Mentre, sul campo, il Milan è impegnato a raddrizzare una stagione non partita nei migliori dei modi, fuori ilproprietario Gerry Cardinale sta pianificando il futuro societario dei rossoneri.Ci sono, infatti, da restituire a Elliott, che ha venduto il Milan a RedBird nel 2022,i 560 milioni (diventati 700 con gli interessi) che proprio il fondo di Paul Singer aveva prestato a Cardinaleper completare l’acquisto delle quote di maggioranza della società rossonera, di cui ora RedBird detiene il 96%.
TRE SCENARI – La scadenza perla restituzione del prestito è fissata al 31 agosto 2025 e, a meno di un anno dal termine, Il Sole 24 Ore ha prefiguratoitre scenariche possono configurarsi. Il primo è il riscadenziamento del prestito con Elliott per un’altra stagione, ma ci sarebbe anche la possibilità di rifinanziare il prestito con altri credit fund statunitensi. In entrami i casi Cardinale dovrebbe mettere in conto un aumento degli interessi e, pertanto, un aumento della cifra complessiva da rimborsare. CESSIONE – Il terzo scenario che propone il quotidiano economico riguardala cessione delle quote di minoranza del Milana eventuali investitori in arrivo dal Golfo del Persico, nonostante le recenti smentite della proprietà rossonera. Il Sole 24 Ore esclude, invece, la possibilità che RedBird possa emettere un bond.
Il fondo 777 Partners. – Nella foto Juan Arciniegas, Josh Wander e Andres Blazquez.
La crisi in casa Genoa sembra non avere fine e, oltre ai già noti problemi di campo, con Alberto Gilardino e i suoi ragazzi finiti in un loop negativo di difficile uscita, piovono sul capoluogo ligure altri e ben più importantiproblemi di natura finanziaria. E inevitabilmente il futuro passa dal fondo 777 Partners, la holding americana che soltanto tre anni fa acquistò l’intero pacchetto azionario del club e che sta diventando giorno dopo giorno un rebus di difficile gestione. La società sta infatti perdendo un pezzo dietro l’altro del suo gruppo, investita da un crisi finanziaria che potrebbe portarla verso il fallimento.
EFFETTO DOMINIO – Le prime tessere del puzzle a cadere sono state nei mesi scorsi le varie società calcistiche che il gruppo di Miami aveva prelevato negli anni in giro per il mondo. Club che erano entrati a far parte della777 Football Group, un network globale che ora di fatto non esiste più, a causa dell’imponente mole di debiti accumulata dagli investitori. Delle otto società calcistiche un tempo parte della costellazione soltanto Genoa ed Hertha Berlino restano ancora sotto il controllo degli americani. Ma come ha avuto modo di dichiarare pubblicamente l’amministratore delegato rossoblù, Andres Blazquez, la scorsa settimana ai rappresentanti dei tifosi, anche il Grifone è destinato in breve tempo a passare di mano.
GUAI IN SERIE – Nell’attesa che qualcosa di concreto accada al club più antico d’Italia,la 777 deve fronteggiare una crisi finanziaria irreversibile e una serie di problemi giudiziari che paiono crescere di giorno in giorno. Le ultime notizie, rimbalzanti dalla Florida, raccontano di uno sfratto esecutivo notificato alla holding per i suoi uffici di Miami, Newport e Londra. Aggiornamenti che vanno a sommarsi alla messa in vendita di beni mobiliari di lusso appartenenti a Josh Wander, cofondatore assieme a Steven Pasko del gruppo dei tre sette. Tra questi rientrerebbero uno yacht da 20 metri e un aereo privato, per un valore complessivo di oltre 20 milioni di euro.
FUTURO ROSSOBLU’ – Nel mezzo di questo scenario, si domanda stamaneIl Secolo XIX, quali ripercussioni ci saranno per il Genoa? Il rischio più grande è che venga a mancare la liquidità per far fronte alle necessità immediate del club:dal pagamento degli stipendi al rispetto delle rate pattuite con l’Agenzia delle Entrate per ripianare il debito erariale ereditato dalla precedente gestione societaria. Fondamentale, come ha chiarito lo stesso Blazquez nell’incontro già citato coi tifosi,sarà quindi il ruolo della A-Cap, maggiore creditore della 777 Partners. Soltanto una nuova iniezione di capitali da parte del gruppo assicurativo texano potrà scongiurare il peggio.
IL RUOLO DI A-CAP – Un fallimento sportivo del Genoa o una nuova retrocessione in Serie B, dopo quella di due anni fa, abbasserebbe sensibilmente il valore del club, causando danni prima di tutto alla stessa A-Cap che vedrebbe svanire gran parte del capitale investito indirettamente nel club attraverso la 777. Ecco perché l’interesse primario della A-Cap è quello di provare a rilanciare il Grifone,almeno sul campo, per poi mettere sul mercato un club appetibile per gli eventuali acquirenti.
ANCHE A-CAP IN CRISI – Anche da questo punto di vista, tuttavia, non arrivano buone notizie. Come riportato da Calcio&Finanzia, infatti, anche il gruppo A-Cap è in questo momento in una piena crisi di liquidità nata proprio dalla necessità passata di investire nelle diverse società calcistiche. Secondo il giornale norvegese Josima, A-Cap avrebbe un’esposizione verso 777 Partners di oltre 2 miliardi di dollari e a maggio ha contratto con GD Luma (società del co-proprietario del Chelsea Todd Boehly), specializzata nel commercio di attività in difficoltà, un prestito da 40 milioni di dollari con un tasso di interesse del 46%. VENDESI – La vendita quindi sembra il passaggio più importante e più imminente al punto che A-CAP ha dato mandato alla banca d’investimento Moelis & Co di valutare la fattibilità della vendita di ciascuno dei club che fanno parte della holding, tra cui proprio il Genoa.
Lunedì, 07 ottobre 2024
777 Partners nel baratro: arriva lo sfratto per morosità dagli uffici di Miami e Newport
Da sinistra: Adam Weiss (abito grigio, vice presidente 777) al centro Juan Arciniegas (managing director 777) a destra Josh Wander (co-fondatore 777) – (Foto Genoa cfc Tanopress)
Si avvicina sempre più la fine per i 777 Partners. Secondo quanto riporta l’edizione on line de La Repubblica, il fondo è stato sfrattato per morosità dagli uffici americani di Miami e Newport. Ma non finiscono qui i guai giudiziari: un’ordinanza di un tribunale inglese ha obbligato gli americano a liquidare anche la filiale di Londra. Intanto A-Cap, per finanziare le attività calcistiche, ha contratto un prestito da 40 milioni: una notizia positiva per il Genoa che può tirare un sospiro di sollievo grazie a questo aiuto finanziario. Bisogna anche ricordare che il prossimo 27 ottobre il club rossoblù dovrà pagare la prima cedola annuale del prestito obbligazionario non convertibile di Euro 5.351.000 che finanzia la costruzione del centro sportivo delle giovanili ad Erzelli.
Venerdì, 04 ottobre 2024
Genoa, Blazquez ai tifosi: “Il club è in vendita, ma la situazione è solida”
“Il Genoa è in vendita. Ma al momento è ancora di proprietà della 777 Partners”: è questo uno dei passaggi più significativi del lunghissimo intervento tenuto ieri sera dal Ceo del Grifone,Andres Blazquez, davanti ai rappresentanti di tutti i Genoa Club d’Italia.
Un incontro a porte blindate, senza diretta streaming, al quale ha potuto prendere parte soltanto un delegato per ogni club. Un incontro fiume, durato più di tre ore, prolungandosi oltre la mezzanotte, e dai toni spesso molto accesi, nel corso del quale il dirigente rossoblù ha risposto in maniera schietta e chiara a ogni quesito postogli dai presenti.
FUTURO – A cominciare da quello sulla reale situazione societaria: “La proprietà del Genoa appartiene alla 777 Partners. in caso di cambio al vertice sono tenuto a comunicarlo alla Figc, alle banche e all’Agenzia delle Entrate. E finora, evidentemente, non c’è stato nulla. A-Cap è un creditore della 777 che quando quest’ultima è andata in difficoltà ha immesso 20 milioni nel Genoa, diventandone socio, e che non ha per suo stesso interesse nessuna convenienza a disimpegnarsi dal club. Anzi, ha compreso che a gennaio ci sarà da investire per rafforzare la squadra e ha accettato di farlo. Ad ogni modo il Genoa è messo bene, non c’è da preoccuparsi. Nel caso io sarei il primo a doverlo fare perché ne risponderei penalmente”.
VENDITA –Blazquez ha poi confermato che l’intenzione della proprietà è quella di cedere la mano quanto prima, pur senza smobilitare: “Il Genoa, come tutti gli altri club dell’ormai smobilitato 777 Football Group, è in vendita. A breve medio termine cederemo la società oppure troveremo un socio, di maggioranza o di minoranza, che ci consenta di tornare velocemente al successo sportivo. Per il momento ci penserà A-Cap a sostenerlo finanziariamente, perché non possono permettersi che il club retroceda e perda di valore”.
MERCATO – Punto, quest’ultimo, che si allaccia ai possibili rinforzi in arrivo per il team guidato da Alberto Gilardino: “Onestamente non posso garantire che a gennaio non parte nessuno ma non credo che si possa cedere i giocatori migliori mentre la squadra sta andando male. Posso comunque assicurare che A-Cap ha compreso che non si può fare mercato prima vendendo e poi comprando come fatto in estate, quando avevamo cinque obiettivi ma siamo riusciti a prenderne solamente due. In questo momento ci mancano un attaccante e un vice Messias, oltre al sostituto di Malinovskyi. E a gennaio ci muoveremo su questi obiettivi”.
SVINCOLATI – Acquisti che quasi certamente non arriveranno dal mercato dei parametro zero: “Nei giorni scorsiabbiamo provato a prendere Yazici, Candreva e altri ma la parte tecnica si è mostrata poco convinta nell’innestare questo tipo di giocatori a stagione in corso, concordando di attendere gennaio e puntare su ragazzi pronti a scendere in campo fin da subito. Siamo in contatto con un giocatore di spessore ma non è Dele Alli, che non è mai stato preso in considerazione. E’ un centrocampista forte che ci ha dato la sua disponibilità a venire da noi. Vedremo”.
GUD E CODA – A proposito di mercato, Blazquez ha risposto anche alle domande di chi gli chiedeva chiarimenti sulle spinose cessioni estive di Gudmundsson e Coda: “Ho sentito dire che avevamo offerto ad Albert la stessa cifra proposta dalla Fiorentina, ma non è vero. Noi gli abbiamo offerto 100 mila al mese mentre la Fiorentina gliene garantiva 3,1 netti all’anno. Quanto a Coda un anno fa è rimasto con noi fino a fine agosto, quando la Cremonese lo ha preso in prestito. Quest’anno non volevamo attendere così a lungo, pagandoli due mesi di stipendio. Lo aveva cercato la Salernitana, ma il mancato cambio di proprietà ha interrotto la trattativa. E l’unica altra squadra che l’ha cercato è stata la Sampdoria che l’ha pagato 600mila euro più bonus. Uno di questi, tra l’altro, è già scattato alla cinque presenza in campo”.
FERRARIS E BADIA – Infine un intervento anche sulle infrastrutture: “Sullo stadio abbiamo tentato di farlo da soli ma la posizione del Comune è stata categorica: o lo prelevano entrambi i club (Genoa e Sampdoria, ndr), oppure non se ne fa nulla. Contiamo di cominciare i lavori partendo dalla Tribuna all’inizio della stagione 2026-27. Quanto alla Badia degli Erzelli, progetto che diverrà la nuova casa delle giovanili, posso dire che entro la fine del 2024 i primi giovani calciatori potranno metterci piede”.
Le ultime notizie relative alla cessione di quote del Milan da parte di Gerry Cardinale dopo l’articolo di La Repubblica
Paulo Fonseca e il suo Milan sono impegnati a Milanello per preparare la sfida di domenica sera al Franchi contro la Fiorentina di Raffael Palladino. Un successo darebbe certezze sul fatto che il Diavolo ha davvero svoltato, dopo aver vinto il derby, nonostante il ko di Leverkusen.
Il numero uno di RedBird – lo ricordiamo – è diventato proprietario del Milan nell’agosto 2022, acquistando il club per 1,2 miliardi di euro. Operazione, che come è noto, è stata in parte finanziata da un prestito di Elliott di 560 milioni, oltre all’investimento da 681 milioni di RedBird.
Milan, quote in vendita: la posizione di RedBird – Ora secondo il quotidiano italiano, Gerry Cardinale sarebbe pronto a vendere “fino a 150 milioni di euro del capitale iniziale investito di 681 milioni” per “riequilibrare il suo portafoglio”.
Per i potenziali nuovi investitori, La Repubblica fa riferimento alla società di investimenti statunitense Washington Harbour, sottolineando che il file circola “negli ambienti finananziari internazionali da maggio”. Quanto scritto, però, è stato smentito dal fondo americano. E’ così arrivata la presa di posizione da parte di RedBird. Il fondo americano, attraverso un suo portavoce, ha dichiarato a Reuters che Gerry Cardinale,fondatore e managing partner del fondo, “non conosce Washington Harbour e il documento citato dal giornale non gli è attribuibile”. Allo steso modo, Reuters aggiunge che Washington Harbour non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento in merito alla notizia riportata dalla stampa.
Non è la prima volta che si scrive di una possibile cessione da parte del Milan (anche solo di quote di minoranza) e non sarà certo l’ultima. La volontà di Gerry Cardinale, per il momento, è quella di tenersi il club e di farlo crescere ulteriormente, con la costruzione dello stadio. Ma RedBird prima o poi venderà il club.
Se il campionato iniziasse domani Coda, Romagnoli, Venuti ed Akinsanmiro non potrebbero giocare a causa del piano di ristrutturazione del debito. Il presidente Manfredi: “Seguito ogni indicazione e norma in merito”
Gli acquisti messi a segno finora sono stati di assoluto livello, in linea con l’obiettivo di tornare in Serie A. Eppure la Lega B al momento ha sospeso i nuovi tesseramenti della Sampdoria. Non hanno i visti di esecutività. Vale a dire: se ipoteticamente il campionato iniziasse domani, Coda, Romagnoli, Venuti ed Akinsanmiro (i quattro nuovi innesti messi a segno nelle ultime settimane) non potrebbero giocare con la maglia blucerchiata. In uno scenario ancora nella sua fase di massima evoluzione, farebbero ritorno nei rispettivi club da cui sono arrivati. Il motivo è dovuto al piano di ristrutturazione del debito che vede coinvolta la Samp, che impone alla società di chiudere non in negativo la campagna di calciomercato, senza che gli investimenti destinati ai nuovi arrivi superino gli introiti derivanti dalle partenze. La stessa sospensione è in corso anche per Juve Stabia e Spezia (altri due club con paletti stringenti per il mercato), anche se il loro operato è in linea con le norme. La Samp invece ha dato un’interpretazione diversa. Da qui la richiesta di chiarimenti da parte del Brescia (riguardo l’art. 90 delle Noif) alla Lega B, che subito si è rivolta alla Figc, la quale ha rimandato la palla al mittente. Così, in attesa di chiarezza, i contratti sono in sospeso.
LA REPLICA – La Samp è convinta della buona fede, ma soprattutto della buona riuscita, del proprio operato. Tanto da pubblicare una nota firmata dal presidente Matteo Manfredi: “Siamo pienamente consapevoli di aver seguito scrupolosamente ogni indicazione e norma in merito, muovendoci nel rispetto più assoluto delle limitazioni imposte – ha scritto – ogni attività viene attentamente e preventivamente sottoposta al parere dell’ufficio legale della società, garantendo così la massima trasparenza e correttezza. Siamo convinti del lavoro fin qui promosso in sede di mercato dal responsabile dell’area tecnica Pietro Accardi e siamo certi che le operazioni perfezionate potranno quanto prima essere rese esecutive”. Una convinzione forte che deriva anche dal passato: “Questo modus operandi è stato peraltro già applicato dal nostro club durante la precedente sessione di mercato trasferimenti” ha aggiunto Manfredi. Molto, forse non tutto, si deciderà giovedì 25, data in cui è fissato un tavolo tecnico tra Figc, Lega Serie A, Lega Serie B e Lega Pro per interpretare al meglio quella norma e fare chiarezza. Perché in Italia le società alle prese con la ristrutturazione del debito sono diverse, anche se non con la medesima entità. In ogni caso, per ricevere i famosi “visti di esecutività” che permettano ai nuovi acquisti di giocare c’è tempo fino all’8 agosto, con lo step del 31 luglio per definire le operazioni di mercato. Sapendo anche che per ogni contratto respinto il regolamento prevede un punto di penalizzazione. Si arriverà a tanto?
Le parole del presidente rossonero: «Un periodo terribile fin quando Elliott è subentrata e mi ha chiesto di fare il presidente».
“La mia storia con il Milan è iniziata in quella nefasta epoca di Yonghong Li. Io sono entrato nel Consigli di Amministazione del club per conto di Elliott e ho vissuto veramente un anno di passione. Ci sono tutta una serie di obblighi e noi non eravamo mai con i conti in ordine. All’ultimo secondo dell’ultimo minuto arrivavano cinque milioni che ci consentivano di iscriverci al campionato”. Lo ha detto il presidente del Milan Paolo Scaroni a margine dell’evento di presentazione delle celebrazioni per i 125 anni del club rossonero.
“Un periodo terribile fin quando Elliott è subentrata e mi ha chiesto di fare il presidente: era il 22 luglio 2018 e mi sono presentato all’assemblea dove c’erano azionisti con i musi lunghi e pochi giornalisti. Venivamo da cinque anni senza Champions, forse erano stati gli anni più bui del Milan. So che i tifosi vogliono tutto, anche io vorrei vincere tutte le partite. Ora qualche passetto in avanti lo abbiamo fatto, abbiamo vissuto un grande emozione con lo Scudetto. Sono presidente da sei anni, il quarto più longevo della storia del Milan. Vorrei andare sul podio”.
“Festeggiare 125 anni è una grande festa. Siamo un’istituzione iconica e storica, ma siamo riusciti a rimanere giovanissimi. Questo è il miracolo. Sappiamo ancora suscitare passione ed emozioni. Sono circondato da persone che manifestano una passione davvero rara. Festeggiare i nostri 125 ci proietta anche al futuro, non ci fa guardare solo al nostro glorioso passato. Rimaniamo sempre il grande club di Milano, non ne conosciamo altri (sorride, ndr)”.
“Scontro FIGC-Lega Serie A? Io ho un pensiero semplice e banale. Tutto il calcio italiano vive della Serie A. Noi paghiamo tutto, dilettanti, Serie C, arbitri. I soldi arrivano solo da noi. Pagare il conto di tutto e non contare niente mi è sempre sembrato strano”.
“Non contare nulla in Figc è assurdo, non contiamo nulla neppure per ciò che riguarda noi stessi. Su questo aspetto in Lega Serie A, che siamo sempre un po’ litigiosi, c’è accordo all’unanimità”, spiega. Poi il presidente Scaroni ricorda quanto sia necessario fare passi avanti nel calcio italiano: “Guardiamo al futuro, alla crescita di un sistema calcio che ha perso colpi. La Premier di diritti incassa 2miliardi e 200 milioni, la Serie A 200 milioni, un undicesimo. Abbiamo fatto passi da gambero”.
Yonghong Li – (Photo credit should read MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)
L’ex proprietario del Milan nel mirino di una causa intentata a Hong Kong per il mancato pagamento di un debito contratto nel 2017.
L’ex proprietario del Milan Yonghong Li nel mirino dei creditori. Come riportato da Bloomberg, infatti, una società legata all’uomo d’affari cinese che ha acquistato il club rossonero nel 2017 è stata citata in giudizio per debiti non pagati da un gruppo di società di investimento. In particolare, sono state presentate cinque richieste contro la Rossoneri Advance Co. Ltd., con sede nelle Isole Vergini Britanniche, riguardanti un totale di 187 milioni di dollari (circa 170 milioni di euro) di debiti dovuti e non pagati. I cinque querelanti chiedono il pagamento del debito, danni, interessi maturati e altre rivendicazioni.
La Rossoneri Advance è una delle società offshore che hanno fatto parte della catena di controllo attraverso cui Yonghong Li ha acquisito il club rossonero nell’aprile 2017, in una catena che passando dal Lussemburgo arrivava fino al Milan in Italia. L’imprenditore cinese, che per chiudere l’operazione di acquisto della società ha ricevuto un prestito dal fondo Elliott, nell’estate 2018 aveva perso il controllo del club dopo aver saltato una rata della struttura per ripagare il proprio debito verso il fondo guidato da Paul Singer.
I querelanti sono Long Teng Zhi Zhong Industry Investment Fund, Shen Zhou Long Yuan Industry Investment Fund Limited, Sheng Rong Stable Investment Fund Limited, Zhi Hua Stable Investment Fund Limited e Zhi Hua Cheng Rong Industry Investment Fund, secondo i documenti del tribunale di Hong Kong, tutti fondi che hanno sede nelle Isole Cayman.
Negli atti di citazione, i cinque fondi fanno riferimento a un accordo di sottoscrizione di obbligazioni datato febbraio 2017, due mesi prima che Li e altri investitori concludessero l’acquisto del club. Gli atti non forniscono dettagli sull’uso dei proventi delle obbligazioni, né se il prestito fosse collegato all’acquisizione.
Nel marzo 2017, Calcio e Finanza aveva riportato come dalla Rossoneri Advanced Company Limited sono state messe a disposizione di Rossoneri Sport Investment (l’altra società legata a Yonghong li con sede ad Hong Kong) una parte delle risorse per pagare a Fininvest la terza caparra da 100 milioni di euro a fronte di un nuovo termine per finalizzare l’acquisto del 99,9% del Milan.
Venerdì, 24 Marzo 2017
Milan, da una nuova società alle British Virgin Islands altri 100 milioni per SES
Si chiama Rossoneri Advanced Company Limited ed è la nuova scatola societaria, costituita nel paradiso fiscale delle British Virgin Island, che avrebbe messo a disposizione di Rossoneri Sport Investment (l’altra società di Sino-Europe…
Si chiama Rossoneri Advanced Company Limited ed è la nuova scatola societaria, costituita nel paradiso fiscale delle British Virgin Island, che avrebbe messo a disposizione diRossoneri Sport Investment (l’altra società di Sino-Europe Sports con sede ad Hong Kong) una parte delle risorse per pagare a Fininvest la terza caparra da 100 milioni di euro a fronte di un nuovo termine (si parla del 14 aprile) per finalizzare l’acquisto del 99,9% del Milan.
Secondo i documenti ufficiali in possesso di Calcio e Finanza, nei giorni scorsi Rossoneri Advanced Company Limited, che ha sede nell’Offshore Incorporations Centre di Road Town a Tortola nelle British Virgin Islands (P.O. Box 957), ha sottoscritto un aumento di capitale della Rossoneri Sport Investment di Hong Kong di 864,5 milioni di dollari di Hong Kong, pari a circa 103 milioni di euro al cambio attuale.
Il capitale della Rossoneri Sport Investment, costituita il 22 giugno 2016, è passato pertanto da 100 milioni di dollari di Hong Kong (circa 12 milioni di euro) a 964,5 milioni di dollari di Hong Kong (circa 115 milioni di euro).
L’operazione di aumento di capitale, avviata il 20 febbraio 2017 (come si può vedere al punto 2 nella prima pagina del documento allegato), quindi pochi giorni prima del 3 marzo, data originariamente fissata per il closing, è stata formalmente chiusa solo il 9 marzo scorso (come si vede dal punto 5 dell’ultima pagina dell’allegato), e formalizzata alle autorità di Hong Kong solo il 21 marzo.
Grazie ai fondi messi a disposizione da Rossoneri Advanced Company Limited, Rossoneri Sport Investment sembrerebbe nelle condizioni di girare Fininvest tutti i 100 milioni della terza caparra (di cui 20 milioni sono già stati versati nei giorni scorsi e 30 milioni versati oggi).
Secondo quanto appreso da Calcio e Finanza da fonti finanziarie la costituzione della Rossoneri Advanced Company Limited alle British Virgin Islands si sarebbe resa necessaria per fare fronte alla stretta sull’esportazione di capitali dalla Cina voluta dalle autorità di Pechino.
Per il versamento integrale della terza caparra sembrerebbe che ormai i tempi siano maturi e che una nuova intesa sul Milan tra la Sino-Europe di Yonghong Li e la Fininvest della famiglia Berlusconi possa essere annunciata a breve.
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Le società del massimo campionato hanno aperto le vendite ricevendo risposte diverse. E poi ci sono i casi Atalanta e Fiorentina.
La settimana che sta per iniziare darà il via ai primi raduni per le formazioni di Serie A, con i rispettivi allenatori che stanno mettendo a punto gli ultimi dettagli in vista della stagione 2024/25. E con l’Italia fuori anticipatamente da EURO 2024, i tifosi sono ormai concentrati sulla propria squadra del cuore.
Lo stesso cuore che ha già fatto sottoscrivere diversi abbonamenti, rispondendo presente alle varie campagne lanciate dai club nelle scorse settimane. Ma se c’è qualcuno che viaggia verso il sold out, altre società di Serie A, a poco più di un mese dall’inizio del campionato, non hanno ancora aperto la campagna abbonamenti.
Abbonamenti squadre Serie A 24 25 – L’Inter è già sold out – Come riporta l’edizione odierna del La Gazzetta dello Sport, fra le prime otto classificate nello scorso campionato, l’Inter ha già registrato il sold out, forte della spinta del 20° scudetto conquistato e anche della programmazione sul mercato della società guidata da Giuseppe Marotta. Ai nerazzurri non è servita nemmeno la fase della vendita libera per esaurire i 40mila abbonamenti a disposizione, nonostante l’aumento dei prezzi fino al 23%.
Abbonamenti squadre Serie A 24 25 – Bene anche Milan, Juve, Roma e Bologna. Lazio a rilento – Rimanendo nella città lombarda, il Milan hanno aperto la fase di vendita libera venerdì e ha già toccato quota 37mila. L’anno scorso i tifosi milanisti acquistarono tutte le 41.500 tessere disponibili ed è verosimile che si arrivi anche per questa stagione a queste cifre.
Il nuovo corso Juventus, con Thiago Motta in panchina, e il mercato scoppiettante in entrata portato avanti da Cristiano Giuntoli ha fatto scattare l’entusiasmo in casa bianconera. E la risposta dei tifosi è stata importante. I dati in casa Juve sono più che positivi. Dopo che nella scorsa stagione si era registrata una flessione rispetto al 2022/23, per il 2024/25 si viaggia su un +10%, con addirittura il 42% dei tifosi bianconeri che ha scelto la formula “Star” con tanto di gare della Champions League comprese.
Dopo la striscia incredibile di sold out casalinghi, la tifoseria della Roma sta rispondendo presente anche per la prima stagione di Daniele De Rossi dall’inizio, dopo i buoni risultati avuti nella seconda metà della scorsa annata. Sono già 38mila le tessere sottoscritte. Un dato molto vicino ai 40mila circa alla chiusura della campagna dello scorso anno. Grande successo hanno riscontrato le opzioni Plus e Classic Extra: con il pacchetto Plus si può rivendere il proprio posto nelle partite in cui si è impossibilitati ad andare, con il Classic Extra la stessa cosa, ma solo in quelli che sono considerati i big match (Lazio, Juventus, Napoli, Milan, Inter…). Il Classic Extra è stato aggiunto quest’anno ed è una via di mezzo tra il Plus e il Classic.
Sentimento opposto nell’altra sponda del Tevere. La Lazio ha aperto le vendite e dall’1° al 17 luglio i tifosi biancocelesti possono rinnovare l’abbonamento della scorsa stagione o acquistarne uno nuovo negli altri posti dell’Olimpico rimasti invenduti. E sinora sono state vendute circa 3mila tessere, contro le oltre 30mila del 2023-24. C’è ancora tempo (la vendita liberà partirà il 22 luglio e si chiuderà il 10 agosto), ma la sensazione è che nel 2024-25 difficilmente si possa arrivare sui livelli della scorsa annata.
Nonostante il mercato, con molta probabilità, stravolgerà la rosa del Bologna, capace di tornare in Champions League, i tifosi rossoblù non si sono fatti scoraggiare, fiduciosi che il club di Joey Saputo farà un’altra grande stagione. Al Dall’Ara sono già state superate i 15mila abbonamenti venduti per il campionato 2023/24, arrivando a quota 18mila, nonostante la vendita libera sia iniziato solamente venerdì.
Abbonamenti squadre Serie A 24 25 – I casi Atalanta e Fiorentina. Il Napoli si affida a Conte – Rimangono in attesa Atalantae Fiorentina, per cui la campagna abbonamenti non è ancora partita. Il motivo? I lavori di ristrutturazione dei rispettivi stadi, anche se la prospettiva è completamente diversa. I bergamaschi, che nello scorso campionato hanno fatto registrare oltre 11mila sottoscrizioni, apriranno il botteghino da metà luglio e nelle prime tre giornate di Serie A giocheranno sempre in trasferta, per poi usufruire dello stadio al completo dal 15 settembre, proprio nella sfida contro la Fiorentina.
Più nebulosa la situazione a Firenze, dove è in corso uno scontro fra club e il Comune. Scontro che si sta trascinando anche in tribunale visto che i viola vogliono bloccare i lavori, che sono già partiti, fino a quando non avrà un piano chiaro e definitivo per i lavori. E tutto questa incide pesantemente sulla campagna abbonamenti, che l’anno scorso è arrivata a 17.252 tessere, mentre si preannuncia un inizio di stagione a capienza ridotta per questo campionato.
Iniziata mercoledì, invece, la campagna abbonamenti del Napoli intitolata “Ripartiamo Con te”. Chiara allusione al nuovo tecnico su cui si punta per il rilancio sportivo della squadra azzurra, ma non solo.
Aleksander Ceferin (Foto: PATRICIA DE MELO MOREIRA/AFP via Getty Images)
Le quote di Girona e Nizza saranno temporaneamente cedute a dei “blind” trust: stop anche alle operazioni di mercato tra le società.
LaUEFAha ufficializzato le sue decisioni in merito ai casi di multiproprietà in vista delle coppe europee per la stagione 2024/25. Si tratta, da un lato, di Manchester City e Girona (entrambe sotto il controllo del City Football Group e qualificate alla Champions League) e di Manchester Unitede Nizza, dall’altro, società in cui gioca un ruolo fondamentale il patron di Ineos Sir Jim Ratcliffe, rispettivamente come azionista di minoranza e di maggioranza.
La UEFA aveva aperto due diverse indagini sui quattro club coinvolti nel doppio caso di multiproprietà, «a causa di un potenziale conflitto con la regola prevista dall’Articolo 5 del regolamento delle competizioni per club UEFA». La stessa indagine era stata aperta nella passata stagione su Milan e Tolosa, due club controllati dal fondo statunitense RedBird.
«A seguito dell’attuazione di cambiamenti significativi da parte degli investitori coinvolti in Girona FC e OGC Nice (rispettivamente City Football Group e INEOS), la Prima Camera del CFCB ha accettato l’ammissione del Girona FC e del Manchester City FC alla UEFA Champions League 2024/25, così come del Manchester United FC e dell’OGC Nice alla UEFA Europa League 2024/25», si legge in una nota.
Secondo la Federcalcio europea, i club sono stati in grado di dimostrare che tali cambiamenti li hanno portati a conformarsi alla regola sulla multiproprietà, considerando che:
Nessuno è contemporaneamente coinvolto, direttamente o indirettamente, in qualsiasi ruolo nella gestione, amministrazione e/o performance sportiva di più di un club partecipante a una competizione per club UEFA; e
Nessuno ha il controllo o un’influenza decisiva su più di un club partecipante a una competizione per club UEFA.
«In particolare, i cambiamenti significativi apportati alla proprietà, governance e supporto finanziario dei club interessati limitano sostanzialmente l’influenza e il potere decisionale degli investitori su più di un club, garantendo la conformità alla regola sulla multiproprietà durante la stagione 2024/25», sottolinea ancora la UEFA.
UEFA decisioni multiproprietà – La cessione delle quote a due blind trust – In particolare, gli investitori interessati hanno trasferito le loro quote in Girona FC e OGC Nice a trust indipendenti attraverso una struttura denominata “blind trust” istituita sotto la supervisione della Prima Camera del CFCB. Tale blind trust è stato accettato dall’organismo su base eccezionale per le competizioni UEFA 2024/25. I trust scambieranno regolarmente informazioni con la CFCB Prima Camera durante la stagione 2024/25.
«Di conseguenza, per la stagione 2024/25, quanto segue – spiega la UEFA – si applica al livello di Girona FC e OGC Nice:
il controllo effettivo e la presa di decisioni di questi club sono sotto gestione esclusiva del trust;
a seguito delle dimissioni dei membri del consiglio di amministrazione, l’investitore non è più rappresentato nel consiglio di amministrazione e non ha la capacità di nominare direttamente nuovi amministratori nel consiglio;
il trust nomina i nuovi amministratori nel consiglio;
gli investitori non hanno alcuna capacità di influenzare le decisioni sportive;
gli investitori non hanno alcuna capacità di influenzare il club attraverso diritti di veto o accordi contrattuali stipulati con altri azionisti;
gli investitori sono limitati nella loro capacità di fornire finanziamenti;
i bilanci del club usciranno dal perimetro del bilancio consolidato delle holding di controllo».
UEFA decisioni multiproprietà – Stop ai trasferimenti – «Inoltre, come ulteriore prova della loro indipendenza, i club interessati si sono impegnati a:
non trasferire giocatori tra di loro, né a titolo definitivo né in prestito, direttamente o indirettamente, da luglio 2024 a settembre 2025, con l’eccezione degli accordi di trasferimento preesistenti che erano stati stipulati prima dell’apertura dei procedimenti CFCB;
non concludere alcun tipo di cooperazione, accordi tecnici o commerciali congiunti tra di loro; e
non utilizzare alcun database di scouting o giocatori congiunto», spiega la UEFA.
Dal 1° luglio 2025, le quote del Girona e del Nizza saranno trasferite nuovamente ai rispettivi investitori. Di conseguenza, in assenza di modifiche significative alla composizione azionaria, governance o finanziamento dei club, la società spagnola e quella francese torneranno sotto il controllo o l’influenza decisiva dei loro investitori.
L’ Assemblea generale annuale della Premier League si è riunita oggi per prendere alcune importanti decisioni. I 20 club hanno votato, quasi all’unanimità, a favore del mantenimento della tecnologia nel massimo campionato inglese, rinunciando quindi all’abolizione del VARdopo la proposta formale presentata dal Wolverhampton a maggio. Il risultato è stato schiacciante: 19 voti pro VAR contro 1, ovviamente quello del Wolverhampton.
Oltre a questa, anche altre proposte non sono state approvate, come quella dell’Aston Villa: il club di Birmingham aveva chiesto di aumentare le perdite consentite dal PSR (Profitability and Sustainability Rules) da 123 milioni di euro a 158 milioni di euro in un periodo di tre anni. Sono stati 15 i voti contrari, tre le astensioni e due i voti a favore.
Aston Villa, Chelsea, Everton, Leicester, Newcastle e Nottingham Forest saranno costretti a vendere diversi giocatori prima del 30 giugno, altrimenti rischieranno pesanti sanzioni (tra cui una detrazione di punti) per mancato rispetto delle norme del Fair Play finanziario.
Affari last minute, ciclone bianconero: incubo penalizzazione
Dall’Inghilterra, la situazione potrebbe cambiare da un momento all’altro: dall’incubo penalizzazione alla possibile traccia in Arabia
A calamitare l’attenzione mediatica in queste calde ore estive sono soprattutto i risultati delle varie Nazionali impegnate agli Europei. Del resto mancano ancora diverse settimane prima dell’avvio ufficiale della stagione. Tuttavia, non sono poche le grane ancora da risolvere che potrebbero ripercuotersi in maniera tangibile anche sulle classifiche dei vari campionati.
Sotto questo punto di vista nuovi paletti economici e controlli sui bilanci potrebbero portare ad un vero e proprio restyling soprattutto in Premier League. A tal proposito l’ultimo club oggetto delle ultime indiscrezioni in questione è il Newcastle. Intervenuto ai microfoni di Football Insider, l’esperto in materia finanziaria Stefan Borson ha posto l’accento sulla particolare situazione economica vissuta dal club inglese e dalle conseguenze che tutto questo porterebbe alle prossime mosse di mercato dei Magpies. Secondo quanto riferito da Borson, infatti, il Newcastlepotrebbe vedersi costretto a cedere alcune pedine importanti prima del 30 giugno per incamerare un tesoretto con cui riuscire a sventare la probabile penalizzazione.
Variabili di bilancio da monitorare: il Newcastle adesso rischia grosso – Il punto di nevralgica importanza sotto la lente di ingrandimento concerne il rispetto delle regole sul profitto e sulla sostenibilità. Un tema che in tempi e in modi diversi ha portato e che potrebbe arrecare in seguito penalizzazioni in classifica per diversi club di Premier League.
La variabile calciomercato, non solo legata alle trattative per i calciatori ma anche eventuali partnership, rischiano dunque di rappresentare una variabile importante da prendere in considerazione. A maggior ragione se le operazioni in questione verranno concluse entro il 30 giugno. Di seguito le parole di Borson: “Difficile dire in quale direzione il Newcastle deciderà di operare. Potrebbero stipulare un paio di accordi con l’Arabia Saudita all’ultimo minuto. Tuttavia, questi accordi devono avere un giusto valore di mercato e devono essere approvati dalla Premier League“.
Josh Wander (Foto: VIRGINIE LEFOUR/BELGA MAG/AFP via Getty Images)
La Federazione britannica ha votato l’unanimità il provvedimento immediato, nonostante un accordo siglato nel 2017 e valido per un totale di 10 anni.
Dopo aver visto naufragare la trattativa per acquistare l’Everton, soprattutto per il mancato via libera della Premier League e della commissione indipendente del governo britannico, si aggiunge un’altra disavventura Oltremanica per 777 Partners, società statunitense proprietaria di diversi club calcistici, fra cui il Genoa.
Infatti, come riporta SportBusiness, 777 detiene il 45% della Basketball League Ltd (BLL), che gestisce direttamente la British Basketball League (BBL). La società della Florida è entrata nella BLL grazie a una parte dell’investimento totale di 8,3 milioni di euro, eseguito nel 2021.
La BBF ha affermato che le informazioni ricevute indicano che la BLL «non è più in grado» di svolgere le sue funzioni di operatore della BBL. La federazione, che non ha menzionato direttamente 777 Partners nella sua dichiarazione, ha affermato che il suo consiglio ha accettato all’unanimità di revocare la licenza con effetto immediato.
«La BBF continuerà a fare tutto il possibile per proteggere gli interessi dei tifosi – si legge nel comunicato della BBF –, dei giocatori, dello staff e dei club e verranno immediatamente messe in atto misure provvisorie per assumere l’organizzazione della stagione 2024-25, in coordinamento con parti interessate. Inoltre, la BBF sta lavorando per definire accordi a lungo termine per la governance e lo sviluppo della lega professionistica di basket in Gran Bretagna. Questo processo sarà completato il prima possibile, tenendo conto dell’obbligo della BBF di condurre una solida due diligence nei confronti dei possibili investitori».
L’accordo siglato tra la BLL e la Federbasket britannica è stato siglato nel 2017 per una durata complessiva di 10 anni. Ma lo stato finanziario della lega è stato messo in discussione negli ultimi mesi a causa dellacontinua incertezza che circonda la società statunitense, che è stata anche accusata di frode da alcuni creditori.
L’allenatore era finito nel mirino della giustizia per la sua prima avventura con il Real Madrid
Carlo Ancelotti
Carlo Ancelottiè finito nel mirino della giustizia spagnola che ha chiestocinque anni di carcere. Il tecnico italiano, fresco vincitore della Champions League in finale contro il BorussiaDortmund, era stato accusato di evasione fiscale per più di 1 milione di euro, con il procuratore di Madrid che aveva chiesto almeno 4 anni e 9 mesi a marzo. L’accusa era l’evasione di 1,062,079 eurotra l’anno fiscale 2014 e quello del 2015, nella sua prima avventura con i Blancos.
Le carte – Come riporta Mundo Deportivo, che ha avuto accesso alle carte dell’Avvocatura dello Stato, Ancelotti «Era obbligato a pagare le tasse in Spagna per l’intero importo ottenuto. In ogni caso, l’allenatore del Real Madrid ha incluso nelle entrate la remunerazione per il suo lavoro con i Blancos, ma non il guadagno dai diritti di immagine».
Una fetta importante di ricavi per il club nerazzurro arriva già dalle conferme degli abbonati per la stagione che prenderà il via il prossimo 1° luglio.
Stadio Meazza – Milano – (Foto: Marco Luzzani/Getty Images)
Una sorta di azionariato popolare, con i tifosi che aiutano il club riempiendo San Siro per ogni uscita della squadra di Simone Inzaghi. L’Inter ha conquistato anche in questa stagione lo “Scudetto” degli spettatori, con la media più alta della Serie A, e vittoria in campionato – con tanto di seconda stella – ha spinto ulteriormente l’entusiasmo dei fan.
Lo confermano – scrive La Gazzetta dello Sport – anche i dati alla chiusura della fase di prelazione per gli abbonati: ha già rinnovato l’85% degli aventi diritto e nei due giorni in cui i tesserati potranno cambiare settore il club si aspetta di arrivare intorno al 95%. La rimanenza andrà agli iscritti alla lista d’attesa creata l’anno scorso (circa 15mila persone che attendono una disdetta), quindi non sembrano esserci margini per la vendita libera.
Difficile prevedere quanto porteranno in cassa i 40mila abbonati – tetto fissato dalla società nerazzurra anche in questa stagione per poter monetizzare meglio gli altri tagliandi nelle singole gare –, ma ci si dovrebbe attestare sui 25 milioni di europer il solo campionato e sui 30 milioni abbondanti includendo la Champions League.
L’ultimo dato certo è relativo alla stagione 2022/23 (quello del campionato appena concluso verrà svelato a ottobre), quando i 38.827 abbonamenti (22.267 per i gironi Champions) fruttarono 18,7 milioni (3,4 milioni per la Champions). Nell’ultima stagione di Serie A l’Inter ha avuto una media di 72.838spettatori, e la nuova stagione si annuncia dello stesso tenore.
I blaugrana devono liberare “spazio” o incassare nuove risorse per rispettare il tetto salariale imposto dal Fair Play Finanziario della Liga.
(Foto: ANDRZEJ IWANCZUK/AFP via Getty Images)
Riparte la corsa contro il tempo del Barcellona, a caccia di risorse per potersi garantire libertà di movimento sul mercato, nei confini del Fair Play Finanziario spagnolo. Da una parte, i 100 milioni derivanti dalla vendita del 49% di Barça Media che non sono ancora stati incassati: i 40 milioni che Libero non ha pagato l’anno scorso e i 60 relativi a questo esercizio.
Dall’altra parte, il club cerca di chiudere il nuovo accordo con Nike come sponsor tecnico, che porterebbe ulteriori 100 milioni di euro come “bonus alla firma” del contratto. Queste operazioni economiche sono direttamente legate al capitolo sportivo perché, in base a come si concluderanno, il Barcellona potrà migliorare o meno il suo tetto salariale.
Il Barcellona ha potuto tesserare i giocatori per la stagione appena conclusa per un soffio, ma alcuni di loro non hanno potuto essere registrati per la prossima perché non c’era spazio entro il tetto salariale. E questa situazione ad oggi non è ancora risolta. In primo luogo, al momento non c’è spazio per tesserare il nuovo allenatore Hansi Flick e il suo staff. Infatti, Xavi Hernández e i suoi collaboratori sono stati tesserati solo per la passata stagione, non per il 2024/25.
A livello di giocatori, ce ne sono quattro che non sono iscritti nella rosain vista della prossima stagione. Due di loro hanno assoluta priorità nel momento in cui si libererà spazio per poterli registrare: Gavi e Balde. Sono due calciatori chiave per la prossima stagione e il club li inserirà con assoluta certezza.
Con gli altri due la situazione è meno chiara. Si tratta di Vitor Roque e Íñigo Martínez. Il futuro dei due è incerto. Se Xavi fosse rimasto come tecnico, l’uscita del brasiliano sarebbe stata certa. Tuttavia, l’arrivo di Flick gli dà un certo margine per rimanere in prima squadra. Dipenderà dal suo rendimento nella fase di preparazione alla stagione.
Un altro caso complesso è quello di Íñigo Martínez. Il basco ha per contratto che se il Barcellona non potrà iscriverlo nella rosa dovrà indennizzarlo con una somma di denaro. In questo caso si combinano diversi fattori. In primo luogo, il gran numero di centrali che ci sono in squadra. Flick ha a disposizione Araujo, Koundé, Christensen, Íñigo e Cubarsí. Quest’ultimo occupa un posto che non era previsto.
E poi c’è il tema di Eric García che è stato in prestito al Girona. Flick dovrà scegliere tra lui e Íñigo. Quello che è chiaro è che il Barcellona dovrà incassare denaro per queste iscrizioni, per i nuovi acquisti e per il rinnovo di Sergi Roberto. Senza dimenticare il tecnico Flick, che attende di essere inserito insieme al suo staff.
Il club nerazzurro conferma di avere rispettato gli obblighi indicati dalla UEFA per quanto riguarda il bilancio al 30 giugno 2023.
L’Inter ha rispettato i paletti della UEFA per il Fair Play Finanziario nel 2022/23 e si aspetta di rispettarli anche nel 2023/24. È quanto emerge dai conti del primo semestre di Inter Media and Communication, la controllata in cui confluiscono i ricavi da sponsor e diritti televisivi.
«Sottolineiamo che, basandoci sui risultati consolidati del gruppo per l’esercizio chiuso al 30 giugno 2023, abbiamo raggiunto l’obiettivo finanziario fissato per quest’anno in conformità con l’Accordo di Conciliazione firmato con la UEFA nell’agosto 2022. Pertanto, non è stato necessario trattenere alcun contributo finanziario dai premi in denaro dovuti nella stagione sportiva 23/24», si legge nella nota. Rispetto alla nota pubblicata lo scorso febbraio sempre da Inter Media and Communication, quindi, il club nerazzurro ha confermato di avere rispettato gli obblighi indicati dalla UEFA (a febbraio la società aveva spiegato di «prevedere» di aver rispettato i paletti).
Inoltre, l’Inter si aspetta di rispettare le indicazioni anche nella stagione 2023/24. «Basandoci sui risultati dell’anno in corso e sulle proiezioni più aggiornate per il resto dell’anno fiscale, prevediamo di raggiungere l’obiettivo finanziario fissato dall’Accordo di Conciliazione anche per l’esercizio che si chiuderà il 30 giugno 2024», conclude il club nerazzurro.
La posizione di uno degli investitori: «La squadra rimane in una buona posizione e ha un valore finale reale. I flussi di cassa legati ai media e ai diritti di sponsorizzazione rimangono sani».
«Sebbene la situazione dell’Inter sia ancora fluida, per gli obbligazionisti della controllata Inter Media non vediamo il cambio di proprietà del club come una sfida fondamentale per la situazione creditizia sottostante». Lo spiega Berchmans Rivera, Investment Manager di Arcano Partners, uno dei sottoscrittori istituzionali del bond da 415 milioni del club nerazzurro.
«La squadra rimane in una buona posizione e ha un valore finale reale. I flussi di cassa legati ai media e ai diritti di sponsorizzazione rimangono sani. La clausola di cambio di controllo, che richiederebbe il rimborso dell’obbligazione a 101, non sembra scatterà a meno che non si verifichi un declassamento del rating, il che è possibile ma non necessariamente probabile, dato che non è cambiato nulla nell’azienda. In tal caso, gli obbligazionisti vengono rimborsati. Continuiamo a monitorare la situazione, ma rimaniamo soddisfatti del valore dell’obbligazione», conclude Rivera.
Nei giorni scorsi, dopo il subentro di Oaktree alla guida dell’Inter, la stessa società nerazzurra aveva spiegato in una nota: «Nessun Change of Control Triggering Event è in corso in base all’emissione di Euro 415.000.000 di Senior Secured Notes al tasso del 6.750% con scadenza 2027 da parte di Inter Media and Communication S.p.A. e nessuno degli eventi di cui sopra ha determinato un Default o un Event of Default in relazione alle Senior Notes. Nessuna dichiarazione prospettica viene resa in questo comunicato e tutte le dichiarazioni sono rese solo alla data del presente comunicato».
Allo stesso modo, Fitch aveva spiegato: «Secondo lo scenario base di Fitch, il cambio di controllo non avrà un impatto significativo sulle prestazioni finanziarie o sportive dell’Inter. La documentazione delle obbligazioni include una clausola di cambio di controllo che stabilisce che, al verificarsi di determinate condizioni, ciascun obbligazionista avrebbe il diritto di richiedere il rimborso anticipato delle proprie obbligazioni al 101% del capitale. In questo scenario, Oaktree sarebbe incentivata a fornire supporto finanziario per preservare il valore del proprio investimento nella squadra. Tuttavia, il profilo creditizio del gruppo potrebbe essere influenzato se ciò non avvenisse».
Secondo quanto si legge nel prospetto del bond, infatti, la clausola legata al cambio di controllo che porta a dover ripagare interamente il debito legato al bond scatta solo nel caso di un downgrade del ratingentro 90 giorni dalla data in cui avviene il cambio di controllo, ipotesi che al momento viene ritenuta difficile. L’ultimo aggiornamento legato al rating del bond del club nerazzurro è del dicembre 2023, quando Fitch ha confermato il rating “B+” con outlook stabile, mentre nell’ottobre 2023 Standard and Poor’s aveva di non declassare il rating (oggi fissato a B) grazie ai nuovi sponsor dopo il caso Digitalbits, inoltre sottolineando un outlook stabile per il rating stesso.
Il fondo californiano pronto a diventare azionista di maggioranza del club nerazzurro: alle sue spalle ci sono i canadesi di Brookfield.
Si scrive Oaktree, si legge Brookfield. Il fondo statunitense è pronto a diventare proprietario dell’Inter: la famiglia Zhang al momento non sembra aver trovato soluzioni per ripagare il finanziamento da 385 milioni (interessi compresi) che scade entro oggi e Oaktree potrebbe a breve avviare le partiche per l’escussione del pegno, in questo caso appunto l’Inter, e diventarne proprietario.
Oaktree è una delle principali società globali di gestione degli investimenti alternativi con esperienze nella stretagia del credito con un approccio “opportunistico”, come spiega lo stesso fondo sul proprio sito. Al 31 marzo 2024, Oaktree aveva oltre 192 miliardi di asset under management e tra i clienti aveva 65 dei 100 più grandi piani pensionistici statunitensi, più di 500 società in tutto il mondo, 39 dei 50 piani pensionistici statali negli Stati Uniti, 275 fondi di dotazione e fondazioni a livello globale e 15 fondi sovrani. Complessivamente, il fondo ha più di 1.200 dipendenti con uffici, tra gli altri, a Los Angeles (sede centrale), New York, Londra, Parigi, Dubai, Hong Kong, Tokyo, Pechino, Shanghai e Sydney.
Chi è Oaktree, gli investimenti tra calcio e Italia – Il suo ingresso nel mondo del calcio, tra l’altro, non è una novità: nel 2020 insieme al produttore audiovisivo Pierre-Antoine Captonha acquisito il 100% delle azioni dei francesi del Caen.Steven Kaplan, uno dei co-fondatori, è co-proprietario dello Swansea (insieme a Jason Levien, ex socio di Thohir di tempi del Dc United) oltre ad azionista di minoranza dei Memphis Grizzlies di Nba, mentre un altro dei co-fondatori, Bruce Karsh, è azionista di minoranza e nel CdA dei Golden State Warriors.
Tra gli altri investimenti in Italia, Oaktree è presente nell’azionariato di MBE Worldwide (Mail Boxes Etc), Marini Impianti (azienda di Latina costruttrice di impianti ad alta tecnologia, soprattutto per il settore ferroviario),e Banca Progetto (per cui ha ricevuto un’offerta da oltre 600 milioni ad aprile, fermando così il processo di quotazione in Borsa), dopo aver ceduto nel corso degli ultimi anni le proprie partecipazioni in Costa Edutainment (la società che gestisce, tra gli altri, l’Acquario di Genova) e Stand By Me (casa di produzione di Simonetta Ercolani, ideatrice della trasmissione Sfide).
Tuttavia, come dicevamo, quello che si scrive Oaktree si legge Brookfield. Nel 2019 infatti il fondo canadese (sede a Toronto) ha acquisito il 62% di Oaktree per fornire «agli investitori una delle offerte più complete di prodotti di investimento alternativi». Secondo l’accordo firmato, Brookfield dovrebbe arrivare a possedere il 100% delle azioni di Oaktree entro il 2029: la scalata all’1 marzo scorso era arrivata al 72%, con investimenti per l’acquisizione delle quote pari a circa 4,7 miliardi di dollari. «Pur collaborando per sfruttare i reciproci punti di forza, Oaktree opera come azienda indipendente all’interno della famiglia Brookfield, con le proprie offerte di prodotti e team di investimento, marketing e supporto», si legge nel sito affermando l’ampia autonomia della società statunitense.
Brookfield Asset Management è uno dei principali gestori patrimoniali alternativi a livello mondiale con oltre 900 miliardi di dollari di asset in gestione in immobili, infrastrutture, energia rinnovabile, private equity e credito: in particolare investe tramite quattro controllate (Brookfield Property Partners, Brookfield Infrastructure Partners, Brookfield Renewable Partners e Brookfield Business Partners). Tra i maggiori azionisti di Brookfield ci sono anche investitori istituzionali, come Royal Bank of Canada.
Le sanzioni ai club e l’opzione tetto salariale dimostrano la volontà di tenere i conti in equilibrio: ma la strada da fare è ancora lunga.
La Premier League si sta dimostrando una volta ancora il campionato più bello e avvincente d’Europa. Non a caso quest’anno è l’unico torneo nazionale, tra quelli delle Big 5, ancora in bilico a tre giornate dal termine.
In Francia infatti è continuato il dominio del PSG (sei titoli su sette nelle ultime sette stagioni), in Spagna il Real Madrid ha praticamente vinto il titolo nazionale dopo una corsa quasi in solitaria (nessuno ha mai considerato seriamente l’ipotesi Girona) e in Germania, dove l’anno scorso si era vissuto un duello all’ultimo sangue tra Borussia Dortmund e Bayern Monaco, il sorprendente il Bayer Leverkusen di Xabi Alonso ha triturato qualsiasi avversario, non ultimi gli stessi bavaresi (sei Meisterschale conquistati negli ultimi sette campionati) che però è ancora in lizza per la Champions League.
In Italia infine si è vissuta la terza stagione nelle ultime quattro in cui una squadra ha preso il largo abbastanza presto e il titolo è stato assegnato con anticipo sensibile (quest’anno l’Inter di Inzaghi, la stagione passata il Napoli di Spalletti e nel 2020/21 ancora l’Inter ma quella volta guidata da Conte).
Oltremanica, invece, il duello tra Arsenal e Manchester City continua a infiammare la PremierLeague e la sfida sarebbe stata addirittura essere a tre se il Liverpool non fosse incappato in una serie di risultati negativi inaspettati che hanno precluso alla squadra di Klopp sia il successo in Europa League che probabilmente il titolo nazionale.
Vinta dal Manchester City 91 pt all’ultima gionata sull’Arsenal 89 pt
Questo a conferma di un torneo che in virtù dei ricchissimi introiti da diritti televisivi mostra una competitività tra le grandi squadre difficile da trovare in altre nazioni.
RICAVI RECORD MA CONTI ANCORA IN ROSSO – A osservare le cose più da vicino però non è solo oro quello che luccica.
In termini sportivi va segnalato che quest’anno nessuna squadra della Premier League è presente nelle semifinali delle coppeeuropee. Un evento che non si presentava dal 2014/15 ma che, a dire il vero, sembra appartenere più al caso che non a una effettiva perdita di competitività delle squadre di Sua Maestà. Il Manchester City, pur meritando probabilmente il passaggio del turno contro il Real Madrid, è stato eliminato ai rigori dalla Champions League e soltanto l’anno scorso i club di PremierLeague hanno vinto due coppe europee su tre: i Citizens di Guardiola in ChampionsLeague e il WestHam in ConferenceLeague.
Osservandoli si nota che se il combinato dei bilanci dei club di Premier League nel 2022/23 (ultimo dato disponibile) ha registrato ricavi record per 8,1 miliardi di euro, è altrettanto vero che il totale dei risultati netti è stato negativo per oltre 827 milioni di euro. Una perdita monstre che è quasi il doppio di quanto ha evidenziato l’aggregato dei club di Serie A (-441 milioni).
Entrando nel particolare delle entrate, la voce più corposa è quella dei diritti televisivi, pari a 3,7 miliardi di euro (46% del totale dei ricavi), seguiti dai ricavi commerciali, pari a 2,2 miliardi di euro (28% del totale), e dai ricavi da gara, pari a 1,0 miliardi di euro (12% del totale). L’aumento è stato pari al 14% rispetto al 2021/22, con l’aumento maggiore rappresentato dai ricavi da gara passati da 874 milioni a1 miliardi di euro(+15%).
Questi i ricavi voce per voce:
Ricavi da gare: 1.004,5 milioni di euro (+15% rispetto al 2021/22);
Ricavi commerciali: 2.261,8 milioni di euro (+13% rispetto al 2021/22);
Ricavi da diritti audiovisivi: 3.770,1 milioni di euro (+10% rispetto al 2021/22);
Altri ricavi: 290,1 milioni di euro (+331% rispetto al 2021/22);
Ricavi da gestione calciatori: 811,2 milioni di euro (+7% rispetto al 2021/22);
TOTALE: 8.137,6 milioni di euro (+14% rispetto al 2021/22).
Questo invece il contributo club per club
Sul lato spese, i costi aggregati della Premier League 2022/23 sono stati pari a 8,7 miliardi di euro, al netto degli oneri finanziari, con una cescita del 15% rispetto ai 7,6 miliardi di euro del 2021/22. La voce che comporta le maggiori spese per le società è quella degli stipendi e in generale il costo del personale, pari a4,7 miliardi di euro, che rappresenta circa il 54% dei costi complessivi e che ha un impatto sui ricavi pari al 58%. Gli ammortamenti e le svalutazioni sono pari invece a 2,7 miliardi di euro, di cui circa 2 miliardi di euro legati ai soli ammortamenti per i diritti delle prestazioni dei calciatori.
Questi i costi voce per voce nella stagione 2022/23:
Costi per il personale: 4.719,4 milioni di euro (+12% rispetto al 2021/22);
Ammortamenti e svalutazioni: 2.272,8 milioni di euro (+21% rispetto al 2021/22) di cui 2.006,7 milioni per gli ammortamenti legati ai calciatori (+14% rispetto al 2021/22);
Altri costi operativi: 1.748,4 milioni di euro (+14% rispetto al 2021/22);
TOTALE: 8.740,6 milioni di euro (+15% rispetto al 2021/22.
L’EBITDA è quindi risultato positivo per 1.669,8 milioni di euro, mentre l’EBIT è invece negativo per 603,0 milioni di euro. Il risultato ante imposte è negativo per 828 milioni di euro, con un risultato netto aggregato negativo pari a 827,2 milioni di euro, con il contributo positivo di soli quattro club: Brighton, Manchester City, Bournemouth e Brentford (come emerge dalla tabella sottostante)
IL FPF INTERNO E LE SANZIONI GIÀ ARRIVATE – Non c’è pero soltanto il risultato netto a preoccupare. A complicare ulteriormente le cose c’è la particolarità che mai come quest’anno si sono sollevati dubbi sulle posizioni finanziarie di alcuni club nei confronti del Fair Play Finanziario interno inglese, le cui norme in particolare consentono alle società un deficit massimo di 105 milioni di sterline in un ciclo triennale. Il Manchester Cityper esempio dovrà fare fronte ad accuse di aver violato il Fair Play Finanziario interno per ben 115 voltecon le accuse legate non solo ai conti ma soprattutto al fatto dii non aver fornito informazioni finanziarie accurate, «in particolare per quanto riguarda le sue entrate (compresi i ricavi da sponsorizzazioni), le sue parti correlate e i suoi costi operativi». Invece club come EvertoneNottingham Forestsono già stati penalizzati in questa stagione in particolare per le violazioni delle norme sulla perdita massima consentita. E sullo sfondo resta anche il caso del Chelsea, che ha cercato una strada per aggirare le norme con la vendita di due hotel riducendo così il rosso a bilancio: la Premier League però non ha dato ancora il via libera e i Blues sono a rischio di eventuali sanzioni.
C’è da dire però che il grido di allarme è scattato a Londra e dintorni e la situazione in Inghilterra viene costantemente monitorata con qualche contromisura che è già scattata. Come a dire: sappiamo benissimo di avere delle patologie e ci stiamo lavorando
Le penalizzazioni in cui sono incorsi Everton e Nottingham Forest, per esempio, da un certo punto di vista possono essere anche considerate come segno che il sistema ha iniziato ad operare per evitare che la situazioni vada fuori controllo.
Non solo, ma probabilmente cosa più importante, la Premier League è pronta ad introdurre un sistema di tetto salariale, dopo il primo via libera da parte dei club.
In particolare, le società del massimo campionato inglese hanno concordato di voler stabilire un limite su quanto possono spendere, con il tetto basato su quanto guadagna il club che incassa di meno dalla vendita dei diritti televisivi. La votazione non ha ottenuto l’unanimità però sono stati 16 i voti a favore sui 20 club presenti. Con ManchesterCity, ManchesterUnited e Aston Villa che hanno votato contro mentre il Chelsea si è astenuto.
La decisione ora sarà portata all’Assemblea Generale Annuale che andrà in scena a giugno, quando potrebbe essere definitivamente approvato con l’ipotesi addirittura possa entrare in vigore già dal 2025/26.
IL TETTO SALARIALE NUOVA VIA PER CONTROLLARE I CONTI – Come dovrebbe funzionare il tetto salariale? L’ipotesi è di fissare il tetto a un valore multiplo rispetto al club che incassa meno dalla vendita dei diritti televisivi. Ad esempio, il Southampton nel 2022/23 ha incassato 103,6 milioni di sterline dai diritti tv distribuiti dalla Premier League: se il limite fosse fissato a 5 volte quella cifra (ma la discussione è ancora in corso tra 4,5 e 5 volte), i club non potrebbero spendere per stipendi, ammortamenti e pagamenti per agenti più di 518 milioni di sterline (circa 605 milioni di euro al cambio attuale). Tra i club, il Chelsea sarebbe già al di sopra del tetto con costi stimati per 540 milioni di sterline, mentre il Manchester City rientrerebbe nei paletti con costi stimati per circa 500 milioni di sterline.
Sul tavolo restano vari temi di dibattito, come ad esempio quale cifra utilizzare come base: dovrebbe essere il totale degli introiti televisivi o solo l’accordo a livello nazionale? Tutto questo deve ancora essere discusso approfonditamente, così come le eventuali sanzioni.
Attualmente il sistema del FPF inglese prevede decurtazioni di punti (come nel caso già citato di Everton e Nottingham Forest nella stagione attuale), ma le ipotesi emerse nelle scorse settimane fanno riferimento anche ad una “luxury tax” in stile NBA: in sostanza, i club che spenderanno troppo verrebbero sottoposti a sanzioni economiche che aumenterebbero in base a quanto sia stato superato il tetto salariale. I soldi raccolti verrebbero poi ridistribuiti ai club della Premier League che rispettano le regole, ma potrebbero persino andare in un “fondo di emergenza” per aiutare i club in difficoltà finanziarie presenti nelle categorie inferiori.
Il capitano dell’Inter, assistito dallo studio di avvocati LCA, contro Yaque e Zarate, che in un ricorso sostenevano il proprio diritto a rappresentarlo. Ora il Toro potrà trattare con più serenità il rinnovo con il club nerazzurro. Aspettando il nuovo prestito dei fondi a Zhang
Gli ormai ex procuratori di Lautaro Martinez, Carlos Yaque e Rolando Zarate, non hanno nulla da pretendere dal capitano dell’Inter. Il tribunale di Milano ha infatti dichiarato la nullità del contratto firmato a suo tempo dal centravanti argentino con i due agenti, rigettando il ricorso che avevano presentato. È una vittoria importante per il Toro, oggi rappresentato da Alejandro Camano, che tratta da tempo con il club nerazzurro per il rinnovo del suo contratto, in scadenza nel giugno 2026.
Lautaro, respinto il ricorso degli ex agenti – Il rapporto fra Lautaro e la coppia Yaque-Zarate si era interrotto nella primavera del 2021. Lautaro al loro posto aveva scelto l’agente spagnolo che già seguiva il suo amico Achraf Hakimi, al tempo suo compagno di squadra. Ma i due non si erano arresi, e avevano presentato un ricorso. Lunedì 13 maggio i giudici hanno però dato ragione al calciatore, affiancato dall’avvocato Federico Venturi Ferriolo, esperto di diritto sportivo, e dagli avvocati Gian Paolo Coppola e Lorenzo Del Nero di LCA Studio Legale.
Rinnovo di Lautaro, si attende il nuovo prestito – Senza più il timore che gli ex agenti possano chiedergli soldi (anche se potranno presentare ricorso), Lautaro affronterà con maggiore serenità i discorsi relativi al prolungamento di contratto con l’Inter, a una cifra che lui vorrebbe vicina ai 10 milioni di euro netti a stagione più bonus. La trattativa va avanti da mesi. Un elemento cruciale perché l’accordo si possa raggiungere è che sia definito il futuro societario del club nerazzurro. Il presidente Steven Zhang sta dialogando con il fondo statunitense Pimcoper ottenere un finanziamento da 400 milioni necessario a chiudere il prestito concesso nel 2021 da Oaktree, la cui scadenza è vicinissima: il prossimo 20 maggio. Nell’ipotesi – molto improbabile – in cui i soldi non si trovino, il pacchetto di maggioranza dell’Inter passerebbe a Oaktree.
L’ex attaccante è riuscito ad aggiudicarsi l’asta nonostante il tentativo in extremis di Cristian Zaffani, considerato molto vicino a Luca Campedelli.
Quest’oggi, Sergio Pellissier ed Enzo Zanini, dirigenti della Clivense, hanno formalizzato l’acquisto del marchio Chievo Verona. Come è stato ufficializzato dal sito ufficiale della stessa società veneta, militante in Serie D.
L’asta si è svolta nello studio di via Scalzi di Renzo Panozzo, curatore fallimentare, insieme a Luca Toninelli, per assegnare i marchi del club fallito quasi due anni fa. Non sono mancati i momenti di tensione, quando poco prima di mezzogiorno è stata presentata un’offerta in competizione con quella di Pellissier e Zanini.
Secondo quanto riporta L’Arena, questa è stata sottoscritta dal presidente del Vigasio, società veneta fresca vincitrice del girone A di Eccellenza, Cristian Zaffani e della sua delegazione, considerata molto vicina all’ex patron e presidente del Chievo Luca Campedelli. Ma non c’è stato nulla da fare. Il marchio Chievo è andato a Pellissier e alla sua Clivense per un esborso totale di 330.000 euro.
In vista dell’apertura delle buste prevista per le 15 di venerdì 10 maggio, sono arrivate due proposte, la prima dell’ex bomber valdostano, l’altra da Cristian Zaffani, presidente del Vigasio, formazione di proprietà dell’ex numero uno clivense Luca Campedelli. La sfida ha però visto il successo di Pellisier che racconterà nelle prossime ore il percorso che l’ha condotto a riconciliarsi con la squadra che lo ha condotto sino ai preliminari di Champions League.
Il Chievo Verona sembra aver finalmente trovato pace. Il marchio, fallito due anni fa, tornerà a vivere grazie a Sergio Pellisier che ha vinto l’asta per l’acquisto dello storico club veneto. I curatori fallimentari hanno considerato congrua l’offerta di 100.000 euro avanzata dall’attuale presidente della Clivense e che riporterà la squadra gialloblu nel calcio che conta.
Mentre il ministro dello sport Abodi tira dritto sulla riforma, la Covisoc è già in moto per iniziare il controllo sulle società verso l’iscrizione per i prossimi campionati.
Il governo è pronto a rivoluzionare il controllo economico sui club professionistici. Il ministro dello sport Andrea Abodi infatti sta portando avanti un progetto di riforma che porterebbe all’addio alla attuale Covisoc, che verrebbe sostituita con una Agenzia governativa di vigilanza economica e finanziaria sulle società sportive professionistiche. Una opzione che ha portato alla dura reazione da parte dell’intero mondo del calcio (così come del basket), tanto che oggi lo stesso Abodi ospiterà le varie componenti federali per discutere della riforma.
Intanto, però, il meccanismo di controllo da parte della Covisoc sulla situazione economica dei club verso la stagione 2024/25 è già cominciato. Le società infatti hanno già dovuto presentare alcuni documenti entro il 30 aprile scorso, iniziando il processo che porterà al via libera per l’ottenimento della Licenza Nazionale che consente di iscriversi ai campionati. I controlli poi non si limiteranno all’ottenimeno della Licenza Nazionale, ma proseguiranno anche durante il resto della stagione.
Date controlli Covisoc, le scadenze già passate – Entro il 30 aprile i club di Serie A, Serie B e Serie C avevano l’obbligo di depositare:
contratti calciatori acquisiti tra 1 gennaio 2023 e 28 febbraio 2024 con pagamento debiti
contratti calciatori acquisiti fino al 31 dicembre 2022 con pagamento dei debiti scaduti
Date controlli Covisoc, le prossime scadenze – Entro il 31 maggio i club hanno l’obbligo di depositare tra gli altri:
la situazione patrimoniale intermedia al 31 marzo (se non viene depositata la sanzione è di 1 punto in penalizzazione nella classifica 2024/25)
Entro il 4 giugno i club hanno l’obbligo tra gli altri di:
dimostrare di aver effettuato il pagamento dei debiti verso FIGC, Leghe e società per il mercato al 30 aprile 2024;
dimostrare di aver effettuato il pagamento dei compensi fino ad aprile 2024 per tesserati, dipendenti, dirigenza sportiva e collaboratori settore sportivo;
dimostrare di aver effettuato il pagamento dei Irpef fino a marzo 2024 e Inps fino aprile 2024;
dimostrare di aver effettuato il pagamento dei Ires, Irpa e Iva per anni 2017, 2018, 2019, 2020, 2021 e 2022;
dimostrare di aver effettuato il pagamento dei Iva primi tre trimestri 2023;
depositare il bilancio al 3o giugno o al 31 dicembre 2023 o semestrale al 31 dicembre 2023;
dimostrare il superamento della situazione patrimoniale 2447 c.c. e 2482 c.c. eventualmente risultante dalla situazione intermedia al 31 marzo 2024;
depositare la relazione della società revisione e in caso di giudizio negativo una nuova relazione senza richiami dopo essere intervenuti.
Inoltre, entro il 4 giugno i club in particolare dovranno anche presentare la domanda di ammissione presso Lega Serie A con richiesta di concessione licenza nazionale e impegno a non partecipare a competizioni organizzate da associazioni private non riconosciute da FIFA, UEFA e FIGC.
Nel caso di inosservanza del termine del 4 giugnoper uno solo degli obblighi di cui sopra, la conseguenza è la mancata concessione della Licenza Nazionale 2024/25 e quindi lo stop all’iscrizione della squadra al campionato.
In seguito all’ottenimento della Licenza Nazionale, i club entro il termine dell’1 luglio hanno tra gli altri gli obblighi di:
dimostrare il pagamento dell’Iva per il quarto trimestre 2023;
dimostrare il pagamento dei compensifino maggio 2024
dimostrare il pagamento di Irpeffino aprile 2024 e Inps fino a maggio 2024.
Nel caso di inosservanza del termine dell’1 luglio, la penalizzazione è di due punti in classifica per la stagione 2024/25.
I controlli tuttavia non si fermeranno qui, ma proseguiranno lungo il corso di tutta la stagione in particolare per quanto riguarda il rispetto delle tempistiche legate ai pagamenti degli stipendi per tesserati e dipendenti.
Il Direttore Amministrativo è sottoposto a procedimento disciplinare: al temine di questa valutazione si attende un eventuale provvedimento.
Il Milan ha momentaneamente sospeso dal suo incarico Aldo Savi, Financial And Administrative Director del club rossonero. Secondo quanto appreso da Calcio e Finanza, Savi sarà ora sottoposto a una procedura disciplinare e solo successivamente si arriverà a un eventuale provvedimento definitivo.
Il nome di Savi è emerso nelle scorse settimane nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano sulla vendita del Milan. Dal Direttore Amministrativo è arrivato uno dei principali indizi sulla base dei quali la Procura sta cercando di dimostrare che il Milan non sia davvero del fondo RedBird di Gerry Cardinale, ma sia ancora sotto l’influenza del fondo Elliott di Gordon e Paul Singer, non dichiarata all’autorità di vigilanza Federcalcio.
La non indagata società rossonera, dove invece sono indagati per l’ipotesi di ostacolo all’autorità di vigilanza l’amministratore delegato dal 2022 Giorgio Furlani e il predecessore 2018-2022 Ivan Gazidis, dal decreto di perquisizione del 12 marzo aveva già appreso che i pm Polizzi e Cavalleri valorizzassero sia la difformità di comunicazioni rese dal fondo RedBird all’autorità di Borsa americana Sec sulla propria catena societaria, sia un documento interno al Milan che non si capiva come fosse finito in mano alla Guardia di Finanza.
Si trattava di una “presentazione” dell’attuale assetto preparata dalla dirigenza del Milan per i colloqui a fine 2023 con “investitori del mondo arabo”, dal quale però emergeva a tutti gli effetti l’indicazione che il controllo del club rossonero fosse di RedBird. Proprio questo documento era una bozza inviata da una manager del fondo RedBird, Elizabeth Owen, al direttore amministrativo del Milan, Aldo Savi: ed è stato appunto Savi, convocato come teste dagli inquirenti, a darne una interpretazione problematica sulla proprietà dei rossoneri.
Savi era entrato nel Milan nel 2018 come consulente del fondo Blue Skye, la società di Salvatore Cerchione e Gianluca D’Avanzo dal cui esposto è partita l’inchiesta sulla vendita del Milan e che ha avviato una serie di contenziosi – definiti più riprese «frivoli e vessatori» da parte di Elliott –, dai quali, come raccontato da Calcio e Finanza, fino ad ora è sempre uscita sconfitta.
Quelle italiane sono solo alcune delle cause avviate da Blue Skye negli ultimi mesi, alle quali il fondo Elliott ha risposto nel settembre del 2023 con un atto di accusa penale privata, chiamato “citation directe”, in Lussemburgo. Con questo atto il fondo statunitense ha accusato Blue Skye Financial Partners e i suoi rappresentanti di reati tra cui ricatto, estorsione e false dichiarazioni fraudolente a sostegno delle sue azioni legali contro la vendita.
Stando a quanto emerge dagli atti, secondo Elliott Blue Skye ha formulato accuse calunniose e diffamatorie al fine di ottenere concessioni superiori ai suoi diritti contrattuali. Secondo le accuse del fondo, questi si configurano come reati di ricatto ed estorsione. Inoltre, sempre secondo il fondo statunitense, Blue Skye avrebbe depositato consapevolmente documenti fuorvianti avviando procedimenti con l’intento di ingannare i giudici lussemburghesi al fine di ottenere una decisione a suo favore.
Decisione che – secondo Elliott – non avrebbe ottenuto altrimenti. Dai documenti emergono inoltre accuse di violazioni dei doveri fiduciari nei confronti di Giovanni Caslini (in passato nel board di Rossoneri Sport Investment, veicolo che controllava il Milan e il cui 100% era controllato a sua volta da Project Redblack, della quale il 4,27% era nelle mani di Blue Skye) e nei confronti dei managing partner di Blue Skye, Salvatore Cerchione e Gianluca D’Avanzo.
Tornando a Savi, assunto dal Milan nel 2019, il dirigente vi è rimasto anche dopo la frattura tra Blue Skye e il resto del mondo Milan. Ed è come odierno Direttore Amministrativo dei rossoneri, uomo dei conti del club e braccio destro del direttore finanziario Stefano Cocirio e del Chief Business Officer Roberto Masi, che Savi, una volta interpellato dalla GdF sulla bozza per il tour arabo dei dirigenti rossoneri, l’ha definita «strana» perché a suo avviso prospettava ai potenziali acquirenti la cessione di un pezzo del debito di RedBird verso Elliott.
In più Savi – che ora rischia di essere allontanato dal Milan – ha riportato agli inquirenti la propria impressione che sulla gestione quotidiana del Milan pesi ancora la «forte influenza» di Elliott, anche attraverso il consulente di Data Analytics Hendrik Almstadt, per Savi «strettissimo collaboratore di Gordon Singer».
Presidenti e agenti obbligati a vigilare sui flussi finanziari e sulle controparti e a segnalare operazioni sospette. Norme in vigore entro tre anni
Sistema calcio «opaco»
Focus su compravendite, finanziamenti, sponsor
La ricerca del «titolare effettivo»
Sul pianeta calcio sta per abbattersi il ciclone antiriciclaggio. Uno dei settori più competitivi dell’entertainmenttargato Ue – le cinque maggiori leghe abitano nel Vecchio continente, le competizioni Uefa sono le più seguite al mondo – finisce infatti dentro il regolamento Antiriciclaggio, approvato martedì scorso come risoluzione legislativa dalla Plenaria di Strasburgo.
Si tratta di un braccio normativo – autonomo, obbligatorio per tutti i 27 Paesi membri e autoapplicativo entro i prossimi 36 mesi – della sesta direttiva Aml (anti money laundering, ndr), votata contestualmente dal Parlamento Ue, e che, come questa, attende il vaglio del Consiglio, prima della pubblicazione sulla Gazzetta europea.
Sistema calcio «opaco» – Entrambi i provvedimenti nascono con lo scopo di chiudere i (numerosi) varchi ancora aperti sui flussi internazionali di denaro sporco; ma è il regolamento a focalizzare, in modo più diretto, i nuovi target. Il football professionistico è il principale di questi perché, scrive il legislatore nelle premesse, ci sono motivi di urgenza per farlo «quali la popolarità mondiale del calcio, gli importi considerevoli, i flussi di cassa e gli interessi finanziari coinvolti, la prevalenza di operazioni transfrontaliere e, talvolta, gli assetti proprietari opachi».
Focus su compravendite, finanziamenti, sponsor – Nel mirino delle autorità antririciclaggio – dalle Financial intelligence unit alla nuova authority Amla fino alla Procura europea Eppo – finiscono tutte le operazioni che hanno per oggetto la compravendita di calciatori, i finanziamenti delle società calcistiche professionistiche, le sponsorizzazioni che queste ricevono e tutte le operazioni con agenti calcistici o altri intermediari.
Lo schema di intervento è quello classico dell’antiriciclaggio, vale a dire un controllo all’origine dei flussi finanziari, messo per legge in capo ai «soggetti obbligati» tenuti a monitorare, verificare e, nei casi sopetti, astenersi dall’operazione e segnalare alle autorità Aml.
Nell’elenco dei soggetti obbligati debuttano così gli «agenti calcistici» e le «società calcistiche professionistiche», che diventano i guardiani dell’integrità finanziaria del sistema calcio e i “segnalatori” dei tentativi di riciclaggio via pallone. L’obbligo di tracciare le operazioni con gli investitori, con gli sponsor, con gli agenti calcistici o gli altri intermediari, e i trasferimento di calciatori, riguarderà tutte le società professionistiche con licenza di partecipazione ai campionati, a eccezione di quelle con fatturato inferiore a 5 milioni di euro (ma con la possibilità, per gli Stati membri, di alzare la guardia, anche in situazioni minori ma borderline).
La ricerca del «titolare effettivo» – Finanziatori, azionisti, sponsor, e gli stessi agenti delle ricchissime società del pallone, dovranno passare per le forche caudine dell’adeguata verifica della clientela, che comporta non solo la “banale” verifica dell’identità personale del contraente (nel calcio è accaduto anche questo, tra prestanome e veri e propri fantasmi), ma soprattutto la ricerca del titolare effettivo, per «comprendere l’assetto proprietario e di controllo del cliente». Con l’ulteriore complicazione dei tempi moderni, caratterizzati dalle sanzioni i nternazionali contro Paesi ostili e oligarchi vari, che dovranno essere vagliate, con attenzione, dai nuovi soggetti obbligati.
Se l’“adeguata verifica” fallisce, scatta l’obbligo per agenti e/o presidenti di astenersi dall’affare – qualunque esso sia, dall’avvento di un fondo all’acquisto di un giocatore – e, soprattutto, quello di segnalare il tentativo di operazione sospetta. In caso di dubbi, società e agenti potranno rivolgersi alle Fiu (in Italia la Uif), tenute a rispondere entro tre giorni.
Le sanzioni per i “distratti”? Da stabilire a cura degli Stati purché «effettive, proporzionate e dissuasive».
L’ad del Milan Giorgio Furlani con Zlatan Ibrahimovic (ansa)
Il rischio per il club è di una penalizzazione in classifica. L’opacità dei fondi divisi tra Olanda e Delaware nell’inchiesta di Repubblica
Esiste una fase due dell’inchiesta della procura di Milano sull’acquisto, vero o presunto che sia, del Milan da parte degli americani di Red Bird. È l’indagine che ha aperto la Figc all’indomani delle perquisizioni disposte dalla Procura di Milano. Che, dopo una prima seppur parziale trasmissione di documenti da parte della procura di Milano — i pm Giovanni Polizzi e Giovanna Cavalleri hanno inviato gli atti già oggetto di discovery, e dunque noti agli indagati e alla società — ha cominciato a vivere di vita propria.
Nelle scorse settimane si è presentato, davanti agli investigatori del procuratore federale Giuseppe Chinè, l’ad del Milan, Giorgio Furlani. Indagato (insieme con l’ex ad Ivan Gazidis) per ostacolo alle funzioni di vigilanza, ha spiegato come, dal punto di vista della società, non esista alcun giallo. «Il 99,8%del capitale del Milan è controllato da Red Bird, non c’è alcuna discrepanza rispetto a quanto dichiarato in Italia e quanto invece detto alla Sec, l’organo di controllo americano. E non c’è alcun socio occulto» ha spiegato in sintesi Furlani. Il passaggio è assai delicato perché il Milan — che come società non è coinvolto nell’inchiesta penale — in tema di giustizia sportiva è in una strada stretta.
Se infatti l’ipotesi accusatoria della Procura di Milano trovasse conferme, si potrebbe contestare al club la violazione dell’art. 32 comma 5 del Codice di giustizia sportiva sugli obblighi di comunicazione. C’è poi il 20 bis delle Noif che regola le “Acquisizioni e cessioni di partecipazioni societarie in ambito professionistico”. E c’è, ancora, la possibilità di una contestazione di illecito amministrativo, come scritto dall’articolo 31 comma 1. Oltre all’articolo 4 su “lealtà, correttezza e probità” dei soggetti della Federazione. Tradotto: in astratto si potrebbe andare dalla censura alla penalizzazione in classifica.
Il Milan, si diceva, è sereno. Furlani è convinto di aver spiegato tutto quello che c’era da spiegare, in attesa di farlo anche con la Procura di Milano. Repubblicaha raccontato ieri, però, come le cose in questi mesi non siano cambiate. Come emerge dai documenti depositati alla Sec, la Securities and Exchange Commission, l’ente federale di vigilanza finanziaria paragonabile alla Consob italiana, il pacchetto di maggioranza del Milan (poco più di 410 milioni di euro) non è negli Usa, ma nelle mani di un fondo privato con sede in Olanda, RB FC Holdings CV. Su richiesta di Repubblica, fonti della società avevano spiegato come la società veicolo facesse riferimento direttamente a Cardinale. E così è.
Ma il punto è non confondere la “gestione” con la proprietà del fondo principale: la gestione è sicuramente di Red Bird. Ma di chi sono i soldi?La domanda al momento è senza risposta. Così come restano tutta una serie di stranezze, oggetto non a caso dell’indagine della procura di Milano che vuole chiarire il ruolo del vecchio proprietario, il fondo Elliott: il sospetto è di una vendita fasulla. La circostanza è sempre smentita dal Milan, ma emergono fatti singolari. Lo è il caso dei due direttori, raccontato ieri da Repubblica, della controllante finale del Milan, in cui il ramo che fa capo a Red Bird è bloccato dal diritto di veto di una società olandese (Dentaleus, con sede a Voorschoten, nel Sud dell’Olanda) dalla struttura indecifrabile, come quella del fondo d’appoggio che nasconde un unico cliente. E un solo investimento.
Il nome è schermato (certo, potrebbe essere Cardinale stesso). Ma pone tutta una serie di domande sulla correttezza di strutture del genere nel calcio: può una squadra essere di proprietà di fondi che triangolano tra il Delaware e l’Olanda, nascondendosi dietro ingegnerie finanziarie? Nella risposta c’è il futuro dell’inchiesta sul Milan. Ma, evidentemente, non solo sul Milan.
Mohammed bin Salman, presidente del fondo sovrano PIF – (Foto: Mohamed Farag/Getty Images)
Il club nerazzurro sarebbe finito nel mirino di investitori dall’Arabia Saudita, ma non legati a PIF: il fondo proprietario del Newcastle infatti sta cambiando strategia.
Le tentazioni saudite per l’Inter sono riemerse dopo qualche mese, con interessi da parte della famiglia reale per acquistare il club nerazzurro. Tuttavia, come spiegato da Repubblica, il soggetto che sarebbe interessato non sarebbe PIF, il fondo sovrano saudita proprietario anche del Newcastle.
Da anni si parla dei tentativi sauditi di acquistare il club nerazzurro, voci circolate almeno dall’ottobre 2021, quando il fondo PIF ha poi completato l’acquisizione del club inglese Newcastle. In quel periodo, fonti vicine al fondo avevano indicato l’intenzione di espandere gli interessi anche in altri campionati europei, considerando club come la Roma e la Fiorentina. Tuttavia, le stesse fonti oggi affermano che Pifnon sembra avere un interesse diretto per club italiani, come riporta Repubblica.
Il fondo sovrano saudita infatti starebbe ora cambiando il proprio approccio nel mondo del calcio. Dopo anni di spese e investimenti esorbitanti, starebbe così cercando investitori privati, soprattutto locali, interessati a entrare nel capitale delle quattro squadre di cui è proprietario in patria, inclusa l’Al-Nassr di Cristiano Ronaldo. Tanto che avrebbe anche abbandonato l’idea di acquistare una quinta società nella Roshn Saudi League, come l’Al-Ittifaq.
Arrigo Sacchi –(Foto: ANTHONY LUCAS/AFP via Getty Images)
«Ho anche elogiato l’operato di Simone Inzaghi come allenatore, che sta passando da tattico a stratega, facendo registrare un’evoluzione importante».
«La mia affermazione era del tutto generale, e non era assolutamente riferita all’Inter». A due giorni dalla presentazione a Jesi del suo libro, Arrigo Sacchiha voluto precisare con una dichiarazione all’ANSA il senso delle sue dichiarazioni sul club nerazzurro, lanciato verso lo Scudetto, e i debiti di bilancio.
«Martedì 9 aprile, durante la presentazione del mio libro all’Hotel Federico II di Jesi, ho raccontato un aneddoto su un contrasto avuto con il presidente Berlusconi riguardo all’acquisto di giocatori “importanti”, sottolineando che investire in nomi di richiamo avrebbe portato ad un bilancio in rosso e vincere con un bilancio in rosso per lui sarebbe stato come barare», ha aggiunto l’ex allenatore.
«Questa mia affermazione era del tutto generale e non era assolutamente riferita all’Inter, di cui non mi interessa niente, e che peraltro sta disputando una bella stagione. Anzi ho anche elogiato l’operato di Simone Inzaghi come allenatore, che sta passando da tattico a stratega, facendo registrare un’evoluzione importante», ha concluso Sacchi.
Aleksander Ceferin –(Foto: JULIEN DE ROSA/AFP via Getty Images)
La Federcalcio europea ha versato i corrispettivi per la qualificazione agli ottavi di finale: già pagati premi per quasi 1,7 miliardi in stagione.
Nuovo giro di pagamenti ufficiali da parte della UEFA per quanto riguarda l’edizione corrente della Champions League. La Federcalcio europea ha infatti versato nei giorni scorsi i corrispettivi per la qualificazione agli ottavi di finale della manifestazione, che hanno visto protagoniste ben tre squadre italiane.
Sfortunatamente, nessuna tra Inter, Lazio e Napoli è riuscita a qualificarsi per il turno successivo – i quarti di finale, che hanno preso il via ieri –, ma le italiane possono comunque sorridere per il “bottino” in arrivo. Complessivamente, la UEFA verserà 153,6 milioni di euro ai 16 club che si sono qualificati per gli ottavi, 9,6 milioni di euro a testa.
Guardando solamente ai club italiani, questa volta il totale dei versamenti ammonta a 28,8 milioni di euro. Ricavi frutto del passaggio del turno dai gironi agli ottavi da parte di Inter, Lazio e Napoli, mentre il Milan ha abbandonato la competizione dopo i gironi.
Con questi versamenti, guardando quindi fino agli ottavi di finale diChampions League, la UEFA ha già distribuito quasi 1,7 miliardi di euro alle 32 squadre che hanno preso parte alla competizione. Restano in gioco ancora 320 milioni di euro circa, da distribuire alle squadre che prendono parte al torneo dai quarti in avanti.
Steven Zhang – (Foto: ALBERTO PIZZOLI/AFP via Getty Images)
Va verso la conclusione il procedimento davanti al Tribunale di Milano con cui i creditori chiedono che l’Inter dia uno stipendio al presidente.
Prosegue lo scontro legale tra Steven Zhang e China Construction Bank Asia, nell’ambito della sentenza del Tribunale di Hong Kong sui 320 milioni che il presidente dell’Inter non ha ancora ripagato all’istituto bancario.
Nelle scorse settimane, la Corte d’Appello di Milano ha accolto il ricorso di CCBA, decidendo di riconoscere la sentenza di Hong Kong anche in Italia. In particolare, nella sentenza si legge che la quota che deve essere ripagata è pari a 255 milioni più interessi per 2,6 milioni fino al 2 agosto 2021 e poi interessi annui pari al 13% sui 255 milioni di cui sopra dal 3 agosto 2021 fino alla data del pagamento (circa 30 milioni annui), in base a quanto spiegato dal Tribunale di Hong Kong nella sentenza del luglio 2022 e passata in giudicato nel settembre 2022.
Dopo la decisione delle scorse settimane, resta in piedi anche un altro procedimento avviato a Milano da China Construction Bank nei confronti di Zhang, ovverosia quello in cui viene richiesto l’annullamento della delibera con cui l’assemblea degli azionisti nerazzurri nel 2018 ha approvato la composizione del CdA sottolineando come a Zhang non spetti alcun emolumento in quanto presidente.
China Construction Bank Asia infatti vorrebbe rifarsi sugli asset italiani di Zhang: anche perché, in base alle stime dell’accusa, lo stipendio dovrebbe essere pari a 914mila euro annui. Tuttavia il club nerazzurro, tra le righe del bilancio al 30 giugno 2023, aveva spiegato: “Sulla base delle informazioni disponibili, la Società ritiene di avere validi motivi per ottenere il rigetto delle domande delle controparti”. Anche perché nella storia dell’Inter non è mai stato deciso di destinare uno stipendio al presidente: non si tratta quindi di una scelta fatta solo per Zhang, ma di una prassi del club.
Alle 10.30 di oggi andrà in scena una nuova udienza al Tribunale Ordinario di Milano davanti al giudice Alima Zana: il procedimento, avviato nel 2022, sembra destinato a concludersi, ma non è da escludersi un nuovo rinvio
I giudici milanesi si sono dichiarati incompetenti a decidere: la decisione su questa causa spetterà al Tribunale del Lussemburgo.
La Sezione specializzata imprese del Tribunale civile di Milano ha dichiarato la propria «carenza di competenza giurisdizionale» a decidere nel merito su una causa intentata da Blue Skye, ex socio di minoranza nella gestione del Milan, contro il fondo Elliott in relazione alla vendita del club rossonero nell’agosto 2002 a RedBird e, in particolare, su un capitolo specifico riguardante un pegno sulle azioni.
La causa di Blue Skye già avviata in Lussemburgo: 11 i contenziosi – Per i giudici milanesi, che si sono dichiarati incompetenti a decidere, la decisione su questa causa spetta, in sostanza, ai giudici lussemburghesi davanti ai quali pendevano già da tempo due procedimenti intentati dalla lussemburghese Blue Skye.
Quest’ultima due anni fa aveva chiesto al Tribunale civile di Milano di accertare «la invalidità della rinuncia» al pegno «esistente in favore di Project Redblack», società veicolo costituita nel 2017 per l’operazione di investimento nel Milan e in cui era entrata all’epoca anche Blue Skye. Blue Skye aveva già presentato anche un ricorso cautelare d’urgenza per bloccare la cessione, ma poi a settembre dello stesso anno era stata costretta a rinunciare a quell’azione.
Il procedimento si è definito nei giorni scorsi col collegio, presieduto da Angelo Mambriani, che ha stabilito che, sulla base delle convenzioni internazionali, la competenza a decidere è dei giudici del Lussemburgo, perché la causa è strettamente connessa con altre due in corso nel Paese. Nel complesso, sono 11 i contenziosi avviati in questi ultimi mesi da Blue Skye tra Lussemburgo, Italia e USA, definiti a più riprese «frivoli e vessatori»da parte di Elliott.
Su uno di questi il Tribunale di Milano si è quindi dichiarato incompetente, dal momento in cui la stessa azione era già stata presentata in Lussemburgo, come parte dei tentativi di Blue Skye d bloccare la cessione del club rossonero e – secondo Elliott – di «estrarre un valore a cui non ha diritto». Proprio da uno degli esposti di Blue Skye aveva preso il via l’indagine della Procura di Milano sulla cessione del Milan, che ha portato alle perquisizioni della Guardia di Finanza nella sede del club rossonero (Casa Milan) e all’iscrizione dell’amministratore delegato della società Giorgio Furlani e dell’ex AD Ivan Gazidis nel registro degli indagati.
Blue Skye: la causa persa a Milano e l’azione di Elliott in Lussemburgo – Negli ultimi giorni, sempre il Tribunale Civile di Milano ha respinto la terza e ultima vertenza avviata dalla società di Salvatore Cerchione e Gianluca D’Avanzo contro il fondo statunitense in Italia, facendo salire a tre su tre i casi persi da BlueSkye nel nostro Paese, con condanna al pagamento delle spese legali.
A breve – come già raccontato da Calcio e Finanza nei giorni scorsi– è attesa invece la prima udienza della accusa penale privata (chiamata “citation directe” in Lussemburgo) avviata da Elliott contro Blue Skye a settembre 2023. Con questo atto il fondo statunitense ha accusato Blue Skye Financial Partners e i suoi rappresentanti di reati tra cui ricatto, estorsione e false dichiarazioni fraudolente a sostegno delle sue azioni legali contro la vendita del Milan.
In particolare, stando a quanto emerge dagli atti, secondo Elliott Blue Skye ha formulato accuse calunniose e diffamatorie al fine di ottenere concessioni superiori ai suoi diritti contrattuali. Secondo le accuse del fondo, questi si configurano come reati di ricatto ed estorsione. Inoltre, sempre secondo il fondo statunitense, Blue Skye avrebbe depositato consapevolmente documenti fuorvianti avviando procedimenti con l’intento di ingannare i giudici lussemburghesi al fine di ottenere una decisione a suo favore.
Decisione che – secondo Elliott – non avrebbe ottenuto altrimenti. Dai documenti emergono inoltre accuse di violazioni dei doveri fiduciari nei confronti di Giovanni Caslini (in passato nel board di Rossoneri Sport Investment, veicolo che controllava il Milan e il cui 100% era controllato a sua volta da Project Redblack, della quale il 4,27% era nelle mani di Blue Skye) e nei confronti dei managing partner di Blue Skye, Salvatore Cerchione e Gianluca D’Avanzo.