L’intensità del virus molto alta in Basilicata e Campania, media in Molise, Puglia e Sardegna. Bassa in tutte le altre regioni
L’incidenza totale delle infezioni respiratorie acute nella comunità, nella settimana dal 19 gennaio al 25 gennaio, “è stata pari a 11,3 casi per 1.000 assistiti, in diminuzione rispetto alle 12,7 della settimana precedente“. Lo afferma il rapporto della sorveglianza RespiVirNet, pubblicato oggi e da quest’anno in forma interattiva. “Sono stati stimati circa 621mila nuovi casi, con un totale dall’inizio della sorveglianza di circa 9,8 milioni di casi. dove aumenta rispetto alla settimana precedente con circa 40 casi per 1.000 assistiti, rispetto ai 33 casi per 1.000 assistiti riportati la settimana precedente“, precisa il bollettino.
Intensità alta in due regioni, il quadro – “L’intensità è molto alta in Basilicata e Campania, media in Molise, Puglia e Sardegna e bassa in tutte le altre regioni e eccetto la Liguria, dove è tornata a livello basale – continua il bollettino Nella settimana 2026-04, nella comunità si registra per influenza un tasso di positività del 26,6%, mentre nel flusso ospedaliero è pari al 24,3%. La sorveglianza delle forme gravi e complicate di influenza evidenzia un numero di casi nella terza settimana settimana (12-18 gennaio) in diminuzione rispetto alla stessa settimana della stagione precedente. Il sottotipo più prevalente tra le forme gravi è A(H1N1)pdm09. Si segnala che la maggior parte dei casi di influenza grave e complicata riguarda persone non vaccinate“.
Domina il virus A(H3N2) – “Per quanto riguarda la caratterizzazione dei virus influenzali, nella comunità la percentuale di virus A(H3N2) risulta maggiore rispetto ai virus A(H1N1)pdm09. Nel flusso ospedaliero, tra i virus sottotipizzati, si osserva una percentuale lievemente più alta di virus A(H1N1)pdm09 rispetto ai virus A(H3N2). Ad oggi nessun campione è risultato essere positivo per influenza di tipo A “non sottotipizzabile” come influenza stagionale, che potrebbe essere indicativo della circolazione di ceppi aviari. Le analisi di sequenziamento condotte sul gene HA dei virus influenzali A(H3N2) evidenziano che nell’ambito del più ampio clade 2a.3a.1, il subclade K rimane prevalente. Per quanto riguarda i virus influenzali A(H1N1)pdm09, la maggior parte dei ceppi si raggruppa nel subclade D.3.1.1″, conclude il bollettino.
Bassetti: “Quella di Natale è stata una settimana tosta, con un aumento importante dei casi che cresceranno ancora di più la successiva”
“Una settimana tosta” per l’influenza che, complice la variante K, costringe al letto tanti italiani tra Natale 2025 e Capodanno. Il nuovo bollettino sull’andamento dell’influenza in Italia verrà pubblicato lunedì 29 dicembre e quindi “non sappiamo esattamente quello che è successo nella settimana di Natale”, dice il professor Matteo Bassetti, primario di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova.
“Ma ciò che si percepisce sentendo le persone, e guardando i ricoveri in ambito ospedaliero, è che è stata una settimana davvero tosta, con un aumento importante nel numero dei casi di influenza, e probabilmente ce ne saranno ancora di più nella settimana successiva“, aggiunge prima di evidenziare che, tra i sintomi ‘tradizionali‘, ci sono anche disturbi non sempre associati all’influenza.
Il sintomo ‘extra’ – “Attenzione: l’influenza di quest’anno dove colpisce? C’è la classica febbre a 38, 38 e mezzo, ma soprattutto” un interessamento della “pancia, con nausea, vomito e diarrea“, dice Bassetti, sottolineando che “è’ una forma davvero importante che colpisce anche la pancia“.
I fastidi e i sintomi ben noti a chi è stato colpito dal virus variano dal dolore diffuso (alla schiena e alle articolazioni, mal di testa, mal d’orecchie, mal di pancia), alla febbre (superiore a 38,5°), dalla tosse (secca o catarrosa) al mal di gola, passando per il naso che cola.
Oms: “Cominciata 4 settimane prima con 90% casi causati dalla nuova variante, vaccino resta miglior difesa”
“Una stagione precoce e intensa” quella dell’influenza di quest’anno, che si sta diffondendo nella Regione Europea “prima del solito, con un nuovo ceppo virale dominante che sta mettendo sotto pressione i sistemi sanitari di alcuni Paesi“. A confermarlo è l’ufficio regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l’Europa. Oltre la metà della regione si trova nella morsa del ‘super virus‘, secondo i dati diffusi oggi.La stagione influenzale è iniziata circa 4 settimane prima rispetto alle stagioni precedenti, e almeno 27 dei 38 Paesi della Regione europea dell’Oms che hanno comunicato i dati stanno ora registrando un’attività influenzale elevata o molto elevata. In 6 Paesi – Irlanda, Kirghizistan, Montenegro, Serbia, Slovenia e Regno Unito – più della metà dei pazienti sottoposti a test per sindrome simil-influenzale è risultata positiva all’influenza in questa fase della stagione.
Il nuovo ceppo – “L’influenza arriva ogni inverno, ma quest’anno è un po’ diverso“, osserva Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell’Oms Europa. “Un nuovo ceppo, il sottoclade K dell’influenza A H3N2, sta causando infezioni, sebbene non vi siano prove che causi una malattia più grave. Questa nuova variante dell’influenza stagionale rappresenta ora fino al 90% di tutti i casi confermati nella regione europea. Ciò dimostra come anche una piccola variazione genetica nel virus influenzale possa esercitare un’enorme pressione sui nostri sistemi sanitari, poiché le persone non hanno un’immunità consolidata” contro il nuovo ceppo.
L’Oms Europa invita a vaccinarsi ed evidenzia che, “sebbene non possa prevenire l’infezione, i primi dati provenienti dal Regno Unito confermano che l’attuale vaccino antinfluenzale stagionale riduce il rischio di gravi conseguenze per la salute causate dal virus A H3N2. La vaccinazione rimane la misura preventiva più importante” contro le complicanze. Lo è “particolarmente per i soggetti a più alto rischio, inclusi gli anziani, le persone con patologie pregresse, le donne in gravidanza e i bambini. Anche gli operatori sanitari sono un gruppo prioritario per la vaccinazione, al fine di proteggere la propria salute e quella dei loro pazienti“.
Quando ci sarà il picco – Come in altre stagioni, i bambini in età scolare sono“i principali motori della diffusione nella comunità“. Mentre gli adulti di età pari o superiore a 65 anni costituiscono “la maggior parte dei casi gravi che richiedono il ricovero ospedaliero“, evidenziando la priorità di questi gruppi per la vaccinazione. I casi, avverte l’Oms Europa, continueranno ad aumentare fino al picco della stagione influenzale, “probabilmente tra fine dicembre e inizio gennaio“. La maggior parte delle persone guarirà dall’influenza spontaneamente. Ma “le persone con sintomi gravi o altre patologie dovrebbero consultare un medico“, avverte l’ufficio regionale dell’agenzia Onu per la salute, ribadendo “le misure comprovate per limitare la trasmissione e salvare vite umane“, cioè in primis la vaccinazione. “Vaccinarsi è la migliore difesa soprattutto per i gruppi ad alto rischio e gli operatori sanitari, che dovrebbero anche seguire le misure di prevenzione delle infezioni e indossare una mascherina quando necessario”.
Come frenare la diffusione dell’influenza? – L’Oms Europa raccomanda di “restare a casa se non ci si sente bene. In caso di sintomi respiratori, indossare una mascherina in pubblico per evitare di trasmettere il virus ad altri. E quando si starnutisce o tossisce, coprire bocca e naso“. Altre misure utili da applicare: lavarsi regolarmente le mani e aprire frequentemente finestre e porte per migliorare il flusso d’aria negli ambienti interni.
“L’attuale stagione influenzale, sebbene grave, non rappresenta il livello di emergenza globale che abbiamo affrontato durante la pandemia di Covid-19 – riflette Kluge – I nostri sistemi sanitari hanno decenni di esperienza nella gestione dell’influenza, disponiamo di vaccini sicuri che vengono aggiornati annualmente e abbiamo un chiaro manuale di misure protettive efficaci. Se utilizziamo gli strumenti comprovati che già abbiamo – vaccinazioni, comportamenti attenti alla salute e sistemi sanitari pubblici solidi per proteggere i più vulnerabili – allora supereremo questa prevedibile tempesta stagionale. È inoltre fondamentale, nell’attuale clima di disinformazione, cercare informazioni credibili da fonti attendibili come le agenzie sanitarie nazionali e l’Oms. In una stagione influenzale difficile, informazioni affidabili basate su prove scientifiche possono salvare vite umane“.
Dopo più di quattro decenni senza casi ufficiali, l’Europa torna a confrontarsi con una malattia infettiva ormai molto rara: la lebbra. Diversi casi sono stati registrati a partire dalla scorsa settimana in Romania e in Croazia. La notizia, confermata dalle autorità sanitarie, ha acceso l’attenzione dell’opinione pubblica, pur senza destare allarme epidemico.
I casi in Romania
Le misure delle autorità
Rischio basso per la popolazione
Il caso in Croazia
Una malattia curabile
1 – I casi in Romania – Il primo caso accertato in Romania riguarda una donna di origine asiatica che lavorava in un centro benessere nella città di Cluj-Napoca, nel nord-ovest del Paese. Altre tre persone legate allo stesso contesto sono state sottoposte ad accertamenti medici e sono risultate positive alla lebbra, mentre alcuni casi sospetti restano sotto osservazione. Si tratta dei primi casi segnalati in Romania dal 1981.
2 – Le misure delle autorità – In via precauzionale, le autorità locali hanno disposto la chiusura temporanea del centro benessere, avviando una sanificazione straordinaria degli ambienti e un’indagine epidemiologica per ricostruire i contatti stretti delle persone coinvolte. Tutti i soggetti potenzialmente esposti sono stati invitati a sottoporsi a controlli sanitari.
Il Ministero della Salute rumeno ha chiarito che la situazione è sotto controllo e che non vi sono elementi che facciano temere una diffusione su larga scala.
3 – Rischio basso per la popolazione – Gli esperti ricordano che la lebbra, nota anche come morbo di Hansen, non è altamente contagiosa. La trasmissione avviene solo attraverso contatti prolungati e ravvicinati con persone non ancora in trattamento. Una volta iniziata la terapia antibiotica, il rischio di contagio si riduce drasticamente.
«Non esiste alcun pericolo di epidemia», hanno sottolineato i medici infettivologi, spiegando che nei Paesi europei i casi di lebbra sono generalmente importati e isolati, spesso legati a persone provenienti da aree del mondo dove la malattia è ancora presente.
4 – Il caso in Croazia – La vicina Croazia ha registrato un caso isolato della malattia, segnalato in un lavoratore di origine nepalese residente da due anni nel paese. Secondo l’Istituto Croato di Sanità Pubblica, il paziente ha ricevuto terapia antibiotica immediata e tutte le persone che erano state in contatto stretto con lui sono state inserite in un programma di chemioprofilassi preventiva, senza alcun rischio attuale per la salute pubblica. L’ultimo caso registrato risaliva al 1993.
5 – Una malattia curabile – Oggi la lebbra è completamente curabile se diagnosticata in tempo. Le terapie moderne permettono di evitare le complicanze più gravi, che in passato hanno contribuito allo stigma e alla paura associati a questa malattia.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ribadisce che la diagnosi precoce e l’accesso alle cure sono strumenti fondamentali per prevenire disabilità e interrompere la trasmissione.
“In linea di principio, il virus H5N1 ha tutte le carte in regola per scatenare una pandemia”, afferma il virologo Klaus Stöhr in un rapporto. L’influenza aviaria si sta attualmente diffondendo in Germania
Sempre più allevamenti di pollame in Germania sono colpiti dall’influenza aviaria. Dall’inizio di settembre, l’Istituto Friedrich Loeffler ha registrato circa 31 focolai del virus negli allevamenti e 131 casi di influenza aviaria negli uccelli selvatici.
Quest’autunno, secondo l’Istituto Friedrich Loeffler, si sta verificando un fenomeno insolitamente precoce e rapido. È stato necessario abbattere più di 500mila polli, anatre, oche e tacchini. Un numero particolarmente elevato di casi è stato registrato nella Germania orientale e nella Bassa Sassonia.
Secondo l’istituto, l’influenza aviaria è una malattia infettiva altamente contagiosa e rapidamente letale in molte specie di uccelli e pollame. In un prossimo futuro, ci si deve aspettare una diffusione su larga scala a causa dell’attività migratoria, ha dichiarato l’istituto in un comunicato stampa. Il rischio è stato classificato come “alto“.
I rischi causati dall’influenza aviaria – “In linea di principio, il virus H5N1 ha tutte le carte in regola per scatenare una pandemia“, ha dichiarato il virologo Klaus Stöhr all’agenzia di stampa tedesca Dpa.
Stöhr, anche responsabile del programma antinfluenzale dell’Organizzazione mondiale della sanità ha sottolineato che il rischio di infezione per gli esseri umani è stato finora estremamente basso.“Chiunque si imbatta in animali morti, ad esempio durante una passeggiata, non deve toccarli, deve tenersi a distanza, tenere a bada il proprio cane e informare l’ufficio veterinario competente“, ha consigliato il virologo.
Gli animali morti non devono essere spostati e devono essere raccolti solo dall’ufficio veterinario. Quest’autunno le gru sono tra le specie particolarmente colpite.
Un operaio mette una gru morta nella benna di un trattore a Fehrbellin, in Germania, venerdì 24 ottobre 2025. AP Photo
In tutto il mondo si sono verificati casi di diffusione del virus da parte di pollame selvatico. “Ciò significa chele possibilità di trasmissione e adattamento all’uomo sono infinitamente più numerose. Questo rischio non deve essere sottovalutato“, ha affermato Stöhr.
Allo stesso tempo, si possono prendere buone precauzioni per prevenire un’epidemia di questo tipo. “Le pandemie ci sono sempre state e una buona pianificazione delle pandemie è la migliore preparazione“, ha precisato il virologo. Le precauzioni possono essere prese monitorando il bestiame, sviluppando nuovi vaccini e piani pandemici globali.
In Germania necessario un intervento urgente per contenere la diffusione dell’aviaria – Secondo l’Istituto Friedrich Loeffler, il picco della migrazione degli uccelli deve ancora arrivare. Gli allevamenti di pollame sono quindi ancora chiamati a rispettare rigorosamente le misure igieniche. Per contenere la malattia, in molte regioni sono state istituite zone di protezione con requisiti aggiuntivi.
“Siamo già in una fase iniziale ma forte dell’epidemia: gli allevamenti di galline ovaiole e tacchini in sistemi aperti e all’aperto sono particolarmente colpiti“, ha spiegato Hans-Peter Goldnick, presidente dell’Associazione tedesca del pollame (Zdg).
Goldnick avverte che i politici devono ora intervenire per contenere l’ulteriore diffusione. Non si possono escludere strozzature nell’approvvigionamento di uova e carne di pollame. “Chiediamo agli Stati federali di agire subito. Aspettare non è un’opzione”, ha dichiarato Goldnick.
Il ministero federale dell’Agricoltura sta rispondendo. Il ministro Alois Rainer chiede una stretta collaborazione tra i governi federali e statali per proteggere il bestiame. Vuole inoltre chiedere all’Ue un aumento del massimale di risarcimento da 50 euro a 110 euro.
Aumentano le vaccinazioni contro aviaria e Covid-19 in Germania – Il Comitato permanente per le vaccinazioni (Stiko) e le associazioni dei farmacisti consigliano alle persone a rischio di vaccinarsi contro l’influenza.Chi lavora con determinati animali o ha contatti privati con essi dovrebbe evitare una doppia infezione da influenza stagionale e aviaria.
A causa del rischio di influenza aviaria, la Stiko aveva già esteso la sua raccomandazione all’inizio dell’anno, ha dichiarato Thomas Preis, presidente dell’Associazione federale delle associazioni dei farmacisti tedeschi, alRheinische Post.
“Tutti coloro che hanno contatti professionali e privati con pollame, uccelli selvatici, maiali e foche dovrebbero essere vaccinati contro l’influenza per evitare di contrarre l’influenza e l’influenza aviaria allo stesso tempo“, ha continuato Preis.
Nella stagione vaccinale 2024/2025, circa 122mila persone sono state vaccinate contro l’influenza e circa 80mila contro il coronavirus nelle farmacie, un numero significativamente maggiore rispetto al passato, secondo un rapporto delle associazioni dei farmacisti.
Per Preis“L’obiettivo è prevenire la comparsa di una nuova variante dell’influenza aviaria, che potrebbe essere trasmessa da persona a persona e costituire il punto di partenza di una nuova pandemia“.
Le analisi hanno confermato la positività per salmonella non tifoidea in 19 casi, mentre per gli altri gli esami sono ancora in corso
In provincia di Reggio Emilia è allerta salmonella. Il dipartimento di sanità pubblica della Regione ha reso noto di aver ricevuto oltre 50 segnalazioni di sospette tossinfezioni alimentari nelle ultime tre settimane. La maggior parte delle persone presentava febbre associata a sintomi gastrointestinali (come diarrea, febbre, crampi addominali, nausea, vomito). Solo per tre pazienti è stato necessario il ricovero in ospedale, mentre in tutti gli altri casi l’infezione si è risolta in pochi giorni. L’Ausl locale spiega che le analisi hanno confermato la positività per salmonella non tifoidea in 19 casi, mentre per gli altri gli esami sono ancora in corso.
Allarme salmonella a Reggio Emilia, le persone coinvolte avevano mangiato in esercizi pubblici – Al momento non è chiaro cosa abbiano mangiato le persone rimaste intossicate, ma c’è un indizio non trascurabile: la maggior parte di loro, spiega infatti il dipartimento di sanità, nei giorni precedenti all’insorgenza dei sintomi ha consumato almeno un pasto anche “in pubblici esercizi della provincia di Reggio Emilia“. Quali siano i locali dove abbiano pranzato o cenato è per ora ignoto. Sul punto l‘Ausl fa sapere che “gli esiti analitici delle indagini ambientali e alimentari sono ancora in corso“.
Infezione da salmonella: come evitare i rischi– I casi registrati sono di salmonella Cnon tifoidea. La salmonellosi è un’infezione dell’apparato digerente provocata da un gruppo di batteri della famiglia Enterobacteriaceae, del genere Salmonella. Come spiega l’istituto superiore di sanità si trasmette per via oro-fecale, “attraverso l’ingestione di cibi o bevande contaminate o per contatto, attraverso la manipolazione di oggetti o piccoli animali in cui siano presenti le salmonelle“.
La salmonella non tifoidea è in particolare responsabile di oltre il 50% del totale delle infezioni gastrointestinale. Per evitare di correre rischi è fondamentale cuocere sempre bene i cibi, soprattutto se parliamo di pollo, carne di maiale e uova, e stare attenti all’igiene delle mani e delle superfici. Altre misure raccomandate sono il consumo di latte esclusivamente pastorizzato, il lavaggio accurato di frutta e verdura e la separazione degli alimenti crudi da quelli cotti.
Il fratello di Marco, professione agente, sta lottando dal settembre scorso contro la malattia: raccolti circa 25mila euro in un’ora. La moglie ha reso nota la sua situazione su GoFundMe
Dramma in casa Materazzi. Matteo, fratello di Marco e figlio di Beppe – ex allenatore di Bari, Lazio, Piacenza, Brescia, Padova e altri club – sta lottando contro la Sla. A rendere nota la notizia è stata la moglie Maura, che ha raccontato la storia di Matteo in occasione del lancio della raccolta fondi aperta per sostenere le cure su Gofoundme. Nella prima ora sono stati raccolti circa 25mila euro da più di 120 donatori, anonimi e non.
Il racconto – Questa la ricostruzione della moglie: “Sono Maura, la moglie di Matteo un papà di due splendidi ragazzi di 16 e 19 anni. Matteo ha 49 anni e nel settembre 2024 gli è stata diagnosticata una rara mutazione di SLA. La sua storia inizia a marzo 2024, quando pensando di avere un problema alla schiena comincia a zoppicare trascinando un po’ il piede sinistro. In poco tempo perde molto peso e fa sempre più fatica a camminare. Iniziamo a fare mille esami, dai quali però non risulta nulla“. Matteo ha perso l’uso delle gambe: “Ad agosto comincia a cadere frequentemente, la sua camminata diventa robotica, ogni passo è una fatica immane, così riusciamo a ottenere un appuntamento al centro Nemo di Roma col Proff. Sabatelli. Il 4 settembre riceviamo l’amara sentenza. In pochi mesi Matteo, per la precisione a fine dicembre, finisce in carrozzina perdendo velocemente l’uso delle gambe. Nemmeno le braccia funzionano più, muove solo un pochino le mani. La malattia sta avanzando molto velocemente e ha da poco preso anche la parte respiratoria“.
La raccolta fondi – Ha continuato la moglie: “L’obiettivo creare una terapia ASO personalizzata per la mutazione di Matteo (TDP-43). Ha già funzionato su alcune rare mutazioni di SLA, come la SOD1 e la FUS, solo che la mutazione di Matteo ha una difficoltà in più: la proteina che si accumula nelle sue cellule neuronali e che le intossica, facendole morire, è anche funzionale alla cellula stessa. Per questo motivo creare una terapia antisenso per Matteo è ancora più difficile.Abbiamo contattato la Columbia University di New York e il Dott. Shneider, pioniere di questa terapia, ma per creare degli ASO adatti a Matteo e a tutti quelli che hanno la stessa mutazione nella stessa variante servono 1 milione e mezzo di dollari, che ovviamente non abbiamo. Solo col vostro aiuto possiamo sperare di raggiungere queste cifre e magari salvare la vita non solo di Matteo, ma tutti quelli che vivono la sua condizione“. Tra i donatori, al momento, Gaia Lucariello – moglie di Simone Inzaghi -, l’agente Edoardo Crnjar e Arianna Rapaccioni, moglie di Sinisa Mihajlovic.
La vicenda a Tezze sul Brenta, in provincia di Vicenza
A Tezze sul Brenta, in provincia di Vicenza, due operai che stavano lavorando in una buca – alle 15.30 circa – sono stati colti da malore, probabilmente a causa del caldo. Uno dei due uomini è finita in coma: i soccorsi arrivati sul post hanno intubato il lavoratore e lo hanno trasportato in elicottero all’ospedale San Bassiano di Bassano del Grappa.
Emergenza caldo – L’Italia e il resto dell’Europa sono alle prese con un’ondata di calore senza precedenti. Quarantatre gradi in Spagna (dopo i 46 di sabato)e nel sud del Portogallo
Quaranta gradi in Francia e Italia, in particolare in Toscana e nelle zone interne della Sardegna. Ma anche in Lombardia dove un’ordinanza del presidente Attilio Fontana, prevede dal 2 luglio e fino al 15 settembre, lo stop dell’attività lavorativa all’aperto tra le 12:30 e le 16:00 nelle aree edili, cave, aziende agricole e florovivaistiche nei giorni in cui sarà segnalato su workclimate un livello di rischio ‘alto’.
Nel pomeriggio di ieri, una donna di 53 anni è morta a Bagheria, in provincia di Palermo, mentre passeggiava in via Aiello. Secondo quanto si apprende, la donna, che soffriva di patologie cardiache, è stata colta da malore per il gran caldo, perdendo i sensi e svenendo sul marciapiede. Per la signora non c’è stato nulla da fare. La salma è stata restituita alla famiglia per celebrare i funerali.
CALDO RECORD IN EUROPA
Gli effetti della canicola sulla salute
Alessandro Miani, presidente della Società Italianadi medicina ambientale
“Temperature eccessivamente elevate possono provocare disturbi lievi come crampi, svenimenti, edemi, ma anche problemi gravi,dalla congestione alla disidratazione, aggravando le condizioni di salutedi persone con patologie cronichepreesistenti” Alessandro Miani, presidente della Società Italianadi medicina ambientale
I rischi a cui prestare attenzione
Insolazione:
Determina anche eritemi e ustioni
Crampi, Edema:
Ritenzione idrica negli arti inferiore e vasodilatazione periferica prolungata
Congestione Disidratazione Colpo di calore
Malessere generale, mal di testa, nausea e vertigini
Quest’anno l’influenza ha colpito 17 milioni di italiani, causando un aumento delle polmoniti, specialmente tra anziani e immunodepressi. Per il fenomeno non esistono dati ufficiali dell’Iss, ma secondo la ricostruzione fornita da La Stampa in Italia si stimano circa 150.000 ricoveri e 9.000 decessi per polmonite e anche il virologo Matteo Bassetti segnala un aumento delle infezioni virali e batteriche: «Così tanti casi in ospedale di persone, giovani e meno giovani, con forme di polmonite influenzale non ne avevo mai viste».
Di seguito il perché di questo aumento, quali sono i sintomi della polmonite e come prevenirla.
Influenza e polmonite, la relazione – Negli ultimi mesi si è registrato un aumento significativo dei casi di polmonite, tanto che molti medici hanno parlato di una situazione inedita negli ospedali italiani. Alla base di questo incremento ci sono diversi fattori, a cominciare dall’ondata influenzale che ha colpito circa 17 milioni di persone. Il picco è arrivato più tardi rispetto agli anni precedenti e ha trovato una popolazione con meno difese immunitarie, specialmente nei confronti del virus H3N2, che aveva circolato poco negli ultimi tempi. Questo ha facilitato l’insorgenza di complicazioni, tra cui la polmonite, sia di origine virale che batterica.
L’aumento dei casi– Un altro aspetto da considerare è l’invecchiamento della popolazione. Gli anziani, in particolare quelli sopra gli 85 anni, sono più esposti alle infezioni respiratorie, soprattutto se soffrono di malattie croniche come diabete o patologie cardio-respiratorie. In questi soggetti, un’influenza può facilmente degenerare in polmonite, con un rischio più alto di ricovero ospedaliero. A questo si aggiunge la bassa copertura vaccinale. Un ulteriore elemento da non sottovalutare è il miglioramento degli strumenti diagnostici. Oggi i medici sono in grado di individuare con maggiore precisione e rapidità le polmoniti, sia virali che batteriche, il che ha portato a un apparente aumento dei casi.
L’assistenza territoriale – Infine, c’è la questione dell’assistenza territoriale, che in Italia presenta ancora molte lacune. Secondo gli esperti, oltre l’80% delle polmoniti potrebbe essere trattato a casa, ma spesso ciò non avviene perché manca un servizio capillare di medici che possano visitare i pazienti a domicilio. Questo porta a un numero di ricoveri ospedalieri più alto del necessario, sovraccaricando le strutture sanitarie.
I sintomi, come riconoscerla – La polmonite è un’infezione polmonare che può iniziare con sintomi simili a quelli di un’influenza, ma poi peggiorare. I segnali più comuni sono febbre alta, brividi, tosse (secca o con catarro), difficoltà respiratoria e dolore al petto. Spesso provoca anche affaticamento, mal di testa e perdita di appetito. Negli anziani può manifestarsi con confusione mentale e sonnolenza, mentre nei bambini con difficoltà nell’alimentazione. La malattia può essere batterica, virale o atipica, e se non trattata può portare a complicazioni gravi. È fondamentale riconoscere i sintomi e rivolgersi al medico in caso di febbre persistente o problemi respiratori. Una diagnosi precoce aiuta a gestire meglio la patologia e a ridurre i rischi.
Il vaccino – I vaccini contro influenza e pneumococco potrebbero prevenire molte forme di polmonite, ma vengono utilizzati ancora troppo poco. La vaccinazione antinfluenzale, ad esempio, copre solo il 18,9% della popolazione, lasciando scoperti molti soggetti a rischio. Questo è un problema non solo per la salute individuale, ma anche per il sistema sanitario, che si trova a dover gestire un alto numero di ricoveri evitabili.
Nelle aree pubbliche, comprese vie e strade, fatta eccezione per zone isolate dove si può stare a 10 metri dagli altri
Giovedì il comune di Milanoha ricordatoche dalprimo gennaio del 2025 il divieto di fumo all’aperto sarà esteso a tutte le aree pubbliche: il comune ha detto che il divieto include vie e strade e che le uniche eccezioni previste saranno le aree isolate in cui le persone possono mantenere almeno 10 metri di distanza le une dalle altre.
A Milano il divieto di fumo all’aperto era già in vigore dagennaio del 2021in parchi, fermate dei mezzi pubblici, aree gioco per bambini, aree per i cani, cimiteri e strutture sportive, per quanto poco osservato: è contenuto nel Regolamento comunale per la qualità dell’area (PDF), all’articolo 9. Quell’articolo prevedeva già che dal 1° gennaio del 2025 il divieto sarebbe stato esteso «a tutte le aree pubbliche o ad uso pubblico, ivi incluse le aree stradali, salvo in luoghi isolati dove sia possibile il rispetto della distanza di almeno 10 metri da altre persone».
Il divieto in questione riguarda esclusivamente il fumo di tabacco, ma non vale per le sigarette elettroniche: non è chiaro se includa anche i dispositivi che scaldano il tabacco senza bruciarlo. Non è chiaro nemmeno se, per come è formulato, il divieto includa gli spazi per i tavolini esterni di locali e ristoranti, cioè i dehors.
Il comune ha motivato il divieto con la necessità di tutelare la salute della cittadinanza, limitare il fumo passivo per i bambini, e di ridurre il PM10, ovvero il particolato formato da particelle con un diametro inferiore al centesimo di millimetro (10 micrometri) che riescono anche a depositarsi nei bronchi.
Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, il fumo di tabacco è lacausadella maggioranza dei tumori al polmone e di almeno l’80 per cento dei decessi causati da questo tipo di tumori. ll comune cita dati di Arpa Lombardia che dicono che il fumo di sigaretta contribuisce per il 7 per cento alle emissioni di PM10: il dato si riferisce in realtà a una categoria più ampia di sorgenti che comprendono, oltre alfumo di sigaretta, anche fuochi d’artificio.
Le autorità sanitarie di Oxford, vicino Boston, hanno invitato i residenti a non uscire di casa dopo il tramonto, per ridurre le probabilità di essere morsi dagli insetti portatori di encefalite equina orientale
Le autorità sanitarie di Oxford, una città di 13.300 abitanti a circa 50 miglia a sud-ovest di Boston, nel Massachusetts, ha invitato i residenti a non uscire di casadopo il tramonto a causa della diffusione di un virus mortale trasmesso dalle zanzare, nella speranza di ridurre le probabilità che le persone vengano morse dalle zanzare portatrici dell’encefalite equina orientale, EEE. La decisione è stata presa dopo che un cittadino è stato il primo essere umano a contrarre la rara e non curabile malattia, nota come “Tripla E”, a livello nazionale in quasi quattro anni.
La tripla E causa febbre e gonfiore cerebrale e può portare a convulsioni e coma.Un terzo delle persone infettate dall’EEE muore e quelle che si riprendono riportano spesso difficoltà fisiche e mentali che durano tutta la vita. Il coprifuoco al crepuscolo, che in Massachusetts cade intorno alle ore 20.00, è solo una raccomandazione, non una regola, ma i funzionari comunali sperano che spinga le persone a rientrare in casa prima delle ore di punta delle zanzare, riducendo il rischio di esposizione. Anche se non è un obbligo, il distretto scolastico locale applicherà il coprifuoco, il che significa che i programmi di doposcuola e gli sport potrebbero essere cancellati, terminati in anticipo o spostati al chiuso, cosa che molti genitori, studenti e atleti stanno contestando.
Quasi 1.000 residenti di Oxford hanno firmato una petizione online per mantenere aperti i campi sportivi. “Essere ascoltati è il nostro obiettivo numero uno, lasciateci decidere, sono un genitore, alleno mio figlio e sì, se succedono delle cose, posso prendere delle precauzioni”, ha dichiarato Josh Ziemski, vicepresidente dell’Oxford Webster Football and Cheer, alla riunione di mercoledì. “Questo è il nostro ultimo anno come cheerleader in questa squadra e sarebbe davvero sconvolgente se lo perdessimo”, ha detto Aria Fournier, una delle due sorelle parte della squadra di cheerleader. Sua madre, Sarah, ha aggiunto: “I numeri non richiedono le azioni drastiche che stanno cercando di intraprendere”.
“Pensiamo che i genitori debbano essere in grado di prendere decisioni come genitori, per i nostri figli, per il benessere dei nostri figli”, ha affermato Philip Davis, presidente della Oxford Little League. “Non vogliamo vedere un altro caso umano di EEE quest’anno”, ha sottolineato Rike Sterrett, direttore della sanità pubblica. “Uno è già troppo; anche se si sopravvive, di solito ci sono gravi impatti sulla salute, con complicanze neurologiche”, ha precisato Sterrett. I funzionari comunali hanno chiarito su Facebook: “Questa sera il Consiglio di Sanità si è riunito per la prima volta per essere aggiornato dal Direttore della Sanità Pubblica dal momento che la città di Oxford, insieme a tre comunità confinanti, è stata posta a rischio critico per l’EEE o Encefalite equina orientale”.
Il memorandum afferma chiaramente che tutte le leghe cittadine private possono continuare a scegliere di giocare al di là delle raccomandazioni del DPH e di quelle adottate congiuntamente da tutte e quattro le città che si trovano in questo stato critico. I funzionari non hanno reso noto il luogo o l’identità dell’uomo infetto, ma hanno detto che ha 80 anni, vive a Oxford e ha contratto la malattia la settimana scorsa. Il livello di rischio di AEE è stato innalzato a critico in quattro città e, a moderato in altre nove.
In una nota pubblicata dalla città di Oxford si legge che un familiare del contagiato, ricoverato in ospedale e “coraggiosamente in lotta contro questo virus”, ha contattato più volte i funzionari perché “vogliono che le persone siano consapevoli che si tratta di una malattia estremamente grave con terribili conseguenze fisiche ed emotive, indipendentemente dal fatto che la persona riesca a vivere dopo aver contratto il virus”. Tuttavia, le persone affette da casi gravi possono sviluppare meningite, gonfiore del cervello e del midollo spinale, o encefalite, gonfiore del cervello.
I sintomi includono febbre, mal di testa, vomito, diarrea, convulsioni, cambiamenti comportamentali, sonnolenza e persino coma.Non esiste un trattamento specifico per l’AEE, ma i medici forniranno cure di supporto per gestire i sintomi, come farmaci per il dolore e liquidi idratanti. Per il 33% circa delle persone affette da AEEche muoiono, il decesso avviene in genere da due a dieci giorni dopo la comparsa dei sintomi. Le persone che sopravvivono, invece, riportano danni cerebrali e disabilità continue che richiedono un’assistenza a lungo termine.
Secondo il CDC possono morire entro pochi anni dalla guarigione dall’infezione iniziale. Ogni anno negli Stati Uniti vengono segnalati solo pochi casi di EEE, il più delle volte negli Stati della costa orientale o del Golfo. Finora nel 2024 sono stati segnalati altri due casi di umani che hanno contratto EEE in altri due Stati, Vermont e New Jersey, e tutti e tre i pazienti statunitensi hanno sviluppato casi neuroinvasivi gravi. Nel 2019 è stato registrato un record di 38 casi. Gli esperti temono che l’aumento delle temperature, dell’umidità e delle precipitazioni possa portare a un incremento del virus. Questo si diffonde solo da zanzara a uomo, e cavallo, e non c’è trasmissione da uomo a uomo o da animale a uomo.
Per proteggersi dall’EEE, un avviso di salute pubblica della città di Oxfordraccomanda di indossare maniche e pantaloni lunghi, di evitare l’acqua stagnante e quella di raccolta, che fungono da terreno di coltura per le zanzare, di applicare repellenti per insetti e di evitare le ore di punta per le zanzare, dal tramonto all’alba. Nella nota si legge anche che un cavallo infettato dall’EEE nel vicino Connecticut è morto a causa del virus. Nel 2019 in Massachusetts si sono verificati 12 casi umani di EEE e sei persone sono morte. Nel 2020 sono stati registrati cinque casi umani e un decesso.
Dal 2021 al 2023 non si sono verificati casi o decessi, secondo il Dipartimento di sanità pubblica del Massachusetts. Secondo il CDC, i sintomi dell’EEE iniziano in genere entro quattro-dieci giorni dalla puntura di una zanzara infetta. La maggior parte delle persone infette non presenta sintomi, ma coloro che sviluppano casi gravi accusano febbre, brividi, dolori corporei e dolori articolari. “Per i casi lievi, la guarigione richiede circa una o due settimane ed è probabile che le persone guariscano completamente se l’infezione non colpisce il sistema nervoso centrale”, ha aggiunto il CDC.
L’anticiclone africano ha fatto impennare le temperature da Nord a Sud con picchi compresi tra i 35-40°. Giovedì 7 citta in massima allerta, anche Roma
Scatta l’allerta caldo oggi, mercoledì 10 luglio, sull’Italia. L’anticiclone africano ha fatto impennare le temperature da Nord a Sud con picchi compresi tra i 35-40°. Secondo il bollettino del ministero della Salute, che elabora le previsioni per 27 città italiane, oggi saranno 13 quelle da bollino arancione e 12 da bollino giallo.
Sul livello di allerta caldo 2 ci sono Bologna, Bolzano, Brescia, Campobasso, Firenze, Frosinone,Latina, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Trieste e Viterbo. Le temperature elevate possono avere effetti negativi sulla salute della popolazione, in particolare nei sottogruppi di popolazione suscettibili.
Domani, giovedì, saranno 7 le città con il bollino rosso, il massimo livello di allerta. Si tratta di Campobasso, Frosinone, Latina, Perugia, Rieti, RomaeTrieste, con ben 4 di questi centri urbani con il bollino rosso che si trovano nel Lazio, particolarmente colpita da quest’ondata di calore.
Ondate di calore, ecco come affrontarle – Le alte temperature, in sé, non sono un problema per l’organismo. Il corpo, infatti, regola la propria temperatura: in caso di troppo caldo si raffredda impiegando il sudore che, depositandosi sulla pelle ed evaporando, è in grado di disperdere il calore. Tuttavia, in alcuni casi, questi meccanismi non sono sufficienti a contrastare lo stress che viene dall’ambiente, perché questo è eccessivo o perché i meccanismi non sono abbastanza efficienti.
Succede quando la temperatura dell’ambiente è troppo alta ed è accompagnata da elevati tassi di umidità. In questi casi il sudore non evapora con sufficiente velocità e il corpo non si raffredda in maniera efficiente. La temperatura può dunque aumentare mettendo a rischio molti organi. A volte, invece, è l’organismo a non essere sufficientemente capace di gestire lo stress ambientale: è il caso dei bambini molto piccoli e degli anziani, delle persone malate o che assumono alcuni farmaci, di quanti hanno consumato droghe e alcol.
La gravità dei disturbi che sono conseguenza del caldo varia sulla base delle condizioni ambientali, delle caratteristiche individuali, della durata dell’esposizione. Il disturbo più comune legato al caldo è la spossatezza: è dovuta perdita eccessiva di acqua e di sali contenuti nel sudore. Altrettanto comuni sono i crampi: rappresentano un’ulteriore conseguenza della perdita di liquidi che non sono stati opportunamente reintegrati con l’alimentazione.
Molte persone, a causa del caldo lamentano edema (vale a dire gonfiore) soprattutto agli arti inferiori. È la conseguenza dello sforzo dell’orgasmo di disperdere calore. Per fare ciò, infatti i vasi sanguigni periferici si dilatano per consentire un maggiore scambio di calore. Tra le conseguenze comuni delle ondate di calore c’è la perdita temporanea e improvvisa di coscienza (lipotimia). È dovuta a un calo di pressione arteriosa dovuto al ristagno di sangue nelle zone periferiche e quindi a un mancato apporto di sangue al cervello. Il colpo di calore è la conseguenza più seria delle ondate di calore. Se non si interviene con urgenza può provocare gravi conseguenze.
Il decalogo
Uscire di casa nelle ore meno calde della giornata Indossare un abbigliamento adeguato e leggero Rinfrescare l’ambiente domestico e di lavoro Ridurre la temperatura corporea Ridurre il livello di attività fisica Bere con regolarità ed alimentarsi in maniera corretta Adottare alcune precauzioni se si esce in macchina Conservare correttamente i farmaci Adottare precauzioni particolari se si è a rischio Sorvegliare e prendersi cura delle persone a rischio
Operazione ok. L’esame istologico conferma che la massa non era maligna. L’invito: “Fate prevenzione”
Flavio Briatore ha recentemente reso pubblica la sua battaglia contro un tumore, fortunatamente benigno. Attraverso un video diffuso sui social media, l’imprenditore ha condiviso i dettagli del suo percorso medico, sottolineando l’importanza di una diagnosi tempestiva e dell’intervento chirurgico al cuore a cui si è sottoposto. E dopo l’invito a fare prevenzione, ha voluto esprimere la sua riconoscenza a Elisabetta Gregoraci.
L’ANNUNCIO DI FLAVIO BRIATORE – “Oggi vi voglio parlare di prevenzione“, ha esordito Flavio Briatore nel video pubblicato sui social. “Dieci giorni fa sono stato al San Raffaele per fare un controllo di routine e mi hanno trovato un tumore benigno nel cuore. Sono intervenuti subito, sono qui che ve lo racconto. Sono stato dieci giorni al San Raffaele, sparito da tutti i social“. La massa, per fortuna non maligna, è stata correttamente asportata e ora l’imprenditore sta bene.
I RINGRAZIAMENTI – Dopo aver ringraziato l’equipe medica per l’assistenza fornita, Briatore ha voluto spendere qualche parola anche per l’ex moglie Elisabetta Gregoraci, e sugli amici che gli sono stati accanto in un momento tanto difficile.
“Devo ringraziare i medici del San Raffaele“, ha detto .”Sono stati geniali, devo ringraziare Elisabetta Gregoraci che è stata con me per tutto questo periodo; è venuta a trovarmi da Monaco. Ho avuto tuttigli amici vicini. Una cosa importante è che dobbiamo controllarci e non trascurarci. Io ho fatto questo controllo due anni fa e non avevo nulla, mentre ora mi hanno trovato questa cosa. Ma ora per fortuna sono qui e domani si ricomincia“.
BRIATORE E L’INTERVENTO NON INVASIVO – “La prevenzione medica è fondamentale“, ha chiosato Briatore. “A seguito di un controllo di routine, sono stato operato al cuore poiché avevo una massa benigna che è stata rimossa con un intervento mini-invasivo, usando una tecnica endoscopica. L’intervento è perfettamente riuscito, ed io ringrazio calorosamente il Prof. Francesco Maisano, il Team della Terapia Intensiva Cardiochirurgica e del mitico Reparto 1° Q del San Raffaele“.
Jacopo è un bambino che, come tanti altri che abitano o hanno vissuto nel quartiere Tamburi, deve fare i conti con le diverse patologie causate dai fumi dell’acciaieria dall’ex Ilva
Un milione e mezzo di euro. È questa la richiesta di risarcimento avanzata allo Stato dai genitori di Jacopo, un bambino di cinque anni del quartiere Tamburi di Taranto, nelle vicinanze degli impianti siderurgici dell’ex Ilva.
Jacopo è un bambino che, come tanti altri che abitano o hanno vissuto nel quartiere Tamburi, deve fare i conti con le diverse patologie causate dai fumi dell’acciaieria dall’ex Ilva. Il piccolo da tempo combatte con la leucemia: si è ammalato prestissimo ed ora è soggetto a cicli di chemioterapia ed altre cure.
Adesso i genitori, sopraffatti dal dolore, chiedono giustizia. “Vogliamo giustizia per le sofferenze di nostro figlio“, dichiara la madre di Jacopo attraverso gli avvocati. La causa è stata promossa dinanzi al Tribunale civile di Lecce. Questa mattina si è svolta la prima udienza, la prossima, in cui sarà avviata l’istruttoria, è fissata per il 20 aprile.
Dalle sedi penali – spiega l’avvocato Anton Giulio Lana, coordinatore del collegio di difesa dei genitori di Jacopo – il processo si sposta in sede civile. “Vogliamo che sia una prima causa pilota, di altre che potrebbero seguirne a difesa della popolazione tarantina colpita da una serie di patologie“. Secondo l’avvocato Lana, “il caso di Jacopo è emblematico della grave situazione per la salute dei bambini di Taranto, specialmente di coloro che vivono nel quartiere Tamburi e Paolo VI“.
La somma richiesta, spiega il legale che assiste la famiglia, non solo va a risarcire il danno patito da Jacopo, ma anche quello dei suoi genitori, la cui serenità familiare è stata stravolta da quanto accaduto al piccolo.
I legali della famiglia del bambino chiedono di accertare “le responsabilità dello Stato in merito agli interventi per rimuovere il rischio di contrarre tumori e altre gravi malattie da parte della popolazione tarantina che vive nelle zone a ridosso dello stabilimento“.
Secondo quanto dichiarato dagli avvocati, la questione è quella del nesso causale tra le omissioni di tutta una serie di misure e cautele e il danno subito da molti tarantini, tra questi bambini, per le patologie sopraggiunte. A livello difensivo, abbiamo scelto la strada della richiesta del risarcimento del danno sul piano civile.
Il colpo di sole è legato all’esposizione diretta ai raggi solari. Comporta un aumento della temperatura corporea oltre i 38 gradi e può associarsi a scottature. Il colpo di calore, invece, si manifesta quando la temperatura esterna è molto alta e una persona non riesce efficacemente a disperdere calore. A volte il colpo di calore si sovrappone a quello di sole. I più a rischio sono i bambini, tanto più quanto più sono piccoli
Come riconoscere il colpo di sole – Nei colpi di calore in genere il bambino (ma anche l’adulto) lamenta mal di testa, ha un senso di vertigine e appare inappetente. Poi compaiono le vescicole sulla pelle che sono un segnale di ustione e, infine, aumenta la temperatura corporea.
Cosa fare in caso di colpo di sole– Evitare di rimanere al sole e ripararsi in un luogo rinfrescato. Non conviene rifugiarsi sotto l’ombrellone, se si è al mare, perché i raggi filtrano e la temperatura è comunque elevata: si rischia così anche il colpo di calore. È utile la somministrazione di antipiretici per abbassare la febbre, di creme idratanti per alleviare il fastidio delle ustioni.
I disturbi da calore– Con alte temperature possono manifestarsi disturbi da calore. I sintomi sono: debolezza, mal di testa, sensazione di vertigine, nausea e a volte vomito, cute pallida e sudaticcia, bocca secca, riduzione della pressione, nei casi estremi perdita di coscienza.
Il colpo di calore – I primi campanelli d’allarme del colpo di calore sono sonnolenza, irritabilità e inappetenza. Possono verificarsi crampi muscolari, temperatura corporea molto alta, assenza di sudorazione, vertigini, confusione, cute calda, arrossata, secca all’inizio e poi di un colorito grigiastro, respiro profondo e polso rapido e poi respiro superficiale e polso debole. Nei casi più gravi si può arrivare alla perdita di coscienza fino alla morte. continua a leggere
L’assessorato al Welfare di Regione Lombardia ha inviato la segnalazione di due casi di epatite a eziologia ignota al ministero della Salute. I bambini sono ricoverati in osservazione
La segnalazione di due bambini con epatite a eziologia ignota è stata trasmessa dall’assessorato al Welfare di Regione Lombardia al Ministero della Salute. Attualmente ricoverati in osservazione, i due bambini non sono in pericolo di vita.
La segnalazione partita dalla Lombardia segue le indicazioni che il ministero ha dato a tutte le Regioni con una circolare informativa inviata il 14 aprile, quando sono arrivate maggiori informazioni dal Regno Unito. L’approfondimento è iniziato. Ma gli esperti della Sigenp, la Società italiana di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica, dicono: “Nessun allarme: il dato è in linea con gli anni passati“.
Matteo Pietrosanti si stava allenando con i compagni di squadra della under 15 sul campo sportivo comunale di Priverno. Forse stroncato da un infarto: «Mi sento stanco, vado in porta». Nel 2010 deceduto un altro calciatore sullo stesso terreno di gioco
«Sono stanco, vado in porta». Matteo Pietrosanti,15 anni, detto con affetto «Capoccione» dagli amici più cari e dai compagni di squadra, fra i pali era abituato a starci. Era il portiere della squadra di calcio under 15 di Priverno, in provincia di Latina. Solo che ieri pomeriggio il giovane di Bassiano, piccolo centro a pochi chilometri dal campo comunale «D’Annibale», ex «San Lorenzo», accanto alla sua porta ha perso la vita, stroncato forse da un infarto. Alle 18, secondo alcune testimonianze, si è accasciato a terra privo di sensi. Gli altri giovanissimi calciatori, insieme con gli allenatori presenti, sono accorsi.
Qualcuno ha provato a rianimarlo, altri hanno chiamato il 118. Altri ancora hanno avvertito i familiari del 15enne, che si sono precipitati al campo. Fra loro la madre. Ma per Matteo, nonostante i disperati tentativi di strapparlo alla morte fatti dal medico di un’ambulanza entrata sul terreno di gioco per accorciare i tempi, non c’è stato purtroppo niente da fare. Sotto choc tutti coloro che avevano sperato in quei drammatici momenti che il 15enne potesse farcela.
I carabinieri della stazione di Priverno hanno aperto un’indagine sull’accaduto. Nel 2010 nello stesso impianto sportivo è morto un altro calciatore, di 19 anni, nelle medesime circostanze. Si chiamava Lorenzo Giannandrea e giocava per le Rondinelle di Aprilia. Gli investigatori dell’Arma hanno sentito i responsabili del campo comunale per capire se venissero rispettate le misure di sicurezza previste dalla legge, come la presenza di un defibrillatore, che è obbligatorio, e se in attesa dell’arrivo dell’ambulanza sia stato utilizzato da personale qualificato.
Ascoltati anche gli allenatori che dirigevano l’allenamento di ieri pomeriggio, mentre si attende l’esito dell’autopsia che potrebbe essere disposta oggi dalla procura di Latina. Al vaglio anche la documentazione medico-sportiva del portiere. «Capoccione, non ti dimenticheremo mai – scrive un suo amico su Instagram -, tutti i momenti passati insieme, le risate, le partite, le tue parate che mi rendevano pieno di gioia, gli scherzi negli spogliatoi. Sei stato un grande amico, ti voglio bene Matte».
Dopo un contatto stretto con un positivo al Covid, quali regole bisogna seguire per la quarantena? Quanti giorni devono passare per fare il tampone? E la quarantena è obbligatoria per tutti?
Cosa vuol dire essere il «contatto stretto» di un positivo? E quando invece si è considerati un «contatto a basso rischio»? Con la crescita dei contagi che osserviamo in questi giorni siamo costretti a porci queste due domande sempre più frequentemente. Sappiamo infatti che la procedura da seguire è diversa, così come varia per chi è vaccinato e per chi non lo è.
Partiamo dal concetto base: chi è un contattodi una persona risultata positiva al Covid-19? È chiunque sia stato esposto a un caso probabile o confermato di Covid da 48 ore prima dell’insorgenza dei sintomi fino a 14 giorni dopo o fino al momento della diagnosi e dell’isolamento del positivo. Se la persona positiva al Coronavirus non ha sintomi, il contatto è chi ha visto il contagiato in un lasso di tempo che va da 48 ore prima della scoperta della positività e fino a 14 giorni dopo o fino alla diagnosi e all’isolamento.
Il contatto stretto E come si distingue invece uncontatto stretto? Ci sono ovviamente varie possibilità, a seconda del tipo di rapporto e di esposizione che si ha avuto con il caso di Covid (probabile o confermato): • una persona che vive nella stessa casa di un positivo al Covid; • una persona che ha avuto un contatto fisico diretto con un caso di Covid (può essere anche una stretta di mano, non è necessario che sia un contatto prolungato); • una persona che ha avuto un contatto diretto e non protetto con le secrezioni di un caso di Covid (per esempio, chi ha toccato il fazzoletto usato di un amico o un conoscente); • una persona che ha avuto un contatto diretto — rimanendo per esempio faccia a faccia con il contagiato — a una distanza minore di 2 metri e per almeno 15 minuti; • una persona che si è trovata in un ambiente chiuso, senza i dispositivi di protezione come le mascherine, in compagnia di qualcuno che è stato poi identificato come positivo al Covid; • un operatore sanitario, un medico o un’altra persona che fornisce assistenza diretta a un caso di Covid-19, ma anche il personale di laboratorio che manipola i campioni di un caso di Covid (come chi lavora sui tamponi molecolari) senza usare le mascherine e i dispositivi di protezione necessari per proteggersi dal contagio; • una persona che ha fatto un viaggio in treno, aereo o su un qualsiasi altro mezzo di trasporto a due posti di distanza da chi è poi risultato positivo al Covid, ma anche il personale addetto al controllo della sezione dell’aereo, del treno, del mezzo dove il caso di Covid era seduto.
Bisogna poi ricordare che in base a una valutazione che può essere fatta dagli operatori sanitari, alcune persone che non rientrano nella casistica elencata possono essere considerate comunque «contatti a rischio».
Il contatto a basso rischio Sono invece considerati contatti a basso rischio coloro che: • hanno avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con una persona contagiata dal Covid, a una distanza inferiore a 2 metri e per meno di 15 minuti; • si sono trovati in un ambiente chiuso (anche su un mezzo di trasporto pubblico) con una persona poi risultata positiva al Coronavirus per meno di 15 minuti; • ricoprendo il ruolo di operatore sanitario o assistente diretto a un caso di Covid-19, ma anche di personale di laboratorio che manipola i campioni di Coronavirus, hanno avuto contatti con un positivo usando le mascherine e i dispositivi di protezione necessari per proteggersi; • hanno viaggiato (passeggeri e personale) su un volo in cui era imbarcato anche un positivo al Covid-19 (tranne i passeggeri seduti vicino al contagiato e il personale addetto alla sezione in cui è seduto il positivo).
Quarantena, isolamento e sorveglianza attiva: le differenze La quarantenaè quando una persona sana (che viene riconosciuta come contatto stretto di un positivo al Covid) si sottopone alla restrizione dei movimenti e dei contatti con la comunità (quindi non esce dalla propria abitazione) con l’obiettivo di monitorare l’insorgenza di eventuali sintomi e assicurare l’identificazione precoce dei casi, evitando una diffusione ulteriore del virus.
L’isolamentoconsiste nel separare quanto più possibile le persone che hanno ricevuto una diagnosi di positività al Covid-19 da quelle sane per non far diffondere il Coronavirus.
La sorveglianza attiva prevede che la persona che è sottoposta alla misura sia in contatto quotidiano con l’operatore della sanità pubblica che ha il compito di avere notizie sulle sue condizioni di salute. Le regole per la quarantena Come si deve procedere, quindi? Innanzitutto le regole variano a seconda che la persona che ha avuto il contatto con il positivo sia vaccinata o meno, e poi ovviamente l’iter è diverso se si tratta di un contatto stretto o meno. continua a leggere
Christian vivrà con un defibrillatore sotto pelle. La partita tra Danimarca e Belgio si ferma al 10′ fra lacrime e applausi
COPENAGHEN. Sul prato a un certo punto c’era una striscia di sole soltanto, una riga lunga e stretta proprio lì dov’è caduto Christian. E nel riverbero degli irrigatori si vedeva l’arcobaleno. Che strano giorno per un ciao che forse è un addio ma anche un ci sei, ci siamo. Poche ore prima, Chris Eriksen aveva preso atto che per vivere gli serve una scatoletta dentro il petto, il suo salvavita, la centralina elettrica che molto probabilmente è la fine della carriera perché non finisca tutto. I compagni lo sanno, anche gli avversari e i tifosi lo sanno. Applausi e lacrime. Si chiama defibrillatore sottocutaneo, Eriksen è stato operato ieri e oggi quasi certamente sarà dimesso, anche se questo chiuderà la sua avventura agonistica per lo meno all’Inter.In Italia il protocolloper concedere l’idoneità sportiva in caso di problemi cardiaci è tra i più rigidi al mondo.
È molto più di una partita di calcio che la Danimarca perde. La musica picchia forte, esorcizza il silenzio spaventoso di quei momenti. Scorre di nuovo la benedetta birra, si è cantato e ballato ma adesso i calciatori danesi si passano il dorso della mano sul viso, asciugano un pianto silenzioso, occhi che gocciolano come rubinetti chiusi male. Il “fratello” di Chris, cioè Lukaku, abbraccia tutti perché i corpi che soffrono hanno bisogno di toccarsi, di stringersi.
Ci sono tanti bambini dentro lo stadio vicino all’ospedale, chissà cosa farà Chris adesso, se l’intervento è terminato, se è nella sua stanza, se avrà lasciato davvero la finestra aperta per sentire meglio. I piccoli tifosi sventolano fogli da disegno pieni di cuori, siamo un mistero fragile, siamo fili di seta. Invece del bandierone della Danimarca viene portata sul campo una gigantesca maglia numero 10, ed è una casacca di Eriksen anche quella in cornice che i giocatori del Belgio hanno firmato e poi regalato a Kjaer insieme al gagliardetto.
Difficile dire a parole quello che si sente qui dentro. Una vibrazione lunga e lenta, un boato che però è anche un sussurro. Le labbra di Simon Kjaer si increspano mentre canta l’inno, per cinque giorni era stato zitto il capitano, l’uomo del salvataggio e della carezza a Sabrina, la moglie di Christian. Ieri ha scritto su Twitter “è uno shock che porterò con me tutta la vita ma oggi lui è qui, nel nostro cuore“. Cuore è la parola, è il simbolo, il disegno e il nemico, l’origine e la fine di tutto, siamo abituati a metterlo nei messaggini ma meno ad ascoltare il suo racconto intermittente nel nostro petto, Christian sarà costretto a imparare, adesso ci sono soltanto loro due, un ragazzo e il suo cuore matto. “Dannazione, ho solo 29 anni“, aveva detto al rianimatore sul campo quando aveva ripreso conoscenza.
La partita si alza come un’onda e si abbatte subito sul Belgio. Il gol di Yussuf Poulsen (gli morì il padre di cancro quand’era piccolo, lui non lo ha mai conosciuto ma porta il suo nome sulla maglia) arriva dopo un minuto e 39″, secondo più veloce nella storia del torneo, forse Eriksen l’ha sentito veramente il boato nell’aria, magari invece gli ha messo malinconia come tutte le cose che abbiamo perduto. E al 10′ la gara si ferma e tutti applaudono.
La tensione di muscoli e nervi dei danesi dura un tempo, poi la squadra si piega su sé stessa come di carta. Il Belgio segna due volte, è entrato Kevin De Bruyne a illuminare tutto: prima l’assist per Thorgan Hazard, poi la sua rete col sinistro perfetto e l’invito istantaneo a non festeggiare, per rispetto. Non conta un gol adesso, anche se il gol è vita che riprende, è necessità. Scende un poco d’ombra sul prato. Vince il Belgio, più forte, e nelle orecchie resta la musica dei Queen e di Bon Jovi (It’s my life, la vita, praticamente un inno). I danesi guardano il vuoto, ognuno di loro è solo o forse no. Sono splendenti bambini fragili. Nell’aria dura una luce che non finisce, la sera è bianca, chissà come farà Chris a dormire.
Costi alti e pensionamenti, allarme per l’organico della categoria in prima linea con il Covid. L’Ordine dei medici: “Ci sono 200 zone carenti“. Al quartiere Giambellino sit in dei residenti rimasti senza assistenza
Ci sono quartieri come il Giambellino dove i cittadini scendono in piazza da giorni – e lo hanno fatto anche ieri – perché l’ultimo medico di base, il dottor Veneroni, va in pensione e non si sa se e quando ci sarà un sostituto. La professione infatti non è delle più ambite: molto lavoro, fino a 1400-1500 pazienti a testa, retribuzione erosa dai pagamenti dovuti a infermieri, segretari e collaboratori da assumere per far fronte al crescente lavoro anche burocratico. Sono circa 1.500 i medici di base lombardi che andranno in pensione nei prossimi 5 anni su un totale di circa 7 mila. La maggior parte lo farà nel 2022. Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei medici di Milano, e segretario dello Snami, il sindacato di categoria, lancia l’allarme. Ogni medico di famiglia infatti assiste in media 1416 lombardi, quando la media italiana è invece di 1232 e la soglia ottimale fissata dalla Regione sarebbe di un medico ogni 1300 cittadini. Per rispettare i parametri ne servirebbero 500 in più. In dieci anni si sono persi mille medici di base in Lombardia.
“A Milano e area metropolitana abbiamo 1.900 medici e 200 pediatri, ma ci sono 200 zone carenti e dei posti messi a concorso per la medicina di famiglia solo 60 sono stati coperti con l’ultimo bando – dice Rossi – . E la situazione è destinata ad aggravarsi perché nel conto non sono calcolati quei medici che hanno maturato i requisiti per andare in pensione da qui a cinque anni e legittimamente“. Secondo i calcoli dell’Ordine dei medici se il numero medio di pazienti per ogni dottore fosse in linea con gli standard previsti, circa 700 mila persone potrebbero scegliere un medico di fiducia vicino alle loro abitazioni. “Invece – denuncia Rossi – abbiamo numerosissime zone in cui c’è carenza di medici, sia nelle grandi città, sia in zone periferiche. Ogni collega deve assistere a domicilio anche un folto numero di pazienti, che hanno problemi di mobilità o vivono in comuni disagiati, di montagna o scarsamente abitati, oltre a quelli che vanno in studio autonomamente“.
Qualcosa si può e si deve fare, anche perché si è visto con la pandemia quanto la carenza della medicina territoriale incida poi sulla gestione delle emergenze. La prima cosa che si può fare è quella di investire sull’informatizzazione. “I medici da anni si sono adeguati ai nuovi mezzi tecnologici ed il loro tasso di informatizzazione è ormai pari al cento per cento. Sono completamente informatizzati anche i medici più anziani dai 68 ai 70 anni. Il problema, a questo punto, sono i sistemi informatici sanitari e istituzionali che andrebbero aggiornati e armonizzati con investimenti adeguati. La seconda e la terza sarebbe quella di aumentare le borse di studio e le loro remunerazioni, incentivare i nuovi medici a fare la scelta della libera professione investendo il proprio futuro nella medicina di base“, dice Rossi.
I giovani che escono dalla facoltà di Medicina non sono invogliati ad aprire uno studio sul territorio o ad unirsi ai professionisti già attivi. C’è un tema economico anche che li scoraggia, oltre che un tema di carico di lavoro. “Io che svolgo questa professione da anni– spiega Rossi – posso affermare che per coprire le spese d’affitto dello studio, il personale infermieristico, la segreteria e le altre spese vive il margine di guadagno è troppo risicato anche per chi ha studi medici avviati da anni. Quando chiediamo a un giovane medico di aprire un nuovo studio, magari in una periferia urbana o in una zona rurale e montana, difficilmente un giovane riuscirà a coprire le spese“. Nonostante questa sia la situazione, si prepara un autunno caldo per i medici di famiglia. Si parla della campagna di vaccinazione per la terza dose affidata proprio a loro, e dell’incarico di scovare porta a porta i pazienti che non hanno ancora prenotato il vaccino anti-Covid. “Uno sforzo impossibile da realizzare con le poche e stremate forze a disposizione“, conclude Rossi.
La carenza medici di famiglia non colpisce solo Milano …
Nel corso della recente assemblea dei sindaci del ASST Rhodense è stato affrontato il tema spinoso della mancanza dei medici di medicina generale (MMG) nel nostro territorio.
A marzo 2021 verrà effettuato un nuovo rilievo dei cosiddetti “ambiti carenti”, misurando la disponibilità dei medici considerando uno standard di 1 ogni 1.300 residenti e tenendo conto dei pensionamenti entro il 31/12/2021.
A fine 2020, su 286 posti pubblicati nell’ATS Città di Milano (su circa 2.000 medici) sono stati conferiti solo 126 incarichi, di cui molti legati a medici ancora in formazione. Di fatto i nuovi MMG non sono sufficienti per sostituire neanche i cessati, che lo scorso anno sono stati 181.
Oltre alla crisi della filiera, dalla formazione all’ingresso nello studio, pare aver inciso notevolmente la pandemia che ha visto anticipare il pensionamento di molti medici. continua a leggere
È Sting, il pluripremiato artista inglehttp://-se, la voce di «The Hiring Chain», la colonna sonora originale del video realizzato per la nuova campagna di CoorDown. Il testo incalzante prende vita sullo schermo e testimonia la catena «virtuosa» dell’inclusione lavorativa. Domenica 21 marzo, infatti, si celebra la Giornata mondiale sulla sindrome di Down. E CoorDown onlus, che coordina 54 associazioni in tutta Italia, ha raccolto la sfida della pandemia e della crisi sociale per affermare che «l’inclusione lavorativa non è solo un diritto da garantire oggi più che mai per ogni persona, ma porta benefici nel contesto lavorativo e nella società tutta».
Protagonisti – Nella prima scena del video, una ragazza di nome Simone (foto di Valentina Venturin) è al lavoro dal fornaio e mostra ai clienti le sue capacità. Uno di questi clienti è una avvocatessa che rimane colpita e decide a sua volta di assumere un ragazzo e di dargli un’occasione. Da qui si crea una reazione a catena. «Con la campagna “The Hiring Chain” vogliamo invitare aziende, cittadini e istituzioni a dare maggiori opportunità di lavoro – spiega Antonella Falugiani, presidente di CoorDown – e a conoscere da vicino i benefici dell’inclusione. Il lavoro, per le persone con sindrome di Down, è importante come lo è per ognuno di noi. È una base importante per la crescita, del diventare adulti, per la realizzazione della propria vita, per vivere in autonomia e avere le opportunità che tutte le persone che lavorano hanno». Un sito è disponibile per aziende e datori di lavoro: offre informazioni e supporto per sostenere gli inserimenti lavorativi delle persone con sindrome di Down: www.hiringchain.org
ArcelorMittal ha 60 giorni per spegnere l’area a caldo dell’acciaieria ex Ilva di Taranto. A deciderlo è la prima sezione del tribunale amministrativo di Lecce che ha respinto due ricorsi della multinazionale franco indiana, che gestisce lo stabilimento dal 2018, e di Ilva in Amministrazione straordinaria contro l’ordinanza firmata dal sindaco Rinaldo Melucci il 27 febbraio 2020. L’azienda ha annunciato che promuoverà immediatamente appello al Consiglio di Stato contro la chiusura dell’area a caldo.
L’oggetto del provvedimento urgente sindacale era il “Rischio sanitario derivante dalla produzione dello stabilimento siderurgico ex Ilva emissioni in atmosfera dovute ad anomalie impiantistiche“. L’obiettivo, tenendo conto di risultati su monitoraggi ed emissioni inquinanti, sul rischio per la popolazione e le leggi in materia ambientale, era quello di far individuare entro 30 giorni da parte di ArcelorMittal Italia e Ilva in amministrazione straordinaria le fonti inquinanti del siderurgico per rimuoverle. Se non avessero adempiuto gestore e proprietario avrebbero dovuto spegnere gli impianti. continua a leggere
Torna anche a Torino la vecchia carta rossa: la piattaforma nazionale digitale è in tilt
La vecchia carta bianca e rossa
19 gennaio 2021
Oggi si torna all’antico anche se la speranza è che duri poco. E chi ha bisogno di una ricetta per un farmaco o una prestazione sanitaria deve passare a ritirarla nella vecchia versione cartacea rossa, nello studio del medico di famiglia. Di certo non il massimo della vita in tempi di pandemia. Dalle 9 del 19 gennaio, infatti, il sistema nazionale Sogei è bloccato. È quello che autorizza l’emissione della ricetta dematerializzata bianca, il cui promemoria, da qualche mese, si può inviare all’assistito via Whatsapp o mail e poi girare direttamente in formato digitale alla farmacia per ritirare le medicine. Questo almeno è l’uso più comune. Finché il guasto non sarà risolto, però, la comoda procedura è sospesa. E dai cassetti dei medici di famiglia rispuntano le ricette rosse stampabili senza autorizzazione Sogei o, alla peggio, compilabili a mano.
«Ma queste ricette hanno una carta particolare e, perché il farmacista possa applicarvi la fustella dei farmaci, occorre l’originale, altrimenti la ricetta non è spendibile», spiega il medico di famiglia di Torino, Aldo Mozzone. Non è la prima volta che un disguido del genere si verifica ma non era mai durato così a lungo e stavolta coinvolgerebbe i medici di famiglia tutta Italia. Già alle prese col Covid.
Il sottufficiale dell’Esercito in pensione, era ammalato da tempo. Per curarsi dovette vendere la casa. Pubblicò un video in cui diceva: «Lo Stato mi ha abbandonato» e per questo fu denunciato per vilipendio alla bandiera. In venti anni quasi 400 morti
È morto oggi — mercoledì — a 50 anni dopo aver combattuto prima come militare in Somalia e Kosovo e poi contro la malattia contratta proprio nei teatri di guerra, ma soprattutto contro chi non voleva accettare che quel male fosse stato provocato dall’uranio impoverito. Era ricoverato al Policlinico di Monserrato da un paio di giorni Marco Diana, l’ex maresciallo dell’Esercito di Villamassargia, nel Sulcis, che per anni è stato al centro di una battaglia estenuante.Parliamo delle conseguenze dell’«U238», il materiale con cui si fanno i proiettili di artiglieria che perfora le corazze dei tank. Ma che sviluppa temperature così alte che nebulizza i metalli, creando particelle che se inalate o ingerite possono causare forme tumorali. Da vent’anni i reduci dalle missioni Nato in Afghanistan, Bosnia, Kosovo e Iraq si ammalano per le conseguenze dell’uso di questo tipo di arma. I morti sono circa 400. Tra loro, appunto, Marco Diana.
Tumore al sistema linfatico – Alcuni anni dopo le missioni all’estero al sottufficiale era stato diagnosticato un tumore al sistema linfatico e successivamente gli venne riconosciuta la causa di servizio e quindi la pensione, ma prima di ottenere il risarcimento ha dovuto combattere a lungo contro la burocrazia e contro quello Stato che, secondo lui, l’aveva abbandonato.
Annunciò la vendita della casa – Nel 2013 dalla sua pagina Facebook aveva annunciato di dover vendere la casa per pagarsi le cure, un appello-denuncia che fece il giro d’Italia. Questa sera su quella stessa pagina Facebook, appena si è sparsa la notizia della sua morte, sono comparsi decine e decine di messaggi di amici, parenti ma anche di tante altre persone che hanno voluto salutarlo per l’ultima volta.
Denunciato per vilipendio – Una storia surreale, quella di Diana. Dopo aver ottenuto un risarcimento— sono a decine le condanne per il ministero della Difesa — per la malattia, venne denunciato con la sorella per vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate e tentata truffa in concorso. All’origine della denuncia ci fu il suo rifiuto di sottoporsi a visita medica al Dipartimento militare di medicina legale di Cagliari. L’ex soldato, infatti, aveva chiesto un rimborso di 20 mila euro per i farmaci. La Direzione generale della previdenza militare e della leva, per concedere il rimborso, aveva però chiesto a Diana di sottoporsi a una nuova visita medica. Diana pubblicò sul web un video, dal titolo «Io sono vivo», nel quale affermava che le istituzioni militari e civili lo avevano abbandonato.
Il nuovo DPCM sulla fase 2 sottolinea la necessità utilizzarle in tutti i luoghi pubblici dove non è possibile mantenere il distanziamento sociale
Mascherine per tutti, anche fai da te, per salvare vite e generare benefici economici. Una semplice mascherina in tessuto indossata da un soggetto infetto riduce infatti, di 36 volte la quantità di virus trasmessa e permette di attuare il controllo della sorgente: ovvero bloccare le goccioline quando escono dalla bocca, piuttosto che arginarle quando si disperdono nell’aria. Questo il risultato di una analisi che compara diversi studi sul tema, realizzata da ricercatori dell’Università di Oxford e dell’Università di San Francisc, e tradotta in italiano dalla Fondazione Gimbe.
Il nuovo DPCM sulla fase 2 sottolinea la necessità utilizzare la mascherina in tutti i luoghi pubblici dove non è possibile mantenere il distanziamento sociale. L’utilità del messaggio #Masks4All, è confermata dalle evidenze scientifiche. “I progressi della scienza hanno messo in luce che la trasmissione da soggetti asintomatici, largamente sottostimata, rappresenta il tallone d’Achille delle strategie per contenere la pandemia”, spiega Nino Cartabellotta, presidente Gimbe. continua a leggere
La strana sindrome che colpisce i bambini inglesi – e che sembrerebbe anche aver provocato qualche vittima – non è sconosciuta in Italia. Tanto che la Società italiana di pediatria scrive una lettera a undicimila pediatri per chiedere di stare all’erta. “Nelle ultime settimane è stato osservato, in particolar modo nelle zone del paese più colpite dall’epidemia da Sars-Cov-2 – scrive Angelo Ravelli, segretario del gruppo di studio di Reumatologia della Società Italiana di Pediatria – un aumento della frequenza di bambini affetti da malattia di Kawasaki”.
Questa malattia è una vasculite che colpisce i bambini sotto i 10 anni, più spesso prima dei 5. La causa, scoperta circa 50 anni fa, rimane ignota. Si pensa tuttavia che sia causata da un agente infettivo che, nei piccoli predisposti, provoca una risposta infiammatoria. Normalmente i sintomi tipici sono febbre alta persistente, eruzione cutanea, alterazioni delle mucose e delle estremità. La complicanza più temibile è l’infiammazione delle arterie del cuore, che può causare dilatazioni aneurismatiche permanenti delle coronarie. In genere la patologia risponde molto bene alla terapia (immunoglobuline e acido acetilsalicilico, talora cortisone), e con il trattamento appropriato, somministrato in tempi rapidi, praticamente tutti i bambini guariscono. continua a leggere
ROMA – La calura di questo torrido periodo estivo ci induce a esporci all’aria condizionata nei tanti ambienti che quotidianamente frequentiamo, spesso anche senza volerlo. Ma quale dev’essere la temperatura ideale rispetto a quella esterna? “Molto spesso a causare raffreddori, tosse e mal di gola non è l’aria condizionata in sé, quanto un suo uso scorretto, che mette il nostro corpo bruscamente sotto stress termico per il salto di temperatura. La differenza non deve essere superiore ai 7 gradi. C’è una piccola formula: impostare una temperatura pari alla metà di quella esterna più 10°C. Ad esempio, se fuori ci sono 36°C regoliamo a 36/2+10= 28°C quella interna“. Lo spiega Lino Di Rienzo Businco, responsabile di Otorinolaringoiatra all’Ospedale S. Carlo di Nancy di Roma.
“L’estate – sottolinea l’esperto – rappresenta un fattore di rischio per le nostre mucose respiratorie. Entrare e uscire da negozi, uffici, supermercati, palestre, come anche aerei o treni ad alta velocità, dove sono attivi impianti di climatizzazione, determina un vero e proprio schock termo-igrometrico, legato alla differenza di temperatura tra ambiente esterno e interno. Le mucose delle prime vie respiratorie (naso, seni paranasali, faringe, tonsille, adenoidi, laringe, bronchi) ne risentono, diventano secche e più permeabili all’aggressione di virus e batteri e quindi si sviluppano riniti, sinusiti, adeno-tonsilliti, faringiti, laringiti e abbassamento di voce, tosse, asma”. continua a leggere
L’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, ha lanciato un’allerta su effetti potenzialmente pericolosi per la salute provocati da alcuni antibiotici di uso comune.
Nelle scorse ore, l’ente ha diffuso importanti informazioni di sicurezza sui medicinali contenenti fluorochinoloni.
I principi attivi in essi contenuti sono accusati di causare gravi effetti collaterali. Per questo, si consiglia ai medici di prescriverli solo in casi di estrema necessità. Nel comunicato si parla nello specifico di farmaci che contengono composti attivi come:
ciprofloxacina,
levofloxacina,
moxifloxacina,
pefloxacina,
prulifloxacina,
rufloxacina,
norfloxacina,
lomefloxacina.
“Sono state segnalate reazioni avverse invalidanti, di lunga durata e potenzialmente permanenti, principalmente a carico del sistema muscoloscheletrico e del sistema nervoso. Di conseguenza, sono stati rivalutati i benefici e i rischi di tutti gli antibiotici chinolonici e fluorochinolonici e le loro indicazioni nei Paesi dell’Ue. I medicinali contenenti cinoxacina, flumechina, acido nalidixico e acido pipemidico verranno ritirati dal commercio” ……… continua a leggere
Nota Informativa Importante su medicinali contenenti fluorochinolon
L’Agenzia Italiana del Farmaco rende disponibili nuove e importanti informazioni di sicurezza in merito ai medicinali contenenti fluorochinoloni (ciprofloxacina – levofloxacina – moxifloxacina – pefloxacina – prulifloxacina – rufloxacina – norfloxacina – lomefloxacina):
Sono state segnalate con gli antibiotici chinolonici e fluorochinolonici reazioni avverse invalidanti, di lunga durata e potenzialmente permanenti, principalmente a carico del sistema muscoloscheletrico e del sistema nervoso.
Di conseguenza, sono stati rivalutati i benefici e i rischi di tutti gli antibiotici chinolonici e fluorochinolonici e le loro indicazioni nei paesi dell’UE.
I medicinali contenenti cinoxacina, flumechina, acido nalidixico e acido pipemidico verranno ritirati dal commercio. continua a leggere