I blaugrana devono liberare “spazio” o incassare nuove risorse per rispettare il tetto salariale imposto dal Fair Play Finanziario della Liga.
(Foto: ANDRZEJ IWANCZUK/AFP via Getty Images)
Riparte la corsa contro il tempo del Barcellona, a caccia di risorse per potersi garantire libertà di movimento sul mercato, nei confini del Fair Play Finanziario spagnolo. Da una parte, i 100 milioni derivanti dalla vendita del 49% di Barça Media che non sono ancora stati incassati: i 40 milioni che Libero non ha pagato l’anno scorso e i 60 relativi a questo esercizio.
Dall’altra parte, il club cerca di chiudere il nuovo accordo con Nike come sponsor tecnico, che porterebbe ulteriori 100 milioni di euro come “bonus alla firma” del contratto. Queste operazioni economiche sono direttamente legate al capitolo sportivo perché, in base a come si concluderanno, il Barcellona potrà migliorare o meno il suo tetto salariale.
Il Barcellona ha potuto tesserare i giocatori per la stagione appena conclusa per un soffio, ma alcuni di loro non hanno potuto essere registrati per la prossima perché non c’era spazio entro il tetto salariale. E questa situazione ad oggi non è ancora risolta. In primo luogo, al momento non c’è spazio per tesserare il nuovo allenatore Hansi Flick e il suo staff. Infatti, Xavi Hernández e i suoi collaboratori sono stati tesserati solo per la passata stagione, non per il 2024/25.
A livello di giocatori, ce ne sono quattro che non sono iscritti nella rosain vista della prossima stagione. Due di loro hanno assoluta priorità nel momento in cui si libererà spazio per poterli registrare: Gavi e Balde. Sono due calciatori chiave per la prossima stagione e il club li inserirà con assoluta certezza.
Con gli altri due la situazione è meno chiara. Si tratta di Vitor Roque e Íñigo Martínez. Il futuro dei due è incerto. Se Xavi fosse rimasto come tecnico, l’uscita del brasiliano sarebbe stata certa. Tuttavia, l’arrivo di Flick gli dà un certo margine per rimanere in prima squadra. Dipenderà dal suo rendimento nella fase di preparazione alla stagione.
Un altro caso complesso è quello di Íñigo Martínez. Il basco ha per contratto che se il Barcellona non potrà iscriverlo nella rosa dovrà indennizzarlo con una somma di denaro. In questo caso si combinano diversi fattori. In primo luogo, il gran numero di centrali che ci sono in squadra. Flick ha a disposizione Araujo, Koundé, Christensen, Íñigo e Cubarsí. Quest’ultimo occupa un posto che non era previsto.
E poi c’è il tema di Eric García che è stato in prestito al Girona. Flick dovrà scegliere tra lui e Íñigo. Quello che è chiaro è che il Barcellona dovrà incassare denaro per queste iscrizioni, per i nuovi acquisti e per il rinnovo di Sergi Roberto. Senza dimenticare il tecnico Flick, che attende di essere inserito insieme al suo staff.
Il club nerazzurro conferma di avere rispettato gli obblighi indicati dalla UEFA per quanto riguarda il bilancio al 30 giugno 2023.
L’Inter ha rispettato i paletti della UEFA per il Fair Play Finanziario nel 2022/23 e si aspetta di rispettarli anche nel 2023/24. È quanto emerge dai conti del primo semestre di Inter Media and Communication, la controllata in cui confluiscono i ricavi da sponsor e diritti televisivi.
«Sottolineiamo che, basandoci sui risultati consolidati del gruppo per l’esercizio chiuso al 30 giugno 2023, abbiamo raggiunto l’obiettivo finanziario fissato per quest’anno in conformità con l’Accordo di Conciliazione firmato con la UEFA nell’agosto 2022. Pertanto, non è stato necessario trattenere alcun contributo finanziario dai premi in denaro dovuti nella stagione sportiva 23/24», si legge nella nota. Rispetto alla nota pubblicata lo scorso febbraio sempre da Inter Media and Communication, quindi, il club nerazzurro ha confermato di avere rispettato gli obblighi indicati dalla UEFA (a febbraio la società aveva spiegato di «prevedere» di aver rispettato i paletti).
Inoltre, l’Inter si aspetta di rispettare le indicazioni anche nella stagione 2023/24. «Basandoci sui risultati dell’anno in corso e sulle proiezioni più aggiornate per il resto dell’anno fiscale, prevediamo di raggiungere l’obiettivo finanziario fissato dall’Accordo di Conciliazione anche per l’esercizio che si chiuderà il 30 giugno 2024», conclude il club nerazzurro.
La posizione di uno degli investitori: «La squadra rimane in una buona posizione e ha un valore finale reale. I flussi di cassa legati ai media e ai diritti di sponsorizzazione rimangono sani».
«Sebbene la situazione dell’Inter sia ancora fluida, per gli obbligazionisti della controllata Inter Media non vediamo il cambio di proprietà del club come una sfida fondamentale per la situazione creditizia sottostante». Lo spiega Berchmans Rivera, Investment Manager di Arcano Partners, uno dei sottoscrittori istituzionali del bond da 415 milioni del club nerazzurro.
«La squadra rimane in una buona posizione e ha un valore finale reale. I flussi di cassa legati ai media e ai diritti di sponsorizzazione rimangono sani. La clausola di cambio di controllo, che richiederebbe il rimborso dell’obbligazione a 101, non sembra scatterà a meno che non si verifichi un declassamento del rating, il che è possibile ma non necessariamente probabile, dato che non è cambiato nulla nell’azienda. In tal caso, gli obbligazionisti vengono rimborsati. Continuiamo a monitorare la situazione, ma rimaniamo soddisfatti del valore dell’obbligazione», conclude Rivera.
Nei giorni scorsi, dopo il subentro di Oaktree alla guida dell’Inter, la stessa società nerazzurra aveva spiegato in una nota: «Nessun Change of Control Triggering Event è in corso in base all’emissione di Euro 415.000.000 di Senior Secured Notes al tasso del 6.750% con scadenza 2027 da parte di Inter Media and Communication S.p.A. e nessuno degli eventi di cui sopra ha determinato un Default o un Event of Default in relazione alle Senior Notes. Nessuna dichiarazione prospettica viene resa in questo comunicato e tutte le dichiarazioni sono rese solo alla data del presente comunicato».
Allo stesso modo, Fitch aveva spiegato: «Secondo lo scenario base di Fitch, il cambio di controllo non avrà un impatto significativo sulle prestazioni finanziarie o sportive dell’Inter. La documentazione delle obbligazioni include una clausola di cambio di controllo che stabilisce che, al verificarsi di determinate condizioni, ciascun obbligazionista avrebbe il diritto di richiedere il rimborso anticipato delle proprie obbligazioni al 101% del capitale. In questo scenario, Oaktree sarebbe incentivata a fornire supporto finanziario per preservare il valore del proprio investimento nella squadra. Tuttavia, il profilo creditizio del gruppo potrebbe essere influenzato se ciò non avvenisse».
Secondo quanto si legge nel prospetto del bond, infatti, la clausola legata al cambio di controllo che porta a dover ripagare interamente il debito legato al bond scatta solo nel caso di un downgrade del ratingentro 90 giorni dalla data in cui avviene il cambio di controllo, ipotesi che al momento viene ritenuta difficile. L’ultimo aggiornamento legato al rating del bond del club nerazzurro è del dicembre 2023, quando Fitch ha confermato il rating “B+” con outlook stabile, mentre nell’ottobre 2023 Standard and Poor’s aveva di non declassare il rating (oggi fissato a B) grazie ai nuovi sponsor dopo il caso Digitalbits, inoltre sottolineando un outlook stabile per il rating stesso.
Il fondo californiano pronto a diventare azionista di maggioranza del club nerazzurro: alle sue spalle ci sono i canadesi di Brookfield.
Si scrive Oaktree, si legge Brookfield. Il fondo statunitense è pronto a diventare proprietario dell’Inter: la famiglia Zhang al momento non sembra aver trovato soluzioni per ripagare il finanziamento da 385 milioni (interessi compresi) che scade entro oggi e Oaktree potrebbe a breve avviare le partiche per l’escussione del pegno, in questo caso appunto l’Inter, e diventarne proprietario.
Oaktree è una delle principali società globali di gestione degli investimenti alternativi con esperienze nella stretagia del credito con un approccio “opportunistico”, come spiega lo stesso fondo sul proprio sito. Al 31 marzo 2024, Oaktree aveva oltre 192 miliardi di asset under management e tra i clienti aveva 65 dei 100 più grandi piani pensionistici statunitensi, più di 500 società in tutto il mondo, 39 dei 50 piani pensionistici statali negli Stati Uniti, 275 fondi di dotazione e fondazioni a livello globale e 15 fondi sovrani. Complessivamente, il fondo ha più di 1.200 dipendenti con uffici, tra gli altri, a Los Angeles (sede centrale), New York, Londra, Parigi, Dubai, Hong Kong, Tokyo, Pechino, Shanghai e Sydney.
Chi è Oaktree, gli investimenti tra calcio e Italia – Il suo ingresso nel mondo del calcio, tra l’altro, non è una novità: nel 2020 insieme al produttore audiovisivo Pierre-Antoine Captonha acquisito il 100% delle azioni dei francesi del Caen.Steven Kaplan, uno dei co-fondatori, è co-proprietario dello Swansea (insieme a Jason Levien, ex socio di Thohir di tempi del Dc United) oltre ad azionista di minoranza dei Memphis Grizzlies di Nba, mentre un altro dei co-fondatori, Bruce Karsh, è azionista di minoranza e nel CdA dei Golden State Warriors.
Tra gli altri investimenti in Italia, Oaktree è presente nell’azionariato di MBE Worldwide (Mail Boxes Etc), Marini Impianti (azienda di Latina costruttrice di impianti ad alta tecnologia, soprattutto per il settore ferroviario),e Banca Progetto (per cui ha ricevuto un’offerta da oltre 600 milioni ad aprile, fermando così il processo di quotazione in Borsa), dopo aver ceduto nel corso degli ultimi anni le proprie partecipazioni in Costa Edutainment (la società che gestisce, tra gli altri, l’Acquario di Genova) e Stand By Me (casa di produzione di Simonetta Ercolani, ideatrice della trasmissione Sfide).
Tuttavia, come dicevamo, quello che si scrive Oaktree si legge Brookfield. Nel 2019 infatti il fondo canadese (sede a Toronto) ha acquisito il 62% di Oaktree per fornire «agli investitori una delle offerte più complete di prodotti di investimento alternativi». Secondo l’accordo firmato, Brookfield dovrebbe arrivare a possedere il 100% delle azioni di Oaktree entro il 2029: la scalata all’1 marzo scorso era arrivata al 72%, con investimenti per l’acquisizione delle quote pari a circa 4,7 miliardi di dollari. «Pur collaborando per sfruttare i reciproci punti di forza, Oaktree opera come azienda indipendente all’interno della famiglia Brookfield, con le proprie offerte di prodotti e team di investimento, marketing e supporto», si legge nel sito affermando l’ampia autonomia della società statunitense.
Brookfield Asset Management è uno dei principali gestori patrimoniali alternativi a livello mondiale con oltre 900 miliardi di dollari di asset in gestione in immobili, infrastrutture, energia rinnovabile, private equity e credito: in particolare investe tramite quattro controllate (Brookfield Property Partners, Brookfield Infrastructure Partners, Brookfield Renewable Partners e Brookfield Business Partners). Tra i maggiori azionisti di Brookfield ci sono anche investitori istituzionali, come Royal Bank of Canada.
Le sanzioni ai club e l’opzione tetto salariale dimostrano la volontà di tenere i conti in equilibrio: ma la strada da fare è ancora lunga.
La Premier League si sta dimostrando una volta ancora il campionato più bello e avvincente d’Europa. Non a caso quest’anno è l’unico torneo nazionale, tra quelli delle Big 5, ancora in bilico a tre giornate dal termine.
In Francia infatti è continuato il dominio del PSG (sei titoli su sette nelle ultime sette stagioni), in Spagna il Real Madrid ha praticamente vinto il titolo nazionale dopo una corsa quasi in solitaria (nessuno ha mai considerato seriamente l’ipotesi Girona) e in Germania, dove l’anno scorso si era vissuto un duello all’ultimo sangue tra Borussia Dortmund e Bayern Monaco, il sorprendente il Bayer Leverkusen di Xabi Alonso ha triturato qualsiasi avversario, non ultimi gli stessi bavaresi (sei Meisterschale conquistati negli ultimi sette campionati) che però è ancora in lizza per la Champions League.
In Italia infine si è vissuta la terza stagione nelle ultime quattro in cui una squadra ha preso il largo abbastanza presto e il titolo è stato assegnato con anticipo sensibile (quest’anno l’Inter di Inzaghi, la stagione passata il Napoli di Spalletti e nel 2020/21 ancora l’Inter ma quella volta guidata da Conte).
Oltremanica, invece, il duello tra Arsenal e Manchester City continua a infiammare la PremierLeague e la sfida sarebbe stata addirittura essere a tre se il Liverpool non fosse incappato in una serie di risultati negativi inaspettati che hanno precluso alla squadra di Klopp sia il successo in Europa League che probabilmente il titolo nazionale.
Vinta dal Manchester City 91 pt all’ultima gionata sull’Arsenal 89 pt
Questo a conferma di un torneo che in virtù dei ricchissimi introiti da diritti televisivi mostra una competitività tra le grandi squadre difficile da trovare in altre nazioni.
RICAVI RECORD MA CONTI ANCORA IN ROSSO – A osservare le cose più da vicino però non è solo oro quello che luccica.
In termini sportivi va segnalato che quest’anno nessuna squadra della Premier League è presente nelle semifinali delle coppeeuropee. Un evento che non si presentava dal 2014/15 ma che, a dire il vero, sembra appartenere più al caso che non a una effettiva perdita di competitività delle squadre di Sua Maestà. Il Manchester City, pur meritando probabilmente il passaggio del turno contro il Real Madrid, è stato eliminato ai rigori dalla Champions League e soltanto l’anno scorso i club di PremierLeague hanno vinto due coppe europee su tre: i Citizens di Guardiola in ChampionsLeague e il WestHam in ConferenceLeague.
Osservandoli si nota che se il combinato dei bilanci dei club di Premier League nel 2022/23 (ultimo dato disponibile) ha registrato ricavi record per 8,1 miliardi di euro, è altrettanto vero che il totale dei risultati netti è stato negativo per oltre 827 milioni di euro. Una perdita monstre che è quasi il doppio di quanto ha evidenziato l’aggregato dei club di Serie A (-441 milioni).
Entrando nel particolare delle entrate, la voce più corposa è quella dei diritti televisivi, pari a 3,7 miliardi di euro (46% del totale dei ricavi), seguiti dai ricavi commerciali, pari a 2,2 miliardi di euro (28% del totale), e dai ricavi da gara, pari a 1,0 miliardi di euro (12% del totale). L’aumento è stato pari al 14% rispetto al 2021/22, con l’aumento maggiore rappresentato dai ricavi da gara passati da 874 milioni a1 miliardi di euro(+15%).
Questi i ricavi voce per voce:
Ricavi da gare: 1.004,5 milioni di euro (+15% rispetto al 2021/22);
Ricavi commerciali: 2.261,8 milioni di euro (+13% rispetto al 2021/22);
Ricavi da diritti audiovisivi: 3.770,1 milioni di euro (+10% rispetto al 2021/22);
Altri ricavi: 290,1 milioni di euro (+331% rispetto al 2021/22);
Ricavi da gestione calciatori: 811,2 milioni di euro (+7% rispetto al 2021/22);
TOTALE: 8.137,6 milioni di euro (+14% rispetto al 2021/22).
Questo invece il contributo club per club
Sul lato spese, i costi aggregati della Premier League 2022/23 sono stati pari a 8,7 miliardi di euro, al netto degli oneri finanziari, con una cescita del 15% rispetto ai 7,6 miliardi di euro del 2021/22. La voce che comporta le maggiori spese per le società è quella degli stipendi e in generale il costo del personale, pari a4,7 miliardi di euro, che rappresenta circa il 54% dei costi complessivi e che ha un impatto sui ricavi pari al 58%. Gli ammortamenti e le svalutazioni sono pari invece a 2,7 miliardi di euro, di cui circa 2 miliardi di euro legati ai soli ammortamenti per i diritti delle prestazioni dei calciatori.
Questi i costi voce per voce nella stagione 2022/23:
Costi per il personale: 4.719,4 milioni di euro (+12% rispetto al 2021/22);
Ammortamenti e svalutazioni: 2.272,8 milioni di euro (+21% rispetto al 2021/22) di cui 2.006,7 milioni per gli ammortamenti legati ai calciatori (+14% rispetto al 2021/22);
Altri costi operativi: 1.748,4 milioni di euro (+14% rispetto al 2021/22);
TOTALE: 8.740,6 milioni di euro (+15% rispetto al 2021/22.
L’EBITDA è quindi risultato positivo per 1.669,8 milioni di euro, mentre l’EBIT è invece negativo per 603,0 milioni di euro. Il risultato ante imposte è negativo per 828 milioni di euro, con un risultato netto aggregato negativo pari a 827,2 milioni di euro, con il contributo positivo di soli quattro club: Brighton, Manchester City, Bournemouth e Brentford (come emerge dalla tabella sottostante)
IL FPF INTERNO E LE SANZIONI GIÀ ARRIVATE – Non c’è pero soltanto il risultato netto a preoccupare. A complicare ulteriormente le cose c’è la particolarità che mai come quest’anno si sono sollevati dubbi sulle posizioni finanziarie di alcuni club nei confronti del Fair Play Finanziario interno inglese, le cui norme in particolare consentono alle società un deficit massimo di 105 milioni di sterline in un ciclo triennale. Il Manchester Cityper esempio dovrà fare fronte ad accuse di aver violato il Fair Play Finanziario interno per ben 115 voltecon le accuse legate non solo ai conti ma soprattutto al fatto dii non aver fornito informazioni finanziarie accurate, «in particolare per quanto riguarda le sue entrate (compresi i ricavi da sponsorizzazioni), le sue parti correlate e i suoi costi operativi». Invece club come EvertoneNottingham Forestsono già stati penalizzati in questa stagione in particolare per le violazioni delle norme sulla perdita massima consentita. E sullo sfondo resta anche il caso del Chelsea, che ha cercato una strada per aggirare le norme con la vendita di due hotel riducendo così il rosso a bilancio: la Premier League però non ha dato ancora il via libera e i Blues sono a rischio di eventuali sanzioni.
C’è da dire però che il grido di allarme è scattato a Londra e dintorni e la situazione in Inghilterra viene costantemente monitorata con qualche contromisura che è già scattata. Come a dire: sappiamo benissimo di avere delle patologie e ci stiamo lavorando
Le penalizzazioni in cui sono incorsi Everton e Nottingham Forest, per esempio, da un certo punto di vista possono essere anche considerate come segno che il sistema ha iniziato ad operare per evitare che la situazioni vada fuori controllo.
Non solo, ma probabilmente cosa più importante, la Premier League è pronta ad introdurre un sistema di tetto salariale, dopo il primo via libera da parte dei club.
In particolare, le società del massimo campionato inglese hanno concordato di voler stabilire un limite su quanto possono spendere, con il tetto basato su quanto guadagna il club che incassa di meno dalla vendita dei diritti televisivi. La votazione non ha ottenuto l’unanimità però sono stati 16 i voti a favore sui 20 club presenti. Con ManchesterCity, ManchesterUnited e Aston Villa che hanno votato contro mentre il Chelsea si è astenuto.
La decisione ora sarà portata all’Assemblea Generale Annuale che andrà in scena a giugno, quando potrebbe essere definitivamente approvato con l’ipotesi addirittura possa entrare in vigore già dal 2025/26.
IL TETTO SALARIALE NUOVA VIA PER CONTROLLARE I CONTI – Come dovrebbe funzionare il tetto salariale? L’ipotesi è di fissare il tetto a un valore multiplo rispetto al club che incassa meno dalla vendita dei diritti televisivi. Ad esempio, il Southampton nel 2022/23 ha incassato 103,6 milioni di sterline dai diritti tv distribuiti dalla Premier League: se il limite fosse fissato a 5 volte quella cifra (ma la discussione è ancora in corso tra 4,5 e 5 volte), i club non potrebbero spendere per stipendi, ammortamenti e pagamenti per agenti più di 518 milioni di sterline (circa 605 milioni di euro al cambio attuale). Tra i club, il Chelsea sarebbe già al di sopra del tetto con costi stimati per 540 milioni di sterline, mentre il Manchester City rientrerebbe nei paletti con costi stimati per circa 500 milioni di sterline.
Sul tavolo restano vari temi di dibattito, come ad esempio quale cifra utilizzare come base: dovrebbe essere il totale degli introiti televisivi o solo l’accordo a livello nazionale? Tutto questo deve ancora essere discusso approfonditamente, così come le eventuali sanzioni.
Attualmente il sistema del FPF inglese prevede decurtazioni di punti (come nel caso già citato di Everton e Nottingham Forest nella stagione attuale), ma le ipotesi emerse nelle scorse settimane fanno riferimento anche ad una “luxury tax” in stile NBA: in sostanza, i club che spenderanno troppo verrebbero sottoposti a sanzioni economiche che aumenterebbero in base a quanto sia stato superato il tetto salariale. I soldi raccolti verrebbero poi ridistribuiti ai club della Premier League che rispettano le regole, ma potrebbero persino andare in un “fondo di emergenza” per aiutare i club in difficoltà finanziarie presenti nelle categorie inferiori.
Il capitano dell’Inter, assistito dallo studio di avvocati LCA, contro Yaque e Zarate, che in un ricorso sostenevano il proprio diritto a rappresentarlo. Ora il Toro potrà trattare con più serenità il rinnovo con il club nerazzurro. Aspettando il nuovo prestito dei fondi a Zhang
Gli ormai ex procuratori di Lautaro Martinez, Carlos Yaque e Rolando Zarate, non hanno nulla da pretendere dal capitano dell’Inter. Il tribunale di Milano ha infatti dichiarato la nullità del contratto firmato a suo tempo dal centravanti argentino con i due agenti, rigettando il ricorso che avevano presentato. È una vittoria importante per il Toro, oggi rappresentato da Alejandro Camano, che tratta da tempo con il club nerazzurro per il rinnovo del suo contratto, in scadenza nel giugno 2026.
Lautaro, respinto il ricorso degli ex agenti – Il rapporto fra Lautaro e la coppia Yaque-Zarate si era interrotto nella primavera del 2021. Lautaro al loro posto aveva scelto l’agente spagnolo che già seguiva il suo amico Achraf Hakimi, al tempo suo compagno di squadra. Ma i due non si erano arresi, e avevano presentato un ricorso. Lunedì 13 maggio i giudici hanno però dato ragione al calciatore, affiancato dall’avvocato Federico Venturi Ferriolo, esperto di diritto sportivo, e dagli avvocati Gian Paolo Coppola e Lorenzo Del Nero di LCA Studio Legale.
Rinnovo di Lautaro, si attende il nuovo prestito – Senza più il timore che gli ex agenti possano chiedergli soldi (anche se potranno presentare ricorso), Lautaro affronterà con maggiore serenità i discorsi relativi al prolungamento di contratto con l’Inter, a una cifra che lui vorrebbe vicina ai 10 milioni di euro netti a stagione più bonus. La trattativa va avanti da mesi. Un elemento cruciale perché l’accordo si possa raggiungere è che sia definito il futuro societario del club nerazzurro. Il presidente Steven Zhang sta dialogando con il fondo statunitense Pimcoper ottenere un finanziamento da 400 milioni necessario a chiudere il prestito concesso nel 2021 da Oaktree, la cui scadenza è vicinissima: il prossimo 20 maggio. Nell’ipotesi – molto improbabile – in cui i soldi non si trovino, il pacchetto di maggioranza dell’Inter passerebbe a Oaktree.
L’ex attaccante è riuscito ad aggiudicarsi l’asta nonostante il tentativo in extremis di Cristian Zaffani, considerato molto vicino a Luca Campedelli.
Quest’oggi, Sergio Pellissier ed Enzo Zanini, dirigenti della Clivense, hanno formalizzato l’acquisto del marchio Chievo Verona. Come è stato ufficializzato dal sito ufficiale della stessa società veneta, militante in Serie D.
L’asta si è svolta nello studio di via Scalzi di Renzo Panozzo, curatore fallimentare, insieme a Luca Toninelli, per assegnare i marchi del club fallito quasi due anni fa. Non sono mancati i momenti di tensione, quando poco prima di mezzogiorno è stata presentata un’offerta in competizione con quella di Pellissier e Zanini.
Secondo quanto riporta L’Arena, questa è stata sottoscritta dal presidente del Vigasio, società veneta fresca vincitrice del girone A di Eccellenza, Cristian Zaffani e della sua delegazione, considerata molto vicina all’ex patron e presidente del Chievo Luca Campedelli. Ma non c’è stato nulla da fare. Il marchio Chievo è andato a Pellissier e alla sua Clivense per un esborso totale di 330.000 euro.
In vista dell’apertura delle buste prevista per le 15 di venerdì 10 maggio, sono arrivate due proposte, la prima dell’ex bomber valdostano, l’altra da Cristian Zaffani, presidente del Vigasio, formazione di proprietà dell’ex numero uno clivense Luca Campedelli. La sfida ha però visto il successo di Pellisier che racconterà nelle prossime ore il percorso che l’ha condotto a riconciliarsi con la squadra che lo ha condotto sino ai preliminari di Champions League.
Il Chievo Verona sembra aver finalmente trovato pace. Il marchio, fallito due anni fa, tornerà a vivere grazie a Sergio Pellisier che ha vinto l’asta per l’acquisto dello storico club veneto. I curatori fallimentari hanno considerato congrua l’offerta di 100.000 euro avanzata dall’attuale presidente della Clivense e che riporterà la squadra gialloblu nel calcio che conta.
Mentre il ministro dello sport Abodi tira dritto sulla riforma, la Covisoc è già in moto per iniziare il controllo sulle società verso l’iscrizione per i prossimi campionati.
Il governo è pronto a rivoluzionare il controllo economico sui club professionistici. Il ministro dello sport Andrea Abodi infatti sta portando avanti un progetto di riforma che porterebbe all’addio alla attuale Covisoc, che verrebbe sostituita con una Agenzia governativa di vigilanza economica e finanziaria sulle società sportive professionistiche. Una opzione che ha portato alla dura reazione da parte dell’intero mondo del calcio (così come del basket), tanto che oggi lo stesso Abodi ospiterà le varie componenti federali per discutere della riforma.
Intanto, però, il meccanismo di controllo da parte della Covisoc sulla situazione economica dei club verso la stagione 2024/25 è già cominciato. Le società infatti hanno già dovuto presentare alcuni documenti entro il 30 aprile scorso, iniziando il processo che porterà al via libera per l’ottenimento della Licenza Nazionale che consente di iscriversi ai campionati. I controlli poi non si limiteranno all’ottenimeno della Licenza Nazionale, ma proseguiranno anche durante il resto della stagione.
Date controlli Covisoc, le scadenze già passate – Entro il 30 aprile i club di Serie A, Serie B e Serie C avevano l’obbligo di depositare:
contratti calciatori acquisiti tra 1 gennaio 2023 e 28 febbraio 2024 con pagamento debiti
contratti calciatori acquisiti fino al 31 dicembre 2022 con pagamento dei debiti scaduti
Date controlli Covisoc, le prossime scadenze – Entro il 31 maggio i club hanno l’obbligo di depositare tra gli altri:
la situazione patrimoniale intermedia al 31 marzo (se non viene depositata la sanzione è di 1 punto in penalizzazione nella classifica 2024/25)
Entro il 4 giugno i club hanno l’obbligo tra gli altri di:
dimostrare di aver effettuato il pagamento dei debiti verso FIGC, Leghe e società per il mercato al 30 aprile 2024;
dimostrare di aver effettuato il pagamento dei compensi fino ad aprile 2024 per tesserati, dipendenti, dirigenza sportiva e collaboratori settore sportivo;
dimostrare di aver effettuato il pagamento dei Irpef fino a marzo 2024 e Inps fino aprile 2024;
dimostrare di aver effettuato il pagamento dei Ires, Irpa e Iva per anni 2017, 2018, 2019, 2020, 2021 e 2022;
dimostrare di aver effettuato il pagamento dei Iva primi tre trimestri 2023;
depositare il bilancio al 3o giugno o al 31 dicembre 2023 o semestrale al 31 dicembre 2023;
dimostrare il superamento della situazione patrimoniale 2447 c.c. e 2482 c.c. eventualmente risultante dalla situazione intermedia al 31 marzo 2024;
depositare la relazione della società revisione e in caso di giudizio negativo una nuova relazione senza richiami dopo essere intervenuti.
Inoltre, entro il 4 giugno i club in particolare dovranno anche presentare la domanda di ammissione presso Lega Serie A con richiesta di concessione licenza nazionale e impegno a non partecipare a competizioni organizzate da associazioni private non riconosciute da FIFA, UEFA e FIGC.
Nel caso di inosservanza del termine del 4 giugnoper uno solo degli obblighi di cui sopra, la conseguenza è la mancata concessione della Licenza Nazionale 2024/25 e quindi lo stop all’iscrizione della squadra al campionato.
In seguito all’ottenimento della Licenza Nazionale, i club entro il termine dell’1 luglio hanno tra gli altri gli obblighi di:
dimostrare il pagamento dell’Iva per il quarto trimestre 2023;
dimostrare il pagamento dei compensifino maggio 2024
dimostrare il pagamento di Irpeffino aprile 2024 e Inps fino a maggio 2024.
Nel caso di inosservanza del termine dell’1 luglio, la penalizzazione è di due punti in classifica per la stagione 2024/25.
I controlli tuttavia non si fermeranno qui, ma proseguiranno lungo il corso di tutta la stagione in particolare per quanto riguarda il rispetto delle tempistiche legate ai pagamenti degli stipendi per tesserati e dipendenti.
Il Direttore Amministrativo è sottoposto a procedimento disciplinare: al temine di questa valutazione si attende un eventuale provvedimento.
Il Milan ha momentaneamente sospeso dal suo incarico Aldo Savi, Financial And Administrative Director del club rossonero. Secondo quanto appreso da Calcio e Finanza, Savi sarà ora sottoposto a una procedura disciplinare e solo successivamente si arriverà a un eventuale provvedimento definitivo.
Il nome di Savi è emerso nelle scorse settimane nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano sulla vendita del Milan. Dal Direttore Amministrativo è arrivato uno dei principali indizi sulla base dei quali la Procura sta cercando di dimostrare che il Milan non sia davvero del fondo RedBird di Gerry Cardinale, ma sia ancora sotto l’influenza del fondo Elliott di Gordon e Paul Singer, non dichiarata all’autorità di vigilanza Federcalcio.
La non indagata società rossonera, dove invece sono indagati per l’ipotesi di ostacolo all’autorità di vigilanza l’amministratore delegato dal 2022 Giorgio Furlani e il predecessore 2018-2022 Ivan Gazidis, dal decreto di perquisizione del 12 marzo aveva già appreso che i pm Polizzi e Cavalleri valorizzassero sia la difformità di comunicazioni rese dal fondo RedBird all’autorità di Borsa americana Sec sulla propria catena societaria, sia un documento interno al Milan che non si capiva come fosse finito in mano alla Guardia di Finanza.
Si trattava di una “presentazione” dell’attuale assetto preparata dalla dirigenza del Milan per i colloqui a fine 2023 con “investitori del mondo arabo”, dal quale però emergeva a tutti gli effetti l’indicazione che il controllo del club rossonero fosse di RedBird. Proprio questo documento era una bozza inviata da una manager del fondo RedBird, Elizabeth Owen, al direttore amministrativo del Milan, Aldo Savi: ed è stato appunto Savi, convocato come teste dagli inquirenti, a darne una interpretazione problematica sulla proprietà dei rossoneri.
Savi era entrato nel Milan nel 2018 come consulente del fondo Blue Skye, la società di Salvatore Cerchione e Gianluca D’Avanzo dal cui esposto è partita l’inchiesta sulla vendita del Milan e che ha avviato una serie di contenziosi – definiti più riprese «frivoli e vessatori» da parte di Elliott –, dai quali, come raccontato da Calcio e Finanza, fino ad ora è sempre uscita sconfitta.
Quelle italiane sono solo alcune delle cause avviate da Blue Skye negli ultimi mesi, alle quali il fondo Elliott ha risposto nel settembre del 2023 con un atto di accusa penale privata, chiamato “citation directe”, in Lussemburgo. Con questo atto il fondo statunitense ha accusato Blue Skye Financial Partners e i suoi rappresentanti di reati tra cui ricatto, estorsione e false dichiarazioni fraudolente a sostegno delle sue azioni legali contro la vendita.
Stando a quanto emerge dagli atti, secondo Elliott Blue Skye ha formulato accuse calunniose e diffamatorie al fine di ottenere concessioni superiori ai suoi diritti contrattuali. Secondo le accuse del fondo, questi si configurano come reati di ricatto ed estorsione. Inoltre, sempre secondo il fondo statunitense, Blue Skye avrebbe depositato consapevolmente documenti fuorvianti avviando procedimenti con l’intento di ingannare i giudici lussemburghesi al fine di ottenere una decisione a suo favore.
Decisione che – secondo Elliott – non avrebbe ottenuto altrimenti. Dai documenti emergono inoltre accuse di violazioni dei doveri fiduciari nei confronti di Giovanni Caslini (in passato nel board di Rossoneri Sport Investment, veicolo che controllava il Milan e il cui 100% era controllato a sua volta da Project Redblack, della quale il 4,27% era nelle mani di Blue Skye) e nei confronti dei managing partner di Blue Skye, Salvatore Cerchione e Gianluca D’Avanzo.
Tornando a Savi, assunto dal Milan nel 2019, il dirigente vi è rimasto anche dopo la frattura tra Blue Skye e il resto del mondo Milan. Ed è come odierno Direttore Amministrativo dei rossoneri, uomo dei conti del club e braccio destro del direttore finanziario Stefano Cocirio e del Chief Business Officer Roberto Masi, che Savi, una volta interpellato dalla GdF sulla bozza per il tour arabo dei dirigenti rossoneri, l’ha definita «strana» perché a suo avviso prospettava ai potenziali acquirenti la cessione di un pezzo del debito di RedBird verso Elliott.
In più Savi – che ora rischia di essere allontanato dal Milan – ha riportato agli inquirenti la propria impressione che sulla gestione quotidiana del Milan pesi ancora la «forte influenza» di Elliott, anche attraverso il consulente di Data Analytics Hendrik Almstadt, per Savi «strettissimo collaboratore di Gordon Singer».
Presidenti e agenti obbligati a vigilare sui flussi finanziari e sulle controparti e a segnalare operazioni sospette. Norme in vigore entro tre anni
Sistema calcio «opaco»
Focus su compravendite, finanziamenti, sponsor
La ricerca del «titolare effettivo»
Sul pianeta calcio sta per abbattersi il ciclone antiriciclaggio. Uno dei settori più competitivi dell’entertainmenttargato Ue – le cinque maggiori leghe abitano nel Vecchio continente, le competizioni Uefa sono le più seguite al mondo – finisce infatti dentro il regolamento Antiriciclaggio, approvato martedì scorso come risoluzione legislativa dalla Plenaria di Strasburgo.
Si tratta di un braccio normativo – autonomo, obbligatorio per tutti i 27 Paesi membri e autoapplicativo entro i prossimi 36 mesi – della sesta direttiva Aml (anti money laundering, ndr), votata contestualmente dal Parlamento Ue, e che, come questa, attende il vaglio del Consiglio, prima della pubblicazione sulla Gazzetta europea.
Sistema calcio «opaco» – Entrambi i provvedimenti nascono con lo scopo di chiudere i (numerosi) varchi ancora aperti sui flussi internazionali di denaro sporco; ma è il regolamento a focalizzare, in modo più diretto, i nuovi target. Il football professionistico è il principale di questi perché, scrive il legislatore nelle premesse, ci sono motivi di urgenza per farlo «quali la popolarità mondiale del calcio, gli importi considerevoli, i flussi di cassa e gli interessi finanziari coinvolti, la prevalenza di operazioni transfrontaliere e, talvolta, gli assetti proprietari opachi».
Focus su compravendite, finanziamenti, sponsor – Nel mirino delle autorità antririciclaggio – dalle Financial intelligence unit alla nuova authority Amla fino alla Procura europea Eppo – finiscono tutte le operazioni che hanno per oggetto la compravendita di calciatori, i finanziamenti delle società calcistiche professionistiche, le sponsorizzazioni che queste ricevono e tutte le operazioni con agenti calcistici o altri intermediari.
Lo schema di intervento è quello classico dell’antiriciclaggio, vale a dire un controllo all’origine dei flussi finanziari, messo per legge in capo ai «soggetti obbligati» tenuti a monitorare, verificare e, nei casi sopetti, astenersi dall’operazione e segnalare alle autorità Aml.
Nell’elenco dei soggetti obbligati debuttano così gli «agenti calcistici» e le «società calcistiche professionistiche», che diventano i guardiani dell’integrità finanziaria del sistema calcio e i “segnalatori” dei tentativi di riciclaggio via pallone. L’obbligo di tracciare le operazioni con gli investitori, con gli sponsor, con gli agenti calcistici o gli altri intermediari, e i trasferimento di calciatori, riguarderà tutte le società professionistiche con licenza di partecipazione ai campionati, a eccezione di quelle con fatturato inferiore a 5 milioni di euro (ma con la possibilità, per gli Stati membri, di alzare la guardia, anche in situazioni minori ma borderline).
La ricerca del «titolare effettivo» – Finanziatori, azionisti, sponsor, e gli stessi agenti delle ricchissime società del pallone, dovranno passare per le forche caudine dell’adeguata verifica della clientela, che comporta non solo la “banale” verifica dell’identità personale del contraente (nel calcio è accaduto anche questo, tra prestanome e veri e propri fantasmi), ma soprattutto la ricerca del titolare effettivo, per «comprendere l’assetto proprietario e di controllo del cliente». Con l’ulteriore complicazione dei tempi moderni, caratterizzati dalle sanzioni i nternazionali contro Paesi ostili e oligarchi vari, che dovranno essere vagliate, con attenzione, dai nuovi soggetti obbligati.
Se l’“adeguata verifica” fallisce, scatta l’obbligo per agenti e/o presidenti di astenersi dall’affare – qualunque esso sia, dall’avvento di un fondo all’acquisto di un giocatore – e, soprattutto, quello di segnalare il tentativo di operazione sospetta. In caso di dubbi, società e agenti potranno rivolgersi alle Fiu (in Italia la Uif), tenute a rispondere entro tre giorni.
Le sanzioni per i “distratti”? Da stabilire a cura degli Stati purché «effettive, proporzionate e dissuasive».
L’ad del Milan Giorgio Furlani con Zlatan Ibrahimovic (ansa)
Il rischio per il club è di una penalizzazione in classifica. L’opacità dei fondi divisi tra Olanda e Delaware nell’inchiesta di Repubblica
Esiste una fase due dell’inchiesta della procura di Milano sull’acquisto, vero o presunto che sia, del Milan da parte degli americani di Red Bird. È l’indagine che ha aperto la Figc all’indomani delle perquisizioni disposte dalla Procura di Milano. Che, dopo una prima seppur parziale trasmissione di documenti da parte della procura di Milano — i pm Giovanni Polizzi e Giovanna Cavalleri hanno inviato gli atti già oggetto di discovery, e dunque noti agli indagati e alla società — ha cominciato a vivere di vita propria.
Nelle scorse settimane si è presentato, davanti agli investigatori del procuratore federale Giuseppe Chinè, l’ad del Milan, Giorgio Furlani. Indagato (insieme con l’ex ad Ivan Gazidis) per ostacolo alle funzioni di vigilanza, ha spiegato come, dal punto di vista della società, non esista alcun giallo. «Il 99,8%del capitale del Milan è controllato da Red Bird, non c’è alcuna discrepanza rispetto a quanto dichiarato in Italia e quanto invece detto alla Sec, l’organo di controllo americano. E non c’è alcun socio occulto» ha spiegato in sintesi Furlani. Il passaggio è assai delicato perché il Milan — che come società non è coinvolto nell’inchiesta penale — in tema di giustizia sportiva è in una strada stretta.
Se infatti l’ipotesi accusatoria della Procura di Milano trovasse conferme, si potrebbe contestare al club la violazione dell’art. 32 comma 5 del Codice di giustizia sportiva sugli obblighi di comunicazione. C’è poi il 20 bis delle Noif che regola le “Acquisizioni e cessioni di partecipazioni societarie in ambito professionistico”. E c’è, ancora, la possibilità di una contestazione di illecito amministrativo, come scritto dall’articolo 31 comma 1. Oltre all’articolo 4 su “lealtà, correttezza e probità” dei soggetti della Federazione. Tradotto: in astratto si potrebbe andare dalla censura alla penalizzazione in classifica.
Il Milan, si diceva, è sereno. Furlani è convinto di aver spiegato tutto quello che c’era da spiegare, in attesa di farlo anche con la Procura di Milano. Repubblicaha raccontato ieri, però, come le cose in questi mesi non siano cambiate. Come emerge dai documenti depositati alla Sec, la Securities and Exchange Commission, l’ente federale di vigilanza finanziaria paragonabile alla Consob italiana, il pacchetto di maggioranza del Milan (poco più di 410 milioni di euro) non è negli Usa, ma nelle mani di un fondo privato con sede in Olanda, RB FC Holdings CV. Su richiesta di Repubblica, fonti della società avevano spiegato come la società veicolo facesse riferimento direttamente a Cardinale. E così è.
Ma il punto è non confondere la “gestione” con la proprietà del fondo principale: la gestione è sicuramente di Red Bird. Ma di chi sono i soldi?La domanda al momento è senza risposta. Così come restano tutta una serie di stranezze, oggetto non a caso dell’indagine della procura di Milano che vuole chiarire il ruolo del vecchio proprietario, il fondo Elliott: il sospetto è di una vendita fasulla. La circostanza è sempre smentita dal Milan, ma emergono fatti singolari. Lo è il caso dei due direttori, raccontato ieri da Repubblica, della controllante finale del Milan, in cui il ramo che fa capo a Red Bird è bloccato dal diritto di veto di una società olandese (Dentaleus, con sede a Voorschoten, nel Sud dell’Olanda) dalla struttura indecifrabile, come quella del fondo d’appoggio che nasconde un unico cliente. E un solo investimento.
Il nome è schermato (certo, potrebbe essere Cardinale stesso). Ma pone tutta una serie di domande sulla correttezza di strutture del genere nel calcio: può una squadra essere di proprietà di fondi che triangolano tra il Delaware e l’Olanda, nascondendosi dietro ingegnerie finanziarie? Nella risposta c’è il futuro dell’inchiesta sul Milan. Ma, evidentemente, non solo sul Milan.
Mohammed bin Salman, presidente del fondo sovrano PIF – (Foto: Mohamed Farag/Getty Images)
Il club nerazzurro sarebbe finito nel mirino di investitori dall’Arabia Saudita, ma non legati a PIF: il fondo proprietario del Newcastle infatti sta cambiando strategia.
Le tentazioni saudite per l’Inter sono riemerse dopo qualche mese, con interessi da parte della famiglia reale per acquistare il club nerazzurro. Tuttavia, come spiegato da Repubblica, il soggetto che sarebbe interessato non sarebbe PIF, il fondo sovrano saudita proprietario anche del Newcastle.
Da anni si parla dei tentativi sauditi di acquistare il club nerazzurro, voci circolate almeno dall’ottobre 2021, quando il fondo PIF ha poi completato l’acquisizione del club inglese Newcastle. In quel periodo, fonti vicine al fondo avevano indicato l’intenzione di espandere gli interessi anche in altri campionati europei, considerando club come la Roma e la Fiorentina. Tuttavia, le stesse fonti oggi affermano che Pifnon sembra avere un interesse diretto per club italiani, come riporta Repubblica.
Il fondo sovrano saudita infatti starebbe ora cambiando il proprio approccio nel mondo del calcio. Dopo anni di spese e investimenti esorbitanti, starebbe così cercando investitori privati, soprattutto locali, interessati a entrare nel capitale delle quattro squadre di cui è proprietario in patria, inclusa l’Al-Nassr di Cristiano Ronaldo. Tanto che avrebbe anche abbandonato l’idea di acquistare una quinta società nella Roshn Saudi League, come l’Al-Ittifaq.
Arrigo Sacchi –(Foto: ANTHONY LUCAS/AFP via Getty Images)
«Ho anche elogiato l’operato di Simone Inzaghi come allenatore, che sta passando da tattico a stratega, facendo registrare un’evoluzione importante».
«La mia affermazione era del tutto generale, e non era assolutamente riferita all’Inter». A due giorni dalla presentazione a Jesi del suo libro, Arrigo Sacchiha voluto precisare con una dichiarazione all’ANSA il senso delle sue dichiarazioni sul club nerazzurro, lanciato verso lo Scudetto, e i debiti di bilancio.
«Martedì 9 aprile, durante la presentazione del mio libro all’Hotel Federico II di Jesi, ho raccontato un aneddoto su un contrasto avuto con il presidente Berlusconi riguardo all’acquisto di giocatori “importanti”, sottolineando che investire in nomi di richiamo avrebbe portato ad un bilancio in rosso e vincere con un bilancio in rosso per lui sarebbe stato come barare», ha aggiunto l’ex allenatore.
«Questa mia affermazione era del tutto generale e non era assolutamente riferita all’Inter, di cui non mi interessa niente, e che peraltro sta disputando una bella stagione. Anzi ho anche elogiato l’operato di Simone Inzaghi come allenatore, che sta passando da tattico a stratega, facendo registrare un’evoluzione importante», ha concluso Sacchi.
Aleksander Ceferin –(Foto: JULIEN DE ROSA/AFP via Getty Images)
La Federcalcio europea ha versato i corrispettivi per la qualificazione agli ottavi di finale: già pagati premi per quasi 1,7 miliardi in stagione.
Nuovo giro di pagamenti ufficiali da parte della UEFA per quanto riguarda l’edizione corrente della Champions League. La Federcalcio europea ha infatti versato nei giorni scorsi i corrispettivi per la qualificazione agli ottavi di finale della manifestazione, che hanno visto protagoniste ben tre squadre italiane.
Sfortunatamente, nessuna tra Inter, Lazio e Napoli è riuscita a qualificarsi per il turno successivo – i quarti di finale, che hanno preso il via ieri –, ma le italiane possono comunque sorridere per il “bottino” in arrivo. Complessivamente, la UEFA verserà 153,6 milioni di euro ai 16 club che si sono qualificati per gli ottavi, 9,6 milioni di euro a testa.
Guardando solamente ai club italiani, questa volta il totale dei versamenti ammonta a 28,8 milioni di euro. Ricavi frutto del passaggio del turno dai gironi agli ottavi da parte di Inter, Lazio e Napoli, mentre il Milan ha abbandonato la competizione dopo i gironi.
Con questi versamenti, guardando quindi fino agli ottavi di finale diChampions League, la UEFA ha già distribuito quasi 1,7 miliardi di euro alle 32 squadre che hanno preso parte alla competizione. Restano in gioco ancora 320 milioni di euro circa, da distribuire alle squadre che prendono parte al torneo dai quarti in avanti.
Steven Zhang – (Foto: ALBERTO PIZZOLI/AFP via Getty Images)
Va verso la conclusione il procedimento davanti al Tribunale di Milano con cui i creditori chiedono che l’Inter dia uno stipendio al presidente.
Prosegue lo scontro legale tra Steven Zhang e China Construction Bank Asia, nell’ambito della sentenza del Tribunale di Hong Kong sui 320 milioni che il presidente dell’Inter non ha ancora ripagato all’istituto bancario.
Nelle scorse settimane, la Corte d’Appello di Milano ha accolto il ricorso di CCBA, decidendo di riconoscere la sentenza di Hong Kong anche in Italia. In particolare, nella sentenza si legge che la quota che deve essere ripagata è pari a 255 milioni più interessi per 2,6 milioni fino al 2 agosto 2021 e poi interessi annui pari al 13% sui 255 milioni di cui sopra dal 3 agosto 2021 fino alla data del pagamento (circa 30 milioni annui), in base a quanto spiegato dal Tribunale di Hong Kong nella sentenza del luglio 2022 e passata in giudicato nel settembre 2022.
Dopo la decisione delle scorse settimane, resta in piedi anche un altro procedimento avviato a Milano da China Construction Bank nei confronti di Zhang, ovverosia quello in cui viene richiesto l’annullamento della delibera con cui l’assemblea degli azionisti nerazzurri nel 2018 ha approvato la composizione del CdA sottolineando come a Zhang non spetti alcun emolumento in quanto presidente.
China Construction Bank Asia infatti vorrebbe rifarsi sugli asset italiani di Zhang: anche perché, in base alle stime dell’accusa, lo stipendio dovrebbe essere pari a 914mila euro annui. Tuttavia il club nerazzurro, tra le righe del bilancio al 30 giugno 2023, aveva spiegato: “Sulla base delle informazioni disponibili, la Società ritiene di avere validi motivi per ottenere il rigetto delle domande delle controparti”. Anche perché nella storia dell’Inter non è mai stato deciso di destinare uno stipendio al presidente: non si tratta quindi di una scelta fatta solo per Zhang, ma di una prassi del club.
Alle 10.30 di oggi andrà in scena una nuova udienza al Tribunale Ordinario di Milano davanti al giudice Alima Zana: il procedimento, avviato nel 2022, sembra destinato a concludersi, ma non è da escludersi un nuovo rinvio
I giudici milanesi si sono dichiarati incompetenti a decidere: la decisione su questa causa spetterà al Tribunale del Lussemburgo.
La Sezione specializzata imprese del Tribunale civile di Milano ha dichiarato la propria «carenza di competenza giurisdizionale» a decidere nel merito su una causa intentata da Blue Skye, ex socio di minoranza nella gestione del Milan, contro il fondo Elliott in relazione alla vendita del club rossonero nell’agosto 2002 a RedBird e, in particolare, su un capitolo specifico riguardante un pegno sulle azioni.
La causa di Blue Skye già avviata in Lussemburgo: 11 i contenziosi – Per i giudici milanesi, che si sono dichiarati incompetenti a decidere, la decisione su questa causa spetta, in sostanza, ai giudici lussemburghesi davanti ai quali pendevano già da tempo due procedimenti intentati dalla lussemburghese Blue Skye.
Quest’ultima due anni fa aveva chiesto al Tribunale civile di Milano di accertare «la invalidità della rinuncia» al pegno «esistente in favore di Project Redblack», società veicolo costituita nel 2017 per l’operazione di investimento nel Milan e in cui era entrata all’epoca anche Blue Skye. Blue Skye aveva già presentato anche un ricorso cautelare d’urgenza per bloccare la cessione, ma poi a settembre dello stesso anno era stata costretta a rinunciare a quell’azione.
Il procedimento si è definito nei giorni scorsi col collegio, presieduto da Angelo Mambriani, che ha stabilito che, sulla base delle convenzioni internazionali, la competenza a decidere è dei giudici del Lussemburgo, perché la causa è strettamente connessa con altre due in corso nel Paese. Nel complesso, sono 11 i contenziosi avviati in questi ultimi mesi da Blue Skye tra Lussemburgo, Italia e USA, definiti a più riprese «frivoli e vessatori»da parte di Elliott.
Su uno di questi il Tribunale di Milano si è quindi dichiarato incompetente, dal momento in cui la stessa azione era già stata presentata in Lussemburgo, come parte dei tentativi di Blue Skye d bloccare la cessione del club rossonero e – secondo Elliott – di «estrarre un valore a cui non ha diritto». Proprio da uno degli esposti di Blue Skye aveva preso il via l’indagine della Procura di Milano sulla cessione del Milan, che ha portato alle perquisizioni della Guardia di Finanza nella sede del club rossonero (Casa Milan) e all’iscrizione dell’amministratore delegato della società Giorgio Furlani e dell’ex AD Ivan Gazidis nel registro degli indagati.
Blue Skye: la causa persa a Milano e l’azione di Elliott in Lussemburgo – Negli ultimi giorni, sempre il Tribunale Civile di Milano ha respinto la terza e ultima vertenza avviata dalla società di Salvatore Cerchione e Gianluca D’Avanzo contro il fondo statunitense in Italia, facendo salire a tre su tre i casi persi da BlueSkye nel nostro Paese, con condanna al pagamento delle spese legali.
A breve – come già raccontato da Calcio e Finanza nei giorni scorsi– è attesa invece la prima udienza della accusa penale privata (chiamata “citation directe” in Lussemburgo) avviata da Elliott contro Blue Skye a settembre 2023. Con questo atto il fondo statunitense ha accusato Blue Skye Financial Partners e i suoi rappresentanti di reati tra cui ricatto, estorsione e false dichiarazioni fraudolente a sostegno delle sue azioni legali contro la vendita del Milan.
In particolare, stando a quanto emerge dagli atti, secondo Elliott Blue Skye ha formulato accuse calunniose e diffamatorie al fine di ottenere concessioni superiori ai suoi diritti contrattuali. Secondo le accuse del fondo, questi si configurano come reati di ricatto ed estorsione. Inoltre, sempre secondo il fondo statunitense, Blue Skye avrebbe depositato consapevolmente documenti fuorvianti avviando procedimenti con l’intento di ingannare i giudici lussemburghesi al fine di ottenere una decisione a suo favore.
Decisione che – secondo Elliott – non avrebbe ottenuto altrimenti. Dai documenti emergono inoltre accuse di violazioni dei doveri fiduciari nei confronti di Giovanni Caslini (in passato nel board di Rossoneri Sport Investment, veicolo che controllava il Milan e il cui 100% era controllato a sua volta da Project Redblack, della quale il 4,27% era nelle mani di Blue Skye) e nei confronti dei managing partner di Blue Skye, Salvatore Cerchione e Gianluca D’Avanzo.
GENOA, ITALY – MARCH 30: Genoa’s players line-up prior to kick-off in the Serie A TIM match between Genoa CFC and Frosinone Calcio at Stadio Luigi Ferraris on March 30, 2024 in Genoa, Italy. (Photo by Simone Arveda/Getty Images)
Il fondo 777 Partners a rischio liquidità: il socio A-Cap deve riscattare le sue quote perché ha superato i limiti delle Autorità Usa. Il caso Everton.
Dal «Profondo Sud» degli Stati Uniti parte una scossa di terremoto che arriva fino in Italia, Belgio, Brasile, Francia, Germania e Regno Unito. Il South Carolina inguaia il fondo di investimento777 Partners che si tira dietro tutti i maggiori campionati di calcio in Europa, dalla Serie A alla Premier League.
Da Miami alla Liguria e a Liverpool – Il fondo americano, la sede è Miami, come molti altri investitori finanziari Usa, ha subito il fascino per il calcio europeo, settore per decenni allergico al private equity: nel 2021, 777 è salito alla ribalta perché è diventato il proprietario del Genoa CFC (c’è una C in più rispetto ai consueti Football Club perché all’epoca il gioco era abbinato al più famoso cricket). Il primo e più longevo club di calcio d’Italia, dopo decenni in mano al “Re dei Giocattoli” Enrico Preziosi, era stato venduto per 150 milioni di euro. Lo scorso anno, poi, gli americani sono saliti ancor più alla ribalta perché si sono fatti avanti per comprare l’Everton, in Premier League. Il club inglese è il secondo club di Liverpool, un po’ il “fratello povero” dellacittà dei Beatles, che per un breve periodo ha anche avuto Carlo Ancelotti come allenatore. E’ in mano all’uomo d’affari anglo-iraniano Farhad Moshiri, ma con residenza a Montecarlo, che però ha deciso di disfarsene. Si è presentato appunto il fondo 777 che ha già versato un prestito-ponte da 140 milioni di sterline per tenere in piedi il club.
La scure dei regolatori – Nonostante il domicilio esotico, in Florida, una fetta dei capitali in mano a 777 arriva dalla South Carolina, stato rurale della Costa Est americana. E sono capitali di assicurazioni: nello specifico il gruppo A-Cap, una sorta di consorzio che raccoglie laSentinel Security Life, Haymarket Insurance and Jazz Reinsurancenello Utah; più Atlantic Coast Life Insurance and Southern Atlantic Renella Carolina, hainvestito quasi 3 miliardi di dollari nel fondo speculativo su un totale di 12 miliardi di patrimonio. La sproporzione ha fatto scattare l’allarme in South Carolina dove le regole sulle compagnie assicurative sono stringenti: la soglia massima di investimenti di rischio è il 3% del totale; e A-Cap l’ha supera del doppio (si sarebbe dovuta fermare a 1,4 miliardi). Di qui, come anticipato dal Financial Times, la richiesta di rientro dell’esposizione su 777 per le compagnie azioniste del fondo.
Nel 2008 le compagnie pubbliche Fannie Mae e Freddie Mac furono sul punto di fallire e, a cascata, di far saltare le pensioni degli americani, proprio perché troppo esposte in investimenti ad alto rischio. Da allora, l’America non vuole più correre il rischio.
Una corsa sfrenata? – Fondato, pochi anni fa, nel 2015, da Steven Paskoe Josh Wander, la società finanziaria americana, in soli 8 anni, ha rastrellato numerosi club in giro per l’Europa e nel mondo: dall’ Herta Berlino della Bundesliga, alloStandard Liegi del Belgio, alla Red Star della Ligue 1 di Francia fino al Vasco da Gama del Brasile. I problemi di 777 sono anche un segnale più ampio per l’industria del calcio e il mondo della finanza dove, complici i dannosi tassi a zero, troppo bassi e troppo a lungo, molte squadre sportive sono finite nel mirino dei cosiddetti fondi alternativi, alimentati anche da investitori istituzionali, disperati per la mancanza di ritorni.
Dagli uffici del fondo hanno gettato acqua sul fuoco: «A-Cap è solo uno dei tanti nostri sottoscrittori» hanno dichiarato, lasciando intendere che non sarebbe un problema se dovesse uscire. Secondo un lancio di Reuters del 2023 il fondo vantava10 miliardi di dollari in gestione. Tuttavia, lo scorso autunno, un articolo di un giornale locale di Liverpool riferiva di masse per 6 miliardi, quasi la metà delle stime di mercato. Se il socio A-Cap dovesse ritirare oltre 1 miliardo di dollari, il capitale del fondo subirebbe un ammanco serio, circa il 15%. Al di là del patrimonio, il vero problema, nei fondi di investimento privati, è quanta liquidità c’è disponibile: le tegola della South Carolina imporrà al fondo di liquidare le quote del socio A-Cap e il fondo medesimo ha ribadito che intende completare l’acquisto dell’Everton, cosa che richiederà un’ulteriore esborso.
Nonostante le rassicurazioni, i dubbi rimangono: pochi giorni prima dell’affondo dei regolatori, al Tribunale di New York, un altro fondo, chiamato Obra Capital, ha depositato una causa contro 777 Partners perché non avrebbe ripagato un debito. Nel 2020, Obra aveva prestato decine di milioni di dollari, poi saliti fino a 60 a 777 Partners. E ora lamenta di non essere stato rimborsato. A Genova, per ora, dormono sonni tranquilli, sui cuscini degli investimenti che777 ha fatto (120 milioni di Euro, a partire dalla Badia di Sant’Andrea, sede della scuola giovanile); mentre a Liverpool, i tifosi sono preoccupati. Avrà forse ragione il New York Times che si è addirittura spinto a parlare di un “castello di carte pronto a crollare”?
Steven Zhang (Foto: ALBERTO PIZZOLI/AFP via Getty Images)
Nei mesi scorsi la China Construction Bank Asia aveva attivato le procedure per rendere esecutiva in Italia la sentenza che obbliga il presidente dell’Inter a ripagare la cifra.
La Corte d’Appello di Milano ha accolto il ricorso di China Construction Bank Asia Corporation (CCBA), decidendo di riconoscere la sentenza del Tribunale di Hong Kong legata alla causa per i 320 milioni di euro non pagati da Steven Zhang, presidente dell’Inter (vicenda in cui il club nerazzurro non è coinvolto). Nei mesi scorsi, infatti, l’istituto bancario aveva attivato le procedure per rendere la sentenza esecutiva in Italia, in particolare con la richiesta di riconoscimento della sentenza nel nostro Paese.
Una causa davanti alla Corte d’Appello avviata nell’aprile 2023 la cui sentenza è stata ufficialmente depositata nei giorni scorsi e che ha visto i giudici dare ragione ai creditori di Zhang. In particolare, nella sentenza si legge che la quota che deve essere ripagata è pari a 255 milioni di dollari più interessi per 2,6 milioni fino al 2 agosto 2021 e poi interessi annui pari al 13% sui 255 milioni di cui sopra dal 3 agosto 2021 fino alla data del pagamento (circa 30 milioni annui), in base a quanto spiegato dal Tribunale di Hong Kong nella sentenza del luglio 2022 e passata in giudicato nel settembre 2022.
La difesa di Zhang ha provato a puntare sulle “macroscopiche anomalie” della sentenza di Hong Kong, oltre a diversi temi su cui ha sollevato eccezioni: tuttavia, la Corte d’Appello non ha accolto nessuna delle tesi portate avanti dalla difesa. In particolare, ad esempio, sulla competenza territoriale della stessa Corte d’Appello i giudici hanno spiegato che i creditori di Zhang non hanno al momento “indicato né quali beni del resistente intende aggredire, né ove, in ipotesi, detti beni si trovino, ma è altresì vero che la presenza degli stessi nel territorio della Corte milanese la si desume dal ruolo e dalla carica” dello stesso Zhang, ovverosia presidente dell’Inter (dal club traspare comunque serenità sulla vicenda). “Tale circostanza, che ovviamente implica la proprietà delle relative quote societarie, appare sufficiente per ritenere correttamente radicata avanti a questa autorità giudiziaria l’azione” proposta dai creditori.
“Sussistendo pertanto tutti i presupposti di cui all’art. 64 L. 218/95 […], la domanda deve essere accolta. Le spese di lite, liquidate con il ricorso ai criteri della causa di valore indeterminabile di bassa complessità e con esclusione della fase istruttoria, non svoltasi, devono essere poste a carico della resistente”, conclude la Corte d’Appello, indicando le spese in complessivi 6.946 euro oltre spese forfettarie (15%), iva e Cpa.
A Milano intanto va verso la conclusione anche l’altro procedimento avviato da China Construction Bank nei confronti di Zhang, ovverosia quello in cui viene richiesto l’annullamento della delibera con cui l’assemblea degli azionisti nerazzurri nel 2018 ha approvato la composizione del CdA sottolineando come a Zhang non spetti alcun emolumento in quanto presidente. Il club nerazzurro, tra le righe del bilancio al 30 giugno 2023, aveva spiegato: “Sulla base delle informazioni disponibili, la Società ritiene di avere validi motivi per ottenere il rigetto delle domande delle controparti”. La prossima udienza al Tribunale Ordinario di Milano è fissata per il 10 aprile 2024 e potrebbe anche arrivare la sentenza.
Sospetti di corruzione e riciclaggio, all’esame anche la Supercoppa in Arabia Saudita nella cui gestione è entrato anche l’ex difensore del Barcellona
E’ di sette arresti il bilancio dell’irruzione della Guardia Civil negli uffici e in altre proprietà della federazione calcistica spagnola (Rfef). Secondo quanto si apprende, l’indagine è collegata a sospetta corruzione e riciclaggio di denaro e le perquisizioni sono state ordinate da un giudice istruttore di Majadahonda, che ha indagatosu contratti sospetti durante il mandato di Luis Rubiales come presidente della Rfef.
Le indagini sembra includano anche l’accordo per organizzare la Supercoppa spagnola a quattro squadre in Arabia Saudita, completato da Rubiales insieme all’ex giocatore del Barcellona Gerard Piqué. In tutto sono state effettuate 11 perquisizioni in diverse regioni spagnole, inclusa la Grandadove risiede Rubiales, quest’ultimo sfuggito all’arresto in quanto da circa un mese si trova nella Repubblica Dominicana.
Secondo fonti investigative citate dai media locali, fra gli arrestati ci sarebbero Tomas Gonzalez Cueto, consulente legale esterno della Federazione ed uomo di fiducia di Rubiales, e Pedro Gonzalez Segura, coinvolti direttamente nell’accordo con l’Arabia Saudita.
Inchiesta Milan, la procura trasmette gli atti alla Federcalcio: ora tocca alla giustizia sportiva – Il Giorno
Milano, i magistrati hanno inviato alla Fgci solo le 12 pagine del decreto di perquisizione nella sede rossonera
La Procura di Milano ha trasmesso alla Procura federale della Figc il decreto di perquisizione eseguito la settimana scorsa nell’ambito dell’inchiesta sulla vendita del Milan da Elliott a RedBirddell’agosto 2022 che ipotizza l’accusa di ostacolo alle funzioni di vigilanza della Federcalcio a carico, tra gli altri, dell’ad rossonero Giorgio Furlani.
La richiesta di atti da parte della Procura della Federcalcio agli inquirenti milanesi era un passaggio atteso in questi giorni per le verifiche sul fronte della giustizia sportiva. Al momento, da quanto si è saputo, la Procura milanese ha deciso di inoltrare alla Figc soltanto le 12 pagine del decreto di perquisizione, firmato dai pm Giovanna Cavalleri e Giovanni Polizzi, perché le indagini sono ancora aperte e gli altri atti sono coperti dal segreto investigativo, utile per proseguire gli accertamenti.
Tra l’altro, proprio dalle analisi sui dispositivi informatici sequestrati con le perquisizioni gli inquirenti e gli investigatori della Gdf si attendono risposte e riscontri sull’ipotesi contestata di un controllo ancora attuale da parte di Elliott sul Milan, come proprietario “occulto”.
Il club londinese deve ancora trovare una soluzione per main e sleeve sponsor. Mentre il Fair Play Finanziario della Premier League incombe.
Mistero Chelsea. No, nulla a che vedere con la proprietà di Todd Boehly o la squadra guidata da Mauricio Pochettino, ma si tratta dell’accordo pluriennale di sponsorizzazione siglato fra il club inglese e Oman Air nel luglio scorso.
Come riporta il quotidiano inglese The Telegraph, Oman Air era stata introdotta come compagnia aerea partner del club londinese, in un complesso disegno di rilancio dei ricavi da sponsorizzazione così da rientrare nei paletti imposti dal Fair Play Finanziario della Premier League che ha acceso un faro sui Blues dopo le costose spese effettuate in sede di calciomercato nelle ultime sessioni.
Fatto sta, che Oman Air non è più visibile nella sezione “club partner” presente sul sito del Chelsea. Dall’Inghilterra parlano di una misteriosa decisione di rescindere l’accordo con la compagnia aerea del paese arabo che avrebbe portato nelle casse del club 2 milioni di sterline a stagione (al cambio attuale, 2,3 milioni di euro).
Indiscrezioni parlano di un problema che sarebbe sorto dalla Oman Aire che questo sia stato insormontabile, così da costringere il Chelsea ad annullare l’accordo dopo soli otto mesi. Anche se per il momento manca un commento ufficiale delle due parti in causa. Vengono così a mancare più di 2 milioni di euro a stagione, una cifra modesta, che però rientra nel piano del club legato all’incremento delle sponsorizzazioni, che servirebbero a ripianare una parte delle perdite ante imposte di 105,95 milioni al 30 giugno 2023.
Chelsea sponsor Oman Air – Club alla ricerca di un contratto per maglia e manica – Al momento attuale, la situazione sponsorizzazioni in casa Blues è molto intricata, visto che il club non ha ancora ufficializzato gli accordi per il main sponsor, così come quello che dovrebbe campeggiare sulla manica (sleeve sponsor). A questi due si aggiunge ora il mistero legato all’accordo con la compagnia aerea del club, ormai un punto di riferimento per tutte le società europee di primo livello.
Intanto, nel discorso sponsorizzazioni, vanno considerati i riposizionamento di Infinite Athlete, main sponsor fino allo scorso ottobre, che diventerà lo sponsor delle maniche dei kit di allenamento dalla prossima stagione. MentreBingX, sponsor delle maniche della prima squadra da gennaio, sarà lo sponsor del kit di allenamento del club dal 1° luglio.
Intesa tra le parti: resteranno validi i criteri attuali con un allineamento al modello valido per le competizioni UEFA.
Più controlli durante la stagione, senza appesantire troppo i paletti iniziali per l’iscrizione al campionato. È questa – scrive Tuttosport nella sua edizione odierna – la convergenza trovata sul documento in via di definizione per aumentare la stabilità finanziaria del calcio professionistico italiano.
Nella giornata di ieri, a Roma, se ne è parlato ancora, con un confronto tra tutte le componenti nella sede della FIGC: Leghe, calciatori, allenatori e arbitri. Il clima è stato positivo con un riavvicinamento tra Lega Serie A e Federazione dopo settimane di attriti e le parole del presidente di Lega Lorenzo Casini, che aveva parlato di insoddisfazione sul documento FIGC sulle riforme.
Non saranno aumentati i requisiti di ammissione per i club della massima divisione: resteranno i criteri attuali con un allineamento al modello valido per le competizioni UEFA. Si tratta peraltro di requisiti già previsti dalla FIGC per tenere sotto osservazione indebitamento, indice di liquidità e rapporto tra monte stipendi allargato e fatturato.
Una maggiore severità sarà relativa all’aumento del numero dei controlli durante la stagione, che dagli attuali due diventeranno quattro. I club dovranno dimostrare, con una frequenza doppia, di essere in regola con il pagamento di stipendi, contributi e versamenti Irpef e Iva. In caso contrario scatteranno sanzioni che potranno diventare anche più rigide: da multe a possibili punti di penalità.
L’idea della FIGC è quella di alimentare un percorso virtuoso che, nel giro di quattro o cinque stagioni, dovrebbe portare a un miglioramento dei conti complessivi del nostro calcio. L’obiettivo è quello di andare a regime al via della Serie A 2029/30. In queste annate intermedie il nuovo sistema avrà soprattutto una funzione di monitoraggio per spingere i club ad adeguarsi in modo graduale.
Poi dal 2029/30 entreranno in vigore in modo effettivo le sanzioni più dure che saranno introdotte nel documento allo studio di tutte le componenti federali. I criteri di ammissione, invece, diventeranno più rigidi per Serie B e Lega Pro. In questo caso saranno più stringenti anche i requisiti infrastrutturali per gli stadi. Entro domani sarà inviato a tutte le componenti il documento con le nuove indicazioni concordate nella riunione di ieri.
La società con sede in Svezia infatti è in pole per diventare il nuovo sponsor di maglia del club nerazzurro nella prossima stagione, con una proposta sul tavolo da circa 30 milioni di euro.
Betsson.it fa ufficialmente il suo ingresso nel mercato italiano, con l’Inter nel mirino. La società con sede in Svezia infatti è in pole per diventare il nuovo sponsor di maglia del club nerazzurro nella prossima stagione, con una proposta sul tavolo da circa 30 milioni di euro.
“Betsson Group, il cui percorso è iniziato nel 1963, detiene licenze di gioco in 23 paesi tra Europa, Sud America,Nord America e Asia centrale, la sua mission è focalizzata sulla fornitura di una moltitudine di mercati che possano soddisfare tutti i suoi utenti”, si legge nella nota con cui la società di scommesse annuncia il suo arrivo in Italia. “Nel corso del 2024, Betsson.it si distinguerà nel panorama italiano come brand determinato a consolidare la sua posizione come uno dei principali sportsbook sul mercato. L’obiettivo primario è quello di imporsi tra i primi player del settore a livello nazionale: con una chiara visione orientata al futuro, il brand è quindi pronto a investire per soddisfare le esigenze in continua evoluzione dei suoi clienti, garantendo un’esperienza di gioco e intrattenimento di alta qualità e all’altezza delle aspettative del mercato italiano”.
“Siamo molto orgogliosi di presentare Betsson.it e avere la possibilità di proporre agli appassionati e ai nuovi utenti un’esperienza di gioco online avveniristica. Abbiamo deciso di approcciarci al mercato italiano con profondo rispetto per le sue dinamiche,” ha spiegato il Managing Director Stefano Tino. “Dopo anni di attenta valutazione, infatti, abbiamo deciso di intraprendere questa nuova sfida, portando con noi un know-how consolidato e investimenti significativi. Ogni passo è stato pianificato con cura, seguendo una road map dettagliata e un programma preciso. Il nostro obiettivo è chiaro: garantire che la nostra presenza in Italia sia sostenuta da idee e progetti concreti e una solida strategia. Vogliamo chiarire, soprattutto agli appassionati e professionisti del settore, che Betsson.it avrà tutti i requisiti per essere un player affidabile e duraturo nel panorama italiano del betting”.
Ronni Hartvig, Chief Commercial Officer di Betsson Group, si è detto davvero fiducioso riguardo a questa nuova avventura: “L’Italia è un mercato molto importante per Betsson e crediamo davvero che questo sia il momento opportuno per lanciare il nostro brand corporate, Betsson, in Italia. Grazie alla forza del gruppo, siamo pronti a sfruttare i nostri investimenti e massimizzare le potenzialità della scalabilità di un brand internazionale come Betsson. Vogliamo posizionare il nostro brand come leader del settore delle scommesse sportive sul mercato italiano”.
Enzo Maresca (Photo by Warren Little/Getty Images)
Il club inglese è finito nel mirino del Club Financial Reporting Unit per violazioni del Fair Play Finanziario.
Il Fair Play Finanziario della Premier League continua la sua azione di controllo dei club del massimo campionato inglese, con la penalità dell’Everton e l’intricato procedimento in corso contro il Manchester City. Senza dimenticare il caso Chelsea. A questo si potrebbe aggiungere a brevissimo anche il Leicester.
Secondo quanto riporta il quotidiano ingleseThe Times, il club campione di Inghilterra con Claudio Ranieri nella stagione 2015/16 si trova al primo posto della Championship, la serie cadetta inglese. La società inglese, che ha scelto Enzo Maresca per guidare la squadra verso la risalita in Premier League, è finita nel mirino del Club Financial Reporting Unit (CFRU), in vista di una sempre più probabile promozione, per averviolato le regole finanziarie nei suoi ultimi tre anni di permanenza in Premier, che indicano illimite massimo di rosso complessivo in 105 milioni di sterline (al cambio attuale, 122,87 milioni di euro).
In caso di condanna, il Leicester andrebbe incontro a una penalità valida per la prossima stagione, visto che non c’è nessun obbligo di arrivare alla sentenza prima della fine dell’attuale annata sportiva. Essere retrocesso la stagione precedente non faceva rientrare la società del presidente Aiyawatt Srivaddhanaprabha negli obblighi di presentazione dei conti 2022/23 entro il 31 dicembre scorso, ma è comunque tenuto a farlo entro la metà di marzo.
L’avviso di violazione delle regole del Fair Play Finanziario è arrivato al Leicester durante la giornata di mercoledì. Una delle conseguenze, oltre al rischio di penalità per il prossimo campionato, è quello di essere costretti a dover cedere diversi calciatori per risanare le perdite e rientrare nel limite fissato dalla Premier League.
I conti del Leicester relativi alla stagione 2021/22hanno evidenziato unaperdita di 92,5 milioni di sterline(al cambio attuale, 108,2 milioni di euro), e un altro rosso è previsto per il 2022/23 con l’annuncio ufficiale che dovrebbe arrivare entro questo mese. La spesa dei club per le accademie, il calcio femminile e le strutture è esente dai calcoli per il Fair Play Finanziario della Premier League.
I Blues hanno comunicato i risultati economico-finanziari della passata stagione, tra ricavi record e un rosso pre-tasse per 105 milioni di euro.
Chelsea FC Holdings Limitedha annunciato nella giornata di oggi i risultati economico-finanziari relativi alla stagione 2022/23. Per la prima volta nella storia, il fatturato del club londinese ha superato la soglia dei 500 milioni di sterline, passando da 481,3 milioni del 2021/22 a 512,5 milioni per il 2022/23 (600 milioni di euro al cambio attuale).
A seguito dell’acquisizione del club il 30 maggio 2022 da parte di un consorzio guidato da Todd Boehly e affini di Clearlake Capital Group, il 2022/23 è stata la prima stagione completa sotto la nuova proprietà. L’incremento del fatturato è stato guidato dall’aumento dei ricavi da matchday e sul fronte commerciale, in parte dovuto al fatto che il club è riuscito a operare senza le restrizioni governative sotto le quali operava nell’anno precedente.
Chelsea bilancio 2023 – Rosso pre-tasse di 105 milioni di euro – La crescita del fatturato è stata anche trainata dalla vittoria della squadra femminile nella Women’s Super League e nella Women’s FA Cup e dal raggiungimento della finale della Women’s League Cup. Questi incrementi sono stati compensati dalla diminuzione dei ricavi da diritti tv, conseguenza del 12° posto ottenuto dalla prima squadra maschile in Premier League, e dalla eliminazione dalla FA Cup e dalla League Cup al terzo turno.
I ricavi commerciali sono saliti a 210,1 milioni di sterline, trainati dalle forti vendite di attività non legate alle partite, tra cui visite allo stadio, che erano state limitate per parte dell’anno precedente a causa delle restrizioni governative. Inoltre, il club ha beneficiato di un aumento netto dei ricavi da sponsor grazie a nuovi accordi e al rinnovo di quelli esistenti.
La crescita del fatturato è stata parzialmente bilanciata dall’aumento delle spese operative, comprese le spese legate alle partite, nonché l’incremento dei costi del personale. Il gruppo ha generato profitti dalla cessione di calciatori e altri asset per 142,2 milioni, contribuendo a bilanciare la crescita dei costi operativi. Le perdite prima delle imposte sono diminuite così da 121,4 milioni di sterline del 2021/22 a 90,1 milioni per il 2022/23 (105 milioni di euro al cambio attuale).
Chelsea bilancio 2023 – I rischi legati al Fair Play Finanziario – «Nonostante la perdita nell’anno e le continue ripercussioni delle sanzioni imposte al club nell’anno precedente, la società continua a rispettare le normative finanziarie dell’UEFA e della Premier League», scrive il Chelsea nel suo comunicato. Tuttavia, su questo fronte qualche dubbio rimane, dal momento in cui il Fair Play Finanziario ingleseimpone un deficit massimo di 105 milioni di sterline su un periodo di tre anni.
La prima squadra maschile si trova attualmente all’11° posto e rischia seriamente di fallire la qualificazione alle coppe europee per la seconda stagione consecutiva, uno scenario (inevitabile ormai sul fronte Champions League) che comprometterebbe ulteriormente i ricavi del club anche nel 2024/25. Il Chelsea ha ancora una chance di qualificarsi per l’Europa League, evento che si verificherebbe in caso di conquista della FA Cup.
Le perdite legate all’esercizio 2022/23 aumentano quindi le possibilità che il Chelsea debba incassare attraverso la vendita di giocatori quest’estate, in una sorta di vero e proprio “supermercato”, dal quale nella passata stagione, per fare un esempio, ha attinto il Milan con l’acquisto di pedine come Pulisic e Loftus-Cheek.
In tal senso, è probabile che i Blues decidano di monetizzare dalla vendita di calciatori cresciuti “in casa” come Armando Broja, Trevoh Chalobah, Conor Gallagher e Ian Maatsen (quest’ultimo attualmente in prestito al Borussia Dortmund). Le plusvalenze derivanti dalle cessioni di calciatori dell’academy sono infatti particolarmente utili ad aggiustare i paletti in termini di Fair Play Finanziario.
Gli avvocati del numero uno della Figc: “Ha chiarito ogni cosa. Abbiamo chiesto noi di essere ascoltati”
Ilnumero uno della Figc, Gabriele Gravina, è indagato. Vittima degli accessi abusivi ordinati dal pm della Dna Antonio Laudati e compiuti dal finanziere Pasquale Striano, e tuttavia costretto a difendersi dalle accuse di appropriazione indebita e autoriciclaggio per aver incassato, è questa l’accusa, i soldi di una sorta di caparra stanziata per la vendita (poi sfumata) di una collezione di libri. E di aver utilizzato quel denaro per l’acquisto di una casa a Milano. Accuse da cui si è difeso per due ore, durante un lungo interrogatorio davanti al procuratore Francesco Lo Voi e all’aggiunto Giuseppe Cascini. Gravina e i suoi legali sono tranquilli: hanno chiesto loro di essere sentiti con tutte le garanzie appropriate, quindi quelle garantite agli indagati. E ha chiarito ogni cosa.
Perché a prescindere dal come e dal perché Striano abbia focalizzato la sua attenzione su Gravina, c’è il cosa. Cosa ha trovato il finanziere della Dna digitando sulle banche dati il cognome del presidente della Federcalcio?
Qualcosa di sicuro. Così importante da mettere nero su bianco una nota: “Proposta di trasmissione alla Procura distrettuale di Roma del lavoro di approfondimento svolto dal Gruppo di lavoro SOS sul conto di Gabriele Gravina, attuale presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (F.I.G.C.)— gia? presidente della Lega Pro fino al mese di ottobre 2018“.
Ecco, la Lega Pro. È da qui che occorre partire per capire questa storia. Gravina ne era il presidente quando tutto è iniziato. Ed è in questa veste che lavora al bando per l’assegnazione dei diritti tv della vecchia Serie C. L’azienda prescelta per aggiudicarsi la partita è la Isg, una società che si occupa di piattaforme digitali.
Perché a prescindere dal come e dal perché Striano abbia focalizzato la sua attenzione su Gravina, c’è il cosa. Cosa ha trovato il finanziere della Dna digitando sulle banche dati il cognome del presidente della Federcalcio?
Qualcosa di sicuro. Così importante da mettere nero su bianco una nota: “Proposta di trasmissione alla Procura distrettuale di Roma del lavoro di approfondimento svolto dal Gruppo di lavoro SOS sul conto di Gabriele Gravina, attuale presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (F.I.G.C.)— gia? presidente della Lega Pro fino al mese di ottobre 2018“.
Ecco, la Lega Pro. È da qui che occorre partire per capire questa storia. Gravina ne era il presidente quando tutto è iniziato. Ed è in questa veste che lavora al bando per l’assegnazione dei diritti tv della vecchia Serie C. L’azienda prescelta per aggiudicarsi la partita è la Isg, una società che si occupa di piattaforme digitali.
Secondo la ‘Fiscalia’ il tecnico del Real avrebbe evaso circa un milione di euro dai proventi per i diritti di immagine nel periodo 2014-2015
La Procura di Madrid ha chiesto una condanna a quattro anni e nove mesi di reclusione per l’allenatore del Real MadridCarlo Ancelotti per aver frodato l’erario per oltre un milione di euro negli anni fiscali 2014 (386.361 euro) e 2015 (675.718 euro).
Omesse entrate diritti immagine – La Procura imputa al 64enne tecnico di Reggiolo due reati contro l’Erario, poiché, sebbene Ancelotti abbia affermato di essere fiscalmente residente in Spagna e abbia considerato che il suo domicilio era a Madrid, nella sua dichiarazione ha denunciato le entrate derivanti dalla remunerazione del lavoro per il Real Madrid omettendo però il reddito corrispondente allo sfruttamento dei suoi diritti di immagine.
Usata una rete di trust – Secondo l’accusa, “al fine di evitare la tassazione sugli introiti derivanti da detti diritti d’immagine“, l’allenatore ha utilizzato una “complessa” e “confusa” rete di trust e società per canalizzare i guadagni. Il tecnico italiano avrebbe “simulato” la cessione dei suoi diritti di immagine ad enti “privi di reale attività” e capacità di sfruttamento, domiciliati fuori dalla Spagna “perseguendo così l’opacità di fronte all’Erario spagnolo e l’occultamento del reale beneficiario dei proventi i suoi diritti di immagine, in modo che né lui né alcuna di dette società debbano pagare tasse sulle ingenti somme ricevute in Spagna o fuori dal nostro Paese“.
Il direttore per la sostenibilità finanziaria della UEFA ha parlato del nuovo FPF studiato dalla Federcalcio europea e di come dovrebbero agire le leghe nazionali.
Seconda giornata di interventi al Business of Football Summit, evento organizzato dal Financial Times e in corso di svolgimento a Londra il 28 e il 29 febbraio 2024. Tanti gli attori protagonisti del mondo del calcio che hanno espresso il loro punto di vista sui temi più vari. Tra questi anche Andrea Traverso,Director Financial Sustainability and Research per conto della UEFA.
Il dirigente della Federcalcio europea ha parlato del nuovo Fair Play Finanziario e delle ragioni della sua introduzione: «Il Fair Play Finanziario non è una cosa che è stata costruita ieri, ma è stato implementato nel passato. Lo spirito però è sempre lo stesso, creare un mondo calcistico più sostenibile, non a livello di singoli club, ma a livello di sistema. Abbiamo vissuto due differenti periodi: pre e post pandemia. Prima penso che il Fair Play Finanziario abbia raggiunto i suoi obiettivi, si era arrivati a un profitto del calcio a livello aggregato. Poi c’è stato il Covid, con diversi miliardi persi, e abbiamo avuto bisogno di cambiare le regole».
Parlando delle nuove norme, Traverso ha sottolineato che «prima è stata prevista una fase di transizione con una regolamentazione minima, e ora introdurremo regole più sofisticate. Guardiamo all’equity, al cash, ai costi per quanto riguarda stipendi e trasferimenti dei calciatori e abbiamo fissato dei livelli: dal 90 al 70% in più anni nel rapporto tra i ricavi e il costo della rosa, un approccio in diverse fasi per dare ai club il tempo necessario per adattarsi. Crediamo che questo pacchetto di regole sia molto complesso ma completo. Vediamo già che le nostre regole insieme a quelle delle rispettive leghe nazionali stanno producendo effetti positivi sulla condotta dei club».
Per quanto riguarda l’oggetto delle regole, il riferimento «è sempre stata la sostenibilità, contro le spese eccessive. Non c’è mai stata una ragione di competitività. Vogliamo evitare che i club finiscano in bancarotta o che si prendano rischi eccessivi. Non chiediamo a ogni club di essere profittevole, si possono anche registrare delle perdite, c’è molta flessibilità. Ci sono molti esempi di successo sostenibili, basti guardare il Napoli lo scorso anno, l’Atalanta o il Villarreal. Con una crescita organica c’è spazio per arrivare al successo».
Quello impostato dalla UEFA «non è un vero e proprio salary cap, non si riferisce solo agli stipendi, ma è un costo della rosa. Quello che vediamo è che i soldi finiscono nelle tasche dei calciatori e degli agenti, effetto moltiplicato durante la pandemia, con i ricavi in calo e i costi che sono rimasti fissi. Per la prima volta di recente abbiamo visto una crescita degli stipendi che è stata minore rispetto a quella dei ricavi e questo deve significare qualcosa», ha detto Traverso.
«Questa è l’influenza che le regole della UEFA stanno avendo anche sulle leghe nazionali. Quello di cui abbiamo bisogno per rendere effettive queste regole in futuro è avere un allineamento anche con le regole a livello nazionale. Guardiamo a 700 club, non a pochi, e siamo molto lontani. Se le leghe lavorano in linea con le nostre regole è più facile. Bisogna allineare le norme nazionali a quelle della UEFA. Il nostro lavoro è il risultato di una discussione con club e associazioni, non lo abbiamo fatto da soli», ha proseguito.
Questo perché «a livello domestico hai diversi modi per intervenire: con una limitazione agli acquisti sul mercato, con deduzione di punti in classifica, noi non lo possiamo fare. Il sistema deve fare sì che in caso di una decisione, questa venga presa entro la fine della stagione. E’ quello che stiamo cercando di fare con le regole ed è il modo secondo cui dovrebbero operare anche i campionati a livello nazionale», ha concluso.
Il club nerazzurro ritiene di aver rispettato i paletti della UEFA nella passata stagione e che li rispetterà in quella incorso
L’Inter si aspetta di aver rispettato i paletti della UEFAper il Fair Play Finanziario sia nel 2022/23 che nel 2023/24. È quanto emerge dai conti del primo semestre di Inter Media And Communication, la controllata in cui confluiscono i ricavi da sponsor e diritti televisivi.
“Evidenziamo che, sulla base dei risultati consolidati del gruppo per l’anno fiscale conclusosi il 30 giugno 2023, prevediamo di aver raggiunto l’obiettivo finanziario fissato per quest’anno in base al Settlement Agreement firmato con la UEFA nell’agosto 2022. Pertanto, non ci aspettiamo che venga trattenuto alcun contributo finanziario dai premi in denaro dovuti nella stagione sportiva 23/24”, si legge (l’esame effettuato finora dalla UEFA non ha evidenziato alcun problema).
“Sulla base dei risultati del periodo precedente e delle proiezioni più aggiornate per il resto dell’anno fiscale, ci aspettiamo di raggiungere l’obiettivo finanziario fissato dal Settlement Agreement anche per l’anno fiscale che si concluderà il 30 giugno 2024”, conclude il club nerazzurro.