Continuano a crescere i casi di epatite A a Napoli dove i ricoveri sono ormai più di 70. Ma l’epidemia si sta estendendo anche nel Lazio con l’Asl di Latina che ha comunicato 24 segnalazioni nella provincia con 6 ricoveri.
Epatite A, crescono i ricoveri a Napoli: nuovi casi anche nel Lazio – Adnkronos
Aveva 91 anni, lo annuncia la famiglia in una nota
Gino Paoli è uno dei personaggi chiave della scena musicale italiana, un personaggio dalla vicenda esistenziale tormentata e intensissima che ha dato un contributo decisivo all’evoluzione della canzone, un individualista spigoloso che ha anticipato le caratteristiche della figura del cantautore. Sono sue alcune delle canzoni più belle e famose mai scritte nel nostro Paese: “Senza fine“, “Il cielo in una stanza“, “Sapore di sale“, “Che cosa c’è“, “La gatta“, “Una lunga storia d’amore“, titoli sufficienti a far rimanere ben impressi nella memoria collettiva il suo nome e la sua musica.
È morto oggi, a 91 anni, lo ha annunciato la famiglia in una nota in cui chiede la massima riservatezza. Era nato a Monfalcone il 23 settembre 1934 ma fin da bambino ha vissuto a Genova, la sua vera città. Il tragitto che lo ha portato al successo è quello classico degli artisti deraciné degli anni ’50: studente svogliato, appassionato di pittura e di jazz, ai libri preferiva una boheme fatta di pochi soldi, notti infinite e amici come Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Giorgio Calabrese, i fratelli Reverberi, insomma i nomi dei fondatori di quello “Scuola Genovese” che, nutrendosi delle canzoni di Brassens e Jacques Brel, ha di fatto fondato la canzone d’autore italiana. E’ proprio Gianfranco Reverberi ad aprirgli la strada per Milano, dove entra in contatto con l’industria musicale ma anche con Giorgio Gaber e Mina che incide “Il cielo in una stanza“, ottenendo un grande successo. Un successo bissato da un altro brano, un 3/4 quasi jazzistico: “Senza fine“, interpretata da Ornella Vanoni, che all’epoca era ancora “la cantante della mala” e che vivrà con lui una lunga relazione.
Il brano ha fatto il giro del mondo ma soprattutto ha segnato l’inizio di un sodalizio durata tutta la vita celebrato qualche decennio più tardi quando, dopo un lungo periodo di crisi, Paoli e la Vanoni fecero una tournée insieme ottenendo un successo strepitoso. Negli anni ’60, in pieno boom del 45 giri, esce uno dei titoli che ha segnato la storia del costume: “Sapore di sale“, arrangiato da Ennio Morricone con il celebre assolo di sax di Gato Barbieri. Uomo tormentato, già sposato, vive una travolgente storia d’amore con Stefania Sandrelli, allora adolescente, una relazione dalla quale è nata Amanda. Poi l’11 luglio 1963 un gesto ancora oggi dai contorni misteriosi: Paoli tenta il suicidio sparandosi all’altezza del cuore. Il proiettile però non colpisce zone vitali e resta conficcato nella zona del pericardio, da dove non è mai stato estratto. Il grande successo non dura molto: nella seconda metà degli anni ’60 comincia un lungo periodo di crisi professionale e umana, segnato anche da alcol e droga, che culmina in un pauroso incidente stradale. Per il suo ritorno da protagonista bisogna attendere gli anni ’80 quando prima incide un bell’album-tributo al suo amico Piero Ciampi, “Ha tutte le carte in regola” e poi, nel 1985, riconquista le classifiche con “Una lunga storia d’amore“. L’anno dopo è la volta di “Ti lascio una canzone“, poi negli anni ’90 c’è “Quattro amici al bar“. Nel corso della sua carriera ha interpretato canzoni di Joan Manuel Serrat, Charles Aznavour, ha avuto un’intensa attività come autore, firmando per Zucchero “Come il sole all’improvviso“. Nel 1987 è stato eletto deputato nelle file del PCI. Negli ultimi anni della sua lunghissima carriera ha suonato accanto ad alcuni dei migliori jazzisti italiani, in particolare Danilo Rea, pianista di livello mondiale, che lo ha accompagnato nelle sue più recenti tournée. Personaggio schivo, poco incline alle concessioni mediatiche, interprete dallo stile tutt’altro che tradizionale, Gino Paoli resta uno dei personaggi più amati e prestigiosi della canzone italiana, l’autore di brani che fanno parte della storia del nostro Paese.
Comunicazione interna ai giornalisti componenti del gruppo: «Il cambio di proprietà già efficace»
E vendita fu. Accordo raggiunto fraExor – la cassaforte della famiglia Agnelli-Elkann – e il gruppoAntenna.
Si legge in una comunicazione interna a firma di Paolo Ceretti, presidente di Gedi, intercettata dal Sole 24 Ore. «Cari Colleghi, care Colleghe oggi è stata perfezionata la cessione del 100% del capitale di Gedi al gruppo greco Antenna. Il cambio di proprietà, che è già efficace, segue un processo di lunga negoziazione», si legge nella nota che precede la riunione in assemblea dei cdr del gruppo. A cambiare proprietà sono il quotidiano la Repubblica, i brand radiofonici Radio Deejay, Radio Capital, m2o, insieme a HuffPost Italia, National Geographic Italia, Limes e la concessionaria pubblicitaria Manzoni.
«Riteniamo – continua la comunicazione del presidente Gedi – che il passaggio della Società al Gruppo Antenna apra nuove prospettive per GEDI e per chi è impegnato nelle sue diverse attività. È in questa ottica – e cioè creare le condizioni per assicurare uno sviluppo duraturo al Gruppo, accelerandone tra l’altro la transizione digitale – che da parte del venditore è stata selezionata Antenna come acquirente, un gruppo industriale che fa dei Media il proprio core business. Gedi potrà beneficiare di un’articolata presenza internazionale del Gruppo Antenna, per aumentare la portata delle sue attività e perseguire la sostenibilità sul piano economico, mantenendo l’indipendenza editoriale che ha caratterizzato la sua storia».
In questo quadro, «in esecuzione agli accordi recentemente sottoscritti, nei prossimi mesi La Stampa uscirà dal perimetro di GEDI per entrare a far parte del Gruppo SAE, una realtà italiana in crescita, determinata a valorizzare la storia unica della testata, rafforzando il legame identitario con i suoi lettori e con il suo territorio, anche attraverso l’auspicato ingresso nel capitale – con quote di minoranza – di istituzioni e aziende del nord-ovest».
La nota si conclude con i saluti e i ringraziamenti del «Consiglio di Amministrazione, dimessosi oggi in attesa che Antenna nomini i nuovi amministratori».
Con il passaggio al gruppo greco Antenna si chiude una lunga uscita di scena, fatta di smentite, trattative esclusive, allarmi politici e tensioni nelle redazioni. La cessione di la Repubblica è il tassello conclusivo di un’operazione di di progressivo smontaggio del perimetro Gedi, già anticipato nelle settimane scorse dall’accordo separato per La Stampa con il gruppo Sae.
Per capire il peso dell’operazione bisogna tornare al dicembre 2019, quando Exor firmò l’accordo per rilevare da CIR il 43,78% di Gedi per 102,5 milioni di euro, avviando poi l’opa e prendendo il controllo del gruppo. Allora l’idea era quella di portare sotto una regia unica un grande polo dell’informazione italiana, con la Repubblica, La Stampa, radio, digital e concessionaria pubblicitaria. Sei anni dopo, il bilancio politico-industriale di quell’investimento racconta altro: Gedi resta un marchio centrale nel sistema dei media, ma per Exor è diventato un asset marginale rispetto al resto del portafoglio, mentre i conti del gruppo hanno continuato a muoversi in un contesto difficile per tutta l’editoria tradizionale.
La trattativa con Antenna non nasce ieri. Exor aveva confermato a dicembre 2025 colloqui in esclusiva con il gruppo greco, dopo mesi di indiscrezioni e interesse di altri soggetti. Da quel momento il dossier è diventato un caso politico e sindacale. Il governo, per voce del sottosegretario Alberto Barachini, ha chiesto garanzie su pluralismo e occupazione; i comitati di redazione di Repubblica e La Stampa hanno denunciato opacità, chiedendo tutele sull’indipendenza editoriale.
In parallelo, il negoziato si è trascinato ben oltre la prima scadenza di gennaio, con rinvii e ricuciture, fino alla stretta finale di marzo. Il profilo dell’acquirente aiuta a capire la portata del cambio di fase. Antenna è uno dei maggiori gruppi media greci ed è ricondotto alla famiglia Kyriakou; Theodore Kyriakou ne è il presidente e azionista di riferimento.
La comunicazione interna del presidente Gedi è stata seguita dall’annuncio dell’azienda attraverso un comunicato stampa. Nel quale si legge che «a seguito del completamento dell’operazione, Mirja Cartia d’Asero, manager di grande esperienza con un percorso consolidato alla guida di organizzazioni nei settori media e finanziario, assumerà il ruolo di Amministratore Delegato del Gruppo GEDI. Mirja lavorerà a stretto contatto con il management di GEDI per sostenere il percorso di sviluppo e internazionalizzazione del Gruppo. Mario Orfeo, direttore del quotidiano dal 2024, continuerà a ricoprire il suo ruolo alla guida di la Repubblica, garantendo continuità editoriale e gestionale, mentre Linus resterà alla guida delle attività radiofoniche»
Su questo fronte, l’accordo con SportLifeCity – società controllata al 90% dal club rossonero – era già stato raggiunto nel 2024.
Il Comune di San Donato presenta il conto al Milan dopo il tramonto del progetto di realizzazione di un nuovo stadio nell’area San Francesco. L’amministrazione comunale, come riportato da Il Giorno, ha quantificato in 74.360 euro le spese sostenute per analizzare la proposta che prevedeva la costruzione di un impianto da 70mila posti. La cifra riguarda consulenze, studi tecnici e passaggi amministrativi necessari per valutare il progetto.
Il conteggio è stato inviato alla società Sportlifecity, controllata al 90% dal Milan, sulla base di una clausola che stabiliva, in caso di mancata realizzazione dello stadio, il rimborso al Comune dei costi affrontati per incarichi esterni e attività amministrative interne, fino a un massimo di 220mila euro. La scelta di SportLifeCity– che era già stata annunciata alla fine del 2024 –non è dettata da nessun obbligo di legge, ma rientrava da tempo tra le preoccupazioni dei contrari alla costruzione dell’impianto nel Comune a sud di Milano
A rendere noto che il Municipio ha quantificato e trasmesso, «per una preliminare condivisione», l’elenco delle spese sostenute in oltre un anno di lavoro è stato il sindaco Francesco Squeri, intervenendo durante l’ultimo consiglio comunale in risposta a un’interrogazione presentata dai consiglieri del Partito democratico.
L’ipotesi di uno stadio del Milan a San Donato aveva iniziato a prendere forma nel 2024, quando si erano avuti i primi contatti tra i rappresentanti del club rossonero e l’amministrazione della cosiddetta città dell’Eni. Nel 2025 il progetto era entrato nella fase operativa con l’avvio dell’Accordo di programma, che coinvolgeva diversi soggetti istituzionali: il Comune di San Donato, la Regione Lombardia, la Città Metropolitana di Milano, oltre a FS Sistemi Urbani e Rete Ferroviaria Italiana.
Tuttavia, dopo la decisione di riportare il progetto su Milano e l’acquisto dello stadio di San Siro da parte di Milan e Inter, lo scorso gennaio il Comune di San Donato ha chiuso l’iter dell’Accordo di programma.
Resta però aperta la questione sul futuro dell’area San Francesco, un tema che continua a suscitare interrogativi anche tra i cittadini. Tra le possibili alternative emerge ora l’ipotesi della pallacanestro. I fondi statunitensi che controllano i due club milanesi — Oaktree per l’Inter e RedBird per il Milan — avrebbero infatti mostrato interesse per NBA Europe, il progetto che punta a creare una nuova lega professionistica di basket nel continente.
In questo scenario, se il fondo guidato da Gerry Cardinale fosse coinvolto nell’iniziativa, potrebbe prendere forma l’idea di costruire proprio nell’area del San Francesco un palazzetto dedicato al basket. Dal punto di vista urbanistico, l’area si presterebbe a questo tipo di intervento: il sito ha infatti una chiara vocazione sportiva esi estende su circa 300mila metri quadrati. Al momento quella legata al basket è soltanto una delle opzioni sul tavolo, ma l’amministrazione di San Donato aveva già ipotizzato che gli interessi del Milan potessero ampliarsi anche ad altre discipline sportive oltre al calcio.