Aggressione nei pressi del Tempio Voltiano. Altri tre giovani denunciati, la bandiera recuperata dalla polizia
Aggrediti e derubati della loro bandiera mentre passeggiavano sul lungolago. È quanto accaduto ieri pomeriggio a una coppia di tifosi dell’Inter nei pressi del Tempio Voltiano, alle porte dello stadio Sinigaglia.
La polizia di Stato di Como ha arrestato per furto con strappo in concorso un 32enne di Rovellasca, incensurato e appartenente a un gruppo della tifoseria comasca. Per lo stesso reato sono stati denunciati anche un 19enne di Grandate edue fratelli ventenni residenti a Luisago, anche loro senza precedenti e legati allo stesso gruppo di tifosi.
L’aggressione sul lungolago – L’episodio è avvenuto intorno alle 16. Una volante dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della questura è intervenuta nella zona del Monumento ai Caduti dopo una segnalazione arrivata al numero unico di emergenza 112.
A chiamare sono stati proprio i due sostenitori nerazzurri, che hanno raccontato di essere stati avvicinati e aggrediti da quattro tifosi del Como mentre passeggiavano nella zona del Tempio Voltiano. Durante l’aggressione i quattro avrebbero strappato loro una piccola bandiera dell’Inter.
La bandiera ritrovata al bar – Raccolte le descrizioni degli aggressori, gli agenti si sono messi subito alla ricerca del gruppo. Dopo pochi minuti i quattro giovani sono stati individuati in un bar nelle vicinanze.
Durante il controllo la polizia ha trovato la bandiera appena sottratta nella disponibilità del 32enne di Rovellasca.
Arresto e denunce – I quattro sono stati quindi accompagnati in questura. Dopo aver ricostruito l’accaduto e raccolto la denuncia delle vittime, gli agenti hanno arrestato il 32enne per furto con strappo in concorso, mentre gli altri tre sono stati denunciati a piede libero per lo stesso reato.
Informato dei fatti, il pubblico ministero di turno ha disposto per il 32enne gli arresti domiciliari in attesa del processo per direttissima.
In migliaia hanno chiesto aiuto al ministero degli Esteri, che ha organizzato diversi voli in partenza dall’Oman e dagli Emirati Arabi Uniti
Aerei di linea fermi all’aeroporto internazionale di Dubai, 1 marzo 2026 (AP Photo/Altaf Qadri)
È atterrato alle 19:25 a Milano Malpensa il volo che ha riportato in Italia i circa duecento studenti liceali che erano rimasti bloccati a Dubai, dopo l’inizio dellaguerradi Israele e Stati Uniti contro l’Iran. Lunedì sono rientrati a Roma con un volo charter altri 127 cittadini italiani, tra cui la moglie e i figli del ministro della DifesaGuido Crosetto, ma sono ancora parecchi gli italiani bloccati nei paesi del Golfo che hanno chiesto aiuto al governo per poter tornare in Italia.
Il ministero degli Esteri ha detto di aver istituito una “task force” nei giorni scorsi per gestire le richieste di assistenza (task force è un termine usato spesso dalla politica per definire unsemplice gruppo di esperti a cui viene affidato un compito: ne fu istituita una anche quando l’Iran attaccò Israele nell’ottobre del 2024). Tra le altre cose sono state aumentate le linee telefoniche di emergenza, che fino a martedì mattina avevano già ricevuto più di diecimila chiamate, stando a numeri forniti dall’unità di crisi.
Per i prossimi giorni sono stati organizzati alcuni voli per i cittadini italiani: oltre a quello con gli studenti nella notte tra martedì e mercoledì ne sono previsti altri due in partenza da Muscat, in Oman, e diretti a Roma con 300 persone, e poi due nel primo pomeriggio da Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, diretti uno a Milano e l’altro a Roma. Un altro volo è in programma mercoledì, sempre da Muscat, non si sa ancora con quanti passeggeri.
L’unità di crisi dice che la situazione è in continua evoluzione, e quindi non è facile ora sapere con esattezza quanti sono gli italiani che si trovavano nei paesi del Golfo in viaggio o per lavoro e che hanno chiesto aiuto per tornare. Secondo una ricognizione dell’unità di crisi aggiornata a lunedì mattina, nei paesi del Golfo attaccati dall’Iran gli italiani sono più di 44mila, di cui circa 30mila sono iscritti all’AIRE (Anagrafe italiani residenti all’estero). Non è detto però che tutti i 14mila restanti siano turisti o persone in viaggio per lavoro, perché alcuni potrebbero essere residenti non iscritti all’AIRE.
Tra sabato e lunedì comunque quasi undicimila italiani hanno segnalato la loro presenza alla Farnesina nei paesi del Golfo e hanno chiesto aiuto per andarsene, fa sapere l’unità di crisi. Stando a dati aggiornati a martedì mattina, l’unità di crisi stima che nella regione ci siano 9.030 turisti, di cui la gran parte (6.980) negli Emirati Arabi Uniti e poi in Oman (1.100), Qatar (841) e Bahrein (109).
Complessivamente alla Farnesina risulta che gli italiani in Medio Oriente siano più di 81mila. Trentamila sono negli Emirati Arabi Uniti e quasi 21mila in Israele: in entrambi i paesi, circa due terzi degli italiani risultano iscritti all’AIRE. La maggior parte delle richieste di tornare in Italia, 7.815, fatte tra sabato e lunedì è arrivata dagli Emirati Arabi Uniti, che sono tra i paesi del Golfo colpiti dai missili e dai droni che l’Iran sta continuando a lanciare in risposta agli attacchi statunitensi e israeliani.
A Dubai c’erano circa duecento studenti, soprattutto minorenni e provenienti da varie città italiane, che stavano partecipando a un progetto di simulazione del lavoro diplomatico organizzato dall’associazione World Students Connection. Il presidente dell’associazione, Giuseppe Cataldo, ha spiegato a Repubblica che quando sono cominciati i lanci iraniani di missili e droni il gruppo era distribuito in due hotel diversi e solo in un secondo momento sono riusciti a riunire tutti in un’unica struttura. Cataldo ha detto che il governo degli Emirati si è fatto carico delle spese e che il trasferimento ad Abu Dhabi era previsto a bordo di alcuni autobus.
La Farnesina ha fatto sapere di avere organizzato anche altri trasferimenti in autobus dagli Emirati in Oman, aggiungendo che alcuni sono già in corso. Ne sta organizzando altri da Kuwait, Bahrein e Qatar verso l’Arabia Saudita. Le istruzioni sono state inviate a chi si è registrato sull’applicazione “Viaggiare Sicuri” o ha segnalato la sua presenza in un paese della zona sulsito ufficialedel ministero. Sempre su “Viaggiare Sicuri”, le pagine relative a ciascun paese vengono aggiornate con le indicazioni da seguire per questioni di sicurezza, e anche con le informazioni su come spostarsi e sui trasferimenti organizzati dal governo italiano.
Al porto di Dubai sono ancora bloccati anche i 573 italiani che erano in crociera sulla nave Euribia della compagnia Msc. All’ANSA hanno spiegato che non hanno ancora informazioni su quando potranno tornare in Italia e che per il momento la nave resta ormeggiata dov’è.
Nel frattempo alcune compagnie aeree, come Etihad, stanno riattivando alcuni voli e altre come Emirates hanno comunicato che lo faranno nelle prossime ore, seppure in modo ancora molto limitato. Il ministero degli Esteri, ha detto il ministro Antonio Tajani, si sta coordinando con le compagnie turistiche e con le ambasciate italiane per agevolare i passaggi alle frontiere e gestire l’assistenza degli italiani negli aeroporti. Ha detto anche che è stato inviato un gruppo dell’unità di crisi a Dubai, composto da tre diplomatici, due carabinieri, due finanzieri e un rappresentante della Protezione civile.
Momenti di paura per la popolazione e numerose chiamate alla sala operativa dei vigili del fuoco
Terremoto oggi 4 marzo 2026 a Catania – fonte Ingv
Momenti di paura, oggi 4 marzo poco dopo le 7.05 a Catania, quando la popolazione ha avvertito una forte scossa di terremoto. Il sisma è stato avvertito anche in diversi paesi etnei e anche ad Augusta. Secondo la localizzazione automatica dell’Ingv il terremoto è stato di magnitudo 4.5. L’Ingv fissa l’ipocentro del sisma sull’Etna, in una zona a nord-ovest di Ragalna, a una profondità di circa 3.8 chilometri. Al momento non si hanno notizie di danni a cose o persone.
Il dirigente generale della Protezione civile regionale siciliana ha intanto disposto l’attivazione immediata di “un monitoraggio telefonico attraverso il servizio emergenza, al fine di verificare eventuali criticità presso tutti i Comuni nei quali la scossa è stata avvertita“.
Nessun intervento è stato richiesto al momento alla sala operativa dei vigili del fuoco a seguito della scossa tra i comuni di Ragalna, Biancavilla e Santa Maria di Licodia. Sono state numerose le chiamate alla sala operativa solo per richieste di informazioni.
Scuole chiuse a Catania – Scuole chiuse oggi a Catania dopo la scossa. Lo ha disposto il sindaco Enrico Trantino per motivi precauzionali. Il primo cittadino ha disposto verifiche nei plessi scolastici. “La sicurezza è al primo posto”, ha detto.