – “Non ci fermeremo finché non sarà distrutto il patriarcato“, hanno detto le attiviste al megafono nel corso del corteo a Roma. Con le chiavi fatte agitare in aria a simboleggiare i luoghi che ancora non sono sicuri per le donne, le manifestanti hanno dato vita a “un minuto di rumore“. Poi l’intervento contro il genocidio a Gaza e per le donne palestinesi
NEL POMERIGGIO ALTRA PROTESTA– Nel primo pomeriggio è terminato il corteo organizzato da “Non una di meno” a Roma per la giornata internazionale della donna. La giornata di mobilitazione si conclude alle 17 a Largo di Torre Argentina (in foto un momento del corteo)
Il corteo di “Non Una di Meno” al Colosseo
Un momento del corteo di “Non Una di Meno” a Roma
LE FRASI A FIUMICINO – In occasione della Giornata Internazionale della Donna questa mattina la città di Fiumicino, su iniziativa di Femminile Universale, si è svegliata con strade e muri di ogni parte del Comune tappezzati con biglietti colorati con frasi e citazioni sui diritti delle donne
UN RACCONTO COLLETTIVO– “Lo scorso anno una tempesta di messaggi aveva travolto le vie di Fiumicino in occasione della Giornata Internazionale della Donna, avvolgendo la Città con anonimi biglietti che parlavano di bellezza, cultura, tutele ed equità: quest’anno strade e muri sono tornati a colorarsi di parole, in un racconto collettivo di diritti e di giustizia“, spiega Femminile Universale
Si scalda la protesta del comparto cinematografico, un migliaio di lavoratori che da un anno e mezzo sconta lo stop dei finanziamenti statali decisi dai ministro Sangiuliano e Giuli. “Altro che le fake news di Borgonzoni”
Nessun ciak, nessuno stipendio: per la maggior parte dei lavoratori del cinema l’amministrazione Sangiuliano-Giuli al ministero della cultura è coincisa con un fermo contrattuale che si protrae da mesi dopo la riscrittura delle regole del Tax Credit. E di tornare sui set non se ne parla almeno fino a fine maggio: è l’ennesimo rinvio quello che esce dalle stanze del Tar del Lazio dove i giudici amministrativi hanno esaminato (e rinviato il dibattimento al 27 maggio) i ricorsi che molte società di produzione indipendenti hanno presentato contro i decreti ministeriali, che vorrebbero riformare l’intervento dello Stato a favore del settore.
Tutto congelato mentre il ministero spiega di volere ridefinire le regole per la commissione che deve affidare il tax credit (un finanziamento pubblico che vale tra il 15 a massimo il 40% del costo complessivo di produzione). Ma senza una legge quadro definita che metta in chiaro le linee di finanziamento statale nessuno muove un passo. Questa situazione di fatto blocca le piccole e medie produzioni – il 75 percentuale circa del totale – che senza questo tax credit non possono finanziare i progetti e non hanno accesso anche ai prestiti bancari vista la totale incertezza del momento.
Nei fatti: film bloccati, copioni che restano nel cassetto e un intero campo di lavoratori senza stipendi e senza certezze per il futuro.
La manifestazione di oggi a Roma(foto Today.it)
I lavoratori da oltre un anno e mezzo devono per lo più far affidamento ai sussidi di disoccupazione, ma a fronte della crescente sofferenza delle maestranze e delle troupe (in foto e video il presidio davanti al Tar di duecento tra lavoratrici e lavoratori del cinema) restano i silenzi della sottosegretaria delegata, la senatrice leghista Lucia Borgonzoni, che si nasconde dietro vere fake news: “Il settore lavora alla grande“. Ma basta fare una passeggiata negli studios di Cinecittà o parlare con i lavoratori del campo per accorgersi della menzogna. A riempire gli incassi dei cinema sono per lo più film stranieri.
Il sistema cinema italiano – A sopravvivere ci sono solo alcune serie tv che fanno capo a un piccolo gruppo di imprese per lo più controllate da multinazionali straniere o che hanno rapporti con Paolo Del Brocco (Rai Cinema) o con Maria Pia Ammirati (Rai Fiction). Se il cinema internazionale ha già trovato casa altrove, lo stillicidio del “aspettiamo, magari qualcosa si sblocca” tocca invece al cinema indipendente italiano. Piccole e medie società si trovano l’accesso precluso al mercato (che necessita di regole certe) e al sostegno pubblico (in attesa della risoluzione dei ricorsi e del nuovo decreto correttivo).
Chi protesta chiede l’annullamento dei decreti attuativi che bloccano grande parte del settore e un supporto finanziario per le produzioni locali, medie e piccole imprese che dell’indotto del cinema vivono. I lavoratori, fermi da mesi, chiedono il recupero dell’anno contributivo 2024 – l’anno senza set – così come l’indennità di discontinuità che garantisca un piccolo sussidio.
“Ci stiamo attivando per organizzare un presidio fisso nei pressi delle sedi istituzionali e dei ministeri” spiegano a Today.it Enrico Zanetti, Alessandro Bolognese ed Christian Yari Schembri membri dell’associazione italiana tecnici di ripresa. A nome di tutti i lavoratori chiedono di fare presto, prima che lo spettacolo sia davvero finito. “Questo tax credit non funziona come oggi si è verificato in udienza al Tar. Il welfare non funzionano: la disoccupazione viene erogata così come la naspi sulla base di giornate minime, ma se per un anno non si sono raggiunte molti non ne hanno potuto usufruire. Infine per lo stesso calcolo di numeri si è anche perduto un anno di “anzianità” valida per il calcolo pensionistico” chiosano.
Come spiega l’avvocato Christian Collovà (nel video qui sopra) occorrerà ancora aspettare. “Un decreto correttivo si troverebbe in corso di bollinatura presso la ragioneria dello Stato, un decreto che permetterebbe di risolvere i problemi del comparto. Ma solo quando si conoscerà il testo si potrà capire se le correzioni saranno in grado di far ripartire il settore“.
Manifesti al presidio del 4 marzo 2025
Il ministro Alessandro Giuli intanto ha annunciato di estendere anche ai festival la decisione rivedere i criteri di assegnazione delle risorse pubbliche a favore della promozione cinematografica e audiovisiva: nel 2024 sono stati finanziati dal Ministero 146 festival e 46 rassegne cinematografiche, la metà rispetto alle istanze presentate.
L’ok oggi dal Consiglio dei ministri al disegno di legge, costituito da sette articoli. Il ministro della Famiglia Roccella: “Importante mutamento culturale”. Il Guardasigilli Nordio: “Svolta epocale”. La titolare del dicastero alle Riforme istituzionali Casellati: “Fermiamo la mattanza”. Il ministro dell’Interno Piantedosi: “Limitato accesso a benefici penitenziari per i reati di Codice Rosso”
Via libera in Consiglio dei ministri al disegno di legge sul femminicidio. “E’ un passo avanti per la tutela delle vittime di violenza” ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, parlando di un provvedimento “estremamente significativo, che introduce nel nostro ordinamento il delitto di femminicidio come reato autonomo, sanzionandolo con l’ergastolo“. Prevede, inoltre, “aggravanti e aumenti di pena per i reati di maltrattamenti personali, stalking, violenza sessuale e revenge porn. Norme che considero molto importanti e che abbiamo fortemente voluto per dare una sferzata nella lotta a questa intollerabile piaga. Ringrazio i ministri che hanno lavorato al provvedimento e che ci hanno permesso di raggiungere, alla vigilia della Festa della Donna, questo importante risultato“.
Che cosa cambia – Nel disegno di legge, si legge in una nota esplicativa del Consiglio dei ministri, ”si introduce la nuova fattispecie penale di ‘femminicidio’ che, per l’estrema urgenza criminologica del fenomeno e per la particolare struttura del reato, viene sanzionata con la pena dell’ergastolo. In particolare, si prevede che sia punito con tale pena ‘chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di discriminazione o di odio verso la persona offesa in quanto donna o per reprimere l’esercizio dei suoi diritti o delle sue libertà o, comunque, l’espressione della sua personalità’. In linea con tale intervento, le stesse circostanze di commissione del reato sono introdotte quali aggravanti per i delitti più tipici di codice rosso, con la previsione di un aumento delle pene previste di almeno un terzo e fino alla metà o a due terzi, a seconda del delitto”.
Il testo prevede, inoltre, ”l’audizione obbligatoria della persona offesa da parte del pubblico ministero, non delegabile alla polizia giudiziaria, nei casi di codice rosso“. “Introduce, inoltre, specifici obblighi informativi in favore dei prossimi congiunti della vittima di femminicidio; prevede il parere, non vincolante, della vittima in caso di patteggiamento per reati da Codice Rosso e connessi obblighi informativi e onere motivazionale del giudice; nei casi in cui sussistano esigenze cautelari, prevede l’applicazione all’imputato della misura della custodia cautelare in carcere o degli arresti domiciliari; interviene sui benefici penitenziari per autori di reati da codice rosso; introduce, in favore delle vittime di reati da Codice Rosso, un diritto di essere avvisate anche dell’uscita dal carcere dell’autore condannato, a seguito di concessione di misure premiali; rafforza gli obblighi formativi dei magistrati, previsti dall’art. 6, comma 2, della legge n. 168 del 2023; estende alla fase della esecuzione della condanna al risarcimento il regime di favore in tema di prenotazione a debito previsto per i danneggiati dai fatti di omicidio ‘codice rosso’ e di femminicidio; introduce una disposizione di coordinamento che prevede l’estensione al nuovo articolo 577-bis dei richiami all’articolo 575 contenuti nel codice penale’‘.
L’intervento si inserisce anche nel ”quadro degli obblighi assunti dall’Italia con la ratifica della Convenzione di Istanbul e nel solco delle linee operative disegnate dalla nuova direttiva (Ue) 1385/2024 in materia di violenza contro le donne, nonché delle direttive in materia di tutela delle vittime di reato”.
Roccella: “Novità dirompente, è mutamento culturale” – La ministra per le pari opportunità e la famiglia Eugenia Maria Roccella spiega che si tratta di un importante “mutamento culturale” perché con il ddl “diventa un reato autonomo“. Sin dall’inizio del suo mandato, ha spiegato Roccella, il governo è intervenuto per contrastare la violenza nei confronti delle donne: “Abbiamo fatto un primo intervento legislativo che aveva degli elementi anche molto innovativi come l’arresto in flagranza differita“, puntando “proprio sulle misure cautelari, quindi, sugli strumenti della prevenzione“, ma “i femminicidi sono diminuiti solo in misura molto lieve e, quindi, abbiamo ritenuto fosse il caso di intervenire nuovamente“, ha sottolineato. Femminicidio, ha rimarcato Roccella, “è una parola che usiamo abitualmente e che c’è, per esempio, nella titolazione della Commissione bicamerale, la possiamo leggere nelle sentenze. Ma fino a ora non era mai entrata nel codice (penale, ndr.)“.
Nordio: “Una svolta epocale” – Parla di una svolta epocale anche il ministro di Giustizia Carlo Nordio riferendosi alla “fattispecie autonoma“, aggiungendo che una “novità importante è l’attenzione riservata a vittima o parenti“. C’è la “necessità di sentire l’opinione della vittima anche quando si chiede un patteggiamento“. “E’ necessario ascoltare la vittima” anche quando si parla di “liberazione” o “attenuazione” delle misure nei confronti del detenuto per questo tipo di reati“.
Piantedosi: “Limitato accesso a benefici penitenziari per i reati di Codice Rosso” – “Il limite all’accesso ai benefici penitenziari per i reati di Codice Rosso è un intervento molto importante” sottolinea il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. “Come ha precisato il collega Nordio, si inserisce nella scia di alcuni provvedimenti, adottati a partire dal 2023 con la legge 168, segnando una presenza molto forte dello Stato su questo tema“. Piantedosi ha, poi, evidenziato che ”le nuove misure rafforzano la capacità di prevenzione e repressione dei reati di violenza domestica e di genere, garantendo una maggiore protezione delle vittime”.
Casellati: “Ci sarà testo unico con norme su diritti donne e loro negazione” – L’introduzione del delitto di femminicidio è propedeutica“, spiega il ministro per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati, “alla presentazione di un testo unico che stiamo elaborando con il ministro Roccella e i ministri competenti e che conterrà tutte le norme che riguardano da una parte i diritti delle donne – perché esse ne abbiano consapevolezza – e dall’altro tutte le forme di negazione dei diritti e di violenza fino al femminicidio“.
Calderone: “Punisce i colpevoli e sostiene le vittime” – ”Il nostro impegno – sottolinea il ministro del Lavoro, Marina Calderone – deve essere certamente quello di punire chi si rende responsabile di un reato così efferato, però, contemporaneamente c’è anche l’impegno da parte del governo, con gli strumenti che abbiamo messo in campo, per sostenere chi si trova in una condizione di difficoltà e di criticità e soprattutto dare alle donne la possibilità di potersi liberare da situazioni così tragiche’‘.
La decisione del Tribunale Federale Nazionale dopo le segnalazioni della Covisoc per violazioni amministrative
E alla fine l’esclusione è arrivata. Il Tribunale Federale Nazionale ha sanzionato il Taranto (girone C di Serie C) con l’esclusione dal campionato, con 3 punti di penalizzazione in classifica da scontare nella prima stagione sportiva utile. Il Tfn ha inoltre sanzionato con 6 punti di penalizzazione da scontare nella stagione in corso la Lucchese (girone B di Serie C) e con 4 punti di penalizzazione il Messina (girone C di Serie C) e la Triestina (Girone A di Serie C). Le quattro società, con i rispettivi legali rappresentanti e dirigenti, erano state deferite lo scorso 3 marzo a seguito di segnalazioni della Covisoc per una serie di violazioni di natura amministrativa.
la classifica – Questa la classifica del girone C dopo l‘esclusione del Taranto: Cerignola punti 60; Avellino 55; Monopoli 49; Benevento 46; Potenza 44; Crotone 43; Catania (-1), Trapani, Picerno e Giugliano 38; Sorrento 35; Cavese e Juventus Next Gen 33; Foggia 30; Altamura 29; Latina 27; Casertana 22; Messina (-4) 15; Turris 5 (-11).
venerdì 7 marzo 2025
Violazioni amministrative: Taranto escluso dal campionato, 6 punti di penalizzazione per la Lucchese, 4 per Messina e Triestina
Le quattro società, iscritte al campionato di Serie C, erano state deferite su segnalazione della Co.Vi.So.C.. Il Taranto sanzionato anche con 3 punti di penalizzazione in classifica da scontare nella prima stagione sportiva utile
Il Tribunale Federale Nazionale ha sanzionato il Taranto (Girone C di Serie C) con l’esclusione dall’attuale campionato di competenza nonché con 3 punti di penalizzazione in classifica da scontare nella prima stagione sportiva utile. Il TFN ha inoltre sanzionato con 6 punti di penalizzazione in classifica da scontare nella corrente stagione sportiva la Lucchese (Girone B di Serie C) e con 4 punti di penalizzazione il Messina (Girone C di Serie C) e la Triestina (Girone A di Serie C).
Le quattro società, con i rispettivi legali rappresentanti e dirigenti, erano state deferite lo scorso 3 marzo a seguito di segnalazioni della Co.Vi.So.C. per una serie di violazioni di natura amministrativa.
Il provvedimento atteso in Consiglio dei ministri ha un forte valore simbolico: sarà adottato alla vigilia di sabato 8 marzo, giornata internazionale della donna
Una settimana dopo l‘approvazionedel decreto Bollette il governo si riunirà di nuovo per adottare nuove misure contro la violenza sulle donne. Venerdì 7 marzo è previsto un Consiglio dei ministri in cui è atteso un decreto-legge in materia difemminicidi. L’appuntamento è alle 17, a Palazzo Chigi: sarà presente anche la presidente del ConsiglioGiorgia Meloni, alle prese con delicati dossier internazionali.
Nuove misure alla vigilia dell’8 marzo – Il provvedimento atteso porterà la firma del ministro della Giustizia Carlo Nordio e della ministra per la Famiglia Eugenia Roccella. Inizialmente il ministero di via Arenula e il dipartimento per le Pari opportunità volevano elaborare un testo unico. Ciò avrebbe richiesto più tempo: data la complessità della materia, si è deciso di procedere con un decreto, che andrà convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni. Il provvedimento atteso in Consiglio dei ministri ha un forte valore simbolico: sarà adottato alla vigilia di sabato 8 marzo,giornata internazionale della donna.
“Mai abbassare la guardia” – Lo scorso 25 novembre,giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Meloni era intervenuta sul tema. “La violenza sulle donne è un fenomeno complesso, che si manifesta in mille forme e comincia in mille modi. Il femminicidio è il suo volto più estremo e brutale“, dichiarava la presidente del Consiglio. Per Meloni “sono tanti i modi in cui si manifesta. C’è la violenza che si sviluppa all’interno delle relazioni o per la fine di una relazione che l’uomo non accetta. C’è la violenza che si consuma sui luoghi di lavoro, con molestie o ricatti. C’è una violenza più legata al tema della sicurezza, pensiamo agli stupri o alle aggressioni nelle nostre città“. Le cronache “ci raccontano ogni giorno storie drammatiche“, evidenziava Meloni nel corso di un Consiglio dei ministri. L’invito della premier? “Fare sempre di più e non abbassare mai la guardia“.
I pompieri hanno spento l’incendio. Ora iniziano le procedure di bonifica dell’area
Fiamme all’interno del ripostiglio di una scuola di Milano poco prima dell’ora di pranzo. L’allarme è scattato intorno a mezzogiorno. I vigili del fuoco hanno fatto evacuare l’intero istituto.
Il rogo – L’incendio è scoppiato all’interno dell’istituto superiore Lagrange di via Litta Modignani. Sul posto presenti anche i soccorritori del 118 con un’ambulanza di supporto preventivo. Secondo quanto riferito dai pompieri – giunti dai comandi di via Benedetto Marcello e via Messina -, il rogo sarebbe scoppiato nel ripostiglio, anche se non è chiaro quale sia stata la miccia. I fumi hanno raggiunto tutto il primo piano. Presenti anche gli operatori del nucleo Saf. Ora la procedura prevede la bonifica dell’area.
Lezioni sospese – Intanto, tutti gli alunni e i membri del personale sono stati fatti evacuare, hanno atteso all’esterno della scuola fino a quando i vigili del fuoco non hanno dato il permesso di rientrare per pochi istanti per recuperare i propri effetti personali. Sono poi stati mandati a casa e le lezioni sono state sospese. Nessuno è rimasto ferito o intossicato.
Atene, scontri tra manifestanti e polizia davanti al Parlamento per il disastro ferroviario del 2023
La rabbia per il disastro ferroviario del 2023 ha scatenato violenti scontri davanti al Parlamento di Atene: i manifestanti chiedono che anche i politici siano ritenuti responsabili del disastro. Ai disordini è seguita una mozione di sfiducia al governo Mitzotakis
Migliaia di tifosi del Cavallino in piazza Castello per la presentazione dei due piloti e della nuova monoposto. I due driver della rossa si sono esibiti con testacoda e derapate in un circuito allestito per le vie del centro città
Migliaia di tifosi del Cavallino in piazza Castello per la presentazione dei due piloti e della nuova monoposto. I due driver della rossa si sono esibiti con testacoda e derapate in un circuito allestito per le vie del centro città
Migliaia di appassionati della Ferrari sono scesi in piazza giovedì 6 marzo per vedere dal vivo Lewis Hamilton e Charles LeClerc, arrivati in città per uno spettacolo organizzato dalla scuderia di Maranello in vista della nuova stagione di Formula 1. I due piloti hanno sfrecciato con due vecchie monoposto su un circuito allestito per le vie del centro città, appassionando le tantissime persone arrivate per vedere le Rosse. L’evento è poi proseguito con la presentazione al pubblico dei due driver, che hanno risposto ad alcune domande dei tifosi.
Una coppia, quella Hamilton-LeClerc, che fa subito sognare gli appassionati. In molti, infatti, sperano che proprio l’arrivo del pilota inglese possa finalmente riportare la Ferrari in testa al mondiale. “Pensiamo di poter lottare per il campionato, e con voi è possibile“, ha esordito il sette volte campione, seguito dal collega Charles LeClerc che ha infiammato il pubblico con parole di vero amore: “Una cosa incredibile, tutta questa gente, mi piace l’ambiente e tutti questi tifosi, è veramente speciale. Sono cresciuto essendo un tifoso Ferrari, sto vivendo il mio sogno“.
Ferrari a Milano, Hamilton e Leclerc con la vettura di F1 tra le strade della città – Sky Sport F1
Ferrari a Milano, tutto pronto per Hamilton e Leclerc – Sky Sport F1
Ferrari a Milano, Leclerc verso il Mondiale F1 2025: l’intervista e il messaggio ai tifosi – Sky Sport F1
È successo nel piazzale dell’aeroporto di Malpensa. Il volo, diretto a San Paolo, è stato cancellato
L’incidente (foto EBaviation)
Un mezzo di servizio si è schiantato contro un Boeing 777 della Latam che si trovava nel piazzale dell’aeroporto di Malpensa. È successo nella mattinata di mercoledì 5 marzo e l’aeromobile danneggiato, destinato a un volo per San Paolo (Brasile), è stato messo in riparazione e il volo cancellato.
Tutto è successo intorno alle 11.30, mentre erano in corso le operazioni per rifornire l’aereo che era atterrato nell’aeroporto di Milano alle 9.49. Il Boeing si stava preparando per la nuova traversata continentale (il decollo era previsto alle 13), ma un furgone del catering in manovra è entrato in collisione con la parte posteriore della fusoliera. L’urto ha causato danni ingenti, ma nessun ferito.
Il tailstrike – Non è la prima volta che un aeromobile della Latam rimane coinvolto in un incidente a Malpensa. Lo scorso 9 luglio, un Boeing 777-300 diretto a San Paolo ha urtato la pista durante il decollo, subendo un “tailstrike”, come viene definito in gergo aeronautico. Dopo essere decollato, l’aereo ha dovuto scaricare il carburante in quota ed effettuare un atterraggio di emergenza. I tre piloti ai comandi dell’aereo sono stati licenziati.
La maggioranza di destra sta provando ad abolire il divieto in vigore dal 2018, che comunque viene costantemente aggirato
La maggioranza di destra che sostiene il governo di Giorgia Meloni mercoledìha fattoun primo passo formale per rendere possibile il ritorno delle pubblicità di siti di scommesse nel calcio. In Italia le pubblicità di siti di scommesse sulle maglie delle squadre di calcio, su banner e cartelloni negli stadi, sui giornali e in televisione sono vietate dal 2018. La maggioranza in commissione Cultura del Senato ha approvato una risoluzione proposta da Fratelli d’Italia, il principale partito di governo, che impegna il parlamento a valutare la modifica della norma sul divieto di scommesse.
Il divieto di pubblicità di siti di gioco d’azzardo fu introdotto dal cosiddetto “decreto dignità”, voluto fortemente dal primo governo di Giuseppe Conte: aveva tra le altre cose l’obiettivo di contrastare la ludopatia e tutelare le categorie di giocatori più a rischio, come anziani e minorenni. Sin dalla sua approvazione fu fortemente criticato da vari operatori del settore e soprattutto dai club calcistici, ma anche dai media specializzati. Le società di scommesse sportive in precedenza sponsorizzavano con frequenza e ricchi contratti varie squadre professionistiche, ed erano per vari editori di giornali fra gli inserzionisti pubblicitari più presenti.
In questi cinque anni il divieto è stato spesso aggirato. Il “decreto dignità” all’articolo 9 vieta «qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro» effettuata su qualunque mezzo, comprese le manifestazioni sportive e le trasmissioni televisive o radiofoniche. Le sponsorizzazioni da allora riguardano siti che formalmente danno notizie e aggiornano sui risultati sportivi, pur contenendo nel nome un riferimento nemmeno troppo implicito ad altri siti di scommesse online, come eurobet.live opokerstarsnews.it (dove le società di scommesse da cui derivano i due siti sono Eurobet e PokerStars: ma sono solo due esempi fra molti). L’Inter ha come principale sponsor sulla maglia uno di questi siti, betsson.sport, che è sponsor anche di Torino, Napoli e Palermo.
Allo stesso modo prima della trasmissione delle partite, o durante l’intervallo fra il primo e il secondo tempo, vengono mandati in onda contenuti in cui si confrontano le quote dei risultati tra i vari siti di scommesse. Questi contenuti sono ammissibili perché secondo le linee guida dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) non sono considerate pubblicità, bensì segmenti in cui vengono date semplici informazioni.
La risoluzione approvata mercoledì in commissione inserisce proprio fra le giustificazioni per l’abolizione del decreto la scarsa efficacia del divieto, senza però proporre soluzioni alternative. Le commissioni parlamentari sono organi collegiali in cui si svolge una parte importante della funzione legislativa del parlamento: quella della Cultura si occupa anche di sport e media. La risoluzione invita il governo a rivedere la legge, perché avrebbe «disatteso le aspettative del legislatore non risultando affatto efficace al contenimento dei fenomeni di ludopatia» e al tempo stesso avrebbe ridotto le entrate del «sistema calcio penalizzandolo nel contesto europeo». Chi in questi anni ha fatto pressione per abolire il divieto ha denunciato che all’estero, a partire dal Regno Unito, le pubblicità di scommesse sono possibili: secondo stime di media specializzati varrebbero circa 1,5 miliardi di euro l’anno.
La risoluzione si inserisce in più ampie indicazioni per una riforma delle leggi sul calcio, compresa la definizione di percorsi che facilitino opere di rinnovamento degli stadi: il governo dovrebbe discutere della questione nei prossimi mesi.
Per il ritorno delle pubblicità delle scommesse mancano diversi passaggi in parlamento e non è ancora stata approvata nessuna norma, ma il voto della commissione indica che la maggioranza potrebbe essere compatta nell’idea di cancellare il divieto. Mercoledì in Senato il Movimento 5 Stelle ha protestatoanche con alcuni cartelli contro il progetto e tutta l’opposizione ha espresso la sua contrarietà a una cancellazione del divieto, la cui approvazione nel 2018 fu accolta con soddisfazione dalle associazioni che si occupano di ludopatia e della lotta alla diffusione del gioco d’azzardo.
In seguito a un accertamento da parte dei vigili udinesi si è scoperto che la vettura del portiere era priva di immatricolazione e assicurazione
Maduka Okoye
È stato sorpreso alla guida di un veicolo con targa straniera – una Mercedes – senza essere in possesso in quel momento del titolo di guida. A seguito di ulteriori accertamenti è emerso inoltre che il mezzo non era né immatricolato e nemmeno assicurato, avendo le targhe perso validità nello stato di immatricolazione. Il veicolo è stato così posto sotto sequestro da parte degli agenti della Polizia locale di Udine. È l’ultima disavventura toccata al portiere dell’Udinese, Maduka Okoye, negli ultimi mesi ai box per un infortunio al polso e da qualche giorno di nuovo in gruppo con i compagni, pronto a provare a riprendersi il suo posto tra i pali della formazione di Runjaic.
I problemi dell’ultimo periodo – Non è un periodo fortunato per Okoye. Infortunio a parte (ormai superato), lo scorso mese di ottobre il finestrino della sua auto era stato sfondato dai ladri, che si erano impossessati di un borsello con all’interno 150 euro. Il giocatore aveva denunciato il fatto ai carabinieri. I rapporti con la giustizia non sono però terminati con quell’episodio. Il giocatore risulta indagato dalla Procura della Repubblica cittadina – assieme ad altri soggetti – in relazione a un flusso anomalo di scommesse relativo a Lazio – Udinese, giocata l’11 marzo 2024.
Altro sequestro – Okoye non è il solo a cui è stato sequestrato il veicolo da parte della Polizia locale. La scorsa settimana gli agenti hanno denunciato un cittadino tunisino di 28 anni, residente in Piemonte, per guida senza patente, reiterata nel biennio. Nella circostanza è stato fermato in zona stazione alla guida di un furgone con targa polacca. Il soggetto prima ha sostenuto di aver dimenticato la patente sul posto di lavoro, ma da successivi controlli si è accertato che il documento non era mai stato conseguito. Inoltre, per la stessa violazione era già stato sanzionato alcuni mesi fa. Oltre alla denuncia è scattato quindi il sequestro.
Dopo le stagioni in Serie A e il fallimento è tornato alle sue origini di squadra di quartiere, ma è rimasto ambizioso grazie al suo nuovo presidente: l’ex capitano Sergio Pellissier
Per molti anni chi seguiva la Serie A si era abituato a vedere tra le partecipanti il ChievoVerona, l’unica squadra nel calcio italiano ad aver completato, con la prima promozione in Serie A nel 2001, l’intera scalata dalla categoria più bassa alla più alta. Fu un caso abbastanza eccezionale soprattutto per il contesto in cui ebbe origine, e cioè un quartiere di appena cinquemila abitanti a nord-ovest di Verona, sulla riva destra dell’Adige, con un passato prima agricolo, poi da periferia operaia e popolare, e un presente da zona residenziale tranquilla e amena.
In Serie A il Chievo ci rimase, con una pausa per la retrocessione in B del 2007, fino al 2019, ottenendo diversi risultati sorprendenti soprattutto nei primi anni, in cui arrivò addirittura a giocare competizioni internazionali. Poi però alcuni problemi giudiziari lo costrinsero a tornare nelle categorie inferiori, quelle in cui aveva giocato per tutta la sua storia fino agli anni Ottanta. Nel 2021 fu escluso da tutti i campionati professionistici e in seguito dichiarato fallito a causa di inadempienze tributarie; in quello stesso anno gli ex calciatori Sergio Pellissier ed Enzo Zanin fondarono una nuova squadra, la Clivense, e la iscrissero al campionato di Terza Categoria. La scorsa primavera la Clivense ha acquistato il marchio del Chievo, acquisendo il nome ChievoVerona.
Oggi è settimo nel girone B di Serie D e gioca alcune partite nel campo dell’Hellas Verona femminile e altre in quello del Sona, una squadra locale. Si giocava lì anche la partita contro il Crema di domenica 2 marzo, durante la quale i tifosi di casa hanno intonato un coro che fa così: «Siamo i figli della storia, di una magica realtà, di una squadra di un quartiere, arrivata in Serie A. Poi sono passati gli anni, poi sono arrivati i guai, ma non ci hanno mai piegati, noi non molleremo mai». Come molti cori ultrà è un po’ enfatico e retorico, ma sintetizza in modo efficace le vicissitudini della squadra.
L’atmosfera al campo del Sona (definirlo stadio forse è eccessivo, visto che c’è una sola tribuna, mentre su due lati confina con vigneti) è piuttosto lontana da quella delle partite di Serie A. Non ci sono tornelli e controlli; le persone possono scegliere se sedersi in tribuna oppure guardare la partita a bordo campo, appoggiate alle reti;mancano raccattapalle e maxischermi. Ciononostante, c’è grande partecipazione tra gli ultras e tra la gente di Chievo e dintorni, anzi la ripartenza nelle categorie inferiori ha forse reso di nuovo preponderante la componente del tifo più popolare e di quartiere. Pur non essendo mai del tutto sparita, si era un po’ smorzata quando il Chievo era diventato almeno nei risultati la prima squadra di Verona, arrivando ad acquisire per un periodo una dimensione anche internazionale.
Quanto la squadra sia radicata nel suo quartiere lo si vede passeggiando nelle poche strade di Chievo, dove ci sono tanti adesivi e murales legati alla squadra e ai gruppi organizzati di tifosi; il primo in cui ci si imbatte, arrivando nel quartiere da sud, dice «al Chievo solo il Chievo» (anche il quartiere viene spesso menzionato con l’articolo davanti). Poco più avanti c’è il Tito’s bar, un punto di ritrovo nei giorni delle partite, sulle cui pareti sono esposti gagliardetti, maglie, sciarpe e altri cimeli della squadra: qui i tifosi ricordano ancora l’eccitazione che accompagnò l’ascesa del Chievo ai vertici del calcio e i primi, storici derby contro l’Hellas Verona.
Una scritta su un muro di Chievo, Verona, 2 marzo 2025 (Gianluca Cedolin, Il Post)
Proprio la settimana scorsa per Luca Campedelli, che era stato presidente del Chievo per diciassette stagioni in Serie A, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di bancarotta fraudolenta e per la cessione fittizia di alcuni giocatori al Cesena e al Carpi, una vicenda di plusvalenze per la quale la squadra ricevette una penalizzazione nella sua ultima stagione in Serie A, quella 2018/2019.
Al termine di quella stagione si ritirò dal calcio Pellissier, che aveva giocato nel Chievo come attaccante tra il 2002 e il 2019, diventando il giocatore con più gol in Serie A nella storia della squadra (112). In occasione della sua ultima partita in casa, Campedellidisse che Pellissier sarebbe diventato il presidente operativo del club dalla stagione successiva. Col tempo però, con gli sviluppi delle vicende giudiziarie del Chievo, i rapporti tra i due peggiorarono, e quando il Chievo fallì Pellissier decise di fondare una nuova squadra che ne riprendesse la storia.
Non fu semplice, però, perché inizialmente non gli fu consentito di chiamarla Chievo, e solo tre anni dopo riuscì ad acquistare il marchio, in un’asta piuttosto onerosa alla quale si presentò pure Campedelli, che nel frattempo aveva acquistato il Vigasio, un’altra squadra della provincia di Verona, di Serie D. Pellissier, Zanin e i loro soci, anche grazie a una raccolta fondi a cui hanno partecipato sponsor e tifosi (una specie di azionariato popolare), se lo aggiudicarono per circa 350mila euro, che per un club di Serie D sono davvero parecchi.
Pellissier e Zanin assieme ai tifosi dopo l’asta con cui si sono presi il marchio ChievoVerona
Con l’acquisizione del marchio, i tifosi che avevano smesso di tifare per il Chievo non riconoscendo alla Clivense la continuità storica con quel club sono quasi tutti tornati a seguirlo, racconta un tifoso al Tito’s Bar. Oggi i due principali gruppi ultras, North Side e Followers, cantano insieme alle partite in casa e in trasferta: a frequentare lo stadio sono nell’ordine di qualche centinaio. Quelli del North Side, il più antico e grosso gruppo di tifo organizzato (sono nati nel 1994, quando il Chievo arrivò in Serie B per la prima volta), si sono schierati sin da subito dalla parte di Pellissier e della Clivense; i Followers invece sono stati più attendisti e sono tornati a tifare solo con il ritorno del ChievoVerona.
Qualcuno tuttavia, dopo il fallimento, si è allontanato in modo più o meno definitivo dalla squadra. Il Gate 7, un altro dei gruppi organizzati, si è sciolto la scorsa estate; quelli degli Amici del ChievoVerona, uno dei coordinamenti storici, quasi non fanno più attività. Nati nel 1994, poco dopo il gruppo North Side, gli Amici hanno sempre avuto come punto di ritrovo il bar La Pantalona, a Chievo. Il titolare racconta che «la cancellazione del primo Chievo ha un po’ spiazzato l’anima della tifoseria». Per loro il Chievo, dice il barista, è sempre stata una cosa popolare, di tutti, soprattutto quando giocava tra i dilettanti ed era facile che ci fossero rapporti diretti tra la gente del quartiere e la squadra. Con il fallimento, però, alcuni si sono disamorati del calcio, non tanto per il ritorno in categorie inferiori, quanto per la temporanea cancellazione del marchio e tutte le vicende giudiziarie che hanno coinvolto il club.
È difficile dire cosa sarebbe successo se Campedelli fosse riuscito a ricomprarsi il marchio, perché a quel punto per i tifosi sarebbe sorto un nuovo dilemma: seguire «la continuazione spirituale» del Chievo (come il tifoso del Tito’s Bar definisce la squadra di Pellissier e Zanin) oppure la nuova squadra con il nuovo marchio ChievoVerona, che probabilmente avrebbe recuperato la continuità storica con il vecchio Chievo.
Secondo Zanin, attuale vicepresidente del club, «nessuno può dire se la gente ci avrebbe abbandonato; so solo che sin da subito abbiamo ricevuto grande sostegno. In ogni caso noi saremmo andati avanti». Nel primo anno della Clivense, in Terza Categoria, c’erano anche 300-400 persone allo stadio (tante, per una squadra di quel livello); la Clivense vinse quel campionato, con Pellissier che tornò eccezionalmente in campo dopo il ritiro e segnò una doppietta nella partita decisiva per la promozione; poi acquistò il titolo di una squadra di Eccellenza, saltando così due categorie e tre promozioni. Nel 2023 vinse il campionato di Eccellenza e fu promossa in Serie D.
Enzo Zanin (a sinistra) durante Chievo-Crema del 2 marzo 2025 (Gianluca Cedolin/Il Post)
Zanin è un altro che ha vissuto tutte le fasi storiche del Chievo: ci giocò come portiere in Serie C e in Serie B negli anni Novanta, poi lavorò come dirigente in tutto il periodo della Serie A, e infine assieme a Pellissier decise di fondare la Clivense. La squadra fu creata di fatto da zero; oggi non ha ancora un suo campo dove giocare in modo stabile, mentre la scorsa estate l’ex centro sportivo del Chievoè stato acquistato all’asta dall’Hellas per 3 milioni di euro. In quattro anni, comunque, è già riuscita a ottenere due promozioni, a organizzare un settore giovanile e una squadra femminile che stanno ottenendo ottimi risultati, e a far partecipare alla sua proprietà circa un migliaio di soci.
L’obiettivo sarebbe tornare in Serie B entro tre anni, cominciando a lottare per la promozione in Serie C dalla prossima stagione: «Per scalare le categorie ci servono 6 milioni di euro», dice Zanin, spiegando che sarà cruciale l’ingresso di nuovi soci e capitali per continuare a crescere. Non ha aiutato sicuramente dover sacrificare una grossa porzione del budget di questa stagione per comprare il marchio, ma secondo Zanin è valsa la pena riacquisire il nome e i simboli del Chievo, perché «quella è la nostra identità».
Sempre con quest’idea è stato deciso, sin dalla rinascita della Clivense, di ripristinare come colori sociali ufficiali il bianco e l’azzurro, anche se ancora oggi molti tifosi utilizzano il giallo e il blu nei loro stendardi e bandiere. Le maglie del Chievo in origine erano bianche e azzurre; poi, secondo una versione forse un po’ romanzata della storia, negli anni dopo la Seconda guerra mondiale la squadra, in grosse difficoltà economiche, chiese all’Hellas Verona di poter utilizzare le sue vecchie maglie gialle e blu. Il Chievo diventò quindi gialloblù, anche se mantenne il bianco e l’azzurro come alternativa per la seconda divisa; nei derby contro l’Hellas quindi si affrontavano due squadre con gli stessi colori sociali. In futuro, dovesse esserci un altro derby, non sarà più così, perché il nuovo, vecchio ChievoVerona ha scelto di tornare al biancazzurro.
Butti: “Recepite istanze dei gestori inascoltate per anni”
È stato firmato il decreto che assegna 40 milioni di euro ai gestori dell’identità digitale (identity provider) dello Spid.
Lo rende noto il Dipartimento per la trasformazione digitale spiegando che l’intervento si inserisce “in un quadro più ampio di evoluzione dell’identità digitale in Italia, che ha visto Cie superare i 50 milioni di emissioni complessive e il grande successo della prima versione di IT Wallet su AppIO, dove quasi 4,5 milioni di italiani hanno già caricato oltre 7,4 milioni di documenti“. Si tratta di “strumenti sempre più centrali nell’accesso ai servizi digitali pubblici, che hanno permesso all’Italia di centrare l’obiettivo Pnrr sull’identità digitale con due anni d’anticipo“.
“Abbiamo ascoltato e recepito le istanze dei gestori Spid, rimaste inascoltate per anni dai governi precedenti. Con questo decreto, riconosciamo il valore dello sforzo fatto dai privati per sviluppare e gestire un’infrastruttura essenziale per milioni di cittadini. – afferma il Sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all’Innovazione, Alessio Butti – Il nostro obiettivo è rafforzare il sistema di identità digitale in un’ottica di efficienza e interoperabilità, garantendo continuità e sostenibilità agli operatori del settore”. “Con questa misura, – aggiunge – il Governo conferma il suo impegno per un’identità digitale evoluta, rafforzando gli strumenti a disposizione degli italiani e sostenendo le realtà che rendono possibile questa trasformazione”.
06 Dicembre 2024
Spid, i soldi per sostenerlo non sono ancora arrivati. Dopo un anno
Il governo aveva promesso 40 milioni di euro ai gestori del servizio di identità digitale per compensare i costi. Ma non li ha mai versati
Chi l’ha visto? Anzi, chi li ha visti? Parliamo dei 40 milioni di euro che il governo Meloni ha promesso ai gestori di Spid, il sistema pubblico di identità digitale. Nell’aprile 2023. Soldi messi sul tavolo dall’esecutivo per siglare una tregua con le aziende che hanno in gestione Spid e assicurare continuità al servizio. A distanza di un anno e mezzo, però, i fondi non sono ancora arrivati, come Wired è in grado di rivelare in anteprima. Proprio nei giorni in cui il governo ha reso disponibile per tutti i cittadini italiani la possibilità di caricare alcuni documenti pubblici sull’It-Wallet, il portafoglio dell’identità digitale, a cui si accede anche con Spid.
Soldi per Spid – Riavvolgiamo il nastro. A fine 2022scadono le convenzioni con i gestori di Spid. L’Agenzia per l’Italia digitale (Agid) proroga d’ufficio gli accordi fino al 23 aprile 2023, nell’attesa che il governo trovi una quadra con le aziende, che reclamano aiuti finanziari per sostenere le spese di servizio, tra manutenzione delle infrastrutture e gestione del rapporto con cittadini e con gli uffici pubblici. Agli inizi di aprile Palazzo Chigi risponde. Il sottosegretario alla Trasformazione digitale, Alessio Butti, garantisce un sostegno e il prosieguo del servizio. Un emendamento al decreto sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr, tra i cui obiettivi c’è l’aumento delle identità digitali a livello nazionale) assicura 40 milioni di sussidi ai gestori e un rinnovo delle convenzioni per due anni.
Il 9 ottobre 2023 firmano i rinnovi Aruba, Etna Hitech, Infocamere, Infocert, Intesi, Lepida, Namirial, Poste (che da sola gestisce circa l’84% delle identità Spid), Register, Sielte, Teamsystem e TI Trust Technologies.Non prosegue solo Intesa, parte del gruppo Kyndryl. Le convenzioni richiamano l’erogazione dei 40 milioni e la legano al raggiungimento di alcuni obiettivi del Pnrr, che sul fronte dell’identità digitale deve raggiungere 42,3 milioni di cittadini dotati di questi sistemi entro il 31 dicembre 2025 e 16.500 enti pubblici entro il 31 marzo 2026. A stabilire i criteri è un decreto scritto a sei mani: dipartimento per la Trasformazione digitale della presidenza del Consiglio, ministero dell’Economia e delle finanze (Mef) e il dicastero per gli Affari europei, che tiene i cordoni della borsa del Pnrr.
Il decreto mancato – A quanto spiegano a Wired fonti di Palazzo Chigi, una bozza di decreto esiste. Ma un documento ufficiale non è mai stato firmato. E così, a più di un anno dalla firma della convenzione, le aziende che gestiscono Spid ancora aspettano i soldi che erano stati promessi per proseguire. A domanda di Wired, il Mef non ha risposto, mentre gli occhi sono puntati sul neo-ministro Tommaso Foti, in quota Fratelli d’Italia, subentrato al compagno di partito Raffaele Fitto, nel frattempo volato a Bruxelles a fare il commissario europeo. Toccherà a Foti prendere in mano la pratica ed evaderla al più presto, per non perdere la faccia con i gestori di Spid.
Anche perché, tempo pochi mesi, e c’è da riprendere la trattativa con le aziende. Le convenzioni prevedono che tre mesi prima della scadenza (a ottobre 2025) si possa siglare un ulteriore biennio di rinnovo. Un passaggio che il governo dovrà monitorare. Effettuando l’accesso con Spid all’It-Wallet, l’app dove caricare i documenti pubblici di cui l’esecutivo ha fatto un cavallo di battaglia, si può impostare di non richiedere le credenziali per i successivi 365 giorni. Si potrebbe così creare la situazione paradossale per cui, se un gestore non rinnova la convenzione Spid, un cittadino si ritrova connesso al portafoglio dove ha caricato i documenti pubblici con credenziali che non sono più erogate dall’azienda che le ha emesse.
Anche perché il destino del sistema pubblico di identità digitale è tutt’altro che segnato. Siccome oltre al portafoglio pubblico, la Commissione europeastimola anche i privati a creare wallet su cui caricare documenti personali di vario tipo, dall’abbonamento ai mezzi pubblici alle tessere fedeltà, Spid potrebbe fungere da sistema di autenticazione.
05 aprile 2023
Spid, 40 milioni ai provider per una proroga biennale
Quaranta milioni di euro per una proroga biennale. Alla fine è questo il passo compiuto dal governo su Spid per evitare lo stop al servizio dei provider.
Quaranta milioni di euro per una proroga biennale. Alla fine è questo il passo compiuto dal governo su Spid, il sistema pubblico dell’identità digitale, dopo che gli identity provider avevano minacciato di abbandonare il servizio in scadenza il 23 aprile a fronte di costi ritenuti non più sostenibili. Le risorse sono state individuate a valere sul Piano nazionale di ripresa e resilienza e inserite in un emendamento governativo al decreto legge Pnrr-ter all’esame della commissione Bilancio del Senato. L’emendamento fa riferimento a una nuova convenzione da stipulare con l’Agenzia per l’Italia digitale senza specificarne la durata. Ma, a quanto risulta al Sole-24 Ore, si tratterà di un accordo biennale. La soluzione che è stata individuata dal Dipartimento per la trasformazione digitale e dal sottosegretario alla presidenza al Consiglio con delega all’Innovazione, Alessio Butti, pesca direttamente nel sub-investimento del Pnrr che riguarda la diffusione dello Spid e l’implementazione dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente. Una soluzione ideata «nelle more della razionalizzazione del sistema di identità digitale».
Il riassetto allo studio – La proroga biennale fa capire che non ci sarà il temuto spegnimento dello Spid, che su alcuni siti e quotidiani era stato erroneamente dato per certo dopo le prime uscite pubbliche su questo tema del sottosegretario Butti. Lo schema allo studio è un altro. Il 31 marzo Butti, replicando a un’interpellanza di M5S alla Camera, ha parlato della necessità di «un serio processo di razionalizzazione del sistema di identità digitale, attraverso un unico strumento di accesso per tutti i servizi della pubblica amministrazione e per il servizio sanitario». Con tempi sicuramente non brevi e andando verso una convergenza di Spid e Cie nell’identità digitale europea allo studio della Commissione Ue,l’european digital identity wallet definito nella bozza di regolamento eIDAS del giugno 2021.
La Cie semplificata – Tutto questo mentre il governo sta cercando di semplificare la vita ai cittadini alle prese con la Cie che tentano di accedere ai servizi online della Pubblica amministrazione. Il ministero dell’Interno ha comunicato l’introduzione di nuove funzioni della Cie per semplificare l’accesso in mobilità dribblando il problema del lettore del chip della carta. Sono stati attivati i livelli 1 (username e password) e 2 (generazione di un codice temporaneo di accesso o scansione di un QR code), già offerti da Spid. Non è più indispensabile il ricorso al livello 3, che richiede la presenza di un lettore di smart card (per il pc) o di uno smartphone dotato di tecnologia Nfc.
Fondi solo a obiettivi raggiunti – Tornando ai 40 milioni per i gestori Spid, l’emendamento prevede che siano erogati al raggiungimento di precisi obiettivi da prefissare nella convenzione e verificati i costi effettivamente sostenuti. Sarà un decreto della presidenza del consiglio, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto Pnrr-3, a ripartire il contributo in proporzione al numero di identità digitali gestite da ciascun gestore, degli accessi ai servizi erogati dalle Pa e delle verifiche dei dati nell’Anagrafe unica che ogni provider dovrà effettuare. Si terrà conto anche dell’incremento delle identità gestite e delle transazione registrate.
Butti: ascoltati i provider – Il sottosegretario Butti fa cenno al lavoro fatto con i privati (Assocertificatori in prima linea) per arrivare a questo compromesso. «Si tratta – afferma – di un’iniziativa che ho voluto fortemente, non solo per assicurare la continuità operativa del servizio, ma anche e soprattutto per garantire gli adeguamenti tecnologici necessari affinché tutti i cittadini possano beneficiare di un’identità digitale sempre più sicura, affidabile ed efficiente». «Siamo il primo governo ad aver prestato ascolto alle necessità degli operatori privati – aggiunge – dopo anni di richieste rimaste inascoltate dai precedenti esecutivi. Continueremo a lavorare per garantire l’interoperabilità delle informazioni tra Pa e per semplificare l’identità digitale nel nostro Paese alla luce degli importanti obiettivi previsti dal Pnrr sulla transizione digitale».
Fonseca sarà invece regolarmente in panchina nella partita di Europa League del Lione contro il FCSB
La squalifica era attesa ed è puntualmente arrivata. Paulo Fonseca, ex allenatore della Roma e del Milan, attualmente tecnico del Lione è stato squalificato per 9 mesi. Il portoghese sarà fermo fino al 30 novembre. Fonseca paga lo scontro che ha avuto con l’arbitro Millot durante la partita con il Brest.
Il Lione dunque perderà per molto tempo il suo allenatore. Fonseca non è detto che resti sulla panchina dei francesi dopo questa pesante squalifica
L’episodio che ha fermato il tecnico nato in Mozambico è datato domenica 2 marzo, quando il Lione ha giocato con il Brest. Durante la partita il portoghese ha perso completamente la testa. Dopo essere stato ammonito per proteste è stato in seguito espulso per aver affrontato faccia a faccia l’arbitro Benoit Millot.
Fonseca sarà invece regolarmente in panchina nella partita di Europa League del Lione contro il FCSB non trattandosi di Ligue One. Nel massimo campionato francese, invece, il tecnico potrà tornare a sedersi in panchina solamente il 30 novembre.
Martedì 04 marzo 2025
Fonseca, testa a testa con l’arbitro che lo espelle. Probabile maxi-squalifica
Le scuse presentate al termine della partita della 24ª giornata di Ligue 1 vinta 2-1 dal suo Lione in casa contro il Brest potrebbero non bastare a Paulo Fonseca per evitare una maxi-squalifica
Paulo Fonseca dovrà presentarsi mercoledì davanti alla Disciplinare della Ligue 1 per rispondere della lite con l’arbitro Benoit Millot ieri in Lione-Brest. L’ex tecnico di Roma e Milan, dopo che il direttore di gara è stato richiamato al Var per un possibile rigore a favore dei rivali, ha perso il suo tradizionale aplomb rivolgendosi a Millot in modo quasi intimidatorio, arrivando al contatto testa contro testa con lo stesso arbitro. Espulso, nel post gara si è scusato per il suo comportamento ma rischia ora fino a 7 mesi di squalifica. Il Lione ha fatto sapere intanto – riporta “L’Equipe” – che ad ogni modo saranno presi dei provvedimenti interni nei confronti del tecnico portoghese.
Paulo Fonseca convoqué mercredi par la commission de discipline de la LFP, après son altercation avec Benoît Millot
Un episodio da censura ha scosso l’ottavo di finale di FA Cup tra Millwall e Crystal Palace. Dopo appena otto minuti di gioco, una violentissima entrata del portiere dei padroni di casa, Liam Roberts, ha messo fuori combattimento Jean-Philippe Mateta. L’attaccante francese è stato colpito in pieno volto dal piede dell’estremo difensore, crollando a terra privo di sensi e costringendo i sanitari a intervenire con la massima urgenza. Maschera d’ossigeno, barella e trasporto immediato in ospedale: la scena ha lasciato attoniti tifosi e giocatori.
L’inerzia del direttore di gara e l’intervento del VAR – A rendere ancora più incredibile l’episodio, la decisione iniziale dell’arbitro Michael Oliver, che si trovava a pochi metri dall’azione e, incredibilmente, non ha estratto alcun cartellino. Solo dopo il richiamo del VAR, il fischietto inglese ha rivisto l’azione e mostrato il cartellino rosso a Roberts, colpevole di un intervento che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più drammatiche.
Le immagini della brutale collisione hanno fatto il giro del mondo, con molti addetti ai lavori che si sono detti scioccati dalla dinamica dell’azione. Tra loro, Steve Parish, presidente del Crystal Palace, che a fine primo tempo ha espresso tutta la sua preoccupazione e indignazione: “C’è tanta passione nel calcio, ma un’entrata del genere è inaccettabile. Ho visto tante partite nella mia vita, ma mai qualcosa di simile”.
Le condizioni di Mateta: attesa e preoccupazione – Dopo l’impatto, il 27enne francese è rimasto a terra per diversi minuti, prima di essere portato fuori dal campo tra l’apprensione generale. Secondo le prime informazioni, Mateta ha riportato un grave taglio dietro l’orecchio e una ferita alla testa, ma fortunatamente non sarebbe in pericolo. Le parole del tecnico Oliver Glasner hanno in parte rassicurato i tifosi: “Lo abbiamo portato in ospedale per accertamenti, ma sembra che il peggio sia stato evitato. Salterà la prossima partita, ma speriamo di recuperarlo per i quarti di finale”.
La reazione del protagonista: “Tornerò più forte che mai” – Poche ore dopo la fine dell’incontro, è stato lo stesso Mateta a rompere il silenzio con un messaggio social che ha rassicurato i tifosi: “Grazie a tutti per il supporto. Sto bene e tornerò più forte di prima”. Parole che hanno sollevato parte della tensione, anche se la polemica sull’intervento di Roberts e sulla mancata espulsione immediata continua a infiammare l’opinione pubblica.
Resta da capire se la FA prenderà provvedimenti nei confronti dell’estremo difensore del Millwall. Quel che è certo è che l’episodio ha lasciato un segno indelebile su questa edizione della Coppa d’Inghilterra. E a distanza di ore, una domanda continua a rimbombare tra gli appassionati di calcio:come è possibile che un intervento simile sia passato inosservato in diretta all’arbitro Oliver?
fallo horror in inghilterra le immagini sono da brividi
Alcuni membri dell’opposizione hanno acceso dei fumogeni ed è scoppiata una rissa: almeno due persone sono state ferite
Fermoimmagine della protesta da una diretta del parlamento della rete televisiva pubblica RTS, il 4 marzo 2025 (RTS Serbia via AP)
Martedì in Serbiac’è statauna grande protesta antigovernativa in parlamento durante la sessione in cui era prevista la formalizzazione delle dimissioni del primo ministro Miloš Vučević,annunciatea fine gennaio dopo tre mesi di estese protestein tutto il paese. Alcuni parlamentari dell’opposizione hanno acceso torce (come quelle usate allo stadio) e granate fumogene, è scoppiata una rissa ed è stata tirata dell’acqua contro la presidente del parlamento Ana Brnabić. Gli agenti della sicurezza hanno ristabilito l’ordine, ma almeno due parlamentari sono state ferite: Brnabićha detto che una di loro, Jasmina Obradović, ha avuto un infarto ed è ricoverata in condizioni critiche.
La protesta è scoppiata dopo che la maggioranza aveva approvato l’agenda della giornata, secondo cui la formalizzazione delle dimissioni di Vučević sarebbe avvenuta come ultima cosa. L’opposizione aveva criticato questa scelta, ma la maggioranza aveva proceduto comunque: a quel punto è iniziata la protesta dentro all’aula. La sessione è poi ricominciata, ma intanto una folla di manifestanti si era riunita davanti al parlamento.
Una parlamentare portata via dai soccorritori dopo la protesta in parlamento, il 4 marzo 2025 (AP Photo/Darko Vojinovic)
Le proteste che si stanno svolgendo da quattro mesi in Serbia sono considerate le più grandi contestazioni al governo nazionale degli ultimi trent’anni: sono iniziate a novembre del 2024 dopo il crollo di una tettoia nella stazione ferroviaria di Novi Sad, una città a circa 60 chilometri dalla capitale Belgrado, che ha causato la morte di 15 persone. L’incidente è stato ritenuto emblematico della diffusa corruzione nel sistema di potere del presidente nazionalista Aleksandar Vučić, del Partito Progressista Serbo (SNS), che governa il paese dal 2012.
Le manifestazioni sono cominciate come proteste studentesche anticorruzione, ma si sono via via allargate ad altre fasce della popolazione, diventando più in generale antigovernative. Ancora oggi avvengono quasi ogni giorno in diverse città serbe, e decine di facoltà universitarie sono occupate dagli studenti che manifestano.
Le principali richieste dei manifestantisono quattro: la pubblicazione dei documenti relativi alla ristrutturazione della stazione di Novi Sad, che al momento sono stati secretati (l’amministrazione di Vučićè spesso accusata di scarsa trasparenzae di una corruzione endemica); l’identificazione e incriminazione delle persone accusate di aver attaccato professori e studenti durante le proteste; l’annullamento delle accuse nei confronti degli studenti arrestati nelle proteste; e l’aumento dei fondi per l’istruzione.
Avrebbe compiuto 87 anni il prossimo 8 marzo. Nei ricordi degli italiani, in particolare, le telecronache delle partite dei Mondiali di Italia ‘90
Bruno Pizzul – (Fotogramma/Ipa)
Bruno Pizzul (Udine, 8 marzo 1938 – Gorizia, 5 marzo 2025) è stato un giornalista, telecronista sportivo e calciatore italiano, di ruolo difensore. Fu la prima voce per la Rai degli incontri della nazionale italiana di calcio dal 1986 al 2002.
E’ morto Bruno Pizzul. Il giornalista sportivo aveva 86 anni, ne avrebbe compiuti 87 il prossimo 8 marzo. Per 16 anni è stato il telecronista delle partite della Nazionale. Nei ricordi degli italiani, in particolare, rimangono le telecronache delle partite dei Mondiali di Italia ‘90 che la Nazionale del ct Azeglio Vicini chiuse al terzo posto.
Nato a Udine l’8 marzo del 1938, Pizzul fu assunto in Rai nel 1969 e l’anno seguente commentò la sua prima partita (Juventus-Bologna, spareggio di Coppa Italia). Dalla Coppa del Mondo del 1986 è diventato la voce delle partite della Nazionale ed è stato il telecronista delle gare degli Azzurri in occasione di cinque Campionati del Mondo e quattro Campionati Europei, congedandosi nell’agosto 2002 (Italia-Slovenia 0-1).
L’amore di Pizzul per il calcio, partiva da quello praticato in età giovanile, prima nella squadra parrocchiale di Cormons, la Cormonese, poi nella Pro Gorizia, durante gli anni degli studi. Divenne anche calciatore professionista, un apprezzato mediano, e fu ingaggiato dal Catania nel 1958. Poi giocò anche nell’Ischia, Udinese e Sassari Torres, prima che la sua carriera sportiva venisse interrotta prematuramente per un infortunio al ginocchio.
Prima dell’approdo in Rai, nel 1969 con un concorso per radio-telecronisti aperto a tutti i giovani laureati del Friuli Venezia Giulia, si era laureato in Giurisprudenzae aveva insegnato materie letterarie alle scuole medie.
Un anno dopo la sua assunzione in Rai, l’8 aprile 1970 commentò la sua prima partita (Juventus-Bologna, spareggio di Coppa Italia disputatasi sul campo neutro di Como). Successivamente raccontò di aver iniziato dal 16º minuto essendo arrivato in ritardo ma riuscì a rimediare essendo la partita trasmessa in differita. Nel 1972 raccontò la sua prima finale di una competizione internazionale, quella del campionato europeo del 1972 a Bruxelles, con la vittoria della Germania Ovest sull’Urss per 3-0.
È datato 16 maggio 1973, invece, il suo primo annuncio della vittoria di una squadra italiana in una finale di coppa europea, quella del Milan in Coppa delle Coppe contro il Leeds Utd, a Salonicco.
Il 29 maggio 1985 era il commentatore tv della finale della Coppa dei Campioni nella tragica serata della strage dell’Heysel. Di quella telecronaca, negli anni successivi raccontò: “È stata la telecronaca che non avrei mai voluto fare. Non tanto per un discorso di difficoltà di comunicazione giornalistica, ma perché ho dovuto raccontare delle cose che non sono accettabili proprio a livello umano”.
Per la Rai è stato anche conduttore della ‘Domenica Sportiva’ nella versione estiva del 1975 e nella stagione 1993-94, affiancato da Simona Ventura e Amedeo Goria, fu anche conduttore di ‘Domenica Sprint’ dal 1976 al 1987 e curatore della moviola all’interno di ‘90º minuto‘, allora condotto da Fabrizio Maffei, dal 1990 al 1992.
Dal campionato del mondo 1986 divenne la voce delle partite della nazionale italiana. Un ruolo mantenuto fino al 21 agosto 2002 (Italia-Slovenia 0-1). Per la Rai ha raccontato in tv la Nazionale per cinque campionati mondiali, quattro campionati europei, e per tutte le partite di qualificazione ai Mondiali e agli Europei a eccezione della finale terzo-quarto posto di Italia ’90 (commentata da Giorgio Martino dato l’impegno di Pizzul per il commento della finale del giorno seguente allo Stadio Olimpico di Roma) e di quelle trasmesse in esclusiva da Tmc e Mediaset, oltre che di alcune partite amichevoli. L’ultima partita dell’Italia da lui commentata, che segnò anche il suo commiato dalla Rai, fu nel 2002 l’amichevole giocata a Trieste e persa per 1-0 contro la Slovenia.
Negli anni successivi è intervenuto come commentatore e opinionista in diversi programmi della Rai ma non solo, da RaiNews a La7. Il suo ultimo incarico televisivo è legato a Dazn, dove dal 2002 ha partecipato talk show del lunedì sera ‘Supertele‘ condotto da Pierluigi Pardo, commentando tutti i gol della giornata di campionato appena trascorsa, all’interno della rubrica “Tutto molto bello“.
Inasprite le sanzioni a poche settimane dall’inizio del Mondiale. Verstappen: “Imprecherò in olandese”
Niente parolacce in Formula 1. È questo il nuovo proposito della Federazione Internazionale dell’Automobile (FIA), a poche settimane dall’inizio del Mondiale 2025, al via il prossimo 16 marzo in Australia. Tifosi e appassionati sono abituati a vedere i piloti imprecare e lasciarsi andare a un linguaggio volgare, a volte dopo un risultato negativo altre per esternare la propria gioia, eppure la Federazione non apprezza più questo tipo di comportamento e da mesi ha annunciato una stretta nelle sanzioni contro i piloti che non rispetteranno il divieto di parolacce.
Già la scorsa stagione Charles Leclerc e Max Verstappen, campione del mondo in carica tra i più ‘attivi‘ anche su questo fronte, erano stati multati dalla Federazione per aver utilizzato un linguaggio volgare durante una conferenza stampa. Le lamentele dei due piloti, che hanno fatto notare come in quel caso non ci fosse una vera e proprioa offesa a qualcuno, sono rimaste però inascoltate e anzi, hanno dato il via a un’ulteriore stretta. La Federazione ha infatti inasprito il proprio regolamento in tema di parolacce, tanto in Formula 1 quanto in Formula E e nel campionato di rally.
I piloti che si renderanno protagonisti di espressioni volgari, offensive o peggio blasfeme, potranno andare incontro a una multa salata, che può arrivare fino a 120mila euro, un mese di sospensione dalle gare e addirittura una penalizzazione di punti dalla classifica del Mondiale. La prima ‘vittima’ è stato, il mese scorso, il pilota di rally Adrien Fourmaux, multato per 10mila euro per aver pronunciato la frase, rivolta al suo team, “we fucked up“, ovvero “abbiamo fatto una caz***a”. Dopo la decisione della Federazione tutti i piloti si sono uniti in un comunicato che denunciava una situazione giudicata “inaccettabile” e che, secondo loro, richiedeva una “soluzione urgente“.
A fare eco ai colleghi sono arrivate anche le parole di Max Verstappen: “Durante le gare e subito dopo c’è emotività e passione. Io capisco che imprecare e dire parolacce non va bene, ma se mi si fa l’esempio dei bambini, io penso: tu cosa facevi quando eri più piccolo a scuola, davanti ai videogiochi o giocando a calcio per strada?“, ha detto il pilota della Red Bull,“è una cosa che fanno tutti. Bisogna sicuramente fare attenzione in certi contesti, lo capisco, ma non credo siano necessarie regole così stringenti. Servirebbe un po’ di buon senso“. La soluzione, in ogni caso, Verstappen l’ha trovata: “Penso che imprecherò in olandese, così nessuno mi capirà“.
Il Feyenoord ha chiesto e ottenuto alla federazione del calcio olandese il rinvio della gara di campionato contro il Groningen.
Il Feyenoord ottiene il rinvio della partita di campionato
Il Feyenoord ha chiesto e ottenuto alla federazione del calcio olandese il rinvio della gara di campionato contro il Groningen, che si sarebbe dovuta giocare fra andata e ritorno degli ottavi di finale di Champions contro l’Inter. Non è la prima volta che succede in Eredivisie, il primo campionato olandese.
Differenze di decisioni tra l’Olanda e L’Italia – Il ragionamento della Koninklijke Nederlandse Voetbal Bond, la Federcalcio dei Paesi Bassi, è semplice: quando possibile, si aiutano le squadre nazionali a farsi strada nelle coppe. Negli uffici della Serie A, dopo avere studiato il caso olandese, sono giunti alla conclusione che da noi una soluzione simile sarebbe impossibile, per diverse ragioni. La prima: il principio di tutela dell’integrità del campionato. La seconda é costituita dal fatto che in Olanda il campionato é formato da 18 squadre mentre in Italia sono 20 quindi più partite e meno tempo per recuperarla.
Il Feyenoord dunque avrà tempo per riposare e preparare al meglio la gara di ritorno a San Siro. Tra la sfida d’andata del 5 marzo e il match di ritorno dell’11 marzo a San Siro, la formazione olandese non scenderà infatti mai in campo. Un vantaggio non da poco per la formazione olandese.
Almeno trenta persone sono rimaste ferite, due in condizioni critiche
Studenti minorenni di una scuola di Messina sono rimasti coinvolti in un incidente stradale tra bus a Barcellona. L’incidente è avvenuto poco dopo mezzogiorno sulla centrale Diagonal.
Stando ad alcune testimonianze riprese dai media locali si è trattato di un tamponamento tra i due mezzi in seguito al quale uno degli autobus è poi andato a finire contro un albero al lato della carreggiata.
Secondo i media i feriti sarebbero in totale 34, dei quali quattro in condizioni critiche. Anche uno studente italiano sarebbe rimasto lievemente ferito
Il consolato a Barcellona sta seguendo la situazione e il console sta fornendo assistenza.