Il 10 aprile del 1991, 25 anni fa, nella rada del porto toscano il traghetto Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo entravano in contatto. Dopo lo scontro il rogo: le vittime furono 140, tra passeggeri ed equipaggio del traghetto, tranne il giovane mozzo napoletano Alessio Bertrand.
Registrazioni delle comunicazioni radio avvenute sul canale 16 VHF la notte del 10 Aprile 1991. Dopo una collisione con la petroliera Agip Abruzzo 140 persone muoiono senza ricevere alcun soccorso.
Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_del_Moby_Prince
Alle ore 22:03 del 10 aprile 1991, il traghetto Moby Prince, in servizio di linea tra Livorno e Olbia, mollò gli ormeggi per la traversata. A bordo era presente l’intero equipaggio, formato da 65 persone agli ordini del Comandante CSLC Ugo Chessa e 75 passeggeri. Il traghetto, durante la percorrenza del cono di uscita del porto, colpì con la prua la petroliera Agip Abruzzo, penetrando all’interno della cisterna numero 7, contenente circa 2700 tonnellate di petrolio Iranian Light. Alle ore 22:25, il marconista di bordo lanciò il Mayday dal VHF portatile, e non dalla postazione radio, dato che, come stabilito anche dal punto in cui fu ritrovato il cadavere, al momento dell’impatto non si trovava in sala radio.
Nel video vediamo l’interno devastato del traghetto MOBY PRINCE a seguito dell’incendio scatenatosi a bordo a seguito della collisione con la nave cisterna AGIP ABRUZZO
Parte del petrolio che fuoriuscì dalla cisterna n. 7 della petroliera Agip Abruzzo si riversò in mare, parte invece investì in pieno la prua del traghetto. A causa delle scintille prodotte dallo sfregamento delle lamiere delle due navi al momento dell’impatto, il petrolio prese rapidamente fuoco, incendiando il traghetto.
Errore umano: Un aspetto più volte indicato come possibile causa dello scontro, fu quello dell’errore umano da parte dell’equipaggio di Moby: tutte le commissioni di inchiesta e tutti processi, fino all’ultima archiviazione disposta dalla Procura di Livorno nel 2010, censurano il comportamento della plancia del Traghetto, comandata da Ugo Chessa, defunto anch’egli nella tragedia. Tra le accuse rivolte all’equipaggio del Moby Prince si elencano: il mal funzionamento di alcuni apparati di sicurezza a bordo della nave; l’aver fatto scendere prima del dovuto il pilota del porto Federico Sgherri; la mancata dovuta attenzione nelle procedure di uscita dal porto; la velocità troppo elevata in fase di uscita; l’aver lasciato aperto il portello del traghetto in fase di navigazione.
Tra le cause della disattenzione è stato indicato più volte erroneamente, anche dagli organi di stampa dell’epoca, il fatto che l’equipaggio potesse essere distratto dalla gara di ritorno della semifinale di Coppa delle Coppe tra la Juventus e il Barcellona. Questa ipotesi è stata però decisamente respinta dalla testimonianza del superstite Bertrand, il quale, durante vari interrogatori, ha più volte dichiarato di aver personalmente portato alcuni panini in plancia comandi e che il personale di guardia si trovasse al proprio posto nella gestione del traghetto.
2. L’impianto antincendio spento – È stato appurato in sede giudiziaria che il traghetto Moby Prince navigava con gli impianti sprinkler non in funzione e con gli altri in attivazione manuale.
È dato acquisito dagli accertamenti tecnici (v. in particolare la perizia dibattimentale) che l’intero impianto sprinkler non è mai entrato in funzione durante l’incendio.
La presenza della nebbia – Tra le cause ufficiali del disastro è attribuito un ruolo significativo alla nebbia che quella sera secondo alcuni gravava sulla zona. I magistrati si sono espressi in favore del cosiddetto fenomeno della nebbia da avvezione, che può provocare la formazione repentina di un banco. Il banco di nebbia sarebbe calato all’improvviso sul tratto di mare circostante all’Agip Abruzzo, impedendo al Moby Prince di individuare correttamente la petroliera.
Mai chiarito infine il punto cruciale, che dovrebbe determinare se fu il traghetto passeggeri, sbagliando rotta o a causa di una distrazione, che andò a colpire la petroliera, o se viceversa la petroliera si trovasse all’interno del cono. Da sottolineare che, nella sentenza di primo grado del 31/10/1998, la posizione attribuita alla petroliera è 43°29′.8 NORD e 10°15′.3 EST. Questa posizione è stata ricavata dalle comunicazioni radio registrate dal canale 16 VHF ed è stata trasmessa direttamente dal comandante dell’Agip Abruzzo Renato Superina nei minuti successivi alla collisione. Andando a riportare la posizione sulla carta nautica, è facile notare come il punto riportato rientri senza alcun dubbio all’interno del triangolo di divieto di ancoraggio e pesca nel quale era proibito alle imbarcazioni di restare alla fonda o di pescare proprio perché utilizzato dalle altre imbarcazioni per l’uscita dal porto
Il processo di I grado – Il processo, pieno di momenti di tensione, si conclude due anni dopo: la sentenza viene pronunciata nella notte tra il 31 ottobre e il 1º novembre 1997. In un’aula piena di polizia e carabinieri, chiamati dal tribunale per la tutela dell’ordine pubblico, il presidente Germano Lamberti lesse il dispositivo della sentenza con cui furono assolti tutti gli imputati perché «il fatto non sussiste».
Il processo di II grado (Firenze) – Il 5 febbraio 1999 la III Sezione della Corte d’Appello di Firenze dichiara di “non doversi procedere nei confronti del Rolla in ordine ai reati ascrittigli perché estinti per intervenuta prescrizione”. I giudici di Firenze aggiungono tuttavia in sentenza “(…) non si può non rilevare, che l’inchiesta sommaria della Capitaneria, che per alcuni versi è la più importante perché interviene nell’immediatezza del fatto ed è in qualche modo in grado di indirizzare i successivi accertamenti e di influire sulle stesse indagini penali, può essere condotta da alcuni dei possibili responsabili del disastro”.
Verso un terzo processo – Nel 2006 la Procura di Livorno, su richiesta dei figli del comandante Chessa, decise di riaprire un filone d’inchiesta sul disastro del traghetto.
Nel 2009, l’associazione dei familiari delle vittime presieduta dai Chessa, in una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiede a questi di farsi portavoce presso il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, della richiesta di rendere pubblici i tracciati radar, le immagini satellitari, o altro materiale in possesso delle autorità americane della rada del porto di Livorno durante le ore del disastro del Moby Prince.
5 maggio 2010 è stata presentata dalla Procura della Repubblica di Livorno e accolta dal GIP di Livorno la richiesta di archiviazione .
Dal 5 maggio 2013 ha preso avvio una campagna permanente per sostenere la lotta civile dei familiari delle vittime del Moby Prince per ottenere verità e giustizia. La campagna, chiamata #IoSono141è sostenuta dalle associazioni familiari delle vittime del Moby Prince e mira soprattutto a creare una forte spinta popolare di sostegno alla creazione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sul Moby Prince.
Il 9 aprile 2015, proprio alla vigilia del 24º anniversario della tragedia, col via libera all’unanimità in commissione Lavori Pubblici del Senato viene mosso il primo decisivo passo all’istituzione della Commissione d’inchiesta.
Finalmente viene fissata al 22 luglio la votazione del testo: il Senato si esprime all’unanimità sull’istituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Moby Prince e Luchino Chessa, figlio del Comandante perito sul traghetto, dice al riguardo:
| « È un giorno storico per noi familiari delle vittime del Moby Prince, ma anche per tutti i cittadini italiani che vogliono giustizia e verità. Un importante segno di democrazia visto che tutti i senatori, sia del governo che dell’opposizione, hanno votato a favore. » |
Il 31 marzo 2016 la Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause del disastro del traghetto Moby Prince ha ascoltato il dottor Enrico Fedrighini, giornalista e autore del volume “Moby Prince: un caso ancora aperto”.
La Commissione d’inchiesta avrà due anni di tempo per svolgere il lavoro per cui è stata costituita e tra gli aspetti su cui dovrà indagare rientrano i tempi di sopravvivenza a bordo del traghetto, la dinamica della collisione con l’Agip Abruzzo, i problemi di sicurezza a bordo ed il ritardo nei soccorsi.

