Non ci sono militari feriti, né italiani coinvolti nell’attacco dell’esercito dello Stato ebraico
Foto di repertorio LaPresse
Ancora una volta, l’esercito israeliano apre il fuoco sul contingente delle Nazioni Unite(Unifil). La forza Onu di interposizione nel sud del Libano è finita nel mirino dei tank israeliani, nella mattinata del 16 novembre.
Non ci sono militari feriti, né italiani coinvolti nell’attacco israeliano – È stata la stessa Unifil a comunicarlo con un post su X, in cui precisa che a sparare è stato un carro armato Merkava, da una postazione allestita da Israele in territorio libanese. Non ci sarebbero militari feriti né italiani coinvolti nell’attacco israeliano. L’Unifil ha precisato che “i colpi” sono “arrivati a circa cinque metri dai peacekeeper, che erano a piedi” e sono stati costretti a mettersi al riparo. Gli spari sarebbero avvenuti nel settore spagnolo, vicino a Khiam. “I caschi blu hanno chiesto alle Idf di cessare il fuoco tramite i canali di collegamento di Unifil – aggiunge una nota – Sono riusciti ad allontanarsi in sicurezza circa trenta minuti dopo, quando il carro armato Merkava si è ritirato all’interno della postazione delle Idf“.
Unifil: “Grave violazione della Risoluzione 1701” – L’Unifil ha sottolineato che “questo incidente costituisce una grave violazione della Risoluzione 1701”, che ha posto fine al conflitto del 2006 tra Israele e Hezbollah e ha anche costituito la base della tregua dello scorso novembre. Tale cessate il fuoco mirava a porre fine a oltre un anno di ostilità tra le parti, scoppiate dopo l’inizio della guerra di Gaza. In base all’accordo, Israele avrebbe dovuto ritirare le sue forze dal Libano meridionale, ma le ha mantenute in cinque aree che ritiene strategiche. Ha inoltre continuato a effettuare attacchi regolari in Libano, affermando principalmente di prendere di mira siti e operatori di Hezbollah.
Israele: “Caschi blu scambiati per sospetti a causa del maltempo” – L’incidente di domenica non è stato il primo in cui l’Unifil ha accusato Israele di mettere in pericolo le sue forze di pace. Ma Tel Aviv ha fornito la sua versione per spiegare il motivo per cui ha aperto il fuoco contro il personale Unifil. L’esercito israeliano ha ammesso in una nota di aver aperto il fuoco su due membri dell’Unifil nel Libano meridionale, ma di averlo fatto erroneamente, dopo averli identificati come una minaccia a causa delle cattive condizioni meteorologiche.
Nella nota, l’Idf ha spiegato di aver sparato ”colpi di avvertimento” contro i soldati dell’Onu a nord di Metula dopo averli classificati come sospetti, prima di confermarne l’identità. “Dopo un’analisi, è stato stabilito che i sospettati erano soldati delle Nazioni Unite che stavano effettuando un pattugliamento nella zona e che erano stati classificati come sospetti a causa delle cattive condizioni meteorologiche“, afferma l’esercito israeliano, aggiungendo che l’incidente è in fase di ulteriore esame. “Le Idf sottolineano che non hanno sparato deliberatamente contro i soldati Unifil e che la questione viene gestita attraverso i canali ufficiali militari“, aggiunge l’esercito israeliano.
L’azzurro trionfa nuovamente a Torino, batte 7-6 7-5 lo spagnolo dopo più di 2 ore di grande partita. E vince ancora una volta senza perdere neanche un set
Maestro Sinner! Batte Alcaraz dopo due set di tennis spaziale e vince ancora le Finals
Jannik, l’hai fatto un’altra volta. E questa è ancora più bella. Trionfo bis nel “torneo dei maestri”, davanti al pubblico di casa, contro il rivale dei rivali. Che film, ragazzi. I 13mila dell’Inalpi Arena, connessi con i milioni davanti alla tv, si godono l’estasi del momento: l’Italia della racchetta in cima al mondo, nell’era globale e digitale dei Big Two. Non avevamo mai avuto un tennista al primo posto della classifica. Non avevamo mai avuto un tennista con quattro Slam in bacheca. Non avevamo mai avuto un tennista vincente alle Finals. Sinner ci ha regalato tutto questo, e anche di più. Ci ha regalato la piacevole sensazione di un déjà-vu. Torino 2024 come Torino 2025 (senza perdere un set). Solo che la vittima sacrificale di oggi non è l’outsider Fritz, ma il re attuale del ranking. La finale contro Carlos Alcaraz – una ricorrenza che, soltanto quest’anno, si è ripetuta sei volte e che, credeteci, non stanca mai – è stata uno spettacolo nello spettacolo, nell’altalena di emozioni e nella qualità del gioco. Dopo essersi divisi gli Slam (Australian Open e Wimbledon a Jannik, Roland Garros e Us Open a Carlos), il “quinto” major del 2025 valeva come una sorta di bella. L’ha vinta l’azzurro 7-6 (4) 7-5, dopo 2 ore e 15 minuti, tirando fuori il quid quando la pallina scottava di più e prolungando la serie positiva a livello indoor a 31 match consecutivi: l’ultimo ko, proprio qui, nel 2023, in finale con Djokovic. È vero che lo spagnolo conclude l’anno in testa alla classifica, con 12.050 punti, contro 11.500, ma Jannik ha saltato tre mesi a causa della sospensione per il caso Clostebol e, di conseguenza, ha giocato quattro tornei in meno. Il rapporto tra punti ottenuti e tornei disputati, sebbene non valga nulla dal punto di vista ufficiale, certifica il miglior rendimento di Sinner.
Ancora in campo il fisioterapista per Alcaraz, sempre per trattare il retro della coscia destra, alla fine del primo parziale.
LA PARTITA – C’è un’atmosfera magnetica nel palazzetto. Jannik è l’idolo incontrastato, sospinto senza soluzione di continuità. Però Carlos si è ormai conquistato il rispetto di tutti, anche del pubblico italiano. Torino si mostra calorosa e, allo stesso tempo, galante. Nei primi tre giochi i ribattitori racimolano un punticino. Sul 2-2 i primi brividi: Sinner sbaglia due dritti da 30-0, poi commette doppio fallo ed è 40 pari. Una persona in tribuna accusa un malore, il gioco viene interrotto per 12 minuti per consentire i soccorsi. Alla ripresa, l’azzurro piazza una volée e un ace. Si va ai vantaggi anche nel turno dello spagnolo, che fa suo con un rovescio lungolinea utile per uscire dallo scambio. L’impressione è che nel palleggio da fondocampo, sulla resina veloce adagiata sui pannelli in legno che fanno rimbalzare bassa la palla, i colpi di Sinner facciano più male. E quando Alcaraz prova a variare col back, l’altro lo fulmina con un rovescio lungolinea. Ma entrambi sfruttano bene il servizio nei momenti che contano e il punteggio non si schioda. Sul 5-4 Alcaraz chiama il medical timeout per farsi massaggiare la coscia destra, poi si procede fino al 6-5. Serve Sinner: lo spagnolo si costruisce il set point con due variazioni sul tema (il primo drop-shot del pomeriggio e l’attacco a rete). Qui emerge tutta l’essenza dell’uomo di ghiaccio: Jannik serve la seconda a 187 km orari e cancella la palla del set, dopodiché sfrutta la combinazione servizio-dritto e una prima vincente. Si va al tie break, sul filo di un sottilissimo equilibrio, con 36 punti vinti da Alcaraz e 35 da Sinner. L’altoatesino gioca meglio in risposta e scappa 4-2, sbaglia una palla corta ma si riprende subito il mini-break, per poi far impazzire gli spettatori con un passante in lob. Il primo set è suo (7-4 al tie break, il 16° vinto su 19 giocati nel 2025). Alcaraz, rientrato in campo con una fasciatura alla coscia, sorprende il rivale facendo il break. Le percentuali di prime di Jannik crollano attorno al 50%, Carlos è avanti 3-1. Poi, sul 3-2, dopo un’ora e 42 minuti, l’italiano si procura la prima palla break dell’incontro: la trasforma con una smorzata vincente e pareggia i conti. Sinner rischia ancora al servizio, ma per sua fortuna l’avversario sbaglia l’attacco di dritto vanificando l’opportunità del contro-break. Ora la contesa è di nuovo serratissima. Il beniamino locale si aggiudica uno scambio di 24 colpi e, con il dito all’orecchio, chiama a raccolta i tifosi. Dopo quattro turni di controllo al servizio, eccoci sul 6-5 per Sinner. Un rovescio lungolinea cancella il 6-6, poi un passante attiva il matchpoint: palleggio fitto, Carlos esce dalla diagonale sbagliando il rovescio e consegnando il trofeo al rivale.
Vince Sinner! – Sinner annulla una palla del tie-break con un rovescio lungolinea vincente ad un Alcaraz che concede qualcosa di troppo, sia in termini di gioco sia in termini di errori. E così, con un passante nelle stringhe arriva a match point. Jannik va poi a chiudere con un rovescio largo dello spagnolo. E finisce lungo disteso.continua a leggere
Una data che richiama l’attenzione su cause come distrazione, velocità e guida in stato alterato, e sull’urgenza di politiche più efficaci per la sicurezza
La terza domenica di novembre è dedicata alla Giornata mondiale in memoria delle vittime della strada, istituita dalle Nazioni Unite per ricordare chi ha perso la vita in incidenti stradali e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla sicurezza. Nel primo semestre del 2025, in Italia si sono verificati oltre 82 mila incidenti con lesioni, che hanno causato circa 111 mila feriti e 1.310 decessi. Rispetto allo stesso periodo del 2024, si registra un calo del 6,8% delle vittime. Tuttavia, ogni giorno si contano in media più di sette morti sulle strade italiane, una ogni tre ore e mezza.
Dove si muore di più – Le autostrade hanno visto un aumento dei decessi, mentre le strade urbane ed extraurbane mostrano una lieve diminuzione. Il rischio resta elevato in tutte le fasce orarie, con picchi nelle ore serali e notturne. Il fattore umano è responsabile di oltre il 90% degli incidenti. Tra le cause più frequenti ci sono l’eccesso di velocità, la guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze, la distrazione al volante — spesso dovuta all’uso dello smartphone — e il mancato rispetto delle regole stradali. Proprio su questo il papa oggi all’Angelus ha ricordato “tutti coloro che sono morti in incidenti stradali causati troppo spesso da comportamenti irresponsabili. Ognuno faccia su questo un esame di coscienza“, ha chiesto il Pontefice.
Obiettivi europei ancora lontani – Dal 2001, le vittime della strada in Italia sono diminuite del 60%, ma il ritmo di miglioramento si è rallentato. Rispetto al 2019, la riduzione dei decessi è stata solo del 14,6%, ben lontana dall’obiettivo europeo di dimezzare morti e feriti gravi entro il 2030. Nel mondo, gli incidenti stradali causano oltre un milione di morti ogni anno. La giornata di oggi è un’occasione per ricordare le vittime, ma anche per rilanciare l’impegno verso politiche più efficaci, infrastrutture più sicure e comportamenti più responsabili.
Dopo una giornata complessa, oggi la Liguria si prepara per l’allerta arancione. Aggiornamenti, immagini e video della situazione oggi, domenica 16 novembre
Dopo l’allerta gialla che insiste da ieri, oggi alle 12 Genova è entrata in allerta arancione che, prorogata, durerà fino alla mezzanotte, poi ancora allerta gialla fino alle 8 di domattina.
La sindaca del capoluogo ligure, Silvia Salis, ha lanciato un appello invitando i cittadini a restare a casa in queste ore complicate.
Gli aggiornamenti in tempo reale: strade chiuse, allagamenti, alberi caduti – Ecco tutti gli aggiornamenti in diretta di oggi, domenica 16 novembre.
Intorno alle 13,45 è stata chiusa la via Aurelia in zona Pizzo ad Arenzano, misura che Anas intraprende per motivi di sicurezza con l’allerta arancione combinata alla pioggia forte. L’unico modo per spostarsi per/da Genova è prendendo l’autostrada A10 (ricordiamo che ancora oggi la circolazione ferroviaria tra Cogoleto e il nodo di Genova è ferma per lavori).
Verso le 13 i vigili del fuoco stanno operando in via dei Mille per un grosso ramo di albero caduto.
Alle 11,40 via Tortona è stata chiusa per un albero caduto all’altezza del civico 50. La strada è stata riaperta per le 12,40.
Alle 10,45la polizia locale segnala acqua sulla carreggiata della sopraelevata Aldo Moro: “Prestare attenzione”.
Alle 10,30 piazza Palermo, in centro, è attraversata da un “fiume” d’acqua proveniente dalla galleria Goffredo Mameli. La strada, in pendenza, rende il tratto terminale di via Barabino verso la piazza una vera piscina.
Alle 10,15 i vigili del fuoco sono ancora all’opera in viale alla Pineta per rimuovere un albero caduto che ha lasciato senza elettricità alcune famiglie. La strada risulta chiusa all’altezza del civico 30 r.
Poco prima delle 9, allagamenti anche in via Rossini, all’imbocco del ponte Polcevera. Il presidente del Municipio Valpolcevera, Michele Versace, ha reso noto che è stato richiesto l’intervento dell’autospurgo, segnalando anche accumuli d’acqua e fango nelle zone collinari, tra via Maritano e Linneo.
Alle 8,50si segnalano allagamenti sulla strada in via Rubaldo Merello.
Alle 8,30la polizia locale ha chiuso il sottopasso di via Milano, in direzione via Milano vecchia, per allagamento. Resta aperto in direzione via di Francia.
Alle 7,30 la protezione civile di Genova ha segnalato forti rovesci in corso sulla Val Bisagno: “Prestare attenzione e seguire gli aggiornamenti“.
Permane la chiusura del sottopasso di via Brin.
Cento richieste di soccorso ai vigili del fuoco nella notte – Oltre 100 le richieste di soccorso arrivate ai vigili del fuoco nella notte per il maltempo, fortunatamente di minore entità rispetto a quelli di ieri.
È terminata prima dell’alba la rimozione dell’albero che gravava su via Lamberto Loria, un pino di grosse dimensioni.
Pegli, oltre 150 metri cubi di terra rimossi – Aster nel frattempo ha lavorato senza sosta per garantire sicurezza e viabilità. Nella notte in via Niccolosio da Recco, a Pegli, le squadre sul posto nella notte hanno rimosso i detriti della frana: oltre 150 metri cubi di terra e pietre rimossi.
Numerosi interventi anche in altre zone della città come via Calda, dove è stato messo in sicurezza un tratto interessato dal cedimento di un muro.
Intanto il settore verde di Aster è attivo su tutto il territorio, impegnato nella gestione di alberature e aree verdi colpite dal maltempo con gli interventi più complessi in via Martiri e questa mattina in viale alla Pineta, per una grande pianta in bilico sulla strada.
I danni di sabato – Il maltempo ha iniziato a flagellare il territorio ieri causando svariati danni tra allagamenti, l’esondazione del rio Fegino, alberi pericolanti, smottamenti, muri crollati, downburst e trombe d’aria che hanno causato anche la caduta di container al porto di Pra’. Particolarmente colpite le zone del ponente genovese e della Valpolcevera.
Il tutto reso ancora più complesso da un allagamento che ieri mattina ha implicato la chiusura della via Aurelia ad Arenzano, contemporaneamente al blocco dell’A10 causa incidente e allo stop dei treni (anche oggi) per lavori: una serie di circostanze che hanno provocato almeno mezza giornata di completa paralisi del traffico a ponente.
Paura anche, in serata, per tre ragazzi che risultavano dispersi ma che alla fine sono riusciti a tornare a casa autonomamente: avevano il cellulare scarico e non erano riusciti a contattare le famiglie.
Divieti e chiusure a Genova – Viste le condizioni critiche e i danni al territorio, il Coc di Genovagià da sabato sera ha introdotto il divieto di transito a motocicli, mezzi telonati e furgonati sulla sopraelevata.
Da stamattina, e già in allerta gialla, per motivi precauzionali sono chiusi parchi, giardini e cimiteri su tutto il territorio comunale. Chiusi tutto il giorno Museo del Risorgimento, Museo Archeologico e Muce-Museo Certosa di Genova.
In via Nicoloso da Recco, a Pegli, nell’area interessata dal crollo di un muraglione, permangono le criticità legate allo smottamento, numerosi i nuclei familiari della zona privi del servizio di distribuzione gas: ieri è stata attivata la protezione civile comunale per l’eventuale fornitura di cibo e acqua.
Sempre a Pegli, per motivi di sicurezza, chiusura temporanea di via Beato Martino da Pegli a causa del distacco dei tiranti dei lampioni dell’illuminazione pubblica.
Fino al termine dell’allerta meteo restano chiusi i sottopassi pedonali e il sottopasso di Brin.
Si segnala il divieto di sosta:
su entrambi i lati di via Pontetti, fino all’intersezione con il civico 14C di via Isonzo. Rimozione forzata dei veicoli inadempienti.
in via Percy Bysshe Shelley, tratto compreso tra il civ. 161 e l’intersezione con via Monaco Simone e lungo l’asse principale nel tratto compreso fra i civici 15 e 79. Rimozione forzata dei veicoli inadempienti.
Vietato il transito pedonale sulla passerella di passo Carlineo sul torrente Chiaravagna.
Per tutta la durata dell’allerta arancione prosegue il monitoraggio dei principali corsi d’acqua del territorio comunale da parte dei volontari di protezione civile e della polizia locale.
I parcheggi: cosa succede con l’allerta arancione – A Genova, i possessori di tagliandi Blu Area A (Foce), B (Foce), C (Bassa Val Bisagno), R (San Fruttuoso) e T (Marassi) che abbiano opzionato le suddette zone come prima scelta, e i possessori dei tagliandi Blu AreaFB e FC, in concomitanza dello stato di allerta arancione possono parcheggiare gratuitamente in tutte le zone Blu Area, a partire da 3 ore prima della decorrenza dell’allerta e fino alle ore 12 del giorno successivo della cessata allerta.
La disposizione è valida anche per i residenti di via Fereggiano e corso De Stefanisnon in possesso del tagliando Blu Area (che dovranno esporre la carta di circolazione, in originale o in copia).
La madre: ‘Ha bisogno di voi’. Oggi un evento a Milano
Alberto Trentini
n anno senza Alberto Trentini, il cooperante veneziano di 46 anni detenuto in un carcere di Caracas.
Trecentosessantacinque giorni praticamente senza contatti con l’Italia, tranne rare eccezioni, e senza conforti lì in Venezuela. Senza accuse, soprattutto: il processo a suo carico non è mai stato formalizzato e l’accusa parla di una generica “cospirazione”.
Oggi sabato 15 novembre, proprio in occasione del suo arresto, avvenuto il 15 novembre 2024, ci sarà un evento a Milano: una conferenza stampa fissata alle 12 nella sala stampa del Comune di Milano per una nuova mobilitazione, affinché Alberto venga liberato.
L’incontro è stato preceduto da un nuovo appello della madre del cooperante, Armanda Colusso Trentini. “È passato un anno da quando Alberto è stato arrestato in Venezuela, un anno di attesa insopportabile per lui e per noi” ha scritto mamma Armanda sulla prima pagina di Repubblica. “Domani ci incontreremo a Milano per parlare ancora una volta di lui. E chiedo a voi tutti di non stancarvi mai di farlo, perché solo una forte pressione mediatica può convincere chi ha il potere ad agire e riportarlo finalmente a casa. Alberto ha dedicato la sua vita agli altri e ora è lui ad aver bisogno di voi: scrivete, parlatene, insistete, perché chi deve decidere lo faccia senza più tentennamenti, come è successo per altri nostri connazionali“.
Alberto lavorava con la ong francese per disabili ‘Humanity and Inclusion’ e ha dedicato la sua vita agli altri. Come hanno ricordato in una nota gli organizzatori dell’evento milanese, “ha un’esperienza pluridecennale nel campo della cooperazione internazionale, ha operato in più occasioni in zone di crisi e vari territori del mondo portando le sue competenze“. Davvero una vita per gli altri, dunque, e ora è giusto che “gli altri” si mobilitino per salvargli la vita, visto che “dal momento del suo arresto – si legge ancora nella nota – Alberto è rinchiuso in carcere e ha potuto usufruire di rarissimi e brevissimi contatti con la famiglia, gli avvocati e i rappresentanti consolari“. All’incontro di domani, coordinato dal presidente dell’Associazione Articolo 21 Beppe Giulietti, parteciperanno la madre di Alberto e l’avvocata Alessandra Ballerini. Saranno presenti anche Paolo Perucchini, presidente dell’Associazione lombarda dei giornalisti, e Riccardo Sorrentino, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia.
Ecco una sintesi della storia di Alberto Trentini, cooperante italiano detenuto nelle carceri venezuelane:
Chi è: Alberto Trentini è un operatore umanitario italiano che lavora per l’ONG Humanity & Inclusion, specializzata nell’assistenza a persone con disabilità.
Arresto: È stato fermato il 15 novembre 2024 mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito.
Dove è detenuto: È rinchiuso nel carcere El Rodeo I, nel distretto di Miranda, alla periferia di Caracas.
Accuse: Le autorità venezuelane lo accusano di “cospirazione” o “terrorismo”, ma secondo la famiglia e i suoi avvocati non sono mai state formalizzate imputazioni chiare.
Condizioni di detenzione:
Nei mesi iniziali è stato tenuto in isolamento.
Ha potuto chiamare la sua famiglia solo dopo diversi mesi: la prima telefonata ai genitori è avvenuta a maggio 2025.
Ha ricevuto una visita dell’ambasciatore italiano dopo circa 10 mesi.
Intervento internazionale:
La Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) ha concesso misure cautelari su suo favore, indicando che la sua situazione rappresenta un rischio grave per la sua integrità.
L’Italia ha mobilitato la diplomazia: è stato nominato un inviato speciale per seguire il caso e ci sono appelli parlamentari per il suo rilascio.
Mobilitazione familiare: La madre di Trentini, Armanda Colusso, ha lanciato appelli pubblici e ha chiesto più pressione diplomatica affinché venga liberato.
Posizione del governo venezuelano: Secondo Caracas, Trentini “ha un avvocato ed è sotto processo”, e le sue condizioni sarebbero rispettate.
Criticità: Il carcere El Rodeo è noto per le condizioni problematiche e per denunce su violazioni dei diritti umani.
Maltempo in Liguria: un violento temporale ha colpito durante la notte il Ponente genovese e la Val Polcevera. All’alba una frana è caduta sull’Aurelia all’altezza di Vesima, interrompendo la circolazione. Numerosi gli allagamenti tra Val Polcevera e Sampierdarena, dove alcuni sottopassi sono stati chiusi. Una bomba d’acqua nell’Imperiese ha causato decine di allagamenti e la perturbazione sta ora interessando anche la zona di Ventimiglia. Per il Centro-Ponente ligure resta in vigore l’allerta gialla per temporali: fino alle 15 nell’Imperiese e fino alle 18 nella provincia di Genova.
Temporali forti su Liguria, frane e traffico in tilt nel Ponente – Piogge molto intense sulla Liguria, effetto delle strutture temporalesche che dalla notte stanno sferzano il settore centrale della Regione, in allerta meteo gialla fino alle 18 con possibili prolungamenti e modifiche allo studio in queste ore. Un sabato difficile con allagamenti puntuali a Genova città, tra cui il sottopasso di Brin, quello di via Milano e via Perlasca. In mattinata chiusure a singhiozzo nel ponente sull’Aurelia in direzione di Arenzano per una frana all’altezza della galleria del Pizzo. Sempre per ilmaltempo un mezzo pesante in transito sull’autostrada A10 si è intraversato causando il blocco delle carreggiate in direzione Genova. Lunghe code e traffico in tilt per chi arriva da ponente diretto nel centro città, il tratto autostradale è stato chiuso per ripristini con possibili riaperture nel primo pomeriggio.
Frana sulla Aurelia, chiusa la Statale 1 ad Arenzano – La strada statale 1 Aurelia è provvisoriamente chiusa all’altezza di Arenzano, in provincia di Genova, a causa della presenza di detriti e fango sulla carreggiata. Lo comunica Anas precisando che il traffico, all’altezza del km 547,450, è deviato in entrambe le direzioni.I tecnici e le squadre Anas sono intervenuti per la gestione della viabilità, per valutare gli interventi necessari a ripristinare la sicurezza e quindi riaprire al traffico nel più breve tempo possibile.
A Genova torrenti sotto livello massima – Malgrado le forti precipitazioni registrate nelle scorse ore sul ponente di Genova, il livello dei principali corsi d’acqua (Leira, Cerusa, Varenna, Branega, San Pietro) rimane al di sotto delle soglie idrometriche di guardia. Lo rende noto il Comune di Genova dopo l’allerta gialla per temporali scattata a mezzanotte. Chiusi i sottopassi di Brin e via Degola dove sono presenti presìdi della Polizia Locale e delle squadre di Protezione Civile, impegnati anche nel monitoraggio dinamico del territorio. La frana di via Rubens, verificatasi all’altezza della galleria Pizzo, non ha interessato il territorio comunale . La sindaca Silvia Salis è in contatto costante con la Sala Emergenze della Protezione Civile dove è presente l’assessore Massimo Ferrante.
Nuove piogge in arrivo, domani allerta arancione dalle 12 – Prosegue la fase perturbata che sta interessando la regione in queste ore, in estensione su domani con un’ulteriore intensificazione del maltempo e temporali ancora forti e persistenti: la Liguria si prepara a veder aumentare l’allerta meteo da gialla ad arancione a partire dalle 12 di domani per i bacini piccoli e medi in tutti i settori. Osservati speciali i torrenti e i corsi d’acqua, non si escludono innalzamenti repentini dei livelli idrometrici nelle diverse aree regionali.
Almeno tre le vittime. Ipotesi malore del conducente
Diversi feriti e morti in un incidente stradale avvenuto a Stoccolma, in Svezia. Un autobus si è scontrato contro una fermata per mezzi pubblici nel centro della capitale. Sul luogo dello scontro sono arrivati i soccorsi e forze dell’ordine. “L’autobus non era in servizio e a bordo c’era solo l’autista“, ha dichiarato Mathias Häglund, comandante dei vigili del fuoco. Il conducente è stato interrogato e la causa dell’incidente potrebbe essere un suo malore, secondo fonti che hanno parlato con il quotidiano svedese Expressen. L’autista è stato arrestato e l’incidente è stato classificato come omicidio colposo aggravato. Il numero totale dei morti e dei feriti resta al momento incerto, secondo i media sarebbero tre i morti e diversi i feriti.
“Dobbiamo scoprire cosa è successo. La persona è stata arrestata e sarà interrogata. Poi vedremo se verrà rilasciata o trattenuta“, ha affermato la portavoce della polizia, Nadya Norton, citata dal quotidiano locale Svenska Dagbladet.
Il premier svedeseUlf Kristersson ha espresso il suo cordoglio alle vittime dell’incidente: “Sono stato raggiunto dalla tragica notizia che diverse persone sono morte e ferite a una fermata dell’autobus nel centro di Stoccolma. Persone che forse stavano tornando da familiari e amici o verso una tranquilla serata a casa. Non ne conosciamo ancora la causa, ma in questo momento i miei pensieri sono rivolti soprattutto alle persone colpite e ai loro familiari“, ha affermato il capo di governo in un messaggio rilanciato da Svt.
Domenica, il difensore centrale si è rotto il legamento crociato per la terza volta in carriera
Le sofferenze di Zinho Vanheusden sembrano non avere fine. Domenica, il difensore centrale si è rotto il legamento crociato per la terza volta in carriera. Si tratta del legamento crociato del ginocchio sinistro, lo stesso che si era rotto anche otto anni fa mentre giocava per l’Inter.
Dal sito ufficiale del Marbella
l difensore 26enne si è trasferito in Spagna la scorsa estate nel Marbella, club di terza divisione. Ma le cose sono andate male dopo sole due partite, a causa di un edema al ginocchio sinistro. Vanheusden ha saltato quattro partite di campionato e successivamente ha giocato quattro volte – tre delle quali per tutti i 90 minuti – con la sua squadra spagnola. Ma domenica scorsa, nella partita di campionato contro l’Alcorcon, le cose sono andate male. L’ex Inter verrà ora sottoposto a un altro intervento in Belgio e dovrà poi affrontare altri sei-otto mesi di riabilitazione. “Resta da vedere se questo significhi la fine definitiva della sua carriera“, si chiedono in Belgio.
I portoghesi, sconfitti 2-0 a Dublino, ora dovranno battere l’Armenia per centrare la qualificazione. Doppietta di Mbappé nel 4-0 dei Bleus all’Ucraina. Albania certa dei playoff ai danni della Serbia
Cade a sorpresa il Portogallo, battuto 2-0 dall’Irlanda che riapre totalmente i discorsi qualificazione nel gruppo F. Follia di Cristiano Ronaldo, che all’ora di gioco tira una gomitata sulla schiena di un avversario e viene espulso su richiamo al Var dell’arbitro (primo rosso per il fuoriclasse con la maglia della nazionale). Al momento dell’uscita dal campo, CR7 viene anche deriso dal pubblico dell’Aviva Stadium. Portogallo che dovrà vincere la prossima ed ultima contro l’Armenia per conquistare la qualificazione diretta. Chi vola al Mondiale è la Francia, che batte 4-0 l’Ucraina grazie alla doppietta di Mbappè e ai gol di Olise ed Ekitike. Asllani segna e regala i playoff all’Albania con un turno di anticipo: 1-0 all’Andorra. Ne fa le spese la Serbia, che perde contro l’Inghilterra 2-0 ed è fuori: decidono Eze e Saka.
Super Gud – Nei match delle 18, l’Islanda viene trascinata ancora una volta da Albert Gudmundsson, che si conferma un altro giocatore rispetto a quello di Firenze: gol e assist nel 2-0 all’Azerbaijan. Gli islandesi sono secondi e ancora in corsa per i playoff nel gruppo D. L’Ungheria vince a domicilio sull’Armenia (0-1): nel gruppo F si giocherà tutto all’ultima giornata. Qui le classifiche.
Cristiano Ronaldo espulso col VAR per una gomitata: la reazione di CR7 è inqualificabile
Serata folle per il campione portoghese: prima sbeffeggia i tifosi poi si rende protagonista di un atto violento che gli costa il cartellino rosso. E quando esce dal campo ha un battibecco nei pressi del tunnel. Adesso rischia la stangata.
Cristiano Ronaldo ha perso letteralmente la testa nella serata in cui il Portogallo avrebbe potuto chiudere il discorso qualificazione ai Mondiali. Il cartellino rosso rimediato (il primo della carriera alla 226ª in nazionale) per aver rifilato una gomitata a un avversario a palla lontana scandisce il nervosismo e l’atteggiamento biasimevole di CR7, che in precedenza aveva addirittura sbeffeggiato i tifosi avversari mimando il gesto del pianto. Non è finita: ha anche un battibecco mentre abbandona il terreno di gioco, il tutto accompagnato da un altro cenno eloquente e qualcosa del tipo “parli, parli, parli… vediamo se ci vai ai Mondiali“. Sulla sconfitta per 2-0 contro la Repubblica d’Irlanda ci sono la faccia e i gesti deplorevoli del cinque volte Pallone d’Oro che sarà punito con una squalifica di almeno due giornate.
Un ko indigesto anche per non aver chiuso con una giornata di anticipo il discorso qualificazione ai Mondiali. Dopo la vittoria per 1-0 dell’Ungheria contro l’Armenia, il Portogallo aveva bisogno di una vittoria in Irlanda e invece è stato battuto rinviando alla sfida di domenica con l’Armenia ogni ambizione. I lusitani hanno due punti di vantaggio sull’Ungheria e tre sull’Irlanda, che si affronteranno nel confronto diretto. Non possono permettersi altri passi falsi.
CR7 colpisce un avversario a palla lontana, rosso col VAR – Cosa ha fatto il campione lusitano per meritare l’espulsione? Le immagini della diretta hanno mostrato cosa è successo al 16° del secondo tempo: si trovava nell’area rivale e, a contatto col difensore Dara O’Shea, lo colpisce con una gomitata. Inizialmente il direttore di gara estrae il cartellino giallo ma dalla cabina di regia gli suggeriscono di rivedere a bordo campo l’episodio: la review dura poco, il tempo di sincerarsi dell’accaduto poi cambia il colore e il giallo diventa rosso.
A Modena i medici di base che prescriveranno meno visite specialistiche o esami di laboratorio avranno dall’Ausl un incentivo economico di 1,2 euro per ogni assistito all’anno. In media, avendo ogni studio 1.500 iscritti, il premio raggiungerà i 1.800 euro. Lo prevede un accordo siglato dall’azienda sanitaria con i medici di medicina generale, rappresentati dalla Fimmg, “per promuovere l’appropriatezza delle prescrizioni”. I medici dovranno contenere il numero di prescrizioni di visite ed esami specialistici entro un margine di circa 25% rispetto a quelle effettuate nel 2024. Le prestazioni coinvolte riguardano dodici tipologie di esami e visite specialistiche, fra cui: chirurgia vascolare, dermatologia, fisiatria, gastroenterologia, oculistica, otorinolaringoiatria, pneumologia, urologia, nonché tac, risonanze magnetiche, gastroscopie e colonscopie.
1 – L’obiettivo è prescrivere meglio – L’orizzonte dell’intesa, spiega l’Ausl, è il concetto che prescrivere visite ed esami giusti, per i pazienti giusti, ovvero quelli che ne hanno necessità, significa usare in modo responsabile ed efficiente le risorse sanitarie. “L’obiettivo – spiega il direttore generale dell’Ausl – non è indurre i medici a prescrivere indiscriminatamente ’meno’. Bensì fornire strumenti e dati per valutare, come singoli e come comunità professionale, come e dove si può prescrivere ’meglio’, incentivando ad essere virtuosi. Anche quando ciò significa dover spiegare a un cittadino che l’esame che sta chiedendo non è veramente necessario, che è una parte molto difficile della relazione medico-paziente”.
2 – Il nodo delle indicazioni degli specialisti – Insomma, per il direttore dell’Ausl il provvedimento è “innovativo” e se da una parte alcuni medici di base hanno aderito, altri hanno espresso forti perplessità, sottolineando che gli obiettivi incentivanti non sono direttamente governabili dai medici di medicina generale, poiché molte prescrizioni derivano da indicazioni specialistiche o da richieste dei pazienti.
3 –Presentata un’interrogazione di FdI – Sul tema c’è un’interrogazione di Fratelli d’Italia, a prima firma Annalisa Arletti, che chiede alla Regione di fare “un’attenta riflessione”, chiarendo “se intende estendere tale modello anche in altre Aziende sanitarie del territorio”.
“Gli effetti potenziali del provvedimento sulla qualità delle cure, sull’appropriatezza clinica e sui tempi di accesso alle prestazioni specialistiche da parte dei cittadini sono aspetti fondamentali da tenere in considerazione” ha puntualizzato FdI, che chiede se “siano stati condotti o siano in corso studi di impatto o analisi comparative per verificare l’effettiva correlazione tra incentivi economici e miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva”. “Il provvedimento – ha aggiunto Arletti – rischia di minare la fiducia del cittadino nei confronti del medico il quale, agli occhi del paziente, potrebbe assumere decisioni per andare nella direzione di percepire l’incentivo economico”.
L’emergenza Allarme dalla casa circondariale. Alcuni agenti isolati all’interno della struttura, ma in sicurezza
La rivolta dei detenuti al carcere del Bassone
Como – Tre agenti feriti e un detenuto, quest’ultimo in gravi condizioni. Sono le prime conseguenze della rivolta scoppiata all’interno del carcere del Bassone nel pomeriggio di oggi (giovedì 13 novembre). Un gruppo di detenuti ha dato vita a una vera e propria sollevazione che ha costretto diversi agenti della Polizia penitenziaria ad asserragliarsi all’interno della casa circondariale: sono in sicurezza, in attesa dell’arrivo dei rinforzi.
Tre agenti sono però rimasti feriti ma non sarebbero gravi; più serie invece le condizioni di un detenuto, trasportato d’urgenza all’ospedale di Monza.
Al Bassone sono accorse numerose ambulanze. Rinforzi della Polizia penitenziaria stanno accorrendo dal Provveditorato regionale di Milano e da altri istituti lombardi.
In mattinata, sempre al Bassone, secondo il sindacato della Polizia penitenziaria UIlpa sarebbe stato sventato un tentativo d’evasione.
Per il presidente dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo, «la sicurezza è un investimento». Il bonus arriverà in automatico. Restano invariate le aliquote in aumento nei casi di malus.
Un ulteriore sconto di sette punti sul tasso di premio, di cui potranno beneficiare tutte quelle aziende che hanno registrato un andamento favorevole di infortuni e malattie professionali, trascorsi i primi due anni dalla data di inizio dell’attività. Una misura importante, che vale oltre 500 milioni di euro solo il prossimo anno – ci racconta, in anteprima, il presidente dell’Inail, l’economista Fabrizio D’Ascenzo, a qualche giorno dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (Serie generale n. 254 del 31 ottobre 2025, ndr) del nuovo decreto Sicurezza (il Dl 159 del 2025), voluto dal governo Meloni, e in particolare dal ministro del Lavoro, Marina Calderone -. Sono molto soddisfatto del varo di questo provvedimento, frutto di un lavoro di confronto e partecipato. L’Inail riconoscerà automaticamente il bonus, senza alcun onere di domanda da parte delle aziende».
1 – In che cosa consiste lo sconto – Entrando nel dettaglio, la proposta di revisione delle aliquote di “oscillazione in bonus” per andamento infortunistico, ha proseguito D’Ascenzo, «prevede un incremento della misura della riduzione di 7 punti percentuali passando da un range di aliquote che va dal 7% al 30% a un range che va dal 14% al 37%. Restano invariate invece le aliquote in incremento in caso di malus. Il messaggio è chiaro: si valorizzano le aziende che investono nella sicurezza, così potranno ricevere un vantaggio economico concreto».
2 – L’andamento degli infortuni – L’andamento degli infortuni e delle malattie professionali viene osservato ogni anno per determinare l’aliquota di oscillazione del tasso medio di tariffa per andamento infortunistico e quindi il tasso applicabile per il pagamento del premio assicurativo. Tutte le aziende che presentano i requisiti previsti dalla legge beneficiano del bonus, senza alcun limite di disponibilità di risorse. I criteri per la determinazione delle aliquote di oscillazione sono disciplinati dagli articoli 19 e 20 del decreto ministeriale 27 febbraio 2019 e si basano sul confronto tra la sinistrosità delle lavorazioni aziendali assicurate e la sinistrosità media nazionale delle medesime lavorazioni, tenuto conto della dimensione aziendale. Nell’ultimo periodo le aziende destinatarie della riduzione sono state circa il 60%.
3 – Come viene calcolato il bonus – In questo quadro si innesta il nuovo intervento. Il cosiddetto “bonus” per aziende virtuose, ha spiegato D’Ascenzo, «è collegato all’osservazione in un triennio dell’andamento infortunistico dell’impresa dopo i primi due anni di attività e consiste, come detto, in una riduzione percentuale del tasso medio di tariffa relativo alla lavorazione esercitata nella quale sono assicurati i dipendenti. Questa percentuale (oscillazione in riduzione del tasso medio) varia in base ai lavoratori-anno del triennio assicurati nella posizione assicurativa territoriale dell’azienda (PAT). Ebbene, il bonus scatta quando l’andamento infortunistico del triennio è favorevole. L’andamento infortunistico dell’azienda è valutato dall’indice di sinistrosità aziendale, che è il rapporto tra le conseguenze degli eventi lesivi calcolate con il parametro delle giornate lavorative equivalenti e i lavoratori-anno del triennio».
4 – Come funziona il meccanismo – Il meccanismo funzionerà così. L’Inail tra ottobre e novembre di ogni anno verifica l’andamento infortunistico delle aziende, calcola e comunica al datore di lavoro il tasso ridotto da utilizzare per calcolare il premio da versare entro il 16 febbraio dell’anno successivo. La percentuale di riduzione del tasso medio è predeterminata. Per le imprese più piccole (lavoratori-anno del triennio inferiori o uguale a 50) la percentuale di riduzione del tasso è del 7%, 11%, 14%, 18% e 21%. Per le aziende medie(lavoratori-anno del triennio inferiori o uguali a 100) la percentuale di riduzione è dell’8%, 12%, 16%, 20% e 24%. Per le aziende più grandi (lavoratori-anno del triennio maggiori o uguale a 100,01) la percentuale è del 10%, 15%, 20%, 25%, 30%. Attualmente possono beneficiare del bonus tutte le aziende con dipendenti della gestione Industria con andamento infortunistico favorevole. L’oscillazione in riduzione non si applica ai premi fissi unitari, tra cui quelli dei lavoratori autonomi artigiani, e ai contributi delle aziende agricole.
«Per consentire alle aziende virtuose di beneficiare della riduzione del premio già nell’anno 2026 – ha detto ancora D’Ascenzo – si sta valutando, d’intesa con il ministero del Lavoro, di applicare le nuove aliquote di oscillazione in bonus per andamento infortunistico in attesa dell’adozione del decreto interministeriale previsto dal Dl 159».
Commento alessandro54
Si continua a barattare la vita umana per una manciata di soldi. Gli sconti sui premi assicurativi e gli incentivi economici rischiano di far dimenticare ciò che dovrebbe essere ovvio: la sicurezza sul lavoro non è un costo da ridurre, ma un dovere da rispettare. La vita è sacra, e va tutelata sempre, a prescindere da qualsiasi tornaconto economico. Nessuno dovrebbe morire o essere abbandonato solo perché qualcuno vuole risparmiare. Il vero segno di civiltà non è nello sconto, ma nel rispetto per chi lavora.
Il 21 novembre è in programma il voto sull’introduzione di un salary cap, una mossa che rischia di portare allo scontro con il sindacato dei giocatori.
La Premier League potrebbe trovarsi in guerra con i propri giocatori se decidesse di andare avanti con i piani per introdurre un nuovo “salary cap”.
Secondo quanto riportato da The Times, la Professional Footballers’ Association (PFA) incontrerà la prossima settimana i capitani di tutti i 20 club della massima serie, prima del voto sul cosiddetto “anchoring” nella prossima riunione degli azionisti della Premier League, prevista per il 21 novembre.
Manchester United e Manchester City si sono già espresse contro la proposta dell’anchoring, che limiterebbe la spesa a cinque volte l’importo versato dalla Premier League in premi e diritti televisivi al club classificato ultimo. Per fare un esempio, in base alla stagione 2023/24, quando lo Sheffield United si era piazzato al 20° posto ricevendo 109,5 milioni di sterline, il limite massimo sarebbe quindi di 550 milioni di sterline.
Ma la PFA ha anche minacciato un’azione legale qualora la Premier League votasse a favore di tale misura, avendo già ottenuto il sostegno di diversi giocatori di primo piano e di alcuni tra gli agenti più influenti del calcio inglese.
Secondo il Times, il sindacato dei calciatori avrebbe inoltre già avviato colloqui con membri di spicco della Nazionale inglese, ma l’incontro della prossima settimana potrebbe rivelarsi ancora più significativo, poiché coinvolgerà anche i capitani di club considerati più favorevoli all’anchoring. Quando le società avevano votato per la prima volta sulla questione lo scorso anno, l’Arsenal, attuale capolista della Premier League, figurava tra i 16 club che avevano dato parere positivo all’esplorazione di questa opzione.
Se queste nuove misure venissero approvate il prossimo 21 novembre, alcuni club le violerebbero immediatamente, trovandosi costretti a ridurre le spese con un impatto diretto sui calciatori, rappresentati dal sindacato PFA. Secondo l’associazione, la Premier League non avrebbe rispettato le procedure di consultazione previste, e per questo la PFA ha già fatto sapere che impugnerà legalmente le nuove norme, qualora entrassero in vigore.
Gli oppositori del salary cap sostengono che danneggerebbe la competitività internazionale delle squadre inglesi. Quasi la metà dei club di Premier League partecipa quest’anno alle coppe europee: imporre volontariamente un limite interno verrebbe interpretato da molti come un atto di autolesionismo economico.
Maheta Molango, amministratore delegato del sindacato dei calciatori inglesi, ha inoltre ricordato che il dibattito sul tetto agli stipendi si alimenta anche di un sentimento popolare: molti tifosi pensano che nel calcio moderno circoli troppo denaro. Tuttavia, ha sottolineato, la percezione è falsata dagli stipendi delle star della Premier League, che non rappresentano la realtà della maggior parte dei giocatori professionisti, spesso attivi in League One o Two, con carriere brevi e contratti precari.
L’ex proprietario del Milan ancora nel mirino dei creditori in Asia: a gennaio andrà in scena la prima udienza per la liquidazione di una delle holding usate nell’operazione per acquisire il club rossonero.
(Foto: MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)
L’ex proprietario del Milan Yonghong Li è ancora inseguito dai creditori. Secondo documenti ufficiali del Tribunale di Hong Kongconsultati da Calcio e Finanza, infatti, l’uomo d’affari cinese è stato dichiarato in bancarotta lo scorso luglio per un debito non pagato da 280 milioni di dollari, con l’udienza per la procedura di liquidazione fissata il prossimo gennaio.
Nel dettaglio, infatti, la decisione è arrivata lo scorso luglio al termine di un procedimento promosso da cinque fondi d’investimento con sede alle Isole Cayman, controllati indirettamente da China CITIC Financial AMC International Holding Limited, gruppo statale cinese quotato alla Borsa di Hong Kong.
Al centro della vicenda vi è un debito di 289,17 milioni di dollari (circa 250 milioni di euro) riferito alla garanzia personale che Li aveva sottoscritto nel 2017 in favore dei fondi per l’emissione di bond da 150 milioni di dollari, attraverso cui venne finanziato l’acquisto del Milan da Fininvest. La società emittente dei bond era la Rossoneri Advance Co. Limited, una delle strutture offshore utilizzate da Li per controllare il club, per cui nei giorni scorsi è stata ufficialmente chiesta la liquidazione.
Yonghong Li dichiarato fallito: la sentenza del Tribunale – Secondo la sentenza, il Tribunale di Hong Kong – presieduto dalla giudiceLinda Chan– ha respinto le contestazioni presentate dall’ex patron rossonero. Li aveva cercato di opporsi all’ordine di fallimento sostenendo da un lato che non gli fosse mai stata notificata una «valida richiesta di pagamento», e dall’altro che l’importo del debito fosse stato calcolato in modo errato.
Il tribunale ha ritenuto entrambe le argomentazioni«prive di fondamento», sottolineando che «la garanzia firmata da Li prevedeva una responsabilità«come debitore principale», dunque non subordinata ad alcuna richiesta scritta. Anche eventuali discrepanze nei calcoli degli interessi o nei pagamenti già effettuati – spiegano i giudici – non intaccano la sostanza della vicenda: il debito rimane ampiamente superiore ai 160 milioni di dollari, e il debitore non ha dimostrato di avere i mezzi per onorarlo. «La Corte – si legge nel provvedimento – non ravvisa alcuna disputa autentica o sostanziale sul debito. Il signor Li Yonghong è insolvente e non vi è alcuna ingiustizia nel dichiararne il fallimento».
Da qui è nata così la richiesta di liquidazione per la Rossoneri Advance Co. Limited, una delle holding con sede nelle Isole Vergini Britanniche attraverso cui Li controllava il Milan. La holding in particolare è stata posta in liquidazione nei giorni scorsi su istanza del creditore General Fantasy Limited.Secondo i registri del portale giudiziario di Hong Kong, l’udienza per la liquidazione ufficiale della società è fissata per prossimo gennaio.
Tra agli atleti coinvolti nell’inchiesta della Procura di Istanbul, ben 27 atleti appartenenti a Besiktas, Galatasaray e Trabzonspor. Manette a Murat Özkaya, presidente dell’Eyüpspor. L’accusa è abuso d’ufficio e manipolazione sportiva dei risultati delle partite
Diciannove persone arrestate e oltre mille calciatori di varie serie sospesi. È il bilancio – con ogni probabilità non definitivo – dello scandalo scoperto in Turchia e legato alle scommesse illegali nel calcio. Secondo quanto riferito dalle autorità di Istanbul, tra le persone finite in manette ci sono sedici arbitri e dirigenti di club, come Murat Özkaya, presidente dell’Eyüpspor, e Fatih Saraç, ex presidente del Kasımpaşa. In totale sono stati emessi mandati di arresto per ventuno persone coinvolte nel sistema illegale di scommesse sulle partite di calcio della Super Lig, la massima serie turca.
L’inchiesta : L’accusa per gli arrestati – nell’inchiesta avviata dalla Procura di Istanbul – è di abuso d’ufficio e manipolazione sportiva dei risultati delle partite in uno scenario che tenderebbe a essere molto più esteso. La Federcalcio turca (Tff) ha sospeso 1.024 giocatori professionisti e semiprofessionisti, di cui ventisette appartenenti a club prestigiosi come Besiktas, Galatasaray e Trabzonspor, che militano nella Super Lig, equivalente alla Serie A italiana. Gli atleti avrebbero scommesso su partite di calcio e in alcuni casi avrebbero anche influenzato o alterato con le loro prestazioni i risultati sul campo.
Arbitri: Di più, su 571 arbitri in attività in Turchia, 371 sarebbero titolari di conti presso società di scommesse e 152 avrebbero effettuato puntate su partite: per questi ultimi è già scattata la sospensione sine die. Preso atto dello sviluppo delle indagini, la Fintech Papara Elektronik Para A.O., ovvero la principale piattaforma usata per i pagamenti nel gioco delle scommesse, è stata messa sotto osservazione dalle autorità e la sua autorizzazione operativa è stata revocata.
Sanzioni: Le sanzioni previste dalla Federcalcio turca per gli arbitri coinvolti oscillano dagli otto a dodici mesi di sospensione, pur se non è ancora chiaro se i direttori di gara abbiano scommesso anche sulle partite da loro dirette. Intanto, le indagini proseguono e c’è il rischio che altre figure importanti del calcio turco possano essere coinvolte.
C’è preoccupazione per il centrocampista brasiliano Oscar, collassato e rimasto privo di sensi per circa due minuti mentre stava eseguendo le visite mediche su una cyclette. Le sue condizioni sono stabili. Ha fatto sapere il suo club, il San Paolo. L’ex centrocampista del Chelsea, trasportato in ospedale in ambulanza, è in condizioni stabili in ospedale. “Durante gli accertamenti effettuati martedì mattina nell’ambito della preparazione pre-campionato, Oscar ha presentato una complicazione con alterazioni cardiache ed è stato prontamente curato dai professionisti del club e dall’équipe medica dell’Einstein Hospital, presenti sul posto“, ha dichiarato il San Paolo in un comunicato. “Il giocatore è stato quindi trasportato in ospedale, dove è clinicamente stabile e rimane sotto osservazione per ulteriori accertamenti volti a chiarire la diagnosi“, si aggiunge.
Lingua originale: portoghese. Traduzione di google Forza Oscar! Il giocatore del San Paolo ha avuto un infarto e ha dovuto essere trasportato in ospedale. Le sue condizioni sono stabili! Gli auguriamo una pronta guarigione e auguriamo forza alla sua famiglia e ai suoi amici! #FutebolBrasileiro
FORÇA, OSCAR! 🙏🇾🇪 O jogador do São Paulo apresentou intercorrência com alterações cardiológicas e precisou ser encaminhado ao hospital. O atleta encontra-se estável! Desejamos uma boa recuperação e força aos familiares e amigos! #FutebolBrasileiropic.twitter.com/X5eemCZ4ra
La carriera di Oscar – Oscar ha un contratto con il San Paolo fino al 2027. È tornato al club in cui è cresciuto a parametro zero lo scorso dicembre dopo un lungo periodo in Cina. Il centrocampista ha vinto un’Europa League e due Premier League con il Chelsea, con cui è arrivato nel 2012. Si è trasferito a Shanghai a metà della stagione 2016-17 del Chelsea per una cifra stimata di 73 milioni di dollari. Ha vinto tre Super League in Cina ed è diventato uno dei beniamini dei tifosi asiatici. Oscar ha giocato per il Brasile ai Mondiali del 2014, dove ha segnato l’unico gol nella semifinale persa 7-1 contro la Germania, che poi ha vinto il torneo.
Un incendio ha distrutto il teatro “Ciotolone” all’interno del centro fieristico Le Ciminiere a Catania. La Procura ha aperto un’indagine. Il procuratore aggiunto Fabio Scavone ipotizza i reati di incendio e disastro colposi. Le operazioni dei vigili del fuoco sono proseguite fino all’alba, con tre squadre e autobotti impegnate nelle operazioni di spegnimento
La Procura di Catania ha aperto un’inchiesta sull’incendio divampato ieri al centro fieristico Le Ciminiere, che ha distrutto il teatro al suo interno, il famoso Ciotolone progettato dall’architetto Giacomo Leone. Secondo quanto appreso da Ansa, il procuratore aggiunto Fabio Scavone, titolare del fascicolo, che ieri sera si è recato sul posto per un primo sopralluogo, ipotizza i reati di incendio e disastro colposi.
#Catania, terminate all'alba operazioni dei #vigilidelfuoco per l'#incendio in un complesso fieristico nella zona Est della città. Sul posto hanno operato 3 squadre col supporto di 3 autobotti che hanno garantito apporto idrico alle lance antincendio#12novembrepic.twitter.com/RRvMei3TME
Le ipotesi della procura – Dai primi accertamenti risulta che il rogo si sarebbe sviluppato in una zona dove erano in corso dei lavori. Le fiamme si sarebbero sviluppate, dopo un primo tentativo di contenerle, attraverso il legno che ricopriva le pareti interne del teatro. Le operazioni di spegnimento dei vigili del fuoco sono terminate all’alba di oggi. Sul posto hanno operato 3 squadre con il supporto di 3 autobotti che hanno garantito apporto idrico alle lance antincendio, si legge profilo X.
Treia, incendio in un capannone della Rimel: a fuoco i rifiuti elettronici. L’ipotesi: autocombustione. Il Comune: «Nessuna contaminazione nelle acque»
L’allarme è scattato nella notte dal deposito in contrada Moje
Treia, incendio in un capannone della Rimel: a fuoco i rifiuti elettronici.
TREIA A fuoco lavatrici, stampanti, fotocopiatrici e altro materiale elettronico, l’allarme in un capannone della Rimel a Treia è scattato nella notte tra lunedì e ieri. L’ipotesi è che la causa del rogo sia accidentale (autocombustione), non sono stati trovati inneschi o altro materiale che possa far pensare a un’origine dolosa.
L’intervento – L’allarme, dunque, è scattato qualche minuto prima dell’1.30 dal deposito della Rimel, azienda che si occupa di riciclo di rifiuti elettrici ed elettronici (Tv, stampanti, piccoli e grandi elettrodomestici), in contrada Moje a Treia. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Macerata con tre autobotti, l’autoscala e un mezzo di supporto con autoprotettori. Il rogo, che ha interessato una parte circoscritta del capannone, è stato domato dopo circa due ore di lavoro. Non ci sono stati feriti.
Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri e gli ispettori dell’Arpam (l’Agenzia regionale per la protezione ambientale) per eseguire gli accertamenti di competenza.
L’ipotesi – Sulla base di quanto emerso, il sistema antincendio ha immediatamente rilevato il fumo sprigionato dalle fiamme facendo scattare l’allarme e per quanto riguarda le cause del rogo, l’incendio sarebbe stato accidentale, generato da autocombustione. In serata il Comune di Treia ha rassicurato i cittadini sottolineando che: «Non è stata riscontrata alcuna contaminazione nelle acque. Nel punto di verifica del fosso con recapito al Rio Chiaro non sono stati riscontrati scarichi, anomalie o alterazioni imputabili all’impianto. L’Arpam non ha rilevato problematiche ambientali riguardanti il corpo idrico o il suolo esterno al sito. L’amministrazione comunale continuerà a seguire con attenzione gli sviluppi e le ulteriori verifiche previste dagli enti competenti».
Secondo l’OIM, oltre mille morti nel Mediterraneo centrale dall’inizio del 2025. L’agenzia delle Nazioni Unite chiede corridoi sicuri e maggiore cooperazione internazionale
Un nuovo dramma si è consumato nel Mediterraneo centrale. Almeno 42 migranti risultano disperse dopo il naufragio di un gommone avvenuto l’8 novembre scorso al largo delle coste libiche, nei pressi del giacimento petrolifero di Al Buri, a circa 120 chilometri a nord della Libia.
A riferirlo è l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), che ha diffuso oggi una nota con i dettagli della tragedia. Secondo quanto ricostruito, l’imbarcazione era partita da Zuwara il 3 novembre, intorno alle 3 del mattino, con a bordo 49 migranti e rifugiati, tra cui 47 uomini e due donne. Dopo circa sei ore di navigazione, le onde alte e un guasto al motore hanno causato il ribaltamento del gommone, gettando tutti i passeggeri in mare.
Sei giorni alla deriva – Dopo sei giorni alla deriva, solo sette uomini – quattro sudanesi, due nigeriani e un camerunense – sono stati tratti in salvo dalle autorità libiche durante un’operazione di ricerca e soccorso. Per gli altri 42 passeggeri non c’è stato nulla da fare: tra le persone disperse si contano 29 sudanesi, otto somali, tre camerunensi e due nigeriani. L’Oim ha fornito assistenza medica e supporto umanitario ai sopravvissuti.
Più di mille vittime da inizio anno – L’organizzazione sottolinea che, con questo ennesimo naufragio, il bilancio delle vittime nel Mediterraneo centrale supera ormai quota mille dall’inizio dell’anno.Si tratta di uno dei tratti di mare più letali al mondo per chi tenta di raggiungere l’Europa in fuga da guerre, persecuzioni o povertà.
“Questa tragedia – ha dichiarato l’OIM – rafforza l’urgente necessità di una cooperazione regionale più solida, di percorsi migratori sicuri e regolari ampliati e di operazioni di ricerca e soccorso più efficaci per prevenire ulteriori perdite di vite umane.”
L’industria del riciclo plastica annuncia la sospensione degli impianti, mettendo a rischio la gestione dei rifiuti e la raccolta differenziata in Italia
«Viste le mancate misure urgenti per salvare il comparto, l’industria privata del riciclo, dopo anni di sopravvivenza, si arrende: da oggi fermiamo gli impianti». Così Walter Regis, presidente di Assorimap – l’associazione nazionale riciclatori e rigeneratori di materie plastiche che rappresenta il 90% della filiera – annuncia la misura estrema: «Lo facciamo con senso di responsabilità, consapevoli delle ripercussioni sull’intero Paese, ma continuare a produrre con perdite insostenibili, è ormai impossibile».
Secondo Assorimap, gli incontri – prima al ministero dell’Ambiente l’8 ottobre scorso e poi a quello del Made in Italy il 23 ottobre – non sono serviti ad attivare gli interventi necessari per salvare il comparto.
Le mancate misure – «Sono passati quasi due mesi dall’ultimo appello al ministroPichetto Fratine più di un mese dal tavolo convocato dal ministero dell’Ambiente con la promessa di una nuova convocazione operativa entro i primi di novembre, che ad oggi non è avvenuta – ricorda Regis – Quello che denunciavamo a ottobre non era un vano avvertimento, come non lo è questo annuncio di stop degli impianti. Siamo di fronte a un’emergenza nazionale che non possiamo affrontare da soli».
Il blocco degli impianti di riciclo privati porterà a un effetto domino immediato, paralizzando il sistema nazionale dei rifiuti.
Rischi per la raccolta – «I piazzali dei centri di stoccaggio e di selezione sono già stracarichi e ai limiti autorizzativi previsti. Se noi riciclatori smettiamo del tutto di processare i lotti, il sistema di selezione si bloccherà nel giro di qualche settimana. A quel punto, non ci sarà più spazio per conferire la plastica raccolta in modo differenziato dai cittadini», spiega Regis.
Già negli scorsi mesi Assorimap aveva lanciato l’allarme, presentando dati drammatici sul tracollo del settore: utili di esercizio crollati dell’87% dal 2021, passando da 150 milioni di euro a soli 7 milioni nel 2023, con unaproiezione verso lo zero per il 2025.
Il fatturato delle aziende, dal 2022, ha perso il 30%. Una crisi condivisa da tutta la filiera, stretta tra i costi dell’energia – i più alti d’Europa – e la concorrenza insostenibile delle importazioni extra-Ue di plastica vergine e riciclata a prezzi stracciati.
Le soluzioni – Le soluzioni proposte da Assorimap al Mase e ancora sul tavolo per superare la crisi, partono dalla richiesta di anticipo al 2027 dell’obbligatorietà del contenuto di plastica riciclata negli imballaggi e spaziano dal riconoscimento dei crediti di carbonio per chi produce materia prima seconda sino ad arrivare all’estensione dei certificati bianchi, passando per maggiori controlli sulla tracciabilità delle importazioni fino ad arrivare a sanzioni efficaci. «Salvare la filiera del riciclo meccanico made in Italy è essenziale per la transizione ecologica e l’autonomia strategica del Paese. Ma servono fatti, e servono subito, perché non possiamo assumerci l’onere della gestione dei rifiuti in plastica di un intero Paese», conclude Regis.
Un’occasione di confronto, organizzata dalla FIGC in collaborazione con la Serie A e AIA, per esaminare lo sviluppo del calcio italiano e l’applicazione delle sue regole.
Un’occasione di confronto, organizzata dalla FIGC in collaborazione con la Lega Serie A e AIA, per esaminare lo sviluppo del calcio italiano e l’applicazione delle sue regole badandosi su elementi cardine come rispetto, fiducia e collaborazione, basi della cultura sportiva sul quale si fonda l’equilibrio del sistema calcio.
È andato in scena oggi, all’hotel Parco dei Principi, a Roma, l’incontro tra la classe arbitrale e i vertici della Serie A – con tutte le squadre a partecipare – al quale erano presenti, tra gli altri, il presidente della FIGCGabriele Gravina, il presidente della Lazio Claudio Lotito, il numero uno dell’Inter Giuseppe Marotta, il director of football strategy della Juventus Giorgio Chiellini, il dg dell’Atalanta Umberto Marino, il ds della RomaFrederic Massara, oltre ai rappresentanti del mondo arbitrale con il designatore Gianluca Rocchi, il numero uno dell’AIA Antonio Zappi e all’ad della Lega Serie A Luigi De Siervo.
Quest’ultima ha confermato il pieno supporto alla classe arbitrale ricordando come quella italiana sia la Lega che più investe in tecnologia, essendo stata la prima a portare la Goal Line Technology, il VAR e il Saot. Il mondo arbitrale, invece, ha ribadito il cambio generazionale in corso, testimoniato dal fatto che gli arbitri internazionali hanno quest’anno un’età media inferiore di quattro anni rispetto alla stagione scorsa.
Un incontro quindi in un clima disteso – a quanto emerge dai protagonisti – nel quale non si è parlato di singoli episodi ma dell’applicazione del protocollo VAR mettendo da parte le polemiche in un clima di collaborazione reciproca per far crescere il calcio italiano creando così le condizioni per permettere agli arbitri di lavorare sempre meglio.
Una grave tempesta a Tenerife ha provocato tre morti e 15 feriti. Gli incidenti sono avvenuti in diverse spiagge dell’isola, mentre le Canarie sono rimaste in pre-allerta per i fenomeni costieri, con onde alte fino a quattro metri
Tre persone hanno perso la vita e altre 15 sono rimaste ferite sull’isola di Tenerife ha causa di una grave tempesta. L’arcipelago delleCanarie è rimasto in pre-allerta a causa delle cattive condizioni del mare.
Il primo incidente è avvenuto sulla spiaggia Roque de Las Bodegas, a Taganana, dove sei turisti francesi sono trascinati in acqua dopo essere stati travolti dalle onde. Fonti della polizia locale hanno confermato che le vittime sono state travolte dopo aver ignorato una boa preventiva installata nella zona. Una donna ha riportato ferite moderate ed è stata trasportata in elicottero all’ospedale universitario Nuestra Señora de la Candelaria, mentre altre quattro hanno richiesto il ricovero in ospedale e una quinta è stata curata sul posto.
Più tardi, sulla spiaggia di El Cabezo de Granadilla de Abona, nel sud dell’isola, è stato trovato il corpo senza vita di un uomo che galleggiava in mare. I bagnini e il personale del Servizio di Emergenza delle Canarie hanno effettuato manovre di rianimazione cardiopolmonare senza risultati positivi.
Si aggrava il bilancio della tragedia a Puerto de la Cruz – L’incidente più grave si è verificato sulla banchina di Puerto de la Cruz, nel nord di Tenerife, dove dieci persone sono state trascinate in acqua. Gli agenti della polizia locale e diversi membri del pubblico hanno aiutato a salvare le persone colpite.Una donna è stata trovata in arresto cardiorespiratorio e, nonostante gli sforzi del personale medico che ha inviato cinque ambulanze sul posto, ne è stato confermato il decesso.
Delle altre vittime, tre hanno riportato ferite gravi, quattro ferite moderate e due ferite minori, tutte ricoverate in diversi centri sanitari dell’isola.
Nel tardo pomeriggio, intorno alle 16:42, il Centro di coordinamento delle emergenze e della sicurezza 112 ha ricevuto un nuovo allarme: un uomo era caduto in mare nella zona di Charco del Viento, nel comune di La Guancha. Un elicottero del Governo delle Canarie ha soccorso l’uomo e lo ha evacuato fino all’elisuperficie del molo di Santa Cruz de Tenerife, dove il personale medico ha confermato il decesso a causa della gravità delle ferite riportate.
Un varón fallece tras caer al mar en la costa de La Guancha #Tenerife
Isole Canarie in pre-allerta per i fenomeni costieri – Le Isole Canarie sono in pre-allerta per fenomeni costieri da venerdì, con onde che possono raggiungere i quattro metri di altezza e venti di forza sei. Le autorità avevano avvertito del cattivo stato del mare, anche se diversi incidenti si sono verificati dopo il mancato rispetto della segnaletica preventiva installata nelle zone a rischio.
Questa tempesta in mare ha evidenziato la necessità di estrema cautela nelle zone costierequando le condizioni meteorologiche sono avverse, soprattutto a fronte degli avvisi emessi dai servizi di emergenza.
L’Atlético de Madrid e i suoi principali azionisti, Miguel Ángel Gil, Enrique Cerezo, Quantum Pacific Group e i fondi Ares Management hanno raggiunto un accordo affinché Apollo Sports Capital (“ASC”), la società con sede negli Stati Uniti di investimenti sportivi Apollo (NYSE: APO), diventi l’azionista di maggioranza del Club.
Come parte dell’accordo, Gil e Cerezo continueranno a guidare l’Atlético de Madrid rispettivamente come Amministratore Delegato e Presidente, e rimarranno azionisti, garantendo continuità di visione e leadership. Negli ultimi due decenni, sotto la guida di Gil e Cerezo, l’Atlético de Madrid è diventato una delle istituzioni calcistiche più affermate e riconosciute d’Europa, ottenendo un successo sportivo duraturo, una crescita del marchio globale e una forte presenza nella comunità.
Nell’operazione la società madrilena ha ricevuto una valutazione superiore ai 2 miliardi di euro.
ll rogo in via Cesare Tallone, vigili del fuoco sul posto: la colonna di fumo visibile a chilometri di distanza
Incendio in un edificio abbandonato e occupato abusivamente a Roma: dalle 7.20 di circa di questa mattina, martedì 11 novembre, i vigili del fuoco sono impegnati con due squadre, due autobotti e un’autoscala in via Cesare Tallone per l’incendio di uno stabile abbandonato.
Uno degli occupanti, per tentare di sfuggire alle fiamme, si è lanciato da uno dei piani dello stabile ed è rimasto ferito. È stato trasportato in codice rosso in ospedale. Secondo quanto si apprende all’interno della struttura, al momento del rogo, c’erano almeno una decina di persone che l’avevano occupata abusivamente. Dalle fiamme si è sprigionata un’alta colonna di fumo visibile a chilometri di distanza.
Dalle prime notizie, sembra che abbia preso fuoco anche un parcheggio sottostante, pieno di gomme e rame accatastate. I primi a intervenire e lanciare l’allarme alcuni agenti dell’unità sicurezza pubblica ed emergenziale della polizia locale, in transito nella zona, che hanno allertato i vigili del fuoco. Sul posto sopraggiunte ulteriori pattuglie dei caschi bianchi del V Gruppo Casilino.
Un ferito – Per sfuggire alle fiamme, uno degli occupanti abusivi della struttura si è lanciato dal palazzo, è vivo ed è stato portato via in ambulanza. Sul posto sono intervenuti oltre 30 automezzi tra autobotti ed equipaggi dei vigili del fuoco, la polizia di Stato, polizia locale, protezione civile, carabinieri e autoambulanze.
Il “ghetto della droga” – Poco dopo le 8.30 l’incendio è stato quasi totalmente domato, ma, secondo quanto si apprende, la struttura danneggiata dal rogo potrebbe crollare. Le fiamme si sono sprigionate nell’area del “ghetto della droga”, nell’edificio abbandonato dove da tempo avevano trovato rifugio decine di occupanti e che già lo scorso 13 ottobreera stato sgomberatodalle forze dell’ordine.
Un edificio trasformato in dormitorio – Lo scenario è allarmante: la struttura, ora quasi totalmente distrutta, era stata trasformata in un dormitorio, all’interno sono stati trovati numerosi materassi, carrelli, sedie, tavolini e altri oggetti che ora si trovano ammassati accanto a quel che resta dell’edificio. Molte persone, principalmente stranieri, che avevano occupato lo stabile si trovano al momento fuori dalla struttura, altre si sono allontanate.
Le strade chiuse – Sul posto anche la polizia locale con le pattuglie del V gruppo Casilino per gestire la viabilità e le chiusure. A seguito dell’incendio, infatti, via Tallone è stata chiusa al traffico. Inoltre, ci sono pattuglie schierate in prossimità del civico 236 di via di Tor Cervara per impedire ai pedoni l’accesso a via Tallone.
Colonna di fumo visibile a chilometri di distanza – Dalle fiamme divampate dal rogo in via Tallone è scaturita una colonna di fumo visibile a chilometri di distanza, che ha messo in allarme i residenti dei quartieri limitrofi fin dalla mattina presto. Diversi i post nei gruppi Facebook in cui si segnalava la presenza di fumo e odore acre.
La decisione della dirigenza dopo la sconfitta in casa contro il Sassuolo
Ivan Juric – Raffaele Palladino
L’Atalanta ha esonerato Ivan Juric. In queste ore l’allenatore si è confrontato a Zingonia con la dirigenza sulla situazione della squadra, dopo le due sconfitte consecutive in campionato, l’ultima ieri in casa contro il Sassuolo. Al termine dell’incontro è arrivato il comunicato ufficiale del club: “Atalanta BC comunica che Ivan Jurić è stato sollevato dall’incarico di allenatore della Prima Squadra assieme ai suoi più stretti collaboratori, vale a dire Matteo Paro, Miguel Veloso, Paolo Barbero, Stjepan Ostojic e Michele Orecchio. Atalanta BC ringrazia Ivan Juric e il suo staff per l’impegno profuso, augurando loro il meglio per il futuro“. Proprio un anno fa – il 10 novembre 2024 – Ivan Juric era stato esonerato dalla Roma, che erA 12ª in campionato con 5 sconfitte.
L’allenatore croato lascia i nerazzurri al 13° posto in classifica con 13 punti con 2 vittorie, 7 pareggi e due sconfitte. A sostituirlo dovrebbe essere Raffaele Palladino.
Atalanta, Juric a un passo dall’esonero: Palladino in pole per sostituirlo
Lo 0-3 col Sassuolo potrebbe essere l’ultimo atto del croato sulla panchina nerazzurra. Palladino è in cima alla lista dei possibili sostituti
Ivan Juric
Ora Ivan Juric è (di nuovo) a fortissimo rischio, appeso a un filo. Molto sottile. Il giudizio sul suo futuro, dopo il summit societario di ieri fino a tarda sera, è sospeso solo per un’ultima notte di riflessione, ma l’esonero è l’epilogo più vicino. Candidato alla successione quasi unico: Palladino. Con meno chance Thiago Motta e Mancini. Probabilmente già oggi, sarà ufficiale una decisione resa quasi inevitabile dallo 0-3 con il Sassuolo: ritenuto, soprattutto nei modi, inaccettabile, come la classifica odierna. Dal club, guidato da una rabbia pari allo sconcerto. Ma – fattore non trascurabile – anche dai tifosi, che a fine gara hanno invitato la squadra a tirare fuori gli attributi e hanno anche fischiato: tutti, come a Bergamo succede raramente, ma soprattutto Juric.
Chi al suo posto? – Il favorito è sempre Raffaele Palladino, già tra i candidati in estate per la successione a Gasperini. Piace anche il profilo di Thiago Motta, ancora sotto contratto con la Juve, mentre sembra decisamente più complicata la pista che porta a Roberto Mancini, presente al Velodrome per la sfida di Champions tra l’Atalanta e il Marsiglia.
Entrambi, uno settantenne e uno settantottenne, portati all’ospedale Molinette in codice rosso. Ma non ce l’hanno fatta
(ansa)
Tragedia alle Atp Finals in piazza d’Armi, a Torino. Due uomini, di 70 e 78 anni, sono morti dopo aver accusato un malore in due distinti episodi avvenuti a breve distanza l’uno dall’altro.
Il 70enne, che si trovava davanti alFan Village, è stato colpito da arresto cardiaco. Il personale sanitario presente è intervenuto immediatamente, avviando le manovre di rianimazione sul posto. L’uomo è stato poi trasportato all’ospedale Molinette in codice rosso, dove è deceduto poco dopo il ricovero.
Poco dopo, un 78enne ha avuto un malore sugli spalti. Anche in questo caso i sanitari del 118 sono intervenuti tempestivamente e l’uomo è stato trasferito alle Molinette in codice rosso, ma è morto in ospedale nonostante i tentativi di rianimazione.
Gli scarti venivano avviati in discarica con operazioni di “giro bolla“ senza alcun trattamento: in quattro accusati di associazione per delinquere, nei guai anche trenta autisti considerati conniventi
Lurago d’Erba, 9 novembre 2025 – Una vasta gestione illecita di rifiuti scoperta dal Noe, il Nucleo Operativo Ecologico dei carabinieri, e dalla Dda di Milano, concentrato attorno ad alcune società del settore, anche operative nel Comasco: la Cereda Ambrogio srl di Lurago d’Erba e La Nuova Terra di Milano con sedi a Vertemate con Minoprio e Bregnano.
Nelle ultime ore, il sostituto procuratore Francesco De Tommasi, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a 66 persone fisiche e 10 società, a cui vengono attribuiti ruoli differenziati nella raccolta, gestione e smaltimentonon a norma di rifiuti di vario genere. Di associazione a delinquere sono accusati i vertici della Cereda – Ambrogio Paolo Cereda, presidente del Cda e Giovanna Gulia Cereda, amministratore delegato – assieme a due dipendenti, Danilo Mazzola, responsabile commerciale e Luca Riva, responsabile della logistica: tra 2020 e 2023 avrebbero gestito ingenti quantitativi di rifiuti, attraverso la simulazione di operazioni di recupero, in realtà non sottoposti ad alcun trattamento.
Il “giro del fumo” – In concorso sonochiamati una trentina di autisti, tra cui molti dipendenti, per aver ricevuto, trasportato, recuperato, smaltito e gestito “clandestinamente e abusivamente”, decine di tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi. I rifiuti misti, tra cui metalli, provenienti da società esterne, sarebbero transitati nell’impianto della Cereda Ambrogio Srl solo sulla carta, senza subire alcun trattamento, e poi avviati in discarica con operazioni di “giro bolla“.
Traffici che avrebbero garantito alla Cereda Ambrogio srl, nel biennio 2021-2022, profitti per circa mezzo milione di euro. Viene inoltre contestata la gestione di 800 tonnellate di pneumatici fuori uso nel 2020, e 600 l’anno successivo, e altri 300 nel 2022, per i quali la società di Lurago d’Erba non era autorizzata al trattamento, facendone perdere la tracciabilità.
Interventi dei vigili del fuoco in discarica
Il modus operandi – Le contestazioni della Dda sono molto articolate, e contestano molteplici casi di gestione non a norma dei rifiuti, come anche 124 tonnellate di rifiuti metallici, che sarebbero transitati verso la discarica senza operazioni di recupero. Le indagini sono arrivare a individuare anche altre società più piccole, tutte operative nel settore della gestione dei rifiuti.
Come la Floricoltura Ghezzi Giuseppe e la Ghema di Rovellasca, il cui rappresentante legale e amministratore unico Giuseppe Ghezzi, in concorso con altri, avrebbe organizzato il ritiro e la gestione di rifiuti portati o prodotti nelle due aziende, circa 360 tonnellate di cemento e derivati da demolizione, conferendoli nel 2022 nel cantiere della società Como Calcio 1907 a Mozzate, fittiziamente trasformati in aggregati riciclati senza effettuare le operazioni di recupero previste dall’autorizzazione ambientale.
Ieri sera l’incidente a Vigevano: il giocatore è stato trasportato in elisoccorso al Niguarda, ed è in terapia intensiva. In macchina con lui anche l’imprenditore Alberto Righini, 52 anni, ex presidente di Ance Pavia
ph: Instagram, l’Informatore
Gravissimo incidente stradale nella serata di domenica a Vigevano, in provincia di Pavia. Una Ferrari, con alla guida Matteo Bettanti, giocatore di basket ed ex della Elachem Vigevano in Serie B, è uscita di strada ed è finita contro un muro in corso Genova. L’impatto è stato così violento da rendere necessario l’intervento dei Vigili del fuoco per liberare i passeggeri dalle lamiere. Alla guida c’era il 21enne Bettanti, trasportato in elisoccorso in codice rosso all’ospedale Niguarda di Milano, dove si trova ricoverato in terapia intensiva. Con lui a bordo anche Alberto Righini, 52 anni, imprenditore edile ed ex presidente di Ance Pavia, coinvolto nel 2024 in un’inchiesta per corruzione a Vigevano. Righini è stato portato in ambulanza al Policlinico San Matteo di Pavia: le sue condizioni sono serie, ma non gravi come quelle del conducente. Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri, che hanno effettuato i rilievi necessari per ricostruire la dinamica dell’incidente.
Il comunicato di vigevano – “La famiglia della Nuova Pallacanestro Vigevano 1955 fa il tifo per Matteo Bettanti, rimasto ferito in un importante incidente stradale occorsogli insieme a un’altra persona nella serata di domenica 9 novembre. Il ventunenne vigevanese era rientrato in Italia nel 2023/24, proveniente da una esperienza al college presso la Montverde Academy negli Stati Uniti, aggregato alla ELAchem Vigevano con la quale ha disputato l’intero campionato di serie A2. Ha perduto quasi tutta la scorsa stagione a causa di un infortunio e in queste settimane era in contatto con diverse squadre per tornare a giocare. Matteo è ricoverato in codice rosso in terapia intensiva all’ospedale di Niguarda, sta rispondendo alle cure ed è continuamente monitorato dai medici del reparto. Forza Matteo, non mollare!“
Il club bianconero ha subito girato i filmati alle forze dell’ordine. Chi nel 2019 si era reso protagonista dello stesso grave gesto è stato allontanato dallo Stadium per 5 anni
Il derby della Mole di ieri sera si trascina spiacevolmente fuori dal campo. Tutta colpa di uno pseudo tifoso della Juventus presente sugli spalti e immortalato in alcuni video che già circolano sul web a braccia aperte, come fossero le ali di un aeroplano. Chiaro il riferimento al dramma di Superga del 4 maggio 1949 quando, in un incidente aereo, persero la vita tutti i giocatori del Grande Torino. La Juventus, attraverso le telecamere dell’Allianz Stadium, è al lavoro per identificare il protagonista del gesto. Il club ha girato i filmati alle forze dell’ordine. Si va verso una procedura di non gradimento da parte della società – con divieto di accesso futuro all’impianto per un periodo che verrà stabilito a breve – e non è da escludere un Daspo da parte delle autorità.
Precedente – Le forze dell’ordine indagano, ma la Juventus – come già capitato in passato per casi che hanno riguardato propri tifosi e anche di squadre avversarie – potrà vietare l’ingresso allo pseudo tifoso.Nel 2019 si era già verificato un episodio analogo, nel quale era stata irrisa la tragedia di Superga: in quel caso la Juventus aveva allontanato il protagonista del gesto dall’Allianz Stadium per 5 anni.
L’area resta a rischio di forti terremoti per circa una settimana. Il sisma davanti alle coste di Honshu è stato registrato ad una profondità di circa 10 chilometri, secondo l’Agenzia Meteorologica Giapponese
Sisma 6.7 a largo Giappone, allerta tsunami
L’Agenzia meteorologica giapponese ha revocato l’allerta tsunami circa tre ore dopo la scossa iniziale del potente terremoto di magnitudo 6.7 che ha scosso il nord del Giappone, al largo della costa della prefettura di Iwate.
L‘agenzia meteorologica ha però precisato che l’area resta a rischio di forti terremoti per circa una settimana, soprattutto nei due o tre giorni successivi. Non ci sono state segnalazioni immediate di feriti o danni, né segnalazioni di anomalie nelle due centrali nucleari della zona.
Il sisma si è verificato intorno alle 17:03 locali (in Italia 9.03) nelle acque al largo di Iwate, innescando l’avviso di possibili onde anomale fino a un metro, ha dichiarato l’Agenzia meteorologica giapponese
La scossa, scrive la agenzia di stampa Kyodo, ha provocato un’interruzione di corrente e una sospensione parziale temporanea dei servizi del treno ad alta velocità Shinkansen.
Il sisma è stato registrato ad unaprofondità di circa 10 chilometri, ha dichiarato l’Agenzia Meteorologica Giapponese. Un’onda di tsunami di 10 centimetri è stata osservata a Ofunato,e uno tsunami di minore intensità ha raggiunto anche Miyako, entrambe nella prefettura di Iwate, secondo l’agenzia.
Nel frattempo, il servizio dello Shinkansen Tohoku tra le stazioni di Sendai e Shin-Aomori è ripreso dopo la sospensione temporanea, secondo il suo operatore Jr East.
Nella notte si era verificata un’altra forte scossa superiore a magnitudo 4, segnalata dall’agenzia meteorologica nazionale (Jma), con epicentro localizzato ad una profondità di 19 chilometri, a circa 127 chilometri dalla città di Miyako, una città con una popolazione di poco più di 50mila abitanti. Al momento non ci sono segnalazioni di danni a cose o persone.