Intervento nella notte dei vigili del fuoco in via Vittorio Scialoia
Milano 10 settembre 2023
Un incendio è scoppiato qualche minuto prima di mezzanotte al quinto e ultimo piano di un palazzo di via Vittorio Scialoia a Milano, in zona Affori. Le fiamme si sono rapidamente propagate e hanno avvolto alcuni appartamenti.
Si è levata una colonna di fumo che ha invaso tutto il quartiere. L’odore di bruciato, in mattinata, si sentiva anche in altre zone della città. Al lavoro i vigili del fuoco che hanno operato con l’ausilio di due autoscale e altri mezzi. Il rogo è stato domato ma i danni sono ingenti. Fortunatamente, non risultano né feriti né intossicati.
Si tratta del fumo di un rogo divampato sabato mattina alla cascina Cossa nelle campagne di Buccinasco. In fiamme alcune balle di fieno. Tra i quartieri più «colpiti» dalle esalazioni la Barona, il Lorenteggio, i Navigli e il Gratosoglio
Un forte odore di bruciato. Molte zone della periferia sud di Milano o dell’hinterland sono state invase nella notte tra sabato 9 e domenica 10 settembre da un intenso odore di fumo e, in alcuni casi, da una nebbia di fuliggine. Decine le chiamate dei cittadini al centralino dei vigili del fuoco per segnalare la presenza di un «misterioso» incendio. In alcuni casi i testimoni hanno parlato di forte odore di plastica bruciata. Lo stesso è avvenuto fin dalle prime luci dell’alba sui gruppi social dei vari comuni e nelle social street di quartiere.
Tra i messaggi c’è chi segnala «l’impossibilità di tenere le finestre aperte», «bruciori alla gola», o ancora fastidi anche solo nell’uscire di per portare il cane al parco. Tra i quartieri più «colpiti» la Barona, il Lorenteggio, i Navigli e la zona del Gratosoglio. Ma l’odore di fumo è arrivato anche in alcune zone del centro. «Arriva fino a Milano zona Famagosta e oltre, verso viale Cermenate e Porta Genova. Qui sembra ci sia nebbia», uno dei messaggi sui social. «Ho chiuso le finestre, mi brucia la gola… è terribile», le parole di una residente della Barona.
In realtà, come ricostruito e verificato più volte dai vigili del fuoco, non c’è nessun vasto incendio in corso. Il motivo sarebbe legato invece a un rogo divampato sabato mattina alla cascina Cossa nelle campagne di Buccinasco. Qui sono andate a fuoco decine di balle di fieno stipate all’interno di un magazzino. Un incendio che ha impegnato per ore i vigili del fuoco ma che, a parte i danni ingenti alla struttura,non ha causato vittime.
I titolari e i lavoratori sono riusciti a mettere in salvo anche tutte le mucche e i vitelli. Tuttavia anche se le fiamme sono praticamente domate, il fuoco continua a bruciare lentamente le balle. Tanto che i vigili del fuoco sono ancora impegnati sul posto. In particolare i pompieri stanno cercando di «smassare» il fieno e la paglia, azione necessaria per bloccare i focolai. Nella notte però c’è stato un leggero cambiamento del ventoche ha sollevato la fuliggine portandola verso la città. Questo spiega l’intenso odore di fumo di queste ore. L’assenza di forte vento ha creato una cappa su buona parte della città provocando il forte odore e i bruciori segnalati dagli abitanti.
Rogo partito da materiale accatastato, allarme nel rione
Un incendio è scoppiato all’ultimo piano dell’ex motel Agip di Cagliari, all’altezza della rotonda tra via Cadello e via Calamattia. Il rogo, secondo quanto si apprende, sarebbe partito da del materiale accatastato nei locali dell’albergo, chiuso da tempo. Sul posto sono subito giunti i vigili del fuoco al lavoro con auto-botti, auto-scala e due squadre. Si sta cercando di limitare i danni: allarme nel quartiere per le colonne di fumo e per la vicinanza a un distributore.
Il ristorante andato a fuoco sotto la sede del partito democratico e la colonna di fumo del rogo
Via Vittorio Emanuele, il rogo sarebbe partito da un locale, devastato dalle fiamme. Sul posto vigili del fuoco, carabinieri e polizia locale. La colonna di fumo visibile anche a chilometri di distanza
Milano, 6 settembre 2023
Dentro non c’era nessuno. Per fortuna, perché il locale ha impiegato pochi istanti a riempirsi di fumo e le fiamme sono arrivate al soffitto, facendo uscire la coltre nera dalle tegole del tetto. Secondo una prima ricostruzione dei vigili del fuoco l’incendio scoppiato al ristorante cinese “Good”, in via Vittorio Emanuele II, sarebbe partito da una cappa della cucina. Dentro c’erano due lavoratori ma sono riusciti ad allontanarsi in tempo e a mettersi in salvo.
Il rogo – Sul posto sono intervenuti due mezzi dei vigili del fuoco, l’autopompa e l’autoscala, per un totale di venti uomini impegnati per domare il rogo. Presenti anche icarabinieri che hanno messo in sicurezza l’area per consentire ai pompieri di lavorare e la polizia locale che ha gestito il traffico intenso che si è creato lungo la via, snodo principale di Corsico, dove si sono formatelunghe code, considerando che l’intervento dei vigili del fuoco ha reso necessaria la chiusura di una porzione di strada. Per fortuna, non sono state coinvolte persone e nessuno è rimasto ferito o intossicato.
Danni alla sede Pd – Il rogo ha interessato anche la sede locale del Partito democratico, sita proprio al primo piano del palazzo che ospita il locale asiatico. La colonna di fumo che si è formata è rimasta a lungo visibile anche a chilometri di distanza
Milano, fumo denso in una discoteca: vigili del fuoco al lavoroMilano, fumo denso in una discoteca: vigili del fuoco al lavoro
Il palazzo dove si trova il locale non è coinvolto
Quattro mezzi dei vigili del fuoco sono al lavoro da stamani in corso Lodi a Milano per la presenza di fumo all’interno dei locali della discoteca Lime.
Al momento i pompieri segnalano fumo “molto denso” e non fiamme. Il condominio dove si trova il locale non è stato al momento coinvolto. Sul posto sono intervenuti una ventina di vigili del fuoco.
Quattro le famiglie fatte uscire, ma tra le persone che si sono allontanate potrebbero esserci anche alcuni abusivi.
04 settembre 2023
Un incendio è divampato in unacasa Aler in via Lulli, nel tardo pomeriggio di oggi, a Milano. Non si registrano feriti tra gli abitanti, mentre un vigile del fuoco è stato portato in codice verde in ospedale. Le fiamme hanno distrutto i sottotetti, e la palazzina, di tre piani, è stata evacuata. Quattro le famiglie fatte uscire, ma tra le persone che si sono allontanate potrebbero esserci anche alcuni abusivi. L’incendio infatti parrebbe essere partito proprio dalle masserizie nei solai.
Le persone evacuate dall’edificio, una decina, resteranno ancora fuori nelle prossime ore finché non termineranno le operazioni di messa in sicurezza. Permane, infatti, la possibilità di qualche cedimento strutturale.
Il rogo nel capannone è partito da un furgone parcheggiato. I carabinieri indagano sulle cause
Cesate, 3 settembre 2023
Due aziende completamente distrutte dalle fiamme. Un capannone dichiarato inagibile per gli ingentissimi danni provocati dal rogo. E l’indagine sulle cause che punta con decisione su un furgone parcheggiato davanti a una delle ditte coinvolte. Sarebbe partito da quel veicolo, probabilmente per cause accidentali ma tuttora in fase di accertamento da parte dei carabinieri, ilmaxi incendio che si è sviluppato attorno all’una di ieri in via Mincio a Cesate: a fuoco i magazzini di un’impresa che si occupa di installazione di pannelli fotovoltaicie la sede di una società specializzata nell’assemblaggio di materiale elettronico, entrambe ospitate in un capannone di proprietà di un cinquantasettenne residente in provincia di Monza.
Il rogo ha colpito prima l’azienda del fotovoltaico, intestata a un cinquantenne italiano, e da lì si è propagato nel giro di pochi minuti all’area adiacente, occupata dalla ditta individuale di untrentottenne cinese: il primo a intervenire per cercare di spegnere le fiamme è stato un dipendente di quest’ultimo, un connazionale di 50 anni, che però ha dovuto immediatamente desistere per le ustioni riportate a mani e torace. Una decina di squadre dei vigili del fuoco hanno lavorato per ore per circoscrivere le fiamme e spegnere definitivamente gli ultimi focolai. A intervento concluso, i pompieri hanno ispezionato l’area e dichiarato inagibile il capannone, letteralmente divorato dall’incendio. Invia Mincio sono arrivati anche i carabinieri delle stazioni di Cesate e Solaro per dare supporto ai vigili del fuoco e avviare gli accertamenti investigativi per risalire all’innesco e individuarne la causa: stando alle prime informazioni, le fiamme sarebbero partite da un furgone parcheggiato davanti all’ingresso dell’azienda di impianti fotovoltaici.
Il cinquantenne ustionato è stato ricoverato nel reparto specializzato del Niguarda: per fortuna, le sue condizioni non destano particolari preoccupazioni, anche se l’evoluzione del quadro clinico verrà continuamente monitorata nelle prossime ore. Il bilancio della nottata parla di danni economici pesantissimi per le due aziende.
Per spegnere le fiamme è stato necessario l’intervento di quattro squadre dei vigili del fuoco
La colonna di fumo nel cielo è stata visibile a centinaia di metri per diverse ore. Unincendio di vaste dimensioniha devastato mercoledì sera, intorno alle 22.30, un capannone in zona Mulino a Sant’Angelo Lodigiano (Lodi). Per domare le fiamme che hanno avvolto la struttura, contenente all’interno macchinari per lavorare materiale plastico, è stato necessario l’intervento di quattro squadre dei vigili del fuoco del comando di Lodi e dei distaccamenti volontari di Casalpusterlengo e Sant’Angelo Lodigiano.
Le operazioni di spegnimento, che sono continuate anche giovedì mattina, sono state effettuate sotto gli occhi di numerosi residenti che, preoccupati, sono scesi in strada. Restano ancora da chiarire le cause dell’incendio: si valuta l’ipotesi del corto circuito, ma gli inquirenti sono al lavoro per escludere la possibilità che si sia trattato di un atto doloso.
Le fiamme divampate ieri sera, 21 agosto, in un bosco nel Comune di Rio. In azione elicotteri e squadre dei vigili del fuoco
E’ in corso un incendio da ieri sera, 21 agosto, all’Isola d’Elba. Le fiamme sono divampate nella zona boschivaSan Felo a Rio, finendo per minacciare varie case e un campeggio. Evacuate circa 700 persone. Ma per le stime del Comune se ne contano 800-1.000. Tanti turisti e anche dei residenti che sono stati ospitati (circa 150) nelle scuole pubbliche. Diversi hanno trovato sistemazione in autonomia, da amici o parenti. Altri hanno dormito in auto. Le squadre dei vigili del fuoco sono a lavoro ormai da ore per spegnere il rogo, diventato sotto controllo durante la mattina. Le fiamme si sono estese arrivando a bruciare 14 ettari e sono stati mandati sul posto elicotteri regionali e Canadair, oltre a 12 squadre di volontariato Antincendio boschivo e di operai forestali.
Le prime chiamate di emergenza sono iniziate a moltiplicarsi ieri attorno alle 21. Dei residenti hanno visto fuoco e fumo sollevarsi tra la vegetazionie hanno dato l’allarme. A causa del vento, l’incendio si è propagato rapidamente e ha presto minacciato un’abitazione che è stata presidiata a lungo dai vigili del fuoco. In via precauzionale sono state evacuate poi altre case e almeno un campeggio a Orteano(in un’area collinare tra Rio Marina e Porto Azzurro) che rischiavano di venire interessate dalle fiamme. Alla fine sono rimaste coinvolte tre residenze. Entro stasera, fa sapere la Regione Toscana, gli evacuati dovrebbero poter tornare nelle proprie abitazioni.
Grazie al lavoro di spegnimento, durato per ore, la situazione è in miglioramento, ma due gli elicotteri regionali e due Canadairdella flotta nazionale continuano a gettare acqua. Stamani altre 14 squadre sono giunte sull’isola con i traghetti per supportare il contenimento del rogo e bonificare la parte già spenta.
“E’ stata una cosa impressionante– racconta il sindaco di Rio, Marco Corsini– la situaziona ora situazione sta tornando lentamente sotto controllo. Con le luci del giorno sono potuti intervenire i mezzi aerei. E’ stata interessata un’area vastissima e la notte è stata davvero pesante. Abbiamo evacuato 800-1000 mille persone, stiamo ancora facendo i conteggi precisi. Abbiamo aperto le scuole per ospitare cittadini e turisti. Molti hanno passato la notte nelle macchine. Ora – aggiunge – vedremo le ferite sul territorio”. Sull’origine dell’incendio: “Non credo nell’autocombustione e non fa neppure così caldo in questi giorni come altre volte in passato – dice il sindaco –. Vedremo la relazione dei vigili del fuoco, ma ho forti dubbi”.
È successo in via Bisnati a Milano (zona Bruzzano) nella notte tra sabato e domenica 20 agosto. Ferite due persone
Due persone in ospedale e alcuni appartamenti inagibili. È il bilancio dell’incendio divampato nella notte tra sabato e domenica al sesto piano di un condominio gestito da MM al civico 7 di via Bisnati a Milano (zona Bruzzano).
Tutto è successo intorno alle 2.15 del mattino, come riferito dall’azienda regionale di emergenza urgenza (Areu). Sul posto si sono precipitate le ambulanze e i mezzi dei vigili del fuoco del comando provinciale di Milano. L’intero stabile è stato evacuato (in totale c’erano 13 persone) e sono iniziate le operazioni di spegnimento che si sono protratte fino alla mattinata di domenica. Alcuni appartamenti del palazzo – uno stabile alto otto piani – sono stati dichiarati inagibili.
Due persone, due uomini di 41 e 43 anni, sono dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso. Il 41enne ha riportato ustioni a una mano, il 43enne è rimasto intossicato dal fumo. Nessuno dei due è in pericolo di vita. Ancora da chiarire le esatte cause che hanno scatenato l’incendio, ma le fiamme sono partite da un balcone al sesto piano per poi propagarsi verso l’interno.
Il comune si è attivato per cercare una soluzione abitativa per le 18 persone che risiedono negli appartamenti dichiarati al momento inagibili. I cittadini “saranno ospitati a partire da questa notte in alberghi nelle vicinanze e hanno usufruito del primo supporto della protezione civile comunale – ha fatto sapere il comune -. Qualora le verifiche dei prossimi giorni indicheranno la necessità di soluzioni di più lungo periodo queste verranno valutate e decise di concerto con gli inquilini“.
Incendio stasera, 20 agosto, dopo le ore 21 in via Uruguay, zona industriale di Padova, fortunamente poco trafficata di domenica sera: un capannone è completamente in fiamme. Non risultano al momento persone coinvolte. Sul posto Vigili del fuoco e forze dell’ordine. Il fumo nero si vede da chilometri. Probabile che le operazioni di spegnimento e messa in sicurezza richiedano ore di lavoro.
Incendio in zona industriale a Padova: capannone va a fuoco – Local Team
La ragazzina si è lanciata di sotto per sfuggire alle fiamme. Ci sarebbero numerosi feriti
Tre persone hanno perso la vita, tra cui una ragazza di 13 anni che si è lanciata dalla finestra per fuggire dalle fiamme, e numerose altre sono rimaste ferite a causa di un incendio divampato in un condominio di l’Ile-Saint-Denis, vicino a Parigi. Lo ha reso noto la prefettura di Seine-Saint-Denis spiegando che sono 195 i vigili del fuoco mobilitati per carcere di domare le fiamme. Tra i feriti anche due vigili del fuoco ricoverati ”in assoluta emergenza”, le cui condizioni sono giudicate ”stabili”.
Un incendio è divampato nel primo pomeriggio di oggi, 15 agosto, a San Vito al Tagliamento, dove è andato a fuoco un tetto con impianto fotovoltaico. A intervenire i Vigili del fuoco con squadre provenienti sia dal Comando centrale di Pordenone che dal distaccamento di San Vito al Tagliamento. Impiegati 7 automezzi (2 autobotti 2 autopompe, 2 autoscale,1 Carro bambole, 1 Autoradio). L’edificio di tre piani è stato evacuato e non vi sono persone ferite. Ancora da accertare le cause dell’incendio.
Il bilancio, purtroppo provvisorio e con ogni probabilità destinato ad aumentare («senza dubbio ci saranno altri morti» ha dichiarato il governatore Josh Green), è il più grave degli ultimi cento anni di storia degli Stati Uniti d’America. Supera infatti il bilancio del rogo 2018 a Camp in California dove persero la vita 85 persone.
Ci sono un migliaio di dispersi e i soccorritori non hanno ancora controllato l’interno delle case, dove molti potrebbero essere rimasti intrappolati, né terminato le ricerche in mare, dove diversi abitanti si sono gettati per sfuggire alle fiamme. Per trovare i cadaveri si impiegano anche cani speciali. Quasi 1.500 persone invece sono ospitate in rifugi di emergenza.
Intanto l’attorney general delle Hawaii Anne Lopez ha annunciato l’apertura di un’inchiesta sulle decisioni e sulle misure prese dalle autorità prima, durante e dopo gli incendi, e ha promesso di rendere pubbliche le conclusioni. Certo, il cambiamento climatico risulta il principale responsabile del disastro, ma dai primi accertamenti pare che molte cose non abbiano funzionato bene per prevenirne ed attenuarne gli effetti letali. La società elettrica Hawaiian Elctric, ad esempio, pur essendo a conoscenza delle previsioni di potenti raffiche di vento e del pericolo incendi, non ha adottato quella che ormai è considerata la misura più efficace: staccare la corrente nelle aree a rischio, come fanno molti Stati Usa, a partire dalla California, dopo i devastanti roghi del 2017-2018.
Inoltre le sirene del sistema d’allarme non sono state attivate, mentre i messaggi di allerta sui telefonini non sono arrivati per mancanza di copertura. «È stata sottostimata la letalità e la velocità dell’incendio», ha accusato la deputata dem delle Hawaii Jill Tokuda. «Non abbiamo imparato la lezione dall’uragano Lane nel 2018, ossia che gli incendi boschivi possono scoppiare a causa dei forti venti provenienti da sud», ha aggiunto. Cinque anni fa l’uragano Lane alimentò roghi che distrussero 2330 acri a Maui. L’anno successivo le fiamme bruciarono altri 25 mila acri. Eppure in un rapporto dello scorso anno la protezione civile classificava il rischio di incendi «basso».
Ora invece il «Lahaina fire» ha mandato in fumo ulteriori 2170 acri di terreno, e danneggiato o distrutto 2719 edifici, di cui l’86% residenziali. Ci sono ancora alcuni focolai, che nella notte hanno costretto ad una ennesima evacuazione nell’area occidentale dell’isola, ma la situazione appare sotto controllo. La Fema, l’agenzia federale Usa per la protezione civile, comincia a fare i conti dei danni e stima che saranno necessari almeno 5,5 miliardi di dollari per la ricostruzione a Maui. Adesso però servono urgentemente cibo, acqua, farmaci, prodotti per la pulizia e l’igiene. E mentre si moltiplicano le iniziative di solidarietà, compresi i 100 milioni di dollari donati da Jeff Bezos e dalla fidanzata Lauren Sanchez, i residenti di Lahaina sono stati autorizzati per la prima volta a tornare nella loro cittadina. Quasi tutti hanno trovato la propria casa in cenere, struggendosi per aver perso tutto ma consolandosi spesso per aver rivisto sani e salvi amici e vicini. I pochi che hanno gridano al miracolo per l’abitazione intatta non la vogliono più lasciare temendo gli sciacalli, nonostante il rischio che sia insicura e con acqua contaminata. Le autorità hanno imposto un coprifuoco notturno per proteggere gli edifici.
Le immagini dall’arcipelago, ancora battuto da forti venti che alimentano nuovi roghi nelle onnipresenti sterpaglie, sono spettrali: colonne di fumo e fiamme si alternano corpi carbonizzati sotto teli trasportati da soccorritori stravolti da stanchezza e dolore, carcasse di animali auto imbarcazioni, case e negozi devastati da fuoco e saccheggi, alberi e piante esotiche affumicati. Fognature e tubazioni sono esplosi in centri urbani e villaggi. Intanto sono oltre 15mila i turisti fuggiti da Maui, l’isola dell’arcipelago più colpita.
La procura ha annunciato l’apertura di un’inchiesta sul modo in cui le autorità hanno gestito l’emergenza. Evacuata la zona di Kaanapali
È salito a 80 il bilancio dei morti degli incendi che stanno devastando Maui, nelle Hawaii. L’incendio, alimentato da forti venti, non è ancora sotto controllo. “Ci saranno sicuramente altri morti”, ha ammesso il governatore Josh Green. Il ministro degli EsteriAntonio Tajani ha comunicato che non ci sono italiani tra le vittime.
Secondo la Cnn, a causa di un incendio viene evacuata la zona di Kaanapali. La polizia di Maui ha ribadito che la priorità è “la sicurezza della comunità e dei soccorritori“. Kaanapali si trova a nord di Lahaina, devastata dalle fiamme.
La procura delle Hawaii ha annunciato l’apertura di un’inchiesta sul modo in cui le autorità hanno gestito l’emergenza.
Quello che ha raso al suolo la città di Lahaina è il disastro più grave nella storia di questo Stato che si è costituito solo nel 1959. Nel 1960 uno tsunami aveva provocato 61 vittime a Hilo.
Secondo la Bbc, oltre ai venti dell’uragano Dora, anche la siccità o condizioni secche in gran parte delle Hawaii, inclusa l’intera isola di Maui, hanno avuto un ruolo nella propagazione delle fiamme.
Circa il 14% dello Stato soffre infatti di siccità grave o moderata, secondo l’Us Drought Monitor, mentre l’80% delle Hawaii è classificato come anormalmente secco
Gli incendi devastano il Portogallo stremato dall’ondata di calore
Salgono le temperature nel Paese che sta fronteggiando i roghi divampati in 14 distretti. Migliaia le persone evacuate dai villaggi turistici e i campeggi a Odemira. Allarme anche a Lisbona, chiusa nella notte l’autostrada per Porto
1.400 persone evacuate dai villaggi turistici e dai campeggi nei pressi della città di Odemira, 6.700 ettari di macchia già distrutta, duemila vigili del fuoco impegnati anche con aerei Canadair a combattere gli incendi che, da sabato scorso, stanno attraversando il Portogallo settentrionale e centrale. Un’operazione complicata visto chei roghi vengono alimentati dal vento e le alte temperature. Il governo ha dichiarato lo stato di allerta per “rischio di incendio molto elevato o massimo in tutto il Paese” e ha messo in campo la più grande operazione antincendio con oltre sessanta velivoli impegnati su tutto il Portogallo. Nove i feriti tra i vigili del fuoco.
A complicare la situazione è appunto il forte caldo che persiste su tutto il Paese con temperature che arrivano a 46,4 gradi a Santarém, uno dei distretti maggiormente colpito dai roghi. E questa mattina l’Istituto portoghese del mare e dell’atmosfera ha esteso anche a Lisbona e Setúbal l’allerta rossa che era stata già lanciata per Castelo Branco, Évora e Portalegre.
Decine di autocarri dei vigili del fuoco al lavoro, evacuati i dipendenti nei locali adiacenti
Un vasto incendio è divampato questa mattina in un silo di grande nel porto commerciale a La Rochelle, in Francia. Lavorano allo spegnimento delle fiamme una decina di autocarri dei vigili del fuoco. Evacuati i venti dipendentiche si trovavano nei locali adiacenti al silo andato a fuoco. Predisposto un perimetro di sicurezza di 200 metri.
Colpita Maui, la perla dell’arcipelago e importante meta turistica: testimoni oculari hanno descritto come “apocalittica” la situazione nella cittadina di Lahaina, 13mila abitanti, dove anche i soccorsi sono difficili
Sette grandi incendi stanno devastando Maui e sono almeno sei i morti. Sconvolta la perla delle Hawaii, l’isola dalla sabbia dorata che è la più famosa dell’arcipelago nel Pacifico Centrale, proprio in virtù della bellezza finora incontaminata della sua natura, con il vulcano Halekala, le piscine naturali della cascata Ohe’o Gulch, la tortuosa strada panoramica Hana Highway. Quando i venti del devastante uragano Dora che l’ha travolta si placheranno, si capirà definitivamente l’entità della devastazione ma intanto il sindaco di Maui fornisce un primo bilancio delle vittime.
Per ora testimoni oculari hanno però descritto come “apocalittica” la situazione nella cittadina di Lahaina, 13mila abitanti appena: dove i residenti sono stati addirittura costretti a buttarsi nelle acque del porto per evitare le fiamme in rapido movimento. L’uragano, sradicando diversi pilastri della corrente elettrica, ha infatti provocato numerosi incendi sututta l’isola: divorando con la furia del vento prima e delle fiamme poi, decine di case e attività commerciali. E le autorità che già temono che quando domani la furia degli elementi si sarà finalmente calmata, si ritroveranno davanti al peggior disastro naturale da quando, nel 1992, un altro uragano, Iniki, devastò la vicina isola Kaua’i, uccidendo tre persone e distruggendo migliaia di case e decine di resort: compreso il celebre Coco Palms famoso perché qui Elvis Presleyaveva girato il suo Blue Hawaii: e che non ha mai più riaperto.
Per ora è molto difficile anche portare soccorsi: nonostante gli ospedali dell’isola siano pieni di feriti ed ustionati, il vento forte e il fuoco rendono molto difficili i soccorsi aerei, mentre tutti i maggiori aeroporti sono mobilitati per evacuare il maggior numero di turisti possibile e le compagnie aeree hanno già annunciato che rimborseranno i biglietti di chi aveva viaggi in programma in questi giorni. Anche il governatore dello Stato Josh Green, sta cercando, per ora invano, di tornare a casa: era appena partito per le vacanze e sarebbe dovuto rimanere fuori fino al 15 agosto. Una conferenza stampa è prevista per domattina alle 10 ora locale, le 22 di sera in Italia.
Il direttore dei servizi medici di emergenza di Honolulu, Jim Ireland, ha invece confermato che pazienti di Maui sono stati trasportati alla vicina Oahu ma per ora è molto difficile farli arrivare allo Straub Medical Center, l’unico centro ustionati della capitale.
La portata della devastazione di Lahaina per ora non è nota. Ma i video sui social media mostrano un terrificante muro di fiamme che avanza su Front Street divorando tutto ciò che incontra. Si sono viste scene inimmaginabili e dove la guardia costiera è dovuta intervenire per salvare le persone che si erano buttate in mare e decine di barche sono ancora cariche di disperati. È stata Tiare Lawrence, residente nel villaggio, a paragonare la scena a qualcosa di apocalittico, con centinaia di persone che corrono per salvarsi la vita. “Non riesco a contattare nessuno della mia famiglia. Non so ancora dove sia il mio fratellino. Non so dove sia mio padre”, ha detto. “Tutti quelli che conosco non hanno più una casa”. Per ora non ci sono notizie di vittime. Ma appunto solo domani si capirà la reale entità del disastro.
Dagli inneschi la pista che potrebbe portare ai responsabili
Indagini del Corpo forestale complesse ma, soprattutto per gli incendi di Muravera, nel sud Sardegna, c’è una pista investigativa che potrebbe presto portare all’individuazione dei responsabili dei roghi che hanno devastato diverse aziende agricole e seminato terrore anche tra i turisti nelle spiagge di Costa Rei.
Indagini che vanno avanti anche per gli altri roghi, dal Sulcis alla Baronia passando per Quartu Sant’Elena.
Gli ispettori stanno passando al setaccio tutte le informazioni raccolte dai testimoni e le immagini acquisite dalle telecamere di sorveglianza di case e attività commerciali.
Si parte da quello che è stato trovato nei sopralluoghi della Forestale dopo la bonifica. Dalla tipologia degli inneschi e dalla loro sistemazione si cerca di ricostruire le modalità di azione degli incendiati mettendole a confronto con precedenti episodi. Bocche cucite nel Corpo forestale: c’è di mezzo il segreto istruttorio. Ma le indagini, come dimostra la stretta collaborazione tra il Nucleo investigativo di Cagliari e Nuoro e l’utilizzo di sofisticati strumenti tecnologici per l’analisi delle tracce lasciate dagli incendiari, proseguono senza risparmio di personale, mezzi ed energie.
Incendi Sardegna, dolo pure a Molentargius,stagno dei fenicotteri
Indagini Forestale, fuoco appiccato nell’ora degli incendiari
È doloso anche l’incendio divampato domenica pomeriggio al parco di Molentargius, l’area umida protetta regno dei fenicotteri rosa nel comune di Quartu Sant’Elena.
Dietro quelle fiamme, che spinte dal vento di maestrale a 100 chilometri l’ora hanno raggiunto e devastato l’ex camping Tamarix, c’è la mano dell’uomo.
Su questo stanno lavorando gli investigatori del Corpo Forestale dopo i primi accertamenti. Il fuoco è partito intorno alle 14, un orario in cui, secondo l’esperienza degli investigatori, agiscono gli incendiari. Finora non è stato trovato alcun innesco: l’ipotesi è che ignoti abbiano innescato le fiamme manualmente in un punto strategico, da dove avrebbe potuto propagarsi rapidamente. Così è stato. Le indagini si confermano complesse: mancano testimoni e le telecamere non hanno aiutato. Inoltre l’area interessata dal fronte del fuoco è ampia e bisogna individuare il punto preciso in cui il rogo è partito. Forestale impegnata anche a far luce sull’incendio che si è sviluppato a Muravera, con centinaia di bagnanti e turisti in fuga dalle spiagge e da un resort di Costa Rei. Un primo rogo si è sviluppato di notte, gli altri la mattina di domenica intorno alle 10. Questo elemento legato all’orario lascia aperta l’ipotesi di un’origine accidentale delle fiamme, ma è presto per la conferma.
Incendi Sardegna, accertato il dolo anche per mega rogo a Posada
La Forestale trova degli inneschi, indagini serrate
C’è la mano dell’uomo anche dietro il gigantesco incendio tra Posada e Siniscola, sulla costa centro orientale della Sardegna, che domenica scorsa ha incenerito 700 ettari di territorio, travolgendo abitazioni, aziende agricole, capannoni e resort, costringendo all’evacuazione 600 persone, tra residenti e turisti.
Ci sono stati anche tre feriti con con ustioni e intossicazione da fumo.
Gli uomini del Nucleo investigativo provinciale del Corpo forestale (Nipas) supportati dal Nucleo regionale (Niar), hanno trovato degli inneschi che testiomoniamo la volontarietà del gesto. Analoghi inneschi erano già stati individuati ieri a Gairo, nel nuorese, e nel sud Sardegna, dove le fiamme hanno colpito il litorale di Costa Reicon bagnanti in fuga dalle spiagge e 300 persone costrette ad abbandonare un resort, alcune scappate in gommone per raggiungere luoghi sicuri.
“L‘incendio di Posada è sicuramente doloso e le indagini procedono in questo solco senza comunque tralasciare eventuali altre piste”, assicurano i vertici del Corpo forestale provinciale. In queste ore lungo la costa centro orientale è caccia agli incendiari: gli agenti stanno sentendo testimoni, visionando le immagini delle telecamere presenti in zona, battento palmo a palmo il territorio alla ricerca di ulteriori prove del dolo. Il bilancio dei danni è pesantissimo, aggravato dal danneggiamento del potabilizzatore che ha lasciato senz’acqua per oltre 24 ore tra le 12mila e le 14mila persone, residenti e turisti della zona balneare di San Giovanni.
Danni pesanti anche per una rimessa di imbarcazioni nella zona artigianale del paese: cinque barche all’esterno del capannone sono andate distrutte per un valore di diverse centinaia di migliaia di euro. La zona più copita è stata la borgata di Monte Longu: case divorate dal rogo, giardini inceneriti e a fuoco sono andati mezzi parcheggiati, attività agricole e commerciali. Il sindaco di Posada Salvatore Ruiu non ha mai avuto dubbi sull’origine dolosa del rogo e ha annunciato un esposto alla Procura di Nuoro. Il primo cittadino ha già dichiarato lo stato di calamità naturale.
A dare l’allarme, all’alba di martedì, è stato direttamente il proprietario di cascina Castagna. Restano da chiarire le cause dell’incidente
A dare l’allarme, all’alba di martedì, è stato direttamente il proprietario di cascina Castagna, a Pieve Fissiraga, nel Lodigiano. L’uomo ha assistito inerme al grande incendio che stava distruggendo le 200 rotoballe di fieno che aveva sistemato all’interno del suo capannone.
Sul posto sono intervenuti, intorno alle 6.30, i vigili del fuoco del comando provinciale di Lodi, che hanno provato per ore a spegnere le fiamme con l’utilizzo di due autobotti. Restano da chiarire le cause dell’incidente: al momento si ipotizza che l’incendio possa essere collegato al gran caldo che le rotoballe, stipate sotto una tettoia, hanno accumulato nella giornata di lunedì, che unito all’umido della notte, hanno provocato l’autocombustione.
Danni e feriti in tutto il sud dell’isola, solo di origine dolosa. Ma per il Corpo Forestale regionale “solo l’1% viene appiccato da persone con una vera patologia”
Pochi dubbi sull’origine dolosa, il giorno dopo l’inferno di fuoco che ha incenerito vegetazione e distrutto case, campeggi, aziende agricole nel sud della Sardegna.Arrivano le conferme dalle prime indagini degli agenti del Corpo Forestale con ilritrovamento degli inneschi.Multipli, posizionati in punti raggiungibili con difficoltà dalle squadre a terra, impegnate nell’impari lotta contro il tempo e contro il fortissimo vento di maestrale che da giorni sferza la Sardegna.
E il giorno dopo, mentre la macchina antincendio è dalle prime luci del giorno impegnata a spegnere e bonificare i roghi di ieri e altri ne sono scoppiati, ancora nel Sud Sardegna, nell’oristanese e in Gallura, la condanna è ovviamente unanime e come la richiesta di aumentare le pene.
La pista delle ripicche e vendette – “E’ una proposta che arriva dal mio partito, Fratelli d’Italia, e che naturalmente condivido” sottolinea l’assessore regionale dell’Ambiente,Marco Porcu. “Non parliamo di piromani, ma di incendiari delinquenti, che devono avere una punizione commisurata alla gravità di un reato che, contemporaneamente, compromette vite umane, aziende, patrimonio ambientale. Chi ha piazzato gli inneschi a Gairo, sabato, durante la notte, lo ha fatto consapevole della difficoltà di intervento dei mezzi antincendio. Siamo di fronte ad una volontà di distruggere precise aree, peraltro già in passato attraversate dal fuoco e sottoposte successivamente a rimboschimento”. I motivi? “ripicche, vendette, disagio sociale, certamente”. Anche i comportamenti incauti sono stati spesso causa di incendi di vasta proporzione, ma per Porcu non sono meno scusabili, “quando non presti attenzione e non rispetti norme ben precise, comunque una responsabilità c’è”.
(ansa)
Allevatori e cacciatori – Tanti anni di esperienza sul campo, Stefania Murranca, commissaria superiore e direttrice del servizio Antincendio del Corpo Forestale della Sardegna ha pochi dubbi: “degli incendi dolosi, solo l’1% viene appiccato da persone con una vera patologia, per il resto ci sono motivazioni varie. Vendette tra privati, litigi tra allevatori confinanti, anche conflitti tra compagnie di caccia: nelle zone percorse dal fuoco per dieci non è consentita l’attività venatoria. In diversi casi, soprattutto nelle aree interne, anche per ‘sollecitare’ assunzioni nei cantieri forestali. Non escludiamo il disagio sociale, ricordo una serie di incendi in una periferia urbana, che venivano appiccati da ragazzini minorenni annoiati, che poi giravano video che caricavano in rete”. C’è poi tutta la casistica dei roghi da imperizia, negligenza, poca attenzione: “tanti da uso dello smeriglio o di altri macchinari vicino al fieno o sull’erba secca, la marmitta che catalitica che sprigiona scintille, nelle cunette, lo smaltimento delle braci dopo un’arrostita. In Sardegna sono presenti i tre fattori che predispongono al fuoco, cioè la bassa umidità, il vento e le alte temperature, siamo completamente esposti e davvero qualsiasi innesco può provocare una tragedia”.
Daspo ambientale – E’ la proposta provocazione degli ambientalisti del Gruppo di Intervento Giuridico, secondo cui prevenzione, efficienti apparati di protezione civile, sensibilizzazione, non bastano. “Il caso clinico del piromane è raro, le cause degli incendi sono sempre le stesse: incuria, lassismo, distrazione per i comportamenti colposi, speculazione, vendetta, minaccia, protesta per i comportamenti dolosi”. Ma per gli incendiari individuati e condannati, spesso seriali, deve essere adottato un provvedimento specifico: “vanno estirpati dal contesto socio-ambientale dove distruggono natura, abitazioni, attività lavorative, almeno per un congruo periodo di tempo”.
(ansa)
Importante la prevezione – Antonio Casula è il direttore generale di Forestas, l’agenzia ‘Agenzia regionale per lo sviluppo del territorio e dell’ambiente della Sardegna, nata nel 2016 dalle ceneri dell’Ente Foreste, con compiti di sorveglianza e tutela del territorio e parte attiva della macchina antincendio. “Abbiamo 160 postazioni-vedetta sul territorio, fisse e anche itineranti nei giorni più critici, con oltre 400 uomini che operano con turni differenziati. Sul fronte della lotta attiva al fuoco mettiamo in campo mezzi, quali pick up e autobotti, e altri 1100 unità. Chi scatena gli incendi? Andiamo dal malato criminale al disattento, la casistica è davvero varia. Occorre insistere sulla prevenzione, abbiamo ancora troppe aziende zootecniche o cortili di abitazioni dove si trovano pneumatici, bombole, ferrovecchi, residui di rifiuti che in poco tempo favoriscono il propagare del fuoco. Una correlazione tra incendi e le possibili assunzioni nei cantieri forestali la escludo, non vale per l’equazione più fuoco, più personale, né per la parte tecnica né per quella politica”.
“Limitare allerte incendi , aiutano i piromani” – Per San Giovanni Suergiu, centro del Sulcis Iglesiente di 5600 abitanti, anche oggi è stata una giornata difficile, con interventi di canadair e elicottero dell’antincendio regionale dalle prime ore del giorno. “Solo ieri sono andati in fumo mille ettari di territorio – afferma sconsolata la sindaca Elvira Usai -, abbiamo perso vegetazione, aziende agricole, animali. Il fuoco ieri è stato appiccato in tre punti difficilmente raggiungibili da terra e i mezzi aerei, impegnati su più fronti, sono arrivati dopo ore. Abbiamo fatto quel che potevamo, con i pochi messi a disposizione del Comune. Chi appicca il fuoco? Io vedo un insieme di cattiveria e pazzia, la patologia di chi non ama se stesso né la natura e spesso resta a guardare le fiamme che divorano tutto”. La sindaca ha un’idea precisa anche sulle allerte per rischio incendi, “che andrebbero divulgate il meno possibile e così io faccio. Non funzionano come quelle per alluvione o maltempo, gli avvisi delle condizioni che possono favorire i roghi di fatto danno informazioni utili ai piromani. Serve prevenzione, servono forze in campo a disposizione dei Comuni: noi non abbiamo risorse dalla Regione, ci troviamo ad affrontare fuoco e fiamme con 20 uomini e un solo mezzo e non servono neanche le ordinanze che firmiamo all’inizio di ogni estate, perché poi non abbiamo persone che vadano sul territorio a verificarne il rispetto”.
Focolai ancora accesi a Gairo, in azione 3 canadair
SINISCOLA, 07 agosto 2023
Situazione sotto controllo tra Posada e Siniscola, sulla costa nord orientale della Sardegna, dove ieri pomeriggio è divampato un gigantesco rogo che ha bruciato centinaia di ettari di terreno nelle borgate e a ridosso delle abitazioni, gettando nel panico residenti e turisti.
Ci sono, invece, ancora focolai accesi a Gairo, in Ogliastra.
Sul posto, dove ieri sono andati distrutti una cinquantina di ettari, anche stamattina sono in azione due Canadair provenienti dalla base operativa di Fiumicino e uno decollato da Olbia. A Siniscola e Posada i Vigili del fuoco e gli uomini della Protezione civile stanno bonificando la zona dove ieri sono intervenuti canadair, vari elicotteri della flotta regionale, decine di uomini e mezzi, compagnia barracellare, i volontari, carabinieri e polizia. Per tutto pomeriggio è rimasta chiusa la Statale 131 Dcn, lungo la quale è partito l’incendio, riaperta ieri notte intorno alle 22. Riaperta durante la notte anche la Statale 125 proprio a ridosso della costa lungo la quale il maestrale ha spinto l’incendio.Dal Sarrabus a Quartu S. Elena vigili del fuoco e Protezione civile impegnati tutta la notte per monitorare gli ultimi incendi che ieri hanno devastato anche il sud Sardegna. Situazione sotto controllo, ma massima attenzione ancora questa mattina, a causa di alcuni focolai difficili da eliminare a causa delle forti raffiche di maestrale, anche nelle campagne di Monastir e di San Giovanni Suergiu. Squadre dei vigili del fuoco al lavoro anche nel Sarrabus Gerrei dopo la devastazione di agrumeti e campi nella zona di Muravera e Quartu, colpita da un incendio che ha riguardato il canneto di Molentargius e da un rogo che ha distrutto l’ex camping Tamarix affacciato sulla spiaggia del Poetto. Ritorno alla normalità anche per le persone costrette a stare lontane da case e strutture ricettive. Ma anche oggi sarà per vigili del fuoco e Protezione civile una giornata di lavoro e di massima allerta. E presto inizierà anche la conta dei danni. Già ieri il sindaco di Muravera, Salvatore Piu, aveva annunciato che proclamerà lo stato di calamità e che “il Comune presenterà un esposto alla Procura della Repubblica contro ignoti. I responsabili di questa nefandezza devono essere puniti severamente“.
TRE FERITI TRA POSADA E QUARTU. Sale a tre il bilancio dei feriti nei diversi incendi scoppiati ieri in tutta la Sardegna. Nel gigantesco rogo divampato ieri pomeriggio tra Posada e Siniscola, nella costa nord orientale della Sardegna, oltre al pensionato travolto dallo scoppio di una bombola, un’anziana di 78 anni di Bolotana è rimasta ustionata alle braccia e alle gambe dalle fiamme a San Giovanni di Posada. Trasportata dal 118 all’ospedale di Olbia, le sue condizioni non sono gravi. A quanto si è appreso la pensionata sarebbe rimasta dentro casa durante l’incendio, poi sarebbe uscita in strada dove è stata trovata ieri sera intorno alle 20 con diverse ustioni dagli uomini della Croce rossa intervenuti a sostegno della Protezione civile nella zona colpita dal rogo. L’altra persona rimasta ferita è un vigile del fuoco che si è procurato una distorsione al ginocchio nelle operazioni di spegnimento dell’incendio scoppiato al Poetto di Quartu.
Roghi oggi a Quartu Sant’Elena, nel Cagliaritano. A fuoco il canneto dello stagno di Molentargius
Cagliari, 6 agosto 2023 –
Fiamme, fumo ed esplosioni a Quartu Sant’Elena, nel Cagliariano, dove un vasto incendio, dopo aver attraversato il parco di Molentargius, è arrivato fino alla costa del Poetto. Un camping, minacciato dal rogo, è stato evacuato; udite alcune esplosioni, generate probabilmente dallo scoppio di alcune bombole di gas. Evacuato anche un ristorante McDonald.
Il presidente della Regione Sardegna Christian Solinas ha chiesto alla Protezione civile nazionale l’aumento e il potenzialmente della flotta aerea per combattere gli incendi che stanno colpendo duramente la Sardegna. Solinas ha anche avviato la procedura per mettere in preallarme la protezione civile europea.
Fiamme e fumo a Quartu Sant’Elena
Come per il vasto incendio che sta devastando la zona a nord della Sardegna fra Posada e Siniscola, anche a Quartu Sant’Elena le fiamme hanno preso forza a causa del forte vento di maestrale. I vigili del fuoco hanno segnalato che il rogo si è pericolosamente avvicinato ad alcune ville a ridosso del mare. Sul posto, oltre ai vigili del fuoco, sono intervenuti anche carabinieri e polizia locale.
Paura per gli abitanti anche a Quartu: fumo e fiamme sono state segnalate all’ingresso del Comune. Le persone che abitano via Fiume sono state costrette ad abbandonare la zona proprio a causa del fumo. A fuoco il canneto dello stagno di Molentargius, area umida protetta a pochi passi dalla spiaggia del Poetto.
Incendio oggi in Sardegna: a Posada fiamme vicino alle case. Già 600 persone evacuate
Brucia la costa nord orientale. Nella zona di Monte Longu e a Siniscola una grande nube di fumo nero si è alzata in cielo. Chiuso un tratto della statale 131. Le operazioni di soccorso dei vigili del fuoco. In azione anche elicotteri e canadair. Roghi anche a Sud nel Cagliaritano. Nel ragusano fiamme vicino a un villaggio turistico
Un incendio di grandi dimensioni è divampato oggi pomeriggio nella zona di Monte Longu, frazione del comune di Posada nel Nuorese. Le fiamme sono state alimentate dal vento di maestraledella costa nord orientale della Sardegna e si sono allargate verso Siniscola e il centro balneare de La Caletta. Sono già 600 le persone evacuate.
Una grande nube di fumo nero si è alzata in cielo. Diversi ettari di vegetazione sono bruciati; le fiamme si sono avvicinate anche alle strade principali.Chiuso il tratto della statale 131DCN ‘Diramazione Centrale Nuorese’dal km 92 al km 145 tra Siniscola e Olbia.
Alcune abitazioni della zona sono state evacuate dai vigili del fuoco del comando provinciale di Nuoro, intervenuti nei pressi del perimetro da dove l’incendio è partito con sei squadre, 30 uomini e 12 mezzi. Presente in cielo anche l’elicottero Super Puma; arrivati altri elicotteri della flotta regionale e 3 canadair che sono stati richiesti al comando centrale di Roma. Su Posada anche squadre di rinforzo della Protezione civile regionale. Le operazioni di spegnimento dell’incendio sono rese difficili dal forte vento di maestrale.
La nube di fumo sopra la zona de La Caletta (foto Instagram @mariaeu56)
Gli altri incendi in Sardegna – Da ieri sera la Sardegna è assediata dal fuoco: sono 42 gli incendi sull’intero territorio regionale, 12 dei quali di grandi dimensioni. Ieri intorno alle 22.30 un vasto rogo di macchia mediterranea è partito in località San Priamo, nella frazione di San Vito. Le fiamme, spinte dal maestrale, sono arrivate a lambire la località di Feraxi, nel comune di Castiadas. Un capannone è bruciato. I vigili del fuoco del comando di Cagliari si sono schierate per proteggere le case e le aziende agricole della zona, dove diversi animali si trovavano in situazione di pericolo.
Oggi invece, oltre all’incendio di Posada, nuovi interventi dei vigili del fuoco si sono registrati nell’hinterand cagliaritano. Il rogo più rilevante è quello sulla costa del Poetto a Quartu Sant’Elena. Evacuato un camping. A Capoterra le fiamme sono arrivate vicino a una casa di riposo. Fra Elmas e Assemini intorno alle 9 le fiamme si sono sviluppate in un canneto e sono arrivate nei pressi di un’abitazione e di un’officina. Il pronto intervento dei vigili ha evitato che l’incendio aumentasse e prendesse forza. Altri incendi poi sono stati segnalati a Villamassargiae a Quartu Sant’Elena, in località Pitz’e Serra, nei pressi della statale 554.
Fumo nero incendio capannoneL’intervento per domare le fiamme nel capannone logistico a Cesano Maderno
L’allarme è scattato alle 13.45: sul posto per tentare di domare le fiamme, sette squadre di Vigili del fuoco
Cesano Maderno (Monza), 04 Agosto 2023
Squadre dei Vigili del fuoco delComando di Monza e Brianza stanno intervenendo dalle 13.45 a Cesano Maderno per l’incendio di un capannone adibito a logistica, in via delle Groane.
Sul posto sono state inviatesette squadre dai distaccamenti di Desio, Seregno, Bovisio Masciago, Lazzate e dalla centrale del Comando di Monza. Rispettivamente con due aps, tre autobotti, l’autoscala e un carro soccorso. L’incendio è ancora in corso, al momento non si registrano feriti.
Sono tutt’ora in corso le operazioni di spegnimento. Sul posto i vigili del fuoco, la protezione civile, carabinieri e polizia
Una colonna di fumo alta diversi metri con lingue di fuoco che si potevano vedere da chilometri di distanza. Paura a Roma per un maxi incendio che si è sviluppato nella notte a Ponte Mammolo e visibile nelle zone di Colli Aniene, Pietralata, Casal Bruciato, San Basilio, Casal Bertone e Tiburtino.
A bruciare una discarica abusiva. Un rogo che ha allertato subito il Campidoglio, tanto da attivare l’Arpa che tuttavia ha subito rassicurato tutti sulla situazione dell’aria: “In via puramente precauzionale si consiglia di mantenere chiuse, ancora per qualche ora della mattinata, le finestre delle abitazioni nelle vicinanze fino al raggio di un chilometro dal sito di origine dell’incendio“.
L’incendio a Ponte Mammolo – L’incendio, da quanto appreso, è scoppiato intorno alle 23:30 di giovedì tre agosto. Sul posto sei squadre dei vigili del fuoco con l’ausilio di cinque autobotti, carro schiuma e TA/6. Epicentro dell’incendio uno spazio all’altezza del civico 61 di via di Ponte Mammolo. Il vasto incendio ha coinvolto cumuli di rifiuti all’interno di una grossa discarica abusiva di materiale vario, con le fiamme che hanno distrutto anche diverse baracche.
🔴#Incendio zona #PonteMammolo: a scopo precauzionale abitanti della zona invitati a mantenere chiuse per le prime ore della mattinata le finestre delle abitazioni fino al raggio di 1 km
Per emergenza ☎️112 o Protezione Civile 800 854 854 – 06 67109200
Evacuate due palazzine – Sono tutt’ora in corso le operazioni di spegnimento,poi seguiranno le operazioni di bonifica. Sul posto anche la protezione civile, il nucleo gos di vigili del fuoco, la polizia di Stato, i carabinieri, il 118 e l’Arpa Lazio. Le fiamme non hanno coinvolto i palazzi, ma per precauzione sono state fatte evacuare temporaneamente due stabili che affacciano sul luogo dell’incendio. Nessuno sarebbe rimasto ferito o intossicato.
“Le fiamme non sono del tutto domate, stanno entrando in azione i mezzi di movimentazione terra che dovranno spostare e movimentare terra e rifiuti, ci saranno ulteriori nubi di fumo che probabilmente dureranno per qualche giorno. – ha spiegato Massimiliano Umberti, presidente del Municipio – L’incendio si è esteso per circa due ettari“.
Ancora fiamme alle porte della città, resta alta l’allerta roghi
Una buona parte di Cagliari è statainvasa dal fumo spinto dal maestrale proveniente da un incendio divampato ieri sera. I vigili del fuoco sono ancora impegnati in viale Elmas nello spegnimento di diversi focolai.
Circa 50, dal pomeriggio, gli interventi nel Cagliaritano. E molti di questi per situazioni potenzialmente pericolose per la vicinanza ai centri abitati.
Le operazioni sono iniziate a Sestu intorno alle 16.30 con diversi focolai da fronteggiare contemporaneamente: inviate dalla centrale operativa tre squadre e due autobotti e carro autorespiratori. Sono arrivate a supporto anche le squadre di Pula e Solanas ed è stato impiegato inoltre l’elicottero Drago VVF 144.
Altri incendi successivamente in viale Elmas: le squadre sono attualmente in azione per evitare che i roghi, già quasi completamente domati, possano creare nuove situazioni di pericolo.
Prosegue oggi la massima allerta in Sardegna per il pericolo di nuovi roghi, a causa delle alte temperature e per le forti folate di maestrale.
Incendi nel Cagliaritano, 50 interventi dei vigili del fuoco – QuotidianoNazionale
Supermercato in fiamme, paura alle porte di RomaIncendio supermercato Fiumicino 30.07.2023 3
L’incendio è divampato a Fiumicino
Alba di paura per gli abitanti di due palazzine di Fiumicino evacuati in seguito all’incendio divampato nel supermercato sottostante. È stata la sala operativa del comando di Roma a inviare alle 6:00 del 30 luglio in via Florinas, in zona Passoscuro, tre squadre di vigili con una autobotte e l’autoscala per un incendio divampato in un supermercato Todis.
Giunti sul posto i caschi rossi hanno provveduto a spegnere l’incendio ed hanno fatto evacuare per precauzione i residenti di due palazzine di quattro piani soprastanti l’attività commerciale. Nessuno è rimasto ferito né intossicato.
Domato l’incendio sono cominciate le verifiche e i controlli per la messa in sicurezza dell’area e degli appartamenti. Sul posto personale del 118, polizia locale di Fiumicino e carabinieri di Passo Scuro e del radiomobile della compagnia di Civitavecchia. Restano da accertare le cause
Il rogo divampato all’interno di un’azienda specializzata nella zincatura elettrolitica. L’alta colonna di fumo notata a diversi chilometri di distanza, allarmati anche i residenti di Paderno Dugnano, Bollate e Garbagnate
Un incendio di dimensioni giudicate «rilevanti» è scoppiato nel primo pomeriggio a Senago, alle porte di Milano. Il rogo, per cause ancora ignote, è divampato all’interno di un’azienda galvanica, l’Urania Colordi piazza Togliatti che da oltre 40 anni è specializzata nella zincatura elettrolitica. Le fiamme sono state spente in un paio d’ore grazie all’intervento di 14 mezzi dei vigili del fuoco. I primi a dare l’allarme sarebbero stati alcuni dipendenti L’alta colonna di fumo nero è stata notata a diversi chilometri di distanza allarmando anche i residenti di Paderno Dugnano, Bollate e Garbagnate.
In piazza Togliatti sono giunti le squadre di pompieri provenienti dal comando provinciale di Milano e Monza. La sindaca di Senago, Magda Beretta, ha lanciato un appello ai propri cittadini con un messaggio pubblicato su Facebook: «Le forze dell’ordine sono sul posto.Per precauzione chiudete le finestrenell’attesa di avere un quadro più chiaro della situazione».
Grecia, gli incendi raggiungono un deposito di munizioni causando forti esplosioni: evacuata l’area
Disposto il divieto di circolazione entro un raggio di tre chilometri
Un deposito di munizioni è esploso in Grecia nell’incendio che ha interessato giovedì la base dell’Aeronautica Militare, a Nea Aghialo, nei pressi di Volos. Le autorità hanno disposto il divieto di circolazione entro un raggio di tre chilometri dal luogo dell’esplosione, mentre oltre 1.000 persone sono state accolte dal Volos Exhibition Center, che allestito per i cittadini sfollati dalle zone minacciate dall’incendio. Nella cittadina di Nea Aghialo alcuni edifici sono rimasti danneggiati a causa della forza dall’esplosione. Non ci sono feriti.
I rifiuti edili che si trovavano nella discarica sono andati a fuoco: nessuno è rimasto ferito
CorriereTv
Questa mattina, 29 luglio, si è sviluppato un incendiodi rifiuti all’interno di un impianto di smaltimento a Ciampino, alle porte di Roma. Dalle 8.45, tre squadre dei vigili del fuoco, due autobotti, un’autoscala e il carro schiuma stanno intervenendo in via Enzo Ferrari 105. Le fiamme – fanno sapere i vigili del fuoco della Capitale – hanno provocato una densa colonna di fumo, visibile anche dall’esterno. Anche la Polizia di Stato e polizia di Roma Capitale sono sul posto. (AGTW)
Roma, grosso incendio in un impianto per lo smaltimento di rifiuti a Ciampino: – Local Team
Incendio a Ciampino, i vigili del fuoco: «È circoscritto, ma ci vorranno giorni per spegnere rogo dei rifiuti»
Le fiamme divampate dall’impianto dei rifiuti di Eco Logica 2000, nel mirino di polemiche per la sicurezza. Allerta diossina per la presenza di gomma e plastiche
«Ci vorranno giorni per domare l’incendio di Ciampino – dicono ivigili del fuoco presenti sul posto con 60 unità e un aereo speciale che usa la schiuma -. Per oggi abbiamo circoscritto le fiamme ai 20 mila metri quadrati dell’impianto dei rifiuti (Eco Logica 2000, ndr:), ma è necessario un lavoro di raffreddamento del materiale con le ruspe va allargato e raffreddato sotto i rifiuti, perché potrebbero ripartire le fiamme». L’allerta per la presenza di diossina è denunciata dal sindacato dei vigili del fuoco Anppe: «La sicurezza dei vigili del fuoco va tutelata» chiarisce il presidente Ferdinando Cordella. Da parte della Cgil di Roma e Lazio attaccano: «Ci sono rifiuti con percentuale alta di poliuretano, polistirolo, scarti di costruzione, rifiuti misti, vetroresina, pneumatici fuori uso, cavi, materiali isolanti, residui da pulizia stradale. La domanda è più che lecita, guardando il cielo diventare sempre più nero: restano “non pericolosi” per l’ambiente e per la salute quando prendono fuoco? ». La sindaca di Ciampino ha indicato ai cittadini: «Tenete le finestre chiuse».
Esplose sulle colline mine anti-uomo delle ultime guerre balcaniche. Altri incendi fra Albania e Serbia
26 luglio 2023
Dopo le tempeste di vento, pioggia e grandine, gli incendi. È il quadro che si è sviluppato in Croazia, con propaggini anche nella vicina Bosnia-Erzegovina, in emergenza per un grande incendio che ha colpito un’ampia area vicino a Dubrovnik (Ragusa), quella della municipalità di Zupa Dubrovačka, ai confini con la Bosnia e non distante dal Montenegro, all’estremo sud del Paese.
Lì, già nella tarda serata di lunedì si erano sviluppati i primi roghi sui monti che poi sono scesi verso il mare Adriatico, alimentati a partire da martedì dal forte vento. E lì è scattata l’emergenza, con il timore per le abitazioni dei paesini attorno – anche se poi non è stato necessario procedere ad evacuazioni, come accaduto in Grecia.
Gran parte del merito va attribuito agli oltre 150 Vigili del fuoco croati che hanno lavorato senza sosta, supportati anche dal cielo da due Canadair e da tanti volontari, che si sono rimboccati le maniche per salvare le case dal fuoco. Trascorsa una nottata drammatica, quella tra martedì e mercoledì, i risultati si sono visti, anche grazie alla pioggia che ha dato una mano.
«Dopo una notte difficile, al mattino la situazione è migliorata», ha fatto il punto Stjepan Simović, il capo dei pompieri della regione di Dubrovnik-Neretva, che ha specificato di aver chiamato come rinforzi anche colleghi dal nord, per sostituire quelli che avevano lavorato senza fermarsi un minuto da lunedì sera.
Lo stesso Simović, all’acme dell’incendio, aveva precisato che la zona interessata è «molto abitata e a vocazione turistica, quindi la preoccupazione è grande». «Continuiamo a spegnere l’incendio nella sua parte occidentale, c’è molto fumo ma i pompieri hanno fatto il massimo per proteggere ogni casa», ha confermato da parte sua Slavko Tucaković, che ha coordinato le operazioni di contenimento dei roghi.
Roghi impressionanti, messi sotto controllo nel tardo pomeriggio – ma il pericolo non è passato – e che sono stati colti nelle immagini dei fotografi e facendo il giro del mondo, soprattutto poiché l’incendio è stato registrato a soli 12 chilometri dalla perla turistica dalmata, Ragusa. E ci sono stati anche altri dettagli che hanno suscitato l’interesse dei media internazionali, dalla Bbc alla Cnn.
Fra questi, il pericolo delle mine anti-uomo risalenti alle ultime guerre balcaniche, ancora celate nelle colline interessate dagli incendi, alcune delle quali sarebbero esplose a causa del fuoco, hanno confermato gli stessi pompieri: un problema già osservato, anche se in quel caso si parlava di esplosivi risalenti addirittura alla Grande guerra, negli incendi sul Carso dell’anno scorso.
Altri incendi, nel frattempo, sono stati segnalati in Albania, nel sud della Serbia, in Macedonia del Nord, segnale che il caldo torrido ha lasciato strascichi che terranno impegnate le autorità nei prossimi giorni.
Ma a preoccupare gli addetti ai lavori e chi è al governo sono anche le conseguenze del maltempo, dalla Slovenia passando alla Croazia e arrivando in Serbia e in Bosnia, i Paesi più colpiti dalle tempeste dei giorni scorsi. Secondo le prime stime degli agricoltori, svariate colture avrebbero subito danni ai raccolti fino al 100%, in particolare per quanto riguarda mais, girasoli, vitigni e frutteti.
Photo: Grgo Jelavic/PIXSELL tratta da La voce del popolo
Gli incendi assediano tutto il Mediterraneo: nuovi roghi nell’isola spagnola di Gran Canaria
RAGUSA, 26 luglio 2023
Decine di vigili del fuoco sono stati impiegati contro un incendio scoppiato vicino alla storica città meridionale di Dubrovnik (Ragusa), in Croazia, con aerei anti-incendio inviati nell’area per contenere i roghi.
Secondo quanto riferito dalle autorità, l’incendio vicino a Dubrovnik (Ragusa) ha avuto come focolaio un’area a 12 chilometri dalla famosa città medievale, nel comune di Zupa Dubrovacka.
L’incendio è scoppiato nella tarda serata di lunedì. Circa 130 vigili del fuoco sono stati impiegati per contenere le fiamme alimentate martedì dal forte vento. I media locali hanno riferito che l’incendio ha anche innescato l’esplosione di mine antiuomo nell’area.
Gli incendi assediano tutto il Mediterraneo con un tragico bilancio di 40 morti negli ultimi giorni, di cui la maggior parte in Algeria (34). Nuovi incendi, dopo quelli registrati in Italia, in Grecia, in Turchia e in Tunisia, sono segnalati oltre che in Croazia anche nell’isola spagnoladi Gran Canaria. Un incendio in rapida espansione al centro dell’isola spagnola di Gran Canaria – riferisce infatti la Bbc – ha costretto le autorità ad evacuare diverse centinaia di abitanti del villaggio, chiudere tre strade e schierare gli elicotteri antincendio.