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Genova, emergenza petrolio: operai al lavoro per evitare che il greggio arrivi in mare


Genova, vigili del fuoco a lavoro per evitare che il petrolio raggiunga il mare

Domenica 17 aprile 2016 – Diverse decine di metri cubi di greggio hanno raggiunto il Polcevera; le barriere protettive disposte dai vigili del fuoco in più punti lungo il torrente hanno permesso di minimizzare l’impatto sul mare. http://www.meridiananotizie.it

100016519-4cf2d269-84b4-43dc-ade8-d34be7b59580[1]Petrolio nel Polcevera, al lavoro a Genova per evitare che arrivi al mare.

Fonte e articolo completo su: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/18/genova-emergenza-petrolio-operai-al-lavoro-per-evitare-che-il-greggio-arrivi-in-mare/2649646/4/#foto

 A Genova si aspetta una risposta chiara dalla Iplom. Altre domande, però, restano aperte: la raffineria Iplom di Busalla è stata costruita negli anni Trenta. Intorno intanto è cresciuta la città. Poi ci sono l’autostrada, la ferrovia, il fiume. E gli incidenti, come racconta Giancarlo Bonifai (avvocato del comune di Busalla), si sono ripetuti negli ultimi anni: “Ci sono stati un incendio nel 2008 e uno nel 2011. Per fortuna all’interno della raffineria”. E oggi la fuoriuscita del petrolio. Da una parte i posti di lavoro (centinaia, contando l’indotto); dall’altra ancora una volta il rischio ambientale e per la salute.

Fontehttp://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2016/04/19/petrolio-sequestro-impianti-eni-cig-per-430-addetti-_a60a888e-8840-49ee-897c-f4584ace67f6.html

Petrolio: sequestro impianti Eni, cig per 430 addetti – Sindacati temono futuro dell’indotto (3000 addetti) a Viggiano. L’Eni ha annunciato ai sindacati l’avvio delle procedure per collocare in cassa integrazione ordinaria i 430 addetti al centro oli che la compagnia ha a Viggiano (Potenza), bloccato dal 31 marzo scorso nell’ambito dell’inchiesta sul petrolio in Basilicata.

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Elenco di alcuni incidenti avvenuti negli ultimi anni.

03 marzo 2016 – Eni: incidente nella raffineria di Taranto, due feriti di cui uno grave , due feriti di cui uno grave

09 settembre 2015 – Due operai muoiono alla raffineria Eni di Priolo

27 settembre 2014 – Fiamme dalla raffineria Mediterranea a Milazzo

01 aprile 2014 – un morto alla raffineria di Gela – Un operaio di una ditta dell’indotto travolto da una gru

26 maggio 2009 – Sardegna, tre morti in raffineria “Hanno cercato di salvarsi a vicenda”

Video di alcuni disastri ambientali

Dopo la fase iniziale di incendio del combustibile versato in mare, la nave venne trainata al largo di Arenzano; per una fortunata serie di coincidenze (mare calmo, assenza di vento), la maggior parte del combustibile fu esaurito dalla combustione durata più giorni. In seguito il relitto affondò, e si trova su un fondale di circa 80 metri nelle acque antistanti Arenzano. Si tratta del più grande relitto visitabile da subacquei del Mediterraneo, e uno dei più grandi al mondo. L’affondamento causò la perdita di migliaia di tonnellate di petrolio che almeno in parte, nelle sue componenti più dense, ancora oggi permangono nei fondali marini antistanti Genova.

Commento: ironia della sorte nel giorno del referendum sulle Trivelle in mare, ecco l’ incidente in una raffineria in Liguria.

alla scoperta dell’Istria


L’Istria (in croato e sloveno Istra; in tedesco Istrien) è una penisola che si estende nel mare Adriatico per circa 3 600 km²; situata tra il Golfo di Trieste, le Alpi Dinariche e il Golfo del Quarnaro, appartiene amministrativamente alla Croazia per la maggior parte della sua estensione, mentre una piccola parte, che comprende le città costiere di Isola, Portorose, Pirano e Capodistria, appartiene alla Slovenia. Una minima parte dell’Istria, limitata all’incirca ai territori del comune di Muggia e di San Dorligo della Valle si trova in territorio italiano.

A seguito della vittoria italiana nella prima guerra mondiale con il trattato di Saint-Germain-en-Laye (1919) e il trattato di Rapallo (1920), l’Istria divenne parte del Regno d’Italia.

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Magna Istria, l’ultimo lavoro di Cristina Mantis, attrice e regista, e Francesca Angeleri. Il film, un documentario, è il racconto di un viaggio verso l’Istria alla ricerca di un’ antica ricetta istriana.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale con il trattato di Parigi (1947), l’Istria fu assegnata alla Jugoslavia che l’aveva occupata, con l’eccezione della cittadina di Muggia e del comune di San Dorligo della Valle inserite nella Zona A del Territorio libero di Trieste.

Referendum trivelle …………………….


Fonte: http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/energia/2016/03/18/trivelle-referendum-il-17-aprile_e4e7b6fb-52e4-44c1-bd5c-03afb69e2a26.html

Il 17 aprile prossimo si vota il referendum popolare abrogativo sulle trivellazioni in mare. Voluto da nove regioni (Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto) che si affacciano sull’Adriatico e che temono per conseguenze sull’ambiente e sul turismo, il quesito chiede di scegliere se abrogare la norma, introdotta con l’ultima legge di Stabilità, che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio, entro le 12 miglia marine dalla costa, senza limiti di tempo alla durata delle concessioni, cioè sino all’esarimento del giacimento. Sebbene le società petrolifere non possano più ottenere nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia, le ricerche e le attività petrolifere già in corso – secondo una norma approvata lo scorso dicembre – non hanno scadenza certa.

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Con il termine “trivelle” si intende un insieme ampio e complesso di attività che vanno dalla perforazione dei pozzi di ricerca a quella dei pozzi di produzione, dalla realizzazione di gasdotti e oleodotti all’installazione di piattaforme petrolifere. Gli impianti variano a seconda dei fondali, delle caratteristiche del giacimento e del tipo di combustibile estratto.

Il quesito è: “Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?”.

Affinché la proposta soggetta a referendum sia approvata – cioè che la norma sia cancellata – occorre che si raggiunga il quorum, cioè che vada a votare più del 50% degli elettori, e che la maggioranza dei votanti si esprima con un “Sì”. Possono votare al referendum tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto la maggiore età.

A favore del referendum è il comitato “Vota SI, per fermare le trivelle” a cui hanno aderito numerose associazioni che spiegano le proprie ragioni in un appello.

E’ invece contrario il comitato Ottimisti e Razionali che ha ricevuto adesioni anche da manager, filosofi e studenti convinti che “il progresso avanza solo con lo sviluppo”. 

Trivelle in Mare, Verdi, no davanti alle Tremiti   

Budelli: giudice, è di proprietà …………………


Budelli: giudice, è di proprietà Ente Parco La Maddalena

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L’isola di Budelli non sarà più di privati. Il tribunale delle esecuzioni immobiliari di Tempio Pausania ha assegnato definitivamente l’isola all’Ente Parco La Maddalena

Budelli è un’isola appartenente all’arcipelago di La Maddalena, situata all’estremo nord della Sardegna presso le bocche di Bonifacio. Fa parte, assieme alle altre isole, del Parco nazionale dell’arcipelago di La Maddalena

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“Si conclude definitivamente e positivamente una vicenda che ha occupato le cronache dei quotidiani in questi anni”, commenta il presidente, Giuseppe Bonanno. Una lunga querelle “che ha coinvolto tante persone che hanno dichiaratamente espresso la volontà che Budelli divenisse patrimonio pubblico ed entrasse nella disponibilità del Parco. Non è stato un percorso semplice ma alla fine a prevalere è stata la volontà espressa dal Parlamento che nel 2013 votò in maniera trasversale affinché l’isola di Budelli divenisse patrimonio pubblico. A questa decisione politica, sono da aggiungere le 85 mila firme di privati cittadini raccolte attraverso una petizione, una mobilitazione popolare senza precedenti che chiedeva inequivocabilmente che il gioiello dell’arcipelago di La Maddalena venisse garantito integro dallo Stato alle generazioni future”

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11 marzo 2011 – 5 anni dal Disastro di Fukushima Dai-ichi


11 marzo 2011 – Il disastro di Fukushima Dai-ichi è una serie di quattro distinti incidenti occorsi presso la centrale nucleare omonima, a seguito del terremoto e maremoto del Tōhoku dell’11 marzo 2011.

https://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_di_Fukushima_Dai-ichi

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Fotografia aerea del 16 marzo 2011

La deflagrazione, analoga a quella che sabato ha interessato il reattore numero 1, si è verificata nel reattore numero 3 ed ha causato il crollo del muro esterno del reattore. Secondo l’agenzia dell’energia di Tokyo che gestisce l’impianto, la struttura che contiene il reattore non ha subito danni.

Stato Giappone Giappone
Luogo Centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi
Data 11 marzo 2011
Tipo Disastro nucleare
Motivazione Terremoto e maremoto del Tōhoku del 2011

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La gestione dell’incidente da parte della TEPCO è stata caratterizzata da reticenza, menzogne e abbandono della popolazione locale al suo destino. Anche il Ministero dell’energia giapponese è stato accusato di aver nascosto molti dati.

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Schizzo in sezione semplificato di un tipico contenimento Mark-I di un reattore BWR, come quelli usati nei reattori da 1 a 5 di Fukushima Dai-ichi.

RPV: Reactor Pressure Vessel
contenitore a pressione del reattore
DW: DryWell
contenitore del vapore
WW: WetWell
camera di soppressione del vapore, di forma toroidale
SFP: Spent Fuel Pool
vasca del combustibile esausto.
SCSW: Secondary Concrete Shield Wall
muro di cemento di schermatura secondario
settembre 2013 – Si alza il livello delle radiazioni del serbatoio della centrale che contiene acqua contaminata. Il Giappone chiede aiuto alla comunità internazionale.

Stato dei reattori

Fukushima Dai-ichi 1 – Nella giornata dell’11 marzo, in un edificio minore delle zone non nucleari dell’impianto è nato un piccolo incendio, che ha richiesto meno di due ore per essere estinto. Una situazione più grave era però emersa entro le zone nucleari dei tre reattori di Fukushima Dai-ichi in funzione, in questi il reattore era stato fermato automaticamente con successo, ma i generatori diesel avevano subito numerosi danni, lasciando quindi i tre reattori senza energia elettrica per alimentare il sistema di refrigerazione che dissipa il calore residuo del reattore. Questo ha portato la TEPCO a comunicare una situazione di emergenza, che ha permesso alle autorità di far evacuare la popolazione residente entro i 3 km dall’impianto (circa 1000 persone).

Fukushima Dai-ichi 2 – Nei primi momenti dall’incidente, il reattore risultava in stato di attenzione, ma non in stato di serio o critico danneggiamento. Il 14 marzo, a mezzogiorno, le barre del combustibile, erano completamente scoperte ed era fallito il pompaggio dell’acqua marina all’interno del nucleo. Alle 13:21 la TEPCO aveva dichiarato che non era esclusa la parziale fusione delle barre del combustibile nucleare all’interno del reattore 2. Erano stati riscontrati gravi danni al nocciolo del reattore.  15 marzo, alle 00:08 ora italiana, si era registrata un’esplosione al reattore 2 e la TEPCO annunciava che era stato evacuato parte del personale. Le autorità ammisero che, in seguito all’esplosione, c’era stato una rottura non quantificata della camera di soppressione della pressione (wetwell), una struttura toroidale posta nella parte inferiore del sistema di contenimento del reattore.

Fukushima Dai-ichi 3 – Nelle giornate dell’11 e del 12 marzo, non persistevano particolari preoccupazioni per il reattore, in quanto i sistemi di raffreddamento, seppur in crisi, erano stati sostituiti parzialmente da altri apparati provvisori. Destava particolare preoccupazione il fatto che, nel reattore 3 venisse usato come combustibile nucleare anche plutonio: nel settembre 2010 per la prima volta tale reattore era stato caricato con combustibile MOX, al posto dell’uranio a basso arricchimento usato negli altri reattori della centrale.

Fukushima Dai-ichi 4 – Fino al 14 marzo, per il reattore numero 4 non erano stati riportati danni di alcun tipo. Il 15 marzo verso le ore 06:00 locali, venne udita una forte esplosione proveniente dalla centrale e in seguito venne confermato il danneggiamento di una parte dell’edificio contenente il reattore numero 4. Alle 09:40 si era poi verificato un incendio nella vasca del combustibile esausto, con probabile rilascio di radioattività da parte del carburante in essa presente.

Fukushima Dai-ichi 5 e 6 – Per i reattori 5 e 6 sono stati riportati danni meno gravi, ed in ogni caso non si sono avute conseguenze catastrofiche come nei reattori 1, 2, 3 e 4; sono monitorati e si continua a verificare la tenuta dei circuiti di refrigerazione. A partire dal 15 marzo la temperatura del combustibile esausto nelle rispettive vasche è aumentata a causa della loro insufficiente refrigerazione. Il 19 marzo i tecnici hanno ripristinato il sistema di refrigerazione del combustibile esausto.

Conseguenze ambientaliSecondo le autorità di sorveglianza francesi (IRSN e ASN), la nube radioattiva sprigionata a più riprese della centrale di Fukushima Dai-ichi sarebbe arrivata sulla Francia attorno al 26 marzo. Considerata la distanza dovrebbe essere non particolarmente intensa.  Il 21 marzo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che “le radiazioni provocate dal disastrato impianto nucleare di Fukushima ed entrate nella catena alimentare sono più gravi di quanto finora si fosse pensato” e che l’effetto dell’incidente “è molto più grave di quanto chiunque avesse immaginato all’inizio, quando si pensava che si trattasse di un problema limitato a 20-30 chilometri“. Radionuclidi eccedenti i limiti fissati dalla normativa nazionale sono stati rilevati nel latte prodotto nella prefettura di Fukushima e negli spinaci prodotti nelle prefetture di Fukushima, Ibaraki, Tochigi e Gunma.

Il 22 marzo, la TEPCO ha comunicato la presenza di iodio, cesio e cobalto nell’acqua di mare nei pressi del canale di scarico dei reattori 1, 2, 3 e 4. In particolare, si sono rilevati livelli di iodio-131 di 126,7 volte più alti del limite consentito, livelli di cesio-134 di 24,8 volte superiori, quelli del cesio-137 di 16,5 volte e quantitativi non trascurabili di cobalto-58.

Nei giorni successivi i livelli di radioattività in mare hanno superato di oltre 4400 volte i limiti ammessi.

Tuttavia, tanto per farsi un’idea dell’entità della contaminazione ambientale, la quantità totale di radioattività diffusa nell’atmosfera, è stata pari all’incirca a un decimo di quella rilasciata durante il disastro di Chernobyl.

Esemplificativo di questo dato quantitativo è il fatto che già il 25 giugno 2012 è ripresa la vendita di prodotti ittici (in particolare molluschi, specie nelle quali, a tale data, non sono state più riscontrate tracce di cesio e iodio radioattivi) catturati al largo delle regioni intorno alla centrale. Appena scenderanno a loro volta al di sotto dei limiti di radioattività stabiliti dal governo anche le altre specie di pesce e di frutti di mare verranno messe via via in commercio.

Chris Cummins, euronews: “Siamo a Koikenaganuma un complesso di alloggi temporanei costruito come riparo per le famiglie che vivevano a Fukushima o nelle vicinanze al momento dello tsunami. La centrale nucleare è a 36 km da qui. Qui abitano negozianti, agricoltori… le cui vite, dal 2011, sono completamente cambiate”. 

La natura e pericolosità della contaminazione di Fukushima, tuttavia, non può propriamente essere comparata a quella del disastro di Chernobyl per due ragioni: in primo luogo, la maggior parte della contaminazione è di natura sotterranea: per prevenire il surriscaldamento di noccioli e piscine di stoccaggio, è necessaria una continua immissione di acqua di raffreddamento che si disperde nel sottosuolo, attraverso le crepe aperte dal terremoto. La seconda differenza critica rispetto a Chernobyl è che questo fu sigillato dentro ad un sarcofago in un limitato lasso di tempo, mentre a Fukushima questa soluzione è impraticabile; la contaminazione sta procedendo ininterrottamente fin dal primo giorno, e durerà ancora per un imprecisato numero di anni, secondo certe stime, e se non avvengono crisi sistemiche nell’economia del Giappone, dai 10 ai 20 anni. È ancora incerto quale tipo di percorso possa seguire la massa d’acqua radioattiva attraverso le falde freatiche della regione: di certo in gran parte si riversa continuamente in mare, ed una parte si diffonde nell’entroterra. Della data del 22 agosto 2012 è la notizia che da misurazioni su pesce catturato nella regione, sono stati rilevati elevatissimi tassi di radioattività presenti nelle carni, tali da suggerire il blocco della distribuzione di pesce.

Maltempo: danni e disagi dall’Istria al Quarnero


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Le auto parcheggiate sulle rive di Abbazia salvate dai vigili del fuoco prima di finire in mare (foto da novilist.hr)

Domenica 06 marzo 2016 – Il mare più che agitato da un fortissimo venti di scirocco e la pressione dell’aria bassa hanno causato sabato sera grossi disagi, soprattutto lungo la costa della Regione litoraneo-montana, dove l’acqua del mare ha invaso strade e porti. I punti più critici sono stati i lidi Volosca, Abbazia e Laurana, con forti inondazioni che hanno comportato danni ingenti alle costruzioni e agli immobili situati in prossimità del mare. Insegne pericolanti, tegole, cartelli, lamiere, panchine divelte, gommoni affondati …. La furia del vento e del mare ha lasciato tracce dappertutto

La violenta sciroccata abbattutasi la notte scorsa sulle coste dell’Istria e del Quarnero ha provocato danni e non pochi disagi sia sul versante occidentale che su quello orientale della penisola. Nell’ Abbaziano una violenta mareggiata ha fatto finire in mare un’automobile che era parcheggiata in Lido. I Vigili del fuoco ne hanno tratte in salvo altre quattro che rischiavano di essere portate via dalle onde sempre più impetuose. Ingenti i danni. Stessa situazione anche a Volosca e a Laurana, dove le fortissime onde hanno portato via una macchina parcheggiata sul molo. Il fortissimo vento (che a momenti raggiungeva punte di 72 chilometri orari), ha provocato grossi disagi anche a Pola, a Umago a Orsera e in diverse località dell’Istria interna (Montona, Visignano, Gimino, Gallignana, Sanvincenti)

Umago – Per fortuna che la mareggiata è arrivata con lo scirocco e non con il libeccio, altrimenti stando ai pescatori più anziani sarebbero state disastrose. Sabata. Sabato dopo le ore 20,30, la costa è stata sommersa dall’acqua alta, con livelli da inondare la banchina del porto di Salvore, la strada Salvore-Umago all’altezza di Zambrattia, e le altre zone più in basso, come parte del porto di Umago.

Un fenomeno, quello dell’acqua alta accompagnata dallo scirocco e da un moto ondoso molto forte, che ha causato danni e disagi, ma non come quelli che avrebbero potuto succedere col libeccio.

  Le mareggiate di sud-ovest infatti, con il libeccio che qui viene chiamato “garbin” sono le più pericolose perché le onde con l’acqua alta non le ferma nessuno. Sono capaci di superare la diga foranea di Umago e addirittura quella del cementificio. A porto Salvore sono finite in mare le reti che si trovano suò molo, a Poioli le onde hanno superato la strada asfaltata portando la ghiaia a decine di metri dal bagnasciuga. Onde si dunque,  ma senza grossi danni. Ora c’è da pulire, ma non tanto riparare, con la consapevolezza che la mareggiata è arrivata fuori stagione e che con il libeccio sarebbe stato molto peggio. 

La sciroccata di sabato sera ha provocato danni anche nell’ Orserese e nel Cittanovese. La strada di Antenal, sommersa dall’acqua, per alcune ore è stata chiusa al traffico. Il forte vento si è fatto sentire pure nel Polese, dove le raffiche in alcuni momenti hanno superato gli 80 kilometri all’ora. 

Rapporto Greenpeace a cinque anni dal disastro nucleare


Fukushima, impatti su foreste e fiumi per centinaia di anni

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2016/03/04/fukushima-rilevate-mutazioni-e-dna-alterato-nelle-foreste_56e94c33-edb0-4147-b909-435d42caac23.html

L’impatto ambientale del disastro nucleare di Fukushima in Giappone, di cui fra pochi giorni ricorre il quinto anniversario, avrà conseguenze su foreste e fiumi che dureranno decenni, se non secoli. L’allarme arriva da un rapporto di Greenpeace Giappone, pubblicato oggi, secondo il quale scienziati hanno rilevato i primi segni di mutazioni ereditarie e di alterazioni nel Dna di diverse forme di vita nelle foreste, dagli alberi alle farfalle.

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11 marzo 2011 – Il disastro di Fukushima Dai-ichi è una serie di quattro distinti incidenti occorsi presso la centrale nucleare omonima, a seguito del terremoto e maremoto

L’associazione sottolinea che da studi scientifici – indipendenti e condotti da specialisti di Greenpeace – emergono le prime evidenze dei profondi impatti ambientali del disastro nucleare. Tra queste le elevate concentrazioni di radiazioni in nuove foglie e nel polline, l’apparente aumento di mutazioni nella crescita degli abeti con l’aumentare dei livelli di radiazione, e ancora mutazioni ereditarie in alcune popolazioni di farfalle e vermi con Dna danneggiato in zone altamente contaminate. Rilevata anche la contaminazione da cesio in pesci d’acqua dolce importanti dal punto vista commerciale.

Greenpeace Giappone ha da poco lanciato anche un’indagine sulla contaminazione radioattiva delle acque dell’Oceano Pacifico lungo le coste in un raggio di 20 chilometri dalla centrale nucleare.

50 anni della “molleggiata” via Gluck


Il Comitato Amici della Martesana sta raccogliendo firme per chiedere la riqualificazione della via resa famosa da Celentano

lunedì 15 febbraio 2016

http://www.tvsvizzera.it/dalla-redazione/50-anni-della-molleggiata-via-Gluck-6883556.html

Questa è la storia di uno di noi, anche lui nato per caso in via Gluck»….. non solo era una delle ballate più belle di Adriano Celentano, ma anche un grido (di dolore) contro la cementificazione e l’abbandono. Una canzone, “Il ragazzo della via Gluck” che ebbe subito un enorme successo radiofonico, nonostante venisse scartata già nella prima serata del festival di Sanremo del 1966.

Adriano Celentano – Il ragazzo della Via Gluck (dal LIVE di Verona) – Rock Economy all’Arena di Verona, 8-9 OTTOBRE 2012

La canzone raccontava in chiave ecologica-ambientalista la storia (vera) di un ragazzo (lo stesso Celentano) nato nel quartiere milanese di Greco, vicino alla Stazione Centrale, al tempo in cui si correva tra i campi verdi e si respirava aria pulita e continua con la denuncia della scomparsa, sotto una valanga di catrame e cemento, di quel mondo. Ora mentre l’«autobiografia» canora di Celentano ha appena compiuto 50 anni precisi (febbraio 1966 – febbraio 2016), di nuovo il Comitato Amici della Martesana sta raccogliendo firme per chiedere la riqualificazione di questa via Gluck, che non è più come una volta, è molto più abbandonata, serrande dei negozi abbassate, scritte sui muri, case fatiscenti e ormai abitate per la maggioranza da immigrati.

“Oggi è forse una delle vie più brutte di Milano” pare che abbia detto lo stesso Celentano, un giorno che passava apposta per vedere la sua vecchia casa. Ma nonostante questo, via Gluck è sempre meta ancora oggi di turisti e curiosi. Si vorrebbe salvarla, come per esempio si è fatto per altri grandi artisti in Gran Bretagna o negli Stati Uniti. Di più: si vorrebbe mettere una targa che ricordi che lì visse il “molleggiato”. Ma la burocrazia incombe. I tempi sono lunghissimi e nemmeno la raccolta delle firme potrebbe smuovere le acque. Nel contempo curiosi e fans non mollano: anzi, a 50 anni esatti da quella canzone del “molleggiato”, un centinaio hanno addirittura festeggiato l’anniversario davanti al numero civico 14 di via Gluck, dove Adriano visse (al piano terreno, ingresso dal cortile interno…) e dove iniziò la sua carriera, strimpellando la chitarra seduto sui gradini, davanti ad un negozio.

Rifiuti interrati sotto area giochi bimbi in Puglia


12 febbraio 2016

Rifiuti interrati sotto area giochi bimbi in Puglia

Sequestrata da cc Noe che hanno usato drone

ANSA – San Nicandro Garganico (Foggia)

Un’area il cui sottosuolo è pieno di rifiuti di ogni tipologia, perennemente frequentata da bambini per la presenza di un asilo nido, un campo di calcio e un parcheggio per giostrai è stata sequestrata dai carabinieri del Noe. Nella zona in passato sorgeva una discarica comunale. E’ stato pertanto disposto il divieto di accesso affinché possa essere verificato lo stato dei luoghi sotterranei con adeguato monitoraggio, scavo e carotaggio.

Utile alle indagini è stato l’uso di un drone che, oltre a filmati e riprese fotografiche in altissima risoluzione si è avvalso di “apparecchiatura termografica e iperspettrale atta al rilevamento del ‘non visibile’, in questo caso proprio di interramento di rifiuti di varia tipologia anche pericolosa a diverse profondità”. L’attività di scavo ha permesso di accertare “la presenza di diverse tipologie di rifiuti quali rifiuti solidi urbani in avanzato stato di decomposizione, laterizi in genere nonché, ad alcuni metri di profondità, la presenza di materiale scuro e maleodorante”. L’ipotesi è che possa trattarsi di fanghi industriali

Chi sono i NOE = Nucleo operativo ecologico

una struttura centrale, con sede in Roma, articolata su un Ufficio Comando, un Reparto Operativo ed un Centro Elaborazione Dati;

  • una struttura periferica  composta da 29 Nuclei Operativi Ecologici (N.O.E.), riuniti sotto 3 “Gruppi CC TA”, a competenza areale (Nord – Centro – Sud) e con sede rispettivamente a Treviso, Roma e Napoli, la cui caratteristica peculiare è quella di operare in piena osmosi con i Reparti delle Organizzazioni Territoriale e Speciale dell’Arma.
  • In virtù delle competenze specifiche, il Reparto costituisce interlocutore specialistico per le Forze di Polizia a livello EUROPOL, sulla base delle direttive emanate dal Consiglio Generale per la Lotta alla Criminalità Organizzata (gennaio 1992), ed a livello INTERPOL, in una logica di collaborazione e di coordinamento che vede la sicurezza ambientale dimensionata sempre più chiaramente in un contesto sovranazionale.

Magnate neozelandese rinuncia all’isola di Budelli


Magnate neozelandese rinuncia all’isola di Budelli

13 febbraio 2016 – ANSA

03e31d701c8409f34c149920d43c1a7f[1]Il magnate Michael Harte rinuncia all’isola di Budelli, perla dell’arcipelago della Maddalena famosa per la sua spiaggia rosa che aveva acquistato all’asta nel 2013 per poco meno di 3 milioni di euro.

Come riporta il quotidiano La Nuova Sardegna, il magnate neozelandese ha annunciato la sua decisione in una lettera indirizzata al sindaco di La Maddalena Luca Montella.

 Sardegna “Spiaggia Rosa” nell’Area Protetta del Parco dell’arcipelago della Maddalena.

Dopo una battaglia legale seguita all’acquisto all’asta del ‘paradiso rosa’ – oggetto di vincoli strettissimi che di fatto impediscono ogni progetto di costruzione – a dicembre Harte si era preso un periodo di riflessione prima di perfezionare l’acquisto, legato appunto alla possibilità di realizzare o meno i progetti che aveva pensato per salvaguardare la tutela dell’isolotto disabitato.

“Purtroppo mister Harte – spiega il suo legale – ritiene che non vi siano le condizioni necessarie o sufficienti per realizzare il piano di conservazione e ricerca ambientale da lui auspicato, la cui utilità è stata riconosciuta anche dal Consiglio di Stato”.

Sardegna, Budelli la spiaggia rosa.   

“La rinuncia di Mr. Harte all’acquisto di Budelli é una vittoria per gli oltre 120.000 cittadini che hanno sostenuto ben due petizioni sul web e per i tanti altri ambientalisti, giuristi, parlamentari e istituzioni sarde che hanno tenuto ferma l’esigenza della tutela integrale di questo gioiello naturale”. Lo dice Alfonso Pecoraro Scanio, ex ministro dell’Ambiente e promotore delle petizioni #salvabudelli su change.org.

Ecodom, raccolta rifiuti elettrici 2015


CONTINUA A CRESCERE, ANCHE NEL 2015, LA RACCOLTA DEI RIFIUTI ELETTRICI ED ELETTRONICI. LA QUALITA’ OPERATIVA DI ECODOM HA PERMESSO DI EVITATARE L’IMMISSIONE IN ATMOSFERA DI OLTRE 870 MILA TONNELLATE

Gennaio 2016  – Sono circa 78.400 le tonnellate di RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, come frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, forni e cappe) trattate, nel corso del 2015, da Ecodom – il più importante Consorzio operante in Italia nella gestione dei Rifiuti Elettrici ed Elettronici.

raee[1]Nel corso del 2015 il consorzio Ecodom ha gestito 78.400 tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, i cosiddetti Raee, …

Grazie agli standard di qualità adottati da Ecodom, quest’attività ha consetito il riciclo di oltre 47.000 tonnellate di ferro, circa 1.700 tonnellate di alluminio, più di 1.600 tonnellate di rame e 8.000 tonnellate di plastica, evitando l’immissione in atmosfera di oltre 870.000 tonnellate di CO2, pari alla quantità di anidride carbonica assorbita in un anno da un bosco esteso quanto la provincia di Rimini.

maggio 2014 – Evitare di buttare i rifiuti elettrici ed elettronici nelle discariche. E’ il consiglio che arriva da Giorgio Arienti, direttore generale di Ecodom, il Consorzio italiano recupero e riciclaggio elettrodomestici. “In moltissimi dei nostri comuni esistono le isole ecologiche o esistono addirittura servizi di raccolta domiciliare

mag 2015 – Uno strepitoso Giobbe Covatta ha aperto l’incontro di Ecodom, Consorzio Italiano Recupero e Riciclaggio

I dati 2015 evidenziano, rispetto all’anno precedente, un incremento del +3,3% dei RAEE trattati dal Consorzio, con un risultato di particolare rilievo per i rifiuti del Raggruppamento R2.

R1 (frigoriferi e condizionatori) – sono pressoché analoghi a quelli dell’anno precedente: nel 2015, sono state trattate circa 34.800 tonnellate (- 0,9% rispetto al 2014); è stato comunque colmato il gap negativo registrato nel primo semestre dell’anno: un ruolo di particolare rilievo è stato giocato, in questa inversione di tendenza, anche dalle eccezionali condizioni climatiche che hanno caratterizzato il periodo estivo e incentivato, in molti casi, l’acquisto di nuove apparecchiature in sostituzione di quelle più vecchie e meno performanti.

 R2 (come lavatrici, lavastoviglie, cappe, forni e scalda-acqua) – il consistente aumento dei quantitativi gestiti dei RAEE del Raggruppamento R2 che ha connotato l’intero anno, facendo registrare un incremento del +6,8% rispetto al 2014, con un risultato che in termini assoluti (circa 43.000 tonnellate) sfiora il massimo storico registrato dal Consorzio nel 2010.

 R3 (Televisori e monitor) – Segno positivo nell’anno appena trascorso anche per i RAEE dei Raggruppamenti R3 (televisori e monitor) e R4 (piccoli elettrodomestici, elettronica di consumo, informatica e apparecchi di illuminazione) – nei quali Ecodom ha una quota di mercato contenuta, poiché ne effettua la gestione solo a titolo di servizio per i propri Consorziati – che sono cresciuti rispettivamente del 22,9% (con 90 tonnellate gestite) e del 10,2% (con 560 tonnellate gestite) rispetto al 2014

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 Straordinario risulta, infine, nel 2015 il beneficio per l’ambiente derivante dal lavoro di Ecodom: oltre alla riduzione della quantità di CO2 immessa in atmosfera, le materie prime seconde (ferro, alluminio, rame e plastica) ottenute dal riciclo delle 78.400 tonnellate di elettrodomestici trattati, hanno consentito un risparmio di quasi 89 milioni di kWh di energia elettrica, equivalenti al consumo annuo di elettricità di una città di oltre 70.000 abitanti.

Da gennaio ad agosto 2015, Ecodom ha trattato in Lombardia circa 10.678 tonnellate di RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche … Per quanto riguarda il livello di servizio, infine, Ecodom ha mantenuto nel 2015 elevatissimi standard di puntualità: su un totale di 33.786 ritiri effettuati dalle isole ecologiche, soltanto 47 trasporti non hanno rispettato i tempi di intervento concordati tra il Centro di Coordinamento RAEE e ANCI, con un livello di servizio vicino al 99,9%.

 A livello territoriale, la Lombardia si conferma ancora una volta la regione più virtuosa in base ai quantitativi di RAEE gestiti da Ecodom: sono state 16.660 le tonnellate di apparecchiature trattate, con 18.032.000 kWh di energia risparmiata e 164.460 tonnellate di CO2 non immesse in atmosfera.

Al secondo posto della speciale graduatoria della regioni virtuose stilata da Ecodom si classifica il Veneto (con 7.786 tonnellate di RAEE gestiti, corrispondenti a 8.840.000 kWh di energia risparmiata e 85.930 tonnellate di CO2 non immesse in atmosfera), seguito dall’ Emilia Romagna (7.653 tonnellate di RAEE) e dalla Toscana (7.250 tonnellate di RAEE).

 “L’aumento della quantità di RAEE gestiti dal Consorzio nel 2015 è certamente un fatto positivo – dichiara Giorgio Arienti, Direttore Generale di Ecodom – perché le modalità di trattamento utilizzate dai fornitori selezionati dal Consorzio rispettano gli standard ambientali più elevati a livello europeo. Non dobbiamo però mai dimenticare che nel nostro Paese mancano all’appello oltre due terzi dei RAEE generati dai cittadini: questi rifiuti sono, con ogni probabilità, intercettati da soggetti interessati solo a massimizzare i propri profitti, senza curarsi delle conseguenze che un riciclo non corretto ha sull’ambiente. E’ un problema rilevante, di cui spero lo Stato Italiano vorrà farsi carico con tempestività ed efficacia; se necessario, anche attraverso modifiche della legislazione vigente: difficile, in caso contrario, che l’Italia possa raggiungere i nuovi ambiziosi obiettivi di raccolta stabiliti dall’ultima Direttiva Europea sui RAEE”.

 

Ecolamp 2015 – raccolte lampadine


http://www.ecolamp.it/

RAEE = Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche.

 Legambiente ed Ecolamp per la raccolta differenziata delle lampade a basso consumo esauste

I RAEE sono stati suddivisi in base a caratteristiche di omogeneità nei seguenti 5 raggruppamenti:

  • R1 – grandi apparecchi di refrigerazione, frigoriferi, congelatori, altri grandi elettrodomestici per la refrigerazione e il condizionamento;
  • R2 – altri grandi bianchi: lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, apparecchi per la cottura, stufe elettriche, forni a microonde, apparecchi elettrici per il riscaldamento e altri grandi apparecchi elettrici;
  • R3 – tv e monitor con o senza tubo catodico;
  • R4 – apparecchiature informatiche, apparecchiature di consumo, piccoli elettrodomestici, apparecchi di illuminazione, tutto quanto non esplicitamente presente negli altri raggruppamenti;
  • R5 – sorgenti luminose (tubi fluorescenti, lampade fluorescenti compatte, lampade a scarica ad alta intensità, comprese lampade a vapori di sodio ad alta pressione e lampade ad alogenuri metallici, lampade a vapori di sodio a bassa pressione, lampade a Led).delle lampade a incandescenza e ad alogeni, che alla fine della loro vita utile non sono considerati RAEE dalla normativa vigente.

Ecolamp - quali lampadine nella differenziataLe lampade a incandescenza e ad alogeni, che alla fine della loro vita utile non sono considerati RAEE dalla normativa vigente.

Le lampade fluorescenti esauste, rientranti nel raggruppamento R5, sono rifiuti caratterizzati da alcune peculiarità che li distinguono dal resto dei RAEE:

Sono costituiti in prevalenza da vetro, quindi risultano estremamente fragili.
Contengono mercurio, sostanza dagli effetti pericolosi I per l’uomo e per l’ambiente
Sono leggeri e il loro peso complessivo si attesta attorno all’1% delle quantità totali di RAEE.

Il modello Ecolamp è stato concepito per tenere nel dovuto conto tutte queste specificità.

A partire dal 18 giugno 2010, i cittadini possono anche restituire, in rapporto di 1 a 1, le vecchie lampade al momento dell’acquisto di quelle nuove presso i punti vendita della distribuzione (Ritiro Uno contro Uno).

Il Decreto Legislativo 49, entrato in vigore il 12 aprile 2014, introduce inoltre, all’articolo 11 comma 3 il cosiddetto ritiro 1 contro 0 (vedi la Normativa RAEE), ovvero la possibilità di restituire ai negozianti l’apparecchiatura non più funzionante senza alcun obbligo di acquisto. Questa attività riguarda i RAEE di piccolissime dimensioni (inferiori ai 25cm) ed è obbligatoria solo per i distributori con superficie di vendita dedicata alle AEE (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) superiore ai 400 mq. Le modalità semplificate per questo tipo di raccolta attendono attualmente un apposito decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto col Ministero dello sviluppo economico.

È importante sapere che soltanto le lampade a basso consumo di energia si raccolgono separatamente dagli altri rifiuti, mentre le lampade a incandescenza e ad alogeni (contenenti il filamento metallico) non sono soggette a raccolta differenziata.

Cosa sono i lumen? A quanti watt corrispondono? In quanti secondi si accende la lampadina? La luce è calda o fredda? Scopri il significato dei vari simboli che trovi sulle etichette delle lampadine

Erin Brockovich, Torna in campo per l’acqua di Flint


Erin Brockovich Ellis (Lawrence, 22 giugno 1960) è un’attivista statunitense.

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Torna in campo per l’acqua di Flint

 Oggi Erin Brokovich scende di nuovo in campo per Flint, in Michigan, dove dal 2014 viene distribuita acqua contaminata. L’ultima crociata dell’attivista ambientalista ha raggiunto la sua fase più calda la scorsa settimana, quando il presidente americano Barack Obama ha dichiarato lo stato di emergenza chiedendo al governatore del Michigan di attivare la Guardia Nazionale.

Approfondimento: http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/acqua/2016/01/20/in-usa-torna-erin-brokovich-in-campo-per-lacqua-di-flint_ba22d23e-fe72-44b8-b1f3-64036c74e346.html

Ma chi è Erin Brockovich?

È presidente della Brockovich Research & Consulting, ed è attualmente coinvolta in numerosi progetti ambientali in tutto il mondo.

Intervista alla “vera” Erin Bronckovich, protagonista di una delle più grandi class action americane, raccontata in un famoso film con Julia Roberts

È nota per la causa intentata contro la Pacific Gas & Electric nel 1993 per la contaminazione con cromo esavalente delle acque della città di Hinkley in California per oltre 30 anni. Nel 1996, a seguito della più grande azione legale condotta nel suo genere, capeggiata dalla Brockovich e da Ed Masry, il colosso dell’energia è stato costretto a pagare il più grande risarcimento nella storia degli Stati Uniti: 333 milioni di dollari ai più di 600 residenti di Hinkley.

Sito originale : http://www.brockovich.com/

Traduzione sito con Traslate.google.it https://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.brockovich.com/&prev=search

La sua storia è stata portata sul grande schermo col film del 2000 Erin Brockovich – Forte come la verità, con Julia Roberts, in cui la Brockovich recita in una piccola parte come cameriera.

Trailers del film : Erin Brockovich – Forte come la verità –

Nel 2001 ha scritto e pubblicato, con Marc Eliot il libro Take It From Me. Life’s A Struggle, But You Can Win, McGraw-Hill Inc.,US, ISBN 978-0-07-140804-2., che negli USA è diventato un bestseller..

La Befana del WWF dice no al carbone


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05 gennaio 2016  –  Fonte: http://www.wwf.it/news/notizie/?20340

Il carbone dolce che la Befana porta tradizionalmente ai bambini il 6 gennaio è l’unico carbone che piace all’ambiente, mentre il vero carbone è un combustibile  fossile che minaccia la nostra salute e il clima ricorda il WWF. Come riporta il dossier curato dalla campagna del WWF ‘No al carbone, si al futuro’, a parità di energia prodotta questo combustibile fossile rilascia in atmosfera, nei terreni e nelle acque, le maggiori quantità di inquinanti ed è inoltre la principale minaccia per il clima del pianeta, visto che le emissioni di CO2 provenienti dalla combustione del carbone arrivano a essere del 30% superiori a quelle del petrolio e del 70% superiori a quelle del gas naturale.
Per il 2016 il WWF chiede al Presidente del Consiglio Renzi un piano di rapida uscita dal carbone che preveda tappe precise e disincentivi che impediscano agli operatori di privilegiare l’uso delle centrali a carbone che emettono più CO2.

Sul sito dedicato alla campagna del WWF è pubblicata la recente edizione del rapporto ‘Carbone: un ritorno al passato inutile e pericoloso’ dove si legge che ‘attualmente in Italia sono in funzione 12 centrali a carbone alcune delle quali sono vecchie, usano tecnologie obsolete e sono attive nel bel mezzo di aree urbane densamente abitate. Questi impianti nel 2014 hanno contribuito a soddisfare solo il 13,5% del consumo interno lordo di energia elettrica con circa  43.455 GWh, ma hanno emesso oltre 39 milioni di tonnellate di CO2 corrispondenti a quasi il 40% di tutte le emissioni del sistema elettrico nazionale.

E’ il carbone tra tutti i combustibili fossili quello che minaccia di più la nostra salute, rilasciando in atmosfera, nei terreni e nelle acque le maggiori quantità di inquinanti a parità di energia prodotta, oltre ad essere la principale minaccia per il clima del pianeta.

Se si chiudessero tutte le centrali elettriche alimentate a carbone in Europa si eviterebbero oltre 18.200 morti ogni anno, si risparmierebbero 2.100.000 giorni di cure farmacologiche e fino a 42,8 miliardi di euro l’anno in costi sanitari, secondo l’associazione europea Heal – Healt and Enviroment Alliance.  L’Italia, con una potenza elettrica installata di circa 122 GW, a fronte di una punta massima della domanda di quasi 59,4 GW (raggiunta il 21 luglio 2015 a causa delle condizioni di caldo eccezionale), ha una sovrabbondanza di centrali termoelettriche (overcapacity) che fa sì che già oggi gli impianti funzionino a scartamento ridotto, con un assurdo aggravio di costi per i cittadini. Il nostro Paese, quindi, può e deve abbandonare gli impianti a carbone,  puntando su efficienza energetica, fonti rinnovabili, sistemi di accumulo e reti elettriche  intelligenti.

Caldaie, fuori norma ……………


Caldaie, fuori norma una su quattro
Il teleriscaldamento cresce del 10%

http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/15_dicembre_30/inquinamento-smog-polveri-caldaie-fuori-norma-su-quattro-teleriscaldamento-cresce-10percento-c65b4b28-aeca-11e5-8a3c-8d66a63abc42.shtml

Stagione termica 2015-2016, secondo i dati dell’amministrazione comunale, il servizio di teleriscaldamento è cresciuto del 10 per cento rispetto a un anno fa. Sono allacciati alla rete di A2A oltre 100mila «appartamenti equivalenti» (pari a circa 80 metri quadri), venti edifici comunali (da Palazzo di Giustizia alla Biblioteca Sormani) a cui a breve si aggiungeranno la sede centrale della polizia locale, Palazzo Reale, gli uffici di via Dogana, il Duomo e la Veneranda Fabbrica. Numeri che si traducono in circa 51mila tonnellate di anidride carbonica evitate, ovvero il 43 per cento dell’obiettivo finale del Piano.

 Dal 2014 si vede come l’implementazione del teleriscaldamento abbia consentito un abbattimento generale degli inquinanti, evitando l’immissione nell’aria di 4,3 tonnellate di polveri sottili, di 84 mila tonnellate di CO2, di 108,8 tonnellate di ossidi di azoto, di 39,5 tonnellate di anidride solforosa, oltre a un minor consumo di 29 mila tep, ovvero tonnellate equivalenti di petrolio.

Nel 2014 il Comune ha effettuato in media l’8 per cento di controlli. Pari al 3 per cento in più di quanto previsto dalla legge regionale. Un risultato che vede Milano come «unica città o provincia lombarda a superare il 5 per cento», sottolineano da Palazzo Marino. L’esito dei controlli sono 2.338 ordinanze per non conformità di impianti e centrali termiche tra ottobre 2014 e ottobre 2015. In pratica: un impianto su quattro risulta fuori norma. La maggior parte delle irregolarità è legata a questioni di sicurezza.

Stop alle caldaie tradizionali da settembre?

http://www.ediltecnico.it/34125/stop-alle-caldaie-tradizionali-settembre-chiariamo-alcuni-punti/

Il nuovo regolamento Ecodesign in vigore dal prossimo 26 settembre 2015 introduce di fatto due novità fondamentali, correlate tra loro:l’obbligo da parte dei costruttori di caldaie di immettere sul mercato soltanto caldaie a condensazione (sempre a partire dal 26 settembre 2015) e l’introduzione dell’etichettatura energetica dell’impianto e dei suoi  componenti, sul tipo di quella in vigore per gli elettrodomestici prima e per le certificazioni  energetiche degli immobili dopo.

Per fare un po’ di chiarezza ritengo opportuno precisare quanto segue: dal 26 settembre 2015 non sarà possibile più immettere sul mercato caldaie non a condensazione.

Tale obbligo riguarda esclusivamente i produttori e non comporta però il ritiro dal mercato delle caldaie di tipo tradizionale (in pratica quelle a camera stagna) per intenderci. Dunque non c’è un obbligo esplicito di montare esclusivamente caldaie a condensazione ma di non immetterle più sul mercato.

Di fatto potranno essere ancora montate caldaie non a condensazione purché la data di fabbricazione risulti antecedente al 26 settembre 2015.

In pratica tale obbligo è concepito in modo che si possano esaurire le scorte già prodotte di caldaie di tipo convenzionale.

 

Milano contro smog


Smog: a Milano stop auto dal 28 al 30 dicembrepalazzo_marino.jpg[1]https://www.comune.milano.it/wps/portal/ist/it

Lunedì 28, martedì 29 e mercoledì 30 dicembre , dalle ore 10 alle ore 16

blocco totale del traffico in tutto il territorio del Comune di Milano per alti livelli di sostanze inquinanti

Dato il livello dello smog il Comune di Milano ha deciso lo stop della circolazione dei veicoli privati per lunedì 28, martedì 29 e mercoledì 30 dicembre dalle 10 alle 16. Lo annuncia Palazzo Marino che spera che ora facciano altrettanto i Comuni della Città metropolitana e di tutta la regione. “In considerazione del permanere di valori alti di Pm10 e Pm2,5, la Giunta comunale – spiega il Comune – ha deciso il blocco della circolazione dei veicoli privati nel territorio del Comune di Milano per le giornate di lunedì 28, martedì 29 e mercoledì 30 dicembre dalle ore 10 alle ore 16”.

Milano contro smogmilano pioggia

Smog, leggera pioggia sulla città. Arriva una«boccata d’ossigeno»

http://video.corriere.it/cappa-smog-citta/13dc6af4-a722-11e5-9876-dad24a906df5

Dopo 40 giorni di «siccità» nella notte tra domenica e lunedì si è registrata une debole perturbazione. Intanto si studiano gli interventi: Area C alla Vigilia di Natale e stop alle deroghe per i diesel.

Per la prima volta nel mese di dicembre, Milano si è svegliata lunedì sotto una debole pioggia. Certo, una pioggia sottile, ma che di fatto ha così interrotto un periodo di siccità che durava da oltre 40 giorni nel capoluogo lombardo. La pioggia ha iniziato a cadere nella notte e, anche se di scarsa intensità, potrebbe contribuire a migliorare la qualità dell’aria e interrompere la striscia di 25 giorni di superamento dei limiti dei valori del Pm10 a Milano. Intanto Comune e Regione stanno studiando i piani di intervento per far fronte all’emergenza inquinamento. Palazzo Marino ha deciso di tenere accese le telecamere dell’Area C anche giovedì 24 dicembre, giorno della Vigilia di Natale. Mentre Palazzo Lombardia ha già in programma di inasprire i divieti contro le cause dell’inquinamento: «Anche adottando provvedimenti impopolari», aveva detto il governatore Roberto Maroni.

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Pubblicato il 14 dic 2015
Dal 17 al 24 dicembre il biglietto singolo per tram, bus e metropolitana vale tutto il giorno

http://www.muoversi.milano.it/web/portale-mobilita/-/dal-17-al-24-dicembre-il-biglietto-singolo-per-tram-bus-e-metropolitana-vale-tutto-il-giorno

Da giovedì 17 dicembre a giovedì 24 dicembre, con un solo biglietto ordinario da 1,50 euro (o tariffa extraurbana), sarà possibile viaggiare su tram, bus e metrò: tutti i biglietti singoli, cioè normalmente validi per un solo viaggio, avranno validità per un numero illimitato di viaggi fino al termine del servizio del giorno di convalida. Il provvedimento vale sulla rete metropolitana e di superficie gestita da ATM e comprende i titoli urbani, interurbani e cumulativi nonché la singola timbratura del carnet da 10 viaggi.
La decisione è stata presa oggi dal Comune di Milano in pieno accordo con l’Azienda trasporti milanesi.

Si ricorda che dal 18 dicembre saranno ancora in vigore in tutta l’Area metropolitana le misure anti-smog disposte nel 2012 dall’allora Provincia, cui il Comune di Milano aveva aderito con l’ordinanza 6/2012, previste in caso di superamento per dieci giorni consecutivi della soglia media giornaliera di 50 microgrammi per metro cubo di PM10. 
Le misure applicate sono le seguenti: divieto di circolazione in tutto il territorio cittadino per i veicoli diesel Euro 3 senza filtro anti-particolato dalle ore 8:30 alle 18 se privati, dalle 7:30 alle 10 se commerciali. Sono previsti anche interventi sui riscaldamenti con la diminuzione di 1 grado centigrado, da 20 a 19 gradi (la legge prevede 2 gradi di tolleranza) delle temperature dell’aria degli edifici e della durata di accensione degli impianti, con una riduzione di due ore (da 14 a 12). 

Sempre sul fronte temperature sarà chiesto agli esercizi commerciali di non fare uso di dispositivi che, al fine di favorire l’ingresso del pubblico, consentano di tenere aperte le porte di accesso ai locali. Infine saranno potenziati i controlli sui veicoli in circolazione, anche attraverso l’utilizzo di opacimetri che verificheranno i gas di scarico

 Situazione attuale della qualità dell’aria (dati delle 24 ore precedenti) per le concentrazioni in atmosfera di PM10, PM2.5, NO2, Ozono, CO, SO2 e benzene con evidenziazione della conformità/non conformità alla normativa italiana ed europea dei parametri di riferimento (concentrazioni medie, massime medie orarie/su 8h).

L’appennino Tosco-Emiliano è ufficialmente Parco Unesco


L’appennino Tosco-Emiliano è ufficialmente Parco Unesco
Si svolgerà domenica 13 dicembre a Bologna, in Cappella Farnese a Palazzo d’Accursio (piazza Maggiore 6) alle 17, quando il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini consegneranno al presidente del Parco nazionale Appennino Tosco Emiliano, Fausto Giovanelli, la pergamena che sugella il prestigioso riconoscimento ottenuto il 9 giugno scorso. Un riconoscimento duplice per l’Emilia-Romagna, perché è stato conferito anche al Delta del Po.
Riserva Mab Unesco dell’Appennino Tosco Emiliano –  L’area ha una superficie di oltre 223 mila ettari (10 volte più grande del territorio del Parco nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano) e interessa 38 Comuni nelle provincie di Reggio Emilia, Parma (Corniglio,Tizzano, Monchio, Palanzano, Neviano, Langhirano, Lesignano), Modena, Massa Carrara e Lucca, 16 dei quali fanno parte del Parco nazionale Appennino Tosco Emiliano

Qualche video dalle Città Italiane che Fu……..


Cagliari – centro nel 1963:  

Cagliari – Una città che non ti aspetti:  

Magnifica Italia – Sardegna: 

Magnifica Italia:

Panorama ** regioni d’Italia **

Magnifica Italia – Sicilia:

Magnifica Italia – Calabria:

Magnifica Italia – Puglia

Magnifica Italia – Basilicata:

Vendita Isola Budelli, cade prelazione dello Stato.


Isola di BUDELLI – perla dell’arcipelago della Maddalena nel mare della Sardegna.

Da sempre proprietà privata, 160 ettari che comprende la celebre “Spiaggia Rosa”. Aggiudicata nel 2013 all’asta al magnate neozelandese Michael Richard Harte. E’  un’isola appartenente all’arcipelago di La Maddalena, situata all’estremo nord della Sardegna, presso le bocche di Bonifacio. Fa parte, assieme alle altre isole, del Parco nazionale dell’arcipelago di La Maddalena. Il 30 Ottobre 2015, il parco presenta un piano con il quale si attesta che l’isola di Budelli resterà “riserva integrale”, ovvero zona A e vi potranno accedere solo piccoli gruppi contingentati. Vengono messe a tacere, dunque, tutte le voci che parlavano di un restauro dell’isola a discapito del suo patrimonio naturale. L’unica modifica che l’isola di Budelli in questo momento potrebbe subire sarebbe solo ed esclusivamente per un risanamento ambientale.

“Per proteggere un bene prezioso come l’isola di Budelli non occorre comprarla. Lo abbiamo sempre sostenuto. Esistono vincoli e norme che possono tutelarla nel modo più idoneo, preservando il suo valore ambientale e paesaggistico senza necessariamente dover spendere soldi dello Stato per acquisirla”

Così Sebastiano Venneri, responsabile Mare di Legambiente ha commentato la notizia dell’annullamento da parte del Consiglio di Stato della prelazione dell’Ente Parco della Maddalena sull’acquisto dell’isola di Budelli.

“Acquistare quell’isola sarebbe stata una spesa inutile – ha dichiarato Venneri -, perché Budelli è privata sin dal 1800 e si è conservata integra in virtù dei vincoli e dei divieti severissimi che hanno impedito qualsiasi modificazione dello stato dei luoghi. Già oggi, ad esempio, non è possibile ad alcuno mettere piede sulla Spiaggia Rosa, la zona forse più delicata dell’isola, sia anche il custode o lo stesso attuale proprietario. A ciò si aggiunga che una porzione significativa è del demanio e tale rimarrà. In sostanza l’ambiente di Budelli è super tutelato grazie alle misure che lo Stato, il pubblico, ha saputo apporre su un bene privato di pregio come ce ne sono tantissimi nel nostro Paese. Il territorio italiano è pieno infatti di beni privati, isole, colline, boschi, montagne, delle cui sorti per fortuna non dispone il proprietario del bene e per l’acquisto dei quali non basterebbe una legge Finanziaria. Se si vuole realmente tutelare l’ambiente nell’arcipelago, meglio utilizzare quei fondi per completare la bonifica dei fondali dell’isola della Maddalena, o usarli per dare ossigeno alle aree marine protette della Sardegna piuttosto che sprecarli in acquisti inutili”.

Elettrodomestici: l’etichetta si fa furba


Elettrodomestici, se l’etichetta si fa furba
“Una su due non è a norma di legge”

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Fonte: http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/etichetta-furbetta-terzo-e-ultimo-round-del-progetto-marketwatch-di-Legambiente

 Pubblicato il 17 novembre 2015 

Su 4637 prodotti controllati tra negozi fisici (2704) e negozi online (1933), il 57% è risultato etichettato correttamente: l’81% nei negozi fisici e solo il 23% nei negozi online (un divario già rilevato in occasione della visita precedente nel 2014). Quasi un prodotto su due (43%) risulta, quindi, venduto senza etichetta o con l’etichetta scorretta.

Terzo round di “Etichetta furbetta”, l’indagine realizzata da Legambiente in collaborazione con Movimento Difesa del Cittadino per verificare la corretta applicazione delle etichette energetiche in Italia su frigoriferi, congelatori, cantinette per vino, televisori, lavatrici, lavastoviglie, lampadine, condizionatori, forni elettrici e a gas, asciugatrici, lavasciuga, aspirapolveri, e anche cappe aspiranti che da quest’anno hanno la loro etichetta.

“Le direttive Ecodesign ed Etichetta Energeticadichiara Davide Sabbadin, responsabile efficienza energetica di Legambiente – sono di notevole importanza per il clima e particolarmente simboliche alla vigilia della COP di Parigi. Se venissero correttamente applicate, il taglio annuale alle emissioni di CO2 sarebbe di circa 500 milioni di tonnellate, cioè l’1,5% delle emissioni mondiali, pari a quelle del parco auto circolante in Europa. Inoltre, la loro applicazione potrebbe far risparmiare quasi 400 euro a famiglia.

Purtroppo, però – prosegue Sabbadin – queste direttive non sempre vengono applicate e i consumatori spesso non sono in condizione di scegliere correttamente i prodotti in vendita: alcuni prodotti sono meno efficienti di quanto dichiarato sull’etichetta, altri sono privi delle indicazioni energetiche che dovrebbero essere fornite al consumatore. I mancati risparmi derivanti da queste infrazioni aumentano inevitabilmente i costi familiari, mettono sotto stress le reti elettriche dei paesi membri e contribuiscono negativamente al cambiamento climatico”.

Tra le categorie di prodotto meno virtuose online ritroviamo le cappe aspiranti (89% non conformi), i televisori (75%) e i forni (64%).

I negozi online, invece, registrano una non conformità del 77%.

I negozi di arredo si confermano quelli con il più altro grado di non conformità (53%), mentre uno dei due supermercati visitati presenta la più alta percentuale di mancata etichettatura (77%).

In questi negozi, gli elettrodomestici dove più facilmente è stata riscontrata la mancanza di etichetta sono gli aspirapolvere (32% venduti SENZA etichetta) e gli i televisori (18%), assieme a -comprensibilmente- le ultime arrivate nella famiglia delle etichette ovvero le cappe aspiranti delle quali 1 su due è venduta senza etichetta.

La categoria migliore? Le lavastoviglie: meno del 2% è senza etichetta.