La difesa di Stefano Campoccia ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste. Le posizioni di Franco Soldati e dell’Udinese saranno invece discusse il prossimo 15 settembre.
Rolando Mandragora ai tempi dell’Udinese (Foto: Alessandro Sabattini/Getty Images)
La Procura di Udine ha chiesto due anni di reclusione per il presidente dell’Udinese, Franco Soldati, e per il vicepresidente Stefano Campoccia nell’ambito dell’udienza preliminare davanti al Gup del Tribunale di Udine. Al centro del procedimento c’è la plusvalenza legata al trasferimento di Rolando Mandragora dalla Juventus al club friulano.
Per la società Udinese, invece, è stata chiesta un’ammenda da 500mila euro. Le contestazioni riguardano l’operazione conclusa nel 2018, quando la Juventus cedette Mandragora all’Udinese inserendo nell’accordo un’opzione di riacquisto fissata a 20 milioni di euro.
Secondo l’impostazione accusatoria, tuttavia, quella clausola non avrebbe avuto la natura di una semplice opzione, ma avrebbe mascherato un vero e proprio obbligo irrevocabile di riacquisto da parte del club bianconero. Il calciatore, infatti, fece poi ritorno alla Juventus due anni più tardi. Per la Procura, questa struttura avrebbe consentito all’Udinese di iscrivere a bilancio una plusvalenza superiore ai 3 milioni di euro. L’operazione, secondo l’accusa, avrebbe inoltre prodotto un’evasione Ires per oltre 400mila euro.
A Soldati, Campoccia e alla società friulana vengono contestati, a vario titolo, i reati di falso in comunicazioni sociali, dichiarazione fraudolenta ed evasione dell’Ires. Campoccia, oltre al ruolo di vicepresidente dell’Udinese, è anche membro del Consiglio federale della FIGC in rappresentanza della Serie A, insieme a Giorgio Chiellini per la Juventus e Giuseppe Marotta per l’Inter. L’organismo è stato appena riconfermato.
Nel corso dell’udienza, la difesa di Campoccia ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste. Le posizioni di Soldati e dell’Udinese saranno invece discusse il prossimo 15 settembre. Nella stessa data è attesa anche la sentenza del Gup.
L’informativa della Guardia di Finanza nelle carte dell’inchiesta penale sull’affare Osimhen tra Napoli e Lille: secondo la Procura romana, le comunicazioni tra i due club sarebbero la prova chiara della natura artificiosa dell’operazione, con valutazioni gonfiate allo scopo di generare plusvalenze fittizie da mettere a bilancio. Definitivamente chiuso invece il fronte sportivo: il Napoli non rischia più niente.
Il 6 novembre prossimo il GUP della Procura di Roma deciderà se rinviare o meno a giudizio il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis e l’AD Chiavelli per falso in bilancio, in conseguenza del trasferimento di Victor Osimhen dal Lille al club azzurro nell’estate del 2020, dopo il rinvio dell’udienza preliminare avvenuto a inizio ottobre, chiesto e ottenuto dai suoi legali “per avere la possibilità di depositare agli atti una consulenza tecnica“. L’accusa è quella di aver ‘gonfiato’ artificiosamente la valutazione delle quattro contropartite inserite nell’affare, in aggiunta ai soldi (50 milioni), per arrivare alla valutazione complessiva di Osimhen che il club francese intendeva mettere a bilancio (70 milioni): si tratta del portiere greco Orestis Karnezis, all’epoca 35enne (valutato 5 milioni), e di tre calciatori della Primavera, Luigi Liguori, Claudio Manzi e Ciro Palmieri (valutati rispettivamente 4, 4, 7 milioni).
Gli scambi di mail tra Napoli e Lille: per la Procura sono la prova delle plusvalenze fittizie nell’affare Osimhen – Nella carte dell’inchiesta penale, che da Napoli è poi passata a Roma per competenza, è presente un’informativa della Guardia di Finanza – di cui dà conto ‘Repubblica‘ – che contiene gli scambi di comunicazione tra Napoli e Lille sull’affare: elementi che secondo la Procura capitolina, indicherebbero chiaramente la natura artificiosa dell’operazione: alterando il reale valore dei giocatori in questione, avrebbe generato plusvalenze fittizie a uso e consumo delle necessità di bilancio dei club.
Aurelio De Laurentiis rischia il processo per falso in bilancio assieme all’AD del Napoli Chiavelli
Il Napoli in quel 2020 non vuole spendere più di 50 milioni per Osimhen, ma il Lille intende valutarlo 70 milioni. Bisogna dunque colmare in qualche modo quella distanza, e da lì parte la discussione sulle possibili contropartite: il presidente del club francese Gerard Lopez propone l’inserimento del 35enne Fernando Llorente, più alcuni bonus legati alla Champions. C’è una mail in particolare, inviata dal numero uno francese alla dirigenza azzurra, che secondo gli inquirenti sarebbe la prova chiara del valore gonfiato delle contropartite messe sul tavolo dal Napoli: “Questo, carissimi, vi permette di pagare un prezzo inferiore rispetto a qualsiasi altro club, ma con un valore nominale che è quello necessario per chiudere“.
La richiesta del Lille al Napoli: “È di estrema importanza che non ci sia alcuna comunicazione sull’affare e sul prezzo” – Parole che secondo la Procura indicherebbero appunto che il “valore nominale” di Osimhen, ovvero quello messo poi a bilancio in entrata dal Lille e che per i francesi è “necessario per chiudere” (70 milioni complessivi), sarebbe artificiosamente diverso da quello reale di mercato, così come – conseguentemente e contestualmente – lo sarebbe quello delle quattro contropartite inserite alla fine dal Napoli. Già, perché l’iniziale proposta di metterci dentro Llorente sfuma, e allora si passa a valutare Leandrinho e poi ancora Ounas, fino all’idea decisiva di Lopez, esposta agli azzurri in una mail del 17 luglio, inserire il solo Karnezis, valutato i 20 milioni che mancano per arrivare a 70: “Porteremo Karnezis al Lille per l’intero importo di 20 milioni. Su questo punto è di estrema importanza che non ci sia alcuna comunicazione sull’affare e sul prezzo: vanificherebbe lo scopo dell’accordo e ci farebbe sembrare tutti cattivi“.
Orestis Karnezis ha giocato nel Napoli dal 2018 al 2020, prima di andare al Lille nell’affare Osimhen
Il via libera all’operazione di De Laurentiis e il messaggio di Pompilio a Giuntoli: “Niente tracce scritte, tutto a voce“ – Qualche ora prima, il DS partenopeo Cristiano Giuntoli aveva inoltrato al suo braccio destro Giuseppe Pompilio un SMS di De Laurentiis che dava il benestare all’operazione nei termini prospettati: “Se non ci sono bonus, ma alla fine sono 70 meno 20, per me va bene. Adl“.
Nelle carte dell’inchiesta sono peraltro presenti altri messaggi tra Giuntoli e Pompilio (entrambi non indagati), da cui traspare la chiara volontà di mantenere la massima riservatezza sull’operazione in essere col Lille: “Non devi scrivere nulla. Tracce nelle mail non se ne lasciano. A voce quello che ti pare“, dice il secondo al primo.
l Napoli non rischia niente sul piano sportivo: la Procura FIGC non riaprirà il fascicolo – Se sul fronte penale De Laurentiis e Chiavelli sapranno il 6 novembre se dovranno andare a processo per falso in bilancio, niente rischia invece il Napoli sul piano sportivo. Nel 2022 il club azzurro era stato deferito due volte e entrambe le volte assolto per l’affare Osimhen, adesso la Procura romana ha consegnato (lo scorso aprile) tutto il nuovo materiale dell’inchiesta penale alla Procura FIGC, affinché valutasse se fossero presenti nuovi elementi tali da riaprire il fascicolo. Giuseppe Chiné non li ha ritenuti sufficienti e dunque la vicenda è definitivamente chiusa: non ci saranno sanzioni sportive per il Napoli, da possibili multe fino allo spettro della penalizzazione.
Un’ultim’ora che non lascerà tranquilli i tifosi dell’Inter: la segnalazione sulla cessione del laterale da parte dei nerazzurri
Mentre la sessione estiva ci calciomercato si avvia alla chiusura ufficiale fissata alle 20:00 del 1 settembre ed i club sono alla spasmodica ricerca degli ultimi colpi da mettere a referto, tra entrate ed uscite, l’attenzione del mondo del pallone potrebbe focalizzarsi su Nicola Zalewski.
Plusvalenza Zalewski: “Richiesta d’indagine alla FIGC” (LaPresse) – Calciomercato.it
Non per particolari meriti sportivi o per il talento che il ragazzo, ex Roma, ha dimostrato in carriera. Al centro di tutto il recente passaggio del 23enne di Tivoli dall’Inter all’Atalanta, un’operazione che ha permesso ai vicecampioni d’Italia e di mettere in cascina denaro fresco grazie ad una plusvalenza lampo. Un mese o poco più dopo il riscatto dai giallorossi per circa 6 milioni, il calciatore è stato venduto al club bergamasco per 16 milioni di euro. Un’operazione che nessuno si aspettava ma che, alla fine, oggi è finita nell’occhio del ciclone. O meglio, del Codacons.
Pare infatti che la trattativa tra Inter e Atalanta sia finita proprio nel mirino del Codacons che intende andare a fondo di questa situazione. Il Codacons sta per presentare una segnalazione alla Procura della Repubblica, presso il Tribunale di Milano, e alla Procura Federale della FIGC riguardo a una possibile o presunta plusvalenza fittizia che riguarderebbe proprio il passaggio di Zalewski dall’Inter all’Atalanta, qualche settimana fa.
Caos Zalewski, il Codacons non ci sta – Il calciatore si è trasferito dalla Roma all’Inter in prestito, un’operazione divenuta solo successivamente a titolo definitivo con il riscatto da parte del club meneghino lo scorso 23 giugno per 6 milioni di euro. Successivamente,Zalewski è passato all’Atalanta il 17 agosto per 16 milioni, ad una manciata di giorni dall’inizio della Serie A.
Una differenza di 10 milioni, in un lasso di tempo evidentemente breve, che ha fatto scattare l’allarme al Codacons. Nel comunicato si parla di valore di mercato aumentato di 18.083 euro per ogni minuto giocato (553′ all’Inter). “Un aumento di valore di mercato che apparirebbe sproporzionato rispetto al reale utilizzo sportivo del calciatore”, scrive il Codacons. Un’operazione che avrebbe generato, nell’immediato, un effetto contabile di plusvalenza da 10 milioni di euro. “Il valore economico del giocatore apparirebbe, alla luce del suo limitato utilizzo, sproporzionato rispetto alle somme relative al trasferimento di mercato”.
Si parla poi di “Sovrastima fittizia” per la corposa differenza tra cifra di acquisto e quella di vendita, in tempi brevi, di Zalewski. Il Codacons ha quindi chiesto un’indagine scrupolosa soprattutto sotto l’aspetto contabile e alla congruità del valore reale del calciatore. L’inchiesta si focalizzerà sul determinare il reale valore sportivo del calciatore, oggi all’Atalanta, e le cifre contabilizzate in via ufficiale. “Al fine di accertare la presenza di eventuali sovrastime fittizie finalizzate a realizzare plusvalenze gonfiate“.
La Procura federale della FIGC ha ricevutodalla Procura di Roma gli atti dell’inchiesta che hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, per falso in bilancio nel febbraio scorso. Nel mirino le presunte plusvalenze fittizie nella compravendita dalla Roma del difensore Kostas Manolas nell’estate del 2019 e dell’acquisto dell’attaccante Victor Osimhen nel 2020 dalla squadra francese del Lille.
Oggi ha commentato la notizia ai microfoni di TMW Radio l’avvocato Roberto Afeltra: “E’ una situazione delicata. Il problema serio è che la procura sportiva ha acquisito le carte del procedimento penale. Si deve accertare se lì ci sono altri casi diversi da quelli che hanno portato la giustizia sportiva ad assolvere il club e il presidente in precedenza. Se le dichiarazioni dei calciatori coinvolti non sono state prese in considerazione in precedenza dalla Procura Federale, come io credo che sia avvenuto, c’è il grosso rischio che il Napoli venga penalizzato in questo campionato“.
Il Lilla ha corrisposto circa 20 milioni per acquistare tre giocatori – Luigi Liguori, Claudio Manzi e Ciro Palmieri – e poi girarli subito in prestito in squadre di Serie C e D
L’inchiesta dei pm è conclusa: Aurelio De Laurentiis rischia di andare a processo (l’accusa sarebbe falso in bilancio) e con lui alcuni membri della dirigenza in carica all’epoca dei fatti. Al centro dell’indagine c’è il trasferimento di Victor Osimhen, prelevato dal Lilla nell’estate 2020.
SCENARI – Tutto nasce dall’operazione messa in piedi dai due club tre anni fa. Gli azzurri hanno versato 71 milioni di euro per il nigeriano alla società francese, che a sua volta ne ha corrisposti circa 20 per i cartellini di tre giovani – Luigi Liguori, Claudio Manzi e Ciro Palmieri – e quello di Orestis Karnezis. Queste compravendite, insieme ad altre 62 trattative concluse, sono state oggetto di segnalazione da parte della Covisoc alla Procura federale: da qui ha avuto inizio l’inchiesta sulle plusvalenze fittizie, perché ai tre prodotti del vivaio del Napoli in effetti non è stato attribuito secondo gli inquirenti un reale valore di mercato. Nessuno dei tre calciatori è andato in Francia, hanno firmato i contratti a Castel Volturno e sono stati subito dopo girati in prestito a squadre di Serie C e D, perdendosi poi anche in categorie inferiori. Un modus operandi che, oltre ad aver contrariato gli stessi atleti, ha finito per accendere una spia agli occhi degli organi sia della giustizia sportiva che di quella ordinaria. Emblematiche, sotto il primo profilo, le dichiarazioni di Palmieri in un’intervista: “Questa situazione ha pesato sulla mia carriera e mi fa rabbia. Abbiamo scoperto che non era un’operazione per il nostro futuro. Era per altro“. Per quanto riguarda il procedimento federale, nell’aprile 2022 il Tribunale della Figc il Napoli, essenzialmente perché – a differenza della Juventus – non è riscontrato un vero e proprio sistema, quanto l’occasionalità di questo tipo di operazione. Infatti è solo nei confronti dei bianconeri che è stato riaperto il caso dopo l’inchiesta Prisma. Tuttavia, sul piano della giustizia ordinaria il discorso è proseguito alla Procura di Napoli.
DOCUMENTI – I pm Vincenzo Piscitelli e Francesco De Falco riscontrano un’operazione in parte “oggettivamente inesistente per l’importo di 21,2 milioni e plusvalenze fittizie per 19,9 milioni“. Questo conduce al sequestro di diversi documenti, condotto dalla Guardia di Finanza, sia nella sede del club a Castel Volturno sia negli uffici della Filmauro a Roma. La decisione è dovuta da un’altra indagine, condotta dalla Giurisdizione Interregionale francese e originata da una denuncia contro ignoti presentata nell’ottobre 2021 dalla nuova proprietà del Lilla per delle presunte irregolarità finanziarie. In pratica, si doveva comprendere se l’ex proprietario della squadra francese, Gerard Lopez, si fosse indebitamente appropriato dell’incasso della cessione di Osimhen. La Procura di Napoli quindi richiede all’inizio dell’anno sei mesi di proroga per acquisire ulteriori elementi. Per questo ad aprile la Guardia di Finanza entra in possesso della documentazione relativa a Claudio Manzi per il suo passaggio alla Turris, un anno dopo la firma col Lilla: il giocatore in un primo momento va in prestito alla Fermana, il Lilla poi lo svincola e firma con la squadra di Torre del Greco. Ultimati tutti gli accertamenti del caso, la Procura napoletana ha trasmesso quanto raccolto alla corrispettiva sede di Roma, dove ad agosto è stata spostata l’indagine perché è nella Capitale che era stato approvato il bilancio del Napoli. L’ultimo risvolto, risalente allo scorso settembre, è stato l’iscrizione di Aurelio De Laurentiis nel registro degli indagati della Procura di Roma con l’accusa di falso in bilancio. Un atto quasi fisiologico, dopo che i pubblici ministeri di Napoli hanno trasmesso gli atti. Ma che ora potrebbe portare a sviluppi legali da seguire con la massima attenzione.
Caso plusvalenze, chiusa l’indagine sull’affare Osimhen: De Laurentiis a rischio processo
Oltre il presidente del Napoli sono coinvolti anche altri dirigenti del club tra cui la moglie, due figli e alcuni membri del Cda
Un’altra tappa del lungo e complicato caso plusvalenze fittizie. Stavolta al centro c’è il Napoli e l’affareOsimhen. La Procura di Roma ha infatti chiuso l’indagine aperta tempo fa sul club e sul presidente Aurelio De Laurentiis, indagato per falso in bilancio già lo scorso settembre. L’attaccante era stato acquistato dal Lilla nel 2020 per 71,2 milioni, spedendo però in Francia quattro giocatori (di cui tre, Palmieri, Liguori e Manzi, spariti presto dai radar calcistici) valutati 20 milioni.
SVILUPPI – De Laurentiis ha ora 20 giorni per farsi interrogare o produrre una memoria difensiva, quindi la Procura deciderà se archiviare (difficile arrivati a questo punto) o andare a processo. L’inchiesta, avviata dalla Procura di Napoli, era stata spostata ad agosto a Roma, dove è stato approvato il bilancio del club. Il presidente non è il solo sotto indagine: con lui anche altri dirigenti tra cui la moglie, due figli e alcuni membri del Cda.
I “rapporti con gli agenti” sono finiti sul tavolo della commissione federale che si occupa dei procuratori, e che giudicherà i singoli casi il prossimo 22 dicembre.
I “rapporti con gli agenti” inclusi nel secondo filone sportivofiglio dell’inchiesta Prisma sono finiti sul tavolo della commissione federale che si occupa dei procuratori, e che giudicherà i singoli casi il prossimo 22 dicembre, a partire dalle ore 10.00. Il procuratore della FIGC Giuseppe Chinè, non potendo seguire l’iter tradizionale al tribunale federale, ha inoltrato nei mesi scorsi una segnalazione alla commissione, la quale – scrive Il Corriere dello Sport – ha deciso proprio ieri di procedere nei confronti di:
Luca Ariatti
Michele Fioravanti
Giuseppe Galli
Gabriele Giuffrida
Davide Lippi
Vincenzo Morabito
Giorgio Parretti
Luca Puccinelli
Antonio Rebesco
Tutllio Tinti
La decisione di procedere è arrivata «per aver stipulato con la società Juventus contratti di mandato fittizi, ricevendo corrispettivi inesistenti, al fine di recuperare un credito precedentemente maturato e non contabilizzato, in violazione di plurime disposizioni disciplinari».
In particolare, si contestano gli articoli del regolamento generale sugli agenti che toccano temi quali autonomia, trasparenza, indipendenza, modalità di comunicazione degli incarichi, rispetto dell’etica sportiva, rispetto della leale concorrenza e rispetto delle norme della FIGC.
I legali hanno già presentato le memorie difensive, mentre il 3 novembre si è svolta una riunione preliminare nella quale una relazione del consigliere di Stato Dario Simeoli riscontra la «voluminosa documentazione acquisita dagli atti istruttori trasmessi dalla Repubblica di Torino e dagli ulteriori approfondimenti effettuati dalla Procura FIGC».
La Procura di Roma prosegue le indagini avviate a Napoli sul prezzo di scambio di quattro calciatori del Napoli trasferiti al Lille nell’affare per l’acquisto dell’attaccante nigeriano
Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma con l’accusa di falso in bilancio in relazione al procedimento legato a presunte plusvalenze fittizie ottenute nell’affare Osimhen, acquistato nel 2020 dalla squadra francese del Lille, in cambio di soldi in contanti e di quattro calciatori già tesserati per il Napoli. Si tratta di un atto dovuto dopo la trasmissione degli atti da parte dei pm partenopei alla Procura della Capitale dove hanno sede il Gruppo Filmauro e lo stesso club partenopeo.
L’indagine – Da oltre un anno la Procura di Napoli, che ha avviato le indagini, aveva iscritto De Laurentiis nel registro degli indagati, insieme alla moglie e a due figli, componenti del consiglio di amministrazione e ha provveduto ad effettuare perquisizioni tra Napoli, Roma e Lille. L’attaccante nigeriano fu acquistato per 70 milioni, più 10 milioni di bonus. Nell’operazione furuno insieriti 4 tesserati del Napoli valutazioni che secondo gli inquirenti sarebbero state fuori mercato: Palmieri, 7 milioni; il portiere Karnezis, 4.8 milioni; Manzi, 4 milioni e Liguori, 4 milioni. Nessuno di questi calciatori è stato impiegato dal club francese e in particolare i tre ragazzi del vivaio sono rimasti a giocare in prestito in Italie e oggi militano nelle categorie minori del calcio italiano.
La giustizia sportiva – Il trasferimento dell’attaccante nigeriano dal Lille al Napoli è stato già oggetto nei mesi scorsi di un’inchiesta della giustizia sportiva nell’ambito del caso plusvalenze che ha coinvolto la Juventus ed altri club. Nel procedimento sportivo non sono stati riscontrati illeciti sportivi a carico del Napoli e del presidente De Laurentiis. Nell’aprile 2022 in particolare il Tribunale federale nazionale della Figc per il caso plusvalenze non aveva accolto la richiesta della Procura che per De Laurentiis aveva chiesto 11 mesi e 5 giorni di inibizione (la richiesta di inibizione riguardava però anche i dirigenti Andrea Chiavelli, la moglie Jaqueline e il figlio Edoardo vice presidente del club).
Stop a campagne acquisti faraoniche, costi proporzionali ai ricavi, niente ricapitalizzazioni: così il club prepara la nuova sfida
TORINO
Il momento storico della Juve segna la transizione dal modello dell’ultimo decennio, targato Agnelli, a un assetto organizzativo e societario che la mette sulla linea dei principali competitors nazionali: costi di gestione proporzionati ai ricavi, taglio alle faraoniche campagne acquisti del passato, fine della crescita basata sull’inflazione degli attivi e su iniezioni di cassa degli azionisti. Ormai da 6/7 anni, i ricavi caratteristici (al netto del player trading) oscillano tra 400 e 500 milioni. Anche negli anni degli investimenti mastodontici (CR7, Higuain, De Ligt e altri) alla Juve non è riuscito il grande salto sui livelli dei top club europei. Nonostante tre aumenti di capitale, tra 2017 e 2021, bruciati rapidamente dalla gestione, la crescita di valore del club non è stata quella sperata. Anzi, dai 1.900 milioni toccati prima del Covid, la capitalizzazione di borsa è oggi a meno di metà: 879, di cui 700 versati dagli azionisti nei tre aumenti citati. Ora la Juve dovrà camminare sulle sue gambe mirando a un equilibrio finanziario che impedirà di realizzare investimenti netti esorbitanti le uscite. Ma soprattutto, i costi dovranno tornare sotto la linea dei ricavi.
Bilancio in rosso, ma in miglioramento – Il bilancio 22/23, chiuso ieri, dovrebbe avere un rosso di 75-85 milioni, in netto miglioramento sulle perdite ingenti degli ultimi anni (600 milioni complessivi tra 18/19 e 21/22) ma sempre lontano dal pareggio. Grazie alla riapertura integrale dello Stadium, la biglietteria dovrebbe superare i 60 milioni, in miglioramento rispetto agli ultimi anni (anche grazie agli incassi di Europa League) ma sotto il picco (70) raggiunto nel 2018/19. I diritti Uefa risentiranno dell’uscita ai gironi di Champions, quelli domestici del quarto posto in classifica: complessivamente, la voce dovrebbe attestarsi sui 140-145 milioni. Rispetto ai competitor nazionali, la Juve ha uno zoccolo duro di ricavi commerciali più elevato e molto resistente ai rovesci sportivi: quest’anno dovrebbero salire a 180 milioni. Il ricco contratto Adidas è a lunga scadenza (2027) mentre quello con Jeep scade nel 2024 e genera ancora ricavi importanti. Grazie alle plusvalenze dallecessioni di De Ligt e Kulusewski, il player trading contribuirà con una cinquantina di milioni a ricavi che dovrebbero cadere sui 480/490 milioni. Sul fronte dei costi, la Juve ha ridotto il monte ingaggi anche se non in misura decisiva. Il costo del personale tesserato si aggirerà sui 270 milioni mentre gli ammortamenti potrebbero scendere a 150.
Le strategie di mercato – Come si traduce tutto ciò in movimenti di mercato? In prospettiva, va tenuto presente che la Juve è sotto settlement agreement, dovendo portare i costi della rosa sotto il 70% dei ricavi prescritto dal nuovo Fair Play Finanziario. Se il monte ricavi resterà nel range attuale, sarà necessario tagliare ulteriormente i costi (tra stipendi e ammortamenti) di un’ottantina di milioni pure realizzando ogni anno plusvalenze per almeno una cinquantina di milioni: un programma ambizioso. In più, nel 23/24 mancheranno diritti e incassi dalla Champions: un vuoto di almeno 80 milioni. Dalla parte della Juve c’è il tempo perché il 2026 è lontano ma il management juventino dovrà seguire una strada molto chiara. Valorizzare i molti giovani anche nell’ottica di cessioni future, comprimere i costi liberandosi dei giocatori più costosi. I salariati più onerosi sono Pogba, Vlahovic, Paredes, Rabiot (il cui contratto è stato prolungato di un anno), Szczesny, Bonucci (che dovrebbe uscire), Alex Sandro (appena rinnovato) mentre i cartellini più pesanti sono Vlahovic, Arthur, Chiesa, Bremer. Per fare plusvalenza da Vlahovic, la Juve dovrebbe venderlo sopra i 65 milioni, cosa non facile. Bremer sopra 40. Altri giocatori hanno mercato e un costo di carico più basso. Inutile dire che la Juve non può buttarsi a investire (ad esempio su Milinkovic) senza plusvalenze robuste o una seria operazione di taglio dei costi. Nei prossimi anni serve una politica intelligente sul mercato per raggiungere obiettivi finanziari ormai ineludibili.
La situazione del club bianconero tra la giustizia sportiva italiana e i rischi da Nyon. Torna domani la rubrica a cura del direttore Luciano Mondellini.
Continua a tenere banco in casa Juventus la questione giudiziaria, in attesa dei nuovi provvedimenti della FIGC e soprattutto aspettando novità sul fronte UEFA. In settimana sono tornate ad emergere voci sulla possibile esclusione del club bianconero dalle coppe per i casi legati a plusvalenze, manovre stipendi e rapporti con gli agenti: ipotesi che hanno spinto verso il basso il titolo in Borsa della società torinese, che ha chiuso la settimana con un crollo del 20% del suo valore.
«Sono solo indiscrezioni», ha spiegato nei giorni scorsi il chief football officer del club Francesco Calvo. La situazione è infatti in divenire, con l’UEFA che prosegue la sua indagine ma ad oggi non ci sono novità su una eventuale iniziativa disciplinare da parte della federcalcio continentale. continua a leggere
Le indagini sono ancora in corso, il cuore dell’inchiesta è l’iper valutazione dei calciatori a bilancio
Terremoto per Lazio e Roma in merito ad una inchiesta sulle plusvalenze, con i principali dirigenti dei due club interessati. Il presidente e il vicepresidente della Roma Dan e Ryan Friedkin e l’ex presidente della società James Pallotta sono indagati nell’inchiesta della procura di Roma relativa alla compravendita di diversi giocatori. In tutto sono 9 gli indagati, oltre alla stessa società sportiva: tra questi gli ex amministratori delegati Umberto Gandini (attuale presidente della Lega Basket) e Guido Fienga, l’ex vice presidente esecutivo ed ex direttore esecutivo Mauro Baldissoni e alcuni dirigenti. A Thomas Dan e a Ryan Patrick Friedkin, rispettivamente presidente e vicepresidente del Cda, in concorso con Giorgio Francia, dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari, vengono contestate le false comunicazioni sociali.
ATTO PROCURA – Nell’atto della procura di Roma si legge che “al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, consapevolmente esponevano fatti materiali non rispondenti al vero, ovvero omettevano fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore” continua a leggere
Per il dg del Tottenham, Fabio Paratici, indagato per falso in bilancio e altri reati imputati alla sua esperienza alla Juventus, arriva la stangata della Fifa: «Le sanzioni sono estese»
Continua a piovere sul bagnato in casa Tottenham. Dopo la risoluzione consensuale per Conte (con annessa promozione di Stellini), si complica anche la posizione del direttore generaleFabioParatici. L’ex dirigente della Juventus, indagato per falso in bilancio e altri reati imputati alla sua esperienza in bianconero, era stato inibito lo scorso gennaio dalla Figc per due anni e mezzo, vale a dire il divieto di rappresentare la società sia quotidianamente, sia nelle sedi istituzionali. Inizialmente, sembrava che il provvedimento potesse valere solo per l’Italia,ma non sarà così.
La nota a Sky News – A distanza di oltre due mesi, infatti, la Fifa ha voluto fare un chiarimento proprio intorno alla sanzione comminata a Paratici, che avrà effetto globale. Tramite una nota inviata a Sky Sport News, infatti, si legge che «La Fifa conferma che, a seguito di una richiesta della Federcalcio italiana (Figc), il presidente della commissione disciplinare della Fifa ha deciso di estendere le sanzioni imposte dalla Figc ai diversi funzionari calcistici affinché abbiano effetto a livello mondiale». La situazione per Paratici è sempre più critica, e il suo futuro in Inghilterra, ora, è tutto da conoscere.
Una nuova testimonianza tra gli interrogatori dell’inchiesta Prisma aggreverebbe la posizione della Juventus e in particolare di Paratici e ci sono i nomi dei club che hanno fatto da “banca” alla Juve
Il sistema Juventus, o meglio il sistema Paratici. Questo emergerebbe dalla nuova testimonianza diffusa in queste ore che va ad aggiungersi, rigorosamente, una al giorno, a quelle di Daniela Marilungo, ex consigliera indipendente della società e di Maria Cristina Zoppo, ex componente del collegio sindacale. Il nuovo protagonista che dalle audizioni avrebbe appesantito la situazione di Paratici e della Juve, è l’ex segretario generale bianconero Maurizio Lombardo.
Inchiesta Juve: Lombardo rivela il “sistema Paratici” – Maurizio Lombardo, ex segretario generale della Juventus per 9 anni, ora alla Roma e che come dice lui sarebbe stato “fatto fuori in 5 minuti” dal club bianconero, è stato ascoltato in Procura lo scorso 17 febbraio. Secondo le audizioni riportate da Repubblica e da La Gazzetta dello Sport, Lombardo rivela quello che si può definire a chiare lettere un sistema promosso dall’ex dirigenteFabio Paraticiquando prese le redini dall’uscenteMarotta:
“Con Marotta le trattative erano più semplici, chi inizia a creare problemi è Cherubini che cerca di crearsi uno spazio. Quando loro dicevano: “viene uno a parametro zero ma diamo un milione a un agente io dicevo no e Marotta si rifiutava di firmare. Dopo di lui non c’era più un’operazione che teneva. Paratici ha cominciato a farne sempre più rischiose. Aveva smania di onnipotenza, voleva comprare giocatori anche tramite altre squadre per ostacolare le altre. Il presidente Agnelli era molto coinvolto“.
Inchiesta Prisma: chi erano le società “banche” della Juve – Il quadro dipinto da Lombardo alla Procuraè quello di una specie di sistema ramificato in cui la Juve sarebbe il vertice e altre società sarebbero una “testa di ponte” per varie operazione di mercato, con la Juventus stessa o tese a disturbare il mercato. Un altro colpo, sembrerebbe dopo le testimonianze di Daniela Marilungo, ex consigliera indipendente della società e di Maria Cristina Zoppo, ex componente del collegio sindacale. Lombardo a riguardo è stato abbastanza chiaro e parla anche di cifre, di debiti e quant’altro:
“Alcune società amiche hanno fatto da ‘banca’ per permettere alla Juve di fare plusvalenze. Con l’Atalanta 14,5 milioni di euro: 4 per Mattiello, 4 per Muratore, 3,5 per Caldara e 3 per Romero. I calciatori sapevano degli accordi, le scritture erano rassicurazioni. Anche per Orsolini, Demiral, Traorè, Mulè, Audero, Peeters, Cerri con il Cagliari e Mandragora all’Udinese per 20 milioni di euro”
Proposta una serie di motivazioni per annullare la sentenza appello sul caso delle plusvalenze
Il Coni ha ufficializzato la ricezione da parte del Collegio di Garanzia dello Sport del ricorso presentato dalla Juventus contro la Figc e la Procura Federale avverso la decisione della Corte Federale di Appello, Sezioni Unite – emessa il 20 gennaio scorso e depositata il 30 gennaio – con la sanzione della penalizzazione di 15 punti in classifica per la squadra bianconera da scontarsi nella corrente stagione sportiva.
La Juventus chiede in via principale al Collegio di Garanzia di annullare senza rinvio l’impugnata decisione per l’inammissibilità del ricorso per revocazione della Procura Federale, non costituendo gli atti di indagine trasmessi dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino ‘fatti nuovi’ idonei a sovvertire la ratio decidendi della sentenza revocata.
In subordine, il club chiede di annullare la decisione per violazione dei principi del contraddittorio e del giusto processo sanciti, nonché per violazione del diritto di difesa. continua a leggere
Plusvalenze nuova norma –Dopo l’esplosione del caso Juventus, è arrivata la stretta contro le plusvalenze annunciata dal Governo e in particolare dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. La nuova regola, che modifica l’articolo 86 del Testo unico sulle imposte sui redditi, avrà la forma di un emendamento governativo che sarà presentato nella giornata di oggi al Milleproroghe in discussione al Senato.
La nuova norma agirà in due modi sul tema plusvalenze, a cominciare dall’introduzione di una disciplina specifica per «le plusvalenze realizzate mediante cessione dei diritti all’utilizzo esclusivo della prestazione dell’atleta per le società sportive professionistiche». Queste somme si dividono in due parti: la quota «corrispondente al corrispettivo eventualmente conseguito in denaro» potrà entrare nella rateizzazione come di consueto, mentre il resto andrà direttamente «a formare il reddito nell’esercizio in cui è stata realizzata».
Plusvalenze nuova norma – Le due novità –
La seconda novità riguarda invece le regole generali per la rateizzazione. Il testo attuale permette un regime favorevole alle società sportive, che possono diluire la plusvalenza anche quando il giocatore rimane per un solo anno nella proprietà del club, mentre le altre imprese hanno bisogno di mantenere il “bene” in portafoglio almeno per tre anni per vedersi aprire le porte della dilazione.
Il regime di favore viene ora abolito, allineando la disciplina dello sport a quella generale che impone di aspettare il triennio. L’obiettivo della doppia mossa è chiaro, e punta a stringere le viti fiscali intorno alle cosiddette plusvalenze “fittizie” realizzate dai club per sostenere i propri conti senza che però i valori abbiano un corrispettivo effettivo di mercato.
Nasce così un doppio regime: sulle plusvalenze che si traducono in un effettivo scambio di denaro la mano del fisco è più leggera. Per quelle che producono numeri nei bilanci ma non trasferimento di denaro, invece, non c’è scampo: vanno integralmente ad alimentare il reddito dell’anno, e quindi le imposte da pagare, con un disincentivo che dovrebbe frenare il fenomeno.
In sostanza, quindi, cambia il regime agevolato a livello fiscale di cui hanno goduto le società, che ora dovranno pagare subito l’intera cifra legata alle tasse sulla plusvalenza in caso di cessione di un giocatore dopo una o due stagioni nel club (mentre potranno rateizzare la cifra in caso di cessione a partire dalla terza stagione in poi). Inoltre, la rateizzazione non sarà comunque permessa in caso di plusvalenza derivante da uno scambio di giocatori senza passaggio di denaro, nemmeno dopo tre anni, e quindi le tasse dovranno essere versate interamente nell’anno in cui è stata effettuata la cessione. La mossa del Governo costringerà quindi i club, soprattutto nel caso in cui una operazione a specchio sia effettuata solo per “abbellire” i conti, a dovere comunque versare subito la quota di tasse legata alla plusvalenza dando dimostrazione di avere comunque la liquidità necessaria.
Nella giornata di oggi verranno rese note le motivazioni che hanno portato alla penalizzazione della Juventus di 15 punti in classifica. Secondo quanto riportato da Tuttosport, la Juve ha già deciso e comunicato la volontà di presentare ricorso al Collegio di Garanzia dello Sport, il terzo grado della giustizia sportiva.
I bianconeri pensano di possedere due assi nella manica, legati al mancato rispetto delle tempistiche e dell’iter processuale da parte della Procura. In questo caso, scrive il quotidiano, si aprirebberotre possibili scenari: la conferma dei 15 punti di penalizzazione; la richiesta da parte del Collegio di riformulare il verdetto in caso di alcuni difetti di legittimità; l’annullamento della sentenza in caso di gravi ed evidenti difetti di legittimità.
Tutto ancora è da capire. Oggi, quando saranno pubbliche le motivazioni ufficiali, avremo ulteriori informazioni. Ora non ci resta che attendere.
La dirigenza della Juve viene definita “boriosa e faccendiera, che aveva come unico scopo ridurre la storia sportiva di una società leggendaria a una mera operazione economica”.
GETTY IMAGESUltras Juventus
SPORT TODAY – 22 gennaio 2023
Drughi, Nab e Viging, i tre maggiori gruppi organizzati della tifoseria bianconera, hanno lanciato un tremendo attacco alla Juventus e alla sua dirigenza. Questo il contenuto della lettera di protesta, per una situazione che viene definita “peggio di Calciopoli“:
“Questa volta è peggio del 2006. In quel caso eravamo veramente incolpevoli. Oggi no. Oggi paghiamo perché questi luridi esseri della dirigenza hanno trattato la nostra Maglia come un oggetto senza anima. Una cosa resta intatta: la placida riverenza delle nuove dirigenze, di allora come di oggi, che per ritagliarsi il loro spazio e guadagnare il più possibile accettavano la serie B, allo stesso modo in cui oggi sono pronti a far crollare le azioni per agevolare l’uscita dalla Borsa e vendere più facilmente la nostra Juve a qualche altro faccendiere. Boriosa e faccendiera, che aveva come unico scopo ridurre la storia sportiva di una società leggendaria a una mera operazione economica, un prodotto da piazzare sui mercati internazionali come una bibita qualsiasi o un marchio di abbigliamento”.