Ufficiale il prolungamento di contratto del difensore nerazzurro fino al 30 giugno 2024
28/05/2021
MILANO – FC Internazionale Milano comunica di aver raggiunto un accordo per il prolungamento di contratto del giocatore Alessandro Bastoni: il difensore classe 1999 sarà nerazzurro fino al 30 giugno 2024.
SCUDETTO E RINNOVO: BASTONI NERAZZURRO FINO AL 2024
Il difensore classe 1999, ha prolungato il suo contratto con l’Inter per altre tre stagioni
28/05/2021
MILANO – Pochi giorni dopo aver alzato al cielo il suo primo trofeo con la maglia nerazzurra, Alessandro Bastoni è pronto a scrivere nuovi importanti capitoli: da oggi, infatti, è ufficiale il prolungamento del suo contratto con il Club fino al 30 giugno 2024.
Acquistato dall’Inter nell’estate del 2017, Bastoni ha fatto il suo esordio in nerazzurro il 28 settembre 2019, un debutto da titolare nel successo contro la Sampdoria, dimostrando da subito tutte le sue qualità.
“È stato emozionante, aspettavo questo giorno da tanto”
Da quella partita ha collezionato 33 presenze nella stagione 2019/20 diventando uno dei perni della difesa nerazzurra, segnando anche 2 gol, nelle trasferte contro Lecce e Parma, il secondo festeggiato anche ai microfoni di Inter TV:
“Ho sempre detto che sono interista, per me essere qui è un sogno. Voglio il bene dell’Inter e della squadra. Spero di restare qui a lungo”.
Forza fisica, tecnica, visione di gioco, precisione e sicurezza negli interventi le qualità che gli hanno permesso di riconfermarsi nella stagione dello Scudetto numero 19 della storia del Club, conquistato da protagonista e titolare nella difesa meno battuta della Serie A. 33 le presenze in campionato (41 quelle totali) e 3 assist serviti, compreso il lancio incredibile di oltre 60 metri per il gol di Barella nel 2-0 contro la Juventus.
La stagione della conquista dello Scudetto è anche quella del suo esordio in Nazionale: l’11 novembre 2020, a 21 anni, il debutto da titolare nella partita amichevole vinta 4-0 contro l’Estonia e qualche giorno dopo nella prima gara ufficiale, la vittoria contro la Polonia, dove ha confermato tutte le sue qualità anche in azzurro.
Erano stati assolti 7 imputati accusati di stupro di gruppo nel 2008. L’avvocato della ragazza: ‘Soddisfatta, è stato riconosciuto come sia stata calpestata la sua dignità’
La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per aver violato i diritti di una “presunta vittima di stupro“ con una sentenza che contiene “dei passaggi che non hanno rispettato la sua vita privata e intima“, “dei commenti ingiustificati” e un “linguaggio e argomenti che veicolano i pregiudizi sul ruolo delle donne che esistono nella società italiana“. E’ quanto si legge nella documentazione diffusa oggi dalla Corte che ha sede a Strasburgo.
Il caso riguarda una sentenza della Corte d’appello di Firenze del 2015che assolse 7 imputati accusati di uno stupro di gruppo avvenuto nella Fortezza da Basso nel 2008.
A ricorrere alla Corte di Strasburgo è stata la presunta vittima della violenza. Nel suo ricorso non ha chiesto alla Corte di Strasburgo di esprimersi sull’assoluzione degli imputati, ma sul contenuto della sentenza, che secondo lei ha violato la sua vita privata e l’ha discriminata. Oggi la Corte di Strasburgo le ha dato ragione accordandole un risarcimento per danni morali di 12 mila euro.
“Sono soddisfatta che la Corte europea dei diritti umani abbia riconosciuto che la dignità della ricorrente è stata calpestata dall’autorità giudiziaria“. Così all’ANSA l’avvocato Titti Carrano, che ha rappresentato la ‘presunta’ vittima dello stupro di gruppo della Fortezza da Basso. “La sentenza della Corte d’appello di Firenze – ha poi aggiunto – ha riproposto stereotipi di genere, minimizzando cosi la violenza, e ha rivittimizzato la ricorrente, usando anche un linguaggio colpevolizzante. Purtroppo, questo non è l’unico caso in cui la non credibilità della donna si basa sulla vivisezione della sua vita personale, sessuale. Questo succede spesso nei tribunali civili e penali italiani“. “Per questo mi auguro che il governo italiano accetti questa sentenza della Cedu e non ricorra in Grande Camera ma intervenga affinché ci sia una formazione obbligatoria dei professionisti della giustizia per evitare che si riproducano stereotipi sessisti nelle sentenze“, ha detto ancora Carrano.
Manifestazione di protesta a Firenze alla Fortezza da Basso contro la sentenza sul caso di stupro di una ragazza. Firenze, 29 luglio 2015. ANSA/MAURIZIO DEGL’INNOCENTI
Le parole sono di Antonio Carucci responsabile commerciale della Wte. Sotto sequestro sono finiti gli impianti a Calcinato, Calvisano e Quinzano della società bresciana i cui vertici sono indagati
27 Maggio 2021
Brescia, Dall’inchiesta Sui Fanghi Tossici
Sapevano che stavano lavorando contro le regole, ma non si sono fermati se non quando la loro azienda è stata perquisita due estati fa. E la consapevolezza di quanto stavano facendo emerge da alcune intercettazioni inquietanti. Come quella del 31 maggio 2019. “Io ogni tanto ci penso, cioè, chissà il bambino che mangia la pannocchia di mais cresciuto sui fanghi“, dice Antonio Carucci. È il geologo di origine milanese addetto alle vendite della Wte srl, azienda bresciana, presieduta da Giuseppe Giustacchini, da anni nel mirino di ambientalisti e residenti e ora al centro di un’inchiesta della Procura bresciana che contesta la vendita di 150.000 tonnellate di fanghi contaminati da metalli pesanti, idrocarburi ed altre sostanze inquinanti spacciati per fertilizzanti e smaltiti su circa 3.000 ettari di terreni agricoli nelle regioni Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna.
Parlando con una collega che gli dice che quello che stanno facendo “è per il bene dell’azienda”, Carucci risponde: “Siamo talmente aziendalisti da non avere più pudore“. Sotto sequestro sono finiti gli impianti a Calcinato, Calvisano e Quinzano della Wte i cui vertici sono indagati. Quindici complessivamente i coinvolti. Sei di loro hanno evitato l’arresto in carcere e altri due i domiciliari come avrebbe voluto la Procura bresciana che si è invece vista rigettare la richiesta da parte del gip che non ha ravvisato la necessità di applicare misure cautelari perché da agosto 2019 l’attività di traffico illecito di rifiuti della azienda bresciana di sarebbe fermata, o quantomeno rallentata, dopo una prima perquisizione dei carabinieri forestali.
“Dalle tabelle emergono dati impressionanti” scrive il gip nella sua ordinanza che ha portato al sequestro degli impianti. “Nei campioni dei gessi in uscita dall’azienda e in spargimento le sostanze inquinanti (fluoruri, solfati, cloruri, nichel, rame, selenio, arsenico, idrocarburi, zinco, fenolo, metilfenolo e altri) erano decine, se non addirittura centinaia di volte superiori ai parametri di legge“.
Tra gli indagati, con l’accusa di traffico di consulenze illecite, figura anche Luigi Mille, direttore generale dell’Aipo, autorità interregionale per il fiume Po, che, si legge nell’ordinanza, sfruttando relazioni esistenti con il sindaco del Comune di Calvisano e relazioni esistenti o comunque asserite con altri pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio e in particolare il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, l’assessore regionale all’Agricoltura Fabio Rolfi, Fabio Carella, direttore generale di Arpa Lombardia e Guido Guidesi, assessore regionale lombardo allo Sviluppo Economico, (nessuno di loro è indagato) “indebitamente – scrive il gip – si faceva dare e promettere da Giuseppe Giustacchini denaro, vantaggi patrimoniali ed altre utilità quali il prezzo della propria mediazione illecita verso i suddetti pubblici ufficiali, finalizzata a favorire le attività imprenditoriali condotte da Giustacchini quale titolare della Wte srl“.
“Confidiamo che chi ha commesso questa azione criminale contro l’ambiente, l’ecosistema e la salute dei cittadini paghi in modo ‘esemplare’: ed applicare quel sano principio ‘Chi inquina paga‘”, spiega il coordinamento provinciale dei Verdi di Brescia che aggiunge: “laddove si dovessero riscontrare profili penali che hanno rischiato di compromettere la salute dei cittadini, la Federazione dei Verdi-Europa Verde Brescia è pronta a costituirsi parte civile in un eventuale procedimento giudiziario”.
Nicola Pontoriero, 52 anni, era di Sesto San Giovanni e stava lavorando per Mediaset
Nicola Pontoriero, 52 anni, era di Sesto San Giovanni e stava lavorando per Mediaset
Un’altra tragedia nello stesso luogo dove è precipitata la cabina della funivia del Mottarone. Nicola Pontoriero, giornalista freelance, di 52 anni, residente a Sesto San Giovanni è morto per un malore mentre si trovava sui sentieri che portano sul luogo del disastro. Lavorava come operatore televisivo. Secondo il soccorso alpino si tratterebbe di un arresto cardiaco, sono stati inutili i tentativi di rianimarlo.
“Una notizia terribile che tocca la nostra città, una tragedia nella tragedia che ci lascia senza parole“: così Roberto Di Stefano, sindaco di Sesto San Giovanni, ha commentato sulla propria pagina Facebook la morte di Pontoriero.
Il 52enne, freelance originario di Rombiolo (in provincia di Vibo Valentia), stava lavorando per un service esterno al gruppo Mediaset. Nonostante sia stato immediatamente soccorso, i tentativi di rianimarlo sono stati inutili.
“Tutta la città si stringe attorno alla famiglia di Nicola, ai suoi amici e ai suoi cari in questo momento di lutto” continua il post del sindaco, che ha già raccolto decine di commenti di cordoglio. “Sesto perde una brava persona e un ottimo professionista” è uno dei messaggi di chi lo conosceva e un ex vicino di casa affida a Facebook le proprie condoglianze “ai familiari, al fratello Franco e a tutti gli amici e colleghi che lo hanno conosciuto“.
Ha voluto ricordarlo anche GVPress, l’Associazione italiana giornalisti e videomaker, che sui social sottolinea: “Tutti i colleghi che hanno lavorato con lui in questi anni lo ricordano per la sua gentilezza e professionalità“.
Dopo le 14 vittime del terribile incidente di domenica scorsa, questa ennesima morte sul Mottarone sta suscitando un’ulteriore ondata di dolore e incredulità: “È davvero una tragedia senza fine” ha scritto qualcuno nel gruppo Facebook che raccoglie gli abitanti di Sesto San Giovanni e c’è anche chi si domanda “come si fa a non invocare Dio e a chiedergli il perché di tutta questa sofferenza?“.
Chi lo conosceva lo ricorda come “un carissimo amico, bravo professionista e di grande umanità“, ma anche chi non l’aveva mai incontrato è rimasto sconvolto dalla notizia: “È morto mentre svolgeva il suo lavoro, al servizio dell’informazione e dei cittadini” si legge in uno dei numerosi messaggi sul web e non manca chi ringrazia Nicola Pontoriero perché “stavi andando lassù per informarci e là hai perso la vita“.
E’ morto il bimbo di nove anni ricoverato all’ospedale Regina Margherita di Torino dopo essere precipitato in una cabina della funivia Stresa-Mottarone nel Verbano con a bordo almeno 15 persone. Le vittime, secondo le testimonianze del 118 e dei soccorritori sarebbero a questo punto 14. Un altro bimbo di due anni è tra i morti nel crollo mentre quello di 5 anni è stato portato nell’ospedale infantile con trauma cranico, toraco-addominale e fratture agli arti inferiori e sarebbe cosciente. “Abbiamo fatto tutto il possibile ma dopo poche ore di tentativi il più grande non ce l’ha fatta” ha annunciato il direttore generale dell’ospedale, informato dei medici che hanno seguito le sue condizioni.
La sindaca di Stresa, Marcella Severino, è arrivata tra i primi sul luogo dell’incidente: “I testimoni hanno visto la cabina arretrare velocemente e poi all’altezza del pilone si è scarrucolata ed è stata sbalzata giù”. Secondo Severino il tecnico incaricato della manutenzione della funivia “aveva detto che tutto era in ordine“. “Oggi – ha aggiunto la sindaca parlando con i giornalisti – non cerchiamo le cause, ma sappiamo che prima della riapertura di ieri sono stati fatti i collaudi“. La stessa sindaca conferma che “la fune è tranciata di netto“. Il procuratore capod i Verbania, Olimpia Bossi, dopo aver disposto il sequestro dell’impianto ha annunciato che è stata aperta un’inchiesta per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. “Ci sono poi reati colposi di attentato alla sicurezza dei trasporti – dice – che dobbiamo verificare anche in base alla natura pubblica o meno del trasporto“.
Le condizioni del bambino sopravvissuto – Lotta per la vita l’unico bimbo sopravvissuto all’incidente della funivia Stresa-Mottarone nel Verbano in cui sono morte 14 persone. Al momento nessun parente si è rivolto all’ospedale per avere notizie probabilmente perché i genitori sono deceduti nel crollo della funivia. E’ stato soccorso dal 118 e le sue condizioni sono gravi, è stato trasportato in elicottero fino all’Oval Lingotto dove con l’ambulanza è stato portato all’ospedale infantile Regina Margherita alle 14.45. Le sue condizioni sono gravi per le ferite riportate, diversi traumi alla testa e al torace, fratture alle gambe. Era cosciente quando l’ambulanza lo ha trasferito dall’elicottero con cui è arrivato dal Mottarone, fino all’ingresso dell’ospedale. Era invece in condizioni disperate un secondo bambino che era arrivato insieme a lui: 9 anni è deceduto poche ore dopo il ricovero.
Il cordoglio del capo dello Stato e del governo – “Il tragico incidente alla funivia Stresa-Mottarone suscita profondo dolore per le vittime e grande apprensione per quanti stanno lottando in queste ore per la vita – dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una nota – Esprimo alle famiglie colpite e alle comunità in lutto la partecipazione di tutta l’Italia. A questi sentimenti si affianca il richiamo al rigoroso rispetto di ogni norma di sicurezza per tutte le condizioni che riguardano i trasporti delle persone“.
“Ho appreso con profondo dolore la notizia del tragico incidente della funivia Stresa – Mottarone. Esprimo il cordoglio di tutto il Governo alle famiglie delle vittime, con un pensiero particolare rivolto ai bimbi rimasti gravemente feriti e ai loro familiari”. Lo afferma il presidente del consiglio Mario Draghi che segue ogni aggiornamento in costante contatto con il ministro Enrico Giovannini, con la Protezione Civile e con le autorità locali. continua a leggere
A bordo dell’impianto sul versante piemontese del Lago Maggiore c’erano almeno 11 persone e il bilancio potrebbe anora aggravarsi. All’ospedale Regina Margherita di Torino un bambino di nove anni e l’altro di cinque
La cabina schiantata a terra sul Mottarone in una foto del soccorso alpino piemontese
E’ precipitata una cabina dalla funivia Stresa-Mottarone nel Verbano con a bordo almeno 11 persone. I morti, secondo le testimonianze del 118, sarebbero nove. Due bambini sono in gravi condizioni sono stati trasportati all’ospedale Regina Margherita di Torino. Il primo bambino di 5 anni ha riportato trauma cranico, toraco-addominale e fratture agli arti inferiori. Sarebbe cosciente.
Il crollo improvviso – È successo poco prima delle 13. Non si conoscono ancora le cause ma la cabina, arrivata in prossimità dell’ultimo pilone, quindi in uno dei punti più alti del tragitto verso la montagna nei pressi del Lago Maggiore, è caduta, forse per il cedimento di una fune.
I soccorsi – Le squadre di soccorso sono arrivate sul posto, c’è voluto tempo per individuare il punto in cui è caduta, perché la zona sottostante è impervia. Sul luogo dell’ incidente, le squadre del Soccorso Alpino e Speleologico sono ancora al lavoro insieme ai Vigili del Fuoco e ai Carabinieri. Nella salita verso il Mottarone un camion dei vigili del fuoco si è ribaltato, ma nessuno fra i soccorritori si sarebbe fatto male. Sono state chiuse le strade che portano in vetta.
La funvia – La funivia che raggiunge quota 1491 metri è stata rimessa in funzione il 24 aprile dopo il lockdown. Tra il 2014 e il 2016 l’impianto era stato chiuso e la ditta Leitner di Vipiteno lo aveva rinnovato, con una spesa complessiva di quattro milioni, effettuando un severo collaudo. La funivia compie un tragitto di una ventina di minuti dal lago al Mottarone e ogni 20 minuti parte una nuova corsa.
Ma è frequentatissima anche senza neve – il New York Times nel 1954 aveva inserito il Mottarone tra i dieci panorami più belli al mondo, con la vista sul lago, le Isole Borromee e le Alpi circostanti – per salire al giardino botanico Alpinia, e da qualche anno per la pista su rotaia Alpyland, con gli slittini, oltre al trekking, al parapendio e alle discese in mountain bike.
Giornata in memoria delle vittime delle stragi di Capaci e via D’Amelio, la cerimonia a Palermo con MattarellaGiornata in memoria delle vittime delle stragi di Capaci e via D’Amelio, la cerimonia a Palermo con il presidente della Repubblica Sergio MattarellaMostra meno
22 maggio 2010 🖤💙 Campioni d’europa 🖤💙 la leggenda 🖤💙
23 maggio 2021 🖤💙 Campioni d’italia 🖤💙 e qui la festa!!!!!!!!!!!!! 🖤💙
L’Inter 2020/21 ha conquistato il 19° Scudetto della propria storia grazie ad una cavalcata straordinaria, ottenendo l’aritmetica certezza del Tricolore con ben quattro giornate di anticipo rispetto alla fine del campionato. Abbiamo ripercorso il cammino della squadra di Antonio Conte, individuando i 10 momenti chiave che ci hanno condotto al trionfo: siete d’accordo con le nostre scelte? 😍⚫🔵🇮🇹 #IMScudetto#IMInter#FORZAINTER
Un membro della Croce Rossa spagnola abbraccia un migrante arrivato nuotando per attraversare il confine di Tarajal a Ceuta, in Spagna, il 18 maggio 2021 – EPA/REDUAN
È già una delle immagini simbolo della crisi dei migranti a Ceuta: un lungo abbraccio tra Luna Reyes, volontaria della Croce Rossa, e un ragazzo senegalese appena arrivato dal Marocco su una delle spiagge dell’enclave spagnola insieme ad altre migliaia di persone. Lui che le si stringe mentre piange disperatamente.
Lei che cerca di consolarlo e tranquillizzarlo dopo avergli offerto dell’acqua.
Eppure questo episodio di umanità non è stato accolto da tutti allo stesso modo: oltre a ricevere messaggi di sostegno, Reyes è stata investita anche da una valanga d’odio sui social, con insulti e frasi maschiliste e razziste. Una reazione che — raccontano i media iberici — ha portato questa giovane di 20 anni a rinunciare almeno per un po’ ad accedere ai suoi profili. E che l’ha lasciato incredula. “L’ho solo abbracciato“, ha detto alla televisione pubblica spagnola Rtve. In quel momento, ha aggiunto, le è parsa la risposta “più normale del mondo” a una “richiesta di aiuto“.
Reyes ha raccontato che il giovane — di cui ha perso le tracce poco dopo senza neanche riuscire a sapere il suo nome — aveva appena attraversato a nuoto il confine tra il Marocco e la Spagna insieme ad un amico, apparso in gravi condizioni. “Era disperato, pensava che stesse morendo“, ha affermato. Il suo timore adesso è che il ragazzo sia uno delle migliaia di migranti già riconsegnati al Marocco (su 8.000 arrivi tra lunedì e martedì, sono già almeno 6.000 le persone allontanate o tornate indietro spontaneamente, secondo il governo spagnolo).
Lei, madrilena, si è trovata nel cuore dell’emergenza perché a Ceuta sta svolgendo un tirocinio. Come nel caso di un’altra foto simbolo di questa situazione senza precedenti nell’enclave spagnola — un agente della Guardia Civil ritratto in mare mentre salvava un neonato —, l’abbraccio tra Luna e il migrante senegalese in poche ore ha fatto il giro del web. Molti l’hanno accompagnata con l’hashtag #GraciasLuna, una campagna di solidarietà che ha raccolto le adesioni anche di esponenti del governo: “È molto più di una foto. È un simbolo di speranza e solidarietà“, ha commentato la vicepremier Yolanda Díaz.
Intanto, secondo le informazioni dal posto, sembra essere tornata una relativa calma sul confine — dove tuttavia è stato recuperato il secondo cadavere dall’inizio della crisi — dopo che il Marocco ha ristabilito i controlli alla frontiera. Adesso la “preoccupazione principale” di Madrid è l’accoglienza dei minori rimasti a Ceuta, almeno 850 secondo le ultime cifre. Le tensioni diplomatiche correlate all’emergenza — scatenatasi quando Rabat, che cerca appoggi internazionali riguardo al conflitto per il Sahara Occidentale, ha smesso di pattugliare il confine con la Spagna — non si sono però esaurite. “Non accetteremo nessun ricatto”, ha detto la ministra della Difesa spagnola, Margarita Robles. Già da ieri sera Rabat sta comunque accettando il rimpatrio organizzato di tutti i suoi cittadini.
Aveva 76 anni. Nella sua lunghissima carriera ha consegnato brani indimenticabili come ‘La cura’, ‘Centro di gravità permanente’ ma è stato anche regista cinematografico
Franco Battiato, all’anagrafe Francesco Battiato (Ionia, 23 marzo 1945 – Milo, 18 maggio 2021), è stato un cantautore, compositore, musicista, regista e pittore italiano
È morto Franco Battiato, il musicista aveva 76 anni. Difficile incasellarlo, impossibile metterlo all’interno di un genere, dargli una pur semplice etichetta, e quindi se c’è un modo semplice per spiegare il suo lavoro è quello di chiamarlo “artista” e godere della sua musica senza tempo, ma anche del suo cinema, della sua pittura. Nella sua lunghissima carriera ha consegnato brani indimenticabili come La cura, Centro di gravità permanente, Voglio vederti danzare.
Il cantautore siciliano Franco Battiato è morto martedì 18 maggio, all’età di 76 anni, nella sua residenza di Milo, in Sicilia. Era malato da tempo
È morto Franco Battiato, il cantautore catanese aveva 76 anni ed era malato da tempo. Si è spento questa mattina — martedì 18 maggio — nella sua residenza, l’ex castello della famiglia Moncada a Milo, in Sicilia. I funerali avverranno in forma privata.
Battiato era nato a Riposto, allora chiamata Ionia, il 23 marzo 1945. In occasione del suo 76esimo compleanno, lo scorso marzo, era stato ripubblicato La voce del padrone, album capolavoro del 1981.
Il direttore de La Civiltà Cattolica Antonio Spadaroha scritto su Twitter: «E guarirai da tutte le malattie . Perché sei un essere speciale Ed io, avrò cura di te. Ciao, Franco Battiato».
La prematura scomparsa del padre, la devozione per la madre, la musica colta, le incursioni nel pop, la capacità di parlare al cuore del pubblico. E poi gli anni della lunga malattia, nel castello di Milo
«Il silenzio del rumore / Delle valvole a pressione / I cilindri del calore / Serbatoi di produzione / Anche il tuo spazio è su misura / Non hai forza per tentare / Di cambiare il tuo avvenire / Per paura di scoprire / Libertà che non vuoi avere / Ti sei mai chiesto / Quale funzione hai?».
Così cantava Franco Battiatonello spettacolo «Pollution» (1972) ancor oggi un classico dello sperimentalismo musicale.È morto oggi— come ha reso noto la famiglia — dopo lunga malattianella sua casa che era l’ex castello della famiglia Moncada a Milo, in Sicilia.
Battiato è stato uno degli artisti più significativi e complessi e versatili dell’universo artistico italiano.
Nei decenni a trionfare sia nella musica classica e sperimentale che nel pop, finendo più volte in testa alle classifiche con brani come «Bandiera bianca», o «L’era del cinghiale bianco». Pur avendo creato opere musicali complesse come «Gilgamesh» andato in scena all’Opera di Roma o la sonata per pianoforte «L’Egitto prima delle sabbie», Battiato è riuscito a vincere come autore il festival di Sanremo 1981, avendo composto con Giusto Pio e la stessa Alice il brano «Per Elisa».
Battiato viveva allora un momento magico al centro di un sodalizio artistico molto affiatato composto da lui, il violinista Giusto Pio, il produttore Angelo Carrara, la cantante Giuni Russo, il cantante Mino di Martino, il musicista Francesco Messina e il compositore e pianista Roberto Cacciapaglia.
La scomparsa del padre, il viaggio a Milano con la madre – Battiato era nato a Riposto, allora chiamata Ionia, il 23 marzo 1945.
A seguito della prematura scomparsa del padre si trasferisce con la madre a Milano.
Nel cabaret club 64, dove suona e canta conosce Paolo Poli, Enzo Jannacci, Renato Pozzetto, Bruno Lauzi e Giorgio Gaber con cui instaura una duratura amicizia.
Scrive con lui il brano «E allora dai» che, cantato da Gaber e da Caterina Caselli, va in gara a Sanremo 1967. Nel 1973 un operatore culturale e pubblicitario di nome Gianni Sassi cerca qualcosa di nuovo e dirompente per promuovere le ceramiche Iris, delle piastrelle di lusso che raffigurano fedelmente una zolla di terra appena arata. E trova sponda nel singolare artista siciliano innamorato dello stile di Karlheinz Stockhausen (conosciuto dopo un suo concerto a Torino)e Luciano Berio.
L’avanguardia – Battiatofa musiche e poesia d’avanguardia, sfidando nei concerti un pubblico poco avezzo a dissonanze e altre follie.
Con la stessa etichetta del maestro Pino Massara, la Bla Bla record, incide anche l’album «Fetus» che reca un feto umano in copertina e viene sequestrato. I suoi interessi vanno dalla musica lirica al pop e all’avanguardia.
È un outsider a tutto campo. Che la grande platea scopre soprattutto con gli album «L’era del cinghiale bianco», «La voce del Padrone» e «Up patriots to arms».
Ma la magia con cui lui maneggia i grovigli di fili dei rudimentali sintetizzatori dell’epoca è straordinaria come dimostrano le geometrie elettroniche di «Proprietad prohibila» nell’album «Clic», ancora oggi sigla di TG2 dossier.
Un magico e ipnotico crescendo che incanta ancora oggi. Uno degli album più rivelatori del suo percorso resta «Caffè de la Paix», dove «l’inconscio ci comunica frammenti di verità sepolte».
L‘enigma e la malattia – Sul piano umano e musicale Franco Battiato resta un enigma.
La sua creatività è sorretta da una dura disciplina spirituale.
I suoi percorsi musicali spesso hanno ispirazioni lontane, tortuose, e forme espressive osticheche alludono a culture e simbologie remote e iniziatiche.
Frequenta assiduamente il filosofo Henri Thomasson, che firma molte canzoni con lo pseudonimo di Tommaso Tramonti.
A volte Battiato riesce ad essere oscuro e lontano (così lo vivemmo con «Gilgamesh» all’Opera di Roma), altre di una chiarezza cristallina (basti pensare a «Povera patria» in «Come un cammello in una grondaia»).
La fede in una immortalità immanente – Battiato impasta e mette in musica, scienza e mito, fede in un’immortalità immanente nel mistero della natura e dello spirito, nel rimpianto perenne di un ordine e di una felicità perduta ma che nel Gran Giorno per alcuni ritornerà.
Tema ben presente in «Lode all’inviolato».
In altri dischi Battiato invita a trascendere il corpo entrando in una sorta di sonno vegliante.
Battiato, che ha anche prodotto un disco di Milva con le sue canzoni e ha scritto successi estivi di Giuni Russo come «Un’estate al mare» è stato attivo su vari campi artistici: la pittura, il cinema con la colonna sonora del film «Una vita scellerata» (uscito nel 1990), incentrato sulla figura di Benvenuto Cellini. Negli ultimi anni aveva collaborato con il filosofo Manlio Sgalambro.
La devozione alla madre – Battiato eramolto devoto alla madre. Quando comprò il castello dei Moncada a Milo, fece riconsacrare la cappella che faceva parte del complesso e ogni mattina un prete diceva messa per lei.
Nel restauro del castello Battiato sventrò le cantine creando una sala da ballo (adorava le danze sufi) di oltre 200 metri quadri con il parque ricavato dal legno di rovere delle botti.
Battiato e Alice, Summer on a Solitary Beach 2016
La cura – Franco Battiato (versione inedita) con orchestra
Franco Battiato, Ensemble Symphony Orchestra – L’Era Del Cinghiale Bianco – Live in Roma
Castel San Pietro, il ragazzino ha lottato per mesi. Il suo allenatore Vincenzo Grifasi: «Cerco di trovare un briciolo della forza che hai avuto tu in questi lunghissimi mesi»
Milo Matricardi
«Tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerti da stasera cercheremo lassù la stella più luminosa per ritrovarti. Lassù dove non mancheranno i sorrisi e montagne di pop corn». Usa parole dolci e di speranza Vincenzo Grifasi, mister del settore giovanile dell’Associazione Calcio Osteria Grande e allenatore di Milo Matricardi, ragazzino di 13 anni venuto a mancare la notte dell’8 maggio dopo una lotta lunga mesi contro una malattia che purtroppo non è riuscito a sconfiggere. «Adesso è dura, fa davvero tanto male. Ma cerco di trovare un briciolo della forza che hai avuto tu in questi lunghissimi mesi di battaglia in cui hai combattuto da vero guerriero, circondato dall’affetto della tua splendida famiglia e di tutti quelli che ti volevano bene e continueranno a volertene», scrive ancora Grifasi, in uno dei diversi post pubblicati dalla squadra di Osteria Grande, frazione del comune di Castel San Pietro Terme (Bologna).
Il funerale – Martedì si è celebrato il funerale e, come riportano fonti locali, la chiesa e l’oratorio, dove era stato montato anche un proiettore per consentire a tutti di partecipare all’ultimo saluto, erano colmi di persone, tra compagni di classe, amici e la famiglia. Come segno di rispetto, i giocatori biancoblu, la cui prima squadra milita in Promozione, hanno scelto di fermare tutte le attività per un giorno. «Nel silenzio del nostro centro sportivo abbiamo dedicato una preghiera per questo nostro giovane calciatore e per la sua famiglia, che hanno giocato da eroi, con sacrificio, la partita della vita», si legge sulla pagina Facebook.
I messaggi di cordoglio – Tanti, inoltre, i messaggi di cordoglio, tra cui anche quello della Lega nazionale dilettanti dell’Emilia-Romagna che ha espresso vicinanza all’intera comunità con una nota stampa. «Ci sono disgrazie di fronte alle quali ogni parola è insufficiente. Il presidente Simone Alberici e il consiglio regionale, esterrefatti alla terribile notizia che ha sconvolto l’Osteria Grande, si stringono con un forte abbraccio attorno alla famiglia, alla società e a tutti coloro che hanno voluto bene a Milo. L’intero mondo del calcio ha un angelo in più».
Lukaku, festa di compleanno abusiva per l’attaccante dell’Inter in un hotel di Milano
Peresic, Lukaku, Hakimi
I carabinieri sono intervenuti la notte scorsa a Milano in un hotel del centro dove, in un sala eventi, era in corso il compleanno del calciatore dell’Inter Romelu Lukaku. Il giocatore era con altre 23 persone che saranno sanzionate per violazione della normativa anti covid. Tra loro anche altri calciatori dell’Inter: Hakimi, Young e Perisic. Secondo l’entourage del belga, il giocatore è uscito con degli amici in occasione del 28esimo compleanno, ma non ha organizzato la festa
Guai in vista per Romelu Lukaku. I carabinieri sono intervenuti la notte scorsa in un hotel del centro di Milano dove, in un sala eventi, era in corso il compleanno del calciatore dell’Inter che era con altre 23 persone, identificate e sanzionate per violazione della normativa anti covid. Tra loro anche altri calciatori dell’Inter: Hakimi, Young e Perisic.
La ricostruzione – L’episodio, secondo quanto riportato dai Carabinieri, è accaduto intorno alle 3 della notte scorsa quando i militari della Compagnia Milano Duomo e del Nucleo Radiomobile sono intervenuti a seguito di una segnalazione al 112. Oltre a Lukaku sono state identificate altre 23 persone tra cui, come detto, anche altri giocatori dell’Inter e il direttore del ristorante dell’albergo che ha organizzato la festa. Il direttore e gli ospiti – spiegano i carabinieri – saranno, a vario titolo, sanzionati per la violazione della normativa sul contenimento del Covid – 19.
La versione del giocatore – Sull’episodio trapela anche la versione dell’entourage del giocatoreche precisa che Lukaku è uscito con amici in occasione del suo compleanno, ma di non avere organizzato la festa.
Lukaku, festa abusiva in hotel con Hakimi, Perisic e Young. Blitz dei Carabinieri, 24 multati
Una brutta scena, che forse tradisce le tensioni di un momento non facile. Protagonisti Lautaro Martinez e Antonio Conte. Il Toro non ha gradito la sostituzione con Pinamonti al 77′. Da un lato ci poteva stare, perché dalla panchina era partito anche lui (dentro per l’acciaccato Sanchez al 36′) ed essere tolto da subentrante non è il massimo. Ma in un gruppo che ha fatto del rispetto e del “noi” il proprio mantra, con compagni che hanno sorriso e spinto pur vendendo il campo col binocolo, una reazione del genere resta un errore.
Lautaro-Conte, nervi tesi: la lite dopo il cambio.
“PORTA RISPETTO” – Infatti Conte (63esima vittoria alla centesima panchina con l’Inter, Mou si fermò a 60), che voleva concedere un po’ di spazio a Pinamonti ma forse anche preservare Lautaro per il big match di sabato in casa della Juve, non ha gradito prima i gesti di insofferenza, poi il calcio alla bottiglietta e i mugugni una volta che l’attaccante si era seduto in panchina. “Devi portare il rispetto, invece di fare il fenomeno” le frasi intuibili dal labiale dell’allenatore, mentre anche Oriali riprendeva l’attaccante. Conte sul rispetto reciproco e sulla capacità di tutti di sacrificarsi ha costruito questo scudetto e quindi non può permettere che il malumore di un singolo, peraltro quasi sempre utilizzato, inquini l’aria.
CHI CON LUKAKU A TORINO? – Mentre resta il dubbio che – dopo aver fatto da paradossale collante durante la stagione per chi era a Milano a lavorare per il bene dell’Inter – ora le vicende societarie inizino a pesare su tutti, con conseguente nervosismo, adesso resta da capire se e come Conte (che non ha parlato dopo il match per evitare domande sul nodo stipendi) e Lautaro ricomporranno. Anche perché sabato c’è la Juve e Sanchez è in dubbio a causa di un trauma distorsivo alla caviglia sinistra.
Le immagini del grosso incendio scoppiato verso le 13 in viale Elmas a Cagliari
È un deposito di casalinghi e giocattoli quello distrutto dalle fiamme che, ancora, stanno divorando la struttura. All’interno del capannone tutta la merce è stata distrutta.
È il capannone di Asia Trading a essere stato divorato dal fuoco nel maxi incendio scoppiato, più di due ore fa, in viale Elmas a Cagliari. Si tratta di un magazzino di giocattoli e di oggetti per la casa. Il fuoco non avrebbe risparmiato nulla, e le fiamme hanno anche fatto crollare una copertura. La maxi nube nera è ancora visibile a grande distanza e va avanti, ormai ininterrottamente, l’azione dei Vigili del fuoco, sul posto per cercare di domare le fiamme. L’aria, in tutta la zona, è ancora abbastanza irrespirabile.
La figlia dell’ex Grassadonia aggredita a Salerno dai tifosi
Lunedì 10 maggio è in programma l’ultima giornata di B, dove la Salernitana si gioca la promozione diretta in caso di vittoria sul Pescara allenato da Grassadonia (di Salerno ed ex Salernitana). La moglie dell’allenatore sui social: “Nostra figlia, appena diciottenne, è stata minacciata e aggredita con spintoni e calci affinché il papà capisca…“. Solidarietà sia da parte della Salernitana che del Pescara: “Atti gravissimi“
“Dopo cinque giorni di minacce e insulti dirette alla nostra famiglia, la follia consumatasi questa sera è intollerabile. Nostra figlia, appena diciottenne, è stata minacciata e aggredita con spintoni e calci affinché il papà capisca…” A scriverlo, in lungo messaggio su Facebook, è AnnabellaCastagna, moglie dell’allenatore del Pescara Grassadonia, ricostruendo l’aggressione avvenuta a Salerno. Lunedì 10 maggio è in programma l’ultima giornata del campionato di Serie B: Salernitana (ex squadra da calciatore e città di nascita di Grassadonia) contro il Pescara proprio di Grassadonia, match in cui – in caso di vittoria – la Salernitana sarà promossa direttamente in Serie A. “Tutto questo per una partita di calcio – ha proseguito la moglie dell’allenatore -. Ci auguriamo che questi criminali, ben lontani dall’essere tifosi, vengano identificati al più presto, anche perché questa è la prima volta in cui il bersaglio della violenza è stato un componente della nostra famiglia. Ringraziamo tutti coloro che ci hanno mostrato solidarietà in queste ore così tristi e concitate, ma ci sembra chiaro, ora più che mai, che la nostra vita continuerà lontano da Salerno. Ci auguriamo che civiltà e rispetto possano divenire prerogativa di tutti“.
La Salernitana: “Una partita di calcio non può scatenare simili reazioni” – Poco dopo sono arrivati anche i messaggi da parte dei due stessi club. “La Salernitana stigmatizza e condanna i comportamenti intimidatori ed offensivi messi in atto in queste ore da qualcuno nei confronti dei familiari dell’allenatore del Pescara Grassadonia – recita il comunicato ufficiale -. Una partita di calcio, pur se importante e decisiva, resta tale e non può scatenare simili manifestazioni di violenza verbale. Tutto deve restare nell’ambito della vicenda sportiva e sul rettangolo di gioco. Purtroppo, questa è anche la conseguenza di un clima costruito ad arte per generare odio da personaggi di basso calibro che puntualmente pubblicano sul web false notizie. Ci risulta, infatti, da fonti certe che il signor Grassadonia nella sua conferenza stampa non abbia mai fatto alcun riferimento alla Salernitana né parlato della gara in programma lunedì. Purtroppo, mentre la Salernitana compie il suo massimo sforzo per provare a raggiungere uno storico obiettivo e regalare un’immensa gioia ai suoi tifosi c’è ancora chi infanga il nome del club e della città con manovre subdole ispirate da interessi meramente personali“.
Il Pescara: “Fatti gravissimi”– Nota ufficiale anche dal club abruzzese: “La Delfino Pescara, dopo i gravissimi fatti accaduti nella notte, comunica che il tecnico Grassadonia non rilascerà alcuna intervista o svolgerà conferenza stampa pre partita in vista della gara Pescara-Salernitana, ma garantirà come sempre la propria professionalità cercando di preparare al meglio la partita in programma lunedì pomeriggio allo Stadio Adriatico. La Delfino Pescara 1936 oltre a porgere il messaggio di solidarietà al proprio tecnico, si è subito prodigata affinché la famiglia Grassadonia raggiunga al più presto Pescara per garantire quella serenità purtroppo venuta meno nella loro città di origine“.
Musica, discorsi, attenzione al distanziamento, nessun incidente: “L’Italia è un Paese civile, le persone più vulnerabili vanno tutelate”. Francesca Pascale: “Gli omofobi stanno a destra”
Milano, migliaia in piazza per il Ddl Zan: “Non ci può fermare nessuno, Porteremo a casa la legge”
Se fosse per Angelica, che ha 13 anni, la maglietta arcobaleno e all’esame di terza media porterà una tesina su “musical e omofobia”, e per Alice, che di anni ne ha 14 e il colore lo indossa nel blu dei capelli, non ci sarebbe stato neppure bisogno di scendere in piazza. «Perché l’importante è amarsi». Ma invece sono qui, «perché purtroppo ci sono persone ottuse che la pensano come nel Medioevo». Sono qui come Patricia — «Lo faccio per me, perché sono una donna, sono romena e sono lesbica, e per i diritti di tutti» — e Silvia — «Bisogna ricordarci che siamo prima di tutto persone» —, che hanno poco più di vent’anni. La stessa età di Gaia Gozzi, che fa la cantante e sul palco di solito ci sale per cantare, ma questa volta lo fa per parlare di libertà e le si rompe la voce. E di Malika, la ragazza di 22 anni che è stata cacciata di casa perché omosessuale, e ora vuole far sentire la sua voce anche «per tutti quelli che mi hanno scritto, che stanno vivendo la stessa situazione che ho vissuto io, ma non si sentono di esporsi».
Perché la Milano che è tornata a manifestare per i diritti ha avuto soprattutto il loro volto, quello di una generazione di giovani e giovanissimi che, dicono, «si sentono parte di una realtà e di una società più avanti di alcuni partiti politici». E alla fine, se non fosse per le mascherine e per gli appelli a mantenere le distanze ripetuti ciclicamente, quando parte il flashmob e sotto l’Arco della Pace viene disegnata la cartolina da spedire al Senato con un mare di cartelli che invocano “Votate la legge Zan il tempo è scaduto”, sembrerebbe quasi di essere tornati nella città che sfilava per il Pride o marciava per i migranti. «Siamo 8 mila», gridano dal palco gli organizzatori. E «in tempi di pandemia valgono come 50 mila», dice Luca Paladini, il portavoce dei Sentinelli, che quella piazza, la prima vera manifestazione di popolo da quando è iniziato il Covid, l’hanno organizzata. «Portando a casa due risultati: dire quello che volevamo ovvero che questa legge va approvata subito, e farlo in sicurezza».
Milano, da Paola Turci a Francesca Pascale in piazza per Ddl Zan: “La destra omofoba non lo vuole”
Che i numeri sarebbero stati elevati, gli organizzatori lo avevano capito quando la manifestazione per arrivare all’approvazione del disegno di legge contro l’omotransfobia in Senato, è stata fatta traslocare per ragioni di sicurezza da piazza della Scala all’Arco della Pace. Troppi, sotto Palazzo Marino non ci sarebbero stati. È accaduto dopo la luce accesa da Fedez con l’intervento al concertone del 1° Maggio e le polemiche con la Rai. «Grazie a quell’intervento molta più gente oggi sa che cosa è il ddl Zan, quindi lo ringrazio pubblicamente», dice Paladini. Fedez, alla fine non c’era. Come il sindaco Beppe Sala, impegnato in prefettura a vigilare sul sabato caldo di Milano, che però ha mandato un messaggio.
Ma c’erano molti nomi dello spettacolo, da Paola Turci a Lella Costa fino a Malika Ayane. C’erano le bandiere — arcobaleno, della Cgil, del Pd, di Rifondazione comunista, di Milano Unita, dei Verdi, di Azione, di Volt…-, c’erano le testimonianze — di Jean Pierre, picchiato a Roma perché baciava il suo ragazzo, di Valentina Petrillo, atleta transgender ipovedente che parteciperà alle Paralimpiadi di Tokyo — e c’era la musica, con la versione di Bella Ciao di Milva ad aprire la manifestazione. Un omaggio alla “rossa” che se ne è andata.
Molti i politici. A cominciare da Alessandro Zan, il deputato del Pd che della legge contro l’omotransfobia è il promotore, e che dell’appello spedito «dalla città più europea e cosmopolita d’Italia», parla come di «un successo per la democrazia». E poi, ecco una nutrita delegazione di parlamentari Dem, (dalla vicesegretaria Irene Tinagli alla capogruppo in Senato Simona Malpezzi, da Emanuale Fiano a Barbara Pollastrini, Franco Mirabelli e Lia Quartapelle), ecco il deputato Elio Vito che sotto la giacca con la spilla di Forza Italia indossa la maglietta dei Sentinelli e Alessandra Maiorino del Movimento 5 Stelle. Dietro le quinte compare anche Francesca Pascale: «Perché approvare la legge Zan è giusto e doveroso per queste e per le prossime generazioni». E ai cronisti che le chiedono se è delusa da Forza Italia, la ex compagna di Silvio Berlusconi risponde di sentirsi «delusa da alcuni esponenti di Forza Italia, che tendono ad abbracciare un’area sovranista più che essere fermi nell’area liberale in cui il partito è nato». E no, dice, questa Forza Italia lei non la può «votare finché continua a strizzare l’occhio a Salvini». È lì, «nell’estrema destra, nella destra soprattutto di Salvini», che si trovano «gli omofobi». E Berlusconi? «Per come lo conosco posso solo confermare che non è un omofobo, non è un razzista».
Tutto sostegno che entra e per cui Paladini ringrazia. Con una eccezione: «Il video di Alessandra Mussolini sui nostri social non l’abbiamo messo perché c’è un limite ad allargare la battaglia e si chiama antifascismo». Musica, discorsi, attenzione al distanziamento, nessun incidente:
Non si fermano le proteste di piazza, giunte all’ottavo giorno consecutivo e nate in dissenso con la riforma fiscale proposta dal presidente. Il Palazzo di Vetro: allarmati
«Siamo distrutti». Un adolescente ucciso a colpi di arma da fuoco dopo aver preso a calci un poliziotto, un altro ragazzo travolto dalla furia dei manganelli mentre tornava a casa. Agenti che sparano sui manifestanti disarmati. Elicotteri che ronzano in cielo, carri armati che fanno tremare l’asfalto nei quartieri popolari, esplosioni che echeggiano nelle strade.
Brucia la Colombia, dove il 28 aprile sono iniziate le proteste contro il governo di Iván Duque e dove nemmeno le piogge torrenziali di due giorni fa sono riusciti a fermare proteste e scontri durissimi nei quali hanno perso la vita fin qui 24 persone (17 secondo le autorità), con 89 dichiarate disperse.
«Ci stanno uccidendo», è una delle frasi che campeggiano sugli striscioni. Da Bogotà, passando per Cali, Medellin e Barranquilla ovunque si sono svolte marce. I camionisti bloccano le principali autostrade mentre le Nazioni Unite, l’Unione Europea e l’Organizzazione degli Stati americani (Osa) condannano il governo colombiano per l’«uso eccessivo della violenza», con la portavoce dell’Alto commissariato dei diritti umani dell’Onu, Marta Hurtado, che si è detta «profondamente allarmata». In prima linea negli scontri ci sono i giovani. «Qui non si muore di fame solo per il Covid, si muore di povertà», è il grido di Isamari Quito, studente di giurisprudenza. «Ci stanno dando la caccia», gli fa eco Luna Giraldo Gallego, studentessa universitaria della città di Manizales.
La pressione sale sul partito conservatore del presidente Iván Duque mentre gli alleati gli chiedono di dichiarare lo stato d’assedio, atto che gli concederebbe ampi nuovi poteri. «Si ha la sensazione che questo governo, nonostante sia guidato dal presidente più giovane della storia colombiana (Duque ha 44 anni, ndr), insista su idee obsolete», spiega al Corriere Jennifer Pedraza, 25 anni, rappresentante degli studenti dell’Università Nazionale e membro del Comitato per la disoccupazione, che raggruppa le organizzazioni che convocano le manifestazioni. A nulla dunque è servito ritirare la riforma fiscale, che prevedeva la rimozione delle esenzioni per l’imposta sugli scambi di beni e servizi (la nostra Iva) e avrebbe abbassato la soglia a partire dalla quale si inizia a pagare l’imposta sul reddito. «Andremo avanti a protestare contro la riforma sanitaria», conclude Pedraza.
L’esplosione di frustrazione in Colombia – dicono gli esperti – potrebbe presagire disordini in tutta l’America Latina, in un mix infiammabile di tensioni sociali causate dalla pandemia e dal calo delle entrate governative. Le manifestazioni sono, in parte, la continuazione di un movimento che ha travolto l’America Latina alla fine del 2019 dalla Bolivia passando per il Cile fino al Nicaragua. Poi è arrivato il Covid. La Colombia ha imposto uno dei lockdown più lunghi al mondo che ha causato enormi problemi economici, tra cui la chiusura di oltre 500mila attività, con il 43% della popolazione che vive in povertà (+7% rispetto all’era pre Covid) e 2,8 milioni di persone che vivono con meno di 145mila pesos al mese, circa 32 euro. E ora – dopo otto giorni di rabbia – tra le vittime delle proteste si conta anche Santiago Murillo, 19 anni, studente dell’ultimo anno di liceo. Sabato sera stava tornando a casa a Ibagué, mentre erano in corso gli scontri. A due isolati da casa gli hanno sparato e lui è caduto a terra. Domenica gli abitanti di Ibagué hanno tenuto una veglia in suo nome. «Ho chiesto loro di protestare civilmente», dice sua madre, «in pace».
Dopo lo scontro di Palermo, altre due giovanissime vittime. L’impatto sull’Aurelia Bis: avevano 19 e 23 anni, viaggiavano sulle due auto che si sono centrate. Gravissimo anche il fratellino di uno dei due
Un’altra tragedia sulle strade.A distanza di pochi giorni dal terribile scontro sulla circonvallazione di Palermo, costato la vita a due amiche ventenni, questa notte la stessa sorte è toccata ad altri due giovanissimi, Marco Parascosso, studente di Alassio di 19 anni, ed Emanuele Albanto, 23enne di Bagnasco (Cuneo). Due calciatori uniti da un tragico destino. I due ragazzi, che viaggiavano uno su una Ford Fiesta e l’altro su una Citroen C3, sono morti in un frontale sull’Aurelia Bis, nel tratto tra Albenga e Alassio.Nell’impatto è rimasto gravemente ferito anche un terzo giovane, il fratello di Parascosso, 16enne. Lo schianto tra le due auto è stato violentissimo, tanto da coinvolgere una terza vettura che è stata colpita da alcuni pezzi dei mezzi incidentati. È stato proprio il conducente di quest’ultimo veicolo a chiamare i soccorsi. Sul posto sono intervenuti ambulanze, vigili del fuoco, polizia stradale e polizia di Stato. L’incidente è avvenuto poco dopo le 22.
Le vittime – E così di nuovo lacrime e dolore tra familiari, amici e conoscenti.Marco Parascosso era studente dell’istituto Alberghiero di Alassio e attaccante della Fbc Veloce 1910 (squadra che milita nel campionato di Promozione ligure). Figlio di un funzionario dell’Agenzia delle Entrate e di una infermiera dell’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, viene descritto dagli ex compagni di squadra dell’Albenga Calcio (in cui aveva militato negli scorsi anni) come un ragazzo umile, simpatico «e davvero troppo buono». A rimanere coinvolto nell’incidente, come detto, anche il fratello, 16enne, che nella notte è stato operato al Santa Corona ad anca e milza. Lavorava invece come barista al bar Roma di Bagnasco (Cuneo) Emanuele Albanto, il 23enne da tutti conosciuto come «Lele», viveva con la mamma Raffaella e il fratello Gabriele. Appassionato di calcio, aveva militato nel Bagnasco, squadra della sua città.
Il difensore senegalese, infortunatosi nel corso della partita con il Cagliari, ha riportato una distrazione di primo grado del gastrocnemio mediale della gamba destra. Gattuso spera di recuperarlo per il match contro la Fiorentina. Il serbo in isolamento
Doppia mazzata in difesa per il Napoli. In un colpo solo Gattuso perde due giocatori nel reparto arretrato alla vigilia dello sprint finale per la Champions. Koulibaly si ferma per infortunio, Maksimovic per il Covid.
Koulibaly salta Spezia e Udinese – Gattuso dovrà fare a meno di Kalidou Koulibaly nelle prossime partite. Il difensore senegalese, infortunatosi domenica nel corso della sfida con il Cagliari (è rimasto in campo perché Gattuso aveva esaurito i cambi) si è sottoposto ad esami che hanno evidenziato una distrazione di primo grado del gastrocnemio mediale della gamba destra. Koulibaly salterà sicuramente la sfida di sabato prossimo contro Spezia e quella dell’11 maggio in casa con l’Udinese. Gattuso potrebbe recuperarlo per il match della penultima giornata contro la Fiorentina in programma il 16 maggio.
Nikola Maksimovic
Maksimovic positivo – La brutta notizia arriva nel pomeriggio quando il club ha comunicato l’esito del nuovo ciclo di tamponi e la positività di Nikola Maksimovic. “Il calciatore – fa sapere il club – è asintomatico e osserverà il periodo di isolamento presso il proprio domicilio
«Mettiti a posto o ti facciamo saltare in aria». L’industria dolciaria di Belpasso, dopo aver ricevuto minacce e avvertimenti, ha denunciato il clan
L’azienda dolciaria Condorelli, nota per la produzione dei torroncini e dolci di Sicilia, a Belpasso, era da tempo nel mirino delle cosche del pizzo legate al clan Santapaola-Ercolano. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, negli anni la Condorelli aveva ricevuto svariate minacce e richieste di denaro, cui però l’azienda aveva resistito, fino alla decisione di denunciare.
Da quella denuncia è nata l’inchiesta «Sotto scacco», che adesso ha portato a 40 arresti, dieci dei quali ai domiciliari. Gli investigatori del Comando Provinciale Carabinieri di Catania hanno anche chiarito che tra le attività criminali condotte dai gruppi mafiosi riconducibili alla famiglia Santapaola-Ercolano, operanti in provincia di Catania, c’era anche il progetto di far arrivare ingenti carichi di cocaina dall’Ecuador occultata in container contenenti banane.
Il tentativo di estorsione – Gli investigatori di Paternò hanno ricostruito il tentativo di estorsione aggravata all’industria dolciaria guidata dal cavalier Giuseppe Condorelli. Nel 2019 i mafiosi avevano recapitato un pacco con un biglietto con la scritta «cercati un amico» e una bottiglia incendiaria. Condorelli aveva denunciato il tentativo di estorsione ai carabinieri, che stavano già indagando sul clan e che, a quel punto, intercettarono una telefonata tra due affiliati Barbaro Stimoli e Daniele Licciardello. Nella conversazione — ora agli atti dell’inchiesta — i due parlano dei rischi che si posso corre al tentativo di estorcere denaro ad un personaggio di rilievo nazionale come il produttore dei torroncini: così la mafia dell’hinterland pedemontano dell’Etna cambia strategia e abbandona l’idea di continuare a tentare l’estorsione.
L’estorsione ad altri imprenditori – Altri imprenditori sono invece accusati di avere ceduto, e di avere in questo modo, di fatto, contribuito al successo dei clan. Tra gli accusati ci sono imprenditori di diversi rami d’impresa, dalle gioiellerie all’agricoltura.
Le indagini cominciate nel giugno 2020 coinvolgono come centro nevralgico della gestione illecita di rifiuti il campo nomadi di via Bonfadini
E’ in corso da questa mattina l’esecuzione di una trentina di misure cautelari in carcere per i reati di estorsione con metodo mafioso, associazione a delinquere per traffico illecito di rifiuti e associazione a delinquere per spaccio di stupefacenti, scaturite dall’operazione “Rifiuti preziosi” della Polizia locale di Milano. Le indagini, condotte dai Sostituti Procuratori Francesco De Tommasi e Sara Ombra, coordinati dalla Procuratore Aggiunto a capo della Direzione Distrettuale Antimafia Alessandra Dolci, sono state svolte dalla Polizia locale a partire da giugno 2020 e coinvolgono come centro nevralgico della gestione illecita di rifiuti il campo nomadi di via Bonfadini.
Il comandante della Polizia Locale Marco Ciacci annuncia che è stato avviato il sequestro e l’abbattimento del campo nomadi.
Il campo nomadi di via Bonfadini (foto di archivio)
E’ stata la madre a trovarlo senza vita. La causa potrebbe essere un arresto cardiaco, ma sarà l’autopsia a stabilirlo. Il saluto commosso delle società sportive, della sua scuola e dei compagni
Se n’è andato nel sonno, probabilmente per un arresto cardiaco: sarà però l’autopsia che verrà effettuata la prossima settimana a Cremona a chiarire le cause della morte del giovanissimo Christian Bertazzoli, 14enne di Trescore Cremasco. Un giovanissimo giocatore di calcio: aveva militato prima nella squadra del suo paese, l’ASD Trescore, e adesso giocava nell’ASD Calvenzano.
Quando la madre si è presentata in camera sua per svegliarlo, intorno alle 6,30 di venerdì 30 aprile, e non ha ricevuto risposta, ha immediatamente allertato i soccorsi: sono stati inutili gli interventi di un medico che abita nelle vicinanze e del 118. Il ragazzo, che non soffriva di alcuna patologia, era già morto da alcune ore.
“Si è addormentato, insieme alla bellezza interrotta di una vita che si affaccia all’alba sfumata dell’adolescenza – è il saluto affidato a Facebook dall’Istituto ‘Luca Pacioli’ di Crema, dove Christian frequentava le superiori – In punta di piedi, con discrezione, era riuscito a conquistare tutti, a farsi voler bene da tutti. In coda, per risalire, come sanno fare i campioni dello sport. In silenzio, lavorando. E arrivando in alto, come alti erano i suoi sogni ogni volta che vestiva gli abiti del calciatore“.
Entrambe le società sportive in cui Christian ha giocato gli hanno dedicato un affettuoso post su Facebook: “Berta aveva sempre il sorriso dipinto in volto – si legge sulla pagina dell’ASD Trescore – Vogliamo ricordarti così, a rincorrere con il sorriso quel tuo ‘amico’ pallone; e ora puoi volare a inseguire i tuoi sogni“. I rappresentanti dell’ASD Calvenzano si definiscono “increduli e profondamente addolorati per l’improvvisa scomparsa di Christian” e ringraziano pubblicamente “le società sportive e le persone che ci hanno voluto dimostrare la loro vicinanza in questo difficile momento“.
Fra i tanti messaggi di cordoglio, quelli dei compagni, che gli augurano “buon viaggio” e promettono che “ti ricorderemo in ogni istante in cui ci troveremo su un campo da calcio. Tu da lassù giocherai al nostro fianco“
Il crollo delle gradinate di una tribuna durante un pellegrinaggio ebraico nel nord di Israele ha provocato 50 morti e decine di feriti, anche in “condizioni critiche“. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha parlato di “un disastro pesante“.
“I servizi di emergenza di Magen David Adom (MDA, l’equivalente israeliano della Croce Rossa) e le ambulanze stanno curando i feriti”, tra cui “pazienti in condizioni critiche“, ha detto il portavoce dell’MDA, Zaki Heller, in breve dichiarazione.
Come ogni anno in occasione della festività ebraica diLag ba-Omer (che ricorda la ribellione ebraica del 132 d.C contro le legioni romane) ieri oltre 100 mila ebrei osservanti si sono recati sul monte Meron per pregare sulla tomba Shimon Ber Yochai, un celebre rabbino del secondo secolo d.C. Secondo la tradizione questi è l’autore del testo mistico dello ‘Zohar‘ (lo splendore).
Da anni questo evento è il più affollato in Israele, richiamando a volte fino a mezzo milione di persone. L’anno scorso, a causa del coronavirus, era stato annullato.
Quest’anno, col miglioramento della situazione sanitaria, era stato autorizzato, ma con numerose limitazioni che però non hanno resistito alla pressione della folla immensa.
Le autorità avevano consentito la presenza di 10.000 persone nel recinto della tomba ma, secondo gli organizzatori, sono stati noleggiati più di 650 autobus in tutto il Paese, vale a dire almeno 30.000 persone, mentre la stampa locale riportava la presenza di 100.000 persone.
Dopo mezzanotte le gradinate sono improvvisamente crollate, provocando scene di panico. Per poter evacuare i feriti i soccorritori hanno schierato diversi elicotteri.
Un altro disastro era avvenuto sul monte Meron anche nel 1911. Allora decine di persone morirono nel crollo di un edificio vicino alla tomba del rabbino.
Il presidente interrogato come testimone dai magistrati di Perugia: «Fui informato della trattativa in modo casuale»
Luis Suarez & Andrea Agnelli
La vicenda del calciatore Luis Suarez «è stata gestita interamente dal direttore sportivo Fabio Paratici». Così il 26 gennaio scorso, davanti al procuratore di Perugia Raffaele Cantone e ai pubblici ministeri che indagano sull’esame che doveva consentire al giocatore uruguaiano di ottenere la cittadinanza italiana, il presidente della Juventus Andrea Agnelli nega di aver mai avuto un ruolo nella procedura. E aggiunge: «Paratici ha ampia delega nei limiti del budget assegnato. A lui compete la scelta in relazione all’ingaggio dei calciatori. Naturalmente mi informa in modo occasionale e casuale». Ma il manager Maurizio Lombardo rivela: «Il 30 agosto 2020 prima di mandare la mail all’avvocato Zaldua ho provato a chiedere il nulla osta paratici a Paratici. Lui nel messaggio di risposta mi ha scritto di mandarla prima al presidente Andrea Agnelli e poi all’avvocato del calciatore. Io risposi che avevo già mandato tale proposta al presidente un’ora prima perché Paratici mi aveva già detto di procedere in tal senso. Il presidente non mi ha mai risposto ma paratici mi ha riferito 10 aveva parlato lui e che potevo procedere con l’invio all’avvocato Zaldua».
I reati di falso – La procura, sulla base delle indagini svolte dalla Guardia di Finanza, ha chiuso le indagini nei confronti della professoressa Stefania Spina, della ex rettrice Giuliana Grego Bolli e del direttore dell’Università per gli stranieri di Perugia Simone Olivieri contestando il falso e la rivelazione di segreto. Il reato di falso è stato contestato all’avvocatessa della Juventus Maria Turco. Paratici e l’avvocato Luigi Chiappero sono invece indagati per fale informazioni al pubblico ministero.
Agnelli, sentito come testimone, dichiara: «Per quanto attiene a Suarezricordo che durante un pranzo svolto mi pare a fine agosto Nevdev, il vice presidente, mi disse che il calciatore del Barcellona si era proposto con un sms, per un ingaggio alla Juventus. In quel periodo erano in piedi trattative per Dzeko, Milik, Cavani e Morata che poi è stato acquistato, oltre all’ipotesi relativa a Suarez. All’inizio di settembre fu informato che l’ingaggio di Suarez era di difficile realizzazione perché era risultato che non aveva la cittadinanza comunitaria»
Agnelli e l’sms a Suarez – I magistrati contestato al presidente della Juventus di aver ricevuto mail con la proposta contrattuale per Suarez, ma anche in questo caso Agnelli nega: «Non ricordo la mail tuttavia non mi occupo delle condizioni contrattuali». Subito dopo fa un controllo e deve ammettere di averla ricevuta. E poco dopo, sempre rispondendo alle domande dei pm è costretto ad ammettere: «Lombardo mi fece presente di aver formulato la richiesta di tesseramento per verificare se si potesse inserire un calciatore nelle liste Champions anche successivamente alla scadenza fissata per i primi di ottobre. Tale parere costituisce prova secondo me del fatto che il 14 settembre era già chiaro che Suarez non poteva essere tesserato in tempo».
Agnelli aggiunge di essere stato informato della vicenda relativa all’esame di italiano «dai giornali e ricordo che chiamai il calciatore in un’unica occasione per ringraziarlo di essersi proposto nutrendo stima nelle capacità sportive del calciatore e ritenendo che la sua proposta fosse ragione di orgoglio per la nostra società». E sulle richieste di intervento dell’allora ministra Paola De Michelisollecitate dallo staff della Juventus dice: «Non mi ha sorpreso perché sono a conoscenza dei rapporti personali tra De Micheli e Paratici e trattandosi di una richiesta di informazioni sull’ufficio da contattare non mi è parso ci fosse nulla di strano».
La ministra De Micheli – Racconta Lombardo: «Il 3 settembre Fabio Paratici mi invia un Sms recante il numero di telefono di una sua conoscente amica di infanzia che è il ministro Paola De Micheli e mi invia altresì il documento del ministero dell’Interno che attestava in relazione alla pratica di cittadinanza di Suarez la mancanza della certificazione di lingua. A seguire mi chiama e mi spiega che il numero che mi ha mandato è quello di Paola. E mi invita a inviarle un WhatsApp con i documenti di Suarez che avevo ricevuto da Zualda. Sicuramente allega il deposito della domanda di Suarez del gennaio 2019 però dice non mi dice nulla sul motivo per il quale devo mandare i documenti alla De Micheli nei io chiesi nulla i messaggi con il ministro non li ho tenuti in memoria ma cancellati ricordo che il messo non mi risponde in alcun modo.
Gli avvocati della Juventus – Racconta Lombardo: «Il giorno in cui sono stato convocato dalla finanza ho avvisato Chiappero che mi ha dato appuntamento per le 17 a studio dove l’ho incontrato ed era presente anche l’avvocato Turco. Ho percorso con loro sommariamente i fatti e mi hanno consigliato di non fare riferimento ad Anna Maria Ciaravola della scuola di lingua e al ministro Paola De Micheli. In particolare la Turco mi disse che Annamaria aveva già fatto un gran casino in questa vicenda il corso di lingua mentre chi ha però mi dice che non era il caso di citare una persona molto esposta come il ministro.al termine avvisato che è vero della conclusione dell’atto che tutto era andato bene il giorno successivo erano d’accordo e vederci ma poi anche in considerazione notizie ho preso la stampa pronunciata incontrarlo. Da quel momento ho sentito l’esigenza di non avere più contatti con nessuno entourage della squadra e sono tornatoa Brescia dalla mia famiglia».
La denuncia di Niccolò: “Ognuno ha il diritto di poter dire ciò che vuole, sono io il primo a farlo e non vorrei mai che qualcuno mi togliesse la libertà di parola. Ma credo che a tutto ci sia un limite e già da tempo questo limite è stato superato”
“Devi morire insieme a tuo padre“. Il folle insulto è indirizzato a Niccolò Pirlo, 17 anni, figlio del tecnico della Juventus, “colpevole” di essere figlio dell’allenatore che sta ottenendo i peggiori risultati degli ultimi dieci anni per il club bianconero. L’insulto è arrivato direttamente sui social, sul profilo del giovane Pirlo, che si è sfogato sul proprio profilo dopo l’ingiustificato e ingiustificabile attacco: “Io non sono una persona che giudica, ognuno ha il diritto di poter dire ciò che vuole, sono io il primo a farlo e non vorrei mai che qualcuno mi togliesse la libertà di parola – ha scritto sul suo profilo Instagram -. I miei genitori mi hanno insegnato ad avere idee e soprattutto ascoltare quelle degli altri, ma credo che a tutto ci sia un limite e già da tempo questo limite è stato superato“.
Dopo il preambolo, Niccolò Pirlo racconta la disavventura, una delle tante, vissuta su Instagram: “Ho 17 anni e quotidianamente ricevo messaggi di questo genere – ha proseguito mostrando l’ultimo ricevuto in ordine di tempo -, non perché io faccia qualcosa in particolare, ma solo perché sono figlio di un allenatore che, probabilmente, come è giusto che sia, può non piacere. Questa sarebbe la mia “colpa” e la motivazione per la quale ogni giorni mi arrivano messaggi di augurata morte e insulti vari”. Al condivisibile post sono arrivati i like, tra gli altri, di Baronio, vice di suo padre alla Juventus.
Poco dopo l’una del mattino del 26 aprile 1986 il reattore numero quattro nella centrale di Chernobyl, in Ucraina, esplose. L’incidente ha ripercussioni ancora oggi – Ansa /CorriereTv
Poco dopo l’una del mattino del 26 aprile 1986 il reattore numero quattro nella centrale di Chernobyl, in Ucraina, esplose. L’incidente sprigionò una potenza equivalente a 500 bombe atomiche, come quella sganciata su Hiroshima. La nube tossica causò la morte immediata di 31 persone e l’evacuazione di 400 mila persone dall’area, ma tutto il mondo fu terrorizzato. Negli anni la catastrofe ha causato migliaia di tumori, coinvolgendo circa 8,4 milioni di persone tra Ucraina, Bielorussia e Russia. Le cause dell’incidente, che l’Urss tentò di insabbiare, sono da attribuire a errori tecnici, cattiva gestione, problemi relativi all’impianto. A 35 anni di distanza le conseguenze di quella catastrofe restano. Il materiale radioattivo non è mai stato rimosso e le radiazioni, che continuano a disperdersi nell’ambiente, uccidono ancora oggi.
Chernobyl, 35 anni dopo il più grave disastro nucleare della storia: era il 26 aprile 1986
Per il trequartista è la seconda volta in questa stagione
Gaston Pereiro
(ANSA) – Cagliari, 24 aprile 2021 –
Nuova tegola sul Cagliari alla vigilia della gara con la Roma: il trequartista uruguaiano Gaston Pereiro è risultato positivo al Covid. Per il sudamericano, che appena una settimana fa era stato tra i protagonisti della clamorosa rimonta contro il Parma, è la seconda volta nella stessa stagione: era risultato positivo lo scorso 29 novembre nella prima ondata che aveva coinvolto anche Godin, Simeone e Nandez.
Il giocatore sta bene, ma è in isolamento: oggi non si è allenato con in compagni. Tutti gli altri componenti del gruppo squadra sono risultati negativi e hanno iniziato l’isolamento fiduciario: il club ha avviato tutte le procedure del caso e resta in contatto con le autorità sanitarie. Il Cagliari per la gara di domani, sempre a causa del Covid, deve fare a meno anche di Cragno: il portiere potrebbe ricevere il via libera per il ritorno in campo già dalla prossima settimana. (ANSA).
La vicenda nel gennaio 2020. I cinque si difendono, la società veronese commenta “Fiducia nella giustizia, la nostra è una storia di impegno, solidarietà e rispetto”. Il presidente della Lega Pro Ghirelli: “Vicenda che mi turba”
Cinque giovani, tutti calciatori professionisti, sono accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una ragazza di 20 anni. La vicenda risale al gennaio 2020: la giovane, studentessa universitaria, li accusa di stupro, loro negano e parlano di “rapporti consenzienti”. I cinque giocavano allora nella Virtus Verona, squadra del campionato di Serie C. Nel corso dell’udienza preliminare il giudice dovrà decidere se per la vicenda si dovrà andare a processo con l’accusa di violenza sessuale di gruppo.
La ragazza ha raccontato alla polizia nella denuncia di essere stata vittima di “violenza sessuale di gruppo dopo essere stata indotta a bere a dismisura“. I cinque giovani, tutti tra 21 e 29 anni, giocavano nella Virtus Verona, società di Serie C che è totalmente estranea alla vicenda. Tre dei cinque nel frattempo hanno cambiato squadra. La ragazza accusa di stupro quattro dei cinque giovani, mentre il quinto avrebbe ripreso le scene con i telefonini.
I tifosi: “Chi ama il calcio odia la violenza sulle donne”– Dura la presa di posizione dei tifosi della Virtus Verona: “Siamo scioccati, indignati e molto arrabbiati di apprendere dai mass media che cinque giocatori della Virtus Verona siano indagati per un presunto stupro ai danni di una ragazza, avvenuto nel gennaio 2020”, scrive, in una nota sulla propria pagina Facebook, il gruppo Virtus Verona Rude Firm 1921. “La Virtus Verona e la sua tifoseria organizzata – spiegano – da sempre vantano con orgoglio la difesa dei diritti umani, sempre schierati contro ogni razzismo, discriminazione, violenza sulle donne e sempre dalla parte di tutte quelle categorie di persone meno tutelate e rispettate. Come tifosi Virtussini chiediamo pertanto alla società chiarimenti e l’immediata sospensione da tutte le attività sportive dei giocatori coinvolti nella vicenda, che rientrino ancora nella rosa della squadra, fino a che non venga fatta chiarezza da parte della magistratura. Chi ama il calcio, odia la violenza sulle donne e chi la copre”, conclude il gruppo.
La società: “Il rispetto è il nostro valore” – La Virtus Verona commenta oggi la vicenda. “Una vicenda di natura privata, avvenuta al di fuori del contesto sportivo e per la quale la giustizia sta facendo il suo corso. La Virtusvecomp Verona – scrive il club veneto in una nota – una volta venutane a conoscenza, ha mostrato da subito sensibilità e attenzione limitandosi contestualmente a quanto strettamente di competenza, riponendo massima fiducia nella magistratura, ritenuta l’unica in grado di giudicare. La Virtusvecomp vanta una storia centenaria, fatta di calcio ma soprattutto di solidarietà, impegno sociale e massimo rispetto nei confronti di tutti. Da tanti anni concentra la propria attività tra sport ed inclusione ed ha sempre avuto, tra i suoi valori fondanti, proprio il rispetto verso l’altro chiunque esso sia: uomo, donna, bianco, nero, ricco, povero. Il nostro modo di vivere l’inclusione ha a che fare con la quotidianità; con la volontà di prenderci cura degli altri, fermamente convinti che tutti abbiano diritto ad essere aiutati e rispettati. Crediamo che le uniche cose che contano davvero siano umanità, sensibilità ed onestà. La cura e il rispetto dell’altro, ancor prima di essere un dovere morale, sono parte del nostro Dna”. La società veronese conclude precisando che “sono stati già attivati gli organi legali di fiducia al fine di vedere tutelata la propria immagine di Società modello, riconosciuta tale a livello locale, nazionale ed internazionale”.
Ghirelli: “Turbato dalla vicenda“ – “La vicenda di presunta violenza sessuale che vede imputati cinque calciatori e che coinvolgerebbe una giovane ragazza mi turba come dirigente sportivo e come uomo di famiglia”, ha detto Francesco Ghirelli, Presidente della Lega Pro. ”Chiaramente la giustizia deve fare il suo corso, è opportuno salvaguardare il profilo processuale – prosegue Girelli in una nota – Tuttavia non avrei voluto mai apprendere una simile notizia, da dirigente perché vengono messi in discussione valori come il rispetto dell’altro, che noi professiamo anche fuori dal campo. C’è al contempo un risvolto umano, penso anche alle famiglie della giovane donna e dei calciatori, ai loro amici, alla loro rete sociale, al Presidente della Virtus e al club. Penso al turbamento e all’angoscia che stanno provando, sentimenti che al di là del percorso processuale segneranno per sempre la loro esistenza”.
Al sud restano in area arancione Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia e al nord solo la Valle d’Aosta
L’Italia si prepara al cambio di colore e dunque alla riapertura di molte attività in gran parte delle Regioni. Da lunedì gran parte del Paese si tinge di giallo e questo non accadeva da oltre un mese. Una nuova fase per circa 47 milioni di persone. Cinque regioni di cui quattro al sud – Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia – con l’unica eccezione al nord della Valle d’Aosta, rimangano invece in zona arancione. Resta rossa solo la Sardegna, l’unica ad essere stata in area bianca a marzo, l’unica ad aver assaporato per qualche settimana il ritorno alla normalità.
L’orario del coprifuoco, nonostante le polemiche resterà uguale per tutti: a casa dalle 22 alle 5 del mattino salvo motivi di lavoro, malattia e esigenze comprovate. Ma i residenti delle regioni in giallo potranno tornare a mangiare in un ristorante – ma solo in quei locali muniti di spazi all’aperto – andare a vedere un film al cinema – capienza massima al 50 per cento con posti pre assegnati e a distanza di un metro l’uno dall’altro.
Centri commerciali ancora chiusi nel weekend – Pubblicato in Gazzetta ufficiale, il decreto riaperture sancisce il calendario della ripresa di molte attività. Ma niente shopping nei megastore nel weekend almeno fino alla metà di maggio visto che il capitolo sulla riapertura dei centri commerciali, i parchi commerciali e le strutture analoghe, nei fine settimana, diversamente da quanto anticipato da alcune bozze del decreto, alla fine è sparito.
Scuola – Secondo il decreto la scuola dovrà essere in presenza fino alle medie – incluse – e fino alla conclusione dell’anno. Alle superiori la didattica in classe sarà fra 50% e 75% in zona rossa e tra il 70% e il 100% nelle zone gialle e arancioni. Regioni e province non potranno aumentare la quota della didattica a distanza oltre il 50%.
Gli spostamenti – Saranno consentiti di nuovo tra le regioni in zona gialla a differenza di quelli tra aree rosse e arancioni dove la mobilità in entrata e in uscita sarà consentita per motivi di lavoro, salute e urgenza.
Il pass vaccinale – Il Garante della privacy in una nota formale boccia il pass vaccinale, giudicato lesivo dei diritti della persona. Lo strumento che offre alcune libertà a immunizzati, guariti e negativi al tampone “presenta criticità tali da inficiare, se non opportunamente modificato, la validità del sistema” scrive il Garante. “È necessario un intervento urgente a tutela dei diritti e delle libertà delle persone“.
A pranzo e cena fuori – Lunedì riapriranno anche i ristoranti, ma si potrà mangiare fuori casa a pranzo e a cena solo nei locali che avranno tavoli all’aperto.
Spettacoli, cinema e musei – E sempre da lunedì e in zona gialla si potrà tornare al cinema, al teatro e nelle sale concerto. Ma i posti dovranno essere rigorosamente pre assegnati, e gli spettatori a distanza di un metro l’uno dall’altro. La capienza massima delle strutture sarà al 50% e non superiore a 500 spettatori al chiuso e 1000 all’aperto.
Visite a parenti e amici – In zona gialla è consentito un solo spostamento al giorno per andare a visitare parenti o amici e al massimo a quattro persone esclusi i minori sui quali si esercita la responsabilità genitoriale e le persone non autosufficienti o disabili.
Salvini: ‘Altro sangue sulla coscienza dei buonisti’. E la Sea-Watch denuncia: L’Ue e Frontex hanno negato il soccorso
Oltre 100 migranti sono annegati al largo della Libia. L’allarme arriva da Francesco Creazzo di Sos Mediterraneeche ricostruisce la tragica giornata di ieri, quando Alarm Phone ha lanciato l’allerta “alle autorità e alla Ocean Viking” su tre barche in pericolo: una con 40 persone, “mai rintracciata”, e due gommoni con a bordo tra le 100 e le 120 persone ciascuno.
.Il primo è stato ritrovato ribaltato. “Abbiamo avvistato dieci corpi – ha detto Creazzo – ma il mare era molto mosso, impossibile ci siano sopravvissuti”. L’altro è stato riportato in Libia dalle autorità: a bordo i cadaveri di una mamma e del suo bimbo.
Intanto l’ong Sea-Watch Internationaldenuncia: “Le autorità dell’Ue e Frontex sapevano della situazione di emergenza, ma hanno negato il soccorso“. “La Ocean Viking è arrivata sul posto solo per trovare dieci cadaveri”. Lo scrive su Twitter Sea-Watch International, impegnata nel salvataggio di migranti nel Mar Mediterraneo, pubblicando una foto dell’equipaggio della Sea Watch 4 che ha osservato un momento di silenzio per commemorare le persone morte “in questo scioccante incidente“.
“Mercoledì è scattato l’allarme, ma con la Ocean Viking eravamo a 10 ore dalla zona segnalata, ci siamo diretti inizialmente verso il barchino più piccolo perché era quello relativamente più vicino, ma nonostante le ricerche non siamo riusciti a trovarlo“. A quel punto è arrivata la segnalazione sul fatto che uno dei due gommoni fosse in grande difficoltà. “Così abbiamo invertito la rotta e ci siamo diretti verso il gommone – spiega ancora Creazzo – abbiamo navigato tutta la notte, ma quando siamo arrivati e, insieme ad altre tre navi mercantili che erano lì, abbiamo iniziato a cercare, abbiamo avvistato il relitto capovolto e una decina di corpi. Le condizioni del mare erano proibitive“. “Dalle autorità – prosegue – non ci è arrivato alcun supporto, neppure il coordinamento delle operazioni tra le navi che stavano cercando il gommone“. Le notizie sul terzo gommone sono arrivate invece da Safa Msheli, portavoce di UN migration, ha spiegato ancora Sos Mediterranee. Sarebbe stato riportato in Libia dalle autorità, “il che significa che i migranti sono stati messi in stato di detenzione“, conclude Creazzo. “Gli stati – ha twittato Msheli – si sono rifiutati di agire per salvare la vita di oltre 100 persone. Hanno supplicato e inviato richieste di soccorso per due giorni prima di annegare nel cimitero blu del Mediterraneo. È questa l’eredità dell’Europa?“.
“Nel pomeriggio la nave My Rose ha avvistato il gommone, ci siamo avvicinati ed è stato navigare in un mare di cadaveri. Letteralmente. Del natante restava poco, delle persone neanche il nome“. E’ il drammatico racconto Alessandro Porro, Presidente di Sos Mediterranee Italia, che era a bordo della Ocean Viking, intervenuta nel luogo del naufragio di oltre 100 migranti. Porro parla di onde alte sei metri e ricorda le ricerche “senza aiuto da parte degli Stati. Fosse cascato un aereo di linea ci sarebbero state le marine di mezza Europa, ma erano solo migranti, concime del cimitero mediterraneo“.
“Naufragio al largo della Libia. Altri morti, altro sangue sulla coscienza dei buonisti che, di fatto, invitano e agevolano scafisti e trafficanti a mettere in mare barchini e barconi stravecchi, anche con pessime condizioni meteo. Una preghiera e tanta rabbia“. Così il leader della Lega, Matteo Salvini, su twitter.