Un indicatore economico potrebbe chiudere le operazioni a gennaio di tante squadre
Il nostro è un tempo precario, instabile e incerto, avrebbe detto Zygmunt Bauman, il sociologo che teorizzò la liquid society. Non a caso, fino a poco fa andava parecchio di moda l’indice che di questa liquidità portava il nome, un paletto finanziario in grado di misurare la capacità di un club di far fronte ai propri debiti a breve termine. La sua logica tende all’equilibrio finanziario: più ci si avvicina a quota 1 (tanto incasso, tanto devo), più si manifesta una certa salute aziendale. Quando la Figc ha alzato il paletto da 0,5 (ho in cassa 1, spendo 2…) a 0,6, la Lega Serie A, allora guidata dal dimenticabile Casini, portòGravina in tribunale. La federazione ha sempre voluto l’indice ammissivo per stabilire chi potesse o meno iscriversi al campionato, le società indebitate invece hanno contestato a lungo questa visione, fino a scendere a compromessi accettando altri due indicatori, quello di indebitamento e quello legato al costo del lavoro allargato (CLA), pur di smontare la ghigliottina della liquidità. Il lavoro allargato, cioè il rapporto tra costo del lavoro (inclusi ammortamenti e stipendi) e ricavi (diritti tv, sponsor, biglietteria), è il parametro più impattante perché a gennaio è in grado di limitare il mercato ed è stato ispirato alla “squad cost rule” dell’Uefa, che fissa al 70% le spese di stipendi, commissioni e ammortamenti per chi partecipa alle coppe. Nyon ha preso da tempo questa strada: la soglia era al 90% nel 2023-24.
Tante squadre a rischio – Almeno 6 o 7 squadre del campionato potrebbero non essere in regola con il CLA, fissato allo 0,8. La Lazio e il Napoli in primis, per ragioni molto diverse: da una parte la riduzione dei ricavi, dall’altra l’aumento della spesa per i cartellini e gli ammortamenti. Anche alcune medio-piccole sono esposte. Le società hanno consegnato entro il 1° dicembre la documentazione alla nuova commissione voluta dai ministri Abodi e Giorgetti e presieduta da Atelli; la struttura che ha mandato in pensione la Covisoc si occuperà di spulciare i conti e fare la lista dei promossi e dei rimandati. Entro la metà di dicembre il responso: chi ha i parametri fuori misura riceverà il cosiddetto blocco “soft”, cioè quello che permette di fare comunque delle operazioni ma chiudendo la sessione a saldo zero. Nell’ultima misurazione di settembre sarebbero risultate più o meno a rischio, tra le tante, anche Sassuolo, Genoa, Pisa, Torino, Roma e Fiorentina; diverse società – come la Roma, ma non solo lei – dovrebbero essere rientrate grazie all’impegno diretto delle proprietà. Altre rischiano di inciampare. Plusvalenze e aumenti di capitale sono infatti l’antidoto. Gravina lo ha spiegato nell’intervista di ieri al nostro giornale: “Valore della produzione e costo del lavoro devono andare d’accordo. Non vuol dire che non puoi spendere, ma che si può fare mettendo delle risorse“. L’ultima parola toccherà alla commissione. A marzo 2024 il piano economico di Gravina con i tre parametri non ammissivi è stato approvato anche dalla Serie A. Ora i club rischiano di essere vittime della loro scelta. Bisogna infatti rientrare nella soglia dello 0,8: spendendo 100 milioni tra ingaggi e cartellini, ne serviranno 125 di ricavi. Dall’estate, nonostante la contrarietà di molti presidenti, si scenderà a 0,7. Con gli stessi 100 milioni di spesa, i ricavi dovranno salire a 145.
Da giorni ci sono enormi manifestazioni per chiedere le dimissioni del governo e criticare problemi sistemici come la corruzione
Manifestanti durante una protesta a Sofia, il 1° dicembre 2025 (AP/Valentina Petrova)
Da oltre una settimana in Bulgaria ci sono enormi proteste,descritte da vari media come le più grandi e partecipate degli ultimi decenni. Sono iniziate come critica ad alcune norme relative al bilancio dello Stato, che tra le altre cose aumentavano le tasse sul settore privato per finanziare un aumento degli stipendi dei dipendenti pubblici, considerati dal governo un’importante riserva di voti. Lunedì sera decine di migliaia di personesi sono riunitenella capitale Sofia e in altre città del paese, e mercoledì il parlamento bulgaro ha ritirato le norme contestate. Le proteste però non si sono fermate. La stessa sera decine di migliaia di persone hanno manifestato nuovamente a Sofia, questa volta per chiedere le dimissioni del governo, e nuove proteste sono previste per i prossimi giorni.
Il presidente Rumen Radev ha chiesto al governo di dimettersi, sostenendo che siano necessarie elezioni anticipate. Il governo però si sta rifiutando.
Alle proteste stanno partecipando molti bulgari tra i 20 e i 30 anni. Sono almeno in parte organizzate e sostenute da due partiti di opposizione, Bulgaria Democratica e Continuiamo il Cambiamento, di orientamento liberale e filoeuropeo. Le proteste però hanno attirato anche moltissime persone che non necessariamente aderiscono ai due partiti e che criticano problemi sistemici in Bulgaria, come la corruzione e l’immobilismo della politica.
La protesta del 1° dicembre davanti al parlamento di Sofia (Reuters/Spasiyana Sergieva)
Il governo bulgaro è sostenuto da una coalizione di minoranza con l’appoggio esterno di alcuni partiti. La coalizione è formata dal partito di centrodestra Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria, il Partito Socialista Bulgaro, di orientamento filorusso, e il partito nazionalista C’è un tale popolo, guidato da un potente uomo d’affari e deputato, Delyan Peevski.
Proprio Peevski è uno dei politici più criticati dai manifestanti. Pur non avendo nessun ruolo formale nel governo, è un politico molto influente e una delle persone più potenti del paese: secondo molti bulgari incarna i problemi della classe politica. Da anni è sottoposto a sanzioni dai governi degli Stati Uniti e del Regno Unito per corruzione, anche se non è mai stato condannato.
Una manifestazione a Sofia, il 1° dicembre (AP/Valentina Petrova)
La Bulgaria è uno dei paesi più poveri dell’Unione Europea. Il prossimo 1° gennaio adotterà l’euro nonostante la contrarietà di molti bulgari, secondo cui il cambio di valuta farà aumentare il livello dei prezzi. La legge di bilancio in discussione in queste settimane sarà la prima in euro. Il paese fa i conti anche con una situazione politica instabile e complicata. Il parlamento è frammentato: negli ultimi anni ci sono stati diversi governi, tutti molto fragili e di breve durata. In tre anni ci sono state sette elezioni, le ultime a ottobre del 2024, dopo le quali la formazione di un governo aveva richiesto trattative lunghe e complicate.
L’opposizione ha detto che presenterà una nuova mozione di sfiducia venerdì. Secondo molti osservatori, è probabile che nei prossimi mesi ci saranno nuove elezioni.
Il velivolo è stato visto cadere alle 8.35 in località Le Prese. Impervio il luogo dell’incidente
È precipitato in Valtellina un elicottero con quattro persone a bordo, tra queste una ragazza di 27 anni ma sarebbero state tirate fuori vive dagli operatori del 118.Il velivolo stava sorvolando la località Le Prese nel comune di Lanzada, in provincia di Sondrio quando è scattato l’allarme: alle 8.35 l’elicottero è stato visto cadere.
Subito è scattato l’intervento dei vigili del fuoco ma il luogo dell’incidente è impervio. Sul posto anche i carabinieri di Sondrio, i soccorsi di Areu 118 anche con l’eliambulanza e il soccorso alpino e speleologico. Il velivolo era impegnato nei lavori di ripristino dopo la frana del 12 novembre in Valmalenco poi avrebbe urtato uno sperone di roccia e sarebbe caduto.
E’ stata Areu a confermare che non ci sono persone decedute, ma che gli occupanti del velivolo hanno riportato solo lievi ferite: a bordo tecnici e operai che sorvolavano una zona impervia interessata da interventi di messa in sicurezza dopo una recente frana.
Valtellina, precipita elicottero con quattro persone a bordo: si cercano i passeggeri
Il velivolo è stato visto cadere alle 8.35 in località Le Prese. Impervio il luogo dell’incidente
È precipitato in Valtellina un elicottero con quattro persone a bordo, tra queste un ragazza di 27 anni.Ilvelivolo stava sorvolando la localitàLe Prese nel comune di Lanzada, in provincia di Sondrio quando è scattato l’allarme: alle 8.35 l’elicottero è stato visto cadere.
Subito è scattato l’intervento dei vigili del fuoco ma il luogo dell’incidente è impervio. Sul posto anche i carabinieri di Sondrio, i soccorsi di Areu 118 anche con l’eliambulanza e il soccorso alpino e speleologico. Nessuna notizia, al momento, delle quattro persone a bordo.
Lanzada, cade elicottero in località Le Prese: soccorsi in azione
Incidente aereo questa mattina attorno alle 8,30 a Lanzada, in località Le Prese: un elicottero di Eliossola con a bordo quattro persone è precipitato in una zona impervia, nello stesso punto dove, alcuni giorni fa, si è verificata la frana che ha spazzato via un tratto di strada.
I soccorsi – Massiccia la macchina dei soccorsi che si è messa in moto: i vigili del fuoco del Comando provinciale di Sondrio e i vigili del fuoco volontari di Chiesa in Valmalenco stanno intervenendo con più squadre.
Impegnati nelle operazioni di soccorso anche i tecnici della stazione della Valmalenco del Soccorso Alpino, il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, diverse ambulanze, un’auto medica, i carabinieri della Compagnia di Sondrio e l’elisoccorso di Areu Sondrio. Come detto dovrebbero essere quattro le persone coinvolte nell’incidente, anche se al momento non si conoscono le loro condizioni.
Il versante dove si è verificato l’incidente è lo stesso interessato dalla frana di alcuni giorni fa
Il ricorso contro l’articolo 18 che vieta totalmente le infiorescenze. Le associazioni di categoria: “La canapa industriale è una filiera agricola che crea lavoro, investimenti e innovazione. Merita certezza del diritto, non oscillazioni ideologiche”
Il decreto Sicurezza e il suo divieto di cannabis light andranno davanti alla Consulta. Il gip di Brindisi ha infatti deciso di sollevare una questione di costituzionalità e di rimettere alla Corte costituzionale l’articolo 18 del decreto approvato lo scorso aprile (e convertito in legge a giugno) che vieta interamente le infiorescenze di canapa e i suoi derivati(dall’importazione alla detenzione, dalla lavorazione alla distribuzione, dal commercio al trasporto fino alla vendita al pubblico e al consumo). Il ricorso alla Consulta nasce da un sequestro a Brindisi di cannabis light, con una percentuale di Thc inferiore allo 0,5%, a un imprenditore agricolo che aveva prodotto in Bulgaria, importato la merce in Italia per poi rivenderla all’estero.
“È con grande soddisfazione professionale che accolgo la decisione del gip di Brindisi di sollevare la questione di legittimità costituzionale dell’art. 18 decreto Sicurezza – spiega l’avvocato Lorenzo Simonetti, che ha seguito il caso -. La canapa industriale deve e può essere prodotta nella sua interezza: la questione di legittimità costituzionale mette un freno al recente divieto penalmente rilevante imposto dal governo italiano. Adesso l’obiettivo è fare in modo che anche altri giudici di merito e di legittimità riconoscano come il divieto penalmente rilevante sia incostituzionale e, quindi, o disapplicano la norma o sollevano la presente questione di legittimità”.
Quello brindisino è solo l’ultimo caso di messa in discussione di uno dei punti più contestati del pacchetto securitario fortemente voluto dal governo Meloni – ma l’ultima parola, per la prima volta in questi mesi, spetterà ai giudici costituzionali – dopo una serie di pronunce, quando in più di un occasione i tribunali hanno spesso disposto scarcerazioni e restituzione della merce sequestrata. Parallelamente, il Consiglio di Stato ha già rinviato alle Sezioni europee le tabelle e il divieto sulle infiorescenze, rimettendo quindi alla Corte di giustizia dell’Unione europea la compatibilità del divieto italiano con le norme europee.
Soddisfatte le associazioni di categoria, in attesa della pronuncia della Consulta: “Il messaggio giurisprudenziale è coerente con numerose decisioni recenti: la coltivazione di canapa industriale resta lecita e l’eventuale intervento penale deve rispettare offensività, proporzionalità e base tecnico-scientifica. In una parola: o la canapa industriale è legale, oppure il divieto generalizzato è incostituzionale o in contrasto con l’ordinamento europeo. Ciò che diciamo da anni, oggi, lo dicono i giudici.. Richiediamo – proseguono – una posizione limpida, non chiediamo ‘zone franche’: chiediamo regole chiare, applicabili e controllabili, fondate su evidenze e rispettose dei principi costituzionali. Chiediamo – aggiungono – una moratoria operativa su sequestri, distruzioni e confische automatiche finché pende il giudizio di costituzionalità; un tavolo tecnico interministeriale con filiera e comunità scientifica per definire parametri, tracciabilità, etichettatura e controlli; linee guida uniche per forze dell’ordine e procure, per evitare prassi disomogenee che paralizzano attività lecite e generano contenziosi inutili. La canapa industriale è una filiera agricola che crea lavoro, investimenti e innovazione: merita certezza del diritto, non oscillazioni ideologiche. Continueremo a fare la nostra parte con rigore tecnico, dialogo istituzionale e responsabilità, perché regolare bene è sempre meglio che vietare male”.
Le case di moda compaiono nei fascicoli sugli opifici cinesi clandestini come committenti che affidano la produzione ad appaltatori e subappaltatori che operano violando le leggi sul lavoro e sulla sicurezza
Da Versace a Gucci, da Prada a Dolce&Gabbana, salgono a 13 i brand della moda di lusso coinvolti a vario titolo nelle inchieste della Procura di Milano sul caporalato lungo le filiere del made in Italy. Dall’alba fino alla sera di mercoledì il pubblico ministero Paolo Storari, con i carabinieri del Nucleoispettorato del lavoro, ha notificato ordini di consegna documenti a Dolce & Gabbana, Prada, Versace, Gucci, Missoni, Ferragamo, Yves Saint Laurent, Givenchy, Pinko, Coccinelle, Adidas, Alexander McQueen Italia e Off-White Operating. Le case di moda compaiono nei fascicoli sugli opifici cinesi clandestini come committenti che affidano la produzione ad appaltatori e subappaltatori che operano violando le leggi sul lavoro e sulla sicurezza.
In ciascun atto la Procura indica i fornitori critici già individuati nella filiera del singolo brand, il numero di lavoratori trovati in condizioni di sfruttamento e stato di bisogno e gli articoli del marchio sequestrati negli opifici, stoccati e pronti a tornare alla casa madre per essere immessi sul mercato. Agli stessi marchi viene chiesto, per ora su base volontaria, di consegnare i propri modelli organizzativi di prevenzione e gli audit interni o commissionati ad advisor e consulenti, strumenti che sulla carta dovrebbero impedire la commissione dei reati. È una formula “light” che concede tempo alle aziende per eliminare i caporali dalle linee di produzione e ristrutturare la catena di appalti e subappalti, evitando per il momento le pesanti misure di amministrazione giudiziaria.
Questo approccio più morbido arriva dopo le polemiche delle scorse settimane con Tod’seDiego Della Valle, nel mirino di un’inchiesta in cui Tod’s spa è indagata con l’accusa di aver agito nella piena consapevolezza propria e dei propri manager che certificano le linee di produzione degli appaltatori. Davanti al giudice per le indagini preliminari Domenico Santoro, per la richiesta di interdittiva pubblicitaria, Tod’s e Della Valle si sono detti disponibili a collaborare con l’autorità giudiziaria per la “dignità” di tutti i lavoratori. Ma la linea della Procura potrebbe irrigidirsi con richieste di commissariamento e interdittive qualora i marchi non modificassero l’attuale assetto degli appalti e un’organizzazione del lavoro ritenuta illegale.
La scelta di usare lo strumento delle misure di prevenzione non è nuova: dal marzo 2024 il Tribunale di Milano ha disposto l’amministrazione giudiziaria per Alviero Martini spa, Armani Operation, Manufacture Dior, Valentino Bags LabeLoro Piana di Louis Vuitton, società non indagate ma ritenute avere agevolato in modo colposo e inconsapevole lo sfruttamento. Il quadro si è poi aggravato con il caso Tod’s, dove l’accusa ipotizza invece una piena consapevolezza del sistema degli appalti. Che i casi scoperti non fossero isolati era chiaro fin dal primo commissariamento di Alviero Martini, in un’indagine partita da un fornitore cinese di Trezzano sul Naviglio (Milano), la Crocolux, dovenel 2023 un ventiseienne del Bangladesh è morto nel suo primo (presunto) giorno di lavoro, mentre i datori tentavano di regolarizzarlo presso l’Inps dopo l’incidente letale.
Secondo quanto messo a verbale nel 2024 dal direttore del prodotto di Alviero Martini, Crocolux sarebbe stata “appaltatrice anche di numerosi marchi del lusso mondiale”. Nelle tre ultime ispezioni condotte a novembre 2025 dai carabinieri in tre opifici toscani al servizio della produzione anche di Tod’s, dove sono stati rinvenuti fino a sette livelli di sub-appalto, sono state sequestrate borse dei marchi Madbag, Zegna, Saint Laurent, Cuoieria Fiorentina e Prada. Il cuore del sistema resta la compressione estrema di costi e diritti: dagli atti emerge come la merce di pregio venga prodotta a poche decine di euro e rivenduta al dettaglio a diverse migliaia, con ricarichi fino al 10.000%.
Le testimonianze raccolte in un anno e mezzo di indagini mostrano la portata trasversale del fenomeno lungo le filiere globali della moda. Un lavoratore ha dichiarato che l’azienda in cui era impiegato assemblava cinture per marchi comeZara, Diesel, Hugo Boss, Hugo Boss Orange, Trussardi, Versace, Tommy Hilfiger, Gucci, Gianfranco Ferré, Dolce & Gabbana, Marlboro, Marlboro Classic, Replay, Levis “e altre che al momento mi sfuggono”. Alcuni di questi brand risultano oggi tra i destinatari delle richieste di esibire documentazione da parte del pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia milanese.
Già dal 2015, e con maggiore intensità dal 2017, i carabinieri per la tutela del lavoro segnalavano ai giudici anomalie sempre più gravi: all’interno di laboratori-dormitorio abusivi a gestione cinese, dove vengono sistematicamente violate le regole su igiene, sicurezza, retribuzioni, buste paga e orari, compariva sempre più spesso merce di grandi marchi internazionali. Fino alle più recenti inchieste sulla moda e alle misure di prevenzione adottate in base al codice antimafia, nessun magistrato aveva però “riavvolto il filo” risalendo alla committenza finale del prodotto. È proprio questa inversione di prospettiva che Paolo Storari definisce, nei convegni e nelle audizioni pubbliche, una scelta di “politica giudiziaria”: riportare al centro della responsabilità l’intera filiera del lusso, dai capannoni clandestini fino alle vetrine delle boutique.
La piccola squadra di Chapecó, segnata dal tragico incidente aereo del 2016 che costò la vita a 71 persone, è tornata nella Serie A brasiliana dopo anni di dolore, ricostruzione e anonimato
La festa della Chapecoense
Tenersi alla larga dalle fiabe aiuta. Soprattutto nello sport. Però anche crederci un po’ spinge a ricostruire. Furacão do Oeste, l’Uragano dell’Ovest, la chiamavano così la piccola squadra arrivata in alto. Chapecó è un centro agroindustriale nel profondo entroterra del Brasile, a sud, nello stato di Santa Catarina. Nemmeno duecentomila abitanti, il contrario di una megalopoli. E una squadra di calcio, la Chapecoense detta Chape, non famosissima, anzi Cenerentola del futebol, salita per la prima volta in serie A nel 2014 e che due anni dopo si trovò a vivere la sua favola. Anzi a giocarla. La finale della Copa Sudamericana, l’equivalente dell’Europa League. Un successo avrebbe significato la fama e l’accesso diretto alla ancor più prestigiosa Copa Libertadores.
Lingua originale: portoghese. Traduzione di Google Una settimana fa, Chapecó ha giocato insieme dall’inizio alla fine e il nostro sogno è diventato REALTÀ!
Há uma semana, Chapecó jogou junto do início ao fim e o nosso sonho se tornou RE🅰️LIDADE! 💚🇳🇬
La squadra s’imbarcò la sera del 28 novembre 2016 da San Paolo in Brasile con destinazione Medellín, Colombia, per affrontare l’Atlético Nacional. Sull’aereo c’erano anche tecnici, dirigenti, giornalisti e accompagnatori. Euforici per la loro prima finale. In tutto 68 passeggeri e 9 membri dell’equipaggio. Il volo 2933 era della compagnia boliviana LaMia (Línea Aérea Mérida Internacional de Aviación). Su quello stesso quadrimotore aveva volato pochi giorni prima la nazionale argentina di Leo Messi. All’appello mancava il portiere Nivaldo, bandiera del club, 299 presenze. A 42 anni preferiva festeggiare quota 300 partite davanti al suo pubblico, pochi giorni dopo avrebbero giocato contro l’Atlético Mineiro in campionato. Dette forfait all’ultimo momento anche Edmundo, O Animal, ex giocatore della Fiorentina e del Napoli, commentatore della tv brasiliana. Perse il volo Matheus Saroli, figlio dell’allenatore della Chapecoense, che aveva dimenticato il passaporto. Il padre, Luis Carlos Saroli, noto come Caio Júnior, invece quell’aereo lo prese dopo aver rilasciato un’ultima dichiarazione: «Se morissi oggi sarei un uomo felice». Con lui c’era anche il difensore Felipe Machado, 32 anni, che aveva giocato in Italia, nella Salernitana in B.
Il volo è tranquillo. Mancano 18 chilometri all’arrivo quando si spengono le luci. «Allacciatevi le cinture, stiamo per atterrare». Alle 21.49 il comandante avvisa la torre di controllo: «Ho problemi con il carburante, chiedo priorità per la discesa». Alle 21.52 dichiara l’emergenza, i serbatoi sono vuoti. Alle 21.55 il velivolo scompare dai radar. Alle 21.59 l’aereo sbatte contro la vetta del Cerro Gordo (2.600 metri). Buio, pioggia, nebbia. I soccorsi sarebbero arrivati dopo ore via terra.
Visitatori sul luogo dell’incidente a La Union, 50 km a sud di Medellin
«Mi sono svegliato nel bosco, ho aperto gli occhi ma era tutto nero. Faceva freddo e sentivo le persone chiedere aiuto. L’ho fatto anche io, non avevo idea di dove fossi, non ricordavo nulla. Ho supplicato: non voglio morire». Jakson Follmann ha 24 anni, vede una torcia, sente le voci della polizia colombiana. Un sergente gli tiene la mano e lo rassicura. Jakson si qualifica: «Sono il portiere della Chapecoense». Nell’impatto ha perso il piede destro e il sinistro è rimasto attaccato solo per i tendini. È scosso, soprattutto si meraviglia che i suoi compagni non urlino più.Le vittime sono 71, i sopravvissuti 6. Tre calciatori, un tecnico di volo, una hostess e un giornalista. Il portiere Marcos Danilo, 31 anni, morirà in ospedale. Un fotografo della Reuters testimonia: «L’aereo è spezzato in due, solo il muso e le ali sono riconoscibili».
Alan Ruschel
Alan Ruschel si salva per un cambio di posto. Mezz’ora prima dell’incidente il suo amico Follmann aveva insistito perché dal fondo si spostasse accanto a lui e all’altro difensore, Hélio Zampier Neto. Al centro dell’aereo. Sono i soli tre sopravvissuti della squadra. Jakson si risveglia tre giorni dopo all’ospedale: ha una gamba amputata, l’altra è seriamente danneggiata. Ruschel ha una frattura alla decima vertebra e una lesione spinale. Non ricorda niente e pensa alla finale, convinto che si debba giocare il giorno dopo. Neto ha lesioni al cranio, al torace, alla gamba destra. Lo portano all’ospedale in stato di shock. Quando riemerge dal coma chiede: com’è finita la partita e chi è stato a farmi così male?Lui l’incidente l’aveva sognato alcune notti prima: c’erano le luci che si spegnevano, la pioggia, il bosco. Si era agitato e ne aveva parlato alla moglie, la madre dei suoi gemelli di dieci anni. «Mi sono portato quell’incubo dentro l’aereo».
I resti dell’aereo della Chapecoense
A lui e a Follmann i medici per un po’ nascondono la verità. Quando lo viene a sapere Jakson riesce solo a dire: «Me li ricorderò sempre felici e sorridenti, sono contento di non aver visto i miei amici morire». A Chapecó, fuori dallo stadio Arena Condá si radunano centinaia di tifosi. Piangono e pregano per la fine di un sogno: la loro Chapecoense non c’è più. A ventiquattr’ore da una partita che molti avrebbero raccontato per anni ai figli, ai nipoti e a tutti coloro che volevano sapere di quella volta che la loro piccola squadra era arrivata a giocarsi il successo nel secondo trofeo più importante del continente. La Chape conta 48 vittime tra tecnici, giocatori e accompagnatori. L’attaccante Tiaguinho, 22 anni, aveva appena saputo che sarebbe diventato padre. Per dirgli della gravidanza sua moglie gli aveva fatto consegnare dai compagni una scatola con due scarpette. Altro che Cent’anni di solitudine.
Allo stadio di Medellín, il giorno della finale, i giocatori e gli uomini della Chape ci arrivano da morti.Le loro bare vengono posizionate in campo. Sugli spalti tutti sono vestiti di bianco, in molti hanno una candela. I tifosi dell’Atlético Nacional cantano per la squadra che quella sera avrebbe dovuto essere avversaria. Vengono liberate in cielo 71 colombe, bambini con la divisa della Chape lasciano andare palloncini bianchi, il mondo del calcio si ferma per un minuto di silenzio. Dice basta anche il portiere Nivaldo, rinuncia a giocare la sua trecentesima partita. «Non conta più». La Copa Sudamericana 2016 viene assegnata d’ufficio alla Chapecoense. Per una volta è giusto così.
Nel Novecento del calcio c’era stata Superga (1949), i Busby Babies del Manchester United (1958) e la nazionale dello Zambia (1993). Nel Duemila ci sono i ragazzi della Chape. La squadra sconosciuta diventata grande nella tragedia. Tutti vogliono aiutarla, iscriversi al club, prestarle giocatori. Da Pelé e Maradona a Vladimir Putin: #ForçaChape. L’accesso alla Libertadores 2017 è simbolicamente forte, ma l’esperienza si conclude già nel girone. Da terza classificata la Chape va a giocare gli ottavi della Copa Sudamericana, viene eliminata dal Flamengo, ma in campo c’è Alan Ruschel, per la prima volta titolare a dieci mesi dall’incidente. Dopo aver rischiato la paralisi.
Terremoto oggi in Emilia-Romagna, scosse nella notte nel Parmense
articolo:
Sisma avvertito dalla popolazione: si è verificato a una profondità di 9 km con epicentro a Corniglio, in Appennino. Magnitudo 3.2 e 2.5
L’epicentro della scossa di terremoto in Emilia del 2 novembre 2025 (foto Ingv, Openstreetmap)
Lievi scosse di terremoto, di magnitudo 3.2 e 2.5, sono state rilevate poco dopo la mezzanotte dall’Ingv, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, in Emilia Romagna, in provincia di Parma.
L’epicentro delle scosse del 2 novembre 2025 – L’epicentro si trova nel paese di Corniglio, un centro montano medioevale con poco più di 1700 abitanti, a 43 chilometri dalle città di Parma e di Carrara.
Il sisma di magnitudo più elevata si è verificato a una profondità di 9 Km, riporta l’Ingv, a 7 Km da Monchio delle Corti, a 9 Km da Berceto e a 10 Km da Palanzano.
Diversi utenti sui social dichiarano di aver avvertito la scossa più forte, che è stata di breve durata.
Lo sciame sismico di febbraio 2024 in Appennino – Uno sciame sismico importante aveva interessato l’Appennino in provincia di Parma nell’inverno dell’anno scorso, nella zona tra Langhirano, Calestano e Frassinoro (intorno alla faglia del Monte Bosso) e dovuto ai movimenti della catena montuosa verso nord-est.
Il dramma nella struttura Brucoverde: il piccolo avrebbe avuto un arresto cardiaco durante il riposo pomeridiano. Il sindaco Guerra: “Siamo sconvolti”. Indagini in corso
Un bimbo di tredici mesi è morto, nel pomeriggio, in un asilo nido di Parma, il Brucoverde, nel quartiere San Leonardo. A quanto si apprende il piccolo avrebbe avuto un arresto cardiocircolatorio durante il riposo pomeridiano. Dopo i primi tentativi di rianimarlo, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale dove è stato constatato il decesso. Sul caso sono in corso indagini per comprendere i contorni della vicenda.
La tragedia è avvenuta intorno alle 15.30. Secondo quanto ricostruito finora il piccolo faticava a respirare: il malessere è apparso subito gravissimo, le maestre sono accorse ed è stato chiamato il 118. I sanitari hanno cercato di rianimare il bimbo per quasi un’ora, poi è stato intubato e portato al Maggiore di Parma dove ha cessato di vivere quindi minuti dopo il ricovero.
“Siamo sconvolti da quanto accaduto. Una giovane vita spezzata così d’improvviso spezza il cuore e lascia senza parole“, dice il sindaco di Parma Michele Guerra. “Ci stringiamo intorno alla famiglia – prosegue il sindaco – in questo momento di dolore enorme e siamo vicini al personale del nido e alle famiglie del Brucoverde in questo momento terribile“. L’assessora ai Servizi educativi del Comune, Caterina Bonetti, si è recata personalmente nella struttura: “È un dolore enorme per la nostra comunità. Ci stringiamo alla famiglia”. Sul posto anche pattuglie della Questura e della polizia locale.
Domani 2 dicembre, dalle ore 15 alle 16.30, si terrà un flash-mob davanti alla sede Rai di via Teulada a Roma: l’iniziativa è promossa nell’ambito della mobilitazione nazionale indetta da Fp Cgil, Uil Pa e Usb Pi sulle condizioni di lavoro del personale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro in occasione della messa in onda su Rai 1 della prima puntata della serie tv ‘L’altro ispettore’, la prima serie televisiva dedicata alla figura degli ispettori del lavoro”.
Lo si legge in una nota di Fp Cgil, Uil Pa e Usb Pi.
“E’ un fatto molto positivo che, in un Paese con tre morti di lavoro al giorno, il servizio pubblico televisivo abbia deciso di occuparsi di sicurezza sul lavoro, e di chi è istituzionalmente preposto a garantire tutele e diritti ai lavoratori, anche attraverso una specifica serie tv, provando a spiegare al grande pubblico la figura dell’ispettore del lavoro. La messa in onda di questa serie tv – prosegue la nota – rappresenta una occasione preziosa per diffondere conoscenza e promuovere ulteriori momenti di approfondimento sulla sicurezza sul lavoro, su chi è istituzionalmente preposto a garantirla, e sulle difficili condizioni di tutto il personale dell’INL che assicura oltre alla tutela dei lavoratori anche importanti servizi alla cittadinanza e garantisce il funzionamento dell’Ispettorato. Ogni momento e ogni iniziativa in questa direzione sono sempre più fondamentali per contribuire a diffondere la cultura della sicurezza e una maggiore consapevolezza nella società: una priorità di cui tanto si parla ma che ha bisogno di interventi sempre più concreti”.
Una scossa di magnitudo 3.6 è stata registrata dall’Ingv a Messina alle 23:16. La profondità stimata è di circa 49 km. L’epicentro è situato a sette chilometri a nord di Itala, a circa venti minuti a sud ovest dalla città dello Stretto. Al momento non ci sono segnalazioni di possibili danni a persone o edifici
Un guasto alla linea elettrica tra Gallese e Orte ha mandato in tilt la circolazione ferroviaria, con cancellazioni e ritardi di 150 minuti. I pendolari: “Fermi in mezzo al nulla per ore tra caldo infernale e rabbia”
Il treno rimasto bloccato in galleria a Orte (Foto da ViterboToday)
Viaggio da incubo per centinaia di pendolari. Lunedì primo dicembre, un problema alla linea elettrica tra Gallese e Orte ha mandato in tilt la circolazione ferroviaria lungo l’asse Roma-Firenze, provocando ritardi pesanti, cancellazioni e disagi su alta velocità, intercity e regionali. L’Italia, ancora una volta, si è trovata “tagliata in due”.
Il treno rimasto bloccato in galleria a Orte (Foto da ViterboToday)
Il guasto sulla linea elettrica Gallese-Orte – Tutto inizia intorno alle 17:40 quando Rete ferroviaria italiana comunica un forte rallentamento sulla linea Av Roma–Firenze in direzione nord, per accertamenti tecnici sulla linea di alimentazione elettrica tra Gallese e Orte. I treni incominciano ad accumulare ritardi fino a 60 minuti e sulla rete regionale, in particolare sulla tratta Roma Tiburtina-Orte, iniziano variazioni di percorso e cancellazioni.
L’intervento dei carabinieri (Foto da ViterboToday)
Il treno Italo bloccato in galleria – La situazione precipita quando un treno Italo, partito da Roma e diretto a Udine, si blocca all’interno di una galleria nei pressi di Orte. A bordo c’erano 460 passeggeri, tra cui due neonati, una donna incinta e due cardiopatici: sono stati assistiti dai soccorritori.
Sul posto sono intervenuti, in gran numero di uomini e mezzi, vigili del fuoco, protezione civile, carabinieri, polizia, guardia di finanza, personale ferroviario e i sanitari di Ares 118 e Croce bianca: hanno assistito i passeggeri durante le operazioni di trasbordo su un altro convoglio. Le attività si sono concluse, fortunatamente senza conseguenze fisiche, solo attorno all’1,30, dopo ore e ore di attesa nella galleria.
I lavoratori dell’ex Ilva di Genova hanno occupato l’autostrada A10 entrando dal casello di Genova Aeroporto con il traffico ancora aperto. Nessuna resistenza da parte delle forze dell’ordine. Momenti di tensione con un camionista in rotta di collisione con i manifestanti. Con la pala meccanica della fabbrica, i lavoratori sono diretti al ponte San Giorgio e al casello di Genova Ovest. La città è di fatto tagliata in due.
Il corteo dei lavoratori delle industrie genovesi (ex Ilva, Ansaldo Energia e Fincantieri) ha raggiunto poi il ponte San Giorgio, il viadotto dell’autostrada A10 costruito al posto del ponte Morandi crollato il 14 agosto 2018. È la prima volta che accade nella storia della città. In questo luogo simbolico i manifestanti si sono fermati, restando in presidio con la pala meccanica dell’acciaieria. La mobilitazione era partita ieri con il blocco stradale a Cornigliano. Stamattina in assemblea la decisione di spostarsi all’aeroporto Cristoforo Colombo. Poi, dopo fallito il tentativo di occupare il terminal, gli operai si sono messi in marcia verso il casello autostradale, facendo irruzione sulla carreggiata. La A10 è chiusa in entrambe le direzioni tra i caselli di Genova Ovest e Genova Prà e tutte le principali vie di comunicazione stradali tra levante e ponente ligure sono ostruite.
L’Inl rischia di essere smantellato e assorbito dal ministero, con il timore di perdere autonomia e capacità di controllo. Sindacati in assemblea il 2 dicembre
Il destino dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro è ormai al centro di un acceso dibattito e il rischio di un suo ridimensionamento è più vicino din quanto si pensi. A partire dal gennaio 2026, infatti, potrebbe avviarsi una riorganizzazione che prevede lo smantellamento dell’Agenzia e il suo accorpamento sotto il controllo diretto del Ministero del Lavoro. Un piano che sembra riproporre l’idea già ventilata dalla ministra Marina Elvira Calderone all’inizio del suo mandato, e poi accantonata per le polemiche politiche e mediatiche che aveva suscitato.
L’Inl, nato nel gennaio del 2017 come agenzia indipendente con l’obiettivo di centralizzare l’attività ispettiva a livello nazionale, ha sempre goduto di una certa autonomia, soprattutto in ambito regolamentare e amministrativo. Un’autonomia che oggi rischia di essere sacrificata nell’ottica di una riforma che, secondo i sindacati, potrebbe indebolire la funzione di controllo e di tutela del lavoro svolta dall’Ispettorato.
Micaela Cappellini, Ispettrice del Lavoro e Coordinatrice Fp Cgil Toscana per Inl, ha espresso le sue preoccupazioni a margine di un incontro con il Ministero del Lavoro avvenuto lo scorso 25 novembre, in concomitanza con la mobilitazione nazionale degli ispettori del lavoro. Durante la riunione, è emerso che la discussione sul possibile smantellamento dell’Agenzia dovrebbe partire subito dopo l’approvazione della legge di bilancio. “Temiamo che la perdita dell’autonomia ispettiva, sebbene non motivata da ragioni tecniche, indebolisca il controllo e la tutela del lavoro, rendendo l’Istituto sempre più vulnerabile agli interessi politici del governo”, dice Cappellini.
Un altro aspetto che solleva interrogativi riguarda il bilancio dell’Ispettorato, che è in attivo di oltre 240 milioni di euro. Secondo le voci che circolano, questa somma sarebbe destinata ad essere inglobata nel Ministero del Lavoro, suscitando il timore che venga utilizzata per scopi che non rispondono alle necessità dell’Ispettorato. I sindacati propongono, invece, di utilizzare questo avanzo per attrarre e consolidare il personale, sviluppare l’informatica e la digitalizzazione, e stipulare assicurazioni per i rischi connessi alla funzione ispettiva.
“È evidente – sottolinea Cappellini – che come Fp Cgil, temiamo la perdita della necessaria autonomia delle funzioni ispettive, svilite ed indebolite da un maggior assoggettamento all’esecutivo a danno dell’azione di controllo e di tutela del lavoro svolta attualmente dall’Ispettorato”. Inoltre, il piano di riorganizzazione dell’Inl coincide con l’introduzione del decreto sicurezza, che autorizza l’assunzione di dieci posizioni dirigenziali generali e cento dirigenzialinon generali all’interno dell’Ispettorato. Tuttavia, ciò non sembra risolvere il problema della carenza di personale operativo, con il governo che sembra concentrarsi più sull’aumento delle posizioni dirigenziali piuttosto che sulle assunzioni di ispettori, un settore che soffre da tempo per l’insufficienza di risorse umane.
Di fronte a queste incertezze, i sindacati, con la Fp Cgil in prima linea, continuano a lottare per la salvaguardia dell’autonomia e dell’efficacia dell’Ispettorato, ponendo al centro delle loro rivendicazioni il rafforzamento dell’intero personale, ispettivo e amministrativo, e il miglioramento delle condizioni di lavoro. La questione rimane aperta e il 2 dicembre, proprio mentre sulla Rai andrà in onda una fiction che racconta il lavoro degli ispettori, i dipendenti dell’Inl si riuniranno in assemblea per discutere delle sorti dell’ente. Previsto anche un flash-mob davanti la sede di via Teuleda a partire dalle ore 15.
Ilconsigliere Sorgia: “È inaccettabile che nel 2025 la Sardegna sia ancora ostaggio di una continuità territoriale che non funziona e che, nei fatti, nega il diritto alla mobilità dei cittadini sardi”
Crisi voli da e per la Sardegna: continuità territoriale allo sbando e sardi penalizzati a Natale. “È inaccettabile che nel 2025 la Sardegna sia ancora ostaggio di una continuità territoriale che non funziona e che, nei fatti, nega il diritto alla mobilità dei cittadini sardi”. Così il consigliere regionale Alessandro Sorgia commenta la situazione drammatica dei collegamenti aerei tra il continente e l’isola in vista delle festività natalizie. I voli sono sold out per il weekend prenatalizio: sabato 20 e domenica 21 dicembre non c’è un solo posto disponibile, a qualsiasi orario. Nei giorni immediatamente precedenti e successivi la situazione non migliora. Chi prova a posticipare scopre che anche il 22 e il 23 dicembre è disponibile un unico volo, sempre alle 8:50, mentre alla vigilia di Natale si parte solo alle 21:10. Una vera e propria corsa a ostacoli per chi vuole tornare a casa. “Di fronte a questa vergogna – prosegue Sorgia – le alternative sono due: rinunciare alle feste in famiglia o affidarsi alle compagnie low cost, pagando cifre folli. Con Ryanair, tra andata e ritorno, non si spenderanno meno di 300 euro. È questa la continuità territoriale che ci avevano promesso? È questa la garanzia di mobilità per i sardi?” Il consigliere regionale chiede un intervento immediato della Regione: “Non possiamo continuare a subire questa umiliazione ogni anno. La Sardegna non è una Regione di serie B: pretendiamo rispetto e soluzioni concrete, non slogan”.
Gli esami al J Medical hanno confermato la gravità dell’infortunio del serbo: lesione di alto grado della giunzione muscolo-tendinea dell’adduttore sinistro, serviranno altri esami
Dušan Vlahović
L’infortunio di Vlahovic è grave: l’attaccante dovrà rimanere fuori per un bel po’ di tempo come si era compreso subito, dal momento dello stop nel corso di Juve-Cagliari. Nel tentativo di calciare in porta, il serbo è andato a vuoto e ha avvertito immediatamente una fitta all’adduttore sinistro. Gli esami al J medical cui si è sottoposto hanno confermato le prime valutazioni mediche: l’attaccante ha rimediato una lesione di alto grado della giunzione muscolo-tendinea dell’adduttore di sinistra, per cui saranno necessari altri esami per definire meglio i tempi di recupero ma difficilmente saranno inferiori ai 3 mesi.
INFORTUNIO VLAHOVIC – Senza Vlahovic, toccherà a Spalletti inventare qualche soluzione nuova in attacco. Con la necessità di responsabilizzare i nuovi arrivati David e Openda, fin qui sottotono, e trovare strade alternative per giungere al gol. Dopo la partita di Coppa Italia con l’Udinese, la Juve si ritroverà ad affrontare tre gare decisive per lo sviluppo della propria stagione: col Napoli e il Bologna in trasferta (scontri diretti per la zona Europa) e in mezzo il Pafos all’Allianz Stadium, partita che va assolutamente vinta per non compromettere il cammino verso gli spareggi utili alla qualificazione per gli ottavi.Vlahovic fin qui ha dato una grande mano alla Juve, specie dall’arrivo del nuovo allenatore: l’infortunio azzera ogni discorso relativo alla possibilità di andar via a gennaio – considerato che ha il contratto a scadenza – e piuttosto accende i riflettori sulla sua importanza nella Juve di oggi, anche in ottica futura.
Al Galà del Calcio arriva la stoccata del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, a DAZN: “Se ci abbandona come in Francia, la Serie A finisce nei guai”. Fabio Caressa in imbarazzo: “Non è elegante parlarne qui”
Aurelio De Laurentiis
Aurelio De Laurentiis non usa giri di parole sul palco del Galà del Calcio. Intervistato da Fabio Caressa, il presidente del Napoli lancia l’ennesimo allarme sul sistema–calcio italiano e sulla fragilità del suo modello economico. Il passaggio più delicato arriva sul fronte dei diritti tv, con una stoccata frontale a DAZN: “A gennaio dovremo scegliere cosa fare per il prossimo anno. Se DAZN dovesse mollarci come ha fatto in Francia, saremmo tutti nei guai“.
Caressa tenta di smorzare: “Non è elegante parlarne qui“. Ma il messaggio di De Laurentiis è già arrivato forte e chiaro: il calcio italiano cammina su un filo sempre più sottile e il tempo per trovare un equilibrio sta finendo.
Sempre Fabio Caressa, che conduceva la serata, ha cercato di smorzare la tensione: “Cerchiamo di non metterli in difficoltà, sono ospiti stasera e fanno un ottimo lavoro”. De Laurentiis, però, non si è trattenuto: “Ottimo lavoro… finché non ci sono commentatori troppo filo-romanisti”.
L’atmosfera in sala si è subito fatta tesa, con Caressa e Federica Masolin impegnati a riportare tutto alla calma. “Va bene, godiamoci il premio senza far arrabbiare nessuno: comportiamoci da italiani”, ha chiuso il patron del Napoli.
De Laurentiis show al Gran Gala AIC: la stoccata a DAZN – Sul tema delle Nazionali, Aurelio De Laurentiis è stato netto: “Se fossimo meno club, potremmo chiudere la Serie A prima e tutelare le società dalle pause dedicate alle selezioni“. Ma il vero nodo, secondo lui, non è il numero delle squadre: “Il problema sono le retrocessioni. Se sei più piccolo di Roma, Napoli, Juve, Inter o Milan, la paura di scendere ti blocca. In NBA non retrocede nessuno e i club valgono miliardi“.
Caressa prova a riportare il discorso sul merito sportivo, ma il presidente lo interrompe bruscamente: “Lascia perdere il merito. Vorrei convocare gli Stati Generali del calcio italiano. Voglio vedere i proprietari dei fondi, i veri padroni delle società che non si vedono mai e che dovrebbero conoscere questo mondo prima di entrarci“.
Il match di Eredivisie è stato caratterizzato dal comportamento sopra le righe dei tifosi dei lancieri
Fumogeni in Ajax-Groningen – Ipa/Fotogramma
Ajax-Groningen sospesa e rimandata per… fumogeni e fuochi d’artificio sugli spalti. La partita di Eredivisie andata in scena nella serata di domenica 30 novembre è stata interrotta al quinto minuto di gioco per l’accensione e il lancio, dalla curva dei lancieri, di fumogeni che hanno colorato di rosso il cielo della Amsterdam Arena.
Poi i tifosi hanno lanciato veri e propri fuochi d’artificio verso il terreno di gioco, costringendo l’arbitro a sospendere la partita dopo soli cinque minuti di gioco. Dopo quaranta minuti d’attesa il gioco è ripreso, ma il comportamento nuovamente sopra le righe dei tifosi dell’Ajax ha portato il direttore di gara a una nuova interruzione, questa volta definitiva del match, rinviato a data da destinarsi sul punteggio di 0-0.
Dopo la sesta sconfitta consecutiva 400 esagitati hanno atteso la squadra al centro di allenamento: i due giocatori hanno sporto denuncia, il club li ha messi a riposo
Li hanno aspettati al centro di allenamento, al rientro da Lorient, dove il Nizza, domenica sera, ha perso un’altra volta. Prima li hanno insultati e poi anche malmenati. A pagare la furia dei tifosi sono stati in particolare Jeremi Boga e Terem Moffi che hanno sporto denuncia e sono stati messi a riposo forzato dal club che condanna l’accaduto.
CRISI – Tutto è cominciato via social. Dopo il 3-1 incassato dal Nizza in Bretagna, i gruppi di ultrà si sono dati appuntamento al centro di allenamento, dove i giocatori dovevano recuperare le rispettive auto. Quando il pullman del club è arrivato sul posto, c’erano più di 400 tifosi ad attenderli. Secondo le prime ricostruzioni, sono volati insulti contro il d.s. Florian Maurice. È andata peggio per i due attaccanti, aggrediti fisicamente. Boga e Moffi hanno quindi deciso di sporgere denuncia e non saranno a disposizione rispettivamente fino a venerdì e domenica, su decisione della società. Il Nizza, già battuto giovedì in Europa League dal Porto di Farioli, è in piena crisi di risultati, con sei sconfitte consecutive registrate all’1 novembre in poi. Troppo per gli ultrà che volevano così scuotere la squadra, ma che hanno intonato cori di sostegno per l’erede di Fraioli, Franck Haise che giovedì si era detto disponibile a lasciare la panchina. Domenica, il Nizza, decimo con 17 punti, ospita l’Angers.
Prosegue la deriva verso lo strapotere del monitor. Vengono dati o non dati rigori secondo un regolamento che viene modificato e aggiornato in maniera artificiale, un protocollo dopo l’altro
Non è più solo un problema legato a un rigore, a un goal annullato o a un fuorigioco di sei millimetri. Il Var sta riscrivendo le regole del calcio e lo sta facendo male.Non perché la tecnologia non possa essere utile ma perché usata in questo modo prevale sulla realtà, diventando grottesca.
Le immagini al rallentatore possono aiutare a vedere qualcosa che non si era visto con l’occhio umano. Possono correggere un errore e ristabilire giustizia rispetto a qualcosa che una scelta sbagliata aveva concesso o tolto. Ma quando si arriva a distorcere il senso di un gesto sul campo, e succede sempre più spesso, il risultato è la rapida deriva verso un altro sport. Anche perché vengono dati o non dati rigori secondo un regolamento che viene modificato e aggiornato in maniera artificiale, un protocollo dopo l’altro.
Lo step on foot, ovvero il pestone su un piede, il fallo di mano quando il movimento non è congruo, i contrasti con le mani dietro la schiena. E si può andare avanti all’infinito. Tutto questo è calcio artificiale e non può che produrre risultati surreali. Succede spesso ma le ultime due giornate hanno regalato casi di scuola che non andrebbero ignorati. Casualmente, coinvolgono lo stesso giocatore, il difensore del Milan Pavlovic.
Durante il derby con l’Inter la revisione al Var assegna un rigore per un suo presunto fallo su Calhanoglu. Per il regolamento è rigore, per chiunque abbia giocato a calcio, a qualsiasi livello, no. Perché il fatto che colpisce l’avversario dopo che il cross è già partito e in maniera del tutto involontaria esclude che quello possa essere un fallo di gioco. E’ un fallo da monitor.
Nella giornata successiva, al 95esimo di Milan-Lazio, lo stesso Pavlovictocca con un gomito un tiro da trenta centimetri mentre sta contendendo la posizione al centro dell’area con un avversario. Qui anche il regolamento, o presunto tale, si incarta. Perché la decisione dell’arbitro dopo la revisione al Var è il contrario della realtà: non è rigore e non c’è il fallo del giocatore della Lazio ma la realtà del monitor dice che è rigore ma che non si può dare per un fallo inesistente. Due errori, clamorosi, nella stessa revisione. Ma c’è chi elogia l’arbitro, capace di uscire da uno psicodramma di dieci minuti con una decisione che, almeno, non cambia il risultato del campo.
C’è però un grande sconfitto, il calcio, quello vero. E Pavlovic, suo malgrado, può diventare da oggi il testimonial di quello che era uno sport pieno di errori arbitrali e che oggi è sempre più simile a un videogioco.
Capitano della storica Coppa Davis vinta nel 1976, da giocatore i due trionfi al Roland Garros sono stati i più importanti dei 48 tornei conquistati in carriera. Conquistò due volte anche gli Internazionali
Addio a una leggenda del tennis. Lo sport italiano piange la morte di Nicola Pietrangeli, 92 anni, il primo italiano a vincere uno Slam. Ne ha vinti due, il Roland Garros del 1959 e del 1960, e per quasi 65 anni primatista azzurro prima di essere superato solo il 26 gennaio scorso da Sinner arrivato a quota tre: “I record sono fatti per essere battuti prima o poi“, aveva commentato nella sua ultima intervista alla Gazzetta dello Sport. È stato il capitano della prima Coppa Davis vinta dall’Italia, nel 1976.
CARRIERA – Nato a Tunisi l’11 settembre 1933, padre italiano e madre di origine russa, Pietrangeli arrivò a Roma dopo che la famiglia era stata espulsa dalla Tunisia. Le due vittorie a Parigi – dove è approdato in finale anche nel 1961 e nel 1964 – sono stati l’apice di una carriera di trionfi, con ben 48 tornei conquistati, compresi due volte gli Internazionali d’Italia, nel 1957 e nel 1961, e tre volte Montecarlo, nel 1961, nel 1967 e nel 1968. Dal 1959 al 1961 è stato anche numero 3 del ranking mondiale, in base alla classifica compilata dai giornalisti prima dell’era del computer. Anche grande doppista insieme a Orlando Sirola: insieme hanno vinto Roland Garros nel 1959. In Davis ha il primato di match disputati (164) e vinti (120) ma è da capitano non giocatore che ha legato il suo nome al primo grande successo internazionale dell’Italia, il 4-1 dei Moschettieri azzurri a Santiago del Cile contro i padroni di casa.
Il commando è entrato in azione all’alba lungo l’A2 tra gli svincoli di Bagnara Calabra e Scilla
I chiodi sull’asfalto e le auto incendiate per rallentare e isolare il portavalori. Poi gli spari e infine la fuga con, a quanto pare, due milioni di euro. Scene da Far West all’alba lungo l’A2 tra gli svincoli di Bagnara Calabra e Scilla dove un commando ha assaltato un furgone della società Sicurtransport.
L’assalto in galleria – L’assalto è avvenuto all’interno di una galleria in direzione nord. La banda avrebbe sparso chiodi lungo la carreggiata e dato alle fiamme due auto poste tra la corsia di marcia e quella di sorpasso. I malviventi a questo punto sarebbero riusciti a raggiungere il furgone portavalori sparando diversi colpi. Da ciò che è emerso, sarebbero riusciti a scappare con due milioni di euro. Non ci sarebbero feriti.
Sul posto sono intervenute diverse volanti dei carabinieri e della polizia mentre i vigili del fuoco si sono occupati dello spegnimento delle fiamme. Per più di un’ora il traffico in direzione Salerno è stato paralizzato.
Reggio Calabria, assalto a portavalori: bottino da due milioni di euro
Chiodi posizionati sull’asfalto e due auto incendiate dai banditi per isolare la strada
Le auto date alle fiamme
Ammonterebbe a due milioni di euro il bottino trafugato dai malviventi che, all’alba di questa mattina, hanno assaltato un portavalori lungo l’autostrada A2, tra gli svincoli di Scilla e Bagnara, vicino Reggio Calabria. Ad agire sarebbe stato un commando che, secondo una prima ricostruzione, sarebbe riuscito a isolare la zona spargendo chiodi sull’asfalto e dando alle fiamme due auto in mezzo alle corsie per interdire l’accesso agli altri veicoli. L’assalto al portavalori è stato compiuto all’interno della galleria. Esplosi anche alcuni colpi d’arma da fuoco, fortunatamente senza feriti. Sul posto, oltre ai vigili del fuoco intervenuti a domare le fiamme, carabinieri e polizia, che indagano sull’accaduto. La circolazione autostradale è rimasta bloccata per oltre un’ora in direzione Salerno.
A far degenerare la situazione sarebbe stato il lancio di una bomba carta
Momenti di forte tensione nelle aree esterne dello stadio, dove una rissa tra tifosi ha creato panico tra le famiglie e le persone presenti nella zona del villaggio gastronomico. Secondo una prima ricostruzione, gli scontri sarebbero scoppiati tra gruppi appartenenti alla curva Nord e alla curva Sud.
A far degenerare la situazione sarebbe stato il lancio di una bomba carta che ha provocato un boato seguito da urla e fuggi fuggi generale. Subito dopo, i due gruppi avrebbero iniziato un fitto lancio di bottiglie, trasformando l’area in un teatro di caos e paura. Il parapiglia si sarebbe poi spostato verso viale Croce Rossa, dove la situazione è rimasta tesa per diversi minuti. Sul posto sono intervenute rapidamente le forze dell’ordine.
Al momento non si conosce il numero di eventuali feriti, mentre sono in corso gli accertamenti per ricostruire con precisione le responsabilità e l’origine degli scontri.
Malore per Emma Bonino. La storica leader Radicale, fondatrice di +Europa, di 77 anni, è arrivata nella serata di domenica 30 novembre al pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito di Roma, ed è stata ricoverata in terapia intensiva. A quanto apprende l’Adnkronos Bonino è vigile e la situazione è sotto controllo.
01 dicembre 2025
Emma Bonino ricoverata in terapia intensiva a Roma
È arrivata al Pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito in codice rosso
Emma Bonino
Emma Boninaè ricoverata all’ospedale romano Santo Spirito in terapia intensiva ma al momento sembra vigile.
Insufficienza respiratoria la diagnosi. Radicale della prima ora Emma per anni ha combattuto contro un tumore, microcitoma polmonare dicono i freddi referti. Si tratta di una forma aggressiva di cancro ai polmoni che le è stata diagnosticata nel 2015.
Dopo 8 anni di cure, nel 2023 aveva annunciato la conclusione vittoriosa delle terapie.Emma è una delle poche donne italiane famose all’estero: è stata sempre rispettata nonostante le sue posizioni“radicali“. Famose le sue battaglie per l’aborto e la liberalizzazione delle droghe. La sua coerenza “pannelliana” è stata rispettata anche dalle destre e dai conservatori che le hanno riconosciuto una incrollabile coerenza. Il suo percorso nella politica si è dipanato tra incarichi istituzionali e battaglie che a quei tempi sembravano estreme. Iscritta al Partito radicale dal 1975, ha svolto un ruolo di primo piano nelle campagne per la liberalizzazione dell’aborto e contro il nucleare, realizzate mediante la propaganda referendaria e la disobbedienza civile. Negli anni seguenti ha promosso numerose iniziative per la liberalizzazione delle drogheleggere e la distribuzione controllata di eroina mentre, sul piano internazionale, si è impegnata nella difesa dei diritti civili e politici, per l’abolizione della pena di morte e contro la fame nel mondo.
Deputato dal 1976 al 1994, è stata presidente del Partito radicale transnazionale dal 1991 al 1993, e dal 1993 al 1994 ha ricoperto la carica di segretario.Eletta al Parlamento europeo nel 1979 e nel 1984, è stata riconfermata nelle elezioni europee del giugno 1999, alle quali si è presentata con una propria lista denominata Lista Bonino ottenendo l’8,5% dei consensi. Ha mantenuto la carica di deputato europeo fino al maggio 2006: a seguito della vittoria del centrosinistra nelle elezioni politiche è stata eletta deputato per la Rosa nel pugno e nominata ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche Europee nel governo Prodi. Alle elezioni politiche del 2008 si è candidata nelle liste del Partito democratico ed è stata eletta senatrice, divenendo vicepresidente del Senato.
Emma Bonino ha combattuto per donne e derelitti, digiunato per l’Africa e la fame nel mondo, per la libertà di diritti e valori, predicatrice del dialogo interlaico – non solo interreligioso – con una visione proiettata geopoliticamente in lungo e in largo. Non si è risparmiata nessuna battaglia. Né per le donne africane, né per sconfiggere il suo tumore ai polmoni. Già nell’ottobre del 2024 era stata ricoverata per problemi respiratori. Dimessa dopo una settimana, il 5 novembre aveva ricevuto a sorpresa la visita di Papa Francesco, suo storico amico, a dimostrazione del suo laicismo aperto che aveva conquistato diversi ambienti religiosi progressisti. Il suo rapporto umano e politico con Marco Pannella è stato intenso sin dall’inizio ma, poco prima che morisse il leader radicale, le relazioni si erano raffreddate e tra i due ci fu una rottura dolorosa.
Il direttore artistico e conduttore ha sciolto la riserva sul cast della prossima edizione
Finalmente ci siamo. Il Festival di Sanremo 2026, in programma dal 24 al 28 febbraio, prende decisamente corpo. Il direttore artistico e conduttoreCarlo Contiha annunciato i Big in gara che saliranno sul palco dell’Ariston. Qualche conferma ai nomi circolati negli ultimi giorni, qualche ritorno di fiamma, qualche sorpresa. Una conferma anche il numero di partecipanti, ovvero 30 e non 28, scelti tra le oltre 200 proposte arrivate sul tavolo. Una mole immensa di materiale che Conti ha dovuto valutare, scandagliare, scegliere, in qualche caso rischiando, anche. “Ringrazio ancora una volta le case discografiche, sia le major che le indipendenti – ha detto Conti durante la presentazione al Tg1 – che mi hanno messo così tanto in difficoltà nella scelta dei brani: 270 non sono rientrati in questa lista, perché anche quest’anno saranno 30 i protagonisti del Festival di Sanremo“.
Tommaso Paradiso
I nomi annunciati: Tommaso Paradiso, Chiello, Serena Brancale,Fulminacci, Ditonellapiaga, Fedez in coppia con Masini. Per Paradiso un debutto all’Ariston, che arriva dopo la pubblicazione, pochi giorni fa, del nuovo album Casa Paradiso.
Alla domanda su una sua eventuale partecipazione al festiva, Paradiso ci aveva risposto «prima o poi la statistica ci prenderà e finirò per andarci. Chissà se quest’anno o l’anno prossimo. Domenica capiremo», e aveva ammesso che «se uno ha una grande canzone è giusto provarci».
Serena Brancale
Da Sanremo 2025 è partita anche la definitiva scalata al successo di Serena Brancale: la sua Anema e core si è piazzata al 24esimo posto ma poi ha scalato le classifiche di vendita rivelandosi uno dei tormentoni dell’anno, poi certificato Disco di Platino.
Sul cast, ha aggiunto Carlo Conti, dice “c’è tantissima varietà, c’è un grandissimo fermento musicale. È, ancora una volta, la dimostrazione di come la musica italiana sia in continua evoluzione, con tanti sapori diversi, tantissimi esordi e qualche conferma“. E poi: “Spero di essere fortunato come l’anno scorso e di aver avuto la fortuna, anche quest’anno, di aver scelto le canzoni che poi resteranno nel tempo, si canteranno e riempiranno le classifiche. La speranza è di aver ampliato il più possibile il ventaglio dei sapori, dei gusti musicali, per accontentare un po’ tutti gli spettatori che amano Sanremo e che lo vivono come una grande partita della nazionale“.
Gli altri nomi dei Big in gara: Leo Gassmann, Sayf, Arisa, Tredici Pietro, Sal Da Vinci, Samurai Jay, Malika Ayane, Luchè, Raf, Bambole di pezza. Leo Gassmann, cantautore e attore, torna all’Ariston dopo aver superato, nel 2019, le selezioni di Sanremo Giovani, grazie alle quali nel febbraio 2020 ha partecipato al festival tra le Nuove proposte, vincendo il 7 febbraio con il brano Vai bene così. Nel 2023 ha partecipato per la seconda con il brano Terzo cuore, classificatosi al diciottesimo posto.
Un ritorno al festival anche per Sal Da Vinci: nel 2009 aveva partecipato con Non riesco a farti innamorare, scritta con Vincenzo D’Agostino e Gigi D’Alessio e classificatasi terza, mentre all’ultima edizione era tornato in qualità di ospite nella serata delle cover, durante la quale aveva cantato la sua Rossetto e caffè insieme ai The Kolors, classificandosi al decimo posto.
Sal Da Vinci con The Kolors nella serata dei duetti di Sanremo 2025
E ancora: sul palco dell’Ariston vedremo anche Ermal Meta, Nayt, Elettra Lamborghini, Michele Bravi, J-Ax, Enrico Nigiotti, Maria Antonietta & Colombre, Francesco Renga, Mara Sattei, LDA & Aka 7seven, Dargen D’Amico, Levante, Eddie Brock, Patty Pravo.
Sulle aspettative per la kermesse, Carlo Conti si augura che sia un’edizione all’insegna dell’intrattenimento e delle emozioni: “Spero ci sia tanto divertimento, tanta buona musica. Delle canzoni faranno riflettere, altre faranno ballare; spero che siano tutte delle hit da ricordare nel tempo. Questa è la cosa più importante: che diventino parte della nostra colonna sonora“.
Un sabato che lo sport dilettantistico avrebbe voluto evitare. Nella gara del campionato Under 19provinciale tra Montorio Romano e Brictense, giocata ieri pomeriggio, si è verificato un episodio grave quanto inaccettabile: un calciatore del Montorio Romano ha colpito con uno schiaffo l’arbitro, un giovane direttore di gara di Rieti di appena 20 anni.
L’aggressione sarebbe avvenuta poco dopo l’inizio del secondo tempo, in un momento concitato del match. Il gesto ha reso impossibile proseguire: l’arbitro ha immediatamente sospeso la partita, come da regolamento.
Il giovane direttore di gara, scosso e con dolore al volto, è stato accompagnato al Sant’Andrea di Roma, dove i medici gli hanno diagnosticato 5 giorni di prognosi. Una ferita fisica contenuta, certo, ma un segnale preoccupante sul clima che troppo spesso avvelena le categorie giovanili, dove invece si dovrebbe insegnare rispetto e disciplina prima ancora del risultato.
Sarà ora il Giudice Sportivo a valutare la situazione, con possibili sanzioni pesanti per il calciatore e per la società. Intanto resta l’amaro: un ragazzo che arbitrava con passione, due squadre giovanili in campo, e una partita rovinata da un gesto che non ha nulla a che fare con il calcio.
Arbitro aggredito in campo: maxi squalifica per un calciatore della Rinascita Afragola
Il direttore di gara ha squalificato l’aggressore fino al 27 novembre 2029
Mano pesante del giudice sportivo per l’ennesimo episodio di violenza registrato sui campi dilettantistici della Campania. Durante la partita di Seconda Categoria tra Rinascita Afragola 2023 e DBFS San Pietro, giocata pochi giorni fa ad Afragola, un calciatore della squadra di casa ha aggredito l’arbitro dopo un’ammonizione: prima ha tentato di colpirlo con uno schiaffo, poi lo ha raggiunto vicino alla panchina e gli ha sferrato un pugno alla tempia e un calcio mentre era a terra.
Il direttore di gara è stato trasportato in ospedale con traumi multiplie prognosi di tre giorni.
Il Giudice sportivo ha assegnato lo 0–3 a tavolino alla compagine ospite e ha squalificato l’aggressore fino al 27 novembre 2029. Analogo episodio si era verificato pochi giorni prima sul campo sportivo di Qualiano. In quel caso si rese necessario l’intervento delle forze dell’ordine.
Colpi di pistola a Stockton durante una festa di famiglia, riunitasi per un compleanno. Tra le vittime ci sarebbero anche dei bambini. Il killer non è stato ancora individuato
Quattro persone sono morte in una sparatoria vicino a Stockton, in California.Sull’episodio indaga l’ufficio dello sceriffo della contea di San Joaquin. Una decina i feriti, trasportati negli ospedali locali. La portavoce dell’ufficio dello sceriffo Heather Brent ha confermato il decesso di quattro persone e ha riferito che tra le vittime ci sarebbero anche dei minori. I colpi di pistola sono estati esplosi in un locale dove una famiglia stava probabilmente festeggiando un compleanno. I feriti sono stati portati in ospedale. Non si conoscono altri dettagli né su chi abbia aperto il fuoco né sulle condizioni delle persone coinvolte. Secondo gli inquirenti potrebbe trattarsi di un attacco mirato.
30 novembre 2025
Sparatoria durante la festa di compleanno di una bambina: 4 morti in California
Tra le vittime ci sarebbero anche dei minorenni. L’aggressore è in fuga. Non è chiaro il motivo della violenza, ma si ipotizza che si tratti di un raid mirato
Una festa di compleanno si è tramutata in tragedia a Stockton, in California. Quattro persone sono state uccise e ci sono almeno una decina di feriti, dei quali non si conoscono le condizioni. La portavoce dell’ufficio dello sceriffo, Heather Brent, ha confermato la notizia spiegando che tra le vittime ci sarebbero anche dei minorenni. Chi ha sparato è in fuga.
Sparatoria durante la festa di compleanno: 4 morti in California – Quello avvenuto a Stockton potrebbe essere un agguato vero e proprio e non un episodio di violenza “generico“. “Le prime indicazioni suggeriscono che potrebbe trattarsi di un raid mirato e gli investigatori stanno esplorando tutte le possibilità“, quanto dichiarato alla stampa.
❗️⚠️🇺🇲 – BREAKING: 19 Shot, 4 Dead at Children’s Party. Location is banquet hall on Lucille and Thornton in Stockton, California.
On November 29, 2025, a mass shooting erupted at a banquet hall in the 1900 block of Lucille Avenue near Thornton Road in South Stockton,… pic.twitter.com/zYDebHcJ6P
Lingua originale: inglese. Traduzione Google ULTIMA ORA: 19 colpi d’arma da fuoco e 4 morti a una festa per bambini. L’incidente è avvenuto nella sala banchetti all’angolo tra Lucille e Thornton a Stockton, California. Il 29 novembre 2025, una sparatoria di massa scoppiò in una sala per banchetti nel isolato 1900 di Lucille Avenue, vicino a Thornton Road a South Stockton, in California, mandando in fumo una festa per bambini e trasformando la zona in quella che i testimoni definirono una “zona di guerra attiva”. L’ufficio dello sceriffo ha descritto la situazione come attiva, con strade chiuse e un forte avvertimento ai residenti di tenersi alla larga mentre gli agenti mettono in sicurezza la zona. Le agenzie vicine, tra cui la polizia dell’Università del Pacifico (UOP), la California Highway Patrol (CHP) e la Delta Water Authority, stanno fornendo supporto durante l’indagine in corso. Il sospettato è ancora latitante e le autorità non hanno ancora rilasciato dettagli sul movente o sul numero degli attentatori coinvolti. I primi referti degli scanner indicavano fino a 19 vittime, ma le autorità stanno lavorando per verificare queste cifre.
“Esortiamo chiunque abbia informazioni, filmati o sia stato testimone di qualsiasi parte di questo incidente a contattare immediatamente l’ufficio dello sceriffo della contea di San Joaquin“, l’appello della polizia.
Il governatore della California Gavin Newsom, ha riferito il suo ufficio in un post sui social, è stato informato della sparatoria.
>>@CAGovernor Gavin Newsom has been briefed on the horrific shooting in Stockton.
The Governor’s Office of Emergency Services (@Cal_OES) is monitoring this evolving situation and coordinating with local law enforcement.
Lingua originale: inglese. Traduzione di Google > > @CAGovernor Gavin Newsom è stato informato sulla terribile sparatoria di Stockton. L’Ufficio del governatore per i servizi di emergenza (@Cal_OE) sta monitorando l’evoluzione della situazione e coordinandosi con le forze dell’ordine locali.
L’allarme poco dopo le 12 di sabato 29 novembre. Sul posto anche ambulanze e automedica. Squadre ancora impegnate alle 15
Incendio a Laveno: i vigili del fuoco sono impegnati in forze per domare le fiamme in una palazzina nella zona di via XXV aprile, tra le due linee ferroviarie. Alle ore 15 le squadre sono ancora impegnate nello spegnimento.
Il 112 ha mobilitato anche in “codice rosso” l’automedica di Luino e due ambulanze da Cittiglio e Angera. Sono stati soccorsi un uomo e una donna di 41 anni, ma nessuno dei due è in gravi condizioni.
I vigili del fuoco stanno operando due autopompa (la prima intervenuta è stata quella di Ispra), “carro schiuma”, due autobotti, autoscala, due fuoristrada e il “carro aria” (il mezzo che trasporta bombole di ricambio per i vigili impegnati).
Le fiamme sono partite da un negozio al piano terra, ma il fumo ha subito invaso le case ai piani superiori della palazzina. Gli abitanti sono immediatamente fuggiti in strada, assistiti poi dai soccorritori anche con coperte termiche, viste le temperature.
Sul posto erano presenti anche i carabinieri della Stazione di Laveno Mombello e gli agenti della polizia locale, oltre ai tecnici comunali che hanno dichiarato l’inagibilità dell’intero stabile composto dalla superficie commerciale andata distrutta, e da alcuni appartamenti situati al piano superiore. In tutto è stata disposta l’evacuazione di una ventina di residenti nell’immobile
L’incendio a Laveno Mombello: evacuata l’intera palazzina dove vivono 20 persone –VareseNew
Ieri visita della ministra Calderone, oggi assemblea in fabbrica
Portovesme, 29 novembre-Hanno deciso di interrompere la protesta a 40 metri di altezza, che andava avanti dalla mattina di lunedì 17 novembre, e scendere dalsilo i 4 operai dell’Eurallumina di Portovesme dopo che ieri hanno ricevuto la visita della ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone. La decisione è stata presa durante l’assemblea di lavoratori e sindacati questa mattina proprio per fare il punto delle azioni di lotta all’indomani dell’incontro con la ministra che aveva dato rassicurazioni in vista del tavolo convocato per il 10 dicembre a Roma. (ANSA).
Impegnata a Cagliari in occasione di un convegno di Confindustria, ieri pomeriggio la ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone si è spostata a Portovesme, nel Sulcis Iglesiente, raccogliendo l’invito degli operai in lotta. La ministra ha dato loro le rassicurazioni che si aspettavano e, in vista del tavolo convocato per il 10 dicembre a Roma, i quattro operai asserragliati a 40 metri d’altezza hanno deciso di interrompere la protesta estrema sul silo 3 dello stabilimento di Portovesme. “La protesta che state portando avanti non è nel vostro esclusivo interesse, ma nell’interesse dell’azienda, del complesso aziendale, di tutti i lavoratori e le lavoratrici di Eurallumina e dell’intero territorio“, ha detto ieri l’esponente del Governo. “Come ministra del Lavoro e come sarda credo di aver fatto solo il mio dovere venendo qui, per rappresentare non solo la mia personale vicinanza ma quella dell’intero Governo. Il ministero è a disposizione per tutti gli strumenti che servono – ha aggiunto Calderone – anche se prima di strumenti come la cassa integrazione io preferisco parlare di lavoro che ancora c’è“.
«La protesta che portano avanti è nell’interesse dell’intero territorio»
La ministra del Lavoro, Marina Calderone, ha incontrato a Portovesme i lavoratori di Eurallumina in presidio da giorni. Un confronto definito “doveroso” dalla stessa ministra, che ha voluto portare la vicinanza del Governo e ribadire l’impegno istituzionale nel percorso di rilancio dell’azienda.
«La protesta che stanno portando avanti non è nel loro esclusivo interesse – ha affermato Calderone – ma nell’interesse dell’azienda, del complesso aziendale, di tutti i lavoratori e le lavoratrici di Eurallumina e dell’intero territorio. Come ministra del Lavoro e come sarda credo di aver fatto solo il mio dovere venendo qui, per rappresentare non solo la mia personale vicinanza ma quella dell’intero Governo».
Eurallumina, la ministra Calderone incontra gli operai. Le sorti dell’impianto legate alle sanzioni contro la Russia
Undicesimo giorno di protesta sul silo a 40 metri. La titolare del Lavoro: “Tutti gli strumenti in campo”. Anche la commissione Industria del Consiglio regionale a Portovesme, il Cal “vicino” ai lavoratori e alle loro famiglie. Gli operai al termine dell’incontro hanno indetto un’assemblea per decidere se interrompere o meno la protesta estrema
Fari puntati sull’Eurallumina di Portovesme. Dopo undici giorni e notti sul silo a 40 metri di altezza per chiedere risposte al governo, oggi gli operai hanno incontrato la politica. La ministra Maria Elvira Calderone, titolare del Lavoro, ha fatto visita, raccogliendo il loro appello, ai lavoratori dello stabilimento che attende risposte sulla sua ripartenza. “Il ministero è a disposizione per tutti gli strumenti che servono – ha spiegato la ministra al termine dell’incontro -, anche se prima di strumenti come la cassa integrazione io preferisco parlare di lavoro che ancora c’è”. Gli operai al termine dell’incontro hanno indetto un’assemblea per domani per decidere se interrompere o meno la protesta estrema a 40 metri d’altezza.
La politica fa appello al governo Meloni – In mattinata anche la commissione industria del Consiglio regionale, presieduta da Antonio Solinas(Pd), per incontrare e portare la vicinanza ai lavoratori. E arriva anche il commento del Consiglio delle Autonomie locali: “A nome delle Autonomie locali voglio esprimere la mia vicinanza ai lavoratori dell’Eurallumina – scrive il presidente Ignazio Locci -. Siamo consapevoli che si tratta di una vertenza importante con una buona prospettiva di chiusura positiva, perciò ci auguriamo che il Governo nazionale riesca a restituire serenità ai lavoratori, costruendo un percorso duraturo per favorire la ripresa. Un ringraziamento anche alla ministra Calderone per la sensibilità dimostrata con questa visita a Portovesme”.
I sindacati: “Scongelare gli asset societari della proprietà” – Secondo i sindacati il governo nazionale dovrebbe chiedere all’Europa di togliere i sanziono ai proprietari russi che hanno il blocco delle risorse e non investono perché non hanno liquidità, che terminerà il 31 dicembre. O il governo mette risorse o lo stabilimento chiude. Il 10 dicembre a Roma è previsto un incontro con il ministro delle Imprese Adolfo Urso, “anche con il supporto di tutti noi che abbiamo competenza nella vicenda”, sottolinea la ministra, in quella sede si affronterà il nodo.
“Ci aspettiamo che da qui al 10 dicembre, data in cui è stato convocato il tavolo presso il Mimit, il Governo ci comunichi la delibera del CSF sullo scongelamento degli asset societari di Eurallumina. Senza questo passaggio non esiste alcuna soluzione strutturale possibile. Ogni giorno che passa aumenta l’incertezza per i lavoratori e per l’intero territorio del Sulcis“. Ha commentato la segretaria generale della Uiltec, Daniela Piras, oggi a Portovesme per incontrare i lavoratori di Eurallumina, in stato di agitazione e da undici giorni in cima al silo 3, a 40 metri di altezza. “La ministra Calderone, accogliendo la richiesta dei lavoratori in protesta – ha proseguito Piras – è venuta a condividere l’impegno che i Ministeri interessati stanno mettendo in campo attorno a una vertenza che merita di avere un esito positivo”.
A Portovesme con la ministra anche il direttore generale dell’Anpal nazionale Massimo Temussi,le autorità religiose del Sulcis e molti sindaci dei Comuni come quello di Iglesias Mauro Usai.
sDal 19 novembre Agcom ha introdotto un nuovo filtro per fermare le chiamate di telemarketing aggressivo. Il filtro blocca però solo gli operatori che utlizzano tecniche di spoofing per mascherare la loro povenienza.
I primi dati erano incoraggianti. Il 19 novembre Agcom ha lanciato la seconda fase della sua operazione contro le chiamate truffa. L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha lavorato a un blocco con cui vengono filtrate tutte le chiamate provenienti dall’estero che fingono di partire da numeri registrati in Italia. Un processo che tecnicamente si chiama spoofing. Il 19 agosto il filtro ha bloccato le chiamate da fisso. Il 19 novembre è stato il momento di quelle provenienti da mobile.
Dopo una settimana è arrivato un comunicato di Agcom per mettere in fila i dati dei risultati. Secondo gli operatori di reto mobile tra il 19 e il 21 novembre sono stati bloccati circa 7,46 milioni di telefonate al giorno. Negli ultimi giorni però abbiamo cominciato a ricevere diverse segnalazioni di utenti che denunciano una cosa: mentre il flusso di chiamate con numeri italiani è diminuito, quello di telefonate provenienti dall’esterno è rimasto inalterato. Anzi. Forse è pure aumentato.
Dove si fermano il filtri anti-spoofing – I filtri di Agcom hanno un limite, come avevamo già spiegato. Funzionano bene per i numeri che mascherano la loro provenienza ma non possono essere applicati alle chiamate che arrivano direttamente dall’estero. Anzi, la stessa Agcom ha spiegato che una volta bloccate le chiamate che usano tecniche di spoofing, potrebbero aumentare quelle che arrivano dall’estero senza mascherare il numero:
“Il fenomeno si sta peraltro spostando sulle chiamate dall’estero con numeri internazionali, che non possono essere bloccati, sulla base del quadro normativo vigente. È necessario, a tale proposito, informare i cittadini di prestare la massima attenzione a tali chiamate, quando vengono offerti contratti e servizi di varia natura”. Non solo. Sempre secondo Agcom il rischio è che si registri anche un aumento delle chiamate con spoofing che arrivano dall’Italia. In questo caso modificare il numero di telefono non serve per nascondere l’origine della chiamate ma a contattare più volte lo stesso utente fingendo ogni volta di essere un contatto diverso.
25 NOVEMBRE 2025
Perché continui a ricevere chiamate da telemarketing, anche con il filtro attivato
Il 19 novembre è stato attivato il nuovo filtro per le chiamate di telemarketing provenienti dall’estero. Secondo Agcom sono state bloccate 7,6 milioni di chiamate al giorno. Il flusso si è ridotto ma al momento non si è ancora arrestato.
Il 19 novembre è scattata la Fase 2. Lo ha spiegato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (da qui Agcom). È diventato attivo il filtro anti-spoofing, un sistema che è in grado di bloccare le chiamate provenienti da mobile dall’estero che fingono però di avere un numero italiano. Un nuovo filtro al telemarketing aggressivo, alle offerte-truffa e a quelle totalmente dimenticabili dei call center. Lo spoofing in questo caso riguarda il numero di telefono ma in generale si riferisce a tutte le pratiche che servono a falsificare l’identità.
La Fase 1 era partita il 19 agosto. Lo stesso meccanismo era stato applicato ai numeri fissi. Quelli che usavano sistemi di spoofing per occultare la loro provenienza e simulare chiamate da numeri italiani erano stati bloccati. L’impressione degli utenti, e la nostra, è stata la stessa. Le chiamate non erano diminuite molto. Con il nuovo filtro invece sembra che la situazione sia diversa.
Secondo i dati pubblicati da Agcom tra il 19 e il 21 novembre sono state bloccate circa 7,46 milioni di chiamate al giorno. È un dato calcolato in base alle informazioni fornite da quattro gestori: TIM, Vodafone-Fastweb, WindTre e Iliad. Un campione che raccoglie i quattro operatori detti MNO (Mobile Network Operator): questa sigla raccoglie tutti gli operatori che non solo gestiscono ma possiedono anche la propria rete.
Il flusso continuo del telemarketing – Nonostante questo blocco, l’impressione è la stessa. Le chiamate di telemarketing sono diminuite ma continuano ad arrivare. Negli ultimi giorni abbiamo tenuto un registro su un utenze telefonica italiana. Dal 19 novembre al 24 novembre sono state registrate offerte per:
Le motivazioni dietro questo flusso di telemarketing sono almeno due, come conferma Agcom. Ci sono le chiamate che arrivano dall’estero con numeri internazionali e ci sono quelle in cui lo spoofing viene fatto direttamente in Italia. Le chiamate da call center internazionali che non oscura il loro numero al momento non possono essere bloccati. Lo spoofing in Italia invece è più esposto: se un utente italiano vuole nascondere il suo numero sarà più facile rintracciarlo.