Marco Pantani, terza inchiesta sulla morte a Rimini


articolo: https://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2021/11/22/marco-pantani-terza-inchiesta-sulla-morte-a-rimini_cefe3346-298c-4c2a-8da9-fc20acfa945f.html

Una immagine d’archivio di Marco Pantani durante una tappa del Tour de France 1998. ANSA/PASCAL PAVANI

È stata riaperta per la terza volta l’inchiesta sulla morte di Marco Pantani, il campione di ciclismo trovato cadavere il 14 febbraio 2004 nel residence Le Rose di Rimini.

Si tratta di un fascicolo per omicidio, contro ignoti, aperto dopo l’invio dell’informativa della commissione parlamentare antimafia alla Procura riminese, nel 2019.

Lo riportano quotidiani locali e la notizia è confermata all’ANSA dall’avvocato Fiorenzo Alessi, difensore della famiglia Pantani. Nel 2016 l’inchiesta bis fu archiviata e l’omicidio escluso. Recentemente la madre del Pirata, Tonina Belletti, è stata sentita in Procura.

La nuova indagine prenderebbe spunto tra l’altro dall’audizione di Fabio Miradossa, che patteggiò nel 2005 una pena per spaccio legato alla morte del Pirata di Cesenatico, alla commissione parlamentare antimafia, a gennaio 2020, che poi l’ha segnalata ai pm. “Marco è stato ucciso, l’ho conosciuto 5-6 mesi prima che morisse e di certo non mi è sembrata una persona che si voleva uccidere. Era perennemente alla ricerca della verità sui fatti di Madonna di Campiglio, ha sempre detto che non si era dopato“, continua a leggere

Sospeso per doping atleta britannico della 4×100 argento a Tokyo dietro l’Italia


articolo: https://www.repubblica.it/sport/vari/2021/08/12/news/atleti_olimpiadi_doping_staffetta_inghilterra-313828274/?ref=RHTP-BH-I304495303-P2-S8-T1

Si tratta del primo frazionista della finale olimpica, Chijindu Ujah: nelle analisi post gara trovate tracce di sostanze proibite. Insieme a lui sotto accusa altri tre atleti reduci dai Giochi

Cj Ujah è il primo nella foto (Getty Images)

LONDRA. Il corridore britannico Chijindu Ujah, che ha partecipato alla finale della staffetta 4×100 alle Olimpiadi di Tokyo vinta dall’Italia, è stato sospeso perché accusato di aver infranto le regole antidoping. Lo ha comunicato la Athletics Integrity Unit (Aiu) stasera. A Ujah, nelle analisi post gara, è stata riscontrata la presenza di sostanze proibite dal regolamento antidoping, quali la cosiddetta ostarine MK-2866 e all’S-23, entrambi farmaci Sarm (“Selective Androgen Receptor Modulators“) che, a differenza degli steroidi anabolizzanti, interagiscono con i recettori tessutali degli ormoni androgeni (in particolare il testosterone) favorendo lo sviluppo dei muscoli. Ujah è stato il primo frazionista britannico della staffetta 4×100, dove la squadra della Gran Bretagna è finita seconda a un solo centesimo dall’Italia. 

Con lui, dopo i risultati dei test antidoping comunicati alla International Testing Agency, sono stati provvisoriamente sospesi altri tre atleti: Sadik Mikhou (Bahrein, 1500 metri per trasfusione di sangue), il georgiano Benik Abramyan (lancio del peso per sostanze proibite DHCMT, Metandienone e Tamoxifene) e lo sprinter keniano Mark Otieno Odhiambo (Metasterone). “In conformità con le regole antidoping del Cio e le regole antidoping dell’atletica mondiale“, si legge nel comunicato, “l’Athletics Integrity Unit (Aiu) ha avviato procedimenti disciplinari per determinare eventuali conseguenze oltre i Giochi di Tokyo 2020 da imporre a quattro atleti che potrebbero aver commesso violazioni delle regole antidoping a seguito di test effettuati dall’Agenzia internazionale di test durante Tokyo 2020“.

Ora si attende, conclude la Aiu, “la conclusione del procedimento contro gli atleti di cui sopra, che determinerà se sono state commesse violazioni delle norme antidoping e quali eventuali conseguenze dovrebbero essere imposte in relazione ai Giochi olimpici“.

Rivincita Schwazer, il pm: archiviare le accuse di doping


articolo: https://www.repubblica.it/sport/vari/2020/12/04/news/schwazer_procura_bolzano_archiviazione_vicenda_opaca-276931320/?ref=RHBT-VS-I271383487-P9-S4-T1

La procura di Bolzano sul caso del marciatore squalificato per otto anni: “Vicenda opaca”. Ma non ci sarebbero le prove del complotto

ROMA. Alex Schwazer è stato squalificato per doping ma l’accusa penale per doping va archiviata. All’osso, la questione è la seguente: c’è una provetta di urina che contiene testosterone e sulla base di quell’urina, prelevata a Capodanno del 2016, il campione di marcia ha chiuso la carriera; però ora c’è un magistrato che, dopo quattro anni di indagine, ritiene che l’accusa per doping contro Schwazer sia da archiviare. “Gli elementi raccolti non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio sotto il profilo della materialità del reato e della sussistenza del fatto“. Come si tengono insieme le due cose?

La richiesta di archiviazione del procedimento per frode sportiva aperto nel giugno del 2016, depositata dal procuratore capo di Bolzano Giancarlo Bramante, non chiude affatto il “giallo Schwazer“. Anzi, se può, lo amplifica. Il marciatore altoatesino e il suo allenatore Sandro Donati, infatti, sostengono di essere vittime di un complotto ordito da chi, negli organismi che governano l’atletica italiana e mondiale, non voleva che il ragazzo tornasse a vincere proprio alle Olimpiadi di Rio. E la valutazione del pm, che giudica l’intera vicenda “connotata da elementi di opacità”, va in questa direzione, anche se non in maniera così decisa come speravano. Vediamo perché.

Bramante è convinto che la tracciabilità della provetta “non appare in linea con il necessario anonimato dell’atleta“, avendo scoperto che sulla fiala era riportato il nome del paese di nascita di Schwazer. continua a leggere

per saperne di più: Ricostruiti in un docufilm tutti i misteri……….. | alessandro54

Alex Schwazer: «Il doping? Combatto (con pazienza) un’ingiustizia e sogno le Olimpiadi 2021»

articolo: https://www.corriere.it/sport/20_dicembre_04/alex-schwazer-il-doping-combatto-un-ingiustizia-sogno-olimpiadi-2021-c2d49fd2-365a-11eb-ab19-bbfa6037f17b.shtml

Il marciatore azzurro e la richiesta di archiviazione della procura di Bolzano dell’accusa di doping: «Vivo con tranquillità grazie ai miei figli. Ora sono un ex atleta, ma i miei tempi non sono male»

Davvero, stavolta, gli sembra di scorgere una luce un po’ più nitida, quasi alla fine del tunnel. Alex Schwazer, 36 anni il 26 dicembre, oro nella marcia ai Giochi di Pechino 2008 e sotto squalifica (8 anni) per doping, si avvicina a un traguardo che forse all’inizio riteneva impossibile.

Dopo la richiesta di archiviazione della Procura di Bolzano, l’atleta altoatesino attende il pronunciamento definitivo, previsto nelle prossime settimane: quello del Gip Walter Pelino. Se il giudice accoglierà la richiesta di non mandarlo a processo per doping, Schwazer tornerà a nuova vita. E da quel momento potrà persino dedicarsi a una seconda battaglia, diretta conseguenza della prima: tentare di scoprire i mandanti e gli esecutori di una macchinazione (provette delle urine manipolate) sempre gridata, messa nero su bianco con la denuncia contro ignoti del 2016, subito dopo la positività al testosterone che gli impedì di partecipare all’Olimpiade di Rio de Janeiro.  continua a leggere

Doping, un positivo al Giro d’Italia: non accadeva dal 2017


articolo: https://www.repubblica.it/sport/ciclismo/2020/10/23/news/ciclismo_doping_giro_d_italia-271550601/

Dopo il Covid ecco che spunta il doping: positivo Matteo Spreafico per ostarine
MORBEGNO, 23 ottobre 2020Dopo il Covid, ecco il doping. C’è un positivo al Giro d’Italia, si tratta di Matteo Spreafico della Vini Zabù-Brado-Ktm, risultato positivo a due controlli effettuati tra il 15 e il 16 ottobre. La sostanza incriminata è l’ostarine, un anabolizzante utilizzato per il recupero da traumi muscolari, ma nella lista Wada dal 2008. Spreafico, comasco, 27 anni, al quarto anno da professionista, era 127° in classifica e partecipava per la prima volta al Giro. Il team si è difeso facendo riferimento a un integratore acquistato dal corridore senza autorizzazione medica. In attesa delle controanalisi, Spreafico è stato sospeso e naturalmente non ripartirà nella tappa odierna da Morbegno ad Asti. Gli ultimi casi di doping accertati durante un Giro d’Italia risalivano alla partenza della corsa rosa da Alghero, nel 2017, quando vennero trovati positivi ed espulsi dalla corsa Stefano Pirazzi e Nicola Ruffoni.
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