Il Milan ha chiuso il bilancio 2025 con un utile di 2,9 milioni di euro, in leggero calo rispetto al risultato dell’esercizio 2024. Ricavi record a quota 495 milioni di euro.
(Foto: Marco Luzzani/Getty Images)
L’assemblea dei soci del Milanha approvato il bilanciochiuso al 30 giugno 2024 con un utile pari a 2,9 milioni di euro, un risultato in linea rispetto all’esercizio 2023/24, che si era chiuso in utile per circa 4,1 milioni di euro. Considerando anche la stagione precedente, si tratta del terzo risultato netto positivo per il club rossonero, che dal 2022 è controllato dal fondo RedBird di Gerry Cardinale.
Il fatturato della società rossonera ha fatto registrare un nuovo record dopo quello dello scorso esercizio, toccando quota 494,5 milioni di euro nella stagione che ha visto il club chiudere all’ottavo posto in classifica in Serie A, contro i 450,2 milioni di euro relativi all’esercizio chiuso il 30 giugno 2024 (questo dato è stato rivisto a seguito di una riclassificazione da parte del Milan). Anche i costi sono decisamente cresciuti arrivando a quota 478,5 milioni (436,9 milioni nel 2023/24), in aumento di oltre 41 milioni di euro.
Milan bilancio 2025 – I ricavi del club rossonero – Complessivamente, il Milan nella stagione 2024/25 ha registrato 494,5 milioni di euro di ricavi, rispetto ai 450,2 milioni del 2023/24. La voce più corposa è anche questa volta quella relativa ai diritti televisivi, pari a oltre 154 milioni di euro (152,3 milioni nel bilancio precedente) e crescono anche le plusvalenze quasi a quota 55,9 milioni di euro (45 milioni di euro nella stagione precedente), con altri proventi dalla gestione dei calciatori pari a 17,8 milioni (3,4 milioni nel 2023/24).
Questo il fatturato voce per voce, con una crescita che appare evidente sul fronte dei proventi commerciali e soprattutto per quanto concerne i ricavi da gestione diritti dei calciatori (tra plusvalenze e altri ingressi):
Ricavi da gara: 69,517 milioni di euro (69,349 euro nel 2023/24);
Ricavi da sponsor, commerciali e royalties: 152,327 milioni di euro (143,448 milioni di euro nel 2023/24);
Ricavi da diritti tv: 154,216 milioni di euro (152,324 milioni di euro nel 2023/24);
Ricavi da gestione diritti calciatori, da cessione temporanea e altri proventi: 83,171 milioni di euro, di cui 55,9 milioni di euro di plusvalenze (52,543 milioni, di cui 44,899 milioni di euro di plusvalenze nel 2023/24);
Altri ricavi: 35,299 milioni di euro (32,507 milioni nel 2023/24);
TOTALE: 494,529 milioni di euro (250,162 milioni nel 2023/24).
Milan bilancio 2025 – I costi, dai salari agli ammortamenti – I costi a bilancio per il Milan sono cresciuti di pari passo con i ricavi nel 2024/25 a 478,5 milioni di euro, rispetto ai 437 milioni del bilancio 2024. Nel dettaglio, la maggior parte dei costi è legata a salari e stipendi del personale, a quota 188,7 milioni di euro (in leggera crescita rispetto ai 182,7 milioni del 2023/24) e ad ammortamenti per 96,4 milioni di euro (quasi 87 milioni nel 2023/24).
Tra gli altri costi, si segnalano quelli per servizi in leggero aumento a 91,4 milioni di euro (contro i 90,1 milioni della stagione precedente) e per godimento di beni terzi pari a 15,8 milioni di euro (contro i 14,7 milioni del 2023/24).
Questi i costi voce per voce nella stagione 2024/25:
Costi per materie prime, sussidiarie, di consumo, merci: 22,782 milioni di euro (19,672 milioni nel 2023/24);
Costi per servizi: 91,409 milioni di euro (90,138 milioni nel 2023/24);
Costi per godimento di beni terzi: 15,802 milioni di euro (14,690 milioni nel 2023/24);
Costi per il personale: 188,717 milioni di euro, di cui 172,324 milioni per salari e stipendi (182,740 milioni di euro, di cui 167,932 milioni per salari e stipendi nel 2023/24);
Ammortamenti e svalutazioni: 120,023 milioni di euro, di cui 96,414 milioni per immobilizzazioni immateriali (93,726 milioni, di cui 86,960 milioni per immobilizzazioni immateriali nel 2023/24);
Altri costi: 39,748 milioni di euro (36,004 milioni nel 2023/24);
TOTALE: 478,481 milioni di euro (436,968 milioni nel 2023/24).
Milan bilancio 2025 – Risultato netto nuovamente positivo – La differenza tra fatturato e costi è stata così pari a poco più di 16 milioni di euro, rispetto ai poco più di 13 milioni del 2023/24. Il risultato ante imposte è stato positivo per 9,8 milioni circa, rispetto ai 12,2 milioni di euro del 2023/24, mentre il risultato netto è stato positivo per 2,994 milioni di euro, contro il +4,106 milioni del 2023/24. Si tratta del terzo utile consecutivo per il club rossonero.
«La variazione del risultato netto consolidato dell’esercizio 2024/2025 rispetto all’esercizio precedente deriva prevalentemente da maggiori costi per il personale per 5,9 milioni di Euro e maggiori costi per ammortamenti e svalutazioni per 26,3 milioni di Euro, correlati principalmente agli effetti della campagna trasferimenti 2024/2025 che ha portato ad un incremento del valore dei diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori e dei salari degli stessi e da maggiori svalutazioni dei diritti pluriennali calciatori e da maggiori svalutazioni correlate alla volontà della Capogruppo, per il tramite della propria controllata Sportlifecity, di sospendere l’iter amministrativo per la realizzazione del nuovo stadio nel Comune di San Donato Milanese data l’intenzione della Capogruppo di coltivare la costruzione del nuovo stadio nel Comune di Milano (così come meglio indicato nella nota integrativa al bilancio di esercizio consolidato), da maggiori oneri da gestione calciatori per 5,4 milioni di Euro, da maggiori costi per acquisto di materie prime per 3,1 milioni di Euro. Si segnala altresì una riduzione per 2,3 milioni di Euro relativamente alla variazione di rimanenze di prodotti finiti e merci», si legge sul bilancio del Milan.
«Tali variazioni negative sono state compensate da maggiori proventi da gestione calciatori per 30,6 milioni di Euro derivanti principalmente dalle plusvalenza realizzate nel mese di giugno 2025 con la cessione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori Reijnders, Pellegrino e Kalulu, rispettivamente al Manchester City, Boca Juniors ed alla Juventus, da maggiori proventi da gestione calciatori per Sell on Fee dei calciatori Brescianini e Maldini, rispettivamente con Frosinone Calcio e Monza Calcio, maggiori proventi commerciali e royalties per 8,3 milioni di Euro riconducibili principalmente a maggiori ricavi da vendite e-commerce e maggiori ricavi Stores e da maggiori ricavi e proventi vari e diversi per 5 milioni di Euro riconducibili principalmente a maggiori rimborsi assicurativi e dall’incasso pari a 8,9 milioni di Euro relativo alla New Sponsorship Agreement Fee di un nuovo Partner commerciale controbilanciati da minori diritti archivio Library. Si segnala altresì una riduzione per 2,3 milioni di Euro di accantonamenti per rischi e oneri», conclude il club rossonero.
Milan bilancio 2025– Debiti e patrimonio netto – Il Patrimonio Netto consolidato al 30 giugno 2025 è positivo per 199,4 milioni di euro, in aumento rispetto al saldo di 196,3 milioni di euro del 30 giugno 2024, «per l’utile consolidato di esercizio pari a 2,9 milioni di Euro».
Infine, sul fronte debiti, «la posizione finanziaria netta consolidata del Gruppo Milan presenta un indebitamento netto pari a 92,6 milioni di Euro in peggioramento (-43,0 milioni di Euro) rispetto all’esercizio 2023/2024».
«All’interno della nostra catena di controllo è entrato un nuovo fondista, che apporta nuovi fondi al sistema RedBird», ha spiegato il presidente rossonero Paolo Scaroni.
Gerry Cardinale (ISABELLA BONOTTO/AFP via Getty Images)
Tra i dettagli interessanti che emergono dalbilancio del Milan al 30 giugno 2025, ne emerge uno che riguarda la catena di controllo del club rossonero. Secondo quanto può rivelare Calcio e Finanza dalla consultazione del fascicolo, lo scorso 7 ottobre la società rossonera ha ricevuto una comunicazione da parte della Commissione Acquisizioni Partecipazioni Societarie della FIGC.
Attraverso questa comunicazione, si legge, «la Commissione – con riferimento alle operazioni che hanno determinato l’acquisizione, da parte di un investitore, di quote nella catena di controllo della Società in misura tale da determinare l’obbligo di notifica di detta acquisizione alla FIGC ai sensi dell’art. 20-bis delle N.O.I.F. – ha reso noto di aver concluso l’istruttoria sulla documentazione prodotta rilevando la tardiva trasmissione della documentazione richiesta dalla normativa federale ai sensi del quinto e sesto comma dell’art. 20-bis delle N.O.I.F».
«In applicazione, pertanto, del comma 11 dell’art. 20-bis delle N.O.I.F., la Commissione ha informato la Società che gli esiti delle verifiche effettuate […] saranno tramessi alla Procura Federale per l’eventuale seguito di competenza. La Società al momento non ha ricevuto alcuna comunicazione dalla Procura Federale; laddove la ricevesse, valuterà insieme ai propri legali le iniziative da intraprendere», conclude il documento.
In sostanza, secondo quello che si legge sul fascicolo, il Milan avrebbe comunicato tardivamente l’operazione. Quota il cui ammontare ha richiesto l’obbligo di notifica alla FIGC ai sensi dell’articolo 20-bis delle Norme Organizzative Interne Federali.
Cosa dice esattamente questo articolo? «Le acquisizioni di quote e/o azioni societarie per atto tra vivi o mortis causa, ovvero mediante sottoscrizione di aumento di capitale che determinino una partecipazione in misura non inferiore al 10% del capitale di una società sportiva affiliata alla F.I.G.C. ed associata ad una delle Leghe professionistiche, possono essere effettuate soltanto da soggetti che soddisfino gli specifici requisiti di onorabilità e di solidità finanziaria rispettivamente previsti dai commi 5 e 6 del presente articolo». La richiesta di produzione di documenti indica quindi che la partecipazione in questione è pari o addirittura superiore al 10%.
La spiegazione di Scaroni – Sul tema, a domanda di Calcio e Finanza, è intervenuto il presidente del Milan Paolo Scaroni, che ha così risposto confermando la multa: «È una multa per un ritardo di comunicazione. All’interno della nostra catena di controllo è entrato un nuovo fondista, che apporta nuovi fondi al sistema RedBird. I diritti di voto restano saldamente nelle mani di RedBird, purtroppo però la comunicazione ci è arrivata in ritardo. Spiegare ai nostri azionisti americani le nostre esigenze, anche in chiave FIGC, spesso non è semplice. Abbiamo preso una piccola multa che pagheremo, si parla di 10mila euro ma è stata comunque una cosa fastidiosa. RedBird non è di proprietà di Cardinale, lui è il fondatore e gestisce denaro che investitori e fondisti apportano. Lui rappresenta gli investitori, stiamo parlando semplicemente di un fondo che ha apportato del denaro, che verrà gestito da RedBird. Stiamo parlando di questa fattispecie, non cambia nulla per quanto riguarda il controllo del Milan».
La costituzione di ACM Senior Holding – Secondo una ricostruzione effettuata da Calcio e Finanza, una recente novità legata alla catena di controllo del Milan (non necessariamente legata alla vicenda di cui sopra la FIGC) riguarda la costituzione della società ACM Senior Holding ad Amsterdam. Si tratta di una società controllata da ACM FootballCo Intermediate Coöperatief U.A., che a sua volta controlla ACM Bidco, la società a capo del club rossonero.
Il capitale sociale iniziale di ACM Senior Holding ammonta a 100 euro, suddivisi in 100 azioni da un euro ciascuna, interamente detenute dalla società fondatrice, che ricopre anche il ruolo di amministratore unico. La sede legale della nuova società è ad Amsterdam e il primo esercizio sociale si chiuderà il 30 giugno 2026.
Lo scopo di ACM Senior Holding B.V. è quello tipico di una holding: la società è stata creata per gestire partecipazioni e investimenti, amministrare e controllare altre imprese, finanziare società collegate e offrire loro consulenza o servizi gestionali. Può inoltre concedere e ricevere prestiti, emettere titoli,fornire garanzie, acquistare o cedere beni immobili, nonché gestire diritti di proprietà intellettuale e svolgere operazioni di natura finanziaria o commerciale connesse alle proprie attività.
La conferma del club bianconero: possibile sanzione ma con un «importo presumibilmente non rilevante».
I conti della Juventus sono sotto analisi della UEFA per un potenziale sforamento dei criteri del Fair Play Finanziario. Lo ha confermato lo stesso club bianconero, nel fascicolo legato al bilancio al 30 giugno 2025.
«Per l’anno solare 2024 il Gruppo ha rispettato su base consolidata lo Squad Cost Ratio (il limite del parametro era pari, per il 2024, all’80%). Il Gruppo prevede inoltre, sulla base delle attuali stime di ricavi e costi correlati al calcolo di tale parametro ed in assenza di eventi non ricorrenti, di poter rispettare tale parametro anche per l’anno solare 2025 (per il 2025 il limite massimo di tale parametro scende al 70% – livello richiesto a regime, valido anche per i prossimi esercizi)», si legge nel bilancio del club bianconero.
«Con riferimento al parametro della Football Earning Rule, in data 18 settembre, come d’uso in situazioni analoghe per le società partecipanti alle competizioni UEFA, il Gruppo ha ricevuto da UEFA la comunicazione di apertura di un procedimento per il potenziale sforamento dello stesso per il triennio 2022/2023-2024/2025. L’esito di tale procedimento – che terrà conto anche delle prospettive di andamento per l’anno in corso e per gli anni futuri dell’insieme dei parametri economico-finanziari UEFA – è atteso per la primavera del 2026 e potrebbe dare origine ad una possibile sanzione economica (allo stato attuale di difficile quantificazione, ma di importo presumibilmente non rilevante) oltre che a possibili restrizioni sportive (quali, ad esempio, restrizioni alla registrazione di nuovi calciatori nelle liste delle competizioni UEFA)».
«Si segnala infine, per completezza, che il parametro dell’Overdue Payables è sempre stato rispettato dal Gruppo e si prevede che venga rispettato anche in futuro».
«In relazione a quanto sopra, si segnala che, in data 28 luglio 2023, la Prima Camera dello UEFA Club Financial Control Body ha assunto la decisione con la quale ha definitivamente chiuso il procedimento avviato in data 1° dicembre 2022 volto alla verifica del rispetto del framework regolamentare UEFA da parte di Juventus. La decisione ha comportato, inter alia, l’esclusione di Juventus dalla UEFA Conference League della stagione sportiva 2023/2024; inoltre, per effetto della decisione, Juventus (i) è stata obbligata al pagamento di un contributo economico di € 10 milioni, interamente stanziato nell’esercizio 2022/2023, di cui € 2 milioni versati a settembre 2023, € 4 milioni versati a settembre 2024 ed i restanti € 4 milioni trattenuti a settembre 2024 dagli introiti della partecipazione alla UEFA Champions League nella stagione sportiva 2024/2025; e (ii) potrebbe essere tenuta al pagamento di un ulteriore contributo economico condizionale di € 10 milioni nel caso in cui i bilanci di Juventus al 30 giugno 2023, 2024 e 2025 presentassero significative violazioni delle CL&FS. Alla data della presente relazione finanziaria annuale non sono state rilevate dai revisori di Juventus e/o dalla UEFA significative violazioni delle CL&FS», conclude la Juventus.
Juventus, i conti del bilancio 2025 tra fatturato, costi e debiti: tutte le cifre
Tutti i dati dell’esercizio chiuso al 30 giugno 2025 per il club bianconero: i dettagli del bilancio legato alla scorsa stagione..
La Juventus ha chiuso il bilancio al 30 giugno 2025 con un rosso pari a 58,1 milioni di euro, un risultato in netto miglioramento rispetto all’esercizio 2023/24, che si era chiuso in perdita per 199,2milioni. Il club bianconero ha infatti svelato tutte le cifre del bilancio scorso, rendendo noto il fascicolo di bilancio al 30 giugno 2024.
Il fatturato della società bianconera è stato pari a 529,6 milioni di euro (contro i 394,5 milioni di euro relativi all’esercizio chiuso il 30 giugno 2024), mentre i costi sono diminuiti scendendo a quota 559,6 milioni (569,9 milioni nel 2023/24).
Juventus bilancio 2025 – I ricavi – Complessivamente, laJuventusnella stagione 2024/25 ha registrato 529,6 milioni di euro di ricavi, rispetto ai 394,5 milioni del 2023/24, complice in particolare il ritorno nelle coppe europee nella passata stagione. La voce più corposa è quella relativa ai ricavi da diritti tvche, complice la partecipazione alla Champions League e al Mondiale per Club, sono passati da 99,7 a 177,4 milioni di euro, di cui 67,5 milioni dalla Champions League, 27 milioni dal Mondiale per Club e 81,2 milioni dalla Serie A. In aumento anche i ricavi da stadio, saliti da 57,7 a 65,4 milioni di euro, mentre i ricavi commerciali e da sponsor sono calati passando da 160,5 a 115,9 milioni di euro, a causa soprattutto dell’accordo firmato solo a maggio con Jeep e Visit Detroit come sponsor di maglia.
I ricavi da gestione dei diritti da calciatori sono stati pari a 109,7 milioni di euro, in particolare legati a plusvalenze per 89,7 milioni di euro di cui tra le principali:
22,3 milioni per la cessione di Soulé alla Roma;
13,7 milioniper la cessione di Hujsen al Bournemouth;
13,2 milioni per la cessione di Fagioli alla Fiorentina;
12,3 milioni per la cessione di Iling-Junior all’Aston Villa;
9,3 milioniper la cessione di Rovella alla Lazio.
Tra le altre voci, il club bianconero ha incassato 6,9 milioni tra bonus e sell-on fee per l’operazione Hujsen, mentre gli infortuni dei vari Bremer, Cabal, Rugani e Perin hanno comportato indennizzi per 7,1 milioni.
Questi i ricavi voce per voce:
Ricavi da gara: 65,4 milioni di euro (57,7 milioni di euro nel 2023/24);
Ricavi commerciali: 115,9 milioni di euro (160,5 milioni di euro nel 2023/24);
Ricavi da diritti tv: 177,4 milioni di euro (99,7 milioni di euro nel 2023/24);
Ricavi da gestione calciatori: 109,7 milioni di euro di cui 89,7 milioni dalle plusvalenze (34,1 milioni di euro, di cui 22,8 milioni di plusvalenze nel 2023/24);
Altri ricavi: 61,2 milioni di euro (42,5 milioni di euro nel 2023/24);
TOTALE: 529,6 milioni di euro (394,5 milioni di euro nel 2023/24).
Juventus bilancio 2025 – I costi – I costi a bilancio per la Juventus sono diminuiti nel 2024/25 a 559,6 milioni di euro rispetto ai 569,9 milioni di euro del 2023/24. Nel dettaglio, la maggior parte dei costi è legata a salari e stipendi del personale, a quota 244 milioni di euro (in calo rispetto ai 264 milioni di euro del 2023/24) di cui 220 milioni come compensi al personale tesserato (239 milioni nel 2023/24). In particolare, le retribzuoni per il personale tesserato sono state pari a 155,9 milioni di euro, rispetto ai 165,4 milioni del 2023/24.
Tra le altre voci, gli ammortamenti, le svalutazioni e gli accantonamenti sono calati a 153,9 milioni di euro rispetto ai 169,8 milioni di euro del 2023/24, di cui 124,9 milioni di ammortamenti e svalutazioni legati ai calciatori (139,1 milioni nel 2023/24). Tra le svalutazioni, in particolare, pesano quelle legate a Daniloper la risoluzione consensuale dell’accordo e per l’adeguamento del valore di Douglas Luiz (svalutazione di 4,5 milioni).
Per quanto riguarda gli altri costi, gli accantonamenti sono stati pari a 17,3 milioni (di cui 16,4 milioni per l’esonero di Thiago Motta e dello staff), mentre gli oneri da gestione dei diritti dei calciatori sono passati da 22,2 a 43,7 milioni di euro di cui 20,5 milioni come oneri accessori non capitalizzati (di cui 2,5 milioni per KoloMuani e 1,9 milioni per Pogba), mentre i costi per i prestiti dei calciatori sono stati pari a 16,2 milioni (di cui 6,9 milioni per Conceicao, 3,8 milioni per RenatoVeiga e 2,8 milioni per Kalulu).
Questi i costi voce per voce nella stagione 2024/25:
Costi per materiali, forniture e altri approvvigionamenti: 4,6 milioni di euro (4,3 milioni nel 2023/24);
Costi per servizi: 95,0 milioni di euro (81,1 milioni nel 2023/24);
Costi per prodotti per la vendita: 1,6 milioni di euro (14,4 milioni di euro nel 2023/24);
Costi per il personale: 244 milioni di euro di cui 220 milioni per i tesserati (264 milioni di euro, di cui 239 milioni per i tesserati nel 2023/24);
Ammortamenti e svalutazioni: 153,9 milioni di euro di cui 124,9 per i giocatori (169,8 milioni di euro, di cui 139,1 per i giocatori nel 2023/24);
Costi da gestione diritti calciatori: 43,7 milioni di euro (22,0 milioni nel 2023/24);
Altri costi: 16,8 milioni di euro (14,3 milioni di euro nel 2023/24);
TOTALE: 559,6 milioni di euro (569,9 milioni di euro nel 2023/24).
Juventus bilancio 2025 – Risultato netto – La differenza tra fatturato e costi è stata così pari a -29,9 milioni di euro (rispetto al -175,4 milioni di euro del 2023/24). Il risultato ante imposte è stato negativo per 50 milioni di euro circa (con un impatto da 26,6 milioni di oneri finanziari), rispetto al -196 milioni del 2023/24, mentre il risultato netto è stato negativo per 58,1 milioni di euro contro il rosso di 199,2 milioni del 2023/24.
Juventus bilancio 2025 – Debiti e patrimonio netto – Il patrimonio netto consolidato al 30 giugno 2025 per il club bianconero risultava positivo per 13,2 milioni, rispetto ai 40,2 milioni del 30 giugno 2024, grazie anche ai 30 milioni di euro versati da Exor nel corso della stagione come anticipo del futuro aumento di capitale che sarà votato dall’assemblea degli azionisti del prossimo 7 novembre.
Infine, sul fronte debiti, le passività complessive sono passate da 638,6 milioni a 762,1 milioni di euro di cui 244 milioni come debiti da factoring (di cui 145 in scadenza al 2027) e 224,4 milioni verso società calcistiche (a fronte di crediti per 105,1 milioni dalle società) mentre l’indebitamento finanziario netto è invece pari a -280,2 milioni di euro (post IFRS 16, mentre pre IFRS 16 è -271,8), rispetto al -242,8 milioni del 30 giugno 2024 (post IFRS 16, mentre pre IFRS 16 era -231,5 milioni).
Le pressioni e gli affari dei clan riguardano specialmente security e ingressi allo stadio, così i giudici di Catanzaro hanno ordinato la misura
Uno scudo contro la criminalità organizzata. Perché i club di calcio restano un target molto appetibile per le cosche. Così il Tribunale di Catanzaro ha disposto l’amministrazione giudiziaria per dodici mesi nei confronti del Crotone, su proposta congiunta del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, del Procuratore distrettuale della Repubblica di Catanzaro e del Questore di Crotone. Per gli inquirenti, che si sono basati sul lavoro investigativo di polizia e carabinieri del Ros, “sono emersi sufficienti indizi per ritenere che l’attività economica della FC Crotone srl, compresa quella di carattere imprenditoriale, sia stata sottoposta, nel corso dell’ultimo decennio, direttamente o quantomeno indirettamente a condizioni di intimidazione e assoggettamento ad opera di esponenti di locali cosche di ‘ndrangheta, esercitando un asfissiante controllo del territorio di Crotone e delle relative attività imprenditoriali, compresa la FC Crotone srl, certamente più rilevante e appetibile“.
Affari – Nel mirino della criminalità parte dell’indotto che gira intorno al club. Secondo l’accusa infatti: “Il libero esercizio, da parte della società sportiva, con particolare riferimento ai settori specifici della security e della gestione degli ingressi allo stadio, risulta profondamente influenzato dalla presenza pervasiva della criminalità organizzata, di soggetti indiziati di appartenenza alle articolazioni ‘ndranghetistiche locali“. Contestualmente sono state avviate le procedure per la notifica di 17 provvedimenti di Daspo “fuori contesto”.
Il Club – – Un provvedimento a tutela del club dunque, sulla scia di quello notificato al Foggia, anch’esso sotto controllo giudiziario dopo le denunce del presidente Canonico. L’obiettivo è quello di riportare l’attività economica dei club nel perimetro della legalità. La famiglia Vrenna, proprietaria del Crotone e artefice di una storica promozione in Serie A nel 2016, specifica attraverso l’avvocato Francesco Verri: “Non si tratta affatto di un provvedimento punitivo: la misura è stata adottata perché l’Autorità Giudiziaria ritiene che l’Fc Crotone abbia subito il potere di intimidazione della ‘ndrangheta e non ipotizza, neanche lontanamente, complicità o connivenze della società, dei suoi soci o dei suoi dirigenti e collaboratori. L’Fc Crotone collaborerà attivamente con gli amministratori giudiziari nominati dal Tribunale per proseguire le proprie attività nell’interesse della società, dei tifosi e in generale dello sport“. Intanto la procura della Figc acquisirà gli atti dalla magistratura.
La nuova penalizzazione si somma ai 7 punti già comminati in precedenza. In questo modo, il club giuliano partirà da –20 in questa stagione.
Lo Stadio Nereo Rocco, casa della Triestina (Foto: Alessandro Sabattini/Getty Images)
Il Tribunale Federale Nazionale ha sanzionato l’U.S. Triestina Calcio 1918(Girone A di Serie C) con 13 punti di penalizzazione in classifica da scontare nella corrente stagione sportiva per una serie di violazioni di natura amministrativa. La società era stata deferita lo scorso 31 luglio a seguito di segnalazioni della Co.Vi.So.C..
La nuova penalizzazione si somma ai 7 punti già comminati in precedenza. In questo modo, il club giuliano partirà da –20 in questa stagione, vedendo fortemente ridottele proprie speranze di salvezza a causa di questa sanzione pesante.
La Triestina è stata recentemente acquistata da House of Doge attraverso la sua controllata Dogecoin Ventures, società collegata alla fondazione Dogecoin legata all’omonima criptovaluta. È la prima volta che una criptovaluta ha il controllo diretto di una squadra di calcio professionistica. House of Doge ha scritto in una nota che l’obiettivo dell’acquisizione è promuovere l’utilizzo di Dogecoin nei pagamenti.
Di seguito, la nuova classifica del girone A di Serie C dopo la penalizzazione odierna per i giuliani:
Pos.
Squadre
punti
1
Vicenza
10
2
Lecco
10
3
Union Brescia
9
4
Pergolettese
9
5
Arzignano Valchiampo
7
6
Alcione Milano
7
7
Renate
7
8
Pro Vercelli
6
9
Trento
5
10
Giana Erminio
5
11
Virtus Verona
4
12
Novara
4
13
Cittadella
4
14
Dolomiti Bellunesi
3
15
Inter U23
2
16
Albinoleffe
2
17
Pro Patria
2
18
Ospitaletto
2
19
Lumezzane
0
20
Triestina – (20 punti di penalizzazione)
-15
Violazioni amministrative: 13 punti di penalizzazione per la Triestina
La società era stata deferita lo scorso 31 luglio a seguito di segnalazioni della Co.Vi.So.C.
Il Tribunale Federale Nazionale ha sanzionato l’U.S. Triestina Calcio 1918 (Girone A di Serie C) con 13 punti di penalizzazione in classifica da scontare nella corrente stagione sportiva per una serie di violazioni di natura amministrativa. La società era stata deferita lo scorso 31 luglio a seguito di segnalazioni dellaCo.Vi.So.C..
House of Doge, braccio operativo ufficiale della Dogecoin Foundation, è diventato il principale azionista del club di Serie C: si tratta di un’azienda leader nel settore delle criptovalute, usate anche dal patron di Tesla
Inizia una nuova era per la Triestina.Il club giuliano cambia proprietà e l’operazione rappresenta una svolta storica per il mondo del calcio: il nuovo azionista di maggioranza è infatti la società House of Doge, sezione operativa della Dogecoin Foundation, colosso mondiale nel settore delle criptovalute. Si tratta della prima operazione di questo genere nel calcio europeo.
COLOSSO DELLE CRIPTO – Dogecoin è una valuta digitale decentralizzata e open-source, lanciata nel dicembre 2013 dagli ingegneri informatici Billy Markus e Jackson Palmer. Negli ultimi l’azienda si è espansa a tal punto che le sue criptovalute sono state adottate come metodo di pagamento delle aziende guidate da Elon Musk, tra cui Tesla. “Il nostro investimento nella Triestina va ben oltre il calcio – ha spiegato Marco Margiotta, Ceo di House of Doge -. Si tratta di connettere la comunità globale di Dogecoin con uno dei club più storici d’Europa e dimostrare che gli asset digitali possono generare valore, cultura e passione nel mondo reale. Puntiamo a creare un movimento condiviso che unisca l’orgoglio locale con l’innovazione globale“.
LA NOTA DEL CLUB – “Questa operazione rivoluzionaria – si legge nella nota della Us Triestina Calcio 1918 – segna l’integrazione diretta nella propria struttura di un veicolo di commercializzazione legato alle criptovalute, per la prima volta in un club calcistico europeo“. L’obiettivo della compagnia è “accelerare l’adozione di Dogecoin” attraverso lo sport, dai pagamenti alle partnership, fino alle esperienze globali dei tifosi.
I passi, i costi e l’impatto sui conti del progetto che ha rivoluzionato la storia recente del club blaugrana.
Siamo nel gennaio 2014.A guidare il Barcellona da ormai quattro anni c’è Sandro Rosell. In una riunione apparentemente di routine del consiglio di amministrazione del Barcellona, il portavoce Toni Freixa lascia intendere ciò che fino a quel momento sembrava impensabile: «Il Barça potrebbe lasciare il Camp Nou per trasferirsi in un nuovo stadio». Una frase che segna l’inizio di un decennio di annunci, rinvii, scandali, crisi economiche, pandemie e colpi di scena finanziari.
In quel periodo il board blaugrana sta esaminando varie ipotesi sul tavolo ma qualcosa dovrà cambiare. Il club vuole giocare in un impianto al passo con i tempi e in grado di far crescere i ricavi. Ricavi da stadio che, per capirci, erano più di 10 anni fa già ampiamente superiori a 150 milioni di euro, per fare un esempio più del doppio di quanto incassato l’anno scorso dall’Inter.
Le ipotesi sono due: o costruire un nuovo impianto o ristrutturare radicalmente quello esistente. Oggi sappiamo come sono andate le cose, ma in questo nuovo video cercheremo di capire perché ristrutturare lo stadio blaugrana si sia rivelato così complicato. Dal caso Neymar al mercato bloccato dalla FIFA (con l’avvicendamento tra Rosell e Bartomeu), ripercorriamo i passi che nell’aprile del 2014 portarono il 72% dei soci votanti, circa 27 mila membri, ad approvare la proposta di riqualificazione dello storico impianto del Barca.
«Questo è un grande passo avanti per il Barcellona, tra sette anni avremo un nuovo Camp Nou di cui tutti i soci e gli appassionati saranno orgogliosi» disse proprio Bartomeu. Diciamo che qualcosa però è andato storto, perché oggi, quattro anni dopo il termine previsto, lo stadio ancora non è ultimato.
Il nuovo CAMP NOU: il progetto, i costi e il peso sul bilancio del BARÇA – Calcio e Finanza
Il Pontedera di Menichini attende un Rimini in difficoltà tra debiti e fughe
Questa vigilia della gara col Rimini (domani alle 17,30, stadio Mannucci) ricorda un po’ quella vissuta con la Lucchese all’ inizio di aprile del campionato scorso. Allora arrivava a Pontedera una squadra che fino a pochi giorni prima aveva deciso di non scendere in campo a causa della pesante situazione societaria e con i calciatori che non percepivano stipendi da mesi. Alla fine però i rossoneri (che poi si salvarono ai play out) cambiarono idea e giocarono, ma con la testa svagata e persero con un secco 4-1. Il Rimini non è ancora a quel punto – la gara si giocherà regolarmente – ma il caos che regna in una società che solo pochi mesi fa ha vinto la Coppa Italia di Serie C, che ha preso 11 punti di penalizzazione, che ne sta aspettando almeno altri due per un nuovo deferimento, e che non sa ancora se, dopo la trasferta di domani, potrà disporre del proprio impianto per le successive gare casalinghe (al momento può solo svolgervi gli allenamenti), ha già indirizzato in maniera pesantemente negativa la stagione. Che i romagnoli rischiano di non finire. Anche perché nel frattempo, vista la brutta aria che iniziava a tirare, c’è stato un fuggi-fuggi dei migliori elementi (alla fine ha rinunciato anche Piero Braglia, che si era seduto sulla panchina per qualche giorno) e la squadra adesso è zeppa di giovani.
Così, dopo le prime due gare di campionato tutto sommato dignitose come lo sono state la sconfitta casalinga per 1-0 col Gubbio e il pari senza reti a Pesaro, nell’ultima giornata per la squadra di D’Alesio è arrivata una disfatta interna per 4-1 contro la Ternana. Viste le condizioni, per il Pontedera questa sfida diretta numero 27 potrebbe così essere l’occasione per cogliere la prima vittoria di questo campionato.
Il presidente Espedito Siniscalchi, il direttore sportivo Luca Nember e la proprietaria Giusy Anna Scarcella, amministratrice della Building Company
Doveva arrivare ed è arrivata. Senza nessuno sconto, anzi. E l’impressione è che non sia affatto finita qui. Il Tribunale federale, dopo il deferimento di più di qualche settimana fa, ha deciso: undici i punti di penalizzazione per il Rimini e una multa di oltre 10.000 euro. A essere punite sono le ormai note violazioni amministrative riferite al pagamento degli stipendi ai tesserati, relative allo scorso mese di maggio. Violazioni messe in atto dalla precedente proprietà, ma questo, di fatto, oggi importa poco. Oltre agli stipendi (poi pagati in ritardo dall’ex presidente Stefania Di Salvo), in quell’occasione non erano stati pagati alla scadenza nemmeno i contributi Inps e le ritenute Irpef. Ma non solo.
Entro il 7 luglio non erano state fornite nemmeno le informazioni economico-finanziarie previsionali (il budget, per intenderci) per la stagione 2025/2026. E qui era stata richiesta l’applicazione della recidiva. Tutto questo al ’prezzo’ di un -11 in classifica, che di fatto oggi diventa -10, grazie al punto conquistato dal Rimini alla seconda di campionato nel derby di Pesaro. Ma il conto è salato anche in termini economici. Infatti, sulla testa della società cadono anche due multe, rispettivamente di 5.000 e 6.667 euro, mentre l’ex presidente Di Salvo è stata inibita per 16 mesi. Otto mesi di inibizione anche per Sauro Cancellieri, all’epoca dei fatti sindaco unico della società.
Una prima stangata alla quale ne seguirà una seconda considerando che all’appello manca la penalizzazione per non aver presentato (e questo è opera della nuova proprietà) entro l’8 agosto l’ormai tristemente famosa fideiussione extra budget sul monte ingaggi. Insomma, un vero e proprio bagno di sangue. Annunciato, c’è da dirlo. Perché da settimane si sa che, prima o poi, la penalizzazione sarebbe arrivata. E Giusy Anna Scarcella, con la sua Building Company, ne era a perfetta conoscenza anche al momento della firma del preliminare di acquisto del club, il 31 luglio scorso. C’è anche da aggiungere che da quel giorno la nuova proprietà non ha fatto nulla per cercare di addolcire il giorno in cui ci sarebbe stata da mandare giù l’amara pillola. Anzi.
Mettendo in fila gli eventi è stato fatto proprio tutto il contrario:la nuova società non si è mai presentata mettendo insieme soltanto un via vai di dirigenti, non ha depositato la fideiussione che le avrebbe permesso di operare sul mercato, per poi smantellare la squadra (storia di qualche giorno fa). Ieri i cancelli del ’Neri’ sono rimasti chiusi e la squadra (o quel che ne resta) non si è allenata, mister Braglia non si capisce che rassicurazione attenda ancora e alle porte c’è la terza di campionato con la Ternana. “Siamo pronti a cedere le quote“, dice la Scarcella. Sperando, a questo punto, che sia una promessa.
Il massimo organo del calcio europeo è già intervenuto per ridimensionare il valore di una operazione incrociata fra i due club di Premier League.
Chelsea e Aston Villa rimangono sotto la lente di ingrandimento della UEFA non solo per il mancato rispetto delle regole economiche e finanziarie del Fair Play Finanziario, ma anche per le operazioni di compravendita di calciatori fra i due club.
Come riporta il quotidiano britannico The Time, la UEFA ha già avvertito i due club della Premier League che eventuali operazioni saranno sorvegliate e analizzate con estremo rigore per evitare che queste siano finalizzate, attraverso quotazioni gonfiate, con l’unico scopo di porre rimedio ai rispettivi bilanci attraverso quelle che potrebbero diventare delle plusvalenze fittizie.
Negli ultimi anni, diversi club della Premier League hanno concluso operazioni in sede di calciomercato pagando cifre elevate da una parte e incassando molto bene dall’altra. Alcune società hanno così esposto il problema, sostenendo che tali operazioni siano state effettuate con lo scopo di aumentare artificialmente i ricavi da trasferimenti, in modo da rispettare le regole sulla redditività e sostenibilità.
All’inizio di questo mese, è emerso che la UEFA è intervenuta per ridimensionare il valore di almeno una delle operazioni che ha coinvolto Chelsea e Aston Villa. Inoltre, va ricordato come il Chelsea ha ricevuto una multa di 31 milioni di euro per aver violato le norme finanziarie UEFA. Tale cifra potrebbe salire fino a 91 milioni se il club non si metterà in regola nei prossimi quattro anni, con il rischio di ulteriori sanzioni incombenti. Dal canto suo anche l’Aston Villa è stato multato per 11 milioni, cifra che potrebbe aumentare fino a 26 milioni.
La UEFA, nel comunicato ufficiale, aveva dichiarato di aver esaminato le «transazioni che prevedevano lo scambio di giocatori» e che queste «richiedevano adeguamenti specifici nei bilanci dei club». La scorsa estate, Omari Kellyman è passato dall’Aston Villa al Chelsea per 19 milioni di sterline(al cambio attuale, quasi 22 milioni di euro) ma non ha ancora esordito con i Blues. In direzione opposta, Ian Maatsen, prodotto del vivaio del Chelsea, è stato ceduto per circa 43,3 milioni di euro. In questo caso, il calciatore in questione ha collezionato 29 presenze in Premier League nella scorsa stagione con l’Aston Villa.
I due club della Premier League hanno dichiarato di aver capito e di essere consapevoli che in caso di di violazione degli accordi appena presi con la UEFA, questi verranno esclusi per una stagione dalle competizioni europee.
Il club giallorosso sanzionato per aver “leggermente superato l’obiettivo intermedio stabilito”. Multe pesanti per Chelsea e Barcellona
Tre milioni di multa e nessuna limitazione per le coppe, una sanzione ampiamente prevista dai Friedkin. La Roma tira un sospiro di sollievo e ora può iniziare il mercato in entrata senza patemi. La Uefa, infatti, ha diramato poco fa il comunicato in cui si annunciano le varie sanzioni a seguito delle presentazioni di bilancio legate al Fair Play Finanziario. Il club giallorosso, il cui accordo con l’Uefa scadrà il 30 giugno prossimo, aveva accumulato un totale di 18 milioni di plusvalenze così suddivise: Le Fée 2, Dahl 5,5, Zalewski 6,3 e Abraham circa 4,5 milioni.
IL PIANO FRIEDKIN – All’appello mancavano quindi circa 5-6 milioni per arrivare all’obbiettivo finale e a un debito aggregato inferiore ai 60 milioni. I Friedkin lo sapevano ma negli ultimi giorni di mercato hanno preferito andare incontro alla multa piuttosto che vendere big come Svilar o Ndicka o svendere alcuni giovani del vivaio.Niente restrizioni dei giocatori in lista Uefa quindi né ovviamente esclusioni dalle coppe per la Roma che ora guarda con più positività al mercato in entrata per Gasperini pur dovendo rispettare un tetto al monte ingaggi e dovendo poi chiudere il prossimo bilancio alle medesime condizioni. Peraltro i Friedkin avevano stanziato già 3,5 milioni nel bilancio precedente per affrontare l’eventuale multa. “L’AC Milan (ITA) , l’FC Internazionale Milano (ITA) , l’AS Monaco FC (FRA) , l’Olympique de Marseille (FRA) , il Paris Saint-Germain (FRA) , il Beşiktaş JK (TUR) , il Trabzonspor A.Ş. (TUR) e il Royal Antwerp FC (BEL) hanno tutti raggiunto gli obiettivi finanziari intermedi stabiliti per l’esercizio finanziario che si concluderà nel 2024. L’AS Roma (ITA) ha leggermente superato l’obiettivo intermedio fissato per l’esercizio finanziario che si concluderà nel 2024 ed è stata multata di 3 milioni di euro“, il comunicato Uefa. Multe pesanti invece per Chelsea (20 milioni), Barcellona (15 milioni), Lione (12,5 milioni) e Aston Villa (11 milioni).
La Figc ha escluso la società dal calcio professionistico
Massimo Cellino (LaPresse)
Ultimo atto per il Brescia Calcio: 114 anni di storia davvero al capolinea. The last dance, l’ultimo ballo: nella mattinata di giovedì 3 luglio il Consiglio federale della Figc ha escluso definitivamente la società dal calcio professionistico. Nel comunicato ufficiale della Federazione vengono ricordati gli adempimenti mancati alla scadenza perentoria del 6 giugno scorso, tra cui il pagamento di 1,1 milioni di euro alla Lega nazionale professionisti Serie B del debito scaduto il 31 gennaio, il pagamento degli emolumenti dovuti a tesserati, dipendenti e collaboratori, il versamento di varie ritenute Irpef, il versamento dei contributi Inps e altro ancora. Per tutto questo il Consiglio federale ha deliberato di “prendere atto della intervenuta non concessione alla società Brescia Calcio spa della Licenza nazionale 2025/2026 e della conseguente non ammissione della stessa al campionato di Serie C 2025/2026“.
È la conclusione di un’odissea proseguita per settimane e il cui epilogo era stato purtroppo ampiamente annunciato. Cala il sipario anche sui 13 dipendenti in forza alla società che era guidata dal presidente uscente Massimo Cellino: tutti a casa, inevitabilmente, e gira voce (da confermare) che siano stati licenziamenti semplicemente con una mail.
La questione dello stadio Rigamonti – C’è poi il capitolo stadio, che non è cosa da poco. Mercoledì 2 luglio il presidente Cellino (o suoi rappresentanti) era atteso a Mompiano per la consegna delle chiavi del Rigamonti al Comune di Brescia, che ne detiene la proprietà: non si è presentato nessuno e il termine ultimo per il cambio delle serrature – letterale, non è un modo di dire: la Loggia cambierà tutte le serrature – è stato prorogato a venerdì. Difficile che cambi qualcosa anche in tal senso.
Così la Loggia in una nota diffusa qualche giorno fa: “Il Comune di Brescia comunica che il 28 giugno 2025 il contratto di concessione dello stadio Rigamonti con la società Brescia Calcio si è risolto di diritto.La risoluzione è conseguenza della diffida trasmessa nei giorni precedenti, in seguito alla quale Brescia Calcio ha effettuato un pagamento parziale di 109.096,06 euro, somma corrispondente a una delle due rate previste, come indicato anche nell’oggetto del versamento. Non essendo stato saldato l’intero importo dovuto, il contratto si intende sciolto secondo quanto previsto dall’accordo“. La determina formale di risoluzione è stata notificata il 30 giugno, richiedendo il rilascio e la restituzione dell’impianto per il 2 luglio alle 17(ma come detto, non si è presentato nessuno).
Cos’è successo in queste settimane – È finito tutto in poco più di un mese. Da quando, dopo la salvezza conquistata sul campo all’ultima giornata, il Tribunale federale nazionale (era il 29 maggio) aveva sanzionato il Brescia con 8 punti di penalizzazione, 4 da scontare nella corrente stagione sportiva – dunque con retrocessione immediata – e altri 4 nella prima stagione sportiva utile a decorrere dal 2025/2026, con pene accessorie di 6 mesi di inibizione per il presidente Massimo Cellino e per il consigliere delegato della società Edoardo Cellino. Storia nota: pagamenti mancati, ricorsi e controricorsi, indagini e altro ancora. Sul ponte sventola bandiera bianca.
La nuova vita del Brescia Calcio potrebbe però ripartire da Giuseppe Pasini, patron della Feralpisalò che andrebbe a sostituire l’attuale società (fallita) per consentirle di ripartire almeno dalla Serie C: c’è già stato un primo (e positivo, dicono i bene informati) incontro in Loggia tra la sindaca Laura Castelletti, lo stesso Pasini e Renato Mazzoncini, amministratore delegato di A2A. Di certo non finisce qua: l’ormai ex presidente Cellino ha già annunciato battaglia, legale e non. Chi l’ha dura, la vince? Tutti speriamo per il bene del Brescia.
Se la quota mancante non sarà saldata entro mezzanotte, i biancoblù potrebbero perdere lo stadio
Lo stadio Mario Rigamonti (Archivio)
La telenovela delle vicissitudini del Brescia Calcio prosegue con una corsa contro il tempo per evitare lo sfratto dal Rigamonti. La squadra biancoblù, infatti, risulta insolvente: deve al Comune 218mila euro di canoni per l’affitto dello stadio cittadino. L‘ultimo giorno utile per pagare sarebbe stato oggi. E proprio questa mattina è arrivata la notizia dell’avvenuto versamento di una delle rate dovute da parte del patron Massimo Cellino: circa 109mila euro, poco più della metà dell’importo dovuto.
Una mossa che, però, rischia di non bastare. Vero, il pagamento parziale potrebbe sembrare un primo passo verso la regolarizzazione della posizione del Brescia Calcio: la convenzione prevede infatti che il concessionario sia considerato inadempiente dopo due mancati pagamenti, anche non consecutivi. In apparenza, saldando anche una sola rata, il club potrebbe guadagnare tempo.
Le verifiche di Palazzo Loggia, tuttavia, lasciano spazio a una realtà più complessa. Il Brescia Calcio, infatti, è già stato messoformalmente in mora: ciò significa che, in questo contesto, il solo versamento parziale non ha alcun effetto sospensivo. Per evitare lo sfratto, la somma deve essere pagata per intero, e farlo entro la scadenza tassativa di oggi. In mancanza del secondo bonifico, l’ente pubblico potrà avviare da lunedì l’iter per la ripresa del possesso dello stadio. Di fatto, Cellino ha quindi fino alla mezzanotte di oggi per regolarizzare la posizione della squadra.
Il debito, inoltre, non è l’unico problema. C’è un altro vincolo fondamentale previsto dalla convenzione: l‘impianto di Mompiano è concesso esclusivamente per l’utilizzo da parte di una squadra professionistica. In altre parole, senza l’iscrizione del Brescia alla Serie C, decadrebbe automaticamente anche il presupposto sportivo per mantenere l’uso del Rigamonti.
In un momento di grande incertezza per il futuro del club – con un‘iscrizione in Lega Pro ancora incompleta – il nodo stadio diventa così un ulteriore fronte aperto. Senza il saldo integrale del debito e senza il rispetto dei requisiti sportivi, il rischio concreto è che già da lunedì il Brescia si ritrovi senza casa.
Il club giallorosso deve fare i conti con il Settlement Agreement firmato nel 2022 con la UEFA.
Frederic Massara (Foto: Imago / Insidefoto)
Sistemata la parte sportiva con il trio Ranieri-Massara-Gasperini, la Roma ora si trova, nel vero senso della parola, a fare i conti prima di procedere con il calciomercato e provare ad accontentare le richieste del tecnico ex Atalanta.
Come riporta l’edizione odierna del La Gazzetta dello Sport, il club giallorosso è alle prese con i paletti del Fair Play Finanziario della UEFA che orma inseguono la Roma da diverse stagioni. E la scadenza per soddisfare i vari parametri è quella del30 giugno, quando si chiuderà ufficialmente la stagione 2024/25.
Entro quella data, la società capitolina dovrà mettere a bilancio plusvalenze, ne basterebbe anche una, per un totale di 12-13 milioni di euro. In caso contrario dalla UEFA arriverebbero delle sanzioni che potrebbero ancora di più limitare l’operato della Roma sul mercato (una esclusione dalla prossima Europa League sembra improbabile al momento)
Come stabilito nel Settlement Agreement firmato nel 2022 con la UEFA le restrizioni saranno valide anche sulle prossime due sessioni di mercato. Come detto, servono almeno 12-13 milioni di euro da incassare immediatamente. La sola cessione di Leandro Paredes al Boca Juniors, con pagamento della clausola da 3,5 milioni, non è però sufficiente.
Per questo motivo stanno diventando cruciali queste ore per l’eventuale trasferimento di Angeliño all’Al Nassr, dopo che l’Al-Hilal è riuscita a convincere Theo Hernandez a diventare il nuovo terzino sinistro della squadra saudita di Simone Inzaghi. Sull’esterno mancino ci sono anche Girona e Sunderland, ma l’operazione con il club saudita sembra la più concreta al momento.
Intanto, si cerca una sistemazione anche per Tammy Abraham, appena rientrato dal prestito secco al Milan, con possibili destinazioni in Arabia Saudita o in Turchia. C’è anche l’ipotesi di una partenza per Stephan El Shaarawy, mentre l’infortunio di Lorenzo Pellegrini al momento esclude un suo trasferimento anticipato rispetto alla scadenza del contratto, che è fissata per il 2026. In attesa di offerte che generino plusvalenze restano anche Celik, Cristante e Baldanzi.
Se l’operazione Angeliño dovesse arenarsi, il club potrebbe essere costretto a vendere un calciatore che viene considerato al momento fra gli incedibili. Il nome più probabile in questo senso è quello di Evan Ndicka. Il difensore ha già rifiutato una proposta del Marsiglia, ma è attratto dalla Premier League, dove Manchester United, Arsenal e Newcastle stanno valutando la situazione. Nelle ultime ore è spuntato anche l’interesse del Galatasaray.
Il cartellino del difensore ivoriano, arrivato a parametro zero nell’estate 2023, è valutato attorno ai 35 milioni di euro, cifra che garantirebbe una plusvalenza totale, ma costringerebbe poi la Roma a cercare almeno due nuovi centrali. Una prospettiva che il direttore sportivo Ricky Massara vorrebbe evitare.
Intanto il club continua nella sua politica di abbassare il monte ingaggi. Infatti, la già citata uscita di Paredes direzione Boca Juniors, sommata all’addio di Mats Hummels, permette al club giallorosso di risparmiare 12,5 milioni di euro lordi.
A questo si aggiunge la riduzione dell’ingaggio di El Shaarawy, che con il rinnovo ha accettato di passare da 3,5 milioni a 1,5 milioni più bonus. Anche le uscite di Victor Nelsson e Lucas Gourna-Douath contribuiranno, con un taglio agli stipendi di circa 1,4 milioni. Se poi Paulo Dybala accettasse di spalmare il proprio ingaggio, la Roma potrebbe risparmiare ulteriori 5 milioni. Infine, si parla anche dei 3 milioni di euro che potrebbero essere risparmiati con l’uscita di De Rossi, che sarebbe nel mirino della Sampdoria come nuovo allenatore.
In questo conteggio va inserito anche Alexis Saelemaekers, rientrato al Milan dopo il prestito e per il quale la Roma era interessata a un’operazione a titolo definitivo. No secco dei rossoneri, anche dietro richiesta del tecnico Massimiliano Allegri, e quindi sui conti giallorossi non ci saranno più i 1,28 milioni di euro netti percepiti dal belga. Anche se da Milano, sempre sponda rossonera, è rientrato il già citato Abraham che guadagna molto di più dell’esterno classe 1999 ed è per questo sulla lista dei partenti.
La missione a Trigoria è ben chiara a tutti: entro il 30 giugno serve cedere i calciatori fuori dal progetto tecnico con la speranza di non andare a toccare un titolare. L’obiettivo è quello di rispettare il limite massimo imposto dalla UEFA di 60 milioni di euro di deficit aggregato. Un piccolo scostamento è ammesso, anche a costo di una multa, più che probabile visti i due pesanti rossi per le stagione 2022/23 e 2023/24, ma superare certi confini non è un’opzione.
Giorni complicati, complicatissimi in casa Lazio, con il club che si è visto imporre un blocco del calciomercato a causa dello sforamento di alcuni paletti UEFA: ecco il comunicato ufficiale del club sulla situazione delle finanze biancocelesti.
La Lazio dirama un comunicato ufficiale sullo stato delle finanze del club – “In merito alle notizie diffuse oggi da alcuni organi di stampa in modo fuorviante sulla situazione economico-finanziaria della Società, si ritiene doveroso precisare che non esiste alcun motivo di preoccupazione.
La S.S. Lazio dispone di risorse proprie e di una struttura gestionale consolidata, che da oltre vent’anni affronta ogni passaggio con lucidità, responsabilità e rigore.
La solidità economica – finanziaria, la sostenibilità del progetto sportivo e la coerenza strategica rappresentano da sempre ed ancor di più oggi pilastri su cui si fonda l’identità del Club”.
Lazio, tempi duri: la Covisoc blocca il mercato in entrata. Sarri preoccupato
Il club biancoceleste ha sforato tre parametri Figc. Serve vendere per colmare il deficit
Niente acquisti fino a settembre: la Lazio può soltanto vendere. La Covisoc ha bloccato il mercato del club biancoceleste in entrata agitando ambiente e soprattutto Maurizio Sarri.La decisione della Covisoc si basa sui dati della trimestrale al 31 marzo: i tre parametri Figc – indice di liquidità, indebitamento e il costo del lavoro allargato– sono stati sforati e dunque la Lazio, sebbene regolarmente iscritta al campionato, non può effettuare operazioni di tesseramento. A meno che il presidente Lotito non ripiani il deficit alleggerendo l’organico o immetta liquidità con mezzi propri.
“Non c’è alcun bisogno di comprare in questo momento. Piuttosto il problema è contrario, dobbiamo vendere perché ci sono troppi esuberi. Parliamo di 28 giocatori di movimento per una competizione più la Coppa Italia“, ha dichiarato il patron biancocelelste qualche giorni fa al Messaggero. Ma i big resteranno: “Abbiamo giocatori forti, il fatto che tutto il mondo li richieda ne è la prova. Ho detto no a offerte importanti per Rovella, Tavares, Isaksen, Guendouzi e Castellanos“. La cessione di Tchaouna, che andrà al Burnley per 14 milioni più bonus più il 10% sulla futura rivendita per i biancocelesti, non basterà per sbloccare un nuovo arrivo, visto che non è fuori parametro soltanto l’indice di liquidità. Intanto, a fronte della nuova situazione, Lotito ha parlato con Sarri tranquillizzandolo. Certo è che l’allenatore non si aspettava un ritorno così complicato.
La Covisoc blocca il mercato della Lazio: tutti i dettagli
La Lazio ha superato tre parametri economici fondamentali FIGC e per questo motivo non può effettuare operazioni di tesseramento in entrata. In sostanza il club biancoceleste può solo vendere, ma non comprare. La Covisoc, in ragione di questo, ha bloccato il mercato estivo del club: tutti i dettagli.
Mercato Lazio, la Covisoc blocca tutto: cosa sta succedendo – Come riportato da Il Messaggero, la cifra che Lotito dovrebbe coprire ammonterebbe a circa 90 milioni di euro. Il presidente della Lazio, qualche giorno fa, al Corriere dello Sport aveva parlato di situazione “risolvibile”, ma la realtà è che la Covisoc ha bloccato il mercato. La Commissione di vigilanza sulle società di calcio, si basa sulla trimestrale al 31 marzo.
La Lazio è regolarmente iscritta al campionato ma, avendo superato i tre parametri FIGC, non può operare trattative in entrata. Per ora può soltanto vendere e il prossimo esame è fissato al 30 settembre. Il club, come sottolinea il Corriere dello Sport, ha subito uno stop totale, non parziale come altre società. La situazione attuale è di stallo totale, immobilismo più assoluto.
Le uniche soluzioni possibili sono due: fare cessioni e rientrare dal disavanzo oppure immettere nuovo capitale proprio in società. Al momento, però, la società non sembra percorrere nessuna delle due strade: la strategia è quella di aspettare gennaio quando entreranno in vigore nuovi paletti.
I parametri fuori norma – I tre parametri fuori norma sono tre: indice di liquidità, indebitamento e costo del lavoro allargato. Questi parametri sono assolutamente necessari per poter accedere alle operazioni di tesseramento. Il primo parametro indica la capacità della società di andare a coprire i debiti in breve termine, in un periodo ristretto di tempo. Il secondo, quello che fa riferimento all’indice di indebitamento, va a verificare il rapporto tra ricavi e debiti mentre il terzo, l’ultimo, fa riferimento al peso degli stipendi e dei cartellini rispetto agli introiti. La Covisoc ha bocciato la Lazio su tutti quanti questi tre parametri e per questa ragione gli ha bloccato il mercato in entrata.
Nemmeno la cessione del gioiellino Cherki al City ha convinto la commissione che controlla i conti dei club, che ha deciso di mantenere la retrocessione amministrativa autunnale del club
Il proprietario del Lione Taxtor con Fonseca
Il rischio c’era, ma sembrava remoto. Soprattutto dopo la cessione altisonante, anche in termini finanziari, del gioiellino Rayan Cherki al Manchester City. Ma non è bastato per convincere la commissione della lega che controlla i conti dei club, che invece ha deciso di mantenere la retrocessione amministrativa autunnale del Lione. Un colpo duro, anche per la Ligue 1 e non solo per il proprietario americano John Textor che però può ancora presentare ricorso.
PROSPETTIVA LIONE – Nel frattempo, il Lione è spinto verso la Ligue 2, nonostante il sesto posto finale, che ha permesso al club allenato da Fonseca di guadagnarsi un posto in Conference League, poi diventata Europa League, grazie alla vittoria del Psg anche in Coppa di Francia. Insomma, le prospettive sembravano rosee per la società controllata dal miliardario americano proprietario anche del Botafogo oltre che del Molenbeek in Belgio, e azionista uscente del Crystal Palace, per un incasso stimato a 200 milioni di euro. Un piccolo impero che però non ha convinto i gendarmi della Lega che puntano il dito contro i 175 milioni di euro di debito accumulato. Già a metà novembre era stata decisa la retrocessione a tavolino.Textor però era persuaso di poter ribaltare la sentenza, facendo valere le operazioni di rientro e le prospettive più rosee. Anche grazie al mercato, con la cessione di Cherki al Cityper 42,5 milioni di euro. Adesso, l’americano ha una settimana di tempo per presentare ricorso e tornare nella massima divisione.
Debiti per 175 milioni: Lione retrocesso per la prima volta in Ligue 2
Nemmeno la cessione del gioiellino Cherki al City ha convinto la commissione che controlla i conti dei club, che ha deciso di mantenere la retrocessione amministrativa autunnale del club
Colpo di scena nel calcio francese: l’Olympique Lione, storico club della Ligue 1, è stato retrocesso d’ufficio in Ligue 2, la seconda divisione del calcio nazionale. Il presidente della società, John Textor, e il direttore Michael Gerlinger, sono stati ascoltati questo martedì dalla Direzione Nazionale per il Controllo di Gestione (DNCG).
Non sono riusciti a convincere l’organo di vigilanza del calcio francese a revocare la retrocessione amministrativa in Ligue 2, decisa il 15 novembre scorso qualora non fosse stato effettuato un risanamento finanziario nel frattempo. L’organismo ha quindi confermato la retrocessione del club in seconda divisione, in base all’articolo 11 della DNCG.
L’OL – spiega il quotidiano francese L’Equipe – può ancora fare ricorso contro questa decisione e presentare nuovi elementi in grado di far cambiare idea alla DNCG in prima istanza. Retrocesso a titolo cautelativo questo inverno per non aver fornito le garanzie richieste dall’organo di controllo finanziario del calcio professionistico e a causa di un debito di 175 milioni di euro, il club era sotto la minaccia di una conferma di questa pesante sanzione.
A quattro giorni da questa scadenza cruciale, il proprietario del Lione, intervistato da L’Équipe dopo la vittoria del Botafogo contro il PSG nel Mondiale per Club, si era mostrato fiducioso e sicuro di sé. «Abbiamo realizzato vari investimenti nelle ultime settimane. Finanziariamente è tutto a posto», le sue parole. Anche questo martedì pomeriggio, davanti alla stampa, John Textor ha ribadito di essere «soddisfatto» dopo il suo passaggio davanti alla DNCG. Evidentemente, la situazione è più complessa.
Textor aveva definito domenica anche la cessione delle sue quote nel Crystal Palace (club di Premier League) per oltre 200 milioni di euro. Domenica, John Textor aveva siglato un accordo con Woody Johnson, proprietario dei New York Jets, per la cessione del 45% delle quote nel club inglese. La vendita di Rayan Cherki al Manchester City aveva inoltre permesso all’Olympique Lione di rimpinguare le proprie casse, con un incasso di 42,5 milioni di euro.
Queste somme, però, potrebbero non essere ancora arrivate al momento della valutazione. Il club non ha ancora rilasciato dichiarazioni e «attende i dettagli della DNCG e le motivazioni della decisione». Si tratta della prima retrocessione amministrativa nella storia del Lione. Salvo colpi di scena, l’OL giocherà in seconda divisione il prossimo anno, per la prima volta dal 1989.
L’inchiesta sui conti dell’Inter e del Milan portata avanti da Report, nota trasmissione televisiva in onda sulle reti Rai, continua a trovare pareri discordanti da parte di chi si occupa abitualmente di finanza applicata al calcio. L’ultimo a contestare le tesi del programma è Carlo Festa, giornalista de Il Sole 24 Ore che, attraverso un post pubblicato su X, esprime le sue perplessità sulla questione.
“Ho qualche scetticismo sull’interpretazione di Report dei debiti di Inter e Milan – esordisce la firma del quotidiano -. I debiti finanziari veri dell’Inter sono di 400 milioni e stanno per essere rifinanziati. E lato Milan il tema è ora più economico (mancata partecipazione a Champions) che finanziario”.
Ho qualche scetticismo sull'interpretazione di Report dei debiti di Inter e Milan. I debiti finanziari veri dell Inter sono di 400 milioni e stanno per essere rifinanziati. E lato Milan il tema è ora più economico (mancata partecipazione a Champions) che finanziario
Perquisizioni in tutta Italia. Coinvolto un noto studio professionale
Massimo Cellino (LaPresse)
Un sistema ben oliato per trasformare crediti IVA inesistenti in cospicui sgravi fiscali, con il coinvolgimento di società fantasma e professionisti senza scrupoli. È quanto hanno scoperto le Fiamme Gialle di Brescia in un’operazione che ha portato a perquisizioni in 11 province italiane, da Milano a Napoli, da Roma a Taranto, con 25 soggetti (tra persone fisiche e giuridiche) sotto indagine per frode fiscale e riciclaggio.
Lo schema: crediti fittizi e società “veicolo” – Al centro dell’inchiesta c’è una rete di imprenditori che avrebbe sfruttato società inattive o inadempienti, spesso gestite da soggetti con precedenti per reati fiscali, per generare crediti fiscali falsi per oltre 4 milioni di euro.
Questi crediti, inesistenti, sarebbero stati poi ceduti attraverso una società “veicolo” con sede a Milano, priva però delle autorizzazioni necessarie per operare nel settore finanziario.
Tra le aziende che avrebbero beneficiato di questo meccanismo c’è anche il Brescia Calcio S.p.A., che avrebbe usato i falsi crediti per ridurre il proprio carico fiscale e contributivo.
Il ruolo degli “esperti”: coinvolto uno studio professionale – Le indagini avrebbero inoltre fatto emergere il coinvolgimento di uno noto studio di commercialisti con base a Brescia, accusato di aver facilitato lo schema fraudolento.
Il fondo USA Oaktree ha come obiettivo quello di ridurre il debito del club nerazzurro
Katherine Ralph e Alejandro Cano (Photo by Guido De Bortoli/Getty Images)
Il fondo Oaktree, proprietario dell’Inter, è al lavoro per rifinanziare il debito del club nerazzurro. Al suo fianco c’è la banca di investimentob Bank of America, incaricata di valutare le diverse opzioni disponibili.
Come riporta l’edizione odierna de Il Sole 24 Ore, l’operazione riguarda circa 400 milioni di euro di obbligazioni high yield, in scadenza a febbraio 2027 e garantite dai diritti di sponsorizzazione e media del club nerazzurro. Tra le ipotesi allo studio ci sono un collocamento privato, l’intervento di fondi di private debt o l’emissione di una nuova obbligazione. La scelta definitiva non è ancora stata fatta, ma uno degli obiettivi principali sarà ridurre il costo del nuovo finanziamento rispetto a quello attuale.
Bank of America vanta già un’esperienza consolidata nel settore calcistico: ha curato il rifinanziamento del Milan, è stata advisor di Elliott nella cessione del club a RedBird Capital Partnerse ha partecipato al finanziamento dei lavori di ristrutturazione del Santiago Bernabeu per il Real Madrid.
Il rifinanziamento riguarda i bond in scadenza a febbraio 2027 emessi da Inter Media and Communication, la società che controlla i diritti televisivi e commerciali dell’Inter. Si tratta di un passaggio finanziario chiave dopo l’ingresso di Oaktree nel capitale del club nel maggio 2024, in seguito al mancato rimborso di un prestito da 395 milioni da parte dell’ex proprietario cinese Suning.
Questo passaggio è strategico non solo per la stabilità finanziaria dell’Inter, ma anche per attrarre potenziali nuovi azionisti, insieme alla definizione del progetto per il nuovo stadio a Milano. Oaktree, tramite il veicolo Global Opportunities, ha dichiarato di essere pronto a sostenere il club nel lungo periodo, ma è anche aperto a valutare offerte d’acquisto.
Alcuni fondi di private equity e investitori starebbero iniziando a esaminare il dossier, ma per ora non sono emerse trattative concrete. Il principale nodo resta la valutazione del club da parte di Oaktree. Considerando un fatturato previsto intorno ai 500 milioni di euro e i multipli medi delle transazioni calcistiche europee (circa tre volte i ricavi), il valore d’impresa dell’Inter potrebbe arrivare fino a 1,5 miliardi di euro, da cui va però detratto l’indebitamento.
Nonostante la stagione dei nerazzurri si sia conclusa con zero trofei, l’Inter chiuderà l’anno fiscale 2024/25 il 30 giugno con il miglior bilancio della sua storia, grazie a ricavi complessivi che sfiorano il mezzo miliardo di euro, spinti soprattutto dai circa 160 milioni incassati dai premi per il percorso in Champions League. Il bilancio dovrebbe quindi essere in attivo, dopo anni di perdite, rendendo così il club più interessante per eventuali nuovi investitori.
Dopo il crollo del Brescia in B, un’altra società sparisce. “Epilogo doloroso”, scrive la proprietà in una nota ufficiale
La resa della Spal. La proprietà del club ferrarese “con grande rammarico” ha spiegato in una nota che “ufficialmente il club non disputerà il prossimo campionato di Serie C 2025-2026. Si tratta di un epilogo doloroso maturato dopo numerosi tentativi di individuare soluzioni concrete che potessero garantire la continuità del progetto sportivo e societario. Purtroppo, le condizioni attuali non lo rendono possibile. Negli ultimi quattro anni, la proprietà ha compiuto significativi sforzi economici, investendo 50 milioni di euro in liquidità reale (12 milioni solo nell’ultima stagione) nel tentativo di rilanciare la Spal, con l’obiettivo di restituire alla città di Ferrara una squadra all’altezza della sua storia e della sua passione. Tuttavia, nonostante l’impegno totale e il coinvolgimento dei soci, i risultati sportivi ottenuti non hanno soddisfatto le aspettative né sono stati proporzionati al livello degli investimenti effettuati“. Già ieri erano emersi i primi segnali preoccupanti in quanto la documentazione da presentare per regolarizzare l’iscrizione alla prossima stagione era stata giudicata incompleta. Ma le speranze della piazza erano che tutto potesse essere chiarito già oggi. Invece è arrivata la doccia fredda.
avanti inter – A questo punto, è sicuro che ci sarà posto nel prossimo campionato di Serie C per l’Under 23 dell’Inter, prima avente diritto in base ai criteri stabiliti dal Consiglio Federale. In questa situazione infatti occorre distinguere. Se un club rinuncia a fare domanda (come la Lucchese fallita da giorni), scattano le riammissioni delle retrocesse: nell’ordine Pro Patria (sicura di giocare la C, prenderà il posto della Lucchese), Caldiero, Sestri Levante, Legnago e Clodiense. Se invece una domanda viene presentata e bocciata (come quella della Spal) si procede con i ripescaggi, che avranno questo ordine: Inter U23 ormai sicura, poi Ravenna, una retrocessa, Milan Futuro (come nuova iscritta), Reggina e un’altra retrocessa. A quale scenario appartiene il Brescia? Dipende da che cosa accadrà nei prossimi 17 giorni. Il club avrà tempo fino al 24 giugno per presentare nuova documentazione. Se non lo farà, come probabile, farà scattare la riammissione di una retrocessa, quindi il Caldiero. Se invece presenterà una domanda, che ovviamente verrebbe bocciata per il mancato pagamento di stipendi e arretrati con l’Agenzia delle Entrate, darà luogo a un ripescaggio, con l’inserimento del Ravenna in Lega Pro.
Jovan Kirovski e Zlatan Ibrahimovic, volti di Milan Futuro
milan futuro – Le possibilità che Milan Futuro rientri tra le squadre ammesse alla Serie C 2025-26 sono poche. Milan Futuro è, come visto qui sopra, il quarto club nella lista dei ripescaggi. Garantita l’ammissione della squadra U23 dell’Inter, ai rossoneri servono altre tre esclusioni. La Covisoc, insomma, da lunedì dovrebbe respingere tre domande di iscrizione perché incomplete. Nei giorni scorsi si è parlato delle difficoltà di Triestina, Pro Vercelli, Rimini e Foggia, che però hanno inviato fideiussioni e documenti alla Covisoc. Possibile che loro o altre tre squadre vengano giudicate non in regola? Non impossibile, ma difficile.
La società ha comunicato in una nota di aver depositato tutta la documentazione necessaria per ottenere l’iscrizione al campionato di Serie C 2025/26
All’ultimo minuto, in sostanza in zona Cesarini, quando i tifosi già intravvedevano il fallimento societario e l’umiliazione di scomparire perfino dalla serie C, la storica società della Triestina si è salvata: a poche ore dalla mezzanotte, quando era fissata la scadenza, sono arrivati i soldi per pagare gli stipendi e ottenere la fideiussione, e inviare la documentazione per l’iscrizione al campionato.
“Us Triestina Calcio 1918 – si legge in una nota – comunica di aver depositato in data odierna tutta la documentazione necessaria al fine di ottenere l’iscrizione al campionato di Serie C 2025/26, unitamente a tutti gli adempimenti normativi e finanziari richiesti dal sistema Licenze Nazionali“. Il presidente Ben Rosenzweig nelle ultime 24 ore ha fatto comparire il denaro per gli stipendi dei tesserati dei mesi di marzo e aprile e per la fideiussione, 700 mila euro, per l’iscrizione, complessivamente una cifra di 3 milioni di euro. Da anni la società sportiva attraversa ciclicamente momenti di grande difficoltà economica.
Il presidente ha deciso di far morire la società, scaduti i termini per i versamenti. Il capitano Bisoli: “Calpestati 114 anni di storia”
Massimo Cellino, 68 anni
Una ripicca, non certo una decisione ponderata. Massimo Cellino ha deliberatamente fatto morire il Brescia.Ha deciso di non iscriverlo, punto e basta. Malgrado nei giorni scorsi abbia combattuto contro la Figc che l’ha penalizzato di 4 punti (più altri 4 la prossima stagione) per non aver rispettato due scadenze (il ricorso d’appello sarà discusso martedì, ma a questo punto sarà inutile) facendolo così retrocedere in Serie C. E malgrado stesse trattando con un fondo Usa, attraverso il suo ex d.g. Marroccu e un fedele sponsor, per un’operazione che sarebbe dovuta andare in porto prima della scadenza per le iscrizioni, fissata alla mezzanotte di ieri. Niente da fare, alla fine Cellino da Londra ha staccato i telefoni, ha scaricato legali, commercialisti e consiglieri, ha rimbalzato i giocatori, i dipendenti del Brescia e i pochi fedeli che lo cercavano aspettando buone notizie in extremis. La decisione, urlata nei giorni precedenti in uno dei suoi consueti scatti d’ira, è diventata realtà: Cellino non ha iscritto il Brescia.
la strategia – Contestato da mesi, inviso alla piazza, invitato in tutti i modi a non farsi più vedere in città dopo la salvezza raggiunta (sul campo) all’ultima giornata, Cellino ha subìto un brutto colpo quando gli è stato contestato il mancato pagamento di Irpef e Inps di febbraio e aprile, sostenendo di essere stato vittima di una truffa (cosa per la verità non da escludere). Da lì la decisione di vendere, ma la trattativa non è mai decollata. Per iscrivere la squadra avrebbe dovuto versare circa 3 milioni:un mese di stipendi, uno di Inps e due di Irpef per quasi 2,5 milioni, più la prima rata della rateizzazione (definita ma non firmata) per gli arretrati da 2,4 milioni con l’Agenzia delle Entrate, ossia circa 400 mila euro. Una volta iscritto, Cellino avrebbe potuto fare altri ragionamenti vendendo i giocatori sotto contratto, rientrare dell’esposizione, ristrutturare il debito e trovare una soluzione per il futuro. Un professionista di fama nazionale aveva già pianificato tutto. Invece no: ha voluto fare morire il club.
la citta’ – Così a Brescia si è vissuta una giornata di preoccupazione, culminata presto nella rassegnazione. Forse anche con un po’ di autocritica, chissà. Di sicuro senza piangersi troppo addosso, perché il bresciano non è fatto così. Il sindaco Laura Castelletti ha programmato un tavolo con Lumezzane, Ospitaletto e Feralpisalò, le altre società bresciane oggi in Serie C (nessuna provincia italiana ne ha tante), per trovare una soluzione comune. Ma con poche speranze. Brescia è la provincia più ricca d’Italia, ha imprenditori che potrebbero acquistare qualsiasi club di Serie A, ma non si sono mai avvicinati a quello del loro capoluogo perché la pressione ambientale è ritenuta insostenibile. Prima di Cellino era stato contestato Gino Corioni nonostante avesse preso Baggio e Guardiola, e lanciato Pirlo, Toni e altri. Sì, fare calcio a Brescia non è semplice e da qui un po’ di autocritica è necessaria.
tensione – Anche ieri i tifosi si sono radunati sotto la sede e la tensione è stata alta fino a notte fonda, in attesa di notizie. Il capitano Dimitri Bisoli è stato tra i primi a rassegnarsi, scrivendo su Instagram: “Sono stati calpestati 114 anni di storia, ma il Brescia non è lui(Cellino, ndr), il Brescia siamo noi e non morirà mai“. Altri compagni l’hanno seguito. Le forze dell’ordine presidiano lo store del club e il centro sportivo di Torbole Casaglia, che non è di proprietà del Brescia ma di una società di Cellino (Eleonora Immobiliare), che è azionista del club e di recente ha acquistato un palazzo in centro e avviato i lavori per un nuovo negozio. Proprietà personali quindi e non del Brescia. Questo è importante quando entrerà in scena il tribunale, essendoci un’esposizione di 9 milioni: il club potrebbe essere messo in liquidazione evitando il fallimento, anche per non danneggiare figli e parenti coinvolti con la società immobiliare.Cellino no. Lui rimane proprietario del marchio. E resta a Londra, a curarsi (come dice) e a superare questo momento. Ma Brescia non dimenticherà.
Spal a rischio, domanda incompleta. La Triestina si è iscritta, altri club sul filo
Le maggiori garanzie economiche richieste in sede di iscrizione stanno creando problemi a molte società
Con i termini accorciati e i maggiori impegni economici richiesti alle società per avere più garanzie durante la stagione, le iscrizioni sono state un problema molto serio e – oltre a quella del Brescia – sono attese altre esclusioni importanti, tutte in Serie C. Un anno fa saltò solo l’Ancona, stavolta sarà peggio. E questa difficoltà dovrebbe far riflettere la Figc per il futuro. Anche la Spal sembra al capolinea: la documentazione presentata sarebbe incompleta, mancherebbero alcuni pagamenti. La scadenza era a mezzanotte e la Covisoc farà le sue verifiche nei prossimi giorni, ma i segnali di disimpegno da parte di Joe Tacopina sono stati chiari. Un po’ di preoccupazione anche per la Triestina, che è stata in ballo fino all’ultimo momento per la presentazione di alcuni pagamenti, ma comunque ha comunicato di aver depositato tutto. Ci sono state sorprese inattese che hanno spiazzato la Lega Pro e corse affannose: inutile far nomi, qualcuno dovrebbe aver risolto, ma ci potrebbero essere altri default. Ricordiamo che se un club rinuncia a fare domanda (come la Lucchese fallita da giorni, o il Brescia) ci saranno le riammissioni delle retrocesse: nell’ordine Pro Patria, Caldiero, Sestri Levante (pare non interessato), Legnago e Clodiense. Se invece una domanda verrà bocciata (come quella della Spal) si procederà con i ripescaggi, che avranno questo ordine: Inter U23, Ravenna, una retrocessa, Milan Futuro (come nuova iscritta), Reggina e un’altra retrocessa. Speriamo che non si debba andare oltre.
Cellino sembra aver deciso di lasciare il club al proprio destino. La speranza di un ravvedimento notturno resiste, ma i soldi che servono per le scadenze continuano a mancare
A meno di un colpo di scena nella notte, sta per calare il sipario sul Brescia. «È finita» è la «sentenza» che arriva dagli ambienti del club, rumors confermati anche dalle persone che negli ultimi giorni sono state lavorativamente a contatto con Massimo Cellino. Il presidente del Brescia ha scelto di lasciare il club al proprio destino: un destino di ripartenza tra i dilettanti.
La speranza di un ravvedimento notturno naturalmente resiste, ma per poter provvedere alle scadenze, i 3 milioni e poco più che servono dovrebbero essere sui conti correnti del club al massimo alle 9 di domani mattina. Dal primo pomeriggio di oggi, ogni indiscrezione porta a delineare il quadro della fine della storia del Brescia. Il tutto anche contro ogni logica imprenditoriale.
Cosa può accadere al Brescia senza iscrizione: l’iter nel dettaglio
Qualora venisse confermata la volontà di Cellino di non onorare le scadenze, partirebbe la procedura della messa in liquidazione della società. Dialogo aperto tra gli imprenditori sul futuro
Se non ci sarà alcun colpo di teatro di Cellino nella notte, quel che accadrà nei prossimi giorni se il Brescianon rispetterà le scadenze federali, seguirà un percorso già chiaro. Il collegio sindacale della società prenderà atto dellamancata volontà di Massimo Cellino di andare avanti e quindi, porterà in tribunale i libri contabili, i bilanci e le scritture fiscali riguardanti gli ultimi tre anni.
Messa in liquidazione – Un passaggio che avvierà l’iter della messa in liquidazione della società con un professionista che sarà incaricato dal tribunale di guardare i conti del Brescia Calcio e mettere sotto i riflettori la gestione Cellino. Con inevitabile interessamento anche da parte della Procura. Contestualmente – almeno questo è quanto accaduto in altre piazze in casi simili – al sindaco della città Laura Castelletti sarà invece consegnato il titolo sportivo del club che ha una storia lunga 114 anni. L’amministrazione comunale diventerebbe così in questa fase il primo referente per le questioni legate al club calcistico della città.
I ricorsi – Ovviamente anche i ricorsi sportivi contro la sentenza del Tribunale federale che ha condannato le rondinelle alla serie C, andrebbero a decaderedavanti al mancato rispetto da parte del Brescia degli obblighi federali. Un atto, questo, che dimostrerebbe quanto risulterebbe incomprensibile la scelta di Cellino di far saltare il banco, se si pensa che solo martedì sera i suoi legali avevano depositato ricorso in appello contro la penalizzazione in primo grado. Perché procedere con la battaglia legale e dopo 72 ore abbandonare la società al proprio destino? Solo l’imprenditore sardo forse può dare una risposta.
Gli imprenditori – Nel frattempo già da ieri pomeriggio l’imprenditoria bresciana, tra telefonate e scambi di messaggi, avrebbe iniziato a dialogare su possibili scenari futuri. Su una ripartenza «che non deve essere necessariamente dall’Eccellenza», viene spiegato. E il pensiero è all’ipotesi di acquistare la categoria da una formazione già presente nelle graduatorie di serie C e disponibile all’intesa per dar vita al nuovo Brescia. Sui tempi e i modi nessuno ha però voluto ancora metterci la testa. Sperando in un clamoroso colpo di scena di Cellino.
Intervenuto ai microfoni di TMW Radio, Marco Bellinazzo ha parlato dell’inchiesta di Report sui bilanci dell’Inter
Intervenuto ai microfoni di TMW Radio, Marco Bellinazzo ha parlato dell’inchiesta di Report sui bilanci dell’Inter. Il giornalista fa chiarezza e sottolinea che il club nerazzurro non rischia nulla. “C’era stata già una puntata sui bilanci dell’Inter, in cui erano state riportate mie parole contro la trasmissione. Avevo spiegato alcuni passaggi tecnici per affrontare nel modo giusto alcune questioni tecniche. Sui 25 minuti del servizio è andato solo un minuto, ma so come funziona. Mi sono permesso di suggerire a Ranucci di pubblicarla sui social perché ci sono alcune cose che possono essere utili per dissipare i dubbi. C’è un’inquadramento della questione che va fatto pre e post-pandemia sull’Inter e il calcio italiano e che serve a capire meglio la questione”.
“Sull’Inter aggiungo che uno dei temi di Report è quello del patrimonio netto dell’Inter, che è negativo. Ma va spiegata la questione, perché come tante altre aziende durante la pandemia ha sfruttato una legge che permette di ripianare, e lo farà entro il 2027. L’Inter è andata in difficoltà per una serie di ragioni, anche per l’addio di Suning, ma non va fatta confusione su alcune regole che sono state sfruttate dall’Inter ma anche da altre aziende, regole non fatte ad hoc per il mondo del calcio. Altro fatto era il fondo Lion Rock, che era sparito dalla circolazione e per molti la quota era stata rilevata da Suning 2-3 anni fa grazie ai soldi presi da Oaktree“
Getty
“Ma il fatto è che già nella primavera del 2024 sia la procura federale che della Repubblica avevano verificato che i passaggi azionari non c’erano stati. L’Inter non rischia nulla, visto che è stato verificato che non c’è stata alcuna violazione delle norme federali. Sponsorizzazioni fasulle? Ha sottoscritto una serie di contratti con Suning con aziende cinesi, alcune nella galassia Suning. Quando le aziende non hanno più pagato, non ha incassato più soldi l’Inter, tanto che ha perso una media di 150 mln l’anno per 4 anni”.
Fuori dall’Europa dopo anni, il club rossonero è chiamato al rilancio: tra nuovo stadio, mercato estivo e scelte dirigenziali, la stagione 2025/26 sarà cruciale per il progetto di Gerry Cardinale.
La vittoria del campionato da parte del Napoli sull’Inter ha alleviato soltanto in parte le pene dei tifosi del Milan che non vedranno la propria squadra partecipare alle coppe europee nella prossima stagione. Un evento che non si verificava dal2019/20 quando il club presieduto da Paolo Scaroni si accordò con l’UEFA per un anno di esclusione dalle coppe per le violazioni legate al Fair Play Finanziario. Sul campo invece l’ultima stagione negativa al punto tale da non entrare nelle coppe risale a quella 2015/16, quando la squadra allora allenata da Sinisa Mihajlovic (a cui nelle ultime cinque giornate subentrò Cristian Brocchi dopo l’esonero del tecnicoserbo) terminò settima in campionato.
È evidente che un tale fallimento è scaturito da molti errori che nei mesi scorsi sono stati messi in evidenza dalla stampa sportiva e non solo. C’è chi sostiene che il declino sia partito dall’allontanamento dei responsabili dell’area tecnica di Paolo Maldini e Frederic Massara nel giugno 2023 o chi punta sulla scelta sbagliata sul tecnico di questa stagione:
prima il tentennamento se tenere o meno Pioli (sino a che l’eliminazione nei quarti di Europa League nell’aprile 2024 convinsero la società a non continuare con l’allenatore emiliano);
poi il no ad Antonio Conte, che pure si era offerto;
poi la virata suJulen Lopetegui (non preso perché inviso alla piazza);
infine la scelta di Paulo Fonsecae poi quella su Sergio Conceicao.
Inoltre tra le cause più citate appaiono la mancanza di un nucleo italiani di giocatori o la mancanza di un direttore sportivo esperto che non solo possa guidare il mercato ma anche la gestione della squadra durante la stagione. Una mancanza quest’ultima che dovrebbe trovare una soluzione con la nomina dell’ex Lazio Igli Tare.
Quel che è certo è che, quale che siano le cause, il Milan quest’anno, pur disponendo del terzo monte ingaggi in Serie A,
è uscito dalla lotta scudetto praticamente in autunno;
dopo aver brillantemente vinto a Madrid contro il Real, ha gettato alle ortiche la qualificazione diretta per gli ottavi di Champions League perdendo inopinatamente a Zagabria;
Di qui è stato costretto ai playoff della massima competizione europea dove è stato eliminato dai modesti olandesi del Feyenoord;
poi, dopo essere stato nelle prime quattro posizioni nella classifica di campionato in avvio di stagione, è crollato confermandosi intorno all’ottavo posto e inoltre ha perso la finale di Coppa Italia contro il Bologna.
Se vogliamo le uniche soddisfazioni di stagione sono state:
la partita del Santiago Bernabeudi cui sopra;
il derby vinto a inizio annata per 2-1;
soprattutto la Supercoppa Italiana. Anche se, per quanto vinta contro le avversarie storiche Juventus e Inter, è un po’ poco per una squadra partita con ambizioni da titolo in campionato e di fare bene in Europa.
IL BILANCIO VERSO IL ROSSO DOPO DUE UTILI CONSECUTIVI – Al di là delle questioni tecniche, in questa sede però è più importante evidenziare come solo tre anni fa di questi tempi il Milan si era appena laureato Campioned’Italia ed era considerato il club simbolo di un nuovo modo di fare calcio in Italia: un modo che sapeva coniugare i successi sportivi (lo scudetto appunto) con la sostenibilità economica. Visto che il Milan di Elliott non solo era praticamente senza debiti ma il risanamento di bilancio aveva già iniziato a manifestare quei miglioramenti che porteranno poi agli utili delle stagioni 2022/23 e 2023/24 rispettivamente per 6,1 e 4,1 milioni di euro.
Tre anni dopo la situazione è diversa e, se del lato sportivo si è parlato sopra, anche su quello economico la situazione è peggiorata. Secondo le stime di Calcio e Finanza la stagione in corso dovrebbe vedere (al netto della finestra di mercato di giugno aperta appositamente in vista del Mondiale per Club che potrebbe aggiustare le cose in caso di qualche plusvalenza) un ritorno al rosso considerando il divario tra costi e ricavi che, al momento, si aggira intorno ai 25 milioni di euro. Nulla di trascendentale soprattutto se confrontato con bilanci molto più negativi di altre squadre, tuttavia non si può non registrare l’inversione di tendenza nei confronti delle ultime stagioni.
Soprattutto però sarà la stagione 2025/26 a partire sensibilmente a handicap sul lato economico visto che sempre secondo le stime di questa testata quest’anno la principale competizione europea ha portato al club quasi 60 milioni, ai quali si aggiungono tra i 19 e i 20 milioni netti di ricavi per le cinque gare casalinghe tra girone e playoff. Nella prossima stagione potrebbero dunque mancare circa 80 milioni di euroa causa dell’assenza dalla Champions. Se invece si considerano solamente i ricavi di partenza, si parla di circa 40 milioni di euro dalla UEFA, più i ricavi per le partite casalinghe del girone (poco più di 15 milioni circa secondo le stime).
Inoltre il Milan sarà escluso anche da Europa League e Conference League e non essere riusciti a qualificarsi neanche per le due competizioni minori, non consentirà ai rossoneri di mitigare l’assenza dal torneo principale. Accedere all’Europa League avrebbe portato in dote almeno 13 milionidi euro di partenza, ai quali aggiungere le quattro partite casalinghe del girone e con la possibilità di progredire nella competizione. E quindi raggiungere la finale può valere fino a 35 milioni di euro, a cui aggiungere (in caso di successo) il bonus per la vittoria e per la qualificazione alla Supercoppa europea. Discorso simile, seppur con cifre al ribasso, per la Conference League. Per esempio quest’anno il Chelsea finalista ha incassato oltre 20 milioni di euro, cifra che potrà arrotondare in caso di successo nella competizione. Anche in questo caso, andrebbero aggiunte le partite casalinghe del girone (tre e non quattro), per un tesoretto che avrebbe quantomeno attutito la dolorosa caduta dai piani alti del calcio europeo.
È logico quindi pensare che, a meno di un mercato estivo volto a portare al club un impatto a bilancio molto positivo (e quindi con sacrifici sul lato tecnico), difficilmente la stagione 2025/26 non si chiuderà con una perdita.
IL VENDOR LOAN E I NODI DI CARDINALE – Alla luce di tutto questo è lecito domandarsi cosa sia cambiato dalla vittoria dello scudetto 2022 quando il Milan era considerato l’alfiere della sostenibilità economica e intanto vinceva sul campo? Unire i fatti aiuta a capire come la questione si sia modificata.
Innanzitutto va segnalato che nell’estate successiva al titolo nazionale vi fu la cessione del club da parte di Elliott alla RedBird di Gerry Cardinale. Una vendita avvenuta per un valore complessivo pari a circa 1,2 miliardi e che ha visto la società del banker newyorchese versare 600 milioni, mentre il restante è stato saldato con un prestito del venditore (vendor loan) da parte di Elliott per 560 milioni (che, dopo una iniziale scadenza prevista ad agosto 2025, per altro è stato allungato fino al luglio 2028 con un ulteriore investimento da parte di RedBird e un debito ridotto a 490 milioni di euro).
Va notato che il vendor loan è una prassi abbastanza comune in finanza. Il venditore per sua necessità vuole uscire da un investimento per sua convenienza (banalmente gli può servire per liberare spazio per altri investimenti e quindi sceglie di diventare non più il proprietario di quella società ma un mero creditore) e quindi presta soldi a chi acquista per agevolare la transazione. E la decisione per altro appare in linea con la strategia del fondo di Paul Singer visto che Elliott non scelse di compare il Milan ma se lo trovò in portafoglio nel 2018 a causa di un’escussione di un pegno per i mancati pagamenti a prestiti che lo stesso Elliott aveva elargito a Yonghong Li, allora proprietario del Milan.
È evidente però che ilvendorloan crea un legame notevole tra le due controparti. Per dirla in maniera brutale è come se una persona acquista una casa accendendo un mutuo pari al 50% circa del valore dell’immobile, è evidente che il proprietario è chi ha acquisito, però è altrettanto palese che si dovrà interfacciare con la banca che gli ha prestato dei soldi, quantomeno per la restituzione del prestito. Di qui le mille speculazioni sulla stampa e nei dibattiti su chi sia il vero proprietario del Milan e sulla sorta di “governo ombra” che Elliott eserciterebbe ancora sulle decisioni di Cardinale. Speculazioni ulteriormente alimentate anche dalla questione che due figure apicali del management del Milan di Cardinale, ovvero il ceo Giorgio Furlani e il cfo Stefano Cocirio, sono due manager provenienti da Elliott.
A livello tecnico va deto che non ci sono dubbi però: il proprietario del Milan è Gerry Cardinale, il quale avrà sì ottenuto un vendor loan per 560 milioni, ma comunque ha pur sempre investito qualcosa come oltre 800 milioni di suo come investimento per il club (oltre ai milioni di cui sopra, ci sono anche 170 milioni nell’ambito del rifinanziamento e 55 milioni di versamenti nelle casse del club). E certamente non sono pochi. Nello stesso modo tecnicamente nulla si può dire sugli incarichi diFurlani eCocirio nel Milan, visto che i due manager prima di essere nominati ai vertici della società, si sono legittimamente dimessi dai propri ruoli in Elliott.
Quello però che è incontrovertibile è che se la catena di controllo delMilan pre-Cardinale era praticamente senza debito, quella che fa capo all’ex banker newyorkese ne presenta almeno490 milioni proprio in virtù del vendor loan di cui sopra. E questo non è particolare di poco conto visto che nel progetto a medio-lungo termine, Cardinale, oltre a rimborsare il debito a Elliott (un supporto in questo senso è venuto dall’allungamento della scadenza del loan nel 2028) deve ripagare, possibilmente con una lauta plusvalenza, quegli investitori che hanno immobilizzato il proprio capitale in RedBird dandolo in gestione a Cardinale.
IL PROGETTO SAN SIRO CRUCIALE PER REDBIRD – È evidente quindi che la variabile tempo ha una sua importanza. E sotto questo aspetto la questione nuovo stadio è cruciale.
Sebbene sia ovvio che un club in utile ha più appeal di uno che perde soldi, va notato però che ma al momento si parla di profitti nell’intorno dei 10 milioni aggregati (nelle stagioni 2022/23 e 2023/24) o di una perdita che deriverà dallo squilibrio di 25 milioni tra ricavi e costi quest’anno (sempre se non ci saranno plus/minusvalenze nella finestra di giugno). Tutto sommato cifre che non cambiano il valore del club in maniera tale da redistribuire laute plusvalenze agli investitori diRedBird.
Quello che invece potrebbe spostare gli equilibri è appunto la questione delnuovostadio. Impianto che nei piani di Inter e Milan dovrebbe assicurare un sensibilissimo aumento di ricavi, soprattutto per le entrate da corporate hospitality. E quindi in ultima istanza un notevole miglioramento dei bilanci. Inoltre il nuovo stadio, considerando come è cambiata la trattativa rispetto ai piani iniziali con Inter e Milan che ora intendono acquistare l’attuale San Siro e le aree limitrofe, nei fatti sarà un vero e proprio asset patrimoniale per le due società.
Su questo fronte va notato invece che le cose sembrano volgere al bello. Il Milanè tornato a fare squadra con l’Inter e le due società sembrano indirizzate verso il piano del nuovo stadio aSanSiro, nei fatti tornando all’idea iniziale di sei anni orsono. Per altro in settimana si è conclusa la Conferenza dei Servizi preliminare, in cui tutti i soggetti che ne hanno fatto parte (dai vari dipartimenti del Comune fino alle aziende dei trasporti ed energetiche di Milano) hanno dato una serie di indicazioni e palettiai due club milanesi per il proseguo del progetto, dalle torri all’hotel passando per il verde.
Su questo punto però è utile evidenziare, proprio per sottolineare l’importanza strategica che il nuovo stadio ha avuto sin da subito per Cardinale, che pochi mesi dopo aver acquistato il Milan nell’agosto 2022, il businessman newyorchese spiegò che i rossoneri avrebbero abbandonato il piano con l’Inter per uno stadio in solitaria. Prima si valutò l’opzione dell’ippodromo La Maura e poi quella di San Donato. Il piano proseguì sino a settembre 2024 quando la società di via Aldo Rossi spiegò di essere tornata sul progetto del nuovo stadio condiviso a San Siro. Apparentemente perdendo oltre due anni di lavoro.
La verità però che è l’idea di andare in solitaria sullo stadio non fu una scelta ma una necessità. Non a caso non appena si insediò sulla tolda rossonera Cardinale capì da subito, e non a torto, che l’Inter degli Zhang non sarebbe potuto essere un partner economicamente affidabile per una intrapresa da circa 1 miliardo come lo stadio (e non a caso la famiglia Zhang ha perso una società valutata oltre 1 miliardo per un mancato pagamento di un debito di 395milioni). Pertanto data l’importanza strategica del nuovo impianto per il disegno di RedBird, il banker newyorchese ha prima cercato una via in solitaria per poi tornare al piano condiviso non appena la società nerazzurra è passata nelle mani di Oaktree. Perché, per dirla con il presidente Scaroni, «assieme all’Inter lo stadio costa la metà». E con i costi dimezzati, anche il piano di Cardinale di rimborso a termine dei propri investitori ne guadagna enormemente.
Però anche qui va sollevata un’obiezione: se lo stadio era così strategico, non era il caso di valutare più attentamente la situazione delpotenzialepartner? Per dirla ancora in maniera brutale: se una famiglia ha intenzione di edificare una villa bifamiliare assieme a un’altra, non è logico analizzare bene come sta economicamente l’altro nucleo familiare?
DAL MERCATO ALL’ALLENATORE, SCELTE DA NON SBAGLIARE – Se però (con le dovute difficoltà e mille distinguo) il piano sullo stadio sembra avere preso una direzioneprecisa, ben più complicata appare la questione dellacompetitivitàsportiva. Anche se va spiegato sin da subito che non sembra il caso di suonare il deprofundis.
Secondo la maggioranza degli osservatori la squadra ha un notevole spessore tecnico (non a caso ha il terzo monte ingaggi della Serie A) e il Napoli di quest’anno dimostra che dopo un’annata balorda si può anche tornare ai vertici molto velocemente. Per altro come il Napoli quest’anno, il Milan la prossima stagione avrà il vantaggio tecnico di potersi concentrare solo sulle competizioni nazionali.
Però, più che mai, questa volta saràcrucialenon sbagliare le scelte: Tare pare essere il ds individuato e poi si vedrà chi sarà l’allenatore.
Va notato però, sempre paragonando il Milan attuale al Napoli dello scorso anno, che nello scorso mercato estivo De Laurentiis non ha badato a spese, assumendo AntonioConte (scelta non certo economica anche per le sue pretese sul mercato) e investendo qualcosa come 150 milioni che hanno provocato un impatto a bilancio negativo per 52 milioni. Poi, in inverno, solo dopo che la squadra gli aveva praticamente garantito l’accesso nella prossima Champions League, il presidente partenopeo ha ceduto Kvaratskhelia al PSG rientrando di quanto speso con un impatto aggregato positivo.
Cardinale invece cosa farà? Domanderà a Tare una sorta dicapolavoro sul mercato sul solco di quelli chiesti per svariate stagioni dall’Inter a Marotta e Ausilio (competitività sportiva e conti migliorati)? Oppure sarà disposto a investire come De Laurentiis?
Il crinale però è stretto: da un lato senza investimenti(e con le altre squadre che presumibilmente si rafforzeranno) il pericolo è quello di una seconda annata consecutiva senza la qualificazione in ChampionsLeague. Il che equivarrebbe a moltiplicare i problemi di gestione, non solo economici, ma anche quelli sportivi. Non ultimi quelli dei giocatori anche più importanti che allettati dai club impegnati nella massima competizione europea spingerannoper andarsene e nello stesso tempo sarà più difficile acquistare gli obiettivi desiderati nel mercato.
Dall’altro lato, mettendo invece mani al portafoglio, il pericolo sarebbe quello di andare incontro all’eventualità che l’investimento non ripaghi quanto speso.
Però su questo punto è bene essere chiari: è in casi tipo questo che deve emergere il saper fare dei dirigenti e di chi riveste posizioniapicali in una società e quindi lacapacitàdi eseguire un mestiere oppure no. Insomma mai come nel prossimo mercato e nell’intera prossima stagione il re è nudo e chi ha incarichi importanti nel Milan, dal proprietario ai dirigenti all’allenatore, dovrà dimostrare di averne i requisiti. Senza nessun rischio tutti saprebbero fare i dirigenti calcistici o i manager.
Anche perché, sebbene lo stadioresti nei piani l’investimento strategico della società, certamente la mediocrità sportiva non piace a nessuno, tantomeno a quegli investitori che hanno immesso capitale nel club di Cardinale ritenendo la presenza del Milan nel calcio internazionale un requisito necessario.
Ecco perché gli Agenti Sportivi stanno minacciando di dare battaglia dopo le modifiche al Regolamento che disciplina la loro attività.
Articolo a cura di Alberto Porzio, Managing and Founding Partner dello studio LegisLAB, e di Paolo Marsilio, Senior Associate dello studio LegisLAB.
Il 23 aprile, con un comunicato ufficiale, la FIGC ha reso note rilevanti modifiche al Regolamento Agenti Sportivi, che hanno destato diverse reazioni e polemiche da parte dei suoi destinatari.
Queste modifiche si inseriscono in un contesto normativo, regolamentare e giurisprudenziale già piuttosto delicato per gli agenti sportivi. A livello nazionale, si sono già verificati importanti interventi legislativi e si è ancora in attesa dei relativi decreti attuativi finora mai emanati. A livello internazionale, invece, con l’emanazione del FFAR – FIFA Football Agents Regulations, sono scaturite battaglie legali giunte fino alle aule della giustizia europea, con la FIFA chiamata a difendere la tenuta giuridica del proprio regolamento. Nel frattempo, proprio il FFAR ha subìto la sospensione di rilevanti disposizioni, quali ad esempio quelle relative al tetto alle commissioni per gli agenti.
Da quanto emerso nelle ore successive all’entrata in vigore del nuovo Regolamento Agenti Sportivi FIGC, quello che era un delicato equilibrio fra gli stakeholderparrebbe essere stato messo in profonda discussione. Le ragioni delle proteste da parte degli agenti sportivi – che si sono fatti sentire attraverso le proprie principali associazioni di categoria, dando vita a un vero e proprio “strappo” con la FIGC – risiederebbero nell’emanazione di previsioni in contrasto con gli atti legislativi sovraordinati di riferimento a livello nazionale e comunitario.
Nel mirino, in particolare, l’istituto della domiciliazione, di cui al nuovo articolo 23, che prevede da un lato una nuova definizione regolamentare in linea con il summenzionato FFAR e, dall’altro, l’eliminazione dei precedenti requisiti della residenza e dell’abilitazione. La versione precedente del regolamento aveva stabilito che poteva domiciliarsi l’agente sportivo residente da almeno 12 mesi in uno Stato diverso dall’Italia e abilitato ad operare da almeno un anno nella relativa federazione sportiva nazionale, con l’ulteriore requisito dei due mandati eseguiti nell’ultimo anno. Nel nuovo contesto regolamentare – fanno notare gli agenti sportivi che hanno promesso battaglie legali – si consentirebbe la piena operatività nel settore anche ai cittadini italiani o residenti in Italia non in possesso dei requisiti fino a ieri prescritti per l’esercizio della professione di agente sportivo. Più precisamente, la nuova definizione di agente domiciliato consentirebbe ai FIFA licensed agents iscritti nella FIFA Agents Directory (l’albo professionale FIFA) e residenti in Italia di operare sul territorio nazionale, a condizione che siano domiciliati presso un agente FIGC, secondo il nuovo regolamento.
Un’ulteriore modifica che fa discutere riguarda l’art. 21, comma 17, e attiene al divieto di prevedere all’interno dei mandati delle clausole che da un lato limitino la capacità di calciatori e calciatrici di negoziare o concludere autonomamente contratti di prestazione sportiva, e le clausole che dall’altro lato prevedono delle penalizzazioni per gli atleti se questi decidano di gestire autonomamente i contratti. Questa previsione, seppur in linea di massima uniformata con il FFAR, potrebbe nella sostanza attribuire maggior potere negoziale agli atleti ma anche indirettamente ai club.
Quanto aicompensi, questi sono stati riordinati nel nuovo articolo 22, dove da un lato si chiarisce che nessun compenso sarà dovuto all’agente che abbia fornito assistenza in contratti di apprendistato, dall’altro si registra un generale adeguamento al FFAR.
Altra modifica più scontata, visto che tale possibilità era già prevista nei moduli federali resi disponibili dalla stessa FIGC, riguarda l’introduzione della possibilità per gli agenti di rappresentare le calciatrici professioniste. Integrate, infine, le disposizioni relative ai requisiti soggettivi per l’iscrizione al Registro Federale, così come i reati che il soggetto richiedente l’iscrizione non deve aver commesso per poter svolgere la professione.
Le modifiche entrate in vigore parrebbero dunque effettivamente aver inciso su alcuni aspetti rilevanti per la categoria e le osservazioni emerse dalle principali associazioni di categoria sembrano confermare questo scenario. In attesa dei doverosi sviluppi, ciò che è certo è che quanto comunicato dalla FIGC appare un passaggio in parte obbligato, ma tutt’altro che definitivo in attesa dei decreti attuativi a livello nazionale e delle evoluzioni a livello internazionale, nel riordino di una figura professionale fra le più rilevanti nel sistema calcistico.
Sono circa 233 milioni di euro gli introiti destinati ai club per gli impegni delle nazionali, distribuiti a 901 società appartenenti a55 federazioni. Oggi la UEFA ha ufficializzato le cifre sulla redistribuzione dei fondi che fanno riferimento al ciclo 2020/2024 derivanti dagli impegni delle varie selezioni durante la Nations League 2020/21 e 2022/23, le Qualificazioni Europee 2022/24 e la fase finale di UEFA EURO 2024.Tutte le società hanno incassato una quota uguale per ogni giocatore messo a disposizione per ogni partita giocata in Nations League e nelle qualificazioni europee, ai quali si aggiunge anche un importo fisso giornaliero per la fase finale della competizione.
Tra le squadre italiane(che hanno messo in tasca 35 milioni di euro complessivi) quella che ha guadagnato di più è l’Inter: nelle casse nerazzurre è arrivato un assegno da 4,6 milioni di euro. A seguire c’è il Milan, che ha invece incassato poco più di 3 milioni. Poco sotto questa cifra ci sono invece Bologna, Juventus e Roma, mentre il Napoli (2,3 milioni) si trova davanti al Torino (2,1) e all’Atalanta(1,5).
ITA € 35’311’757.30 AC Pisa € 592’019.55 AC Milan € 3’102’480.84 AC Perugia € 7’318.00 AC Sammaurese € 36’590.00 AC Siena € 18’295.00 ACF Fiorentina € 626’240.31 ACN Siena 1904 € 7’318.00 AS Bari € 183’370.52 A.S.D. Valfoglia € 14’636.00 AS Roma € 2’942’854.07 Ascoli Calcio 1898 € 195’400.52 ASD Chiesanuova FC € 7’318.00 A.S.D. Diegaro € 21’954.00 Atalanta BC € 1’597’636.89 Benevento € 91’475.00 Bologna FC 1909 SpA € 2’945’643.85 Brescia Calcio € 76’839.00 Cagliari Calcio S.p.A. € 397’382.28 Calcio Padova € 7’318.00 Catanzaro € 7’318.00 Cattolica Calcio 1923 € 25’613.00 Cesena FC € 18’295.00 Cittadella € 186’529.52 Como 1907 € 43’908.00 Cosenza € 25’613.00 Cremonese € 228’858.02 AC Chievo Verona € 7’318.00 Delfino Pescara 1936 € 25’613.00 Empoli FC € 1’392’653.41 FC Crotone € 40’249.00 FC Internazionale Milano € 4’657’050.78 FC Südtirol € 183’370.52 Foligno € 7’318.00 Forli FC € 7’318.00 Frosinone Calcio € 43’908.00 FYA Riccione F.N. SRL € 14’636.00 Genoa CFC € 672’727.81 Gubbio € 3’659.00 Hellas-Verona FC € 1’385’045.66 Juventus € 2’865’515.07 Lucchese 1905 € 10’977.00 Mantova € 7’318.00 Monza € 40’249.00 Novara € 7’318.00 Olbia Calcio 1905 € 51’226.00 Palermo FC SPA € 208’983.52 Parma FC € 918’511.60 Pordenone € 3’659.00 Reggina Calcio € 29’272.00 S.S. Lazio € 764’202.81 Salernitana Sport € 418’599.52 SPAL € 84’157.00 Spezia € 326’098.02 SSC Napoli € 2’232’195.20 Torino FC € 2’111’448.20 Tropical Coriano € 98’793.00 U.C. Sampdoria SpA € 356’396.52 U.S. Pietracuta ASD € 95’134.00 U.S. Vibonese Calcio € 14’636.00 Udinese Calcio € 954’311.85 US Lecce € 751’566.84 US Sassuolo Calcio € 848’649.56 Venezia FC € 171’973.00 Victor San Marino € 69’521.00 Viterbese € 21’954.00
Il club neroverde torna nel massimo campionato: ecco quanto vale ritornare in Serie A da unpunto di vista economico.
Fabio Grosso – Photo by FRED TANNEAU/AFP via Getty Images
Quanto vale promozione Serie A? Il Sassuolo scrive una nuova pagina della sua storia recente: dopo la retrocessione della scorsa stagione, i neroverdi hanno completato l’immediata in Serie A. Dopo la vittoria di sabato contro il Modena e il pareggio di ieri dello Spezia contro il Mantova, ora anche la matematica infatti ha permesso al Sassuolo di poter festeggiare ufficialmente il ritorno nel massimo campionato, visti i 16 punti di vantaggio sui liguri quando mancano cinque giornate al termine della stagione regolare.
Quanto vale promozione Serie A? La ripartizione dei diritti tv – Ma quanto vale per il Sassuolo il ritorno in Serie A? Da un punto di vista economico, l’impatto maggiore è quello legato ai diritti televisivi del campionato. La ripartizione dei proventi da diritti tv viene effettuata sulla base di criteri precisi imposti dalla Legge Melandri (revisionata poi dalla riforma Lotti) e che prevede una distribuzione delle risorse provenienti dalla commercializzazione delle partite come segue:
50%in parti uguali tra tutti i club;
28% in base ai risultati sportivi (11,2% legato alla classifica dell’ultimo campionato, 2,8% legato ai punti nell’ultimo campionato, 9,33% legato agli ultimi 5 campionati precedenti all’ultimo e 4,67% legato ai risultati storici);
22% in base al radicamento sociale (di cui l’1,1% legato al minutaggio dei giovani, il 12,54% legato agli spettatori allo stadio e l’8,36% legato all’audience tv).
Quanto vale promozione Serie A? I dati – Nel complesso, quindi, il 50% delle risorse finali viene distribuito tra i club in parti uguali. Considerando i dati ufficiali della stagione 2023/24, il valore complessivo legato ai risultati in classifica è stato pari a circa 536 milioni: cifra che dovrebbe leggermente variare per l’anno in corso (complice il calo dei ricavi complessivi garantiti da DAZN e Sky), in attesa della definizione della cifra definitiva che può ancora variare. Nella stagione 2023/24, così, ogni squadra ha incassato 26,8 milioni di euro solo dalla parte uguale dei diritti televisivi.
Considerando tutte le voci in base a cui vengono distribuiti i diritti tv, il club che ha incassato la cifra minore dai diritti televisivi è stato il Frosinone, con 31,3 milioni di euro: considerando che i valori dovrebbero essere al ribasso, il Sassuolo con il ritorno in Serie A può comunque essere sicuro di avere incassato circa 30 milioni di euro dai diritti tv.
«Dal 31 marzo sono dimissionario. Ho già chiarito nei giorni scorsi di non essere più intenzionato a corrispondere garanzie economiche per il club», ha sottolineato il presidente Nicola Canonico.
In vista della trasferta di lunedì sera a Crotone, partita valida per il girone C di Serie C, i giocatori del Foggia saranno costretti a pagare di tasca propria spese viaggio, pasti e albergo in vista della sfida in Calabria. I giocatori rossoneri hanno preso di comune accordo questa scelta, dopo aver appreso dalla società della volontà di farli recare in pullman in Calabria per poi fare immediato ritorno al termine della gara.
Il club pugliese è ormai in stato di abbandono dopo il disimpegno del presidente e azionista di riferimento, Nicola Canonico. La squadra, che deve ancora disputare sette partite prima della fine della stagione regolare. E’ in piena lotta per non retrocedere.
«Dal 31 marzo sono dimissionario. Ho già chiarito nei giorni scorsi di non essere più intenzionato a corrispondere garanzie economiche per il club – ha sottolineato Canonico contattato dall’ANSA –. Le squadre di calcio si reggono sui versamenti dei loro presidenti. A Foggia una parte della tifoseria mi ha chiesto di togliere il disturbo. Al momento non c’è stata alcuna offerta per rilevare il club».
La squadra di Simone Inzaghi si prepara a sfidare il Bayern Monaco nel prossimo turno della competizione. Le semifinali possono dare un boost economico.
(Foto: Marco Luzzani/Getty Images)
Dopo avere eliminato il Feyenoord agli ottavi di finale, l’Inter si prepara a scendere in campo per la sfida di andata valida per i quarti di finale della UEFA Champions League. Qui i nerazzurri di Simone Inzaghi troveranno il Bayern Monaco, con i bavaresi che hanno battuto il Bayer Leverkusen nel turno precedente e che ora puntano a proseguire nel loro percorso. Si attende una sfida entusiasmante, con il ritorno in programma a Milano la prossima settimana.
Da parte sua, l’Inter vuole continuare a inseguire il sogno Champions e – di conseguenza – arricchire le proprie casse grazie alla qualificazione alle semifinali, che secondo le stime di Calcio e Finanza porterebbe il totale di stagione oltre i 113 milioni di euro, cifra che segnerebbe un record per l’Inter e per un club italiano in generale. Nessuna società di Serie A ha mai incassato così tanto da un’edizione della Champions League.
Ma quanto vale finora la massima competizione europea per club per l’Inter a livello economico nella stagione 2024/25? La partecipazione al torneo è una cospicua risorsa per le 36 società che vi partecipano, a prescindere dal loro cammino nella competizione. Un’affermazione ancora più valida con il nuovo format, che ha alzato i ricavi dal torneo fino a quota 2,5 miliardi di euro.
Inter ricavi Champions – Le voci di incasso – Sulla base dei dati a disposizione, Calcio e Finanza può stimare i ricavi lungo l’arco dell’attuale edizione della competizione per i singoli club. Partiamo dal bonus partecipazione, uguale per tutti, che ha portato nelle casse delle società italiane 18,62 milioni di euro. Si passa poi al premio per la posizione nella classifica unica, una novità di questa stagione che per l’Inter è valsa 9,7 milioni di euro.
Passando ai bonus per i risultati, ricordiamo che da quest’anno le vittorie (2,1 milioni) e i pareggi (700mila euro) valgono un po’ meno rispetto ad ora (rispettivamente 2,8 milioni e 930mila euro). Come detto, dei bonus extra erano previsti poi per il piazzamento nella classifica finale: ogni club ha ricevuto una somma basata sulla sua graduatoria al termine della prima fase.
Infine, i ricavi si completano con le somme derivanti dal pilastro “value”, un nuovo segmento pensato dalla UEFA per accorpare market pool (il valore del mercato dei diritti televisivi) e il ranking storico/decennale. La somma complessiva che sarà distribuita andrà divisa in due parti (qui una spiegazione esaustiva del sistema di calcolo):
La parte europea – legata al mercato dei diritti tv del continente, distribuita in base a un ranking creato utilizzando la media tra il peso del singolo mercato nazionale e il ranking UEFA su cinque anni;
La parte non europea – legata al ranking storico/decennale, esclusi però i punti guadagnati per i titoli conquistati nella storia.
Inter ricavi Champions – Le cifre dell’edizione 2024/25 – Per quanto riguarda l’Inter, gli incassi per il raggiungimento dei quarti di finale di Champions sono stati pari a circa 98,5 milioni di euro, e in caso di superamento del turno – come detto – si andrà oltre i 113 milioni di euro. Di seguito, tutte le cifre secondo le stime di Calcio e Finanza(*in caso di passaggio del turno):