Dopo la sconfitta con il Cittadella, un centinaio di violenti ha preparato un agguato al mezzo su cui viaggiavano calciatori e dirigenti rosanero al rientro dalla trasferta. La società: “Offese la dignità delle persone e la reputazione del club”
Agguato shock a Palermo. Dopo la sconfitta per 2-1 rimediata contro il Cittadella – la quarta nelle ultime cinque partite -, alcuni teppisti hanno attuato un assalto al pullman della squadra di Dionisi, al rientro in città nella notte post trasferta. Pietre, petardi, bombe carta e fumogeni: è l’aggressione che il gruppo – composto da un centinaio di tifosi violenti – ha riservato a calciatori e dirigenti, dopo aver già scatenato nelle scorse settimane una contestazione verbale nei confronti della società.
il comunicato del palermo – La notte più buia del Palermo in questa stagione è culminata con paura e tensione quando, in tarda serata, il pullman del club è stato fermato all’altezza del comune di Carini, nel Palermitano, dove è partito l’attacco e il lancio di oggetti contro la squadra. Il conducente ha fatto subito rientro all’aeroporto Falcone-Borsellino e alcuni dei calciatori sono stati costretti a fare ritorno a casa in taxi, lasciando le auto al centro sportivo di Torretta. In mattinata è arrivato il comunicato della società rosanero: “Il Palermo intende condannare duramente l’agguato di ieri notte al pullman con a bordo calciatori, staff e dirigenti della prima squadra – si legge in una nota della società -. Il club ha sempre rispettato ogni forma civile di contestazione da parte della tifoseria. Questo inquietante episodio offende non solo la dignità delle persone, ma anche la reputazione del Palermo Fc e della sua comunità, della città di Palermo e dei palermitani“.
Un velivolo della Jeju Air, la stessa compagnia low cost dell’incidente mortale di ieri, è stato costretto a rientrare nell’aeroporto di partenza a causa di un difetto meccanico al carrello di emergenza. Nel disastro che ha ucciso 177 persone si ritiene che non abbia funzionato correttamente nessuno dei tre carrelli
A neanche 24 ore daldisastro aereo che ha ucciso quasi tutte le 181 persone a bordo del Boeing 737-800 della compagnia Jeju Air partito da Bangkok e schiantatosi all’aeroporto di Muan, in Corea del Sud si è di nuovo sfiorato il dramma. Un volo della compagnia low cost Jeju Air è tornato all’aeroporto di partenza a causa dello stesso problema al carrello di atterraggio riscontrato nell’incidente mortale di ieri, domenica 29 dicembre.
L’aereo della Jeju Air distrutto a Muan
Di nuovo un problema al carrello di atterraggio su un Boeing 737 – Stessa compagnia aerea, la Jeju Air, e stesso modello, un Boeing B737-800. A quanto si apprende finora, anche un problema simile: il velivolo era partito alle 6:37 ora locale dallo scalo internazionale di Gimpo, nella provincia di Gyeonggi. Poco dopo il decollo, il comandante si è reso conto di un difetto meccanico al carrello di atterraggio e, dopo aver informato i 161 passeggeri, ha deciso di rientrare all’aeroporto di partenza.
Nell’incidente di Muan (177 morti accertati e due dispersi) si ritiene che tutti e tre i carrelli di atterraggio non abbiano funzionato correttamente, anche se le indagini sullo schianto sono ancora alle prime battute. La quasi totalità della flotta della Jeju Air è composta da Boeing B737-800: 39 aerei su 41.
Dopo il disastro di Muan e lo sventato incidente di oggi, lunedì 30 dicembre, la Corea del Sud ha annunciato che sta valutando l’avvio di “ispezioni speciali” su tutti i Boeing 737-800 operanti nel Paese. In totale “101 aerei B737-800 operano attualmente in Corea del Sud. Pertanto stiamo esaminando le opzioni per condurre ispezioni speciali” su questi modelli, ha detto alla stampa il capo dell’ufficio responsabile dell’aviazione per il ministero dei Trasporti sudcoreano Joo Jong-wan.
Al Garante degli scioperi risultano già 45 agitazioni solo nel primo mese del nuovo anno: tutte le informazioni
Il 2025 inizia con gli scioperi. Nel solo mese di gennaio saranno 45 e coinvolgeranno il settore dei trasporti. Già risultano nel calendario del Garante degli scioperi, esclusi quelli revocati. Scontri e precettazioni del ministro Matteo Salvini non sembrano aver ammorbidito la piazza. I disagi sono annunciati tra ritardi e cancellazioni.
Sciopero dei rimorchiatori: occhio ai traghetti – Per chi deve spostarsi via mare ci sono due date chiave da segnare sul calendario: 8 e 9 gennaio. A scioperare saranno i rimorchiatori napoletani, dalle ore 12.00 dell’8 gennaio alle ore 12.00 del 9, e i lavoratori di Caronte & Tourist isole minori e Siremar.
Il giorno più difficile: sciopero treni e trasporto pubblico del 10 gennaio – Il 10 gennaio sarà la giornata nera dei trasporti. I viaggi in treno sono a rischio a causa dello sciopero nazionale di 24 ore dei lavoratori Rfi, mentre il Trasporto pubblico locale (Tpl) farà i conti con lo sciopero nazionale di 4 ore dei lavoratori.
Gli scioperi dei trasporti a gennaio 2025: date e orari
Categoria
Orario
Rfi (nazionale)
Sciopero di 24 ore
Trasporto Pubblico Locale (Tpl)
Sciopero di 4 ore
Ferrovie della Calabria
11:30 – 15:30
Firenze e provincia
09:00 – 16:59
Trenitalia Abruzzo
09:00 – 16:59
Saranno in sciopero anche i lavoratori di Ferrovie della Calabria, dalle ore 11.30 alle ore 15.30, quelli del trasporto ferroviario di Firenze e provincia dalle ore 09.00 alle ore 16.59 e di Trenitalia Abruzzo dalle ore 09.00 alle ore 16.59. Sul fronte del trasporto aereo, nella stessa giornata sciopereranno anche i lavoratori di handler, della Sea spa e addetti alle pulizie.
Sciopero treni e trasporti 21, 25 e 26 gennaio: ecco dove -I disagi sulle rotaie continuano il 21 gennaio. I treni che potrebbero subire ritardi o cancellazioni saranno quelli coinvolti dall sciopero delle ferrovie Appulo Lucale dalle ore 15.40 alle ore 19.39 e di Ferrovie del Sud-est (Bari, Taranto e Lecce) dalle ore 15.40 alle ore 19.39.
Il 25 e 26 gennaio si prosegue con lo sciopero plurisettoriale nazionale di 24 ore dei lavoratori delle aziende che svolgono attività ferroviaria, dalle ore 21.00 del 25 fino alle ore 20.59 del 26.
Ma anche il trasporto pubblico locale avrà le sue giornate di agitazione: a Vercelli e Biella il 21 gennaio(dalle ore 08.30 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 a fine servizio); il 26 gennaio a Genova scioperano i lavoratori di Amt (servizio extraurbano dalle ore 10.30 alle ore 14.30 per il personale viaggiante e dalle ore 10.30 alle ore 14.00 per il personale addetti alle biglietterie); il 31 gennaio scioperano i lavoratori del gruppo Atm di Milano, Monza e della Brianza.
AC Milan comunica che Paulo Fonseca è stato sollevato dall’incarico di allenatore della Prima Squadra Maschile
AC Milan annuncia che Paulo Fonseca è stato sollevato dall’incarico di Head Coach della Prima Squadra Maschile. Il Club esprime la sua gratitudine a Paulo per la sua grande professionalità e gli augura il meglio per i suoi impegni futuri.
Lunedì 30 dicembre 2024
Il Milan ha deciso: Fonseca esonerato. Al suo posto in arrivo Conceiçao
Fatale il pareggio con la Roma, la sua ex squadra. Il club ha già comunicato la decisione. L’ex allenatore del Porto scelto da tempo come erede: per aspettare i rossoneri ha detto no al Wolverhampton. Allenerà in Supercoppa contro la Juve (e il figlio Francisco)
Il Milan ha deciso di esonerare Paulo Fonseca e glielo ha comunicato a mezzanotte, ora fatale. L’ultima partita dell’anno è stata anche la sua ultima al Milan, con un’espulsione arrivata in coda a sei mesi folli, complicatissimi, pieni di tutto: vittorie storiche contro Inter e Real Madrid, pareggi rocamboleschi, troppe sconfitte con squadre inferiori. Fonseca saluta San Siro dopo la partita con la Roma, l’altra sua squadra italiana, in uno degli strani incroci che il calcio e la vita propongono. Che è successo? Il Milan, evidentemente, ha perso la fiducia e il rapporto con la società si è rotto. Troppi i punti di distacco da Atalanta, Inter e Napoli. Troppo dura la classifica: ottavo posto, dietro anche a Lazio, Fiorentina, Juventus e Bologna. Fonseca sarebbe stato esonerato se avesse perso il derby – questo è certo – e probabilmente anche in caso di sconfitta a Verona, prima di Natale. Impossibile continuare con questa precarietà.
ARRIVA CONCEIçAO – Il suo successore sarà portoghese come lui: Sergio Conceiçao, fermo dopo la rottura di inizio giugno con il Porto, che allenava dal 2017. Sette stagioni con tre campionati vinti. Il Milan ha pensato a lui già in estate: ci furono contatti, dialoghi, poi Furlani-Moncada-Ibrahimovic scelsero Lopetegui e Fonseca. Sei mesi dopo, ci risiamo, con una scelta fatta dai tre uomini dell’area tecnica assieme a Gerry Cardinale. Conceiçao è pronto a tornare e in queste settimane ha detto no al Wolverhampton e ad alcuni club brasiliani: aspettava il Milan. Il Milan lo ha scelto per il curriculum da vincente, la costanza dei risultati in Europa – il Porto nelle sue sette stagioni è arrivato due volte ai quarti di Champions, altre tre agli ottavi – e il carattere da duro. Evidentemente, la società ritiene che con questa squadra, dopo le prese di posizione forti di Fonseca di questi mesi, serva ancora più decisione. Conceiçao ha un accordo fino a giugno 2026 con opzione. In tutto questo, per quel discorso delle combinazioni della vita, due clamorose. Il Milan, come con Pioli e Mihajlovic, prende un ex interista. E Conceiçao, alla prima uscita da milanista, allenerà (in Supercoppa) contro la Juve del figlio Francisco.
Il fumo in arrivo da Villa Borghese ha causato la chiusura di due stazioni della linea A. Un minore, rimasto intossicato, è stato trasportato in codice rosso al Bambino Gesù
Un’alta colonna di fumo, visibile nel tardo pomeriggio anche a molta distanza. Ed un odore forte di bruciato, così intenso da costringere l’Atac a prendere provvedimenti.
Chiuse due fermate della metro A – A Villa Borghese, nel pomeriggio del 29 dicembre, è divampato un incendio. Le fiamme hanno sprigionato un denso fumo che ha causato, poco dopo le ore 18, la contemporanea chiusura di due stazioni metropolitane della linea A: Flaminio e Spagna. Sul posto dell’incendio sono intervenuti i vigili del fuoco.
La sala operativa del comando di Roma ha infatti inviato intorno alle 18,40 a piazzale Flaminio le squadre della centrale, un autocarro ed un autobotte. Sul posto per domare l’incendio anche il capoturno provinciale. Le fiamme si sono sviluppate in un capanno in viale Giorgio Washington. Il locale conteneva attrezzature a servizio dei lavori della metropolitana.
Perché il fumo è arrivato nelle stazioni – Sono in corso aggiornamenti sulle dinamiche dell’incidente. Il denso fumo venutosi a formare si è incanalato molto probabilmente all’interno degli aeratori che collegano anche la fermata metro di Spagna, intasando le gallerie dove transitavano i passeggeri, facendo scattare l’allarme antincendio. Al momento le fiamme sono state spente. I passeggeri, spaventati, sono stati fatti uscire e le fermate restano momentaneamente chiuse.Non risultano feriti ma un ragazzo di 16 anni, a causa del denso fumo, è rimasto intossicato ed è stato prelevato dall’ ambulanza all’uscita della metro Flaminio e trasportato in codice rosso al bambino Gesù. Sul posto sono presenti anche le forze dell’ordine.
Ennesimo episodio di discriminazione in Serie A. Dopo soli sette minuti di gioco, Juventus-Fiorentina, valida per la 18esima giornata di Serie A, è stata sospesa per cori discriminatori indirizzati dai tifosi ospiti a Dusan Vlahovic, ex attaccante proprio dei viola oggi alla Juventus. A richiamare l’attenzione dell’arbitro è stato lo stesso centravanti serbo, con il direttore di gara che ha poi chiamato a sé i capitani delle due squadre per spiegare che, se i cori fossero continuati, la partita sarebbe stata sospesa.
In seguito è arrivato l’annuncio dello speaker dello stadio e il capitano della Fiorentina Ranieri è andato sotto al settore occupato dai propri tifosi per richiamare alla calma, indicando lo stemma sulla maglia.
I due sono caduti vittime della furia di un gruppo di tifosi grigiorossi dopo aver iniziato a filmarli: «Siamo sotto shock, nelle prossime ore sporgeremo formale denuncia»
Lei centrata da una manganellata; lui ferito da un colpo di spranga e da un pugno al volto: una coppia di cremonesi che abita a ridosso dello stadio è rimasta vittima della furia inconsulta di un gruppo di tifosi grigiorossi che stava sciamando dallo Zini al termine del derby con il Brescia.
«Ho sentito una serie di scoppi e sono uscito di casa per capire cosa stesse succedendo — racconta l’uomo —. Temevo che le esplosioni dei petardi potessero danneggiare la mia auto, parcheggiata in strada.Ho avviato una registrazione video con il telefonino e, poco dopo, sono stato colpito».
Le immagini del filmato catturano il preciso momento dell’aggressione. Poco dopo è toccato alla compagna, anche lei scesa in strada per documentare con lo smartphone quanto stava accadendo. Le riprese salvate sul dispositivo raccontano chiaramente di una stangata secca, vibrata con violenza contro il braccio della donna.
«Siamo sotto shock — spiegano i due —, nelle prossime ore sporgeremo formale denuncia alle forze dell’ordine». Qualcuno degli ultrà, tutti incappucciati e con il volto celato dalle sciarpe, ha interrotto la marcia per scusarsi con le vittime, bersagli di uno scoppio di violenza odioso, gratuito e inammissibile.
È accaduto questa mattina tra via Dante e va Orti Romani, all’alba dell’incontro di serie B tra Brescia e Cremonese
Fiammata tra tifosi questa mattina, all’alba del match di serie B tra Cremonese e Brescia. Stando alle prime informazioni fornite dalla Questura, un gruppo di ultras bresciani avrebbe dato in escandescenze contro un gruppo di tifosi locali mentre si dirigeva verso lo stadio Zini, tra via Orti Romani e via Dante, danneggiando anche un’automobile. Per il momento non risultano feriti, seguiranno aggiornamenti.
Lo sciatore è caduto durante la discesa ad alta velocità, è stato soccorso in pista: cosa è successo e quali sono le sue condizioni di salute
Il superG di coppa del mondo di Bormio è stato interrotto appena dopo il suo inizio per la brutta caduta sul muro di San Pietro del primo a partire, lo svizzero Gino Caviezel. Dopo l’impatto è stato subito soccorso con intervento dell’elicottero. Non sono ancora chiare le sue condizioni di salute.
La caduta di Caviezel, cosa è successo a Bormio: il video – L’elvetico ha sbattuto violentemente contro un palo causando l’apertura dell’air bag ed è poi scivolato per decine di metri lungo la discesa. Un elicottero è intervenuto per recuperarlo in pista e trasportarlo in ospedale.
La gara è quindi ripresa, dopo un controllo della pista da parte degli organizzatori. Venerdì scorso, sempre sulla Stelvio, c’era stata la caduta terribile del francese Cipryen Sarrazin nella seconda prova cronometrata. Lo sciatore è stato operato ieri alla testa per ridurre l’ematoma intracranico che aveva subito nella caduta.
Gino Caviezel dopo la caduta durante il SuperG a Bormio
Come sta Gino Caviezel: gli aggiornamenti sulle condizioni di salute – Le prime informazioni sulla caduta di Gino Caviezel parlano di lesioni a una gamba. Lo sciatore dei Grigioni si aggiunge alla lista di altri sciatori infortunati in questi giorni a Bormio. Oltre a Sarrazin, ci sono anche l’italiano Pietro Zazzi (frattura di tibia e perone) e lo svizzero Josua Mettler (rottura dei legamenti crociati di entrambe le ginocchia).
Robert Brooks aveva 43 anni. Video mostra il detenuto con le mani legate preso a pugni e calci da tre guardie carcerarie anche quando è privo di sensi
Un detenuto afroamericano è morto la mattina del 10 dicembre scorso, dopo essere stato vittima il giorno precedente di un brutale pestaggio da parte di alcune guardie carcerarie nel penitenziario di Marcy, nella contea di Oneida (New York). L’uomo, Robert Brooks, 43 anni, è morto dopo il ricovero al Wynn Hospital di Utica. Il decesso è avvenuto per “asfissia dovuta a compressione del collo“, secondo il referto medico.
Il video del pestaggio – Ilpestaggio è documentato dalle riprese video della telecamera di una delle guardie e mostra il detenuto con le mani legate dietro la schiena preso a pugni e calci da tre guardie carcerarie anche quando è privo di sensi e con il volto insanguinato. Altre guardie assistono senza intervenire. Sul caso sta indagando il procuratore generale di New York, Letitia James, che ha pubblicato la registrazione della telecamera.
“Le mie sincere condoglianze vanno alla famiglia del signor Brooks“, ha dichiarato James in una conferenza stampa. “Non ho preso alla leggera la pubblicazione di questo video“, ma “è mio dovere e responsabilità” diffondere queste informazioni, ha affermato. James ha detto che è in corso un’indagine “approfondita” e che hanno già incontrato la famiglia di Brooks.
Il commissario della prigione di Stato Daniel Martuscello ha annunciato l’immediato licenziamento delle persone coinvolte e la sospensione dal lavoro e dallo stipendio di altre 13 persone per questo “atto volgare e disumano che ha stroncato senza motivo una vita“. Un’altra guardia si è dimessa. Ha anche annunciato cambiamenti “per garantire che nulla di simile possa mai accadere nelle nostre strutture“. “Questo è un omicidio e ci saranno dei responsabili“, ha sottolineato Martuscello. “Queste persone non rappresentano la cultura del dipartimento o tutto ciò che esso rappresenta“, ha sottolineato. Brooks stava scontando una condanna a 12 anni di carcere.
Si teme che quasi tutte le persone a bordo siano morte. Due per ora i sopravvissuti
Incidente in Corea del Sud dove un aereo Jeju Air, con a bordo 175 passeggeri e sei membri dell’equipaggio, si è schiantato oggi all’aeroporto internazionale di Muan.
Si ritiene che quasi tutte le 181 persone a bordo siano morte, ha riferito l’agenzia di stampa Yonhap, citando i vigili del fuoco. Due persone sono state tratte in salvo.
L’aereo è uscito di pista durante l’atterraggio e si è schiantato contro una recinzione all’aeroporto. Il volo Jeju Air stava tornando da Bangkok.
Ipotesi bird strike – Per l’incidente si ipotizza un bird strike. I due sopravvissuti, un passeggero e un assistente di volo, sono stati trasportati in ospedale. Uno dei due, secondo un rapporto, ha scoperto del fumo proveniente da uno dei motori.
Diversi testimoni oculari a terra hanno anche riferito di aver visto fiamme provenienti da una delle turbine e di aver sentito diversi forti scoppi, ha riferito Yonhap. Sulla base dei primi riscontri, le autorità presumono che i piloti non siano riusciti a estendere il carrello di atterraggio a causa dell’impatto con uccelli che ha provocato l’incidente.
Presidente ad interim arrivato sul luogo del disastro – Il presidente sudcoreano ad interim Choi Sang Mok si è recato sul luogo del disastro. Choi Sang Mok ha chiesto di utilizzare tutte le attrezzature, il personale e le infrastrutture disponibili per “salvare anche un’altra vita“, ha riferito l’agenzia Yonhap. “Credo che nessuna parola di consolazione sarà sufficiente per le famiglie che hanno sofferto una simile tragedia. Il governo – ha assicurato – non risparmierà alcuno sforzo nel sostenere le famiglie in lutto“.
Il direttore esecutivo della Jeju Air Kim E-Bae ha detto che la compagnia aerea ha espresso le sue più sentite condoglianze e scuse alle persone colpite. “Attualmente, la causa esatta dell’incidente deve ancora essere determinata e dobbiamo attendere l’indagine ufficiale da parte delle agenzie governative – ha affermato – Indipendentemente dalla causa, mi assumo la piena responsabilità come direttore esecutivo“.
Tutti gli altri voli da e per Muan sono stati cancellati. L’aeroporto di Muan, inaugurato nel 2007 dopo 10 anni di costruzione, si trova nella provincia sud-occidentale di Jeolla, a circa 300 chilometri dalla capitale Seul.
Non è bastato scegliere di tornare a casa camminando: dovrà comunque pagare 102 euro
Se bevi non devi guidare. Giusto. E camminare? Sì o no? Non basta avere coscienza, serve anche avere fortuna.La storia che arriva da Genova è quasi inverosimile, surreale, la leggenda del ligio bevitore.
Un bevitore che si era reso conto di aver buttato giù un po’ troppi bicchieri. Ho bevuto, non guido. Decide di lasciare l’auto parcheggiata, vicino al locale dove aveva trascorso la serata e torna a casa a piedi. Sono quasi le 3 del mattino. C’è il marciapiede. Viene fermato dai carabinieri. Stava barcollando: multa da 102 euro per ubriachezza. Sul verbale: difficoltà a camminare dritto, occhi rossi, e lingua impastata. Semplicemente ubriaco.Ma senza macchina. Oltre il codice della strada, oltre ogni ragionevole pensiero. Se bevi non guidi (giusto) e non cammini (che si fa?). Non c’è modo di vedere il bicchiere mezzo pieno: anche perché se succede una storia così, il bicchiere è stato svuotato.
Gian Paolo Ormezzano con Carolinee Ayrole – (LaPresse)
Il grande cronista si è spento a Torino all’età di 89 anni. Il cordoglio del club granata: “Faticherà molto a nascere, se mai nascerà, un altro come lui”
Grave lutto nel giornalismo italiano: Gian Paolo Ormezzano, grande firma delle cronache sportive, è morto a Torino all’età di 89 anni. Lascia la moglie e tre figli. Omezzano aveva iniziato l’attività a Tuttosport, testata di cui fu anche direttore, dal 1974 al 1979. Passò poi a La Stampa, lavorando come inviato fino al 1991, anno in cui andò in pensione.
La passione per lo sport e l’amore per il Toro – A parte la passione per il calcio e per il Torino, di cui era un grandissimo tifoso, Ormezzano era un appassionato di sport a 360 gradi, nonché grande memoria storica delle Olimpiadi, avendole seguite da cronista sin dal 1960. Attualmente scriveva di ciclismo (altro sport molto amato) per Tuttobici. Lo storico cronista raccontava di aver visto tutte le partite del Grande Torino allo stadio Filadelfia. Quando il Toro vinse il suo primo scudetto, nell’ormai lontano 1976, da direttore di Tuttosport titolò: “Toro, lassù qualcuno ti ama“, con chiaro riferimento ai grandi campioni morti il 4 maggio del 1949 nella tragedia di Superga.
“Il Presidente Urbano Cairo e tutto il Torino FC – si legge in una nota pubblicata sui profili social del club granata – sono vicini con affetto alla famiglia Ormezzano nel caro ricordo di Gian Paolo Ormezzano, gigante del giornalismo italiano con il cuore saldo a Torino dove era un punto di riferimento e da sempre orgoglioso tifoso del Toro. Del Toro non sapeva tutto: di più. In cambio di pagelle sempre lusinghiere e di nessuna assenza da scuola con il papà ha visto tutte le partite casalinghe del Grande Torino, diventandone straordinaria memoria storica. Da lì un crescendo di emozioni senza mai fermarsi, continuando a lavorare sino a ieri, anche come firma del Corriere della Sera, sempre consolidando la sua fittissima rete di amicizie intessute in ogni ambito e in ogni luogo della terra. Campione assoluto di giornalismo, con un primato – tra i tanti – di 25 Olimpiadi da inviato (tra Giochi estivi e invernali), oltre a decine e decine di partecipazioni in prima fila al Giro d’Italia e al Tour de France, autentico fuoriclasse nel racconto di aneddoti e barzellette, spesso giocando con le parole nei suoi inarrivabili e inimitabili calembour, tra i suoi pregi aveva anche la generosità. Pur fiaccato nel fisico da operazioni e da diversi ricoveri ospedalieri, ancora nelle ultime ore il suo pensiero era ‘per i miei sei amici, tutti molto malati’. Spesso lo ha scritto di altri, ma nel suo caso e nell’impossibilità di ricordarlo per tutto quanto ha fatto, è davvero appropriato: faticherà molto a nascere, se mai nascerà, un altro come lui. Il mondo del giornalismo, dello sport e della cultura, la Città di Torino e tutti quanti hanno avuto l’onore e il piacere di conoscerlo piangono uno straordinario interprete, il Toro perde un amico“.
Era attesa a Roma il 20 dicembre. Lo comunica la Farnesina. Era lì per svolgere servizi giornalistici
La giornalista italiana Cecilia Sala è stata arrestata in Iran. Era lì per svolgere servizi giornalistici quando è stata fermata il 19 dicembre scorso dalle autorità di polizia di Teheran. Lo ha reso noto la Farnesina, precisando che su disposizione del ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, l’ambasciata e il consolato d’Italia a Teheran stanno seguendo il caso con la massima attenzione sin dal suo inizio.
In coordinamento con la presidenza del Consiglio, la Farnesina ha lavorato con le autorità iraniane per chiarire la situazione legale di Cecilia Sala e per verificare le condizioni della sua detenzione. Oggi l’ambasciatrice d’Italia in Iran Paola Amadei, ha effettuato una visita consolare per verificare le condizioni e lo stato di detenzione della giornalista romana Cecilia Sala che ha anche avuto la possibilità di effettuare due telefonate con i parenti.
Chora Media, la Podcast company italiana per la quale la giornalista realizza ‘Stories’, sottolinea che “il motivo del suo arresto non è ancora stato formalizzato“. Cecilia Sala, che lavora anche per Il Foglio, era partita da Roma -dove è nata e cresciuta – per l’Iran il 12 dicembre con “regolare visto giornalistico e le tutele di una giornalista in trasferta“, precisa Chora Media, precisando che Sala aveva fatto una serie di interviste e realizzato tre puntate del podcast ‘Stories‘. Il suo rientro a Roma era previsto per il 20 dicembre, ma la mattina del 19, dopo uno scambio di messaggi, il suo telefono è diventato muto.
Chora Media evidenzia come, conoscendo l’estrema puntualità di Cecilia Sala nell’inviare le registrazioni, sia subito scattato l’allarme e “insieme al suo compagno, il giornalista del Post Daniele Ranieri, abbiamo allertato l’Unità di Crisi della Farnesina“. Sono stati anche chiamati i suoi contatti iraniani, ma nessuno sapeva dove fosse finita. La mattina di venerdì non si è imbarcata sul voto di ritorno e poche ore più tardi Cecilia Sala ha chiamato sua madre e le ha detto che era stata arrestata, portata in carcere e che aveva avuto il permesso di fare una breve telefonata, prosegue la Podcast company italiana, secondo la quale da quel momento è “cominciata l’attività delle autorità italiane, in cui riponiamo tutta la nostra fiducia e con cui siamo in costante contatto per capire cosa sia successo e per riportarla a casa“.
Hakan Calhanoglu si racconta al Corriere dello Sport. Il 30enne centrocampista turco dell’Inter ha dichiarato in un’intervista al quotidiano sportivo diretto da Ivan Zazzaroni in edicola oggi:
Cos’è per lei l’Inter? – “Posso dire che è stato, innanzitutto, un cambiamento pesante nella mia vita. Perché trasferirsi qui dal Milan non è facile. Ma a me l’Inter era sempre piaciuta, anche in passato. Sin dal primo giorno in nerazzurro, è cominciato un percorso straordinario, che ha segnato la mia carriera e che mi ha fatto diventare il giocatore che sono“.
Le piacerebbe chiudere la carriera in nerazzurro? – “Me lo auguro, è la mia speranza. Anche perché ormai non sono più così giovane. E nel calcio non si può mai sapere cosa accadrà. Ma sicuramente resterò il più a lungo possibile“.
La scorsa estate l’aveva cercata il Bayern Monaco. Ha tentennato? – “C’erano gli Europei e fino a che non sono finiti il mio procuratore non mi ha detto nulla. Poi mi ha chiamato dicendomi che c’erano queste opzioni. Io l’ho fermato subito e gli ho detto senza esitazioni: ‘Parla con l’Inter, non con me. Farò solo quello che vogliono loro’. Non posso altro che ringraziare questo club e la gente che ne fa parte. Mi hanno sempre aiutato e sostenuto. In particolare Ausilio. È stato importantissimo per me, sia sul piano sportivo sia su quelle personale. Mi ha dato fiducia e fatto capire che potevo essere un giocatore importante per l’Inter. E così è stato. Questo è il motivo per cui sarà sempre l’Inter a decidere per me“.
L’Inter è anche Inzaghi. Si può dire che sia l’allenatore più importante per la sua storia di calciatore? – “Sicuramente sì. Ha visto la mia qualità e la mia intelligenza in campo. Ha avuto l’intuizione di trasformarmi da mezz’ala in regista. Ed è stata la svolta nella mia carriera. Mi ricordo che, qualche anno fa, lo avevo già incrociato quando guidava la Lazio. Anche quella era una squadra che giocava bene. Mi vengono in mente le sue telefonate prima di arrivare all’Inter. Le sue parole sono state stimolanti e mi hanno convinto della scelta. Ha spinto tanto per farmi venire. Siamo arrivati insieme e, dopo tre anni e mezzo, si può dire che abbiamo fatto qualcosa di importante“.
È vero che esiste un’Inter con Calhanoglu e una senza? “Onestamente, non mi piace parlare di me stesso. Quando vado in campo, cerco solo di giocare veloce, sviluppare la manovra in avanti, e penso sempre a come uscire dalle varie situazioni. Lavoro per dare una mano in fase di costruzione, creando opportunità per segnare. Ma devo ammettere che ciò che mi piace di più è difendere, fronteggiare un avversario, sfidarlo. Prima ero felice se riuscivo a segnare o a fare assist, mentre adesso godo nel lavorare per la squadra e nell’aiutare i miei compagni. In precedenza, non mi capitava di fare tanti contrasti o interventi in scivolata. Beh, adesso li adoro…“.
Adesso, per tutti è un giocatore imprescindibile. Ai tempi del Milan non era così: almeno per chi era all’esterno. Eppure, tutti gli allenatori italiani che ha avuto, da Montella a Gattuso, da Giampaolo a Pioli, fino ad arrivare ovviamente a Pioli, non hanno mai pensato di fare a meno di lei. – “È vero. Al Milan il primo anno è stato difficile, perché venivo da sei mesi di squalifica. Non ero in forma. Poi tutto è migliorato. Credo che tutti mi schierassero perché, fondamentalmente, sono un giocatore di squadra e lavoro sempre per il bene della squadra. Sono sempre stato disponibile a occupare la posizione che mi veniva chiesta, largo a sinistra o trequartista. Peraltro, Giampaolo è stato il primo a schierarmi come regista, in una partita contro l’Udinese, alla prima giornata di campionato (stagione 2019/20). Non abbiamo avuto tanto tempo per stare assieme perché è stato esonerato. Mi è dispiaciuto, perché mi trovavo bene. Apprezzavo le sue idee e Giampaolo mi piaceva come persona. Sono felice che ora sia a Lecce e che stia facendo bene“.
Asllani può raccogliere il suo testimone come regista nell’Inter? – “Deve riuscirci. Per me, è come se fosse un fratello piccolo. Lo sto aiutando e devo dire che lui mi ascolta molto. Ha sicuramente diverse qualità, ma deve migliorare ed è il primo a saperlo. Anche perché se giochi per l’Inter, devi sempre dimostrare qualcosa. Sta imparando e noi siamo qui per aiutarlo. Sono sicuro che, dopo di me, sarà importante“.
Qual è il segreto dell’Inter? – “Lo spogliatoio, il gruppo. Appena arrivato, ho scoperto che qui c’erano persone differenti. Ho avvertito subito il calore. La sensazione è di essere in famiglia. Il comfort è assoluto. E ognuno si sente importante. Per i nuovi arrivati le porte sono aperte: da parte di tutti c’è la disponibilità ad aiutare. Non è semplice costruire un ambiente del genere. Ma è questo che fa la differenza“.
L’Inter è davvero tanto più forte delle altre squadre in Italia? – “Forti lo siamo diventati nel corso di questi anni, attraverso il lavoro e il sacrificio. Abbiamo parlato poco e pedalato tanto. Siamo andati avanti a testa bassa, concentrandoci su ogni partita, evitando di pensare troppo in là“.
Dà fastidio che, da parte delle altre squadre, si insista tanto nel sostenere che l’Inter sia nettamente favorita per il campionato? È un modo per mettere pressione? – “Da un certo punto di vista, fa anche piacere. Ma credo sia innanzitutto una strategia. A noi, comunque, non interessa, perché guardiamo solo a noi stessi. Sappiamo di essere forti, ma anche di poter fare di più. E allora ci impegniamo per migliorare ancora”.
Siamo quasi alla fine del girone di andata. Lo scudetto è ormai una corsa a tre, tra Inter, Atalanta e Napoli, oppure può ancora inserirsi qualche altra squadra? – “Quest’anno ci sono tante squadre in pochi punti. Noi faremo di tutto per vincere ogni partita e poi alla fine si vedrà. Adesso siamo concentrati sul Cagliari e poi penseremo alla Supercoppa“.
Dopo un inizio di stagione un po’ rallentato a che livello è adesso l’Inter? – “Al 90 per cento. Ci manca ancora qualcosa per essere al top. Ma questa stagione è molto più intensa rispetto alla scorsa. Si gioca ogni tre giorni, senza sosta. C’è meno riposo. Ma grazie al turnover e alle rotazioni stiamo gestendo bene le forze. Al momento giusto alzeremo il livello”.
Magari quando la Champions arriverà alla fase decisiva. – “Abbiamo la consapevolezza di potercela giocare con tutti. Ci sono altre due-tre squadri forti, che sono certamente pericolose. Ma noi abbiamo imboccato un percorso importante, che ci ha fatto crescere e che, allo stesso tempo, ha eliminato gli alti e bassi. Ora, l’Inter è una squadra continua. Abbiamo lavorato tanto per riuscirci, ma abbiamo riportato l’Inter al livello dove merita. Il nostro obiettivo come giocatori è rappresentare l’Inter nel migliore dei modi e lo stiamo facendo“.
La Champions è il suo sogno? “Sì, ma il mio sogno è conquistarla con la maglia nerazzurra. Con l’Inter ho vinto tutto in Italia. A questo punto, mi manca solo l’Europa. Come ho già detto, siamo sulla strada giusta“.
Cos’è per lei Milano? – “È una città che mi piace molto. Come mi piacciono gli italiani. Sono simili a noi turchi. Sono aperti hanno un cuore aperto e caldo. È curioso, però, che i miei amici italiani vengono quasi tutti dal sud: napoletani, calabresi, siciliani. Qui, ho avuto l’opportunità di conoscere bellissime persone. E posso dire che Milano sia ormai la mia seconda casa. Anzi, sarà la città dove vivrò una volta che la mia carriera di calciatore sarà finita“.
Quando chiuderà con il calcio giocato, cosa le piacerebbe fare? – “Le strade sono due: allenatore o direttore sportivo. Al momento, comunque, più il secondo del primo. Come Ausilio”.
Nelle aree pubbliche, comprese vie e strade, fatta eccezione per zone isolate dove si può stare a 10 metri dagli altri
Giovedì il comune di Milanoha ricordatoche dalprimo gennaio del 2025 il divieto di fumo all’aperto sarà esteso a tutte le aree pubbliche: il comune ha detto che il divieto include vie e strade e che le uniche eccezioni previste saranno le aree isolate in cui le persone possono mantenere almeno 10 metri di distanza le une dalle altre.
A Milano il divieto di fumo all’aperto era già in vigore dagennaio del 2021in parchi, fermate dei mezzi pubblici, aree gioco per bambini, aree per i cani, cimiteri e strutture sportive, per quanto poco osservato: è contenuto nel Regolamento comunale per la qualità dell’area (PDF), all’articolo 9. Quell’articolo prevedeva già che dal 1° gennaio del 2025 il divieto sarebbe stato esteso «a tutte le aree pubbliche o ad uso pubblico, ivi incluse le aree stradali, salvo in luoghi isolati dove sia possibile il rispetto della distanza di almeno 10 metri da altre persone».
Il divieto in questione riguarda esclusivamente il fumo di tabacco, ma non vale per le sigarette elettroniche: non è chiaro se includa anche i dispositivi che scaldano il tabacco senza bruciarlo. Non è chiaro nemmeno se, per come è formulato, il divieto includa gli spazi per i tavolini esterni di locali e ristoranti, cioè i dehors.
Il comune ha motivato il divieto con la necessità di tutelare la salute della cittadinanza, limitare il fumo passivo per i bambini, e di ridurre il PM10, ovvero il particolato formato da particelle con un diametro inferiore al centesimo di millimetro (10 micrometri) che riescono anche a depositarsi nei bronchi.
Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, il fumo di tabacco è lacausadella maggioranza dei tumori al polmone e di almeno l’80 per cento dei decessi causati da questo tipo di tumori. ll comune cita dati di Arpa Lombardia che dicono che il fumo di sigaretta contribuisce per il 7 per cento alle emissioni di PM10: il dato si riferisce in realtà a una categoria più ampia di sorgenti che comprendono, oltre alfumo di sigaretta, anche fuochi d’artificio.
La rimonta dell’alta pressione porterà una nuova fase di stabilità tra il 25 e il 26 dicembre, soprattutto sulle regioni del Centronord, mentre al Sud sono previste ancora precipitazioni
Inizia proprio a Natale la rimonta dell’anticiclone. L’alta pressione in espansione sull’Europa sta per coinvolgere anche l’Italia, portando una nuova fase di stabilità dopo l’ondata di gelo dell’ultimo fine settimana. Nei prossimi giorni lo Stivale sarà diviso in due parti: da una parte ancora pioggia e neve, e dall’altra la rimonta del bel tempo.
L’infografica di 3bmeteo
Maltempo a Natale – Tuttavia, tra la giornata Natale, mercoledì 25 dicembre, e quella di giovedì 26, Santo Stefano, ci sarà ancora spazio per qualche episodio di instabilità: come spiegano gli esperti di 3bmeteo, a farne le spese saranno quelle del medio Adriatico e il Sud, soprattutto nella giornata di Natale, anche con qualche nevicata che interesserà le zone appenniniche. Il maltempo condizionerà la giornata dalle Marche all’Abruzzo, dal Molise alla Puglia: pioggia per Natale e, a quote collinari, anche neve, che non mancherà nemmeno in Calabria e Sicilia man mano che si sale verso i 1000 metri di quota. Altrove sarà invece il bel tempo a prevalere, con l’anticiclone che favorirà stabilità al Nord, in Sardegna e su gran parte delle regioni tirreniche.
Il meteo a Santo Stefano – Le temperature continueranno a rimanere basse, ma una prima svolta “calda” è attesa proprio per domani, giovedì 26 dicembre. La rimonta dell’anticiclone porterà un tempo soleggiato in tutte le regioni del Nord. Bel tempo anche al Centro, con sole prevalente sull’Umbria e sulle regioni tirreniche, mentre il versante adriatico sarà interessato ancora da qualche precipitazione, con gli ombrelli che serviranno solo in poche zone di Abruzzo, Molise e Basilicata. Tempo soleggiato anche in Sardegna, mentre al Sud ci saranno addensamenti e qualche debole pioggia su Basilicata,alta Calabria e Sicilia settentrionale con spruzzate di neve dai 1.000 metri in Appennino, e oltre i 1.300m sui rilievi della Sicilia
Dal 2025, WhatsApp non sarà più utilizzabile su smartphone con Android 4.4 o iOS 15.0. Tra i dispositivi esclusi, modelli Samsung, Motorola, LG e (da maggio) anche Apple
A partire dal 1° gennaio 2025, WhatsApp interromperà il supporto per diversi smartphone Android con versioni del sistema operativo precedenti alla 5.0 (Lollipop).
Questa decisione mira a garantire la sicurezza e l’efficienza dell’applicazione che appartiene aMeta, il colosso tech che controlla anche Facebook, Instagram e Threads.
I telefoni esclusi da WhatsApp – I telefono interessati sono usciti più di dieci anni fa.
Inoltre, da maggio 2025, WhatsApp richiederà almeno iOS 15.1 per funzionare sui dispositivi Apple, tagliando fuori dai suoi aggiornamenti modelli come iPhone 5s, iPhone 6 e iPhone 6 Plus.
Cosa fare se possiedi uno di questi dispositivi – Aggiornamento del sistema operativo:
Verifica se il tuo smartphone può essere aggiornato a una versione più recente del sistema operativo.
Su Android: vai su Impostazioni > Informazioni sul telefono > Aggiornamenti di sistema.
Su iPhone: vai su Impostazioni > Generali > Aggiornamento Software.
Considera l’acquisto di un nuovo dispositivo: Se il tuo smartphone non supporta le versioni richieste, potrebbe essere il momento di valutare l’acquisto di un dispositivo più recente.
Backup delle chat:
Prima di cambiare dispositivo, esegui un backup delle tue conversazioni per non perdere dati importanti.
Su WhatsApp: vai su Impostazioni > Chat > Backup delle chat e seleziona Esegui backup. In questo modo sarà possibile trasferire tutti i messaggi, comprensivi volendo di foto e video, sul nuovo dispositivo.
A denunciare tutto, Mariarosaria Stanziano (Rori, ndr.) dirigente scolastica dell’Istituto nel difficile rione Conocal di Ponticelli, periferia orientale della città.
Una dose di razzismo anche nel periodi diNatale. Il bersaglio? Ancora una volta i napoletani. Ci troviamo a Venezia. Qui, sabato 21 dicembre, venti ragazzi dell’Istituto statale di istruzione superiore «Archimede» di Napoli, hanno partecipato a un evento natalizio organizzato in un albergo di Venezia che prevedeva come dress code quello di indossare un abito ottocentesco.
Una serata, preceduta da una passeggiata in abito storico per le strade di Venezia durante la quale sono stati rivolti «ai miei ragazzi assurdi cori razzisti, discriminatori e omofobi, di una crudeltà e cattiveria assurda e ingiustificata, solo perché indossavano gli abiti storici o perché si sentiva l’accento napoletano». Qualche esempio? «Gay di m… andate a scoparvi a casa vostra», «non vi vogliamo in Veneto» o «Terroni», «napoletani di m****», e persino «T****, non vi vogliamo».
La denuncia – A denunciare tutto, Mariarosaria Stanziano (Rori, ndr.) dirigente scolastica dell’Istituto nel difficile rione Conocal di Ponticelli, periferia orientale della città.
«Insulti razzisti e omofobi contro i miei studenti in gita a Venezia per un ballo storico in abiti d’epoca. Gli hanno detto ‘napoletani e terroni di merda, tornate a casa vostra‘.
Le ragazzine vestite da dame apostrofate con epiteti volgari: tr*ie, non vi vogliamo. Siamo andati via scioccati. Noi siamo andati a Venezia per fare una esperienza culturale, pagato B&B e consumato nelle pasticcerie e gelaterie locali. I nostri studenti sono tutti bravi ragazzi, perché devono aver vissuto questa esperienza così mortificante? Non ci era mai capitato ai balli precedenti, né a Parigi né Roma e Sicilia», ha spiegato la preside a Fanpage.
La rabbia della preside – Stanziano spiega di aver «già informato dell’accaduto l’assessore alla Scuola della Regione Campania, Lucia Fortini» e di voler scrivere una lettera aperta al sindaco di Venezia e al governatore della Regione Veneto per informarli del trattamento ricevuto: «I ‘nostri ragazzi’ che conoscono il Conocal e il Bronx di Ponticelli hanno danzato con dame e cavalieri provenienti da Associazioni di Danza storica di tutta Italia e si sono seduti a cena in un hotel 5 stelle con argenteria e servizi d’epoca, per me è stato un enorme motivo di orgoglio. Nulla può cancellare e distruggere questo, nemmeno la cattiveria, l’ottuso pregiudizio, l’odioso razzismo e l’inconcepibile omofobia di ragazzi, uomini e donne che non hanno esitato ad apostrofare dei ragazzini tra i 14 e 18 anni, che hanno l’unica colpa di essere nati a sud dell’Italia e che hanno l’accento di un dialetto-lingua diverso».
La Nme – New Media Enterprise ha comunicato l’interruzione della produzione dal 23 dicembre 2024 e dell’attività lavorativa giornalistica dal 31 dicembre 20
Natale amaro per i giornalisti e le giornaliste di Metro, il quotidiano freepress nato quasi 25 anni fa. Proprio oggi, la vigilia di Natale, la Nme – New Media Enterprisein liquidazione ha comunicato al comitato di redazione “l’interruzione della produzione dal 23 dicembre 2024 e dell’attività lavorativa giornalistica dal 31 dicembre 2024″. È quanto si legge in un comunicato del Comitato di redazione (Cdr) della testata, nel quale si sottolinea il “cinico tempismo” dell’annuncio dato proprio a ridosso delle festività natalizie.
Metro, il giornale gratuito distribuito nei dispenser alle fermate degli autobus e della metro, era in crisi da tempo. Aveva cambiato più volte proprietà, provato a ridurre le testate locali e il personale, ma nulla di tutto questo è riuscito a risollevarne le sorti. Così siamo arrivati ad assistere a questo “brutto finale“, come lo ha definito il Cdr.
Il comunicato del Cdr – “L’esperienza di Metro in questi quasi 25 anni è stata incredibilmente libera, senza vincoli né imposizioni che non fossero il rispetto delle lettrici e dei lettori che prendevano, a loro volta liberamente, le copie dai dispenser“, scrive il Cdr ripercorrendo la storia del quotidiano. Nell’ultimo periodo però “le giornaliste e i giornalisti di Metro hanno vissuto anni di crescente precarietà, hanno accettato responsabilmente ammortizzatori sociali sempre più pesanti senza far mai mancare il proprio impegno professionale per garantire la massima qualità possibile dell’informazione. Sino all’ultimo si sono fatti carico delle conseguenze dei tagli e della crisi. E ora, giusto alla vigilia di Natale, si ritrovano insieme alle loro famiglie a fare i conti con l’amara assenza di qualsiasi prospettiva lavorativa“. Proprio “un brutto finale“.
Il presidente eletto degli Stati Uniti ha rilanciato sui social la proposta di acquisto della Groenlandia, già avanzata nel 2019, e ha minacciato Panama di riprendere il controllo del Canale. Quali sono le motivazioni
Donald Trump alla riconquista del Canale di Panama e all’acquisizione della Groenlandia. Quelle che erano promesse o minacce elettorali, ora sono le parole del presidente eletto degli Stati Uniti, che entrerà nella Casa Bianca tra meno di un mese.
Il caso Panama – In una serie di post minacciosi sul suo social media Truth, Trump ha attaccato le autorità panamensi di imporre “tariffe ridicole” e troppo alte agli Stati Uniti e ha avvertito che la Cina sta assumendo un ruolo sempre più influente nell’area dichiarando che una volta tornato alla Casa Bianca farà di tutto per riprendere il controllo dello strategico passaggio. Il Canale di Panama, che collega l’oceano Atlantico e quello Pacifico, fu costruito più di un secolo fa dagli Stati Uniti ma torno nelle mani del paese centroamericano nel 1999, in base a un accordo firmato dal presidente democratico Jimmy Carter negli anni Settanta.
Nella pratica è quasi impossibile che gli Stati Uniti possano riprendere il controllo del Canale, che costruirono più di un secolo fa. Trump tira nel bel mezzo della polemica anche la Cina, che nel 2017 ha avviato una serie di negoziazioni commerciali con Panama per il controllo di due dei cinque porti adiacenti al Canale, nell’ambito degli investimenti e progetti infrastrutturali della Belt and Road Initiative.
Immediata la replica delle autorità del Paese. “Ogni metro quadrato del Canale appartiene a Panama e continuerà a esserlo“, ha risposto il presidente di Panama, José Raúl Mulino “La sovranità e l’indipendenza del nostro Paese non sono negoziabili. Ogni panamense, qui e ovunque nel mondo, lo porta nel cuore ed è parte della nostra storia di lotta e di conquista irreversibile”, ha sottolineato Mulino in un messaggio alla nazione diffuso sui social network e sui media.
Le mire sulla Groenlandia – L’attacco di Trump sul canale è solo l’ultimo esempio del cambiamento che il presidente eletto imprimerà alla politica estera una volta tornato alla Casa Bianca soprattutto rispetto alla Cina e all’Europa. Il presidente eletto punta anche alla Groenlandia. “Ai fini della sicurezza nazionale e della libertà in tutto il mondo, gli Stati Uniti d’America ritengono che la proprietà e il controllo della Groenlandia siano una necessità assoluta“, ha scritto su Truth. Certo, non è una sortita nuova. Trump aveva espresso la sua ambizione già nel 2019, durante il suo primo mandato, quando considerò l’acquisto da parte degli Stati Uniti di questo territorio artico, evocando una potenziale “grande operazione immobiliare strategicamente interessante“. La vicenda aveva provocato una crisi diplomatica con la Danimarca, membro della Nato. Allora come ora, il governo del territorio artico ha risposto che “l’isola non è in vendita.
Ma le motivazioni di questa sua minaccia sono facilmente intuibili. Il territorio artico, che dipende dalle risorse finanziarie della Danimarca e dell’Unione Europea per la sua sopravvivenza e gli investimenti in infrastrutture, è ricco di risorse naturali: petrolio, gas, oro, diamanti, uranio, zinco, piombo. Risorse fin qui sfruttate molto poco per carenza di infrastrutture e per preoccupazioni di tipo ambientale. In più, con il riscaldamento globale e lo scioglimento dei ghiacciai si aprono nuove rotte commerciali, che suscitano i desideri di Stati Uniti, Cina e Russia.
Lo scioglimento delle calotte polari ha reso più navigabili acque un tempo impercorribili, liberando vie di navigazione che venivano precluse dal traffico commerciale. Una fortuna per Pechino, che ha puntato gli occhi su questa zona del mondo per far passare i corridoi della “Via della seta polare” (una delle rotte della Nuova Via della Seta) e ridurre quindi i tempi di percorrenza delle merci tra i porti cinesi e gli scali europei. Basti pensare che una nave che parte da Shanghai per arrivare a Rotterdam, passando per il canale di Suez, potrebbe impiegare circa 50 giorni. Ma attraverso la rotta nordica e la Via della Seta Polare lo stesso viaggio durerebbe circa 33 giorni.
In ballo anche gli interessi militari – Ci sono però anche gli interessi militari che Russia e Cina hanno in questa zona di mondo. Per Pechino la rotta polare può essere utile alla marina cinese per spostare più rapidamente le proprie truppe dal Pacifico all’Atlantico. Mosca, invece, ha già certificato il suo interesse aprendo centinaia di siti militari dell’era sovietica nell’Artico, secondo un recente documento del Pentagono. Ecco perché Trump sbandiera la questione della “sicurezza nazionale” quando, guardando in profondità, ci sono anche e soprattutto motivazioni di carattere commerciale ed economico.
I brianzoli non vincono da due mesi e sono ultimi in classifica. Cambio di allenatore prima del match col Cagliari e fra i nomi più caldi per il nuovo tecnico c’è l’ex Verona
Alessandro Nesta non è più l’allenatore del Monza. A seguito della sconfitta rimediata contro la Juve, il tecnico dei brianzoli è stato esonerato. Lascia la squadra ultima in classifica con 10 punti (1 vittoria, 7 pareggi e 9 sconfitte), a -5 dal Verona quart’ultimo. Questo il comunicato con cui il club ha annunciato ufficialmente l’esonero: “Ac Monza comunica di aver sollevato Alessandro Nesta dall’incarico di allenatore della Prima Squadra. Il Club ringrazia il tecnico per quanto fatto finora e gli augura il meglio per il futuro“.
c’è bocchetti — A far vacillare la fiducia del Monza, che un mese fa veniva rinnovata a microfoni aperti da Adriano Galliani (“Non corre nessun tipo di rischio“, aveva detto), sono stati soprattutto gli ultimi risultati della squadra brianzola. Tre sconfitte consecutive, l’ultima con la Juve, che si vanno ad aggiungere a un filotto di nove partite senza vittoria (appena tre pareggi, l’ultimo successo risale al 21 ottobre contro il Verona). Le prossime sfide a cavallo tra la fine di dicembre e il nuovo anno – contro Parma, Cagliari e Fiorentina – rappresentano per il Monza il crocevia stagionale verso la salvezza. L’addio da parte del tecnico ex Reggiana aprirà le porte a Salvatore Bocchetti, che tra ottobre e dicembre del 2022 ha allenato il Verona (rimediando sei sconfitte in sei partite) dopo essere stato promosso dalla Primavera. L’allenatore napoletano è poi rimasto fino a fine stagione come vice di Zaffaroni, che ha preso il suo posto alla guida della prima squadra – complice la scadenza della deroga per l’abilitazione Uefa Pro di Bocchetti.
Il presidente dell’Inter ha risposto piccato al patron rossonero: “Affermazioni fuori luogo. Abbiamo sempre rispettato il Fair Play finanziario e le rigide regole delle licenze nazionali. Gli ricordiamo anche che siamo l’unica squadra di Milano ad avere due stelle…”
“Le parole di Cardinale sono state inopportune e irrispettose“. Beppe Marotta risponde a muso duro al proprietario del Milan che ha attaccato l’Inter parlando di ‘bancarotta‘ come prezzo da pagare per le vittorie conquistate. “Speravo non se ne parlasse, ma è doveroso sottolineare come siano affermazioni fuori luogo, inopportune e poco rispettose del prestigio e dell’immagine del nostro club“, sottolinea il presidente nerazzurro.
Marotta: “L’Inter risponde al Fair Play finanziario“ – Cardinale credo abbia fatto un po’ di confusione – ha proseguito Marotta – È vero che negli ultimi anni il nostro azionista di maggioranza ha affrontato momenti di difficoltà, ma già due anni fa è stato affiancato da Oaktree, nostro attuale proprietario. L’Inter risponde al Fair Play finanziario e alle licenze nazionali molto rigide, con delle perdite di soli 46 milioni, andando a vincere lo scudetto e la Supercoppa. Siamo l’unica squadra di Milano ad avere due stelle“, conclude sarcasticamente il n. 1 nerazzurro.
Cardinale: “L’Inter per vincere lo scudetto è andata in bancarotta” – Domenica Gerry Cardinale, analizzando il progetto del club rossonero, aveva lanciato una stoccata velenosa all’Inter dicendo: “Vincere campionati è un obiettivo importante ma bisogna farlo con intelligenza. L’Inter ha vinto lo scudetto l’anno scorso e poi è andata in bancarotta (il riferimento non è al club, ma a Steven Zhang che ha dovuto cedere il passo a Oaktree, ndr)“.
Ecco il riepilogo delle scosse di terremoto registrate in Italia nella giornata odierna, lunedì 23 dicembre con tutti i dati dell’Ingv
Terremoto oggi in Sicilia, scossa sul Tirreno Meridionale
Alle 13:19 l’Ingv ha registrato una scossa di terremoto intensa sul Tirreno Meridionale: i dati della scossa e le altre scosse di oggi
Nel primo pomeriggio di oggi, alle ore 13:19, l’Ingv ha registrato una scossa di terremoto di media intensità, di M 4.0 , con epicentro localizzato sul Tirreno Meridionale. L’ipocentro del sisma è stato localizzato a 211 km di profondità. L’epicentro del sisma è stato localizzato a 46 km a nord-ovest di Messina, a 57 km a nord-ovest di Reggio Calabria e a 93 km a sud-ovest di Lamezia Terme. La scossa non è stata avvertita dalla popolazione e non ha causato danni a persone o strutture.
Gli altri terremoti di oggi, 23 dicembre – Nella giornata di oggi, lunedì 23 dicembre, l’Ingv ha registrato una scossa di terremoto di M 2.4 con epicentro localizzato sulla Costa Siciliana nord orientale. L’evento sismico che si è verificato alle ore 06:21, ha avuto un ipocentro localizzato a 129 km di profondità. La scossa è stata localizzata dall’Ingv a 66 km a ovest di Messina, a 70 km a nord-ovest di Acireale, a 74 km a ovest di Reggio Calabria e a 78 km a nord-ovest di Catania. L’evento sismico non è stato avvertito dalla popolazione e non ha causato alcun danno a persone o strutture.
I terremoti registrati nella giornata di ieri, domenica 22 dicembre – Nella giornata di ieri, domenica 22 dicembre, l’Ingv ha registrato in Italia cinque scosse di terremoto di magnitudo superiore a 2.0. La prima scossa registrata alle ore 04:32, ha avuto come epicentro il Golfo di Policastro (Salerno, Potenza). Alle ore 11:11, scossa M 2.0 ad Acceglio, in provincia di Cuneo, ipocentro a 10 km. Alle ore 17:26, scossa M 2.0 a Monsampolo del Tronto (AP), ipocentro a 32 km. Alle ore 20:11, scossa M 2.7 con epicentro sul Mar Ionio Settentrionale e ipocentro a 37 km. Alle ore 23:49, scossa M 2.1 a Pedara (CT), ipocentro a 6 km.
Le scosse di terremoto all’estero – Per quanto concerne la situazione sismologica all’estero, l’Ingv ha registrato nella giornata di oggi, 23 dicembre, una scossa di terremoto di M 5.9 sulle coste di Cuba alle ore 07:00 con ipocentro localizzato a 9 km. Per rimanere sempre aggiornati potrete consultare la pagina che Centro Meteo Italiano dedica ai terremoti in tempo reale
La 21enne non dovrebbe essere in pericolo di vita, ma è ancora ricoverata nel reparto di rianimazione. La ragazza studia e lavora nella capitale norvegese
Una studentessa italiana di 21 anni, Martina Voce, è stata accoltellata in un fast food a Oslo, in Norvegia. A colpirla sarebbe stato l’ex fidanzato norvegese di origini indiane, che, in base alle prime ricostruzioni, è rimasto ferito ed è trattenuto in stato di fermo in ospedale. L’episodio si è verificato lo scorso venerdì nel fast food dove la 21enne lavora come general manager.
La ricostruzione dell’aggressione – Secondo una prima ricostruzione, il giovane di 24 anni avrebbe raggiunto la ex nel locale e l’avrebbe colpita con un coltello alla carotide. Tre colleghi, due uomini e una donna, hanno cercato di fermarlo e il giovane sarebbe rimasto ferito. Il 24enne è ora trattenuto in stato di fermo presso l’ospedale norvegese dove è ricoverato.
La vittima, originaria di Firenze, non dovrebbe essere in pericolo di vita nonostante sia stata colpita da circa una trentina di coltellate. La giovane è ancora ricoverata nel reparto di rianimazione e oggi dovrebbe essere sottoposta a una nuova operazione.
Il racconto della violenta aggressione è stato restituito anche dalla migliore amica della mamma della vittima, la conduttrice di Canale 5, Simona Branchetti, che in un lungo post sul suo profilo Instagram racconta quanto accaduto alla giovane nelle scorse ore.
Grave lutto per il ds dell’Inter: è morta sua madre Rosa
Lutto per Piero Ausilio, il direttore sportivo dell’Inter. Nelle scorse ore, infatti, si è spenta la madre del dirigente nerazzurro.
“Fc Internazionale Milano esprime il proprio cordoglio e in questo momento di lutto si stringe attorno al direttore sportivo Piero Ausilio e alla sua famiglia per la scomparsa dell’amata mamma Rosa“, il commiato del club affidato a una nota.
Nato a Milano da genitori calabresi, Ausilio – ex calciatore oggi 52enne – è direttore sportivo della società di viale della Liberazione dall’ormai lontanissimo 2010. Nella sua carriera da manager in Italia ha vinto praticamente tutto con i colori nerazzurri.
Una fuga di gas a causa della tragedia. C’è stato un boato, poi un incendio e l’edificio è andato distrutto. I soccorritori lavorano a mani nude per rimuovere i detriti
Un forte boato, poi le fiamme e le macerie. Nella tarda serata del 21 dicembre c’è stata un’esplosione in una villetta a Sassi, nel comune di Molazzana (Lucca). Il corpo senza vita di un uomo, presumibilmente il proprietario, è stato individuato dopo ore di ricerche. Dispersa la moglie.
La casa è situata in una zona isolata, fuori dal paese, ed è stata acquistata alcuni anni fa da una coppia.
Secondo una prima ricostruzione, ci sarebbe stata una fuga di gas quindi un incendio e lo scoppio. Sul posto sono accorsi vigili del fuoco, sanitari, soccorso alpino e carabinieri. Le squadre del 115 hanno domato le fiamme ed è iniziata la ricerca dei dispersi. I soccorritori hanno lavorato a mani nude per togliere i detriti. Oltre alle squadre ordinarie sono state attivate anche le squadre di specialisti Usar (Urban Search and Rescue).
Il sindaco: “Uno scoppio, poi le fiamme alte e la casa è collassata” – “È stata una grossa tragedia. La coppia proprietaria dell’abitazione, originaria di un paese asiatico, aveva acquistato la casa qualche anno fa. Erano due persone ben volute in paese“, dice il sindaco di Molazzana, Andrea Talani, dopo essersi recato sul posto dell’esplosione. “Intorno a mezzanotte – ha poi raccontato Talani – c’e’ stata una grossa deflagrazione con fiamme alte e poco dopo la casa è collassata“.
Crolla una villetta, si scava tra le macerie in cerca dei dispersi
Una fuga di gas con ogni probabilità a causa della tragedia. C’è stato un boato, poi un incendio e l’edificio è andato distrutto. I soccorritori lavorano a mani nude per rimuovere i detriti
Un forte boato, poi le fiamme e le macerie. Nella notte tra il 21 e il 22 dicembre c’è stata un’esplosione in una villetta a Sassi, nel comune di Molazzana (Lucca). Si teme che dentro ci fossero due persone, attualmente date per disperse.
Secondo una prima ricostruzione, ci sarebbe stata una fuga di gas quindi un incendio e lo scoppio. Sul posto sono accorsi vigili del fuoco, sanitari, soccorso alpino e carabinieri. Le squadre del 115 hanno domato le fiamme ed è iniziata la ricerca dei dispersi. I soccorritori lavorano a mani nude per togliere i detriti. Oltre alle squadre ordinarie sono state attivate anche le squadre di specialisti Usar (Urban Search and Rescue).
La casa è situata in una zona isolata, fuori dal paese: è stata acquistata alcuni anni fa da una coppia. Sul posto anche il sindaco Andrea Talani.
Al nono piano di viale della Liberazione, tra i numerosi trofei vinti dal club nerazzurro, è stato posizionato anche un trofeo che finora nessuno aveva richiesto alla Lega di Seria A: parliamo della Coppa dello scudetto 2005-2006, quello revocato alla Juventus per Calciopoli e assegnato a tavolino all’Inter. Per anni quel posto in bacheca è rimasto vacante, l’unica Coppa fatta produrre dalla Lega era stata consegnata alla Juventus e di conseguenza il club nerazzurro non ne aveva una da esporre in sala trofei. In parole povere, la vittoria di quello scudetto era inserita solo nell’albo d’oro.
LA RICHIESTA DI MAROTTA – A distanza di anni l’Inter ha deciso di colmare questo vuoto, se ne è occupato Marotta in prima persona e la Lega di A ha ovviamente accolto la rimostranza facendo produrre una seconda Coppa, poi consegnata nelle mani dei nerazzurri, che così hanno potuto esporla.
PORTATA DA MORATTI – Ma non è tutto, dopo aver ricevuto il riconoscimento, per conto dello stesso Marotta, un uomo dell’Inter si è recato da Massimo Moratti, affinché l’ex presidente nerazzurro potesse abbracciare un trofeo che ha sempre sentito suo. Un gesto simbolico. Da quest’anno la bacheca dell’Inter può vantare una coppa in più, quella dello scudetto 2005-2006 consegnata nelle mani dei nerazzurri, che così hanno potuto esporla.
Sono stati momenti di fortissima apprensione quelli che si sono vissuti nel corso di Monaco-PSG, gara che si gioca nel turno infrasettimanale in Ligue 1 e con protagonisti due ex Serie A, che si sono scontrati in quello che si è trasformato inun infortunio da film dell’orrore.
Probabilmente un infortunio che segnerà la carriera di Gigio Donnarumma perché, malgrado si sia alzato e fatto medicare in campo, con dei punti di sutura che sono stati immediatamente applicati lungo tutto lo zigomo della sua faccia,è chiaro che un impatto del genere ti segna. L’uscita su Singo è stata coraggiosa soprattutto se si considera la gamba non tirata indietro e con tacchettata in pieno volto dal giocatore ex Torino, che ovviamente non l’ha intenzionalmente colpito in faccia ma che clamorosamente non è stata rivista al VAR. Niente cartellino rosso nonostante l’intervento da paura dell’ex calciatore granata.
Infortunio shock, Donnarumma esce col volto sfigurato: è stato medicato in campo – L’infortunio al volto di Donnarumma ha scioccato tutti, calciatori compresi che hanno presto chiamato l’intervento dei sanitari. Donnarumma è uscito dal campo, sostituito sulle sue gambe, ma col volto che si era aperto in due.
All’altezza del suo zigomo, sul volto di Gigio Donnarumma si vedono dei punti che sono stati applicati per fermare e saturare, appunto,la profonda ferita causa dallo scontro di gioco.
Nel corso della prima parte della sfida tra Monaco-PSG i tifosi sono rimasti col fiato sospeso a causa delloscontro tra Singo e Donnarumma, con Gigio finito a terra sanguinante. Adesso sono tutti da valutare i tempi di recupero sull’infortunio di Donnarumma che, uscito dal campo sulle sue gambe, dovrà fare i conti ovviamente con le medicazioni per evitargli una cicatrice che rischia di essere vistosissima sul suo volto.
Cos’è successo in Monaco-PSG? Scontro Singo-Donnarumma – Non di proposito, ovviamente, ma Wilfried Singo non ha tirato indietro la gamba prendendo di striscio e con i tacchetti il pieno volto di Gigio Donnarumma che si è aperto in due all’altezza dello zigomo.Il calciatore italiano è stato medicato e sostituito e molto presto, in ospedale, sarà medicato a dovere.
Infortunio al volto di Donnarumma, la medicazione – Calciomercatoweb (fonte foto: RMC Sport)
La foto di Donnarumma dopo la medicazione – Di seguito, la foto della medicazione dopo l’infortunio terribile al volto per Gigio Donnarumma. Immagini molto forti, che sono state pubblicate direttamente da RMC Sport.
Donnarumma, terribile infortunio contro il Monaco: colpito con un calcio da Singo esce con il volto tumefatto dopo 22′