Nel capoluogo campano il dato è in aumento rispetto all’anno scorso. In tutta Italia sono stati 770 gli interventi dei vigili del fuoco per incendi riconducibili ai festeggiamenti
Foto di repertorio – LaPresse
Come ogni Capodanno arrivano puntuali i primi bollettini di vigili del fuoco e forze dell’ordine sui festeggiamenti dell’ultimo dell’anno. Iniziamo dalla provincia di Napoli. Il bilancio è di 57 feriti, di cui 11 minori. Un dato in aumento rispetto all’anno scorso quando i feriti furono 36. La buona notizia è che nessuno risulta in gravi condizioni.
A Giugliano in Campania un uomo è rimasto ferito da un proiettile esploso da un’arma da fuoco. Tutte le altre persone che hanno dovuto fare ricorso alle cure ospedaliere sono rimaste ferite a causa di fuochi d’artificio. La maggior parte delle ferite riguarda mani e occhi, per schegge e lievi ustioni dovute allo scoppio di petardi e botti di Capodanno. Tutti i minori sono stati medicati e risultano nell’elenco dei 41 dimessi,mentre 16 adulti restano al momento ricoverati nei vari ospedali sotto osservazione per accertamenti.Un 24enne di Romasi sarebbe ferito per due volte nella stessa notte.
Sono stati segnalati vari incendi. Al Vomero sono andati a fuoco un balconedi un palazzo e un locale inaugurato solo un mese fa. A Torre Annunziatac’è stata una rissa in via Gino Alfani (su NapoliTodaytutte informazioni aggiornate).
Il bilancio degli incendi – In tutta Italia sono stati 770 stanotte gli interventi dei vigili del fuoco per incendi riconducibili ai festeggiamenti di Capodanno, 112 in meno rispetto allo scorso anno, quando furono 882. Il numero maggiore in Emilia Romagna, dove sono stati 114. Gli altri interventi sono stati in Lombardia 113, Veneto e Trentino Alto Adige 77, Campania e Toscana 69, Puglia 68, Piemonte 63, Lazio 61, Friuli Venezia Giulia 36, Liguria 31, Marche 24, Sicilia 16, Abruzzo 12, Basilicata 8, Calabria 6, Umbria 3, Sardegna e Molise 0.
A Roma 28 feriti, un uomo è morto ad Acilia – Le notizie che arrivano dalle altre grandi città sono ancora parziali. A Roma i feriti sono stati 28 secondo un primo bilancio provvisorio stilato dalla Questura. Nessuno di questi sarebbe in pericolo di vita. A riferire i numeri, ai microfoni di RaiNews 24, è stato Marco Piccione, commissario capo della Questura di Roma. Che ha aggiunto: “Abbiamo ricevuto circa 500 chiamate, seguite da 250 interventi legati per lo più all’esplosione di fuochi pirotecnici” (qui gli aggiornamenti). Ad Acilia, sul litorale romano, nel tardo pomeriggio di ieri un uomo di 63 anni è morto dopo che un petardo gli è esploso in mano. La vittima sarebbe deceduta per una grave emorragia provocata dall’amputazione della mano.
Tre feriti gravi a Torino – A Torino tre persone sono rimaste ferite in modo non grave dall’esplosione di petardi. Si tratta di due 50enni e di una ragazzina 16enne che a seguito delle lesioni riportate agli arti superiori sono stati accompagnati in ospedale in codice verde dai sanitari del 118 di Azienda Zero. Intorno alle 5 di questa mattina le richieste arrivate alla centrale operativa dei vigili del fuoco erano circa il 50% in più di una notte normale. Nel capoluogo piemontese, il 35% delle chiamate ha riguardato casi di intossicazione etilica tra i ragazzi, ma non solo giovani, o traumi conseguenti alla condizione di alterazione alcolica come incidenti stradali e cadute.
Raffica di risse nel Milanese – A Milano, secondo quanto risulta a MilanoToday, i vigili del fuoco hanno effettuato più di 100 interventi.Decine di questi hanno riguardato intossicazioni etiliche di cui hanno fatto le spese anche ragazzini minorenni.
In zona Baggio è scoppiata una rissa intorno alle 0.40 e un uomo è stato portato al San Carlo in codice verde. Altre baruffe sono state segnalate a Cesate, Bollate, Senago Magenta e Paderno. Un’altra rissa è avvenuta in corso Como intorno alle 4 del mattino. In via Vitruvio sono rimasti feriti una ragazza e un ragazzo di 27 anni, e un 24enne in via Gallarate (tutti gli aggiornamenti su MilanoToday).
Il bollettino a Bari – A Bari un uomo di 46 anni è stato trasportato e ricoverato al Policlinico questa notte a seguito di una grave lesione all’occhio sinistro, con rischio di perdita della vista. Nel comune di Corato, sempre in Puglia, due giovani di 22 e 26 anni hanno riportato lievi escoriazioni al viso e alla fronte. Nel Barese quattro persone sono state denunciate in stato di libertà e 5 quelle arrestate a seguito del sequestro di ingenti quantitativi di fuochi d’artificio, di categoria vietata e privi delle necessarie certificazioni, per un peso complessivo di 3.787 chilogrammi.
CLAVIERE – Un grave distacco nevoso si è verificato oggi, intorno alle ore 14:00, nel comprensorio sciistico di Claviere, interessando un’area critica situata tra i tracciati battuti e le zone dedicate al fuoripista. L’allarme è scattato immediatamente, mobilitando una macchina dei soccorsi imponente e coordinata per fronteggiare l’emergenza in quota. Sul luogo del sinistro sono prontamente intervenuti gli elicotteri del 115 e del 118, supportati dalle squadre di terra dei Vigili del Fuoco e del personale sanitario. Fondamentale l’apporto dei tecnici del Soccorso Alpino, giunti sul posto con unità cinofile specializzate, e dei Carabinieri sciatori, impegnati nelle operazioni di messa in sicurezza dell’area e nel primo pattugliamento della valanga.
Si cercano eventuali dispersi sotto la neve a Claviere – Al momento, la situazione resta in costante evoluzione e la priorità assoluta dei soccorritori è la bonifica dell’accumulo nevoso. Non è ancora stato possibile stabilire con certezza il numero esatto delle persone coinvolte nel distacco, né l’eventuale presenza di feriti o sepolti. Le squadre di soccorso stanno operando con la massima celerità, utilizzando sonde e rilevatori ARVA per individuare possibili segnali sotto il manto bianco. Le autorità locali raccomandano la massima prudenza e invitano a evitare la zona per non intralciare le delicate operazioni di ricerca, mentre si attendono aggiornamenti ufficiali sull’esito dei sopralluoghi tecnici.
È accaduto nel cuore della movida di Napoli. Il giovane è stato operato d’urgenza: ha subito l’asportazione della milza
Bruno Petrone, 18 anni, vittima di aggressione (foto da pagina Instagram Sorrento 1945)
Un inseguimento breve, feroce. Due colpi inferti con precisione: uno al fianco uno al ventre, che hanno mandato in ospedale il 18enne Bruno Petrone, calciatore dell’Angri, squadra della provincia di Salerno. Tutto fa pensare a un’azione mirata, quasi una spedizione punitiva, quanto accaduto nella notte tra il 26 e il 27 dicembre nel cuore della movida di Napoli. Il giovane è stato operato d’urgenza, ha subito l’asportazione della milza. La prognosi resta riservata, ma i sanitari con il trascorrere delle ore sarebbero cautamente ottimisti.
L’accoltellamento di Bruno Petrone, il 18enne in forza all’Angri – È l’1.15 quando ai carabinieri della compagnia Napoli Centro arriva la segnalazione. Poco prima un ragazzo di 18 anni, è stato accoltellato. Si tratta di uno studente incensurato, residente nel quartiere Arenaccia ma originario di Minturno, calciatore dilettante in forza all’Angri, squadra della provincia di Salernoche milita nel campionato di Eccellenza, ma al suo attivo ha anche nel 2024 l’esordio in serie C con il Sorrento.
Secondo una ricostruzione degli inquirenti, il 18enne è stato aggredito mentre era in giro con amici in via Bisignano, quartiere Chiaia. Il gruppo sarebbe stato raggiunto dagli aggressori in scooter. Nessuna discussione o alterco. Solo l’aggressione: due colpi di arma da punta e taglio, al lato sinistro del ventre e al fianco sinistro. Poi la fuga in sella allo scooter. L’aggressione è stata immortalata dalle telecamere di sorveglianza della zona. Ancora da chiarire le cause dell’accoltellamento. Proseguono le indagini dei carabinieri per individuare i responsabili e per ricostruire dinamica e movente dell’aggressione.
Unione Sportiva Angri: “Ferma condanna” – La società sportiva dilettantistica Unione Sportiva Angri 1927 esprime “profondo sgomento e ferma condanna” per il grave episodio di violenza che ha visto coinvolto il loro giovane calciatore Bruno Petrone, 18 anni. “Siamo profondamente scossi e addolorati per quanto accaduto a Bruno – scrive sul sito della Us il presidente Claudio Anellucci – Parliamo di un ragazzo perbene, un giovane atleta che stava semplicemente vivendo la sua età e che oggi si ritrova a lottare dopo aver subito un atto di violenza assurda e inaccettabile. A nome mio personale, della società Angri Calcio e di tutta la nostra famiglia sportiva, esprimo la più totale vicinanza a Bruno e ai suoi cari, ai quali va il nostro abbraccio più sincero. Condanniamo con forza ogni forma di violenza, che nulla ha a che vedere con i valori dello sport e della civile convivenza. In questo momento il nostro unico pensiero è rivolto a Bruno: lo aspettiamo, lo sosteniamo e siamo certi che la forza che ha dimostrato in campo lo aiuterà anche in questa difficile battaglia. Angri è con lui, senza se e senza ma”.
27 Dicembre 2025
Agg.: Baby calciatore accoltellato a Napoli, si costituiscono un 15enne e un 17enne. Chi è Bruno Petrone: «È grave»
A scagliare i due fendenti, secondo la confessione resa in caserma, sarebbe stato il minore tra i due
Svolta nell’inchiesta sul ferimento del baby calciatore Bruno Petrone nel quartiere Chiaia aNapoli: sabato pomeriggio un 15enne si è consegnato ai carabinieri ammettendo di essere l’accoltellatore dell’18enne, mentre un 17enne si è presentato in caserma sostenendo di far parte del gruppo aggressore.
Le confessioni – Il 15enne, accompagnato da un avvocato di fiducia, si è presentato negli uffici della questura di Napoli in via Medina: «Sono io l’accoltellatore del 18enne». Negli stessi momenti, alla caserma Pastrengo, il 17enne ha confermato il suo coinvolgimento nell’aggressione avvenuta in via Bisignano. Il magistrato della Procura per i Minori, guidata da Patrizia Imperato, è sul posto per ascoltare i due indagati e chiarire la dinamica dei fatti.
L’aggressione – Intorno all’1 di notte, tra i vicoli dei baretti di Chiaia, Petrone è stato affiancato da due scooter e colpito con due fendenti: uno al ventre e uno al fianco sinistro.
I carabinieri parlano di una spedizione punitiva senza rissa pregressa, con video delle telecamere della zona sotto esame per ricostruire il movente ancora ignoto.
Chi è Bruno Petrone – Il 18enne, incensurato e studente, milita come centrocampista dinamico nell’Unione Sportiva Angri, girone B di Eccellenza. Con il Sorrento ha esordito in Serie C, dichiarando in un video: «Sono molto contento di questo esordio. Spero che sia solo un punto d’inizio». Ricoverato all’ospedale San Paolo, ha subito l’asportazione della milza e resta in condizioni gravi ma stabili, con i medici cautamente ottimisti.
L’Angri valuta l’annullamento dell’allenamento congiunto con il Santa Maria la Carità, già cancellato su richiesta del club campano. La nota social del Santa Maria recita: «Con profondo rispetto e sgomento, assecondiamo la volontà dell’Us Angri. Ne condividiamo l’angoscia per Bruno Petrone. Forza Bruno!». La società salernitana potrebbe chiedere anche il rinvio della gara del 3 gennaio contro il Castelpoto.
Il sindaco di Castiglione del Genovesi aggredito a bastonate sotto casa: è caccia all’uomo
Il sindaco di Castiglione del Genovesi, Carmine Siano
Il sindaco di Castiglione del Genovesi, Carmine Siano, è stato aggredito a bastonate in strada. Il primo cittadino del comune nel Salernitano riversa ora in gravi condizioni, dopo essere stato sottoposto a un intervento chirurgico per le diverse fratture riportate su tutto il corpo.
Il sindaco di Castiglione aggredito in strada – L’aggressione si è verificata intorno alle 20.30 del 26 dicembre. Secondo una prima ricostruzione, Siano stava uscendo dalla sua abitazione non distante dal centro del paese, per presenziare a un evento natalizio. Poco dopo aver lasciato l’edificio, il primo cittadino è stato aggredito con un bastone da un uomo sconosciuto che si è poi dato alla fuga. Il sindaco di Castiglione del Genovesi ha riportato una frattura scomposta dell’arto inferiore sinistro, una frattura composta dell’arto superiore sinistro, la frattura delle dita della mano destra, una ferita sulla tempia sinistra e ferite multiple estese su tutto il corpo e in particolare sul viso. Dopo un primo intervento di soccorso, Siano è stato trasferito in ambulanza all’ospedale Ruggi di Salerno, in codice rosso. Al momento non sarebbe in pericolo di vita, ma le sue condizioni sono comunque gravi.
È caccia all’uomo – I carabinieri della compagnia di Salerno sono al lavoro per ricostruire la dinamica e soprattutto il movente di quanto accaduto. I militari sono alla ricerca dell’aggressore: a quanto pare era incappucciato e, dopo la violenta aggressione, si è dato alla fuga facendo perdere le proprie tracce. Si cercano eventuali testimonianze ma anche immagini utili nei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati della zona. Tanti i messaggi di solidarietà e vicinanza al primo cittadino e ai suoi familiari.
L’onlus distribuisce generi alimentari a chi è in difficoltà: ogni giorno aiuta 4500 persone. Quest’anno sono in aumento
Le persone in fila per il cibo (Foto LaPresse)
Il giorno di Natale, davanti alla sede di Viale Toscana, c’erano in coda oltre 400 persone. Aspettavano di ricevere un sacchetto di cibo e qualche giocattolo per i bambini. Sono state in attesa per ore, al freddo. Questo è stato il 25 dicembre delPane Quotidiano, l’onlus che distribuisce pasti gratis a chi si trova in stato di difficoltà economica.
Un milione e mezzo di richieste d’aiuto – La fila si estendeva per più isolati. Secondo i volontari, quest’anno sono arrivate più persone rispetto all’anno scorso: sommando gli ospiti delle due sedi milanesi si supera quota 5mila. “Nel 2023 abbiamo registrato 1 milione e 450 mila passaggi. La diminuzione del potere d’acquisto a Milano è chiaramente più accentuata rispetto alle altre province italiane”, ha detto il presidente dell’associazione, Luigi Rossi, a LaPresse.
La distribuzione di generi alimentari al Pane Quotidiano (Foto Claudio Furlan/LaPresse)
Ogni giorno 4500 persone in difficoltà – Ogni giorno Pane Quotidiano aiuta circa 4500 persone in difficoltà. È un’associazione laica, apartitica e senza scopo di lucro, fondata a Milano nel 1898. Distribuisce pane, latte, yogurt, formaggi, salumi, pasta, riso, frutta, verdura e dolciumi. Ha due sedi: Viale Toscana 28 e Viale Monza 335, gestite da volontari.
Svolta nella vicenda avvenuta sabato sulle strade veronesi
“Futili motivi legati a contrasti sulle manovre durante la circolazione stradale“, assieme alla “marcata avversione verso tale categoria di sportivi”. Sarebbero queste le motivazioni che avrebbero portato il 25enne di Peri (Verona) a esplodere alcuni colpi verso il gruppo di ciclisti della Padovani, sabato scorso, lungo una strada statale. Ad accertarlo sono stati i carabinieri della Compagnia di Caprino Veronese, che hanno individuato e denunciato il giovane, che aveva esploso due colpi con una pistola scacciacani, alla quale aveva tolto il tappo rosso e che aveva nascosto nell’abitacolo dell’auto.
Le accuse – Il 25enne è stato quindi denunciato in stato di libertà alla Procura di Verona per minaccia aggravata, porto di armi od oggetti atti ad offendere ed esplosioni pericolose. Le indagini condotte dai Carabinieri di Peri (Verona), con l’analisi dei sistemi di lettura targhe e la capillare attività informativa sul territorio, hanno consentito di risalire rapidamente all’identità del responsabile. In particolare sono emersi alcuni particolari dell’automobile tedesca di grossa cilindrata, tra cui un faro non funzionante, dettaglio che ha consentito di restringere il campo delle ricerche e passare al setaccio la mole di transiti registrati attraverso gli impianti di videosorveglianza comunali.
Le denuncia – La denuncia era stata formalizzata dal presidente della società,Galdino Peruzzo. La Sc Padovani hanno era già in possesso della targa dell’automobile, una Bmw Touring di colore scuro, da cui sarebbero stati esplosi i due colpi.
La vicenda – La vicenda risale a sabato scorso, quando i ciclisti erano impegnati nella preparazione atletica pre-natalizia lungo la strada statale 12, dove erano seguiti da vicino dalle tre ammiraglie del team. Una volta rientrati al quartier generale stabilito in questi giorni al Veronello Resort, il team ha provveduto a raccogliere immediatamente tutte le testimonianze e le immagini. “Siamo sollevati che tutti i ragazzi siano sani e salvi dopo quanto successo ieri“, commenta il presidente Galdino Peruzzo. “Si tratta di una vicenda terribile che ci auguriamo non si ripeta mai più: la strada è la palestra dei nostri ragazzi e, come società, abbiamo provveduto ad adottare tutte le misure del caso per farli pedalare in sicurezza. Purtroppo, di fronte alla follia di certi soggetti, non possiamo davvero fare nulla“.
Il velivolo è stato visto cadere alle 8.35 in località Le Prese. Impervio il luogo dell’incidente
È precipitato in Valtellina un elicottero con quattro persone a bordo, tra queste una ragazza di 27 anni ma sarebbero state tirate fuori vive dagli operatori del 118.Il velivolo stava sorvolando la località Le Prese nel comune di Lanzada, in provincia di Sondrio quando è scattato l’allarme: alle 8.35 l’elicottero è stato visto cadere.
Subito è scattato l’intervento dei vigili del fuoco ma il luogo dell’incidente è impervio. Sul posto anche i carabinieri di Sondrio, i soccorsi di Areu 118 anche con l’eliambulanza e il soccorso alpino e speleologico. Il velivolo era impegnato nei lavori di ripristino dopo la frana del 12 novembre in Valmalenco poi avrebbe urtato uno sperone di roccia e sarebbe caduto.
E’ stata Areu a confermare che non ci sono persone decedute, ma che gli occupanti del velivolo hanno riportato solo lievi ferite: a bordo tecnici e operai che sorvolavano una zona impervia interessata da interventi di messa in sicurezza dopo una recente frana.
Valtellina, precipita elicottero con quattro persone a bordo: si cercano i passeggeri
Il velivolo è stato visto cadere alle 8.35 in località Le Prese. Impervio il luogo dell’incidente
È precipitato in Valtellina un elicottero con quattro persone a bordo, tra queste un ragazza di 27 anni.Ilvelivolo stava sorvolando la localitàLe Prese nel comune di Lanzada, in provincia di Sondrio quando è scattato l’allarme: alle 8.35 l’elicottero è stato visto cadere.
Subito è scattato l’intervento dei vigili del fuoco ma il luogo dell’incidente è impervio. Sul posto anche i carabinieri di Sondrio, i soccorsi di Areu 118 anche con l’eliambulanza e il soccorso alpino e speleologico. Nessuna notizia, al momento, delle quattro persone a bordo.
Lanzada, cade elicottero in località Le Prese: soccorsi in azione
Incidente aereo questa mattina attorno alle 8,30 a Lanzada, in località Le Prese: un elicottero di Eliossola con a bordo quattro persone è precipitato in una zona impervia, nello stesso punto dove, alcuni giorni fa, si è verificata la frana che ha spazzato via un tratto di strada.
I soccorsi – Massiccia la macchina dei soccorsi che si è messa in moto: i vigili del fuoco del Comando provinciale di Sondrio e i vigili del fuoco volontari di Chiesa in Valmalenco stanno intervenendo con più squadre.
Impegnati nelle operazioni di soccorso anche i tecnici della stazione della Valmalenco del Soccorso Alpino, il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, diverse ambulanze, un’auto medica, i carabinieri della Compagnia di Sondrio e l’elisoccorso di Areu Sondrio. Come detto dovrebbero essere quattro le persone coinvolte nell’incidente, anche se al momento non si conoscono le loro condizioni.
Il versante dove si è verificato l’incidente è lo stesso interessato dalla frana di alcuni giorni fa
Il ricorso contro l’articolo 18 che vieta totalmente le infiorescenze. Le associazioni di categoria: “La canapa industriale è una filiera agricola che crea lavoro, investimenti e innovazione. Merita certezza del diritto, non oscillazioni ideologiche”
Il decreto Sicurezza e il suo divieto di cannabis light andranno davanti alla Consulta. Il gip di Brindisi ha infatti deciso di sollevare una questione di costituzionalità e di rimettere alla Corte costituzionale l’articolo 18 del decreto approvato lo scorso aprile (e convertito in legge a giugno) che vieta interamente le infiorescenze di canapa e i suoi derivati(dall’importazione alla detenzione, dalla lavorazione alla distribuzione, dal commercio al trasporto fino alla vendita al pubblico e al consumo). Il ricorso alla Consulta nasce da un sequestro a Brindisi di cannabis light, con una percentuale di Thc inferiore allo 0,5%, a un imprenditore agricolo che aveva prodotto in Bulgaria, importato la merce in Italia per poi rivenderla all’estero.
“È con grande soddisfazione professionale che accolgo la decisione del gip di Brindisi di sollevare la questione di legittimità costituzionale dell’art. 18 decreto Sicurezza – spiega l’avvocato Lorenzo Simonetti, che ha seguito il caso -. La canapa industriale deve e può essere prodotta nella sua interezza: la questione di legittimità costituzionale mette un freno al recente divieto penalmente rilevante imposto dal governo italiano. Adesso l’obiettivo è fare in modo che anche altri giudici di merito e di legittimità riconoscano come il divieto penalmente rilevante sia incostituzionale e, quindi, o disapplicano la norma o sollevano la presente questione di legittimità”.
Quello brindisino è solo l’ultimo caso di messa in discussione di uno dei punti più contestati del pacchetto securitario fortemente voluto dal governo Meloni – ma l’ultima parola, per la prima volta in questi mesi, spetterà ai giudici costituzionali – dopo una serie di pronunce, quando in più di un occasione i tribunali hanno spesso disposto scarcerazioni e restituzione della merce sequestrata. Parallelamente, il Consiglio di Stato ha già rinviato alle Sezioni europee le tabelle e il divieto sulle infiorescenze, rimettendo quindi alla Corte di giustizia dell’Unione europea la compatibilità del divieto italiano con le norme europee.
Soddisfatte le associazioni di categoria, in attesa della pronuncia della Consulta: “Il messaggio giurisprudenziale è coerente con numerose decisioni recenti: la coltivazione di canapa industriale resta lecita e l’eventuale intervento penale deve rispettare offensività, proporzionalità e base tecnico-scientifica. In una parola: o la canapa industriale è legale, oppure il divieto generalizzato è incostituzionale o in contrasto con l’ordinamento europeo. Ciò che diciamo da anni, oggi, lo dicono i giudici.. Richiediamo – proseguono – una posizione limpida, non chiediamo ‘zone franche’: chiediamo regole chiare, applicabili e controllabili, fondate su evidenze e rispettose dei principi costituzionali. Chiediamo – aggiungono – una moratoria operativa su sequestri, distruzioni e confische automatiche finché pende il giudizio di costituzionalità; un tavolo tecnico interministeriale con filiera e comunità scientifica per definire parametri, tracciabilità, etichettatura e controlli; linee guida uniche per forze dell’ordine e procure, per evitare prassi disomogenee che paralizzano attività lecite e generano contenziosi inutili. La canapa industriale è una filiera agricola che crea lavoro, investimenti e innovazione: merita certezza del diritto, non oscillazioni ideologiche. Continueremo a fare la nostra parte con rigore tecnico, dialogo istituzionale e responsabilità, perché regolare bene è sempre meglio che vietare male”.
Le case di moda compaiono nei fascicoli sugli opifici cinesi clandestini come committenti che affidano la produzione ad appaltatori e subappaltatori che operano violando le leggi sul lavoro e sulla sicurezza
Da Versace a Gucci, da Prada a Dolce&Gabbana, salgono a 13 i brand della moda di lusso coinvolti a vario titolo nelle inchieste della Procura di Milano sul caporalato lungo le filiere del made in Italy. Dall’alba fino alla sera di mercoledì il pubblico ministero Paolo Storari, con i carabinieri del Nucleoispettorato del lavoro, ha notificato ordini di consegna documenti a Dolce & Gabbana, Prada, Versace, Gucci, Missoni, Ferragamo, Yves Saint Laurent, Givenchy, Pinko, Coccinelle, Adidas, Alexander McQueen Italia e Off-White Operating. Le case di moda compaiono nei fascicoli sugli opifici cinesi clandestini come committenti che affidano la produzione ad appaltatori e subappaltatori che operano violando le leggi sul lavoro e sulla sicurezza.
In ciascun atto la Procura indica i fornitori critici già individuati nella filiera del singolo brand, il numero di lavoratori trovati in condizioni di sfruttamento e stato di bisogno e gli articoli del marchio sequestrati negli opifici, stoccati e pronti a tornare alla casa madre per essere immessi sul mercato. Agli stessi marchi viene chiesto, per ora su base volontaria, di consegnare i propri modelli organizzativi di prevenzione e gli audit interni o commissionati ad advisor e consulenti, strumenti che sulla carta dovrebbero impedire la commissione dei reati. È una formula “light” che concede tempo alle aziende per eliminare i caporali dalle linee di produzione e ristrutturare la catena di appalti e subappalti, evitando per il momento le pesanti misure di amministrazione giudiziaria.
Questo approccio più morbido arriva dopo le polemiche delle scorse settimane con Tod’seDiego Della Valle, nel mirino di un’inchiesta in cui Tod’s spa è indagata con l’accusa di aver agito nella piena consapevolezza propria e dei propri manager che certificano le linee di produzione degli appaltatori. Davanti al giudice per le indagini preliminari Domenico Santoro, per la richiesta di interdittiva pubblicitaria, Tod’s e Della Valle si sono detti disponibili a collaborare con l’autorità giudiziaria per la “dignità” di tutti i lavoratori. Ma la linea della Procura potrebbe irrigidirsi con richieste di commissariamento e interdittive qualora i marchi non modificassero l’attuale assetto degli appalti e un’organizzazione del lavoro ritenuta illegale.
La scelta di usare lo strumento delle misure di prevenzione non è nuova: dal marzo 2024 il Tribunale di Milano ha disposto l’amministrazione giudiziaria per Alviero Martini spa, Armani Operation, Manufacture Dior, Valentino Bags LabeLoro Piana di Louis Vuitton, società non indagate ma ritenute avere agevolato in modo colposo e inconsapevole lo sfruttamento. Il quadro si è poi aggravato con il caso Tod’s, dove l’accusa ipotizza invece una piena consapevolezza del sistema degli appalti. Che i casi scoperti non fossero isolati era chiaro fin dal primo commissariamento di Alviero Martini, in un’indagine partita da un fornitore cinese di Trezzano sul Naviglio (Milano), la Crocolux, dovenel 2023 un ventiseienne del Bangladesh è morto nel suo primo (presunto) giorno di lavoro, mentre i datori tentavano di regolarizzarlo presso l’Inps dopo l’incidente letale.
Secondo quanto messo a verbale nel 2024 dal direttore del prodotto di Alviero Martini, Crocolux sarebbe stata “appaltatrice anche di numerosi marchi del lusso mondiale”. Nelle tre ultime ispezioni condotte a novembre 2025 dai carabinieri in tre opifici toscani al servizio della produzione anche di Tod’s, dove sono stati rinvenuti fino a sette livelli di sub-appalto, sono state sequestrate borse dei marchi Madbag, Zegna, Saint Laurent, Cuoieria Fiorentina e Prada. Il cuore del sistema resta la compressione estrema di costi e diritti: dagli atti emerge come la merce di pregio venga prodotta a poche decine di euro e rivenduta al dettaglio a diverse migliaia, con ricarichi fino al 10.000%.
Le testimonianze raccolte in un anno e mezzo di indagini mostrano la portata trasversale del fenomeno lungo le filiere globali della moda. Un lavoratore ha dichiarato che l’azienda in cui era impiegato assemblava cinture per marchi comeZara, Diesel, Hugo Boss, Hugo Boss Orange, Trussardi, Versace, Tommy Hilfiger, Gucci, Gianfranco Ferré, Dolce & Gabbana, Marlboro, Marlboro Classic, Replay, Levis “e altre che al momento mi sfuggono”. Alcuni di questi brand risultano oggi tra i destinatari delle richieste di esibire documentazione da parte del pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia milanese.
Già dal 2015, e con maggiore intensità dal 2017, i carabinieri per la tutela del lavoro segnalavano ai giudici anomalie sempre più gravi: all’interno di laboratori-dormitorio abusivi a gestione cinese, dove vengono sistematicamente violate le regole su igiene, sicurezza, retribuzioni, buste paga e orari, compariva sempre più spesso merce di grandi marchi internazionali. Fino alle più recenti inchieste sulla moda e alle misure di prevenzione adottate in base al codice antimafia, nessun magistrato aveva però “riavvolto il filo” risalendo alla committenza finale del prodotto. È proprio questa inversione di prospettiva che Paolo Storari definisce, nei convegni e nelle audizioni pubbliche, una scelta di “politica giudiziaria”: riportare al centro della responsabilità l’intera filiera del lusso, dai capannoni clandestini fino alle vetrine delle boutique.
Il dramma nella struttura Brucoverde: il piccolo avrebbe avuto un arresto cardiaco durante il riposo pomeridiano. Il sindaco Guerra: “Siamo sconvolti”. Indagini in corso
Un bimbo di tredici mesi è morto, nel pomeriggio, in un asilo nido di Parma, il Brucoverde, nel quartiere San Leonardo. A quanto si apprende il piccolo avrebbe avuto un arresto cardiocircolatorio durante il riposo pomeridiano. Dopo i primi tentativi di rianimarlo, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale dove è stato constatato il decesso. Sul caso sono in corso indagini per comprendere i contorni della vicenda.
La tragedia è avvenuta intorno alle 15.30. Secondo quanto ricostruito finora il piccolo faticava a respirare: il malessere è apparso subito gravissimo, le maestre sono accorse ed è stato chiamato il 118. I sanitari hanno cercato di rianimare il bimbo per quasi un’ora, poi è stato intubato e portato al Maggiore di Parma dove ha cessato di vivere quindi minuti dopo il ricovero.
“Siamo sconvolti da quanto accaduto. Una giovane vita spezzata così d’improvviso spezza il cuore e lascia senza parole“, dice il sindaco di Parma Michele Guerra. “Ci stringiamo intorno alla famiglia – prosegue il sindaco – in questo momento di dolore enorme e siamo vicini al personale del nido e alle famiglie del Brucoverde in questo momento terribile“. L’assessora ai Servizi educativi del Comune, Caterina Bonetti, si è recata personalmente nella struttura: “È un dolore enorme per la nostra comunità. Ci stringiamo alla famiglia”. Sul posto anche pattuglie della Questura e della polizia locale.
Ilconsigliere Sorgia: “È inaccettabile che nel 2025 la Sardegna sia ancora ostaggio di una continuità territoriale che non funziona e che, nei fatti, nega il diritto alla mobilità dei cittadini sardi”
Crisi voli da e per la Sardegna: continuità territoriale allo sbando e sardi penalizzati a Natale. “È inaccettabile che nel 2025 la Sardegna sia ancora ostaggio di una continuità territoriale che non funziona e che, nei fatti, nega il diritto alla mobilità dei cittadini sardi”. Così il consigliere regionale Alessandro Sorgia commenta la situazione drammatica dei collegamenti aerei tra il continente e l’isola in vista delle festività natalizie. I voli sono sold out per il weekend prenatalizio: sabato 20 e domenica 21 dicembre non c’è un solo posto disponibile, a qualsiasi orario. Nei giorni immediatamente precedenti e successivi la situazione non migliora. Chi prova a posticipare scopre che anche il 22 e il 23 dicembre è disponibile un unico volo, sempre alle 8:50, mentre alla vigilia di Natale si parte solo alle 21:10. Una vera e propria corsa a ostacoli per chi vuole tornare a casa. “Di fronte a questa vergogna – prosegue Sorgia – le alternative sono due: rinunciare alle feste in famiglia o affidarsi alle compagnie low cost, pagando cifre folli. Con Ryanair, tra andata e ritorno, non si spenderanno meno di 300 euro. È questa la continuità territoriale che ci avevano promesso? È questa la garanzia di mobilità per i sardi?” Il consigliere regionale chiede un intervento immediato della Regione: “Non possiamo continuare a subire questa umiliazione ogni anno. La Sardegna non è una Regione di serie B: pretendiamo rispetto e soluzioni concrete, non slogan”.
Il commando è entrato in azione all’alba lungo l’A2 tra gli svincoli di Bagnara Calabra e Scilla
I chiodi sull’asfalto e le auto incendiate per rallentare e isolare il portavalori. Poi gli spari e infine la fuga con, a quanto pare, due milioni di euro. Scene da Far West all’alba lungo l’A2 tra gli svincoli di Bagnara Calabra e Scilla dove un commando ha assaltato un furgone della società Sicurtransport.
L’assalto in galleria – L’assalto è avvenuto all’interno di una galleria in direzione nord. La banda avrebbe sparso chiodi lungo la carreggiata e dato alle fiamme due auto poste tra la corsia di marcia e quella di sorpasso. I malviventi a questo punto sarebbero riusciti a raggiungere il furgone portavalori sparando diversi colpi. Da ciò che è emerso, sarebbero riusciti a scappare con due milioni di euro. Non ci sarebbero feriti.
Sul posto sono intervenute diverse volanti dei carabinieri e della polizia mentre i vigili del fuoco si sono occupati dello spegnimento delle fiamme. Per più di un’ora il traffico in direzione Salerno è stato paralizzato.
Reggio Calabria, assalto a portavalori: bottino da due milioni di euro
Chiodi posizionati sull’asfalto e due auto incendiate dai banditi per isolare la strada
Le auto date alle fiamme
Ammonterebbe a due milioni di euro il bottino trafugato dai malviventi che, all’alba di questa mattina, hanno assaltato un portavalori lungo l’autostrada A2, tra gli svincoli di Scilla e Bagnara, vicino Reggio Calabria. Ad agire sarebbe stato un commando che, secondo una prima ricostruzione, sarebbe riuscito a isolare la zona spargendo chiodi sull’asfalto e dando alle fiamme due auto in mezzo alle corsie per interdire l’accesso agli altri veicoli. L’assalto al portavalori è stato compiuto all’interno della galleria. Esplosi anche alcuni colpi d’arma da fuoco, fortunatamente senza feriti. Sul posto, oltre ai vigili del fuoco intervenuti a domare le fiamme, carabinieri e polizia, che indagano sull’accaduto. La circolazione autostradale è rimasta bloccata per oltre un’ora in direzione Salerno.
La madre: ‘Ha bisogno di voi’. Oggi un evento a Milano
Alberto Trentini
n anno senza Alberto Trentini, il cooperante veneziano di 46 anni detenuto in un carcere di Caracas.
Trecentosessantacinque giorni praticamente senza contatti con l’Italia, tranne rare eccezioni, e senza conforti lì in Venezuela. Senza accuse, soprattutto: il processo a suo carico non è mai stato formalizzato e l’accusa parla di una generica “cospirazione”.
Oggi sabato 15 novembre, proprio in occasione del suo arresto, avvenuto il 15 novembre 2024, ci sarà un evento a Milano: una conferenza stampa fissata alle 12 nella sala stampa del Comune di Milano per una nuova mobilitazione, affinché Alberto venga liberato.
L’incontro è stato preceduto da un nuovo appello della madre del cooperante, Armanda Colusso Trentini. “È passato un anno da quando Alberto è stato arrestato in Venezuela, un anno di attesa insopportabile per lui e per noi” ha scritto mamma Armanda sulla prima pagina di Repubblica. “Domani ci incontreremo a Milano per parlare ancora una volta di lui. E chiedo a voi tutti di non stancarvi mai di farlo, perché solo una forte pressione mediatica può convincere chi ha il potere ad agire e riportarlo finalmente a casa. Alberto ha dedicato la sua vita agli altri e ora è lui ad aver bisogno di voi: scrivete, parlatene, insistete, perché chi deve decidere lo faccia senza più tentennamenti, come è successo per altri nostri connazionali“.
Alberto lavorava con la ong francese per disabili ‘Humanity and Inclusion’ e ha dedicato la sua vita agli altri. Come hanno ricordato in una nota gli organizzatori dell’evento milanese, “ha un’esperienza pluridecennale nel campo della cooperazione internazionale, ha operato in più occasioni in zone di crisi e vari territori del mondo portando le sue competenze“. Davvero una vita per gli altri, dunque, e ora è giusto che “gli altri” si mobilitino per salvargli la vita, visto che “dal momento del suo arresto – si legge ancora nella nota – Alberto è rinchiuso in carcere e ha potuto usufruire di rarissimi e brevissimi contatti con la famiglia, gli avvocati e i rappresentanti consolari“. All’incontro di domani, coordinato dal presidente dell’Associazione Articolo 21 Beppe Giulietti, parteciperanno la madre di Alberto e l’avvocata Alessandra Ballerini. Saranno presenti anche Paolo Perucchini, presidente dell’Associazione lombarda dei giornalisti, e Riccardo Sorrentino, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia.
Ecco una sintesi della storia di Alberto Trentini, cooperante italiano detenuto nelle carceri venezuelane:
Chi è: Alberto Trentini è un operatore umanitario italiano che lavora per l’ONG Humanity & Inclusion, specializzata nell’assistenza a persone con disabilità.
Arresto: È stato fermato il 15 novembre 2024 mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito.
Dove è detenuto: È rinchiuso nel carcere El Rodeo I, nel distretto di Miranda, alla periferia di Caracas.
Accuse: Le autorità venezuelane lo accusano di “cospirazione” o “terrorismo”, ma secondo la famiglia e i suoi avvocati non sono mai state formalizzate imputazioni chiare.
Condizioni di detenzione:
Nei mesi iniziali è stato tenuto in isolamento.
Ha potuto chiamare la sua famiglia solo dopo diversi mesi: la prima telefonata ai genitori è avvenuta a maggio 2025.
Ha ricevuto una visita dell’ambasciatore italiano dopo circa 10 mesi.
Intervento internazionale:
La Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) ha concesso misure cautelari su suo favore, indicando che la sua situazione rappresenta un rischio grave per la sua integrità.
L’Italia ha mobilitato la diplomazia: è stato nominato un inviato speciale per seguire il caso e ci sono appelli parlamentari per il suo rilascio.
Mobilitazione familiare: La madre di Trentini, Armanda Colusso, ha lanciato appelli pubblici e ha chiesto più pressione diplomatica affinché venga liberato.
Posizione del governo venezuelano: Secondo Caracas, Trentini “ha un avvocato ed è sotto processo”, e le sue condizioni sarebbero rispettate.
Criticità: Il carcere El Rodeo è noto per le condizioni problematiche e per denunce su violazioni dei diritti umani.
L’industria del riciclo plastica annuncia la sospensione degli impianti, mettendo a rischio la gestione dei rifiuti e la raccolta differenziata in Italia
«Viste le mancate misure urgenti per salvare il comparto, l’industria privata del riciclo, dopo anni di sopravvivenza, si arrende: da oggi fermiamo gli impianti». Così Walter Regis, presidente di Assorimap – l’associazione nazionale riciclatori e rigeneratori di materie plastiche che rappresenta il 90% della filiera – annuncia la misura estrema: «Lo facciamo con senso di responsabilità, consapevoli delle ripercussioni sull’intero Paese, ma continuare a produrre con perdite insostenibili, è ormai impossibile».
Secondo Assorimap, gli incontri – prima al ministero dell’Ambiente l’8 ottobre scorso e poi a quello del Made in Italy il 23 ottobre – non sono serviti ad attivare gli interventi necessari per salvare il comparto.
Le mancate misure – «Sono passati quasi due mesi dall’ultimo appello al ministroPichetto Fratine più di un mese dal tavolo convocato dal ministero dell’Ambiente con la promessa di una nuova convocazione operativa entro i primi di novembre, che ad oggi non è avvenuta – ricorda Regis – Quello che denunciavamo a ottobre non era un vano avvertimento, come non lo è questo annuncio di stop degli impianti. Siamo di fronte a un’emergenza nazionale che non possiamo affrontare da soli».
Il blocco degli impianti di riciclo privati porterà a un effetto domino immediato, paralizzando il sistema nazionale dei rifiuti.
Rischi per la raccolta – «I piazzali dei centri di stoccaggio e di selezione sono già stracarichi e ai limiti autorizzativi previsti. Se noi riciclatori smettiamo del tutto di processare i lotti, il sistema di selezione si bloccherà nel giro di qualche settimana. A quel punto, non ci sarà più spazio per conferire la plastica raccolta in modo differenziato dai cittadini», spiega Regis.
Già negli scorsi mesi Assorimap aveva lanciato l’allarme, presentando dati drammatici sul tracollo del settore: utili di esercizio crollati dell’87% dal 2021, passando da 150 milioni di euro a soli 7 milioni nel 2023, con unaproiezione verso lo zero per il 2025.
Il fatturato delle aziende, dal 2022, ha perso il 30%. Una crisi condivisa da tutta la filiera, stretta tra i costi dell’energia – i più alti d’Europa – e la concorrenza insostenibile delle importazioni extra-Ue di plastica vergine e riciclata a prezzi stracciati.
Le soluzioni – Le soluzioni proposte da Assorimap al Mase e ancora sul tavolo per superare la crisi, partono dalla richiesta di anticipo al 2027 dell’obbligatorietà del contenuto di plastica riciclata negli imballaggi e spaziano dal riconoscimento dei crediti di carbonio per chi produce materia prima seconda sino ad arrivare all’estensione dei certificati bianchi, passando per maggiori controlli sulla tracciabilità delle importazioni fino ad arrivare a sanzioni efficaci. «Salvare la filiera del riciclo meccanico made in Italy è essenziale per la transizione ecologica e l’autonomia strategica del Paese. Ma servono fatti, e servono subito, perché non possiamo assumerci l’onere della gestione dei rifiuti in plastica di un intero Paese», conclude Regis.
Entrambi, uno settantenne e uno settantottenne, portati all’ospedale Molinette in codice rosso. Ma non ce l’hanno fatta
(ansa)
Tragedia alle Atp Finals in piazza d’Armi, a Torino. Due uomini, di 70 e 78 anni, sono morti dopo aver accusato un malore in due distinti episodi avvenuti a breve distanza l’uno dall’altro.
Il 70enne, che si trovava davanti alFan Village, è stato colpito da arresto cardiaco. Il personale sanitario presente è intervenuto immediatamente, avviando le manovre di rianimazione sul posto. L’uomo è stato poi trasportato all’ospedale Molinette in codice rosso, dove è deceduto poco dopo il ricovero.
Poco dopo, un 78enne ha avuto un malore sugli spalti. Anche in questo caso i sanitari del 118 sono intervenuti tempestivamente e l’uomo è stato trasferito alle Molinette in codice rosso, ma è morto in ospedale nonostante i tentativi di rianimazione.
Gli scarti venivano avviati in discarica con operazioni di “giro bolla“ senza alcun trattamento: in quattro accusati di associazione per delinquere, nei guai anche trenta autisti considerati conniventi
Lurago d’Erba, 9 novembre 2025 – Una vasta gestione illecita di rifiuti scoperta dal Noe, il Nucleo Operativo Ecologico dei carabinieri, e dalla Dda di Milano, concentrato attorno ad alcune società del settore, anche operative nel Comasco: la Cereda Ambrogio srl di Lurago d’Erba e La Nuova Terra di Milano con sedi a Vertemate con Minoprio e Bregnano.
Nelle ultime ore, il sostituto procuratore Francesco De Tommasi, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a 66 persone fisiche e 10 società, a cui vengono attribuiti ruoli differenziati nella raccolta, gestione e smaltimentonon a norma di rifiuti di vario genere. Di associazione a delinquere sono accusati i vertici della Cereda – Ambrogio Paolo Cereda, presidente del Cda e Giovanna Gulia Cereda, amministratore delegato – assieme a due dipendenti, Danilo Mazzola, responsabile commerciale e Luca Riva, responsabile della logistica: tra 2020 e 2023 avrebbero gestito ingenti quantitativi di rifiuti, attraverso la simulazione di operazioni di recupero, in realtà non sottoposti ad alcun trattamento.
Il “giro del fumo” – In concorso sonochiamati una trentina di autisti, tra cui molti dipendenti, per aver ricevuto, trasportato, recuperato, smaltito e gestito “clandestinamente e abusivamente”, decine di tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi. I rifiuti misti, tra cui metalli, provenienti da società esterne, sarebbero transitati nell’impianto della Cereda Ambrogio Srl solo sulla carta, senza subire alcun trattamento, e poi avviati in discarica con operazioni di “giro bolla“.
Traffici che avrebbero garantito alla Cereda Ambrogio srl, nel biennio 2021-2022, profitti per circa mezzo milione di euro. Viene inoltre contestata la gestione di 800 tonnellate di pneumatici fuori uso nel 2020, e 600 l’anno successivo, e altri 300 nel 2022, per i quali la società di Lurago d’Erba non era autorizzata al trattamento, facendone perdere la tracciabilità.
Interventi dei vigili del fuoco in discarica
Il modus operandi – Le contestazioni della Dda sono molto articolate, e contestano molteplici casi di gestione non a norma dei rifiuti, come anche 124 tonnellate di rifiuti metallici, che sarebbero transitati verso la discarica senza operazioni di recupero. Le indagini sono arrivare a individuare anche altre società più piccole, tutte operative nel settore della gestione dei rifiuti.
Come la Floricoltura Ghezzi Giuseppe e la Ghema di Rovellasca, il cui rappresentante legale e amministratore unico Giuseppe Ghezzi, in concorso con altri, avrebbe organizzato il ritiro e la gestione di rifiuti portati o prodotti nelle due aziende, circa 360 tonnellate di cemento e derivati da demolizione, conferendoli nel 2022 nel cantiere della società Como Calcio 1907 a Mozzate, fittiziamente trasformati in aggregati riciclati senza effettuare le operazioni di recupero previste dall’autorizzazione ambientale.
Ieri sera l’incidente a Vigevano: il giocatore è stato trasportato in elisoccorso al Niguarda, ed è in terapia intensiva. In macchina con lui anche l’imprenditore Alberto Righini, 52 anni, ex presidente di Ance Pavia
ph: Instagram, l’Informatore
Gravissimo incidente stradale nella serata di domenica a Vigevano, in provincia di Pavia. Una Ferrari, con alla guida Matteo Bettanti, giocatore di basket ed ex della Elachem Vigevano in Serie B, è uscita di strada ed è finita contro un muro in corso Genova. L’impatto è stato così violento da rendere necessario l’intervento dei Vigili del fuoco per liberare i passeggeri dalle lamiere. Alla guida c’era il 21enne Bettanti, trasportato in elisoccorso in codice rosso all’ospedale Niguarda di Milano, dove si trova ricoverato in terapia intensiva. Con lui a bordo anche Alberto Righini, 52 anni, imprenditore edile ed ex presidente di Ance Pavia, coinvolto nel 2024 in un’inchiesta per corruzione a Vigevano. Righini è stato portato in ambulanza al Policlinico San Matteo di Pavia: le sue condizioni sono serie, ma non gravi come quelle del conducente. Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri, che hanno effettuato i rilievi necessari per ricostruire la dinamica dell’incidente.
Il comunicato di vigevano – “La famiglia della Nuova Pallacanestro Vigevano 1955 fa il tifo per Matteo Bettanti, rimasto ferito in un importante incidente stradale occorsogli insieme a un’altra persona nella serata di domenica 9 novembre. Il ventunenne vigevanese era rientrato in Italia nel 2023/24, proveniente da una esperienza al college presso la Montverde Academy negli Stati Uniti, aggregato alla ELAchem Vigevano con la quale ha disputato l’intero campionato di serie A2. Ha perduto quasi tutta la scorsa stagione a causa di un infortunio e in queste settimane era in contatto con diverse squadre per tornare a giocare. Matteo è ricoverato in codice rosso in terapia intensiva all’ospedale di Niguarda, sta rispondendo alle cure ed è continuamente monitorato dai medici del reparto. Forza Matteo, non mollare!“
L’appartamento in cui si è verificata l’esplosione
Un’esplosione si è verificata nella prima mattinata di oggi, venerdì 7 novembre 2025, in un appartamento nel palazzo di via Farina 13 a Rivarolo Canavese, che è rimasto pesantemente danneggiato. Una donna è rimasta ferita in modo serio, mentre suo marito se l’è cavata con lesioni non gravi. Diversi detriti sono caduti nel cortile, fortunatamente senza ferire nessuno.
L’allarme è stato dato dai residenti, dopodiché sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 Azienda Zero, i vigili del fuoco, i carabinieri della stazione cittadina e la polizia locale. Numerose sono state le persone che hanno dato l’allarme chiamando il 112. Tutto l’edificio è stato fatto evacuare in via precauzionale. Le cause che hanno portato allo scoppio al momento sono da accertare.
Recuperate le ultime due persone di cui non si avevano notizie dopo la slavina: sono un uomo e la figlia di 17 anni. Le condizioni meteo hanno ostacolato i mezzi aerei, squadre a piedi in quota
Sono stati ritrovati senza vita anche gli ultimi due dispersi coinvolti nella valanga che ieri, primo novembre, ha travolto due cordate in salita verso Cima Vertana, nel gruppo dell’Ortles. Le vittime sono un uomo e la figlia 17enne, entrambi di nazionalità tedesca. Con loro salgono a cinque i morti causati dall’incidente in alta quota.
Questa mattina le operazioni di ricerca sono riprese alle prime luci del giorno. Le condizioni meteo hanno reso complesso il tutto.
Ieri erano stati recuperati i corpi di tre alpinisti tedeschi, due uomini e una donna, mentre due persone della seconda cordata erano riuscite a rientrare a valle illese.
Un imprenditore arrestato, un altro con il divieto di dimora: almeno 50 lavoratori con turni massacranti e vessazioni dei caporali
Reclutavano cittadini moldavi “in stato di estremo bisogno” e li facevano arrivare in Italia, nel Mantovano, con documenti fasi in cui la loro nazionalità diventava romena o bulgara, per farli passare per cittadini comunitari e aggirare così il Decreto flussi. A quel punto li sfruttavano, con orari di lavoro massacranti – fino a 16 ore di turno al giorno –, caporali sempre all’erta per vigilare su di loro, e paghe da fame. Due imprenditori sono stati colpiti da misure cautelari emesse dal gip di Mantova dopo una lunga indagine da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo e di quelli del locale Nucleo ispettorato del lavoro che già aveva portato agli arresti due moldavi con le stesse accuse. Ai domiciliari è finito un imprenditore 39enne residente a Poggio Rusco (Mantova), mentre un altro di 56 anni, abitante a Bondeno (Ferrara), dovrà osservare il divieto di dimora nella provincia di Mantova.
Nelle loro aziende agricole che producono meloni e zucche mantovani, entrambi con il marchio Igp esportati anche all’estero, per guadagnare di più non avevano scrupoli nell’impiegare lavoratori stranieri giunti in Italia con un sistema che evitava loro di inserirsi nelle quote disciplinate dalla legge e a sottoporli a orari di lavoro massacranti oltre che dare loro alloggi fatiscenti e malsani di cui, comunque, dovevano pagare l’affitto. Ogni violazione delle regole imposte dai caporali prevedeva il licenziamento e il rimpatrio.
Loro complici erano i due imprenditori moldavi che provvedevano a far entrare clandestinamente i lavoratori: oltre 50 le persone che i carabinieri, con la collaborazione di Europol, hanno accertato essere entrate illegalmente in Italia grazie ai due moldavi. I due agivano anche da caporali perché organizzavano il lavoro dei clandestini, li spostavano da un’azienda all’altra facendosi pagare. I due imprenditori italiani erano già finiti sotto la lente dei militari quando il 14 ottobre scorso, dopo un anno di serrate indagini, furono arrestati i due moldavi. Gli imprenditori pare infatti che fossero i loro maggiori clienti. Il gip nei giorni scorsi li ha sottoposti ad interrogatorio preventivo, al termine del quale sono scattate le misure cautelari.
Il giornalista ha presentato denuncia in seguito all’esplosione avvenuta davanti alla sua abitazione: “Chi è stato? Impossibile dirlo adesso”. L’indagine: ordigno lasciato tra due vasi
Sigfrido Ranucci – Fotogramma /Ipa
Sigfrido Ranucci ha “ricostruito con i carabinieri quanto è successo ieri. C’è una lista infinita di minacce, di varia natura, che ho ricevuto e di cui ho sempre informato l’autorità giudiziaria e di cui i ragazzi della mia scorta hanno sempre fatto rapporto. Io comunque mi sento tranquillo nel senso che lo Stato e le istituzioni mi sono sempre state vicine in questi mesi. Quello di stanotte è stato un salto di qualità preoccupante perché proprio davanti casa, dove l’anno scorso erano stati trovati dei proiettili“. A dirlo il giornalista e conduttore di Report, lasciando gli uffici della Compagnia Carabinieri Trionfale dove ha presentato denuncia in seguito all’esplosione, avvenuta la scorsa notte, che ha distrutto la sua auto parcheggiata davanti casa a Campo Ascolano, comune di Pomezia, alle porte di Roma.
Racconta il giornalista: “Ho sentito un boato tremendo, erano le 22.17. Sono riusciti a sentirlo anche i carabinieri attraverso l’audio di alcune persone, che erano in zona, e che stavano registrando con il telefono in quel momento”.
In merito al rafforzamento del livello di protezione Ranucci conferma il passaggio alla macchina blindata. Chi è stato? “È impossibile dirlo in questo momento: si tratta un contesto abbastanza allargato ed è su quello che sono state fatte le segnalazioni in questi mesi”, spiega il giornalista.
L’indagine: ordigno lasciato tra due vasi – E’ stato lasciato tra due vasi esterni, presumibilmente con la miccia accesa, l’ordigno rudimentale che questa notte è esploso davanti all’abitazione del giornalista. Un ordigno dunque che non sarebbe stato azionato a distanza né con un timer. Gli inquirenti che lavorano alle indagini stanno cercando eventuali telecamere che possano aver ripreso elementi utili a ricostruire chi ha posizionato l’ordigno
Bomba distrugge le auto di Sigfrido Ranucci, un chilo di esplosivo piazzato sotto casa. Piantedosi: “Rafforzata la protezione”
C’è stato un forte boato, poi le fiamme. Il giornalista vive sotto scorta da tempo per le molte minacce ricevute per le sue inchieste con Report
Attentato davanti casa di Sigfrido Ranucci. A sinistra foto LaPresse. A destra frame da video Report
Paura per il giornalista e conduttore della trasmissione tv Report, Sigfrido Ranucci. Nella serata del 16 ottobre, poco dopo le 22, davanti alla sua abitazione a Campo Ascolano, frazione del comune di Pomezia (Roma), un’esplosione ha distrutto la sua automobile e quella di sua figlia. Le vetture erano parcheggiate una accanto all’altra. Un ordigno rudimentale era piazzato, secondo le prime informazioni, tra il cancello e i mezzi della famiglia Ranucci. C’era quasi un chilo di esplosivo. A dare la notizia è stato lo stesso Ranucci intervenendo a Rainews24 e le immagini del dopo esplosione sono state diffuse sul profilo X di Report. Non ci sono feriti, ma la figlia del giornalista era passata dal luogo dove è avvenuto lo scoppio poco prima: “Poteva ucciderla“.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri e gli investigatori della Digos, che hanno avviato i rilievi tecnici. Sull’episodio indaga l’antimafia di Roma. Al momento il pm della Dda Carlo Villani – coordinato dall’aggiunto Ilaria Calò – procede per danneggiamento con l’aggravante del metodo mafioso in attesa di ricevere le prime informative dalle forze dell’ordine intervenute. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha disposto il rafforzamento delle misure di protezione per Ranucci.
Report: “Esplosione potente, poteva uccidere” – In un post pubblicato sul profilo X della trasmissione Report si legge: “Questa notte un ordigno è stato piazzato sotto l’auto del giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. L’auto è saltata in aria, danneggiando anche l’altra auto di famiglia e la casa accanto. La potenza dell’esplosione è stata tale per cui avrebbe potuto uccidere chi fosse passato in quel momento”.
Questa notte un ordigno è stato piazzato sotto l’auto del giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. L'auto è saltata in aria, danneggiando anche l’altra auto di famiglia e la casa accanto. Sul posto carabinieri, Digos, vigili del fuoco e scientifica. La Procura di… pic.twitter.com/KmDycbpgq1
Ranucci: “Mia figlia passata lì poco prima” – Al momento dell’esplosione il giornalista era a casa. La figlia, venti minuti prima, aveva parcheggiato la sua macchina accanto a quella del padre. Poi il boato.
“L’ordigno – racconta lo stesso Ranucci a Rainews – era tra il cancello di casa e le auto. L’esplosione ha distrutto la mia auto e quella di mia figlia, che era vicino. È stata molto forte. Da quello che mi dicono gli artificieri, pensano fosse un ordigno rudimentale con un chilo di esplosivo. Io ero rientrato da una ventina di minuti, poi mia figlia, poi sarebbe passato mio figlio. Potenzialmente avrebbe potuto uccidere una persona”.
Ranucci già in passato ha subito minacce e intimidazioni, tutte denunciate. Il giornalista è impegnato in queste settimane nella preparazione della nuova stagione di Report, al via il 26 ottobre su Raitre. “Non so dire – aggiunge Ranucci – se c’è un collegamento. In passato sì, abbiamo avuto minacce di varia natura. Abbiamo anche trovato qui dei proiettili, poi qualcuno ci seguiva. Sono tutti episodi denunciati“.
I vicini di casa di Ranucci: “Abbiamo sentito un boato…” – “Intorno alle 22.20 abbiamo sentito un boato. Pensavamo fossero i ragazzini che qui fanno i botti di Natale, ma la deflagrazione era davvero troppo forte. Noi abitiamo in fondo alla via e abbiamo sentito le pareti tremare. Mia zia, che abita invece proprio qui accanto, ci ha raccontato di una esplosione forte, che ha fatto cascare i quadri. La paura è stata tanta“, racconta all’Adnkronos una vicina di casa di Sigfrido Ranucci.
“Sappiamo chi vive qui – continua la donna – ma non ho pensato a una bomba, anche perché mai ci sono stati episodi simili. La mia impressione iniziale anzi è stata di una macchina elettrica esplosa. In strada era pieno di gente, chi non poteva scendere era affacciato alle finestre. L’atmosfera era davvero concitata“.
Piantedosi: “Rafforzata la protezione per Ranucci” – ”Piena solidarietà a Sigfrido Ranucci e alla sua famiglia per il grave attentato di cui è stato vittima. Un gesto vigliacco e gravissimo che rappresenta un attacco non solo alla persona ma alla libertà di stampa e ai valori fondamentali della nostra democrazia. Ci sarà il massimo impegno delle forze di polizia per accertare rapidamente gli autori. Ho dato mandato di rafforzare al massimo ogni misura a sua protezione”, dice il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.
Meloni: “Libertà e indipendenza dell’informazione sono valori irrinunciabili” – Vicinanza a Ranucci è stata espressa da colleghi, sindacati e dalle massime cariche dello Stato a iniziare da Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio manifesta “piena solidarietà al giornalista Sigfrido Ranucci e la più ferma condanna per il grave atto intimidatorio da lui subito. La libertà e l’indipendenza dell’informazione sono valori irrinunciabili delle nostre democrazie, che continueremo a difendere“.
Esprimo piena solidarietà al giornalista Sigfrido Ranucci e la più ferma condanna per il grave atto intimidatorio da lui subito. La libertà e l'indipendenza dell'informazione sono valori irrinunciabili delle nostre democrazie, che continueremo a difendere.
“Un gesto gravissimo, vile, inaccettabile. Un ordigno ha fatto esplodere l’auto di Sigfrido Ranucci, davanti alla sua abitazione. Per fortuna nessuno è rimasto ferito, ma resta la gravità estrema di un atto che colpisce non solo un giornalista, ma la libertà stessa di informare e di esprimersi. A lui e alla sua famiglia la mia piena solidarietà e vicinanza“, scrive Guido Crosetto sul profilo X del ministero della Difesa.
“Quanto successo a Pomezia è di una gravità inaudita e inaccettabile. Totale solidarietà a Sigfrido Ranucci e alla sua famiglia”, le parole del vicepremier Matteo Salvini sui social.
Di “grave atto intimidatorio” parla anche l’altro vicepremier Antonio Tajani che esprime “piena solidarietà” a Ranucci e alla sua famiglia. “Non esiste motivazione che possa giustificare questa violenza“, aggiunge.
”La nostra piena solidarietà a Sigfrido Ranucci e alla sua famiglia per l’attentato incendiario di questa notte. C’è viva preoccupazione per quanto successo: un gesto profondamente inquietante perché quando si attacca un giornalista si attacca la democrazia”, sottolinea la Giunta esecutiva centrale dell’Anm.
La Rai: “Respingiamo con forza ogni minaccia“ – L‘ad Rai Giampaolo Rossi e l’intera azienda “si stringono al fianco di Sigfrido Ranucci ed esprimono massima solidarietà per il grave e vile attentato intimidatorio“. “Il ruolo della Rai e di chi opera al suo interno è quello di garantire dialogo, pluralismo e rispetto nel racconto quotidiano del nostro tempo – si legge in una nota -. La Rai respinge con forza e determinazione ogni minaccia contro chi svolge il proprio lavoro nel Servizio Pubblico. L’essenza vitale della nostra democrazia è la libertà informativa che la Rai garantisce e che i suoi giornalisti rappresentano“.
Usigrai: “Attentato ci riporta agli anni più bui”. – “Un attentato spaventoso che ci riporta indietro agli anni più bui. Siamo vicini a Sigfrido Ranucci alla sua famiglia dopo che nella notte la sua auto è esplosa davanti a casa. Pochi minuti prima era passata lì davanti la figlia“. A sottolinearlo è l’esecutivo dell’Usigrai. “Siamo certi che né Sigfrido né i colleghi di Report si lasceranno intimorire. Saremo sempre al loro fianco – continua l’Usigrai – affinché possano continuare liberamente il loro lavoro d’inchiesta. Abbiamo denunciato in questi mesi come la Rai abbia ridotto lo spazio a disposizione di Report e sopratutto il clima d’odio e insofferenza per le inchieste della redazione. In prima serata su Rai1 si è arrivati addirittura – da parte della seconda carica dello Stato – a definire i colleghi di Report ‘calunniatori seriali’, senza che né il conduttore né l’azienda prendessero le distanze. Una campagna d’odio contro il giornalismo d’inchiesta che deve finire“.
Ci sono almeno dieci feriti: si tratta di colleghi delle vittime e di poliziotti. L’ipotesi è che sia stato un gesto intenzionale da parte di uno degli occupanti dell’immobile
Tre carabinieri uccisi, tredici persone ferite e un casolare ridotto in macerie: è il bilancio drammatico dell’esplosione avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 ottobre a Castel D’Azzano, in provincia di Verona. La deflagrazione ha colpito in pieno un edificio rurale a due piani, proprio mentre era in corso una perquisizione legata a una procedura di sgombero forzato, condotta da polizia, carabinieri e vigili del fuoco.
Secondo le prime ipotesi, non si sarebbe trattato di un incidente. L’esplosione potrebbe essere stata provocata intenzionalmente dagli stessi occupanti dell’immobile: tre fratelli che vivevano nel casolare da tempo. Due di loro — un uomo e una donna, rimasti feriti — sono già stati fermati, mentre il terzo sarebbe riuscito ad allontanarsi prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.
Esplosione durante lo sgombero di un’abitazione: morti 3 carabinieri – Carabinieri, polizia e vigili del fuoco stavano eseguendo una perquisizione nell’ambito di uno sgombero coattivo (azione forzata in caso di occupazioni abusive) del casolare, abitato da tre fratelli. La casa era satura di gas e l’esplosione, innescata dall’apertura della porta d’ingresso, ha investito le forze dell’ordine al momento dell’irruzione.
In pochi attimi tutto si è sbriciolato. Tre carabinieri sono morti. Ci sono anche tredici feriti. Il boato ha svegliato i residenti e in pochi minuti sui social in tanti hanno lasciato un messaggio chiedendo cosa fosse accaduto.
I vigili del fuoco si sono attivati immediatamente, ma per i carabinieri non c’è stato nulla da fare. Le squadre del 115 sono intervenute sia per domare le fiamme divampate dopo lo scoppio sia per la ricerca dei feriti. Una delle vittime è stata estratta dalle macerie.
Lo sgombero “a rischio” e i tentativi già falliti – Secondo quanto si apprende l’immobile era un casolare agricolo fatiscente già occupato in passato da braccianti. I tre fratelli avrebbero dovuto lasciarlo da tempo. C’erano stati vari tentativi di sgombero, andati a vuoto anche perché a quanto pare i tre avevano minacciato di farsi saltare in aria. Considerando l’intervento “a rischio” erano stati inviati sul posto militari dei reparti speciali di Padova e Mestre, supportati dagli agenti di polizia delle unità operative di primo intervento. In affiancamento c’erano vigili del fuoco e squadre di soccorso dell’ospedale.
“Nel casolare abitavano tre fratelli. Sembra che avessero da tempo delle bombole depositate e abbiano fatto saturare il sottotetto per farlo esplodere. Il tutto è accaduto stanotte alle 3.15 circa“, dice a Rainews24 Antonello Panuccio, vicesindaco di Castel d’Azzano.
“Una tragedia incredibile – commenta il procuratore capo di Verona, Raffaele Tito, giunto sul posto -. Dovevamo eseguire un decreto di perquisizione, si cercavano anche delle bottiglie molotov. Carabinieri e polizia hanno cercato di agire in massima sicurezza e con tutte le attrezzature necessarie. Ma l’esito è stato inaspettato e molto doloroso“.
Chi sono i carabinieri morti nell’esplosione nel Veronese oggi – Nel crollo del casolare sono rimasti uccisi, come detto, tre carabinieri. Secondo quanto reso noto dal sindacato Sim, due prestavano servizio a Padova e uno a Mestre. I tre militari appartenevano alle forze speciali mobilitate per lo sgombero. I feriti sono tredici tra carabinieri, polizia e vigili del fuoco.
“Di fronte a una simile tragedia, non è il momento delle polemiche né delle strumentalizzazioni, ma del silenzio, del rispetto e della vicinanza concreta. Nel ricordo rimangono tre carabinieri valorosi, solari e sempre disponibili“, si legge in una nota.
Piantedosi: “Bilancio drammatico” – Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a Uno Mattina ha parlato di “bilancio terribile, molto doloroso, drammatico“. Poi ha spiegato: “Era un’operazione congiunta di polizia, al momento dell’accesso dell’appartamento i testimoni raccontano di aver sentito odore di gas e qualche istante dopo c’è stata l’esplosione“. La tragedia “segna la difficoltà, la complessità, la potenziale pericolosità di questo lavoro: dietro certe operazioni si celano delle insidie anche perché si ha a che fare con persone di difficile collocazione. È possibile – continua il titolare del Viminale – che qualcuno dall’interno abbia attivato una bombola di gas creando i presupposti per la deflagrazione: le due persone titolari dell’appartamento si sarebbero allontanate, una delle due – una donna – sarebbe ferita“.
Un gruppo minoritario di persone – coi volti coperti – ha cercato lo scontro con le forze dell’ordine. Gli altri attivisti hanno fatto un cordone per farli desistere
Tangenziale Est di Milano, ore 14.30. Da quasi un’ora una parte del corteo in solidarietà con la Palestina è entrato nella superstrada che costeggia la parte orientale della città. Un gruppo sparuto di manifestanti inizia a nascondere il proprio volto con cappucci, passamontagna, sciarpe e magliette avvolte attorno al viso. Impugnano bottiglie di vetro, pietre, pezzi di ferro e puntano agli agenti delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, che arretrano.
I manifestanti pacifici isolano i violenti – In contemporanea, altri manifestanti, una piccola parte di quella marea pacifica che da tre giorni invade le strade di Milano al coro di “Palestina libera” ma senza mai scadere nel vandalismo o la violenza, cerca di isolare il gruppetto di violenti. Alcuni si mettono proprio fisicamente davanti. E mano nella mano cercano di fare una catena per impedire loro di rovinare tutta la bellezza di una protesta che fino a quel momento è stata impeccabile.
Perché i titoli sulla manifestazione non devono essere per quel gruppetto di violenti, non questa volta dopo quanto accaduto nel primo grande corteo culminato con i tafferugliin Stazione Centrale. E allora eccoli qui, quei coraggiosi che per il bene dell’intera manifestazione hanno sedato e isolato quei pochi esagitati.
A Firenze gli studenti di alcuni licei non sono entrati in classe e sono scesi in piazza
Genova
Da ieri sera proseguono le proteste in Italia in sostegno della missione diretta a Gaza per portare aiuti alla popolazione palestinese, dopo l’abbordaggio della Flotilla da parte di Israele. Presidi, cortei e scioperi in tutta Italia, organizzati dal Global Movement to Gaza e da altre decine di organizzazioni sociali e sindacali. L’agenda è stata diffusa dagli attivisti attraverso i canali social. I partecipanti scrivono che il tentato blocco della Flotilla “porta alla mobilitazione dell’equipaggio di terra, blocchiamo tutto. L’equipaggio di mare in questi mesi ha portato con sé l’umanità di un altro mondo possibile in grado di navigare ostinata e contraria ai venti di guerra. Ora è il momento dell’equipaggio di terra“, concludono. continua a leggere
Binari bloccati dai dimostranti alla stazione centrale di Napoli. Mobilitazione per la Flotilla in piazza della Scala a Milano
Scatta la mobilitazione nelle piazze italiane dopo l’abbordaggio della Flotilla da parte di Israele. Al grido di “Bloccheremo tutto” e “Palestina libera” un gruppo di manifestanti pro Pal è arrivato a piazza dei Cinquecento a Roma, vicino alla stazione Termini per sostenere la Flotilla. I manifestanti sono schierati dietro a uno striscione con su scritto “Rompere con Israele-Stop genocide, blocchiamo tutto e 3 ottobre sciopero generale“. Il numero delle persone in piazza sta aumentando progressivamente.
Binari bloccati dai manifestanti pro Pal alla stazione centrale di Napoli. Si è determinato così il blocco del traffico ferroviario, in arrivo e in partenza, con treni in ritardo di oltre 90 minuti. “La circolazione a Napoli Centrale è sospesa“, comunica Trenitalia. Come si legge sul profilo Facebook di uno dei collettivi coinvolti nell’occupazione della stazione centrale di Napoli, Mezzocannone Occupato, “avevamo detto che avremmo bloccato tutto e lo stiamo facendo. Palestina libera, giù le mani dalla Global Sumud Flotilla“.
I manifestanti pro Pal hanno bloccato i binari per oltre mezz’ora per poi dirigersi verso il vicino corso Umberto, lasciando la stazione. I manifestanti sarebbero diretti verso la facoltà di Lettere e Filosofia, seguiti dalla polizia.
Disagi alla stazione Termini di Roma. Dopo le manifestazioni dei pro Pal alla stazione di Napoli, la stazione Termini è stata ‘cinturata‘ dalle forze dell’ordine anche lateralmente e gli accessi sono contingentati.
Mobilitazione anche a Milano per la Global Sumud Flotilla. Potere al Popolo, centri sociali e collettivi studenteschi sui social hanno dato appuntamento per una ‘mobilitazione d’emergenza’ dalle 21.30 in piazza della Scala, ribattezzata ‘piazza Gaza‘ per il presidio permanente pro Palestina.
Andrea Holetz, 64 anni, si trovava con il compagno in un campeggio di Spigno Monferrato
L’alluvione in provincia di Alessandria
È stato trovato dai vigili del fuoco il corpo di Andrea Holetz, la turista tedesca di 64 anni dispersa dopo essere stata travolta dalle acque di un torrente in piena nell’Alessandrino. Il cadavere della donna è stato localizzato a circa 4 km a valle del campeggio di Spigno Monferrato dove la vittima si trovava con il compagno e i loro due cani.
La ricostruzione – Secondo quanto ricostruito, i due coniugi si erano accorti dell’arrivo della piena mentre stavano dormendo dopo che il loro camper era stato addirittura spostato dalla furia dell’acqua. Una volta compresa la situazione di pericolo marito e moglie hanno tentato di scappare a piedi. L’uomo è riuscito a mettersi in salvo con uno dei due cani. Quando si è voltato ha però visto che la moglie non c’era più: era stata inghiottita dal fango e trascinata via dalla corrente con un secondo cane.Nel camping, che si trova vicino al torrente Valle, sono rimaste a lungo isolate 15 persone.
Dopo il sequestro disposto dalla procura: indagini sul materiale audio-video, e i relativi commenti
La polizia postale e per la sicurezza cibernetica sta concludendo, in queste ore, le operazioni tecniche finalizzate all’esecuzione del decreto di sequestro disposto dalla Procura del tribunale di Roma della piattaforma phica.eu.
Le attività mirano a circoscrivere e quindi a rendere disponibile il complessivo materiale audio-video, e i relativi commenti, per le successive analisi degli investigatori. Le attività tecniche, complesse, sono state condotte dal personale del servizio centrale della polizia postale, con l’ausilio degli specialisti dei centri operativi di Milano e Firenze.
Nelle ultime settimane, sono state decine le denunce di donne, anche volti noti dello spettacolo e della politica, che hanno scoperto le proprie foto su pagine web a sfondo sessuale o esplicitamente porno.
Il sequestro del sito sessista «Phica.eu» è stato disposto, dicevamo, dalla Procura di Roma che nelle scorse settimane ha avviato un’inchiesta delegando le indagini alla polizia postale. A coordinare il fascicolo è il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini. Sulla home page del sito ora compare la scritta «dominio sottoposto a sequestro».
Il presunto amministratore della piattaforma sarebbe un italiano di 45 anni: “Usava pseudonimi come Phicamaster e Bossmiao”
Chi c’è dietroPhica.eu? Dallo scoppio del caso, la domanda rimbalzata sui social è diventata il focus delle indagini che hanno coinvolto il sito. Sulla piattaforma centinaia di utenti pubblicavano foto di donne, ignare di tutto, per darle in pasto ai commenti volgari e ingiuriosi degli iscritti. Gli investigatori sarebbero arrivati all’identità dell’amministratore del sito: si tratterebbe di V.V., come riporta Domani, un italiano di 45 anni.
Chi è l’amministratore di Phica.eu – Il sospettato è originario di Pompei, ma da tempo risiede a Scandicci (Firenze). L’uomo, scrive ancora Domani, sarebbe proprietario di una piccola società “costituita all’inizio del 2023 a Genova con l’obiettivo ufficiale di condurre campagne pubblicitarie sui social network attraverso influencer“. La società, si legge sul quotidiano, “risulta aver fatturato circa 150mila euro all’anno nel 2023 e nel 2024, con utili netti rispettivamente di 69mila e 65mila euro. I rendiconti finanziari non offrono ulteriori informazioni sull’attività dell’impresa“.
E secondo un’analisi della società dell’esperto di cyberintelligence, Alex Orlowsky, contattato da Domani, V.V. “cercava di estorcere denaro alle vittime del suo sito presentandosi falsamente come collaboratore della polizia postale“. Per celare la sua identità usava pseudonimi come “Bossmiao, Phicamaster, Phicanet e Miao“.
Le indagini – Nel frattempo, la Procura di Roma sarebbe pronta ad aprire un fascicolo su Phica.eu e il gruppo Facebook Mia moglie. Gli investigatori della polizia postale hanno incontrato per circa due ore il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini che a breve acquisirà una prima informativa. I reati che potrebbero essere ipotizzati dai pm capitolini vanno dalla diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti alla diffamazione, ma potrebbe essere inclusa anche l’accusa di estorsione.
La manifestazione non si sarebbe svolta nel luogo concordato
A Brandizzo, un fuori programma ha fatto scaturire diverse polemiche a margine degli eventi ufficiali per la commemorazione della strage ferroviaria del 30 agosto 2023, quando morirono gli operai Giuseppe Aversa, Kevin Laganà, Saverio Giuseppe Lombardo, Giuseppe Sorvillo e Michael Zanera. Furono travolti da un treno che viaggiava a 160 chilometri orari, mentre lavoravano alla manutenzione della linea.
Chieste le generalità – Ieri, 30 agosto 2023, l’Anlm (Assemblea Nazionale Lavoratori Manutenzione) ha organizzato un presidio prima delle manifestazioni annunciate, per richiamare l’attenzione sulle criticità dei modelli di manutenzione ai sistemi ferroviari. Quando alcune decine di persone si sono radunate davanti alla stazione di Brandizzo, i carabinieri sono intervenuti chiedendo le generalità e i documenti d’identità.
La reazione – Alcuni manifestanti, visibilmente irritati, hanno urlato più volte “Vergogna”. Dall’Arma, chiariscono che la richiesta delle generalità è scaturita per questioni legate al posizionamento dei manifestanti sul suolo pubblico. Non risultano provvedimenti per i presenti.
L’assalto sulla strada statale 387: è caccia a quattro malviventi, incappucciati e armati
– Foto ufficio stampa Carabinieri – (ITALPRESS)
CAGLIARI (ITALPRESS) – Torna l’incubo dei portavalori in Sardegna. Nelle prime ore della mattinata odierna, lungo la Strada Statale 387, il furgone di un istituto di vigilanza privata è stato assaltato nella zona di Sant’Andrea Frius. Secondo una prima ricostruzione, quattro individui incappucciati, armati di armi lunghe, hanno tentato di bloccare il mezzo blindato, predisponendo alcune autovetture di traverso sulla carreggiata a cui hanno dato fuoco.
L’autista del portavalori, resosi conto della situazione, è riuscito a compiere una manovra repentina e a mettersi in salvo, eludendo così l’assalto. I rapinatori, capendo la manovra del furgone, hanno immediatamente abbandonato il piano scappando. Sul posto sono rimaste alcune autovetture date alle fiamme, utilizzate presumibilmente come ostacolo per fermare il mezzo.
Sul luogo del tentativo di rapina sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Dolianova e del nucleo investigativo di Cagliari, che hanno messo in sicurezza l’area e avviato i rilievi tecnici necessari a ricostruire la dinamica dei fatti. Sono in corso le ricerche per rintracciare i responsabili, con l’attivazione del piano prefettizio Anticrimine e dei posti di blocco nelle principali arterie stradali del territorio.