Disastro Challenger – 28 Gennaio 1986 – alle ore 11:39 EST, quando lo Space Shuttle Challenger fu distrutto dopo 73 secondi di volo, a causa di un guasto a una guarnizione, detta O-ring, nel segmento inferiore del razzo a propellente solido (Solid-fuel Rocket Booster, SRB) destro. Morirono i 7 membri dell’equipaggio
Berlusconi acquista il Milan – 11 febbraio 1986 – Paolo Berlusconi, fratello del più noto Silvio, ha perfezionato la sera dell’11 febbraio 1986 l’ acquisto del Milan.
Scandalo vino al Metanolo – 17 marzo 1986 –Il fatto accadde quando l’ingestione del prodotto adulterato causò l’avvelenamento e l’intossicazione di parecchie decine di persone, per la maggior parte residenti in Lombardia, Piemonte e Liguria cui provocò danni personali gravissimi (cecità, danni neurologici) ed in 23 casi la morte.
Inquinamento dell’ Acquedotto di Casale Monferrato – 24 marzo 1986 – inquinamento dell’acquedotto di Casale Monferrato causato da una discarica abusiva di liquidi altamente tossici. Alle 18 il sindaco Riccardo Coppo firmava l’ordinanza con cui vietava l’uso a scopi alimentari dell’acqua di Casale.
Disastro Cernobyl – 26 aprile 1986 – Disastro nella centrale nucleare di Cernobyl muorirono…. è stato il più grave incidente mai verificato in una centrale nucleare. È uno dei due incidenti classificati come catastrofici con il livello 7 e massimo della scala INES dell’IAEA,insieme all’incidente avvenuto nella centrale di Fukushima Dai-ichi nel marzo 2011.. Difficile stabilire il numero totale delle vittime.
L’italia si collegò a Internet – 29 aprile 1986 – Trent’anni fa l’Italia grazie a gruppo pionieri del Cnuce di Pisa, si collegò a Internet, e fece la storia.Vedi sotto l’articolo dedicato.
Tragedia sul K2 – Tra Giugno-agosto 1986– un insieme di eventi che tra il giugno e l’agosto 1986 causarono la morte di tredici alpinisti impegnati in diversi tentativi di ascensione sulla montagna himalayana.
Non era una bici ma un motorino, 6 anni di squalifica per Van Den Driessche
Mondiali di ciclocross: scoperta una bici a motore, subito espulsa la giovane belga Van Den Driessche
L’UCI, la Federazione mondiale di ciclismo, ha inflitto 6 anni di squalifica alla belga Femke Van Den Driessche, divenuta pietra dello scandalo a fine gennaio perchè scoperta ai Mondiali di ciclocross di Zolder con una bicicletta dotata di un motorino nascosto nel telaio. E’ la prima sanzione inflitta dall’UCI per frode tecnologica. Il n.1 della Federazione, Brian Cookson, l’ha definita “una grande vittoria per il nostro sport”
Il teatrolirico di Milano, già teatro della Cannobiana (talvolta indicato anche come teatro della Canobbiana o semplicemente La Cannobiana), è uno storico teatro di Milano. Il teatro viene inaugurato la seradel 21 agosto 1779
Teatro Lirico, chiuso nel 1999, i cui lavori di ristrutturazione partiranno ad aprile, sono stati stanziati 16.500.000 euro.
Il Teatro Lirico nel 2003 è stato dedicato a Giorgio Gaber.
Teatro Lirico di Milano: dopo 17 anni di chiusura via ai lavori di ristrutturazione.
Partono ufficialmente, con l’atto di consegna del cantiere all’impresa, i lavori di restauro del teatro Lirico di Milano, abbandonato e chiuso dal 1999. Opera dello stesso architetto della Scala, Giuseppe Piermarini, fu inaugurata nel 1779 e negli anni fu teatro di prime importanti come quella dell’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti nel 1832. I lavori dureranno 450 giorni e si dovrebbero concludere entro luglio del 2017. “Il Lirico, dedicato a Giorgio Gaber, tornerà al suo splendore originario con la sua platea, il suo palco, le sue splendide balconate, le finiture, le decorazioni e i tendaggi originali – spiega il sindaco Giuliano Pisapia – e allo stesso tempo saranno realizzati un ristorante al primo piano, un innovativo sistema che consentirà al palcoscenico di allargarsi fino alla platea e saranno eliminate le barriere architettoniche per un teatro veramente accessibile a tutti”. A realizzarli è l’impresa ‘Garibaldi’ di Bari che ha vinto il bando del Comune di Milano per un costo dei lavori di 8 milioni di euro, con un ribasso del 40 per cento rispetto a quanto fissato dal bando dell’amministrazione (13 milioni di euro)
Teatro Lirico Milano
Teatro Lirico di Milano – Dario Fo – “La Resurrezione di Lazzaro” – Mistero Buffo 1991
Teatro Lirico di Milano, 22 aprile 1997 – Francesco de Gregori – Sangue su Sangue.
I miei ricordi…: Ero presente al Teatro Lirico per il concerto di Lucio Dalla.
Brescello è anche il paese dove vennero girati i film di Don Camillo. Oltre al museo dedicato ai protagonisti, si possono ammirare anche vari luoghi e oggetti che erano presenti nei film: ad esempio la chiesa o la piazza adiacente ad essa, in cui sono state collocate due statue in bronzo, ognuna nella metà della piazza che gli si addice, ritraenti Don Camillo e Peppone nell’atto di salutarsi vicendevolmente. A Brescello si girarono cinque film della serie:
I simpatiche contrasti fra Peppone sindaco comunista e Don Camillo parroco.
ora: Il comune di Brescello è stato sciolto dal governo per infiltrazioni mafiose ed è il primo caso in Emilia-Romagna. Una volta disposto il decreto da parte del Presidente della Repubblica e la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale il comune sarà retto per 18 mesi da una triade di commissari. Saranno quindi annullate contestualmente le elezioni comunali previste per il prossimo 5 giugno.
DON CAMILLO – Comizio di Peppone
Pronta reazione nella città emiliana dopo lo scioglimento dell’amministrazione per infiltrazioni mafiose
‘Mafia? Stronzate’. ‘Cose che non mi interessano’
Brescello, dai cittadini l’omertà che non t’aspetti
“E’ una montatura politica. Meglio che a Roma guardassero ai loro affari, lì c’è la mafia davvero, non qui”
Mediaset Premium, Sky, Lega Calcio e Infront: tutti condannati a pagare una multa record di 66 milioni di euro per aver alterato nel 2014 la gara sui diritti televisivi sul campionato di Serie A per il triennio 2015-2018. Era il tassello mancante. Ed è arrivato oggi. La decisione dell’Antitrust non ha precedenti: secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, l’intesa tra concorrenti si è realizzata sostituendo con una soluzione concordata l’esito dell’assegnazione dei pacchetti A, B e D che discendeva dal confronto delle offerte presentate dai broadcaster il 5 giugno di quello stesso anno. In base a quanto detto, l’Agcm ha condannato Mediaset Premium a pagare 51,5 milioni di euro di multa, mentre la Lega, Infront e Sky dovranno versare rispettivamente 1.9, 9 e 4 milioni di euro.
La sentenza è arrivata a conclusione del procedimento avviato il 13 maggio 2015 e che ha appurato l’intesa restrittiva della concorrenza. Gli operatori, secondo l’antitrust, in violazione dell’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, hanno alterato la gara. La Lega calcio, su suggerimento e con l’ausilio di Infront, invece di aggiudicare su questa base i diritti ha promosso – secondo l’Agcm – una soluzione negoziale che, in contrasto con le regole del bando, ha recepito l’assegnazione concordata con i due principali concorrenti. Per l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, RTI/Mediaset Premium ha condiviso la soluzione concordata per l’assegnazione dei diritti fin dall’apertura delle buste, in ragione delle offerte da essa presentate. Né l’autorizzazione ricevuta a concedere la sub-licenza sul pacchetto D avrebbe potuto ingenerare alcun affidamento sulla liceità delle condotte assunte dalle parti, emerse solo in seguito agli accertamenti ispettivi svolti dall’Autorità.
Quanto a Sky, benché abbia aderito in ultimo al disegno di spartizione, ha assunto all’inizio un atteggiamento nettamente contrario alle iniziative delle altre parti ed è stata “indotta” all’intesa anche dal loro comportamento, per mantenere poi un “atteggiamento collaborativo” nei confronti dell’Agcm. I soggetti sanzionati dal provvedimento dell’Autorità hanno concertato così l’esito dell’aggiudicazione dei diritti, sostituendo tale accordo al risultato della procedura competitiva prevista dalla legge. Tutto ciò ha prodotto l’effetto di garantire la ripartizione del mercato tra i due operatori storici, assicurando l’assegnazione di diritti a uno di questi (RTI/Mediaset Premium) e precludendo l’ingresso di nuovi operatori sia nell’immediato (Eurosport in relazione al pacchetto D), sia in futuro (l’alterazione della gara è tale da incidere negativamente sulla credibilità delle future gare e, quindi, sulle aspettative di ingresso di nuovi player, scoraggiando qualsiasi concorrenza sul merito).
L’intesa accertata dall’Antitrust, sovvertendo l’esito della gara rispetto alla procedura competitiva stabilita dal “Decreto Melandri”, ha influito di conseguenza sulla ripartizione di risorse strategiche per il mercato della pay tv e per quello della raccolta pubblicitaria. L’Autorità ha ritenuto perciò l’intesa “restrittiva per oggetto”, giudicandola particolarmente grave ai sensi della consolidata giurisprudenza nazionale e comunitaria. Nello stesso provvedimento dell’Antitrust, infine, “si condivide l’esigenza rappresentata dall’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni circa un rafforzamento dell’efficacia delle Linee Guida previste dal d. lgs. n.9/2008, che andrebbe altresì estesa a una più ampia riforma del quadro normativo, al fine di incentivare ulteriormente le dinamiche competitive dello specifico settore interessato”.
Sky : l’amministratore delegato della filiale italiana Andrea Zappia ripone piena fiducia nell’Antitrust e ricorda che quello con Mediaset fu «un accordo legittimo, anche se assai più penalizzante per il nostro business rispetto al risultato emerso all’apertura delle buste»
Non c’è il quorum per il quesito con cui si chiedeva l’abrogazione parziale di norme relative alla durata delle trivellazioni in mare entro le 12 miglia: l’affluenza si è attestata al 32,15% dei votanti. Il quorum del 50% più uno degli aventi diritto al voto affinché la consultazione fosse valida non è stato dunque raggiunto.
I sì sono stati l’86,22%, pari a 12,9 milioni di voti, i no il 13,78%, pari a circa 2,1 milioni di preferenze (quando sono pervenuti i risultati di 61.415 sezioni su 61.562).
Ma non ci sono solo le trivellazioni in mare ma cì sono le trivellazioni in terraferma…… vediamo alcune situazioni
REGIONE VENETO – I Cinque Stelle sollevano il caso: «Zaia lotta per il mare ma lascia fare in collina».
La Regione Venetodice no alle trivelle in mare. Ma dice sì a quelle sulla terraferma. Un sì «obbligato», spiegano da Palazzo Balbi, «prettamente tecnico». Ma pur sempre un sì, attacca il Movimento Cinque Stelle, che stride parecchio con la battaglia che vede il presidente Luca Zaia (e con lui l’intero consiglio regionale) in prima linea contro Matteo Renzi e il Governo
REGIONE LOMBARDIA –
Trivelle in Pianura Padana? Le verità dietro lo sfruttamento dei giacimenti
Regione Lombardia – E infatti in questi giorni, tutta entusiasta La ditta Sound Oil con sede a Londra ha annunciato di aver avuto l’approvazione di trivellare in Lombardia da parte del governo regionale e che adesso ci si aspetta di avre il permesso finale dal Ministero dello Sviluppo Economico di Roma. Il pozzo è esporativo e si chiamerà Moirago 1dir.
Fonte e articolo completo su: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/27/gas-la-lombardia-dice-si-alle-trivelle-ma-la-resa-basterebbe-per-20-giorni/1542252/
18 marzo 2015 – Trivellazioni a Zibido, dalla Regione Lombardia via libera al pozzo – Dopo la protesta arriva la doccia fredda: la Regione dà l’ok alla realizzazione del pozzo.
A Zibido San Giacomo, nel cuore del Parco Agricolo Sud Milano, un grave pericolo incombe. Sono previsti infatti lavori di trivellazione alla ricerca di idrocarburi che metterebbero a rischio sia le falde acquifere sia la qualità dell’aria. Importanti potrebbero essere, inoltre, i rischi sismici!
11 dicembre 2015 – ZIBIDO SAN GIACOMO. «Trivellazioni inutili, contro le quali siamo pronti a ricorrere al Tar». Legambiente promette battaglia, a partire dal ricorso ai giudici amministrativi, pur di fermare il progetto Moirago 1 che nel 2016 che darà inizio agli scavi nella frazione di Zibido alla ricerca di giacimenti di gas. Il pozzo è esplorativo e si chiamerà Moirago 1dir.
La Lombardia è più o meno in linea con il dato di affluenza nazionale: ha votato il 30,46% dei lombardi con diritto di voto. La provincia lombarda che si è recata di più alle urne è stata Mantova (33,55%), mentre Milano segna un’affluenza del 31,5%.
Nel comune di Milano ha votato il 29,88%. Soltanto due i comuni della provincia sopra il 40% di affluenza: Bussero (42,64%) e Tribiano (40,12%). Morimondo ha segnato l’affluenza più bassa in provincia (23,88%).
Più di 400 migranti, per la maggior parte somali, sono annegati nel Mar Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere le coste meridionali dell’Europa, probabilmente quelle italiane. Lo riferisce Bbc Arabic, citando fonti egiziane secondo cui i migranti “erano a bordo di quattro imbarcazioni sfasciate”. Il corrispondente della Bbc in Kenya ha fatto sapere di aver parlato con i parenti di tre giovani somali della stessa famiglia che sarebbero tra i morti, mentre l’ambasciatore somalo in Egitto ha confermato l’incidente. Secondo i media somali, solo una trentina di persone sono state tratte in salvo.
Video caricato su Youtube – 8 min fa da Meridiana Notizie
Oltre 400 migranti, la maggior parte dei quali somali, sarebbero morti nel Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere l’Italia dall’Egitto.
https://youtu.be/HD2uzx85tVw%5B/embed]”Un’inter ancora più forte” nei pensieri del presidente Thohir, intervistato quest’oggi (17/04/2016)in esclusiva da Inter Channel
Thohir: “Non so perché i giornali scrivano che la squadra è sull’orlo della bancarotta, che litigo con Mancini e che non ho buoni rapporti con Moratti. Non ne ho idea. I media devono dire la verità, devono…”
“Prima di tutto voglio ringraziare i tifosi. E’ stato incredibile avere quasi sessanta mila persone allo stadio. Ho apprezzato davvero, è importante rimanere vicini alla squadra in questo momento. E’ stata una delle migliori prestazioni”.
Un commento anche sulle notizie apparse sui giornali nelle ultime settimane: “Benvenuti in Italia! I giornali scrivono sempre cose diverse. Io sono qui da due anni e cerco di ricostruire la squadra, Moratti mi aiuta, mi dà consigli. Stiamo seguendo la giusta direzione. Le nostre entrate crescono, le nostre prestazioni migliorano, abbiamo una buona squadra, un grande allenatore. Abbiamo costruito un forte management. I risultati si vedono, se guardiamo quanti punti avevamo raccolto negli ultimi due-tre anni, abbiamo fatto meglio quest’anno. Stiamo crescendo non solo dal punto di vista sportivo, ma anche da quello commerciale.
“Io sono il presidente, mi impegno nei confronti dei tifosi, nei confronti di Moratti. Voglio che l’Inter torni a essere grande. È un processo, per questo diciamo che è un piano quinquennale. Abbiamo raggiunto gli obiettivi preposti, l’affluenza allo stadio sta crescendo. Ci stiamo espandendo in Cina, in Indonesia, in Arabia Saudita, in Brasile, in Argentina. Siamo sulla strada giusta. Da presidente, voglio essere sicuro che l’Inter cresca e torni a essere tra i top team. Non c’è l’intenzione di cedere le quote di maggioranza. Sono stato al DC United, ci sono stati alti e bassi in questi anni, ma sono ancora lì a supportare la squadra. Non so perché i giornali scrivano così, non so perché dicano che la squadra è sull’orlo della bancarotta, che litigo con Mancini e che non ho buoni rapporti con Moratti. Non ne ho idea. I media devono dire la verità, devono controllare i bilanci. Io sono proprietario di una compagnia di media, ma rispetto i nostrilettori e chi prende le decisioni”.
Sul futuro, nessuna incertezza: “Io rimango, avrò la maggioranza. Ho bisogno di supporto. Se avremo la possibilità di avere un partner strategico che possa rendere l’Inter più forte, perché no? Nelle altre parti del mondo succede lo stesso. Dobbiamo essere aperti verso il mondo, perché siamo una delle migliori 20 squadre. Tutti i club crescono, anche noi dobbiamo farlo. Volevamo avere uno stadio tutto nostro, adesso anche il Milan vuole lavorare con noi. Non c’è niente di strano, in tutto il mondo succede, nell’NBA, Lakers e Clippers condividono la stessa arena. Ciò che conta di più per noi è migliorare e crescere e rendere l’Inter sempre più forte in ogni ambito, sportivo e commerciale”.
Sabato prossimo l’Inter ospiterà l’Udinese e il presidente sarà presente: “Ad aprile sono venuto qui diverse volte. È bello incontrare la dirigenza, i tifosi, tornare in questo splendido ufficio. Stiamo effettuando dei lavori alla Pinetina, li ho seguiti. Fa parte del mio lavoro. Tornerò, è un mio obbligo. Sarò qui per la partita contro l’Udinese, andrò a Parigi per altri impegni personali. I giornali scriveranno che sarò a incontrare il Paris Saint-Germain, ma non è così. Ogni volta che vado a Parigi lo scrivono! Nasser Al Khelaifi è un amico, ci supportiamo a vicenda. Non sarò a Parigi per il calcio, ho anche altre cose da fare. Tornerò a Milano per supportare la squadra, per stare vicino alla società quando ci sarà bisogno. Tornerò qui a maggio, non stupitevi di rivedermi qui. È bello stare vicino alla squadra”.
PARIGI – Sette partecipanti a due importanti corse ciclistiche professionistiche italiane con un motorino elettrico nascosto nella bici. È successo lo scorso marzo alla Strade Bianche di Siena e alla Coppi & Bartali di Riccione. Controlli dell’Unione Ciclistica Internazionale? No, immagini di telecamere termiche camuffate da attrezzature di ripresa del canale pubblico France Télévisions che racconta la vicenda oggi pomeriggio nel settimanale sportivo Stade 2. In cinque casi i motorini erano nel movimento centrale e spingevano sui pedali. In due nel pacco pignoni, per fornire trazione posteriore alla bici. La telecamera termica mostra sensibilissime variazioni di temperatura: gli esperti interpellati la spiegano solo col calore generato da un motore.
Di doping a motore si parla dal 2010 quando Fabian Cancellara vinse in sequenza Giro delle Fiandre e Parigi-Roubaix con azioni atletiche impressionanti. Contro di lui nessuna prova.
Se l’Uci usasse la telecamera termica potrebbe scoprirli. E invece? E invece i federali (che rifiutano la nostra richiesta di esaminare la loro attrezzatura) si muovono al villaggio di partenza delle corse con tablet per verificare la presenza di motori spenti. Si chiamano teslametri. Li abbiamo testati: sono poco affidabili per la natura sfuggente del campo magnetico.
Il reportage di France Télé-visions si chiude con immagini inedite. Sono state girate a Verbania, al traguardo della 18ª tappa del Giro d’Italia 2015 quando Alberto Contador vinse la corsa rosa guadagnando terreno su Fabio Aru.
Articoli completi su : http://www.corriere.it/sport/16_aprile_17/scandalo-bici-col-motorino-tutte-prove-chi-usa-trucco-080a285a-045c-11e6-9af5-d262a7a5f049.shtml
2010 –SCANDALO DOPING MECCANICO: la bici da corsa che va senza pedalare
2010 –In questo video, tratto da Rai Sport, Davide Cassani rivela lo scoop del doping meccanico, mostrandoci la prova: si tratta di una bicicletta truccata. Apparentemente è una normale bici da corsa da professionista, ma in realtà nasconde un motore elettrico, alimentato a batteria, che attraverso un ingranaggio interno trasferisce potenza al posteriore, come in una moto! Pare che questa bici “dopata” sia stata già usata da qualche atleta anche tra i professionisti, in Francia e forse anche in Italia!
– La difesa di Femke van den Driessche, diciannovenne belga pizzicata sabato ai Mondiali di ciclocross a Zolder, in Belgio, durante una gara riservata alle under 23. “Mi è finita in mano a causa di un malinteso di un meccanico”
CASALE MONFERRATO (ALESSANDRIA), 13 aprile 2015 – Oltre 19 milioni 750mila euro, quota 2016 dei 64 milioni assegnati dal governo Renzi, sono arrivati nelle casse del Comune di Casale Monferrato per la bonifica dell’amianto. E’ stata infatti accolta dal ministero dell’Ambiente la richiesta del sindaco della città simbolo della lotta all’amianto, Titti Palazzetti, di poter riceverli direttamente evitando ritardi e complicazioni legati alle normative sugli equilibri di bilancio.
Intanto gli interventi procedono: a fronte dei 900 quintali di polverino smaltiti nel 2013 si è passati a più di 11mila smaltiti nel 2015 e si pensa di terminare la bonifica del materiale censito nella prima metà del 2017. A settembre sarà aperto un nuovo bando.
I danni causati dall’ amianto lavorato all’ Eternit non si sono limitati ad interessare la popolazione esposta professionalmente, ma riguardano anche l’ ambiente con i suoi abitanti.
Filmato dell’istituto Luce sulla lavorazione dell’Amianto nella Eternit
Infatti negli anni ’70 si comincia a registrare nel reparto di Medicina dell’ Ospedale di Casale Monferrato, un significativo incremento dei morti per mesotelioma anche in soggetti con anamnesi lavorativa negativa nei confronti di una esposizione professionale ad amianto.
Questa mattina è mancato Gianroberto Casaleggio, il cofondatore del MoVimento 5 Stelle. Ci stringiamo tutti attorno alla famiglia. Gianroberto ha lottato fino all’ultimo.
“Sono un comune cittadino che con il suo lavoro e i suoi (pochi) mezzi cerca, senza alcun contributo pubblico o privato, forse illudendosi, talvolta anche sbagliando, di migliorare la società in cui vive”. Gianroberto Casaleggio (dalla lettera al Corriere della Sera del 30 maggio 2012)
Era ricoverato a Milano. Nell’aprile del 2014 era stato operato di urgenza per un edema al cervello al Policlinico di Milano. Aveva 61 anni. E’ morto alle 7 di questa mattina in una camera di degenza dell’istituto Scientifico Auxologico di Milano, in via Mosé Bianchi, dove era ricoverato da almeno due settimane con un nome diverso da quello reale per tutelare la privacy. La salma è stata composta nella camera ardente dello stesso Istituto. Nell’aprile del 2014 Casaleggio era stato operato di urgenza per un edema al cervello al Policlinico di Milano.
Commento: Le mie condoglianze a famiglia,amici e colleghi del #M5S
Il 10 aprile del 1991, 25 anni fa, nella rada del porto toscano il traghetto Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo entravano in contatto. Dopo lo scontro il rogo: le vittime furono 140, tra passeggeri ed equipaggio del traghetto, tranne il giovane mozzo napoletano Alessio Bertrand.
Registrazioni delle comunicazioni radio avvenute sul canale 16 VHF la notte del 10 Aprile 1991. Dopo una collisione con la petroliera Agip Abruzzo 140 persone muoiono senza ricevere alcun soccorso.
Alle ore 22:03 del 10 aprile1991, il traghetto Moby Prince, in servizio di linea traLivorno e Olbia, mollò gli ormeggi per la traversata. A bordo era presente l’intero equipaggio, formato da 65 persone agli ordini del Comandante CSLC Ugo Chessa e 75 passeggeri. Il traghetto, durante la percorrenza del cono di uscita del porto, colpì con la prua la petroliera Agip Abruzzo, penetrando all’interno della cisterna numero 7, contenente circa 2700 tonnellate di petrolio Iranian Light. Alle ore 22:25, il marconista di bordo lanciò il Mayday dal VHF portatile, e non dalla postazione radio, dato che, come stabilito anche dal punto in cui fu ritrovato il cadavere, al momento dell’impatto non si trovava in sala radio.
Nel video vediamo l’interno devastato del traghetto MOBY PRINCE a seguito dell’incendio scatenatosi a bordo a seguito della collisione con la nave cisterna AGIP ABRUZZO
Parte del petrolio che fuoriuscì dalla cisterna n. 7 della petroliera Agip Abruzzo si riversò in mare, parte invece investì in pieno la prua del traghetto. A causa delle scintille prodotte dallo sfregamento delle lamiere delle due navi al momento dell’impatto, il petrolio prese rapidamente fuoco, incendiando il traghetto.
Errore umano: Un aspetto più volte indicato come possibile causa dello scontro, fu quello dell’errore umano da parte dell’equipaggio di Moby: tutte le commissioni di inchiesta e tutti processi, fino all’ultima archiviazione disposta dalla Procura di Livorno nel 2010, censurano il comportamento della plancia del Traghetto, comandata da Ugo Chessa, defunto anch’egli nella tragedia. Tra le accuse rivolte all’equipaggio del Moby Prince si elencano: il mal funzionamento di alcuni apparati di sicurezza a bordo della nave; l’aver fatto scendere prima del dovuto il pilota del porto Federico Sgherri; la mancata dovuta attenzione nelle procedure di uscita dal porto; la velocità troppo elevata in fase di uscita; l’aver lasciato aperto il portello del traghetto in fase di navigazione.
Tra le cause della disattenzione è stato indicato più volte erroneamente, anche dagli organi di stampa dell’epoca, il fatto che l’equipaggio potesse essere distratto dalla gara di ritorno della semifinale di Coppa delle Coppe tra la Juventus e il Barcellona. Questa ipotesi è stata però decisamente respinta dalla testimonianza del superstite Bertrand, il quale, durante vari interrogatori, ha più volte dichiarato di aver personalmente portato alcuni panini in plancia comandi e che il personale di guardia si trovasse al proprio posto nella gestione del traghetto.
2. L’impianto antincendio spento – È stato appurato in sede giudiziaria che il traghetto Moby Prince navigava con gli impianti sprinkler non in funzione e con gli altri in attivazione manuale.
È dato acquisito dagli accertamenti tecnici (v. in particolare la perizia dibattimentale) che l’intero impianto sprinkler non è mai entrato in funzione durante l’incendio.
La presenza della nebbia – Tra le cause ufficiali del disastro è attribuito un ruolo significativo alla nebbia che quella sera secondo alcuni gravava sulla zona. I magistrati si sono espressi in favore del cosiddetto fenomeno della nebbia da avvezione, che può provocare la formazione repentina di un banco. Il banco di nebbia sarebbe calato all’improvviso sul tratto di mare circostante all’Agip Abruzzo, impedendo al Moby Prince di individuare correttamente la petroliera.
Mai chiarito infine il punto cruciale, che dovrebbe determinare se fu il traghetto passeggeri, sbagliando rotta o a causa di una distrazione, che andò a colpire la petroliera, o se viceversa la petroliera si trovasse all’interno del cono. Da sottolineare che, nella sentenza di primo grado del 31/10/1998, la posizione attribuita alla petroliera è 43°29′.8 NORD e 10°15′.3 EST. Questa posizione è stata ricavata dalle comunicazioni radio registrate dal canale 16 VHF ed è stata trasmessa direttamente dal comandante dell’Agip Abruzzo Renato Superina nei minuti successivi alla collisione. Andando a riportare la posizione sulla carta nautica, è facile notare come il punto riportato rientri senza alcun dubbio all’interno del triangolo di divieto di ancoraggio e pesca nel quale era proibito alle imbarcazioni di restare alla fonda o di pescare proprio perché utilizzato dalle altre imbarcazioni per l’uscita dal porto
Il processo di I grado –Il processo, pieno di momenti di tensione, si conclude due anni dopo: la sentenza viene pronunciata nella notte tra il 31 ottobre e il 1º novembre 1997. In un’aula piena di polizia e carabinieri, chiamati dal tribunale per la tutela dell’ordine pubblico, il presidente Germano Lamberti lesse il dispositivo della sentenza con cui furono assolti tutti gli imputati perché «il fatto non sussiste».
Il processo di II grado (Firenze) – Il 5 febbraio 1999 la III Sezione della Corte d’Appello di Firenze dichiara di “non doversi procedere nei confronti del Rolla in ordine ai reati ascrittigli perché estinti per intervenuta prescrizione”. I giudici di Firenze aggiungono tuttavia in sentenza “(…) non si può non rilevare, che l’inchiesta sommaria della Capitaneria, che per alcuni versi è la più importante perché interviene nell’immediatezza del fatto ed è in qualche modo in grado di indirizzare i successivi accertamenti e di influire sulle stesse indagini penali, può essere condotta da alcuni dei possibili responsabili del disastro”.
Verso un terzo processo – Nel 2006 la Procura diLivorno, su richiesta dei figli del comandante Chessa, decise di riaprire un filone d’inchiesta sul disastro del traghetto.
Nel 2009, l’associazione dei familiari delle vittime presieduta dai Chessa, in una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiede a questi di farsi portavoce presso il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, della richiesta di rendere pubblici i tracciati radar, le immagini satellitari, o altro materiale in possesso delle autorità americane della rada del porto di Livorno durante le ore del disastro del Moby Prince.
5 maggio 2010 è stata presentata dalla Procura della Repubblica di Livorno e accolta dal GIP di Livorno la richiesta di archiviazione .
Dal 5 maggio 2013 ha preso avvio una campagna permanente per sostenere la lotta civile dei familiari delle vittime del Moby Prince per ottenere verità e giustizia. La campagna, chiamata #IoSono141è sostenuta dalle associazioni familiari delle vittime del Moby Prince e mira soprattutto a creare una forte spinta popolare di sostegno alla creazione di unaCommissione parlamentare d’inchiesta sul Moby Prince.
Il 9 aprile 2015, proprio alla vigilia del 24º anniversario della tragedia, col via libera all’unanimità in commissione Lavori Pubblici del Senato viene mosso il primo decisivo passo all’istituzione della Commissione d’inchiesta.
Finalmente viene fissata al 22 luglio la votazione del testo: il Senato si esprime all’unanimità sull’istituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Moby Prince e Luchino Chessa, figlio del Comandante perito sul traghetto, dice al riguardo:
« È un giorno storico per noi familiari delle vittime del Moby Prince, ma anche per tutti i cittadini italiani che vogliono giustizia e verità. Un importante segno di democrazia visto che tutti i senatori, sia del governo che dell’opposizione, hanno votato a favore. »
Il 31 marzo 2016 la Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause del disastro del traghetto Moby Prince ha ascoltato il dottor Enrico Fedrighini, giornalista e autore del volume “Moby Prince: un caso ancora aperto”.
La Commissione d’inchiesta avrà due anni di tempo per svolgere il lavoro per cui è stata costituita e tra gli aspetti su cui dovrà indagare rientrano i tempi di sopravvivenza a bordo del traghetto, la dinamica della collisione con l’Agip Abruzzo, i problemi di sicurezza a bordo ed il ritardo nei soccorsi.
l’Inter non c’entra: coinvolto il fratello di Thohir
Negli ultimi giorni su diverse testate giornalistiche sono apparsi articoli che hanno accostato il club nerazzurro alla vicenda. Il Corriere della Sera è stato il primo giornale italiano a scriverne, indicando nel titolo dell’articolo la presenza dell’Inter.
La notizia era stata poi ripresa dal quotidiano irlandese The Irish Times, che in un approfondimento sui legami tra i Panama Papers e il mondo del calcio, pubblicato domenica 3 aprile, aveva dato conto del coinvolgimento nei documenti di attuali o ex proprietari di almeno 20 grandi club calcistici , tra cui l’Inter e il Boca Juniors.
Secondo quanto riportato dall’edizione online de L’Espresso, che conduce in esclusiva per l’Italia l’inchiesta insieme all’ICIJ, ma anche dalla stampa indonesiana, in realtà il nome presente nelle carte dello studio panamense Mossack Fonseca è quello di Garibaldi Thohir, fratello maggiore di Erick e numero uno del gruppo industriale costruito dal vecchio Teddy Thohir.
Garibaldi Thohir ha 50 anni ed è uno degli uomini più ricchi dell’Indonesia. L’anno scorso è risultato il quarantaduesimo paperone dell’arcipelago, con un patrimonio netto stimato da Forbes in 605 milioni di dollari.
Il terremoto dell’Aquila del 2009, la serie di eventi sismici, sono iniziati nel dicembre 2008 e non ancora terminati, con epicentri nell’intera area della città, della conca aquilana e di parte della provincia dell’Aquila. La scossa principale, verificatasi il 6 aprile 2009 alle ore 3.32, ha avuto una magnitudo momento (Mw) pari a 6,3 (5,8 o 5,9 scala Richter), con epicentro in località Colle Miruci, a Roio, nella zona compresa tra le frazioni di Roio Colle, Genzano e Collefracido, interessando in misura variabile buona parte dell’Italia Centrale. Ad evento concluso il bilancio definitivo è di 309 vittime, oltre 1.600 feriti e oltre 10 miliardi di euro di danni stimati.
Oggi ha distanza di 7 anni leggiamo queste notizie:Crolla un altro balcone nella new Town.
La prima new town all’Aquila venne annunciata da Berlusconi in collegamento telefonico con Porta a Porta. Era la sera del 6 aprile 2009, l’Italia era sotto choc per le immagini del terremoto, la città piangeva le vittime, molte persone erano ancora sotto le macerie. E alcuni imprenditori ridevano. Poi le new town sono diventate 19: costruite in tempi record con operai al lavoro giorno e notte,costate circa un miliardo di euro. Oggi questi quartieri dormitorio privi di ogni servizio, anche in montagna e lontani dall’Aquila, cadono a pezzi, tranne rare eccezioni.
I responsabili che tanto parlavano in Tv dove sono?
03 aprile 2016 – Sisma L’Aquila: crolla un altro balcone nella new Town. Complesso già sgomberato e sequestrato dopo avvio inchiesta 2014.
Un altro balcone è crollato “per cedimento strutturale” in un appartamento del progetto C.a.s.e, di Cese di Preturo (L’Aquila),complesso già sgomberato e sequestrato in seguito all’inchiesta della Procura aquilana scattata dopo episodio analogo accaduto nel settembre 2014 in un alloggio vicino.
La sorveglianza speciale per tre anni. Una confisca di beni che sfiora i 500mila euro. E, soprattutto, l’obbligo a cercarsi un lavoro. Serio. Non solo perché «la professione ultrà» non lo è. Ma per spezzare la catena di una vita spesa in tifo violento, bagarinaggio e traffico di droga. La vita di un personaggio considerato «pericoloso socialmente».
Arrestato per l’ultima volta nel novembre del 2014 per una maxi inchiesta di droga, Puntorno era finito ai domiciliari. In questi giorni i carabinieri piemontesi e siciliani gli hanno notificato un decreto della misura di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e della confisca di due case e di una moto, come richiesto dalla procura di Torino.
Secondo il giudice estensore dell’atto, Pietro Capello, non è possibile che un capo ultrà che ha dichiarato di guadagnare 2600 euro lordi all’anno tra il 2004 e il 2013 – «redditi lordi molto modesti e decisamente sproporzionati rispetto al tenore di vita» – abbia acquistato questi beni attraverso vie legali.
Un affiliato “rivela” il presunto piano per escludere il Pirata dal Giro d’Italia 1999: sul tavolo un giro di scommesse clandestine
Il 5 giugno 1999 Marco Pantani viene raggiunto dai carabinieri presso l’hotel Touring di Madonna di Campiglio: è stato trovato con un valore di ematocrito oltre la soglia consentita (51,9 invece che 50) ed è stato escluso dal Giro d’Italia.A due tappe dalla fine il Pirata era il vincitore annunciato, maglia rosa in cassaforte con 5’38″ di vantaggio su Paolo Savoldelli, ma lo fermarono: «Questa volta non mi rialzo» dice sconsolato il Pirata che avrà disgraziatamente ragione morendo il 14 febbraio 2004, da solo, in una stanza d’albergo del residence Le Rose di Rimini. Per anni si è discusso di quel controllo, di quel prelievo del sangue che compromise la carriera e devastò la vita di uno dei più grandi ciclisti italiani di tutti i tempi: possibili alterazioni, regie oscure, l’ombra della criminalità organizzata. Oggi la Gazzetta dello Sport con Francesco Ciniti riapre la questione riferendo di un’intercettazione choc che potrebbe riscrivere la storia.
Una vera e propria confessione involontaria da parte di un affiliato alla camorra: la criminalità organizzata avrebbe pianificato e portato a termine l’esclusione del Pirata dalla corsa rosa. Il motivo? Economico, in primis: c’era sul tavolo un vortice di scommesse clandestine miliardarie con il romagnolo vincente. Insomma, per evitare un buco finanziario il clan che gestiva il banco delle puntate sul Giro 1999 decise che Pantani non doveva arrivare a Milano. […] Questo è almeno quello che sostiene il camorrista tenuto in Campania sotto osservazione per altri indagini, che non c’entrano nulla con il ciclismo.
La lunga battaglia per il suffragio universale. Il primo voto alle amministrative poi il referendum Repubblica/Monarchia
Il voto alle donne, o suffragio femminile, è una conquista piuttosto recente nella lotta alla parità dei sessi. Si tratta, infatti, del risultato di un profondo movimento di riforma politico, economico e sociale che trova le proprie basi nella Francia del XVIII secolo. Al suffragio femminile, tuttavia, non si arriva nello stesso periodo in tutti i paesi del mondo anzi, spesso, si registrano decenni di differenza.
Fu la nascita del movimento delle Suffragette, nel 1872 nel Regno Unito, a dare il giusto impulso ad una lotta di tipo nazionale che, in pochi decenni, superò i confini nazionali per approdare anche negli paesi nel mondo. In Inghilterra le rivendicazioni delle Suffragette arrivarono a un esito positivo solo con la legge del 2 luglio 1928, con la quale il suffragio fu esteso a tutte le donne inglesi.
Tuttavia non bisogna pensare che fu l’Inghilterra fu il primo paese al mondo in cui il voto fu esteso anche alle donne. Prima nel mondo, infatti, fu la Nuova Zelanda in cui il suffragio femminile fu ottenuto nel 1893.
SUFFRAGETTE – dall’inglese suffragette, da suffrage, suffragio. Nei primi decenni del sec. XX, nome, insieme ironico e dispregiativo, dato alle donne che, unite in gruppi e associazioni, reclamavano il diritto di voto, allora esclusivamente riservato agli uomini.
Italia – Elezioni amministrative: il voto delle donne 1946
Per quanto riguarda l’Italia il percorso che portò all’estensione del voto alle donne cominciò solo all’indomani dell’unificazione, avvenuta nel 1861. E se i primi movimenti di emancipazione si collocano nei primi anni del 1900 è solo all’indomani del secondo conflitto mondiale che, con il decreto legislativo del 10 marzo 1946 il consiglio dei ministri estese il voto anche alle donne che avessero compiuto la maggiore età (all’epoca 21 anni).
In Italia le donne votarono per la prima volta nel corso delle elezioni amministrative del marzo e aprile 1946 e, successivamente, per il celebre referendum monarchia/repubblica (2 giugno 1946).
2005 – Live in Roma – Fiorella Mannoia, quello che le donne non dicono
La Giornata internazionale della donna (comunemente definita Festa della donna) ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui sono state oggetto e sono ancora, in tutte le parti del mondo. Questa celebrazione si è tenuta per la prima volta negli Stati Uniti nel 1909, in alcuni paesi europei nel 1911 e in Italia nel 1922.
1989 – al Festivalbar con la canzone “Donna” di Enzo Gragnaniello. Alla fine dell’esibizione viene premiata con il disco d’oro da Lucio Salvini,
“Non è vero che l’8 marzo è una festa stanca, ha ancora senso celebrarlo, abbiamo ancora molta strada da fare e il nostro lavoro non è ancora terminato”. E’ quanto sottolinea la presidente della Camera Laura Boldrini introducendo nella Sala della Regina di Montecitorio il Recital di Daria Colombo e Roberto Vecchioni ‘La forza delle donne’, in anteprima alla Camera dei in occasione della Giornata Internazionale della Donna. “Dobbiamo fare un lavoro di squadra per dare alle nostre figlie la consapevolezza che i diritti vanno alimentati sempre”, prosegue Boldrini ricordando di non essere una “fan delle quote rosa ma penso che sia una forzatura peggiore non avere donne nelle istituzioni di rappresentanza”. Un percorso che si sviluppa anche sul linguaggio. “Non è una mia fissazione. Noi diciamo operaia, contadina ma se una donna è ai vertici deve diventare uomo, abbiamo difficoltà a dire ministra o avvocata. C’è una barriera culturale”, spiega Boldrini ricordando come domani la bandiera a Montecitorio sarà a mezz’asta “in segno di lutto” per le vittime del femminicidio
Una donna indianalavora inuna fabbrica di mattoni, alla periferia diJammu, capitaleinvernaledel Kashmir. Giornatainternazionale della donnasi osservaa livello globaleil08 marzo,al fine di evidenziarelelotte delle donnein tutto il mondoe promuoverei diritti delle donne.
Una donnamigrantesi appoggiasul cancellodi confinealla stazionenordconfine grecodiIdomeni, Martedì 8 marzo2016.Fino a14.000persone sono bloccatealla periferiadel villaggio diIdomeni, con più di36.000in totalein tutta la Grecia
Donne attivistefilippiniconnastro adesivoche copre la boccaa leggere‘abusi sessuali’ prendeparte alla Giornata internazionaleper l’eliminazione dellaviolenza contro le donnea Manila, Filippine, il 25 novembre 2015.
02 marzo 2016 – ROVIGNO. Il centro storico della città di Santa Eufemia, caratterizzato dalla spiccata architettura veneziana, sicuramente non tiene il passo con gli insediamenti turistici in fatto di manutenzione e miglioramento dell’aspetto. Ormai infatti tutti gli alberghi di Rovigno sono stati elevati al rango di 4 o 5 stelle, con poderosi investimenti effettuati negli ultimi anni.
La centralissima piazza Maresciallo Tito invece resta a tutt’oggi ricoperta dal grigio asfalto di epoca socialista, con numerosi tombini disseminati quà e là senza alcun criterio.
La piazza è dominata dalla Torre dell’orologio, risalente al diciannovesimo secolo, che sulla facciata porta il leone di San Marco, simbolo della Serenissima. «Prima al suolo c’erano dei lastroni in pietra che facevano la loro bella figura – commenta una passante rovignese – poi negli anni Cinquanta dello scorso secolo, a qualcuno venne la brillante idea di coprirle con il bitume».
A questa persistente bruttura però si prospetta ora un rimedio: entro il primo semestre di quest’anno verrà infatti bandito il concorso per la stesura del progetto di ripavimentazione o ristrutturazione non solo di questa piazza, ma anche di quelle più piccole ad essa collegate.
Le auto parcheggiate sulle rive di Abbazia salvate dai vigili del fuoco prima di finire in mare (foto da novilist.hr)
Domenica 06 marzo 2016 – Il mare più che agitato da un fortissimo venti di scirocco e la pressione dell’aria bassa hanno causato sabato sera grossi disagi, soprattutto lungo la costa della Regione litoraneo-montana, dove l’acqua del mare ha invaso strade e porti. I punti più critici sono stati i lidi Volosca, Abbazia e Laurana, con forti inondazioni che hanno comportato danni ingenti alle costruzioni e agli immobili situati in prossimità del mare. Insegne pericolanti, tegole, cartelli, lamiere, panchine divelte, gommoni affondati …. La furia del vento e del mare ha lasciato tracce dappertutto
La violenta sciroccata abbattutasi la notte scorsa sulle coste dell’Istria e del Quarnero ha provocato danni e non pochi disagi sia sul versante occidentale che su quello orientale della penisola. Nell’ Abbaziano una violenta mareggiata ha fatto finire in mare un’automobile che era parcheggiata in Lido. I Vigili del fuoco ne hanno tratte in salvo al…tre quattro che rischiavano di essere portate via dalle onde sempre più impetuose. Ingenti i danni. Stessa situazione anche a Volosca e a Laurana, dove le fortissime onde hanno portato via una macchina parcheggiata sul molo. Il fortissimo vento (che a momenti raggiungeva punte di 72 chilometri orari), ha provocato grossi disagi anche a Pola, a Umago a Orsera e in diverse località dell’Istria interna (Montona, Visignano, Gimino, Gallignana, Sanvincenti)
Umago – Per fortuna che la mareggiata è arrivata con lo scirocco e non con il libeccio, altrimenti stando ai pescatori più anziani sarebbero state disastrose. Sabata. Sabato dopo le ore 20,30, la costa è stata sommersa dall’acqua alta, con livelli da inondare la banchina del porto di Salvore, la strada Salvore-Umago all’altezza di Zambrattia, e le altre zone più in basso, come parte del porto di Umago.
Un fenomeno, quello dell’acqua alta accompagnata dallo scirocco e da un moto ondoso molto forte, che ha causato danni e disagi, ma non come quelli che avrebbero potuto succedere col libeccio.
Le mareggiate di sud-ovest infatti, con il libeccio che qui viene chiamato “garbin” sono le più pericolose perché le onde con l’acqua alta non le ferma nessuno. Sono capaci di superare la diga foranea di Umago e addirittura quella del cementificio. A porto Salvore sono finite in mare le reti che si trovano suò molo, a Poioli le onde hanno superato la strada asfaltata portando la ghiaia a decine di metri dal bagnasciuga. Onde si dunque, ma senza grossi danni. Ora c’è da pulire, ma non tanto riparare, con la consapevolezza che la mareggiata è arrivata fuori stagione e che con il libeccio sarebbe stato molto peggio.
La sciroccata di sabato sera ha provocato danni anche nell’ Orserese e nel Cittanovese. La strada di Antenal, sommersa dall’acqua, per alcune ore è stata chiusa al traffico. Il forte vento si è fatto sentire pure nel Polese, dove le raffiche in alcuni momenti hanno superato gli 80 kilometri all’ora.
28 gennaio 1986 – 28 gennaio 2016 ricorreva il 30 anniversario del disastro del Challenger
Il 28 gennaio 1986 lo Space Shuttle Challenger esplose subito dopo il decollo dalla base di Cape Canaveral. Morirono tutti i sette astronauti a bordo. Tutto il mondo seguì in diretta con angoscia le immagini della tragedia. La causa fu il malfunzionamento a uno dei motori che fece disintegrare la navetta spaziale. Fu il più grave disastro in un programma spaziale Nasa fino ad allora per la Nasa, nell’incidente morirono: Dick Scobee, Michael J. Smith, Judith Resnik, Ellison Onizuka, Ronald McNair e Greg Jarvis. Assieme a loro c’era anche Christa McAuliffe, la prima insegnante a partecipare a un programma spaziale per il progetto “Teacher in space“. Dopo l’incidente, le parole del presidente Reagan commossero il mondo. La Nasa li ricorda oggi, dopo 30 anni, assieme agli altri astronauti deceduti nelle missioni spaziali dagli anni ’60
Equipaggio:
Equipaggio del STS-51-L.: Prima fila da sinistra a destra: Michael John Smith, Dick Scobee e Ronald McNair. Seconda fila da sinistra a destra: Ellison Onizuka, Christa McAuliffe, Gregory Jarvis e Judith Resnik
Comandante (CMD): Dick Scobee – pilotò la missione STS-41-C del Challenger durante la quale venne messo in orbita un satellite e ne venne riparato un altro.
Pilota (PLT): Michael J. Smith (primo volo) – veterano della guerra del Vietnam, ricevette numerose decorazioni per il combattimento tra cui la Distinguished Flying Cross.
Specialista di missione 1: Judith Resnik – fu una specialista di missione nella missione inaugurale STS-41-D del Discovery.
Specialista di missione 2: Ellison Onizuka – ingegnere di volo dell’aeronautica militare, volò nella missione STS-51-C con il Discovery, la prima missione dello Space Shuttle per il Dipartimento della Difesa.
Specialista di missione 3: Dr. Ronald McNair – fisico dello Hughes Research Laboratories, volò anche nella missione STS-41-B.
Specialista del carico 1: Greg Jarvis – capitano della Air Force e membro dello staff della Hughes Aircraft.
Specialista del carico 2: Christa McAuliffe – selezionata per essere laprima insegnante in un programma spaziale, nell’ambito del progetto Teacher in Space.
Targa in memoria degli equipaggi del Challenger e del Columbia al KSC.
Causa dell’incidente: Per diverse ragioni gli SRB sono fabbricati in 4 diversi segmenti, che vengono inviati dal costruttore a Cape Canaveral dove vengono assemblati sul posto. Tra ogni segmento è presente una giunzione detta “field joint” (letteralmente: “giunto da campo”), sigillata con dueO-ring.
L’incidente del Challenger avvenne a causa della rottura del field joint del SRB di destra, che permise ai gas sotto pressione e ad alta temperatura e alle fiamme di fuoriuscire dall’O-ring e toccare il serbatoio esterno, provocando un cedimento strutturale.
Col senno di poi è chiaro che i field joint furono progettati male, ma non avrebbero probabilmente causato un problema così grave se il Challenger fosse decollato alle normali temperature della Florida (superiori a 10 °C). Il cedimento venne causato quindi dalla combinazione della cattiva progettazione e delle basse temperature dell’ultima missione. Gli ingegneri del costruttore Morton Thiokol degli SRB erano a conoscenza del problema e avvertirono di non effettuare il lancio, ma questi avvisi non furono comunicati adeguatamente alla NASA.
LA TRAGEDIA DELLO SHUTTLE COLUMBIA
Il disastro dello Space Shuttle Columbia è l’incidente che causò la perdita dello Space Shuttle Columbia il 1º febbraio 2003, nel corso della missione STS-107 partita il 16 gennaio dello stesso anno. La navicella si disintegrò nei cieli del Texas durante la fase di rientro nell’atmosfera terrestre. Tutti e sette gli astronauti a bordo morirono. Fu la seconda volta che uno Space Shuttle veniva perso durante una missione: la prima coinvolse lo Space Shuttle Challenger nel 1986.
Equipaggio:
Comandante: Rick Husband, colonnello dell’US Air Force e ingegnere meccanico, aveva già pilotato uno Space Shuttle durante il primo aggancio alla Stazione Spaziale Internazionale;
Pilota: Willie McCool, capitano di fregata della US Navy;
Specialista di missione: Kalpana Chawla, indiana di nascita, tecnico ed ingegnere aerospaziale alla sua seconda missione spaziale;
Responsabile del carico: Michael Anderson, tenente colonnello dell’US Air Force e fisico, aveva in carico la parte scientifica della missione;
Specialista di missione: Laurel Clark, capitano di vascello della Marina statunitense e medico di bordo. Essendo zoologa, Clark lavorava a diversi esperimenti biologici;
Specialista di missione: David Brown, capitano di vascello della marina statunitense, addestrato come pilota e medico di bordo. Brown lavorava a diversi esperimenti scientifici;
Specialista del carico: Ilan Ramon, esperto elettronico, colonnello dell’aviazione israeliana e primo astronauta israeliano.
Il 26 agosto, la commissione inviò il suo rapporto sull’incidente. Esso confermava che la causa primaria era da attribuire ad una breccia nel bordo anteriore dell’ala sinistra e criticava aspramente i processi decisionali (decision-making) e di valutazione del rischio (risk assessment) della NASA. Il rapporto concluse che i processi e la struttura organizzativa erano sufficientemente allentati da compromettere la sicurezza, indipendentemente dalle persone che occupavano i posti chiave nei processi decisionali. Ad esempio, lo Shuttle Program Manager era il responsabile per la sicurezza, la puntualità dei lanci e il contenimento dei costi, che spesso sono obiettivi in conflitto tra loro. La commissione rilevò che la NASA aveva accettato delle deviazioni rispetto ai normali criteri di progettazione come “normali” quando si presentavano in molti lanci e non portavano a conseguenze fatali. Tra esse fu rilevato il conflitto tra le specifiche del sistema di protezione termico, che non era stato progettato per sostenere danni da impatto significativi, e i frequenti impatti che avvenivanodurante i voli. La commissione espresse raccomandazioni riguardanti un significativo cambiamento nei processi e nella cultura della sicurezza.
Apollo 1
Apollo 1è il nomeufficiale datoalla missionemaivolatoApollo /Saturn204(AS–204).
Apollo 1 è il nome assegnato alla navicella Apollo/Saturn 204 (AS-204) dopo che venne distrutta dal fuoco il 27 gennaio 1967 durante un’esercitazione, al Pad 34 in cima al razzo Saturno IB. Morirono tutti i membri dell’equipaggio, composto dagli astronauti selezionati per iniziare il programma Apollo: il pilota comandante Virgil I. Grissom, il pilota maggiore Edward H. White e il pilota Roger B. Chaffee.
La Guardia di Finanza di Sarzana, La Spezia, ha sequestrato un’area industriale di oltre 20mila metri quadrati tra Sarzana e Castelnuovo Magra. Al suo interno i militari hanno trovato 13 tonnellate di amianto. Il complesso era stato costruito tra gli anni 80 e 90, prima dell’entrata in vigore della normativa che ha vietato l’utilizzo dell’amianto nelle costruzioni e veniva utilizzato per la lavorazione del marmo. Nel 2012 la struttura era stata venduta a un’azienda di Carrara, ma successivamente lasciata in stato di abbandono. Ecco le immagini del sopralluogo della Finanza
Non ce l’ha fatta a rialzarsi un’altra volta Cristiana Corsi, alla fine ha vinto la malattia e lei se n’è andata a soli 39 anni lasciando sgomento il mondo del taekwondo azzurro al quale aveva dedicato tutta la sua vita di grande atleta. Romana, da piccola aveva provato tutte le arti marziali prima di innamorarsi a 15 anni del taekwondo alla palestra Lyceum, nel quartiere africano, a due passi da casa.
European Taekwondo Championships 2008 Rome Female -59 kg Cristiana Corsi (Italy) vs Yulianna Kharchenko (Ukraine) Round3
Il podio olimpico sfiorato
Ha difeso i colori azzurri alle Olimpiadi di Sydney 2000 e di Atene 2004, rimanendo sempre per un soffio ai piedi del podio. Campionessa europea nel 2002 a Samsun (Turchia), due volte bronzo nel 2004 e nel 2008, pluricampionessa italiana, l’ultima volta nel 2011 prima di annunciare il ritiro dalle competizioni. Ma non poteva fare a meno di vivere da protagonista la propria passione e si era messa ad allenare i giovani, fino a diventare tecnico federale e responsabile della nazionale cadetti.
Il dolore del mondo del taekwondo
Cristiana Corsi lascia il marito Claudio, il piccolo Francesco di soli 5 anni e un vuoto difficile da colmare nell’ambiente del taekwondo mondiale. La Federazione ha voluto ricordarla con le parole del segretario generale Angelo Cito:«Ci sono persone speciali, persone che hanno la capacità di trasmettere agli altri forza e ottimismo e Cristiana era una di queste, sempre disponibile ad aiutare gli altri. Non si risparmiava mai e se c’era un problema la soluzione era sempre… Cristiana! Ciao Cristiana, grazie per tutto quello che ci hai regalato, per la tua forza d’animo, la tua grinta, i tuoi sorrisi immensi. Una grandissima atleta e una ancor più grande donna. Non ti dimenticheremo mai».
Ferrari presenta la nuova SF16-H – Livrea molto bianca richiama quella delle monoposto degli anni ’70. H come Hybrid. Raikkonen: “Una vettura fantastica, avremo una grande stagione”
Un po’ di bianco in più e sicuramente più potenza: così la Ferrari lancia la sua sfida alla Mercedes per il mondiale 2016 di Formula 1. Nuova estetica e più alte prestazioni, è questo a caratterizzare la SF16-H, svelata in streaming come ormai da tradizione nella casa di Maranello. Una vettura rossa ma anche molto bianca, che richiama le monoposto vincenti degli anni ’70, in particolare la mitica 312T di Niki Lauda. La SF16-H, la prima interamente realizzata sotto la guida di Maurizio Arrivabene (e la prima che si lancia in pista a inizio stagione con la Ferrari quotata in Borsa), ha un solo obiettivo: ritornare in vetta, come è nelle speranze del presidente Sergio Marchionne e di tutti i tifosi, digiuni di titoli mondiali dal 2007.
19 febbraio 2016 –La Ferrari SF16-H è cambiata molto rispetto alla monoposto che l’ha preceduta, soprattutto là dove non si vede. Ecco tutte le novità nascoste sotto la pelle.
Vettel entusiasta: “E’ più potente”
Nel 2016 Sebastian Vettel, alla sua seconda stagione in Ferrari, va a caccia della consacrazione. Su di lui scommette Maranello per provare a riportare il Mondiale in Italia, obiettivo ambizioso ma che non viene negato dal team principal Maurizio Arrivabene durante il lancio della La nuova SF16-H
Raikkonen: “La vettura è fantastica, avremo una grande stagione”
Kimi Raikkonen, che nel 2007 fu l’ultimo a regalare un titolo mondiale a Maranello e che è arrivato alla sua sesta presentazione di una nuova monoposto in Rosso. “Per me stesso voglio fare un grande lavoro – ha detto il finlandese – e fare grandi corse e gare, e posizionarmi bene nel Mondiale.
Sebastian Vettel dedica la vittoria in Ungheria a Jules Bianchi. #CiaoJules
Valentino Rossi compie 37 anni – L’unico pilota nella storia ad aver vinto il mondiale in quattro classi differenti
Valentino Rossi (Urbino, 16 febbraio 1979) è un pilota motociclistico italiano.
Tra i piloti più titolati del motociclismo in virtù dei nove titoli conquistati, è l’unico pilota nella storia del Motomondiale ad aver vinto il mondiale in quattro classi differenti: 125 (1), 250 (1), 500 (1) e MotoGP (6). Detiene inoltre il primato del numero di Gran Premi disputati consecutivamente nel mondiale di velocità, con 228 presenze. È proprietario dello SKY Racing Team VR46
Campione Italiano Classe 125 – 1 : 1995
Campione del Mondo Classe 125 – 1 : 1997
Campione del Mondo Classe 250 – 1 : 1999
Campione del Mondo Classe 500 – 1 : 2001
Campione del Mondo MotoGP – 6 : 2002, 2003, 2004, 2005, 2008, 2009
8 ore di Suzuka – 1 : 2001
MotoGp Sud Africa 2004: Rossi e Biaggi, sorpassi all’ultimo giro
MotoGP Gran Premio di Barcellona CATALUNYA 2009: – Rossi vs Lorenzo
MotoGp di Laguna Seca 2008: non solo sorpasso di Rossi al cavatappi
Giro d’Italia 1999: Marco Pantani resta in panne ai piedi della salita finale verso Oropa. Perde le ruote del gruppo, la squadra deve fermarsi ad aspettarlo. Ma quegli otto km finali resteranno per sempre nella memoria dei tifosi: Pantani comincia la sua inesorabile rimonta che lo porterà a riprendere e staccare…
Il 14 febbraio 2004, Marco Pantani fu trovato morto nella stanza D5 del residence “Le Rose” di Rimini. L’autopsia rivelò che la morte era stata causata da un edema polmonare e cerebrale, conseguente a un’overdose di cocaina.
La morte di Pantani lasciò sgomenti tutti gli appassionati delle due ruote, per la perdita di un grande corridore; uno degli sportivi italiani più popolari del dopoguerra, protagonista di tante imprese. Le sue spoglie sono sepolte nel cimitero di Cesenatico.
Il giorno successivo il Milan, squadra di cui Pantani era grande tifoso, giocò con il lutto al braccio la gara di campionato in casa del Lecce.
Le inchieste giudiziarie
La madre di Marco Pantani (così come la sorella, il padre e tutta la famiglia), Tonina, afferma che il modo che Marco avrebbe scelto per assumere la droga o per suicidarsi, ossia l’ingestione di cocaina, non è verosimile, in quanto sarebbe morto prima di assumere tutta quella quantità, sei volte la dose letale. La signora Pantani sostiene da sempre che il figlio sia stato assassinato simulando un’overdose, probabilmente per farlo tacere riguardo a qualche scomodo segreto, forse legato al doping nel ciclismo e alla sua squalifica, al mondo delle scommesse truccate o a quello della droga, di cui sarebbe stato a conoscenza. Tonina Pantani ha richiesto più volte la riapertura dell’indagine archiviata, sostenendo che le firme per il prelievo dei soldi, che Pantani avrebbe usato per comprare la droga, sarebbero falsificate e che non c’era traccia di droga nella camera del residence, come ci si aspetterebbe dalla stanza di un tossicodipendente che ne fa uso abituale e che il ciclista, a suo parere, non era dipendente dalla cocaina, né voleva suicidarsi.
Afferma che la stanza era stata messa apposta in disordine (in particolare che il disordine causato fosse inverosimile per una persona sola in preda ad un’overdose, come fu sostenuto dalla procura), c’erano residui di cibo cinese, che Pantani non mangiava mai, nessuna bottiglietta d’acqua per ingerire la dose di cocaina (in realtà era presente una bottiglia semivuota, ma venne ignorata e non analizzata a sufficienza), e alcuni lividi sospetti sul corpo del ciclista, tali da far supporre un’aggressione di più persone, per forzarlo a bere l’acqua con la cocaina. Ha lamentato inoltre l’asportazione del cuore di Pantani da parte del medico legale, il quale ha sempre sostenuto la tesi dell’overdose, citando anche alcuni appunti del Pirata, che denotavano uno stato mentale alterato. Il 2 agosto 2014 viene reso noto che la Procura della Repubblica di Rimini, a seguito di un esposto presentato dai familiari di Pantani, ha riaperto le indagini sulla morte del ciclista con l’ipotesi di reato di “omicidio volontario”. La procura ha però chiesto l’archiviazione delle stesse nel settembre 2015 con la motivazione che la sua morte fu causata da suicidio e non da omicidio.
Il più bel grattacielo del mondo per il 2014 è tutto italiano: il Bosco verticale di Milano, dell’architetto Stefano Boeri ha infatti vinto l’International Highrise Award, assegnato a Francoforte.
il Bosco verticale in zona Porta Nuova, progettato da Boeri Studio e realizzato dal gruppo Hines Italia di Manfredi Catella. Premiato nel 2015 dal Council on Tall Buildings and Urban Habitat di Chicago, il complesso – composto da due torri alte 110 e 80 metri – incorpora il verde urbano attraverso un sistema di ampie terrazze sulle quali sono stati piantati numerosi alberi e oltre 90 specie di piante
La torre Unicredit
Torre Unicredit: 31 piani per 230 metri di cui 152 di corpo e 78 di guglia;
Torre B: 21 piani per 100 metri di altezza;
Torre C: 11 piani per 50 metri di altezza
La Torre Unicredit con i suoi 230 metri di altezza è il grattacielo più alto di Milano e d’Italia
La Torre Unicredit è un grattacielo ubicato nel Centro Direzionale di Milano. Con i suoi 230 metri di altezza alla guglia è uno degli edifici più alti d’Italia dopo l’Antenna RAI di Caltanissetta.
La torre fa parte di un complesso di tre edifici disposti a semicerchio intorno a piazza Gae Aulenti progettato dall’architetto César Pelli e calcolato dalla società di Ingegneria MSC Associati s.r.l. di Milano.
La torre Isozaki, soprannominata il Dritto, è un grattacielo progettato dall’architetto giapponese Arata Isozaki e dall’architetto italiano Andrea Maffei e si trova a Milano.
Il «Curvo» di Daniel Libeskind
Condizioni
In costruzione
Costruzione
2015-2018
Uso
uffici
Altezza
173 m
Piani
34
Realizzazione
Architetto
Daniel Libeskind
La torre Libeskind, soprannominata il Curvo, fa parte del progetto di riqualificazione della storica Fiera di Milano, essa raggiungerà un’altezza di 173 metri e porta il nome del suo disegnatore, l’architetto americano Daniel Libeskind. L’edificio è concepito come parte di una sfera ideale che avvolge la piazza delle Tre Torri ed è stato studiato per ospitare uffici. La torre è caratterizzata dalla forte iconicità della sua forma curva, con il suo nucleo di distribuzione verticale prismatico, che in parte fuoriesce dalla sagoma.
La torre Hadid, soprannominata lo Storto, è uno dei tre grattacieli, il secondo per altezza, previsti nel progetto CityLife, il cui scopo è la riqualificazione della zona dell’ex Fiera di Milano. Una volta completata, diventerà la sede degli uffici di Milano del Gruppo Generali
Il Diamante
La Torre Diamante (detta anche Diamantone o Diamond Tower) è un grattacielo che sorge nel Centro Direzionale di Milano, tra viale della Liberazione e via Galilei.
Il 18 Aprile 2002, un piccolo aereo turistico colpisce il ventiseiesimo piano del Pirellone: la sede della regione Lombardia
Costruito tra il 195o e il 1960, il grattacielo Pirelli è il capolavoro di Gio Ponti. A commissionare la torre, che dal 1987 ospita il consiglio regionale della Lombardia, è stato il gruppo industriale Pirelli, deciso a trasferire gli uffici di viale Abruzzi in una sede più prestigiosa.
2008 – panoramica che si vede dalla terrazza del grattacielo Pirelli di Milano
L’edificio alto 127 metri che si affaccia su piazza Duca d’Aosta spicca per la struttura imponente, alleggerita dall’uso di materiali come ferro, acciaio e vetro. Dopo il grave incidente del 2002, quando un aereo da turismo si abbattè contro la facciata all’altezza del 26° piano, il grattacielo è stato ristrutturato.
Palazzo Lombardia
Condizioni
In uso
Costruzione
2007 – luglio 2010
Inaugurazione
pre-inaugurato il 22 gennaio 2010 con la posa della Madunina in cima; 21 marzo 2011 (cerimonia ufficiale)
Uso
Istituzionale (sede della Giunta regionale della Lombardia), commerciale e culturale
Costruito tra il 2007 e il 2010, Palazzo Lombardia si sviluppa nell’omonima piazza adiacente a via Melchiorre Gioia. Il progetto – firmato da Pei Cobb Freed & Partners di New York e da Caputo Partnership e Sistema Duemila di Milano – è risultato vincitore di un concorso internazionale indetto dalla Regione lombardia che qui ha trasferito gli uffici di presidenza e la giunta. Il corpo principale – caratterizzato da una torre alta 161 metri in calcestruzzo armato, acciaio e vetro – è circondato da un complesso di edifici curvilinei con funzioni culturale, d’intrattenimento e di servizio. Al centro, una piazza ellittica con una copertura in materiale plastico (denominata piazza Città di Lombardia) che, nel suo genere, vanta il primato in Europa
La torre Solaria
Condizioni
In uso
Costruzione
2010-2013
Inaugurazione
2014
Uso
Residenziale
Altezza
Tetto: 143 m
Piani
37+4 interrati
Realizzazione
Architetto
Bernardo Fort-Brescia (Arquitectonica)
Con i suoi 143 metri d’altezza la torre Solaria, progettata dallo Studio Arquitectonica di Miami dell’architetto peruviano Bernardo Fort-Brescia, è al vertice della classifica italiana degli edifici residenziali. Il gigante, che ospita 102 appartamenti, è affiancato da altri due corpi (la torre Aria e la torre Solea). Situata all’incrocio tra via Melchiorre Gioia e viale della Liberazione, si innalza sopra piazza Alvar Aalto e si inserisce nel nuovo contesto urbanistico di Porta Nuova.
La torre Velasca
Condizioni
In uso
Costruzione
1958
Uso
commerciale e residenziale
Altezza
Tetto: 106 m
Piani
26
Realizzazione
Architetto
Studio BBPR: Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti ed Ernesto Nathan Rogers
Sottoposta a vincolo dalla soprintendenza per i Beni culturali nel 2011, la torre Velasca è tra i simboli più noti di Milano. I grattacielo, alto 106 metri, è stato progettato dallo studio di architettura Bbpr su commissione della Società Generale Immobiliare. La costruzione, ultimata nel 1958, inizialmente doveva essere in ferro e vetro: soluzioneabbandonata per i costi troppo elevati e sostituita dal calcestruzzo (i calcoli strutturali furono affidati all’ingegnere Arturo Danusso). I primi diciotto piani sono occupati da negozi e uffici mentre i successivi, fino al ventiseiesimo, ospitano appartamenti privati. L’edificio sorge in un’area sventrata dai bombardamenti alleati nel 1943 e sottoposta a un ampio intervento di riqualificazione. Rivisitazione contemporanea della torre del Filarete al Castello Sforzesco, la struttura si connota per la caratteristica forma «a fungo». L’immagine, dal forte impatto visivo, nel corso dei decenni ha incassato giudizi contrastanti: alcuni entusiastici, altri impietosi. Per non parlare delle definizioni, a dir poco ironiche, coniate dai milanesi: tra le altre «il grattacielo delle bretelle» o «delle giarrettiere».
L’Inter sarebbe stata vittima di un tentativo di maxi-truffa da milioni di euro. La storia ha dell’inquietante, eccone i particolari.
A novembre scorso succedono due cose: il proprietario di un Bed & Breakfast a Roma, Biordi, si presenta ai carabinieri per una denuncia. Racconta che, dal 24 luglio, ha affittato una stanza a tal Valerio Lattanzio, che diceva di essere in missione per conto dell’Inter. Diceva anche che il conto lo avrebbe saldato il club nerazzurro una volta portato a termine il suo compito: individuare un immobile per creare un’Università dello Sport.
Lattanzio coinvolge l’albergatore a trovare la struttura giusta, un grande albergo a 4 stelle, non lontano da Fiumicino. Il posto è perfetto, ha ospitato anche squadre di calcio in ritiro a Roma, l’offerta è di 30 milioni di euro. Il proprietario è interessato, cominciano gli incontri.
All’hotel — mette a verbale il Biordi — nel corso dei mesi si vedono anche due uomini dell’Inter: Adriano Bacconi (fino a poco tempo fa era un collaboratore per l’area tecnica: il rapporto, forse non casualmente, ora è stato interrotto) e l’allora direttore generale dell’Inter Marco Fassone (uscito dalla società a settembre per altri motivi), che pare fosse all’oscuro dell’ipotetica compravendita.
Di sicuro l’affare va per le lunghe e un bel giorno, il 9 novembre, l’albergatore Roberto Biordi si accorge che Lattanzio ha lasciato la stanza di corsa e con essa 4.520 euro da pagare, ragion per cui si rivolge ai carabinieri.
Negli stessi giorni, arriva all’Inter la comunicazione più importante della stagione. La scrive proprio il proprietario della struttura individuata da Lattanzio per la sua fantomatica Università dello Sport. Quello che avrebbe dovuto incassare i 30 milioni e al quale, però, intanto Lattanzio aveva chiesto soldi per la mediazione. La email che il 12 novembre arriva alla segreteria dell’Inter ha un oggetto piuttosto allarmante: «Tentativo di truffa».
L’albergatore (che poi farà a sua volta denuncia) racconta all’Inter quello che i carabinieri già sanno: Lattanzio assicurava di aver ricevuto mandato da parte della società nerazzurra di acquistare la sua struttura alberghiera «al fine di trasformarla in una Università calcistica che avrebbe avuto come responsabile Roberto Baggio. Il tentativo peraltro fallito è stato quello di estorcerci del denaro come acconto nella prospettiva di una sicura compravendita da parte della società Inter appoggiata dalla Shuroq, società araba». All’Inter trasecolano: primo perché mai hanno pensato di acquistare un hotel, secondo perché Lattanzio lo conoscono bene.
A settembre 2015, per il tramite di Bacconi, Lattanzio e un misterioso avvocato (che si dichiara intimo della famiglia reale degli Emirati), si erano presentati ai vertici dell’Inter come intermediari di Etihad. Raccontano che la compagnia aerea è intenzionata a diventare lo sponsor principale del club e vogliono avviare una trattativa che inizia per davvero, anche se — sarà una coincidenza — basta digitare «Valerio Lattanzio» su Google e il primo risultato che appare è un invito a prestare attenzione. Ma l’interesse degli arabi è plausibile (Emirates è sponsor del Milan) e sia Lattanzio che l’avvocato producono nel corso dei mesi una serie di email che paiono certificate (una addirittura da un presunto governo degli Emirati).
Lattanzio fissa la propria commissione (pari al 2,5% per la sponsorizzazione e all’8% per gli affari successivi), poi il 6 ottobre chiede un mandato ufficiale che lo autorizzi a trattare per conto dell’Inter con Etihad; lo ottiene e a questo punto Lattanzio ha più o meno raggiunto il suo scopo: con le lettere firmate dall’Inter si presenterà dall’albergatore.
Inizia una lunga serie di contatti e incontri. All’Inter vengono convinti a superare la prudenza quando Lattanzio risponde con una lettera apparentemente scritta da James Hogan, presidente della compagnia aerea, che mette nero su bianco la maxiofferta: 25 milioni per cinque anni.
Le conseguenze sono importanti: l’Inter si sente forte nella trattativa con Pirelli, attuale sponsor principale, che propone il prolungamento del contratto a cifre ben inferiori a quelle degli «arabi». I giornali vengono a sapere dell’offerta della presunta Etihad, ne scrivono e la compagnia aerea smentisce pubblicamente: è domenica 18 ottobre.
L’Inter si preoccupa, ma la risposta di Lattanzio e soci è che la smentita serve per tutelare la riservatezza. Seguono altre email e altri incontri, ma nulla di concreto avviene.
Arriviamo a novembre, l’Inter ha fretta: deve tra l’altro comunicare a Nike cosa mettere sulle maglie della prossima stagione. Lattanzio e l’avvocato si scusano, prendono tempo, promettono una telefonata di James Hogan all’ad dell’Inter Michael Bolingbroke. Nessuno chiama.
L’avvocato come giustificazione inoltra la email di un sedicente sceicco proprietario di Etihad, che si prende la responsabilità di aver fermato l’ad. La fiducia scarseggia, così l’offerta raddoppia: la famiglia reale ora è interessata a comprare l’Inter, tutta o in parte. I dubbi diventano panico quando arriva l’email del proprietario dell’albergo.
L’Inter cerca di approfondire i fatti accaduti a Roma a sua insaputa. L’avvocato socio di Lattanzio non la prende bene: manda un’email di fuoco. Sottolinea che nessuno ha l’autorizzazione di indagare su di lui, che è in atto un tentativo di screditarlo e che sulla vicenda stanno indagando anche i servizi segreti arabi. Un po’ troppo.
D’altra parte ci si muove (finalmente) con Etihad, quella vera: Bolingbroke e Michael Gandler, direttore commerciale dell’Inter, contattano i vertici mondiali della compagnia che smentiscono categoricamente di aver mai voluto sponsorizzare l’Inter e di conoscere quella strana coppia. Nel frattempo i carabinieri di Roma chiamano il club e il cerchio si chiude. Forse non proprio senza conseguenze (attualmente l’Inter ancora non ha uno sponsor), ma con una mega truffa sventata
CONTINUA A CRESCERE, ANCHE NEL 2015, LA RACCOLTA DEI RIFIUTI ELETTRICI ED ELETTRONICI. LA QUALITA’ OPERATIVA DI ECODOM HA PERMESSO DI EVITATARE L’IMMISSIONE IN ATMOSFERA DI OLTRE 870 MILA TONNELLATE
Gennaio 2016 – Sono circa 78.400 le tonnellate di RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, come frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, forni e cappe) trattate, nel corso del 2015, da Ecodom – il più importante Consorzio operante in Italia nella gestione dei Rifiuti Elettrici ed Elettronici.
Nel corso del 2015 il consorzio Ecodom ha gestito 78.400 tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, i cosiddetti Raee, …
Grazie agli standard di qualità adottati da Ecodom, quest’attività ha consetito il riciclo di oltre 47.000 tonnellate di ferro, circa 1.700 tonnellate di alluminio, più di 1.600 tonnellate di rame e 8.000 tonnellate di plastica, evitando l’immissione in atmosfera di oltre 870.000 tonnellate di CO2, pari alla quantità di anidride carbonica assorbita in un anno da un bosco esteso quanto la provincia di Rimini.
maggio 2014 – Evitare di buttare i rifiuti elettrici ed elettronici nelle discariche. E’ il consiglio che arriva da Giorgio Arienti, direttore generale di Ecodom, il Consorzio italiano recupero e riciclaggio elettrodomestici. “In moltissimi dei nostri comuni esistono le isole ecologiche o esistono addirittura servizi di raccolta domiciliare
mag 2015 – Uno strepitoso Giobbe Covatta ha aperto l’incontro di Ecodom, Consorzio Italiano Recupero e Riciclaggio
Idati 2015 evidenziano, rispetto all’anno precedente, un incremento del +3,3%dei RAEE trattati dal Consorzio, con un risultato di particolare rilievo per i rifiuti del Raggruppamento R2.
R1 (frigoriferi e condizionatori) – sono pressoché analoghi a quelli dell’anno precedente: nel 2015, sono state trattate circa 34.800 tonnellate (- 0,9% rispetto al 2014); è stato comunque colmato il gap negativo registrato nel primo semestre dell’anno: un ruolo di particolare rilievo è stato giocato, in questa inversione di tendenza, anche dalle eccezionali condizioni climatiche che hanno caratterizzato il periodo estivo e incentivato, in molti casi, l’acquisto di nuove apparecchiature in sostituzione di quelle più vecchie e meno performanti.
R2 (come lavatrici, lavastoviglie, cappe, forni e scalda-acqua) – il consistente aumento dei quantitativi gestiti dei RAEE del Raggruppamento R2 che ha connotato l’intero anno, facendo registrare un incremento del +6,8% rispetto al 2014, con un risultato che in termini assoluti (circa 43.000 tonnellate) sfiora il massimo storico registrato dal Consorzio nel 2010.
R3(Televisori e monitor) – Segno positivo nell’anno appena trascorso anche per i RAEE dei Raggruppamenti R3 (televisori e monitor) e R4 (piccoli elettrodomestici, elettronica di consumo, informatica e apparecchi di illuminazione) – nei quali Ecodom ha una quota di mercato contenuta, poiché ne effettua la gestione solo a titolo di servizio per i propri Consorziati – che sono cresciuti rispettivamente del 22,9% (con 90 tonnellate gestite) e del 10,2% (con 560 tonnellate gestite) rispetto al 2014
Straordinario risulta, infine, nel 2015 il beneficio per l’ambiente derivante dal lavoro di Ecodom: oltre alla riduzione della quantità di CO2 immessa in atmosfera, le materie prime seconde (ferro, alluminio, rame e plastica) ottenute dal riciclo delle 78.400 tonnellate di elettrodomestici trattati, hanno consentito un risparmio di quasi 89 milioni di kWhdi energia elettrica, equivalenti al consumo annuo di elettricità di una città di oltre 70.000 abitanti.
Da gennaio ad agosto 2015, Ecodom ha trattato in Lombardia circa 10.678 tonnellate di RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche … Per quanto riguarda il livello di servizio, infine, Ecodom ha mantenuto nel 2015 elevatissimi standard di puntualità: su un totale di 33.786 ritiri effettuati dalle isole ecologiche, soltanto 47 trasporti non hanno rispettato i tempi di intervento concordati tra il Centro di Coordinamento RAEE e ANCI, con un livello di servizio vicino al 99,9%.
A livello territoriale, la Lombardia si conferma ancora una volta la regione più virtuosa in base ai quantitativi di RAEE gestiti da Ecodom: sono state 16.660 le tonnellate di apparecchiature trattate, con 18.032.000 kWh di energia risparmiata e 164.460 tonnellate di CO2 non immesse in atmosfera.
Al secondo posto della speciale graduatoria della regioni virtuose stilata da Ecodom si classifica il Veneto (con 7.786 tonnellate di RAEE gestiti, corrispondenti a 8.840.000 kWh di energia risparmiata e 85.930 tonnellate di CO2 non immesse in atmosfera), seguito dall’ Emilia Romagna (7.653 tonnellate di RAEE) e dalla Toscana (7.250tonnellate di RAEE).
“L’aumento della quantità di RAEE gestiti dal Consorzio nel 2015 è certamente un fatto positivo – dichiara Giorgio Arienti, Direttore Generale di Ecodom – perché le modalità di trattamento utilizzate dai fornitori selezionati dal Consorzio rispettano gli standard ambientali più elevati a livello europeo. Non dobbiamo però mai dimenticare che nel nostro Paese mancano all’appello oltre due terzi dei RAEE generati dai cittadini: questi rifiuti sono, con ogni probabilità, intercettati da soggetti interessati solo a massimizzare i propri profitti, senza curarsi delle conseguenze che un riciclo non corretto ha sull’ambiente. E’ un problema rilevante, di cui spero lo Stato Italiano vorrà farsi carico con tempestività ed efficacia; se necessario, anche attraverso modifiche della legislazione vigente: difficile, in caso contrario, che l’Italia possa raggiungere i nuovi ambiziosi obiettivi di raccolta stabiliti dall’ultima Direttiva Europea sui RAEE”.
RAEE = Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche.
Legambiente ed Ecolamp per la raccolta differenziata delle lampade a basso consumo esauste
I RAEE sono stati suddivisi in base a caratteristiche di omogeneità nei seguenti 5 raggruppamenti:
R1 – grandi apparecchi di refrigerazione, frigoriferi, congelatori, altri grandi elettrodomestici per la refrigerazione e il condizionamento;
R2 – altri grandi bianchi: lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, apparecchi per la cottura, stufe elettriche, forni a microonde, apparecchi elettrici per il riscaldamento e altri grandi apparecchi elettrici;
R3 – tv e monitor con o senza tubo catodico;
R4 – apparecchiature informatiche, apparecchiature di consumo, piccoli elettrodomestici, apparecchi di illuminazione, tutto quanto non esplicitamente presente negli altri raggruppamenti;
R5 – sorgenti luminose (tubi fluorescenti, lampade fluorescenti compatte, lampade a scarica ad alta intensità, comprese lampade a vapori di sodio ad alta pressione e lampade ad alogenuri metallici, lampade a vapori di sodio a bassa pressione, lampade a Led).delle lampade a incandescenza e ad alogeni, che alla fine della loro vita utile non sono considerati RAEE dalla normativa vigente.
Le lampade a incandescenza e ad alogeni, che alla fine della loro vita utile non sono considerati RAEE dalla normativa vigente.
Le lampade fluorescentiesauste, rientranti nel raggruppamento R5, sono rifiuti caratterizzati da alcune peculiarità che li distinguono dal resto dei RAEE:
Sono costituiti in prevalenza da vetro, quindi risultano estremamente fragili. Contengono mercurio, sostanza dagli effetti pericolosi I per l’uomo e per l’ambiente Sono leggeri e il loro peso complessivo si attesta attorno all’1% delle quantità totali di RAEE.
Il modello Ecolamp è stato concepito per tenere nel dovuto conto tutte queste specificità.
A partire dal 18 giugno 2010, i cittadini possono anche restituire, in rapporto di 1 a 1, le vecchie lampade al momento dell’acquisto di quelle nuove presso i punti vendita della distribuzione (Ritiro Uno contro Uno).
Il Decreto Legislativo 49, entrato in vigore il 12 aprile 2014, introduce inoltre, all’articolo 11 comma 3 il cosiddetto ritiro 1 contro 0 (vedi la Normativa RAEE), ovvero la possibilità di restituire ai negozianti l’apparecchiatura non più funzionante senza alcun obbligo di acquisto. Questa attività riguarda i RAEE di piccolissime dimensioni (inferiori ai 25cm) ed è obbligatoria solo per i distributori con superficie di vendita dedicata alle AEE (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) superiore ai 400 mq. Le modalità semplificate per questo tipo di raccolta attendono attualmente un apposito decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto col Ministero dello sviluppo economico.
È importante sapere che soltanto le lampade a basso consumo di energia si raccolgono separatamente dagli altri rifiuti, mentre le lampade a incandescenza e ad alogeni (contenenti il filamento metallico) non sono soggette a raccolta differenziata.
Cosa sono i lumen? A quanti watt corrispondono? In quanti secondi si accende la lampadina? La luce è calda o fredda? Scopri il significato dei vari simboli che trovi sulle etichette delle lampadine