Le norme approvate su fermo preventivo, limiti ai minori con coltelli, garanzie per chi agisce per legittima difesa, norme per limitare la partecipazione dei condannati alle manifestazioni
Via libera al decreto legge recante ‘disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell’autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle Forze di polizia e del Ministero dell’interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale‘ e al disegno di legge contenente ‘disposizioni in materia di sicurezza e per la prevenzione del disagio giovanile, nonché di ordinamento, organizzazione e funzionamento delle Forze di polizia e del Ministero dell’Interno‘.
Cosa prevedono i cinque articoli presenti nella bozza del testo
Operai al lavoro – Fotogramma
Via libera alla riforma dell’edilizia. A quanto si apprende il Consiglio dei ministri in corso ha infatti approvato la riforma del Codice dell’edilizia e delle costruzioni.
La bozza del testo – Cinque articoli in tutto per la delega che tra i principi prevede la “razionalizzazione, semplificazione e riordino, all’interno di un testo normativo omogeneo, di tutte le disposizioni legislative vigenti in materia di edilizia e di disciplina tecnica delle costruzioni, anche in raccordo con la normativa di tutela dell’assetto idrogeologico, di superamento ed eliminazione delle barriere architettoniche, di resistenza, stabilità, affidabilità e sostenibilità ambientale delle costruzioni”, si legge nella bozza del testo.
L’adeguamento della normativa“in materia urbanistica strettamente afferente alla disciplina edilizia e coordinamento delle modifiche apportate in materia di edilizia e costruzioni con la normativa in materia di tutela dei beni culturali e paesaggistici, sanitaria e fiscale nonché con quella di settore avente comunque incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia“. Il “superamento della frammentazione della normativa in materia di edilizia e costruzioni, assicurando la risoluzione delle duplicazioni, sovrapposizioni, incongruenze e antinomie esistenti e promuovendo la completezza, l’esaustività e l’immediata applicabilità” delle norme, si legge nella bozza.
Sulle semplificazioni in particolare la riforma intende “individuare, in un’ottica di semplificazione e definizione di univoci standard minimi procedimentali, le regole minime inderogabili attinenti ai regimi amministrativi di realizzazione delle diverse categorie di interventi edilizi“, si legge nella bozza.
Il tutto al fine di “definire a livello nazionale una comune classificazione delle tipologie di difformità dal titolo abilitativo edilizio“, ma anche individuare le “difformità edilizie che, in ragione della relativa natura ed entità, nonché dell’epoca di realizzazione dell’abuso ovvero di ottenimento del titolo abilitativo, possono essere sanate, nei limiti di quanto già previsto a legislazione vigente, e il relativo titolo in sanatoria“.
Sul fronte degli abusi storici, la delega ha lo scopo “di semplificare e razionalizzare i procedimenti amministrativi finalizzati al rilascio o alla formazione dei titoli in sanatoria “definendo i termini perentori per la presentazione delle relative istanze, comunque antecedenti all’irrogazione delle sanzioni amministrative, individuando procedure semplificate per la regolarizzazione degli abusi realizzati prima dell’entrata in vigore della legge 6 agosto 1967“.
Sul fronte delle sanzioni, si punta a razionalizzare i regimi sanzionatoripropedeutici al rilascio dei relativi titoli in sanatoria, commisurandoli all’entità della trasformazione edilizia o urbanistica, alla gravità della difformità ovvero al valore delle opere realizzate, tenuto conto anche della disciplina dei beni sottoposti a tutela; a razionalizzare il regime sanzionatorio delle difformità edilizieche non consentono il rilascio di titoli in sanatoria, individuando in tali ipotesi procedure di riduzione in pristino degli interventi fondati sulponsabilizzazione del soggetto proprietario o dell’avente titolo, finalizzati a semplificare gli adempimenti e gli oneri a carico dell’ente territorialmente competente.
Fari anche sulle agevolazioni. La delega prevede di riordinare le disposizioni sulla concessione e sull’erogazione di agevolazioni fiscali, contributi e altre provvidenze dello Stato o di enti pubblici per la realizzazione di interventi su opere che presentano difformità edilizie, al fine di escludere tassativamente il rilascio di agevolazioni, contributi e provvidenze ove necessario.
Commento alessandro54
Riforma edilizia, tra sanatorie e burocrazia: restano più dubbi che certezze
Norme annunciate come semplificazioni, ma che rischiano di aumentare confusione e incertezze per cittadini e Comuni.
Ancora una volta si fa una riforma che sembra aiutare la chiarezza, ma in realtà complica le regole e lascia molti margini di confusione. Prima di parlare di sanatorie sarebbe meglio puntare su controlli seri e sul rispetto pieno delle norme, come si è sempre fatto quando si voleva costruire con ordine e responsabilità.
Malore per Emma Bonino. La storica leader Radicale, fondatrice di +Europa, di 77 anni, è arrivata nella serata di domenica 30 novembre al pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito di Roma, ed è stata ricoverata in terapia intensiva. A quanto apprende l’Adnkronos Bonino è vigile e la situazione è sotto controllo.
01 dicembre 2025
Emma Bonino ricoverata in terapia intensiva a Roma
È arrivata al Pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito in codice rosso
Emma Bonino
Emma Boninaè ricoverata all’ospedale romano Santo Spirito in terapia intensiva ma al momento sembra vigile.
Insufficienza respiratoria la diagnosi. Radicale della prima ora Emma per anni ha combattuto contro un tumore, microcitoma polmonare dicono i freddi referti. Si tratta di una forma aggressiva di cancro ai polmoni che le è stata diagnosticata nel 2015.
Dopo 8 anni di cure, nel 2023 aveva annunciato la conclusione vittoriosa delle terapie.Emma è una delle poche donne italiane famose all’estero: è stata sempre rispettata nonostante le sue posizioni“radicali“. Famose le sue battaglie per l’aborto e la liberalizzazione delle droghe. La sua coerenza “pannelliana” è stata rispettata anche dalle destre e dai conservatori che le hanno riconosciuto una incrollabile coerenza. Il suo percorso nella politica si è dipanato tra incarichi istituzionali e battaglie che a quei tempi sembravano estreme. Iscritta al Partito radicale dal 1975, ha svolto un ruolo di primo piano nelle campagne per la liberalizzazione dell’aborto e contro il nucleare, realizzate mediante la propaganda referendaria e la disobbedienza civile. Negli anni seguenti ha promosso numerose iniziative per la liberalizzazione delle drogheleggere e la distribuzione controllata di eroina mentre, sul piano internazionale, si è impegnata nella difesa dei diritti civili e politici, per l’abolizione della pena di morte e contro la fame nel mondo.
Deputato dal 1976 al 1994, è stata presidente del Partito radicale transnazionale dal 1991 al 1993, e dal 1993 al 1994 ha ricoperto la carica di segretario.Eletta al Parlamento europeo nel 1979 e nel 1984, è stata riconfermata nelle elezioni europee del giugno 1999, alle quali si è presentata con una propria lista denominata Lista Bonino ottenendo l’8,5% dei consensi. Ha mantenuto la carica di deputato europeo fino al maggio 2006: a seguito della vittoria del centrosinistra nelle elezioni politiche è stata eletta deputato per la Rosa nel pugno e nominata ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche Europee nel governo Prodi. Alle elezioni politiche del 2008 si è candidata nelle liste del Partito democratico ed è stata eletta senatrice, divenendo vicepresidente del Senato.
Emma Bonino ha combattuto per donne e derelitti, digiunato per l’Africa e la fame nel mondo, per la libertà di diritti e valori, predicatrice del dialogo interlaico – non solo interreligioso – con una visione proiettata geopoliticamente in lungo e in largo. Non si è risparmiata nessuna battaglia. Né per le donne africane, né per sconfiggere il suo tumore ai polmoni. Già nell’ottobre del 2024 era stata ricoverata per problemi respiratori. Dimessa dopo una settimana, il 5 novembre aveva ricevuto a sorpresa la visita di Papa Francesco, suo storico amico, a dimostrazione del suo laicismo aperto che aveva conquistato diversi ambienti religiosi progressisti. Il suo rapporto umano e politico con Marco Pannella è stato intenso sin dall’inizio ma, poco prima che morisse il leader radicale, le relazioni si erano raffreddate e tra i due ci fu una rottura dolorosa.
Dopo l’unanimità raggiunta alla Camera, segno dell’intesa raggiunta tra Meloni e Schlein, il testo non verrà licenziato entro oggi a Palazzo Madama. La legge non salterà, è la promessa del governo, ma servirà una valutazione ulteriore del testo. Dura la reazione del centrosinistra
Elly Schlein e Giorgia Meloni
Nella giornata simbolo della lotta alla violenza contro le donne, il disegno di legge sulla violenza sessuale, che contiene la norma sul consenso, resta fermo al Senato. Dopo l’unanimità raggiunta alla Camera – segno dell’intesa raggiunta tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein – il testo non verrà licenziato entro oggi a Palazzo Madama.La legge non salterà, è la promessa all’interno della maggioranza, ma servirà una valutazione ulteriore del testo. L‘approvazione del ddl, quindi, slitta fin quando per la maggioranza non verranno chiariti alcuni punti del provvedimento. Una posizione che ha scatenato l’ira delle opposizioni, che hanno abbandonato la riunione della commissione Giustizia di Palazzo Madama e accusato la maggioranza di far saltare la legge.
Le origini dello scontro – A bloccare tutto, è stata la richiesta di un maggiore approfondimento sulla norma chiesto dalla Lega a cui si sono associati Fratelli d’Italia e Forza Italia che hanno chiesto anche le audizioni.
I partiti di maggioranza vogliono sciogliere i nodi sull‘articolo uno della legge sulla violenza sessuale e il consenso informato. L’articolo 609-bis del Codice penale, in base al testo approvato da Montecitorio, viene modificato così: “Chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali a un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima è punito con la reclusione da sei a dodici anni“. Ed è proprio sul concetto di “attualità” del consenso che si sono manifestati i dubbi dei partiti di centrodestra.
Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, si è fatto promotore della mediazione, spiegando di avere “messo in campo” tutte le sue prerogative presidenziali per far si’ che arrivasse oggi l’approvazione del ddl, assegnando il testo in sede redigente alla commissione Giustizia. Ma è proprio in Commissione che FdI e Lega hanno ribadito la necessità di un esame più approfondito nel merito del provvedimento.
Bongiorno: “La legge andrà avanti” – Giulia Bongiorno, eletta con la Lega, presidente della commissione di Giustizia, frena le accuse mosse dall’opposizione.”Credo di parlare a nome dell’intera commissione: si vuole andare avanti con questo ddl. Quindi chiunque voglia far passare il messaggio che si vuole archiviare non fa i conti sul fatto che io presiedo la commissione, non affosserò questo ddl che porteremo avanti“. Il testo “è arrivato oggi ed è fuorviante dire che ci sono ritardi” in commissione, ha proseguito, “ho dovuto chiedere se c’era l’unanimità sulla rinuncia agli emendamenti“, come prevede il regolamento.
“C’è un voltafaccia della maggioranza“, è stata l’offensiva dell’opposizione che ha lasciato i lavori della commissione. La protesta arriva a Montecitorio, dove Avs, Iv, Pd e M5S hanno chiesto una sospensiva del ddl (bocciata dall’aula), “fino a quando la ministra Roccella non chiarirà insieme ai capigruppo di maggioranza del Senato cosa sta accadendo“.
La revoca respinta per un solo voto all’Europarlamento
Ilaria Salis è salva. Per un solo voto è stata respinta la richiesta di revoca dell’immunità. La plenaria di Strasburgo ha approvato a scrutinio segreto l’immunità a favore dell’eurodeputata Avs, chiesta dal governo ungherese di Viktor Orban. Confermato dunque il no della commissione affari giuridici (Juri) lo scorso 23 settembre. Il verdetto era appeso a un filo.
“Questo voto è una vittoria per la democrazia, lo stato di diritto e l’antifascismo. Questa decisione dimostra che la resistenza funziona. Dimostra che quando rappresentanti eletti, attivisti e cittadini difendono insieme i valori democratici, le forze autoritarie possono essere affrontate e sconfitte“. Lo scrive in una nota l’eurodeputata che al verdetto è stata abbracciata dai suoi colleghi. Scene di esultanza in tutto il campo del centrosinistra.
Un eurodeputato ungherese si è lamentato del malfunzionamento di una scheda di voto e ha chiesto di ripetere il voto, ma la presidente Roberta Metsola ha respinto la richiesta.
L’attesa del voto – Poco prima del voto, il presidente del gruppo popolare al Parlamento europeo, Manfred Weber aveva spiegato: “Come Ppe siamo favorevoli al rispetto dello stato di diritto e quindi al rispetto regolamento del Parlamento europeo: i nostro consiglieri giuridici ci hanno detto che è giusto revocare l’immunità a Salis perché il suo reato è stato commesso prima del suo mancato. Noi siamo per le regole, non bisogna politicizzare la questione“.
Nell’attesa la protagonista sui social aveva provato a ostentare sicurezza.
Buongiorno da Strasburgo. Oggi sarò in Aula, a testa alta, ad affrontare il verdetto del Parlamento europeo. Grazie per tutti i pensieri di affetto e solidarietà – valgono molto per me❤️
“Buongiorno da Strasburgo, oggi sarò in Aula, a testa alta, ad affrontare il verdetto del Parlamento europeo. Grazie per tutti i pensieri di affetto e solidarietà, valgono molto per me” scrive su X l’eurodeputata di Avs.
L’ira di Salvini e Vannacci: “Vergogna” – “Accusata di lesioni aggravate potenzialmente letali e altre condotte criminose in concorso con altri, all’interno di un’organizzazione criminale. Ma col trucchetto del voto segreto, richiesto dai gruppi di sinistra, anche qualcuno che si dice di ‘centrodestra’ ha votato per salvare la signora Salis dal processo. Vergogna!“. Lo afferma sui social il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini.
“Solo una parola“. Lo scrive sui social l’europarlamentare Roberto Vannacci, che posta anche un’immagine di Ilaria Salis con la scritta ‘vergogna‘.
Decisione del Parlamento Europeo sulla richiesta di revoca dell’immunità di Ilaria Salis
Decisione del Parlamento Europeo sulla richiesta di revoca dell’immunità di Ilaria Salis Data: 7 ottobre 2025 Documento ufficiale: Report on the request for the waiver of the immunity of Ilaria Salis (A10-0183/2025) Considerato che:
Il Tribunale regionale di Budapest ha chiesto al Parlamento europeo di revocare l’immunità dell’onorevole Ilaria Salis, in relazione a procedimenti penali aperti nei suoi confronti.
I fatti oggetto della richiesta riguardano presunti episodi di lesioni aggravate avvenuti a Budapest nel febbraio 2023, prima dell’elezione dell’onorevole Salis al Parlamento europeo.
In base all’articolo 9 del Protocollo n. 7 sui privilegi e immunità dell’Unione europea, i deputati al Parlamento godono dell’immunità nel territorio di ogni Stato membro, salvo in caso di flagranza di reato o se il Parlamento rinuncia espressamente a tale immunità. Il Parlamento osserva che:
Le autorità ungheresi non hanno dimostrato che gli altri partecipanti ai medesimi fatti, compresi individui appartenenti a movimenti di estrema destra, siano stati perseguiti con la stessa severità.
Le condizioni di detenzione e il trattamento riservato a Ilaria Salis durante il procedimento sollevano dubbi sulla proporzionalità e sull’equità dell’azione giudiziaria.
Vi sono elementi che suggeriscono l’esistenza di un fumus persecutionis, ossia che il procedimento possa essere motivato da considerazioni politiche o ideologiche piuttosto che esclusivamente giuridiche.
Il Parlamento non si pronuncia nel merito delle accuse, ma deve assicurare che il suo potere di rinunciare all’immunità non sia usato come strumento di persecuzione politica. Di conseguenza, il Parlamento Europeo:
Decide di non rinunciare all’immunità dell’onorevole Ilaria Salis.
Incarica la Presidente del Parlamento di trasmettere la presente decisione, insieme al rapporto della Commissione per gli Affari Giuridici, al Tribunale regionale di Budapest, al Governo ungherese e all’onorevole Ilaria Salis. Fonte ufficiale: Documento A10-0183/2025 – Parlamento Europeo
Ai ballottaggi le alleanze fermano l’Afd nelle città chiave. A Dortmund cade una roccaforte Spd dopo 79 anni di dominio. Il cordone sanitario funziona ancora, ma i sondaggi premiano Weidel. La Germania resta divisa tra Est e Ovest, con il vento populista che soffia forte.
Foto: il cancelliere e leader della Cdu-Cus, Friedrich Merz, tira un sospiro di sollievo dai risultati dei ballottaggi in Vestfalia
Questa volta il “cordone sanitario” ha funzionato. Nei ballottaggi comunali in Vestfalia, cuore industriale della Germania, l’ultradestra di Alternative für Deutschland (Afd) è stata respinta dall’asse tra Cdu e Spd, che avevano annunciato sin dal primo turno la volontà di collaborare pur di impedire ai candidati di Alice Weidel di conquistare poltrone da sindaco.
Il cordone sanitario regge – A Gelsenkirchen, Duisburg e Hagen l’esperimento è riuscito. A Gelsenkirchen la socialdemocratica Andrea Henze ha travolto Norbert Emmerich (Afd) con il 66,9% dei voti. A Duisburg il sindaco uscente Soeren Link (Spd) ha ottenuto un risultato plebiscitario: 78,6% contro il 21,4% del rivale Carsten Gross. A Hagen, infine, il candidato della Cdu Dennis Rehbein ha avuto la meglio sull’ultradestra Michael Eiche.
Il messaggio è chiaro: quando i due grandi partiti storici scelgono la convergenza, l’Afd resta fuori dalle stanze del potere. Ma resta il timore che si tratti solo di una barriera temporanea, difficile da mantenere a livello nazionale.
Dortmund rompe la tradizione – A fare notizia, però, è stato soprattutto l’esito diDortmund. La città, storica roccaforte rossa da 79 anni, ha visto il successo del candidato cristianodemocratico Alexander Omar Kalouti, che ha raccolto il 52,9% contro il 47% del socialdemocratico Thomas Westphal. Un ribaltone che segna la fine di un’era e che ha già acceso un acceso dibattito interno alla Spd.
In parallelo, gli occhi restano puntati su Colonia, dove la prospettiva di un sindaco verde aprirebbe un nuovo fronte politico, spostando ulteriormente gli equilibri in un Land cruciale per il futuro della Germania.
Un partito in crescita nazionale – Se nei municipi la diga ha retto, i sondaggi raccontano un’altra verità. Secondo l’ultimo rilevamento Forsa, l’Afd sarebbe oggi il primo partito tedesco con il 27% delle intenzioni di voto, superando di due punti l’Unione di Cdu-Csu. Per il cancelliere Friedrich Merz e i socialdemocratici di governo, si tratta di un campanello d’allarme che non può essere ignorato.
L’ultradestra ha già consolidato posizioni nell’Est, dove ha conquistato alcuni municipi nonostante l’isolamento politico. Nessun altro partito, almeno finora, ha accettato di collaborare con i populisti,ma le tensioni locali e la pressione elettorale potrebbero incrinare il fronte comune.
L’ombra della normalizzazione – Le analisi degli osservatori segnalano un fenomeno preoccupante: la progressiva normalizzazione dell’immagine di Afd, nonostante gli avvertimenti dei servizi di sicurezza sul rischio estremista. Un processo che potrebbe trasformare il partito da outsider a forza strutturale del sistema politico, ribaltando equilibri storici.
Il clima che si respira è stato ben riassunto dal tabloid Bild, che ha seguito minuto per minuto i risultati: “Nessun miracolo blu in Vestfalia”, scriveva a urne chiuse, celebrando allo stesso tempo la “vittoria sensazionale della Cdu a Dortmund, dopo 80 anni di Spd”.
Germania sospesa tra due anime – La Germania esce da questo voto locale con una certezza e una contraddizione. Da un lato, il muro Cdu-Spd si dimostra ancora efficace nel fermare l’onda nera dell’ultradestra. Dall’altro, i numeri dei sondaggi raccontano di un Paese che si avvicina sempre di più a un bivio storico. L’Ovest resiste, l’Est spinge, e la tenuta della grande coalizione appare fragile di fronte al vento populista che soffia sempre più forte.
Fra i punti controversi ci sono “le sanzioni sproporzionate” e “la decretazione di urgenza”. Il provvedimento è formato da 39 articoli e ha recepito gran parte del ddl in materia risalente al 2023
L’ufficio del Massimario dellaCassazioneha rilevato criticità sul decreto sicurezza. In una relazione di 129 paginevieneespressa perplessità, in particolare, contro “la decretazione di urgenza“, “le norme troppe eterogenee” e “sanzioni sproporzionate“.
Cosa ha detto la Cassazione – Per l’Ufficio del Massimario della Cassazione, il decreto “riproduce quasi alla lettera” il contenuto del corrispondente disegno di legge che la Camera dei deputati, “dopo un’ampia discussione in Assemblea, aveva approvato in prima lettura il 18 settembre 2024” e poi trasmesso al Senato. Non c’è stato – si legge nella relazione – “per unanime giudizio dei giuristi finora espressisi” alcun “fatto nuovo configurabile come ‘casi straordinari di necessità e di urgenza‘” tra “la discussione alle Camere del ddl sicurezza e la scelta di trasformarlo in un decreto legge dal medesimo contenuto“. La scelta di sottrarre il testo all’ordinario procedimento legislativo e trasfonderlo in un decreto-legge produrrebbe, per la Cassazione, “una serie di conseguenze: ‘l’accelerazione dei tempi di discussione, la conseguente contrazione della possibilità di apportare emendamenti, che saranno comunque sempre pro futuro, la complessiva compressione del pieno dispiegarsi di quei tempi e modi di dibattito, di esame e di voto che dovrebbero caratterizzare la funzione legislativa, in particolare in materie coperte da riserva di legge, come sono i diritti di libertà e la materia penale”. A questo si aggiunge “l’estrema disomogeneità dei contenuti di questo testo“. Quanto alle disposizioni che “determinano il trattamento sanzionatorio, in quanto destinate a incidere sulla libertà personale dei loro destinatari, devono ritenersi suscettibili di controllo” da parte della Corte per “gli eventuali vizi di manifesta irragionevolezza o di violazione del principio di proporzionalità dovendosi scongiurare il rischio di irrogazione di ‘una sanzione non proporzionata all’effettiva gravità del fatto‘”.
Le norme – Il provvedimento, formato da 39 articoli, ha recepito gran parte del ddl in materia risalente al 2023: dopo l’approvazione della Camera, era rimasto fermo in Senato anche a seguito dei rilievi sollevati dal Quirinale per poi essere riproposto dopo una serie di aggiustamenti. Il provvedimento a fine maggio ha incassato la fiducia in Aula alla Camera. Poi è passato all’esame del Senato, dove il 4 giugno ha avuto il via libera definitivo diventando legge. Alcune misure: stretta sulle occupazioni abusive delle case, reato di blocco stradale, misure contro il terrorismo, un giro di vite sulle rivolte in carcere, misure per le detenute madri,una stretta sulla cannabis light.
Dalla tv di stato Russa, la portavoce ha di nuovo preso di mira Mattarella. E intanto in mattinata gli hacker russi di NoName hanno attaccato i settori di trasporti e finanza
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, prende ancora di mira il presidente Sergio Mattarella. Dopo il primo attacco di venerdì scorso – quando a 10 giorni di distanza, ha tacciato le parole del capo dello Stato all’università di Marsiglia di essere “blasfeme” – Zakharova ha ribadito come quelle affermazioni non resteranno “senza conseguenze”.
Il nuovo attacco – “Durante una conferenza in una delle istituzioni educative, avrebbe detto in un intervento sulla tv di Stato russa, ha affermato di credere che la Russia possa essere equiparata al Terzo Reich. Ciò non può e non sarà mai lasciato senza conseguenze”, ha rimarcato. “Questo ci viene detto da una persona che non può non sapere quanti soldati italiani hanno ucciso i nostri nonni e bisnonni sul nostro territorio durante la Seconda Guerra Mondiale sotto gli stendardi e gli slogan nazisti”, ha aggiunto, secondo quanto riportato dall’agenzia Ria Novosti. “Su quali basi questo viene detto nell’anno dell’80° anniversario della nostra vittoria? Questa è stata tessuta dalle vite di milioni di cittadini sovietici che non solo hanno liberato la loro patria e il nostro Paese, ma li hanno anche liberati dal nazismo”, ha detto ancora Zakharova, che tra l’altro, la scorsa settimana ha accusato Mattarella di non conoscere la storia.
Attacchi cyber filorussi a settori trasporti e banche – E contro le parole di Mattarella ha puntato il dito anche il gruppo di hacker filorussi NoName057(16) che ha avviato in mattinata una nuova serie di attacchi DDoS (distributed denial of service) contro i siti web di soggetti italiani. Coinvolto il settore dei trasporti (aeroporti di Linate e Malpensa, Autorità trasporti, porti di Taranto e Trieste, tra gli altri) e finanziari (Intesa San Paolo). Nella rivendicazione i NoName tacciano proprio Mattarella di essere “russofobo’. L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha avviato l’opera di supporto e mitigazione alle prime avvisaglie delle azioni.
Lunedì 17 febbraio 2025
Mosca minaccia Mattarella: “Le sue parole avranno conseguenze”. E gli hacker attaccano i siti italiani
La portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova prende di nuovo di mira il presidente della Repubblica. Il capo dello Stato, in un lungo discorso, aveva paragonato il conflitto in Ucraina alle guerre di dominazione naziste
Nel riquadro: la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova (foto: LaPresse) e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella
“Questo non può e non potrà mai rimanere senza conseguenze“. Sono parole molto dure, minacciose, quelle della portavoce del ministero degli Esteri russoMaria Zakharova nei confronti del presidente della RepubblicaSergio Mattarella. Zakharova è tornata ad attaccare il capo dello Stato in un intervento in tv. È la seconda volta, in meno di una settimana, che Mosca prende di mira le parole che Mattarella aveva pronunciato in occasione della laurea honoris causa conferitagli a Marsiglia. Durante la sua lectio aveva paragonato il conflitto in Ucraina alle guerre di dominazione naziste. Intanto, la risposta è già arrivata: il gruppo di hacker filorussi NoName057 ha attaccato venti siti italiani tra aeroporti, porti e banche.
Il nuovo attacco di Zakharova – Domenica 16 febbraio Zakharova è intervenuta sul canale Rossija 1 della tv russa. Il programma-megafono della propaganda russa, le ha dato un’occasione per ritornare sul parallelo di Mattarella che a Mosca non è piaciuto. “Ha dichiarato di ritenere che la Russia possa essere equiparata al Terzo Reich“, le parole di Zakharova che poi è passate alle minacce vere e proprie.
“In Italia è nato il fascismo” – La portavoce del ministero degli Esteri ha poi articolato il suo discorso come a voler squalificare le parole del presidente della Repubblica: “Purtroppo l’Italia è stato il Paese dove è nato il fascismo. Mattarella è il presidente di un Paese che storicamente è stato tra quelli che hanno attaccato il nostro Paese“. Zakharova ha inoltre aggiunto: “Questo ci viene detto da una persona che non può non sapere quanti soldati italiani hanno ucciso i nostri nonni e bisnonni sul nostro territorio durante la Seconda guerra mondiale sotto bandiere e slogan nazisti“.
La risposta degli hacker – Una risposta al discorso del presidente Mattarella, definito “russofobo” in un comunicato diffuso su Telegram, è arrivata anche dal gruppo di hacker filorussi NoName057 che hanno lanciato la mattina di lunedì 17 febbraio un’ondata di attacchi hacker Ddos. I bersagli sono gli stessi del precedente attacco del 21 gennaio scorso: siti web di aeroporti, porti e anche banche, in particolare due “sottodomini” di Intesa Sanpaolo. A differenza dell’ultimo attacco, tuttavia, i portali degli aeroporti non stanno subendo ripercussioni. L’Agenzia nazionale per la cybersicurezza ha informato i soggetti interessati e ha avviato l’opera di supporto e mitigazione.
La lettera contro il Corriere – Dopo il primo attacco di Zakharova tutto l’arco parlamentare ha condannato le parole della portavoce russa e ha espresso solidarietà al presidente Mattarella. Il giornalista del Corriere della sera Paolo Valentino aveva poi fatto un ritratto non molto lusinghiero di Zakharova. Che per questo è tornata alla carica con un messaggio su Telegram: “L’editorialista del giornale Paolo Valentino è sceso ad attacchi personali. Spero che lei abbia il coraggio di ammettere che la pubblicazione è falsa e di pubblicare una confutazione“. La portavoce russa ha inoltre accusato Valentino di faziosità: “Il suo problema è che presenta tutte le informazioni sulla Russia più o meno nello stesso tono e con la stessa falsità. Il vostro giornale ha scritto ancora una volta che la Russia avrebbe attaccato l’Ucraina“.
Lunedì 17 febbraio 2025
Attacco hacker russo all’Italia: in tilt banche e trasporti
Diverse le società colpite, tra cui anche Intesa Sanpaolo. l’attacco DDoS è stato portato avanti dal gruppo Noname, uno dei gruppi russi più grandi.
Il famoso gruppo di hacker russi Noname ha lanciato una serie di attacchi DDoS verso l’Italia, colpendo soprattutto banche e trasporti. I siti web degli aeroporti di Malpensa e Linate, dell’Autorità dei Trasporti, di Intesa Sanpaolo e non solo sono andati completamente in tilt, risultando inaccessibili.
I vari portali sono stati ripristinati in circa 30 minuti dall’attacco, l’ennesimo da parte degli hacker russi verso il nostro Paese, già colpito diverse volte in passato, spesso in concomitanza di eventi politici; il primo attacco risale a Febbraio 2023, quando la premier Giorgia Meloni visitò Kiev.
Noname è attivo dal 2022 ed è uno dei gruppi più attivi nella cyberguerra contro l’Ucraina. È specializzato in attacchi DDoS contro enti governativi e strutture chiave, sia contro l’Ucraina che i paesi che la sostengono. Nel 2023, l’Italia è stata colpita più volte: vittime del gruppo sono stati i siti del ministero degli Esteri, del Consiglio superiore della magistratura e del ministero dei Trasporti. C’è stato anche un tentato attacco verso la Polizia Postale, non andato a buon fine.
Gli attacchi di Noname sembrano avere principalmente scopi dimostrativi e propagandistici. Il gruppo colpisce in modo indiscriminato nazioni europee, rivendicando gli attacchi attraverso messaggi sui social media che cercano di inserirsi nel dibattito pubblico e destabilizzare i paesi. Il gruppo non punta quindi al furto di dati o di informazioni sensibili, come invece fanno altre realtà che prendono di mira istituti come quelli citati, non solo italiani ma di tutto l’occidente.
Da ieri nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Santo Spirito di Roma, sta rispondendo bene alle terapie: è in miglioramento
Emma Bonino ha accusato ieri pomeriggio difficoltà respiratorie per cui è stata ricoverata nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Santo Spirito di Roma, diretto dal professor Mario Bosco.
Bonino, 76 anni, sta rispondendo bene alle terapie ed oggi risulta in netto miglioramento. È quanto fa sapere l’ufficio stampa di più Europa all’Ansa.