Le fiamme nel pomeriggio di sabato, vigili del fuoco al lavoro per tutta la notte. Passerini: “Convocherò l’azienda, secondo incendio in due anni”
Un vasto incendio si è sviluppato ieri alle 18 a Fombio (Lodi), nel centro di selezione rifiuti A2A Recycling: a fuoco 20 tonnellate di rifiuti ingombranti vari. Sul posto è arrivata l’Arpa ma anche i carabinieri e la Protezione civile. L’intervento si è concluso soltanto questa mattina alle 9.
Mentre sono in corso analisi dell’Agenzia regionale di prevenzione a protezione ambientale per stabilire quali misure eventualmente adottare per la popolazione, il sindaco Davide Passerini, per sicurezza, ha chiesto di tenere le finestre chiuse su tutto il territorio comunale fino a nuovo ordine.
“E’ la seconda volta in due anni che scoppia un incendio all’interno dell’area di questo stabilimento, che si trova a poca distanza dalle abitazioni. Convocherò ora A2A per cercare di capirne di più. Abbiamo rapporti cordiali ma anche di grande attenzione. Raccomanderò loro di utilizzare tutte le cautele del caso“, ha spiegato il sindaco.
Questa mattina i vigili del fuoco si stanno occupando di bagnare gli ultimi focolai. Arpa continua le rilevazioni iniziate ieri sera quando il forte vento a reso il lavoro difficoltoso. Nel frattempo i carabinieri stanno analizzando i filmati delle telecamere di videosorveglianza, anche private, situate in zona.
Buone notizie sul fronte societario, con il presidente Zhang che sta formalizzando un accordo di rifinanziamento con il fondo americano Pimco, il che gli garantirà la possibilità di tenersi il club restituendo il debito contratto con Oaktree.
Steven Zhang
Scudetto e non solo, l’Inter si appresta a ufficializzare un’altra vittoria, che va oltre al campo. Steven Zhang è infatti vicino achiudere un’intesa di rifinanziamento con il fondo americano Pimco. La cifra si aggirasui 400 milioni in tre anni, il che permetterà al presidente anzitutto di mantenere la proprietà dell’Inter, restituendo il debito contratto con Oaktree dalla cassaforte lussemburghese che controlla il club. Il nuovo prestito consentirà poi a Zhang di vagliare con più calma eventuali offerte di acquisto o di investimento per l’Inter.
I dettagli del nuovo prestito – L’accordo per il rifinanziamento potrebbe esser ufficializzato entro qualche giorno. Allora si sapranno anche i dettagli finanziari. Il prestito da 275 milioni di Oaktree prevedeva un interesse annuo del 12% da pagare tutto alla scadenza del debito, per un totale quindi di circa 375 milioni. Difficile che l’intesa con Pimco possa contemplare un interesse inferiore, dal momento che i tassi di riferimento sul mercato sono aumentati notevolmente rispetto a tre anni fa. In ogni caso,il nuovo prestito di 400 milioni consentirà a Zhang di rimborsare integralmente il dovuto a Oaktreee di ragionare con più calma sui prossimi obiettivi del club: lo scudetto, certo, ma anche lo stadio e l’offerta per l’Inter giunta dall’Arabia Saudita.
Cosa fa Pimco – Pimco è una società di gestione del risparmio con sede in California, ma controllata dalla compagnia assicurativa tedesca Allianz. Pimco gestisce circa 1200 miliardi di dollari ed è specializzata negli investimenti obbligazionari, ossia nel fornire credito alle società.
Inter, in chiusura l’accordo col fondo Pimco: 400 milioni in tre anni, così Zhang si tiene il club
L’ufficialità arriverà entro tre settimane ma l’intesa è stata già definita
L’ufficialità arriverà entro quindici-venti giorni ma l’accordo è in via di definizione: l’Inter è a un passo dal chiudere un’intesa con il fondo americano Pimco per un finanziamento da 400 milioni di euro, di durata triennale. Così Steven Zhang, che già da oggi è a Shanghai per il Gp di Formula 1 ospite di Stefano Domenicali, rifinanzia il debito e mantiene la proprietà del club nerazzurro.
I DETTAGLI – Da settimane Zhang lavorava su due tavoli: da una parte la trattativa con Oaktree, il fondo californiano a cui entro il 20 maggio deve restituire 375 milioni (interessi compresi) per evitare l’escussione delle azioni dell’Inter. Ma contemporaneamente il presidente dell’Inter aveva avviato il dialogo con un altro partner, Pimco appunto, per strappare condizioni migliori. Oaktree infatti sarebbe stato disposto a rifinanziare con un interesse maggiore del 12% attuale e soprattutto a fronte di un arco temporale ridotto, di fatto accettando un passaggio tecnico verso la futura cessione del club. Condizioni che Zhang non vedeva di buon occhio. Con Pimco, invece, l’accordo sarà ancora di durata triennale, la stessa impostata nel 2021 con Oaktree. E con i 400 milioni dal nuovo fondo Usa di fatto Zhang liquiderà le pendenze con Oaktree, in modo tale da allungare il suo orizzonte. Come fosse un rilancio, in pratica. Zhang si tiene l’Inter, alla vigilia dello scudetto e soprattutto di una stagione che vedrà ancor di più aumentare i ricavi e chissà, magari anche in attesa di novità sulla costruzione del nuovo stadio.
Ventisette i decessi con un crescita del 42 per cento. Le denunce sono state 18.386 un 11,86 per cento in più rispetto al 2023
Quando il lavoro uccide: Lombardia anche nel 2024 è sempre maglia nera per il numero di mortie infortuni.
Emerge dai dati dell’Annual Injury Rock’n’Safe progress report Lombardia 2023 e primo trimestre 2024 a confronto con i dati nazionali.
Lombardia maglia nera – In Lombardia le denunce di infortunio a fine febbraio 2024 sono state 18.386 (in aumento del 11,64 per cento rispetto al 2023), di cui27 mortali(+42%)e 578 le tecnopatie denunciate (-6,32%). Riguardo gli infortuni mortali, risultano essere in aumento nella gestione industria e servizi. La stima statistica in Lombardia per il solo mese di marzo 2024 sembra essere di oltre 7.200 infortuni.
I dati nazionali – A livello nazionale le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Istituto nei primi 2 mesi del 2024 sono state 92.711 (+7,2% rispetto a fine febbraio 2023), 119 delle quali con esito mortale (+19%). In aumento anche le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 14.099 (+35,6%). A febbraio 2024 il numero degli infortuni sul lavoro denunciati ha segnato un aumento del 4,95% nella gestione Industria e servizi (dai 65.941 casi del 2023 ai 69.202 del 2024), del 5,95 % in Agricoltura (da 3.579 a 3.792) e del 16,2 % nel Conto Stato (da 16.963 a 19.717).
Donne & Uomini – L’aumento che emerge dal confronto di periodo tra il 2023 e il 2024 è legato sia alla componente femminile, che registra un +6,38% (da 31.867 a 33.902 denunce), sia a quella maschile, che presenta un +7,67% (da 54.616 a 58.809).
Italiani & Stranieri – L’incremento ha interessato sia i lavoratori italiani (+6,6%) sia quelli extracomunitari (+12,36%). Dall’analisi per classi di età emergono aumenti generalizzati in quasi tutte le fasce, in particolar modo tra gli under 15 (+28,5%) e la fascia 25 – 29 anni (+10,5%) in diminuzione solo quella 45-49 anni (-0,73%).
Continua l’indagine della Procura di Firenze dopo la tragedia, l’ipotesi di reato è omicidio colposo. Oggi l’autopsia
Il Giudice Sportivo ha disposto una multa per il Lanciotto. Questa la decisione dopo i tragici fatti di domenica scorsa in Eccellenza toscana, quelli che hanno visto la morte del calciatore Mattia Giani del Castelfiorentino per arresto cardiaco. Così è arrivata una multa per la società ospitante: 400 euro. La motivazione si legge nella sentenza: “Mancanza di ambulanza e/o medico“. Uno scenario, quello ricostruito dal Giudice Sportivo, che pare assomigliare parecchio alla testimonianza di Sandro Giani, padre del calciatore. Si legge infatti che il giocatore è stato soccorso “dal massaggiatore ospite e da un medico presente in tribuna che intervenivano con massaggio cardiaco e il defibrillatore presente negli spogliatoi. Poi sopraggiungeva dopo 17 minuti una prima ambulanza che proseguiva le manovre di soccorso coadiuvata da altri volontari giunti dopo pochi minuti con un’altra ambulanza“.
Il RICORDO – Nella ricostruzione del Giudice Sportivo si precisa poi che il defibrillatore c’era, ma il personale sanitario no: ecco quindi la multa disposta per il Lanciotto. Giani è stato ricordato anche ieri nel toccante omaggio di Gianluca Mancini, la cui sorella è fidanzata col fratello di Mattia. E la Procura di Firenze continua ad indagare: l’ipotesi è quella di omicidio colposo. Il pm Ledda ha disposto l’acquisizione del defibrillatore, delle cartelle cliniche e dei certificati medico sportivi. Oggi è prevista l’autopsia: la famiglia Giani si è già tutelata nominando un consulente medico legale.
Le dichiarazioni del noto giornalista non lasciano molti dubbi in merito alla posizione della Juventus e sono destinate a far discutere tanto
Sono destinate a far discutere le dichiarazioni del giornalista: nel mirino della critica è finita nuovamente la Juventus, che si sarebbe “iscritta al campionato irregolarmente”.
Almeno è questo quanto sostiene Paolo Ziliani, che senza troppi peli sulla lingua, si esprime in maniera chiara su X: “La Juve è iscritta al campionato irregolarmente, lo scudetto 2020 dovrebbe esserle tolto ma la Procura FIGC dorme”.
Si fa chiaramente riferimento a quanto successo nelle scorse ore con il caso Ronaldo: “La sentenza del Collegio Arbitrale, che non solo ha dato torto alla società – prosegue Ziliani -, ma ha detto che tutti i tesserati, Ronaldo in primis, sono stati corresponsabili degli illeciti, è in realtà una Waterloo per Madama: ma come sempre mamma FJGC farà finta di niente… Cose che non vi dirà nessuno dopo il pronunciamento del Collegio Arbitrale che ha condannato la Juventus a pagare 10 milioni più interessi a Ronaldo per gli stipendi non riconosciutigli (e per l’illecito delle manovre stipendi portate avanti col consenso dei suoi tesserati, Ronaldo in primis)”.
Juve, Ziliani: “Deferimento al club, titolo nel 2020 irregolare” – Ziliani così entra nel dettaglio e spiega perché la Juventus si sarebbe iscritta irregolarmente: “Non ha adempiuto al dovere previsto dal codice al punto 5 di “assolvere il pagamento degli emolumenti dovuti, fino alla mensilità di maggio 2023 compreso, ai tesserati, ai dipendenti ed ai collaboratori addetti al settore sportivo con contratti ratificati dalla competente Lega, depositando altresì, presso la COVISOC una dichiarazione, sottoscritta dal legale rappresentante della società e dal revisore legale dei conti o dal presidente del collegio sindacale o del consiglio di sorveglianza o dal sindaco unico, attestante detto adempimento. La pendenza di contenziosi non rileverà quale causa di esclusione degli emolumenti dall’ammontare complessivo dovuto, fino a quando non intervenga al riguardo una pronuncia anche cautelare”.
Paolo Ziliani di fatto fa notare come sarebbe opportuno che venisse aperta una nuova inchiesta: “Il pronunciamento del Collegio Arbitrale, che ha riconosciuto la colpa della Juventus nei confronti del suo ex calciatore Cristiano Ronaldo (e anche la corresponsabilità dello stesso tesserato) – si legge su X – , è a tutti gli effetti un “fatto nuovo” che impone alla Procura federale l’apertura di un’inchiesta e il deferimento del club e dell’ex calciatore”.
“Il titolo vinto nel 2020 davanti all’Inter, secondo, conclude Ziliani -, è irregolare come irregolare è stata la qualificazione alla Champions in entrambe le stagioni a danno della Roma prima e del Napoli poi.
La piattaforma di sport in streaming ha scritto una lettera alla Lega tedesca accusandola di «limitare la concorrenza» sul mercato.
E’ scoppiato il caos in Germania sul fronte diritti tv. La DFL (Deutsche Fussball Liga, ente organizzatore delle due massime serie calcistiche del Paese) ha bloccato l’asta per i diritti televisivi del quadriennio 2025-2029 a seguito di una denuncia presentata da DAZN sul suo svolgimento. La piattaforma di sport in streaming – che in Italia trasmetterà tutte le partite di Serie A fino al 2029 – ha accusato la Lega tedesca di limitare la concorrenza e ha inviato una dura lettera ai vertici della DFL.
Secondo quanto riportato dalla stampa sportiva in Germania, il caos è nato dalla decisione della DFL di non assegnare a DAZN il pacchetto B di diritti tv, riservato alle sole pay-tv, che comprende 196 partite in diretta a stagione tra quelle del venerdì sera, quelle del sabato alle ore 15.30 e gli spareggi per la promozione in Bundesliga. Il pacchetto è considerato il più costoso e questi diritti sono attualmente detenuti da Sky nel Paese.
La piattaforma streaming ha inviato così una lettera alla DFL, trasmettendola contemporaneamente ai 36 club delle prime due divisioni professionistiche tedesche (la Bundesliga e la 2. Bundesliga), denunciando la mancata assegnazione del pacchetto B nonostante la presentazione di quella che è stata definita «l’offerta finanziariamente più attraente e convincente».
«Siamo stati portati a credere che la nostra offerta fosse significativamente più alta di qualunque altra – continua DAZN nella lettera –. Non abbiamo altra spiegazione per questo comportamento se non che la direzione della DFL avesse già deciso il risultato, assegnando il pacchetto B al suo offerente preferito e privando i club della loro quota del reddito aggiuntiva derivante dall’offerta DAZN senza condurre un altro giro di offerte». Seppur non sia stato citato direttamente, l’offerente indicato da DAZN è la rivale Sky.
Le regole del bando 2025-2029, che ha visto l’eliminazione della single buyer rule, stabiliscono che un’offerta sarà accettata se è l’unica superiore al minimo indicato e se la seconda offerta più alta prevede un corrispettivo inferiore di oltre il 20%. Il primo criterio viene evidenziato da DAZN come quello dirimente per questa questione. Non è noto quanto abbia offerto Sky, ma vi è certezza del fatto che l’offerta di DAZN sia superiore del 20%, come previsto dalle regole per arrivare all’assegnazione.
Inoltre, nella lettera inviata alla DFL, DAZN denuncia la richiesta da parte dell’ente calcistico di una garanzia bancaria per l’offerta con sole 24 ore di preavviso, nonostante nel regolamento del bando non si faccia cenno a questa condizione come necessaria. La presentazione di garanzie sarebbe dovuta solamente qualora l’offerente avesse avuto problemi con pagamenti in passato, eventualità che DAZN ha escluso categoricamente.
DAZN, attraverso la lettera firmata dall’amministratore delegato Shay Segev, ha sottolineato che non ha nessuna intenzione di presentare garanzie bancarie riguardanti la propria offerta, ma solamente «un documento di presa in responsabilità come accaduto per il bando precedente», quando la piattaforma si è aggiudicata i diritti pay insieme a Sky.
Richiedere una garanzia bancaria per assicurarsi che un partner mediatico effettui i pagamenti per i quali si è impegnato con l’offerta sarebbe anche un procedimento legittimo all’interno dell’asta. Tuttavia: nel ciclo dei diritti attuale, iniziato con la stagione 2021/2022 e che si estende fino alla fine della prossima stagione, l’ente guidato da Christian Seifert decise di rinunciare a questo specifico aspetto. DAZN è da tempo un affidabile detentore dei diritti sportivi di punta in tutta Europa e in Germania ci si chiede perché una richiesta del genere sia arrivata solamente ora.
«La richiesta di garanzie finanziarie sproporzionate e il rifiuto di una prova di solvibilità – prosegue ancora la lettera –, che sarebbe pienamente conforme agli interessi legittimi della DFL GmbH, costituisce un abuso della posizione dominante sul mercato dei diritti di trasmissione delle partite di calcio in Germania e rappresenta una decisione di un’associazione imprenditoriale che limita la concorrenza».
Tali accuse sono state respinte con forza dallaDFL, che da parte sua sostiene di non avere commesso alcun errore nella procedura per l’assegnazione dei diritti. Ora è interessante capire come evolverà la situazione. Tuttavia, sembra improbabile che l’Antitrust intervenga. DAZN ha dichiarato alla rivista Kicker di avere «delle preoccupazioni riguardo a certi elementi del processo di assegnazione e ha sollevato direttamente questi problemi con la DFL. DAZN continua a impegnarsi per creare valore aggiunto per la Bundesliga, i suoi club e i suoi tifosi. Non commenteremo ulteriormente questo argomento in questo momento».
Mohammed bin Salman, presidente del fondo sovrano PIF – (Foto: Mohamed Farag/Getty Images)
Il club nerazzurro sarebbe finito nel mirino di investitori dall’Arabia Saudita, ma non legati a PIF: il fondo proprietario del Newcastle infatti sta cambiando strategia.
Le tentazioni saudite per l’Inter sono riemerse dopo qualche mese, con interessi da parte della famiglia reale per acquistare il club nerazzurro. Tuttavia, come spiegato da Repubblica, il soggetto che sarebbe interessato non sarebbe PIF, il fondo sovrano saudita proprietario anche del Newcastle.
Da anni si parla dei tentativi sauditi di acquistare il club nerazzurro, voci circolate almeno dall’ottobre 2021, quando il fondo PIF ha poi completato l’acquisizione del club inglese Newcastle. In quel periodo, fonti vicine al fondo avevano indicato l’intenzione di espandere gli interessi anche in altri campionati europei, considerando club come la Roma e la Fiorentina. Tuttavia, le stesse fonti oggi affermano che Pifnon sembra avere un interesse diretto per club italiani, come riporta Repubblica.
Il fondo sovrano saudita infatti starebbe ora cambiando il proprio approccio nel mondo del calcio. Dopo anni di spese e investimenti esorbitanti, starebbe così cercando investitori privati, soprattutto locali, interessati a entrare nel capitale delle quattro squadre di cui è proprietario in patria, inclusa l’Al-Nassr di Cristiano Ronaldo. Tanto che avrebbe anche abbandonato l’idea di acquistare una quinta società nella Roshn Saudi League, come l’Al-Ittifaq.
Ancora un nuovo scandalo calcioscommesse in Italia, giocatori e club finiti nel mirino della giustizia sportiva: gli scenari
Una delle problematiche cui da un po’ di tempo si pone maggiore attenzione, in un calcio italiano malato e alle prese con guai di vario genere, è come sappiamo la piaga del calcioscommesse. Che ha già avuto effetti piuttosto importanti.
Nello scorso anno, lo scandalo ha travolto Nicolò Fagioli e Sandro Tonali, che hanno ricevuto una lunga squalifica per aver preso parte a un giro di scommesse illegali. Ma altre vicende sono venute all’attenzione degli inquirenti e adesso un nuovo caso potrebbe coinvolgere diversi club e giocatori, come riportato oggi dalla ‘Gazzetta dello Sport’.
Calcioscommesse, cosa succede in Serie B e Serie C: rischio squalifica – Si sono concluse infatti le indagini legate ad un filone che riguarda Forte, Letizia, Brignolae Pastina, giocatori rispettivamente di Cosenza,Feralpi Salò, Catanzaro e Benevento. Coinvolto nella vicenda anche Coda, della Cremonese, ma per lui è stato richiesto un supplemento di indagine.
I club sopra menzionati (i primi tre in Serie B, i campani in Serie C), in ogni caso, non rischiano nulla, dato che le scommesse su siti legali o illegali non prevedono la responsabilità oggettiva delle società. A risponderne a titolo personale saranno eventualmente i giocatori in questione. Il rischio, se le accuse fossero confermate, sarebbe di squalifiche dai 3 anni a salire, anche se ci sarebbe la possibilità per i calciatori coinvolti di patteggiare e vedere la propria pena ridotta, anche se comunque abbastanza lunga.
C’è un gusto particolare, presso certe latitudini calcistiche, nel sentirsi detentori designati del gioco e nel veder confermato questo senso di dominio, amplificando o comunque rafforzando l’idea di essere depositaridi un segreto, di un Sacro Graal ineluttabilmente nostro. Per attenzione selettiva si va a pescare, insomma, ciò che conferma tale punto di partenza ed è evidente che – nel porsi di fronte alla Saudi Pro Leagueed alla sua epopea mediaticamente recente – gli ingredienti per il comune “te l’avevo detto” o per un senso di rivalsa neanche troppo nascosto siano sotto gli occhi di tutti, corroborati da riscontri numerici che sui media (nel contesto europeo) godono di eccellente risalto.
L’impressione è che la forza del tonfo sia direttamente proporzionale all’audacia delle ambizioni: il nostro filtro ci consente insomma di immaginare il contesto calcistico saudita come Icaro, pronto ad avvicinarsi al sole con fiducia e finito poi per bruciare le proprie ali, precipitando. Una percezione che trova spunto, evidentemente, nella rapida ascesa – nell’arco di pochi mesi – di un ambiente del tutto alieno al grande calcio: il racconto di Cristiano Ronaldo, la sua fede cieca nella crescita esponenziale e rapida della Saudi Pro League, ha fatto sì che le attese in Europa seguissero lo stesso tempo, accelerando insomma ogni possibile giudizio e aspettando riscontri tanto immediati quanto luminosi.
Aspettativa e realtà – Il corto circuito si è scatenato sotto la pioggia dei milioni e delle voci potenti, come quelle di CR7: scomodare fuoriclasse del calibro del portoghese, di Benzemao di Neymarfa sì che – in automatico – si attivi il desiderio di raccogliere frutti, la brama istantanea di show. Un approccio tutt’altro che timido che, a conti fatti, si trova adesso a pagare il conto (ai nostri occhi) e a non poter tenere il passo di quelle stesse aspettative. Lo spazio, come fotografia, è quello che intercorre tra una presentazione in pompa magna e uno stadio riempito solo a chiazze. O lo spazio che intercorre tra un’emittente che promette di mostrare uno spettacolo imperdibile senza considerare che, all’atto pratico, c’è chi sceglie serenamente e consapevolmente di perderselo.
In un certo senso, parafrasando il romantico input secondo cui “la passione non si compra“, rimane vero che il peso di un’identità calcistica consolidata(es. Premier League o Liga) riesca a dominare rispetto al richiamo del singolo, per quanto determinante, amato e popolare. Il tema dell’identitàè un ospite tanto sottovalutato quanto determinante nelle considerazioni: intuitivamente viene da chiedersi quante persone, tra gli appassionati di calcio, sappiano di che colore siano le maglie dell’Al Hilalo chi sia l’allenatore dell’Al Ettifaq. La percentuale di risposte corrette sarà comunque inferiore, ad esempio, a quella di chi conoscerà dati o aneddoti legati ad un Everton o ad un Valencia (senza scomodare dunque le big assolute del calcio inglese o spagnolo).
Toccata e fuga? – Si tratta dunque di una costruzione che ha percorso i decenni, che si lega a un senso di riconoscimento culturale e simbolico, tanto da riempire l’immaginario degli appassionati: un singolo fuoriclasse, persino il più seguito sui social, non riesce nell’immediato a compiere quella stessa magia, a spostare gli equilibri consolidati. Basandosi sui riscontri immediati, dunque, la chiave narrativa del flop è complessa da smentire o da attaccare: ci si attende che il corso dei decenni accada in mesi e, va da sé, l’epilogo è già scritto. Di cosa ci parlano i riscontri immediati? L’aspetto in grado di fare più rumore, di portarci alla radice culturale del discorso, si lega all’esodo(compiuto o solo ipotizzato) di chi ha scelto solo pochi mesi fa di abbracciare il campionato saudita, di diventarne protagonista.
Veder crollare i presupposti d’entusiasmo tracciati inizialmente, con smania di addio professata o concretizzata (come nel caso di Henderson) fa sì che buona parte della base retorica iniziale perda di forza, anche al netto di un CR7 che non vacilla (da vero uomo immagine di un intero progetto, da timbro di garanzia sulle ambizioni). Accanto alle voci sui propositi di fuga immediata si colloca il discorso tecnico-calcistico, evidentemente legato all’abisso presente tra i fuoriclasse arrivati negli ultimi mesi e un contesto lontano da quelli più competitivi a cui quei campioni erano abituati: l’insieme somiglia più a un album di figurine completato in modo disattento, a una collezione di pezzi rari, che non a una sfida tra progetti tecnici solidi e compiuti.
I numeri di un flop – Una discrepanza tra valore dei singoli e dell’insieme che si riflette, come causa effettiva, anche sullafruizione televisiva nei principali mercati: Tebas ha spiegato in modo esplicito quanto la Saudi Pro League si sia rivelata meno appetibile del previsto a livello televisivo, senza scomodare il presidente della Liga – però – basta riferirsi alriscontro degli ascolti(non solo in Italia). Il riscontro più recente e supportato da dati, in questo senso, è quello fornito da L’Equipe e legato a Al Hilal-Al Ittihaddel primo marzo: 5mila spettatori in Francia su Canal+ Foot, uno share così basso da non poter neanche essere conteggiato, numeri inferiori di ben sei volte agli spettatori di Rouen-Sochaux del 4 marzo (partita di terza serie, alla stessa ora, sempre su Canal+ Foot). Un dato non casuale, ha spiegato L’Equipe, e in linea con una media di 15mila spettatori a partita: niente che a priori assoceremmo a un campionato che vanta Neymar, CR7 e Benzema tra i protagonisti.
Non si registrano rilevazioni altrettanto recenti per quanto riguarda l’Italia ma, già dai primi mesi di trasmissione delle partite di Saudi Pro League, la situazione non appariva poi tanto più rosea rispetto alla Francia: i 450mila euro per acquisire i diritti per due anni (dati Calcio e Finanza) apparivano un affare ma anche La7 deve fare i conti con una risposta tiepida, al di là della curiosità iniziale. I numeri di riferimento in questo senso sono quelli legati al 2023 (tra i 50mila e i 150mila spettatori nelle prime quattro giornate, sempre sotto al 2% di share); a livello globale invece Il Giornalefa riferimento a una media di share – nei vari Paesi in cui la Saudi Pro League viene trasmessa – tra lo 0,8% e l’1,4% (con l’Al Nassr a risollevare solo parzialmente le sorti, arrivando al 2%).
Al Ittihad-Al Hilal – Yasser Bakhsh/GettyImages
L’arrivo in massa di campioni di fama mondiale, poi, lasciava immaginare un aumento esponenziale di presenze negli stadi, in modo da poter ammirare da vicino le stelle più luminose del calcio: un’aspettativa disattesa, come dimostra lamedia di presenze negli stadi (fonte transfermarkt) calata dai 10.197 spettatori del 2022/23 agli 8.399di quest’anno, senza che i club del fondo PIF facciano la differenza in modo evidente. Il quadro lascia poco margine d’interpretazione, dunque, e non è possibile associare l’arrivo dei campioni (e le ambizioni di grandezza) a un immediato riscontro misurabile in numeri e in seguito, sia a livello interno che pensando a quanto il campionato risulti “vendibile”.
Non sorprende eccessivamente l’impermeabilità dei Paesi europei, forti di una tradizione calcistica strutturata e radicata, mentre lascia più spiazzati il calo di presenze negli stadi: un aspetto che torna a connettersi al tema dell’identità, considerando come anche nel contesto arabo il fascino di club storici come Real Madrid, Manchester United o Milan superi ancora il richiamo e l’appeal del singolo campione (o della singola squadra locale). Non è casuale del resto il riscontro di pubblico di eventi come la Supercoppa spagnola oquella italiana, soprattutto quando a scendere in campo sono i club con più seguito internazionale.
Una prospettiva diversa – Si approda poi su un piano differente, quello che rimane perlopiù sommerso o fuori fuoco a causa del richiamo delle stelle luccicanti e degli annessi milioni: l’approccio ad ampio respiro, la necessità di spostarci dalla visione “per mesi” e di approdare a quella legata agli anni, ai lustri o ai decenni. Il contesto calcistico saudita sta provando di fatto a emanciparsi dall’idea di un progresso “mordi e fuggi“, di un’esplosione tanto rapida quando effimera: il quesito chiave si trova probabilmente qui, nel bisogno di capire quanto la trasformazione a lungo termine possa realmente compiersi e quanto la realtà calcistica di quel Paese possa rinsaldarsi dalle fondamenta.
Campioni come orpelli dunque, come richiami, ma un piano strategico già espresso nei mesi scorsi che si lega alla crescita dei giovani talenti e alla necessità di rendere più strutturata la governance. La necessità primaria è quella di sviluppare i talenti nazionali e di affiancarli a calciatori provenienti da altri contesti: la riduzione dell’età minima consentitaper poter scendere in campo in Saudi Pro League (dai 18 ai 16 anni, nel 23/24) è già un segnale ma l’aspetto chiave riguarda la composizione delle rose (35 calciatori in totale, di cui 10 con meno di 21 anni dalla stagione 2025/26). Novità che sarà seguita dalla necessaria presenza (dal 2026/27) di almeno quattro calciatori cresciuti nel vivaio di club sauditi e altri quattro nel vivaio del singolo club.
Sullo sfondo si possono poi citare esempi virtuosi o comunque orientati ancor di più alla prospettiva di ampio respiro, come la Mahd Sports Academy: l’Academy più importante e ambiziosa del contesto saudita, mossa dall’intenzione di scoprire il talento tra i giovanissimi (tra i 6 e i 16 anni) e di farlo attraverso un percorso che non veda nel solo rendimento sportivo il proprio fulcroma che miri a favorire la crescita dei giovani talenti anche fuori dal campo (peraltro in un contesto multidisciplinare: calcio, pallamano, judo, atletica, taekwondo).
Un fronte ambizioso, come detto, con l’obiettivo strategico di sancire quel miglioramento delle fondamenta (anche a livello di infrastrutture e tecnologie) da mettere al servizio dello sport saudita, con gli occhi rivolti al futuro e col sogno di vedere – un domani – i giovanissimi talenti protagonisti anche in Nazionale. La nostra lente, i nostri presupposti, appaiono dunque falsati dal clamore dei colpi di mercato e da una forma di pregiudizio culturale (con annessa egemonia che sentiamo appartenerci). Il difetto di partenza riguarda un fraintendimento: soffermarsi solo sullo show e sottovalutare i cambiamenti a lungo termine, quelli che del resto – nella sua fase embrionale – riguardarono anche il “nostro” calcio.
Al momento non si ci sono segnalazioni di particolari danni a persone o cose
Una scossa di terremoto di magnitudo 6.3 ha colpito il Giappone alle 16.14 (23.14 locali). Il sisma è stato localizzato al largo della regione-isola di Shikoku, nel Canale di Bungo, nel sud-ovest del Paese. Lo riferisce l’istituto geologico americano Usgs. La scossa è stata avvertita in un’ampia fascia del Giappone occidentale. Non è stata diramata alcuna allerta tsunami. Al momento non si ci sono segnalazioni di particolari danni a persone o cose.
Nessuna anomalia è stata rilevata presso la centrale nucleare di Ikata della Shikoku Electric Power nella prefettura di Ehime, ha riferitoNHK
Cristiano Ronaldo Dos Santos Aveiro – Abha Club v Al-Nassr – Saudi Pro League / Yasser Bakhsh/GettyImages
LaJuventusdovrà pagare aCristiano Ronaldo9,7 milioni di euro legati alla manovra stipendi, cifra inferiore a quella che il portoghese (con l’ausilio dei legali John Shehata, Emanuele Guastalla e Fabio Iudica) chiedeva al club in quanto non corrisposta a suo tempo (19,5 milioni). La disputa tra le parti, coi bianconeri che si professavano ottimisti, prende dunque una piega diversa rispetto a quella ipotizzata nelle ultime settimane, ben lontana dalla fiducia espressa dal club.
La Juve, spiega La Gazzetta dello Sport, non ha accantonato alcuna quota per il rischio in questione – negli scorsi esercizi – a testimonianza del suddetto ottimismo. I tre arbitri – Gianroberto Villa, Roberto Sacchi e Leandro Cantamessa – si sono dunque espressi in favore del portoghese.
Il dispositivo ufficiale: – “Il Collegio Arbitrale, pronunciandosi definitivamente, respinta o assorbita ogni altra questione, domanda ed eccezione, anche istruttoria delle parti, 1) in accoglimento della domanda formulata “in estremo subordine” da Cristiano Ronaldo Dos Santos Aveiro, accerta la responsabilità precontrattuale della convenuta per i motivi esposti in narrativa e, per l’effetto, considerato il concorso di colpa attribuibile all’attore, condanna Juventus F.C. S.p.A. a pagare a Cristiano Ronaldo Dos Santos Aveiro la somma di Euro 9.774.166,66, con la rivalutazione dal dì del dovuto e gli interessi legali dalla richiesta al saldo sulla somma annualmente rivalutata; 2) compensa integralmente tra le parti le spese di difesa, oltre alle spese del Collegio Arbitrale come già liquidate nelle ordinanze emesse durante il procedimento, e poste a carico solidale stesse in ragione, nei soli rapporti 72 interni, della quota del 50% ciascuna. Così deciso a maggioranza, con il dissenso dell’arbitro prof. avv. Roberto Sacchi, in conferenza personale degli arbitri in Milano, nelle date del 15 febbraio 2024, 22 febbraio 2024, 7 marzo 2024 e 10 aprile 2024“.
Varese, le fiamme sono divampate intorno alle 4 della notte. Sul posto vigili del fuoco e Arpa per il monitoraggio dell’aria
Incendio al cementificio Holcim Italia, dove sono in corso accertamenti da parte di ARPA per monitorare la qualità dell’aria. Le fiamme sono divampate intorno alle 4 di oggi, mercoledì 17 aprile, il rogo ha interessato principalmente la fossa di scarico del materiale tessile derivato dal riciclaggio dei pneumatici, circa 30 tonnellate.
I vigili del fuoco hanno provveduto a riempire di schiuma il filtroe i condotti di aspirazione aprendo le botole presenti, sul posto sono intervenuti mezzi e uomini dei distaccamenti di Ispra e Somma, i volontari di Laveno, gli operatori con il carro aria e carro schiuma, complessivamente 20 persone.
Presenti anche i tecnici di Arpa per il monitoraggio della situazione, i carabinieri della compagnia di Gallarate e il personale del 118 in via precauzionale.
Curioso incidente alla vigilia della sfida di ritorno dei quarti di Champions. Centinaia di tifosi catalani, che si erano radunati fuori lo stadio per incitare i loro beniamini, hanno pensato che in arrivo fosse l’autobus ospite e lo hanno colpito, per fortuna senza conseguenze
La vigilia dell’attesa sfida di ritorno dei quarti di finale di Champions League tra Barcellona e Psg è stata caratterizzata da un curioso incidente. Lungo la salita al monte Montjuic, dove si trova lo stadio Olimpico, teatro della partita, si era radunata una marea di tifosi blaugrana per incitare i propri beniamini, in arrivo con il pullman della società, con cori, razzi, fumogeni e bandiere.
Lancio di pietre contro il pullman del Barcellona… per errore – L’inclinazione della strada e l’effetto dei fumogeni che ha ridotto molto la visibilità, però, non ha consentito di capire quale pullman fosse in arrivo. Per cui a un certo punto alcuni teppisti, pensando che in arrivo fosse la vettura che trasportava i giocatori del Psg, hanno lanciato alcuni oggetti contro il bus della loro stessa squadra per fortuna senza creare danni. La polizia è dovuta intervenire per ristabilire la calma. All’arrivo allo stadio il portiere di riserva del Barcellona Inaki Pena e l’attaccante Marc Guiu hanno puntualizzato così la vicenda: “Credo che pensassero che fosse l’autobus del PSG… Ci hanno tirato delle pietre“.
Smoke billows during a fire at the Old Stock Exchange, Boersen, in Copenhagen, Denmark April 16, 2024. REUTERS/Tom Little
Il palazzo, risalente al 1625, è uno dei più antichi della capitale danese. La sua iconica guglia è crollata, inghiottita dalle fiamme
Un incendio è scoppiato nell’edificio della Vecchia Borsa di Copenaghen, nota come Børsen. Il palazzo, risalente al 1625, è uno dei più antichi della capitale danese. La sua iconica guglia è crollata, inghiottita dalle fiamme. Lo riporta il quotidiano Berlingske. Il ministro della Cultura danese Jakob Engel-Schmidt ha affermato che 400 anni di patrimonio culturale danese sono andati in fiamme. L’edificio, a due passi dal parlamento danese, il Folketing, e dal palazzo reale, Christiansborg, è stato completamente evacuato, così come la piazza antistante.
L’edificio era attualmente in fase di restauro e per questo era circondato da impalcature. La guglia crollata raffigurava quattro draghi le cui code si attorcigliano e simbolicamente si diceva che proteggessero dai nemici e dal fuoco. I soccorsi sono al lavoro per salvare i grandi dipinti e altri oggetti di valore contenuti nel palazzo. Fino al 1974 l’edificio ha ospitato la Borsa di Copenaghen, mentre oggi è di proprietà della Camera di commercio danese Dansk Erhverv.
Un testimone: è la nostra Notre Dame – «Questa è la nostra Notre Dame». Lo ha detto alla televisione danese un testimone, Henrik Grage, commentando l’incendio che è scoppiato questa mattina nell’edificio della Vecchia Borsa di Copenaghen e paragonandolo all’incendio che inghiottì il tetto e la guglia della cattedrale nel centro di Parigi nel 2019. “È una giornata tragica”, ha aggiunto, come riporta la Bbc.
Il capannone ospitava due aziende: Il Gabbiano e Arti Grafiche.
Zibido, le attività davano lavoro a decine di operai, si indaga sulla causa del rogo. Ats e Arpa: controlli sulla qualità dell’aria.
Un devastante incendio ha completamente distrutto un capannone che ospita due aziende:Il Gabbiano e Arti Grafiche. Il rogo è divampato la notte tra domenica 14 e lunedì 15 aprile in via Castoldi, a Zibido. Le fiamme si sono originate nello stabilimento di un’azienda di inchiostri e vernici e, dopo il crollo del muro divisorio, si sono propagate all’azienda adiacente, attiva nel settore della carta. I vigili del fuoco hanno lavorato tutta la notte e la giornata di ieri prima per spegnere gli ultimi focolai, grazie anche ai mezzi speciali di movimento terra con cui si spostano macerie e detriti. Poi per verificare le parti dei capannoni crollate. L’ incendio di proporzioni spaventose ha cancellato due attività commerciali che davano lavoro a decine di operai. Ancora incerta l’origine del rogo sulla quale stanno investigando i vigili del fuoco.
E’ un fatto che l’azienda dove è partito l’incendio era chiusa da venerdì. Sull’incendio avvenuto al quartiere Rinascita il Comune ha emesso una nota per rassicurare i residenti: “A seguito dell’incendio che ha coinvolto nella notte due aziende nella zona del quartiere Rinascita, gli enti preposti alla salute pubblica Ats e Arpa hanno provveduto tempestivamente a un controllo della qualità dell’aria e per ora non hanno richiesto all’Amministrazione di diramare un comunicato su eventuali accorgimenti per la tutela degli abitanti. Se ci saranno aggiornamenti daremo tempestiva informazione.” La preoccupazione, oltre per l’aria invasa dal fumo acre, è per gli orti comunali presenti nella stessa strada dove il rogo ha distrutto le due aziende. Infatti in questo periodo gli ortisti seminano e raccolgono i primi frutti dai terreni coltivati.
Dopo il caldo anomalo, che ha interessato gran parte dell’Italiaanche in quest’ultimo fine settimana, arriva un’ondata difreddocontemporali, grandineeventofreddo. Se abbiamo assistito a una finta estate, questa volta toccherà a un finto inverno che costringerà tutti a dimenticarsi per un po’ dei bagni al mare e delle giornate all’aria aperta con le maniche corte. L’aria più fredda porterà un calo delletemperature anche di oltre 15°C, di cui ci renderemo conto soprattuto se messe a confronto con i record di caldo dell’ultimo periodo. Vediamo nel dettaglio le previsioni sulla nostra Penisola e fino a quando dovrebbe durare.
Da dove e da quando arriva il freddo – Un grosso vortice di bassa pressione tra la Scozia e l’Islanda sta spingendo verso il Regno Unito e il Mare del Nord correnti fredde di matrice polare marittima che hanno già causato un notevole abbassamento delle temperature nella zona. Nelle prossime ore questa bassa pressione si estenderà verso l’Europa centrale a causa di una veloce rimonta anticiclonica sul nord Atlantico e le correnti riceveranno un ulteriore contributo artico arrivando a interessare anche l’Italia. Già nella giornata di oggi (lunedì 15 aprile) in serata la bassa pressione toccherà le Alpi e martedì le scavalcherà conducendo un fronte di aria fredda sull’Italia settentrionale. Secondo 3b meteo, più che di maltempo è corretto parlare di instabilità sulla Penisola, perché (data la traiettoria della saccatura) potremo avere fenomeni localmente intensi ma saranno veloci e non saranno diffusi sul nostro territorio.
Lunedì 15 aprile, le previsioni – Anche se in Italia il vero freddo avrà inizio dalla giornata di martedì 16 aprile, già da lunedì qualche piovasco o temporale potrà iniziare a interessare le zone alpine a partire dal tardo pomeriggio. Al centro e al sud Centro tempo stabile e generalmente soleggiato, eccetto per il passaggio di velature durante il corso della giornata. Temperature in lieve diminuzione al centro, stabili al sud.
Martedì 16 aprile, le previsioni – Sarà martedì che il fronte freddo scavalcherà le Alpi per portare rovesci ma soprattutto temporali anche forti su gran parte del Nord. La repentina discesa dello zero termico porterà nevicate sull’arco alpino fin sotto i 1000m e durante i temporali saranno possibili anche delle grandinate. Come spiega 3b meteo, contemporaneamente il Sud sarà attraversato da una depressione afro mediterranea che porterà temporali soprattutto tra Sicilia, Calabria e Salento. Il Centro sarà in condizioni più soleggiate fino a sera quando i primi rovesci inizieranno ad arrivare su Toscana e Marche. Tutta l’evoluzione sarà accompagnata da una forte ventilazione che vedrà la Bora soffiare sul Triestino anche oltre i 100km/h.
Mercoledì 17 aprile, le previsioni – Nella giornata di mercoledì il fronte freddo continuerà la sua marcia verso sudest portando instabilità al Centro e al Sud mentre il Nord (a parte le Alpi confinali) sarà in condizioni più asciutte. Attesi ancora rovesci e temporali intermittenti con grandinate e neve in Appennino a quote medie. Le temperature diminuiranno ulteriormente finendo quasi ovunque sotto media. La ventilazione sarà ancora forte dai quadranti occidentali o settentrionali.
Giovedì 18 aprile, le previsioni – Giovedì si assisterà al passaggio di un nuovo fronte che dovrebbe dimostrarsi più attivo sulle regioni centro meridionali. Attesi ancora rovesci e locali temporali con grandinate non escluse e neve in Appennino anche sotto ai 1000/1200m. Le temperature scenderanno ancora qualche punto per portarsi diffusamente sotto media. La ventilazione sarà ancora forte a prevalente direttrice settentrionale.
Venerdì 19 aprile, le previsioni – Venerdì la situazione potrebbe subire un nuovo peggioramento per la formazione di un minimo barico temporaneo sul centro nord Italia ma 3b meteo avverte che ci vorranno conferme. Dunque, è da mettere in conto ancora dell’instabilità. Le temperature dovrebbero restare ancora sotto media.
Dimesso il calciatore Ndicka, trauma toracico con minimo pneumotorace – AGI
Alla luce degli ultimi esami effettuati in mattinata, il quadro clinico di Evan Ndicka è compatibile per trauma toracico con minimo pneumotorace sinistro. Il calciatore è stato dimesso dall’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, dove ieri sera era stato trasportato a seguito di un malore accusato verso la fine della gara Udinese-Roma. “Sono stati effettuati controlli cardiologici di primo e secondo livello risultati negativi per patologia cardiaca. Il calciatore è stato dimesso ed effettuerà ulteriori controlli a Roma“, si legge nel bollettino medico pubblicato dal club giallorosso.
“L’AS Roma vuole ringraziare per la grande professionalità e disponibilità la società Udinese Calcio, l’arbitro il sig. Pairetto, il pubblico presente allo stadio di Udine e il personale medico e sanitario dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine. Tutti insieme, in quei minuti concitati e di apprensione, abbiamo dimostrato i valori dello sport e messo al primo posto la salvaguardia della vita“, si legge in calce alla nota del club capitolino,
Milano, un genitore urla al giocatore “figlio di…” e lui, da poco orfano della mamma, esce dal campo e prende una spranga ma viene fermato dai compagni. I giocatori del Niguarda si rifugiano negli spogliatoi mentre fuori si scatena il finimondo
Qualche parola di troppo sugli spalti di un papà-tifoso nei confronti di un giocatore della squadra ospite, il calciatore stesso (B. per i compagni di squadra) che reagisce con un gestaccio rivolto all’adulto, quest’ultimo che corre verso la recinzione e offende volgarmente il ragazzo (“Figlio di…”) il quale furibondo (ha perso la mamma da poco) esce dal campo cercando il contatto fisico con quel genitore focoso. E poi il caos, fra urla, insulti, rissa. Conl’intervento delle forze dell’ordineper riportare la calma, dopo essere state chiamate dal direttore di gara che nel frattempo avevasospeso il match.
E’ la cronaca di una mattinata di ordinaria follia, non quella di una partita di fine campionato fra due squadre di medio-bassa classifica del campionato Allievi regionale under 18 (classe 2006). La partita è A.S.D. Niguarda-Nuova Usmate (rispettivamente undicesimae decima forza del campionato a due giornate dal termine): all’andata era finita 5-1 per i brianzoli, ieri i milanesi erano avanti 4-1 fin quando è successo il fattaccio. Il padre di un calciatore della squadra di casa usa parole poco eleganti nei confronti di un calciatore della Nuova Usmate il quale replica mostrando il dito medio.
Sembra finire qui, anche perché in campo non c’è partita e in tribuna nessuno vuol dare peso al diverbio, e invece la reazione prima del genitore (con pesantissime offese al ragazzo) e poi del giocatore della Nuova Usmate (che esce dal campo cercando il contatto fisico con l’adulto) fanno scoppiare il finimondo. Anche perché dal rettangolo verde, per difendere il padre, esce anche un giocatore del Niguarda, che però viene fermato dai suoi stessi dirigenti prima che possa far danni anche lui. L’arbitro osserva e tira fuoricartellini rossi ma la furia cieca dei protagonisti è irrefrenabile. Soprattutto quella del giocatore dell’Usmate che a stento viene trattenuto, perché quell’offesa alla mamma scomparsada poco proprio non gli va giù.
Urla, minacce, violenza. Secondo le testimonianze dei presentiil calciatore ospite prende anche una spranga ma per fortuna prima che possa colpire viene trattenuto dai suoi stessi compagni. Nel frattempo i giocatori del Niguarda si rifugiano negli spogliatoi mentre fuori c’è ancora tensione. Qualcuno si calma, anche grazie all’intervento dei dirigenti delle due società, ma a quel punto l’arbitro stesso, nell’impossibilità di proseguire il match prima fischia la fine anticipata e poi chiama la polizia che arriva quando per fortuna gli animi si sono calmati. Anche perché nel frattempo il genitore che aveva acceso la “miccia” era stato allontanato dal centro sportivo, anche per volontà di tutti gli altri papà e mamme presenti.
“Non se ne può più di questo personaggio (che evidentemente qualche “precedente” ce l’aveva), non deve più mettere piede qui”, il commento in coro di tanti presenti prima di tornare a casa. Nella speranza di dimenticare in fretta l’ennesima bruttissima domenica sui campi dilettantistici lombardi.
Massimo Furlan è morto venerdì sera, dopo l’allenamento di volley. Il coach 54enne è rientrato a casa a Sottomarina dove viveva con la moglie e i due figli, ed è stato colpito da un malore che non gli ha lasciato scampo.
Una morte improvvisa che ha lasciato sotto choc famigliari e amici, ma ovviamente anche le giocatrici della squadra di pallavolo femminile under 14 di Arzerello di cui era coach da più di un anno. Poco prima di quello che dalle prime ipotesi sembra essere un infarto fulminante, aveva diretto l’allenamento come faceva ogni settimana. Poi, il ritorno a casa e il malore fatale.
Il presidente della società sportiva, Luigi Battistello, ha ricordato che circa un mese e mezzo fa Furlan era stato portato al Pronto Soccorso dopo essersi svenuto, ma sembrava che la situazione fosse stata risolta, scrive Polesine24.
La scorsa settimana aveva avuto invece un affatiacamento e anche in quel caso sembrava una situazione sotto controllo. Il giorno del decesso, dopo l’ultimo allenamento, Furlan ha avvertito la moglie di non sentirsi bene. Anche se sono stati chiamati i soccorsi, la situazione è peggiorata rapidamente e Furlan è deceduto prima del loro arrivo.
I carabinieri nell’ospedale e le tracce di sangue su un’auto
Milano, caos alla Clinica Città Studi di via Jommelli: un ragazzo di 22 anni ha colpito un addetto alle pulizie, un infermiere e un 70enne nella sala d’attesa
Paura questo pomeriggio agliIstituto Clinico Città Studi in via Jommelli: un ragazzo di 22 anni ha fattoirruzione nel Pronto soccorso gremito di gente armato di coltelloe ha accoltellato tre persone.
I fatti si sono svolti verso le 17 di oggi lunedì 15 aprile nella clinica in zona Città Studi: in base alla prima ricostruzione un 22enne italiano si è presentato in via Jommelli e ha cercato di aggredire l’ex compagna, una 22enne italiana, che si era recata in ospedale per una visita medica.
Per bloccarlo sono intervenuti due dipendenti della clinica: un egiziano addetto alle pulizie di 56 anni e un infermiere italiano di 57 anni. A quel punto il giovane ha estratto un coltello e ha colpito i due uomini, che sono rimasti feriti alla gamba e al fianco. Colpito anche un paziente in sala d’attesa di 74 anni, anche lui intervenuto insieme a una quarta persona per bloccare il giovane e rimasto ferito a una mano. I quattro sono comunque riusciti a immobilizzare il 22enne. Nel frattempo, il personale della clinica ha allertato il 112.
Il comunicato del Bologna sull’infortunio di Lewis Ferguson, che resterà lontano dai campi dei diversi mesi
La notizia era nell’aria ma è ora arrivata l’ufficialità. Tramite un comunicato sul proprio sito, il Bologna ha confermato la rottura del legamento crociato del ginocchio destro per Lewis Ferguson. Per lo scozzese si prospettano mesi difficili, visto che per il rientro bisognerà attendere almeno dai 5 ai 7 mesi. Il Bologna dovrà fare a meno del proprio capitano in questo finale di campionato e non solo, ma l’obiettivo dei felsinei resta lo stesso: arrivare in Europa.
IL COMUNICATO DEL BOLOGNA. “Gli esami cui è stato sottoposto LewisFerguson in seguito al trauma distorsivo al ginocchio destro hanno evidenziato la lesione del legamento crociato. Il giocatore sarà sottoposto ad intervento chirurgico dopo il quale saranno definiti i tempi di recupero”.
Non ce l’ha fatta il calciatore toscano che si era sentito male ieri, durante una partita del campionato di Eccellenza. Era in campo per il Castelfiorentino: il giovane, originario di Ponte a Egola, si è accasciato a terra dopo 20 minuti dall’inizio del match in casa del Lanciotto
Era parso subito chiaro ai presenti e ai soccorritori che la situazione fosse gravissima. Purtroppo non c’è stato nulla da fare. E’ morto Mattia Giani, calciatore di 26 anni: si era sentito male all’improvviso ieri, durante una partita del campionato di Eccellenza in Toscana. Era in campo per il Castelfiorentino: il giovane, originario di Ponte a Egola, si è accasciato a terra dopo 20 minuti dall’inizio del match in casa del Lanciotto. Una mano sul petto, poi la caduta: arresto cardiaco.
Mattia Giani non ce l’ha fatta – Dagli spalti sono scesi sul terreno di gioco anche i familiari di Mattia, che stavano assistendo alla partita. La partita è stata immediatamente sospesa. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 che lo hanno trasportato in condizioni disperate all’ospedale di Careggi (Firenze) dove è morto dopo aver lottato tra la vita e la morte. “Mi giunge, purtroppo, una terribile notizia. Mattia non ce l’ha fatta – scrive su Facebook il sindaco di Castelfiorentino Alessio Falorni – in questi momenti mancano decisamente le parole. Una tragedia terribile. Un dolore straziante. Possiamo solo stringerci tutti assieme in un abbraccio fortissimo alla famiglia, e alla sua società di appartenenza. Riposa in pace“.
“Tutta l’US Città di Pontedera piange la scomparsa di Mattia Giani – il cordoglio della società granata – Mattia era il fratello di Elia Giani, ex calciatore granata nella stagione 2020/21. La società esprime le più sentite condoglianze alla famiglia in questo momento di profondo dolore“.
Mattia Giani ha militato in numerose società calcistiche toscane, scrivePisaToday. Partendo nel 2015 dalla Primavera dell’Empoli, poi le giovanili anche nel Pisa, il Ponsacco e altre realtà fino al 2022 quando è approdato nel Castelfiorentino United. Il fratello Elia, due anni più giovane, gioca nel Legnago in Serie C.
12 anni fa la tragedia di Morosini – Per un’assurda e terribile coincidenza, il malore che ha colpito il giovane attaccante del Castelfiorentino è avvenuto proprio nel giorno dell’anniversario di Piermario Morosini, calciatore del Livorno che il 14 aprile del 2012 morì in seguito a una crisi cardiaca nel corso della partita dei labronici in casa del Pescara. Ieri sono stati momenti di apprensione anche a Udine per il malore del calciatore della Roma Evan N’dicka.
C’è apprensione in casa Roma. Il malore accusato da Evan Ndicka durante il match contro l’Udinese ha portato alla sospensione dell’incontro del Bluenergy Stadium a data da destinarsi. I compagni di squadra dei difensore centrale non se la sono sentita di proseguire il match senza avere delle certezze sullo stato di salute del calciatore.
Da Udine arrivano alcuni aggiornamenti sulla gestione del malore del calciatore. Il defibrillatore non è stato utilizzato ma Ndicka è stato sottoposto a un elettrocardiogramma allo stadio, dopo che lo stesso giocatore ha lamentato dolori all’altezza del petto. Alcuni dati di questo esami hanno destato un po’ di preoccupazione (possibili disturbi cardiaci) – come riporta Sky Sport – e per questo motivo è stato trasportato all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine in codice giallo.
La Roma ha comunicato ufficialmente che nessun tesserato rilascerà delle interviste e ha confermato che Evan Ndicka è cosciente e sta effettuando gli accertamenti.
A seguito di un malore accusato in campo da Evan Ndicka, #UdineseRoma è stata sospesa.
Il calciatore è cosciente ed è stato trasportato in ospedale per accertamenti.
Lentate sul Seveso (Monza e Brianza), 14 aprile 2024
Pompieri al lavoro
Viale Italia, a dare l’allarme alcuni passanti che hanno visto il fumo nero provenire dall’azienda. Ignote le cause del rogo
Un altro capannone a fuoco, in Brianza, la scorsa notte. Questa volta è successo a Lentate, in un’azienda attiva nel settore delle decorazioni. L’allarme è scattato intorno all’1.40 quando alcuni passanti hanno visto il fumo nero uscire dall’azienda di viale Italia a Camnago.
Sul posto si sono precipitati i vigili del fuoco del comando provinciale, con tre autopompe, due autobotti, una autoscala e un carro ventilazione. Subito hanno dispiegato tutte le energie per cercare di arginare le fiamme, riuscendoci. Interessati dal fuoco, con importanti danni al tetto, alla zona di produzione e allo stoccaggio del materiale.
Per precauzione è stata chiamata anche un’ambulanza, ma per fortuna non si sono registrati né feriti né intossicati.Intervenutianche i carabinieri della compagnia di Seregno, in supporto. Dopo la messa in sicurezza dell’immobile, è iniziata la caccia alla scintilla iniziale e quindi alla causa dell’incendio al momento sconosciuta.
Il centrale giallorosso si è toccato due volte il petto e poi si è accasciato al suolo, lasciando il terreno di gioco in barella ma cosciente
Paura per Evan Ndicka. Il centrale della Roma, al minuto di 70 della sfida contro l’Udinese, si è toccato due volte il petto e poi si è accasciato il suolo. L’arbitro Pairetto ha fermato subito il gioco, consentendo così alla barella di lasciare il campo. Ndicka, 24 anni, difensore centrale arrivato a Roma in estate, ha abbandonato il terreno di gioco facendo il gesto dell’ok al pubblico presente. Daniele De Rossi è andato immediatamente negli spogliatoi per sincerarsi delle condizioni del centrale. La partita è attualmente sospesa.
Mario Pisani, Paolo Casiraghi, Pavel Petronel Tanase, Alessandro D’Andrea, Adriano Scandellari, Vincenzo Garzillo , Vincenzo Franchina
Mario Pisani, 73 anni, la vittima più anziana. Originario del Tarantino, di San Marzano di San Giuseppe, era un ex dipendente Enel e ora impegnato come consulente. Titolare di una piccola srl, la Engineering con sede a Mele (Genova). Anche le altre due vittime erano suoi collaboratori:
Paolo Casiraghi, 59 anni, di Milano. Lavorava per la Abb di Sesto San Giovanni.
Pavel Petronel Tanase, 45 anni, originario della Romania, dal 2000 risiedeva a Settimo Torinese. Sposato e con due gemelli quasi adolescenti.
Alessandro D’Andrea, 37 anni di Pontedera, tecnico specializzato con numerose esperienze anche all’estero, dipendente di Voith di Cinisello Balsamo (Milano),
Adriano Scandellari, 57 anni, nato a Padova e residente a Ponte San Nicolò (Padova), lavoratore specializzato di Enel Green Power nella funzione di O&M Hydro, premiato con la stella al merito del Quirinale.
Vincenzo Garzillo, 68 anni, di Napoli. Era in pensione da un anno, con un profilo professionale alto, esperto nella riattivazione dei macchinari di centrali idroelettriche.
Vincenzo Franchina, 36 anni, la vittima più giovane, originario di Sinagra (Messina), sposato da poco più di un anno e padre da tre mesi, viveva a Genova.
Teste di cuoio in azione per un assalto con coltello e spari al Bondi Junction Westfield. L’uomo, noto alle forze dell’ordine, fermato da una agente. Il premier: “È un’eroina”
Le teste di cuoio australiane sono entrate in azione al centro commerciale Bondi Junction Westfield di Sydney dopo segnalazioni di un attacco con coltello e spari.
La polizia ha comunicato che i morti sono sette, compreso l’aggressore. Tra loro c’è anche la madre di un bambino di nove mesi, che è invece tra i sette feriti. La donna è morta in ospedale.
Il coraggio della poliziotta – A uccidere l’aggressore è stata una poliziotta, che gli ha sparato dopo che l’uomo aveva puntato il coltello contro di lei. Dalle indagini preliminari sembrerebbe che questa persona abbia agito da sola. Il premier australiano Anthony Albanese ha elogiato il coraggio dell’agente di polizia. “È un’eroina“, ha detto. Il vice commissario della polizia del Nuovo Galles del SudAnthony Cooke, ha riferito che l’ispettrice della polizia, un’agente d’esperienza, era sola quando ha affrontato l’aggressore e lo ha fermato “salvando la vita a diverse persone“. Albanese ha poi confermato che l’aggressore avrebbe agito da solo.
l movente – “Non è un episodio terroristico e non vi è alcun rischio in corso” perché la minaccia si è esaurita con la morte dell’aggressore. Così il commissario di polizia Karen Webb è intervenuta sull’attacco con coltello nel centro commerciale di Bondi Junction a Sydney che ha causato almeno 7 morti, compreso l’aggressore. Questi, ha spiegato in conferenza stampa, “è un uomo di 40 anni” che era noto alla polizia. Dicendosi “molto triste per quello che è successo“, Webb ha aggiunto che “non è più il caso di preoccuparsi. Riteniamo che questa persona abbia agito da sola e che non vi sia alcuna minaccia per la comunità“. In merito alla poliziotta che ha sparato e ucciso l’aggressore, Webb ha detto che “sta bene, considerate le circostanze. Ha mostrato enorme coraggio e audacia” e “domani sarà interrogata formalmente“.
La maglia da rugby – Tra i video che girano sui social ce ne è uno che mostra un uomo cercare di bloccare l’aggressore mentre si trova sulle scale mobili. L’attentatore indossava una maglia di una squadra del campionato di rugby australiano. Lo ha raccontato un testimone ai media locali. Secondo altre testimonianze l’uomo aveva precedentemente lasciato il centro commerciale. Quindi è rientrato con in mano quella che i testimoni hanno descritto come una grossa lama poco prima delle 15:30 locali, muovendosi con grande calma. “Camminava come se stesse mangiando un gelato nel parco”, ha detto un testimone alla Abc News. Quindi ha iniziato a pugnalare i clienti in un modo che sembrava assolutamente casuale, ha detto la polizia.
Seveso, l’aggressione prima dell’ultima giornata di campionato regionale, quando il genitore ha capito che il figlio sarebbe rimasto in panchina. Luigi Zambelli si dimette
Dopo il caso choc dello scorso giugno a Seregno, con undirigente 44enne che ha perso un rene per sedare una rissa alla partita U9 in oratorio, un altro episodio assurdo di aggressione da parte di un genitore, nel calcio giovanile, in Brianza.
E’ successo a Seveso, durante l’ultima giornata di campionato regionale, dove il padre di un ragazzo U17, prima della partita,avendo intuito che il figlio non sarebbe partito titolare, si è scagliato contro il direttore sportivo Luigi Zambelli, colpendolo condue pugni. Un’aggressione vista dal mister della squadra, Luigi Pasinato, che è accorso per dividerli e si è preso uno schiaffo dal genitore scalmanato. Dopo l’uomo è stato allontanato, ma gli strascichi del suo gravissimo gesto sono pesanti.Il ds Zambelli, attivo da tempo e molto stimato nel calcio dilettantistico brianzolo, ha deciso di rassegnare le dimissioni, così come il direttore generale Rocco Fazzari. Sconvolti per l’accaduto ma anche perdivergenze con i vertici societariche, pur avendo deciso di allontanare il genitore violento, e recidivo, dal club, non avrebbero subito proceduto con la denuncia nei confronti dello stesso. Una vicenda ancora con alcuni contorni da definire e che potrebbe comunque avere ulteriori evoluzioni nei prossimi giorni.
Mercoledì 10 aprile, a seguito dell’esplosione nella centrale Enel a Suviana, come accade ogni volta che si verifica una tragedia sul lavoro, ho notato che tutti si svegliano, dai sindacati al governo. Negli ultimi 30 anni non c’è stato un governo, né di destra né di sinistra, che abbia fatto qualcosa, assolutamente nulla. Dopo le prime settimane, come avviene di solito, tutto finisce nel dimenticatoio. Avrei preferito meno parole, meno proclami e più fatti. È chiaro che i problemi non si risolvono dall’oggi al domani, ma si possono gettare le basi con maggiori investimenti nella sicurezza, più ispettori del lavoro, la responsabilizzazione anche della base operaia e una preparazione più specifica per i rappresentanti dei lavoratori sulla sicurezza.
Arrigo Sacchi –(Foto: ANTHONY LUCAS/AFP via Getty Images)
«Ho anche elogiato l’operato di Simone Inzaghi come allenatore, che sta passando da tattico a stratega, facendo registrare un’evoluzione importante».
«La mia affermazione era del tutto generale, e non era assolutamente riferita all’Inter». A due giorni dalla presentazione a Jesi del suo libro, Arrigo Sacchiha voluto precisare con una dichiarazione all’ANSA il senso delle sue dichiarazioni sul club nerazzurro, lanciato verso lo Scudetto, e i debiti di bilancio.
«Martedì 9 aprile, durante la presentazione del mio libro all’Hotel Federico II di Jesi, ho raccontato un aneddoto su un contrasto avuto con il presidente Berlusconi riguardo all’acquisto di giocatori “importanti”, sottolineando che investire in nomi di richiamo avrebbe portato ad un bilancio in rosso e vincere con un bilancio in rosso per lui sarebbe stato come barare», ha aggiunto l’ex allenatore.
«Questa mia affermazione era del tutto generale e non era assolutamente riferita all’Inter, di cui non mi interessa niente, e che peraltro sta disputando una bella stagione. Anzi ho anche elogiato l’operato di Simone Inzaghi come allenatore, che sta passando da tattico a stratega, facendo registrare un’evoluzione importante», ha concluso Sacchi.