8 maggio 1982 – Gran premio del Belgio – Circuito di Zodel


Gilles Joseph Henri Villeneuve ; Saint-Jean-sur-Richelieu, 18 gennaio 1950 – Lovanio, 8 maggio 1982) è stato un pilota automobilistico canadese

08 maggio 1982 – Morì in uno schianto a 227 km/h causato da un contatto con la March di Jochen Mass durante le qualifiche per il Gran Premio del Belgio 1982 a bordo della Ferrari 126 C2. Villeneuve al momento del decesso era molto popolare tra gli appassionati per il suo stile di guida altamente combattivo e spettacolare, e da allora è diventato un simbolo della storia di questo sport, nonché uno dei più grandi piloti di tutti i tempi pur non avendo mai vinto un titolo mondiale[. Le sue vittorie e svariate altre prestazioni vengono considerate capolavori assoluti nella storia della Formula 1, anche perché spesso sono state ottenute al volante di monoposto non all’altezza di quelle della concorrenza.

gilles-villeneuve-ferrari[1]

La cronaca dell’incidente – È l’8 maggio 1982, ore 13:52 a Zolder, mancano pochi minuti al termine delle qualifiche del sabato: Villeneuve è indietro, è sesto. È soprattutto dietro a “quello lì” come ora chiama Didier, che è terzo. Gilles, ormai in procinto di rientrare ai box su ordine del direttore tecnico Mauro Forghieri, affronta la chicane alle spalle dei box e successivamente la discesa che immette alla curva ‘Terlamenbocht’, la curva del bosco. È in quinta piena quando improvvisamente si trova davanti la più lenta March numero 17, guidata da Jochen Mass, il quale lo vede arrivare e si sposta subito a destra, pensando che il canadese lo superi a sinistra; Villeneuve, invece, nella stessa frazione di secondo pensa che Mass si sposti a sinistra, perché vuole affrontare la Terlamen all’interno, lungo la traiettoria più veloce, e anch’egli va quindi verso destra. La collisione è inevitabile: la Ferrari numero 27 urta, con la ruota anteriore sinistra, quella posteriore destra di Mass. La vettura decolla, fa alcune piroette in aria per poi schiantarsi violentemente contro un terrapieno a bordo pista, inpuntandosi nella terra molle con la tremenda energia cinetica di un’auto lanciata a 260 km/h che rilancia la vettura in aria, priva di gran parte dell’avantreno.

Gilles fu proiettato, con le cinture di sicurezza divelte che si trascinavano dietro ancora il sedile della sua Ferrari, contro le reti di protezione; atterrò sulla spalla destra e con il corpo strappò la prima rete di protezione; successivamente, sbatté violentemente il collo su un paletto di sostegno della seconda rete metallica. Nell’urto il casco si strappò e rotolò vicino a lui

Strage di Viareggio, il corto sul disastro vince al Global Short Film Festival di New York


Fonte e articolo completo su : http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/03/strage-di-viareggio-il-corto-sul-disastro-vince-al-global-short-film-festival-di-new-york-dicevano-che-era-una-storia-locale/2672998/

Strage di Viareggio, il corto sul disastro vince al Global Short Film Festival di New York: “Dicevano che era una storia locale”

1397152_429001790629366_8238964303530790668_o1-219x300[1]

Chiara Rapaccini, ha disegnato la locandina. Chiara ultima compagna del regista viareggino Mario Monicelli che additò l’incuria come causa principale del disastro ferroviario. E Vinicio Capossela ha prestato il titolo di una sua canzone del 2006

Ovunque proteggi – Everywhere protect trailer HD

Ovunque proteggi” era l’unica pellicola italiana tra gli 11 finalisti. Gli autori: “La storia portante non è la tragedia, ma la forza di Marco e Daniela. Dopo tutto quello che hanno passato, battersi con questa vitalità: per noi è una storia universale”. E ora parte la raccolta fondi per realizzare il lungometraggio.

“Ci dicevano che la strage di Viareggio è una storia troppo locale“. Ora Ovunque Proteggi, cortometraggio diretto da Massimo Bondielli, ha vinto al Global Short Film Festival di New York. Gli autori e i familiari delle vittime del disastro ritireranno il premio a Cannes il 21 maggio. “Un film italiano dal messaggio universale – si legge nelle motivazioni – Ed è proprio quello che gli autori di Ovunque proteggi in 12′ hanno cercato di raccontare: la dimensione umana, materiale, sconvolgente e inaccettabile di quanto accaduto la notte del 29 giugno 2009