Il club rossoblù cambia proprietà e passa all’imprenditore rumeno Sucu
La situazione societaria delGenoatiene banco da tempo, considerati i problemi finanziari di 777 Partners e la conseguente uscita dell’ormai ex proprietà dal mondo del calcio: i rossoblù passano nelle mani dell’imprenditore rumeno Dan Sucu che ha sottoscritto l’aumento di capitale ed è dunque divenuto proprietario del 77% della società. Questo il comunicato ufficiale diffuso dal Genoa in merito al cambio di proprietà, con tanto di dettagli sul nuovo numero uno del Grifone:
Il Genoa cambia proprietà: nota ufficiale – “Il Genoa Cricket and Football Club comunica che, a seguito della delibera di un aumento di capitale pari a 45.356.262 euro, di cui 5.356.262 euro a titolo gratuito e altri 40.000.000 euro a pagamento dello scorso 14 dicembre, in data odierna il Consiglio di Amministrazione si è riunito e ha approvato l’offerta presentata dall’imprenditore rumeno Dan Șucu. L’imprenditore rumeno, tramite un proprio veicolo d’investimento, ha sottoscritto per intero l’aumento di capitale, ottenendo in cambio una partecipazione del capitale sociale nell’intorno del 77% del Genoa CFC, lasciando in minoranza i precedenti soci.
Șucu è una figura di spicco nel panorama economico internazionale e presidente della Confederația Patronală Concordia, l’equivalente di Confindustria in Romania. La proposta, strutturata e altamente strategica, consentirà di sottoscrivere integralmente l’aumento di capitale, fornendo al club le risorse necessarie per rafforzare le proprie ambizioni sportive.
Nato a Bucarest il 25 aprile 1963, Șucu è noto principalmente come fondatore di Mobexpert, il più grande marchio di arredamento in Romania con oltre 2.200 dipendenti. In aggiunta alla leadership nel settore del mobile, Șucu è un investitore di riferimento nel comparto immobiliare e dal 2022 anche nel settore dei media, con un ruolo chiave nel quotidiano economico Ziarul Financiar.
Appassionato di sport e già proprietario del club di calcio Rapid Bucarest (di cui detiene il 90% delle quote), Dan Șucu ha contribuito a rilanciare una realtà con oltre 100 anni di storia, investendo nello sviluppo di infrastrutture moderne e nell’accademia giovanile, che oggi conta circa 700 giovani atleti. Il suo approccio è orientato a valorizzare il calcio come strumento sociale, con l’obiettivo di coinvolgere migliaia di ragazzi nello sport e promuovere i valori di inclusione e crescita personale.
Il passaggio di maggioranza rappresenta un nuovo capitolo per il Club più antico d’Italia, con l’auspicio che l’ingresso di Dan Șucu possa portare stabilità economica e nuovi investimenti per il potenziamento della squadra e delle infrastrutture. Il Genoa ringrazia i propri tifosi per il supporto costante e guarda con fiducia al futuro, certo che questa nuova fase saprà consolidare il prestigio e le soddisfazioni che il Club merita.”
L’episodio sarebbe accaduto al termine della gara con il Venezia. Indagini della Digos
Clima tesissimo in casa Juventus. Al termine della gara interna con il Venezia, terminata sul punteggio di 2-2, la tifoseria bianconera ha infatti contestato pesantemente la squadra, al momento soltanto sesta in classifica e reduce da quattro pareggi consecutivi. Tra i giocatori presi di mira anche Dusan Vlahovic, autore del gol del pari nel finale dal dischetto: il centravanti serbo, come riporta La Gazzetta dello Sport, sarebbe stato addirittura minacciato di morte da un tifoso della Vecchia Signora. Da qui l’accesa reazione del giocatore, che, uscendo dal campo, ha alzato polemicamente il pollice verso la Curva che stava rivolgendo cori indirizzati contro di lui. Sull’episodio indagherà adesso la Digos, che, attraverso la visione dei filmati dell’impianto, cercherà di approfondire quanto accaduto in modo da individuare la provenienza di eventuali frasi intimidatorie nei confronti dell’attaccante.
Il messaggio di Vlahovic sui social – Vlahovic, nel frattempo, è tornato sulla contestazione della tifoseria attraversa una storia pubblicata sul proprio profilo Instagram: “Capisco il rammarico per gli ultimi risultati e avete tutto il diritto di manifestarlo, vi ho sempre rispettati dando tutto per la maglia e vi ringrazio per il supporto che ci date quotidianamente. Ora è importante continuare a sostenere e ripartire uniti tutti insieme. Fino alla fine“.
Il sisma è stato seguito da altre due scosse di assestamento di magnitudo 5.5 e 5.4. Chiuse le ambasciate di Stati Uniti e Francia, revocato l’allarme tsunami lanciato in un primo momento
Una violentissima scossa di terremoto di magnitudo 7.3 ha scosso le acque al largo dell’arcipelago di Vanuatu, nel Pacifico, causando molti danni agli edifici della capitale Port Vila. Tra questi anche l’ambasciata statunitense e quella francese, ospitate nello stesso stabile. Secondo l‘Usgs, il Servizio geologico degli Stati Uniti, che tiene traccia dell’attività sismica in tutto il mondo, la scossa ha colpito alle 12:47 ora locale (02:47 in Italia), a una profondità di 57,1 chilometri sotto il fondale marino. Invece, secondo il Centro sismologico euromediterraneo (Emsc), la magnitudo della scossa è stata di 7.4.
Terremoto di magnitudo 7.3 nell’arcipelago Vanuatu – Secondo le prime informazioni, alcuni testimoni avrebbero riferito della presenza di vittime tra le macerie, ma al momento non è ancora stato comunicato un bilancio ufficiale. Alla prima scossa di magnitudo 7.3 ne sono seguite due di assestamento di 5.5 e 5.4. In seguito al sisma, il Centro di allerta tsunami del Pacifico di Honolulu, con sede negli Stati Uniti, ha segnalato la possibilità di onde di tsunami da 0,3 a 1 metro sopra il livello della marea al largo delle coste di Vanuatu, ma in seguito ha sospeso l’allarme. Vanuatu è uno Stato composto da oltre 40 isole, alcune di queste vulcaniche, e si trova a circa 2mila km dalla costa nord-orientale dell’Australia.
“Danni considerevoli” all’ambasciata Usa, come confermato da una dichiarazione ufficiale: “I nostri pensieri sono rivolti a coloro che sono stati colpiti da questo terremoto e il governo degli Stati Uniti sta lavorando a stretto contatto con i nostri partner a Vanuatu“. La scossa ha fatto cadere un pilastro di cemento, ha rotto parte di un muro e ha deformato le finestre dell’edificio, che ospita anche altre missioni diplomatiche.
Secondo l’osservatorio indipendente sulla sicurezza informatica NetBlocks, la connettività Internet è stata praticamente interrotta a Vanautu dopo il terremoto, senza specificare per quanto tempo, mentre i siti web governativi non sono stati aggiornati con informazioni sul sisma. Intanto sui social iniziano a circolare le foto e i filmati dei cittadini, immagini di uno scenario catastrofico, con locali e abitazioni gravemente danneggiate.
L’assalto in un istituto cristiano del Wisconsin, la polizia: “Un giorno molto triste, la nostra comunità vittima di un atto di violenza in uno dei suoi luoghi più sacri”
La polizia sul luogo della sparatoria
Una sparatoria in una scuola cristiana negli Stati Uniti, avrebbe provocato almeno cinque morti, tra cui un bambino, e cinque feriti. Il bagno di sangue è avvenuto alla Abundant Life Christian School di Madison del Wisconsin. Fonti locali affermano che l’assalitore si sarebbe ucciso. Secondo quanto riferito dalla polizia, l’uomo che ha sparato è stato trovato “a terra” quando gli agenti sono entrati nell’istituto.
La sparatoria sarebbe scoppiata poco prima delle 11 del mattino ora locale e la polizia ritiene che il giovane armato, un minorenne, avrebbe frequentato la scuola. Non è chiaro se le vittime siano studenti, personale o entrambi. In una conferenza stampa il capo della polizia Shon Barnes ha definito la giornata di oggi un “giorno triste, triste” non solo per la comunità, ma anche per il Paese. “Un altro capo della polizia fa una conferenza stampa per parlare della violenza nella nostra comunità, in particolare in uno dei luoghi più sacri per me, che amo, l’istruzione e ho figli che frequentano le scuole“, ha detto Barnes.
La polizia è attualmente presente all’esterno della scuola nella contea di Dane. La scuola ha circa 390 studenti dall’asilo al 12esimo anno. “Questa rimane un’indagine attiva e in corso“, ha dichiarato la polizia di Madison in un comunicato. “Ulteriori informazioni saranno rilasciate non appena disponibili. Al momento chiediamo alle persone di evitare la zona“, aggiunge la nota. Le strade intorno alla scuola sono attualmente chiuse, mentre la polizia di Madison indaga. “Le mie sincere condoglianze e preghiere per tutte le vittime della tragedia alla Abundant Life Christian School. Continuerò a monitorare da vicino la situazione“, ha scritto su X il senatore del Wisconsin Ron Johnson.
Anche il presidente Joe Biden è stato informato della sparatoria nella scuola, ha dichiarato un portavoce della Casa Bianca. “Il presidente è stato informato della sparatoria nella scuola di Madison, nel Wisconsin. Gli alti funzionari della Casa Bianca sono in contatto con le controparti locali a Madison per fornire il supporto necessario“, ha dichiarato la vice addetta stampa Emilie Simons.
Tifosi con uno striscione davanti al locale in cui tra poco il club rossonero festeggerà ufficialmente il 125° compleanno
Circa 2-300 persone e due striscioni eloquenti.La protesta della Curva Sud, riunita davanti al locale in cui tra poco il Milan festeggerà ufficialmente il 125esimo compleanno, parte così. Nel mirino la società (“Dirigenti incapaci, società senza ambizione, non siete all’altezza della nostra storia”), come già successo ieri a San Siro dopo il pareggio a reti bianche col Genoa, ma non solo. “Giocatori senza voglia e dignità, siete lo specchio di questa proprietà”, il secondo striscione esposto a chiare lettere. Non tutti i calciatori però: “Aspettiamo di vedere chi arriva e decidiamo se fischiare, insultare o applaudire”, le parole al megafono degli organizzatori della protesta.
le vecchie glorie – All’arrivo dei primi ospiti, tra cui ex glorie come Frank Rijkaard (omaggiato da diversi cori), applausi dalla curva, nel frattempo ingrossata nei numeri. Poi i primi cori di contestazione: “Questa società non ci merita”. Acclamatissimo Pietro Paolo Virdis, che in un post su Instagram ha criticato l’organizzazione della festa di ieri a San Siro. “Fai sfilare i campioni con i trofei della nostra storia e non dici i nomi. Perché?“, il virgolettato di Virdis. Poi parte un altro coro: “Cardinale devi vendere, vattene”.
Cori per Franco Baresi, Roberto Donadoni, Mauro Tassotti. Poi l’arrivo del primo calciatore del Milan attuale, Francesco Camarda. La curva applaude e canta forte il suo nome: “Noi vogliamo 11 Camarda”. Nessun coro a Loftus-Cheek, Sportiello e Morata. Poi appare Davide Calabria e parte un fragoroso: “Tirate fuori i c…..”
Silenzio totale all’arrivo di Paulo Fonseca (elegantissimo). Il tecnico rossonero è stato risparmiato dalla contestazione, che poi è ripartita contro la proprietà: “Noi non siamo americani”. Christian Pulisic è il primo giocatore a ricevere applausi convinti dai tifosi.
L’ad Giorgio Furlani, il DT Geoffrey Moncada e il senior advisor di RedBird, Zlatan Ibrahimovic, sarebbero entrati da un’entrata secondaria per evitare la contestazione. Anche il presidente Paolo Scaroni entra da un ingresso secondario.
Lunedì 16 dicembre 2024
Milan, Seedorf sta con i tifosi: “Meritano chiarezza. E i big aiutino Fonseca”
L’ex centrocampista rossonero parla a Prime Video: “Non è possibile pensare che dominino a Madrid e poi non riescano a fare il risultato in casa con una piccola tre giorni dopo“
Clarence Seedorf quando parla del Milan lo fa senza mezze misure. In un’intervista su Prime Video ha detto la sua su Fonseca, su Theo e su tanto altro. Innanzitutto, però, ha voluto ribadire l’emozione per la serata di San Siro e per la festa dei 125 anni di storia del club. “È sempre bellissimo tornare e ritrovare quelli che erano i miei idoli da piccolo: Van Basten, Gullit, Rijkaard, Baresi… è speciale vederli tutti insieme. Raccontano la storia del Milan meglio di mille parole“.
fonseca, theo e reijnders – Il discorso poi è scivolato sull’attualità. Da Fonseca alla comunicazione e la gestione dello spogliatoio. “Credo che i giocatori più esperti debbano aiutare Fonseca. È un allenatore nuovo, che arriva in uno spogliatoio fatto di tante individualità e personalità forti. Bisogna che tutti si prendano le proprie responsabilità“. Poi sulla comunicazione. “I tifosi meritano chiarezza. Penso che sia fondamentale essere schietti e diretti. Ci vuole tempo, ma stanno mettendo buone basi. Non si costruisce tutto in un giorno“. Servirà poi anche trovare la giusta continuità. “È fondamentale. Ma non solo di risultati, anche di gioco. Non è possibile pensare che dominino a Madrid e poi non riescano a fare il risultato in casa con una piccola tre giorni dopo. La struttura c’è, servono però tempo, pazienza e continuità“. In chiusura, i singoli. Da Leao e Theo al suo connazionale Reijnders. “Bisogna recuperare Theo e farlo al più presto. La sua qualità e quella di Rafa faranno la differenza alla fine. Su Reijnders dico che è migliorato tanto, soprattutto negli ultimi trenta metri. Con Fofana formano un’ottima coppia, hanno energia ed esplosività“.
I tifosi del Milan si sono fatti sentire fuori dallo stadio San Siro, con cori e striscioni diretti verso la dirigenza americana.
È successo in via Baldinucci a Milano (zona Dergano) nel pomeriggio di lunedì
Un appartamento al terzo piano di un palazzo al civico 100 di via Baldinucci a Milano (zona Dergano) è stato avvolto e devastato dalle fiamme nel pomeriggio di lunedì 16 dicembre. Il rogo è stato domato dai vigili del fuoco e fortunatamente non si registrano feriti.
Incendio Baldinucci (foto Pagliarini)
Tutto è successo intorno alle 14.20, come riferito da via Messina. Ancora da accertare le cause che hanno fatto scoppiare il rogo, sul caso sono in corso accertamenti; secondo quanto appreso quando sono divampate le lingue di fuoco il proprietario dell’appartamento era fuori casa. Sul posto sono intervenute cinque squadre del comando di via Messina che hanno evacuato lo stabile e spento le fiamme.
I fumi provocati dalla combustione hanno raggiunto rapidamente i piani superiori ed in particolare al quinto dove due persone si erano rifugiate su un terrazzino e poco dopo recuperate dai soccorritori. Sono comunque in buone condizioni. Le strade attorno a via Baldinucci dalle fiamme sono state chiuse dalla polizia locale.
Lunedì 16 dicembre 2024
La fuga di gas e poi l’esplosione nella villetta: morte nonna e nipote
È successo ad Aprilia, in provincia di Latina. Ferito gravemente un uomo, il nonno della ragazzina
Un boato e poi una colonna di fumo. Esplosa una villetta ad Aprilia probabilmente per una fuga di gas. Nell’incidente sono morte due persone, una donna e una ragazzina di 13 anni, nonna e nipote. Ferito gravemente un uomo, il nonno della ragazzina, estratto dalle macerie e trasportato d’urgenza in ospedale. Una tragedia che ha sconvolto l’intera comunità in provincia di Latina.
Dalle prime informazioni sembra che lo scoppio, avvenuto attorno alle 17.30, sia stato causato da una bombola di gpl posta all’esterno della casa, probabilmente utilizzata per il riscaldamento dell’abitazione. Ma si tratta solo di ipotesi.
Esplosione villetta Aprilia – Foto vigili del fuoco
La deflagrazione ha provocato il crollo parziale dell’edificio e un successivo incendio, poi spento dai vigili del fuoco. Sul posto ambulanze, carabinieri e vigili del fuoco per escludere la presenza di altre persone e chiarire l’esatta dinamica di quello che sembra essere un tragico incidente.
Il capo dello Stato ricorda l’attentato all’interno della sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura che provocò 17 morti: “Impronta neofascista emersa con evidenza”. Piantedosi: “Attacco vile”
La corona in memoria delle 17 vittime è stata deposta, come ogni anno, alle 16.37. L’ora esatta dell’attentato di 55 anni, nella Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana, a Milano. “Noi siamo qua oggi in piazza non tanto e solo per ricordare”, il commento del sindaco Beppe Sala. “Un po’ di rischio dell’oblio c’è, è vero. E’ chiaro che esserci oggi è anche un atto politico”.
A sfilare nella manifestazione organizzata dall’Associazione Piazza Fontana 12 dicembre 69, con il Comitato permanente antifascista e il Comune di Milano, ci sono anche Silvia e Claudia Pinelli, le figlie del ferroviere anarchico Giuseppe, ingiustamente accusato in un primo tempo della strage, e considerato la 18esima vittima di piazza Fontana. Per loro è il primo corteo, dopo la scomparsa della madre Licia.
“Quest’anno è più doloroso come anniversario”, commentano. “Con nostra madre viene meno una testimone importante che ha portato avanti per 55 anni la battaglia per la verità. Licia ha seminato bene e noi siamo pronte”.
L’impegno di tanti anni da parte della vedova Pinelli sarà presto riconosciuto dalla città di Milano. Dal palco il sindaco Beppe Sala ha annunciato di voler attribuire a Licia Pinelli la più alta onorificenza della città, l’Ambrogino d’oro alla memoria. “È un atto di rispetto per il suo impegno civile e un ringraziamento alla famiglia per la lucidità con cui seppero trasformare il dolore per la morte di Pino in una battaglia di dignità, per la verità e la giustizia“, spiega.
Alle 18.30 in Largo Cairoli sarà invece la volta del corteo organizzato dagli spazi sociali in ricordo di Licia Pinelli, mentre nei prossimi giorni arriverà in consiglio comunale la proposta di intitolare via Micene a Giuseppe Pinelli: è una strada nel quartiere di San Siro, dove abitava con la famiglia.
Il presidente della Repubblica Mattarella. “Uno squarcio nella storia nazionale” – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricorda il cinquantacinquesimo anniversario della strage di piazza Fontana a Milano. “Fu espressione del tentativo eversivo di destabilizzare la nostra democrazia, imprimendo alle istituzioni una torsione autoritaria. Una ferita nella vita e nella coscienza della nostra comunità, uno squarcio nella storia nazionale – le parole del capo dello Stato – Il 12 dicembre 1969 fu una giornata in cui i terroristi intendevano produrre una rottura nella società italiana, con ordigni fatti esplodere anche a Roma, generando caos e generalizzazione della violenza. La Repubblica è vicina ai familiari delle vittime e sente il dovere della memoria. Il popolo italiano superò una prova terribile. Fu anzitutto l’unità in difesa dei valori costituzionali a sconfiggere gli eversori e a consentire la ripresa del cammino di crescita civile e sociale. Milano fu baluardo e tutto il Paese seppe unirsi. Preziosa eredità e, al tempo stesso, lezione permanente giacché non era scontato“.
Sono passati 55 anni dall’attentato terroristico nel centro di Milano, all’interno della sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana, che causò 17 morti e 88 feriti. Continua Mattarella: “Seguirono tentativi di depistaggio e di offuscamento della realtà. L’impronta neofascista della strage del ’69 è emersa con evidenza nel percorso giudiziario, anche se deviazioni e colpevoli ritardi hanno impedito che i responsabili venissero chiamati a rispondere dei loro misfatti. La pressante domanda di verità da parte dei cittadini ha sostenuto l’impegno e la dedizione di uomini delle istituzioni, consentendo di ricomporre il criminale disegno e le responsabilità. Verità e democrazia hanno un legame etico inscindibile – conclude il presidente della Repubblica – Aver ricostruito la propria storia, anche laddove essa è più dolorosa, è stata condizione per trasmettere il testimone alle generazioni più giovani, a cui tocca ora proseguire il percorso di civiltà aperto dai nostri padri nella lotta di Liberazione e nella Costituzione“.
L’attentato viene ricordato anche dalla Camera dei deputati sui social dove sono state pubblicate le prime pagine di alcuni dei maggiori quotidiani.
Il ministro Piantedosi. “Attacco vile e sanguinario. Abbiamo il dovere di farne memoria” – Per il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, con “un attacco vile e sanguinario al cuore della nostra democrazia ebbe inizio una lunga stagione terroristica a cui il nostro Paese, unito nei fondamentali valori costituzionali che lo ispirano, seppe reagire con decisione, difendendo cittadini e istituzioni dalla violenza eversiva che li minacciava“. Oggi, continua il titolare del Viminale, “come ogni giorno, abbiamo il dovere di farne memoria, di ricordare quanto accaduto, per consegnare al futuro l’impegno e la passione civile di tutti coloro che, in tempi bui, lottarono per custodire l’Italia libera e democratica” conclude rinnovando “la solidarietà alle famiglie di chi perse la vita” .
Il presidente del Senato La Russa: “Atto terribile, evidenziata impronta neofascista”. – “A 55 anni dalla strage di piazza Fontana a Milano, ricordiamo le 17 vittime e le decine di feriti di una strage, il cui percorso giudiziario ha evidenziato l’impronta neofascista”, scrive sui social il presidente del Senato, Ignazio La Russa. “Fu un atto terribile, che lasciò una ferita indelebile in un periodo buio e di forte tensione per la nostra nazione, superato solo grazie al senso di coesione e alla volontà di ricerca della verità. Coltiviamo la memoria, ricordando e tramandando ai giovani che la pace è il frutto di un impegno costante per la giustizia e la libertà, affinché comprendano l’importanza e il valore della democrazia e delle istituzioni“.
Piazza Fontana, Roggiani: “Riconoscere la matrice fascista è un dovere” – “Il 12 dicembre 1969 a Piazza Fontana il terrorismo neofascista ha colpito al cuore il nostro Paese“, interviene la deputata Silvia Roggiani, segretaria regionale Pd Lombardia. “Ricordare e riconoscere la matrice di quella strage non è solo un dovere ma il fondamento per difendere la libertà e la democrazia da chi semina odio“.
Sui social anche il messaggio postato dall’Anpi. “Esattamente 55 anni fa, il 12 dicembre 1969, l’orrore fascista in piazza Fontana a Milano. Le partigiane e i partigiani, le antifasciste e gli antifascisti non dimenticano”.
Accolta la richiesta dell’Usb: “Vincono i lavoratori, lo sciopero è legittimo e durerà 24 ore”. Il ministro: “Fatto di tutto per difendere il diritto alla mobilità degli italiani, ora ci sarà il caos”. Previste due manifestazioni, una a Roma e una a Milano
Vittoria dell’Unione sindacale di base (Usb) nel braccio di ferro con il ministro dei Trasporti e vicepremier, Matteo Salvini, per lo sciopero di 24 ore di domani, venerdì 13 dicembre. Il Tar del Lazio, con decreto monocratico, ha accolto la richiesta dell’Usb di sospendere l’ordinanzadel Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, firmata dallo stesso Salvini martedì scorso, con la quale l’agitazione generale nel settore dei trasporti era stata ridotta a quattro ore. “Abbiamo fatto tutto il possibile per difendere il diritto alla mobilità degli italiani. – afferma Salvini – Per l’ennesimo venerdì di caos e disagi, i cittadini potranno ringraziare un giudice del Tar del Lazio”.
“Riteniamo che sia un atto dovuto da parte della giustizia nei nostri confronti – replica Francesco Staccioli, esecutivo confederale Usb – noi avevamo anche sconsigliato il ministro di procedere con un’iniziativa di questo tipo, in mancanza di qualsiasi avallo da parte della Commissione di Garanzia. Questa decisione mette al riparo i lavoratori da qualunque sanzione, per noi è un grande risultato per la nostra lotta a salari migliori, e per migliori condizioni di lavoro e di sicurezza. Domani sarà una bella giornata per la democrazia”.
Il caso era esploso, appunto, martedì quando Salvini ha adottato la precettazione con il sindacato Usb, dopo che già aveva adottato simile iniziative con Cgil e Uil. Una mossa che aveva generato la dura reazione del sindacato di base, che aveva fatto sapere di non avere intenzione di adeguarsi, dalmomento che, a differenza dello sciopero del 29 novembre, non c’era stata alcuna delibera da parte della Commissione di Garanzia sugli scioperi, che non aveva obiettato nulla rispetto alla regolarità della protesta indetta da Usb.
Il sindacato ora, dopo la decisione del Tribunale amministrativo, esulta: “Il Tar del Lazio accoglie la richiesta di Usb di sospendere l’ordinanza di precettazione di Salvini – si legge in una nota – Domani lo sciopero è generale, regolare e legittimo e durerà 24 ore anche nei trasporti. Per una volta vincono i lavoratori e vince la democrazia“.Rispetto alla precettazione del 29 novembre per Cgil e Uil, nel caso dello sciopero del 13 dicembre non c’era stato alcun rilievo del Garante né sul cumulo di scioperi nello stesso giorno né sulla violazione di regole sulla “rarefazione” (la distanza prescritta dalla legge tra gli scioperi nei pubblici servizi). Oltre allo stop di 24 ore, sono previste due manifestazioni di protesta, una a Roma e una a Milano.
Salvini e la riforma dello sciopero – Così Salvini giustificava l’intervento nei giorni scorsi: lo sciopero di venerdì a 10 giorni dal Natale “era inammissibile, quindi ho firmato la riduzione a 4 ore dello sciopero”. E ancora: “Quando ho chiesto di ridurre le 24 ore di sciopero, mi hanno detto no, educatamente ma mi hanno detto di no”. Da lì, la formale precettazione “per garantire a chi vuole scioperare il diritto di sciopero ma per non bloccare l’Italia intera a 10 giorni dal Natale”. Concetti sui quali è tornato anche in mattinata, dalla presentazione del nuovo piano industriale delle Ferrovie, durante la quale ha detto di volere “rivedere e ridiscutere le norme sugli scioperi”. Aprendo sì alla volontà di rivedere le norme “tutti insieme, anche con i sindacati” e puntando sulla loro sensibilità alla perdita di stipendio dei lavoratori che scioperano: “Sono in primis loro a rendersi conto che, se c’è uno sciopero al giorno, quelle sono giornate di lavoro in meno per i lavoratori”. Sui ripetuti scontri in materia, negli ultimi mesi, Salvini ha detto che “Il diritto allo sciopero è sacrosanto, ma nega il diritto di vivere, di curarsi e di lavorare”. E quindi: “Non penso sia utile andare avanti di scontro in scontro, di precettazione in precettazione”.
Le motivazioni del Tar – “Considerato che l’invito formulato dalla Commissione di Garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali – quale Autorità Indipendentedi settore – è stato accolto dalle sigle sindacali, con conseguente conformazione alle relative indicazioni e prescrizioni”, scrive il Tar, e che “tale Commissione non ha formulato al Ministero alcuna segnalazione o proposta con riferimento allo sciopero in questione”, e che non c’è “un imminente e fondato pericolo di pregiudizio ai diritti della persona costituzionalmente tutelati”, o altri rischi per i cittadini, a parte i normali disagi che lo sciopero produce, si conclude che “tenuto conto dell’imminenza della data dello sciopero, come proclamato, e l’irreversibilità del pregiudizio che deriverebbe dall’esecuzione della gravata ordinanza di precettazione, non altrimenti riparabile, con conseguente vanificazione della stessa tutela giurisdizionale”. si sospende l’efficacia della precettazione di Salvini, e si dà appuntamento a tutti per l’udienza al 13 gennaio.
Il commento della Usb – “Questa ordinanza del Tar interviene riproponendo le stesse motivazioni della sentenza di marzo, che aveva dato torto a Salvini per la precettazione dell’anno scorso, e ciononostante è arriva dal ministero dei Trasporti una nuova precettazione che il Tar inquadra come ‘una interferenza del potere politico nel diritto di sciopero’”, dice l’avvocato Arturo Salerni, del Centro di Iniziativa Giuridica Usb. “Il decreto conferma questo orientamento. Ci sembrano principi molto importanti che delineano e arginano una delimitazione del diritto di sciopero che abbiamo sempre registrato negli ultimi anni. E’ una pronuncia importante perché difendere il diritto di sciopero significa difendere la Costituzione”, conclude Salerni. La Usb ricorda che lo sciopero di domani è uno sciopero generale, che riguarda tutte le categorie pubbliche e private. Lo sciopero dei trasporti durerà 24 ore, e rispetterà le fasce di garanzia. Escluso solo il settore aereo, perché lì invece c’era stato un altro sciopero recente, e il Garante aveva rilevato una violazione del principio di rarefazione.
“L’acquirente ha ricevuto il supporto illecito per uso personale e non per immetterlo a sua volta in commercio si configura solo l’illecito amministrativo”
Dotarsi del pezzotto per un abbonamento in streaming alle pay tv non è un reato. Guardare sul divano di casa una partita, un film in prima visione o un documentario, tutt’al più, configura il pagamento di una sanzione amministrativa di 154 euro.
È accaduto in Salento dove 13 clienti sono stati assolti dall’accusa di ricettazione. La formula è esplicativa: perché il fatto non è previsto dalla legge come reato. Che vuol dire? Che, come scrive in sentenza la giudice Roberta Maggio “non esistono elementi tali da provare che gli imputati abbiano partecipato alle attività di produzione e immissione in circolazione dei supporti informatici, né che li abbiano detenuti per immetterli in commercio. Emerge pacificamente – si legge nella sentenza – che la detenzione dei supporti informatici fosse finalizzata a meri scopi di natura personale”. E con una sanzione di 154 euro, la vicenda è chiusa.
Un orientamento, peraltro, già sancito da diverse sentenze delle Sezioni unite della Corte di Cassazione che, a più riprese, ha esplicitato il concetto seguente: “L’acquirente ha ricevuto il supporto illecito per uso personale e non per immetterlo a sua volta in commercio si configura solo l’illecito amministrativo e non il reato di ricettazione”.
Con buona pace dei colossi televisivi che cercano di rientrare dei soldi persi, come nel caso di Mediaset Premium che si era anche costituita parte civile chiedendo un risarcimento di 80mila euro. Briciole, in confronto ai soldi che si disperdono nel sottobosco dell’illecito. Nell’inchiesta in salsa salentina, condotte dai militari guardia di finanza di Lecce, con il coordinamento della pm Maria Vallefuoco, era stato smascherato il giro: i clienti acquistavano da un sito internet gestito da un soggetto residente nel Varesotto gli abbonamenti Iptv pirata, e, tramite versamenti su una Postepay, vedevano in streaming canali come Mediaset Premium, Sky, Dazn e Disney Channel riservate agli utenti abbonati.
Gli odierni imputati, invece, erano difesi dagli avvocati Cosimo D’Agostino, Giovanni Tarantino, Salvatore Donadei, Raffaele Benfatto, Stefano Zurzolo, Davide De Giuseppe, Francesco Cavallo, Giuseppe Bonsegna, Anna Capone, Fabio Ruberto, Francesco Milanese e Salvatore Pinnetta. Un primo troncone di imputati è stato già giudicato con rito ordinario: verdetto, neppure a dirlo, sempre lo stesso: assoluzione “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”.
Martedì la tragedia, i compagni di squadra e i due club impegnati in campo vicini al giocatore
Tragedia prima diStoccarda-Young Boys, partita di Champions League finita 5-1 per i padroni di casa. Meschack Elia, attaccante degli svizzeri, ha perso il figlio di 5 anni dopo una malattia fulminea. “È morto in modo del tutto inaspettato dopo una breve malattia – ha scritto lo Young Boys alla vigilia del match, annunciando il forfait di Elia –, martedì sera abbiamo ricevuto una terribile notizia. La compagna di Elia si era recata con i due figli nella Repubblica democratica del Congo, dove è avvenuto il tragico evento. Il BSC Young Boys– si prosegue – è sbalordito e porge le sue più sentite condoglianze a Meschack Elia e augura a lui e ai suoi parenti tanta forza e fiducia. Accompagneremo e sosterremo Meschack nel miglior modo possibile durante questo momento difficile“.
Lo Young Boys è sceso in campo con il lutto al braccio e prima del fischio d’inizio è stato osservato un minuto di silenzio. L’unico gol della partita realizzato dagli svizzeri, firmato da Lakomy, è stato festeggiato dai giocatori mostrando proprio la maglia di Elia. Anche lo Stoccarda ha pubblicato un messaggio di vicinanza al giocatore: “Esprimiamo le sincere condoglianze a Meschack Elia e alla sua famiglia. I nostri pensieri sono con te e ti auguriamo tanta forza in questo momento difficile“.
6. Lakomy bringt YB durch einen Weitschuss mit 1:0 in Führung. Danach zeigt die Mannschaft, wem sie das Tor widmet: Sie posiert an der Seitenlinie mit einem Trikot von Meschack Elia.#bscyb#ybforever#ucl#vfbybpic.twitter.com/0mCMJ1pv3t
Trauerminute für den verstorbenen Sohn von Meschack Elia. In tiefer Anteilnahme für Meschack Elia und seine Angehörigen: In den Minuten vor dem Anpfiff des Spiels Stuttgart – YB ist eine Trauerminute abgehalten worden. Beide Teams spielen heute mit Trauerflor.#bscyb#ybforeverpic.twitter.com/6p7QbcJYgQ
Lezioni sospese anche all’università. Pirri sorvegliata speciale. La polemica: «Eccesso di prudenza»
La Sardegna in balìa di forti piogge e temporali, con l’allerta meteo arancione che già da ieri ha messo in guardia l’Isola. Da qui la scelta del sindaco metropolitano Massimo Zedda di chiudere tutte le scuole, l’università, i parchi e i cimiteri. «Per il momento non abbiamo segnalazioni di criticità importanti, se non qualche infiltrazione a causa della pioggia delle ultime ore», hanno fatto sapere i Vigili del fuoco della centrale del comando provinciale di Cagliari. Situazione sotto controllo dunque, per ora. Anche se tra i tanti che sono rimasti a casa c’è chi lamenta un eccesso di prudenza da parte delle autorità cittadine.
A seguito della decisione di Zedda tanti sindaci della città metropolitana hanno aderito firmando le ordinanze, tranne quelli di Villa San Pietro, Quartu Sant’Elena e Selargius. Qui gli studenti sono comunque andati a lezione, anche se in tanti hanno deciso di stare a casa per scongiurare il peggio ed evitare problemi e disagi.
L’allerta resta alta a Pirri, dove è stata disposta la chiusura della Piscina di Terramaini. In caso di allagamenti il piano prevede anche chiusure al traffico e l’impossibilità di entrare nel territorio della municipalità.
L’impianto Eni di Calenzano (LaPresse).Nel riquadro da sinistra: Martinelli, Pepe, Corso, Cirelli e Baronti
Tutte le vittime lavoravano come autotrasportatori e si trovavano nell’area del deposito Eni dove si è innescato lo scoppio. Le ipotesi
Nell’aria c’è ancora l’odore acre del fumo, chi era presente ha impresse nella mente scene che nessuno avrebbe mai voluto vedere: distruzione, morte, il dolore dei parenti delle vittime e dei dispersi. Calenzano (Firenze) è sotto choc dopo l’esplosione di ieri, 9 dicembre, aldeposito Eni. Il bilancio è cambiato col passare delle ore. Dalle due vittime accertate nell’immediatezza dei fatti, si è passati nella mattinata di oggi – 10 dicembre – a quattro morti, un disperso e 26 feriti. Intorno alle 12,40 il nuovo e drammatico aggiornamento: in totale i cadaveri recuperati sono cinque. Chi era dato per disperso è stato trovato morto.
Quella di Calenzano rischia di essere ricordata come la strage degli autotrasportatori. Questo era il lavoro dei lavoratori coinvolti. Sulla vicenda la procura di Prato ha aperto un’inchiesta “per appurare eventuali responsabilità” e alcuni testimoni che erano sul posto vengono ascoltati in queste ore.
Esplosione al deposito Eni: chi sono le cinque vittime – Il primo corpo a essere recuperato e identificato è stato quello di Vincenzo Martinelli, 51 anni. Era residente a Prato, ma era originario di Napoli. Aveva due figlie ed era autista di autocisterne. Esattamente come gli altri lavoratori coinvolti. La potenza dell’esplosione è stata tale da dilaniare i corpi. Anche il riconoscimento presenta non poche difficoltà.
Gli altri lavoratori coinvolti sono Carmelo Corso, 57enne catanese ma anche lui residente a Prato; Franco Cirelli, 45enne di Matera; Gerardo Pepe, anche lui 45enne, italiano ma nato in Germania, e Davide Baronti, novarese di 49 anni.La loro identificazione ufficiale ci sarà solo con l’esame del dna.
Esplosione al deposito Eni, oltre 20 feriti – “In questo momento abbiamo quattordici persone in ospedale, delle quali sette all’ospedale fiorentino di Careggi, cinque a Prato e due in condizioni critiche al centro grandi ustioni di Cisanello a Pisa. Ho parlato con alcuni dei feriti, sono ovviamente molto scossi. Ma almeno le condizioni dei sette a Careggi e dei cinque a Prato appaiono senza pericolo di vita“, ha detto il governatore della Toscana, Eugenio Giani, intervistato questa mattina a ReStart su Rai3. I due feriti gravi sono un operaio livornese di 51 anni, Emiliano B., che ha ustioni sul 70% del corpo ed è ricoverato nel reparto di grandi ustionati a Cisanello, e un collega di 47 anni che è stato intubato.
L’incidente ha messo in pericolo migliaia di persone, non solo i lavoratori Eni. L’onda d’urto è stata tale da danneggiare anche abitazioni ed edifici presenti nella zona. Alcuni dei feriti, quelli che si sono presentati in ospedale da soli, erano di altre aziende limitrofe. Almeno 15 siti nei dintorni sono stati evacuati a scopo cautelativo e hanno subito danni. Evacuati da parte del Comune anche una piscina e il palazzetto dello sport, che sono non molto distanti dal luogo dell’incidente.
L’esplosione al deposito Eni, cosa è successo – Nello stabilimento Eni di Calenzano si svolgeva attività di ricezione, deposito e spedizione di benzina, gasolio e petrolio. L’ipotesi è che una perdita di benzina, o forse la fuoriuscita di vapori, abbia provocato lo scoppio che ha fatto saltare in aria gli autocarri, incendiando la pensilina dell’intera struttura e facendo crollare parte dell’edificio del centro direzionale adiacente.
“La pensilina di carico si è divelta e riversata sopra. Mi hanno raccontato gli autisti che quello che è avvenuto è chiaramente un difetto nelle modalità di carico delle autocisterne. Cosa ha determinato questo è da vedere – le parole di Giani-. Abbiamo avuto questo disastro terribile, ma nessuna delle torri di deposito dei carburanti è stata toccata, poteva avere delle dimensioni molto maggiori. Se la catena dell’incendio dalla pensilina di carico si trasferiva alle torri di deposito, non so cosa poteva succedere“.
“Ho visto una scena impressionante – ha detto il sindaco – Giuseppe Carovani, c’è una distruzione totale. Immagino chi era lì a lavorare ed era lì vicino o sotto le infrastrutture di ricarica, quello dev’essere apparso come un inferno. La situazione è indescrivibile”.
Il racconto dei feriti: “Sembrava fosse esplosa una bomba” – “Non ho mai visto niente del genere nella mia vita, sembrava ci avesse attraversato un tuono. L’esplosione – racconta uno dei feriti – è stata così forte da farci saltare per diversi metri all’interno del nostro ufficio, i vetri si sono sfondati e ci hanno ferito. Sono ancora stordito“. E un altro testimone aggiunge: “Il mio furgone si è alzato di due metri da terra e per il boato ora sento poco“. Mentre altri operai che erano sul posto paragonano quanto è successo allo scoppio di “una bomba, come in una guerra“.
Polemiche sulla sicurezza: “Deposito Eni in luogo inappropriato” – Intanto è polemica anche sulla presenza di un impianto come il deposito Eni non lontano dal centro abitato. La struttura si trova in via Erbosa, in una zona vicino alla linea ferroviaria che conduce a Prato e all’autostrada. Nell’immediato un tratto della vicina autostrada A1 è stato chiuso per ore come è stata sospesa la circolazione ferroviaria di alcune linee. Il dipartimento della Protezione civile ha attivato un alert per un raggio di cinque chilometri chiedendo di “tenere chiuse le finestre e di non avvicinarsi alla zona“. Per il forte odore dovuto alla combustione di idrocarburi nell’area sono state anche distribuite mascherine.
Marco Caldiroli, presidente nazionale di Medicina democratica, nel 2020 aveva lanciato l’allarme per i potenziali pericoli del sito Eni. Oggi dice: “È pacifico che si è verificata una perdita di combustibile (in forma gassosa e/o liquida) in quantità considerevole che poi è stata innescata da qualcosa (banalmente anche da un impianto elettrico o una fiamma di qualunque genere) probabilmente nel corso del carico di autobotti, fase particolarmente delicata. Su quest’ultimo aspetto sarà fondamentale valutare la tipologia di carico per valutare le necessarie misure per evitare la formazione di atmosfere esplosive e il relativo innesco”. In Italia, evidenzia, “gli impianti soggetti alla normativa Seveso sono ben 974 (in Toscana 54) l’impianto Eni è tra quelli a maggior rilevanza per il tipo e la quantità di sostanze infiammabili gestite. Tutti questi siti sono delle potenziali bombe se non è correttamente gestita sia la fase di realizzazione sia quella di manutenzione degli impianti“.
Lo stesso Giani adesso ammette: “Quel luogo è inappropriato per le funzioni che lì vengono svolte. Capisco che c’è perché quando fu realizzato alla fine degli anni ’50 si prevedeva lì l’uscita e l’entrata dell’autostrada, era tutta aperta campagna, e si presentava appropriato, ma oggi no. Oggi quella è un’area densamente popolata, sia sul piano industriale sia anche di residenza perché ha una distanza di ragionevole pericolo con una conurbazione urbana densamente popolata. Ma questo appartiene al lavoro che dovremo fare dopo l’inchiesta della magistratura. Noi potremo agire con provvedimenti quando l’indagine darà conto di quello che effettivamente è accaduto, quindi sulle caratteristiche preventive perché non accada mai più che dovremo mettere in atto, anche con strumenti urbanistici, su quell’area“.
Le indagini sull’esplosione al deposito Eni – Sull’incidente al deposito Eni è stata aperta un’indagine. Si deve chiarire cosa è successo e soprattutto se ci siano responsabilità. Il procuratore Luca Tescaroli ha subito fatto un lungo sopralluogo sul luogo dell’esplosione: “Allo stato è possibile evidenziare che al momento dell’esplosione erano presenti diverse autobotti parcheggiate all’altezza degli stalli di approvvigionamento del carburante”.
La Procura ha coinvolto nelle indagini i carabinieri del comando provinciale di Firenze ed ha nominato alcuni medici legali e tre consulenti tecnici per accertare le cause dell’esplosione: “Abbiamo richiesto l’intervento dell’Arpat e dell’Asl Toscana Centro per evidenziare i profili di possibile responsabilità sul luogo teatro dell’esplosione“, ha aggiunto Tescaroli.
Dopo l’incidente al deposito Eni scatta lo sciopero – Mercoledì 11 dicembre sarà giornata di lutto regionale in Toscana. Il Comune di Calenzano ha proclamato due giorni di lutto.
Sempre per mercoledì Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato uno sciopero generale provinciale di 4 ore con manifestazione a Calenzano. “Siamo di fronte all’ennesima tragedia sul lavoro con dimensioni e risvolti ancora da capire su vari fronti – dicono i sindacalisti -. Quello che è successo è inaccettabile, attendiamo il lavoro degli inquirenti per fare luce sulle modalità di quanto accaduto. Senza sicurezza non c’è lavoro, non c’è dignità, non c’è vita“.
Martedì, 10 dicembre 2024
Esplosione di Calenzano, sale a 4 il numero delle vittime. Si cerca ancora un disperso
Ci sono anche 27 feriti. Proseguono le indagini della procura
Sale drammaticamente il numero dei morti a causa dell’esplosione del deposito Eni di Calenzano per cui ancora si sta cercando di capire le cause. Due delle persone date per disperse, sono state trovate senza vita, facendo salire a 4 il numero delle persone decedute. Insieme ai 27 feriti – di cui 9 ricoverati a causa di ustioni tra Careggi e Cisanello – si fanno largo le prime ipotesi. Oltre alla paura di chi è sopravvissuto.
La vittima accertata – La prima accertata per ora è Vincenzo Martinelli, 51enne nativo di Napoli ma residente a Prato dal 1998. Separato, ha lasciato due figlie. Il suo corpo è stato letteralmente arso dalle fiamme e nelle prossime ore è atteso l’esame del dna ai fini di indagine. Divorate dalle fiamme anche le cabine della autocisterne, letteralmente distrutte.
Chi erano i dispersi – Per quanto riguarda i dispersi invece, ne sono stati trovati due mentre uno manca ancora all’appello. Si è in attesa di conoscere i nomi delle vittime, anche loro erano a bordo delle loro autocisterne nel momento dell’esplosione. Le persone che erano state date per disperse sono Fabio Cirelli, 45enne nativo di Matera, Gerardo Pepe, anche lui 45enne, italiano ma nato in Germania, e Davide Baronti, nato e residente ad Angera in provincia di Varese, di 49 anni. Tra le potenziali vittime, anche Carmelo Corso, 57enne catanese.
10:30 – Esplosione Calenzano, aperto fascicolo per omicidio colposo plurimo – In merito all’esplosione del deposito Eni di Calenzano che fin qui ha già causato 4 vittime, il procuratore di Prato Luca Tescaroli ha aperto un fascicolo per omicidio colposo plurimo. Tra le ipotesi, anche quelle di lesioni colpose aggravati dalla violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro e disastro colposo.
Esplosione Calenzano, Giani: “Avvenuta per difetto di carico” – Il presidente della regione Toscana ha parlato ai microfoni di Radio24
Stando a quanto riferito ai microfoni di Radio24 dal presidente della regione Toscana, Eugenio Giani,ci sarebbe una possibile causa per l’esplosione del deposito Eni di Calenzano avvenuta il 9 dicembre.
“Gli autisti che stavano per approssimarsi alla pensilina per il carico mi hanno raccontato che quanto avvenuto – ha detto Giani – è successo per il difetto di modalità di carico di una delle autocisterne. Cosa ha determinato questo è da vedersi. Noi abbiamo avuto questo disastro terribile ma nessuna delle torri di deposito del carburante è stata toccata, perche’ senno’ non so cosa sarebbe potuto succedere“.
Nuovo capitolo nella vicenda giudiziaria che coinvolge il Manchester City e per la quale i campioni in carica della Premier League rischiano anche la retrocessione.
Si è conclusa oggi l’udienza dei Cityzensper le 115 violazioni al Fair Play Finanziario inglese di cui sono accusati da parte della Premier League.
A riferirlo è il Daily Mail. Le argomentazioni conclusive del caso, aperto il 16 settembre scorso presso l’International Dispute Resolution Centre di Londra e portato avanti con il massimo riserbo, sono state presentate venerdì scorso a una commissione indipendente. LE ACCUSE NEL DETTAGLIO– La Premier League ha accusato il Manchester City di multiple violazioni alle regole finanziarie e di non aver collaborato ad una successiva indagine. Nel dettaglio, i Cityzens sono accusati di80 violazioni delle regole finanziarie tra il 2009 e il 2018 e di altre 35 per non aver collaborato a un’indagine della Premier League.
La Premier League ha presentato le accuse nel 2023, ma c’è stata una lunga attesa affinché il caso si svolgesse davanti a una commissione indipendente. Il City è accusato di non aver fornito informazioni finanziarie accurate tra il 2009 e il 2018, comprese le entrate dagli sponsor e i dettagli sugli stipendi di dirigenti e giocatori. Altre accuse, invece riguardano la violazione delle norme sulla sostenibilità finanziaria della UEFA e della Premier League. LA POSIZIONE DEL MANCHESTER CITY – Il City nega fermamente qualunque illecito.
COSA RISCHIA IL MANCHESTER CITY – Qualora tuttavia il City dovesse essere ritenuto colpevole di alcune delle accuse più gravi, riporta il Daily Mail, potrebbe essere colpito con enormi sanzioni pecuniarie. Ma non solo, la squadra allenata da Pep Guardiola rischia anche detrazioni di punti o addirittura la retrocessione in Championship, la seconda divisione inglese.
QUANDO ARRIVA LA SENTENZA – E’ altamente probabile, evidenzia la stampa britannica, che in assenza di un accordo qualunque sia la sentenza una delle due parti ricorrerà in appello. Di conseguenza, la decisione finale potrebbe arrivare anche alla fine del prossimo anno (2025), portando avanti questo dannoso limbo. I PRECEDENTI EVERTON E NOTTINGHAM FOREST– Nel corso della scorsa stagione, l’Everton e il Nottingham Forest hanno subito detrazioni di punti per violazione delle regole di profitto e sostenibilità del campionato.
Gravissima una 24enne, accoltellata alla schiena mentre stava salendo in auto. L’ex compagno l’aveva già aggredita a novembre scorso con l’acido e si trovava ai domiciliari
È stato rintracciato e bloccato a Stradella in provincia di Pavia Said Cherrah, il giovane che oggi intorno alle 13:30 ha accoltellato alla schiena la ex fidanzata di 24 anni, fuori da un supermercato a Giussano (Monza).
La ragazza è ricoverata in gravi condizioni all’ospedale San Gerardo di Monza: è stata raggiunta da almeno una coltellata alla schiena mentre stava cercando di raggiungere la sua auto. Gli inquirenti – su indicazioni della stessa vittima – si sono messi subito alla ricerca dell’ex fidanzato, un coetaneo che era ai domiciliari proprio perché in passato aveva già aggredito la giovane.
A novembre dell’anno scorso, a Erba, aveva aggredito l’ex fidanzata lanciandole contro dell’acido. Solo l’ultimo di una lunga serie di intimidazioni. Said Cherrah era stato denunciato dalla ex fidanzata per stalking nell’agosto del 2023. Proprio sotto la caserma dei carabinieri con un crick aveva sfasciato l’auto della donna, minacciandola di ammazzarla con l’acido. Era stato arrestato per qualche settimana e poi rilasciato con il divieto di avvicinamento.
Lo scorso anno l’aggressione con l’acido – Ma martedì 21 novembre il 25enne era tornato a Erba aggredendola come da promesse, tenendola ferma per i capelli e cercando di trascinarla in macchina dopo averle messo un sacchetto in testa. Per fortuna l’acido era stato in gran parte parato dai vestiti, ma le aveva comunque raggiunto alcune zone del viso. Solo grazie all’intervento di alcuni passanti Said era stato bloccato e poi consegnato ai carabinieri: la ragazza era stata portata in codice giallo in ospedale, insieme a un 47enne che era corso in suo aiuto.
Said Cherrah era stato nuovamente arrestato. Oggi la nuova aggressione. Poco prima aveva postato una storia sul suo profilo social. Un caffè, con una canzone di Eminem come colonna sonora.
A quanto si apprende avrebbe Said approfittato di un permesso di uscita per incontrarla e aggredirla, violando però il divieto che gli impone di non allontanarsi dai luoghi stabiliti dal giudice.
“La volta scorsa è stata fortunatissima, una signora le aveva buttato un secchio di acqua evitando che l’acido facesse danni eccessivi, oggi ha un problema a un occhio ma non danni permanenti alla vista” ha spiegato Daniela Danieli, l’avvocato della vittima, che protesta. “A Said hanno dato gli arresti domiciliari senza alcun dispositivo, non capisco“.
Il 9 gennaio era prevista la discussione finale del processo a Como.
Domenica, 08 dicembre 2024
Botte tremende alla compagna fino a farla svenire, la suocera lo filma e lui la prende a calci sulla pancia
I carabinieri di Torre del Greco hanno arrestato un uomo di 27 anni, lavoratore marittimo. Tornato da una traversata avrebbe lasciato le valigie ancora poggiate all’ingresso e si sarebbe subito scagliato contro la compagna 25enne
Avrebbe picchiato brutalmente la compagna fino a farla svenire per poi prendersela con la suocera che documentava l’aggressione col suo smartphone. I carabinieri della compagnia di Torre del Greco, in provincia di Napoli, hanno arrestato per maltrattamenti in famiglia un uomo di 27 anni accusato di aver aggredito la fidanzata di 25 anni e la madre di lei anche davanti al bambino piccolo. Nel corso degli anni, spiegano gli investigatori, sarebbero stati diversi gli episodi di violenza. Il 27enne, un lavoratore marittimo, avrebbe imposto alla giovane anche di non incontrare le amiche e di isolarsi.
Anni di violenze – Secondo la ricostruzione dei carabinieri, in varie occasioni l’uomo avrebbe tirato i capelli e preso a schiaffi la 25enne arrivando ad aggredirla con una sedia di plastica in cucina. Una volta l’avrebbe afferrata per il collo facendole saltare un dente e colpendola anche con un casco da motociclista.
L’uomo è finito in manette sabato dopo l’ennesimo episodio di violenza. Appena rientrato a casa dopo una traversata in mare, avrebbe lasciato le valigie ancora poggiate all’ingresso e si sarebbe subito scagliato contro la compagna, strappandole i capelli, spingendola a terra e stringendola forte. Il tutto davanti al figlio piccolo mentre la suocera filmava l’ennesima aggressione.
Appena si è accorto del video, anche la donna è stata colpita da un calcio alla pancia. Nel frattempo sul posto sono arrivati i carabinieri della sezione radiomobile di Torre del Greco. Agli atti sono finite anche quelle registrazioni terribili, pochi secondi, mostrate ai militari durante la stesura della denuncia. Per le vittime lesioni ritenute guaribili in 5 giorni dai medici intervenuti sul posto. Per il marittimo è scattato l’arresto e il trasferimento nel carcere di Poggioreale per maltrattamenti in famiglia.
L’incidente avvenuto nello stabilimento in provincia di Firenze: allertati tutti gli ospedali della zona. Il Comune: “Non avvicinatevi all’area dell’esplosione, chiudete porte e finestre”. Stop ai treni, chiusa l’uscita dell’A1
Una violenta esplosione si è verificata in una raffineria di Calenzano, in provincia di Firenze. Il forte boato, sentito in tutta la zona, poco dopo le 10 di oggi, lunedì 9 dicembre: una fitta colonna di fumo si è alzata sopra lo stabilimento ed è visibile anche dai comuni vicini. Il bilancio, ancora in evoluzione, è di due morti,nove feriti e tre dispersi.
Esplosione a Calenzano: (Firenze): il boato, poi la nube di fumo – L’allarme è scattato intorno alle 10:20, con il numero di emergenza che è stato tempestato di chiamate da parte dei cittadini allarmati. Da quanto si apprende dai vigili del fuoco, l’esplosione sarebbe avvenuta nel deposito Eni in via Gattinella e avrebbe provocato nelle vicinanze la rottura dei vetri di alcuni edifici industriali. La zona interessata sarebbe quella definita punto di carico dove le autobotti effettuano il rifornimento di carburante. Sul posto, come confermato dal presidente della Toscana Giani, sono intervenuti i sanitari, i vigili del fuoco e le forze dell’ordine: “Allertati tutti gli ospedali e pronto soccorso del territorio a seguito dell’esplosione avvenuta nello stabilimento Eni a Calenzano“. Il primo bilancio è di un morto e sette feriti, come confermato dal governatore sui social: “Al momento la situazione dei feriti trasportati nei nostri ospedali, in continua evoluzione: 2 codici verdi a Careggi, 1 codice rosso ustionato a Careggi, 1 codice giallo per trauma cranico a Careggi, 1 codice rosso al Centro Grandi Ustioni di Pisa, 2 codici gialli all’ospedale di Prato“.
“Eni conferma che questa mattina è divampato un incendio presso il deposito di carburanti a Calenzano (Firenze)– si legge in una nota – e che i Vigili del Fuoco stanno operando per domare le fiamme che sono confinate alla zona pensiline di carico e non interessano in alcun modo il parco serbatoi. Sono in corso di immediata verifica gli impatti e le cause“. Dopo il forte boato si è subito levata una nuvola di fumo altissima sulla città. Anche l’aeroporto di Peretola è stato sovrastato da una densissima nuvola di fumo nera. Intanto il policlinico di Careggi ha attivato il piano di massiccio afflusso, in caso di arrivo di numerosi feriti. Il piano, come si apprende dall’Aou, comporta il blocco dell’attività ordinaria dell’ospedale e spazi riservati al pronto soccorso.
“Non avvicinatevi all’area dell’esplosione, chiudete porte e finestre“
Anche il Comune di Calenzano ha pubblicato sui social un messaggio rivolto alla popolazione: “Si è verificata un’esplosione nell’area Eni nei pressi del campo sportivo (via del Pescinale). L’area dell’incidente è circoscritta. Al momento sono in corso le verifiche del caso. Invitiamo la popolazione a non avvicinarsi all’area interessata. Ai residenti in zona raccomandiamo di tenere chiuse porte e finestre e spegnere eventuali impianti di climatizzazione“.
Anche la sindaca di Firenze, Sara Funaro, sta seguendo la situazione in prima persona:” È avvenuta un’esplosione in un deposito a Calenzano (Firenze). La colonna di fumo è visibile anche dai comuni vicini. Sul posto il sistema regionale di emergenza sanitaria, i vigili del fuoco e le forze dell’ordine. Monitoriamo la situazione insieme alla Città Metropolitana“.
Chiusa l’uscita dell’A1 – L’uscita di Calenzano dell’A1 è chiusa in entrambe le direzioni a causa dell’incendio che si è sviluppato nella raffineria. Autostrade sul proprio sito invita ad utilizzare i caselli di Scandicci o di Barberino del Mugello per uscire dall’A1. Anche la circolazione ferroviaria è sospesa sulle linee convenzionale Firenze-Bologna e Firenze-Prato-Pistoia per l’intervento dei Vigili del Fuoco e delle Forze dell’Ordine a seguito dell’esplosione avvenuta al di fuori della sede ferroviaria in località Calenzano. Lo rende noto il sito Infomobilità di Rfi: i treni subiranno limitazioni e cancellazioni.
Ancora incerte le condizioni dell’attaccante degli Hammers, ma c’è molta preoccupazione
Michail Antonio è stato protagonista di un gravissimo incidente con la sua Ferrari. L’attaccante del West Ham, stando alle prime indiscrezioni che arrivano dall’Inghilterra, avrebbe distrutto la sua automobile dopo un forte impatto. Non è chiaro al momento quali siano state le dinamiche dell’accaduto e quali siano le condizioni del calciatore.
Come sta Antonio – Intanto è arrivato il comunicato del club inglese che conferma l’incidente della punta e lascia intendere che le sue condizioni siano gravi: «Il West Ham United conferma che oggi l’attaccante Michail Antonio è stato coinvolto in un incidente stradale. I pensieri e le preghiere di tutti nel club sono con il calciatore, la sua famiglia e i suoi amici in questo momento. Il club pubblicherà un aggiornamento a tempo debito quando ci saranno novità sulle sue condizioni».
Successivamente il club di Londra ha aggiornato sulle condizioni del giamaicano: «Il West Ham United può confermare che Michail Antonio è in condizioni stabili a seguito dell’incidente stradale occorso questo pomeriggio nella zona dell’Essex. Michail è cosciente e comunicante e attualmente si trova sotto stretta sorveglianza presso un ospedale del centro di Londra. In questo momento difficile, chiediamo gentilmente a tutti di rispettare la privacy di Michail e della sua famiglia. Il Club non rilascerà ulteriori dichiarazioni questa sera, ma pubblicherà un ulteriore aggiornamento a tempo debito».
Sono previste nevicate fino a bassa quota sui rilievi alpini e appenninici, ma è stata dichiarata anche l’allerta gialla in ben 12 regioni per temporali e rischio idrogeologico
Sarà una giornata quasi invernale per un centro di bassa pressione situato proprio sul nostro Paese quella di domani, domenica 8 dicembre. Sarà presente una nuvolosità diffusa da Nord a Sud. E se la neve interesserà le Alpi e l’Appennino anche a quote basse (a 200 metri di quota sull’appennino emiliano), su gran parte dell’Italia torneranno anche precipitazioni piovose intense che assumeranno talvolta la forma di acquazzoni.
Dove scatterà l’allerta maltempo domani, domenica 8 dicembre – In particolare, la Protezione civile ha dichiarato l’allerta gialla per rischio temporali, rischio idraulico e rischio idrogeologico su settori di dodici regioni: Calabria, Emilia Romagna, Abruzzo, Basilicata, Lazio, Molise, Sicilia, Umbria, Campania, Marche, Sardegna e Veneto.
Su tutto lo Stivale un vortice ciclonico produrrà un contesto perturbato per tutta la giornata, con forti piogge, soprattutto sul Nord-Est e sul Tirreno centrale e meridionale, quindi sulla Toscana e sul Lazio, fino alla Campania e alla Calabria. Su queste regioni si potranno verificare anche temporali.
A essere interessata dal rischio idraulico saranno in particolare le coste calabresi, tirreniche e ioniche e le pianure emiliane. L’allerta temporali sarà invece presente soprattutto in Abruzzo, sulle coste laziali, in Molise, Calabria, Sicilia e Umbria.
Occhi puntati invece sul rischio idrogeologico con fiumi e bacini di Lazio, Campania, Calabria, Emilia Romagna, Molise, Sardegna, Sicilia, Marche Umbria e Basilicata sotto osservazione.
Il centrocampista della Fiorentina Edoardo Bove dopo il malore in campo non potrà più giocare a calcio in Italia ad alti livelli
Edoardo Bove sta meglio, il malore accusato in campo contro l’Inter è stato superato senza gravi problemi di salute, e questa è la notizia che tutto il mondo del calcio aspettava. Le ore di apprensione e paura sono alle spalle e adesso è il momento di pensare al futuro per il 22enne.
Perché Bove non giocherà più in Italia – Il giocatore ha dato l’ok per impiantare un defibrillatore sottocutaneo, un apparecchio salvavita che gli impedirà di continuare a giocare in Italia. Le leggi del nostro Paese impediscono infatti l’attività a un giocatore che ha subito un intervento di questo tipo, era già successo con Eriksen costretto a salutare l’Inter dopo il malore agli Europei.
Nei prossimi giorni verrà sottoposto all’intervento e la prossima settimana dovrebbe uscire dall’ospedale. Poi con ogni probabilità andrà a salutare i compagni della Fiorentina al Viola Park. Nei prossimi mesi si siederà al tavolo con la Roma, proprietaria del suo cartellino, per chiudere la sua avventura nel calcio italiano, ma non la sua carriera in assoluto.
Dove può giocare adesso Bove – Altri Paesi hanno regole meno stringenti per quanto riguarda il defibrillatore sottocutaneo, per esempio in Inghilterra è ammesso e quindi Bove potrebbe provare a ricominciare dalla Premier League proprio come fatto da Eriksen. Anche in Spagna i giocatori possono giocatore con il defibrillatiore sottocutaneo, è il caso per esempio di Blind del Girona.
Filippo Piccoli, patron della squadra di serie B, durante la festa di Natale del club ha invitato i ragazzi a impegnarsi a recuperare le insufficienze entro marzo. “Ci metteremo in contatto con le istituzioni scolastiche, è una sfida anche per le famiglie. Lo studio conta più del campo”
Babbo Natale cancella i bambini poco studiosi dalla sua lista, il presidente del Mantova dalla sua squadra. “Si alzi chi ha più di due materie insufficienti”. Il richiamo di Filippo Piccoli gela per un attimo il clima gioioso della festa natalizia delle giovanili del club, organizzata nella serata di mercoledì 4 dicembre al Teatro Sociale di Mantova.
Il party diventa un’interrogazione, il palco una cattedra. Prende la parola il numero uno della squadra lombarda, reduce da tre risultati utili consecutivi e decima in Serie B, dove mancava da 14 anni. Accompagnato dall’allenatore Davide Possanzini e dal responsabile del settore giovanile Marco Fioretto, il presidente Piccoli rivolge un appello inaspettato ai calciatori del futuro. Non chiede conto del rendimento sul campo, ma di quello scolastico: “Alzatevi, in tutta onestà”. Ai ragazzi il coraggio non manca: dopo un attimo di esitazione, si fanno avanti in trenta, uno dietro l’altro. “Ora – prosegue il presidente, imprenditore veronese classe 1973 – mi rivolgo ai mister. Se a marzo questi ragazzi non avranno rimediato, il prossimo anno non giocheranno più nel Mantova. Ci metteremo in contatto con le istituzioni scolastiche e verificheremo”.
Un messaggio chiaro, accolto con favore dai genitori presenti, che applaudono Piccoli. “Non mi aspettavo di ottenere questo effetto – spiega alla Gazzetta dello Sport – ma davvero ho detto quello che avevo dentro. Vorrei che trasmettessimo dei principi sani e andare bene a scuola è uno di questi. Hai due materie sotto? Ti impegni a tirarle su. Preferisco avere tanti ragazzi bravi nello studio, piuttosto di tanti bravi calciatori“. La scuola prima di tutto, insomma. Il presidente si rivolge anche ai genitori, che spesso contagiano i figli con la cultura tossica del successo: “Mi sono accorto che c’è una corsa al risultato, alla performance, al gol francamente esasperata, anche da parte dei genitori. Abbiamo gente che si lamenta se il figlio non gioca o viene sostituito, ma credo che un bambino di dieci anni prima di tutto debba pensare a divertirsi”. Dietro a un rimprovero solo apparentemente severo, ecco svelato il vero intento di Piccoli, che sotto l’albero dei suoi tesserati ha lasciato una lezione di vita.
Antonio schiavone 36 anni, Roberto Scola 32 anni, Angelo Laurino 43 anni,Bruno Santino 26 anni, Rocco Marzo 54 anni,Rosario Rodinò 26 anni, Giuseppe Demani 26 anni
Torino, i familiari delle vittime della strage alla Thyssenkrupp: “Per noi giustizia non è stata fatta”
(LaPresse) Commemorazione al cimitero Monumentale di Torino per i 17 anni dalla tragedia della ThyssenKrupp, l’incendio nello stabilimento torinese dell’azienda tedesca che il 6 dicembre 2007 costò la vita a sette operai. Sul posto i familiari delle vittime che chiedono ancora giustizia: dopo una lunga, vicenda processuale, l’allora amministratore delegato Herald Hespenahn venne condannato a poco più di 9 anni per omicidio volontario con dolo eventuale e altri dirigenti per omicidio ed incendio colposi. Ma la pena per Espenhahn ha iniziato a essere scontata solo lo scorso anno e il dirigente resta in regime di semilibertà. “Per noi giustizia non è stata fatta, dicono che la legge è uguale per tutti ma non è vero“, dice Rosina Platì, la madre di una delle vittime.
Venerdì, 06 dicembre 2024
Strage alla Thyssen, i parenti dei 7 operai morti: “Abbandonati dallo Stato, siamo pieni di rabbia e dolore”
La commemorazione della strage del lavoro a Torino: «Le condanne ci sono state ma non sono mai state eseguite. Se le morti sul lavoro non si fermano è anche perché la giustizia non funziona»
La commemorazione stamane per la strage del lavoro – foto di Alberto Giachino (Ag. Reporters)
«Siamo ancora pieni di rabbia e dolore: i nostri cari ci mancano immensamente, mentre i maledetti assassini sono liberi». Questa mattina, al cimitero Monumentale, si è tenutala cerimonia di commemorazione delle vittime della strage della ThyssenKrupp, avvenuta 17 anni fa. A nome dei familiari dei sette operai morti nel rogo dell’acciaieriatorinese ha parlato Laura Rodinò, sorella di Rosario. «Lo Stato ci ha abbandonato, ma noi vogliamo giustizia – ha aggiunto – Continuiamo a vedere morti sul lavoro: chi toglie la vita deve andare in galera, le leggi vanno rispettate».
A perdere la vita, in seguito all’incidente del 6 dicembre 2007, erano stati Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rosario Rodinó, Giuseppe Demasi e Rocco Marzo. I loro corpi erano stati straziati dalle fiamme mentre lavoravano in acciaieria.
I parenti – «Siamo molto arrabbiati – afferma Rosina Platì, mamma di Giuseppe Demasi –Le condanne ci sono state ma, di fatto, non sono mai state eseguite. Se le morti sul lavoro non si fermano è anche perché la giustizia non funziona».
«Si era detto ‘mai più Thyssen’ e invece si continua a morire sul lavoro – dice Tony Boccuzzi, l’operaio che quella tragica notte si era salvato – Sono passati 17 anni e parliamo sempre di una giustizia che non verrà più: i responsabili dell’incidente sono già fuori dal carcere».
La procuratrice – Alla cerimonia anche la neo procuratrice generale del Piemonte, Lucia Musti: «Nella nostra Repubblica le principali fonti di morte sono tre: il carcere, gli omicidi di genere e le morti sul lavoro. Si tratta di una macabra gara di morte». Per i reati in materia di lavoro, secondo la procuratrice, «una questione fondamentale è la prevenzione, l’accesso ai luoghi di lavoro di chi deve controllare e far sentire il fiato sul collo dello Stato. E le imprese che risparmiano sulle cautele: anche questo è indecente». Contano i risultati, ha aggiunto, e «lo Stato li ottiene quando la pena viene eseguita o quando si confiscano i beni». Ha concluso: «Proprio stamattina ho chiesto al mio ufficio di aggiornarmi sulle pene dei due cittadini tedeschi condannati per la ThyssenKrupp: mi dicono che in Germania sono in corso di esecuzione».
L’assessora – Per il Comune di Torino è intervenuta l’assessora ai Cimiteri, Chiara Foglietta. “Che le morti non siano vane è un monito che ci portiamo dietro perché non ci siano più pagine così drammatiche nella nostra storia, sapendo però che i morti sul lavoro continuano ad esserci e che tanta è la strada ancora da fare – ha detto – . Il lavoro continua a perdere la dignità che dovrebbe avere: cadono le sicurezze, aumentano a dismisura gli orari si perde il senso di quello che facciamo nel nome di una ricerca incessante di un benessere che non c’è“.
Il sisma registrato vicino alla costa settentrionale
Un terremoto di magnitudo 7 della scala Richter è stato registrato oggi 5 dicembre vicino alla costa settentrionale della California, facendo scattare l’allarme tsunami che ha coinvolto circa 5 milioni di persone tra California e Oregon e poi è stato cancellato nel giro di circa 90 minuti. L’istituto statunitense di Geofisica (Usgs) ha reso noto che l’epicentro del sisma è stato localizzato alle 10.44 locali a nell’Oceano Pacifico e 80 km a sudovest di Eureka. Dopo la scossa principale, sono state registrate almeno una decina di scosse di assestamento, compresa una di magnitudo 4.2.
I servizi d’emergenza che fanno capo all’ufficio del governatore della California si stanno coordinando in particolare con le autorità delle contee di Humboldt e Lake, dove il terremoto è stato avvertito dalla popolazione. Il sisma ha scosso anche San Francisco, dove non si segnalano danni. La rete dei trasporti pubblici, però, è alle prese con ritardi e cancellazioni di corse.
L’artista, interprete di uno dei brani più famosi degli anni Sessanta, aveva 81 anni
È morto a 81 anni Mario Tessuto, cantante che – tra i tanti successi – ha regalato alla canzone italiana anche il brano “Lisa dagli occhi blu” divenuta uno dei simboli degli anni Sessanta. A dare l’annuncio la Starpoint Corporation insieme alla famiglia dell’artista. Nella sua carriera Mario Tessuto, all’anagrafe Mario Buongiovanni, ha collaborato con tanti artisti, da Orietta Berti con la quale ha partecipato a Sanremo del 1970 con la canzone “Tipitipitì“, a Loredana Bertè.
La carriera di Mario Tessuto – Nato il 7 settembre del 1943 a Pignataro Maggiore, paese del Casertano, Tessuto si trasferì con la famiglia a Milano. Comincia ad esibirsi dal vivo e venne notato da Miki Del Prete, collaboratore di Adriano Celentano, che gli propose un contratto col Clan del Molleggiato. Al Cantagiro del 1968 presentò “Ho scritto fine“, brano di Don Backy, che venne anche presentato durante la trasmissione televisiva Settevoci.
Il grande successo arrivò nel 1969 con “Lisa dagli occhi blu“, scritta da Giancarlo Bigazzi e con la musica di Claudio Cavallaro: la canzone restò uno dei brani simbolo degli anni Sessanta, e ne venne anche tratto un omonimo musicarello diretto da Bruno Corbucci. Nel 1970 partecipò alla celebre cavalcata da Milano a Roma effettuata da Mogol e da Lucio Battisti, suo amico. Di recente Tessuto è stato visto nel gioco Soliti ignoti – Identità nascoste di Rai 1 dove doveva essere riconosciuto tra altre sette identità. E nel 2021 ha continuato l’attività concertistica in collaborazione con la moglie Donatella.
Troppe violenze nei confronti degliarbitri. E allora il calcio laziale prende una decisione storica: si ferma per un weekend. E qualora non bastasse, lo stop diventerebbe ancora più lungo. La decisione è stata presa all’unanimità da tutti i presidenti delle varie associazioni arbitrali di categoria. Dunque nel prossimo fine settimana, dall’Eccellenza all’under 14, nessuno scenderà in campo. Una presa di posizione forte per dire basta alla violenza sui fischietti.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso il caso di Edoardo Cavalieri di Civitavecchia, aggredito durante Corchiano-Celere (III categoria, girone A) che ha riportato una prognosi di 30 giorni per l’infrazione del capitello radiale al gomito sinistro. Un danno grave, visto che il trentenne non potrà esercitare per diverso tempo la sua professione di fisioterapista. Ma è solo l’ultimo episodio di tanti.
Tra i più clamorosi quello del novembre 2018 che vide l’arbitro Bernardini finire in coma dopo un’aggressione alla fine della partita in Promozione fra la Virtus Olympia e l’Atletico Torrenova.
Nel 2019 invece toccò al 27enne Daniele Pozzi, che in seconda categoria fu inseguito fino alla sua auto e picchiato da tifosi e tesserati. Si tratta di una punta dell’iceberg, perché di violenze, anche verbali, ormai se ne contano a centinaia: solo fino al 31 maggio scorso erano stati 519 i casi rilevati in tutta Italia nei confronti degli arbitri, in aumento rispetto ai 334 del 2023.
Ora però l’Osservatorio Anti Violenza e tutti i presidenti di sezione hanno deciso di fermarsi, con una decisione ritenuta «insindacabile» e «necessaria», nonostante le recenti modifiche agli articoli 35 e 36 del Codice di Giustizia Sportiva per l’inasprimento delle sanzioni a carico di tesserati violenti nei confronti di arbitri. A nulla è valso il tentativo del presidente del Cra Lazio della Lnd, Roberto Avantaggiato, che invece dello sciopero aveva chiesto “solo” un ritardo nei match di 15′, con gli arbitri che invece non hanno fatto alcun passo indietro proclamando così uno sciopero che ha del clamoroso, a livello nazionale. E ora è probabile che l’esempio del Lazio presto possa essere seguito da altre Regioni.
Il procuratore Chinè ha aperto un fascicolo sulle dichiarazioni del dottor Ivo Pulcini: nei prossimi giorni sarà sentito.
La procura della Federcalcio ha aperto un fascicolo sulle dichiarazioni del responsabile medico della Lazio, Ivo Pulcini. «Nel 2019 io visitai un giocatore importantissimo, che adesso sta andando per la maggiore e gioca in questa Serie A, ma io non lo ritenni idoneo a giocare a calcio», le parole di Pulcini in una intervista a Il Messaggero. Ora il procuratore Giuseppe Chinè ha aperto un fascicolo, e sentirà nei prossimi giorni Pulcini, compatibilmente col fitto calendario di impegni della squadra allenata da Baroni.
Pulcini non ha fatto il nome del calciatore, ma il riferimento era all’attuale difensore del Milan Strahinja Pavlovic. Nel 2019, la Lazio trovò un accordo con la società di allora, ovvero il Partizan, a cui sarebbero dovuti andare 5 milioni, ovvero un quarto rispetto ai 20 (comprensivi di bonus) sborsati dal Milan per strapparlo al Salisburgo.
L’ufficialità sfumò però a causa dell’esito delle visite mediche, in cui – sulla base delle indicazioni del club biancoceleste – furono riscontrate alcune anomalie di natura cardiaca. Venne visitato in tre cliniche differenti perché l’ex ds Tare lo voleva a ogni costo, ma il no rimase fermo. Le anomalie tuttavia non sono state invece poi riscontrate nei controlli dei successivi tesseramenti. Pavlovic rimase così di proprietà del Partizan, che un anno più tardi lo avrebbe ceduto per 10 milioni al Monaco.
Tanti i riconoscimenti nerazzurri relativi alla stagione 2023/2024, nell’appuntamento organizzato dall’Associazione Italiana Calciatori
Serata ricchissima di premi per l’Inter al Gran Gala del Calcio AIC, l’evento di consegna dei riconoscimenti dell’Associazione Italiana Calciatori relativi alla stagione calcistica 2023/2024.
L’appuntamento giunto alla sua dodicesima edizione, si è tenuto nella cornice del Superstudio Maxi di Milano, alla presenza delle massime autorità del calcio in una serata di sport e spettacolo che ha vistol’Inter super protagonista, con i riconoscimenti come Società, Allenatore, Giocatore e Gol dell’anno e ben sette giocatori inseriti nella Top-11 2023/2024.
Il primo riconoscimento per il Club nerazzurro è stato quello di Società dell’Anno grazie all’incredibile cavalcata della stagione 2023/24 chiusa con la conquista del 20° Scudetto della propria storia e della Supercoppa. A ritirare il premio sul palco il Presidente e CEO Sport nerazzurro, Giuseppe Marotta.
“È una grandissima soddisfazione personale e di rappresentante di una società come l’Inter. Bisogna sempre alzare l’asticella, noi l’abbiamo alzata e tentiamo quest’anno di regalare e regalarci altri traguardi. L’Inter è tornata ad essere un palcoscenico importante che è consono con la sua storia e il suo palmares e siamo tornati grazie a questo gruppo di giocatori, a Inzaghi che è il loro leader e a questa società con uomini e donne che lavorano quotidianamente per supportare questi ragazzi e fare sì che lavorino esprimendo al massimo le loro capacità. Questo premio va a loro. Ringrazio e invito a salire sul palco anche Javier Zanetti e Piero Ausilio, che contribuiscono a tutto questo, condivido questo premio con tutti loro. Se è cambiato il rapporto con le proprietà? Una volta si giocava e alla fine dell’anno era importante il risultato sportivo, oggi la parola più consumata è sostenibilità, essere un Club virtuoso però non vuol dire non raggiungere traguardi importanti, si possono combinare entrambe le cose se all’interno della società c’è un valore importante che è quello della competenza. ” – Giuseppe Marotta, Presidente e CEO Sport Inter
Riconoscimento speciale per Simone Inzaghi a cui è stato consegnato il premio Allenatore dell’Anno:
“Mi fa molto piacere essere qui e ricevere questo premio. Vorrei condividerlo con i miei calciatori perché senza di loro non sarebbe stato possibile, con la società che mi ha messo a disposizione tutto questo in questi 3 anni e mezzo, con il mio staff e con i tifosi che ci supportano sempre. Turnover? Ci sono degli strumenti al di là delle conoscenze di noi allenatori. Noi cerchiamo di parlare con i preparatori, le partite sono tante e non è semplice ma cerchiamo di adeguarci. Faccio un passo indietro a ieri, una serata difficile, abbiamo vissuto attimi non semplici per tutti ma penso che il mondo del calcio abbia fatto una grande figura perché vedere tutta Italia, tutto lo stadio stringersi introno a Bove è stato un bellissimo esempio di sport. Ognuno ha il proprio percorso, io mi sento molto apprezzato dalla mia società, dai miei ragazzi e dai tifosi, mi trovo benissimo qui e spero di rimanerci a lungo. Noi allenatori facciamo un mestiere non semplice, ogni giorno dobbiamo prendere tantissime decisioni, non è semplice ma lo facciamo per il bene della società. ” – Simone Inzaghi
Premio individuale anche per Lautaro Martinez, votato Calciatore dell’Anno della stagione 2023/24: un’annata indimenticabile chiusa da Campione d’Italia, MVP del torneo e capocannoniere della Serie A con 24 reti segnate.
“Ringrazio i miei compagni perchè senza di loro questo premio non sarebbe arrivato, grazie al mister, allo staff, alla società per la fiducia di sempre e a tutti i nostri tifosi che ci accompagnano sempre. Speriamo di proseguire su questa strada e di continuare a portare trofei all’Inter che è quello che vogliamo. Ringrazio anche i miei figli che mi hanno cambiato la vita, mia moglie che è qui presente, tutta la mia famiglia in Argentina, mia nonna che non sta passando un momento facile, questo premio è per tutti loro. – Lautaro Martinez
Nerazzurro anche il Gol più bello della stagione 2023-24. A ritirare il premio sul palcoscenico è salito Marcus Thuram, autore del destro di precisione e potenza all’incrocio dei pali messo a segno nel derby di andata che ha raccolto il maggior numero di voti tra tutte le reti candidate.
“È stato un momento particolare per me, il primo derby e il primo gol ed ero molto felice, prima di venire all’Inter pochi mi conoscevano e mi sono presentato così. È un gol che hanno votato i tifosi? Abbiamo una grande tifoseria all’Inter. Se mi ero immaginato così il primo derby? Sapevo che avevamo molte chance di vincere quella partita, avevo visto alla televisione negli altri derby che l’Inter vinceva spesso, ed era un momento speciale per me. Gioco con ottimi giocatori che mi fanno tanti assist. Lauti? è uno dei migliori attaccanti al mondo, mi dà tanto spazio in campo per fare quello che voglio ed è molto semplice giocare con lui.” – Marcus Thuram
Tantissima Inter anche nella top-11 2023/2024, con ben sette giocatori nerazzurri inseriti nella formazione ideale della passata stagione: Yann Sommer, Alessandro Bastoni, Federico Dimarco, Hakan Calhanoglu, Nicolò Barella, Lautaro Martinez e Marcus Thuram.
“Sono molto felice e orgoglioso di aver ricevuto questo premio, ringrazio tutti quelli che mi hanno votato, è un momento speciale per me. Onana ha fatto un grande lavoro all’Inter, è un grande portiere, è sempre una grande sfida arrivare dopo un portiere così ma il mio obiettivo è sempre mantenere il mio stile e aiutare la squadra con le mie performance. ” – Yann Sommer
“Da ormai sei anni porto avanti la filosofia di interpretare questo ruolo in maniera differente. Ho avuto grandi maestri che mi hanno aiutato e ringrazio mister Inzaghi con cui ho avuto un’evoluzione in questi ultimi quattro anni che mi ha portato a diventare la miglior versione di me stesso. ” – Alessandro Bastoni
“L’anno scorso è stato qualcosa di straordinario aver scritto una pagina così importante della storia dell’Inter, per me a maggior ragione perchè sono cresciuto con questa maglia. Il regalo a tutti i dipendenti? Lo Scudetto l’abbiamo vinto insieme a tutti quelli che lavorano per questo Club, per me l’Inter è una famiglia. ” – Federico Dimarco
“Ringrazio il mister, lo staff tecnico e i miei compagni. Giocare con Bare, Zielinski, Miki, Frattesi è facile. Sì sono migliorato e voglio ancora crescere, sono in una bellissima squadra e voglio continuare così. ” – Hakan Calhanoglu
“Stiamo lavorando bene, abbiamo dimostrato che chiunque giochi, tutti fanno parte di un progetto, di questa idea del mister che ci rende liberi di esprimerci. Questo è un bene per tutti, abbiamo dimostrato che chi gioca fa il bene dell’Inter. Quando lavori bene e gli altri riconoscono il tuo lavoro è un motivo d’orgoglio. Noi cerchiamo sempre di alzare l’asticella, gli altri cercano di metterci pressione ma a noi piace la pressione e cercheremo di vincere tutto quello che potremo, sapendo che è difficile e che ci vuole a volte tempo, a volte fortuna ma ci proveremo in tutti i modi. ” – Nicolò Barella
Inter grande protagonista all’edizione 2024 del “Gran Galà del Calcio AIC”, l’’esclusivo appuntamento organizzato dall’Associazione Italiana Calciatori. A margine della cerimonia, i protagonisti presenti hanno commentato la serata.
Giuseppe Marotta, Presidente e CEO Sport Inter
Giuseppe Marotta, Presidente e CEO Sport Inter – “Questo premio è una grandissima soddisfazione personale e di rappresentante di una società come l’Inter. Ho voluto ringraziare tutti quello che lavorano per questa società e ho voluto al mio fianco anche due importanti collaboratori come Zanetti e Ausilio a testimonianza dell’unità di intenti che c’è, tutti insieme abbiamo la possibilità di toglierci tante soddisfazioni e di regalare ai tifosi momenti magici. Siamo qui dopo che nella giornata di domenica abbiamo vissuto un momento di grande ansia, affrontato con grande patema d’animo. Le notizie che arrivavano pian piano ci confortavano, però lo stato d’animo di giocatori, allenatori e di noi dirigenti era di grande preoccupazione. Come ho detto ieri, il mondo del calcio ha dimostrato di essere molto unito, davanti a un fatto del genere le due squadre hanno deciso di non giocare, oggi le notizie oggi sono più positive. La situazione dell’Inter? Noi abbiamo un ruolino di marcia soddisfacente, in questo momento stiamo partecipando al Campionato e alla Champions nel migliore dei modi, tra poco entreranno in gioco la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana, ma sappiamo che come Inter dovremo onorare tutti gli impegni al massimo. Nel DNA dei grandi club c’è sempre l’ambizione di puntare traguardi importanti. La Champions League è uno di questi: abbiamo da poco giocato una finale cercando di vincerla, non ci siamo riusciti ma abbiamo fatto un’esperienza importante, che ci è servita negli anni. Non nascondo che vogliamo viverla come un fenomeno che ci possa portare in alto, nel rispetto degli avversari, ma nella consapevolezza delle nostre capacità e delle nostre forze.” – Giuseppe Marotta, Presidente e CEO Sport Inter
Simone Inzaghi
Simone Inzaghi – “Essere premiato questa sera è un giusto riconoscimento per quanto abbiamo fatto, condiviso con chi mi ha aiutato a vincere. Hanno votato i calciatori, quindi fa enormemente piacere. L’ho detto questa estate: vincere è difficile, rivincere ancora di più, ma siamo una squadra esperta e matura. Le altre si sono rinforzate tanto, e infatti sono in alto. Noi siamo lì e cercheremo di vendere cara la pelle, sapendo che ci sono tante partite e competizioni e non sarà facile. Ho una squadra esperta e di valore, sappiamo che abbiamo tanti impegni, ma dovremo rimanere sul pezzo. Sarà una stagione lunghissima, è una novità per tutti noi e ci adegueremo come abbiamo sempre fatto in questi anni. Questa squadre è altamente competitiva, io cerco sempre di fare il massimo con i giocatori e ho sempre avuto delle squadre competitive grazie ai nostri dirigenti. Gli avversari che temo? È una domanda difficile, per l’Europa vedete le difficoltà che ci sono, ci sono anche grandi squadre che sono in difficoltà e che si riprenderanno, mentre in Italia c’è un campionato equilibrato, ci sono tante squadre che non sono lì per caso, sarà un campionato ancora più avvincente rispetto agli ultimi. Turnover? Si fanno dei ragionamenti approfonditi e si cerca di fare il meglio per il bene dell’Inter, giochiamo tantissimo e noi allenatori dobbiamo tenerne conto.” – Simone Inzaghi
Lautaro Martinez
Lautaro Martinez – “È bello rivivere lo Scudetto della scorsa stagione: era il nostro principale obiettivo e abbiamo lavorato tantissimo per averlo, poi alzare il primo da capitano è stato bellissimo. Questi premi individuali sono importanti ma quello che conta è la squadra. Io sono un po’ in ritardo, devo lavorare ancora di più, ma è importante che l’Inter stia vincendo e che sia sempre lì in alto. I gol? Alla fine tutte le stagioni sono diverse e le partite si sviluppano in maniera differente, il gioco cambia e io devo lavorare per migliorare come ho sempre fatto. Cerco di dare una mano ai compagni, sono loro che mi rendono ogni giorno più forte. Thuram? È un grande giocatore e un bravo ragazzo, ci dà una grandissima mano. Noi lavoriamo ogni giorno per vincere, cerchiamo di alzare il livello per arrivare il più in alto possibile e ci alleniamo al massimo perché poi è quello che arriva in campo.” – Lautaro Martinez
Federico Dimarco
Federico Dimarco – “Personalmente sono vicino a Bove e alla sua famiglia, ci siamo presi un bello spavento ieri sera, non è stato facile: noi giocatori abbiamo reagito un po’ d’istinto, ci siamo trovati in difficoltà e ci siamo stretti intorno a lui per cercare di proteggerlo. Ci siamo trovati negli spogliatoi con i ragazzi della Fiorentina e abbiamo cercato di rimanere uniti perché non era un momento facile, in questi casi non ci sono bandiere o squadre e questo credo che sia un bel messaggio per il mondo del calcio. Per me lo Scudetto vinto è un motivo d’orgoglio, vale doppio come le due stelle che abbiamo messo sul petto. Essere qui in tanti stasera significa che abbiamo fatto un bel lavoro e siamo tutti felici e orgogliosi. La mia svolta? Credo sia stata nel secondo anno di Inzaghi, quando sono tornato dalla nazionale ho fatto due belle prestazioni e da lì mi è cambiata un po’ la carriera, grazie al mister e ai miei compagni che mi hanno messo nelle condizioni di rendere al meglio, al lavoro che faccio in campo e fuori, tutto mi ha aiutato a crescere e ad arrivare a questo livello.” – Federico Dimarco
Hakan Calhanoglu
Hakan Calhanoglu – “Fa molto piacere vivere una serata come questa, ritirare i premi ti rende sempre felice. Quello che è successo a Firenze è stato difficile per tutti mentalmente, siamo tutti con Edoardo quindi è normale pensare a lui in questo momento, la salute è la cosa più importante, gli dedichiamo questi premi. La nostra mentalità è quella di vincere sempre, non è facile, ci sono sempre partite complicate, come quella di Leverkusen che ci aspetta in Champions League. Anche il campionato è difficile, tutti si sono rinforzati, ma noi guardiamo solo a noi stessi. Come sto? Di solito ho sempre giocato senza infortuni, quest’anno ho avuto un problema un po’ più lungo ma sono contento di essere tornato. La Champions League: vogliamo essere protagonisti, per ora stiamo viaggiando a un ottimo ritmo, ma manca ancora tanto. In carriera ho vinto tanto, mi manca la Champions League, il mio sogno è questo e spero un giorno di alzare quel trofeo. ” Hakan Calhanoglu
Alessandro Bastoni
Alessandro Bastoni – “Siamo sulla buona strada, siamo partiti a rilento dal punto di vista mentale, forse avevamo perso un po’ di compattezza, ma ora siamo sulla buona strada. Il Napoli? Dobbiamo essere bravi a tenere il gap più basso possibile. La nostra idea è quella di affrontare tutte le nostre competizioni alla stessa maniera: tutti devono sentirsi parte della squadra, siamo un gruppo sano e il mister è molto bravo nelle rotazioni quindi la nostra mentalità è fare bene in tutte le competizioni.” – Alessandro Bastoni
Marcus Thuram
Marcus Thuram – “Quello che abbiamo vissuto a Firenze è stato un momento difficile per tutti noi e per il mondo del calcio. Ho saputo oggi che Edoardo sta meglio e rispondeva alle domande, questa è la cosa più importante. In questa stagione stiamo facendo bene, ma dobbiamo continuare il nostro lavoro. Per me l’Inter è una delle squadre più grandi al mondo, quando vai in campo con questi colori devi giocare sempre per vincere, noi cerchiamo di alzare sempre il livello per arrivare il più in alto possibile. Lautaro? Lui è il capitano, il nostro esempio ci aiuta tanto dentro e fuori dal campo e sono felice di giocare con lui. ” – Marcus Thuram
Yann Sommer – “Quanto successo a Firenze è stato uno shock per tutti noi. Sono molto contento di aver letto le notizie di oggi e vedere che Edoardo sta meglio, questa è la cosa più importante. L’obiettivo è di fare sempre meglio, però è la strada giusta per noi. Abbiamo cominciato questa stagione con qualche difficoltà ma ora stiamo meglio. Ora l’importante è difendere meglio, con tanta energia, come l’anno scorso. La Champions League: sappiamo che non è facile, ma deve essere per noi un obiettivo. ” – Yann Sommer
I lavoratori Volkswagen in sciopero davanti gli stabilimenti di Wolfsburg(Julian Stratenschulte/dpa via AP)
I sindacati allo scontro con l’azienda produttrice di auto: “La battaglia più dura che abbiano mai visto”
È iniziato losciopero “a oltranza” annunciato dai dipendenti di Volkswagen, in Germania. Tutti i dipendenti del principale produttore automobilistico europeo sono stati infatti chiamati a sospendere il lavoro a partire da oggi, lunedì 2 dicembre, per opporsi alle migliaia di tagli di posti previsti dal gruppo. Il periodo di dialogo sociale che la Germania ritiene obbligatorio si è infatti chiuso per 120.000 dipendenti del marchio alla mezzanotte di venerdì con un muro contro muro.
Le proteste a Wolfsburg, la “capitale” della Volkswagen – Thorsten Groger, negoziatore del potente sindacato dei metalmeccanici tedeschi, Ig Metall, ha avvertito l’azienda, senza giri di parole. “Se necessario, questa sarà la battaglia contrattuale collettiva più dura che Volkswagen abbia mai conosciuto“, le parole di Groger, ritenendo il management “responsabile, al tavolo delle trattative, per la durata e l’intensità del confronto“.
Sciopero dello stabilimento Volkswagen di Wolfsburg (Hendrik Schmidt/dpa via AP)
Nel giorno dello sciopero si sentono subito i primi effetti in borsa: Volkswagen ha perso l’1,46%. I lavoratori incrociano le braccia in tutti gli stabilimenti in Germania in segno di protesta ai tagli salariali e ai possibili licenziamenti da parte del gruppo automobilistico tedesco nel quadro di un rigoroso piano di riduzione dei costi per risollevare i risultati finanziari in calo.
Secondo il sindacato metalmeccanico IG Metall, che ha indetto l’azione, sono previste interruzioni del lavoro in tutto il Paese, compresa la sede centrale della principale casa automobilistica europea a Wolfsburg, nel nord della Germania.
I dipendenti Volkswagen in sciopero a Wolfsburg (Julian Stratenschulte/dpa via AP)
Cosa significa lo sciopero Volkswagen – Si tratta della prima tappa di un movimento sociale che potrebbe raggiungere proporzioni senza precedenti se la direzione e i rappresentanti dei lavoratori non riusciranno a trovare un accordo sulle misure per ripristinare la competitività del gruppo.
Simbolo delle difficoltà dell’industria tedesca, la crisi della Volkswagen assume una particolare risonanza nel bel mezzo della campagna elettorale per le elezioni parlamentari del 23 febbraio nella più grande economia europea.
Il sindacato dei metalmeccanici si è detto pronto “a un conflitto sociale come quello che la Germania non vede da decenni“. Gli effetti di questa protesta, per azienda e lavoratori, non sono ancora chiari.
Dumfries è stato tra i primi a soccorrere Bove, mentre Dimarco si è arrabbiato perché l’ambulanza non entrava in campo
Come un incubo. Perché incubo è stata la parola più usata dai giocatori interisti, da Inzaghi e dal suo staff anche a freddo, durante il viaggio di ritorno in treno verso Milano. La mente che ripercorreva quegli attimi tremendi, la paura, il senso di impotenza, la voglia di aiutare ma il non riuscire concretamente a rendersi utili. L’Inter ha lasciato Firenze con l’animo pesante. E sì, almeno rinfrancato dopo le prime buone notizie sulle condizioni di Bove. Ma difficile, anzi, impossibile staccare la testa e il pensiero da quanto accaduto al minuto 17 di questa maledetta domenica.
Barella e Cataldi. Getty
la paura – Sono stati proprio i giocatori dell’Inter i primi a rendersi conto della situazione. Il gioco era fermo, quando Bove si è accasciato dopo essersi in un primo momento rialzato lo ha fatto quasi cadendo addosso a Calhanoglu. E sotto gli occhi di Dumfries, che si è subito sbracciato per richiamare l’attenzione generale, soprattutto verso la panchina della Fiorentina e dello staff medico viola. Proprio l’olandese, insieme con Barella, è stato tra i primi a soccorrere Bove. E in campo è entrato immediatamente anche lo staff medico nerazzurro, per intervenire. Attimi concitati, confusione totale. Inzaghi ha subito capito la gravità della situazione. E’ scattato dalla panchina verso Bove, nella foga è anche scivolato, si è rialzato. Qualcuno urlava per “convincere” i sanitari a trasportare più velocemente la barella verso Bove. Dall’altra parte, intanto, Bastoni consolava l’amico Colpani, scosso come tutti, Thuram si è portato le mani in testa quasi a coprirsi gli occhi per non vedere. E poi spontanea, tra i giocatori, è nata l’idea di comporre un cerchio intorno al giocatore a terra. È stata l’immagine più simbolica della serata, come a voler stringere in un abbraccio il centrocampista della Fiorentina, ma allo stesso tempo anche a volerlo proteggere da telecamere e occhi indiscreti.
non si gioca – È stato Arnautovic, che mentre Bove si accasciava stava discutendo con un tifoso in tribuna, il primo a rompere il silenzio via social: “Forza Edoardo, siamo tutti con te! Tornerai più forte”, il bel messaggio dell’austriaco, al quale via via si sono accodati i compagni e l’Inter tutta, con un messaggio di vicinanza. Al rientro negli spogliatoi, subito dopo la sospensione della partita, quasi tutti i giocatori della Fiorentina erano in lacrime, ma anche Lautaro e compagni non sono riusciti a controllare tutte le emozioni. Proprio Barella e il capitano, appena hanno incrociato il presidente Beppe Marotta, hanno subito fatto presente che in nessun caso al mondo avrebbero mai ricominciato a giocare, anche a fronte di notizie positive provenienti dall’ospedale. Notizie che poi effettivamente sono arrivate, ad alleggerire un po’ la serata. Come pure è arrivata la spiegazione tecnica del perché l’ambulanza non sia entrata sul terreno di gioco: Dimarco era tra i più inviperiti in campo, insieme con il viola Ranieri, poi una volta chiarito che il protocollo prevede proprio questa procedura, gli animi si sono calmati. “Ci tengo a mandare un messaggio: come presidente dell’Inter in questo momento esprimo totale vicinanza alla Fiorentina e alla famiglia del ragazzo – ha detto Marotta -. Il calcio è una comunità e quando si vivono queste emozioni così, particolarmente negative, bisogna stringersi. Da qui è nata la decisione da parte di giocatori, staff, dirigenti e arbitro di interrompere la gara. Un gesto spontaneo, è il minimo che si potesse fare. Ho parlato con Pradè, la speranza è che Bove possa uscire velocemente da questa situazione drammatica. Gli auspico una pronta guarigione“. Augurio naturale, come naturale è sembrato anche a Simone Inzaghi lasciare liberi i giocatori dopo una serata così: oggi ad Appiano non sono previsti allenamenti, ripresa del lavoro fissata per domani. Magari con l’animo più leggero.
Diversi direttori di gara italiani sono stati sanzionati dall’Agenzia delle Entrate per mancati versamenti fiscali sui compensi UEFA tra il 2018 e il 2022
La Procura federale della FIGC ha aperto da alcuni giorni un’indagine sull’evasione fiscale degli arbitri. Diversi direttori di gara italiani, tra cui anche Daniele Orsato e Gianluca Rocchi (entrambi ritirati, con il secondo che ora ricopre l’incarico di designatore), sono stati sanzionati dall’Agenzia delle Entrate per mancati versamenti fiscali sui compensi UEFA tra il 2018 e il 2022.
L’impulso – come anticipato da La Repubblica – è arrivato da un esposto diretto al procuratore generale dello Sport, Ugo Taucer. La denuncia contestava appunto le violazioni del Codice di giustizia sportiva e del regolamento dell’Associazione italiani arbitri. Dopo aver analizzato l’esposto, Taucer ha invitato la procura FIGC ad aprire il procedimento, come da sua prerogativa in base allo Statuto del Coni.
La procura dovrà ora analizzare gli atti sui casi di evasione fiscale accertati dalla Guardia di finanza, che riguarderebbero una cinquantina di arbitri. Le contestazioni riguardavano soldi guadagnati all’estero su cui non sono state pagate le tasse. Gli avvisi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, emessi a metà 2024, hanno spinto quasi tutti i coinvolti a sanare la loro posizione tramite il ravvedimento operoso, beneficiando così di sanzioni ridotte.
Una volta chiuse le indagini, che appunto saranno brevi, la Procura FIGC deciderà se far partire i deferimenti. Potrebbero essere contestati l’articolo 4 del Codice di giustizia sportiva, che rimanda ai principi di «lealtà, correttezza e probità», così come l’articolo 42 del regolamento AIA, che agli arbitri richiede un comportamento improntato «ai principi di lealtà, trasparenza, rettitudine e della comune morale, a difesa della credibilità ed immagine dell’AIA». In base alle norme, gli arbitri coinvolti rischiano una sanzione che può andare dalla semplice ammenda fino alla squalifica o inibizione.
Lunedì, 02 dicembre 2024
Gravina, chiuse le indagini sul presidente della Figc: è accusato di appropriazione indebita
La notizia arriva a ridosso della votazione per il rinnovo dei vertici della federazione. Nel mirino dei pm ci sono i diritti della Lega Pro e uno scambio di libri antichi. Il presidente sotto inchiesta anche per autoriciclaggio
Tecnicamente manca ancora la richiesta di rinvio a giudizio e l’udienza preliminare che, se reggeranno le accuse della procura di Roma, potrebbe costare a Gravina un posto riservato nel banco degli imputati. Da un punto di vista elettorale è una corsa contro il tempo. Ma dalle parti di piazzale Clodio la giustizia fa il suo corso a prescindere. Tutto per una compravendita di libri pregiati e antichi, di cui Gravina è cultore e collezionista.
Secondo il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, il numero uno del calcio italiano avrebbe mascherato dietro quell’affare un guadagno illecito.
Nel 2018, quando era ai vertici della Lega Pro, Gravina avrebbe ottenuto una ricompensa personale per aver conferito a un colosso del settore, la Isg, l’incarico di migliorare gli standard qualitativi della piattaforma di distribuzione degli eventi sportivi della Lega Pro e di progettare sistemi contro la pirateria. In giuridichese si parla di “appropriazione indebita in danno della Lega Pro mediante la sottoscrizione di un contratto di consulenza con la società inglese Isg a valori di gran lunga superiori a quello effettivo”.
Per aver affidato quella consulenza avrebbe dunque intascato del denaro, circa 200.000 euro, e poi lo avrebbe cercato di nascondere.
Due reati. Per scoprire il primo, i pm hanno seguito il denaro scoprendo che Gravina, tramite un paio di società che si sono rimpallate l’incarico, ha trovato un acquirente che in fine non ha finalizzato l’affare permettendo al presidente di guadagnare il “prezzo d’opzione”.
Si tratta di un’azienda inglese, la Ginko investment limited, “riconducibile all’imprenditore italiano Giovanni Prandi, leader della Assist group, in rapporti personali e commerciali con Figc/Gabriele Gravina”. La Ginko ha poi concluso l’affare con la Isg.
Il secondo reato ipotizzato riguarda invece il riciclaggio: avrebbe destinato la somma per pagare le rate di un mutuo per un appartamento a Milano. Una ricostruzione contro la quale gli avvocati che assistono Gravina, Leo Mercurioe Fabio Viglione, si sono sempre battuti. Ricordando anche che l’indagine Gravina è nata da un’attività non autorizzata di Pasquale Striano, il finanziere della Dna che accedeva abusivamente alle banche dati dell’Antimafia. Avrebbe iniziato a indagare dopo essersi incontrato con “persone vicine a Claudio Lotito, il quale aveva avuto ragioni di contrasto con il presidente della Figc, Gabriele Gravina”, ricordano gli atti sul finanziere spione.
UFFICIALE: rinviata Fiorentina-Inter. Lo comunica la Lega Serie A
partita rinviata “La partita non riprenderà e viene rinviata a data da destinarsi. A gioco interrotto Bove è crollato a terra ed è subito parsa molto seria la situazione. Un’ambulanza ha portato via il giocatore, si aspettano notizie”. Lo scrive la Lega Serie A.
La partita non riprenderà e viene rinviata a data da destinarsi. A gioco interrotto Bove è crollato a terra ed è subito parsa molto seria la situazione. Un ambulanza ha portato via il giocatore, si aspettano notizie.
18:22 – negli spogliatoi – Doveri manda tutti negli spogliatoi. Si ferma ufficialmente la partita. “Gara sospesa per emergenza medica” fa sapere la Lega Serie A.
18:20 –gioco fermo – Mani nei capelli, preoccupazione, lacrime. Sono attimi di paura al Franchi.
18:19 – 17′ – paura in campo– È caduto in mezzo al campo in modo innaturale Edoardo Bove a gioco fermo. Allarme tra i giocatori che fanno scudo per evitare che le telecamere riprendano.
Atmosfera di grande preoccupazione all’Artemio Franchi dopo che il centrocampista viola è caduto per terra senza dare segni di conoscenza: gli aggiornamenti
I primi soccorsi dopo il malore di Bove ((Photo by Massimo Paolone / LaPresse)
Edoardo Bove si è accasciato al suolo durante Fiorentina-Inter. Il centrocampista viola di 22 anni è caduto sul terreno di gioco senza conoscenza con i giocatori in campo che hanno invocato a gran voce l’intervento dei medici. In molti sono in lacrime: un’ambulanza è entrata in campo per soccorrerlo e ha lasciato lo stadio per trasportarlo in ospedale. Non sono chiare le sue condizioni di salute, ma le prime notizie filtrate dall’ospedale parlano di una crisi epilettica e non di un malore di natura cardiaca. La gara è stata sospesa a data da destinarsi.
Il malore e i soccorsi per Bove – A quanto risulta dalle prime informazioni, Bove si stava allacciando gli scarpini e, dopo essersi alzato, è crollato a terra. Il gioco era fermo per un gol annullato a Lautaro Martinez, quando il centrocampista viola è crollato a terra, venendo subito circondato dai compagni di squadra e dagli avversari.
I primi momenti dopo il malore di Bove durante Fiorentina Inter (Photo by Massimo Paolone/LaPresse)
L’arbitro Doveri ha sospeso la partita e mandato le squadre negli spogliatoi dopo l’intervento dell’ambulanza che ha trasportato Bove all’Ospedale Careggi, a poca distanza dallo stadio Artemio Franchi. La Lega Serie A ha fatto sapere che la gara è stata “sospesa per emergenza medica“.
Come sta Bove dopo il malore: le ultime notizie dall’ospedale– Secondo quanto riportato dall’Adnkronops, dopo il malore Bove ha ripreso conoscenza e respira autonomamente. Più fonti riportano la medesima notizia sulle condizioni di salute del centrocampista della Fiorentina.
Dalle prime notizie Edoardo Bove avrebbe ripreso conoscenza e parlato con chi gli stava accanto. Una crisi epilettica avrebbe causato il malore con arresto cardiaco in campo: il giocatore ora è vigile, con lui ci sono lo staff medico viola e alcuni dirigenti. A breve il giocatore verrà sottoposto a tac, aveva degli spasmi. Dalle immagini video si vede il centrocampista, 22 anni, che dopo essersi allacciato le scarpe si rialza, fa due passi poi barcolla e s’accascia a terra privo di sensi, vicini a lui ci sono Dumries e Calhanoglu che si sono subito accorti della situazione grave, poi sono accorsi tutti gli altri giocatori e i compagni di Bove, con le lacrime e i le mani fra i capelli.
Dopo il basket, il calcio. Continua la ‘stretta’ sui tifosi serbi, a cui di fatto viene vietato dal prefetto di assistere all’incontro di calcio tra Milan e Stella Rossa in programma allo stadio Meazza l’11 dicembre. Lo ha stabilito il prefetto di Milano, Claudio Sgaraglia, adottando prescrizioni per tutela dell’ordine e dell’incolumità pubbliche.
In particolare, è stato stabilito il divieto di vendita dei biglietti allo stadio per i residenti in Serbia, l’incedibilità dei biglietti e la vendita, in generale, ai soli possessori della “tessera del tifoso” del Milan. Nei giorni scorsi un simile provvedimento era stato assunto per la partita di pallacanestro tra Olimpia Milano e Stella Rossa al Forum di Assago. A settembre era successo invece per Inter-Stella Rossa.
Quello che si teme è un possibile “scontro” tra tifosi serbi e romanisti. Questo per i fatti del 4 febbraio 2023, quando un gruppo di tifosi serbi era entrato in contatto con tifosi giallorossi a margine di Roma-Empoli. Ai tifosi della Roma erano stati rubati due striscioni: uno di questi era stato poi esposto, rovesciato, durante una partita della Stella Rossa in Serbia. Un affronto che i tifosi romanisti hanno poi cercato di “vendicare“.