E’ ben gradito un’applauso!!! Grazie
30 gennaio 2025
| I lavoratori che per non essere licenziati devono andare a lavorare a 800 km da casa |
| La Hiab ha definitivamente deciso di chiudere il proprio stabilimento a Statte, in provincia di Taranto |

Dopo una lunga agonia la Hiab ha definitivamente deciso di chiudere il proprio stabilimento a Statte, in provincia di Taranto, quello in cui si producono gru e che conta oltre 100 dipendenti. A dare la notizia Ubaldo Pagano, deputato pugliese del Partito democratico a margine di una riunione plenaria tenuta sulla vertenza presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit).
Le opzioni – A farne le spese saranno i lavoratori dell’azienda. Per una trentina è arrivata una proposta di trasferimento presso lo stabilimento di Minerbio, in provincia di Bologna, a 800 chilometri di distanza da casa, che “vorrebbe dire stravolgere la serenità e la sostenibilità economica di intere famiglie“. Una proposta che “difficilmente potrebbe essere presa in considerazione da qualcuno dei lavoratori coinvolti“. L’altra opzione è l’utilizzo fino a esaurimento della cassa integrazione, che si tradurrebbe dopo 12 mesi nel ricorso all’indennità di disoccupazione, la cosiddetta Naspi.
Alla base della chiusura dello stabilimento di Statte non ci sarebbero “problemi di produzione o crisi aziendali di qualsiasi altro tipo – spiega Pagano -. Una decisione ancora più incomprensibile se si pensa al rifiuto dell’azienda di attivare per tempo il contratto di solidarietà grazie agli incentivi messi in campo dalla regione Puglia. Una soluzione che avrebbe consentito di contare su un tempo maggiore per la reindustrializzazione del sito e reimpiegare, così, tutti i lavoratori coinvolti, come suggerito proprio dalla regione“.
La soppressione della decontribuzione Sud – Cosa può aver spinto allora la Hiab alla delocalizzazione? Secondo il deputato dem dietro questa scelta “potrebbero esserci le recenti decisioni del governo Meloni e, in particolare, la soppressione della ‘decontribuzione Sud’ che ha rappresentato per diverso tempo un forte incentivo economico per investire nel Mezzogiorno. Se è d’obbligo manifestare tutta la mia solidarietà ai lavoratori coinvolti – conclude Pagano – dall’altra parte è improrogabile che il governo Meloni prenda atto delle devastanti conseguenze delle politiche economiche per il Sud“.

