27 maggio 1993 – Quel boato che squarciò il silenzio della notte:


Firenze ricorda la Strage dei Georgofili

articolo: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2018/05/26/news/firenze_25_anni_fa_la_strage_dei_georgofili_le_in-197419376/

A 25 anni dall’attentato che provocò 5 morti e 48 feriti, la città commemora quella strage con una serie di iniziative.

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Sono passati 25 anni da quando all’1.04 del 27 maggio 1993 un boato squarciò il silenzio della notte di Firenze. Venticinque anni da quando l’esplosione di una bomba in via dei Georgofili provocò cinque morti e 48 feriti. Cambiando per sempre la storia della città e dell’Italia intera.

Dopo un quarto di secolo la memoria di quelle ore (e dei giorni che seguirono) è rimasta intatta. E stanotte, come ogni anno, Firenze si ritroverà proprio lì in quella strada, stretta tra gli Uffizi e Ponte Vecchio, per ricordare chi nell’attentato mafioso perse la vita. Cinque le vittime:

  • Angela Fiume, 36 anni
  • Fabrizio Nencioni, 39 anni
  • Nadia Nencioni, 9 anni 
  • Caterina Nencioni,  50 giorni di vita,
  • Dario Capolicchio, 22 anni
  • 48 persone  ferite

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_via_dei_Georgofili

La strage di via dei Georgofili è stato un attentato terroristico compiuto da Cosa nostra nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1993 tramite l’esplosione di un’autobomba in via dei Georgofili a Firenze, nei pressi della storica Galleria degli Uffizi.

L’esplosione dell’autobomba imbottita con circa 277 chilogrammi di esplosivo provocò l’uccisione di cinque persone: i coniugi Fabrizio Nencioni (39 anni) e Angela Fiume (36 anni) con le loro figlie Nadia Nencioni (9 anni), Caterina Nencioni (50 giorni di vita) e lo studente Dario Capolicchio (22 anni), nonché il ferimento di una quarantina di persone. Tale attentato viene inquadrato nella scia degli altri attentati del ’92-’93 che provocarono la morte di 21 persone (tra cui i giudici Falcone e Borsellino) e gravi danni al patrimonio artistico.

Strage di via dei Georgofili – Voragine

 

Sia detto

Durante il processo, fu letta in aula dall’avvocato Danilo Ammantato la poesia Sia detto, scritta dal poeta fiorentino e senatore a vita Mario Luzi.

« Sia detta per te, Firenze,
questa nuda implorazione.
Si levi sui tuoi morti,
sulle tue molte macerie,
sui tuoi molti
visibili e invisibili tesori
lesi nella materia,
offesi nell’essenza,
sulle tue umili miserie
ferma, questa preghiera.
I santi della tua storia
e gli altri, tutti,
della innumerabile corona
la portino in alto,
le soffino spirito e potenza,
ne cingano d’assedio
le stelle, i cieli,
le superne stanze:
«giustizia non ti negare
al desiderio degli uomini,
scendi in campo, abbi la tua vittoria!»
Sia detta a te, Firenze,
questa amara devozione:
città colpita al cuore,
straziata, non uccisa;
unanime nell’ira,
siilo nella preghiera.
Vollero accecarti, essi,
della luce che promani,
illumina tu, allora,
col fulgore della collera
e col fuoco della pena
loro, i tuoi bui carnefici,
perforali nella tenebra
della loro intelligenza, scavali
nel macigno del loro nero cuore.
Sii, tra grazia e sofferenza,
grande ancora una volta,
sii splendida, dura
eppure sacrificale.
Ti soccorra la tua pietà antica,
ti sorregga una fierezza nuova.
Sii prudente, sii audace.
Pace, pace, pace. »

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