“L’Aniene è esondato questa mattina presto e l’acqua, a causa delle incessanti piogge continua ad uscire ed entrare nell’alveo del fiume. Al momento la zona più colpita è quella di Ponte Mammolo, non a diretto contatto con le abitazioni, alcune persone che si trovavano sul posto sono state allontanante a scopo precauzionale“. Così all’Adnkronos Giuseppe Napolitano, capo del dipartimento di protezione civile di Roma.
“Con le piogge incipienti, speriamo terminino presto, potremmo avere problemi con il fosso di Pratolungo che passa sotto la Tiburtina – aggiunge Napolitano – potrebbe crearsi una risacca d’acqua che potrebbe invadere la Tiburtina, ancora non è così, stiamo monitorando“.
In 48 h pioggia di un mese – “La quantità di pioggia caduta in questi due giorni ha esaurito e superato abbondantemente la quantità di pioggia di tutto il mese di gennaio. La rete per ora regge, non abbiamo crisi importanti. I municipi più colpiti sono il IV, V e VI“, ha detto ancora Napolitano. “Da domenica pomeriggio ad oggi posso dire che tutta la struttura capitolina e vigili del fuoco stiano reggendo molto bene all’impatto di questo momentaneo passaggio di maltempo che, – conclude Napolitano – stando alle previsioni meteo, dovrebbe esaurirsi in serata“.
A1 bloccata per la neve, chiuso il casello di Firenze nord
Tanti i chilometri di fila – Autostrade per l’Italia segnala che sono in atto intense nevicate sulla A1 Milano-Napoli tra Rioveggio e Calenzano (Firenze) e alla diramazione per Ravenna: è stato chiuso il casello di Firenze nord in entrambe le direzioni. Sulla A1 tra Firenze Impruneta e il bivio per la A11 Firenze-Pisa nord verso Bologna si registrano 8 km di coda per la regolazione traffico puntuale all’altezza del km 280+400 e il traffico scorre su una corsia. Inoltre nevica debolmente in A1 tra Sasso Marconi e Rioveggio, tra Valdarno e Arezzo, e sulla Direttissima, mentre in A14 Bologna-Taranto tra Bologna Fiera e Fano.
In provincia di Pisa – Nevicate a bassa quota su tutta la Toscana, nel giorno dell’Epifania. Qui siamo sul Monte Serra, in provincia di Pisa, dove si viaggia solo con le catene o le gomme termiche.
Un terremoto con una magnitudo preliminare di 6,2 ha colpito martedì la regione occidentale di Chugoku, in Giappone, seguito da una serie di forti scosse di assestamento, secondo quanto riferito dall’Agenzia Meteorologica Giapponese.
L’epicentro del primo terremoto è stato localizzato nella parte orientale della prefettura di Shimane, ha precisato l’agenzia, aggiungendo che non vi è alcun pericolo di tsunami.
Chugoku Electric Power, che gestisce la Centrale Nucleare di Shimane situata a circa 32 km (20 miglia) di distanza, ha dichiarato che le operazioni presso l’unità n.2 proseguono normalmente. L’Autorità di Regolamentazione Nucleare del Giappone ha comunicato che non sono state riscontrate irregolarità a seguito del sisma.
L’unità n.2 della centrale è stata riavviata nel dicembre 2024, per la prima volta da quando tutte le centrali nucleari giapponesi erano state fermate dopo i disastri di Fukushima del marzo 2011.
Il terremoto ha raggiunto un’intensità sismica di upper-5 sulla scala giapponese da 1 a 7, sufficiente a rendere difficile muoversi senza sostegno.
I terremoti sono frequenti in Giappone, una delle aree più sismicamente attive del mondo. Il Giappone rappresenta circa un quinto dei terremoti mondiali di magnitudo 6 o superiore.
La perturbazione che sta portando nevicate sulle regioni centrali, causerà piogge intense e temporali al Centro-Sud. Allerta meteo in 10 regioni, arancione in Lazio e Molise
L’instabilità causata da una vasta area depressionaria che interessa tutta l’Europa fino al Mediterraneo apporterà ancora maltempo al Centro-Sud. Tutta colpa di aria fredda di matrice artica che sta entrando con sempre maggiore decisione sull’Italia a partire dalle regioni settentrionali dove la Bora soffia già fino a 90 km/h. Le correnti sfociano poi sull’area tirrenica dove incontrano una massa d’aria più mite collegate ad una depressione sul comparto iberico. Questo scontro provocherà precipitazioni diffuse, soprattutto sulle regioni tirreniche centro-meridionali, mentre sulle regioni centrali le temperature in calo causeranno nevicate fino a quote collinari.
Le precipitazioni nevose previste
Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse. Dalle prime ore di domani, martedì 6 gennaio, precipitazioni da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, interesseranno Lazio, Molise, Campania, Basilicata e Calabria settentrionale. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento.
L’avviso prevede inoltre nevicate in calo fino a quote di 300-400 metri e localmente fino a livello del mare, su Emilia-Romagna orientale, Marche, Umbria e Toscana orientale, in estensione dal pomeriggio all’Abruzzo e al Lazio orientale.
L’allerta meteo per martedì 6 gennaio 2026-2
Sulla base dei fenomeni previsti e in atto è stata valutata per la giornata di domani, martedì 6 gennaio, allerta arancione meteo-idro su settori del Lazio e del Molise e allerta gialla su gran parte del Centro-Sud, dalle Marche alla Sicilia.
Maltempo fino a quando
Lo scivolamento dell’aria artica
Questa situazione di matrice tipicamente invernale che inizierà con l’Epifania – dopo un breve miglioramento atteso per giovedì – sarà seguita a breve distanza da un nuovo afflusso di aria fredda ma questa volta di matrice polare, proveniente dalla Groenlandia che interesserà l’Europa centro occidentale e colerà fino al Mediterraneo. A differenza delle masse d’aria artica quelle polari arrivano sull’Europa più mitigate dal passaggio sull’Atlantico ma sono ugualmente in grado di portare fenomeni nevosi fino a quote basse.
Anche il prossimo weekend sarà in balia del maltempo
La perturbazione attesa sull’Italia sarà collegata ad un vortice ciclonico secondario che scivolerà tra le Alpi e i Balcani a cavallo del weekend interessando direttamente nordest e regioni centro meridionali tirreniche sin da venerdì. Le temperature saranno strettamente legata alle fasi instabili ma in aumento in una prima fase e poi in successiva diminuzione. Una forte ventilazione prima occidentale e poi settentrionale accompagnerà tutta l’evoluzione.
Alla prima è seguita una seconda scossa di magnitudo 2,9
Tornano a tremare i Campi Flegrei.Un nuovo sciame sismico investe l’area: nella notte due terremoti sono stati distintamente avvertiti dalla popolazione, in particolare a Pozzuoli e nelle aree immediatamente limitrofe. Una scossa di magnitudo 3,1 è stata registrata alle 3:23, con epicentro in zona Solfatara e a una profondità di 2,4 chilometri.
Appena un minuto dopo, alle 3,24, un nuovo evento è stato rilevato dai sensori dell’Osservatorio Vesuviano: stesso epicentro, magnitudo 2,9, a una profondità di 2,6 chilometri. Non si segnalano al momento danni né feriti, ma i comuni interessati dallo sciame, tuttora in corso, hanno comunicato alla popolazione che stanno seguendo da vicino, insieme alla Protezione Civile, “l’evolversi dello sciame sismico in atto e forniranno successivi aggiornamenti fino a conclusione del fenomeno”.Un fenomeno che, spiega l’Ingv attraverso le parole della direttrice dell’Osservatorio Vesuviano, Lucia Pappalardo, rientra pienamente nella crisi bradisismica in atto. Nella settimana dal 22 al 28 dicembre, nell’area erano stati localizzati 48 terremoti: mai, però, si e ra superata la magnitudo 2.
“Dallo scorso 10 ottobre la velocità media mensile di sollevamento del suolo, che è il motore dei terremoti, si attesta nella zona di massima deformazione a circa 2,5 centimetri al mese”.Apprensione tra la popolazione flegrea, nel cuore di una notte che ha risvegliato incubi mai realmente sopiti. “Sono rimasto sveglio dalla prima scossa, che ha dormito più”, racconta Giuseppe, che vive ad Agnano. “Avvertiamo boati ed esplosioni come fossero ‘bombe’, una pressione che non avvertivamo da parecchio”, rileva Giovanni. E non manca chi, come Luigi Monaco, denuncia: “Ci sentiamo abbandonati dalla politica locale. Il bradisismo e gli sciami sismici dei Campi Flegrei sono fenomeni noti da anni, non eventi improvvisi. Proprio per questo, la risposta dell’amministrazione non può limitarsi a comunicati di ‘evento in corso’. Oggi mancano azioni concrete di prevenzione, manca un hub di prima accoglienza operativo, e mancano indicazioni chiare e una pianificazione visibile per la gestione dell’emergenza sul territorio. La politica ha il dovere di governare il rischio, non solo di informare quando il rischio si manifesta. Senza scelte concrete, provvedimenti efficaci e strutture reali, i comunicati restano parole e la città resta esposta”.
I rapinatori hanno bloccato il mezzo con un camion messo di traverso, sparato colpi d’arma da fuoco e utilizzato un ordigno esplosivo sul retro del furgone, che trasportava circa 400mila euro destinati a istituti di credito
Assalto a furgone portavalori sull’autostrada A14 Bologna-Taranto oggi, lunedì 5 gennaio. A dare il via alla rapina, intorno alle 6.30, un camion messo di traverso lungo la corsia nord all’altezza del km 402, nel tratto compreso tra Ortona e Francavilla al Mare, in provincia di Chieti. Preso di mira un furgone portavalori della società Aquila, appena partito da Ortona, dove ha sede l’azienda.
I rapinatori, giunti in auto, hanno esploso colpi d’arma da fuoco per impedire che le due guardie giurate a bordo, l’autista e il caposcorta, uscissero dall’abitacolo. Quindi sul retro del mezzo, che trasportava denaro destinato a istituti di credito, per una somma stimata intorno ai 400mila euro, è stato gettato un ordigno che ha causato una forte esplosione. Per garantire la riuscita della rapina, la banda ha utilizzato fumogeni per creare una densa coltre di fumo e ha disseminato chiodi sull’asfalto. Quindi la fuga, verso nord, a bordo di due Alfa Romeo Giulietta, abbandonate poco distanti e date alle fiamme.
Dopo il colpo, i malviventi si sono dileguati, approfittando del caos generato dall’azione. Sul posto sono intervenute le pattuglie della polizia stradale, il Centro operativo autostradale e le forze dell’ordine, anche i carabinieri. Sul luogo dell‘assalto sono giunti anche il questore di Chieti e il pm di turno. L’autostrada è stata chiusa al traffico per consentire i rilievi e le operazioni di messa in sicurezza. Le indagini sono in corso
Sul posto sono intervenute le pattuglie della Polizia Stradale, che stanno effettuando gli accertamenti, e il personale della Direzione 7 Tronco di Pescara di Autostrade per l’Italia.
CALCIO, PREMIER LEAGUE – Clamoroso esonero del tecnico portoghese da parte dei Red Devils. Dopo il pareggio contro il Leeds, Amorim aveva rilasciato forti dichiarazioni: “Sono qui per fare il manager, non solo l’allenatore dello United”. La dirigenza aveva invece idee diverse: “Abbiamo deciso a malincuore che era giunto il momento di cambiare”. A Manchester si cerca quindi un nuovo allenatore.
Manchester United head coach Ruben Amorim has won 24 and lost 21 of his 62 games in charge
Dopoquello di Enzo Maresca dal Chelsea, un altro clamoroso divorzio tecnico agita il nuovo anno della Premier League. Perché il Manchester United ha deciso di esonerare Rúben Amorim, affidando per il momento la direzione della prima squadra a Darren Fletcher. Il tecnico portoghese paga sicuramente l’incostanza di risultati, coi Red Devils comunque attualmente al 6° posto della classifica e a solitre punti dalla zona Champions, ma molto probabilmente pure le dichiarazioni rilasciate nel post-partita della sfida pareggiata contro il Leeds. Amorim aveva infatti voluto ribadire il proprio ruolo nel club di Manchester, gettando quasi un guanto di sfida verso la proprietà: “Sono qui per fare il manager dello United, non semplicemente l’allenatore“.
Idea che, a quanto pare, non è proprio piaciuta e non risulta più condivisa dalla dirigenza dei Red Devils, visto lo scarno comunicato ufficiale con cui il club ha annunciato la decisione di cambiare allenatore. “Col Manchester United attualmente al 6° posto in Premier League, il club ha deciso a malincuore che era giunto il momento più adatto per un cambiamento. Ciò garantirà alla squadra le migliori opportunità per chiudere il più in alto possibile il campionato”. Fletcher avrà il compito di “traghettare” lo United nei prossimi giorni, a cominciare dalla trasferta di Premier contro il Burnely, in programma mercoledì 7 gennaio, ma la società ha già iniziato a guardarsi intorno per ingaggiare un nuovo allenatore.Amorim chiude invece la sua avventura a Manchester.
Il tecnico portoghese era arrivato a Carrington nel novembre 2024, portando il club fino alla finale di Europa League della scorsa stagione, persa contro il Tottenham. In totale aveva guidato lo United per63 partite ufficiali, ottenendo 24 vittorie a fronte di 18 pareggi e 21 sconfitte (dati OPTA). “Il club desidera ringraziare Rúben per il suo contributo e gli augura il meglio per il futuro“, si legge nel comunicato ufficiale. Secondo quanto riportato da vari media britannici, la dirigenza dello United – in particolare il direttore sportivo Jason Wilcox – aveva già deciso di esonerare Amorim dopo le sue dichiarazioni nel post-partita di Leeds, salvo poi prendersi una notte per riflettere con maggiore lucidità. Le tensioni tra manager e club erano nate tempo fa e riguardavano soprattutto le potenziali richieste di mercato: Amorim avrebbe voluto diversi giocatori per rinverdire il suo ormai celebre 3-4-2-1, ma lo United non aveva intenzione di accontentarlo.
Freddo, neve e pioggia sull’Italia nel giorno dell’Epifania: domani prevista allerta meteo arancione su settori di Lazio e Molise, allerta gialla in gran parte del Centro-Sud.
Maltempo sull’Italia con buona parte della penisola che domani dovrà fare i conti con condizioni meteorologiche avverse. Secondo il bollettino diramato dalla Protezione civile, per la giornata di domani – martedì 6 febbraio – è prevista una allerta meteo arancione per rischio idraulico e idrogeologico su settori di Lazio e Molise e allerta gialla su settori di dieci regioni: Calabria, Campania, Lazio, Marche, Molise, Umbria, Abruzzo, Basilicata, Puglia, Sicilia.
Allerta meteo arancione martedì 6 gennaio: le regioni a rischio – Sul sito della Protezione civile troviamo, come ogni giorno, il bollettino di criticità con l’allerta meteo. Per la giornata di domani viene segnalata allerta arancione in settori di due regioni, Lazio e Molise. Nei dettagli:
Moderata criticità per rischio idraulico:
Lazio: Bacini Costieri Sud, Aniene, Bacino del Liri Molise: Alto Volturno – Medio Sangro
Moderata criticità per rischio idrogeologico:
Lazio: Bacini di Roma Molise: Alto Volturno – Medio Sangro
Allerta meteo gialla domani in settori di 10 regioni: In settori di dieci regioni, tutte nel Centro-Sud, è prevista allerta meteo gialla nel giorno dell’Epifania per rischio idraulico, rischio temporali e rischio idrogeologico.
Ordinaria criticità per rischio idraulico:
Calabria: Versante Tirrenico Centro-settentrionale, Versante Tirrenico Settentrionale Campania: Alto Volturno e Matese, Piana campana, Napoli, Isole e Area vesuviana Lazio: Appennino di Rieti, Bacini di Roma Marche: Marc-4, Marc-3 Molise: Frentani – Sannio – Matese Umbria: Chiani – Paglia
Ordinaria criticità per rischio temporali:
Abruzzo: Bacini Tordino Vomano, Bacino dell’Aterno, Bacino del Pescara, Bacino Alto del Sangro, Marsica, Bacino Basso del Sangro Basilicata: Basi-A2, Basi-E2, Basi-D, Basi-A1, Basi-C, Basi-E1, Basi-B Calabria: Versante Tirrenico Centro-settentrionale, Versante Tirrenico Settentrionale Molise: Frentani – Sannio – Matese, Alto Volturno – Medio Sangro, Litoranea Puglia: Basso Fortore, Gargano e Tremiti, Tavoliere – bassi bacini del Candelaro, Cervaro e Carapelle, Sub-Appennino Dauno, Salento Sicilia: Centro-Meridionale e isole Pelagie, Sud-Orientale, versante ionico, Nord-Occidentale e isole Egadi e Ustica, Sud-Occidentale e isola di Pantelleria, Sud-Orientale, versante Stretto di Sicilia Umbria: Chiascio – Topino, Nera – Corno, Trasimeno – Nestore, Chiani – Paglia, Medio Tevere, Alto Tevere
Ordinaria criticità per rischio idrogeologico:
Abruzzo: Bacini Tordino Vomano, Bacino dell’Aterno, Bacino del Pescara, Bacino Alto del Sangro, Marsica, Bacino Basso del Sangro Calabria: Versante Tirrenico Centro-settentrionale, Versante Tirrenico Settentrionale Campania: Tusciano e Alto Sele, Piana Sele e Alto Cilento, Alto Volturno e Matese, Basso Cilento, Piana campana, Napoli, Isole e Area vesuviana, Penisola sorrentino-amalfitana, Monti di Sarno e Monti Picentini Lazio: Bacini Costieri Sud, Bacini Costieri Nord, Aniene, Bacino Medio Tevere, Bacino del Liri, Appennino di Rieti Marche: Marc-5, Marc-2, Marc-1, Marc-6, Marc-4, Marc-3 Molise: Frentani – Sannio – Matese, Litoranea Puglia: Basso Fortore, Gargano e Tremiti, Tavoliere – bassi bacini del Candelaro, Cervaro e Carapelle, Sub-Appennino Dauno, Salento Sicilia: Centro-Meridionale e isole Pelagie, Sud-Orientale, versante ionico, Nord-Occidentale e isole Egadi e Ustica, Sud-Occidentale e isola di Pantelleria, Sud-Orientale, versante Stretto di Sicilia Umbria: Chiascio – Topino, Nera – Corno, Trasimeno – Nestore, Chiani – Paglia, Medio Tevere, Alto Tevere
Meteo, le previsioni per domani: Epifania con pioggia, vento e neve – Quella dell’Epifania, ultima festività del periodo natalizio che cade domani 6 gennaio, sarà una giornata di maltempo per gran parte dell’Italia. Una giornata di freddo su molte città, neve e piogge. Secondo le previsioni meteo, avremo tempo fortemente instabile al Centro-Sud e poi anche in Emilia Romagna con precipitazioni sparse, localmente moderate. Attese nevicate sugli Appennini sopra i 1000 metri e anche sulle zone interne della Sardegna.
L’avviso della Protezione civile prevede in particolare precipitazioni da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, su Lazio, Molise, Campania, Basilicata e Calabria settentrionale. Nevicate fino a quote di 300-400 m, e localmente fino a livello del mare, su Emilia-Romagna orientale, Marche, Umbria e Toscana orientale, in estensione dal pomeriggio all’Abruzzo e al Lazio orientale.
La situazione sembra esseri normalizzata, anche se ancora molte tratte registrano riardi e cambi sul tabellone
Caos all’areoporto diBergamoOrio al Serio. Poco prima delle 18 di sabato 3 gennaio si è verificato un problema tecnico al sistema di avvicinamento strumentale. Le condizioni atmosferiche e la bassa visibilità dovuta alla nebbia hanno peggiorato la situazione, e così, anche se il guasto tecnico è stato risolto intorno all amezzanotte, ancora oggi si accumulano ritardi e disagi sul tabellone.
I disagi – Sono in tutto 63 i voli che hanno subito modifiche: 21 tratte sono stati cancellate e 34 sono state dirottate in partenza o all’arrivo agli aeroporti di Malpensa, BolognaeVerona. Gli altri 8 voli hanno subito numerosi ritardi, e sono stati posticipati ad oggi, come sanno bene le migliaia di passeggeri che affollano gate e corridoi, in cerca di un modo rapido per andare in vacanza, o per tornare a casa.
L’avviso – Sacbo, la società che gestisce lo scalo aeroportuale, con il proprio personale e quello addetto alla sicurezza, ha dichiarato: «Abbiamo provveduto ad attivare nell’immediato il piano di assistenza ai passeggeri, con il supporto della Protezione Civile di Dalmine per quanti sono rimasti in attesa nell’aerostazione, e agevolando i trasferimenti di quelli che hanno scelto di rientrare nelle rispettive sedi o i cui voli sono stati operati da altri aeroporti». Trattandosi di un weekend di feste e ponte, infatti, dopo il Capodannoe prima dellaBefana, i viaggiatori erano molti più del solito, e anche se la situazione sembra tornata sotto controllo, non sono mancati i disagi.
Passeggeri – Alcuni viaggiatori, stanchi di occupre hall e corridoi dell’aeroporto, hanno scelto di passare la notte in hotel, in attesa di riprendere il cammino appena possibile.
Altri, invece, hanno preferito cambiare metodo di trasporto: qualcuno è partito in autobus, altri in taxi o in auto. Evidentemente, questa cosa ha comportato un surplus di spesa notevole. Nella notte si sono anche verificate alcune tensioni tra i passeggeri e il personale di terra, e in qualche caso per sedarle è dovuta intervenire la polizia. Del resto, lo stress dell’attesa era palpabile, e le condizioni non molto incoraggianti.
Grecia, problema alle torri di controllo: chiuso lo spazio aereo, poi la ripresa graduale dei voli
Il problema sembra riguardare i sistemi di radiofrequenza centrali dei centri di controllo d’area di Atene e Macedonia, secondoquanto riportano i media locali
I voli aerei in tutta la Grecia stanno gradualmente riprendendo, dopo il guasto ai sistemi radar che ha bloccato questa mattina arrivi e partenze dall’aeroporto internazionale di Atene e negli scali regionali. Lo ha annunciatol’Autorità ellenica per l’aviazione civile (Hcaa), come riporta il quotidiano greco Kathimerini. «Tenendo ferma la priorità della sicurezza, sono stati gestiti 35 tra partenze e arrivi», si legge in una nota. Continuano poi le indagini per capire l’origine di un guasto definito «senza precedenti».
Il problema sembra essere collegato ai sistemi centrali di radiofrequenza di Atene e i Centri di Controllo dell’area Macedonia, responsabili del coordinamento di tutti i voli che entrano nello spazio aereo greco. Le frequenze radio sono scomparse nelle prime ore di domenica 4 gennaio, portando allo stop di arrivi e partenze, mentre gli aerei già in volo hanno continuato a operare normalmente.
Il canale televisivo pubblico Ert ha spiegato che gli arrivi e le partenze aeroportuali sono stati sospesi dalle 10 ora locale da un terminal delle partenze dell’aeroporto internazionale di Atene Eleftherios Venizelos.
Secondo le prime informazioni fornite dalla televisione pubblica, circa tre ore dopo la comparsa del problema tecnico, all’aeroporto Eleftherios Venizelos, sono stati annunciati la ripresa delle partenze di alcuni voli. «Sembra che il problema si stia gradualmente risolvendo», ha confermato l’ufficio stampa dell’aeroporto. La maggior parte degli aerei diretti agli aeroporti greci ha dovuto essere dirottata verso gli aeroporti della vicina Turchia.
Il problema ha causato molti disagi ai viaggiatori in un giorno in cui gli scali di Atene e Salonicco sono alle prese con un aumento dei volumi di traffico legato alla fine delle vacanze natalizie.
Il ministro degli Esteri: “I feretri saranno accompagnati in Italia con un volo di Stato organizzato dall’Aeronautica militare”
Commemorazione a Crans-Montana (Foto Adnkronos)
“Purtroppo le vittime italiane” dell’incendio a Crans-Montana “sono sei, tutte accertate“. Lo ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al Tg2. “I feriti invece stanno per essere tutti accompagnati in Italia. Tre saranno portati oggi al Niguarda e una a Torino“, ha aggiunto Tajani. “Per quanto riguarda i feretri saranno accompagnati in Italia con un volo di Stato organizzato dall’Aeronautica militare“, ha detto il titolare della Farnesina.
Oggi la 16enne Chiara Costanzo è stata identificata ufficialmente tra le vittime dell’incendio scoppiato la notte di Capodanno nel locale Le Constellation. E’ quanto apprende l’Adnkronos. Ieri erano stati identificati: Giovanni Tamburi, 16enne di Bologna, il coetaneo milanese Achille Barosi e il golfista diciassettenne di Genova Emanuele Galeppini.
La polizia svizzera oggi ha riferito che le autorità hanno identificato altre 16 vittime, portando a 24 il numero totale di quelle di cui è stata accertata l’identità.
La commemorazione – Più di mille le persone presenti questa mattina alla chiesa cattolica di Crans-Montana per commemorare le 40 vittime dell’incendio al locale ‘Le Constellation‘. Ad officiare la messa il vescovo di Sion, Jean-Marie Lovey. Papa Leone XIV “si unisce al nostro dolore. Con un messaggio commovente desidera manifestare la sua compassione e sollecitudine alle famiglie“, ha detto il vescovo commentando un messaggio ricevuto dal Papa.
C’è stata una marcia in memoria delle vittime alla quale hanno partecipato i pompieri di Crans-Montana e le locali forze dell’ordine. Il personale, commosso, ha deposto mazzi e corone di fiori davanti al locale.
Ad accompagnare la marcia commemorativa le note di ‘Hallelujah’ del cantautore canadese Leonard Cohen.
Il 9 gennaio giornata di lutto nazionale – Il 9 gennaio sarà una giornata di lutto nazionale in Svizzera. Lo ha annunciato il presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin ai giornalisti spiegando che alle 14 di venerdì prossimo è previsto un minuto di silenzio e le campane suoneranno a lutto.
Nel 2025 crescono malattie professionali, infortuni e vittime, mentre l’ultimo decreto non incide sul modello d’impresa. Re David, Cgil: “Il governo fa solo propaganda”
Il 2025 è l’anno delle stragi sul lavoro, o meglio della strage perché nei 12 mesi appena conclusi non si è fermato il trend che conta in media tre lavoratori morti accertati al giorno, nello stesso tempo non c’è stato un intervento incisivo per limitare infortuni e decessi, né con il decreto sicurezza sul lavoro né con la legge di bilancio.
“Il 2025 ha mancato l’opportunità di intervenire in modo incisivo sul sistema vigente” ha dichiarato il presidente di Anmil Antonio Di Bella in una nota, sottolineando sia l’incremento di infortuni e decessi in occasione di lavoro, inclusi quelli in itinere e quelli occorsi agli studenti durante stage e tirocini, sia il notevole aumento delle malattie di origine professionale.
Trend in crescita – I dati parlano chiaro. Nel periodo gennaio-ottobre 2025 sono stati denunciati497.341 infortuni sul lavoro, in crescita di 5.902 casi rispetto al 2024 (più 1,2 per cento). Anche le morti sul lavoro registrano un incremento, passando dalle 890 del 2024 alle 896 del 2025 (più 0,7 per cento). Anche le malattie professionali denunciate salgono del 10,2 per cento, passando dalle 73.922 alle 81.494. Numeri che dimostrano come lavorare in Italia sia sempre più pericoloso.
Anche il recente decreto sulla sicurezza sul lavoro non ha introdotto correttivi in questo senso, dato che non ha inciso sul modello di impresa responsabile di stragi continue, basato su precarietà, subappalti a cascata, mancato rispetto dei contratti collettivi nazionali, compressione di costi e diritti. Né sono state recepite alcune delle osservazioni a lungo sollevate dalla Cgil.
Basta propaganda – “Il governo deve smetterla di fare propaganda sulla salute e sulla sicurezza”, denuncia la segretaria confederale Cgil Francesca Re David: “Il 2025 è l’anno in cui si è sperimentata la patente a crediti e ne sono state ritirate soltanto tre. In pratica è del tutto inutile, solo un sacrificio per i consulenti. Il decreto è fatto con le risorse dell’Inail, quindi con i soldi dei lavoratori, le malattie professionali sono ferme da 25 anni, sono state previste alcune brutture come l’esclusione delle coppie di fatto, che non hanno gli stessi diritti delle altre quando muore un compagno o una compagna sul lavoro. Inoltre, la formazione decisa in conferenza Stato-Regioni è a distanza: ci sono persone che fanno formazione in video mentre affilano coltelli. Questa la possiamo definire salute e sicurezza?”.
Una catena che non si spezza – Una delle cause più frequenti degli incidenti sul lavoro è lacatena dei subappalti a cascata, soprattutto nei cantieri edili che, insieme all’agricoltura, rappresentano il settore con la maggior frequenza di incidenti mortali. Nel decreto lo stop ai subappalti a cascata non è menzionato neppure come auspicio, non è stata prevista l’istituzione della procura nazionale del lavoro, non è stato istituito il reato di omicidio sul lavoro, né il patrocinio gratuito alle famiglie delle vittime.
Infortuni e morti accertati – “Lunedì 15 dicembre un parlamentare presente alla discussione sul decreto sicurezza alla Camera ha letto i nomi dei morti sul lavoro del 2025: 896 vittime accertate”, spiega Di Bella dell’Anmil: “È importante mettere l’accento sull’aggettivo ‘accertate’ perché si tratta di una strage che quotidianamente nasconde ulteriori morti, alle quali non viene concesso neanche quello scampolo di dignità che risiede nella parola pubblica. Parliamo delle vittime del lavoro irregolare che, nel nostro Paese, spazia dalla normalizzata mancanza di contratto sino ad arrivare a comprendere i cosiddetti ‘schiavi del terzo millennio’, sottomessi alle sempre più varie forme di caporalato che muoiono ogni giorno nel silenzio e spesso finanche nell’occultamento dei loro corpi”.
Specificità operaia – Da sottolineare poi la specificità operaia che contraddistingue le lunghe liste dei nomi: “A esclusione degli incidenti in itinere – prosegue il presidente Anmil -, chi perde la vita lo fa nei cantieri, nei capannoni e nei magazzini di fabbriche e aziende, nei campi agricoli, nei tratti autostradali e nelle strade dei centri abitati, volendo con quest’ultima specifica intendere come operai anche le centinaia di migliaia di lavoratori su piattaforma digitale operanti in Italia. Muoiono, in soldoni, coloro per i quali è difficile pronunciare i famosi no che salvano la vita’”.
Specificità over 60 – Si tratta di lavoratori cheaccettano la mancanza di sicurezza per non rischiare di perdere il contratto o la certezza di un pagamento. Costretti al precariato, a regole grigie, a patti di scorrettezza. Spesso, sempre più spesso anziani.
Secondo l’Inail, nel 2024 sono stati 315 i morti over 60 sul lavoro, con un aumento del 9,4 per cento rispetto al 2022, su un totale di 1.090. Uno vittima su tre. Stesso rapporto nel 2025, dove i morti che avevano compiuto 60 anni sono stati 323 su 962: 159 tra 61 e 69 anni, 164 over 70 (dati dell’Osservatorio indipendente di Bologna).
Sulla pelle dei lavoratori – Si muore da vecchi in agricoltura, edilizia, autotrasporto, industria, taglio della legna, ma anche nei servizi, commercio, giardinaggio e perfino per infortuni domestici. È la stessa Inail a denunciare che il rischio di mortalità sul lavoro aumenta con l’età e che i lavoratori maturi hanno la probabilità più alta di non tornare a casa.
“Come al solito su salute e sicurezza si dicono tante parole e si versano lacrime di coccodrillo”, conclude Re David: “La sicurezza continua a essere considerata un costo e i lavoratori meri strumenti di produzione. Ma a morire sono i lavoratori e non gli amministratori delegati delle aziende, che risparmiano proprio su salute e sicurezza mentre l’esecutivo gli dà una mano”.
Si chiamavano Giovanni Tamburi, Achille Barosi ed Emanuele Galeppini, risultavano dispersi dalla notte del disastro di Crans-Montana: le autorità sono risaliti alle loro identità tramite il dna
ono state ufficialmente identificate le prime tre vittime italiane della tragedia di Capodanno in Svizzera, morte nell’incendio del Constellation di Crans Montana. Sono i sedicenni Giovanni Tamburi, Achille Barosi ed Emanuele Galeppini. Mentre per una quarta sedicenne, la milanese Chiara Costanzo, il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, aveva reso noto la morte esprimendo in un post le sue condoglianze. Sale poi da 13 a 14 il numero dei connazionali feriti nel rogo, di cui nove sono già stati rimpatriati, tutti ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano.
I ragazzi italiani morti nella strage di capodanno in Svizzerano: chi erano – L’identificazione dei tre è stata resa nota dall’ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado.Le famiglie sono state informate. Tra loro c’è il bolognese Tamburi: un amico aveva detto di averlo perso di vista durante la fuga dal locale. Galeppini, originario di Rapallo ma residente a Dubai, era un promettente golfista e grande tifoso del Genoa. Barosi, milanese, era stato visto per l’ultima volta intorno all’1 e 30 di quella notte mentre rientrava nel locale per prendere giacca e telefono. A Crans-Montana la sua famiglia ha una casa. Il ragazzo era amico di un’altra vittima al momento non ufficialmente identificata, Chiara Costanzo.
Rimangono dunque da identificare altri due italiani classificati come dispersi. Su di loro si sta concentrando l’angoscia delle famiglie che non conoscono il destino dei loro cari. Angoscia che si sta trasformando in rabbia per i tempi con cui le autorità svizzera stanno procedendo al riconoscimento dei corpi trovati nel disco bar.
l bilancio aggiornato di morti e feriti: chi manca ancora all’appello – In totale i feriti risultano essere 121, di cui 5 non identificati e 40 i deceduti. Di questi i primi otto ufficialmente identificati sono svizzeri. Si tratta di quattro ragazze di 24, 22, 21 e 16 anni e di due ragazzi di quattro ragazzi di 21, due di 18 e uno di 16 anni.I loro corpi sono già stati restituiti alle famiglie.
“Le procedure di identificazione andranno avanti e si concluderanno in gran parte tra oggi e domani, mentre l’identificazione di alcune vittime richiederà più tempo“, ha assicurato l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado. Un bilancio pesantissimo di un incidente su cui sta indagando la procura generale del Cantone Vallese che oggi ha aperto un’indagine penale contro i due proprietari francesi del locale, Jacques e Jessica Moretti.
Nel frattempo, proseguono senza sosta i rimpatri dei feriti italiani: oggi da Losanna l’elicottero dalla protezione civile della Valle d’Aosta ha trasportato all’ospedale Niguarda di Milano la quindicenne Sofia, studentessa del liceo Virgilio di Milano, rimasta gravemente ustionata. Nel pomeriggio è giunta sempre nel nosocomio milanese da Zurigo in condizioni critiche anche la sua compagna di classe Francesca.
Le risposte potranno arrivare dagli esami del Dna, con le comparazioni che vengono fatte anche con il Dna dei feriti non ancora identificati che si trovano ricoverati. E c’è anche il dramma di una classe di liceo, la terza D del Virgilio di Milano che in questi giorni vive momenti di angoscia per i quattro studenti rimasti feriti nell’incendio: Francesca e Sofia, già rimpatriate e Leonardo e Kean.
L’allenatore dei sardi su Instagram esclude che il padre sia stato coinvolto nell’agguato notturno ai Quartieri Spagnoli: “Mio fratello – scrive ancora – è stato ferito alle gambe da colpi di arma da fuoco, ma sta bene”. Secondo la Mobile di Napoli non si tratterebbe di una rapina ma non la si può escludere
Fabio Pisacane
Gianluca Pisacane, 27 anni e fratello dell’allenatore del Cagliari Fabio, è stato vittima di un vero e proprio agguato nei pressi di vico Tre Re a Toledo, ai Quartieri Spagnoli, la scorsa notte. L’uomo è stato colpito alle gambe da due colpi di pistola, mentre era in compagnia del padre Andrea. I criminali sarebbero almeno tre e hanno agito a volto scoperto. La chiamata delle forze dell’ordine è arrivata intorno alle 4 e dalla vicina Questura sono accorsi diversi agenti insieme a un’ambulanza. Gianluca è stato portato al pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini, dove ha trascorso la notte ricoverato ma fuori pericolo. Le forze dell’ordine stanno analizzando le immagini di videosorveglianza degli esercizi vicini, nel tentativo di ricostruire la dinamica e identificare i malviventi.
Il messaggio di fabio – Sul proprio profilo Instagram, Fabio Pisacane ha voluto diffondere un messaggio con informazioni e ringraziamenti. “Come riportato da diversi organi di stampa, questa notte mio fratello Gianluca è rimasto coinvolto in un’aggressione, rimanendo ferito da alcuni colpi di arma da fuoco. Stava rientrando a casa, aveva appena chiuso il locale di famiglia ai Quartieri Spagnoli dopo un’altra giornata di lavoro. Volevo intanto rassicurare tutti sulle sue condizioni: non è in pericolo di vita, ha riportato delle ferite alla gamba, sta bene compatibilmente all’esperienza che ha vissuto. Tanto spavento, ovviamente: per lui, per tutta la nostra famiglia. Non volevano dirmelo per non farmi preoccupare, ho saputo solo questo pomeriggio. Mio padre, a differenza di quanto scritto, non è stato aggredito. In queste ore ho ricevuto tanti messaggi e telefonate, ringrazio davvero tutti per la solidarietà e l’affetto“ si legge nella story pubblicata dall’allenatore del Cagliari.
Il contesto – La famiglia Pisacane da alcuni anni gestisce un bar ai Quartieri Spagnoli, Pisadog 19, divenuto luogo di ritrovo ogni sera di centinaia di giovani provenienti da ogni parte del mondo. Dalle prime indagini condotte dalla Squadra Mobile di Napoli non si tratterebbe di una rapina, tuttavia non è da escludere che gli aggressori mirassero all’incasso della serata.
Raid attorno alle 2 del mattino, esplosioni anche negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Il ministro della Difesa di Caracas schiera l’esercito. Palazzo Chigi: “Azione militare esterna non è strada, ma intervento difensivo legittimo”
“Maduro e sua moglie sono stati catturati e sono stati portati fuori dal Paese“. Donald Trump annuncia così la cattura del presidente del Venezuela dopo i raid condotti dagli Usa nella notte su Caracas e diverse regioni del Paese. I due, ha spiegato il procuratore generale Usa, sono stati entrambi incriminati nel distretto meridionale di New York.
Trump ha fatto il punto sull’operazione in collegamento telefonico con Fox News.Maduro e la moglie sono stati catturati mentre erano rifugiati in “una fortezza” altamente protetta, ha spiegato senza fornire ulteriori dettagli.
Maduro, ha detto ancora Trump, stava cercando di negoziare un accordo con gli Stati Uniti prima dell’attacco Usa e della sua cattura, ma il presidente americano ha rifiutato. Maduro ”alla fine stava cercando di negoziare“, “ma io ho detto: ‘no, non possiamo farlo’. Quello che ha fatto con la droga è sbagliato“, ha scandito Trump in collegamento telefonico con Fox News.
”Stiamo prendendo decisioni sulla leadership venezuelana’‘ eprendendo in considerazione la possibilità che l’attivista e Premio Nobel per la pace Machado guidi il Paese al posto di Maduro, ha detto ancora il presidente americano.
“Stiamo prendendo questa decisione ora. Non possiamo correre il rischio di lasciare che qualcun altro gestisca il tutto e prenda il controllo di ciò che ha lasciato” Maduro, ha affermato. ‘‘Saremo molto coinvolti. E vogliamo difendere la libertà del popolo“, ha aggiunto Trump.
Machado: “Gonzales assuma la presidenza” – Machado, poche ore dopo l’attacco americano e la cattura di Maduro, ha scritto in una lettera condivisa sui social che il leader dell’opposizione venezuelana Edmundo Gonzales dovrebbe assumere la presidenza del Venezuela.
Maduro ha ”rifiutato di accettare un’uscita negoziata’‘ e ”da oggi affronterà la giustizia internazionale per i crimini atroci che ha commesso ai danni dei venezuelani e contro i cittadini di molte altre nazioni”, ha scritto Machado, aggiungendo che ”gli Stati Uniti hanno mantenuto la promessa di far valere la legge”.
“L’ora della libertà è arrivata. Siamo pronti a far rispettare il nostro mandato e a prendere il potere”, ha scritto ancora la premio Nobel per la pace che ha anche rivolto un appello ai ”venezuelani in patria e all’estero” chiedendo loro di ”restate vigili e mobilitati. Il Venezuela sarà libero”.
“Abbiamo lottato per anni, abbiamo dato il massimo e ne è valsa la pena. Ciò che doveva accadere sta accadendo”, le parole di Machado nella lettera in cui parla di ”ore cruciali’‘.
”E’ arrivato il momento che la sovranità popolare e la sovranità nazionale prevalgano nel nostro Paese. Ripristineremo l’ordine, libereremo i prigionieri politici, costruiremo una nazione eccezionale e riporteremo a casa i nostri figli”.
“Preso Maduro”, l’annuncio di Trump – “Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolas Maduro, che è stato catturato e portato fuori dal Paese insieme alla moglie. L’operazione è stata condotta in collaborazione con le forze dell’ordine statunitensi. Seguiranno dettagli”, ha scritto il presidente degli Stati Uniti sul social Truth.
Procuratore generale Usa: “Maduro e moglie incriminati a New York“ – Maduro e sua moglie Cilia Flores sono stati intanto incriminati nel distretto meridionale di New York, ha annunciato su ‘X‘ il procuratore generale degli Stati Uniti Pam Bondi spiegando che i due “presto affronteranno l’ira della giustizia americana sul suolo americano, nei tribunali americani”.
Bondi ha aggiunto che “a nome dell’intero Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti vorrei ringraziare il presidente Trump per aver avuto il coraggio di chiedere giustizia a nome del popolo americano e un enorme ringraziamento al nostro coraggioso esercito che ha condotto l’incredibile e riuscitissima missione di catturare questi due presunti narcotrafficanti internazionali“.
Caracas chiede prova in vita – Lavicepresidente venezuelanaDelcy Rodriguez ha chiesto al presidente americano di fornire prove che il presidente Maduro sia vivo. Parlando telefonicamente con la televisione di stato venezuelana, Rodriguez ha affermato di non sapere dove fossero Maduro e sua moglie, Cilia Flores. “Chiediamo al governo del presidente Donald Trump prove immediate dell’esistenza in vita del presidente Maduro e della first lady“, ha affermato Rodríguez alla televisione Vtv Venezuela.
Ministro Difesa Venezuela schiera l’esercito – Dopo i raid e l’annuncio della cattura di Maduro, il ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino Lopez ha annunciato lo schieramento di forze militari in tutto il Paese in un video pubblicato sui social media. Nel video, il ministro ha affermato che tutte le forze armate saranno schierate seguendo “gli ordini di Maduro“, ma non ha fatto alcun riferimento alla cattura del presidente venezuelano. “Ci hanno attaccato, ma non ci sottometteranno“, ha detto Padrino Lopez.
Il ministro ha anche rivolto un invito alla calma e all’unità e ha messo in guardia contro l’anarchia e il disordine, avvertendo: “Non soccombiamo al panico che il nemico cerca di instillare“.
Il ministro ha definito gli attacchi un atto codardo, ma ha affermato che il regime non avrebbe ceduto alle pressioni americane. “Questa invasione rappresenta il più grande insulto che il Paese abbia mai subito“, ha dichiarato Padrino riapparso nel video, dopo che erano circolate informazioni sull’attacco alla sua abitazione e il ministro era sembrato irraggiungibile. “Lungi dall’essere una presunta lotta al narcoterrorismo, questa azione deplorevole mira a imporre un cambio di regime“, ha aggiunto Padrino.
Il messaggio di Maduro: “Attaccati per il petrolio“ – “Il Venezuela respinge, ripudia e denuncia la gravissima aggressione militare perpetrata dagli Stati Uniti contro il territorio e la popolazione venezuelani, nelle località civili e militari di Caracas e negli Stati di Miranda, Aragua e La Guaira intorno a Caracas“, si leggeva in un comunicato del governo prima dell’annuncio di Trump. Il presidente Maduro aveva quindi invitato “tutte le forze sociali e politiche del Paese ad attivare i piani di mobilitazione”, spiegava il comunicato.
“L’obiettivo di questo attacco – proseguiva il comunicato – non è altro che impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del petrolio e dei minerali, nel tentativo di spezzare con la forza l’indipendenza politica della nazione. Non ci riusciranno“.
I raid nella notte, cosa è successo – Forti esplosioni nella notte a Caracas. Sulla capitale, elicotteri e aerei. Secondo l’Afp, le detonazioni sono avvenute attorno alle 2, ora locale. Almeno sette le esplosioni che si sono verificate nella capitale, riferiscono diverse testate, che riportano anche di una grande base militare colpita nella parte meridionale della città rimasta senza elettricità e dove è visibile una colonna di fumo .
I notiziari venezuelani Efecto Cocuyo e Tal Cual Digitalhanno riferito che sono state udite esplosioni anche nello stato di La Guaira, a nord di Caracas, sulla costa del Paese e a Higuerote, una città costiera nello stato di Miranda.
Colombia chiede riunione urgente Consiglio sicurezza Onu – Il presidente della Colombia, Gustavo Petro, ha chiesto intanto riunioni urgenti delle Nazioni Unite e dell‘Organizzazione degli Stati Americani. Petro ha sottolineato che la Colombia è membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e che la riunione dev’essere convocata immediatamente, per “stabilire la legalità internazionale dell’aggressione contro il Venezuela“.
Il 2026 si apre con una vasta depressione sull’Europa centro-settentrionale, alimentata da aria artica. Questo sistema richiama correnti di Libeccio verso il Centro-Sud, portando temporanee piogge, nevicate in montagna e un rialzo momentaneo delle temperature, prima di un brusco ritorno del freddo con l’Epifania.
1 – Sabato 3 gennaio – Secondo le previsioni di 3BMeteo, il Libeccio rende instabile il tempo al Centro-Sud, con piogge diffuse sul Lazio, neve sull’Appennino oltre 1.600 metri e fenomeni intermittenti in Campania, Basilicata e Calabria tirrenica. Al Nord prevale il sole, con qualche nube mattutina e banchi di nebbia lungo il Po. Le massime salgono leggermente: 7-10°C al Nord, 14-17°C al Centro e fino a 18°C al Sud.
2 – Domenica 4 gennaio – L’avanzata del flusso artico porta un graduale calo delle temperature.Il Nord resta in gran parte soleggiato, con addensamenti in Romagna e nevicate fino a quote basse in Appennino. Al Centro, piogge persistono sul Lazio e nelle zone interne adriatiche, con neve in calo sui rilievi marchigiani e umbri. Al Sud nuvole, piogge sparse e qualche schiarita alternano il cielo. Le massime scendono: 5-8°C al Nord, 13-16°C al Centro-Sud.
3 – Lunedì 5 gennaio – L’instabilità si concentra sulle regioni centrali, con piogge e rovesci sparsi e neve fino a 300 metri sull’Appennino settentrionale. Al Sud qualche pioggia interessa le zone tirreniche e ioniche, mentre al Nord prevale il sole, ma con clima più freddo. Le temperature massime restano contenute: 4-7°C al Nord, 8-12°C al Centro e 13-16°C al Sud.
4 – Martedì 6 gennaio – Nel giorno dell’Epifania il freddo prende il sopravvento. Correnti da nord intensificano l’instabilità, con neve fino a bassa quota sull’Appennino centro-settentrionale e localmente in pianura tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. Sul Nordovest prevale il sole, ma le temperature restano rigide. Al Centro Adriatico e nelle zone interne i valori massimi si mantengono tra 4 e 6°C, sulle coste tirreniche salgono a 8-12°C. Al Sud il clima è più mite, con punte di 14-16°C, mentre le isole maggiori e la Calabria ionica toccano i 18-19°C.
5 – Dopo l’Epifania – Dal 7 gennaio l’afflusso di correnti fredde di matrice artica alimenterà una circolazione instabile su regioni adriatiche e meridionali, con piogge e nevicate anche a quote molto basse. Il peggioramento dovrebbe attenuarsi entro l’8 gennaio, mentre le temperature resteranno generalmente sotto la media stagionale.
Una scossa di terremoto di magnitudo 3.5 è stata registrata alle 20:53 sull’alto Appennino tra Romagna e Toscana. La scossa – riporta l’Ingv, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia sul suo sito – è stata registrata a 10 chilometri di profondità a 8 chilometri ad Ovest di Verghereto, nel Cesenate e a 9 chilometri da Chiusi della Verna nell’Aretino. Alle 20:25, era stata rilevata, sempre nella zona di Verghereto una scossa di magnitudo 2.4. Non si segnalano danni a persone o cose.
A lanciare l’allarme è il Codacons, che denuncia l’impatto immediato delle misure scattate con l’avvio del nuovo anno
Il 2026 si è aperto con una serie di aumenti che colpiscono direttamente le tasche dei consumatori. Dopo la lunga sequenza di spese legate a Natale, Santo Stefano e Capodanno, il nuovo anno è iniziato con una raffica di rincari su beni e servizi essenziali, entrati in vigore già dal 1 gennaio. A lanciare l’allarme è il Codacons, che denuncia l’impatto immediato delle misure scattate con l’avvio del nuovo anno.
Tutti gli aumenti del 2026 – Dal 1 gennaio è operativo il riallineamento delleaccise sul gasoliodeciso dal Governo, che determina un aumento della tassazione pari a 4,05 centesimi di euro al litro. Il rincaro si riflette sui prezzi alla pompa e porterà, secondo le stime, un incremento delle entrate per le casse statali pari a 552 milioni di euro nel 2026. Un aumento che non pesa solo sugli automobilisti, ma che rischia di avere effetti a catena anche sui costi di trasporto e sui prezzi finali dei prodotti.
Con l’avvio del 2026 sono scattati anche gli adeguamenti tariffari sui pedaggi autostradali per gran parte delle concessionarie. Gli aumenti, variabili a seconda delle tratte, si attestano mediamente intorno all’1,5 per cento, con rincari più marcati su alcuni collegamenti, come la Salerno–Pompei–Napoli, rendendo più onerosi gli spostamenti quotidiani e i viaggi di lavoro.
Dal 1 gennaio 2026 sono aumentati inoltre i costi dell’Rc Auto. L’aliquota applicata ai premi assicurativi relativi al rischio di infortunio del conducente e all’assistenza stradale è passata dal 2,5% al 12,5% per tutti i contratti stipulati o rinnovati da ieri, con un inevitabile aggravio dei premi a carico degli automobilisti.
Rincari già effettivi anche per i fumatori: le sigarette costano in media 15 centesimi in più a pacchetto, primo passo di un aumento progressivo che porterà il rincaro complessivo fino a 40 centesimi entro il 2028. Sono salite anche le accise sul tabacco trinciato, sui prodotti a tabacco riscaldato e sulle sigarette elettroniche. Infine, dal 1 gennaio è entrata in vigore una nuova tassa da 2 euro su tutti i pacchi provenienti da Paesi extra-Ue con valore inferiore a 150 euro, una misura che colpisce in particolare gli acquisti online effettuati tramite piattaforme di e-commerce asiatiche e che rischia di tradursi in ulteriori aumenti dei prezzi finali per i consumatori.
“Il 2026 si apre con una vera e propria raffica di aumenti – afferma il Codacons – che arriva in un momento in cui i bilanci delle famiglie risultano già fortemente compromessi dai rincari registrati nel corso del 2025. L’effetto combinato di queste misure rischia di deprimere ulteriormente i consumi e di aggravare le difficoltà economiche di milioni di cittadini”.
La presidente Sheinbaum è stata costretta a sospendere conferenza stampa
Una scossa di terremoto di magnitudo 6.5 è stata registrata a Città del Messico oggi alle 7.58 locali. Lo ha reso noto il centro sismologico nazionale. Le scosse avvertite nella capitale hanno costretto la presidente Claudia Sheinbaum a sospendere la conferenza stampa quotidiana.
L’epicentro del sisma è stato localizzato a 4 km a nord-nordovest di Rancho Viejo, con una profondità di 35 km. Le coordinate iniziali dell’epicentro sono state individuate a 16.90 gradi di latitudine nord e 99.30 gradi di longitudine ovest.
Pochi minuti dopo, un’altra scossa di terremoto è stata registrata nella regione di Guerrero. Questa volta la magnitudo è stata di 6.2 e l’epicentro si è trovato a una profondità di soli 10 km.
Nella capitale non sono stati segnalati danni materiali né vittime fino ad ora. La Coordinación Nacional de Protección Civil (Coordinamento Nazionale Protezione Civile) ha immediatamente attivato le procedure per valutare i danni nella zona interessata dal sisma e ha stabilito contatti con le unità statali e municipali nonché con gli esperti del Comitato Nazionale Emergenze per effettuare una valutazione preliminare della situazione.
Il tema dello SPID a pagamento torna nuovamente al centro dell’attenzione e, questa volta, coinvolge il provider più utilizzato in assoluto. Dopo quanto già visto con altri gestori, anche Poste Italiane ha ufficializzato l’introduzione di un canone annuale per l’utilizzo dello SPID, segnando un passaggio importante per milioni di cittadini italiani.
La novità è entrata in vigore con l’inizio del 2026, ma non riguarda tutti indistintamente e, soprattutto, non prevede un pagamento immediato. Come spesso accade in questi casi, è dunque necessario fare un po’ di chiarezza su costi, scadenze e categorie esentate.
Quanto costa e quando va pagato lo SPID di Poste Italiane : Il prezzo fissato da Poste è pari a 6 euro all’anno (IVA inclusa), una cifra perfettamente in linea con quella già adottata da altri provider come Aruba e Infocert. Un importo relativamente contenuto, ma che assume un peso diverso se si considera che Poste gestisce circa il 72% degli SPID attivi, coinvolgendo potenzialmente decine di milioni di utenti.
Per i nuovi clienti, lo SPID rimarrà gratuito per il primo anno, mentre chi possiede già un’identità digitale PosteID dovrà effettuare il pagamento solo al momento del rinnovo, e non subito.
Fino ad oggi, l’identità SPID veniva rinnovata automaticamente ogni anno, senza alcuna azione da parte dell’utente; con il nuovo modello invece, il rinnovo sarà subordinato al pagamento del canone annuale.
Per conoscere la data di scadenza del proprio SPID è sufficiente accedere all’area personale su posteid.poste.it. In ogni caso, 30 giorni prima della scadenza Poste invierà un’email di avviso per informare l’utente dell’imminente rinnovo e della necessità di effettuare il pagamento per continuare a utilizzare il servizio.
Il pagamento potrà essere effettuato in diversi modi:
Online, accedendo con SPID all’area personale oppure tramite una pagina dedicata, inserendo Codice Fiscale e indirizzo email
di persona, recandosi in qualsiasi ufficio postale e fornendo esclusivamente il Codice Fiscale dell’intestatario, che non deve necessariamente essere presente fisicamente
Dall’area personale del sito ufficiale emerge inoltre che, in futuro, potrebbe essere introdotta anche la possibilità di rinnovo automatico, anche se al momento non è ancora disponibile.
Nel caso in cui il rinnovo non venga pagato entro la scadenza, lo SPID non verrà cancellato immediatamente;l’identità digitale resterà infatti esistente per 24 mesi, ma verrà sospesa, rendendo impossibile l’accesso ai servizi fino al pagamento della quota dovuta. Come per ogni modifica contrattuale, chi non intende accettare le nuove condizioni potrà recedere entro 30 giorni senza alcun costo.
Un aspetto importante, spesso e volentieri sottovalutato, è che lo SPID di Poste non diventa a pagamento per tutti; il servizio resterà infatti gratuito per le seguenti categorie: minorenni, persone con più di 75 anni, residenti all’estero, titolari di SPID a uso professionale. Si tratta di un’esenzione che limita, almeno in parte, l’impatto del cambiamento, pur coinvolgendo comunque una platea molto ampia di cittadini.
Le motivazioni alla base di questa scelta sono sostanzialmente le stesse già adottate dagli altri provider, ovvero costi di gestione sempre più elevati e un sostegno pubblico non stabile. I fondi destinati ai gestori SPID infatti, sono stati congelati dal 2023 fino ad aprile 2025, costringendo le aziende a sostenere autonomamente l’infrastruttura. Nel caso di Poste Italiane, il problema è amplificato dall’enorme numero di identità digitali gestite, difficili da mantenere senza una fonte di finanziamento certa.
Per chi non intende rinnovare lo SPID a pagamento restano comunque alcune alternative, oltre ad altri provider che offrono ancora SPID gratuitamente, esiste anche la soluzione statale CieID, riservata a chi possiede la Carta d’Identità Elettronica.
CieID è gratuito, rapido da utilizzare ed è già supportato dalla maggior parte dei portali della Pubblica Amministrazione, oltre a un numero sempre crescente di servizi privati.
Il passaggio allo SPID a pagamento da parte di Poste rappresenta dunque un cambiamento significativo, soprattutto per la sua portata; resta da capire se e come evolverà il sistema nei prossimi anni, tra sostenibilità economica, sicurezza e alternative digitali sempre più centrali nella vita quotidiana dei cittadini.
Diminuiscono i delitti in città e nell’area metropolitana, mentre cresce l’azione su rimpatri ed espulsioni
A Milano reati in calo fino all’8% nel 2025, il Prefetto Sgaraglia: “Bilancio confortante” – Milano chiude l’anno con dati che segnano una svolta sul fronte della sicurezza. Nel corso dell’incontro di fine anno con la stampa e i vertici provinciali delle forze dell’ordine, il prefetto Claudio Sgaraglia ha presentato un bilancio definito “confortante”, sottolineando come il 2025 abbia registrato una riduzione complessiva dei reati sia nel capoluogo sia nell’area metropolitana.
Reati in diminuzione tra città e hinterland – Secondo i dati aggiornati al 15 dicembre, nell’area metropolitana di Milano i delitti sono calati di circa il 7%, con oltre quindicimila episodi in meno rispetto all’anno precedente. Ancora più netto il dato riferito al solo Comune di Milano, dove la flessione raggiunge almeno l’8%, pari a circa diecimila reati in meno. Un risultato che, ha spiegato il prefetto, è frutto di una costante e capillare attenzione al controllo del territorio.
Il calo dei reati viene letto come il segnale di un lavoro strutturato e continuo da parte delle forze di polizia, impegnate non solo nella repressione ma anche nella prevenzione. La collaborazione tra i diversi corpi e il coordinamento a livello provinciale hanno consentito di incidere in modo concreto sulle dinamiche criminali più diffuse, rafforzando la percezione di sicurezza in città.
Immigrazione, prevenzione e controlli rafforzati – Accanto ai dati sulla criminalità, il bilancio della Prefettura mette in evidenza anche l’attività svolta sul fronte dell’immigrazione. Nel corso dell’anno sono state 686 le persone rimpatriate verso i Paesi di origine e 1.856 le espulsioni complessive. Numeri che testimoniano, secondo Sgaraglia, una “grande attività di prevenzione” portata avanti a Milano e in provincia.
Dal 1° gennaio 2026 partirà una fase di doppia circolazione delle due monete che potranno essere usate insieme fino al 1° febbraio
Mancano meno di 48 ore all’entrata della Bulgaria nell’eurozona, che diventa così il ventunesimo Paese dell’Unione europea ad adottare la moneta unica. Si tratta di un passaggio storico, atteso da anni e sostenuto dalle istituzioni europee, ma che nel Paese continua a suscitare opinioni contrastanti.
L’adozione dell’euro arriva infatti in un contesto politico ed economico complesso, segnato da incertezze interne e da una popolazione divisa tra aspettative di crescita e timori per il futuro.
Un percorso lungo e un cambio già ancorato all’euro – La Bulgaria è membro dell’Ue dal 2007 e da tempo mantiene un regime di currency board, un sistema monetario rigido dove una valuta nazionale è agganciata a una valuta estera stabile (appunto, l’euro) con un tasso di cambio fisso per il “lev”, la valuta bulgara. Questo significa che, pur non avendo ancora adottato la moneta unica, la politica monetaria bulgara è già fortemente allineata a quella della Banca centrale europea (Bce).
Con l’ingresso nell’eurozona, il cambio fisso diventerà definitivo e il lev sarà ritirato gradualmente dalla circolazione. Secondo le decisioni approvate dal Consiglio dell’Ue, il tasso di conversione irrevocabile sarà fissato a 1 euro per 1,95583 lev, lo stesso rapporto utilizzato negli ultimi anni.
Favorevoli a “stabilità e integrazione” – I sostenitori dell’entrata dell’euro nel Paese vedono nel passaggio alla moneta unica un’opportunità per rafforzare la stabilità economica del Paese. L’eliminazione del rischio di cambio, già ridotto dal currency board, dovrebbe favorire gli investimenti esteri e semplificare gli scambi commerciali. Le istituzioni europee sottolineano inoltre che l’ingresso nell’eurozona può contribuire a creare nuovi posti di lavoro e a migliorare la qualità dei redditi reali, grazie a una maggiore integrazione nei mercati europei.
Per molti osservatori, l’adozione dell’euro rappresenta anche un segnale politico: un ulteriore passo verso un ancoraggio più solido all’Occidente, inun momento in cui la regione è attraversata da tensioni geopolitiche.
Il Paese è stato travolto, infatti, da una nuova crisi politicadopo le dimissioni del premier Rosen Zhelyazkov, lo scorso 11 dicembre. Leproteste di massa contro corruzione e aumento del costo della vitahanno scosso una coalizione già fragile. L’oligarca Delyan Peevski è il bersaglio principale dei manifestanti, che ne hanno denunciato il controllo delle istituzioni. Sullo sfondo emerge il presidente Rumen Radev, ago della bilancia politica.
Le preoccupazioni dei contrari – Una parte significativa della popolazione bulgara guarda al passaggio all’euro con scetticismo.Diversi sondaggi indicano che circa metà dei cittadini (il 46,8%)teme un aumento dei prezzi, un fenomeno percepito anche in altri Paesi al momento dell’introduzione della moneta unica. Complice del parere sfavorevole c’è l’offensiva dei partiti nazionalisti, che hanno trasformato l’euro in un bersaglio.
Il presidente bulgaro Rumen Radev ha spinto per svolgere un referendum nel Paese, bloccato poi dalla Corte costituzionale perché “incompatibile con gli impegni assunti con l’Unione europea”. E diverse campagne pro-Russiahanno contribuito a indebolire il consenso pro-euroin uno dei Paesi più fragili dell’Unione.
A pesare è anche la memoria dell’iperinflazione degli anni Novanta, un periodo che ha lasciato un segno profondo nella società bulgara. Inoltre, la diffusa sfiducia nelle istituzioni e il clima politico instabilealimentano il timore che la transizione non venga gestita in modo trasparente.
Un Paese diviso davanti a una scelta irreversibile – L’ingresso nell’eurozona avviene mentre la Bulgaria affronta le proteste. Tuttavia, il passaggio all’euro è ormai definito e rappresenta una svolta irreversibile nel percorso europeo del Paese. Così, dal 1° gennaio 2026 partirà una fase di doppia circolazionedelle due monete che potranno essere usate insieme. Dal 1° febbraio l’euro diventerà l’unica valuta accettata nei pagamenti.
La sfida principale sarà accompagnare i cittadini in questa transizione, garantendo controlli sui prezzi, informazione chiara e misure di tutela per i redditi più bassi. Solo così l’euro potrà diventare non solo una scelta istituzionale, ma un’opportunità condivisa.
Chelsea, Maresca non è più l’allenatore: l’annuncio
articolo:
Il tecnico italiano lascia i blues
Enzo Maresca (Fotogramma/Ipa)
Enzo Maresca via dal Chelsea. L’allenatore italiano lascia i blues, come annuncia la società in una nota riportata dalla Bbc. Il manager e il club londinese si separano dopo il pareggio casalingo del Chelsea contro il Bournemouth. I londinesi, che 6 mesi fa hanno vinto il Mondiale per club, hanno ottenuto una sola vittoria nelle ultime 7 partite di Premier League precipitando in quinta posizione. Maresca non sarà in panchina nel prossimo match di campionato contro il Manchester City. “Con obiettivi chiave ancora da raggiungere in quattro competizioni, tra cui la qualificazione alla Champions League, Enzo e il Club credono che un cambiamento dia alla squadra la migliore possibilità di rimettere in carreggiata la stagione”, rende noto il Chelsea.
Discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella
Palazzo del Quirinale, 31/12/2025 (II mandato)
Care concittadine e cari concittadini,
si chiude un anno non facile. Tutti ne abbiamo ben presenti le ragioni e, come sempre, speriamo di incontrare un tempo migliore.
La nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace.
Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte.
La pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio.
Il modo di pensare, la mentalità, iniziano dalla vita quotidiana. Riguardano qualunque ambito: quello internazionale, quello interno ai singoli Stati, a ogni comunità, piccola o grande. Per ogni popolo inizia dalla sua dimensione nazionale.
Leone XIV – cui rivolgo gli auguri più affettuosi del popolo italiano – nei giorni di Natale, in prossimità della conclusione del Giubileo della Speranza, ha esortato a “respingere l’odio, la violenza, la contrapposizione e praticare il dialogo, la pace, la riconciliazione”. Ha richiamato alla necessità di disarmare le parole.
Raccogliamo questo invito. Se ogni circostanza diviene pretesto per violenti scontri verbali, per accuse reciproche, di cui non conta il fondamento ma soltanto la forza polemica, non si esprime una mentalità di pace, non se ne costruiscono le basi.
Di fronte all’interrogativo: “cosa posso fare io?” dobbiamo rimuovere il senso fatalistico di impotenza che rischia di opprimere ciascuno.
L’affermazione della libertà, la costruzione della pace sono nell’atto fondativo della nostra Repubblica, che esprime la volontà di realizzare il futuro insieme, attraverso il dialogo. Raffigura la responsabilità di essere cittadini.
Nell’anno che si presenta ricorderemo gli ottant’anni della Repubblica.
Ottant’anni sono pochi se guardati con gli occhi della grande storia ma sono stati decenni di alto significato.
Sfogliamo velocemente un album immaginario della storia della Repubblica, come talvolta si fa quando ci si ritrova in famiglia.
Il primo fotogramma del nostro viaggio è rappresentato dalle donne. Il segno dell’unità di popolo, infatti, fu simbolicamente impresso dal voto delle donne, per la prima volta chiamate finalmente alle urne.
Quel segno diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità.
L’Assemblea costituente, eletta contestualmente al referendum che sancì la scelta repubblicana, fu capace di trovare una sintesi di alto valore mentre la dialettica politica si sviluppava tra convergenze e contrasti, anche molto forti.
Di mattina i costituenti discutevano – e si contrapponevano – sulle misure concrete di governo, nel pomeriggio, insieme, componevano i tasselli della nostra Carta costituzionale. La Costituzione italiana, che ha ispirato e guidato il Paese per tutti questi decenni.
La Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia.
Non uno Stato che sovrasta i cittadini ma uno Stato che riconosce i diritti inviolabili, la libertà delle persone, le autonomie della comunità.
La democrazia italiana che muove i suoi primi passi nel dopoguerra è giovane, dinamica, mette radici, dialoga nel mondo.
Le immagini della firma dei Trattati di Roma, nel 1957, consegnano un successo e un altro momento decisivo, con l’Italia in prima linea nella costruzione della nuova Europa.
Proprio l’Europa e le relazioni transatlantiche, con il piano Marshall, sono i due pilastri della ricostruzione. L’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica hanno coerentemente rappresentato – e costituiscono – le coordinate della nostra azione internazionale.
Una grande stagione di riforme cambia il profilo dell’Italia. La riforma agraria, il Piano casa, il cui ricordo richiama le difficoltà delle giovani coppie a trovare casa oggi nelle nostre città.
Gli anni del miracolo economico ci presentano in primo piano i volti degli operai delle fabbriche e di quelli impegnati a realizzare le grandi infrastrutture che modernizzano il Paese.
Il lavoro come leva fondamentale dello sviluppo. Lo statuto dei lavoratori è stato lo strumento che riconosce e sancisce diritti, dignità e libertà sindacale. Valori che richiamano al pieno rispetto della irrinunziabile sicurezza sul lavoro e all’equità delle retribuzioni.
Così come l’istituzione del servizio sanitario nazionale, che garantisce universalità e gratuità delle cure, rappresentando un’altra decisiva conquista dello stato sociale, che pone al centro la dignità della persona e l’idea di una piena uguaglianza. Accanto ad esso il sistema previdenziale esteso a tutti. Condizioni da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni tempo.
Fondamentale alla crescita della identità nazionale è stato – e rimane -il contributo della cultura, dell’arte, del cinema, della letteratura, della musica. Il ruolo del servizio pubblico affidato alla Rai, a garanzia del pluralismo, presupposto essenziale di un largo coinvolgimento popolare attorno alle istituzioni della Repubblica.
Altre immagini, questa volta drammatiche. Le stragi. Il terrorismo. Ricordiamo i volti e i nomi delle vittime. Magistrati, giornalisti, uomini delle istituzioni, esponenti delle forze dell’ordine. E poi tanti, troppi giovani che cadono per mano di ideologie che fanno della violenza il loro unico strumento. Verrà definita la notte della Repubblica.
Ma l’Italia prevale. Le istituzioni si dimostrano più forti del terrore. E lo sono grazie all’unità delle forze politiche e sociali, capaci di difendere i principi fondativi della Repubblica.
Anche lo sport ha un posto di grande rilievo nel nostro album. Storie e atleti indimenticabili. I protagonisti delle Olimpiadi di Roma del ‘60, nelle quali l’Italia, per prima, introduce la partecipazione paralimpica. Lo sport, dunque, ha contribuito alla crescita del Paese, a regalarci momenti di gioia, di orgoglio, di appartenenza. Così come accade sempre ascoltando risuonare l’inno italiano in una premiazione. Tutto questo si rinnoverà ancora una volta con i giochi di Milano – Cortina.
La diffusione dello sport, oltre al messaggio di pace, amicizia, inclusione che esprime, è un potente antidoto alla violenza giovanile e alle droghe.
Il film della memoria scorre. Due volti che non possiamo dimenticare: quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, simboli della legalità e della lunga lotta contro la mafia. Protagonisti anche dopo il loro assassinio: il loro esempio continua a ispirare – non soltanto in Italia – le nuove generazioni e tutti coloro che non si rassegnano alla prepotenza della criminalità.
Anni di tensioni, di grandi mutamenti che ci hanno accompagnato nel passaggio al nuovo secolo. Al nuovo millennio. I cambiamenti sono profondi: dal linguaggio, agli stili di vita, alla moneta.
Questi ottanta anni sono come un grande mosaico, il cui significato compiuto riusciamo a cogliere soltanto allontanandoci dalle singole tessere che lo compongono.
Non vanno ignorate, ovviamente, lacune e contraddizioni ma eravamo una società con un basso livello di istruzione, con alti tassi di emigrazione. Siamo diventati uno dei Paesi più forti nella manifattura e nell’esportazione, capace di esaltare il genio della creatività in tantissimi settori. Siamo apprezzati in tutto il mondo per i nostri stili di vita, per la bellezza dei nostri territori, per i tesori artistici che custodiamo. Per la cultura del cibo e del vino, che diventa patrimonio internazionale.
L’Italia è un attore di grande rilievo sulla scena internazionale, anche grazie al contributo che i nostri militari hanno dato e danno alla costruzione della sicurezza e della pace. Anche qui un cammino con alti prezzi, a partire dal sacrificio dei nostri aviatori in missione umanitaria a Kindu, in Congo, nel 1961.
L’Italia della Repubblica è una storia di successo nel mondo. Possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi.
Possiamo perché questa storia è frutto del sacrificio, dell’impegno, della partecipazione di tante generazioni di italiane e italiani. Ognuno ha messo la sua tessera in quel mosaico. In ogni casa, in ogni famiglia c’è una storia da raccontare.
Spesso diciamo che i principi e i valori che le madri e i padri costituenti ottanta anni fa incisero nella Costituzione vanno vissuti, testimoniati ogni giorno: è questo che li ha fatti diventare realtà nelle scelte quotidiane di ognuno di noi.
La nostra vera forza, la coesione sociale nella libertà e democrazia, ci ha consentito di fare dell’Italia il grande Paese che è oggi. Le legittime dialettiche tra le varie posizioni hanno contribuito a concrete realizzazioni che hanno cambiato in meglio la vita delle persone. Diritti e doveri sono diventati progressivamente fatti e non sono rimasti astratte affermazioni.
Riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato è la premessa per poter guardare al futuro con fiducia e con rinnovato impegno comune. La consapevolezza di questa storia può conferirci forza per affrontare con serenità le sfide e le insidie del nostro tempo.
Vecchie e nuove povertà – che ci sono e vanno contrastate con urgenza – diseguaglianze, ingiustizie, comportamenti che feriscono il bene collettivo come corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali: crepe che rischiano di compromettere proprio quella coesione sociale che consideriamo un bene prezioso di cui disponiamo.
Un bene che, tuttavia, non è mai acquisito definitivamente. Un bene per cui siamo chiamati a impegnarci, ognuno secondo il suo livello di responsabilità, senza che nessuno possa sentirsi esentato. Perché la Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi.
Abbiamo di fronte problemi vecchi e nuovi, accresciuti dall’incertezza del contesto internazionale che attraversiamo. Entriamo, inoltre, oggi, in un tempo in cui tutto diventa globale e interdipendente, dall’economia, all’ambiente, al clima, alle rivoluzioni tecnologiche che investono le nostre vite, ai rischi delle pandemie, alle reti del terrorismo integralista.
Ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia.
Desidero ricordarlo a tutti noi e rivolgermi, particolarmente, ai più giovani.
Qualcuno – che vi giudica senza conoscervi davvero – vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi.
Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro.
Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna.
Il ministro degli Esteri ha spiegato che più di una decina di connazionali sono ricoverati in ospedale e altrettanti mancano all’appello dopo l’incidente nel bar di Crans-Montana
L’interno del locale di Crans-Montana
“Purtroppo ci sono italiani coinvolti” nel rogo a Crans-Montana. Lo dichiara il ministro degli EsteriAntonio Tajani raggiunto telefonicamente da Rete 4. “Una dozzina di italiani” sono “ricoverati in diversi ospedali“, forse quindici, afferma il responsabile della Farnesina.
C’è ancora molta incertezza sul destino degli avventori che erano ospiti del locale Le Constellation nel paesino svizzero per festeggiare il Capodanno. I morti sono 47, ma il bilancio potrebbe presto aggravarsi ancora di più. I feriti sono un centinaio e decine di persone mancano ancora all’appello. Tra i nostri connazionali ci sono “una quindicina di dispersi, numero che purtroppo cresce“, ammette il ministro.
“Alcuni feriti gravi” – Tajani fornisce qualche dettaglio aggiuntivo sulla condizione dei feriti. “L’ospedale Niguarda sta per accogliere tre ustionati gravi che verranno dalla Svizzera“, ha dichiarato a Rete 4. Le operazioni di soccorso e di trasferimento sono ancora in corso: “Stanno decollando elicotteri dalla Lombardia per andare a prenderli, perché purtroppo ci sono così tanti feriti che anche gli ospedali svizzeri faticano” e perché “servono reparti specializzati per curare gli ustionati“. Il ministro ha quindi aggiunto: “Abbiamo organizzato questi voli, non sappiamo se i feriti che arriveranno sono italiani o meno, stiamo aiutando per solidarietà nei confronti di questa tragedia“.
Raggiunto da Sky Tg24, Tajani ha aggiornato il numero dei nostri connazionali dispersi: per ora ammontano a 16. “Mi auguro non ci siano vittime ma non possiamo escludere nulla“, ha commentato il ministro.
L’elenco dei dispersi: Al momento si conoscono i nomi di 10 nostri connazionali dispersi: Achille Osvaldo Giovanni Barosi (nato il 17 luglio del 2009), Riccardo Minghetti (02/09/2009), Chiara Costanzo (05/06/2009), Lisa Pieropan(09/12/1998), Giovanni Raggini (26/09/1997), Juliette Doronzo (23/12/1999), Giovanni Tamburi (21/12/2009), Linda Cavallaro (23/10/2003), Alessandra Galli Demin (05/02/1970), Giuliano Biasini.
I familiari si sono radunati presso il centro di informazioni allestito dall’Unità di crisi della Farnesina a Crans-Montana. Per privacy, non pubblichiamo i nomi dei cittadini italiani feriti e ricoverati in diversi ospedali svizzeri (Sion, Zurigo, Losanna).
Le ipotesi sul rogo: dalle scintille sullo champagne ai petardi – Come ha ammesso lo stesso Tajani la situazione è ancora caotica. Dato che gli aggiornamenti sui morti, i dispersi e i feriti sono vincolati ai decorsi dei ricoverati negli ospedali e alle indagini degli inquirenti, è necessario mettere qualche punto fermo nella vicenda.
Stando alle primissime ricostruzioni, l’allarme è stato lanciato intorno all’1:30 del 1° gennaio 2026, la notte di Capodanno. Nel bar Le Constellation, rinomato nella zona e molto frequentato dai turisti, si era da poco salutato il 2025 quando sarebbero state avvertite alcune esplosioni nella sala al piano seminterrato del locale. Le autorità hanno escluso con fermezza l’ipotesi di un attentato. Ma se la presenza di petardi è stata smentita dagli inquirenti, diversi testimoni riportano ai media questa dinamica. Lo stesso ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado a Rai News 24 ha parlato di “un’esplosione causata da un petardo sparato sul controsoffitto” del locale.
Nelle scorse ore si è parlato anche della manipolazione di fuochi d’artificio. Un’altra pista che si sta facendo largo è quella delle candele scintillanti accese dai camerieri sulle bottiglie di champagne. Sono tutte ipotesi, al momento confermate, che convergono verso lo stesso epilogo: l’incendio che ha divorato la sala del bar e ucciso decine di persone.
Per identificare i corpi ci potrebbero volere anche settimane, come ribadito dall’ambasciatore.
Come il fuoco ha divorato tutto velocemente: “C’è stato un flashover” – Le autorità svizzere hanno spiegato ai media locali che nel locale andato a fuoco a Crans-Montana si è verificato un “flashover“, un fenomeno che vede il fuoco propagarsi all’improvviso e con violenza in ambienti chiusi. Sarebbe stato questo a provocare le esplosioni riportate dai testimoni.
Dal Cantone del Vallese rendono noto che per curare e trasportare le vittime nei vari ospedali sono stati impiegati dieci elicotteri, 40 ambulanze e più di 150 medici.
Il locale dove è avvenuta la tragedia – Il lounge bar Le Constellation si trova al numero civico 35 di Rue Centrale nella località svizzera di Crans-Montana. I proprietari del locale sono una coppia francese che vive nella valle da quasi dieci anni. L’emittente all-news BfmTv, citando una fonte vicina alle indagini, riferisce che la coppia possiede altri due locali nella zona.
Stando a quanto riporta la tv francese, la proprietaria si trovava nel bar quando è avvenuto l’incidente e ha riportato ustioni al braccio. Il suo compagno, invece, era in uno degli altri due locali.
L’emittente ha raccolto la testimonianza di due ragazze francesi, sfuggite all’incendio: “La porta d’uscita era piuttosto piccola considerando il numero di persone presenti. Qualcuno ha rotto una finestra per far uscire la gente“, ha spiegato una delle due giovani. Le sopravvissute hanno confermato che i vigili del fuoco e la polizia sono arrivati “nel giro di pochi minuti“.
“Le vie di fuga sono piccole” – “Molte persone urlavano, cercavano di scappare, e ho visto molte persone sul pavimento e penso che queste persone fossero morte“. Questo il racconto di Samuel Rapp un testimone della tragedia avvenuta nella notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera.
Anche il giovane solleva qualche perplessità sulle misure di sicurezza a disposizione del locale: “Proprio di fronte al bagno, c’è una via di fuga e di fronte al Constellation ci sono due vie di fuga, ma sono piccole. Non sono molto grandi. Quindi penso che fosse difficile scappare da quel posto”.
Nel capoluogo campano il dato è in aumento rispetto all’anno scorso. In tutta Italia sono stati 770 gli interventi dei vigili del fuoco per incendi riconducibili ai festeggiamenti
Foto di repertorio – LaPresse
Come ogni Capodanno arrivano puntuali i primi bollettini di vigili del fuoco e forze dell’ordine sui festeggiamenti dell’ultimo dell’anno. Iniziamo dalla provincia di Napoli. Il bilancio è di 57 feriti, di cui 11 minori. Un dato in aumento rispetto all’anno scorso quando i feriti furono 36. La buona notizia è che nessuno risulta in gravi condizioni.
A Giugliano in Campania un uomo è rimasto ferito da un proiettile esploso da un’arma da fuoco. Tutte le altre persone che hanno dovuto fare ricorso alle cure ospedaliere sono rimaste ferite a causa di fuochi d’artificio. La maggior parte delle ferite riguarda mani e occhi, per schegge e lievi ustioni dovute allo scoppio di petardi e botti di Capodanno. Tutti i minori sono stati medicati e risultano nell’elenco dei 41 dimessi,mentre 16 adulti restano al momento ricoverati nei vari ospedali sotto osservazione per accertamenti.Un 24enne di Romasi sarebbe ferito per due volte nella stessa notte.
Sono stati segnalati vari incendi. Al Vomero sono andati a fuoco un balconedi un palazzo e un locale inaugurato solo un mese fa. A Torre Annunziatac’è stata una rissa in via Gino Alfani (su NapoliTodaytutte informazioni aggiornate).
Il bilancio degli incendi – In tutta Italia sono stati 770 stanotte gli interventi dei vigili del fuoco per incendi riconducibili ai festeggiamenti di Capodanno, 112 in meno rispetto allo scorso anno, quando furono 882. Il numero maggiore in Emilia Romagna, dove sono stati 114. Gli altri interventi sono stati in Lombardia 113, Veneto e Trentino Alto Adige 77, Campania e Toscana 69, Puglia 68, Piemonte 63, Lazio 61, Friuli Venezia Giulia 36, Liguria 31, Marche 24, Sicilia 16, Abruzzo 12, Basilicata 8, Calabria 6, Umbria 3, Sardegna e Molise 0.
A Roma 28 feriti, un uomo è morto ad Acilia – Le notizie che arrivano dalle altre grandi città sono ancora parziali. A Roma i feriti sono stati 28 secondo un primo bilancio provvisorio stilato dalla Questura. Nessuno di questi sarebbe in pericolo di vita. A riferire i numeri, ai microfoni di RaiNews 24, è stato Marco Piccione, commissario capo della Questura di Roma. Che ha aggiunto: “Abbiamo ricevuto circa 500 chiamate, seguite da 250 interventi legati per lo più all’esplosione di fuochi pirotecnici” (qui gli aggiornamenti). Ad Acilia, sul litorale romano, nel tardo pomeriggio di ieri un uomo di 63 anni è morto dopo che un petardo gli è esploso in mano. La vittima sarebbe deceduta per una grave emorragia provocata dall’amputazione della mano.
Tre feriti gravi a Torino – A Torino tre persone sono rimaste ferite in modo non grave dall’esplosione di petardi. Si tratta di due 50enni e di una ragazzina 16enne che a seguito delle lesioni riportate agli arti superiori sono stati accompagnati in ospedale in codice verde dai sanitari del 118 di Azienda Zero. Intorno alle 5 di questa mattina le richieste arrivate alla centrale operativa dei vigili del fuoco erano circa il 50% in più di una notte normale. Nel capoluogo piemontese, il 35% delle chiamate ha riguardato casi di intossicazione etilica tra i ragazzi, ma non solo giovani, o traumi conseguenti alla condizione di alterazione alcolica come incidenti stradali e cadute.
Raffica di risse nel Milanese – A Milano, secondo quanto risulta a MilanoToday, i vigili del fuoco hanno effettuato più di 100 interventi.Decine di questi hanno riguardato intossicazioni etiliche di cui hanno fatto le spese anche ragazzini minorenni.
In zona Baggio è scoppiata una rissa intorno alle 0.40 e un uomo è stato portato al San Carlo in codice verde. Altre baruffe sono state segnalate a Cesate, Bollate, Senago Magenta e Paderno. Un’altra rissa è avvenuta in corso Como intorno alle 4 del mattino. In via Vitruvio sono rimasti feriti una ragazza e un ragazzo di 27 anni, e un 24enne in via Gallarate (tutti gli aggiornamenti su MilanoToday).
Il bollettino a Bari – A Bari un uomo di 46 anni è stato trasportato e ricoverato al Policlinico questa notte a seguito di una grave lesione all’occhio sinistro, con rischio di perdita della vista. Nel comune di Corato, sempre in Puglia, due giovani di 22 e 26 anni hanno riportato lievi escoriazioni al viso e alla fronte. Nel Barese quattro persone sono state denunciate in stato di libertà e 5 quelle arrestate a seguito del sequestro di ingenti quantitativi di fuochi d’artificio, di categoria vietata e privi delle necessarie certificazioni, per un peso complessivo di 3.787 chilogrammi.
Sky News: ‘la polizia non tratta l’incidente come attentato terroristico’. Il locale poteva accogliere fino a 400 persone. Mobilitati elicotteri e ambulanze. La Farnesina segue la situazione. ‘In corso verifiche sull’eventuale coinvolgimento di italiani’
Ci sarebbero circa 40 morti e 100 feriti a causa dell’incendio di natura non dolosa avvenuto nel bar Constellation durante la festa di Capodanno nella lussuosa stazione sciistica alpina di Crans-Montana, in Svizzera, in base alle informazioni fornite dalla polizia cantonale vallesana.
Lo rende noto la Farnesina. – Le vittime non sono identificabili a causa delle gravi ustioni riportate. L’Ambasciatore d’Italia in Svizzera e la Console Generale d’Italia a Ginevra si stanno recando a Crans-Montana. La Farnesina ha attivato a Roma una unità operativa con funzionari dell’Unità di Crisi e dell’Unità tutela degli italiani all’estero.
La polizia ha anche confermato che l’incidente non viene trattato come un attentato terroristico.
I fatti sono avvenuti intorno all’1:30 nel bar COnstellation, molto frequentato dai turisti, mentre si svolgevano i festeggiamenti per l’arrivo del nuovo anno.
Le immagini pubblicate dai media svizzeri mostrano un edificio in fiamme e i soccorsi nelle vicinanze. “L’intervento è ancora in corso“, ha aggiunto il portavoce.
Il rogo è scoppiato nella notte in seguito a una o più esplosioni, riporta la Radiotelevisione Svizzera sul suo sito. La prima esplosione si sarebbe verificata attorno alla 1:30 nel seminterrato del bar. Il locale poteva accogliere fino a 400 persone. I servizi di emergenza sono sul posto e gli elicotteri di Air-Glaciers sono stati mobilitati.Anche numerose ambulanze sono state mobilitate.