Evacuata la sede di via del Collegio Romano, a Roma
Allarme bomba al ministero della cultura. Una chiamata anonima intorno alle 11,25 ha segnalato la presenza di un ordigno in via del Collegio Romano, a Roma. Almeno 400 persone si trovano all’esterno dell’edificio, evacuate dallo stesso ministero in via precauzionale. Sul posto sono arrivati gli artificieri e le unità cinofile. Al momento non è chiaro se si tratti di un falso allarme, come in ogni caso è probabile.
L’area del collegio romano è stata transennata e presidiata da polizia e carabinieri. Ad aiutare il lavoro degli artificieri anche Saetta, il primo cane robot dell’arma dei carabinieri entrato in azione insieme agli uomini del reparto speciale.
A commentare l’episodio ci ha pensato subito il ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano, arrivato davanti al ministero: “Nei giorni scorsi sui muri del collegio romano sono apparse delle scritte in arabo e io stesso ho ricevuto alcune minacce sempre in arabo sul mio profilo Facebook. Naturalmente ho fatto segnalazione alle forze dell’ordine. Non so se siano state avvisaglie“.
La vittima aveva 25 anni e si stava allenando con alcuni amici. Inutili i soccorsi del 118
Torna l’incubo deicavisospesi lungo una strada, tesi da una parte all’altra. Dopo Milano,Foggia e Pistoia, un’altra vittima, uccisa da una catena di acciaio tesa tra due alberia San Nicola di Bisenti (Teramo). A perdere la vita un 25enne di Castiglione MesserRaimondo, Damiano Bufo: l’incidente è avvenuto domenica pomeriggio.
Incidente e soccorsi – Secondo le prime informazioni il giovane, appassionato di moto, stava facendo motocross con un gruppo di amici quando, a causa del cavo d’acciaio teso fra due alberi, ha perso il controllo del mezzo ed è caduto a terra. Inutili i soccorsi del 118: per il ragazzo non c’è stato nulla da fare a causa delle gravi ferite riportate. Sotto choc la comunità di Castiglione Messer Raimondo, dove il ragazzo era nato e ha vissuto fino a un paio di anni fa, prima di trasferirsi a Pineto. Il sindaco, Vincenzo D’Ercole, a nome di tutta la cittadinanza, esprime “profondo cordoglio e vicinanza” ai familiari del ragazzo.
A Milano arresto per strage – Sono almeno tre dall’inizio dell’anno gli episodi di cavi tesi che avrebbero potuto essere fatali come quello di Teramo. A Milano il 4 gennaio è stato arrestato un ragazzo di 24 anni, un giovane milanese con precedenti, per strage e attentato alla sicurezza dei trasporti perché accusato di aver teso un cavo di acciaio ad altezza uomo in viale Toscana, a Milano. Un giovane da una finestra aveva notato la scena e avvisato i carabinieri. “Ho fatto una cazzata per gioco, perché mi annoiavo“, avrebbe detto l’arrestato. “Volevo divertirmi“.
L’incidente a Pistoia – Ancora. Un filo teso ad altezza collonel mezzo di un sentiero Cai, ha fatto perdere l’equilibrio a Francesco Biagini, 47enne di Pieve a Nievole, e cadendo dalla bicicletta si è fratturato entrambi i gomiti. Il fatto è accaduto su un sentiero nei boschi del Montalbano, in provincia di Pistoia. “Ho fatto appena in tempo ad accorgermi di quel filo teso sul sentiero, mentre stavo viaggiando sulla mia bici in discesa. Ho frenato per evitare di finirci contro ma sono stato sbalzato in avanti, ferendomi alle braccia“.
L’automobilista di Foggia – Il 21 febbraio, intorno alle 2, un automobilista di Foggia mentre percorreva il Tratturo Camporeale, alla seconda rotonda, altezza Villa Reale, si è trovato di fronte un cavo d’acciaio teso tra due pali, che, di fatto, impediva il transito. Il conducente dell’auto ha immediatamente allertato la polizia e ha abbandonato la zona, impaurito dal fatto che potesse trattarsi di un agguato per rapinarlo.
È successo a Ginosa, in provincia di Taranto. La procura ha aperto un’inchiesta. La donna avrebbe subito pressioni e mobbing da parte dei vertici della polizia locale. Indagato anche il sindaco 5 stelle
Avrebbe scoperto che l’assessore alla Finanze del suo Comune non avrebbe registrato un contratto di locazione e non avrebbe pagato la Tari per una casa di proprietà che affitta ai turisti. E per questo, sarebbe stata rimossa dal servizio e avrebbe subito del mobbing da parte dei suoi superiori. È quanto ha denunciato una vigilessa in servizio alla polizia locale di Ginosa, in provincia di Taranto.
La procura di Taranto, scrive l’agenzia stampa Ansa, avrebbe aperto un’indagine nei confronti del sindaco di Ginosa, Vito Parisi (M5s), degli assessori Domenico Gigante (colui che non avrebbe registrato il contratto, e che per questo sarebbe stato multato) e Nicola Piccenna, della comandante della polizia locale Giovanna Ferretti e del suo vice Antonio Costantino. Parisi, in un post su Facebook, ha fatto sapere di non aver ricevuto ancora una comunicazione di chiusura delle indagini, cosa che invece, secondo i media locali, avrebbero ricevuto i due vertici della polizia locale.
Secondo quanto riportato, dopo aver denunciato Gigante per le presunte irregolarità commesse, la vigilessa sarebbe finita al centro di una serie di pressioni da parte degli indagati. La donna è stata rimossa dal servizio nel mercato della città e da tutti gli atti afferenti al commercio e all’ambiente, e inviata di pattuglia a Ginosa Marina. La vigilessa sarebbe stata anche denunciata per sottrazione di fascicoli sul mercato settimanale – procedimento archiviato – e poi perseguitata per “motivi di acredine“, scrive la pm titolare delle inchiesta, Rosalba Lopalco, nell’avviso di conclusione indagini, “nutrita non solo dalla comandante della polizia locale, ma soprattutto dal suo vice, Antonio Costantino, in passato destinatario di una informativa di reato firmata anche dalla stessa agente della locale poi vittima di disposizioni di servizio pregiudizievoli“.
L’accusa nei confronti dei due vertici della polizia locale sarebbe di maltrattamenti in concorso, che si sarebbero concretizzati anche in frasi screditanti,addebiti infondati, insulti sessisti. Questi comportamenti, finalizzati a costringere la vigilessa ad abbandonare il servizio, avrebbero causato nella vittima malesseri fisici, al punto da rendere necessario il ricovero in ospedale in alcuni casi e uno stato ansioso persistente diagnosticato dai medici. La procura contesterebbe ai due anche un tentato abuso d’ufficio, accusa condivisa con gli assessori Gigante e Piccenna, per i tentativi di sviare l’indagine sugli illeciti amministrativi di Gigante (per quelle vicende poi sanzionato). Le accuse al sindaco di Ginosa, invece, sono di calunnia, omissione di atti d’ufficio e tentato abuso d’ufficio.
La strada è stata chiusa per la presenza dei detriti sulla carreggiata
Crollo di un muro di tufo lungo circa 25 metri, nella tarda serata di ieri, 9 marzo, in via San Francesco Sales, in zona Trastevere a Roma. Sul posto vigili del fuoco e polizia locale. Coinvolte quattro auto in sosta, sommerse dalle macerie. Non si registrano feriti.
Si tratterebbe di un muro di recinzione di un’abitazione privata. La strada é stata chiusa per la presenza dei detriti sulla carreggiata. Allertato il personale tecnico del Municipio I per gli accertamenti di competenza.
Denuncia del collegio dei sindaci del gestore idrico: nominato un curatore speciale perché il Cda finito sotto accusa sarebbe in conflitto di interessi
Il collegio dei sindaci èl’organo che deve vigilare sul rispetto delle norme da parte dei vertici delle società. Quello di Abbanoa ritiene che il consiglio di amministrazione della Spa dell’acqua sarda abbiacommesso «gravi irregolarità». Tanto che i componenti (Francesco Salaris, Francesca Nocera e Michele Mura Raimondo), attraverso l’avvocato Ivan Demurodel foro di Bologna, hanno presentato un ricorso al Tribunale di Cagliari, sezione specializzata in materia di imprese, per accertare alcune pesanti circostanze che, se confermate, potrebbero far esplodere un caso giudiziariole cui conseguenze sono difficili da prevedere.
La vicenda emerge con l’emanazione di un decreto del giudice Bruno Malagoli che nomina un curatore speciale – Alberto Picciau – per rappresentare Abbanoa in giudizio. Perché i membri del Cda si trovano in una condizione di conflitto di interessi,quindi «la società assume in astratto una posizione di terzietà rispetto alla posizione tanto dei ricorrenti quanto degli amministratori, avendo un interesse alla corretta gestione dell’amministrazione e, dunque, alla verifica della esistenza delle condotte contestate all’organo che la rappresenta».Insomma: Abbanoa, se dovessero emergere irregolarità, sarebbe danneggiata dai comportamenti scorretti da parte di chi l’ha amministrata.
La prima udienza è fissata per il 21 marzo.
In serata è arrivata la nota di Abbanoa: «In relazione alle notizie apparse su alcuni organi di stampa, è necessario chiarire che non vi è stato alcun “commissariamento” della Società né è stata accertata qualsivoglia irregolarità in merito all’operato del Consiglio d’Amministrazione. A seguito di una segnalazione del Collegio sindacale, il Tribunale di Cagliari si è limitato a convocare le parti per un confronto in contraddittorio, ritenendo che la Società, a garanzia della massima terzietà, debba parteciparvi per il tramite di un procuratore speciale ad hoc individuato dallo stesso Tribunale. Nel merito, il ricorso del Collegio Sindacale è fondato su una serie di osservazioni che riguardano essenzialmente profili di comunicazione e informazione interni alla Società ma non contestano aspetti sulla gestione. In proposito, si precisa che la Società ha sempre garantito la completa disponibilità a consentire ogni dovuto controllo e/o ispezione al Collegio Sindacale, per cui non si comprendono le censure. Il Collegio Sindacale, che ha attivamente e compiutamente partecipato alle attività sociali, è sempre stato edotto, anche alla luce di quanto dallo stesso riportato nelle relazioni formulate in occasione della formazione ed approvazione dei bilanci societari, della gestione societaria, senza mai sollevare contestazioni in ordine all’operato degli amministratori negli ultimi anni. Si precisa altresì che la collaborazione con l’Ente d’Ambito è sempre stata intensa e completa, come dimostra l’assenza di rilievi da parte del Collegio Sindacale negli ultimi anni. Infine, quanto al rapporto con i Soci, si rileva che è stata fissata un’apposita Assemblea, che gli stessi Soci istanti hanno richiesto di rinviare. La Società fornirà ogni chiarimento al procuratore speciale nominato dal Tribunale».
L’incidente è avvenuto sulla strada provinciale 83, alla periferia di Baragiano
Una strage sfiorata: un bus che stava trasportando 40 studenti tra i 14 e i 18 anni delle scuole superiori a Potenza è finito fuori strada, in una cunetta all’ingresso di Baragiano (Potenza). Per evitare lo scontro frontale con un’Alfa Romeo 147 è uscito dalla sede stradale adagiandosi sul lato destro. L’incidente è avvenuto sulla strada provinciale 83, alla periferia di Baragiano.
Nessun ragazzo ferito – Tutte le persone che erano a bordo dell’autobus si sono salvate. Il ferito più grave è l’uomo che era alla guida dell’automobile, che è rimasto incastrato nella vettura. Il 40enne non sarebbe comunque in pericolo di vita.
Secondo il direttore del 118 Basilicata soccorso, Libero Mileti, nessuno degli studenti che si trovava sull’autobus sarebbe rimasto ferito gravemente. Alcuni sono stati comunque trasferiti per accertamenti all’ospedale.
Tragedia sfiorata – “Per fortuna ci sono pochi feriti lievi, si è trattato di un miracolo“, afferrma Giuseppe Galizia, sindaco di Baragiano(Potenza), sul posto dove è avvenuto l’incidente che ha portato al ribaltamento di un pullman con 40 studenti diretto a Potenza. “A vedere la situazione del pullman poteva esserci una tragedia“.
L’azione è stata compiuta dall’associazione Meglio Legale, impegnata nell’attività di sensibilizzazione per la legalizzazione nel nostro Paese
Una foglia di marijuana è stata proiettata sulla facciata di Montecitorio. L’azione è stata compiuta dall’associazione Meglio Legale, impegnata nell’attività di sensibilizzazione per la legalizzazione della cannabis in Italia. Motivo della proiezione è stata la legge passata oggi in Germaniache prevede la legalizzazione dell’uso personale e della coltivazione della cannabis. Attraverso la campagna Io Coltivo, Meglio Legale si è fatta promotrice, insieme a diverse realtà politiche e della civiltà civile, di una raccolta firme per una proposta di legge simile anche nel nostro paese. Presenti sotto Montecitorio, oltre alla coordinatrice di Meglio Legale Antonella Soldo, anche l’onorevole Riccardo Magi di +Europa, e alcuni rappresentanti dell’associazione Luca Coscioni.
“Questa sera abbiamo proiettato insieme a Meglio Legale una foglia di Marijuana sulla facciata di Palazzo Montecitorio: dopo che oggi la Germania ha la legalizzato la cannabis, in Italia si sceglie di favorire la mafia invece che la legalità e la sicurezza. La Germania dimostra che legalizzare la cannabis è possibile. Facciamolo: basta votare le nostre proposte di legge già depositate che vanno proprio nella direzione indicata da Berlino, e c’è la possibilità di firmare per la proposta di legge di iniziativa popolare Io Coltivo“, afferma il segretario di +Europa, Riccardo Magi, pubblicando le immagini della foglia di Marijuana proiettate sulla facciata di Montecitorio.
Crollo al cantiere Esselunga a Firenze: almeno due operai morti, tre ancora sotto le macerie, altri tre estratti vivi. “Un botto fortissimo, poi le grida di aiuto”
Poco prima delle 9 avrebbe ceduto un solaio del grande supermercato in costruzione. Un lavoratore in lacrime: “Alcuni della squadra sono là sotto…”. Il cordoglio della premier Meloni: “Seguo con apprensione l’evolversi della situazione”. Caprotti: “Chiusi tutti i supermercati per lutto”
Crollo nel cantiere per la costruzione del nuovo supermercato Esselunga in via Mariti a Firenze. Secondo le forze dell’ordine ci sono almeno dueoperai morti, tre estratti vivi dalle macerie e ancora tre dispersi questi si trovano sotto uno dei piloni precipitati. I tre feriti hanno subito traumi da schiacciamento. Due sono in codice rosso e il chirurgo sta valutando se intervenire, mentre uno è in codice giallo. Sul posto ci sono le unità cinofile e arriveranno i macchinari per spostare il blocco di cemento armato.Poco prima delle nove di questa mattina avrebbe ceduto un solaio. Sul posto, la strada è stata chiusa e ci sono molte squadre dei vigili del fuoco, oltre a polizia municipale e polizia.
Crolla solaio in un cantiere a Firenze, le operazioni di soccorso – alanews
I lavori sono in corso da tempo nell’area dove sorgeva l’ex Panificio Militare di Firenze. Al suo posto è in costruzione un grande supermercato del gruppo Esselunga. Sarebbero 8 le persone coinvolte nel crollo, secondo quanto fa sapere il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, sui social. “Il nostro sistema regionale sta intervenendo per un crollo di impalcatura in un cantiere a Firenze in via Mariti – scrive Giani -. Tutti stanno lavorando al massimo per estrarre altre tre persone al momento sotto le macerie. Tre operai sono stati estratti vivi, ma sono in gravi condizioni”.
Crollo nel cantiere di un supermercato a Firenze, cede un pilone portante – alanews
“All’appello mancano ancora quattro ragazzi della squadra” racconta uno degli operai presenti al momento del crollo, tra le lacrime. “La squadra che stava lavorando sul solaio era composta da otto persone, il primo recuperato era italiano, nonostante le manovre di rianimazione durare 30 o 40 minuti, è morto davanti ai nostri occhi. Lui lo hanno recuperato perché era nel punto più esterno del solaio. Sono crollati tre piani, cosa troveranno lì sotto?” afferma disperato. Secondo il suo racconto le altre persone sarebbero di diverse nazionalità, prevalentemente egiziani e indiani, ma non c’è di questo elemento nessuna conferma uffiziale.
La ricostruzione del crollo nel cantiere Esselunga – Secondo una prima ricostruzione, sarebbe caduta una delle grandi travi portanti del tetto con sopra il solaio. Il boato è stato enorme, descritto da alcune persone come “una bomba– racconta un residente – ero in casa, stavo facendo una doccia. Ho sentito questo rumore fortissimo e sono corso fuori a vedere. Si sentivano le grida degli operai che chiedevano aiuto“. Più passanti testimonianole urla straziantidei lavoratori dentro il cantiere: “Si sentiva chiedere aiuto, voci disperate e confuse” dicono due addetti alla pulizia stradale nella zona che erano poco lontani dal punto del crollo. Più tardi il governatore della Toscana Giani spiega: “Si tratta di un crollo di una trave di cemento armato, che era già stata collocata prima, che venendo giù ha creato un crollo a catena di un solaio e di altre travi che ha coinvolto queste otto persone“.
La sindacalista: “Là sotto ancora degli operai” – Sul posto oltre alle ambulanze e ai tecnici della Asl, sono arrivati tra i primi i sindacalisti della Cgil: “Ci siamo precipitati qui appena abbiamo saputo – spiega Marta Tamara Terzi della Cgil di Firenze – Sappiamo chelà sotto ci sono ancora degli operai,sono sempre gli ultimi quelli che ci rimettono la vita”. Negli ospedali di Careggi e Cto attivato il protocollo di urgenza con sale pronte a ricevere più pazienti.
“Questa è una catastrofe – dice Stefano Tesi della Filca CISL Toscana – una tragedia così sul lavoro a Firenze non la ricordo. Dobbiamo dare una risposta immediata. Non può accadere che quando una persona va a lavorare succedono queste tragedie. Sono addolorato e senza parole. Lavoratori che cercavano di portare a casa il pane“.
La premier Meloni: “Seguo con apprensione l’evolversi della situazione” – Tanti i messaggi di cordoglio, anche quello della premier Giorgia Meloni: “A nome mio e del governo esprimo Cordoglio per le vittime del crollo di una trave avvenuto in un cantiere a Firenze. Seguo con apprensione l’evolversi della situazione e ringrazio quanti stanno partecipando alle ricerche dei dispersi e alle operazioni di soccorso dei feriti. Le nostre più sentite condoglianze alle famiglie colpite da questa terribile tragedia“, scrive su X.
Il sindaco Dario Nardella, attualmente in Israele e Palestina, ha affidato ai social il suo pensiero: “Dolore e sgomento per la tragedia al cantiere del nuovo supermercato a Firenze. Seguiamo costantemente la situazione. Esprimo a nome mio e del Comnune di Firenze cordoglio per le vittime e ringrazio tutti i soccorritori in azione. In attesa di aggiornamenti sugli altri operai coinvolti”.
Caprotti: “Chiusi tutti gli Esselunga per lutto” – Marina Caprotti, presidente di Esselunga dichiara: “Esprimiamo profondo cordoglio e vicinanza alle famiglie delle vittime del gravissimo incidente di questa mattina nel cantiere di via Mariti a Firenze.
Siamo sconvolti per quanto avvenuto. Il cantiere in costruzione era affidato in appalto a una società terza e siamo a disposizione delle autorità per contribuire a chiarire la dinamica di quanto accaduto e per qualsiasi esigenza. In segno di lutto nel pomeriggio i negozi Esselunga della città di Firenze verranno chiusi”.
Le Famiglie Arcobaleno: “La sentenza spiega una cosa logica e semplice, ovvero che sul documento non possono essere indicati dati personali diversi da quelli che risultano nei registri dello stato civile”
La Corte d’Appello di Roma smentisce il Ministero dell’Interno e lo condanna ad applicare la dicitura “genitori” o altra dicitura che corrisponda al genere del genitore sulle carte d’identità elettroniche rilasciate a persone minorenni.
La vicenda ha inizio nel 2019, quando un decreto firmato dall’allora Ministro Matteo Salvini impone al posto di “genitori” la dicitura madre/padre sui documenti. Una coppia di mamme si rivolge prima al TAR del Lazio e poi al Tribunale di Roma esigendo l’emissione di un documento d’identità che rispecchi la reale composizione della loro famiglia. Già in primo grado il Tribunale aveva accolto la richiesta delle mamme, dichiarando di fatto illegittimo il decreto in quanto il documento emesso “integra gli estremi materiali del reato di falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico”. Oltre alla conferma della sentenza in Appello, ilMinistero è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
La Corte ha dunque ribadito un concetto molto semplice: sulla carta d’identità di un bambino/bambina non possono essere indicati dati personali diversi da quelli che risultano nei registri dello stato civile.
“Se nei registri è indicato che è figlio/figlia di due madri, una delle quali lo ha adottato, allora i “modelli ministeriali” devono rispettare quella indicazione e sulla carta d’identità devono essere indicate due madri (o eventualmente due padri). Noi lo abbiamo sempre pensato, il Tribunale ci aveva dato ragione, adesso la Corte d’Appello lo ha confermato, non possiamo che essere felici.” Così dichiarano l’avvocataSusanna Lollinie l’avvocato Mario Di Carlo che hanno difeso le due mamme.
La presidente di Famiglie Arcobaleno Alessia Crocini: “L’Associazione Famiglie Arcobaleno già nel 2019 aveva denunciato, supportata dal parere del Garante della Privacy, il qualunquismo ideologico del decreto Salvini che aveva modificato le diciture delle carte di identità solo per attaccare le famiglie omogenitoriali ma mettendo in difficoltà anche tutti quei minori che presentano situazioni familiari differenti. Io stessa sono riportata come “padre” sul documento di mio figlio, con tutto ciò che comporta ad esempio nel caso di un viaggio all’estero. Che un paese civile come l’Italia emetta, attraverso il Ministero dell’Interno,carte d’identità che riportano dati falsi è semplicemente imbarazzante. Speriamo che il Governo intervenga subito riportando la dicitura che da sempre accompagna i documenti dei minori: genitori o chi ne fa le veci.”
E’ successo nel quartiere Selvotta. La vittima aveva 83 anni e stava stendendo i panni. In corso gli accertamenti per stabilire la cause di quanto accaduto
Tragedia nel quartiere Selvotta. Una donna di 83 anni, Annina Vacca, ha perso la vita per il cedimento strutturale del parapetto sopra il suo balcone di casa mentre stendeva i panni. Il tragico incidente si è verificato nella mattinata di oggi, giovedì 15 febbraio, in via Bisaccia. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Pomezia e dell’Eur e la polizia di Spinaceto. La donna, all’arrivo dei soccorsi, si trovava sotto le macerie ed era già deceduta, travolta dal cedimento strutturale del parapetto al secondo piano che le è franato addosso.
Nello stabile, una villetta, stavano effettuando dei lavori di ristrutturazione. Sul posto, oltre alla polizia scientifica, è intervenuto anche l’ispettorato del lavoro per verifiche sull’area di cantiere. Dai primi accertamenti la ditta, che questa mattina stava regolarmente lavorando, risulta essere in regola. Ma verranno fatte ulteriori controlli sulla sicurezza nell’area di cantiere, anche per stabilire le cause del cedimento. Il muretto, lungo diversi metri, è franato di getto, spostando anche l’imponente impalcatura a ridosso di una delle facciate. Secondo alcune testimonianze, già nei giorni scorsi era stato segnalato dagli operai lo scollamento di qualche centimetro del parapetto rispetto alla struttura dell’abitazione. Al momento si ipotizza il reato di omicidio colposo
“Lasciateci soli, è una tragedia“. Intanto grande è il dolore dei familiari che si sono tutti riuniti nel giardino della villetta mentre sono in corso i sopralluoghi della scientifica. “Abbiamo sentito un tonfo e poi le urla“, raccontano i vicini. “Qui ci conosciamo tutti è un paese – spiega un residente a spasso con il cane -. Annina ne aveva passate tante. Aveva 83 anni, aveva passato anche il periodo del Covid. E ora è morta in questo modo incredibile, mentre stendeva i panni“.
L’edificio evacuato finché non sarà messo in sicurezza. I lavori iniziati a novembre, l’ira dei residenti: «Gli operai lavorano a singhiozzo, pora basta»
Molto probabilmente è stata la pioggia caduta nelle ultime ore a provocare il crollo di una parte della copertura in un palazzo di corso Belgio 141 dove si stavano effettuando dei lavori di ristrutturazione da alcuni giorni. Per fortuna non ci sono stati feriti ma, dopo un lungo sopralluogo, ai vigili del fuoco – insieme agli agenti della polizia municipale – ieri sera non è rimasto che ordinare l’evacuazione di 18 persone da 14 appartamenti per problemi di dissesto statico.
I tecnici hanno ritenuto che l’edificio, prima di poter essere di nuovo occupato da delle persone, debba essere messo in sicurezza. Più che altro il disastro è stato provocato dall’acqua che si è accumulata nei teloni sistemati per il rifacimento del tetto. Improvvisamente questi hanno ceduto e l’acqua si è infilata nello stabile come fosse un torrente. Infatti, durante l’allarme, ci sono anche stati attimi di tensione tra gli inquilini esasperati dal cantiere che è partito il 22 novembre. «Alcuni giorni gli operai vengono a lavorare e altri no e ci chiediamo perché – si lamentava stamattina una delle inquiline – ma così non si può andare avanti». Tra le persone evacuate ieri sera c’è chi ha trovato posto in albergo e chi da parenti o amici.
Forse le due vittime, di nazionalità italiana, sarebbero famigliari
Due persone sono morte in uncamperandato a fuoco aFerrara, in un parcheggio. È successo nel tardo pomeriggio, nei pressi del Decathlon in via Ferraresi. Le cause di quanto avvenuto sono al vaglio della polizia e dei vigili del fuoco. Le vittime sono madre e figlio e non sono italiani.
«C’è stata un’esplosione» – All’interno del mezzo pare ci fossero due bombole di Gpl e qualcuno ha riferito di un’esplosione. I due morti sarebbero due familiari, di nazionalità italiana ma ancora in corso di identificazione. Sul posto anche il 118 ed è stata informata la Procura. La squadra mobile insieme alle volanti sta sentendo eventuali testimoni e verificando se ci sono telecamere in zona
L’annuncio dell’ex leader dei Forconi Danilo Calvani: “Non ci saranno blocchi, ma sicuramente disagi”
I trattori si preparano a invadere anche la Capitale. “Porteremo la protesta a Roma. Nei prossimi giorni ammasseremo i trattori fuori dalla città. Non ci saranno blocchi, ma sicuramente disagi: ci aspettiamo migliaia di adesioni da tutta Italia“. È quanto dichiarato all’Ansa del leader della rivolta degli agricoltori Danilo Calvani. “Tra domani e dopodomani comunicheremo le date e i luoghi. Nei giorni successivi cominceremo a spostare i mezzi. Poi, abbiamo la volontà di fare una manifestazione – senza mezzi – a Roma nei giorni successivi. Il Governo non ci ascolta e le sigle non ci rappresentano più“.
Un annuncio che l’ex leader dei Forconi ha ribadito anche ai manifestanti che hanno presidiato le strade della provincia di Crotone. Calvani ha infatti promesso agli agricoltori calabresi che “non manca molto per decidere di andare a Roma” ed ha ricordato che “la nostra è una protesta certamente diversa rispetto a quella di Bruxelles, sempre pacifica, perché fatta da brava gente“.
La protesta alle porte della Capitale Dopo l’assedio a Bruxelles, la protesta si è estesa a macchia di leopardo in tutto il Vecchio Continente: Olanda, Francia, Germania, Romania, Ucraina, Polonia, Spagna ma anche l’Italia. La Lombardia, la Calabria, la Toscana, l’Umbria e naturalmente il Lazio. Proprio alle porte della Capitale gli agricoltori hanno fatto sentire la loro voce invadendo pacificamente – già dal finire dello scorso mese di gennaio – prima l’autostrada A1, nell’area del viterbese e poi le strade di Cassino, in provincia di Frosinone. Proprio nel frusinate nella giornata di giovedì 1 febbraio, in oltre 150 hanno sfilato lungo la Casilina e nel centro di Cassino per protestare contro l’aumento di carburante e beni primari.
Protesta sino a Valmontone – Da Frosinone alla provincia sud Roma gli agricoltori hanno varcato i confini della provincia di Roma scendendo in piazza venerdì anche a Valmontone trovando la solidarietà della consigliera regionale del Lazio Eleonora Mattia: “I trattori che hanno sfilato sul nostro territorio ci ricordano che è dovere delle Istituzioni, a tutti i livelli, sostenere questo comparto, che, oltre a rendere celebre il Made in Italy nel mondo, è strategico nel processo della transizione ecologica, i cui costi non possono essere scaricati solo sugli agricoltori e, a cascata, sui consumatori. Il rischio è di creare una frattura controproducente tra produttività e tutela dei redditi, da un lato, e sostenibilità ambientale e tracciabilità delle materie prime, dall’altro, contro l’invasione dei prodotti esteri che non rispondono agli standard di qualità dell’Ue. La Regione intervenga, proseguendo con gli investimenti di fondi Ue destinati alla riconversione sostenibile dell’agricoltura, e tuteli le eccellenze agroalimentari del Lazio quale elemento identitario dei nostri territori, instaurando subito un tavolo”.
La protesta degli agricoltori a Valmontone
Le ragioni delle proteste – Le radici delle proteste si intersecano, talvolta sono simili altre profondamente diverse. I rappresentanti dell’agricoltura industriale lamentano maggiori oneri finanziari, standard ambientali troppo onerosi a fronte di costi più elevati per carburante, pesticidi e fertilizzanti. Nel loro mirino è finito il Green Deal, il patto ambientale proposto da Bruxelles che chiedeva (anche) all’agricoltura una svolta in termini di sostenibilità e proponeva di distribuire diversamente i sussidi della Politica agricola comune. Nonostante il “patto verde” abbia finito per essere ampiamente annacquato dal Parlamento europeo, il settore è rimasto ancorato ai motivi del malcontento.
In Germania gli agricoltori sono in piazza da dicembre, dopo che il governo aveva tagliato sussidi e benefici agricoli vecchi di decenni, per risparmiare in un anno circa 900 milioni di euro sui 17 miliardi di tagli previsti dall’intera manovra finanziaria. A supportarli sono intervenute le forze di estrema destra, dall’Afd (in testa nei sondaggi), ai neonazisti del movimento Terza via. La pressione è stata tale che il cancelliere Olaf Scholz ha deciso di ammorbidire i piani, rendendo graduali i tagli ai benefici.
Una protesta che dal Centro Europa è arrivata anche nei Paesi del Mediterraneo, compresa Roma che – come annunciato dal leader della protesta calabrese – vedrà presto manifestare gli agricoltori anche nelle piazze dell’Urbe.
Non ci sono vittime né feriti, in casa c’erano due persone rimaste illese. Gli abitanti hanno raccontato del rumore e della caduta delle macerie
Esplosione in un appartamento, poco dopo le 11 di lunedì 5 febbraio, a Corsico, nell’hinterland milanese. Fortunatamente non ci sono state vittime né feriti: illese le due persone che si trovavano all’interno. Sul posto si sono precipitati i vigili del fuoco, le ambulanze del 118 e i carabinieri. L’esplosione è avvenuta in via Montello all’angolo con via Fratelli di Dio.
Gli abitanti hanno raccontato di un forte boato, poi hanno sentito il rumore delle macerie. L’appartamento coinvolto, completamente sventrato, si trova al sesto piano. Al momento dell’esplosione nell’appartamento si trovavano due persone, che sono rimaste completamenteillese. Secondo le prime informazioni, gli investigatori sospettano possa essersi trattato di una fuga di gas.
Un incendio ha colpito alle 6.20 un trasformatore nelle centrale elettrica di Terna a San Damaso, Modena. Essendo l’impianto ad altissima tensione, ovvero 380mila volt, prima dell’intervento si è resa necessaria la disalimentazione per lo spegnimento della centrale stessa. Sul posto, oltre al personale di Terna, anche due squadre dei vigili del fuoco da Modena.
Matteo Di Pietro: uccise bimbo con suv, youtuber patteggia 4 anni e 4 mesi. Al gip: “Provo dolore”. Non andrà in carcere. La madre di Manuel: “Eravamo preparati”
La pena, per i reati di omicidio stradale aggravato e lesioni, è stata ratificata dal gip di Roma. A Di Pietrosono state riconosciute le attenuanti generiche.
Di Pietro, spiega il suo avvocatoAntonella Benveduti, “non andrà in carcere. Credo che questa sia una condanna in linea con quelle che sono le finalità del nostro ordinamento, di rieducazione, risocializzazione proprie della sanzione penale. Sono cardini fondamentali del nostro ordinamento penale, previsti dalla Costituzione, e importanti nel valutare poi la correttezza di questa pena. Nessuna condanna può mitigare il grave lutto, la grave perdita“.
Di Pietro ha fatto dichiarazioni spontanee al gip e ha “espresso le sue scuse, il suo dolore. Ha riconosciuto nuovamente la sua responsabilità, come aveva già fatto nell’interrogatorio e ha espresso anche il suo desiderio di impegnarsi in futuro in progetti che riguardano la sicurezza stradale. Quindi un suo impegno sociale che lui stesso ha definito come ‘obiettivo sociale’“. Il giovane è apparso visibilmente commosso.
“Eravamo preparati, non è stata una sorpresa. Resta la tragedia per una famiglia, per una madre. Oggi abbiamo una condanna che rispettiamo ma non potrà restituire la vita di bimbo di 5 anni“, commenta Matteo Melandri, legale della madre di Manuel.
Le indagini hanno chiarito ogni aspetto. Di Pietro era alla guida della Lamborghini e correva oltre i limiti. Troppi, 120 chilometri orari in quel tratto di strada.
All’indomani della tragedia Theborderline aveva anche chiuso i battenti, travolti dai milioni di follower che li hanno abbandonati. Si sono anche scusati con la famiglia pubblicamente. Ma scuse e sentenze non potranno colmare il vuoto lasciato dal piccolo Manuel.
Investì bimbo di 5 anni con la Lamborghini, sì a 4 anni di carcere per Matteo Di Pietro: il 31 gennaio si decide sul patteggiamento
Si allarga la protesta degli agricoltori che alle porte di Milano paralizzano casello e strade: “Concimi, gasolio, costi altissimi. Andremo fino a Roma”
Melegnano (Milano)– 31 gennaio 2024
In un grato odore di letame, avanza la protesta trattorista degli agricoltori lombardi. Avanza nella nebbia anche una vacca, una bella frisona da 5 quintali, battezzata sul momento Ercolina 2. E con lei si torna di colpo agli anni delle grandi manifestazioni per le quote latte, «e allora sì che eravamo forti, quando innaffiavamo di latte o letame le autostrade venete…». Ma qui siamo in Lombardia, prima regione agricola d’Italia, «tutti molto incazzati, come vede». Anche nel resto d’Italia, veramente. Arrivano notizie di blocchi stradali a Orte, Bari, Orvieto, e da Puglia, Calabria, Sardegna, «si muove anche il Sud!», qui invece si blocca il casello di Melegnano, e di conseguenza tutta l’area a sud di Milano, e l’enorme polo della logistica che va verso Binasco,la strada provinciale 40 chiusa, polizia e carabinieri schierati a fare ordine pubblico, un poliziotto locale che si sbraccia disperato nell’ingorgo, «qui non si passa. Per quanto? Forse 5 giorni…»
E chi siete, voi? «Scriva che siamo incazzati. Ha scritto? Brava. Poi scriva che siamo il Coordinamento Nazionale Riscatto Agricolo, che vuol dare un futuro all’agricoltura e al made in Italy. Infatti, come vede, abbiamo solo bandiere italiane, nient’altro». Ma la conversazione è estremamente difficile, nel rombo dei 200 trattori a sirene spiegate, nella nuvola di gasolio che si alza al cielo, nello svincolo che porterebbe verso la A1, aperto e chiuso a intermittenza, arrancano quindi i tir Brt, qualcuno suona per simpatia, altri scenderebbero volentieri per aprirsi la strada a mazzate. «Stiamo facendola stessa cosa che succede in Germania. Protestiamo contro l’Europa.La crisi è profonda, i costi di concimi, gasolio, macchinari, tutto è altissimo», spiega Paolo Brigatti. Lei è portavoce, o qualcosa del genere? «No. Sono di Monza. Stamattina sono salito sul trattore e arrivato fin qua». E rivolgendosi al popolo, «oh, ma i 150 trattori da Varese, Como e Lecco? Li ho mica visti». Non pervenuti, grasse risate.
Si capisce che la causa scatenante di tutto è «la mancata proroga della sospensione dei tributi Irpef sui terreni agricoli. Messa nel 2015 da un governo di sinistra, e con la crisi nera che c’è, il governo di destra non l’ha prorogata». Poi ci sono le farine di insetti. «Dal 24 gennaio ce la ritroviamo in tutti gli alimenti. Il tipo di insetto è scritto in latino, e con il livello di alfabetizzazione nazionale…». Brigatti, che è allevatore di bovini da latte, e coltivatore di grano, orzo e mais, vorrebbe «che sulle confezioni delle brioches mettessero la foto dell’insetto. Così la mamma che sta allungando la mano per prenderla, vede il verme e capisce, no?». Comunque, «quest’anno abbiamo avuto un calo dei prezzi di vendita del 20-30 per cento. C’è il carrello tricolore del governo, che contiene i prezzi sugli scaffali. E noi? Il grano, da 29 euro al quintale, ce lo pagano diciotto».
Quindi, «visto che l’Irpef l’ha rimessa il governo, si ritroveranno i trattori a Roma». Oltre al letame, si sente un vago odore di Lega del tempo che fu, così su due piedi, affondati nel fango delle aiuole spartitraffico arate da altissimi trattori, i Case IH, i Lamborghini, i Deutz da 200 mila euro. «Dovremmo fare un partito. Non abbiamo più un referente politico, e se il governo non ci dà delle risposte…», allora l’ipotesi di un partito degli agricoltori si fa allettante come il sacco di mangime che si rovescia davanti alla mucca Ercolina 2, con il tricolore sul collo magro, «magna, magna, che domani non so se ce ne sarà ancora», dice il suo conducente (la vacca appartiene a Pietro Tavazzani, protagonista delle proteste contro le quote latte, l’Ercolina di allora la portò anche al G8 di Genova).
«Come vedi, qui non ci sono sindacati. Eppure, l’80 per cento di noi è iscritto alla Coldiretti. Ma la Coldiretti, e anche l’Unione, ci hanno detto di non fare proteste. Di protestare a Bruxelles, piuttosto». Sergio Corvini (300 ettari a Abbiategrasso), rimpiange i 10 ettari di suo padre: «Ci definiscono imprenditori, ma siamo solo schiavi dell’Unione Europea. Tutti questi sacrifici… Io non vado mai da nessuna parte, il mestiere ti impone di non avere mai un giorno di pausa». Gabriele Sacchi, di Trovo, provincia di Pavia: «Non ho reddito. Nessun utile, perché le spese di produzione sono troppo alte. Siamo costretti a chiedere contributi per non coltivare. Cioè, se non fai la monocoltura, sei costretto a fare il 4 per cento di incolto. È giusto? E poi c’è la fame nel mondo…».
«In Olanda gli agricoltori sono il primo partito, hanno vinto. Noi invece, siamo additati come i responsabili del riscaldamento globale», dice Brigatti. E Laura, con azienda agricola nel Parco Sud: «I cittadini capiscono la nostra fatica? A noi un chilo di riso viene pagato 40 centesimi, e sugli scaffali viene a 5 euro. Non c’è proporzione». Azienda famigliare, Laura è l’ultima generazione. «Abbiamo 1.500 pertiche, che sarebbero 100 ettari. È molto difficile andare avanti, ma questo ormai è un mondo di plastica», le pertiche non le capisce più nessuno.
Intanto si alza anche il fumo delle salamelle arrostite, nell’accampamento dove un’altissima catasta di legna segnala che «da qui non ce ne andiamo mica presto». E Samuele — anni 14 — dice la sua: «Ma come fai, oggi, ad aprire un’azienda agricola se non hai il ricavo, e l’aiuto». Studente di ragioneria, famiglia di allevatori ad Abbiategrasso, che futuro da allevatore avrà non è chiaro, ma lui sa cosa bisogna fare, adesso.
Il commando è entrato in azione all’altezza del bivio per Siligo, vicino all’Eurospin
Cagliari, 31 gennaio 2024
Violento assalto a un furgone portavalori sulla Statale 131 nel Sassarese. Un commando è entrato in azione all’altezza del bivio per Siliqua, vicino all’Eurospin, sbarrando la strada e bruciando alcuni mezzi per assaltare un portavalori della società Vigilpol. Il blitz è scattato verso le 8,20. Nello scontro a fuoco ci sono stati un morto e due feriti gravi: uno dei rapinatori è deceduto e due guardie giurate ricoverate con gravi ferite. Risulterebbe un altro ferito tra i rapinatori e altre quattro persone ricoverate in seguito a un tamponamento. La rapina a un portavalori con un conflitto a fuoco é stata compiuta questa mattina in provincia di Sassari. Un commando di banditi ha assaltato un furgone portavalori lungo la strada statale 131, all’altezza del bivio per Siligo in provincia di Sassari. I malviventi hanno aperto il fuoco ferendo un vigilante a una gamba e hanno dato alle fiamme un mezzo. Si sono dati alla fuga inseguiti dai carabinieri della Compagnia di Bonorva. La statale è bloccata in entrambe le direzioni e i militari sono impegnati in una caccia all’uomo lungo le strade della provincia, con numerosi posti di blocco.
Il commando era formato da almeno 5 persone che hanno bloccato la strada statale 131 Carlo Felice all’altezza del bivio per Siligo, con un autocompattatore di rifiuti e una catena. Sono stati sparati colpi d’arma da fuoco, uno dei quali ha ferito una persona a una gamba. Quando il blindato è stato costretto a fermarsi, i banditi hanno fatto scendere le guardie giurate per cercare di portare a termine il colpo.
Sono in corso le verifiche sul mezzo oggetto della rapina. Due furgoni sono stati incendiati in mezzo alla carreggiata e quattro persone sono rimaste ferite in un tamponamento durante le fasi dell’assalto armato. La strada è stata chiusa in entrambe le direzioni e il traffico deviato. Le fiamme sono state spente dai vigili del Fuoco e i feriti soccorsi dai mezzi del 118.
Il commando è poi fuggito con un pick-up e una Fiat Panda che sono stati ritrovati poco lontano. E’ scattato il dispositivo antirapina. Sul posto stanno operando carabinieri e polizia di Stato, alla quale sono state affidate le indagini.
Il ministero del Commercio di Pechino ha aperto un’inchiesta per dumping sui liquori Ue su richiesta della China Wine Industry Association
Campari, il nome sinonimo dell’italiano Spritz, crolla in borsa stamane insieme ad altre società del settore sulla scia dell’avvio da parte della Cina di una indagine antidumping su alcuni liquori provenienti dall’Unione Europea.
In tarda mattinata il titolo di Davide Campari-Milano NV quota 9,834 euro in calo del -2.15%, il peggior titolo dell’intero FTSE MIB. Le maggiori attese vedono un’estensione del ribasso verso l’area di supporto stimata a 9,77 e successiva a 9,7. Resistenza a 9,94. Ma la mossa cinese sta impattando sull’intero settore degli “spirits” europei: Pernod Ricard è in perdita alla Borsa di Parigi del 5,44%. Tonfo anche per Remy Cointreau che crolla del 10,89%, il peggiore dello STOXX 50 -0,85% eDiageo a Londra.
L’indagine del ministero partita su richiesta della China Wine Industry Association – ’indagine del ministero del Commercio cinese è partita, secondo quanto riporta Bloomberg, dopo aver ricevuto, il 30 novembre scorso, ha detto lo stesso ministero, una richiesta di indagine antidumping da parte della China Wine Industry Association, per conto dell’industria nazionale del brandy, riguardante l’importazione di alcolici dall’Ue.
I documenti forniti sono stati considerati sufficientemente gravida comportare l’apertura di un’indagine per dumping per il periodo dal primo ottobre 2022 al 30 settembre 2023, e di un’indagine per “danni industriali” dal primo gennaio 2019 al 30 settembre 2023. L’ambito di applicazione copre “gli alcolici importati a base di vino distillato in contenitori inferiori a 200 litri originari dell’Ue”. Nel comunicato stampa del ministero del Commercio cinese si parla espressamente di “brandy ottenuto dalla distillazione di vino d’uva in contenitori di capacità inferiore a 200 litri”.
Le parti interessate hanno 20 giorni per registrarsi per l’indagine e produrre informazioni pertinenti sull’identificazione, la quantità e il volume dei prodotti esportati o importati in Cina. L’indagine inizia il 5 gennaio 2024 e normalmente termina il 5 gennaio 2025. Può essere prorogata di sei mesi in circostanze particolari. Non sono stati comunicati i nomi delle società interessate.
A pesare sul titolo Campari è anche il taglio del target priceda parte di Deutsche Bank (a 11 euro da 12,6 euro per azione), in vista dei risultati annuali 2023 che saranno diffusi il 27 febbraio. Mantenendo una raccomandazione Buy, il broker si aspetta che il gruppo rinnovi la fiducia nella sua capacità di crescere più velocemente dei principali mercati di riferimento, con un ulteriore miglioramento dei margini in vista per quest’anno.
La ragazza, dopo aver estratto un coltellino dalla tasca, avrebbe colpito la coetanea alla schiena, alle braccia, alla testa e alla gola
Accoltella la compagna di classe a scuola, durante una lezione serale. È accaduto nella serata di ieri presso l’istituto tecnico Michelangelo Buonarroti di Caserta. Una 17enne è finita in manette per tentato omicidio, una 18enne è ricoverata con prognosi riservata all’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta.
La ricostruzione – I carabinieri della compagnia di Caserta sono intervenuti insieme al personale del 118 nella scuola, allertati dal personale scolastico. Secondo una prima ricostruzione, durante la lezione la 17enne avrebbe inveito contro la compagna di classe e, dopo aver estratto un coltellino dalla tasca, l’avrebbe colpita più volte alla schiena, alle braccia, alla testa e alla gola.
La lite – Un compagno di classe sarebbe intervenuto per separare le due studentesse che, secondo quanto si apprende, avrebbero più volte litigato. Sul caso indagano i carabinieri di Caserta, coordinati dalla Procura per i Minorenni di Napoli, che ha disposto il fermo della 17enne per tentato omicidio.
In Piemonte, Lazio, Sardegna, Basilicata, Puglia e Sicilia
Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha pubblicato sul proprio sito l’elenco delle aree idoneeper il deposito nazionale delle scorie nucleari, contenuto nella Carta Nazionale delle Aree Idonee (Cnai).
La Carta è stata elaborata da Sogin e Isin e individua 51 locazioni possibili.
Entro 30 giorni dalla pubblicazione della Carta, possono essere presentate le candidature a ospitare il deposito da parte di enti territoriali e strutture militari. Possono presentare candidature anche enti locali non indicati nella Cnai, chiedendo alla Sogin di rivalutare il loro territorio.
La Carta nazionale delle aree idonee per il deposito nazionale delle scorie radioattive (Cnai) è stata preparata dalla Sogin, la società pubblica per lo smantellamento degli impianti nucleari, che dovrà realizzare e gestire l’impianto. I 51 siti sono raggruppati in 5 zone ben precise, su 6 regioni.
– InPIEMONTE (5 siti) la zona adatta è in provincia di Alessandria, nei comuni di Bosco Marengo, Novi Ligure, Alessandria, Oviglio, Quargnento, Castelnuovo Bormida, Sezzadio, Fubine Monferrato.
– Il LAZIO ha il maggior numero di siti idonei (21), tutti nel viterbese, nei comuni di Montalto di Castro, Canino, Cellere, Ischia di Castro, Soriano nel Cimino, Vasanello, Vignanello, Corchiano, Gallese, Tarquinia, Tuscania, Arlena di Castro, Piansano, Tessennano.
– InSARDEGNA, gli 8 siti sono concentrati fra la provincia di Oristano e quella di Sud Sardegna, a Albagiara, Assolo, Usellus, Mandas, Siurgius Donigala, Segariu, Villamar, Setzu, Tuili, Turri, Ussaramanna, Nurri, Ortacesus, Guasila.
– Fra PUGLIA e BASILICATA sono concentrati quindici siti: fra la provincia di Matera (Montalbano Jonico, Matera, Bernalda, Montescaglioso, Irsina) e i comuni di Altamura, Laterza e Gravina, con una appendice nel Potentino, a Genzano di Lucania.
– In SICILIAsi trova la quinta e ultima zona, nel trapanese, con 2 aree idonee a Calatafimi, Segesta e Trapani.
– I CRITERI ADOTTATI. Nel 2021 Sogin aveva pubblicato una prima Carta di 67 aree potenzialmente idonee, la Cnai, basata su 28 criteri di sicurezza fissati dall’Isin, l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare. Fra questi criteri si sono la lontananza da zone vulcaniche, sismiche, di faglia e a rischio dissesto, e da insediamenti civili, industriali e militari. Sono escluse le aree naturali protette, quelle oltre i 700 metri sul livello del mare, a meno di 5 km dalla costa, con presenza di miniere e pozzi di petrolio o gas, di interesse agricolo, archeologico e storico. E’ richiesta infine la disponibilità di infrastrutture di trasporto. Su questa prima lista di 67 siti, è stata aperta una consultazione pubblica con gli enti locali e i cittadini interessati. Al termine di questa, Sogin ha stilato la lista finale dei 51 siti idonei.
Il movimento ambientalista prende di mira a Milano il Naviglio Grande e il Pavese, il liquido fosforescente, assicurano, non è dannoso
L’avevano annunciato nei giorni scorsi nelle loro chat, senza dare dettagli ma parlando di un’azione di protesta clamorosa. E infatti nel primo pomeriggio, a Milano in contemporanea con Venezia, Roma, Torino e Bologna, le acque dei fiumi e dei canali si sono tinte di verde fosforescente. Gli autori di questa azione provocatoria sono gli ambientalisti del gruppo Extinction Rebellion, che da mesi hanno deciso di manifestare in questo modo la loro preoccupazione per le sorti del pianeta.
Gli attivisti dell’associazione ecologista hanno versato il colorante fosforescente nelle acque del Canal grande a Venezia, del Naviglio Grande e del Pavese a Milano, come nel canale Moline del Reno a Bologna, nel Po a Torino e nel Tevere a Roma. Un’azione coordinata di protesta contro le gravi condizioni dell’ambiente e contro il cambiamento climatico.
Milano, 09 dicembre 2023
A Milano, i giovani – quasi tutti studenti universitari – si sono dati appuntamento in piazza XXIV Maggio, per poi recarsi a piedi sui navigli, cuore della movida nel capoluogo meneghino. Lì hanno spiegato che manifestazioni analoghe erano previste in contemporanea anche a Roma, Venezia, Torino e Bologna. Cosa che poi si è puntualmente verificata. In tutte le città sono stati improvvisati piccoli comizi per spiegare i motivi del gesto alla gente che assisteva alla colorazione delle acque.
Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, poiché è la seconda volta che le acque vengono tinte nella città lagunare che ha un equilibrio così delicato, ha chiesto che vengano fermati e denunciati gli autori di questa iniziativa: “Spero che gli eco vandali vadano in galera”, ha detto.
Gli attivisti protestano contro l’inefficacia delle discussioni che si stanno svolgendo alla Cop 28: fra i loro obiettivi anche il direttore del forum internazionale che accusano di essere legato agli interessi delle compagnie petrolifere.
Il colorante versato nelle nelle acque del Naviglio a Milano, come nelle altre città – assicurano – è la “fluoresceina”, colorante usato in geologia per tracciare i corsi d’acqua sotterranei, “non dannoso per l’ambiente e per gli animali”.
Milano, 09 dicembre 2023Milano, 09 dicembre 2023
A Milano è stato fatto fuoriuscire da una casa di cartone che è stata fatta affondare nelle acque gelide del naviglio, mentre i manifestanti, tutti studenti attorno ai 20 anni non nuovi a questo tipo di iniziative, col megafono spiegavano dal ponte dedicato alla poetessa Alda Merini, i motivi della loro manifestazione.
Torino, 09 dicembre 2023Bologna, 09 dicembre 2023
A Torino, la “casa affondata” era in mezzo al Po, di fronte ai Murazzi e nel frattempo, mentre le acque del fiume si tingevano di verde, uno striscione di 45 metri quadri è stato srotolato dal ponte Vittorio Emanuele I di Piazza Vittorio. A Venezia tre persone si sono calate dal Ponte di Rialto, aprendo uno striscione con scritto “Cop28: mentre il governo parla, noi appesi a un filo“. A Roma gli attivisti hanno esposto sull’isola Tiberina un grande striscione con la scritta “Mentre il governo parla, il mondo collassa! Agire ora!“.
“E’ un’azione civile non violenta che esprime il nostro disagio e la nostra presa di distanza dall’ipocrisia con cui vengono trattate le questioni ambientali a livello mondiale: non abbiamo più tempo per azzerare le emissioni nell’atmosfera. Una casa sta annegando in questo Naviglio per rappresentare l’Italia che affonda colpita dalle alluvioni e da altri eventi meteo senza precedenti, compreso la tempesta di luglio che ha abbattuto migliaia di alberi a Milano – spiega una delle manifestanti milanesi, 22 anni, studentessa di Filosofia vicina alla laurea magistrale –. Stiamo cominciando tutti ad accorgerci sulla nostra pelle delle conseguenze delle politiche sbagliate dei governi a livello mondiale. Anche alla Cop28 presieduta dall’amministratore delegato dall’Abu Dhabi national Oil company che ha interessi contrari a quelli che sono gli scopi della conferenza, uno che sostiene che non c’è scienza dietro a chi vuole abolire il fossile”.
Molta curiosità tra i passanti che affollavano le zone attorno ai corsi d’acqua diventati verdi fosforescenti. Tutti a fotografare le acque colorate di verde fosforescente che lentamente si allargavano per centinaia di metri. Nei luoghi dove sono state inscenate le manifestazioni, sono arrivate pattuglie dei carabinieri che hanno provveduto ad identificare gli autori dei blitz ambientalisti.
Venezia, 09 dicembre 2023Roma, 09dicembre 2023
Fluoresceina nel Canal Grande a Venezia, 28 attivisti portati in questura – “Dopo l’azione di oggi, 28 persone sono State portate in questura a Venezia e si trovano tutt’ora in stato di fermo. Tra di loro anche i fotografi e l’ufficio stampa“. Così in una nota Extinction Rebellion, che aggiunge: “Quello che è successo è gravissimo. Il sindaco Brugnaro, in spregio a qualsiasi regola democratica, ha annunciato sulle pagine social di voler denunciare Extinction Rebellion e auspicando che le persone in azione oggi finiscano in galera, dimenticandosi che le pene le decidono i magistrati e non i politici. Come dichiarato a mezzo stampa oggi, il colorante usato oggi è semplice fluoresceina. Un sale innocuo usato da geologi, speleologi o anche da idraulici come tracciante e addirittura per segnalare la posizione di subacquei dispersi in mare. Quando lo scorso maggio per errore venne sversata nel Canal Grande di venezia, infatti, gli esperti furono unanimi nell’escludere un pericolo per le persone e per fauna e flora. Oggi, invece, il sindaco inveisce contro chi ha voluto denunciare in modo estremamente pacifico e trasparente l’inadeguatezza dei governi di fronte ad una crisi che sta mettendo in ginocchio l’Italia intera. Qualsiasi denuncia sarà completamente pretestuosa e finalizzata a reprimere qualsiasi forma di dissenso, che nella vetrina di Venezia non è ormai più consentito“, termina la nota.
Sulla Milano-Torino vicino al ponte sul Ticino. I rapinatori sono in fuga. Nell’altro episodio, spari e auto fiamme in Ogliastra. Statale 125 bloccata, non ci sono feriti
È stata riaperta al traffico dopo pranzo l’autostrada A4 Torino-Milano su entrambe le carreggiate nei dintorni di Novara.
Era stata chiusa intorno alle 6.30, dopo che si era verificato un tentativo di rapina a un furgone portavalori, poco dopo le 6. la circolazione è ripresa regolarmente.
I malviventi che hanno tentato di bloccare un furgone portavalori con un tir di traverso sulla A4, nella zona di Novara, sono in fuga. La polizia stradale li sta cercando in Piemonte e in Lombardia. L’episodio, a quanto si apprende, non risulta avere causato feriti, né per quanto riguarda il furgone portavalori e il mezzo pesante usato per tentare la rapina, ma nemmeno tra gli automobilisti in transito.
Trasportava oro il portavalori protagonista di un tentativo di assalto stamani. Per fermare il furgone, a quanto si apprende, sono stati esplosi alcuni colpi d’arma da fuoco, ma sembra non indirizzati contro il furgone, bensì in aria. Il portavalori, collegato al gruppo di vigilanza Battistolli di Vicenza, aveva a bordo due persone, ovvero l’autista e un’altra guardia giurata. Quando l’autista si è accorto della manovra del tir, che avrebbe poi sbarrato l’intera carreggiata in direzione Torino, anziché frenare ha accelerato il più possibile ed è riuscito a sorpassare il mezzo pesante senza restare bloccato. È a quel punto che sarebbero stati esplosi dei colpi d’arma da fuoco, ma il furgone ha proseguito nella fuga dall’assalto. L’improvvisa e notevole accelerata, a quanto viene riferito, avrebbe fatto scattare come da procedura un apposito segnale gps verso la centrale operativa del gruppo di sicurezza privata, che a sua volta avrebbe quindi avvisato la polizia stradale. Terminati i rilievi sul posto e pulite entrambe le carreggiate dai chiodi a tre punte, gli investigatori sono alla ricerca dei malviventi che hanno tentato il colpo.
L’autista del furgone portavalori scampato a una rapina sull’autostrada A4 Torino-Milano, nei dintorni di Novara, viene sentito in queste ore dalla polizia stradale nella caserma di Novara Est. Proprio qui, a circa due chilometri da dove è stato tentato l’assalto, l’uomo aveva cercato rifugio, dopo essere riuscito a dribblare il tir che ha tentato di sbarrargli la strada, poco dopo le 6 di stamattina. A quanto si apprende, i malviventi sarebbero stati almeno otto, in due gruppi, e avrebbero cercato di sbarrare entrambe le carreggiate di marcia, da una parte con un tir e dall’altra con un altro mezzo, gettando a terra anche chiodi a tre punte. L’autista del furgone però è riuscito a scappare dall’agguato, dirigendosi dalla polizia. L’agguato non risulta avere causato feriti, né incidenti. Sul posto sono ancora in corso i rilievi della polizia scientifica, anche per verificare la causa di alcune esplosioni sentite da alcuni automobilisti, che non è chiaro se siano state provocate da spari o da fumogeni. Al momento non sono stati rinvenuti bossoli.
Assalto a portavalori in Ogliastra, spari e auto in fiamme – Sono stati attimi di terrore quelli che questa mattina hanno preceduto l’assalto al furgone portavalori della Mondialpol sulla statale 125 a Tertenia, in Ogliastra. Prima di entrare in azione i malviventi hanno incendiato una catasta di pneumatici e bloccato il portavalori sia davanti che dietro, con due furgoni probabilmente rubati prima.
Dal mezzo della Mondialpol il commando armatao ha fatto scendere i vigilantes e poi con un ordigno ha fatto saltare lo sportello posteriore dal quale avrebbero poi sottratto i soldi, ma non è chiaro se l’operazione sia riuscita. Gli inquirenti, infatti, ancora mantengono il più stretto riserbo sul bottino.
Nel frattempo il commando ha sparato vari colpi di pistola, incendiato i due camion utilizzati per sbarrare la strada e lo stesso furgone della Mondialpol prima della fuga. I malviventi hanno pensato anche ad incendiare un autoarticolato per evitare i soccorsi provenienti dalla zona di San Vito. Sul posto sono subito giunti i carabinieri del Nucleo Investigativo di Nuoro e della Compagnia di Jerzu. Hanno già sentio l’autista del furgone della Mondialpol e gli autisti e i passeggeri dei vari mezzi che passavano da quelle parti. Sul posto sono arrivate anche le squadre dei vigili del fuoco di Lanusei, Tortolì e San Vito che sono riusciti a spegnere le fiamme in tarda mattinata.
Alessandro Meluzzi (Napoli, 9 ottobre 1955) è uno psichiatra, personaggio televisivo, saggista ed ex politico italiano
Sono gravi le condizioni di Alessandro Meluzzi, 68 anni, psichiatra e criminologo noto anche per essere di frequente ospite di trasmissioni televisive, per le sue posizioni spesso conservatrici che lo hanno fatto finire al centro di polemiche.
Ieri pomeriggio ha avuto un malore mentre si trovava nel suo studio di Rimini ed è stato portato d’urgenza dal 118 prima all’ospedale riminese e poi al “Bufalini” di Cesena, dove sarebbe stato sottoposto ad un intervento chirurgico. Sulla sua pagina Facebook è apparso il messaggio «Preghiamo uniti» e un’immagine con preghiere alla Madonna.
La situazione clinica, dopo l’operazione, sarebbe stabile. Nato a Napoli, risiede in Piemonte ma ha mantenuto contatti con Rimini, città materna, dove ha uno studio professionale. Come criminologo è stato consulente della difesa di Rudy Guede, di Massimo Giuseppe Bossetti e di recente anche di Giovanni Padovani, il 28enne attualmente a processo a Bologna per l’omicidio dell’ex fidanzata Alessandra Matteuzzi.
Proprio domani è in programma un’udienza in Corte di assise di Bologna, dove i periti dei giudici avrebbero dovuto rispondere anche alle sue argomentazioni, quando ha sostenuto l’incapacità di intendere e di volere dell’imputato.
«Secondo me è un matto pericoloso. E se avesse intrapreso prima le terapie farmacologiche alle quali è sottoposto ora non saremmo arrivati a questo punto», ha detto. I periti del tribunale hanno invece concluso in senso opposto. Un passato in politica, è stato senatore tra il 1994 e il 2001, eletto con il Polo per le Libertà e Forza Italia, poi passato in seguito, tra l’altro, all’Unione democratica per la Repubblica di Francesco Cossiga, alla Federazione dei Verdi poi ad un gruppo che aderì all’Udeur di Clemente Mastella. Ha fondato nel 2017 il partito anti islamizzazione, diventando presidente onorario.
E’ anche diacono della Chiesa cattolica greco-melchita, ha lasciato il cattolicesimo per entrare nella Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala, diventando ‘primatè d’Italia fino al 2020. Nel 2021, in piena epoca Covid, venne sospeso dall’ordine dei medici di Torino per inosservanza dell’obbligo vaccinale. Aveva più volte manifestato in tv posizioni contrarie alla vaccinazione e ha partecipato anche ad appuntamenti di piazza sul tema.
Tra le polemiche di cui è stato protagonista ci fu quella per aver postato, su Twitter, un fotomontaggio dell’ingresso di Auschwitz con la scritta «Andrà Tutto Bene» che aveva accompagnato le settimane del lockdown. «Alessandro è troppo importante per non tornare a dirigere la difesa della verità», scrive Red Ronnie, che oggi avrebbe dovuto incontrarlo. Tanti i messaggi di incoraggiamento, tra cui quello del sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi.
Le auto danneggiata dal crollo del muro di contenimento di via Ponziano
Chiusa la strada dalla polizia locale. Nessuno è rimasto ferito
Un muro di contenimento è crollato da una collina fraTrastevere e Monteverde, nella zona di Porta Portese. Tragedia sfiorata nella notte a Roma. Un cedimento avvenuto fortutamente quando in strada non transitava nessuno, non tanto per i proprietari di quattro veicoli, finiti praticamente distrutti dai massi crollati.
Crolla muro in via di Ponziano – Il muro è crollato poco dopo le 3:00 della notte fra il 30 novembre e l’1 dicembre in via di Ponziano. Il cedimento dalla cosiddetta Collina di Monteverde, dove sussistono alcune abitazioni, all’altezza del civico 15. Dei grossi massi che hanno colpito quattro veicoli – tre auto e un furgone – parcheggiati sulla strada.
Strade chiuse – Sul posto sono intervenuti gli agenti dei gruppi Marconi e Monteverde della polizia locale di Roma Capitale. In strada un uomo, residente in una casa sopra alla collina, che ha lasciato l’abitazione di propria iniziativa a scopo cautelativo. Fino alle operazioni di messa in sicurezza, via di Ponziano è stata chiusa – ad eccezione del traffico locale – da viale Trastevere, da via Parrasio e da via Segneri. Chiuso anche un tratto di via Segneri, da via Parini a via di Ponziano. Idem su via Parrasio, interdetta al traffico veicolare da via Segneri al civico 32.
Tragedia sfiorata – “La tragedia sfiorata nei pressi della Collina Monteverde – dichiara Giovanni Picone capogruppo della Lega al municipio XII – deve riaprire il tema del controllo del territorio anche per il rischio idrogeologico, con Roma Capitale che ogni anno su questa emergenza perde la possibilità di attingere fondi dalla Regione Lazio per carenza di progettualità, minando la sicurezza dei cittadini. Ci aspettiamo ora una risposta forte e immediata, pronta anche una specifica commissione Trasparenza per capire anche se tutti i controlli siano stati effettuati preventivamente, su un tratto di strada che già visibilmente poteva portare a queste conseguenze“.
Il dibattito tra i residenti – Il crollo ha acceso il dibattito dei residenti sui social: “Cose da pazzi. Non c’è manutenzione se ne fregano – tuona una residente -. Qui in via di Donna Olimpia e via Toscani abbiamo le cornici dei balconi staccate, a rischio continuo. Non parlando dell’asfalto. Non capisco perché il sindaco invece di mandare solo i vigili a fare multe non fa sanare il nostro quartiere che dovrebbe essere, o almeno lo era fino a 40 anni fa, di livello alto”. “La fine che farà, se non intervengono, il muro in via Donna Olimpia davanti al civico 30, portandosi dietro gli alberi che segnalava giorni fa un’altra persona“, scrive un altro residente. E ancora: “Tutta la collina minaccia di venir giù e da parecchio tempo. Tutta la parte di via Traversari, via Dall’Ongaro (lato panorama), non è che mi ispira tanta fiducia“.
Panico nel più grande ospedale d’Europa. Sul posto le squadre dei vigili del fuoco. Rotte alcune tubature al piano -2. Nessun ferito
30 novembre 2023
Il vapore è salito dagli scantinati del pronto soccorso del più grande ospedale d’Europa, i macchinari della quarta chirurgia si sono surriscaldati e l’allarme incendio è scoppiato nel giro di pochi secondi poco dopo le 20,30. Una serata da panico al Policlinico Umberto I per la rottura di una tubatura dell’acqua calda che, in un primo momento, è stata valutata come l’inizio di un rogo. Non ci sono pazienti intossicati ma di certo c’è stata paura tra i ricoverati e i parenti quando è suonato l’allarme.
Trenta i pazienti spostati da un’ala all’altra del pronto soccorso, nella cittadella sono arrivati cinque mezzi dei vigili del fuoco, la protezione civile e anche il carro del nucleo Nbcr per le esalazioni chimiche. «Il dispositivo di soccorso si è messo in moto per la segnalazione di un incendio perché il vapore ha coinvolto la porzione di controsoffitto dei corridoi e il calore ha agito su alcuni macchinari sprigionando esalazioni plastiche, è stato riferito in prima battuta – spiega un vigile del fuoco – In realtà era solo vapore».
Le lanterne illuminano di rosso via del Policlinico dove fanno capolino decine di luci blu. Gli infermieri si affannano a tenere lontano giornalisti e curiosi dall’entrata del pronto soccorso. L’emergenza ha comunque rivoluzionato la serata. Chi arriva all’area di emergenza deve fare il giro su viale Regina Elena e al pronto soccorso per le prime ore «sono stati accolti i codici rossi», dice un medico.
Sta di fatto che, incendio o no, qualcosa è andato storto nelle viscere del Policlinico Umberto I e la tensione vicino alla guardiola è palpabile. Meglio tenere lontano occhi indiscreti prima di accertare cosa realmente è accaduto. Alle 22,30 i mezzi dei vigili del fuoco rimangono ma per ultimare le operazioni di un allagamento e non certo di un incendio.
“Gradualmente l’attività del pronto soccorso verrà ripristinata al 100%. I degenti sono stati spostati nell’area adiacente al pronto soccorso. Stiamo procedendo i ricoveri, se necessario, in sovrannumero nei reparti del pronto soccorso. L’agibilità è totale, adesso è soltanto un problema di pulizia dei percorsi e di ripristinare tutto“, spiega Francesco Pugliese, direttore dipartimento d’emergenza del policlinico.
“Mi trovavo nel reparto, nei corridoi, abbiamo sentito scattare l’allarme. Siamo usciti fuori e abbiamo visto del fumo. Spaventati? Un pò sì, ma la situazione è tranquilla“. Lo afferma una specializzanda mentre esce dal policlinico “L’ora? Credo intorno alle 20.30“, aggiunge la ragazza a pochi minuti dall’intervento dei vigili.
L’incidente riporta subito alla mente i venti anni persi per sanare la struttura e aggiustare il tiro su disservizi e disagi. Un periodo lunghissimo in cui attorno al Policlinico Umberto I sono prevalsi discutibili interessi politici e ha dominato l’inefficienza, relegando in un angolo le esigenze dei malati che nel cuore della capitale, dove si formano anche i medici dell’università «La Sapienza», continuano troppo spesso a doversi rassegnare.
I soldi per ristrutturare quella cittadella della sanità ci sono: 242 milioni di euro. Ma cambiando ben cinque progetti dalla fine del secolo scorso ad oggi è stato fatto assai poco.
Col risultato che adesso serviranno risorse maggiori, secondo l’Anac, per portare a compimento l’opera e si rischia pure di perdere i fondi del Pnrr. A descrivere nel dettaglio un simile quadro a tinte fosche, con una delibera che suona come un pesantissimo atto d’accusa tanto per la politicaquanto per i vertici della sanità, è stata infatti proprio l’Autorità nazionale anticorruzione.
L’Anac ha indagato per un anno sulla riqualificazione dell’Umberto I rimasta al palo. Il progetto va avanti dal 2000 e dall’Authority sottolineano che in 23 anni non c’è stato «il concreto avvio di alcun lavoro, ma solo il pagamento di parcelle per comitati, piani e consulenze». Di più: «I fondi, in origine previsti per la ristrutturazione di tutti i 46 edifici che compongono il complesso ospedaliero, sono oggi appena sufficienti per la ristrutturazione di 17 edifici». Precisando che i «costi sono lievitati all’infinito per un progetto già finanziato nel 1998 per un importo di 241 milioni e 879mila euro, senza nel frattempo aver fatto nulla».
I vigili del fuoco sono intervenuti all’ospedale di Montorso,nel Vicentino, per soccorreredue operai rimasti bloccati sul cestello di una piattaforma aerea a oltre 20 metri d’altezza: nessuna persona è rimasta ferita.
I due erano intenti a lavorare sulla struttura metallica esterna, quando il cestello si è bloccato. Arrivati da Schio insieme a un tecnico del noleggio della piattaforma, i pompieri hanno agito sulle manovre di emergenza del camion, facendo raggiungere ai due operai un terrazzo 8 metri più in basso.
I due uomini sono stati raggiunti dai vigili del fuoco, assicurati e portati in salvo a terra. Sul posto il personale dello Spisal, per l’indagine dell’incidente. Le operazioni di soccorso sono terminate dopo circa un’ora.
La Capitale è terminata al terzo posto, dietro anche a Busan. La città costiera della Corea del Sud ha ottenuto 29 voti, contro i 119 della capitale dell’Arabia Saudita.
Un sogno che si conclude nel peggiore dei modi. Se sembrava già complicato per Roma spuntarla nella corsa a Expo 2030, la votazione del BIE ha sancito una sconfitta senza appello per la Capitale: a ospitare l’esposizione universale sarà, infatti, Riad, capitale dell’Arabia Saudita, paese che sta diventando più centrale per i grandi eventi globali, sportivi e non.
Roma, nonostante le speranze di andare al ballottaggio si è piazzata al terzo posto, l’ultimo visto che le candidate erano tre, dietro a Busan. La città costiera della Corea del Sud si è aggiudicata 29 voti, troppo pochi per andare al ballottaggio con Riad che ha convinto i due terzi dei 182 paesi membri a scegliere la capitale dell’Arabia Saudita come città ospitante dell’Expo 2030.
Per l’Italia non è bastato il grande lavoro profuso nel corso dei mesi e i numerosi appelli di personalità di spicco del Bel Paese per superare la concorrenze dei miliardi sauditi, ma neanche per tenere in vita una partita che è fin da subito sembrata proibitiva. Milano nel 2015 rimarrà così un esempio unico da seguire nei prossimi anni.
Nessuna persona ferita, vigili del fuoco al lavoro a Udine
(ANSA) – Udine, 09 novembre 2023
Una dozzina di famiglie, per un totale di circa 20 persone, sono state evacuate precauzionalmente da un condominio di Udine a seguito di un’esplosione che si è verificata stamani durante alcuni lavori di ristrutturazione dello stabile: un montacarichi ha urtato un cavo dell’alta tensione, con il coinvolgimento e lo scoppio della tubatura del gas. Nessuna persona è rimasta ferita, né tra gli operai né tra i condomini.
Sul posto stanno operando i vigili del fuoco del comando di Udine e del distaccamento di Cividale Da quanto si è appreso, il manovratore del mezzo di cantiere, che non è stato colpito dalla scarica elettrica, ha spento con un estintore le fiamme del tubo del gas vicino al mezzo d’opera. I vigili del fuoco hanno poi provveduto a estinguere le fiamme dei contatori del gas e hanno iniziato le operazioni di messa in sicurezza dell’area che ha comportato la chiusura al traffico di via Piutti e parte di via Baldasseria. Al termine della bonifica, gli sfollati potranno far rientro nei loro appartamenti. Sono intervenuti, per le indagini, la polizia e la polizia locale. (ANSA).
Sette in tutto gli indagati per i quali la Procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio. L’imprenditore: “Non so assolutamente niente degli episodi che mi vengono contestati”. Nell’elenco anche il segretario generale Cisal Franco Cavallaro e la segretaria generale del ministero del Lavoro Concetta Ferrari per i quali gip e Riesame hanno bocciato la richiesta di arresti domiciliari
Concorso in corruzione aggravata. Questo il reato per il quale la Procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio per 7 indagati. Il gup ha fissato l’udienza preliminare per il 24 novembre. Gli indagati sono: il segretario generale del sindacato Cisal Franco Cavallaro, 58 anni, di Dinami, in provincia di Vibo; il segretario generale del Ministero del Lavoro Concetta Ferrari, 64 anni, di Roma; Fabia D’Andrea, 58 anni, di Roma, all’epoca dei fatti vice capo di Gabinetto del ministro del Lavoro; Danilo Iervolino, 45 anni, di Palma Campania (Na), già al vertice dell’Università Pegaso e attuale presidente della Salernitana calcio; Mario Miele, 57 anni, di Casamarciano (Na); Francesco Fimmano‘, 55 anni, di Frattamaggiore (Na); Antonio Rossi, 38 anni, di Marsala (Tp).
Cavallaro, secondo l’accusa, al fine di ottenere la scissione parziale del patronato Encal-Inpal in patronato Encal-Cisal e patronato Inpal avrebbe corrotto Ferrari e D’Andrea alcuni “favori“. In particolare (d’intesa con Miele), Cavallaro avrebbe richiesto a Iervolino l’assunzione di Rossi (figlio della Ferrari) quale professore dell’Universita’ Pegaso. Cavallaro e’ poi accusato di aver pagato una vacanza a Tropea alla Ferrari e al marito, oltre al noleggio di una barca e regali come una borsa di pregio e una cravatta al marito della Ferrari. Avrebbe poi “sponsorizzato” due persone di interesse della D’Andrea.
La scissione parziale del patronato Encal-Inpal in patronato Encal-Cisal e patronato Inpal – ottenuta a giugno 2019 dopo l’iniziale diniego dell’anno precedente – ha consentito la conservazione dello status di Patronato con conseguente mantenimento in favore di entrambi delle sovvenzioni pubbliche, delle sedi e del patrimonio in loro possesso. In caso di scissione totale, invece, tali benefici sarebbero stati tutti persi. Iervolino, difeso dall’avvocato Giuseppe Saccone, replica: “Non so assolutamente niente degli episodi che mi vengono contestati. Non sono mai stato al ministero del Lavoro. Sono ossessionato dal rispetto della legge”.
Nei confronti di Ferrari e Cavallaro, la Procura aveva chiesto gli arresti domiciliari. L’istanza è stata respinta prima dal gip e poi, per carenza di indizi, anche dal Tribunale del Riesame.
Parti offese nell’inchiesta il Ministero del Lavoro, il Patronato Inpal e l’Universita’ telematica Pegaso. In una nota, l’Ateneo precisa “che si tratta di una vicenda precedente all’attuale gestione, per la quale è stata fornita piena collaborazione alla Procura, che ha qualificato Università Pegaso come parte lesa e si riserva di ricorrere in tutte le sedi a propria tutela“.